Fallimento 1
Lorenzo Benatti
Parma, 13 febbraio 2014
Chi può essere dichiarato fallito?






Non tutti i soggetti economici possono essere dichiarati
falliti, ma solo gli imprenditori commerciali non piccoli.
Art. 1 l.f.: sono soggetti alle disposizioni sul fallimento gli
imprenditori che esercitano un’attività commerciale.
Assoggettato al fallimento è l’imprenditore in senso
giuridico, non quello in senso economico.
Assume rilievo la personalità giuridica e la limitazione della
responsabilità.
Possibilità di coinvolgere nel fallimento l’imprenditore in
senso economico (direzione e coordinamento di società,
responsabilità amministratori, amministratore di fatto).
Ma nei fatti la limitazione della responsabilità finisce per
essere parziale e selettiva.
Soglie dimensionale art. 1 l.f.






Attivo patrimoniale > €. 300.000,00 (anche in un solo anno tra
gli ultimi tre);
ricavi lordi > €, 200.000,00 (anche in un solo anno tra gli ultimi
tre);
esposizione debitoria > €. 500.000,00.
Per escludere la possibilità di essere dichiarati falliti occorre
dimostrare di non superare nessuna di queste soglie.
Non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l'ammontare
dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria
prefallimentare è complessivamente inferiore a €. 30.000,00
(art. 15, co. 9, l.f.). Non rileva la presenza di debiti di prossima
scadenza, ma non scaduti.
I limiti quantitativi possono essere aggiornati ogni tre anni con
decreto del Ministro della giustizia, sulla base della media delle
variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le
famiglie di operai ed impiegati intervenute nel periodo di
riferimento.
Onere della prova
Il creditore istante deve provare che il
soggetto di cui si chiede il fallimento sia
un imprenditore commerciale e sia
insolvente;
 il
debitore deve provare che le
dimensioni dell’impresa non superano
nessuno degli indici previsti dall’art. 1 l.f.
(si è inteso penalizzare gli imprenditori
non diligenti).

Tipologia soggetti fallibili
Il fallimento può riguardare un imprenditore
individuale. In questo caso tutto il suo
patrimonio personale è appreso al
fallimento.
 Il fallimento può riguardare una società
commerciale. In tal caso occorre chiarire in
quali casi falliscono anche i soci.
 Il fallimento può riguardare anche altre
tipologie di soggetti, per i quali la gestione
dell’impresa commerciale non è l’attività
naturale (associazioni, ecc.).

Società di persone
Quando fallisce una società di persone,
falliscono anche i suoi soci illimitatamente
responsabili (art. 147, 1° co., l.f.).
 La giurisprudenza tende a dichiarare il
fallimento delle società di fatto, delle
società occulte e delle società di apparenti.

Effetto fallimento
contemporaneo società e soci
Il patrimonio della società e quello dei soci
devono essere tenuti distinti (art. 148, 2°
co., l.f.), in quanto il primo è destinato solo a
soddisfare i creditori sociali, mentre il
secondo è destinato al soddisfacimento
tanto dei creditori sociali come di quelli
particolari del socio.
 La distinzione riguarda sia le masse attive
sia quelle passive.

Società di capitali: soci


Responsabilità limitata ai conferimenti: i soci sono
chiamati ad effettuare i versamenti non ancora dovuti.
La responsabilità può estendersi ai precedenti soci e
azionisti che non possano invocare il beneficium
excussionis ai sensi degli artt. 2356, 2° co., c.c., e
2472, 2° co., c.c. In caso di mancato pagamento il
curatore può richiedere al G.D. un decreto ingiuntivo
ai sensi dell’art. 150 l.f.
Eccezionalmente socio illimitatamente responsabile:
 accomandatario s.a.p.a. (il socio fallisce),
 unico azionista/quotista che non abbia ottemperato
obblighi art. 2462/2325 c.c. (il socio non fallisce).
Società di capitali: amministratori

Quando si verifica una causa di
scioglimento gli amministratori hanno
l’obbligo di provvedere senza ritardo
all’iscrizione nel registro delle imprese del
provvedimento di accertamento della causa
di scioglimento. Da tale momento essi sono
tenuti a gestire la società ai soli fini della
conservazione dell’integrità e del valore del
patrimonio sociale (art. 2486, 1° co., c.c.).
La violazione di tali obblighi comporta la
responsabilità degli amministratori.
Società cooperative
Le società cooperative possono essere
dichiarate fallite o sottoposte a
liquidazione coatta amministrativa (art.
2545 terdecies, 1° co., c.c.). Vige il
principio di prevenzione (la prima
procedura dichiarata preclude l’altra).
 Si applica quanto previsto in tema di
fallimento di s.p.a. o s.r.l. a seconda del
modello adottato.

In quali casi viene dichiarato
il fallimento?



Il fallimento è dichiarato quanto l’imprenditore si trova in
stato di insolvenza (art. 5, 1°co., l.f.).
A sua volta, lo stato di insolvenza si manifesta con
inadempimenti od altri fatti esteriori i quali dimostrino che
il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente
le proprie obbligazioni (art. 5, 2° co., l.f.).
Gli inadempimenti devono essere rilevanti: per dichiarare
il fallimento occorre che i debiti dell’imprenditore scaduti
e non pagati non siano complessivamente inferiori a
euro trentamila (art. 15, 2 co., l.f.).
Regolare adempimento

Rispetto delle scadenze. La reversibilità della crisi
non basta ad escludere l’insolvenza:
 la difficoltà è momentanea non si ha stato di insolvenza:
l’imprenditore è comunque in grado di reperire i mezzi
necessari in un ragionevole lasso di tempo.
 Se la difficoltà è temporanea si ha stato di insolvenza:
l’imprenditore è in grado di reperire i mezzi necessari in
un lasso di tempo prolungato (uno o due anni).

Utilizzo di mezzi normali in relazione all’ordinario
esercizio dell’impresa. Non si considera in grado
di adempiere regolarmente l’imprenditore che si
procura danaro procedendo a rovinose vendite di
liquidazione od alienando beni strumentali
necessari all’esercizio dell’impresa o ricorrendo
agli usurai.
Stato di insolvenza e bilancio

L’insolvenza si sostanzia nella illiquidità:
 non è perciò esclusa dal fatto che l’attivo
patrimoniale superi il passivo. L’attivo include
infatti poste non liquide (immobilizzazioni). La
presenza di tali beni può essere utile per
ottenere credito ed evitare l’insolvenza, ma non
la esclude di per sé;
 L’eccedenza del passivo sull’attivo non è detto
che si traduca automaticamente in insolvenza.
 Anche la circostanza che il bilancio si chiuda
con una perdita, anche rilevante, non basta ad
affermare che l’imprenditore è insolvente.
Manifestazioni di
inadempimento

Elementi sintomatici dell’insolvenza:
 protesti,
 azioni esecutive,
 ipoteche giudiziali,
 sequestri conservativi.


L’inadempimento però non è detto che derivi
sempre da insolvenza. Possono esserci
contestazioni non infondate.
Determinanti sono anche
 il numero dei sintomi di insolvenza,
 l’assenza di poste liquide in bilancio.
Chi può chiedere il fallimento?
Creditori (anche se il credito non è scaduto);
 Debitore (attenzione art. 217, 1° co., n. 4, l.f.,
per bancarotta);
 Pubblico Ministero

l’insolvenza risulta nel corso di un
procedimento penale,
 quando l’insolvenza risulta segnalata da un giudice
che l’abbia rilevata nel corso di un procedimento
civile (art. 7, n. 2, l.f.). Potrebbe essere anche
un’udienza per dichiarazione di fallimento, quando i
creditori istanti abbiano ritirato la propria richiesta.
 quando
Qual è il tribunale competente?
Il tribunale del luogo in cui l’imprenditore ha la
sede principale dell’impresa (art. 9, 1° co., l.f.).
 Per sede si intende quella in cui si svolge
l’attività amministrativa e direttiva non tanto
quella produttiva in senso stretto (stabilimenti).
 Quando la sede effettiva dell’impresa è diversa
da quella legale la sede principale coincide con
quelle effettiva.

Istanza di fallimento

La domanda va proposta con ricorso al
Tribunale.
Istruttoria pre-fallimentare

Convocazione debitore e creditori e/o P.M.

Ordine deposito situazione patrimoniale.

Termine 7 gg. per deposito memorie, documenti e relazioni
tecniche.

Udienza di audizione.


Davanti al tribunale in composizione collegiale, a meno
che, come spesso accade, sia stato delegato un giudice
all’istruttoria.

All’udienza di audizione delle parti il giudice provvede
all’ammissione e all’espletamento di mezzi istruttori
richiesti dalle parti e disposti d’ufficio.
Possibile adozione provvedimenti cautelari.
Possibili decisioni
Dichiarazione fallimento con sentenza,
 rigetto ricorso con decreto (non passa mai in
giudicato),
 decreto archiviazione (il creditore ricorrente
ha ritirato il ricorso o meglio ha presentato
un’istanza di desistenza), il tribunale non può
dichiarare il fallimento d’ufficio, ma può
trasmettere una segnalazione al P.M.,
 dichiarazione di incompetenza con sentenza,
il tribunale trasmette il fascicolo a quello
dichiarato competente che rimane investito.

Contenuto sentenza fallimento
Pronuncia di fallimento, si tratta di
statuizione suscettibile di passare in
giudicato,
 Contiene
anche statuizioni di natura
ordinatoria:

 nomina giudice delegato,
 nomina curatore,
 fissazione udienza verifica stato passivo,
 termine
perentorio per la presentazione di
domande di accertamento dello stato passivo o
dei diritti reali i personali
Quali sono gli organi del
fallimento?
Tribunale fallimentare.
 Giudice delegato.
 Comitato creditori.
 Curatore.

Cosa fa il Tribunale fallimentare
investito dell’intera procedura,
 Nomina, revoca o sostituisce giudice
delegato e curatore.
 Il tribunale che ha dichiarato il fallimento è
competente a conoscere di tutte le azioni
che ne derivano, qualunque ne sia il valore
(art. 24 l.f.). Occorre stabilire se l’azione
deriva dal fallimento od apparteneva alla
posizione del fallito.
È
Cosa fa il Giudice Delegato
 Vigila
e controlla il curatore ed il comitato dei
creditori. La vigilanza del GD riguarda la
regolarità della procedura e non si estende al
merito.
 Ha poi una serie di poteri relativi
al
compimento di particolari atti rilevanti della
procedura (per es. nomina difensori).
Cos’ è il comitato dei creditori
sull’operato del curatore, che
autorizza a compiere gli atti di gestione
della procedura (approva programma di
liquidazione).
 In certi casi invece deve solo fornire
pareri al giudice delegato.
 Vigila
Chi può essere nominato
curatore?

Possono essere chiamati a svolgere le funzioni di curatore (art. 28, 1°
co.):
a) avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti;
b) studi professionali associati o società tra professionisti, sempre che i soci delle
stesse abbiano i requisiti professionali di cui alla lettera a). In tale caso, all'atto
dell'accettazione dell'incarico, deve essere designata la persona fisica
responsabile della procedura;
c) coloro che abbiano svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in
società per azioni, dando prova di adeguate capacità imprenditoriali e purché
non sia intervenuta nei loro confronti dichiarazione di fallimento

Non possono essere nominati curatore il coniuge, i parenti e gli affini
entro il quarto grado del fallito, i creditori di questo e chi ha concorso al
dissesto dell'impresa durante i due anni anteriori alla dichiarazione di
fallimento, nonché chiunque si trovi in conflitto di interessi con il fallimento
(art. 28, 2° co.).
Quali sono i compiti del curatore



Al curatore è affidata l’amministrazione del patrimonio
fallimentare (art. 31, 1° co.), è l’organo propulsivo della
procedura alla cui iniziativa è condizionata la
conservazione e la liquidazione del patrimonio del
debitore.
E’ l’organo che rappresenta la procedura.
Dispone di un’ampia autonomia nella gestione liquidativa,
che non è condizionata dalla disciplina del c.p.c., fermo
restando che le scelte del curatore vanno inserite nel
programma di liquidazione (entro 60 gg. dalla redazione
dell’inventario) che deve essere approvato dal comitato dei
creditori.
Relazioni del curatore
Il curatore, deve redigere:
 Una relazione (art. 33, 1° c.) entro sessanta giorni dalla dichiarazione di fallimento,
deve presentare al giudice delegato una relazione particolareggiata (1° co.):
a. sulle cause e circostanze del fallimento,
b. sulla diligenza spiegata dal fallito nell'esercizio dell'impresa,
c. sulla responsabilità del fallito (nelle società, responsabilità degli amministratori e
degli organi di controllo, dei soci e, eventualmente, di estranei alla società, 3°
co.) o di altri
d. e su quanto può interessare anche ai fini delle indagini preliminari in sede
penale.
Copia della relazione, nel suo testo integrale, è trasmessa al pubblico ministero (5°
co.).
 Rapporti riepilogativi periodici (art. 33, 6°c.) , ogni sei mesi successivi alla
presentazione della relazione, con indicazione di tutte le informazioni raccolte dopo
la prima relazione, accompagnato dal conto della sua gestione (6° co.). Copia del
rapporto è trasmessa al comitato dei creditori, unitamente agli estratti conto dei
depositi postali o bancari relativi al periodo. Il comitato dei creditori o ciascuno dei
suoi componenti possono formulare osservazioni scritte. Altra copia del rapporto e'
trasmessa, assieme alle eventuali osservazioni, per via telematica all'ufficio del
registro delle imprese, nei quindici giorni successivi alla scadenza del termine per il
deposito delle osservazioni nella cancelleria del tribunale (7° co.).

Il fallimento 1
Lorenzo Benatti
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