A.S. 2012/2013
Il novecento
Razzismo
Mito del progresso e della forza
Prima Guerra
Mondiale
Seconda guerra mondiale
Secondo dopoguerra
Primo dopoguerra
Divisione del mondo
In blocchi USA-URSS
Comunismo
sovietico
Guerra fredda
Nazionalismi
irrisolti
Pace mondiale a rischio e paura atomoca
Fascismo
Nazismo
Distensione
Giovanni Paolo II - Polonia di Solidarnosc
Ronald Reagan – Michail Gorbacev
Crisi e fine dell’URSS e del mondo comunista
Guerre armate
locali
GRAN BRETAGNA
TRIPLICE
INTESA
TRIPLICE
ALLEANZA
FRANCIA
GERMANIA
AUSTRIA
RUSSIA
ITALIA (esce)
SCHIERAMENTI
LETTERATURA
CAUSE
prima
guerra
mondiale
VINCITORI ALLEATI
Gran Bretagna –
Francia – USA - Italia
SCONFITTI 4 IMPERI
Germania – Austria –
Impero Ottomano - Russia
“GRANDE
GUERRA”
Di massa
CONSEGUENZE
Moderna e totale
Di trincea
L’ITALIA ENTRA
IN GUERRA
TRATTATI DI
PACE
Attentato di
Sarajevo
Spartizione
imperialistica
delle colonie
Irredentismo
Cause della
GRANDE
CAUSE
1^ g.m.
GUERRA
Nazionalismi
Corsa agli
armamenti
Contrasti tra
Stati
Irredentismo
È un movimento politico generato da coloro che rivendicano
la libertà di territori della patria sottoposti a quello che
ritengono un dominio straniero. Così a Trento e Trieste gli
irredentisti volevano l’annessione all’Italia; nei Balcani
l’irredentismo bosniaco si batteva perché le terre austriache
abitate dai Serbi si riunissero alla Serbia; in Alsazia e Lorena,
occupate dalla Germania nel 1870, gli irredentisti volevano
riunirsi politicamente alla Francia.
Nazionalismi
In tutti i paesi europei si era diffuso il nazionalismo, cioè l’aspirazione di
uno stato-nazione al predominio su tutte le altre.
Un tipo particolare di nazionalismo può essere considerato il panslavismo,
che indica l’ideale unione di tutti i popoli slavi e ortodossi sotto la
protezione della Russia.
ALLEANZESchema
E contrasti
RIVALITA’ IN EUROPA
AUSTRIA
RUSSIA
GERMANIA
ITALIA
FRANCIA
INGHILTERRA
= paesi amici
= paesi rivali
Contrasti tra Stati
L’Austria e la Russia hanno le medesime mire espansionistiche verso i Balcani, dove
l’Impero Ottomano in disfacimento dà la possibilità di pensare a un nuovo assetto politico
della zona. Per la Russia, il territorio dei Balcani e in particolare le coste che controllano
gli Stretti sono di vitale importanza come sbocchi commerciali sul Mediterraneo.
La Germania e l’Inghilterra sono forti rivali sul piano industriale e navale; la prima si
mette in competizione con la seconda attraverso la politica estera coloniale. I grandiosi
programmi di riarmo navale varati dalle due potenze alla fine dell’800 sono concepiti
l’uno in funzione della supremazia dell’altro.
La Francia nutre propositi di rivincita nei confronti della Germania, che con la guerra del
1870 l’ha privata dell’Alsazia e della Lorena.
Italia e Austria, pur legate dalla Triplice Alleanza, sono in contrasto per i territori del
Trentino e del Friuli-Venezia Giulia.
Francia e Inghilterra, anche se strette dal patto dell’Intesa, sono rivali nella gara coloniale
in Africa.
Corsa agli armamenti
La forte industrializzazione e lo sviluppo della tecnologia avevano
permesso alle potenze europee di iniziare una gara pericolosa a
procurarsi le armi più moderne, rafforzando esercito e marina da
guerra per fronteggiare gli Stati rivali in una “pace armata”.
Intrecciandosi alleanze (Triplice Intesa, Triplice Alleanza) si
formano blocchi di potenze contrapposti tra loro.
Spartizione delle colonie
Tra le grandi potenze (Inghilterra, Francia, Germania…) si scatenano
forti rivalità per il possesso delle colonie, necessarie agli sbocchi
commerciali delle industrie e all’approvvigionamento delle materie
prime. In questa gara di vero e proprio accaparramento dei mercati
coloniali e delle rotte commerciali entrano anche gli USA, che avevano
lasciato la politica di isolazionismo, e il Giappone, che intendeva
estendere la sua influenza in Asia ai danni della Russia.
Attentato Sarajevo
Attentato
di Sarajevo
Dichiarazione guerra Italia
DICHIARAZIONE DI GUERRA DELL’ITALIA
Il 26 aprile del 1915 venne stipulato il Patto di
Londra, le sue clausole prevedevano che qualora
l’Italia fosse entrata in guerra a fianco
dell’Intesa, ed il conflitto si fosse risolto
vittoriosamente, l’Italia avrebbe ottenuto: il
Trentino e il Tirolo fino al Brennero, Gorizia,
Trieste e l’Istria (esclusa Fiume), parte delle
Dalmazia e le isole del Dodecaneso. Il 24 maggio
1915, l’Italia dichiara guerra all’Austria.
SOLDATI IN TRINCEA
Grandi distruzioni
Grandi distruzioni
Nazione
Uomini mobilitati
Caduti
Feriti
Prigionieri e
dispersi
Vittime guerra
Totale delle
vittime
Percentuale
delle vittime
rispetto ai
mobilitati
Russia
12.000.000
1.700.000
4.950.000
2.500.000
9.150.000
73,3
Francia
8.410.000
1.357.800
4.266.000
537.000
6.160.800
73,3
Impero britannico
8.904.467
908.371
2.090.212
191.652
3.190.235
35,8
Italia
5.615.000
650.000
947.000
600.000
2.197.000
39,1
Stati Uniti
4.355.000
126.000
234.300
4.500
350.300
8,0
Giappone
800.000
300
907
3
1.210
0,2
Romania
750.000
335.706
120.000
80.000
535.706
71,4
Serbia
707.343
45.000
133.148
152.958
331.106
46,8
Belgio
267.000
13.716
44.686
34.659
93.061
34,9
Grecia
230.000
5.000
21.000
1.000
27.000
11,7
Portogallo
100.000
7.222
13.751
12.318
33.291
33,3
50.000
3.000
10.000
7.000
20.000
40,0
Totale Intesa
42.188.810
5.152.115
12.831.004
4.121.090
22.089.709
52,3
Germania
11.000.000
1.773.700
4.216.058
1.152.800
7.142.558
64,9
Austria-Ungheria
7.800.000
1.200.000
3.620.000
2.200.000
7.020.000
90,0
Turchia
2.850.000
325.000
400.000
250.000
975.000
34,2
Bulgaria
1.200.000
87.500
152.390
27.029
266.919
22,2
Totale Imperi centrali
22.850.000
3.386.200
8.388.448
3.629.829
15.404.477
67,4
Totale complessivo
65.038.810
8.538.315
21.219.452
7.750.919
37.494.186
57,6
Montenegro
VITTIME DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
Muta la carta
d’Europa
I debiti di guerra e
la pace punitiva
imposta alla
Germania
L’inflazione
Crollo del
commercio e
degli
investimenti
esteri
Protagonismo
femminile
Conseguenze 1^
Conseguenze
G.M.
prima G.M.
Le promesse
deluse
Le fratture
sociali
Protagonismo femminile
All’interno delle famiglie si era avuta una trasformazione dei ruoli che aveva
visto soprattutto un nuovo protagonismo femminile. Con i giovani e i
capofamiglia al fronte, le donne si erano assunte rilevanti responsabilità, al di
fuori del tradizionale controllo maschile. Nelle fabbriche avevano lavorato al
posto degli uomini; si erano impegnate nel “fronte interno” come addette alla
propaganda, come crocerossine negli ospedali, come componenti dei vari
comitati civili. Nelle campagne, in Italia, le contadine si erano trovate a dover
gestire, nell’assenza del coniuge, il sussidio fornito dal governo. Nel
dopoguerra la donna si trovava quindi ad aver sviluppato un nuovo senso di
indipendenza e di autonomia.
Promesse deluse
La grande massa dei reduci, dei mutilati, degli ex prigionieri di
guerra, una volta rientrati in patria, dovettero affrontare una dura
realtà, alle prese con la ricerca del lavoro e con il rincaro dei
prezzi. Le promesse dei governi fatti ai soldati nel pieno della
guerra, in primo luogo “la terra ai contadini”, vennero mantenute
solo in parte, e questo contribuì a far nascere un sentimento di
amarezza in chi aveva combattuto e sofferto.
Le fratture sociali
La guerra contribuì anche a creare nuove fratture sociali.
Durante il conflitto si erano arricchiti soprattutto i produttori di
armi, i commercianti, i così detti nuovi ricchi. Nel dopoguerra
molti ceti sociali si impoverirono, soprattutto tutti coloro che,
avendo un reddito fisso, vennero colpiti dall’inflazione. Si
crearono così una serie di conflitti: fra consumatori e
commercianti,fra mondo operaio e mondo contadino, fra
vecchi e nuovi ricchi.
Crollo commercio
Assai grave per l’economia fu l’interruzione delle normali relazioni
economiche tra gli Stati. Tra il 1913 e il 1923 la partecipazione
europea al commercio internazionale scese dal 59% al 50%; il
vecchio continente, costretto a dirottare risorse dagli impieghi
consueti alla produzione militare, perse il controllo dei mercati esteri
a tutto vantaggio degli Stati Uniti, del Giappone e delle economie
emergenti di paesi come Argentina, Brasile, Canada e Australia.
Anche i profitti derivanti dagli investimenti all’estero crollarono:
Francia e Inghilterra, per finanziare l’acquisto di materiale bellico,
furono costrette a cedere parte dei loro investimenti esteri, che
scesero rispettivamente del 50% e del 15%; i capitali tedeschi
investiti nei paesi belligeranti furono confiscati e in seguito trattenuti
a titolo di riparazione.
Inflazione
Un altro fattore di crisi delle economie nazionali e internazionali fu
l’inflazione: per fronteggiare le spese militari e le perdite materiali, le
nazioni coinvolte nella guerra dovettero ricorrere sia a ingenti prestiti,
allargando a dismisura il debito pubblico, sia all’emissione di
cartamoneta. Questi provvedimenti determinarono un aumento dei
prezzi: tra il 1914 e il 1918 salirono di tre volte in Inghilterra e in Italia,
di cinque in Francia, di 15 in Germania, di oltre 20 volte in Bulgaria. Tali
inflazione causò gravi difficoltà alle popolazioni incidendo sulla qualità
della loro vita, mentre la grande disparità dei prezzi tra i diversi Stati
rese ancora più difficile la ripresa del commercio internazionale.
Benché l’andamento complessivo delle economie europee negli anni
Venti non fosse troppo negativo, la situazione era comunque
compromessa alla base.
I debiti di guerra
Alla fine della guerra le nazioni europee vittoriose erano indebitate nei confronti degli Stati
Uniti per 10 miliardi di dollari. Questi Paesi si aspettavano che i prestiti americani sarebbero
stati cancellati alla fine del conflitto, ma il governo statunitense, pur acconsentendo ad una
riduzione degli interessi e a una dilazione dei termini di pagamento, fu irremovibile: il denaro
andava restituito. A questo punto Francia e Inghilterra imposero alla Germania il pagamento
delle riparazioni di guerra, che furono quantificate nel 1921 in 32 miliardi di dollari, una cifra
astronomica. Inoltre Francia e Inghilterra requisirono allo stato tedesco metalli preziosi, titoli,
valute estere, merci, autocarri, navi, vagoni ferroviari, bestiame e carbone come acconto del
loro credito. La possibilità della Germania di pagare le riparazioni dipendeva dalla sua capacità
di esportare più di quanto importava, per ottenere la valuta estera o l’oro necessari ad effettuare
i pagamenti. Le restrizioni economiche imposte dagli Alleati rendevano però impossibile per la
Germania ricavare un surplus sufficiente per i pagamenti annuali. Nell’estate del 1922 il valore
del marco tedesco cominciò a crollare in maniera disastrosa e la valuta conobbe la più grande
svalutazione della storia dell’Occidente: nel 1923 il cambio ufficiale toccò i 4.200 miliardi di
marchi per un dollaro. Di conseguenza una forte spirale inflazionistica si diffuse in tutta
l’Europa. Nel 1932 i debiti di guerra tedeschi furono cancellati, ma l’economia internazionale
si trovava ormai in piena crisi.
Muta carta Europa
Il mondo esce dalla guerra profondamente mutato:
quattro imperi sono crollati: quello austro-ungarico, quello tedesco, quello russo e quello turco;
nascono molte nuove nazioni
2^ guerra mondiale
CAUSE
CONSEGUENZE
LETTERARURA
Divisione del mondo
In blocchi USA-URSS
Guerra fredda
Pace mondiale a rischio e paura atomoca
Distensione
Giovanni Paolo II - Polonia di Solidarnosc
Ronald Reagan – Michail Gorbacev
Crisi e fine dell’URSS e del mondo comunista
Guerre armate
locali
2 GUERRA MONDIALE - Cause
Questa mappa concettuale e cronologica mostra in sintesi le tre tappe fondamentali, che hanno portato allo scoppio della guerra: Eredità della Prima guerra
mondiale; i “tentativi di pace duratura”, i tre principali accordi che si svolsero durante gli anni 20 con il tentativo di assestare gli equilibri politicomilitari nel continente; ed infine l’avvento del totalitarismo nazionalismo-militaristico.
L’esito della prima guerra mondiale aveva scontentato, per motivi diversi, tre potenze: la Germania, principale
nazione sconfitta, per le perdite territoriali e per le altre pesanti condizioni imposte dal trattato di Versaille; L’Italia
e il Giappone, che ritenevano insufficiente quanto ottenuto a seguito della vittoria conseguita.
EREDITA’ DELLA
PRIMA GUERRA
MONDIALE
TENTATIVI
DI PACE
DURATURA
Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna avevano raggiunto i loro principali obiettivi: Washington la riduzione del
potere militare della Germania; Parigi e Londra un ordine mondiale funzionale ai loro interessi coloniali ed
europei. Ma proprio il mantenimento del nuovo quadro risultò subito problematico, dopo che gli Stati Uniti, per
volere del presidente Wilson, avevano rifiutato di entrare nella Società delle Nazioni per ritirarsi in un nuovo
isolamento.
Conferenza di Washington (1921-22) le principali potenze navali concordarono di porre dei limiti ai potenziali
delle rispettive marine militari. Accordi di Locarno (1925) stabilirono una serie di impegni a garanzia della
frontiera franco-tedesca. Patto di Briand-Kellogg (1928 Parigi: 63 nazioni (con eccezione, tra le grandi potenze,
dell’Unione Sovietica) rinunciarono alla guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali.
Tuttavia se uno degli scopi dichiarati dai vincitori era stato di “assicurare al mondo la democrazia”,
l’inadeguatezza dei risultati ottenuti emerse chiaramente dal fatto che negli anni Venti si assistette all’avvento e
al progressivo affermarsi di forme di totalitarismo nazionalista-militaristico, giudicate più efficaci della
democrazia nell’operare il contenimento del comunismo, da più parti visto come l’obiettivo politico prioritario in
politica estera, e delle rivendicazioni sociali da parte delle sinistre in politica interna
L’AVVENTO DEL
TOTALITARISMO,
NAZIONALISMOMILITARISTICO E
DELL’ESPANSIONISMO
Nel 1922 Benito Mussolini costituiva in Italia il primo regime fascista; Adolf Hitler, Furer del Partito
Nazionalsocialista tedesco, dieci anni dopo in Germania fondò il suo progetto di Grande Reich oltre che sul
richiamo a teorie basate sull’antisemitirmo e sul razzismo. Quanto al Giappone, pur non esistendovi formalmente
un regime fascista, il ruolo svolto dalle forze armate nel governo civile del paese era preponderante e si ispirava alla
volontà di rimettere in discussione gli equilibri internazionali sin lì definiti.
Nel 1936, dopo aver annunciato il riarmo nazionale in violazione del trattato di pace di Versailles, Hitler occupò
militarmente la Renania, sollevando solo una flebile protesta da parte di Londra e Parigi. Seguì un altro passaggio
preparatorio all’applicazione del programma espansionistico, segnato dall’intervento nella guerra civile spagnola
(1936-1939) al fianco dei ribelli franchisti e in collaborazione con il futuro alleato Mussolini, fondatore in quegli
anni dell’impero coloniale italiano in Etiopia (Guerra d’Etiopia). Tra il 1936 e il 1937 una serie di accordi tra
Germania, Italia e Giappone formalizzò lo stabilirsi di un Asse Roma-Berlino-Tokyo che univa in alleanza i tre
regimi “forti” della scena internazionale (Potenze dell’Asse).
Fascismo
Situazione italiana
all'avvento del fascismo
L'Italia si presenta come:
- un paese rinnovato nella
struttura sociale ed economica,
- uno stato colpito da una
gravissima crisi sociale e
politica.
In seguito all'evoluzione
dell'apparato industriale si
rafforza il ceto imprenditoriale e
il movimento operaio.
Squilibrio sociale nel settore
agricolo- industriale.
Lo Stato liberale non riesce a far
fronte alle trasformazioni in atto;
il ceto medio assume posizioni
ideologiche radicalizzate.
Il biennio rosso
(1919-1920)
Espressione dell'opinione dei
cattolici come gruppo politico
(don Sturzo).
Le elezioni politiche del '19
mostrano:
• netto declino dei liberali;
• crescita del partito di don
Sturzo;
• enorme forza del partito
socialista.
Proteste nelle fabbriche e
occupazione delle terre a causa
della mancata riforma agraria.
Assunzione di squadre punitive
da parte degli imprenditori
contro gli scioperanti.
Aumento del carico fiscale.
La lotta politica è determinata
dallo scontro di programmi
antagonisti tra le forze di
estrema destra e sinistra
massimalista.
Presentazione del Movimento
dei fasci di combattimento
fondato da Mussolini.
Il governo Nitti non riesce ad
affrontare la grave crisi
economica.
Occupazione da parte di
D'Annunzio della città di Fiume
(12/9/1919).
Nuovi scioperi che portano
all'occupazione delle fabbriche.
1919 scioperi tumultuosi e
occupazione delle terre.
Fondazione del Partito
Comunista d'Italia (1921).
L'ascesa del
fascismo
• Continui scontri tra
operai scioperanti e
squadre punitive
(imprenditori, fascisti e
forze dell'ordine).
• Crisi di governo e
elezioni del '21.
• Il governo Bonomi non
ottiene risultati e si apre
una nuova crisi.
• Nascita del Partito
Nazionale Fascista.
• Composizione dell'ultimo
governo democratico,
prima del fascismo, da
parte di Facta
Fase legalitaria della
dittatura (1922-1925)
• Consolidamento del fascismo al
potere attraverso i canali
istituzionali dello Stato liberale (non
vengono infranti i diritti civili).
• Creazione del Gran Consiglio del
Fascismo e nel '23 della Milizia
Volontaria per la Sicurezza
Nazionale.
• Fusione del Partito Fascista con
quello Nazionalista.
• Azioni del governo che condurranno
alla dittatura
- dimissioni forzate dei ministri
popolari;
- avvicinamento al Vaticano;
- nuova legge elettorale
(legge Acerbo)
• Incapacità di contrastare i
Fascisti
• il partito di maggioranza relativa
ottiene i 2/3 dei seggi in Parlamento;
- scioglimento della Camera e nuove
elezioni (1924).
• Crisi di governo.
• Delitto Matteotti
• Marcia su Roma il 28
ottobre '22 allo scopo di
ottenere il governo.
• Mancanza di iniziative da parte di
Vittorio Emanuele III.
• Il 31 ottobre Mussolini
forma il nuovo governo.
• I deputati dell'opposizione
decidono di non partecipare più ai
lavori parlamentari.
• 1925 istituzione dello
Stato totalitario.
La costruzione dello Stato totalitario (1925-1943)
Politica interna/economica
Politica estera
Il GCF si garantisce una base
intellettuale (G. Gentile).
• Diminuzione delle
esportazioni.
Ruolo dei Presidente del
Consiglio:
- è responsabile solo davanti al
re; il Parlamento non può
determinare la sua caduta;
- viene proposto insieme ai
ministri dal GCF;
- può sciogliere i partiti
dell'opposizione.
• Disastrosi effetti sulla bilancia
commerciale.
Azioni del governo:
- leggi "fascistissime";
- creazioni di istituzioni
come la scuola, l'università e
Organismi paramilitari;
- Patti Lateranensi con la Chiesa.
Elezioni del 1929
Politica economica:
- protezionismo;
- clima di ripresa;
- soppressione delle libertà
sindacali (sciopero);
-politica autarchica
potenziamento della produzione
italiana (battaglia del grano);
- raggiungimento della Quota
Novanta;
- risanamento delle zone
paludose
• "Necessità" di un'espansione
italiana nel Mediterraneo
.
• Politica di riarmo e ricerca di
nuovi sbocchi.
• Conquista dell'Etiopia e
proclamazione dell'Impero
• Snazionalizzazione delle zone
conquistate
• Mancanza di miglioramenti
della vita sociale interna.
• Intervento a fianco della
Germania nella guerra civile
spagnola.
• Avvicinamento alla Germania
(asse Roma-Berlino) e al
nazismo (invasione dell'Albania
nel '39).
Orrori nazismo
Catasta
di cadaveri
di ebrei
Forno
crematorio
GIUSEPPE UNGARETTI
veglia
San Martino del Carso
fratelli
soldati
Veglia
(Cima Quattro 23 dicembre 1915)
Veglia
Il poeta ha accanto un soldato morto, con le mani congelate e la
bocca digrignante volta verso la luce della luna. Nonostante questa
situazione penosa e terrificante, il poeta scrive una lettera d’amore,
attaccato alla vita come non mai. Nella drammaticità della
situazione, percepisce solo la propria volontà di vivere, che prevale
su tutto. Anche questa consuetudine con la tragedia induce una
riflessione sull'umanità/disumanità della situazione
Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.
Soldati
Bosco di Courton luglio 1918
Si sta come
D’autunno
Sugli alberi
Le foglie.
In questi brevi versi è espressa tutta la precarietà e l'attesa del soldato.
La foglia sul ramo decimato, fragile e indebolita nel vento d’autunno che
la minaccia, attende, caduca, vulnerabile come il soldato, dopo una lunga
stagione di guerra.
San Martino del Carso
Valloncello dell’albero isolato il 27 agosto 1916
Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
È il mio cuore
Il paese più straziato
In questa poesia il poeta esprime tutto il suo dolore per la perdita dei
commilitoni e lo strazio per la rovina di cui è testimone. A ogni assenza, a
ogni voragine procurata dai combattimenti, corrisponde una cicatrice
indelebile nel suo cuore.
Fratelli
Mariano il 15 luglio 1916
Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli
Letteratura 2GM
S. QUASIMODO
Alle fronde dei salici
Uomo del mio tempo
Milano agosto 1943
Ed è subito sera
Alle fronde dei salici
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
Alle fronde dei salici
ANALISI DEL TESTO
La lirica fa parte della raccolta poetica Giorno dopo giorno pubblicata nel 1947. In essa si
riecheggia il salmo 136 della bibbia, in cui gli ebrei lamentano l’esilio in Babilonia:
“Sospenderemo ai salici le nostre cetre…come potremmo cantare in terra straniera?”.
La lirica, scritta alla fine dell’inverno del 1944, si ispira ad un periodo particolarmente
tragico della storia della seconda guerra mondiale, quello dell'occupazione tedesca del
suolo italiano, e testimonia il momento civile della produzione di Quasimodo che, con il
silenzio imposto alla sua poesia, esprime la propria solidarietà alle vittime delle
rappresaglie e delle oppressioni e la propria condanna alle atrocità della guerra.
Metro: endecasillabi sciolti.
PARAFRASI
E come potevamo noi, poeti, continuare a scrivere poesie durante l'oppressione tedesca,
con i morti sparsi sui prati gelati nelle piazze, con il pianto innocente dei fanciulli, con
l'urlo disperato delle madri che cercavano i figli uccisi e impiccati al palo del telegrafo?
Per un voto di silenzio le nostre cetre erano appese ai rami dei salici, oscillavano inerti al
triste vento della guerra.
Uomo del mio tempo
Sei ancora quello della pietra e della fionda
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
- t'ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
- Andiamo ai campi - E quell'eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite della terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
Uomo del mio tempo
commento
Secoli e millenni di civiltà e di progresso non sono riusciti a mutare l'uomo e i suoi istinti brutali; egli è ancora
simile all'uomo delle caverne: la stessa violenza insana ed omicida guida le sue azioni; ha solo inventato più
efficaci e più rapidi strumenti di rovina e di morte. Il poeta, con un linguaggio accalorato e vibrante di immagini
crude e realistiche, condanna duramente chi persiste ancora nella follia che ha disseminato la storia del mondo di
guerra e di stragi; ma l'accorato invito ai giovani a dimenticare gli orrori dei loro padri per costruire un mondo
nuovo su basi d'amore, è indice della sua fede nel futuro e in uomini migliori.
L'uomo di oggi , dice l'autore, si è rivelato sempre il primitivo selvaggio e in tempi ipocritamente civili uccide
dalla carlinga in volo, dal carro armato, formando un corpo solo con le macchine da guerra, uccide con la stessa
aggressiva ferocia con cui i progenitori uccidevano nelle età remote per liberarsi dagli animali , scagliatisi contro a
divorarli.
Questo sangue di oggi è lo stesso sangue che spinse Caino omicida contro il fratello.
Oh, desistete da tanta crudeltà, non seminate più il male, figli , - è l'appassionata invocazione che l'autore rivolge
agli uomini chiamandoli col dolce nome di figli ; e amatevi , in nome di quella legge universale d'amore che
Cristo ha dettato alle genti.
Parafrasi
Uomo del mio tempo, sei del tutto simile all'uomo passato, colui che cacciava con la fionda e con le pietre. Ti ho
visto, eri nell'aeroplano, con le ali cariche di bombe, nel carro armato, al patibolo e alle ruote di tortura. Si eri tu,
con il tuo credo perfetto, dedito allo sterminio, senza amore e senza Dio. Tu hai accuso ancora una volta, come
fecero gli avi prima di noi. Il sangue è lo stesso, ha lo stesso sapore ed odore del sangue del tradimento di Caino e
Abele, quando l'uno uccise l'altro nei campi. E quella frase di tradimento, "Andiamo nei campi", giunge fino a te,
fino alla quotidianità della tua giornata. Dimenticate o fogli del nostro tempo, le battaglie, le guerre combattute dai
nostri predecessori. Le loro tombe ormai sono abbandonate e disperse nella cenere dell'oblio, e gli uccelli neri ed il
vento oscurano il loro cuore.
Ed è subito sera
Ed è subito sera
Ognuno sta solo sul cuore della Terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Quasimodo dice che ciascuno di noi è tragicamente solo; la vita è come un raggio
di sole che ci dà un filo di calore e di speranza ma nello stesso tempo ci ferisce,
come una spada che, trapassandoci, ci tenga inchiodati alla terra. Tutto, però,
finisce in un attimo, perché subito siamo portati via dalla morte.
Sono presenti due metafore:
• Cuore della Terra: sulla Terra c’è una speranza di vita
• Trafitto da una raggio di sole: la speranza di vita non c’è più sulla Terra.
Milano agosto 1943
Invano cerchi tra la polvere
povera mano, la città è morta.
E' morta: s'è sentito l'ultimo rombo
sul cuore del Naviglio. E l'usignolo
è caduto dall'antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta
PRIMO LEVI
Se questo è un uomo
PRIMO LEVI
Il disgelo
Si deve voler sopravvivere
Se questo è un uomo
Romanzo
Se questo è un uomo
Scritto fra la fine del 1945 e l’inizio del 1947, quindi immediatamente a ridosso degli fatti narrati, è
il resoconto minuzioso e asciutto, la cronaca sommessa e a volte volutamente dimessa, di
un’esperienza estrema: un anno trascorso da Primo Levi nel lager di Auschwitz, vittima e
testimone della massima quota di orrore che il XX secolo abbia prodotto. Ed è un orrore che risalta
in tutta la sua evidenza “naturale”, proprio per il fermo rifiuto da parte dell’autore di ogni forma
di amplificazione retorica, di ogni pur legittima “finzione” letteraria; un orrore nudo e crudo, e
totalmente autentico: tanto più, perciò, terrorizzante, tanto più ineludibile e non esorcizzabile.
È una testimonianza sulla condizione umana, sui suoi limiti e sulle sue insospettabili risorse, sulla
sua capacità caparbia di concepire il bene e sulla fragilità delle sue difese di fronte alla suggestione
del male: non è tanto il rapporto carnefice-vittima ciò che interessa a Levi (i carnefici compaiono
raramente nel libro, lontani e assenti, rinchiusi in una dimensione quasi aliena), bensì quello che si
crea fra vittima e vittima, nelle assurde gerarchie interne, nelle ingenue collusioni col potere e nelle
altrettanto ingenue speranze di una sopravvivente umanità, nel dileggio degli “anziani” nei
confronti delle “reclute”, o di alcuni gruppi etnici nei confronti di altri.
Ed è nella lucida registrazione del terribile snaturamento cui tutti, nessuno escluso, vengono
sottoposti nell’universo del lager, il messaggio di più alta e sofferta eticità contenuto in Se questo è
un uomo. Il giudizio morale, naturalmente, non cancella né ignora le responsabilità individuali e
collettive, ma riesce sempre e comunque a valutarle sulla base semplicissima eppure difficilissima
della coscienza umana: l’inappellabile tribunale dei giusti che giace nel fondo di ognuno di noi, e
che Primo Levi sa interamente e miracolosamente esporre alla luce del sole.
Se questo è un uomo
“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.”
Parafrasi
Voi che vivete tranquilli,
nelle vostre case ben riscaldate,
e quando tornate la sera trovate
il cibo pronto e i risi amici e familiari.
Considerate se un deportato in un campo di
concentramento,che lavora nel fango,
senza un momento di tregua
costretto a combattere per sopravvivere, può essere
considerato un uomo.
E sufficiente una risposta sbagliata per essere uccisi
brutalmente, senza pietà.
Considerate se questa è una donna,
con la testa rasata, senza più un nome ma con un
numero tatuato sul braccio;
debilitati dal lavoro spassante e dalla scarsità di cibo
non hanno neanche la forza di ricordare la vita
precedente;
lo sguardo perso nel vuoto e il grembo freddo
come una rana d’inverno.
Ricordate che questo è realmente accaduto
non è frutto di fantasia.
Scolpite queste parole nel vostro cuore.
Ricordate quando state in casa o quando andate in
viaggio,quando andate a dormire e quando vi
alzate,ditelo ai vostri figli.
O vi crolli la casa,
la malattia vi impedisca di muovervi liberamente,i
vostri figli si allontanino da voi per la vergogna.
Commento
La poesia è nota con il titolo “Shemà” che significa "ascolta" ed è una parafrasi di una preghiera ebraica. Nella poesia Primo Levi racconta le dure
regole dei campi di sterminio. L’uomo, di cui parla l’autore, non è un uomo in particolare, ma un’intera categoria di persone, gli Ebrei, perseguitati
dalle atrocità delle persecuzioni nazifasciste. Nella prima strofa vi è la descrizione della vita normale ed è alle persone che trascorrono un’esistenza
nella normalità che l’autore si rivolge, invitandoli a riflettere. La gente in condizioni “umane”, vive nelle proprie case, ben riscaldate, accoglienti
(tiepide si riferisce al calore umano), in cui la sera chi ha lavorato durante il giorno trova un pasto caldo e volti familiari. A questa situazione di
tranquillità si oppone nella seconda strofa quanto d’atroce accade nei campi di sterminio. Levi invita a riflettere, a considerare se è un uomo colui
che lavora nel fango, che non conosce pace ed è costretto a lavorare in continuazione. La riflessione dell’autore diventa anche più profonda nel
soffermarsi a guardare alla condizione delle donne deportate, donne private del proprio nome di cui la volontà di vivere si è spenta, sapendo di dover
morire. L a strofa più importante della poesia è la terza, in cui Levi invita a riflettere su quanto è accaduto e esorta tutti a non dimenticare. Per chi
sostiene idee razziste Levi scaglia una maledizione: che si distrugga la loro casa, che li colga la malattia, che i loro figli li abbandonino
Eugenio Montale
EUGENIO
MONTALE
Meriggiare
Spesso il male di vivere
Meriggiare
Meriggiare pallido e assorto
Presso un rovente muro d’orto,
Ascoltare tra i pruni e gli sterpi
Schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o sulla veccia
Spiar le file di rosse formiche
Ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
A sommo di minuscole biche
Osservare tra i frondi il palpitare
Lontano di scaglie di mare
Mentre si levano tremuli scricchi
Di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
Sentire con triste meraviglia
Com’è tutta la vita e il suo travaglio
In questo seguitare una muraglia
Che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Eugenio Montale
parafrasi
Stare in ozio nelle ore calde attorno al
mezzogiorno (meriggiare) sotto un sole chiaro,
raccolto in meditazione (assorto) presso un
muro d’orto riscaldato dal sole (rovente), ed
ascoltare tra i cespugli spinosi (pruni) e gli
arbusti secchi (sterpi), i versi dei merli
(schiocchi) e il rumore delle bisce che strisciano
(frusci).
Nelle crepe del suolo o sullo stelo delle erbe
(veccia: una pianta leguminosa) spiare le file di
rosse formiche che ora si spezzano (si rompono)
ed ora si incrociano (s’intrecciano) sulla
sommità (a sommo) di minuscoli mucchietti di
terra ( biche: le biche sono i covoni; i mucchietti
di terra hanno la forma dei covoni).
Osservare, fra le fronde degli alberi o dei
cespugli, il tremolio (palpitare) lontano delle
onde che luccicano come scaglie di metallo,
mentre dalle cime rocciose (picchi) prive di
vegetazione (calvi) si levano i canti vibrati delle
cicale (scricchi).
E muovendosi nel sole che abbaglia, con triste
meraviglia capire (sentire:capire con le
sensazioni che si provano) il significato della
vita (com’è tutta la vita) e la sua pena (il suo
travaglio) mentre si cammina lungo un muro
insormontabile (muraglia) che ha in cima cocci
aguzzi di bottiglia.
Analisi poesia
“MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO”
Questa poesia è una delle più famose liriche di Montale.
In tre strofe egli descrive e sottolinea il torpore della giornata
estiva nel paesaggio ligure.
Nell’ultima strofa il senso di questa giornata, perduta in un
fantasticare che sembra inutile e ozioso si rivela: vivere è come
camminare lungo un muro, senza poterlo scavalcare. Al di là del
muro, forse vi sono le illusioni , forse la felicità.
Montale non pensa alla lunghezza della poesia ma al significato.
Ascolta la natura ma non la vede.
Al di là del muro non si percepisce niente, non si sa cosa c’è, solo
in cima si vedono cocci aguzzi che non ti fanno oltrepassare il
muro e quindi che non ti fanno scoprire cosa si nasconde dietro.
Spesso il male di vivere
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
Il poeta vede la vita come sofferenza e incarna il suo concetto in tre successive considerazioni, tolte
dai vari regni della natura: il rivo che gorgoglia – il gorgoglio sembra un gemito – perché ostacolato
nel suo cammino; la foglia che, riarsa, s’accartoccia (e questo è segno del dolore); il cavallo che
stramazza.
L’ uomo, nella sua viva sensibilità, partecipa a quel senso di dolore universale: dal quale può
preservarci soltanto la Indifferenza, che il poeta chiama divina. E di essa dà tre immagini (la statua,
la nuvola, il falco) che si allineano in contrapposto alle precedenti immagini del dolore.
Martin Luter King
"I have a dream" (IO HO UN SOGNO)
Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il
Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre
termine alla lunga notte della cattività. Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione;
cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa
terra. Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le
sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un "pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo "pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i
bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.
E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo "pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno
che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo
assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.
Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del
gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di
elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non
valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.
Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come
se niente fosse successo. Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra
nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.
Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.
Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che
la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.
Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui
oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le
mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.
E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non saremo
mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli
spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:"Riservato ai bianchi". Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare
e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.
Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di
libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza
immeritata è redentrice. Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in
qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.
E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione
si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della
fratellanza.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.
Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un
sogno, oggi!.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti
gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.
Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di
fratellanza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il
giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna
risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.
Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York. Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.
Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve. Risuoni la libertà dai dolci pendii della California. Ma non soltanto. Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee. Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e
gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".
Posizione dell’Italia
INTERVENTISTI
NEUTRALISTI
promuovevano la guerra a fianco dell’intesa
si dividevano in:
• irredentisti democratici, che volevano non solo la liberazione di
Trieste e Trento, ma anche dei popoli slavi oppressi dall’Austria.
•liberal-conservatori, volevano una guerra vittoriosa, così si
sarebbero rafforzate le istituzioni, e si sarebbero acquistate importanti
posizioni di forza sull’Adriatico.
•Nazionalisti, che dapprima volevano l’entrata in guerra a fianco degli
imperi centrali e vedevano la guerra come un’avventura gloriosa e
rinnovatrice.
.
•sindacalisti rivoluzionari, che erano convinti che con la guerra si
potesse arrivare ad una rivoluzione proletaria.
•Mussolini, che da direttore dell’"Avanti", ed esponente del Partito
Socialista Italiano, dal quale fu espulso, divenne direttore del "Popolo
d’Italia" con il quale esortava i giovani a "fare storia" attraverso la
guerra.
•il Partito Socialista Italiano, che era dalla parte delle masse
contadine e operaie, che vedevano nella guerra una tragedia.
•I cattolici, per la solidarietà con l’Austria cattolica, e per i principi
evangelici.
•Giolitti e i giolittiani, che a differenza dei comandi militari
stranieri che prevedevano una guerra "lampo", prevedeva una
guerra lunga e sanguinosa. Inoltre pensava che l’Austria avrebbe
dato molto in cambio della neutralità.
Trattati pace 1^ G.M.
Con la resa dell’Alleanza, nel 1919, venne organizzata una conferenza di pace il cui artefice fu il presidente americano
Wilson, il quale propose un programma di 14 punti con l’intento di garantire all’Europa la pace.
Tra questi punti i principali sono:
•
Garanzia che gli armamenti saranno ridotti all’estremo limite compatibile con la sicurezza di ogni paese.
•
Libera sistemazione con largo spirito e assoluta imparzialità di tutte le rivendicazioni coloniali.
•
Ridisegnazione della cartina dell’Europa, rispettando i principi di nazionalità e di autodeterminazione dei popoli,
mediante i quali i popoli decidono sotto quale governo vogliono stare.
TRATTATO DI VERSAILLES (28 giugno 1919)
•
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La Germania doveva restituire l’Alsazia e la Lorena alla Francia ed inoltre permetteva lo sfruttamento carbonifero della Saar.
Perdeva tutti i possedimenti coloniali che vennero spartiti tra Francia ed Inghilterra.
Doveva cedere alla Polonia il corridoio di Danzica.
Doveva risarcire tutti i danni di guerra.
Doveva sciogliere l’esercito.
Smilitarizzazione della Romania.
Cedere alla Cecoslovacchia il territorio dei suddetti.
Diventava repubblica con il divieto di unirsi all’Austria.
TRATTATO DI S. GERMAIN (10 settembre 1919)
• Disgregazione dell’Impero Austro-Ungarico, facendo così nascere: Jugoslavia, Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia.
• L’Austria diventava un piccolo territorio con capitale Vienna, di governo repubblicano e con il divieto di unirsi alla Germania.
Conseguenze 2^ GM
CONSEGUENZE POLITICHE
CONSEGUENZE ECONOMICHE
Lo scenario mondiale del dopoguerra fu
caratterizzato dalla presenza di due grandi blocchi di
paesi, ordinati al loro interno secondo modelli di
riferimento forniti dalle due superpotenze, l'URSS ad
est e gli USA a ovest. Nell'area soggetta all’egemonia
sovietica (campo socialista) si impose la dittatura dei
partiti comunisti filo–russi: le leve dell’economia
erano centralizzate dallo stato, divenuto unico
proprietario delle grandi imprese; la grande
proprietà fondiaria era stata smantellata e la terra
era stata distribuita ai contadini riuniti in
cooperative. A una più o meno ampia serie di misure
assistenzialistiche, si unì il ferreo controllo
dell’opinione pubblica attraverso il monopolio dei
mezzi d’informazione e dell’educazione dei giovani
sottratta alla Chiesa.
Nell'area soggetta agli Stati Uniti (mondo libero)
prevalse la democrazia rappresentativa parlamentare,
a meno che non si temessero minacce per l’ordine
sociale esistente; l’economia fu ispirata ai principi
libero–scambisti, nella completa tutela della
proprietà privata e della libera iniziativa
imprenditoriale.
Considerando che l’economia inglese e quella francese,
nonostante la vittoria, erano state enormemente
danneggiate dalla guerra, solo gli Stati Uniti emergevano
fra le nazioni occidentali con il loro strapotere economico.
Un accordo raggiunto a Bretton Woods negli Stati Uniti
nel 1944 tra i membri della vecchia Società delle Nazioni
delegò al dollaro, di cui Washington assicurava la
convertibilità in oro, la funzione di moneta di riferimento
su cui commisurare il valore delle rispettive divise
nazionali.
Il governo di Washington varò, nei primi mesi del 1947,
un piano di interventi economici che fu chiamato Piano
Marshall dal nome del segretario di stato: lo scopo di
questa operazione era di aiutare la ricostruzione nei paesi
devastati dal conflitto, ma i suoi obiettivi politici erano
ben più ambiziosi.
Anche l’URSS si era elevata a potenza di primo piano,
esercitando la propria egemonia sull’Est europeo,
incrementando rapidamente la propria produzione
industriale, costruendo un notevole apparato militare,
inseguendo nella ricerca scientifica i paesi occidentali,
diventando polo di riferimento per molti popoli dell’Asia
e dell’Africa.
Olocausto
I NUMERI DELL’OLOCAUSTO
Nazione In base ai calcoli del comitato anglo-americano dell’aprile 1946
Germania (confini del 1937)
195.000
Austria
53.000
Cecoslovacchia
255.000
Danimarca (per lo più rifugiati in Svezia)
1.500
Francia
140.000
Belgio
57.000
Olanda
120.000
Lussemburgo
3.000
Norvegia
1.000
Italia
20.000
Jugoslava
64.000
Grecia
64.000
Bulgaria
5.000
Romania
530.000
Ungheria
200.000
Polonia
3.271.000
Unione Sovietica
1.050.000
totale
6.029.500
Hitler aveva deciso di
cancellare il popolo
ebreo dalla faccia della
terra, commettendo con
fredda decisione il più
sistematico genocidio
della storia, e così fece,
creando i campi di
concentramento. In essi
vennero rinchiusi
prigionieri politici,
oppositori di ogni
genere, zingari,
omosessuali, e Ebrei. I
più deboli vennero
uccisi nelle camere a
gas, a cominciare dalle
donne e dai bambini.
Morirono sei milioni di
ebrei.
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prima guerra mondiale