Relazioni istituzionali e Gestione della responsabilità
sociale d’impresa
13. I public affairs e il lobbying
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Stefano Scarcella Prandstraller
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Le origini
• Dal XVIII secolo nel Regno Unito il termine lobby è utilizzato
per designare l’anticamera della Camera dei Comuni, dove si
vota con la “division bell”.
• Successivamente, per lobbies si intendono le aree degli edifici
parlamentari in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione
cercavano il contatto con i membri del Parlamento.
• il primo emendamento della Costituzione americana del 1787
riconosce il diritto del cittadino di rivolgersi ai decisori pubblici
per tutelare i suoi interessi con la formula: “the right to
petition the government for a redress of grievances”;
• il 14 marzo del 1794 la Library of Congress usa il termine lobby
nella richiesta ufficiale di sgombero dei corridoi del Congresso
degli Stati Uniti “infestati da questuanti professionisti”.
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Politica e modernità
• Contrapposizione tra lo Stato come “realtà dell’Io morale” e
società civile come “luogo della divisione” (W.F.Hegel):
• inevitabile dialettica tra pretesa unità dell’interesse generale
ed effettiva pluralità e inevitabile divergenza degli interessi
particolari, insita nella concezione moderna dello Stato.
• L’essenza della politica nella modernità è in una funzione
particolare della vita collettiva capace di “creare l’unità dal
molteplice” (G. Burdeau).
• L’individuo della società borghese subisce la tirannia delle
opposizioni tra esistenza borghese-particolare e civileuniversale o politica, e tra sfera privata e sfera pubblica.
(T.W. Adorno e M. Horkheimer)
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La democrazia degli interessi
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In una democrazia complessa occidentale e avanzata
vi è un implicito o esplicito riconoscimento dei
GRUPPI DI INTERESSE
(legittimazione sociale, rappresentatività, accreditamento)
L’equilibrio si fonda sulla competizione degli interessi. Ma:
L’interesse generale non è la sommatoria degli interessi
particolari … cosa è l’interesse generale?
I gruppi di interesse hanno poteri diversi
Il decisore ‘paralizzato’ sceglie il gruppo di interesse più efficace
(potente?, giusto?, l’ultimo?....)
lo Stato dovrebbe garantire le stesse opportunità a tutti i gruppi
di interesse (democraticità di accesso)
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L’interesse generale
• In teoria, in una democrazia rappresentativa ogni decisione
pubblica viene assunta tenendo conto dell’interesse generale;
• L’interesse generale non è la sommatoria degli interessi
particolari, ma qualcosa di intrinsecamente diverso:
• A) nei modelli continentali si identifica con alcuni principi e
priorità stabili e garantiti nelle costituzioni, che dovrebbero
essere un imperativo di sistema impermeabile alle varie
maggioranze di governo;
• B) nei modelli anglosassoni coincide con gli interessi
rappresentati dal majority party, che ha ricevuto il voto degli
elettori ed ha il diritto di governare, pur con il costante
controllo dell’opposizione.
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Le organizzazioni e il processo
decisionale pubblico
• Ogni organizzazione che operi nella società e sul mercato si
trova ad essere coinvolta nel processo decisionale pubblico,
spesso indipendentemente dalla propria volontà, per cui:
• 1) deve attentamente osservarne le dinamiche al fine di
prevedere le possibili decisioni che potranno favorire od
ostacolare il raggiungimento dei suoi obiettivi;
• 2) deve attivare relazioni proattive:
• A) con i diversi soggetti della decisione pubblica;
• B) con coloro che ne influenzano opinioni, atteggiamenti e
comportamenti;
• per contribuire a orientare quella decisione in una direzione
favorevole ai suoi obiettivi.
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Public affairs e lobbying
• Le relazioni istituzionali come funzione dell’org.ne si rapportano
alle istituzioni pubbliche in due distinti ambiti di attività:
• i public affairs, più ampio, finalizzato a instaurare relazioni
stabili e durature tra le organizzazioni e le istituzioni pubbliche,
per informarle e orientare i loro processi decisionali;
• Il lobbying, più specifico, che è l’attività di relazione e di
comunicazione finalizzata a esercitare pressione sul processo
decisionale pubblico relativo all’iter di approvazione,
abrogazione o modifica di una norma legislativa per influenzarlo
in modo favorevole al proprio interesse rappresentato;
• il relatore istituzionale in tal caso si rapporta con i soggetti che
o direttamente vi prendono parte, o comunque lo influenzano.
• Il lobbying rappresenta una componente dei public affairs.
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Comunicare con le istituzioni pubbliche
• Per le organizzazioni profit e no profit comunicare con le
istituzioni pubbliche è importante per due motivi:
• 1) perché tutti i settori di attività sono sottoposti a una
crescente regolamentazione e le organizzazioni devono
monitorare l’evoluzione del contesto legislativo e
regolamentare in cui operano e saper valutare quali
decisioni possono favorire oppure ostacolare i loro obiettivi;
• 2) perché può creare nuove opportunità di crescita nel
proprio ambito di attività, e costituire un’occasione di
sviluppo a favore dei propri interessi.
• Per le istituzioni pubbliche l’attività di ascolto nei confronti
delle organizzazioni serve a compiere scelte più adeguate,
consapevoli e responsabili perché basate su informazioni e
analisi di specialisti del settore.
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Le relazioni con le istituzioni pubbliche
• Per le organizzazioni instaurare e mantenere relazioni
durature con le istituzioni pubbliche in passato era funzionale
ad assolvere correttamente gli adempimenti previsti dalla
legge, mentre oggi è invece:
• un modo di promuovere il loro ruolo sociale;
• un’occasione per creare opportunità di crescita e di sviluppo,
che nascono dal dialogo e dalla conoscenza reciproca
(partnership in progetti, reti sociali, nuovi modelli di
governance, proposte di semplificazione normativa).
• L’organizzazione-rete ha creato una cultura della sinergia tra
pubblico, impresa e no profit per obiettivi comuni, che
traggono vantaggi nel lavorare insieme e nell’instaurare un
patto, rafforzando il reciproco contributo all’utilità sociale.
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I public affairs
• Sono un servizio specialistico delle relazioni pubbliche volto a
sviluppare e mantenere relazioni simmetriche e durature tra le
organizzazioni e le istituzioni pubbliche.
• Per le org.ni l’obiettivo è informare i decisori pubblici sui temi di
proprio interesse, sulle proprie aspettative ed esigenze, per
ottenere un riconoscimento dei propri interessi in termini di:
• legittimità= conformità alle norme giuridiche, alle norme del
sistema sociale e ai valori del sistema culturale;
• adeguatezza = compatibilità con l’interesse generale e, in una
certa misura, con gli interessi particolari di altri soggetti.
• le reti di relazioni attivate attraverso le attività di public affairs
coinvolgono quattro principali categorie di soggetti: i portatori di
interesse, i mediatori, i pubblici influenti e le istituzioni pubbliche
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I portatori di interesse
• Sono tutti quei soggetti che operano nel contesto in cui le
istituzioni pubbliche svolgono le proprie funzioni e che hanno
legittimi e specifici interessi di natura economica e sociale.
• Vi rientrano i cittadini, come le organizzazioni profit e no profit.
• Possono cercare di esercitare una qualche influenza sulle
istituzioni pubbliche con modalità:
• A) dirette, quando la rappresentanza di interessi è esercitata
attraverso contatti diretti tra il portatore di interessi e le
istituzioni pubbliche (grandi imprese, soprattutto multinazionali,
e associazioni no profit con visibilità e capacità di mobilitazione);
• B) mediate, quando i portatori di interesse si relazionano con le
istituzioni pubbliche attraverso la mediazione delle associazioni
di rappresentanza: sindacali, di categoria, tutela di interessi sociali
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I portatori di interesse
• A) organizzazioni profit e no profit
• 300 uffici di rappresentanza di imprese e gruppi di imprese
europee e multinazionali a Bruxelles con compiti di:
• a) monitoraggio dell’iter legislativo comunitario
• b) svolgimento di altre attività di public affairs
• B) gruppi di interesse:
• anomici = più o meno spontanei per manifestare la propria
posizione di disagio verso una determinata decisione pubblica
• non associativi = di matrice etnica, religiosa o culturale
• istituzionali = associazioni nate per svolgere funzioni diverse
dalla rappresentanza degli interessi (es. associazioni sportive)
• associativi = nati con lo scopo di rappresentare gli interessi dei
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membri (associazioni di categoria, territoriali o professionali)
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Da gruppi di interesse a gruppi di pressione
• L’attività di public affairs di organizzazioni e gruppi
diventa davvero efficace nel momento in cui
• il gruppo di interesse riesce a diventare gruppo di
pressione
• ciò può avvenire se il gruppo dispone di qualcosa
per influenzare la decisione: un mezzo di pressione,
che può essere costituito:
• dall’entità numerica del gruppo dietro gli interessi
rappresentati ( impatto sull’opinione pubblica)
• dalla disponibilità di informazioni e conoscenze
tecniche sulle specifiche questioni
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I portatori di interesse
• C) Le istituzioni pubbliche possono essere a loro volta
portatori di interessi in relazioni interistituzionali, che
possono avere carattere orizzontale o verticale;
• hanno carattere orizzontale quando riguardano istituzioni
pubbliche appartenenti allo stesso livello di governo
• hanno carattere verticale quando riguardano istituzioni
pubbliche appartenenti a livelli di governo diversi
• l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani - ANCI e
l’Unione delle Province Italiane – UPI ne rappresentano in
modo organizzato gli interessi
• possono essere costituite alleanze o coalizioni tra diversi
portatori di interesse per aumentare l’efficacia del proprio
processo di influenza nei confronti delle istituzioni pubbliche
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Alleanze e coalizioni
• La differenza fra alleanze e coalizioni sta nel diverso grado di
formalizzazione dell’accordo fra le parti:
• alleanze = sono per lo più occasionali e informali
• coalizioni = prevedono entità ad hoc preposte alla loro gestione
• hanno più possibilità di successo se sono costruite intorno a
forze sociali e politiche che abbiano un buon grado di
autorevolezza e alta capacità di mediazione
• il numero di interessi messi in comune dai soggetti che fanno
parte dell’alleanza o della coalizione può variare;
• issue network of influence = quando sono realizzati accordi
monotematici tra soggetti che condividono un solo interesse in
gioco ma divergono su molti altri interessi;
• può essere messo in comune un numero di interessi molto alto .
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I mediatori
• mediatori = svolgono un ruolo di cerniera in due modi:
• A) argomentano, rafforzano e approfondiscono le tematiche
oggetto d’attenzione dei portatori d’interesse;
• B) influenzano gli atteggiamenti dell’opinione pubblica e le
decisioni delle istituzioni pubbliche;
• 1) professionisti di public affairs = rappresentano gli interessi
delle organizzazioni per le quali operano;
• 2) media = efficace cassa di risonanza dei messaggi che i portatori
di interesse intendono veicolare alle istituzioni pubbliche;
• nei public affairs l’obiettivo delle relazioni con i media è quello di
sensibilizzare l’opinione pubblica informandola e creando
consenso attorno agli interessi rappresentati ed alle
argomentazioni addotte a riguardo.
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I mediatori
• 3) centri studi e di ricerca = svolgono una funzione di garanzia,
di esperti super partes, poiché forniscono ai portatori di
interesse dati, informazioni e analisi tecniche di cui potersi
avvalere a supporto degli interessi rappresentati;
• 4) società di sondaggi di opinione = poiché il sondaggio di
opinione è finalizzato a ricostruire le percezioni dell’opinione
pubblica attraverso l’intervista di un campione statisticamente
rappresentativo, i suoi risultati possono influenzare le scelte dei
decisori istituzionali, in quanto li richiamano alla necessità di
tener conto del consenso attorno a determinate opinioni
• 5) comunità locali e opinion leader = possono incidere sul
processo decisionale pubblico, orientando le scelte delle
istituzioni e talvolta accelerando o ritardando l’iter di
approvazione dei provvedimenti legislativi
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I livelli di governo
• Le istituzioni pubbliche sono gli apparati preposti allo
svolgimento di funzioni e compiti di interesse pubblico;
• svolgono le rispettive funzioni in differenti livelli di governo:
• il livello territoriale, ove operano le Regioni e gli enti locali: le
Province, i Comuni, i comprensori e le comunità montane;
• il livello nazionale, ove operano gli organi costituzionali dello
Stato (Parlamento, Governo, Magistratura, Presidente della
Repubblica, Corte Costituzionale), le autority e i Ministeri;
• il livello comunitario, ove operano le istituzioni dell’Unione
Europea: il Parlamento Europeo, il Consiglio, la Commissione, il
Comitato Economico e Sociale, la Corte di Giustizia;
• il livello internazionale, ove le principali istituzioni di riferimento
sono l’O.N.U, l’O.C.S.E-OECD e la Banca Mondiale.
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Gli obiettivi dei public affairs
• A) atti dovuti, costituiti dall’ottenere le informazioni necessarie
al fine di adempiere alle prescrizioni di leggi e regolamenti;
• B) ambiti di opportunità:
• 1) promuovere ruolo e missione; migliorare la visibilità
dell’organizzazione presso le istituzioni pubbliche;
• 2) promuovere trasparenza e legalità di gestione; rassicurare le
istituzioni in merito alla conduzione delle proprie attività nel
rispetto di criteri di trasparenza e legalità;
• 3) rappresentare i legittimi interessi in relazione a norme
• prima o dopo l’approvazione di una nuova legge;
• esplicitare la propria posizione su materie di competenza;
• fornire un’adeguata informazione alla domanda pubblica;
• creare partnership con le istituzioni pubbliche.
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Gli approcci ai public affairs
• approccio adattivo, quando l’organizzazione si adegua in modo
passivo alle richieste del contesto istituzionale ed ai suoi
eventuali cambiamenti;
• approccio reattivo o fire fighting: l’organizzazione di massima si
adegua alle richieste del contesto istituzionale, ma reagisce a
quei cambiamenti di cui teme ricadute poco favorevoli;
• approccio proattivo, quando è la stessa organizzazione a
promuovere un cambiamento istituzionale, facendo pressione
sui decisori pubblici e sensibilizzando l’opinione pubblica;
• approccio interattivo, quando l’organizzazione pone l’attività di
ascolto e di monitoraggio del contesto istituzionale come
premessa di un dialogo costruttivo, continuativo e di fiducia con
gli interlocutori pubblici, per divenire un punto di riferimento e
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un partner certo e affidabile per loro in quel settore.
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Le fasi dell’attività di public affairs
• 1) monitoraggio e interpretazione del contesto, che riguarda il
contesto politico, istituzionale e sociale in cui l’organizzazione
opera e le tematiche soggette ad attuale o potenziale
regolamentazione, le dinamiche istituzionali, i cambiamenti di
ruolo nelle istituzioni e i movimenti di opinione; vi rientra la
comprensione dell’infrastruttura del processo di decision making
e la posizione e i rapporti di forza tra i vari decision makers;
comporta seguire i lavori parlamentari sui siti di Camera e Senato;
• 2) presa di posizione su tematiche di interesse, che comporta
l’individuazione delle tematiche più rilevanti; l’assunzione di una
posizione condivisa dalla coalizione dominante per il sostegno dei
propri interessi; il rendere ben espliciti gli interessi e gli obiettivi
perseguiti, spiegarli e argomentarli con precisione in un position
paper; lo stabilire un dialogo con gli interlocutori chiave e
progettare specifiche iniziative di public affairs;
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Le fasi dell’attività di public affairs
• 3) selezione del sistema di interlocutori chiave, che implica
accertare con precisione quali siano le istituzioni pubbliche
competenti ed i soggetti politici influenti nel processo di decision
making, e anche quali interlocutori condividano la medesima
posizione o almeno una posizione compatibile, per pervenire ad
una lista di soggetti (politici, org.ni, gruppi, movimenti) con cui è
necessario relazionarsi per sostenere le posizioni assunte e
negoziare per creare eventuali coalizioni o alleanze;
• 4) identificazione dei messaggi chiave, essenziale per spiegare,
argomentare e comunicare la propria posizione agli interlocutori
selezionati; implica la raccolta di fatti, dati, informazioni oggettive
a supporto delle posizioni assunte e la formulazione di messaggi
di sintesi emotivi e razionali; si deve puntare a raccogliere il
consenso e il supporto attivo di una parte dell’opinione pubblica.
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Le fasi dell’attività di public affairs
• 5) scelta delle modalità e degli strumenti di comunicazione da
impiegare con gli interlocutori pubblici e altre org.ni, gruppi ed
opinione pubblica; comprende in modo combinato la modalità
diretta, attraverso contatti personali, incontri e colloqui per
portare gli interessi all’attenzione dei decisori pubblici con un
playbook, e quella indiretta attraverso i mediatori per creare
attorno agli interessi il supporto dell’opinione pubblica, in modo
che le istituzioni pubbliche siano a loro volta sensibilizzate;
• 6) valutazione dei risultati; l’indicatore del grado in cui le
decisioni prese dalle istituzioni pubbliche siano favorevoli agli
interessi presenta dei limiti di rappresentatività, in quanto una
decisione pubblica ha tempi lunghi ed è spesso influenzata da
altri fattori non controllabili, per cui ne sono preferibili altri.
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Gli indicatori di valutazione
• 1) la visibilità degli interessi rappresentati, attraverso il numero
e i contenuti degli articoli di stampa e dei servizi radio e
televisivi, oltre che delle interviste di opinion leader e decisori
pubblici sul tema oggetto dell’intervento; si può controllare in
che misura e in che modo vengono riportate le posizioni
espresse dall’organizzazione con l’analisi testuale con approccio
lessicometrico ed ermeneutico di questi materiali e confrontare
i risultati ottenuti con quelli di altri portatori di interesse;
• 2) il livello di conoscenza e di comprensione della posizione da
parte degli interlocutori pubblici, attraverso l’analisi dei testi di
interviste e dibattiti parlamentari o consiliari, in cui è rilevata
l’eventuale presenza o assenza di concetti, argomenti e
informazioni forniti dall’organizzazione;
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Gli indicatori di valutazione
• 3) gli atteggiamenti e le opinioni delle istituzioni pubbliche
sulle posizioni, che sono anche indicatori significativi della
direzione che il processo decisionale potrebbe assumere;
• 4) la qualità e l’intensità della mobilitazione dell’opinione
pubblica a supporto della posizione, che è un indicatore di
efficacia della capacità di suscitare interesse attraverso la
comunicazione indiretta o create alleanze e coalizioni;
• 5) il capitale informativo e relazionale accumulato durante
l’intervento; il capitale informativo è l’ammontare di
conoscenze e di informazioni raccolte sulle tematiche di
interesse e sul contesto sociale, politico e istituzionale; il
capitale relazionale è costituito dal numero e dalla qualità delle
relazioni sviluppate tra l’organizzazione e gli interlocutori chiave,
che può essere ricostruito con la network anaysis.
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Gli strumenti di back office
• A) strumenti di back office, di cui il professionista si serve
soprattutto nelle prime fasi del processo:
• 1) database dei contatti, ove vanno registrati nominativi,
recapiti e dati relativi a decision maker, influenti, giornalisti e
opinion leader, e da cui deve essere ricavata una mailing list,
che deve essere continuamente aggiornata;
• 2) calendario dei lavori istituzionali, in cui vengono riportati i
tempi di lavoro degli interlocutori pubblici chiave per valutare
la tempistica delle attività di comunicazione;
• 3) resoconti sommari d’aula, ove sono riportate le attività
svolte alla Camera, al Senato e nelle Commissioni;
• 4) mappa dei rapporti di potere, per ogni tematica di
interesse, che descrive i soggetti influenti , i rapporti di
reciproca influenza, le prese di posizione, alleanze e coalizioni.
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Gli strumenti di comunicazione
• 1) il position paper è un documento sintetico su un tema
rilevante in cui viene descritto il quadro generale in cui il tema
si è sviluppato, le forze coinvolte, le loro posizioni, e il relativo
peso, il dibattito in corso e la posizione assunta dall’org.ne; può
essere diffuso all’interno dell’org.ne, ma è essenzialmente “ad
uso esterno”, destinato a decisori, giornalisti e influenti;
• 2) il dossier è un documento a uso interno, in cui vengono
analizzate le posizioni dei decisori pubblici e degli influenti su
una specifica questione e sono raccolti gli argomenti e i dati di
supporto della tesi sostenuta dall’organizzazione;
• 3) il policy brief è un documento ad uso interno che analizza le
uscite sui media e le dichiarazioni rilasciate in occasione di
eventi e di convegni dai decisori pubblici riguardo la tematica.
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Gli strumenti di comunicazione
• 4) i testi tecnici, che includono proposte di legge, di decreti o
di emendamenti; bozze di interrogazioni parlamentari che si
intendono far presentare da politici, cui è necessario fornire
una documentazione a supporto e talora una testo completo;
• 5) il playbook, che è una sintesi scritta, tipo cartella stampa, di
una pagina della questione, con i dati e la posizione dell’org.ne
e gli argomenti chiave a suo sostegno, in modo da fornire
elementi sintetici, precisi e immediatamente comprensibili ad
un decisore o influente con poco tempo a disposizione;
• 6) le audizioni parlamentari, che consistono nell’esposizione
da parte di un rappresentante dei portatori di interesse della
propria posizione in aula, di solito senza possibilità di replica.
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Gli strumenti di comunicazione
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• 7) gli incontri con i decisori pubblici, che devono
essere preparati con molta attenzione e nel cui corso:
• A) devono essere forniti fatti e informazioni obiettive;
• B) devono essere presentati tutti gli interessi e le
posizioni attualmente dibattute, compresi i punti di
vista contrari e le relative contro argomentazioni;
• B) ogni argomento deve essere spiegato
separatamente, avendo cura di essere brevi per
lasciare il tempo a domande dell’interlocutore;
• C) deve essere lasciato qualcosa di scritto, sia esso un
playbook, un position paper, o un testo tecnico, con
tutti i recapiti per poter essere prontamente
ricontattati.
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L’importanza di essere sintetici
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“I lobbisti sono quelle persone che per farmi
comprendere un problema impiegano dieci minuti e
mi lasciano sulla scrivania pochi fogli di carta.
Per spiegarmi lo stesso problema, i miei collaboratori
impiegano tre giorni e decine di pagine.”
(John Fitzgerald Kennedy)
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Il lobbying
• Il lobbying, se correttamente esercitato, è essenziale e
costruttivo e si può certamente affermare che è un elemento
essenziale di ogni regime democratico (Wragg, 1992)
• Ciò in quanto le informazioni veicolate attraverso il lobbying: a)
ampliano il quadro di riferimento del legislatore,
• b) mostrano tutti i lati di una questione controversa;
• c) illustrano i punti di vista delle parti direttamente coinvolte;
• d) contribuiscono ad arricchire il processo dialettico di
formazione delle decisioni.
• Il lobbying comprende le iniziative di associazioni di interessi
diffusi (lavoro, ambiente, no profit, cultura e consumo) ;
• assicura al decisore consapevole che vengano realmente
affrontati tutti gli aspetti relativi a un determinato argomento.
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Il lobbying negli U.S.A.
• il lobbying è una vera e propria professione regolamentata;
• la sua disciplina è contenuta nel Lobbying Act del 1946, poi
sostituito dal Lobbying Disclosure Act del 1995,
• è previsto il rispetto di regole etiche e deontologiche;
• i lobbisti devono prestare giuramento e registrarsi in un elenco
presso la Segreteria del Senato o del Congresso o presso l’organo
decisionale presso il quale intendono operare;
• devono dichiarare i dati dell’org.ne, del gruppo o dei clienti per
cui prestano la propria attività e gli obiettivi di detta attività.
• ogni lobbista deve presentare una relazione semestrale
obbligatoria con tutte le attività svolte, le leggi e gli atti di
governo cui tali attività si riferiscono, i contatti avuti con membri
del parlamento, del governo federale e di istituzioni pubbliche, le
spese, gli onorari, i compensi e le altre entrate.
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Stefano Scarcella Prandstraller
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Il lobbying in altri ordinamenti
• Anche Canada, Australia e Germania hanno leggi sul lobbying
• Nel Regno Unito i parlamentari devono informare una
commissione etica dei rapporti intrattenuti con lobbisti.
• L’obiettivo è quello di assicurare un minimo di trasparenza alle
azioni di chi svolge abitualmente attività di rappresentanza di
interessi presso il processo decisionale pubblico.
• La International Public Relations Association – IPRA ha adottato
uno specifico codice di comportamento per i public affairs.
• A livello europeo l’attività di lobbying è regolamentata da un
codice di condotta adottato dalla Society of European Affairs
Professionals – SEAP, l’associazione di settore dei professionisti
europei dei public affairs, nel 2005.
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Stefano Scarcella Prandstraller
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Il lobbying in Italia
• In Italia il dibattito sulla regolamentazione è in corso;
• due proposte di legge sono state presentate nel 1976 e 1998.
• è stata proposta anche l’istituzione di una authority sulla
trasparenza nei public affairs.
• Sono in vigore le seguenti Leggi Regionali:
• Toscana: L.R. 18 gennaio 2002 n.5, intitolata Norme per la
trasparenza dell’attività politica e amministrativa del Consiglio
regionale che prevede l’accreditamento e l’iscrizione su di un
apposito registro presso il Consiglio regionale dei
rappresentanti di organizzazioni e gruppi di interesse.
• Molise: L.R. 22 ottobre 2004, dai contenuti molto simili.
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La nuova legge regionale dell’Abruzzo
• Il 14 dicembre 2010 l’Abruzzo ha approvato la L.R. Disciplina
sulla trasparenza dell’attività politica ed amministrativa e
sull’attività di rappresentanza di interessi particolari
• per lo svolgimento dell'attività di rappresentanza di interessi
particolari, i gruppi d'interesse possono chiedere di essere
accreditati mediante l'iscrizione nel Registro pubblico dei
rappresentanti di interessi particolari, istituito presso il
Consiglio regionale;
• il fatto che l’accredito dei rappresentanti degli interessi
particolari sia previsto solo come facoltativo e non come
obbligatorio, unitamente ad altre carenze, ha suscitato molte
critiche tra gli stessi professionisti di public affairs.
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Stefano Scarcella Prandstraller
La posizione della FERPI
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• La FERPI sostiene dal 1976 “la necessità di una
regolamentazione dell’attività lobbistica”;
• pone in evidenza “l’esigenza che ciascun luogo della
decisione pubblica assicuri al lobbista registrato un
servizio di assistenza e consulenza”;
• ciò affinché tutte le lobby abbiano una pari
opportunità di accesso ai decisori e “chiunque ne
abbia titolo possa avere una corretta rappresentazione
del processo decisionale pubblico, in termini di:
• A) soggetti attivi;
• B) interessi rappresentati;
• C) obiettivi perseguiti.
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Il processo lobbistico in Italia
• In Italia hanno reso più complesso il processo lobbistico:
• 1) il processo di riforma della PA, con l’affermazione legislativa
dei principi di accesso, di informazione, di consultazione, di
comunicazione e di partecipazione ai procedimenti
amministrativi e in generale ai processi decisionali pubblici;
• 2) i processi di devolution e di sussidiarietà verso l’alto (Unione
Europea) e verso il basso (regioni ed enti locali);
• 3) il crescente interesse dei decisori verso pratiche in grado di
dare una continua visibilità personale nel sistema dei media;
• 4) la pervasività con cui ormai ogni organizzazione ritiene di
dover autorappresentare i propri interessi.
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Stefano Scarcella Prandstraller
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La natura degli interessi rappresentati
• In base alla natura degli interessi rappresentati, si distingue tra:
• A) il lobbying di influenza, nel quale prevale la
rappresentazione di argomentazioni per sostenere gli interessi
di un’organizzazione nella sfera economica o nel
consolidamento di posizioni di potere;
• B) il lobbying di pubblico interesse, nel quale prevale la
rappresentazione di argomentazioni per sostenere valori etici,
diritti connessi e conseguenti misure da adottare nell’interesse
generale.
• entrambi i tipi di lobbying possono essere esercitati sia dalle
imprese, che dalle organizzazioni no profit.
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Stefano Scarcella Prandstraller
Relazioni istituzionali e
Gestione della responsabilità
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Le finalità delle attività di lobbying
• In base alle finalità, si distingue tra:
• A) finalità difensive, che consistono nell’impedire o ritardare
un danno potenziale o diminuirne uno reale, in cui il lobbying
è volto a impedire o ritardare l’emanazione di una legge
perché l’org.ne ritiene che possa arrecare dei danni alla
propria attività, o limitare i benefici e i vantaggi competitivi;
• B) finalità espansive, per cui il lobbying è volto a promuovere
l’approvazione di una nuova legge, perché l’organizzazione la
ritiene favorevole ai propri interessi che possono consistere
nell’accesso a nuovi mercati o a gare e commesse pubbliche
o comunque nello sviluppo di opportunità.
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Le modalità di comunicazione impiegate
• In base alle modalità di comunicazione impiegate si distingue tra:
• A) dirette, se prevedono l’instaurazione di contatti personali con
parlamentari ed altri decisori, attraverso colloqui telefonici,
incontri personali o partecipazione ad audizioni conoscitive, per
sensibilizzare il decisore sulla tematica e creare un contatto
personale; i primi sono di tipo esplorativo, per conoscere le
aspettative e gli interessi del decisore e farsi conoscere;
• B) indirette, se si sensibilizza l’opinione pubblica perché eserciti
delle pressioni sui decisori pubblici, come nel caso delle
grassroots campaigns, che sono campagne di comunicazione per
sensibilizzare la comunità locale, i gruppi di interesse e l’opinione
pubblica e suscitare la loro pressione nei confronti delle
istituzioni e dei decisori pubblici.
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Stefano Scarcella Prandstraller
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Le grassroot campaigns
• Si basano sul presupposto che l’opinione pubblica in grado di
influenzare opinioni e comportamenti dei decisori pubblici.
• Le condizioni di efficacia sono soprattutto due:
• 1) riuscire a mobilitare persone interessate alle tematiche;
• 2) che le persone contattate siano disponibili a manifestare le
proprie opinioni con un gesto concreto (andare a una
manifestazione, firmare una petizione, inviare una e-mail);
• richiedono strumenti di coordinamento, come numeri verdi,
direct mailing tramite e-mail, siti web e forum su internet;
• sono spesso la coerenza dei messaggi e la velocità di
comunicazione a decretarne il successo o il fallimento.
• Internet facilita la raccolta e la diffusione di informazioni e
serve per creare e alimentare gruppi di interesse virtuali e
coordinare azioni locali a supporto di strategie globali.
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Le fasi del lobbying
• Il processo di lobbying si compie in tre fasi:
• 1) il lavoro dei “competenti della materia”, che devono
studiare la questione ed elaborare la posizione da
assumere, “tenendo conto di tutte le possibili implicazioni
per l’organizzazione”;
• 2) la decisione del vertice dell’organizzazione di procedere;
• 3) la rappresentazione della posizione decisa da parte del
lobbista presso i decisori pubblici.
• Le organizzazioni, di fronte alla lentezza ed alla crescente
complessità dei processi decisionali pubblici, tendono ad un
ricorso a modelli orizzontali, che richiedono l’integrazione
di competenze diverse e specialistiche.
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Stefano Scarcella Prandstraller
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I ruoli del lobbying
• l’issue manager, che ha la responsabilità di coordinare
l’attuazione delle politiche pubbliche di un’organizzazione
su una determinata questione di rilevante interesse;
• l’account, che deve seguire e soddisfare tutte le esigenze e
le aspettative del cliente interno (la funzione o complesso di
funzioni dell’organizzazione) che beneficerà o sarà
penalizzato dal risultato dell’azione di quelle politiche;
• l’analista, che è la figura che possiede competenze
specifiche sul tema e che analizza tutte le variabili che
influiscono sul raggiungimento dell’obiettivo;
• l’advocate, che è la figura del lobbista in senso stretto,
incaricata di rappresentare la posizione dell’organizzazione
verso gli attori del processo decisionale pubblico.
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Stefano Scarcella Prandstraller
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Le competenze del lobbying
• Ciascuna figura richiede competenze professionali diverse:
• le capacità relazionali e di comunicazione interpersonale sono
essenziali per l’account e l’advocate;
• la conoscenza approfondita delle procedure e delle tecniche
inerente ai processi decisionali pubblici su cui si intende
intervenire è propria dell’advocate e dell’analista;
• analista e account sono esperti della materia specifica”;
• l’issue manager deve avere tanto la conoscenza di tutti i
termini della questione, che può investire più materie, quanto
le competenze manageriali per la gestione dell’intero processo.
• Tutte e quattro le figure dovranno avere competenze
specifiche nelle tecniche d’informazione, comunicazione,
argomentazione, negoziazione e lavoro di gruppo.
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Stefano Scarcella Prandstraller
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Il lobbying presso le istituzioni
dell’Unione Europea
• Le istituzioni dell’U.E. rivestono nella regolamentazione di
questioni di pubblico interesse un ruolo sempre più incisivo non
solo per gli Stati membri dell’U.E., ma anche per gli enti pubblici
e privati e per le persone fisiche e giuridiche che vi operano;
• ciò data l’immediata efficacia dei regolamenti comunitari nei
territori degli Stati membri e gli effetti vincolanti delle direttive
comunitarie sulla loro legislazione in ormai molte materie;
• ciò rende sempre più necessario per i portatori di interesse
conoscere a fondo i meccanismi di funzionamento delle
istituzioni U.E. e le specificità dei loro processi decisionali;
• Il sistema decisionale comunitario è definito come di multilevel-government, poiché vi contribuiscono apporti e influenze
dei livelli di governo comunitario, nazionale e sub-statuale;
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Stefano Scarcella Prandstraller
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•
•
•
•
Il lobbying presso le istituzioni dell’U.E.
In una attività di multi-level-lobbying, si ha a che fare con:
il Ministro che rappresenta il proprio governo nel Consiglio;
il membro della Commissione espressione del proprio Stato;
gli altri Commissari e funzionari delle Direzioni Generali della
Commissione Europea;
• parlamentari del Parlamento Europeo;
• le istituzioni del livello di governo nazionale e sub-statuale;
• i rappresentanti di org.ni profit e no profit portatrici di interesse.
• Si deve cercare di stringere intese, alleanze e coalizioni.
• nella sola Bruxelles operano 10.000 lobbisti di circa 3.000 diversi
gruppi di interesse, istituzioni pubbliche territoriali ed
organizzazioni profit e no profit, e 100 studi legali specializzati.
• Burson-Marsteller, The Definitive Guide to Lobbying the
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European Institutions, Burson-Marsteller, 2005.
Stefano Scarcella Prandstraller
Gli errori da non fare
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1.
2.
3.
4.
5.
Non ricercare l’interesse generale ovvero non manifestare
l’utilità sociale della propria richiesta (riconoscimento e
preesistenza del bisogno rispetto all’attività del lobbista)
Non conoscere il funzionamento della macchina
decisionale (importanza della segmentazione e mappatura
dei decisori)
Denunciare gli errori del decisore (il lobbying ideologico
e/o moralista non paga)
Non agire all’inizio del processo (agire in modo preventivo
è l’imperativo del lobbista)
Non perseguire una strategia inclusiva (cercare di
aggregare intorno al proprio interesse più gruppi di
interesse)
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Stefano Scarcella Prandstraller
Gli errori da non fare
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6.
Avere una tattica senza strategia ed eccedere in
improvvisazioni (mai esprimere un bisogno piuttosto che
un interesse inquadrato in una strategia)
7. Voler sempre parlare con il vertice (scarsa rilevanza
della rappresentanza politica rispetto alla legittimazione
funzionale)
8. Sembrare oggettivi (evitare la sindrome del “lobbista
fatalista” = l’accoglibilità della propria richiesta non è da
subito autoevidente a tutti)
9. Assistere alla distribuzione delle “pratiche” (mai
varcare la barriera tra funzionari e pubblico)
10. … Faire marcher la femme!
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Stefano Scarcella Prandstraller
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13 - Public Affairs e Lobbying