Raffaello è nato nel 1483 a Urbino. Dopo un
periodo di apprendistato dal Perugino,
Raffaello si sposta in varie città, dalla città di
Castello dove gli venne commissionata la sua
prima opera indipendente, a Roma passando
per Perugia, Siena e Firenze. A Roma il papa
Giulio II lo chiama insieme a molti altri artisti
per effettuare un rinnovo urbanistico e
artistico della città in generale e in particolare
del vaticano, qui completa molte opere per il
papa. Raffaello muore a causa di una febbre
“continua e acuta” il 6 aprile 1520.
Presunto autoritratto di
Raffaello, 1506 circa
ALCUNE OPERE
• Sposalizio della vergine
• Madonna del baldacchino
• La Trasfigurazione
SPOSALIZIO DELLA VERGINE
L'opera che conclude la fase giovanile,
segnando un distacco ormai incolmabile con i
modi del maestro Perugino, è lo Sposalizio
della Vergine, datato 1504 e già conservato
nella cappella Albizzini della chiesa di San
Francesco di Città di Castello. L'opera si ispira
a una pala analoga che il Perugino stava
dipingendo in quegli stessi anni per il Duomo
di Perugia, ma il confronto tra le due opere
mette in risalto profonde differenze. Raffaello
infatti copiò il maestoso tempio sullo sfondo,
ma lo alleggerì allontanandolo dalle figure e
ne fece il fulcro dell'intero spazio della pala
che sembra ruotare attorno all'elegantissimo
edificio a pianta centrale. Anche le figure sono
più sciolte e naturali, con una disposizione
nello spazio che evita un rigido allineamento
sul primo piano, ma si assesta a semicerchio,
bilanciando e richiamando le forme concave e
convesse del tempio stesso.
Sposalizio della vergine, 1504
MADONNA DEL BALDACCHINO
Opera conclusiva del periodo fiorentino, del
1507-1508, può considerarsi la Madonna del
Baldacchino, lasciata incompiuta per la sua
repentina chiamata a Roma, da parte di Giulio II.
Si tratta di una grande pala d'altare, la prima
commissione del genere ricevuta a Firenze, con
una sacra conversazione organizzata attorno al
fulcro del trono della Vergine, con un fondale
architettonico grandioso ma tagliato ai margini,
in modo da amplificarne la monumentalità. Ogni
staticità
appare
annullata
dall'intenso
movimento circolare di gesti e sguardi,
esasperato poi negli angeli in volo
accuratamente scorciati. Sant'Agostino ad
esempio allunga un braccio verso sinistra
invitando lo spettatore a percorrere con lo
sguardo lo spazio semicircolare della nicchia,
legando i personaggi uno per uno, caratteristica
che a breve si ritroverà anche negli affreschi
delle Stanze vaticane.
Madonna del baldacchino, 1507-1508
LA TRASFIGURAZIONE
Nel 1516 il cardinale Giulio de' Medici mise su una
sorta di competizione tra i due più grandi pittori attivi
in Roma, Raffaello e Sebastiano del Piombo (alle cui
spalle stava l'amico Michelangelo), ai quali richiese
una pala ciascuno da destinare alla cattedrale di
Narbonne, la sua sede vescovile. Raffaello lavorò
piuttosto lentamente all'opera, tanto che alla sua
morte era ancora incompleta e vi mise sicuramente
mano Giulio Romano nella parte inferiore, anche se
non si conosce in quale misura. La sua opera
riguardava la Trasfigurazione di Cristo, che era fusa
per la prima volta con l'episodio evangelico distinto
della Guarigione dell'ossesso.
Opera dinamica e innovativa, con uno sfolgorante uso
della luce, mostra due zone circolari sovrapposte,
legate da molteplici rimandi di mimica e gesti. Forza
drammatica è sprigionata dal contrasto tra la
composizione simmetrica della parte superiore e la
concitata gestualità e le dissonanze di quella
inferiore, raccordandosi però sull'asse verticale fino
all'epifania divina, che scioglie tutti i drammi.
La Trasfigurazione, 1516
Lavoro di
Allievi Simone
Moro Nicola
Sitografia: Wikipedia.com
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RAFFAELLO - IIS Leonardo Da Vinci – Chiavenna