SOSTEGNO & MOVIMENTO
Parte I
APPARATO LOCOMOTORE
 L’apparato locomotore è costituito da
- Componente ossea: ossa e articolazioni
- Componente muscolare costituita dalla muscolatura
striata volontaria.
 L’apparato locomotore risulta, quindi, costituito dalle
ossa che si uniscono per formare lo scheletro, dalle
articolazioni che connettono le ossa fra loro e dalla
muscolatura scheletrica.
 Nell’embrione lo scheletro è formato da circa 350 ossa
di natura cartilaginea, molte delle quali si fondono nel
corso dello sviluppo fetale tra loro; la natura
cartilaginea dello scheletro resta circoscritta ad alcune
zone di orecchio e naso, alla trachea ed ai bronchi, alla
superficie anteriore delle coste ed alle superfici
articolari.
FUNZIONI DELL’APPARATO SCHELETRICO
 Sostegno: fornisce il sostegno del capo, del tronco e
degli arti.
 Protezione: protegge diversi organi e strutture
interne
 Movimento: i muscoli scheletrici, inserendosi sulle
ossa tramite i tendini, consentono spostamenti
dell’intero corpo o parti di esso:
- Ossa: componente passiva dello scheletro
- Muscoli: componente attiva
 Riserva: le ossa sono un importante deposito di Sali
minerali
 Emopoiesi: alcune ossa contengono il midollo osseo,
responsabile della produzione e sede dell’emopoiesi.
SCHELETRO ASSILE E
APPENDICOLARE
 La componente scheletrica viene a sua vota suddivisa in:
- Scheletro assile: comprende le ossa del cranio del torace
e della colonna vertebrale che insieme formano
l’asse longitudinale del corpo
- Scheletro appendicolare: comprende le ossa degli arti
superiori e inferiori ed i cingoli che li collegano al tronco
LO SCHELETRO ASSILE
 Costituito da 80 ossa, il 40% delle ossa del corpo umano.
 Comprende:
- Il cranio (22 ossa) e le ossa associate (6x ossicini uditivi e
l’osso ioide
- La colonna vertebrale (24 vertebre+ il sacro ed il coccige)
- La gabbia toracica (24 coste + lo sterno)
 Lo scheletro assile crea una struttura che sostiene e
protegge gli organi e fornisce la superficie di inserzione ai
muscoli che:
- Regolano la posizione di testa, collo e tronco
- Eseguono movimenti respiratori
- Stabilizzano o posizionano strutture dello scheletro
appendicolare
COMPONENTE OSSEA
 Le ossa vengono classificate per struttura o per forma.
 In base alla struttura istologica vengono classificate
in:
- Ossa spugnose
- Ossa compatte
 La superficie delle ossa presenza sporgenze (apofisi,
processi, tuberosità) o spine appuntite, solchi, fosse e
docce che hanno funzioni articolari o permettono
l’inserzione di tendini e legamenti.
 I processi ossei sono, quindi, sporgenze di varia
forma, contenute nell’osso che le ospita. Entrano a
far parte delle articolazioni dando attacco a
tendini, legamenti e muscoli.
 Si riconoscono:
- I condili, I tubercoli e le tuberosità: processi di
forma tondeggiante
- I trocanteri: processi ossei di forma varia
- Le creste e Le spine: processi ossei sottili più o
meno appuntiti
 In base alla forma, e a seconda della prevalenza della
lunghezza e della larghezza sullo spessore o della
relativa equivalenza delle tre dimensioni, vengono
classificate in:
- Ossa lunghe: ossa dalla forma irregolarmente cilindrica
in cui la lunghezza prevale sulla larghezza e sullo
spessore. Presentano generalmente 3 regioni:
I. Un corpo allungato detto diafisi al cui interno è
contenuto il canale midollare che ospita il midollo
osseo.
II. Due estremità ingrossate dette epifisi (una prossimale
ed una distale).
- Ossa piatte: sono costituite da due lamine di osso
compatto che racchiudono osso spugnoso
- Ossa brevi: hanno le tre dimensioni sostanzialmente
simili e sono costituite da tessuto osseo spugnoso,
rivestito da tessuto osseo compatto.
TESSUTO OSSEO
 Tessuto connettivo iperspecializzato.
 La matrice è formata per 1/3 di fibre collagene e per 2/3 di sali di
calcio, principalmente fosfato di calcio e carbonato di calcio che si
legano alle fibre collagene e formano una struttura flessibile ma
molto resistente alla frantumazione.
 Le sue funzioni sono:
1. Sostegno per i muscoli
2. Protezione degli organi interni (cuore e polmoni, apparato
riproduttivo)
3. Riserva di minerali principalmente il calcio (95%)
4. Produzione di cellule del sangue.
 Garantisce, grazie alla sua formidabile struttura interna la
massima resistenza con il minimo peso.
Come per la cartilagine, anche le cellule dell’osso, gli osteociti,
sono accolte in lacune all’interno della matrice.

 A differenza della cartilagine, l’osso è un tessuto vascolarizzato e
innervato e le lacune che accolgono gli osteociti, sono disposte
circolarmente intorno ai vasi sanguigni accolti nella matrice.
 Data l’alta percentuale di sali di calcio che non permettono gli
scambi di sostanza tra le cellule e i vasi, gli osteociti sono messi in
comunicazione con l’ambiente esterno tramite estensioni
citoplasmatiche dette canalicoli.
 Anche l’osso, come la cartilagine, è avvolta da uno strato di tessuto
connettivo detto periostio, incompleto solo a livello delle
articolazioni e delle zone di inserzione di tendini e legamenti.
LE CELLULE DELL’OSSO
 L’osso presenta 3 citotipi:
1. Cellule osteoprogenitrici: cellule che derivano dallo strato mesenchimale.
- Sono presenti nel periostio
- Possono differenziarsi in osteoblasti (frattura).
1. Osteoblasti: di origine mesenchimale.
- Secernono la matrice (osteone)
- Sono responsabili della sua mineralizzazione
- Sintetizzano nuovo osso.
2. Osteociti: cellule dell’osso maturo.
- Sono coinvolti nel rimodellamento dell’osso
- Insieme agli osteoblasti depongono i sali nella matrice.
- Sono accolti in piccoli spazi detti lacune immersi in strati di matrice
calcificata (lamelle). Comunicano attraverso prolungamenti detti canalicoli
3. Osteoclasti: nascono nel midollo osseo ed hanno gli stessi progenitori dei
macrofagi e dei monociti.
- Sono cellule giganti multinucleate originate per fusione degli osteociti
- Hanno proprietà fagocitarie.
- Secernono lisosomi le cui sostanze distruggono la matrice ossea, provocando
il rilascio del fosfato e del calcio contenuti all’interno (osteolisi).
OSTEOBLASTI VS OSTEOCLASTI
 Gli osteoblasti
sono di derivazione mesenchimale, secernono
l’osteone e sono responsabili insieme agli osteociti della sua
mineralizzazione nonché del processo di osteogenesi.
 Gli osteoclasti secernono lisosomi (???) in grado di
degradare la matrice e rilasciare i minerali, aumentandone
così la concentrazione plasmatica. Erodendo e riassorbendo
l’osso (???), sono i responsabili dell’osteolisi, (osteoporosi).
STRUTTURA DELL’OSSO
 Esistono
due tipi di osso che
con le dovute eccezioni sono
presenti nella composizione
generale di tutte le ossa:
1. Osso compatto o lamellare
la
cui
unità
morfofunzionale
è
l’osteone.
2. Osso spugnoso che ha un
aspetto alveolare in cui le
lamelle si organizzano a
formare
una
rete
tridimensionale
che
accoglie il midollo osseo.
OSSO COMPATTO O LAMELLARE
 L’osteone è formato da un canale centrale, il canale di Havers, al cui
interno scorrono i vasi che nutrono l’osso; questo è circondato dalle
lamelle di matrice calcificata disposte su file parallele al cui interno ci
sono le lacune contenenti gli osteociti.
 I canali di Havers formano anastomosi con i canali di Volkmann o
canali perforanti, una seconda serie di canali che decorrono
parallelamente al canale centrale nutrendo gli osteoni più profondi e la
cavità midollare interna.
 Il midollo osseo è un tessuto molle che occupa il canale
midollare e i canali di Havers delle ossa lunghe e gli spazi
intertrabecolari delle epifisi e delle ossa piatte (tessuto osseo
spugnoso) e costituisce il più importante organo emopoietico
essendo la sede principale dove sono presenti tutti gli elementi
maturi e immaturi della serie eritrocitica, granulocitica e
megacariocitica.
 La sua costituzione varia con l’età variando da rosso a giallo
nel procedere dall’infanzia all’età adulta.
 Il midollo rosso, particolarmente ricco di elementi
ematopoietici, è proprio del periodo fetale e dell’infanzia mentre
nel corso della vita viene gradualmente sostituito da midollo
osseo giallo ricco in tessuto adiposo.
 Permane
nell’adulto nei corpi vertebrali, nello sterno nelle
coste e nelle epifisi prossimali di omero e femore.
PERIOSTIO ED ENDOSTIO
 Periostio:
strato di tessuto connettivo altamente
vascolarizzato che riveste la superficie esterna delle ossa.
Manca a livello delle articolazioni.
 Endostio: sottile strato di tessuto connettivo che riveste
internamente l’osso spugnoso, quando presente, e la cavità
midollare; si continua con i canali vascolari dell’osso.
 Periostio ed endostio hanno importanti capacità
osteogeniche, sono cioè, in grado di formare osso nuovo.
OSTEOGENESI

1.
Esistono due meccanismi di ossificazione:
Membranosa o intramembranosa
- Interessa le ossa piatte della volta per cranio (frontale,
temporale parietale e parte della mandibola)
- Simile allo sviluppo per apposizione della cartilagine.
- L’osso si sviluppa dal mesenchima o dal tessuto connettivo
fibroso.
2. Condrale o endocondrale
- Interessa la base del cranio, colonna vertebrale, bacino, arti)
- Si sviluppa un modello cartilagineo che viene sostituito in tutto
o in parte da tessuto osseo
FASI DELL’OSSIFICAZIONE
INTRAMEMBRANOSA

Simile alla crescita per apposizione della cartilagine:
Differenziazione degli osteoblasti dalle cellule mesenchimali e
osteoprogenitrici.
2.
Gruppetti di osteoblasti che iniziano a secernere le componenti
organiche della matrice.
3.
La matrice (sostanza osteoide) va incontro a mineralizzazione.
i preosteoblasti
osteoblasti
4.delCon
il procedere della , che
deposizione di osteoide si forma
mesenchima
osteoide,
la matrice
di
nuovo
osso;
alcuni
osteoblasti
siun’impalcatura
trasformano tridimensionale
iniziano a
extracellularein cellule
rimangono intrappolati nella
matrice
e
si
trasformano
in…
deporre…
dell’osso
quiescenti dette osteociti; gli osteoblasti vengono
rimpiazzati dal
differenziamento di ulteriori cellule mesenchimali
1.
OSSIFICAZIONE ENDOCONDRALE
 Tipica
delle ossa degli arti (femore e omero)
 Inizia con un abbozzo di osso cartilagineo, generatosi per
apposizione dal pericondrio e per successiva crescita interstiziale.
1.
2.
3.
4.
5.
I condrociti al centro della diafisi si accrescono, la matrice comincia
a calcificare, isolando i condrociti che muoiono, lasciando libera la
cavità interna della diafisi. Il pericondrio si differenzia in periostio.
Il periostio forma uno strato di tessuto osseo intorno alla diafisi
(colletto osseo)
L’osso in formazione necessita di nutrienti apportati dai vasi
sanguinei con la vascolarizzazione del colletto osseo. Gli osteoblasti
producono osso spugnoso creando un centro di ossificazione
primario.
Man mano che l’osso si accresce, gli osteoclasti cominciano ad
erodere l’osso spugnoso , creando la cavità midollare.
Gli osteoblasti si spostano dal centro di ossificazione primario
verso l’epifisi.
CRESCITA DELL’OSSO IN
LUNGHEZZA
 Gli osteoblasti migrano
dal centro di ossificazione primario
verso le epifisi, sostituendo la cartilagine metafisaria con osso.
 Contemporaneamente le epifisi continuano a crescere per
deposizione di cartilagine.
1. Ad un certo momento che varia da osso a osso e da individuo
a individuo, gli osteoblasti riescono a raggiungere l’epifisi
determinando la formazione di un centro di ossificazione
secondario.
2. Il centro di ossificazione secondario comincia a crescere e a
deporre osso sostiuendosi alla cartilagine epifisaria, tranne che
a livello delle articolazioni (cartilagine articolare) e nella zona
di transizione tra epifisi e diafisi (cartilagine epifisaria).
CRESCITA DELL’OSSO IN LARGHEZZA

Crescita per apposizione di tessuto osseo dal periostio dove le
cellule osteoprogeninitrici dello strato interno, si differenziano in
osteoblasti
LE ARTICOLAZIONI
 Le articolazioni sono dispositivi giunzionali che mettono in
relazione due o più ossa, consentendo fra esse movimenti più o
meno ampi.
 Un’articolazione è quindi ogni punto dello spazio in cui due o più
ossa sono a contatto, indipendentemente dal grado di movimento
loro concesso.
 Il nome delle articolazioni deriva tipicamente dal nome delle
ossa in essa coinvolte.

-
In base al grado di movimento vengono classificate in:
Articolazioni mobili (diartrosi)
Articolazioni semimobili (sinfisi)
Articolazioni immobili (suture)
 In
base
al
grado
di
movimento che
consentono, le
articolazioni
vengono
classificate in
3
grandi
gruppi:
I. Articolazioni
mobili
o
diartrosi
II. Articolazioni
scarsamente
mobili sinfisi,
sincondrosi e
sindesmosi
III.Articolazioni
immobili
o
suture
SINARTROSI
 Vengono definite sinartrosi le articolazioni
scarsamente mobili.
 Si classificano in funzione della tipologia di tessuto
che è interposto fra i capi articolari; in particolare
abbiamo:
1. Articolazioni fibrose: suture e sindesmosi
2. Articolazioni cartilaginee: sinfisi e sincondrosi
- Le sinfisi, in cui il tessuto interposto è costituito da
cartilagine fibrosa
- Le sincontrosi se il tessuto interposto fra i capi
articolari è cartilagine ialina
- Le sindesmosi se il tessuto interposto è costituito da
connettivo fibroso
 Le suture sono articolazioni immobili che si
stabiliscono tra le ossa piatte del cranio
ARTICOLAZIONI FIBROSE
 Vengono definite articolazioni fibrose o sinartrosi quelle
articolazioni in cui due ossa entrano in contatto tramite fibre
collagene.
 Si distinguono in:
- Suture → ossa del cranio, movimento minimo o nullo.
- Gonfosi → articolazioni tipiche dei denti: si instaurano, infatti
tra le radici del dente e il processo alveolare dell’osso
mascellare a mezzo del legamento periodontale. Permettono
un movimento minimo o nullo.
- Sindesmosi → un’ articolazione fibrosa in cui le due ossa
prendono contatto tramite fibre di collagene relativamente
lunghe che consentono un maggiore movimento rispetto alle
suture (membrana interossea radio-ulna opp tibia-fibula)
GONFOSI
SINDESMOSI
SUTURE
 Le suture sono articolazioni fibrose immobili o
leggermente mobili che legano fra loro le ossa del
cranio.
 Possono essere classificate come:
- Dentate (sutura coronale)
- Squamose (sutura squamosa)
- Piane (Processi palatini del mascellare)
LE DIARTROSI
 Sono formate da:
- I capi articolari delle ossa che entrano a far parte delle
articolazioni. Questi risultano costituiti da singole superfici
dette condili rivestita da cartilagine ialina.
- Capsula articolare, tipica delle articolazioni mobili o diartrosi,
è un manicotto di tessuto connettivo fibroso che si inserisce da
entrambe le parti ai margini delle cartilagini articolari e
continua nei periosti. E’, inoltre, rivestita internamente da
una membrana sinoviale, capace di filtrare da sangue il
liquido sinoviale; quest’ultimo ha funzione trofica per le
cartilagini articolari e riduce l’attrito tra le superfici
articolari.
- Legamenti: fasci di tessuto connettivo che stabilizzano e
rinforzano le articolazioni. Si distinguono:
I. Legamenti intrinseci: entrano a far parte della capsula
articolare stabilizzandola
II. Legamenti estrinseci e/o Legamenti accessori: legamenti
esterni alla capsula articolare
 In base ai tipi di movimento che consentono e della forma
dei condili articolari che coinvolgono, le diartrosi vengono
classificate in 5 sotto categorie:
I. Artrodie
II. Enantrosi
III. Condiloartrosi
IV. Articolazioni a sella
V. Ginglimi
ARTRODIE
 I capi articolari hanno forma
pianeggiante e possono solo scivolare tra
loro
ENANTROSI
 Nelle enantrosi le superfici articolari
contrapposte di una emisfera cava e
di una emisfera piena
 Permettono movimenti su tutti i
piani
CONDILARTROSI
 Nelle condilartrosi le superfici articolari hanno la
forma di un elissoide pieno e cavo.
ARTICOLAZIONE A SELLA
 Nelle articolazioni a sella, le superfici
articolari sono biassiali ossia convesse
in una direzione e concave in quella
ortogonale.
GINGLIMI
 Nei ginglimi i capi articolari
hanno la forma di due cilindri,
uno cavo e l’altro pieno.
 Si distingue in:
- Ginglimo laterale se gli assi dei
capi articolari sono paralleli
all’asse longitudinale dell’osso
- Ginglimo
angolare
se
perpendicolari
PRINCIPI GENERALI DI MOVIMENTO
 Tutti i movimenti, sia quelli semplici come il camminare che
quelli complessi come i movimenti che si compiono durante
l’attività motoria o fini come lo scrivere, sono in realtà
combinazioni complesse di schemi motori semplici.
 Ogni movimento è determinato dalla sinergia di diversi
componenti:
- Le diartrosi che caratterizzano il tipo di movimento
- I muscoli, l’innervazione e le modalità di inserzione sono,
invece, gli elementi caratterizzanti la forza e la destrezza del
movimento.
 I tipi di movimento consentiti alle articolazioni mobili o
diartrosi sono essenzialmente 4:
I. Scivolamento
II. Movimento angolare
III.Rotazione
IV.Circomduzione
LE LEVE
 Una leva è una macchina semplice, un dispositivo
costruito dall'uomo per vincere mediante una forza,
detta motrice, un'altra forza detta resistente.
 E’ costituita da:
- Il fulcro ossia il punto attorno al quale ruota la leva
- Il braccio della forza definita come la porzione di
leva compresa tra il fulcro ed il punto di
applicazione della forza
- Il braccio del carico definita come la porzione di
leva compresa tra il fulcro ed il punto di
applicazione del carico.
 Si riconoscono leve di prima, di seconda e di terza
classe
 Il movimento all’interno del corpo del corpo umano è
il prodotto della complessa disposizione delle 3
classi di leve.
 I fulcri sono generalmente situati a livello delle
articolazioni
 Il carico consiste, generalmente, nel peso corporeo o
in qualche resistenza interna.
 La forza è prodotta dall’azione muscolare.
LEVE DI PRIMA CLASSE


-
 La leva di prima
classe ha il fulcro
compreso compreso
tra il braccio del
carico e quello della
forza
La leva di prima classe è usata per bilanciare il peso del
corpo; di solito non c’è guadagno di resa meccanica.
Poggiando, ad esempio, sull’arto inferiore destro, si crea
una leva di prima classe atta a bilanciare il peso del corpo
in cui:
Il fulcro è costituito dall’articolazione dell’anca
Il carico è costituito dal peso corporeo
La forza è costituita dalla contrazione del piccolo e medio
gluteo
LEVE DI SECONDA CLASSE
 Una leva di seconda classe
(carriola) è caratterizzata
dall’avere il fulcro ad una
delle estremità e la forza
applicata sull’altra.
 E’ caratterizzata da una notevole resa meccanica, in quanto
in grado di spostare carichi pesanti anche se a velocità
moderata.
 Un tipico esempio, applicato al corpo umano, è rappresentato
dal sollevarsi sulle punte del piedi; in questo caso, infatti:
- Le teste dei metatarsi costituiscono il fulcro
- Il peso del corpo è il carico
- La contrazione dei muscoli del polpaccio garantiscono la
forza
LEVE DI TERZA CLASSE
 Una leva di terza classe è caratterizzata dall’avere il fulcro
ad una delle estremità, il carico applicato sull’altra e la
forza nel mezzo.
 La leva di terza classe è quella più frequentemente presente
nel corpo umano.
 Funziona con minore efficienza meccanica perché in grado di
spostare pesi di minore entità, ma spesso con una notevole
velocità.
I MOVIMENTI
 I principali tipi di movimento sono 4:
1. Scivolamento
2. Movimento angolare
3. Rotazione
4. Circomduzione
LO SCIVOLAMENTO
 Tipico delle artrodie.
 E’ il movimento più semplice che possa compiere
un’articolazione
 Consiste nello scivolamento di una superficie
articolare sull’altra senza componenti rotatorie e
modificazioni angolari.
MOVIMENTI ANGOLARI
 Raramente l’esecuzione dei movimenti che coinvolge un
segmento corporeo rispetto ad un altro si verifica su di
un unico piano.
 Tuttavia, per semplicità di comprensione, conviene
considerare separatamente i movimenti sui 3 assi.
 Il movimento angolare:
- è caratteristico delle enantrosi, condilartrosi, delle
articolazioni a sella e dei ginglimi angolari.
- Determina la riduzione o l’ampliamento dell’angolo
compreso fra le due ossa che costituiscono
l’articolazione.
 Nell’uomo i movimenti angolari sono 4 e risultano
particolarmente evidenti negli arti superiore ed
inferiore.
 I 4 movimenti angolari sono:
I. Flessione o piegamento
II. Estensione o raddrizzamento
III. Abduzione o allontanamento
IV. Adduzione o avvicinamento.
 La flessione e l’estensione si verificano nel piano
parasagittale:
- La flessione consiste nel piegare due segmenti corporei
contigui in un piano parasagittale in maniera tale da
avvicinarne le superfici articolari anteriori o posteriori:
piegare il gomito, ad esempio, significa compiere una
flessione per avvicinare l’avambraccio e il braccio in modo che
le superfici anteriori risultino contrapposte l’una all’altra;
all’opposto piegare il ginocchio significa avvicinare le
superfici posteriori della gamba e della coscia.
- L’estensione è il movimento contrario alla flessione e consiste
nell’allontanare due superfici articolari contrapposte lungo il
piano sagittale.
 L’abduzione e l’adduzione sono, invece, movimenti
che si verificano nel piano frontale.
- l’abduzione consiste, quindi, nel muovere un segmento
lungo il piano frontale in maniera tale che questo si
allontani dalla linea mediana del corpo: il movimento
dell’arto superiore che si allontana da lato del tronco.
- L’adduzione, viceversa, consiste nel muovere un
segmento lungo il piano frontale in maniera tale che
questo si avvicini alla linea mediana del corpo: il
movimento dell’arto superiore che lo avvicina al lato
del tronco.
 Il movimento di rotazione, che avviene nel piano orizzontale, si
attua quando un osso ruota attorno ad un asse che può essere la
sua stessa diafisi, come nella rotazione dell’omero, o può
coincidere con un altro osso, come nel caso dell’atlante che ruota
attorno al dente dell’epistrofeo.
 E’ caratteristica dei ginglimi
 Può essere laterale o mediale:
- La rotazione mediale consiste nella rotazione di un arto rispetto
al suo asse longitudinale, in maniera tale da disporre la sua
superficie anteriore verso la linea mediana: ruotando
internamente la gamba, le dita del piede si avvicinano alla linea
mediana del corpo
- La rotazione laterale consiste nella rotazione di un arto rispetto
al suo asse longitudinale, in maniera tale da allontanare la sua
superficie anteriore dalla linea mediana: ruotando esternamente
la gamba, le dita del piede si allontanano alla linea mediana del
corpo.
 Si usano i termini pronazione e supinazione per descrivere la
rotazione all’interno e all’interno della mano e del piede.
CIRCUMDUZIONE
 Movimento tipico dell’enantrosi, in particolare della
spalla e dell’anca.
 E’ un movimento complesso, risultante dalla
combinazione dei movimenti di flesso-estensione, di
abduzione e di adduzione
 Consiste nel descrivere tramite un osso lungo uno
spazio conico in cui la circonferenza di base è
disegnata dall’estremità distale dell’osso ed il vertice si
trova nella cavità articolare.
TESSUTO MUSCOLARE
 Formato da cellule altamente specializzate (cellule eccitabili → contrazione),
denominate fibrocellule o cellule muscolari, in grado di contrarsi e di trasformare
energia chimica in energia meccanica.
 E’ responsabile dei meccanismi contrattili degli organismi pluricellulari.
 Altri meccanismi di contrazione????
 Esistono 3 tipologie di tessuto muscolare:
1. Tessuto muscolare liscio:
- Ricopre la parete dei visceri e dei vasi
-Formato da fibrocellule muscolari mononucleate che formano fasci di fibre
muscolari, i cui filamenti non si organizzano a formare striature.
-E’ innervato dal Sistema Nervoso Autonomo
-La contrazione è involontaria.
2. Tessuto muscolare striato scheletrico:
- Compone i muscoli che si inseriscono sullo scheletro.
-Formato da grossi fasci di cellule multinucleate caratterizzati dalle classiche
striature trasversali e longitudinali.
- E’ innervato dal Sistema Nervoso Centrale
- La contrazione è volontaria.
3. Tessuto muscolare striato cardiaco:
- Costituisce il parenchima cardiaco.
- Le cellule sono mononucleate, ma le fibre sono striate
-- La contrazione è involontaria.
MUSCOLO SCHELETRICO
 Formato
da elementi cellulari multinucleati, denominati fibre
muscolari, derivati per fusione dai mioblasti.
 Le fibre muscolari si organizzano in fasci che insieme a tessuto
connettivo formano il muscolo.
 Questo nel suo insieme è avvolto dall’epimisio, mentre il perimisio
avvolge il fascio e l’endomisio avvolge ciascuna fibra
FIBRE MUSCOLARI SCHELETRICHE
 La cellula muscolare è di forma allungata viene indicata come fibra
muscolare. La membrana plasmatica viene indicata come
sarcolemma; il citoplasma come sarcoplasma il reticolo
endoplasmatico come reticolo sarcoplasmatico.
 Le fibre muscolari sono le unità morfofunzionali del muscolo striato
scheletrico.
 Presentano le seguenti caratteristiche:
1. Sono cellule multinucleate derivate per fusione dai mioblasti. I
nuclei sono generalmente posizionati alla periferia.
2. Presentano 2 tipi si striature:
- Striatura trasversale: formata in base alla rifrangenza e alla
colorabilità dall’alternanza di bande scure e bande chiare
(microscopio elettronico).
- Striatura longitudinale: formata dall’organizzazione dei
miofilamenti in miofibrille; visibile al microscopio ottico.
perimisio
endomisio
Sezione longitudinale
Sezione trasversale
STRIATURE E FILAMENTI
 La particolare striatura trasversale caratteristica del muscolo
scheletrico, è data dall’organizzazione
dei miofilamenti che
compongono le miofibrille di cui sono composte a loro volta le fibre
muscolari.
 La striatura è dovuta all’alternanza, al microscopio elettronico, di
bande scure (bande A) e bande chiare (bande I).
 La banda A è divisa in due dalla banda H, a sua volta divisa dalla
stria M, più scura.
 La banda I è, invece divisa in due dalla stria Z. La porzione di fibra
compresa tra due strie Z adiacenti si chiama sarcomero e constituisce
l’unità contrattile del muscolo scheletrico.
banda A
banda
linea Z
I
banda H
banda I
linea M
linea Z
 L’alternanza delle bande riflette l’organizzazione
ultrastrutturale dei miofilamenti che compongono le fibrille.
 Si riconoscono due tipi di flilamenti:
1. I filamenti spessi:
- Sono costituiti da miosina e dalle proteine accessorie
- Occupano l’intera banda A e sono più spessi nella parte
centrale dove formano la stria M
2. I filamenti sottili:
- Costituiti da actina (costituente principale), troponina e
tropomiosina con funzioni regolative.
- Partono dalla stria Z e percorrono tutta l’emibanda I
SARCOMERO E MIOFILAMENTI
LA CONTRAZIONE MUSCOLARE
 Il
muscolo è costituito da
cellule eccitabili, cioè da cellule
in grado di evocare un
potenziale d’azione. L’effetto
del potenziale d’azione è la
contrazione muscolare.
Quando un muscolo si contrae,
le strie Z si avvicinano e il
sarcomero si accorcia.
Il meccanismo attraverso cui
questo avviene è stato postulato
nella teoria dello scorrimento
dei filamenti che prevede lo
scorrimento dei filamenti sottili
sui filamenti spessi attraverso il
legame della testa della miosina
alle molecole di actina e
successivo scorrimento.
I MUSCOLI SCHELETRICI NEL
MOVIMENTO
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-
Il muscolo scheletrico è un organo composto da vari
tipi diversi di tessuto, che comprendono:
il tessuto muscolare scheletrico,
il tessuto vascolare,
il tessuto nervoso e vari tipi di tessuto connettivo.
Sono, quindi, dei veri e propri organi in cui si
riconoscono macroscopicamente due componenti:
Il ventre, la porzione rossa e carnosa costituita in
massima parte dalle fibre muscolari
Una porzione bianca e lucente definita tendine che si
inserisce sull’osso, costituita per massima parte di
tessuto connettivo.
 Il muscolo si inserisce sull’osso in due punti
inserzioni:
- Il capo di origine, definito come il punto
terminazione del muscolo più vicino alo scheletro e
conseguenza meno mobile
- Il capo di inserzione ossia il punto di terminazione
muscolo più distale rispetto allo scheletro.
o
di
di
dl
 A volte però ci possono essere più capi di origine
(bicipite brachiale, tricipite, quadricipite) o più
inserzioni (flessore ed estensore comune delle dita).
 A seconda della loro origine, i muscoli si distinguono in:
- Estrinseci se hanno origine esterna e l’inserzione sulle
ossa della zona considerata
- Intrinseci se hanno origine e inserzione sulle ossa della
zona considerata.
FORMA E DIMENSIONE DEI
MUSCOLI
I muscoli scheletrici si classificano sulla base di
parametri:
alcuni
 La forma; si riconoscono, infatti muscoli
- Lunghi o nastriformi
- Piatti, nel qual caso le formazioni connettivali che le
uniscono alle ossa sono dette aponeurosi
- Brevi
- Anulari o orbicolari.
 In particolare, l’orientamento delle fibre che compongono il ventre di un muscolo,
ne determinano la forza e la direzione del movimento.
 Si riconoscono:
- Muscoli fusiformi: spessi al centro e sottili alle estremità (bicipite brachiale e
gastrocnemio)
- Muscoli paralleli: larghezza uniforme e fasci paralleli, possono coprire distanze
lunghe ma a parità di massa generano meno forza di un muscolo fusiforme
- Muscoli triangolari o convergenti: a forma di ventaglio. Questa caratteristica
gli permette di generare forza nonostante la piccola inserzione
- Muscoli pennati a forma di piuma
- Muscoli circolari o sfinteri: formano anelli attorno ad alcune aperture del corpo.
Contraendosi restringono l’apertura e tendono ad impedire il passaggio del
materiale attraverso di essa.
 Il diverso numero di capi o ventri (bicipite, tricipite,
quadricipite digastrici e poligastrici.)
 Il tipo d’azione: caratteristica specifica dei muscoli
scheletrici è quella di lavorare in coppia; un singolo muscolo
non muoverebbe l’osso poiché la sua azione è dovuta solo
alla contrazione. Per questo motivo ci devono essere almeno
due muscoli con funzione opposta. Si riconoscono, pertanto:
- Muscoli antagonisti: i muscoli che lavorano in coppia con
azioni opposte per produrre il movimento
- Muscoli sinergici ossia quei muscoli che collaborano con gli
agonisti.
 I muscoli vengono classificati anche in base del
tipo di movimento consentito alle diverse parti
del corpo.
 Si distinguono quindi:
- Muscoli flessori ed estensori
- Muscoli abduttori e adduttori
- Muscoli pronatori e supinatori
- Muscoli rotatori esterni ed interni
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Sotegno e movimento