Corso Di Psicologia Dello
Sviluppo e Dell’Educazione
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Prof. Tonino Cantelmi
Dirigente Responsabile Servizio Psichiatria- Istituto Regina Elena, Roma.
Professore di Psicopatologia, Università Gregoriana, Roma.
Professore di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione, Lumsa, Roma.
Direttore S.C.INT. Scuola di Specializzazione in Psicoterapia CognitivoInterpersonale (MIUR).
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Jean Piaget è uno dei più importanti psicologi del novecento , le sue numerose ricerche
coprono il periodo che va dalla nascita all’adolescenza e considerano una vasta gamma di
comportamenti e funzioni psichiche: intelligenza, gioco, imitazione, interazione tra coetanei,
giudizio morale e la formazione di numerose ed eterogenee nozioni.
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Secondo Piaget l’intelligenza è uno dei modi in cui un organismo interagisce con l’ambiente.
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Alla base dei processi cognitivi ci sono delle funzioni che caratterizzano la vita stessa essendo
presenti in tutti gli esseri viventi (invarianti funzionali):

L’organizzazione riguarda le relazioni tra un organismo e le sue parti, e si manifesta nella
tendenza a formare totalità costituite da un numero crescente di parti differenti e
interconnesse.
L’adattamento riguarda invece le relazioni tra un organismo e l’ambiente e può
essere suddiviso in due processi complementari: l’assimilazione e
l’accomodamento.
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L’assimilazione riguarda l’azione dell’organismo sull’ambiente e consiste
nell’incorporare qualcosa materialmente o cognitivamente, come avviene quando
si applica ad un oggetto uno schema motorio o mentale.

L’accomodamento riguarda l’azione con cui l’ambiente costringe l’organismo a
modificare le azioni ad esso indirizzate.

L’adattamento c’è, secondo Piaget, quando assimilazione e accomodamento sono
in equilibrio.
Con le nozioni di organizzazione e adattamento Piaget
fornisce una visione dei bambini come attivi costruttori delle
proprie conoscenze.
I bambini all’inizio sanno eseguire solo azioni motorie con il
crescere le loro azioni divengono anche mentali e con il
tempo sempre più differenziate e coordinate.
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Stadio sensomotorio (fino ai 2 anni)
Stadio preoperatorio (2- 7 anni)
Stadio operatorio concreto (7-11 anni)
Stadio operatorio formale (oltre i 11 anni)
I bambini non sono capaci di evocare mentalmente oggetti ed
eventi, e le loro interazioni con l’ambiente si limitano a
percezioni e azioni motorie guidate da schemi sensomotori:
una sorta di piani di azione che collegano percezioni e
movimenti.
Gli schemi d’azione, all’inizio molto elementari e privi di
coordinamento reciproco, si coordinano progressivamente,
rendendo possibile l’esecuzione di azioni sempre più lunghe
e complesse.
Secondo Piaget, durante i primi 18 mesi i bambini interagiscono con l’ambiente solo
mediante la percezione e le azioni, poiché non sono ancora in grado di evocare
oggetti o eventi non presenti percettivamente.
Le conquiste che i bambini riescono gradualmente a realizzare nei primi due anni di
vita sono così importanti e numerose che Piaget ha suddiviso lo stadio in sei
sottostadi:
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Stadio 1: esercizio dei riflessi (0 >1 mesi)
Stadio 2: primi adattamenti acquisiti (1>4 mesi)
Stadio 3: reazioni circolari secondarie (4 > 8 mesi)
Stadio 4:coordinazioni schemi secondari (8 >12 mesi)
Stadio 5: reazioni circolari terziarie (12 > 18 mesi)
Stadio 6: invenzione di mezzi nuovi attraverso combinazioni mentali (18 > 24
mesi)
I stadio (0-1 mese) esercizio dei riflessi
Questo stadio concerne la modificazione dei riflessi . I riflessi sono il materiale di
partenza di cui dispone il bambino e sono alimentati da un numero crescente
di oggetti fisici: oggetti da (per) succhiare, da afferrare, da guardare.
Il bambino si succhia ciò che è mangiabile, ma anche ciò che non lo è, in
quanto la suzione è una sorta di strumento per la raccolta di informazioni sul
mondo esterno (generalizzazione dei comportamenti)
azione --> risultato dell'azione --> riattivazione
L'attività motoria produce piacere, produce rilassamento (fatto piacevole).
Le qualità degli oggetti rappresentano quelle "novità" che richiedono un
accomodamento degli schemi di azione già formati.
A questo punto, dunque, si può cominciare ad usare la nozione di schema di
azione, intesa come insieme organizzato di condotte.
II stadio ( 1-4 mesi) primi adattamenti acquisiti
Questo stadio è caratterizzato da una costruzione molto più rapida
e diffusa di schemi e dalle reazioni circolari primarie
cioè la ripetizione di schemi: scoperto il risultato di un
movimento che risulta interessante, il bambino tenta di
ottenere di nuovo l'effetto.
Nelle reazioni circolari primarie il fulcro di interesse è ancora il
corpo del bambino, per cui i risultati riguardano, ad esempio,
succhiare il dito, esplorare degli oggetti, ascoltare le proprie
vocalizzazioni.
Le reazioni circolari primarie costituiscono i prerequisiti perché il
comportamento divenga, successivamente, più complesso.
III stadio (4-8 mesi) reazioni circolari secondarie e procedimenti per far durare
gli spettacoli interessanti:
Le reazioni circolari secondarie sono dirette verso il mondo esterno (circostante). Ad
esempio il bambino scuote un oggetto e questo suona, oppure colpisce una
palla e questa rotola.

Nelle reazioni circolari secondarie non sempre i comportamenti producono dei
risultati. Il tempo che intercorre fra comportamento ed effetto è molto
importante perché si possa stabilire la contingenza fra ciò che si fa e ciò che
succede. In un primo momento, il tempo in cui il bambino fa attenzione a ciò
che succede, dopo un particolare comportamento, è molto breve. Tale lasso
temporale, nelle fasi successive dello sviluppo, si allunga. In questa fase inizia
la costruzione del ‘tempo’.

In questo stadio il bambino si comporta tuttavia ancora per tentativi ed errori,
perché non riesce a costruire un rapporto stabile fra comportamento e risposta
altrui e non può ancora anticipare compiutamente gli effetti dei propri
comportamenti.
IV stadio (8-12 mesi) coordinazione degli schemi secondari e loro applicazione a
situazioni nuove:
Gli schemi precedenti vengono coordinati in sequenze per raggiungere un fine.

L'insuccesso dovuto all'applicazione di un particolare schema, porta insoddisfazione.
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La combinazione di schemi in modi sempre più complessi determina l'inizio della
pianificazione di azioni.

In questa fase, se lo schema di azione non è quello giusto per ottenere lo scopo, il
bambino è in grado di capire che è meglio modificare la sequenza delle azioni che
determina lo schema.

Già in questa fase è presente l'esperienza senso-motoria del risultato di un'azione. In
tal senso agire è conoscere: l'azione consente anche di costruire l'esperienza sensomotoria dell'azione, che serve ad anticipare il risultato di un'azione. Esercitare i
riflessi, esercitare le reazioni primarie e secondarie, è fonte di conoscenza nella
misura in cui l'azione è memorizzata nelle sue caratteristiche senso-motorie,
diventando così strumento per anticipare ciò che un'azione può produrre, senza
agirla. Questa è anche la base dell'intenzionalità dell'azione.
V stadio ( 12-18 mesi) la scoperta di mezzi nuovi mediante
sperimentazione attiva (reazioni circolari terziarie):
Esse sono l’estensione, la sofisticazione (nel senso di
miglioramento) degli schemi precedenti.
Si scoprono nuovi strumenti nella costruzione di condotte
orientate verso lo scopo.
Ricerca di mezzi nuovi sperimentando i propri schemi, interesse
per le novità.
Condotte caratteristiche: supporto; cordicella; bastone;
Ricerca di oggetti scomparsi dalla vista, ma non riesce a
ricostruire spostamenti che vengono resi invisibili
Stadio VI (18-24 mesi) la scoperta di mezzi nuovi mediante combinazione
mentale:
Invenzione di mezzi nuovi mediante combinazioni mentali:
il pensiero del bambino non è più solamente manifesto. Il bambino ‘pensa’ ciò
che sta per fare ed elabora la concatenazione più adatta per ottenere un certo
risultato. Solo quando ha combinato le azioni necessarie, le agisce. Domina il
pensare prima di fare, il rappresentarsi la sequenza di azioni necessarie per
raggiungere un obiettivo. Tutte le esperienze precedenti divengono, dunque,
immagini mentali degli schemi di azione. Immaginare vuol dire riprodurre
mentalmente una sequenza di azioni.
In questo stadio si assiste all’emergere della funzione simbolica o capacità
rappresentativa = capacità di evocare mentalmente oggetti o situazioni che non
sono fisicamente presenti.
 rende possibile un diverso modo di usare il linguaggio: i bambini ora usano le
parole anche per descrivere cose non presenti e raccontare quello che hanno visto
o fatto prima
 Si manifesta nel Gioco simbolico e nell’imitazione differita
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la funzione dell’imitazione è essenzialmente quella di arricchire il patrimonio di
schemi, è necessaria per l’acquisizione del linguaggio perché consente ai bambini di
appropriarsi delle parole sentendole pronunciare da altri.
Il gioco invece assicura il consolidamento degli schemi e gratifica chi vi si dedica
mediante l’esercizio di attività che padroneggia bene.
Lo sviluppo dell’imitazione procede per stadi paralleli a quelli dell’intelligenza
sensomotoria:
Nel primo mese di vita (I stadio)= non sono ancora presenti né imitazione, né gioco.
L’infante è stimolato a piangere dal pianto di altri bambini e esegue alcuni schemi a vuoto.
Tra i 2 e gli 8 mesi (II stadio)= le azioni acquisite attraverso le reazioni circolari e primarie
e secondarie possono assumere forma di gioco quando l’infante le esegue per puro piacere.
Frattanto l’imitazione, dapprima sporadica, si fa più frequente e sistematica; riuscendo a
imitare anche un’azione che non stava eseguendo al momento purché gli sia già familiare.
Non è capace però di imitare movimenti che riguardano parti del corpo, come la bocca,
che egli o ella non può vedere.
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Tra gli 8 e i 12 mesi (IV stadio)= l’imitazione si estende anche ai movimenti
che l’infante non può vedere su di sé, come aprire e chiudere gli occhi, tirare
fuori la lingua, toccarsi il naso. Inoltre cominciano ad imitare movimenti e
suoni che non avevano mai eseguito prima per conto proprio, con una serie di
tentativi.
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Per quanto riguarda il gioco i bambini cominciano a RITUALIZZARE alcuni
schemi, cioè usarlo fuori del loro contesto abituale. Questo tipo di comportamento è
molto importante perché è il punto di partenza del gioco di finzione che costituisce
una parte considerevole delle attività spontanee dei bambini durante tutta l’età
prescolare.
Tra i 12 e i 18 mesi (V stadio)= mentre sul piano del gioco continua la
costituzione di rituali i bambini imitano ora sistematicamente delle azioni per
loro nuove, anche quando esse riguardano parti del corpo che non possono
vedere, come mettere la mano sulla fronte e fare marameo.
Il periodo prelinguistico inizia con la fase dei suoni vegetativi, che
comprende le prime settimane di vita.
Verso i 2 mesi inizia quella delle vocalizzazioni non di pianto: i
bambini emettono dei suoni vocalici (cooing, in inglese) quando sono
contenti.
La varietà di queste vocali aumenta verso i 4 mesi, e ad esse si
aggiungono alcune consonanti: prima (gh) e (k), poi (m), (n), (p), (d).
Verso i 7 mesi compaiono le prime sillabe cioè le sequenze CV è
questa la fase della lallazione (o balbettio) canonica.
La lallazione sembra avere un origine innata: essa si manifesta anche
nei bambini sordi dalla nascita.
Attraverso la lallazione il bambino esplora e amplia le proprie abilità.
Verso i 10-12 mesi l’infante entra nell’ultima fase dello sviluppo
fonologico preverbale, quello della lallazione variata. La gamma di
suoni si amplia, risentendo anche dell’influsso ambientale:
cominciano ad alternarsi sillabe diverse, dando origine a delle
sequenze che somigliano a vere e proprie parole e l’intonazione e il
ritmo diventano quelli del linguaggio adulto.
E’ in questo periodo che i bambini
raggiungono una tappa di fondamentale
importanza, pronunciando la
loro prima parola, che segna
il loro ingresso nella fase linguistica.
Con la comparsa delle prime parole i bambini cercano sempre più
spesso di imitare le parole che sentono dire. Per ripetere una sola
parola occorre inoltre analizzare, memorizzare e riprodurre una
sequenza corretta di suoni di cui è composta.
A tre anni la maggior parte dei bambini italiani padroneggia tutti i
fonemi della lingua italiana. Tuttavia diversi bambini continuano ad
incontrare delle difficoltà e sostituiscono qualche consonante la cui
articolazione è più complessa come (r) ed (f) con altre più semplici
come la (l) e (b).
Gli scambi tra l’infante e le persone più grandi sono all’inizio
avviati da questi ultimi e resi possibili dalla
ritmicità di alcuni comportamenti del neonato.
Questi pseudodialoghi sono dovuti interamente
all’iniziativa dell’adulto, che regola le proprie
azioni o il proprio discorso per riempire i vuoti
nel comportamento dell’infante.
TIPO DI
COMUNICAZIONE
DESCRIZIONE
ESEMPI
Preintenzionale
(0-8 mesi)
Movimenti e suoni prodotti
senza intenzioni
comunicative
Una bambina cerca più volte
di afferrare un oggetto senza
mai guardare la madre
Intenzionale
(8-12 mesi)
Suoni e movimenti con
intenzioni comunicative
Una bambina indica un
oggetto guardando il padre ed
emettendo dei suoni
Linguistica
(12 +)
Uso di parole e frasi
Un bambino dice
ripetutamente <<cotto>>,
finché la mamma non gli dà
un biscotto
Gli adulti spianano la strada alla comunicazione linguistica vera e
propria rivolgendosi ai bambini, prima e dopo la comparsa delle
prime parole, con un linguaggio particolare, più semplice ed
enfatico: motherese o anche baby talk.
Un altro modo consiste nel facilitare la comunicazione del
bambino, una volta che cominciano a dire le prime parole,
stimolandoli a parlare e ripetendo ed espandendo le loro
espressioni.
I vari tipi di aiuto che gli adulti forniscono ai bambini sono in
accordo con la teoria di Vygotskij secondo il quale i bambini
acquisiscono le abilità più tipiche della nostra specie interagendo
con persone più esperte.
Verso i 12 mesi i bambini usano in modo coerente certe sequenze di
suoni chiamate protoparole.
Verso i 18 mesi ( fase del lessico emergente) vi è una vera e propria
impennata che fa parlare molti studiosi di una esplosione del
vocabolario. In questa fase il vocabolario dei bambini è costituito
in sostanza da nomi, essi usano anche molti gesti comunicativi ed il
loro numero corrisponde più o meno a quello delle parole.
Le prime parole che i bambini usano sono molto legate a specifici
contesti.
Un’altra caratteristica delle prime parole è di fare parte integrante
delle azioni in corso: i bambini le usano per indicare, descrivere,
commentare quello che sta succedendo, e non ancora per riferisti ad
oggetti o situazioni non presenti.
I bambini non hanno ancora capito che le parole possono essere
usate per riferirsi a categorie di oggetti, e che tale riferimento
può avvenire anche quando gli oggetti non sono presenti.
Le prime parole usate dai bambini denotano un livello di
categorizzazione che è stato definito << di base >>. Ad esempio i
bambini imparano a dire gatto prima di animale, sedia prima di
mobile.
Ci sarà cioè sovraestensione; alcuni studiosi hanno mostrato che
essa si verifica più spesso nella produzione (quando i bambini
devono dire il nome di qualcosa) che nella comprensione
manifestata indicando, tra una serie di oggetti, quelli denominati da
un’altra persona. La sovraestensione sembra dunque un espediente
a cui i bambini ricorrono per compensare la limitatezza del loro
lessico.
La rapida acquisizione di nuove parole richiede delle spiegazioni
perché non si tratta solo di identificare e memorizzare una
sequenza di suoni, ma di comprendere cosa vogliono dire.
Il compito potrebbe essere facilitato dal fatto che molte parole
vengono accompagnate da una definizione ostensiva, cioè
dall’indicazione dell’oggetto a cui si riferiscono.
Secondo Ellen Markman tre sono i vincoli particolarmente
importanti per il bambino: quello dell’oggetto intero, quello
tassonomico e quello dell’esclusione reciproca.
 Il vincolo dell’oggetto intero stabilisce che una parola si riferisce
ad un oggetto nella sua totalità, e non a sue parti o attributi.
Il vincolo tassonomico stabilisce che una parola denota una
categoria, non un singolo oggetto oppure un raggruppamento
tematico.
Il vincolo dell’esclusione reciproca stabilisce che ogni cosa ha un
nome solo.
Dai 18 mesi in poi i bambini iniziano a pronunciare due-tre parole
di seguito; le parole di queste prime espressioni non derivano da
scelte casuali: i bambini usano <<parole di contenuto>>, come
sostantivi, aggettivi e verbi omettendo ausiliari, congiunzioni,
articoli. Per questo Roger Brown ha chiamato <<telegrafico>>
questo tipo di linguaggio.
Le espressioni telegrafiche, più che da regole sintattiche, sono
guidate da relazioni semantiche, come quelle
che specificano i componenti di una azione,
cioè agente, azione, oggetto.
Prima i bambini riescono a esprimere le
relazioni tra due elementi e poi, ampliando
le sequenze che già padroneggiano,
costruiscono espressioni nuove e più lunghe.
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PSI SVILUPPO e EDU- Infanzia 2