3° PACCHETTO TURISTICO
fine settimana
29 - 30 maggio 2010
1° GIORNO - 29 MAGGIO 2010
Ore 09.00 - Partenza bus da luoghi prestabiliti;
Ore 10.00 – Prevista visita guidata alla cittadina di MONTELLA, patria di Giuseppe Cavaniglia, si parte alla volta di
STURNO, dove il comitato accoglienza garantirà le visite guidate e un "Welcome aperitive" per i
partecipanti;
Ore 13.00 - Pranzo in ristorante convenzionato;
Ore 15.00 – I partecipanti viaggeranno alla volta di VILLAMAINA con visita alle terme;
Ore 17.00 – Si proseguirà alla volta di ROCCA SAN FELICE, visita alla mephite e al centro storico con la famosa
rocca;
Ore 21.00 – Sistemazione in hotel convenzionato con cena spettacolo con il gruppo "Ciardi & Ranucci" e pernotto.
2° GIORNO - 30 MAGGIO 2010
Ore
Ore
Ore
Ore
Ore
08.30 – Colazione in hotel;
09.30 - Visita al centro storico e al castello di GESUALDO;
11.00 - Si prosegue alla volta di FONTANAROSA, con visita guidata a cura dell'associazione pro loco;
13.00 – Pranzo in ristorante tipico convenzionato;
19.00 – Ritorno nei luoghi di partenza.
MONTELLA
Come arrivare a
Montella
In auto
Prendendo l'uscita Avellino Est della Napoli-Bari (A16) e
proseguendo, sulla SS7 bis, per Montella. Dalla A3, SalernoReggio Calabria, l'uscita da prendere è Contursi, e proseguire,
sempre sulla SS7 bis, verso Lioni e poi Montella.
In autobus
Collegata con frequenti corse di linea di AIR spa. Con
intercambio ad Avellino, è facile raggiungere Napoli, la
costiera Amalfitana, Caserta, e ovviamente gli aeroporti di
Capodichino e di Salerno e i porti. Aziende private, collegano
Montella con diverse città italiane (Roma, Milano, ecc), ed
europee (Ginevra, Colonia, Zurigo, Basilea, Stoccarda, ecc)
In treno
Stazione di Montella. La stazione di Montella si trova sulla
ferrovia Avellino-Rocchetta Sant'Antonio. È servita da diversi
convogli al giorno e un collegamento diretto con Salerno. Da
Avellino, si può facilmente raggiungere Benevento, Roma,
Napoli, Salerno, e ovviamente molte delle città campane; da
Rocchetta, Foggia e molte città pugliesi.
Periodicamente ricorre la manifestazione del treno antico:
viene rimesso in funzione il vecchio locomotore a vapore. In
occasione di tale manifestazione si ha una grossa
partecipazione delle scuole, e i bambini apprezzano lo
spettacolo del treno antico poiché viene anche data la
possibilità di salire sul locomotore e partecipare, con lavoro di
pala, alla combustione del carbone nella caldaia. Le persone
anziane apprezzano la possibilità di rivedere lo spettacolo del
vecchio treno di cui avevano usufruito nella loro giovinezza.
Durante la manifestazione il vecchio locomotore percorre un
tragitto che interessa anche i paesi vicini di Bagnoli Irpino,
Castelfranci, Lioni, Nusco.
Montella è un comune italiano di 7.979 abitanti della provincia di Avellino in Campania.
CENNI STORICI
Non sappiamo molto in merito ai primi abitanti della zona di Montella, ma alcuni reperti in
pietra lavorata che sono stati rinvenuti portano a pensare che i primi insediamenti risalgano a pochi
millenni prima di Cristo.
Per il periodo successivo la fonte cui generalmente si fa riferimento è l'opera dello Scandone. Nel 500
a.C. circa, alcune tribú irpine si insediarono nella zona tra il fiume Calore e il Lacinolo. Di ciò si può esser
certi poiché nella zona bassa dell'odierno abitato di Montella, ovvero il rione Fondana, nonché nell'area
attraversata dalla recente variante che collega la SS per Acerno alla zona industriale, ebbene in codeste
aree è sufficiente scavare fino a uno o due metri sotterra per trovare numerosissimi reperti databili dal
500 a.C. fino a tutto il periodo della dominazione romana.
Per quanto riguarda il periodo preromano, le tribú irpine ebbero come loro punto di interesse religioso e
militare il luogo che oggi viene denominato Montella piccola, che doveva essere un presidio militare
realizzato con le tecniche proprie di quelle popolazioni: una semplice palizzata con al massimo dei
contrafforti in terra battuta. Certo è da dire che il popolo dei Sanniti, di cui la tribú Irpina era parte,
costruiva in alcuni casi anche strutture notevoli usando massicci blocchi di pietra bianca, ma nel
territorio di Montella tali opere non ve ne sono, perciò si può convenire che il punto di interesse di
Montella piccola sia stato munito di una cinta in terra battuta o palizzata di legno. Tale struttura non è
collocata nel moderno abitato di Montella ma più in direzione del fiume Calore, sul versante del m. del
Salvatore. Gli Irpini, che insieme ai Pentri e ai Caudini erano parte importante della confederazione
militare sannitica, combatterono contro i Romani nelle famose tre Guerre Sannitiche. Il valore dei
guerrieri Sanniti fu indubbio, ma alla fine le legioni Romane ebbero il sopravvento e l'egemonia della città
dei sette colli si estese su tutto il territorio.
In epoca longobarda Montella fu sede di un importante gastaldato, data la sua collocazione strategica tra
il beneventano e il salernitano. Un notevole posto di guardia dell'epoca medioevale è la cosiddetta
Rotonda, di cui oggi rimangono i ruderi. Si trattava di un posto di guardia importante poiché posto, come
già detto, tra il gastaldato di Benevento (il territorio di Montella) e quello di Salerno.
All'epoca dei Normanni il gastaldato divenne contea. Tra le importanti casate che governarono il
territorio ricordiamo i signori d'Aquino (dal 1174 al 1293), sotto il dominio dei quali nacque Rinaldo
d'Aquino, rimatore della scuola poetica siciliana.
Nel 1222 frate Francesco d'Assisi, durante il suo viaggio di ritorno dal Santuario di S. Michele Arcangelo
del Gargano, si fermò nei pressi di Montella, nel bosco di Folloni; decise di lasciare colà alcuni frati
affinché edificassero un dormitorio e convertissero con la loro missione i ladri che infestavano il bosco.
Sorse così il monastero di San Francesco a Folloni che tutt'oggi partecipa in maniera attiva alla vita della
comunità. Per approfondire l'argomento è possibile consultare il sito web dei Francescani a Montella.
Dal 1445 al 1597 Montella fu feudo dei conti Cavaniglia, cavalieri Aragonesi, venuti nel Regno di Napoli
dalla Spagna in seguito alla sconfitta degli Angioini. Delle numerose testimonianze rimaste la più
importante è sicuramente il mausoleo di Don Diego Cavaniglia, glorioso capitano, ferito a morte durante la
battaglia contro i Turchi ad Otranto. Per Montella il lungo periodo feudale ebbe termine agli inizi del XIX
secolo, quando il Regno di Napoli fu occupato dalle truppe napoleoniche.
STURNO
Come arrivare a Sturno
In auto
Per raggiungere Sturno è necessario percorrere
l'A16 Napoli-Bari, uscire allo svincolo di
Grottaminarda e proseguire per le SS91 e SP 38. La
distanza da Napoli è di 94 km.
In aereo
L'aeroporto più vicino è Napoli Capodichino.
Sturno
è un comune italiano di 3.198 abitanti della provincia di Avellino in Campania.
CENNI STORICI
Quando ancora era un insieme di semplici agglomerati di case che facevano parte della vicina Frigento,
Sturno era chiamata "Quasale" (poiché era formato da una serie di casali appartenenti alle famiglie più
abbienti); successivamente i piccoli agglomerati si svilupparono in vero e proprio paese; il
commessionato Lucio Pascale, inviato da Gioacchino Murat in quell'epoca cercò di capire il motivo di
questa separazione e una volta compreso lo comunicò a Gioacchino Murat che confermò l'indipendenza
di Sturno: il 9 aprile 1809 viene considerata la data della fondazione del paese per il precedente
motivo: ovviamente i frigentini non furono d'accordo. Passarono ben due anni per delimitare i confini
tra i due paesi ed il motivo era molto semplice: a Sturno sarebbero toccati i terreni migliori, quelli
fertili e più in pianura: la prima delibera sturnese venne aprrovata nel 1810, ben due anni più tardi. Il
paese incominciò questa sua voglia di "indipendenza" già dalla fine del Seicento, perché il Comune si
trovava a Frigento e per salire la montagna occorreva percorrere una strada stretta e ripida nella
notte, e naturalmente senza automobile! Le due famiglie che furono accusate dai frigentini della
divisione furono quelle dei Grella e dei Testa che capeggiarono la rivolta: uno dei motivi in più dei
frigentini per non dividersi era anche questo: "le famiglie dei Grella e dei Testa capeggiano il paese e
non c'è motivo di dividersi": in conseguenza di ciò venne cercato, e poi trovato, un simbolo che
rappresentasse il paese: quel simbolo era uno "storno". Tale uccello venne scelto poiché davanti una
delle osterie del paese si trovava una gabbia con uno storno che dilettava i passanti con il suo canto. In
dialetto lo storno veniva chiamato "sturno" e quel nome fu attribuito da allora al nuovo paese.
Nel 1980, fu colpito dal forte terremoto dell'Irpinia che provocò non solo molte vittime ma anche una
profonda lesione nella società come anche nell'economia. Da allora, grazie ai fondi messi a disposizione
dallo Stato italiano, si è potuto assistere ad un miglioramento continuo delle strutture sociali come
anche delle costruzioni che sono realizzate ora secondo le più moderne norme antisismiche.
VILLAMAINA
Come arrivare a Villamaina
In auto
Villamaina dista soltanto 14 Km dal casello di
Grottaminarda ( A16 Napoli-Canosa) in direzione
Gesualdo
(statale
428).
Vi si arriva anche dalla nazionale Ofantina (20 Km da
Lioni). La stazione FS più vicina e meglio servita è quella
di Ariano Irpino (linee verso Benevento-Napoli-Roma e
verso
Foggia-Bari).
Villamaina è raggiungibile anche attraverso autobus di
autolinee pubbliche con numerose corse giornaliere (linea
Grottaminarda-S.
Angelo
dei
Lombardi).
Distanza
Distanza
Distanza
Distanza
Distanza
da
da
da
da
da
Roma: Km 290
Napoli: Km 110
Avellino: Km 47
Benevento: Km 46
Bari: Km 182
Villamaina è un comune italiano di 959 abitanti della provincia di Avellino in Campania.
CENNI STORICI
E' molto probabile che l'antica cittadella romana sorgesse dove ancora oggi si estende la contrada
denominata Formulano intorno all'omonima fontana. Lo storico ottocentesco Paolino Macchia ci parla di
cospicui ritrovamenti archeologici in una campagna di scavi condotta nel 1838 nella quale vennero alla
luce in questa località statuette votive, anfore, corniole ecc. E' nostra opinione che nei pressi della
fontana, molto probabilmente nella zona a ridosso del fiume Fredane, fosse ubicata una fabbrica di
oggetti in terracotta, tenendo presente la probabile etimologia “forma-formula” ed anche in
considerazione del buon numero di oggetti marchiati con i bolli laterizi “Ploti Vitelliae” e “Lucius Hud”
rinvenuti
in
questa
contrada.
Dunque l'antica Formualano costituì il primo nucelo abitativo del paese. C'è ancora incertezza, invece,
per quanto rigurda l'origine del nome di Villamaina. Mons. Nicola Gambino parlava di due forme, un
latina, “Villamagna”, ed una popolare che sarebbe poi risultata prevalente, “Villamaina”.
Improbabili le ipotesi che accostavano (Paolino Macchia, Fabio Ciampo e Santoli) il toponimo ai nomi di
Manio Curio Dentato o Caio Mario. La tesi più recente è che Villamaina derivi da “Villama(ch)ina”, che
prenda cioè il suo nome da quella che era l'attività fondamentale di questa terra: la coltivazione del
grano e la presenza di molti mulini (machinae) favorita dal percorso del Fredane che circoscrive il
nostro
paese.
Nei secoli medievali, abbandonata la zona di Formulano, evidentemente troppo esposta ai pericoli delle
invasioni barbariche, il paese si arroccò in cima alla collinetta. Esso era circondato da alte mura, di cui
ancora restano le tracce. Vi si accedeva tramite due porte: “Porta Vecchia” e “Porta Nova”, delle quali
una dovrebbe corrispoendere pressappoco con l'attuale Arco civico. All'interno delle mura sorgeva il
Palazzotto ducale, rimasto in piedi fino al sisma del 1980. Accanto si trovava la Chiesa dela Madonna di
Costantinopoli (oggi Santa Maria della Pace) che inizialemente fu cappella privata del palazzotto ducale.
Intorno a queste costruzioni sorgeva, racchiuso evidentemente in un perimetro urbano molto ristretto,
il
piccolo
borgo.
Il primo documento storico che riporta il toponimo di Villamaina risale invece al Novembre del 1157.
Doferio, figlio di Malfrido di San Barbato, essendo stato colpito da gravissima infermità, della quale
sarebbe poi deceduto, decide di affidare le sue volontà testamentarie al giudice Malfrido. In questo
documento Doferio chiede ai suoi eredi di eliminare l'escatico, cioè quella tassa in natura (vino,
prosciutti e altro) che i contadini di Villamaina erano precedentemente tenuti a pagargli.
Il Catalogus Baronum, documento compilato nella seconda metà del XII secolo, è il secondo atto a
parlare di Villamaina dicendo: “Rogerius filius Lodoysij tenet de eodem Trogisio de Grutta Villam
Maynam, et medietatem Tropaldi...” (Ruggero, figlio di Ludovico, possiede, dello stesso Trogisio di
Grottaminarda,
Villamaina
e
la
metà
di
Atripalda
...).
Da quel momento a Villamaina si sono susseguite numerosossime famiglie nobiliari, tra le quali hanno
mantenuto il feudo con una certa continuità e per un arco di tempo più consistente solo i Caracciolo (XV
e XVIII sec.), dalla cui discendenza ebbe i natali il celebre Domenico che nel 1781, e per alcuni anni di
seguito, dopo essere stato ambasciatore in varie nazioni europee, ricoprì la carica di Vicerè delle
Sicilie.
Il borgo di Villamaina si estese nel corso dei secoli XVI, XVII e XVIII al di fuori delle vecchie mura di
cinta e "conquistò" la parte pianeggiante della collinetta: Corso Marconi, Via Giadino, Via Roma. Solo di
recente la ricostruzione post sismica ha programmato e realizzato nuove zone d'insediamento urbano. I
nuovi insediamenti abitativi sorgono in tre punti diversi del territorio: a sud in contrada "Antica", a
ovest in contrada "Cisterne" e a nord in contrada "Rasole". Da paese arroccato, Villamaina va
estendendosi lungo le pendici della collina assumendo l'aspetto di un moderno centro urbano.
ROCCA SAN
FELICE
Come arrivare a Rocca San Felice
Rocca San Felice
è un comune italiano di 894 abitanti della provincia di Avellino
in Campania.
CENNI STORICI
Dopo anni di lotta per contendersi il principato di Benevento, nell’848, il re
Ludovico, figlio dell’imperatore di Germania Lotario, impose un accordo che
prevedeva la divisione dell’originario principato in due: quello di Benevento e
quello di Salerno.
I confini dei due principati, in questo luogo, furono segnati dal fiume Fredane.
Per controllare quel tratto di confine il principe di Salerno fece costruire le
fortezze di Monticchio dei L. e di Guardia dei L., mentre quello di Benevento
fece costruire le fortezze di S. Angelo a Pesco (oggi “Pescone”) e di Rocca S.
Felice.
In quest'ultima inizialmente abitarono i soldati e il torrione fu la dimora del
capitano.
Ben presto trovarono rifugio e protezione sotto la roccaforte i contadini che
vivevano a Santa Felicita e alla Mefite Le capanne di questi contadini,
unitamente alla fortezza, costituirono il primo nucleo abitato di Rocca S.
Felice.
In auto
Per raggiungere Rocca San Felice è necessario
percorrere l'A16 Napoli-Bari, uscire ad Avellino
est per poi proseguire per la SS Ofantina in
direzione di Montella-Lioni. La distanza da
Napoli è di 98 km.
In aereo
L'aeroporto più vicino è Napoli Capodichino.
GESUALDO
Come arrivare a Gesualdo
In auto
Gesualdo dista appena 10 km dall'uscita del casello
di Grottaminarda, situato al Km.81 dell'Autostrada
A16 Napoli-Bari. In alternativa all'autostrada il
Comune è raggiungibile mediante la Strada Statale
n.303 e un breve tratto della SS428.
In treno
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Ariano
Irpino, distante 25 Km, sulla linea BeneventoFoggia.
In autobus
Gesualdo è ben collegato con il capoluogo Avellino da
cui dista circa 40 Km con diverse corse giornaliere
dirette e indirette con coincidenza a
Grottaminarda.
Gesualdo è un comune italiano di 3.694 abitanti della provincia di Avellino in Campania.
CENNI STORICI
Di una prima Gesualdo arcaica, « stazione preistorica » di primo piano nella Valle del Fredane rimangono armi e
resti umani rinvenuti sul posto e conservati nel Museo Archeologico di Napoli ed altrove. Una seconda Gesualdo
oggi può essere individuata in quella famosa Cisauna , che viene menzionata negli « elogia » degli Scipione,
precisamente alla Quarta iscrizione sepolcrale relativa a Scipione Barbato (284 a.C.). Terza infine è la
Gesualdo longobarda, fondata nell´anno 650 dall´omonimo cavaliere e guerriero distintosi durante l´assedio di
Pavia, che venuto dal Nord qui eresse il primitivocastello, all´epoca merlato, e che quindici anni dopo, di nuovo
impegnato in guerra, fatto prigioniero, si immolò eroicamente, mentre correva in aiuto di Grimoaldo a
Benevento, assediata dalle truppe dell´imperatore Costante. Gesualdo, all´epoca dei Franchi, fu beneficiaria
del trattato di Kiersy (877), sicché il capitolare carisiacum decretò il diritto dinastico ereditario. Guglielmo I
dei Normanni, nel 1078 riprese l´autonomia da Benevento, giacché i duchi Gesualdo ne erano stati
precedentemente esautorati. Sotto gli Svevi eccelsero i Conti Falcone, Nicola e Bartolomeo Gesualdo. Più
famoso dei tre è certamente Falcone, che ha il merito di aver trafugato la salma dello sventurato Manfredi ed
anche per questo pagò con la vita la sua fedeltà agli Svevi. Tra i letterati del XV sec. si distinse il celebre
critico Giovanni Andrea da Gesualdo, che, poi, passò alla corte di Maria de Cardona, castellana mecenate in
Avellino. Durante le guerre franche-spagnuole Gesualdo seguì sorti alterne subendo gravi danni morali e
materiali.
Nel 1428 con i Filangieri si ingrandisce il feudo di Gesualdo con l´annessione di molte « terre » limitrofe. Nel
1460, per rivendicarsi dell´infedeltà dei feudatari, Ferdinando I fa spogliare il Castello di Gesualdo. Nel 1466
la « Piana di S. Filippo », presso l´abitato, è teatro di un´aspra battaglia della guerra franco-spagnuola. Il
conte di Gesualdo partecipa nel 1495 alla battaglia di Fornivo e col trattato di Blois del 1505 riprende la
politica espansionistica del feudo gesualdino.
In pieno sec. XVI, per l´esattezza il 1560, la nascita di Carlo Gesualdo rappresenta una data memorabile
anche per Gesualdo, giacché il Principe, all´età di 30 anni, doveva trascorrere qui il resto della sua vita. Il noto
compositore, in arte Gesualdo da Venosa, creò, infatti, nella nostra cittadina la maggior parte dei suoi
celeberrimi madrigali a 5 voci, ben 110 negli anni dal 1594 al 1611, istallando apposita tipografia nel castello,
trasformato da lui in palazzo signorile, e scrisse inoltre due libri di mottetti ed uno di responsori, mentre altri
madrigali (questi a 6 voci ) per interessamento di Muzio Efrem videro la luce postumi nel 1626. Nicolò
Ludovisio, nipote di Alessandro, Papa col nome di Gregorio XV, sposò Isabella Gesualdo, nipote di Carlo e,
poiché l´erede maschio "Emmanuello" (Emanuele) morì prematuramente, divenne il nuovo feudatario. Ludovisio
si risposò, imparentandosi con i Pamphili, governò saggiamente e colto mecenate si fece promotore della
costruzione di numeroseChiese, che fece affrescare da pittori celebri e dotò di reliquie e preziosi. Cillo
Palermo, poeta gesualdino, fu alla sua corte, nato contadino della zona « Volpito », è quasi certamente il
suggeritore, se non l´autore del testo affidato all´angelo nella sacra rappresentazione del «Volo dell´Angelo»,
che annualmente ancora si ripete in occasione delle festività di S. Vincenzo Ferreri (ultima domenica di
agosto)..
Domenico Gesualdo nel 1704 riottiene il titolo di Principe e per decreto di Carlo III nell´anno 1753 Gesualdo
diviene CITTA´. Nel 1758 la Chiesa del Rosario viene dichiarata monumento nazionale e il 10 giugno 1772 il
feudo di Gesualdo viene venduto a Giuseppe Caracciolo, Principe di Torella. Il castello disabitato ed
incustodito nel 1779 viene saccheggiato da cima a fondo. Col sec. XVIII la storia cittadina manda più ombre
che luci e con i secoli successivi, dopo l´unità d´Italia, essa si fonda con la nostra patria. Gravi danni ai
monumenti gesualdini, solo parzialmente sanati, sono stati inferti dai numerosi terremoti, in special modo da
quello del 1980, da cui faticosamente la comunità si è risollevata.
FONTANAROSA
Come arrivare a Fontanarosa
In auto
Il Comune dista 11 km dall'autostrada Napoli Bari, con uscita al casello di Grottaminarda
proseguendo per la S.S.164.
In treno
La stazione FS più vicina è quella di Luogosano,
sulla linea Avellino -Rocchetta Sant'Antonio, con
collegamenti per Avellino e per Grottaminarda.
In autobus
Il comune è raggiungibile anche mediante autobus
di
autolinee
Fontanarosa
-Avellino,
con
collegamenti per Avellino (5 corse giornaliere nel
periodo estivo e 11 corse giornaliere nel periodo
•
invernale ) o per Grottaminarda (6 corse
giornaliere nel periodo estivo e 13 corse
giornaliere nel periodo invernale).
Fontanarosa è un comune italiano di 3.336 abitanti della provincia di Avellino in Campania.
CENNI STORICI
Ecco una cittadina irpina che sorta su un terreno mosso e collinoso (Altitudine 480 Mt.
S/m e una superficie territoriale di Kmq. 16,75) non si è lasciata frazionare dai
contorcimenti della natura. Essa si presenta compatta nelle case e saldamente articolata
nelle vie, che ruotano intorno ad una bella piazza, una volta centrata da un tiglio tozzo e
oppresso da una cupola di verde. Alcune vie scoscendono a precipizio, ma la statica è sicura
è sorretta dalla struttura pietrosa del terreno e della sapienza costruttiva degli abitanti
(circa 4000).
La cittadina ha una unità architettonica che si impone subito, nel decoro esteriore e nella
dignità delle sue linee. Forse le leggi dell’armonia e delle proporzioni sono state tratte dal
paesaggio mirabile che a forma di conca vastissima si dispiega dolcemente sotto lo sguardo
di Fontanarosa, fino all’orizzonte delimitato dalle montagne evanescenti dell’Appennino. La
cittadinanza si adagia su di un colle pingue di vigne e di oliveti e la sua ben nota costrutta
robustezza si affina solo nella leggiadria del nome. Oltre la leggenda che si parla di una
fontana che sarebbe esistita anticamente in un gran roseto e appartenente ad una tale
Rosa, chi ci dirà con certezza l’origine di questo nome? Anche la sua fondazione è incerta e
chi spinge fino alla superstite popolazione dell’antica Eclano distrutta nel 662 per opera
dell’Imperatore Greco Costante II°, non può spiegare i secoli di silenzio in cui la località
sarebbe rimasta avvolta, fino a quando i Normanni non ci hanno dato una più sicura
testimonianza della sua origine. Infatti gli scarsi avanzi di un cartello normanno segnano
l’origine di Fontanarosa. Qui, più precisamente in località Fiumara, furono rivenuti armi ed
utensili dell’età della pietra in un sepolcreto. Nel 987 Fontanarosa fu distrutta da un
orribile terremoto in cui perirono quasi tutti gli abitanti. La sua storia feudale è scarsa di
rilievo, il paese nel sec. XIII fu feudo di una famiglia che ha il suo stesso nome e poi viene
assorbita da quella più prestigiosa della contea dei Gesualdo, da cui passò ai Principi di
Piombino, ai Ludovisio e poi ai Tocco, principi di Montemiletto e infine ai Cantelmo Stuart
che furono gli ultimi feudatari. Ma le croniche in mancanza di meglio, ci tramandano fatti
di contenuto religioso che danno subito sviluppo e rinomanza a Fontanarosa, quando cioè fu
rinvenuta in un pozzo del luogo la statua in terracotta della SS. Vergine. La statua fu
nascosta per sottrarla alla furia persecuzione degli Iconoclasti che addolorano la Chiesa
per ben 116 anni (726-742) e sarebbe rimasta così seppellita se una pastorella, guidata
dall’apparizione della Vergine, non avesse additato agli abitanti del luogo il ricettacolo dove
si conservava la sacra Icone. Nella vicinanza del pozzo, da cui scaturiva un’acqua che
apparve subito portentosa per la salute dei fedeli fu in breve costruita una cappella, la
quale, successivamente ampliata (1731), assume le proporzioni notevoli dell’attuale chiesa,
detta appunto di Maria Santissima della Misericordia o del Pozzo. E’ un Santuario
fastosamente decorato, ricco di doni votivi e di preziosi paramenti sacri, con altari di
marmo pregevole e dipinti di sicuro valore artistico, come un trittico in legno colorato e
dorato del sec. XVII, dono del Principe Carlo Gesualdo e un quadro della Vergine con
bambino che dona il giglio a S. Antonio, appartenente alla scuola di Luca Giordano.
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29 maggio 2010 - Unpli Campania