Nello scorso numero abbiamo voluto, tra le altre cose, concentrarci sulla cosiddetta
"politica" dell'istituto, questa volta invece, visto che la stagione delle elezioni è passata, ci
concentreremo su problemi spinosi e difficili da gestire, che ci hanno già colpito o che ci
colpiranno a breve.
Per prima cosa vorrei riportarvi alla memoria la strana e comodissima nevicata che poco
più di un mese fa si è abbattuta causando blackout in alcune case, facendo crollare tetti
(vedi un certo palazzetto sportivo) o più semplicemente congelandoci i piedi. Uno spesso
strato di neve appesantita dall'acqua sopra un tetto piatto come una sogliola non promette
nulla di buono vero? Ed è successo proprio questo. Ricordate tutti la caduta dei pannelli nel
laboratorio di chimica, l'esempio più eclatante, ma anche tutte le infiltrazioni d'acqua in
quasi tutti i piani e in palestra.
Questo fatto è servito per riportare alla luce
tutte quelle mancanze strutturali che da
lungo tempo sono state fatte presenti
all'amministrazione scolastica, che ogni
volta immancabilmente ha ripetuto di non
poter far niente, perché sono affari della
provincia. Quest'anno invece si è vista una
maggiore disponibilità e anche maggiore
interessamento da parte della classe politica
Il palazzetto sportivo di Castel Goffredo.
della scuola, difatti alcuni problemi sono Immaginate se fosse stata la nostra palestra?
stati sistemati: i bagni del piano seminterrato per esempio erano stati fuori uso per quasi tre mesi, ma alla fine stati riparati (e circa
due giorni fa qualcuno ha provveduto a “romperli” di nuovo). Un tempismo non proprio
perfetto, potremmo dire, ma almeno questo lavoro era stato fatto. Lo stesso non si può
dire del tetto, ma sembra proprio che la provincia non sia minimamente interessata a farci
vedere il becco di un quattrino. L'acqua nelle aule quindi ce la dobbiamo tenere, a meno
che non venga fatto qualcosa in merito dalla tanto discussa riforma dell'istruzione, che
però porterà più tagli che altro alla manutenzione scolastica. Si spera solo di non arrivare al
livello della scuola elementare di Ostuni, nel Brindisino, dove il tetto è proprio crollato
pochi giorni fa. Non si vuole naturalmente allarmare nessuno (moriremo tutti!!!).
Altro grave e molto discusso problema è l'APAM, che dall'anno prossimo aveva
minacciato di eliminare le corse del sabato per poi aumentare i prezzi degli abbonamenti.
Dopo tutte le giuste polemiche scoppiate al riguardo, per fortuna all'azienda è passato
questo raptus di follia, che probabilmente avrebbe portato ancora più persone a non
pagare il biglietto, e così saremmo tornati al punto di partenza.
L'anno prossimo quindi potremo ancora recarci raggianti di entusiasmo a scuola di
sabato, e tutte quelle voci che avrebbero voluto una settimana corta (per quanto poche
fossero) si spengono.
Speriamo solo che l'APAM non continui questa inesorabile corsa al sovrapprezzo, anche
perché finché non si deciderà a mettere più controllori sugli autobus, allora ci sarà
sempre il furbetto che non paga.
Già, il furbetto che non paga... ne conosciamo tutti qualcuno. Quello però lo sa di essere
la vera causa di questa piccola crisi dell'APAM? Forse sì, ma a quanto pare non gli
importa granché; perché di certo questa mentalità che molti hanno, uguale a quella di
non pagare le tasse anche se si hanno i soldi, non è facile da eliminare. Basterebbe
soltanto che una persona si prendesse le sue responsabilità e si dimostrasse matura e
onesta.
Eccolo qui il nostro
evasore!
No, non credo sia proprio lo stesso pullman che
prendi ogni mattina…
Giacomo Zaniboni
Penserete che questo scritto arrivi tardi. L'assemblea dell'Abe si è svolta 2 mesi fa. Ve lo
sareste aspettati agli inizi di marzo o, con i tempi del giornalino, verso fine marzo.
E invece no. Questo articolo esce ad aprile perché io voglio così. Queste poche righe devono
adempire al loro scopo: non lasciare che dimentichiamo, non lasciare che quel l'assemblea
siano le solite cinque ore del "giusto!" " bravo!" "Sono d'accordo" "d'ora in avanti
collaborerò con impegno a questo progetto, perché senza il mio aiuto non potrebbe
realizzarsi" e poi, una volta a casa, tutto dimenticato. Con un "tutti gli impegni, prima la
scuola, che ho non mi lasciano tempo" ciao ciao alle responsabilità, perché in fondo "verba
volant".
No. Non ve la caverete così facilmente. Avete messo a tacere la vostra coscienza una volta,
non per sempre. E con questo scritto non potrete farlo ancora.
In Italia sono sempre troppo pochi coloro che donano, eppure tutti ammettono l'importanza
di questo gesto. Non tutti, però, riconoscono una certa utilità alla sensibilizzazione portata
avanti dal l'AVIS e dal l'AIDO alle scuole medie e superiori, semplicemente perché rivolta a
chi non ha l'età per contribuire. Chiariamo. Se l'adulto di oggi non è stato coinvolto
sufficientemente, bisogna puntare su un target più giovane, che, rientrando nel fase di
formazione fondamentale dell'individuo, non dimentichi quanto è importante donare.
Lo stesso discorso può essere fatto per la lotta contro il cancro, per cui la ricerca, nonostante
gli innumerevoli passi in avanti degli ultimi anni, non ha ancora individuato una efficace cura
meno invasiva della chemioterapia. Quest'ultima è ancora l'unica strada che il malato può
seguire; un intenso e persistente dolore che sembra non avere fine, per combattere contro
un nemico oscuro, che spinge verso il baratro della disperazione. Ti fa odiare l'unica cosa per
cui valga la pena di resistere: la vita. Una vita misurata a respiri, secondi, ognuno decisivo
per vincere la guerra: quella della sopravvivenza e del coraggio. C'è sempre più bisogno di
ciò che manca: il tempo. Aspettare non ci è concesso. Agire adesso, e sostenere, la ricerca è
un obbligo.
Anonimo 2
Per essere aggiornati sulle ultime tendenze in fatto di
musica o anche solo per trovare quel titolo o autore che vi
sfuggiva. Le 10 canzoni più scaricate nel panorama italiano
e in quello europeo tra Marzo e Aprile.
Tra le soundtrack del
film scandalo:
“Cinquanta sfumature
di grigio”
1. Love me like you do - Ellie Goulding
2. Cheerleader - Omi (remix del DJ tedesco Felix
Jaehn)
3. Guerriero - Marco Mengoni
4. Uptown funk - Mark Ronson feat Bruno Mars
5. Take me to church - Hozier
6. Ghosttown – Madonna
7. Hold back the river - James Bay
8. Fourfiveseconds - Rihanna with Kayne West and
Paul McCartney
9. Riva (Restart the game) – Klingande
10. Goodbye – Feder feat Lyse
* senza dimenticare il singolo
“You have no choice” (che è
anche il motto della Lista 1) dei
Run Away, band del nostro amato
rappresentante Davide Vicari.
Pubblicata in Irlanda nel
Settembre
2013, dall'inizio del 2014,
su Spotify, è stata
ascoltata oltre 87 milioni
di volte. ll video ufficiale
ha attirato molta
attenzione mediatica:
critica la repressione degli
omosessuali in Russia,
anche se il testo è stato
scritto in seguito alla
rottura con la prima
fidanzata.
1. Love me like you do - Ellie
Goulding
2. Fourfiveseconds - Rihanna with
Kayne West and Paul McCartney
3. King - Years & Years
4. Uptown funk - Mark Ronson feat
Bruno Mars
5. Earned it - The Weeknd
6. Take me to church – Hozier
7. What I did for love - David
Guetta feat Emeli Sande
8. Hold back the river - James Bay
9. Heartbeat song - Kelly Clarkson
10. Sugar - Maroon 5
Molto carino il video
musicale, nel quale la
band si reca ad alcuni
matrimoni sorprendendo sposi ed invitati
E voi, quali sono i
brani che più vi
piacciono al
momento? Fatecelo
sapere nei commenti,
siamo tutti curiosi!
Anonimo 1
Il 27 gennaio, per la Giornata della Memoria, è stata messa in scena una
rappresentazione originale, sebbene l’argomento sia continuamente trattato ogni volta
con nuovi film, spettacoli teatrali e mostre che, diciamocelo, stanno diventando ormai
banali e scontate. Con grande sollievo (almeno per me) non abbiamo dovuto fare
jogging per tutta Castiglione per vedere corti spettacoli o mostre, ma siamo rimasti
seduti per qualche ora ad assistere a “Se questo è Inferno”, ipotetico dialogo tra Dante
e Primo Levi, che immagina i due personaggi discutere sulle loro esperienze avute
all’inferno. Certo, due esperienze profondamente diverse: se il Sommo Poeta ha dovuto
attraversare l’Inferno è stato per prepararsi ad andare in Paradiso (per aspera ad astra,
come dice il famoso detto), mentre l’Inferno in cui Levi è stato deportato non aveva un
senso, non c’è stato un perché a tutto quello che ha dovuto affrontare, a tutto quello che
hanno affrontato milioni di persone.
Lo spettacolo, in effetti, a causa delle tematiche che affrontava, si sarebbe potuto
dimostrare difficile da seguire e forse anche noioso, ma, tramite interessanti espedienti
(come la fiaba del lupo addomesticato raccontata anche con l’aiuto di alcuni disegni fatti
al computer), ha catturato l’attenzione degli spettatori.
Un fatto che non sono riuscito a capire dello spettacolo è stata la divisione tra maschi,
che si sono seduti a sinistra, e femmine, che si sono sedute a destra. Ci è stato detto
che questa separazione è stata pensata per farci rendere conto di un millesimo di
quello che gli internati subivano nel campo. Ma allora perché non far indossare a tutti
un pigiama a righe oppure farci trasportare carichi pesanti?
Di certo la divisione tra maschi e femmine non ha ricordato l’atmosfera di un campo di
sterminio (anche perché l’auditorium non credo rispecchi l’idea che noi abbiamo di un
lager).
Giovanni Zaniboni
Avrete sicuramente già visto questo simbolo. Negli mesi lo abbiamo incontrato
tantissime volte. Questo è il mio primo articolo e ho voluto farlo (al posto del verbo
fare, dire magari ho voluto parlare di Charlie Hebdo.
Charlie Hebdo è un giornale più o meno anarchico che lotta per sconfiggere molti tabù.
Il 7 gennaio 2015 il giornale è stato colpito da una strage. Alle 11:20 del 7 gennaio 2015
i fratelli Said e Cherif Kouachi sono entrati nella redazione, intimando alla disegnatrice
Corrinne Rey di immettere il codice numerico per riuscire ad irrompere nella redazione.
Hanno poi aperto il fuoco gridando “Allah Akbar” (Allah è il più grande), provocando
così dodici vittime:
- Stéphane Charbonnier, conosciuto come “Charb” era il direttore del giornale. 47 anni.
- Jean Cabut, “Cabu” fondatore storico del giornale e vignettista di punta. 77 anni.
- Georges Wolinski, “Wolinski” anch’ egli fondatore storico del giornale e grande
vignettista, noto pure in Italia. 81 anni.
- Bernard Verlhac, “Tignous” vignettista di punta del giornale. 58 anni.
- Philippe Honoré, illustratore del giornale. 73 anni.
- Bernard Maris, economista, giornalista francese e consigliere della Banca di Francia. 68
anni.
- Mustapha Ourrad, curatore editoriale. 60 anni.
- Elsa Cayat, psichiatra e giornalista. 54 anni.
- Michel Renaud, fondatore del festival Rendez-vous du Cannet de voyage. 69 anni.
- Ahmed Merabet, agente di polizia. 42 anni.
- Franck Brinsolaro, guardia del corpo di Charb.
- Frédéric Boisseau, agente di manutenzione. 42 anni.
Successivamente i fratelli sono fuggiti su una Citroën C3 nera. In Boulevard RichardLenoir si sono imbattuti in un veicolo della polizia, hanno sparato e ucciso con un colpo
alla testa un poliziotto ferito a terra, Ahmed Merabet. Nei pressi della Porte de Pancin
hanno rubato un veicolo ad un civile. L’auto è stato abbandonato all’incrocio tra la Rue
de Meauxe e l’avenue Secrétan e si sono perse le loro tracce. Il giorno seguente la
Francia, sotto shock per la strage dei fratelli Kouachi, vive un’altro incubo: la mattina
dell’ 8 gennaio, nella cittadina di Montrouge, a sud di Parigi, un altro terrorista armato
di mitra, il trentaduenne Amedy Coulibaly, ha aperto il fuoco contro la poliziotta
francese Clarissa Jean-Philippe, uccidendola.
Subito si era smentito ogni rapporto con i fratelli Kouachi, ma il giorno seguente, il 9 gennaio,
egli si è deliberatamente barricato in un supermercato Kosher prendendo alcuni ostaggi e
chiedendo per il loro rilascio la liberazione degli attentatori di Charlie Hebdo, nel frattempo
asserragliatasi in una tipografia. I due fratelli Kouachi sono stati uccisi nel pomeriggio del 9
gennaio durante l’irruzione delle forze speciali francesi nella tipografia. Anche l’altro
terrorista ,Amedy Coulibaly, è stato ucciso a Porte de Vincennes, nella zona est di Parigi.
Durante la simultanea irruzione delle forze speciali all’interno del supermercato sono state
uccise quattro persone e ne sono state ferite altre quattro. I morti sono i seguenti:
• Yoav Hattab, ebreo e figlio del rabbino di Tunisi. 21 anni.
• Philip Braham, compositore inglese. 40 anni.
• Yohan Cohen. 22 anni.
• François-Michel Saada. Ebreo. 60 anni.
Queste due stragi hanno sconvolto il mondo intero e hanno portato tutte le persone a sentirsi
vicino alla Francia, a far riflettere sulla libertà, di qualsiasi tipo si tratti.
Questo è il resoconto di quello che è accaduto e delle vittime, uomini che tutti noi abbiamo
perso. Non dimenticheremo mai questi giorni che hanno sconvolto tutto il mondo. Non
dovremo dimenticare. Spero che vi fermiate a pensare che questi non sono solo nomi di
persone lontane dalla nostra realtà, ma che dietro ai loro nomi c'è una storia ed è per questo
che ho voluto dedicare queste righe al loro ricordo.
Da sinistra ecco le vittime: Stéphane Charbonnier, Georges Wolinski, Jean Cabut, Bernard
Maris, Bernard Verlhac, Elsa Cayat, Frédéric Boisseau, Ahmed Merabet, Franck Brinsolaro,
Philippe Honoré, Mustapha Ourrad, Yohan Cohen, Yoav Hattab, Philip Braham, FrançoisMichel Saada, Michel Renaud, Clarissa Jean-Philippe.
Andrea Beschi
Il sole era sorto ormai da tempo, quando un grido terrificantemente vicino fece aprire di scatto le
palpebre ad Adriano Rizzi.
L’uomo, immobile nel proprio letto, mise a fuoco il luogo dove aveva dormito e, prima di tirarsi a
sedere, esplorò con lo sguardo ogni centimetro della stanza.
E ancora continuò la sua perlustrazione. Nessuno.
Allora, dopo essersi velocemente rivestito e aver dato un’occhiata all’orologio, che segnava le 05:06,
spalancò la porta che dava sul corridoio e lo scrutò tutto.
Dalla camera numero 14 uscì di scatto Angelo Liberato, che piantò gli occhi addosso al giovane: -Cosa
è stato?
-Ne so quanto lei.- rispose Rizzi.
Insieme percorsero il corridoio e scesero le scale, arrivando al piano terra.
Giù c’era Alfio, che guardava con sospetto attorno a sé.
Trasalì appena vide i due, rilassandosi subito dopo: -Ha urlato uno di voi?
-N... no.- disse Rizzi.
-Lucilla...?- disse lo scrittore, salendo le scale seguito dagli altri uomini e bussando alla porta della
donna.
Niente o nessuno rispose.
-Lucilla? Lucilla!? LUCILLA?!- gridò Liberato alla porta chiusa, bussando più forte, fino a colpirla con
molta violenza.
–LUCILLA FORTESTRA! APRI!
Ancora niente.
Tutti stettero, per un secondo, in un silenzio più che completo.
Poi Angelo prese la rincorsa e abbatté la sua spalla sinistra sulla porta, facendola cigolare.
-Ehi! Piano! Non ho porte di riserva!- esclamò Medeo, in una pallida protesta.
-Lei stia zitto.- borbottò l’altro, compiendo di nuovo il movimento, mentre i fragili cardini a poco a
poco cedevano.
-Ma... ma... signor Rizzi! Faccia qualcosa!- l’anziano signore cercò aiuto nell’altro uomo.
-Penso sia necessario, per salvaguardare la salute della signorina.- disse Adriano, storcendo la bocca
in una smorfia.
Finalmente, alla quinta spallata, la porta cedette, con un “crack!” abbastanza secco, facendo cadere in
avanti lo scrittore.
Gli altri due uomini lo tirarono su e gettarono un’occhiata alla stanza.
Medeo rabbrividì violentemente.
Rizzi spalancò gli occhi e sbiancò.
Liberato fece un grido soffocato.
Lucilla Fortestra era distesa sul letto, le mani lungo i fianchi, perfettamente dritta e composta.
L’unico, orribile particolare era l’assenza della sua testa, appesa per i capelli al lampadario sopra il
letto.
L'anziano signore si girò verso il corridoio e vomitò l’esigua colazione che aveva consumato poco
prima.
-Madre di Dio.- disse Adriano cadendo a terra, preso da un capogiro.
Intanto Jacopo camminava a piedi nudi nel bagnasciuga del mare mattiniero dall’acqua gelida,
ascoltando la sua solita musica.
Quel mattino non riusciva a pensare neanche alle più piccole cose dell’infinito che lo circondava, ed
era una cosa buona. Finalmente un po’ di pace.
Il sole era giallo.
L’acqua era blu.
Non c’erano pesci.
Non c’era vento.
Gli pervase un senso di soddisfazione immenso, che non provava da tempo immemorabile.
Sorrise.
Un piccolo, difficile movimento, che lo rese ancora più felice.
Senza motivo, quel tafano che aveva perforato e aveva fatto proprio il suo cuore, se n’era andato.
Oppure stava facendo visita a un suo parente e sarebbe tornato.
Avvicinò un dito a una cuffietta e spostò di qualche millimetro l’auricolare.
Senza preavviso, il suono del mare si fece più nitido.
L’impulso di scappare si fece quasi insopportabile.
Lo contenne a fatica, uscendo dal mare e correndo all’hotel di suo nonno.
Regnava un silenzio tombale.
Probabilmente erano ancora tutti a letto.
In punta di piedi, si mosse verso la scala come un ladro, quando d’un tratto gli si parò davanti lo
scrittore, gli occhi spiritati, che fissava il vuoto.
-Succede... qualcosa?- il ragazzo squadrò l’uomo, le cui spalle erano scosse da un tremito.
-Che è successo?
Liberato tentava di parlare, ma non riusciva a incanalare abbastanza aria.
-Scrittore?
-Non andare su.- rantolò Angelo.
Dalla sala da pranzo uscì anche suo nonno, che lo abbracciò e lo spinse nella stanza dove lui era
prima, nella quale Rizzi sospirava affannosamente, su un divano.
-Mi volete dire cosa sta succedendo?- sbottò il ragazzo, abbassando il volume delle cuffie quasi al
minimo.
-L-l-la...- iniziò Rizzi.
-La signorina Fortestra è morta. Le hanno tagliato la testa.- spiegò Medeo, a sangue freddo. -Sì,
tagliata.- aggiunse, vedendo l’espressione attonita del ragazzo. –Un coltello da cucina o qualcosa
del... del genere.
-SI SCENDE NEI PARTICOLARI, EH?!- gridò scompostamente Adriano.
-Non davanti all’ascoltatore.- mormorò lo scrittore. L'altro annuì, riconoscendo il suo sbaglio.
-E...- iniziò Jacopo. –alla polizia non avete pensato?
I tre uomini si guardarono.
-Polizia.- ripeté Liberato, come se fosse una parola magica.
-In effetti, no.- concesse Alfio.
-Chiamatela, no? Penso sia necessaria.
Angelo e Medeo tentarono di uscire contemporaneamente dalla porta, ma inciamparono e caddero.
Il ragazzo sbuffò e, scavalcandoli, si mosse verso la porta dell'hotel, tentando di trovare l'unico mezzo
metro quadrato dove il suo cellulare prendeva.
Camminò avanti e indietro per dieci minuti, prima di arrendersi, camminare fino alla reception, alzare
la cornetta di un antiquatissimo modello telefonico e iniziare a comporre il numero della polizia
locale.
Entrò dopo qualche minuto nella stanza dove gli altri tre uomini si scambiavano occhiate angosciate.
-Il telefono non funziona.- sentenziò.
-COSA?!- gridarono in contemporanea i tre uomini.
-Dovrei andare a controllare i fili di quel telefono. Alla fin fine...- si strinse nelle spalle. -... è quello che
fanno nei film.
-Jacopo, tu resti in questa stanza, vado io a dare un’occhiata. L'assassino può essere ancora in
circolazione.- disse, imperioso, suo nonno. Poi alzò lo sguardo e guardò con sospetto gli altri uomini. Anzi, no. Vieni con me. C'è la possibilità che uno di quei due sia il colpevole o, perché no, tutti e due.
-Che cosa?- si accigliò lo scrittore. -Io non ho ucciso Lucilla.
-Io non sapevo nemmeno della sua esistenza, fino all'altroieri.- mormorò Rizzi, mettendosi a sedere
sul divano.
-Dicono tutti così.- commentò Medeo, lasciando con questa affermazione da romanzo poliziesco la
stanza, con il ragazzo alle calcagna.
Uscirono e camminarono verso un lato della stamberga, dove si trovava una porta molto più solida
delle altre nell'hotel.
Entrarono e si trovarono in mezzo a un groviglio di fili, cavi ed elettricità.
-Fai attenzione.- avvertì l'uomo al ragazzo, poggiando i piedi a terra come per non far rumore.
Questo annuì e si mosse con circospezione insieme al nonno verso una meta non definita.
All'improvviso, una mezza voce ruppe la penombra: -LA SALSEDINE, MALEDIZIONE!
Jacopo sobbalzò, sentendo il nonno: -Che cosa?
-La salsedine ha danneggiato i fili. Maledizione! Maledetta. Maledetta!- e giù imprecazioni degne di
un vecchio marinaio.
Il ragazzo con le cuffie, vedendolo comportarsi in quel modo, scosse la testa, investito da un moto di
ribellione: -Nonno, perché stiamo qua? Potremmo partire adesso, verso la civiltà, verso una casa, un
posto normale, lontano da questo stupido posto impraticabile, in compagnia di un mort...
-Non dirlo nemmeno.- sibilò l'uomo, scoccandogli un'occhiataccia. -Non essere sciocco. In questa casa
io...
-... “ci ho vissuto e ci vivrò per sempre, fino alla fine dei miei giorni.”- completò il nipote, con le parole
che aveva letto in moltissimi libri e fumetti.
Alfio sospirò, abituato al comportamento del ragazzo: -Non solo. Non solo è “casa mia”, ma
rappresenta il simbolo di ciò che sono riuscito a realizzare. Ti ho mai raccontato la mia storia?
-Certo. Un sacco di volte.
-No, non quella che racconto ad ogni visitatore. Quella vera.
Jacopo alzò lo sguardo, tentando di distinguere il profilo del suo parente nella penombra: -Vuoi dire
che quella che hai sempre detto a tutti non è la tua vera storia?
Quello inclinò la testa a destra e a sinistra, incerto: -Così e così. Diciamo che è vera fino a un certo
punto. Quella vera, penso di non avertela mai raccontata.
Il ragazzo scosse la testa, incantato, tornando per qualche secondo bambino. Una delle due cuffiette
fu lì per lì per cadere dall' orecchio, ma egli la spinse al suo posto.
-Magari un'altra volta.- disse, accennando con il mento alla porta, da cui trasparivano sottilissimi raggi
di luce. -Rizzi e lo scrittore saranno in pensiero.
-Se non si sono già uccisi a vicenda.- borbottò il proprietario dell'hotel.
-Non sospetterai davvero di loro?!- il ragazzo alzò le mani in direzione del soffitto.
-Non ci sono molte persone di cui puoi fidarti, qui. Non c'è nessun riparo, in questo buco che è il mare
di Geb, tranne il nostro hotel. Io non l'ho uccisa. Tu, sono sicurissimo di no, sei un Medeo! Adesso, noi
andiamo da loro due e ci facciamo raccontare il benedetto motivo per cui sono qui, qualcosa che ci
faccia capire se mentono o dicono la verità, se hanno avuto precedenti, eccetera.
-Giochiamo ai detective, insomma.- disse il nipote, aprendo la porta e uscendo da quel luogo pieno di
cavi.
-Esatto.- sorrise il nonno rientrando in hotel.
Andarono nella stanza dove prima avevano lasciato gli uomini, ma videro solo Rizzi che, immobile,
pensava fissando il muro. Quando si accorse di loro due, mormorò: -Il signor Liberato è nella stanza
della... signorina...
-Va bene.- annuì il proprietario dell'albergo, prendendo una sedia dal tavolo da pranzo, lì vicino, e
sedendosi davanti all'altro uomo.
Dopo qualche secondo di immobilità, Adriano fece un movimento degno di un birillo, infastidito: -Che
ha da guardare?
-Mi chiedevo...- disse Medeo. -Mi chiedevo il motivo per cui è qui.
-Saranno... saranno affari miei?- rispose l'uomo, subito zittito dall'entrata di Angelo Liberato nella
stanza, pallido.
-Che succede?- chiese questo.
-Ci stiamo raccontando qualcosa, per far passare lo shock di prima.- rispose prontamente il ragazzo
appoggiato al muro. -Vuole iniziare a esporci il motivo per cui è qui?
Lo scrittore alzò le spalle, prese una sedia alla maniera di Alfio e iniziò a raccontare.
Angelica Tellaroli
La classe 1° Liceo Classico ha steso recentemente un questionario da proporre a campione
nell’Istituto sulla lettura. Le domande erano molte e andavano a coprire i maggiori campi
ricollegabili a tale ambito. Infatti abbiamo domandato il genere di libro preferito, ma siamo
anche entrati nel merito, ad esempio abbiamo chiesto la preferenza tra il formato cartaceo o
quello digitale. Il questionario è stato proposto ad alcune classi, sia del biennio che del
triennio. Dall’elaborazione finale è emerso un quadro alquanto interessante:
R
I
S
P
N
O
S
T
E
180
160
140
120
100
80
60
40
20
0
LETTURA NELL'ISTITUTO
quotidiani
riviste
libri
Ma andiamo nel dettaglio: cosa è
contenuto
realmente
nell’alta
colonna dei libri. Non sorprende
trovare ai primi posti la narrativa,
seguita dalla fantascienza e dal
giallo. A metà strada la biografia e il
genere altro. Perdono invece molto
(forse troppo?) terreno la poesia e i
saggi.
R
I
S
P
N
O
S
T
E
60
50
40
30
20
10
0
fumetti
altro
120
R
100
I
S 80
P 60
N
O 40
S
20
T
0
E
LETTURA QUOTIDIANI
Nel grafico riportato qui a sinistra,
è messa in evidenza la situazione
generale che riguarda le classi prese
in esame: “vincono” i libri, seguiti
dalle riviste e dai quotidiani.
Notevole ribasso per le categorie
fumetti e altro.
GENERE LIBRI
Analizziamo ora le seconda colonna
più alta: quella dei quotidiani. E’
confortante sapere che molti alunni
prestano attenzione ai giornali,
soprattutto alla cronaca (si intenda,
anche quella rosa!). Lo sport
naturalmente è rilevante; a pari
merito, poi, la lettura solo dei titoli o
della politica. Interessano meno gli
spettacoli e altro.
Come si può ben notare dal grafico
riportato qui a destra, il formato dei libri
letti prevalente è il cartaceo. Poco diffusa,
invece, la lettura solo del digitale: per
questo la seconda classe più ampia è
quella che comprende la lettura sia
cartacea che digitalizzata.
CARTACEO O DIGITALE?
Cartaceo
43%
Digitale
56%
Entrambi
1%
OBBLIGO O INTERESSE?
10%
Obbligo
40%
Interesse personale
50%
Fortunatamente nel nostro Istituto la
lettura è frutto dell’interesse personale
e poco dell’obbligo. Comunque rimane
una grande porzione comprendente
entrambi.
Entrambi
Questi sono solo alcuni dei dati raccolti da questo piccolo ma interessante sondaggio. La
lettura, quindi, nel nostro Istituto è apprezzata e praticata con successo.
Classe 1°LC
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