FOCUS CLINICI
TRASPORTO DEI LIPIDI NEL SANGUE. LIPOPROTEINE PLASMATICHE
Dopo la digestione e l’assorbimento, i monogliceridi e gli acidi grassi a lunga
catena di provenienza alimentare sono risintetizzati nell’enterocita a trigliceridi
che, insieme ad altre sostanze liposolubili (colesterolo, vitamine liposolubili), si
aggregano in minute goccioline alle quali aderiscono alcune proteine sintetizzate
dall’enterocita stesso. Si formano così i chilomicroni, una delle classi delle
lipoproteine adibite al trasporto di materiale lipidico nei fluidi corporei.
Dall’enterocita i chilomicroni passano nel circolo linfatico e, attraverso il dotto
toracico, pervengono al circolo generale e quindi ai vari tessuti.
A questo livello, a opera di un enzima, la lipoproteinlipasi, dai trigliceridi veicolati
dai chilomicroni si liberano gli acidi grassi che si depositano nelle cellule, dove:
• possono essere ossidati per produrre energia;
• possono essere risintetizzati a trigliceridi come materiale energetico di riserva.
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Elementi di Fisiologia e Scienza dell’Alimentazione – E. Battaglia, D. Noè
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I trigliceridi a media catena (MCT) hanno differenti modalità di assorbimento e di
trasporto. Per la maggior parte sono assorbiti come tali, senza subire i processi di
emulsionamento e digestione da parte della bile e della lipasi pancreatica; dopo
l'assorbimento, nell'enterocita (cellula della mucosa intestinale) avviene l'idrolisi
degli MCT. Gli acidi grassi a media catena, che vengono così liberati, non sono
aggregati nei chilomicroni e quindi non entrano nel circolo linfatico ma passano
direttamente nel circolo portale (sangue) legati all'albumina; raggiunto il fegato
sono qui rapidamente ossidati con produzione di energia (8,3 kcal/g).
Gli altri lipidi, trigliceridi a lunga catena (LCT) e colesterolo, per essere trasportati
nel plasma devono essere aggregati a proteine in strutture molecolari complesse
denominate lipoproteine. In queste particelle la parte proteica funge da veicolo,
nel mezzo acquoso del plasma, del materiale lipidico per definizione insolubile in
acqua.
Si conoscono diverse classi di lipoproteine plasmatiche, ciascuna caratterizzata da
un contenuto proteico specifico (apoproteine) e dalla presenza in proporzioni
differenti di colesterolo, trigliceridi e fosfolipidi. In base alla loro densità si
distinguono:
• i chilomicroni: sono le lipoproteine a densità più bassa e di maggior volume,
costituite per oltre il 98% da lipidi (quasi esclusivamente trigliceridi di provenienza
alimentare o esogeni) e per l’1-2% da proteine; sintetizzati nell’enterocita, si
rilevano nel sangue dopo un pasto grasso dove, in condizioni normali, non
permangono oltre le 10-12 ore;
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• le very low density lipoproteins (o VLDL): sono lipoproteine a densità molto
bassa, sintetizzate nel fegato; veicolano buona parte dei trigliceridi di provenienza
“endogena” (ovvero sintetizzati nell’organismo stesso) e quote più modeste di
colesterolo;
• le low density lipoproteins (o LDL): sono lipoproteine a bassa densità, più
piccole delle VLDL da cui originano nel plasma e più ricche in proteine (apo B);
veicolano buona parte del colesterolo destinato a formare le membrane cellulari o
a produrre ormoni steroidei. Deputate al trasporto del colesterolo verso i tessuti
periferici, un aumento oltre certi limiti della loro concentrazione in circolo (aumento
del colesterolo LDL) è messo in relazione a un aumento del rischio
cardiovascolare;
• le high density lipoproteins (o HDL): sono lipoproteine ad alta densità e di
piccolo volume. Sintetizzate dal fegato, contengono colesterolo, fosfolipidi e circa il
50% di proteine; sono deputate al trasporto del colesterolo dai tessuti periferici
verso il fegato, dove può essere utilizzato per la sintesi degli acidi biliari oppure
eliminato con la bile. Un aumento dei loro livelli in circolo (aumento del colesterolo
HDL) è in relazione inversa al rischio cardiovascolare: maggiore è la
colesterolemia HDL, minore è il rischio.
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FOCUS CLINICI
EFFETTI DEI LIPIDI ALIMENTARI SUL RISCHIO CARDIOVASCOLARE
Le variazioni delle concentrazioni plasmatiche delle lipoproteine e in particolare,
come correntemente viene effettuato mediante dosaggi chimici, del colesterolo,
delle sue frazioni LDL (aterogeno) e HDL (antiaterogeno), e dei trigliceridi,
rivestono notevole importanza nella patologia dei vasi arteriosi (arteriosclerosi).
Il livello “desiderabile” della concentrazione plasmatica del colesterolo è di 200
mg/dl per l’adulto.
Esiste una relazione diretta tra i livelli di colesterolo e quantità di acidi grassi
saturi assunti con la dieta, nel senso che l’aumento della quota alimentare si
accompagna a un aumento del colesterolo totale del plasma.
Per contro, l’apporto di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi della serie n-6
determina una diminuzione della colesterolemia totale e LDL. Tuttavia,
mentre i polinsaturi n-6 determinano anche una diminuzione proporzionale del
colesterolo HDL, i monoinsaturi (acido oleico) mantengono o innalzano
moderatamente i livelli dell'HDL, incidendo positivamente sul rischio
cardiovascolare.
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Concentrazioni plasmatiche fino a 200 mg/dl dei trigliceridi sono considerate
accettabili. Aumenti della trigliceridemia sono rilevati in seguito all’aumento
della quota alimentare dei grassi saturi e, in grado anche maggiore, di
zuccheri semplici (saccarosio, fruttosio) e di alcol etilico (bevande alcoliche).
Gli acidi grassi polinsaturi della serie n-3 determinano una diminuzione
della trigliceridemia e hanno un effetto di prevenzione delle malattie
cardiocircolatorie.
Gli acidi grassi “trans”, presenti nei grassi idrogenati, hanno un ruolo
negativo sul processo aterogenetico, in quanto determinano un aumento del
colesterolo LDL e una diminuzione dell’HDL.
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