SISTEMI ORGANIZZATIVI COMPLESSI
5 novembre 2014
C.d.L magistrale: Comunicazione d’impresa
2° anno 9 crediti (inclusi crediti Laboratorio)
Esonero: Aula Blu1, MART 9 dicembre
ORE 17-19
(non si fa lezione dalle 9 alle 11)
E-mail: [email protected]
 Stanza B12 Via Salaria113, tel.: 06 49918446ricevimento mercoledì 15-16.30
1
2
IV parte del corso
Rella P., Cavarra R, Uomini e donne nelle
radio private a Roma.La passione del
lavoro oltre la precarietà,
FrancoAngeli 2011
↓
Ricerca esplorativa del mondo della
radiofonia romana ↓
strutture produttive piccole e frammentate
mercato del lavoro atipico e complesso
3
Sul tema della flessibilità e dei
cambiamenti del mercato del lavoro
Oltre a definizioni e analisi dei cambiamenti
legislativi in Italia faremo qualche
riferimento a
 Organizzazione Internazionale per il Lavoro
 Gallino, Il lavoro non è una merce, 2007
 Gallino, Vite rinviate 2014
 Contini e Trivellato (a cura di), Eppur si muove.
Dinamiche e persistenze nel mercato del lavoro
italiano, Il mulino, 2005
 Cavarra, Rella (a cura di), Flessibilità senza
sicurezza, 2007
4
Mercato del lavoro: la divaricazione tra lavoro tipico ed atipico
 Mercato diverso
da quello delle
mele in cui l’offerta
di lavoro è più
debole della
domanda e lo
stato interviene
a regolamentarlo
 Dagli anni ’80 il
MdL si divarica ↗
Lavoro
standard
o tipico
Non
standard o
atipico
Full time
Part time
Tempo
determinat
indetermi o parasubordinato+ altre
nato
figure legge
30/2003
garantito Non
garantito
5
Tipologie di lavoro presenti nel
mercato del lavoro
lavoro autonomo tradizionale e libere professioni
chi intenzionalmente ha scelto di sfruttare le opportunità
date dal mercato e/o di autorealizzarsi nel lavoro
(auto-imprenditorialità)
chi è autonomo più per costrizione che per scelta (le/i
para-subordinati).
il lavoro dipendente tipico
dipendente atipico articolato in molte posizioni
contrattuali (legge 30/2003)
lavoro in nero.
.
6
un mercato del lavoro frammentato
vanno analizzate e non confuse le varie
situazioni in cui sono inseriti i soggetti,
soprattutto per quanto riguarda il lavoro
atipico
Il lavoro atipico è chiamato precario dal 2008
anche dall’Istat quando si vuole sottolineare
l’insicurezza e la scarsa protezione giuridica e
sociale, che offre rispetto al lavoro tipico
7
Sul tema della flessibilità e dei
cambiamenti del mercato del lavoro
Faremo riferimento a
 Gallino, Il lavoro non è una merce,
2007
 Cavarra, Rella (a dura di), Flessibilità
senza sicurezza
Prima di introdurre
 Uomini e donne nelle radio private a
Roma
8
L.Gallino, Il lavoro non è una merce. Contro
la flessibilità, Laterza 2007
OIL Dichiarazione di Filadelfia 1944: “il lavoro non è
una merce in quanto elemento dell’identità di un
soggetto e del suo posto nella società”
Il mercato da solo porta alla distruzione della società.
“La discussione in corso sulla flessibilità del lavoro …
ricorda … l’equipaggio di una barca che in mezzo
all’Oceano discuta animatamente del logo da
apportare alle vele, anziché far fronte alla
tempesta che si annuncia” (p. X)
La flessibilità è richiesta per competere senza porsi il
problema di un incontro verso l’alto della scala dei
salari e dei diritti, piuttosto che verso il basso
smantellando le protezioni legali dell’occupazione.
Il problema è aver messo deliberatamente in
concorrenza ½ mld di lavoratori del Nord, con 1.5
mld di nuovi salariati del Sud con bassi salari e
cattive condizioni
9
Le molte facce della flessibilità
Alle molte tipologie di legge si aggiungono in Italia
quelle dell’economia sommersa:
5-6 mln “solo” senza contratto + 5.6 milioni in
condizioni irregolari = 10-11 mln (inclusi 3mln
doppio lavoristi- 1mln di Ula)
La richiesta di lavoro flessibile delle grandi
imprese (un obbligo per le medio-piccole)
serve per ridurre
-Il costo diretto e indiretto del lavoro
-Il rischio d’impresa
Ottenere profitti a breve più elevati, magari
richiesti dagli investitori istituzionali (ad es. i
fondi pensioni anglosassoni)↓
La flessibilità è un alibi per non fare ricerca.
10
Il mercato del lavoro italiano è rigido?
 Ocse negli anni ’90 diceva che il mercato del lavoro
italiano era troppo rigido
 Contini e Trivellato (a cura di), Eppur si muove.
Dinamiche e persistenze nel mercato del lavoro italiano, Il mulino, 2005→ la rigidità è uno stereotipo↓
Alta mobilità dei lavoratori da un posto all’altro già negli
anni ’80, aumentata con le riforme anni ’90 e successivi che
hanno aggravato il dualismo del mercato del lavoro, più
mobile per giovani, donne, immigrati recenti, lavoratori
marginali →Il turnover elevato disincentiva gli
investimenti in capitale umano anche nelle grandi
imprese
11
Dubbi rapporti tra flessibilità e occupazione
 Secondo Contini e Trivellato un modesto
incremento dell’occupazione è un prezzo
troppo alto da pagare a una flessibilità
che incentiva il dualismo tra lavori buoni
e cattivi, disuguaglianze retributive
crescenti, segmentazione sociale tra
gruppi che hanno o non hanno
prospettive di mobilità sociale
 Gallino nota che nel 2004 i numerosi
studi empirici sul rapporto flessibilitàoccupazione portano a risultati
contrastanti
12
SISTEMI ORGANIZZATIVI COMPLESSI
12 novembre 2014
C.d.L magistrale: Comunicazione d’impresa
2° anno 9 crediti (inclusi crediti Laboratorio)
Esonero: Aula Blu1, MART 9 dicembre
ORE 17-19
(in tale settimana non si fa lezione)
E-mail: [email protected]
 Stanza B12 Via Salaria113, tel.: 06 49918446ricevimento mercoledì 15-16.30
13
Passi verso la flessibilità
 nel sistema di piccola impresa italiano c’è
comunque flessibilità anche dopo l’approvazione dello Statuto dei lavoratori del
1970, il punto più alto del processo di demercificazione del lavoro dal dopoguerra
 Il Protocollo d’intesa tra governo, sindacati e imprenditori del 1993 “sulla politica
dei redditi e dell’occupazione, sugli assetti
contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul
sostegno al sistema produttivo”
è il primo passo verso la flessibilità attuale
14
Le privatizzazioni dal 1993
In Italia Iri, nata nel 1933 per far fronte alla grande crisi,
svolge un ruolo importante dal 1945 al 1970 nel processo
di industrializzazione del paese: investe in settori cruciali
ma per lungo tempo poco profittevoli
Dal 1993 al 2000 sono state privatizzate + imprese che in
ogni altro paese UE. L’Iri è sciolta nel 2000.
L’Eni, nata nel 1953 come azienda a partecipazione
statale, dopo aver venduto il 63% del proprio capitale,
rimane la più grande azienda controllata dallo stato.
In America Latina le privatizzazioni imposte dalla Banca
Mondiale e dal Fmi→ politiche di aggiustamento
strutturale per ridurre il debito pubblico, ma negli ultimi
anni con governi di sinistra inversione di tendenza
Anche in India una grave crisi debitoria portò a ridurre le
molte partecipazioni statali
15
Il ruolo della legislazione del lavoro
Dal 1944 agli anni ’70
demercificazione del lavoro,
poi direzione contraria specie dal
1993 in cui viene siglato il
protocollo sul lavoro fino alla legge
30 del 3003
16
1944 Istituzione del
collocamento pubblico
in un paese poco industrializzato e con gravi
problemi di occupazione solo lo stato può
fare intermediazione di manodopera e
assegna i lavori non qualificati in base
all’anzianità di disoccupazione
Sono previste chiamate dirette per
lavori qualificati e piccole imprese
+ collocamenti speciali per il lavoro
stagionale in agricoltura(settore in cui ci
sono lavoro nero, caporalato,lavoro
stagionale e precario, per lo spettacolo etc
→ sistema nel tempo sempre meno efficiente
17
La ri-mercificazione del lavoro dal 1993
1995 istituzione gestione separata Inps per i co.co.co
 “pacchetto Treu” legge 196 del 1997 :
lavoro interinale, stage e tirocini, borse di
lavoro, innalzamento età apprendisti,
nuove norme sul lavoro a tempo parziale e
a tempo determinato
 DL 368 del 2001 di liberalizzazione di
fatto dei contratti a termine: non serve più
la mediazione del contratto collettivo
 legge 30 del 3003: possibile aprire agenzie
private di collocamento, contratto
d’inserimento da 9 a 18 mesi, part time
verticale+possibilità straordinari nel part time
orizzontale, lavoro a progetto, a chiamata,
ripartito, nuova articolazione apprendistato
18
Dalla flessibilità del lavoro alla precarietà
della vita
Precarius = cosa che si fa solo per concessione,
non per diritto (secondo il diritto latino) ma per
preghiera
Precarietà va contro il “lavoro decente e
dignitoso” richiesto dall’Oil nel 1999, va
contro la sicurezza
↓
↓
↓
↓
Nel/del lavoro, previdenza, rappresentanza, stabile identità profes.
Anche se accettata senza drammi la flessibilità è fonte
di ansia man mano che la precarietà si allunga
19
Costi umani della flessibilità in 4 differenti sistemi
lavorativi
1.
2.
3.
4.
Lavoro razionalizzato vincolato simile alla OSL di
Taylor,diffusosi dall’industria al terziario: call center,
ristorazione rapida, e-commerce
Lavoro a qualificazione medio bassa e alta intensità di
lavoro: edili, guardiani, aiuto-infermieri, raccoglitori in
agricoltura
Lavori semiautonomi, che comportano il controllo di
altre persone, in crisi perché tipici delle grandi
organizzazioni
Lavori ad alta qualificazione: informatici , insegnanti,
professionisti
Se non si contrasta la flessibilità i rischi sono
a. Generalizzazione del contratto a tempo
determinato
b. 2-3 rinnovi di contratto per mantenersi lavoratori
giovani
c. Ampio ricorso a terzisti, subappalti, no staff
20
Rischi e prospettive nei 4 tipi di lavoro
1.
Se si verificano tutti i rischi nel lavoro vincolato,
verso i 40 anni sarà difficile trovare lavoro senza
diminuire le “pretese” retributive
2. Per i lavori a media qualificazione le cose vanno
meglio, ma sempre con rischio diminuzione salari
3. Per i lavoratori semi-autonomi la prospettiva più
probabile è la disoccupazione
4. Solo nel lavoro qualificato è possibile costruire
una carriera esterna di lavoro in lavoro con
l’obbligo di una continua riqualificazione↓
Qui c’è la flessibilità scelta, ma anche imposta come
nel caso delle insegnanti.
I lavori di tipo 1 e 2 sono ancora prevalenti in Italia
21
La flessicurezza, o come curare gli effetti
ignorando le cause
 La flexicurity è 1 delle 2 strade possibili per
contrastare la precarietà, ma richiede un prelievo
fiscale al 50% e un forte aumento dei dipendenti
pubblici: 36% in Danimarca includendo chi fa
formazione professionale col sostegno statale
(20% in Italia)→ rimane
il costo sociale che la vita del
lavoratore dipende da altri
 L’altra strada è una politica del lavoro globale → la sfida è
capire dove si troverà il punto d’incontro tra 1.5 mld di salariati del
Sud col ½ miliardo di salariati del Nord
 1977 OCSE raccomanda alle TNC di rispettare i diritti di tutti
 1977 OIL fa un’ambiziosa dichiarazione tripartita con 26
articoli sui diritti dei lavoratori (retribuzioni sufficienti alle
famiglie, no lavoro infantile, orario max 48 ore) ma a cui le TNC
aderiscono su base volontaria
22
Che fare? Internazionalizzare le tutele?
Oecd Watch- osservatorio di 46 Ong- richiede una
regolamentazione di diritto internazionale, oppure inserire
una clausola sociale negli accordi della OMC
2006 la proposta di legge del governo cinese per migliori
condizioni di lavoro provoca azioni di lobbying delle TNC, con
minacce di delocalizzazione→ legge finale più morbida
 Si può intervenire sul piano internazionale rendendo responsabili
gli stati di provenienza delle imprese transnazionali di violazioni
dei diritti umani e del lavoro
 Processi civili e penali contro tali violazioni, incluse quelle di società
appaltanti
 BM e Fmi devono subordinare i loro finanziamenti al
rispetto delle condizioni di lavoro
 Accordi tra sindacati su standard minimi di salario
 Rendere responsabili i fondi pensionistici
Il Consiglio d’Europa potrebbe far propri l’insieme di
questi provvedimenti per una politica del lavoro globale
23
La situazione peggiora con i NEET: Not in
Education, Employment or Training
Sono i giovani disoccupati (in cerca di lavoro) e gli
scoraggiati, che neanche lo cercano, né studiano
 Nell’UE27 (2011) sono 13,9 milioni, il 15,2 % dei giovani
in età 15-29 anni, minimo in Olanda con il 6 %, massimo
in Bulgaria, Italia e Irlanda con oltre il 20→ graf
 aumentano con l’età: sono il 12,8% dei giovani fra 15 e

24 anni (UE, 2010) e il 19,7 fra 25 e 29 anni
in Italia (2011) arrivano al 22,7 % con differenze:
 16,1 nel Centro Nord e 30,9 nel Mezzogiorno
 19,3 fra gli uomini e 24,9 fra le donne
 32,8 % fra i giovani stranieri e 21,5 fra gli italiani
Fonte: Yearbook 2011, Eurofoundation (pag.54) e Istat, Noi
Italia 2012
24
25
il contesto della ricerca sulle radio private:
precarizzazione del mercato del lavoro e
specificità romane
precariato subito o lavoro autonomo
scelto? È una delle domande che ci
siamo posti nella ricerca
 Le specificità romane del mercato del
lavoro e dal punto di vista produttivo
( qui in parte ci baseremo sulla ricerca Cavarra
R e Rella P. ( a cura di) Flessibilità senza
sicurezza, FrancoAngeli 2007)
26
Mercato del lavoro: le peculiarità
romane
Va anzitutto compreso il “Modello romano di
sviluppo” ,vincente sul piano economico,
almeno fino alla crisi del 2008, ambiguo sul
piano urbanistico e sociale
 Presenza di attività terziarie legate al ruolo
di capitale: ministeri, direzioni grandi
imprese, turismo, cultura, ma anche servizi alle
imprese e una rete di microimprese molto
dinamiche
 Come le altre città globali, Roma attrae flussi
finanziari e turistici, ma fatica a trovare
un nuovo modello di integrazione sociale e
culturale su cui fondare un successo durevole

27
Roma città globale o città delle disuguaglianze?
“Modello Roma” è ambiguo.
Aspetti positivi
 2001-05:il PIL pro capite cresciuto del 6.8%
 1991-2001: crescono i servizi non tradizionali
 la disoccupazione era diminuita
 la città è uscita dal provincialismo grazie a una
grande mutazione culturale




aspetti negativi:
Rendita e cementificazione insieme a crisi
abitativa: irrisolta questione urbanistica
scarsa integrazione degli immigrati, richiedenti asilo
e Rom
aumento delle distanze economiche e sociali tra
ricchi e poveri, tra centro e periferia
questione ambientale.
28
SISTEMI ORGANIZZATIVI COMPLESSI
18 novembre 2014
C.d.L magistrale: Comunicazione d’impresa
2° anno 9 crediti (inclusi crediti Laboratorio)
Ultima lezione 3 dicembre 2014
Esonero: Aula Blu1, MART 9 dicembre
ORE 17-19
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 Stanza B12 Via Salaria113, tel.: 06 49918446ricevimento mercoledì 15-16.30
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POLARIZZAZIONE SOCIALE:
 da un lato nuove povertà e
nuove schiavitù (tratta,
prostituzione , usura, etc.)
 dall’altro lato eccessivo lusso e consumo della città da parte di
esponenti della finanza, dello spettacolo, della rendita e della
politica (immigrati dal resto d’Italia e dall’estero).
Tra i due estremi risultano in certo modo schiacciate le due
principali componenti della classe media:
il ceto impiegatizio e gli artigiani e piccoli commercianti
traeva la propria sicurezza
dall’impiego statale ed oggi
trova lavoro precario, anche
nel settore pubblico
scacciati dal Centro dalla speculazione immobiliare, dalle semiperiferie da supermercati e
discount, dalle periferie dai
centri commerciali
Se la polarizzazione di tipo sia economico che sociale è una caratteristica
delle città globali (Sassen, 2002), possiamo considerare Roma una città
globale.
30
Un mercato del lavoro che illude
 La forza lavoro della Capitale è più
qualificata di quella media italiana
 Chi entra nel MdL romano spera di poter
ottenere lavori qualificati, ma non considera
che le posizioni dirigenziali sono in genere
ricoperte per trasferimento
 Tasso di disoccupazione giovanile da
26%nel 2009 al 41 % nel 2013 (45% nel
Lazio) e forte presenza Neet (Neither in
Education nor in Employment or Training) tutti
fenomeni oggi cresciuti
31
Rielaborazione microdati Isfol–
Plus (Participation Labour Unemployment
Survey)
condizioni strutturali del mercato del lavoro
obiettivo: comprendere le caratteristiche del
lavoro atipico a Roma
disuguaglianze di
ceto, classe (B)
genere (A, C)
valutazioni dei soggetti (A, B, C)
32
La trappola della precarietà
La permanenza nel lavoro atipico per lunghi anni colpisce i
non solo chi lavora da meno di 5 anni (medio periodo), ma si
verifica anche nel lungo periodo.
Tab. 1.10 Tasso di sostituzione del lavoro atipico con lavoro tipico o
autonomo
Medio periodo
2000-2005
Permanenza
nell’atipico
Passaggio al tipico
Passaggio
all’autonomo
Roma
47.4
43.0
9.6
Nord
27.1
40.8
32.0
Lungo periodo prima del 2000
Roma
31.1
51.8
17.0
Nord
21.6
54.9
23.5
Fonte: nostra elaborazione micro-dati indagine Isfol-Plus 2005/250
33
La
quota
di
intrappolati/e
è
nettamente più alta a Roma che nelle
città del Nord (ma anche del Sud)
per la maggior presenza di lavoro
parasubordinato: le/i collaboratori che
passano a forme standard nel lungo
periodo sono solo il 53.5% contro il
78-79 % degli atipici dipendenti.
perché è più difficile mettersi in
proprio.
34
Lavoro atipico e sommerso: quali
rischi per le classi sociali
 Il lavoro atipico riguarda soprattutto le
classi medio-alte. → il lavoro autonomo di
II generazione era più presente al Nord
rischi
 l’allargamento del lavoro atipico rischia di
impoverire la classe media o di aumentarne l’insicurezza, specie se eccessivamente
prolungato e senza un reddito minimo e
contributi previdenziali nel passaggio da un
lavoro all’altro. Chi fa un lavoro autonomo
spesso rasenta l’auto-sfruttamento
 la classe bassa hanno meno contratti atipici,
ma più facilmente in nero.
35
Il lavoro atipico è diffuso in quasi tutti i settori e di
genere femminile
F/T atipici = 63.6% Roma/ 58.4% Nord/ 42.5% Sud
Lavoratrici e lavoratori atipici sono sempre più vecchi
di generazione in generazione
Tab. 1.7 Anzianità media di lavoro per tipo di contratto 2005
Roma
Nord
Sud
Italia
Atipico
11.0
13.1
13.2
13.6
Tipico
19.4
20.0
20.3
20.1
Autonomo
21.9
22.9
16.9
22.9
Totale
18.7
19.8
18.6
19.9
Fonte: nostra elaborazione microdati indagine Isfol-Plus 2005/250
La
“anzianità” media di lavoro atipico a Roma,
relativamente più bassa, deriva probabilmente da un
entrata nel mercato del lavoro più tardiva, specie delle
36
donne, ma è comunque inquietante.
Generazioni a confronto e mobilità sociale
Le differenze tra generazioni non derivano solo dalle novità del
mercato del lavoro, ma anche dal grado di rigidità di una società:
più il sistema sociale è rigido, più la mobilità si avvicina a
situazioni in
cui la posizione dei singoli è fissata da regole
giuridiche o di costume.
Nel caso in cui, invece, la società consideri principalmente
fattori di tipo acquisitivo (istruzione etc.) per la collocazione
degli individui al suo interno, allora i processi di mobilità
saranno fluidi, agevoli
Gli studi sulla mobilità sociale indicano un rafforzamento
della classe possidente e una frammentazione del ceto
medio per il venir meno della mobilità assoluta, che nel
periodo fordista aveva nascosto le persistenti difficoltà di mobilità
tra classi.
ruolo cruciale della posizione sociale della
famiglia d'origine per comprendere condizione
oggettiva e percezione soggettiva del lavoro
atipico
37
il lavoro precario cresce di generazione in
generazione
L’indagine 2005 sui ceti sociali conferma i risultati di altre ricerche
situazione lavorativa e percorso di carriera dei
30-40enni sono più atipici e precari a confronto
con quella della generazione precedente dei 50enni,
→ aumentano le differenze di percorsi lavorativi,
legate al ceto sociale della famiglia d'origine.
→
Confronto tra 1° e 2° ricerca sui ceti sociali.
→ L'avanzare del lavoro precario e flessibile emerge dalle
differenze nel tempo: gli attuali 30-40enni svolgono lavori
più atipici dei 30-40enni di 8-9 anni fa
38
La situazione attuale è andata
aggravandosi
 Oltre alla disoccupazione raddoppiata
 dai Neet ai “silenti” (Cnel)↓
Persone che si ritirano dal mercato del
lavoro (ufficiale) anche in età adulta:
 Vanno nel lavoro nero? L’Istat ha
stimato a circa il 15% le unità di
lavoro fuori dal mercato regolare
 Vanno a ingrossare le fila dei poveri?
39
SISTEMI ORGANIZZATIVI COMPLESSI
19 novembre 2014
C.d.L magistrale: Comunicazione d’impresa
2° anno 9 crediti (inclusi crediti Laboratorio)
Ultima lezione 3 dicembre 2014
Esonero: Aula Blu1, MART 9 dicembre
ORE 17-19
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 Stanza B12 Via Salaria113, tel.: 06 49918446ricevimento mercoledì 15-16.30
40
Uomini e donne nelle radio private
a Roma
 Abbiamo analizzato il contesto
romano
 Nasce come continuazione de Il
genere della radio svolta presso la Rai
 Ipotesi teoriche di partenza
 Metodologi seguita
 risultati
41
Come nasce la ricerca
maggio 2007 progetto “Lavorare nei
media a Roma: nuova imprenditoria,
precariato e differenze di genere”
↓
prosecuzione di lavori precedenti su:
1. differenze di genere nel lavoro e nella
carriera a Radio Rai
2. coppie flessibili (coppie di lavoratori
precari con figli) a Roma.
42
Domande preliminari
 Sapete che significa genere?
Che differenza c’è tra sesso e genere?
 Ha a che vedere col femminismo?
 E’ un concetto usato solo in
sociologia?
 Serve ancora studiare il lavoro in
un’ottica di genere?
43
il concetto di genere
Sex- gender system = insieme di modalità, comportamenti,
rapporti “con i quali ogni società trasforma la
sessualità biologica in prodotti dell’attività umana
e organizza la divisione dei compiti tra uomini e
donne” (G. Rubin, The Traffic in Women in Piccone
Stella e Saraceno Genere.La costruzione sociale del
femminile e maschile, 1996)
Nasce negli anni ’70 dal femminismo, ma non è il modo
delle donne di classificare se stesse, ma un nuovo
approccio allo studio della società, che riguarda uomini
e donne→ i generi sono 2
Inizialmente l’attenzione è al genere femminile, oscurato da millenni di
Pensiero “neutro” (≈ maschile) ↓
per scoprire e valorizzare le differenze del genere femminile con i
Women’s studies (anni ’80)
Dagli anni ’90 men’s studies: serve ridefinire anche
l’identità maschile
44
I° femminismo: per la cittadinanza
 1791 Dichiarazione dei diritti delle donne
e della cittadina di Olympe de Gouge
 1830-1850 femminismo Usa, legato ai
movimenti antischiavisti↓
1848 Dichiarazione dei sentimenti
 1867: National Society for Women Suffrage
→ 1917-28 Conquista i diritti politici nei
paesi anglofoni,scandinavi, Urss, Turchia
 1910-20 Femminismo islamico legato a
movimenti indipendentisti Egitto e Algeria
 Dopo la II guerra mondiale: conquista
di un suffragio realmente universale
45
II° femminismo dopo il ’68identità e differenza
 negli Usa e poi in Europa le donne si
sentono in posizione di subalternità nei
movimenti studenteschi e per i diritti civili e
fondano movimenti autonomi (anni ’70)
 anni ’80 e ’90: in Occidente si attenua la
spinta movimentista ma rimane forte
l'influenza intellettuale
 Andamento carsico del femminismo↓
 In Italia →vivacità culturale (www.ingenere.it –
donne e uomini per la società che cambia- Gio, ) e
politica (2011 Se non ora quando?- 2° e 3°
convegno di Paestum 2012-13)
46
Genere è concetto non neutro che
nasce dal 2° femminismo
Genere è il modo molteplice e complesso con il quale le
differenze sociali tra i sessi acquisiscono significato
e diventano fattori che strutturano l'organizzazione
della vita sociale
Secondo l'epistemologa Harding genere è un concetto a
più strati
 Come identità personale→ autoconsapevolezza e
relazione con l'identità collettiva
 È principio di organizzazione della struttura
sociale→ famiglia e divisione sessuale del lavoro
 Come base di valori normativi → valori identitari
organizzati come sistema binario in cui si suddivide il
potere
47
Segregazione:
un modo per guardare a
discriminazioni e differenze di genere
 Segregazione verticale: dirigenti
e operai prevalentemente uomini,
le donne in posizione intermedia
 segregazione orizzontale di alcuni
mestieri:
 lavoro di tecnico quasi esclusivamente
“maschile”, giornalista + “maschile” che
femminile,
 lavoro amministrativo e di programmista
regista“femminile”
48
1 Il genere della radio. Carriera,
famiglia e pari opportunità FrancoAngeli 2004
obiettivo: verificare differenze di genere
nella carriera in una grande azienda, in
cui fosse presente un Comitato Pari
Opportunità (ipotesi implicita: cultura
aziendale non ostile alle donne)
problema inatteso: precariato, molto
presente nei reparti radio Rai tra le/i
programmisti registi e giornalisti ↓
49
I risultati più interessanti di una
ricerca sono spesso quelli non
previsti
 modificando il disegno della ricerca,
intervistando anche i precari presenti
negli uffici Rai, ma non nella pianta
organica→ abbiamo affrontato nel 2002
il
problema del lavoro precario, che sarebbe
diventato sempre più centrale
NB L’idea che la Rai fosse un azienda non
pregiudizialmente ostile alle donne si è
rivelata fallace, per la debolezza dei
CPO e la rilevanza della
raccomandazione politica
50
Il genere della radio. risultati
attenzione a differenti generazioni di
donne - a confronto con gli uomini
→le 40-50enni con problemi di
carriera difficile
→ le più giovani e precarie in
condizioni di “doppia presenza
impossibile”: prese da un lavoro
appassionante, ma precario
rinunciavano spesso a sposarsi e
soprattutto a fare figli.
51
Differenze di genere nel lavoro a
tempo indeterminato in Rai
 non plateali, ma che tendono a cumularsi
tra loro, ad aggiungersi alle differenze di
classe e generazionali.
 + difficoltà di accesso al lavoro
 + difficoltà femminili di carriera, di sfondare il
soffitto di cristallo. Nella Rai ciò è aggravato
dalla rilevanza, di meccanismi di
cooptazione politica, un ambito in cui le
donne si muovono con più difficoltà.
 Il lavoro si conferma un elemento centrale
della vita per entrambi i generi, in
particolare per le donne per le quali continua
ad avere anche un valore emancipatorio.
 pari opportunità, di fatto poco praticate, non
sono state uno strumento efficace
52
Differenze nel lavoro precario
meno segregazione che in passato: Il lavoro di
giornalista sta perdendo il suo carattere
“maschile” più di quanto quello di programmista
regista il suo carattere “femminile”
Il lavoro, quasi professionale e molto flessibile, si
conferma un elemento centrale della vita per
entrambi i generi
 Nella generazione più giovane l'aumento del precariato,
l'allungamento dei tempi di accesso al lavoro stabile
colpiscono sia gli uomini che le donne, ma solo queste
ultime sono impossibilitate a crearsi una propria
famiglia, perché le responsabilità familiari
continuano ad essere mal divise.
 Pari opportunità, di fatto poco praticate, sono un
esigenza riconosciuta anche dagli uomini specie se
precari
53
2) ricerca Coppie flessibili →Simonetta Piccone
Stella ( a cura di) Tra un lavoro e l’altro. Vita
di coppia nell’Italia post fordista, Carocci, 2007
Attenzione agli intrecci lavoro famiglia→ oltre alle
difficoltà di famiglie in cui entrambi i genitori hanno un
lavoro precario, si guarda, nella parte romana della
ricerca, alle opportunità di maggiore parità nella divisione
del lavoro di cura. Nella ricerca, svolta con interviste
qualitative era stato particolarmente difficile trovare i
soggetti da intervistare, come nella nostra
I motivi sono diversi:
 era difficile trovare genitori che lavorassero entrambi in
modo precario, dato che la nascita di un figlio si rimanda
al momento in cui almeno un partner ha un lavoro stabile.
 Nel caso delle radio private è la frammentazione del
settore produttivo, e il lavoro nero
54
Ipotesi teoriche di partenza di “ Uomini e
donne nelle radio private a Roma
A.
B.
C.
D.
E.
F.
La centralità del lavoro nella vita dei soggetti
il fascino del lavoro nella comunicazione nella
società della conoscenza
precariato subito o lavoro autonomo scelto?
radio mezzo di comunicazione ancora attuale
il genere è ancora una variabile discriminante?
ambiguità del professionismo: strumento di
divisione tra chi fa il/la giornalista (più tutelato) e
chi fa altri lavori o ulteriore vincolo che ritarda
l’inclusione nel lavoro tipico di tutti/e?
55
A1 Il lavoro in una società
complessa
 Società fordista mette al centro il lavoro
(del capofamiglia)→ le persone si definiscono in
base all’occupazione svolta, che a sua volta garantisce
sanità e pensione per la famiglia
 Società postfordista esalta le responsabilità
individuali→la mancanza di lavoro indica:
 Scarsa attivazione nella ricerca
 Incapacità di inventarsi un lavoro
La cultura postmoderna esalta l’ampiezza delle
possibilità di scelta, ma ignora che libertà senza
sicurezza comporta paura e incertezza per il
futuro
56
A2 Vincoli oggettivi alla libertà e
centralità del lavoro
 Disuguaglianze di cittadinanza, origine
sociale e genere
 Di capitale culturale e/o sociale
 Problemi di vulnerabilità familiare
Il lavoro rimane centrale nella vita
 È un modo per realizzarsi
 O almeno uno strumento per realizzare
altri desideri (autonomia dalla famiglia
d’origine, formare una famiglia e/o
acquisire beni materiali e culturali)
57
B. La comunicazione tra forza
produttiva e produzione di senso
 Nel capitalismo informazionale
(Castells ), le nuove tecnologie di
trasmissione dell’informazione
hanno facilitato la globalizzazione,
favorito l’organizza-zione a rete e
trasformato i mass-media→
 a loro volta questi influenzano sempre più i
comportamenti e i valori dei soggetti
→il fascino del lavoro nella comunicazione
58
C. precariato subito o lavoro
autonomo scelto?
Questa domanda richiede di capire
anzitutto il contesto della ricerca già in
parte analizzato↓
 Il mercato del lavoro che diventa
sempre più precario
 Le specificità romane anche dal punto
di vista produttivo
 Le specificità del settore della
comunicazione
59
Specificità del lavoro atipico nella
comunicazione
Per misurare il lavoro atipico (non solo tra
i giornalisti) si sono utilizzati i dati Inps
delle gestioni separate
Dal 1996 i parasubordinati iscritti all’Inps2
erano 839.000 diventati 1,7 milioni nel
2004 divisi in 2 gruppi
1. Amministratori e sindaci S.p.a. e
amministratori enti locali: + anziani e
con buoni redditi
2. Collaboratori e assimilati: età media 37
anni e retribuzioni molto basse
60
Tab. 5 – Iscritti alla Gestione Separata per genere e tipologia nel
2007
Donne
Uomini
Totale
Monocomm Reddito
medio
ittenti %
€/anno
Tipico/con
58.310
corrente
239.368
297.678
85,5
25.280
Tipico/esc
59.523
lusivo
166.299
225.822
89,8
34.807
Atipico/co
67.828
ncorrente
139.132
206.960
90,2
12.549
Atipico/es
479.642 356.876
clusivo
836.518
90,4
8.122
Totale
1.566.978
89,3
15.873
665.303 901.675
in
61
Sono precari
 Quelli con redditi bassi
 Con un solo committente ( di fatto
non autonomi)
 Le donne + degli uomini
Tra le categorie dell’Inps2 compaiono i “
collaboratori giornali”, ma il grosso
dei giornalisti sono nelle gestioni separate legate all’ordine professionale
dei giornalisti (Inpgi 1 e 2)↓
62
D. La radio, mezzo di comunicazione antico ma
ancora attuale
verifica ipotesi attraverso la letteratura e
opinioni dei testimoni privilegiati
→
 La radio ha 100 anni: nel nostro paese si cominciò
a parlare di servizi radiofonici nel 1910, anche se
solo nel 1924 l’URI ebbe in concessione il servizio.
 Negli anni ’50 subisce la concorrenza della
televisione, ma ha una prima rinascita negli anni
’70 con le radio private, che per prime forzarono il
monopolio radiotelevisivo della Rai.
 Negli anni ’80 e ’90 il connubio prima con il
telefono e poi con internet ne fa un mezzo
interattivo, al contrario della televisione.
 Nei primi anni del terzo millennio la radio precede
ancora una volta la televisione con programmi sul
Web, che permettono l’ascolto di radio che non
trasmettono nell’etere o il riascolto di programmi
già trasmessi
63
La struttura produttiva
frammentata delle radio locali
 Il panorama delle radio private nel Lazio si
caratterizza per un’elevata polverizzazione.
Emerge in modo chiaro una difficoltà nel
reperimento dei dati e nello svolgimento di un
censimento di queste realtà economiche.
 Le radio censite dall’Iem (Istituto
economia dei Media) per il Corecom del
Lazio sono nel 2007 116 e per la maggior
parte hanno una natura di tipo
commerciale: le radio comunitarie
risultano essere solo 25 a fronte di 90
radio commerciali , ma mancano dati sul
fatturato e sul numero dei dipendenti
64
tipi di flessibilità e lavoro in radio
Via alta (Trigilia)
Riguarda lavori
qualificati: è richiesta
capacità di adattamento, in cambio di autonomia e responsabilità
Via bassa
L’impresa cerca flessibilità esterna per
risparmiare sul costo
del lavoro (outsourcing, apprendistato etc)
Nelle radio la creatività La rigidità organiznecessaria a condurre zativa del palinsesto
e creare programmi ri- richiede lavoro per
chiederebbe la via alta, turni svolto anche
difficile per la frammen- come lavoro nero
tazione delle imprese
65
Le associazioni radio
 La frammentazione del mondo
radiofonico emerge anche
guardando alle associazioni
datoriali: ce ne sono ben 7, anche
se le più importanti sono 3
 FRT
 Aeranticorallo
 Rea (radiotelevisioni europee associate)
66
Valutazioni rischi diverse per radio
comunitarie, commerciali grandi e
piccole
 Se per le radio comunitarie il rischio maggiore è il
taglio dei contributi, per chi rappresenta le radio
più grandi, come la FRT, le radio sono meno
esposte alla crisi economica perché fanno una
pubblicità più economica, che sarà l’ultima ad
essere tagliata, e ricevono meno sovvenzioni della
carta stampata.
 costi di gestione in aumento per carente
pianificazione nella distribuzione di frequenze, che
obbliga ad aumentare la potenza dei segnali e
quindi le spese di energia elettrica→ col passaggio
al digitale si potrebbero ridurre in maniera
consistente
 Opposto il parere dell’Aeranti corallo, che
rappresenta radio più piccole e quelle non
commerciali, che troveranno più difficoltà a fare
investimenti per il digitale:
67
Tab. 4 – Elenco interviste a
testimoni privilegiati per tipologia
N. Tipo
Elenco
3 “Esperti” di lavoro precario TU2 giornalista cura rubrica sul precariato
TU5 giornalista in una radio web sindacale
TD1B sindacalista Nidil
6
Sindacalisti di categoria
3
Presidenti associazioni datoriali
Imprenditori di piccole radio commerciali
4
5
Dirigenti di radio medio
grandi di tutti i tipi
TU1A, TU3, TU11 sindacalisti Fnsi
TU9, TU13 Slc-Cgil
TU10 Fistel Cisl
TU4 Frt
TU12 Aeranti-Corallo
TU18 Rea
TU8 radio sportiva aderente Frt
TD14 radio musicale Aeranti-Corallo
TU16 talk radio e cronaca locale Rea
TU19 radio musicale aderente Rea
TD6 amministratrice radio comunitaria
TU7 presidente radio comunitaria
TU15 direttore di grande radio sportiva
TU20 caporedattore grande commerciale
TD21 direttrice artistica media radio politica
68
Le opinioni dei “testimoni”
 la Fnsi rivendica un’attenzione ormai quasi decennale
al problema del lavoro nero e della stabilizzazione dei
giornalisti ed anche qualche risultato favorevole
 I sindacalisti confederali esprimono frustrazione:
nel mondo delle radio locali sono presenti quasi solo
piccole imprese ed è quindi quasi impossibile
intervenire.
 I rappresentanti delle associazioni datoriali
pensano di aver risolto il precariato con contratti al
ribasso
 Aeranticorallo: retribuzioni+ basse nelle radio
 Frt: eliminazione contratto a parte giornalisti
69
Attenzione al precariato e al lavoro nero dei sindacalisti, particolarmente
grave nelle radio private locali, dove una struttura di prevalente piccola
impresa non permette al sindacato di essere presente
↓
frustrazione del sindacalismo confederale
↓
proposte di soluzione al di fuori della contrattazione:
↓
↓
speranza nel passaggio al digitale proposta sistema di reperimento del
per arrivare ad imprese più grandi personale da parte di agenzie interinali
Cgil
Cisl
70
La posizione di imprenditori e
presidenti associazioni datoriali
 Anche le contro parti ammettono una situazione
di forte precariato, almeno per il passato
 La controparte dei lavoratori è un insieme
eterogeneo di piccole e medie imprese con
ragioni sociali diverse: commerciali, comunitarie
e politiche.
 Gli imprenditori non solo sono divisi ma anche
scarsamente sindacalizzati
 Anche se i presidenti delle associazioni
imprenditoriali , com’è ovvio, non parlano di
lavoro precario, ammettono però un ampio
ricorso a collaboratori esterni, specie da parte
delle piccole radio locali
71
Attualità o crisi della radio?
 Secondo imprenditori e dirigenti da noi
intervistati la radio è un mezzo di
comunicazione che non sta al centro
dell’attenzione, ma rimane importante
 Alla domanda “ Pensa che il settore
radiofonico sia in crisi?” i più ottimisti
dicono che è addirittura in espansione,
altri ammettono qualche problema
contingente legato alla crisi
economica.
72
E. Il genere è ancora una variabile
discriminante?
Nella ricerca su radio Rai sì.
Nelle politiche Ue l’attenzione al genere
è richiesta in maniera trasversale
 Sicuramente è una tematica ancora
vivace considerando la vitalità degli studi
sulle differenze di genere e soprattutto il
nuovo protagonismo femminista dal
punto di vista sociale (movimenti giovani
femministe e LGBT sul web, ma anche in piazza)
culturale e politico: → Se non ora quando?
Manifestazione 13 febbraio 2011 che aggrega molti
gruppi (anche on line) in tutta Italia
73
F. Ambiguità del professionismo
 strumento di divisione tra chi fa il/la
giornalista (più tutelato) e chi fa altri
lavori o ulteriore vincolo che ritarda
l’inclusione nel lavoro tipico di tutti/e?
- in particolare La professione di giornalista
come si sta modificando?
Da un’analisi storica sulla professione di
giornalista ((Malatesta1996 e 2006)
emerge che è stata inizialmente rifugio
per i figli delle classi alte incapaci di
prendersi una laurea e poi ha
guadagnato di status grazie all’intreccio
con la politica, dimostrato dalla crescita
di parlamentari giornalisti
74
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