«La scuola è quell'esilio in cui l'adulto tiene il
bambino fin quando è capace di vivere nel
mondo degli adulti senza dar fastidio”
Maria Montessori
Maria Montessori è stata
una pedagogista,
filosofa, medico,
scienziata, educatrice e
volontaria italiana.
Fin dai primi anni di studio manifesta interesse per le materie
scientifiche, soprattutto matematica e biologia, una circostanza che le
causerà contrasti con i genitori, i quali avrebbero voluto avviarla alla
carriera di insegnante. Andando contro le aspettative familiari, si
iscrive alla Facoltà di Medicina dell'Università "La Sapienza“ scelta
che la porterà a diventare una delle prime donne a laurearsi in
medicina (nel 1896) dopo l'unità d'Italia..
Dopo la laurea, è attiva negli ospedali romani e nel movimento della
Lega nazionale per la cura e l'educazione dei deficienti. Ottiene
quindi la nomina di assistente presso la clinica psichiatrica
dell'università, in collaborazione con Giuseppe Montesano (con cui ha
un sodalizio professionale e affettivo), dedicandosi al recupero dei
bambini con problemi psichici, da lei definiti anormali.
Il lavoro in clinica la porta ad entrare
materialmente in contatto con gli ambienti
scientifici di Inghilterra e Francia. Nasce così
il suo interesse per la letteratura scientifica
francese del primo Ottocento. Attira inoltre la
sua attenzione il lavoro svolto da Itard e il suo
collaboratore, Edouard Seguin, riguardo alla
possibilità di inserimento nella comunità dei
bambini anormali, attraverso un percorso di
educazione adeguato. Proprio la partecipazione
a numerosi convegni pedagogici, in varie città
europee, le permetterà di entrare in contatto
con la scuola di Itard e Seguin e di apprendere
i loro metodi sperimentali di rieducazione dei
minorati mentali.
Nel 1904 consegue la libera docenza in
antropologia ed ha dunque l'opportunità di
occuparsi dell'organizzazione educativa degli
asili infantili. A tal fine, nel 1907, a San
Lorenzo, apre la prima Casa dei Bambini, in cui
applica una nuova concezione di scuola
d'infanzia: Il metodo della pedagogia
scientifica. Da quel momento, il suo metodo
avrebbe riscosso un buon interesse nel Nord
America, col tempo poi affievolitosi. Dal successo
dell'esperimento romano nasce il movimento
montessoriano, dal quale nel 1924 avrà origine
la scuola magistrale Montessori e l'"opera
Nazionale Montessori" volta alla conoscenza,
alla diffusione, all'attuazione e alla tutela del
suo Metodo. Maria Montessori ne diviene
Presidente onoraria.
Il metodo montessoriano parte dallo studio dei
bambini con problemi psichici, espandendosi allo
studio dell'educazione per tutti i bambini. La
Montessori stessa sosteneva che il metodo
applicato su persone subnormali aveva effetti
stimolanti anche se applicato all'educazione di
bambini normali.
Il suo pensiero identifica il bambino come essere
completo, capace di sviluppare energie creative e
possessore di disposizioni morali (come l'amore),
che l'adulto ha ormai compresso dentro di sé
rendendole inattive.
Il principio fondamentale deve essere la libertà
dell'allievo, poiché solo la libertà favorisce la
creatività del bambino già presente nella sua
natura. Dalla libertà deve emergere la disciplina.
Un individuo disciplinato è capace di regolarsi da
solo quando sarà necessario seguire delle regole di
vita.
Il periodo infantile è un periodo di enorme creatività, è una
fase della vita in cui la mente del bambino assorbe le
caratteristiche dell'ambiente circostante facendole proprie,
crescendo per mezzo di esse, in modo naturale e spontaneo,
senza dover compiere alcuno sforzo cognitivo. Il pensiero
pedagogico montessoriano riparte dalla pedagogia
scientifica. L'oggetto dell'osservazione non è il bambino in
sé, ma la scoperta del bambino nella sua spontaneità ed
autenticità.
La Montessori realizza del materiale didattico specifico per
l'educazione sensoriale e motoria del bambino e lo suddivide
in:
• materiale didattico analitico, incentrato su un'unica
qualità dell'oggetto, per esempio peso, forma e
dimensioni. Educa i sensi isolatamente.
• materiale didattico autocorrettivo, educa il bambino
all'autocorrezione dell'errore e al controllo dell'errore,
senza l'intervento dell'educatore.
• materiale didattico attraente, oggetti di facile
manipolazione e uso, creato per invogliare il bambino
all'attività di gioco-lavoro con esso.
Il bambino è libero nella scelta del materiale. Tutto deve
scaturire dall'interesse spontaneo del bambino, sviluppando
così un processo di autoeducazione e di autocontrollo.
Maria Montessori applicò sin dagli esordi del suo lavoro un
particolare sistema educativo, basato sulla convinzione che il
bambino, anche quello con handicap, possiede dalla nascita il
germe della propria personalità e che l'adulto non debba far
altro che aiutarlo a esprimerla e svilupparla, creando un
ambiente favorevole alla crescita di autonomia, spirito di
indipendenza e buon comportamento sociale.
All'immagine tradizionale del bambino che è tutto gioco e
immaginazione, la Montessori sostituì l’idea di un bambino
concentrato, disciplinato, calmo, impegnato nel suo lavoro. Per
far questo dovette però sottrarre il bambino dalle influenze
negative dell'adulto, dalle inibizioni e repressioni del suo
bisogno di attività e lo collocò in un ambiente adatto, costruito
in ragione delle sue possibilità d'azione, così da potersi rivelare
come soggetto dotato di una straordinaria energia creativa e di
notevoli potenzialità di sviluppo.
Secondo la Montessori, nella prima fase dello sviluppo
da 0 a 3 anni, la mente del bambino si configura come
mente assorbente, che assimila inconsciamente, ma in
modo selettivo, i dati con cui viene a contatto nel suo
ambiente. È la fase più creativa. L'apprendimento, in
questo periodo, si identifica col vivere stesso, è un
processo vitale durante il quale il bambino realizza le
sue prime forme di adattamento all'ambiente.
La seconda fase occupa i tre anni successivi, quelli che
coincidono con l'educazione prescolastica. Alla mente
assorbente si accosta la mente cosciente che ubbidisce al
bisogno del bambino di mettere ordine nell'enorme
cumulo di impressioni assorbite nel periodo precedente.
La Montessori introdusse qui
l'idea di mente matematica e mise
in evidenza che la mente del
bambino è matematica ed agisce
quindi fin dai primi anni di vita.
Parlando di intelligenza matematica, disse che senza
l’educazione e lo sviluppo matematico, non è possibile
comprendere il progresso della nostra epoca, né
parteciparvi. Paragonava un uomo senza cultura
matematica, ad un analfabeta in un contesto in cui
domina la cultura letteraria.
Il bambino sin dai primi anni ha uno spirito
matematico che tende verso l’esattezza, la misura, il
rapporto. L’educazione, a suo parere, deve mirare a far
ordine nella mente del bambino e, per far questo,
l’insegnamento dell’aritmetica non deve seguire un
processo lineare, ma procedere per livelli o piani. Deve
partire da un’idea centrale e sviluppare parallelamente le
conoscenze che portano, attraverso l’analisi, a
considerare
e
ad
approfondire
i
dettagli.
Il suo metodo promuove il processo di costruzione
della mente del bambino. I bambini vengono liberati
dall’obbligo di imparare a memoria regole che non
capiscono. La scuola “tradizionale” si basava sulla
memorizzazione di procedimenti che non era
necessario capire, così come non era necessario
comprendere il perché si operasse in un certo modo e
come un procedimento si collegasse ad un altro.
Matematica col materiale Montessori
Quando pensiamo alla matematica insegnata col metodo
Montessori, non possiamo considerare solamente l’uso dei
materiali specifici di questa materia, perché anche lo
sviluppo sensoriale è di estrema importanza nel gettare le
basi per il pensiero matematico. Anche nella Vita Pratica, lo
sviluppo di "Ordine", "Concentrazione, "Coordinazione"
e "Indipendenza" sono importanti per la mente matematica.
La matematica è fatta di sequenze, si basa sull’ordine. La
capacità
di
concentrazione
sul
compito
è
importantantissima nella Matematica per sviluppare il
pensiero logico e la capacità di risolvere problemi. Sviluppare
il pensiero indipendente e l'abilità di soluzione dei problemi
è una delle mete principali.
Perché così tanti bambini provano antipatia per la
matematica? Perché la trovano noiosa come un
raffreddore, con tutti i suoi simboli astratti.
Si presume che bambini imparino, nei modelli di
istruzione tradizionale, se gli insegnanti
semplicemente correggono i loro errori e presentano la
risposta corretta. Ma i bambini hanno bisogno di
vedere, senza fretta o pressione, come i numeri
cambiano, crescono, e sono in relazione tra loro.
Hanno bisogno di sviluppare un modello mentale del
territorio, prima di fare il primo passo.
Come ha detto Piaget "La conoscenza non è una
copia della realtà. Conoscere un oggetto un evento,
non è semplicemente guardarlo e farnsene una copia
mentale, o un’immagine. Conoscere un oggetto è
agire su lui. Sapere è cambiare, trasformare l'oggetto
e capire il processo di questa trasformazione”.
Le matematica è molto importante nella vita
quotidiana: il numero è dappertutto.
Maria
Montessori scrisse: " I bambini sono esortati dalle
leggi della loro natura a trovare esperienze attive nel
mondo circostante. Per questo usano le loro mani:
non solo per scopi pratici, ma anche per la
conoscenza."
Basandosi su questo principio, la matematica montessori è
presentata in modo divertente ed interessante, usando
materiali concreti che aiutano i bambini a costruire solide
fondamenta per i concetti astratti. I bambini hanno la
possibilità di scegliere liberamente i materiali che
rispondono alle loro necessità interne. Il principio della
scelta libera si aggiunge al principio della ripetizione
dell’esercizio. La scelta libera fatta dai bambini aiuta
l’insegnante ad osservare le loro necessità psichiche e le loro
tendenze. La ripetizione è necessaria per il bambino per
raffinare i suoi sensi, perfezionare le sue abilità e costruire il
sapere sulle sue competenze. Attraverso scelta libera e
ripetizione, i bambini possono compiere i loro progressi nella
conoscenza, seguendo un ritmo che dipende dalle loro
necessità interne, e non da quanto stabiliscono insegnanti
o genitori.
Aste numeriche
MATERIALE
Dieci aste di legno, che variano in lunghezza da 1 decimetro a
1 metro (sezione delle aste 2,5x2,5cm). Ogni decimetro è
alternativamente colorato in rosso e in blu. Così, la prima asta
è completamente rossa, la seconda, lunga due decimetri, sarà
rossa e blu, e così via. Abbiamo anche bisogno di un tappeto
verde scuro.
SCOPO:
Imparare a contare fino a 10 e capire il valore di ogni
numero. Imparare i nomi da uno a dieci ed associare i nomi
alle quantità.
ETÀ:
quattro anni e più
NOTA:
durante gli esercizi con le aste numeriche i bambini devono
stare in piedi o seduti, ma in modo da poter vedere bene le
aste nel giusto ordine di partenza. È una cattiva abitudine
far sedere i bambini ai lati opposti del tappeto o del tavolo,
quando si lavora con i numeri o con le lettere, perché ogni
bambino vede a rovescio il lavoro dell’altro bambino. Cura
speciale deve essere posta durante gli esercizi di gruppo dove
i bambini stanno in piedi. L'insegnante può essere sul lato
sbagliato, ma i bambini devono stare di fronte al lavoro.
Si possono disporre le aste sul tappeto e il bambino deve
metterle in ordine di lunghezza, allineate uniformemente e
rispettando il margine sinistro.
L’insegnante procede ad insegnare i
nomi dei numeri, utilizzando la
lezione in tre tempi:
tempo 1: l’insegnante sposta un’asta su un lato del tappeto, di fronte
al bambino, e ripete più volte: “uno, uno, questo è l’uno.”
Poi mette a posto l’asta dell’uno, e pone sul lato del tappeto di fronte al
bambino quella del due, e la nomina più volte: “Due, due, si tratta del
due…”.
Poi conta i segmenti una volta: “Uno, Due” toccando il centro di ogni
segmento con l’indice, ma facendo attenzione a non nascondere l’asta
con la mano. Toccando il secondo segmento, dice ancora “Due, due, si
tratta del due”. Poi l’insegnante rimette a posto l’asta due, e prende
l’asta tre, come spiegato sopra. Ripete più volte “Tre, tre, questo è il tre”.
Poi conta i segmenti.
tempo 2: l’insegnante mette le tre aste di fronte al
bambino non in ordine di grandezza. Ogni asta
deve essere parallela alle altre e non troppo distanti
tra loro. Poi nomina un’asta e il bambino deve
indicarla con l’indice e porgergliela. Se questo
avviene, significa che il bambino ha associato il
nome alla quantità.
tempo 3: l’insegnante dispone le aste su un lato del tappeto. Poi ne
pone una davanti al bambino e gliene chiede il nome. Poi gli chiede di
contarne i segmenti. Questo si ripete più volte con ogni asta.
Chiusura dell’esercizio: l’insegnante dispone in ordine le aste davanti
al bambino e le conta “Uno, due, tre.”
Il giorno successivo si aggiungono una o più aste a quelle già apprese,
fino a che il bambino arriva a saper contare tutte le aste. Il materiale
viene riposto su una mensola bassa, in modo che il bambino possa
prendere le aste tutte le volte che lo desidera, per contarle e disporle
secondo la sequenza corretta da 1 a 10.
Numeri tattili
SCOPO:
imparare a riconoscere i numeri da 1 a 10 e ad
associarli al loro nome. Sentire le cifre, come
preparazione alla loro scrittura.
ETÀ:
A partire dai 5 anni
tempo1: l’insegnante prende i numeri 1 e 2 e si siede accanto al
bambino, ponendo i numeri su un lato del tavolo. Poi prende la cifra 1
e la di fronte al bambino, con la mano non dominante tiene ferma la
carta, mentre con la mano dominante traccia leggermente il numero,
usando indice e medio insieme. Mentre traccia il numero ripete il
nome del numero:”Uno, questo è l’uno, questo è il nostro modo di
scrivere l’uno”. Poi invita il bambino a sentire lui stesso il numero con
indice e medio, e mentre lo fa, continua a ripeterne il nome. Al
bambino non è richiesto di dire il nome del numero, ma può farlo
spontaneamente. L'insegnante si deve assicurare che il bambino tracci
la cifra nella direzione in cui è scritta, utilizzando la sua mano
dominante. Poi si segue la stessa procedura col numero due: prima si
ripone a lato l’uno e si mette di fronte al bambino il due. Il bambino
viene incoraggiato a sentire ogni cifra molte volte.
tempo 2: l’insegnante pone davanti al bambino entrambi i
numeri. Al fine di assicurarsi che egli abbia associato
correttamente il nome al segno grafico, chiede al bambino:
“Trova il 2 e traccialo con le dita” oppure “Vuoi sentire l’1?”.
Dopo un certo numero di esercizi del genere, l’insegnante
mette entrambi i numeri a lato.
tempo 3: l’insegnante dà al bambino un numero e gli dice:
“Traccialo con le due dita e dimmi il suo nome”. Poi ripete
questa operazione per ogni cifra.
Conclusione della lezione: l’insegnante mette i numeri in
sequenza da sinistra a destra dicendo: “Oggi abbiamo
imparato come si scrivono i numeri 1 e 2”.
Estensione
Nei giorni successivi si introducono allo stesso modo le altre
cifre. Quelle già apprese vengono sempre incluse nella
lezione. I numeri tattili vengono riposti in un luogo dove il
bambino può arrivare facilmente e prenderli in qualsiasi
momento. Ad un certo punto i bambini possono anche
desiderare di scrivere i numeri.
Variante all’esercizio coi numeri tattili
Invece di presentare al bambino i numeri tattili da 1 a 10, si
possono offrire i numeri da 0 a 9, in modo che il 10 venga
composto da due schede, e si presenta anche il simbolo
grafico e il nome dello zero.
Le perline dorate
Si tratta di perline dorate tutte della stessa misura. Ce ne
devono essere di sfuse per le unità e infilate in file di 10 per
le decine, le centinaia e il migliaio.
Un'unità è una perlina (punto)
Una decina sono 10 perline infilate il linea verticale su un
fil di ferro o uno stecchino (linea)
Un centinaio sono 10 file di decine disposte una a fianco
all'altra (quadrato)
il migliaio è formato da dieci centinaia sistemate insieme a
formare un cubo 10x10x10 (punto)
Questo modello punto / linea / quadrato / punto, si ripete in
tutte le numerazioni del sistema decimale.
Esercizio 1
Materiale
Una perlina dorata singola, una barra del dieci, un
quadrato del cento, un cubo del mille, tappeto verde scuro.
Scopo
Capire il valore di un'unità, una decina, un centinaio e un
migliaio. Capire il sistema decimale. Imparare i nomi "cento"
e "mille".
tempo 1: l'insegnante pone il materiale sul tavolo del bambino, quindi
si siede al suo fianco, tenendo il materiale di lato. L'insegnante mette
la perlina singola di fronte al bambino e gli chiede quanto è. Il
bambino dirà 1. Poi rimette a lato la perlina e pone di fronte al
bambino la barretta del 10, e gli chiede di contare le perline. Il
bambino, dopo aver contato, dirà 10. Se il bambino fa fatica a contare
le perline, si può mostrare come può essere utile indicare le perline con
la punta di una matita. Quando il bambino ha contato, l'insegnante
mette a lato la barretta del 10 e pone di fronte al bambino il quadrato
del 100 dicendo: "Questo è 100", dando molta importanza alla cosa,
perchè in fondo 100 è davvero un numero grande. Poi conta col
bambino le barrette di cui il 100 è formato: "Un dieci, 2 dieci, 3
dieci,..., 10 dieci. 10 volte dieci fanno cento... cento". Ripete molte volte
il nome. Poi il quadrato del 100 viene messo di lato e l'insegnante pone
di fronte al bambino il cubo del 1000, dicendo: "Mille, mille... questo è
mille." Poi mostra al bambino come il cubo sia formato da 10 quadrati
del 100, contarli col bambino "un 100, due 100, ..., dieci 100. Dieci 100
fanno 1000."
tempo 2: l'insegnante pone di fronte al bambino tutte le
quantità, e gli chiede di indicarle quelle che gli nomina.
tempo 3: l'insegnante pone di fronte al bambino una
quantità alla volta e il bambino deve nominarla.
Conclusione dell'esercizio
L'insegnante pone le quantità bene in ordine di fronte al
bambino dicendogli: "Oggi abbiamo imparato a conoscere
uno, dieci, mille". Ripete più volte, poi anche il bambino può
indicare le quantità e il loro nome. Poi si ripone il materiale
in un luogo accessibile al bambino, in modo che lui possa
prenderlo ogni volta che desidera contare.
Esercizio 2: il gioco del 9 che passa
Materiale
9 perline dorate delle unità, 9 barrette delle decine, 9
quadrati delle centinaia, 1 cubo del migliaio. Tappeto verde
scuro.
Scopo
Capire il sistema decimale, facendo l'esperienza del fatto che
il passaggio dopo il nove porta alla classe superiore.
L'insegnante porta i materiali al tavolo del bambino e stende il tappeto
verde. Poi prende le unità e le mette una alla volta in linea di fronte al
bambino, come se stesse costruendo una barretta della decina. Poi il
bambino conta conta, e quando arriva al 9 l'insegnante dice:
"Abbiamo 9 perline. Se ne avessimo una in più ce ne sarebbero 10".
Poi mette le nove perline a lato, e pone di fronte al bambino 9 barrette
delle decine, in fila come se volesse costruire il quadrato del 100. Il
bambino le conta e quando arriva a 9 l'insegnante dice: "Abbiamo 9
decine, se ne avessimo 10 avremmo un centinaio, perchè 10 barrette
delle
decine
fanno
100."
Poi mette a lato le barrette e mette di fronte al bambino 9 quadrati
delle centinaia, uno sull'altro come se volesse costruire il cubo. Il
bambino conta e quando arriva a 9 l'insegnante dice "abbiamo nove
100, se ne avessimo un altro avremmo 10 cento.
Questo esercizio va ripetuto finchè il bambino prova piacere nel farlo.
Va ripetuto anche nei giorni seguenti. Il materiale deve essere tenuto a
disposizione del bambino, perchè possa usarlo ogni volta che lo
desidera.
La scatola degli stecchini
Materiale
Una scatola di legno divisa in dieci comparti numerati da 0
a 9 (i numeri devono essere leggibili sul lato più lontano al
bambino, che deve avere la sponda più alta). 45 stecchini di
legno.
Controllo autonomo degli errori
Ci sono 45 stecchini. La somma dei numeri da 1 a 9 è 45,
quindi se il bambino arriva all'ultimo comparto con un
numero di stecchini insufficiente, capirà da solo di averne
messi troppi in un comparto precedente. Idem se alla fine
gliene avanzano. Così può correggere il suo errore in modo
autonomo e indipendente.
Scopo
Mostrare le cifre da 0 a 9 in ordine crescente.
Associare il numero alla rispettiva quantità.
Introdurre il concetto di zero.
Età
dai 5 anni in su
Insegnante e bambino siedono al tavolo, uno di fianco all'altro, con la scatola di
fronte a loro. L'insegnante invita il bambino a prendere tutti gli stecchini ed a
metterli sul tavolo, davanti alla scatola vuota.
Fatto questo l'insegnante introduce il concetto di zero. Indica il numero 0 scritto
sulla scatola e dice: "Questo è chiamato zero. Questo è il nostro modo di scrivere zero".
Ripete il nome più volte. Poi dice: "Zero significa nulla, per questo non abbiamo
messo stecchini nel comparto dello zero", e dicendolo indica bene il comparto dello
zero che deve rimanere vuoto.
Poi l'insegnante indica la cifra 1 sulla scatola e chiede al bambino di dire che
numero è. Il bambino dice "Uno" e l'insegnante lo invita a mettere uno stecchino nel
comparto dell'1. L'esercizio prosegue in questo modo, finchè ogni comparto conterrà
il numero corretto di stecchini. Una volta che il bambino ha compreso l'esercizio, può
continuare a lavorare autonomamente, e in seguito potrà vuotare la scatola e
riempirla seguendo l'ordine che più desidera.
Profilo di Maria Montessori
eseguito da:
Lorena Dal Cerè
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