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Ricerca di fede e di vita
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Ricerca
di fede
e di vita
per una chiesa
in cammino
Ricerca
di
fede
e di
vita
per una chiesa in
cammino
per una chiesa in cammino
Ricerca di fede e di vita
per una chiesa in cammino
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(da www.vocatio.it)
Anno XXIV
(da www.vocatio.it)
(da www.vocatio.it)
n. 3-4 2010
72
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Anno XXIV
Anno XXIV
n. 3-4 2010
n. 3-4 2010
72
72
“SULLA STRADA…” è il trimestrale del Movimento “Vocatio”
“VOCATIO” è l’Associazione dei preti sposati italiani. Associazione di donne e
preti, religiosi e religiose, cattolici, per una chiesa dal basso.
Vocatio delinea la propria identità nell’impegno di realizzare un nuovo modo di
essere e di agire nella chiesa in riferimento alle istanze innovatrici innescate dal
Concilio Vaticano II°.
Dalla concezione della chiesa-cittadella, arroccata sul monte e separata dal mondo,
con struttura rigidamente gerarchica, detentrice assoluta di verità, che salva solo chi,
separandosi dagli altri, si rifugia nelle sue mura, si passa alla concezione di chiesamistero-comunione del popolo di Dio che realizza la sua missione nel camminare
con l’uomo, specie il più emarginato e privo di potere, nel condividere in pieno,
senza separazione o privilegio alcuno, “gioie e speranze, tristezze e angosce” degli
uomini.
Nella fedeltà al Vangelo “Vocatio” opera:
per superare la configurazione clericale dei ministeri ecclesiali e
l’emarginazione della donna;
per esigere il rispetto di tutti i diritti umani anche dentro la chiesa;
per giungere al pieno riconoscimento dei preti sposati, senza avanzare
rivendicazioni corporative, né la riammissione ufficiale nell’ordine
gerarchico;
Nostri naturali interlocutori e compagni di viaggio sono:
i movimenti ecclesiali cristiani di base e le loro varie teologie: di
liberazione, della inculturazione, della situazione e del dialogo;
i movimenti ecumenici, e del dialogo con i non credenti, i movimenti del
disarmo e per la pace, i movimenti del volontariato di servizio;
i “luoghi” in cui si ricerca nella testimonianza e nella riflessione di fede,
un nuovo modo di essere chiesa.
(dalla Dichiarazione d’identità del Movimento Vocatio
“Sulla Strada” n°1/1987)
Direttore
Lorenzo Maestri
Gruppo Redazionale
Claudio Balzaretti, Paolo Parigi, Ausilia Riggi, Carlo Vaj, Giuseppe Zanon
Comitato di Redazione
Renato Cervo, Mauro del Nevo, Vito Ferrara (resp. a termini di legge), Umberto
Ginestra, Giovanni Monteasi, Rosario Mocciaro, Nicola Palumbi, Marcello Trombetta.
Amministrazione
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ISSN 1827-4609
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Aut.. Trib. di Roma n.230 del 28 aprile 1987
“DIGERIRE” I NUMERI DELLA CHIESA
Nel numero precedente della rivista (n. 71 del 2010) abbiamo presentato una serie di
tabelle statistiche sulla situazione del clero della chiesa cattolica e ora vorremmo
aggiungere alle considerazioni che ogni lettore avrà già fatto una riflessione
“gastronomica”. Lo spunto per l’uso di questa metafora alimentare è suggerito da
una ricerca che ho pubblicato su un argomento alimentare (Il papa, Nietzsche e la
cioccolata, ed. EDB 2009), dove viene presentata una polemica che è durata due
secoli a proposito della cioccolata: è una bevanda che rompe o no il digiuno? Un
problema che oggi certo suscita un po’ di riso. Ma non si deve dimenticare che il più
delle volte lo studio delle piccole cose consente di vedere più chiaramente la
dinamica di un sistema, che sarebbe difficile da tenere sotto controllo nella sua
complessità. Il cibo è una di queste piccole cose, il cui grande valore simbolico nella
società e nella religione non ha bisogno di essere ricordato. La necessità di
inquadrare quella ricerca in una prospettiva antropologica ampia mi ha fornito
interessanti spunti, perciò mi permetto di riportare alcuni passi che mi sembrano
possano contribuire a capire l’atteggiamento della chiesa nei confronti degli
“abbandoni” e dei preti pedofili. Come mai gli uni vengono esclusi dalla comunità e
gli altri mantenuti a ogni costo (e si vedono sempre più i “costi” di questo sforzo).
Il primo testo è una citazione dell’antropologo Claude Lévi-Strauss.
«Penso ai nostri usi giudiziari e penitenziali. A studiarli dal di fuori, si sarebbe
tentati di opporre due tipi di società: quelle che praticano l’antropofagia, cioè che
vedono nell’assorbimento di certi individui dotati di pericolose forze, il solo modo di
neutralizzare queste ultime e anche di metterle a profitto; e quelle che, come la
nostra, adottano ciò che potrebbe chiamarsi anthropoémia (dal greco émein,
vomitare); poste di fronte allo stesso problema, esse hanno scelto la soluzione
inversa, consistente nell’espellere questi esseri pericolosi dal corpo sociale,
tenendoli temporaneamente o definitivamente isolati, fuori di ogni contatto con
l’umanità, in stabilimenti destinati a questo scopo. Alla maggior parte delle
comunità da noi chiamate primitive, quest’uso ispirerebbe un orrore profondo; esse
ci giudicherebbero barbari, come noi siamo tentati di fare a loro riguardo, in ragione
dei loro costumi simmetrici» (p. 67).
La chiesa è una società antropofaga o antropoemica? L’uso del termine
“abbandoni” o “defezioni” rimanda a una scelta individuale in cui la chiesa non
c’entra. L’attribuzione della colpa è tutta sull’individuo, che abbandona una società
perfetta e che resta immutata anche dopo l’atto dell’abbandono. Quindi essa non
vomita fuori nessuno (contrariamente a quanto invita a fare l’Apocalisse 3,16). Essa
è antropofaga e bulimica, vuole tenere tutto, è cattolica, cioè universale, è
ecumenica, cerca di tenere dentro tutto. Si tratta di differenze importanti dal punto di
vista sociologico perché la distinguono dalle sette, che invece sono antropoemiche:
esse sono esclusive, scacciano gli indegni, sono endogame, non si mischiano né si
contaminano. È vero che si potrebbe obiettare che chiesa e setta hanno
caratteristiche comuni perché sono missionarie cioè cercano proseliti, ma in tal caso
non c’entra la metafora sessuale, ma quella biologica: questo è un problema di
1
riproduzione sociale e di mantenimento della propria esistenza. Ritorniamo alla
metafora alimentare, che Lévi-Strauss usa per descrivere i sistemi giudiziari.
Naturalmente chi ha abbandonato il ministero non per questo è fuori dalla
chiesa: essa lo mantiene al suo interno, ma ne cambia lo statuto ontologico
definendolo ora “laico”. Come si può rappresentare questa operazione alimentare?
«Per completare l’interpretazione sociologica del cibo come strumento di controllo
dei confini esterni e interni di una comunità si dovrebbe affrontare anche l’ultimo
momento del percorso del cibo nell’uomo: gli escrementi. Proprio il fatto che questo
discorso, anzi che la stessa parola per nominarlo, costituisca un tabù, cioè non sia
“politicamente corretta”, ci svela che siamo davanti a una delle più grandi
rivelazioni sulla reale natura della nostra società. Già un secolo fa Freud notava
“come alla scienza sia stato vietato di occuparsi di questi aspetti messi al bando della
vita umana, in modo che chiunque studi queste cose è considerato poco meno
“indecoroso” di chi commette realmente atti indecorosi.”» (p. 44). A tal proposito si
dovrebbe riprendere il dibattito medioevale sugli stercoranisti, suscitato
dall’interpretazione del detto evangelico «Non capite che tutto ciò che entra nella
bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna?» (Mt 15,17). Questo poneva un
problema a proposito della fine che facevano le specie eucaristiche ingoiate: «utrum
eucharistia, postquam consumitur et in secessum emittitur more aliorum ciborum,
iterum redeat in naturam pristinam, quam habuerat antequam in altari
consecraretur?» Dunque la riduzione del sacerdote che abbandona (e prima era stato
consacrato) è un ritorno allo stato laicale, alla «naturam pristinam». Detto in altre
parole si potrebbe usare il titolo di un curioso libretto di dom Franzoni (Merda. Note
di teologia delle cose ultime, 1997). Egli è ancora dentro la chiesa, ma ormai già
digerito: si trova in fondo all’intestino. A questo punto la metafora gastronomica si
interseca con la nota metafora della società rappresentata come un corpo.
C’è dunque una diversa concezione della natura della società e del
controllo sociale tra la chiesa che è antropofaga e i nostri stati moderni che sono
invece antropoemici e quindi devono eliminare l’individuo pericoloso. Questa
spiega il conflitto tra il sistema giudiziario statale e l’atteggiamento tenuto finora
dalla chiesa nei confronti del clero pedofilo. Perché i preti pedofili sono così coperti
e difesi dalla struttura ecclesiastica? Se la chiesa è antropofaga deve trovare il modo
di neutralizzare gli individui pericolosi, come diceva Lévi-Strauss. Ebbene ancora lo
studio dell’alimentazione ci suggerisce la risposta.
Riportiamo una citazione di uno dei più noti studiosi dell’alimentazione,
Léo Moulin: «Questo cambiamento ci fa pensare all’avversione profonda che certi
popoli risentono verso le frattaglie e, specialmente, verso la trippa. Sono i popoli di
sensibilità protestante, inglesi, americani, olandesi, scandinavi. Invece, i popoli
sociologicamente cattolici, amano le frattaglie in genere, e fanno le migliori cucine
che conosca -che non è il caso degli altri-. Un monsignore belga mi ha domandato,
un giorno, come spiegavo questo fenomeno. Ho risposto: “La confessione”, ma non
vedeva i rapporti colla trippa.
2
Gli ho spiegato che la confessione permetteva, tutt’insieme, di aver buona
coscienza e di vivere in pace colla sensualità; che, senza sensualità, non si faceva
buona cucina e che, chi aveva la volontà di cucinare sano, razionale, funzionale, per
nutrirsi unicamente, non pensava di utilizzare questi prodotti strani (né lardo, né
carne, né ossa) che sono le frattaglie. Conclusione degna di Aristotele e di san
Tommaso d’Aquino, tutt’insieme: niente trippa» (p. 35).
Anche la disputa della cioccolata riguardava il confessore che doveva
decidere quanta cioccolata diluita nell’acqua avrebbe interrotto il digiuno: un’oncia
(cioè circa 30 grammi), una e mezza o due? È la confessione che consente alla
chiesa di mantenere i preti pedofili nel loro stato ontologico, senza ridurli alla
«naturam pristinam». Non perché ci sia il segreto della confessione imposto dal
diritto canonico, bensì per la natura sacramentale della confessione che fa tabula
rasa, che consente di ritornare al punto di partenza. La chiesa è quindi costretta a
mantenersi i peccatori. È un problema che i mezzi di informazione non riescono a
capire perché colgono solo l’aspetto giuridico e morale del problema, ma non
capiscono quella sacramentale. Dall’altra parte, la natura giuridica dello stato laico è
spesso vista in modo ambiguo dal clero. Il sacerdote è stato abituato a considerare
molte leggi dello stato come mere poenales, cioè non moralmente vincolanti. Per
esempio un tempo si accettava il contrabbando, ma ora si potrebbe accettare la frode
fiscale ecc.
Questo potrebbe inserirsi anche nella divisione dell’Unione Europea tra
stati protestanti con un’etica laica legata allo stato etico hegeliano e quella dei paesi
del mediterraneo, malvisti per la loro corruzione. Naturalmente questa divisione
dell’Europa non ha a che fare con la confessione, ma può dipendere dalla nota
opposizione tra culture della colpa (che danno importanza all’etica, come quelle del
nord Europa) e culture della vergogna (che danno il primato all’onore, come quelle
del mediterraneo). Ma questo problema ci allontana dal nostro tema.
Se la cioccolata era un problema morale, la mela è un problema teologico.
Come mai è stata identificata col frutto del peccato originale? Si sono formulate
varie teorie in proposito, ma più che cercare la risposta esatta è stato interessante
osservare come ci sia un’incomunicabilità tra studiosi di ambiti disciplinari diversi.
Dalle diverse interpretazioni che vengono date dello stesso fenomeno si ha
l’impressione «che non esista una comunità scientifica, bensì una pluralità di
comunità di appartenenza, che definiscono un medesimo insieme di competenze, usi,
codici e interessi, che non possono essere messi in discussione. In fondo lo studioso
si lascia convincere solo di ciò di cui era già convinto, non per malafede, ma perché,
come avrebbe detto Hume, è guidato dall’abitudine» (p. 172). Da tutto ciò possiamo
anche qui trarre la conclusione che esiste un’incomunicabilità tra chi è dentro e chi è
fuori dalla struttura ecclesiastica. Purtroppo non c’è la possibilità di collocarsi in un
terzo punto di vista per stabilire da giudice se sia meglio essere antropofagi o
antropoemici.
3
Aggiornamenti statistici
Come d’abitudine aggiorniamo le nostre statistiche desunte
dall’Annuarium Statisticum Ecclesiae del 2008, uscito dopo la pubblicazione del
numero precedente della rivista. Questa volta riteniamo utile diffondere subito i dati
pubblicati, perché siamo in una società in continuo movimento come la nostra e
siamo abituati a reperire immediatamente le novità da internet. Il numero 71 della
rivista costituisce ora un punto di partenza cui aggiungere ogni anno i nuovi dati.
Questa scelta consente anche di riportare i dati in forma più analitica per favorire
una riflessione attenta alle diversità culturali e regionali.
Nella tabella 1 riportiamo i dati mondiali sui sacerdoti secolari, divisi per
continenti, e seguiti a parte dai totali dei sacerdoti religiosi. Nell’ultima riga c’è il
totale generale (secolari + religiosi). Nella colonna coi numeri in corsivo è indicata
la percentuale dei cattolici sulla popolazione della regione o dello stato (essa è
rilevata da altre statistiche: battezzati, cresimati...); il numero è arrotondato
(percentuale mondiale secondo l’annuario: 17,40%). Seguono i numeri delle
ordinazioni, dei morti e degli abbandoni nel 2008. Con “altro” si intendono
spostamenti dal clero secolare a quello regolare e viceversa. Nell’ultima colonna è
riportato il totale del clero diocesano al 31 dicembre 2008.
La tabella 2 riporta i dati relativi ai paesi europei dove c’è una certa
presenza cattolica; mancano evidente quelli di esclusiva tradizione orientale o
protestante dove la percentuale cattolica si aggira attorno all’uno percento.
La tabella 3 rappresenta una novità. Nel numero 49 del 1999 della rivista,
parlando degli «Abbandoni dagli Istituti religiosi femminili» (pp. 22-26),
riportavamo alcuni dati ufficiali in proposito, ma osservavamo la scarsità delle
informazioni statistiche in questo ambito. Ora la pubblicazione del libro del p. Angel
Pardilla, I religiosi ieri, oggi e domani (ed. Rogate, Roma, 2007) citato sul numero
precedente della rivista (p. 27) ha fornito un’analisi esaustiva della situazione delle
congregazioni religiose maschili e nella tabella 3 riportiamo la sintesi relativa
all’inizio e alla fine dell’arco storico studiato da Pardilla (1965-2005). Il totale viene
poi disaggregato nelle sette sezioni in cui l’autore raggruppa i 205 gruppi di
religiosi: canonici regolari (6), monaci (10), ordini mendicanti (17), chierici regolari
(8), congregazioni religiose clericali (97), congregazioni religiose laicali (34),
società di vita apostolica (33). È importante tenere presente che nel numero dei
religiosi sono compresi sia quelli che sono sacerdoti sia quelli che non lo sono.
Riportiamo poi la differenza tra il 1965 e il 2005 in termini assoluti e in percentuale.
La tabella 4 presenta l’andamento della diminuzione dei religiosi nei quarant’anni
del dopo concilio.
Nel libro è riportata un’analisi minuziosa per ogni singolo gruppo religioso
e vi sono anche tabelle analitiche che distinguono per ognuno dei sette gruppi quelli
con membri in aumento e quelli in calo e poi quelli con sacerdoti in aumento e quelli
in calo. Dunque si tratta di un lavoro che andrebbe analizzato caso per caso. I
recensori hanno notato che ci sarebbe un aumento in istituti di recente fondazione,
però questa è un’ovvietà che non merita commento; anche l’osservazione che tra
questi istituti ci sarebbero quelli che usano la messa in latino (grazie all’attuale papa)
4
coincide proprio con quello che uno si aspetta: se la scelta di vita religiosa risponde
anche a un forte bisogno di identità è ovvio indirizzare questa scelta dove questa
identità è marcata con tinte forti. Anche molti gruppi protestanti hanno bisogno di
marcare fortemente la propria identità, però invece di tonache o di parole latine
usano l’alimentazione. Questi tipi di movimenti «coprono un arco di posizioni
sfumate dai vegetariani ai vegetaliani, ai vegani, ai crudisti, ai fruttariani, cioè che
vanno dall’esclusione della carne a quella delle uova e dei latticini, all’esclusione
delle verdure cotte, al nutrirsi solo di frutti da seme caduti da sé dagli alberi…
Il ricorso a giustificazioni dalla tonalità religiosa ha il vantaggio di fare appello a
principi che non richiedono un’ulteriore legittimazione» (p. 134-136).
Claudio Balzaretti
tabella 1:
2008
Africa
America Nord
Amer. Centr. contin.
Amer. Centr.
Antille.
America Sud
Medio Oriente
Estremo Oriente
Europa
Oceania
MONDO
RELIGIOSI
totale
tabella 2: Europa
2008
Austria
Belgio
Croazia
Rep. Ceca
Francia
Germania
Gran Bret.
Ungheria
Irlanda
Italia
Lettonia
%
73
72
89
32
75
31
9
59
76
96
20
%
18
25
89
65
ord.
1.399
438
465
71
morti
216
768
158
19
abb.
51
78
58
6
altro
-3
53
23
-19
totale
26.651
32.059
14.364
1.862
87
1
3
40
26
17
1.236
44
1.173
1.853
47
6.726
2.679
9.405
272
16
242
2.974
52
4.717
2.783
7.500
158
5
71
235
12
674
361
1.035
25
3
-23
170
12
241
141
382
27.952
1.388
32.335
134.877
2.519
274.007
127.100
401.107
ord.
27
8
46
21
103
94
33
38
14
398
4
morti
68
147
28
31
576
289
77
48
34
757
3
5
def.
1
3
3
5
12
16
13
8
1
27
-
altro
16
1
3
-4
5
22
5
-1
24
1
totale
2.328
3.597
1.570
1.281
14.455
12.751
3.904
1.855
2.922
32.953
123
2008
2008
Lituania
Lituania
Lussemb.
Lussemb.
2008
MaltaLituania
Malta
Olanda
Lussemb.
Olanda
Malta
Pologna
Pologna
Olanda
Portogallo
Portogallo
Pologna
Romania
Romania
Portogallo
SerbiaRomania
Serbia
Slovacchia
Serbia
Slovacchia
Slovenia
Slovacchia
Slovenia
Slovenia
Spagna
Spagna
Spagna
Svizzera
Svizzera
Svizzera
Ucraina
Ucraina
Ucraina
%
%
77
77
87 %
87
94 77
94
28 87
28
96 94
96
88 28
88
96
88 88
77 8
73 7
73
79 73
79
92 79
92
44 92
44
11 44
11
11
ord.
ord.
20
20
11
ord.
20
77
771
504
5047
367
36
504
59
59
36
99
59
499
49
10
49
10
10
204
204
204
10
10
10
116
116
116
morti
morti
14
14
5
morti5
4
144
28
5
28
4
245
245
28
75
75
245
19
19
75
4
194
31
4
31
22
31
22
22
386
386
386
49
49
49
24
24
24
def.
altro
def.
altro
5
2
5
2
-1
def. - altro -1
2
52
2 -1
-22
-1
-1-22
276
--12
76
-12
18
-22 -1
8 -12 -1
76
3
6
83
-1 6
3
6
33
6 6
14
7
314
6 7
1
14 -7 1
-30
1 23
30
23
30 23 11
11
-4
11 62
4
4
62 62
totale
totale
769
769
155
totale 155
484
769 484
1.197
1551.197
484
24.398
24.398
1.1972.781
2.781
24.398
1.818
2.7811.818
245
1.818 245
2.326
2452.326
823
2.326 823
823
17.062
17.062
17.0621.472
1.472
1.4722.623
2.623
2.623
tabella
3: religiosi
religiosi
maschi
tabella
3:
maschi
tabella
3: religiosi
maschi
TOTALE
canonici
monaci
ordini
chierici congreg.
congreg.congreg.
congreg.
società
di
TOTALE
canonici monaci
monaci ordini
ordini
chierici
societàsocietà
di
TOTALE
canonici
chierici
congreg.
congreg.
di
regolari
mendicanti
regolari religiose
religiosereligiose
religiose
vita
regolari
mendicanti regolari
vita vita
regolari
mendicanti
regolari
religiose
religiose
clericali
clericalilaicali
laicali apostolica
apostolica
clericali
laicali
apostolica
329.799 3.956
3.956 20.209
20.209
78.379
41.443
1965 1965 329.799
329.799
78.379
41.443 111.710
111.710 49.002
49.002 25.10025.100
25.100
1965
3.956 20.209
78.379
41.443
111.710
49.002
214.903 2.675
2.675 13.994
13.994
52.690
23.560
2005 2005 214.903
214.903
52.690
23.560 84.241
84.241 20.026
20.026 17.71717.717
17.717
2005
2.675
13.994
52.690
23.560
84.241
20.026
differenza
-114.896
-1.281
-6.215
-25.689 -17.883
-27.469
-28.976
-7.383
differenza -114.896
-114.896
-1.281
-6.215
-25.689 -17.883
-17.883
-27.469
-28.976
-7.383
differenza
-25.689
-27.469
-28.976
diff. %
-34,83 -1.281
-32,38 -6.215
-30,75
-32,77
-43,15
-24,58
-59,13
-29,41-7.383
diff. %
%
-34,83
-32,38
-30,75
-32,77
-43,15
-24,58
-59,13
-29,41
diff.
-34,83
-32,38
-30,75
-32,77
-43,15
-24,58
-59,13
-29,41
tabella 4: evoluzione religiosi maschi
tabella 4:
4: evoluzione
evoluzione religiosi
religiosi
maschi differenza
totale maschi
tabella
1970
-25.908
totale 303.891
differenza
totale
differenza
1975
268.746
-35.145
1970
303.891
-25.908
1970 1980
303.891
-25.908
250.283
-18.464
1975
268.746
-35.145
1975 1985
268.746
-35.145
243.109
-7.174
1980 1990
250.283
-18.464
1980
250.283
-18.464
236.149
-6.960
1985 1995
243.109
-7.174
1985
243.109
-7.174
227.980
-8.169
1990 2000
236.149
-6.960
222.390
-5.590
1990
236.149
-6.960
1995
227.980
-8.169
2005
214.903
-7.487
1995
227.980
-8.169
2000
222.390
-5.590
2000
222.390
-5.590
2005
214.903
-7.487
2005
214.903
-7.487
6
diff. %
-7,85
diff.
%
diff.
%
-10,65
-7,85
-7,85
-5,59
-10,65
-10,65
-2,17
-5,59
-5,59
-2,11
-2,17
-2,17
-2,47
-2,11
-1,69
-2,11
-2,47
-2,27
-2,47
-1,69
-1,69
-2,27
-2,27
LO SCANDALO DEL SACRO
Questo montante dilagare dello scandalo della pedofilia nel cuore della
istituzione ecclesiastica cattolica a tutte le latitudini pone gravissimi problemi al
senso di appartenenza ecclesiale in settori sempre più ampi del cattolicesimo
mondiale. Il potere ecclesiastico, che per lunghi anni ha cercato colpevolmente di
nascondere il fenomeno dietro una cortina di silenzio, sembra aver capito che il
tempo dell’onnipotenza del mondo del sacro è ormai finito. L’abito talare, lo
zuccotto rosso o la tiara papale non garantiscono più la immunità di fronte alla
giustizia terrena. E il potere della informazione ha stracciato definitivamente il "velo
del tempio" penetrando impudicamente nelle oscurità delle sacrestie, dei collegi
cattolici, dei conventi, e perfino dei palazzi apostolici.
Di fronte a un quadro così complesso, che richiederebbe tanta saggezza,
capacità di rinnovamento e lungimiranza, è sconcertante che i massimi vertici della
gerarchia cattolica si attardino ancora nel riproporre i vecchi schemi della unicitàperennità della Chiesa e del centralismo-assolutismo del papato. E che continuino a
guardare con sospetto a ciò che si muove alla base della Chiesa e a tentare ancora la
via ormai anacronistica della repressione verso lo sviluppo del conciliarismo.
"Ogni volta che nella Chiesa si affronta un periodo di declino - ha detto il
Papa ieri - si affaccia anche un utopismo spiritualistico", che porta alcuni a sognare
la nascita di una "altra Chiesa". Una sorta di "utopismo anarchico", come quello
ispirato nel Medioevo da Gioacchino da Fiore, si insinuò nel Concilio Vaticano II,
ma "grazie a Dio i timonieri saggi della barca di Pietro hanno saputo difendere, con
le novità del concilio, anche l'unicità della Chiesa".
Quello che il papa vede come un pericolo è da molti ormai considerato
come l’unica possibilità di futuro per una fede cristiana liberata dal dominio
medioevale del sacro.
Gioacchino da Fiore, vissuto nella seconda metà del XII secolo, monaco
del monastero cistercense di S.Giovanni in Fiore, nella Sila, si rese interprete delle
attese delle classi umili di quel tempo. A cominciare già dagli inizi del secondo
millennio era avvenuta una grande trasformazione della società feudale: il declino
del sistema di dipendenza della servitù della gleba e la nascita di comunità di
villaggio dotate di una certa autonomia e formate da contadini non più servi della
gleba. Questo porta una nuova cultura, la cultura della cooperazione e della
solidarietà.
E’ in questo clima che il monaco cistercense Gioacchino da Fiore lancia
l’annuncio della liberazione da tutti i poteri che in diversi modi dominano dall’alto e
l’avvento di una società dello Spirito e dell’amore universale. Un annuncio che in
diverso modo nutrirà tutte le rivoluzioni moderne, come ci dicono molti storici
autorevoli. Tracce della profezia di Gioacchino da Fiore si possono ritrovare nel
modernismo a cui guardava con simpatia papa Giovanni e nei movimenti della
7
liberazione post-moderna come ad esempio nella riflessione di un Teillard De
Chardin, nelle comunità di base e nella Teologia della liberazione.
Altro che utopismo anarchico. E’ il futuro che si delinea.
Utopismo lontano dalla realtà appare piuttosto questa insistenza nel
blindare la Chiesa nel bunker del sacro illudendosi che in tal modo essa possa
sfuggire alle sfide della secolarizzazione. Gli orrori della pedofilia così come tutto il
marcio che emerge dal buio degli spazi sacri non si può più affrontare con
quell’assolutismo gerarchico che è la radice stessa dei mali della Chiesa. Occorre
aprire porte e finestre allo Spirito che alimenta i "segni dei tempi".
Enzo Mazzi, da il manifesto del 10-03-2010
CELIBATO E ABUSO SESSUALE
La mia sessualità è una zona grigia
Il celibato rende la Chiesa attraente per i giovanotti che sessualmente sono enigmi
per loro stessi. Se poi mancano di maturare, essi sono più a rischio di commettere
abusi.
(fonte:www.zeit.de/2010/07/DOS-Missbrauch-Beistueck)
Traduzione dal tedesco di José F. Padova
Sulla sua scrivania c’è un libro dal titolo Nella profondità della cisterna: esperienze
con la tristezza. Vicino a esso una bottiglia vuota di Cola Mix. Dalla poltrona
girevole del terapeuta, comodamente imbottita, si vede un altare domestico con
un’icona dorata di Gesù e la sedia del paziente. Nel corso dell’anno si sono qui
seduti già a centinaia, parroci e membri di Ordini, diaconi ed educatori. Vicina al
pavimento gorgoglia sommessamente una fontanella da camera a zampillo. Fra i
sacerdoti in crisi d’identità l’uomo ha buona fama come esperto terapeuta, presso le
menti critiche nella Chiesa egli ha valore di speranza, come sostenitore di una
sessualità presa in considerazione in chiave teologica e quindi comprensiva della
persona. Il celibato è responsabile dei numerosi casi di abuso nella Chiesa cattolica?
Il terapeuta ne avrebbe molto da dire – eppure oggi preferisce tacere. La
reputazione, l’istituzione, i superiori, si può capire tutto questo, prego. Un uomo
nella profondità della sua cisterna.
Ma si deve comprendere? Si deve comprendere ciò che attualmente succede nella
Chiesa? Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, arcivescovo Robert
Zollitsch, che di sua iniziativa in un’intervista allo Spiegel si era impegnato a
riconsiderare il celibato, proprio questa settimana si è rifiutato a un’intervista dello
Spiegel sulla crisi più profonda della locale Chiesa cattolica nell’anno 2010: la
reputazione, l’istituzione, i superiori, si può capire tutto questo, prego.
8
L’Ordine dei Gesuiti promette una pronta delucidazione sui casi di abuso accaduti in
quattro delle sue più eminenti scuole. E delega quindi gli accertamenti a una
assistente sociale impegnata, ma in definitiva priva di influsso e di mezzi nella
struttura ecclesiastica.
Come i preti diventano rei?
Il terapeuta presso la sua sorgente da camera, l’arcivescovo nella sua falsa prudenza,
un’assistente sociale che dovrebbe mediare là dove si dovrebbe andare a indagare –
è proprio il fallimento dei benpensanti, che è così tipico negli abusi sessuali:
anch’essi hanno difficoltà ad abbordare la dimensione dell’ingiustizia. Tuttavia si
deciderà, attraverso l’esame dei benpensanti e non dei perseveranti, se stavolta si
otterrà finalmente il chiarimento.
Il problema numericamente più grave sono i criminali occasionali
Anche in Germania le circostanze hanno effetti a distanza, come negli USA, in
Irlanda e in Australia: migliaia di casi con migliaia di delinquenti per molti secoli,
coperti da una gerarchia che considera il suo silenzio come servizio divino alla
Chiesa, il suo mettere a tacere come amor del prossimo, i colpevoli, i quali tutti
erano anche colleghi. Può darsi che la dimensione della tragedia sia qui più limitata
che negli Stati Uniti, può darsi che il cattolicesimo nella Repubblica Federale
Tedesca sia stato meno caricato di quello spirito di repressione sessuale che
favorisce l’abuso. Per tutto questo può anche esserci un altro motivo, del tutto
semplice, perché molti dentro e fuori la Chiesa ritengono ancora l’inconcepibile
come inimmaginabile: tanto che finora nessuno ha veramente guardato nel profondo.
Finora era diffusa una supposizione la cui attendibilità è pesantemente scossa dal
recente scandalo: che l’abuso sessuale nella Chiesa cattolica si limiti a casi singoli.
Al più tardi dopo le recenti notizie, nel clero, fra i fedeli nelle comunità, perfino fra i
redattori di cose ecclesiastiche sulla stampa e nelle emittenti radiofoniche (in cui
hanno sovente uno status ufficioso) concorrono due modi di vedere: il fenomeno
degli abusi sessuali è periferico o centrale, è traviamento, degenerazione, caduta
nell’inferno – o proviene dal centro della Chiesa e delle sue regole? È il celibato
responsabile dell’abuso?
In questo scandalo è visibile in ogni caso e per prima cosa una sistematica che trae il
suo orrore dalla connessione di fatti criminali, i quali precedentemente erano via via
spiegati di preferenza come casi isolati. Con provvedimenti a catena, ben noti autori
del reato sono stati spostati in sempre diverse scuole e istituti per giovani. Già ora
l’attuale mappa della Germania degli abusi sessuali si può leggere come un
documento della presa in giro originata dalla pretesa di una chiesa che vuole operare
in ogni direzione: ci sono stati abusi al nord come al sud, a St. Angar ad Amburgo
come a St. Blasien nella Foresta Nera, all’ovest come all’est, nel Collegio Aloisius a
Bonn-Bad Godesberg come nel Collegio Canisius a Berlino. E questi sono soltanto i
casi che sono venuti alla luce in un singolo Ordine durante dieci giorni.
9
Lo stimato psicologo e terapeuta Wunibald Müller in un suo saggio specialistico
identifica il problema più grande sotto l’aspetto numerico nei delinquenti
occasionali, non negli inguaribili autori di delitti sessuali. Riguardo agli scandali
causati dalla sessualità di ecclesiastici travalicata nel crimine si potrebbe ritenere che
gli sforzi di Müller si dirigano nell’innalzare i muri del celibato. Eppure più
repressione non darebbe maggior sicurezza, ritiene il direttore della RecollectioHaus, che fa parte dell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach. Baciare è
pregare, si intitola uno dei suoi libri, uscito dalla Casa editrice cattolica MatthiasGrünewald con il sottotitolo Sessualità come fonte di spiritualità. Müller si dichiara
favorevole a lasciare ai preti la scelta di voler vivere nel celibato. Fino a quando
però il celibato ha valore vincolante, Müller si applica ad aiutare i preti nel
mantenere il loro impegno al celibato. Si potrebbe dire che insegna ai preti a servirsi
della propria sessualità. «Chi fa diventare sessualità e spiritualità nemici», dice uno
dei suoi teoremi, «dilania il cuore delle persone». E le anime dilaniate si perdono
facilmente.
Proprio i giovani candidati al sacerdozio si distinguono per una intensa problematica
nella delimitazione di quanto attiene alla sessualità, ha osservato Franz Joseph Baur,
che come reggente, guida il seminario di Monaco di Baviera. «Le idee sul celibato
sono spesso giovanili, immature», dice Baur circa la sua esperienza con gli aspiranti
seminaristi, «tutto ciò deve poi essere rielaborato». Per qualcuno dei suoi collegiali
egli auspica un poco più benevolenza verso se stessi. Chi oggi decide di vivere da
celibe è fin dall’inizio isolato in un mondo carico di implicazioni sessuali – nel
seminario ecclesiastico gravano sovente i superzelanti, per i quali il sesso ha il
valore di cosa diabolica.
Il prete deve mettersi a disposizione di dio mediante la rinuncia
In questo campo si tratta delle contraddizioni della rinuncia sessuale, che può tutt’al
più osservare chi è cosciente della propria sessualità. Spiriti illuminati come Müller
e Baur perciò predicano il celibato non come un esercizio di rimozione, ma come
una forma esigente di vivere la sessualità. Chi prende il sesso così seriamente da
vietarne completamente la sua pratica – questa l’opinione - deve essere
particolarmente bene informato al suo proposito. E qui hanno inizio i problemi.
L’idea del celibato come una forma molto particolare della autorealizzazione
sessuale non è facile da fissare in una chiesa che per tradizione considera con
diffidenza tutto ciò che è corporale. Oltre a ciò Müller distingue fra sessualità
genitale, dalla quale un prete deve astenersi, e sessualità emozionale. Se un prete
rinuncia a vivere una parte essenziale della propria persona, ovvero la sessualità
genitale, egli ha – questo è l’ideale – sufficiente forza a disposizione per la sessualità
emozionale. Qui si incontrano le dimensioni teologica e terapeutica: il sacerdote
deve rendersi disponibile in misura più intensa per il suo rapporto con Dio e la sua
comunità mediante la rinuncia a un matrimonio. La vita nel celibato potrebbe essere
«libera e avventurosa» se la sessualità umana si rivela più astuta di quanto i suoi
domatori prevedono? E se non si lascia incanalare?
10
«My sexuality is a grey area», dichiarò nel 1995 l’arcivescovo anglicano di York in
Inghilterra, che viveva celibe, quando fu sospettato di essere gay: la sua sessualità
era una zona grigia. Si trattava di una disarmante e leale risposta sull’ignoranza circa
il proprio orientamento.
E proprio questi preti «grigi» sono il problema. Tanto poco il celibato attira i palesi
criminali sessuali (in ogni caso non vi sono cifre che lo documentino), tanto
attraente lo è per giovani maschi che sono un enigma sessuale per loro stessi. Sotto il
tetto della Chiesa, così non pochi sperano, potrebbero levarsi di dosso il pesante
tema dei loro disturbi dello sviluppo e ottenere consenso, status sociale e uno
stipendio fisso contro l’intenzione dell’astinenza sessuale. Quindi il proposito
sottovaluta la forza della propria sessualità. se mancano istruttori illuminati come il
direttore di seminario ecclesiastico Franz Joseph Baur o istituzioni come la
Recollectio-Haus di Müller – i preti «grigi» perdono la chance di maturare –
rapidamente la questione diventa critica. Chi è sessualmente immaturo – e lo rimane
– è maggiormente in pericolo di diventare delinquente sessuale. Un celibato
malinteso trova corresponsabilità nell’abuso. E il celibato è abbastanza facile da
essere frainteso.
IL MINISTERO SACERDOTALE ALLE DONNE
PER CONTRASTARE LA PEDOFILIA NEL CLERO?
PierrePellettier, filosofo e psicanalista, si pone questa questione in un suo
articolo sulla rivista PRESENCE MAGAZINE di giugno-agosto2010.
Scrive: “…L’entrata delle donne nel clero, distrugge in seno al
clero, il tabù della donna e della sessualità. Questo tabù crea un
universo di uomini dove la donna, anche se collabora attivamente
al lavoro pastorale quotidiano, resta sempre una tentazione da cui
bisogna proteggersi…
Si può pensare che l’esclusione della donna favorisce presso
alcuni preti una regressione verso una sessualità infantile, non
socializzata, segreta, deleteria per tutti.
Questa interdizione della donna è spesso legata al carattere
sacro del prete, perché la donna è equiparata a ciò che è impuro.
Questa spiritualità sacerdotale che vuole fare del prete un
angelo è piena di trappole. Una di queste è l’amore verso le
minorenni e i minorenni”.
(Esiste un vecchio proverbio:”chi vuole diventare angelo, spesso diventa una
bestia” ndr)
11
L’INCONSCIO DELLA CHIESA
Eppure San Paolo nella Prima Lettera a Timoteo (3,2) scrive:
"Bisogna che il vescovo non abbia preso moglie che una
volta sola". Quindi?
L'estendersi degli scandali dei preti pedofili indica la diffusione del
fenomeno più di quanto sembri. Il problema però va ben oltre, essendo
profondamente radicato nell'inconscio istituzionale della Chiesa. Cerchiamo di
capire perché. Nonostante affermazioni di principio e scuse esplicite per le secolari
offese alle donne, inquisizione e roghi compresi, la struttura della Chiesa resta
irriducibilmente patriarcale, condannando al silenzio l'altra metà del cielo, con
gravissime incalcolabili conseguenze di ordine etico, culturale, affettivo e sociale.
La discriminazione di genere non è quindi un aspetto secondario, ma un cardine
fondamentale della Chiesa, che non può che generare contraddizioni esplosive. Per
esempio, di fronte a una conclamata idealizzazione della Madonna, del suo culto e
delle sue capacità di mediazione con Dio, alle donne è negato il potere di
trasformare il pane e il vino nel corpo e nel sangue di Gesù. Maria, che ha portato
nel proprio grembo il Salvatore, non ha il potere, a differenza di qualsiasi sacerdote
maschio, di eseguire il rito sacramentale che lo richiama in vita, ricreandolo
simbolicamente per nutrire i fedeli. Il problema è che psicologicamente non si può
eliminare una parte della natura umana senza gravissimi contraccolpi su identità,
pulsioni, desideri. Il blocco del piacere naturale dell'uomo con la donna crea un
ingorgo libidico, una sete inappagabile di piacere sostitutivo, cha si rivolge al
bambino, alla bambina.
Non esiste infatti una via cristiana alla sessualità, all'erotismo, ma solo la
sua negazione assoluta, che il sesto comandamento sancisce, al di fuori della
riproduzione, come peccato. Finché i principi etici della Chiesa di Roma saranno
improntati al più rigido patriarcalismo, negazione dell'eros, divieto ai sacerdoti di
sposarsi, è inarginabile una profonda distorsione, sia verso possibili forme di
omosessualità indotta, che rispetto alla incoercibile spinta alla pedofilia. La
repressione, può placare temporaneamente gli animi, ma senza interventi strutturali,
la pedofilia, cercando magari di mimetizzarsi meglio, continuerà a riprodursi.
Paolo Tranchina, psicologo analista Firenze
Risponde Umberto Galimberti:
Certo anche le istituzioni hanno un inconscio e fa sempre piacere quando
la psicoanalisi, come peraltro aveva fatto Freud, spazia oltre i confini dei problemi
individuali. Condivido la sua analisi che, per ragioni di spazio, qui ho dovuto
riportare solo nei suoi passaggi essenziali, sacrificandone altri molto significativi. Il
senso è che se la Chiesa non elabora la sua concezione dell'universo femminile,
12
difficilmente potrà salvarsi dalle aberrazioni sessuali che oggi sono venute allo
scoperto e che forse non sono neppure la cosa più grave che consegue al suo
rimosso. Il "ritorno del rimosso", come vuole l'espressione di Freud, può avvenire o
nella forma della "perversione", o peggio, nella forma dell'"ossessione" che, nel caso
in questione, si traduce in reiterati divieti e proibizioni nell'esercizio della sessualità.
Questo comporta la riduzione dell'etica a "etica sessuale", quasi che la
salvezza dell'anima si dovesse decidere in camera da letto. Non si spiega
diversamente il divieto ai divorziati di accedere ai sacramenti, la proibizione dell'uso
dei preservativi, le riserve sulla fecondazione eterologa, l'ostruzionismo alla
legalizzazione dell'aborto e alla pillola abortiva, in nome di una cultura della vita che
prescinde da qualsiasi situazione in cui può venirsi a trovarsi una donna non sempre
nelle condizioni di dare la vita. Ridotta alla sessualità, l'etica perde la sua grandezza
e, al di là del lecito e dell'illecito, più non sa discernere il giusto dall'ingiusto,
imprigionata com'è in uno spazio troppo ristretto qual è quello delle pratiche
sessuali, dove le ragioni dell'amore non si riescono più a scorgere fuori da quel
recinto troppo materiale, troppo sensoriale, perché si possa respirare la nobiltà di un
moto d'anima che nel corpo più non trova un atto di innocenza, ma solo di
colpevolezza. Per non parlare di quale concetto si possieda di Dio, se si riduce il suo
sguardo a un giudizio su come un uomo o una donna si incontrano ed esprimono il
loro amore.
(fonte: D La Repubblica 29.5.2010)
AVVISO AI NAVIGANTI
Suggeriamo alcuni siti internet dove è possibile trovare
documentazione sulle problematiche affrontate da Vocatio:
www.vocatio2008.it
www.chiesaincammino.org
http://nuovisacerdoti.altervista.org
www.noisiamochiesa.it
www.ildialogo.org/pretisposati
http://web.tiscali.it/chiesalternativa
www.cdbitalia.it
www.viottoli.it
13
PRETI SPOSATI E PRETI PEDOFILI
Preti sposati e preti pedofili: due piaghe della Chiesa di oggi, direbbe l’abate
Rosmini.
E due piaghe che sono frutto della stessa politica vaticana praticata in questi ultimi
cinquanta anni: FUORI i preti che vogliono sposarsi, DENTRO, e aiutati, i preti che
si macchiano di pedofilia. E i nodi sono venuti al pettine, gli sbagli hanno dato i loro
frutti; logico che nella lettera del Papa agli Irlandesi si debba parlare di dolore, di
sgomento, di vergogna, di voglia di riparazione.
Ne parliamo con una premessa: non è in dubbio la fede in Cristo e nel suo Vangelo,
ci vorrebbe ben altro! Non è in dubbio neanche la Chiesa ed il suo pontefice, che
stanno sulla solida roccia, ben sicuri anche di fronte allo tsunami degli scandali di
pedofilia, ben sicuri, pensando alle più grandi tempeste della storia, alla ‘sporcizia’
della Chiesa romana di 1000 anni fa ( papa Borgia, ecc…).
FUORI i preti che volevano sposarsi, fuori senza esitazioni e senza appelli, fuori e
basta e possibilmente sparire dalla circolazione ( obbligo di non risiedere dove si
aveva esercitato il ministero). Fuori, anche se il celibato non è un dogma di fede ma
solo una ‘fulgida gemma della Chiesa’ da conservare perché ‘sommamente
conveniente al sacerdozio’ ( magistero pontificio).
Ma da qui a mettere alla porta 100.000 (centomila!) sacerdoti in questi ultimi
cinquanta anni, ci passa una enormità! E con circa l’80% di essi che hanno in cuore
il loro sacerdozio forzatamente mutilato, che avrebbero tutte le carte in regola per
fare i preti, tutto, se al primo posto si mettessero Cristo, il suo Vangelo e la
vocazione a donarsi agli altri.
Fuori e non se ne parli più, se non per qualche preghiera caritatevole, per qualche
rimpianto da colleghi e confratelli. E non se ne parli neppure nel Giubileo del 2000
quando tutti i cristiani hanno avuto le porte di Roma spalancate; e alcuni preti
sposati avevano umilmente chiesto una udienza.
Non se ne parli neppure di fronte al problema della scarsità di sacerdoti: si fanno le
Unità Pastorali. E guai a parlare di rivedere l’obbligo del celibato, marcia indietro
obbligata per chi si sbilancia a pronunciarsi (anche se ci si chiama card. Carlo Maria
Martini).
DENTRO i preti pedofili: capiti, aiutati, protetti, curati e spostati ! C’è da evitare lo
scandalo: ‘Guai a chi scandalizzerà uno di questi piccoli…meglio una macina al
collo…’ diceva Gesù; sì, ma a prote-zione dei piccoli calpestati, non dei colpevoli
criminali! E non facciamo ridere parlando di ’ chiacchiericcio’! I giornali di tutto
mondo non possono fare soltanto pettegolezzo e malignità.
La ‘sporcizia’ nella Chiesa, già denunciata dall’attuale Papa nella Via Crucis del
2005, c’era e come. Ed è stata coperta da tutta una impostazione del mondo
ecclesiastico, dallo stesso Codice del diritto canonico secondo l’avvocato USA Jef
Anderson che ha gestito duecento cause di pedofilia di preti, dalla lettera ‘De
gravioribus delictis’ del 2001 che avocava alla Congregazione tutte le cause di
pedofilia e le voleva trattare sotto segreto pontificio.
14
Lo tsunami degli scandali di pedofilia danneggerà la Chiesa? Non so, ma certamente
la obbligherà a riveder qualcosa al suo interno, come sempre nella sua storia
bimillenaria. Di fronte ai bersaglieri che aprivano ‘La Breccia di Porta Pia’ per
mettere fine al Regno pontificio, Pio IX invocava l’aiuto divino contro quelli che
volevano distruggere la Chiesa, secondo Lui. A distanza di tempo, abbiamo capito
che quegli arditi, nei piani della Provvidenza, son serviti alla Chiesa per capire che
il suo regno è più piccolo geograficamente e immensamente più grande
spiritualmente (universale!).
Lo scandalo della pedofilia e la conseguente umiliazione della Chiesa, non
potrebbero portare la gerarchia e il clero a rivedere il monopolio che essi credono
di avere nella interpretazione della parola di Dio a proposito della sessualità? A
pensare che non possono essere solo loro a decidere tutto in proposito, loro e cioè
solo il clero, solo i maschi, solo i votati alla castità e al celibato! E il Popolo di Dio
che è parte integrante della Chiesa di Cristo? E le donne che sono la metà del genere
umano? E il Concilio vaticano secondo che vuole che tutti possano parlare ?
Certe questioni fondamentali nella Chiesa di oggi, forse riceverebbero una nuova
impostazione.
Questione separati e divorziati: il matrimonio è un salto esistenziale, provare prima e
poi parlare!
Questione omosessuali: anche loro sono figli di Dio, veramente, e non figli di un dio
minore!
Questione celibato ecclesiastico: d’accordo sui suoi meriti, ma la fede in Cristo
viene prima!
Giuseppe Zanon
prete sposato
PENSIONE E ASSISTENZA IN GENERALE PER IL CLERO
1.
informazioni di carattere generale: ALBERTO MILANI cell.
347.9957167
2.
i sacerdoti che abbandonano il ministero non devono dimenticare
che esiste una legge dello Stato (SOSTENTAMENTO CLERO
n°222 del 20 Maggio 1985) che all’articolo 27 prevede i casi…
“abbandono della vita ecclesiastica”.
15
LETTERA APERTA DI HANS KÜNG
AI VESCOVI
I cattolici perdono la fiducia
Negli anni 1962-1965 Joseph Ratzinger - oggi Benedetto XVI - ed io eravamo i due
più giovani teologi del Concilio. Oggi siamo i più anziani, e i soli ancora in piena
attività. Ho sempre inteso il mio impegno teologico come un servizio alla Chiesa.
Per questo, mosso da preoccupazione per la crisi di fiducia in cui versa questa nostra
Chiesa, la più profonda che si ricordi dai tempi della Riforma ad oggi, mi rivolgo a
voi, in occasione del quinto anniversario dell'elezione di papa Benedetto al soglio
pontificio, con una lettera aperta. È questo infatti l'unico mezzo di cui dispongo per
mettermi in contatto con voi.
Avevo apprezzato molto a suo tempo l'invito di papa Benedetto, che malgrado la
mia posizione critica nei suoi riguardi mi accordò, poco dopo l'inizio del suo
pontificato, un colloquio di quattro ore, che si svolse in modo amichevole. Ne avevo
tratto la speranza che Joseph Ratzinger, già mio collega all'università di Tübingen,
avrebbe trovato comunque la via verso un ulteriore rinnovamento della Chiesa e
un'intesa ecumenica, nello spirito del Concilio Vaticano II. Purtroppo le mie
speranze, così come quelle di tante e tanti credenti che vivono con impegno la fede
cattolica, non si sono avverate; ho avuto modo di farlo sapere più di una volta a papa
Benedetto nella corrispondenza che ho avuto con lui.
Indubbiamente egli non ha mai mancato di adempiere con scrupolo agli impegni
quotidiani del papato, e inoltre ci ha fatto dono di tre giovevoli encicliche sulla fede,
la speranza e l'amore. Ma a fronte della maggiore sfida del nostro tempo il suo
pontificato si dimostra ogni giorno di più come un'ulteriore occasione perduta, per
non aver saputo cogliere una serie di opportunità:
- È mancato il ravvicinamento alle Chiese evangeliche, non considerate neppure
come Chiese nel senso proprio del termine: da qui l'impossibilità di un
riconoscimento delle loro autorità e della celebrazione comune dell'Eucaristia.
- È mancata la continuità del dialogo con gli ebrei: il papa ha reintrodotto l'uso
preconciliare della preghiera per l'illuminazione degli ebrei; ha accolto nella Chiesa
alcuni vescovi notoriamente scismatici e antisemiti; sostiene la beatificazione di Pio
XII; e prende in seria considerazione l'ebraismo solo in quanto radice storica del
cristianesimo, e non già come comunità di fede che tuttora persegue il proprio
cammino di salvezza. In tutto il mondo gli ebrei hanno espresso sdegno per le parole
del Predicatore della Casa Pontificia, che in occasione della liturgia del venerdì
santo ha paragonato le critiche rivolte al papa alle persecuzioni antisemite.
- Con i musulmani si è mancato di portare avanti un dialogo improntato alla fiducia.
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Sintomatico in questo senso è il discorso pronunciato dal papa a Ratisbona: mal
consigliato, Benedetto XVI ha dato dell'islam un'immagine caricaturale,
descrivendolo come una religione disumana e violenta e alimentando così la
diffidenza tra i musulmani.
- È mancata la riconciliazione con i nativi dell'America Latina: in tutta serietà, il
papa ha sostenuto che quei popoli colonizzati "anelassero" ad accogliere la religione
dei conquistatori europei.
- Non si è colta l'opportunità di venire in aiuto alle popolazioni dell'Africa nella lotta
contro la sovrappopolazione e l'AIDS, non approvando la contraccezione e l'uso del
preservativo.
- Non si è colta l'opportunità di riconciliarsi con la scienza moderna, riconoscendo
senza ambiguità la teoria dell'evoluzione e aderendo, seppure con le debite
differenziazioni, alle nuove prospettive della ricerca, ad esempio sulle cellule
staminali.
- Si è mancato di adottare infine, all'interno stesso del Vaticano, lo spirito del
Concilio Vaticano II come bussola di orientamento della Chiesa cattolica, portando
avanti le sue riforme.
Quest'ultimo punto, stimatissimi vescovi, riveste un'importanza cruciale. Questo
papa non ha mai smesso di relativizzare i testi del Concilio, interpretandoli in senso
regressivo e contrario allo spirito dei Padri conciliari, e giungendo addirittura a
contrapporsi espressamente al Concilio ecumenico, il quale rappresenta, in base al
diritto canonico, l'autorità suprema della Chiesa cattolica:
- ha accolto nella Chiesa cattolica, senza precondizione alcuna, i vescovi
tradizionalisti della Fraternità di S. Pio X, ordinati illegalmente al di fuori della
Chiesa cattolica, che hanno ricusato il Concilio su alcuni dei suoi punti essenziali;
- ha promosso con ogni mezzo la messa medievale tridentina, e occasionalmente
celebra egli stesso l'Eucaristia in latino, volgendo le spalle ai fedeli;
- non realizza l'intesa con la Chiesa anglicana prevista nei documenti ecumenici
ufficiali (ARCIC), ma cerca invece di attirare i preti anglicani sposati verso la
Chiesa cattolica romana rinunciando all'obbligo del celibato.
- ha potenziato, a livello mondiale, le forze anticonciliari all'interno della Chiesa
attraverso la nomina di alti responsabili anticonciliari (ad es.: Segreteria di Stato,
Congregazione per la Liturgia) e di vescovi reazionari.
Papa Benedetto XVI sembra allontanarsi sempre più dalla grande maggioranza del
popolo della Chiesa, il quale peraltro è già di per sé portato a disinteressarsi di
quanto avviene a Roma, e nel migliore dei casi si identifica con la propria parrocchia
o con il vescovo locale.
So bene che anche molti di voi soffrono di questa situazione: la politica
anticonciliare del papa ha il pieno appoggio della Curia romana, che cerca di
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soffocare le critiche nell'episcopato e in seno alla Chiesa, e di screditare i
dissenzienti con ogni mezzo. A Roma si cerca di accreditare, con rinnovate
esibizioni di sfarzo barocco e manifestazioni di grande impatto mediatico,
l'immagine di una Chiesa forte, con un "vicario di Cristo" assolutista, che riunisce
nelle proprie mani i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Ma la politica di
restaurazione di Benedetto XVI è fallita. Le sue pubbliche apparizioni, i suoi viaggi,
i suoi documenti non sono serviti a influenzare nel senso della dottrina romana le
idee della maggioranza dei cattolici su varie questioni controverse, e in particolare
sulla morale sessuale. Neppure i suoi incontri con i giovani, in larga misura membri
di gruppi carismatici di orientamento conservatore, hanno potuto frenare le defezioni
dalla Chiesa, o incrementare le vocazioni al sacerdozio.
Nella vostra qualità di vescovi voi siete certo i primi a risentire dolorosamente della
rinuncia di decine di migliaia di sacerdoti, che dall'epoca del Concilio ad oggi si
sono dimessi dai loro incarichi soprattutto a causa della legge sul celibato. Il
problema delle nuove leve non riguarda solo i preti ma anche gli ordini religiosi, le
suore, i laici consacrati: il decremento è sia quantitativo che qualitativo. La
rassegnazione e la frustrazione si diffondono tra il clero, e soprattutto tra i suoi
esponenti più attivi; tanti si sentono abbandonati nel loro disagio, e soffrono a causa
della Chiesa. In molte delle vostre diocesi è verosimilmente in aumento il numero
delle chiese deserte, dei seminari e dei presbiteri vuoti. In molti Paesi, col pretesto di
una riforma ecclesiastica, si decide l'accorpamento di molte parrocchie, spesso
contro la loro volontà, per costituire gigantesche "unità pastorali" affidate a un
piccolo numero di preti oberati da un carico eccessivo di lavoro.
E da ultimo, ai tanti segnali della crisi in atto viene ad aggiungersi lo spaventoso
scandalo degli abusi commessi da membri del clero su migliaia di bambini e
bambine adolescenti, negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania e altrove; e a tutto
questo si accompagna una crisi di leadership, una crisi di fiducia senza precedenti.
Non si può sottacere il fatto che il sistema mondiale di occultamento degli abusi
sessuali del clero rispondesse alle disposizioni della Congregazione romana per la
Dottrina della fede (guidata tra il 1981 e il 2005 dal cardinale Ratzinger), che fin dal
pontificato di Giovanni Paolo II raccoglieva, nel più rigoroso segreto, la
documentazione su questi casi. In data 18 maggio 2001 Joseph Ratzinger diramò a
tutti i vescovi una lettera dai toni solenni sui delitti più gravi ("Epistula de delictis
gravioribus"), imponendo nel caso di abusi il "secretum pontificium", la cui
violazione è punita dalla Chiesa con severe sanzioni. E' dunque a ragione che molti
hanno chiesto un personale "mea culpa" al prefetto di allora, oggi papa Benedetto
XVI. Il quale però non ha colto per farlo l'occasione della settimana santa, ma al
contrario ha fatto attestare "urbi et orbi", la domenica di Pasqua, la sua innocenza al
cardinale decano.
Per la Chiesa cattolica le conseguenze di tutti gli scandali emersi sono devastanti,
come hanno confermato alcuni dei suoi maggiori esponenti. Il sospetto generalizzato
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colpisce ormai indiscriminatamente innumerevoli educatori e pastori di grande
impegno e di condotta ineccepibile. Sta a voi, stimatissimi vescovi, chiedervi quale
sarà il futuro delle vostre diocesi e quello della nostra Chiesa. Non è mia intenzione
proporvi qui un programma di riforme. L'ho già fatto più d'una volta, sia prima che
dopo il Concilio. Mi limiterò invece a sottoporvi qui sei proposte, condivise - ne
sono convinto – da milioni di cattolici che non hanno voce.
1. Non tacete. Il silenzio a fronte di tanti gravissimi abusi vi rende corresponsabili.
Al contrario, ogni qualvolta ritenete che determinate leggi, disposizioni o misure
abbiano effetti controproducenti, dovreste dichiararlo pubblicamente. Non scrivete
lettere a Roma per fare atto di sottomissione e devozione, ma per esigere riforme!
2. Ponete mano a iniziative riformatrici. Tanti, nella Chiesa e nell'episcopato, si
lamentano di Roma, senza però mai prendere un'iniziativa. Ma se oggi in questa o
quella diocesi o comunità i parrocchiani disertano la messa, se l'opera pastorale
risulta inefficace, se manca l'apertura verso i problemi e i mali del mondo, se la
cooperazione ecumenica si riduce a un minimo, non si possono scaricare tutte le
colpe su Roma. Tutti, dal vescovo al prete o al laico, devono impegnarsi per il
rinnovamento della Chiesa nel proprio ambiente di vita, piccolo o grande che sia.
Molte cose straordinarie, nelle comunità e più in generale in seno alla Chiesa, sono
nate dall'iniziativa di singole persone o di piccoli gruppi. Spetta a voi, nella vostra
qualità di vescovi, il compito di promuovere e sostenere simili iniziative, così come
quello di rispondere, soprattutto in questo momento, alle giustificate lagnanze dei
fedeli.
3. Agire collegialmente. Il Concilio ha decretato, dopo un focoso dibattito e contro
la tenace opposizione curiale, la collegialità dei papi e dei vescovi, in analogia alla
storia degli apostoli: lo stesso Pietro non agiva al di fuori del collegio degli apostoli.
Ma nel periodo post-conciliare il papa e la curia hanno ignorato questa fondamentale
decisione conciliare. Fin da quando, a soli due anni dal Concilio e senza alcuna
consultazione con l'episcopato, Paolo VI promulgò un'enciclica in difesa della
discussa legge sul celibato, la politica e il magistero pontificio ripresero a funzionare
secondo il vecchio stile non collegiale. Nella stessa liturgia il papa si presenta come
un autocrate, davanti al quale i vescovi, dei quali volentieri si circonda, figurano
come comparse senza diritti e senza voce. Perciò, stimatissimi vescovi, non dovreste
agire solo individualmente, bensì in comune con altri vescovi, con i preti, con le
donne e gli uomini che formano il popolo della Chiesa.
4. L'obbedienza assoluta si deve solo a Dio. Voi tutti, al momento della solenne
consacrazione alla dignità episcopale, avete giurato obbedienza incondizionata al
papa. Tuttavia sapete anche che l'obbedienza assoluta è dovuta non già al papa, ma
soltanto a Dio. Perciò non dovete vedere in quel giuramento un ostacolo tale da
impedirvi di dire la verità sull'attuale crisi della Chiesa, della vostra diocesi e del
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vostro Paese. Seguite l'esempio dell'apostolo Paolo, che si oppose a Pietro "a viso
aperto, perché evidentemente aveva torto" (Gal. 2,11). Può essere legittimo fare
pressione sulle autorità romane, in uno spirito di fratellanza cristiana, laddove queste
non aderiscano allo spirito del Vangelo e della loro missione. Numerosi traguardi,
come l'uso delle lingue nazionali nella liturgia, le nuove disposizioni sui matrimoni
misti, l'adesione alla tolleranza, alla democrazia, ai diritti umani, all'intesa
ecumenica e molti altri ancora hanno potuto essere raggiunti soltanto grazie a una
costante e tenace pressione dal basso.
5. Perseguire soluzioni regionali: il Vaticano si mostra spesso sordo alle giustificate
richieste dei vescovi, dei preti e dei laici. Ragione di più per puntare con intelligenza
a soluzioni regionali. Come ben sapete, un problema particolarmente delicato è
costituito dalla legge sul celibato, una norma di origine medievale, la quale a ragione
è ora messa in discussione a livello mondiale nel contesto dello scandalo suscitato
dagli abusi. Un cambiamento in contrapposizione con Roma appare pressoché
impossibile; ma non per questo si è condannati alla passività. Un prete che dopo
seria riflessione abbia maturato l'intenzione di sposarsi non dovrebbe essere costretto
a dimettersi automaticamente dal suo incarico, se potesse contare sul sostegno del
suo vescovo e della sua comunità. Una singola Conferenza episcopale potrebbe
aprire la strada procedendo a una soluzione regionale. Meglio sarebbe tuttavia
mirare a una soluzione globale per la Chiesa nel suo insieme. Perciò
6. si chieda la convocazione di un Concilio: se per arrivare alla riforma liturgica, alla
libertà religiosa, all'ecumenismo e al dialogo interreligioso c'è stato bisogno di un
Concilio, lo stesso vale oggi a fronte dei problemi che si pongono in termini tanto
drammatici. Un secolo prima della Riforma, il Concilio di Costanza aveva deciso la
convocazione di un concilio ogni cinque anni: decisione che fu però disattesa dalla
Curia romana, la quale anche oggi farà indubbiamente di tutto per evitare un
concilio dal quale non può che temere una limitazione dei propri poteri. È
responsabilità di tutti voi riuscire a far passare la proposta di un concilio, o quanto
meno di un'assemblea episcopale rappresentativa.
Questo, a fronte di una Chiesa in crisi, è l'appello che rivolgo a voi, stimatissimi
vescovi: vi invito a gettare sulla bilancia il peso della vostra autorità episcopale,
rivalutata dal Concilio. Nella difficile situazione che stiamo vivendo, gli occhi del
mondo sono rivolti a voi. Innumerevoli sono i cattolici che hanno perso la fiducia
nella loro Chiesa; e il solo modo per contribuire a ripristinarla è quello di affrontare
onestamente e apertamente i problemi, per adottare le riforme che ne conseguono.
Chiedo a voi, nel più totale rispetto, di fare la vostra parte, ove possibile in
collaborazione con altri vescovi, ma se necessario anche soli, con apostolica
"franchezza" (At 4,29.31). Date un segno di speranza ai vostri fedeli, date una
prospettiva alla nostra Chiesa.
Vi saluto nella comunione della fede cristiana.
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Hans Küng, 14 aprile 2010
UNA DONNA, VITTIMA ALL’ETA’ DI 11 ANNI
DI ABUSI SESSUALI COMMESSI DA PRETI
SCRIVE A DON ALDO ANTONELLI
(don Aldo Antonelli è parroco di Avezzano – Aquila)
Caro don Aldo, chi Le scrive è una delle migliaia di vittime della pedofilia
"sacerdotale". Una vittima che è stata scelta, avvicinata, circuita, plagiata, usata e
abusata, per anni, dall'età di undici anni, da un sacerdote, molto apprezzato e stimato
dai suoi parrocchiani. Anche dai miei genitori. La storia che ho vissuto è durata fino
a quando, da sola, sono riuscita a capire cosa mi era successo. Un giorno in cui mi
sentivo particolarmente infelice e a disagio, perché non sopportavo più che "tutto"
avvenisse in silenzio, in fretta, di nascosto, senza un vero gesto d'affetto, chiesi al
"mostro", che allora chiamavo Jon come mi aveva detto di fare lui, se era male ciò
che facevamo...La risposta che ricevetti è stata per me una pugnalata, al cuore, ma,
soprattutto, alla mia anima: "Si, è male, se vuoi smettiamo subito". Pochi giorni
prima, forse intuendo che mi stavo rendendo conto della situazione, aveva voluto
che gli portassi tutti i miei diari. Per leggerli, mi aveva detto. Quei diari li ha invece
trattenuti e forse eliminati per sempre. L'ultimo diario però non glielo avevo
consegnato, perché avevo scritto male e mi vergognavo di farglielo vedere. In quel
diario avevo "sfogato" tutta la mia disperazione, emersa dopo il mio risveglio...Quel
diario ce l'ho ancora. Non voglio distruggerlo. Ma, forse, non lo leggerò mai più...
Dopo quella "spiegazione" precipitai in una solitudine interiore senza
fondo. Per due anni vissi quasi in clausura. Le giornate le passavo nella mia stanza,
o camminando da sola, a testa china, per ore, senza meta. Inconsciamente e per
difendermi dalla immensa sofferenza che provavo, rimossi tutto, o quasi tutto. Ho
vissuto per anni in compagnia di un assurdo senso di colpa, che si manifestava agli
altri con una mia incapacità a proferire più di due parole insieme. Mi esprimevo a
monosillabi; evitavo le occasioni che mi avrebbero costretto a parlare in pubblico.
Diventavo rossa appena uno sguardo si posava su di me; mascheravo in tutti i modi
la mia femminilità. Mi appiattivo il seno in vari modi; le mestruazioni sparirono per
un paio d'anni. Volevo passare, ad ogni costo, inosservata.
Tutto questo durò fino a quando due occhi attenti e sensibili, mi stanarono,
costringendomi a parlare, a ricostruirmi dentro. Prima però dovette far riemergere
nella mia mente gli anni della mia infanzia e della adolescenza di cui si era
impadronito il mostro, incontrato nel posto che avrebbe dovuto essere il posto più
sicuro al mondo: "La chiesa!".
Fu dura per me, ma anche per lui. Doveva riuscire a farmi riguadagnare la
fiducia negli adulti, nel mondo. Non è stato facile, ma alla fine ci riuscì.
Del mostro non ho più voluto sapere niente. Chi mi ha "salvato" mi ha assicurato
che è stato fatto tutto quello che doveva essere fatto. A me basta questo! NESSUNO
PERO' MI POTRA' MAI DARE INDIETRO LA MIA INFANZIA E LA MIA
ADOLESCENZA VIOLATE!
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Ora sono una donna guarita, realizzata, ma la grave ferita inferta alla mia
anima, in questi ultimi tempi, è tornata a sanguinare, grazie al comportamento del
papa e di certa chiesa sul dramma mondiale della pedofilia "sacerdotale", scoppiato
in tutta la sua gravità e mostruosità nel mondo intero. Gli incubi, che non facevo più
da anni, sono tornati a turbare le mie notti. La rabbia nei confronti della chiesa è
riesplosa in un modo che ha stupito prima di tutto me stessa. Eppure, malgrado tutto,
io continuo a credere nel Cristo del Vangelo, di cui, per fortuna, sacerdoti come Lei,
don Aldo, riescono a dare una vera testimonianza.
Grazie di esserci don Aldo!
Ecco la risposta di don Aldo:
Cara "io", ti ho letta con attenzione e nel leggerti cercavo di ricostruire nella mia
fantasia i lineamenti disfatti del tuo volto violato (volto in tutti i sensi: corpo, anima,
sogni e realtà....) ma anche i percorsi enigmatici e assassini di colui che invece di
aiutari a crescere ti ha pietrificata nella tomba della vergogna e dei sogni strozzati.
Che dirti? Personalmene in tutta la mia lunga esistenza (ho 68 anni)all'interno della
"struttura-chiesa", non ho avuto mai sentore di un qualcosa del genere, grazie a Dio.
Ciononostante sono stato sempre dell'avviso che non ci sono, nemmeno all'interno
della chiesa, zone privilegiate che siano immuni dalla corruzione del denaro o del
sesso o del potere in genere. Gesù, parlando dello Spirito, dice: "Il vento soffia dove
vuole, senti il suo sibilo ma non sai donde viene né dove va. Così è chiunque è nato
dallo Spirito" (Giovanni 3,8).
In questo senso, noi credenti (mi dici che continui a credere nel Cristo del
Vangelo....) siamo apolidi, senza fissa dimora: figli di quello Spirito che ci fa stare
con e contro la chiesa, dentro e fuori, fedeli e disobbedienti, capaci sì di morire ma
anche di risorgere.
(fonte:www.piazza-grande.it/donaldo/donaldo.htm)
22
LA TEOLOGIA DEL PECCATO
(Riassunto tratto da J.M. Castello, Victimas del decado, Trotta, Madrid, 2004,
pp.120-131)
( con contributi personali di Lorenzo Maestri )
•
Secondo la testimonianza del NT. La vita di Cristo portò a termine la
“redenzione” (
); nell’AT questa parola si riferisce
prima di tutto alla liberazione dalla schiavitù d’Egitto.
•
Ma, quando parliamo della “redenzione” applicata ai cristiani, la domanda è: da
cosa siamo stati liberati o riscattati? La risposta classica è: fondamentalmente
siamo stati liberati, riscattati e redenti dal peccato.
La teologia cristiana ha elaborato le sue idee sulla redenzione dal peccato
utilizzando tre concetti fondamentali.
123-
•
il concetto di sacrificio
il concetto di espiazione
il concetto di soddisfazione
I teologi cristiani, da Paolo fino ad oggi, hanno ripetuto costantemente che la
morte di Gesù in croce fu
123-
il “sacrificio” per i nostri peccati
la “espiazione” dei nostri peccati
e, a partire dal sec.III (Tertulliano, De Baptismo, XX,1; De
Poenitentia, VII,14) e soprattutto dal sec. XI ( Anselmo da
Canterbury, Cur Deus homo) la “soddisfazione” che Gesù
offrì a Dio per acquietarlo per le offese che gli facciamo tutti i
giorni con i nostri peccati.
•
Essi hanno fatto sì che il peccato occupi, nelle idee e nella vita dei cristiani, un
posto centrale e determinante che, in realtà, non occupò nelle idee e nella vita
di Gesù.
•
Il regno di Dio, nella predicazione di Giovanni, si relaziona con il peccato
(Mt 3,2-5), mentre, nel ministero di Gesù, si relaziona con la sofferenza umana.
Il Dio di Giovanni Battista è il Dio al quale ciò che più importa sono le offese
verso di lui. Il Dio di Gesù è il Dio che è soprattutto preoccupato per le
sofferenze dei più disgraziati in questa vita.
•
Però nel Cristianesimo con la teologia della “redenzione” e del “peccato” le
preoccupazioni di Giovanni Battista sono risultate più determinanti nelle idee di
molti teologi, preti e cristiani in generale, delle preoccupazioni di Gesù.
23
•
Per questo è successo che la morale cristiana è stata elaborata a partire dal
peccato ed in funzione del peccato, non a partire dalla sofferenza e per liberare
la gente dalla sofferenza.
•
Ma i primi cristiani si trovarono, senz’altro, in una specie di vicolo cieco. Da
una parte, credevano fermamente che Cristo crocifisso era il Figlio di Dio ed il
Signore della storia. Ma d’altra parte subito si resero conto che un soggetto,
morto crocifisso, non poteva essere accettato in quella cultura (quella romana e
quella giudaica, ndr) come Signore di niente e di nessuno e, ancor meno, come
Figlio di Dio e Salvatore. Cosa fare in tale situazione?
La soluzione fu quella di presentare la morte di Gesù sulla croce come qualcosa
voluto da Dio che rispondeva al “piano divino di salvezza”.
A partire da questa “interpretazione”, gli autori del NT ed i teologi posteriori
elaborarono la teologia della salvezza e della redenzione.
Paolo sviluppa teologicamente il tema del peccato, ma questo termine (
)è
usato fondamentalmente al singolare, quindi non si riferisce ai peccati concreti, ma
al peccato come ad una forza che entra nel mondo con il peccato di Adamo e che da
allora tiene l’umanità sottomessa alla schiavitù.
Paolo vuole esprimere quale è la condizione umana, cioè il complesso delle
limitazioni e delle cattive inclinazioni che tutti conosciamo.
Nella mentalità di Paolo il mito di Adamo rappresenta tutto il male che c’è nella
vita, come la morte di Cristo rappresenta tutta la salvezza.
Ma non bisogna dimenticare che Adamo non è mai esistito (è un mito)…il mito
della caduta con cui la bibbia cerca di togliere a Dio ogni responsabilità in merito al
male di questo mondo. Il male non viene da Dio ma dall’uomo.
Con la espressione “peccato originale” si vuole esprimere la limitazione inerente
alla condizione umana e l’inclinazione a fare il male che molte volte abbiamo noi
mortali. Per cui la teologia del peccato non ci riporta né ad una presunta offesa
contro Dio, né ad una atto di disobbedienza originale, cosa che in realtà non è
esistita, perché la storia di Adamo ed Eva è un mito.
(qui inizia l’integrazione di l.maestri)
Il termine “peccato originale” è stato introdotto da S.Agostino (vedi Nuovo Diz.
Teol. pg.1149). Agostino parla di “massa perditionis”, perché tutti gli uomini
nascono con questo peccato, anche i bambini. Quindi la necessità del Battesimo dei
bambini (non dimentichiamo il Genicot, testo di teologia morale dei seminari anni
cinquanta, che parla di battesimo “intra utero” nei casi di pericolo di morte per i
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bambini non ancora nati) e la necessità di inventare il Limbo per i bambini che
muoiono senza battesimo.
Come ha potuto Agostino arrivare a tali scoperte? E’ partito dalla pagina di Paolo,
lettera ai Romani 5,12-14: ”Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel
mondo e con il peccato la morte, e così la morte ha raggiunto tutti gli uomini, in cui
tutti peccarono (in quo, così traduce S.Gerolamo dal greco ’ =ex eo quod=
quia= per cui tutti peccarono). Molti mettono in dubbio che Agostino conoscesse
il greco, e ha preso per buona la traduzione di Gerolamo (M.Pisante “Il Cristianesimo nella storia” ed.Gabrielli, pg.75ss.).
Chi conosce bene poi i quattro Vangeli dovrebbe sapere che tra varie centinaia di
pagine di guarigioni, di parabole, di consigli di Gesù di Nazareth, mai viene usata la
parola peccato, eccetto due volte e in casi particolari:
1.
si trova in Matteo 3,2-5 quando Matteo parlando della predicazione del
Battista, scrive:”…tutti correvano e confessavano i loro peccati”
2.
e in Giovanni (20,22), quando viene descritta una delle ultime apparizioni
del Cristo risorto, leggiamo queste parole:”…ricevete lo Spirito Santo: a
chi perdonerete i peccati saranno perdonati , a chi non li perdonerete non
saranno perdonati”.
a cura di L. Maestri
IL PAPA APRE AI NON CREDENTI,
MA MOLTO A MODO SUO
In Italia, negli ultimi tempi si è ripreso a discutere di “sessualità e politica”
in virtù dei casi di cronaca che hanno coinvolto alcuni transessuali in relazione
soprattutto all’ex governatore del Lazio, ma pure in seguito alle vicende
scandalistiche che hanno investito altre personalità pubbliche, ultima in ordine di
tempo Alessandra Mussolini. La quale si è lamentata (giustamente) degli ignobili
attacchi di tipo sessista provenienti da vari organi di stampa, in particolare si è
indignata a causa di un vergognoso articolo scritto dal solito Vittorio Sgarbi ed
apparso sul quotidiano “Il Giornale”, di proprietà del fratello di Silvio Berlusconi.
Ebbene, pur comprendendo la reazione di rabbia e sdegno della Mussolini, non si
può fare a meno di osservare che tale cultura sessista è riconducibile soprattutto, ma
non esclusivamente, alla tradizione storica dello schieramento politico a cui la
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Mussolini si ricollega da sempre, cioè la destra. Certo, bisogna riconoscere che certi
atteggiamenti e ragionamenti di stampo maschilista appartengono pure a molte
persone che possono dichiararsi “di sinistra”. Nessuno osa negare l’evidenza di un
simile dato di fatto. Tuttavia, mentre negli ambienti sedicenti “di sinistra”
l’esternazione di una mentalità sessista viene biasimata e rigettata come una volgare
indegnità, nel microcosmo di destra ne fanno addirittura un motivo di vanto.
Comunque, al di là di elementi di circostanza, vorrei soffermarmi su un
tema politico e culturale di ordine più generale, che attiene al rapporto tra sessualità
e politica.
Ricordo che l’Italia non si è ancora dotata di una legge sui DICO (Diritti e
doveri dei Conviventi), che oltretutto sarebbero un misero surrogato dei PACS
(Patto Civile di Solidarietà). Una normativa che ha trovato applicazione ovunque, in
Europa e nel resto del mondo civile, eccetto che in Italia, in Grecia e in Polonia.
Questi sono gli unici Stati che ancora risentono dell’influenza esercitata dal
Vaticano. Il quale prima ha azzerato il progetto dei PACS, quindi ha affossato il
governo Prodi che voleva ratificare i DICO, annullando definitivamente l’ipotesi di
legalizzare formalmente in Italia, sia pure con una legge capestro, le convivenze di
fatto. Con tale espressione si designano non solo le coppie omosessuali, ma anche
quelle eterosessuali che rifiutano di consacrare la propria unione in chiesa e in
municipio, rifiutando l’autorità del trono e dell’altare.
Non c’è dubbio che si tratta di un tema d’elite, in quanto interessa
un’esigua minoranza di individui, e non certo la maggioranza delle persone, ma non
si può rinunciare ad assumere una netta posizione critica di fronte all’attacco sferrato
dal potere clericale contro le spinte e i movimenti progressisti che partecipano
all’emancipazione civile, morale e culturale della società italiana, così come è
avvenuto in altri Stati europei.
La curia pontificia ha scatenato tutto il suo potere politico, intervenendo
con arroganza nel dibattito pubblico nazionale, minando la stabilità politica del
Paese, cancellando l’opera del governo Prodi in materia di DICO, intimidendo e
ricattando l’azione legislativa per l’avvenire, esercitando una prova di forza
assolutamente inaccettabile in uno Stato di diritto, in un Paese effettivamente laico e
democratico. Per giungere infine a un duro antagonismo frontale con il movimento
per i diritti dei gay, ingaggiando quindi una “lotta tra froci”, come un omosessuale
dichiarato ha ironizzato in un’intervista rilasciata durante un programma trasmesso
nel 2007 da una rete televisiva nazionale.
Rammento che il governo Prodi venne messo in minoranza su un tema di
politica estera, malgrado alcuni giorni dopo, a “crisi” risolta, lo stesso Parlamento
abbia votato a maggioranza bulgara il ri-finanziamento della missione militare in
Afghanistan. Questa fu la conferma che il governo andò sotto per motivi estranei a
questioni di politica estera e alle guerre in cui l’Italia è tuttora coinvolta, ma a causa
di un’altra “guerra”, non dichiarata ma clandestina, mi riferisco ad un scontro
organico alla società italiana.
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In altre parole, si è svolto un regolamento di conti tra omosessuali liberi e
coscienti, che rivendicano i propri diritti, e sodomiti non dichiarati, che da secoli
praticano la pederastia nel segreto delle canoniche e delle sagrestie, dei monasteri e
delle abbazie, ovunque vi siano curati, prelati, vescovi, priori, frati, seminaristi,
catechisti ed ogni sorta di chierici costretti al voto di castità, cioè a logoranti ed
insani periodi di astinenza sessuale. Pretaglia cresciuta all’interno di una cultura
sessuofobica che contrasta con la storia dell’umanità. Una concezione che azzera la
cultura dei secoli antecedenti al cristianesimo, quando in tutte le civiltà, dall’Egitto
alla Grecia, dalla Persia all’India e alla Cina, la sessualità era vissuta liberamente,
senza pregiudizi, tabù o inibizioni, senza inganni o menzogne, seguendo le tendenze
insite nella natura umana.
Si sa che gli idoli femminili erano diffusi ovunque nell’antichità: si pensi
ad Iside in Egitto, Afrodite in Grecia, Venere a Roma, Devi nella religione induista,
la stessa vergine Maria, che nel paleo-cristianesimo era una figura ispirata alla dea
Iside, divenuta poi Isotta. Una Chiesa “votata” alla castità, oppure all’onanismo, alla
pedofilia e alla sodomia più insana, in quanto mortificata, costretta alla clandestinità
più aberrante.
In un contesto culturalmente omofobico e sessuofobico, che umilia e nega
la sessualità, come viola la libertà dello spirito, le uniche alternative per prelati,
monaci e suore, se di scelte si può parlare per chi è costretto al voto di castità, sono
la masturbazione e l’onanismo, inteso come pratica anticoncezionale del coitus
interruptus per impedire la procreazione, la pedofilia ed infine la pederastia. Infatti,
le chiese e i monasteri di clausura sono da secoli teatro di scandali sessuali, di atti
“innaturali” quali la pedofilia e altre depravazioni, nonché luoghi in cui dilagano gli
abusi e le sevizie sessuali contro i deboli, in cui la pederastia si diffonde nella sua
forma più oscena e perversa, in quanto vissuta morbosamente e in mala fede, di
nascosto, nel terrore d’essere scoperti, nell’abiezione e nell’ipocrisia immorale e
non, invece, nella libertà e nella trasparenza.
Si sa che in Italia contano soprattutto le apparenze, che “i panni sporchi si
lavano in famiglia”, che le contraddizioni e i mali non esistono in realtà se non sono
riconosciuti formalmente, che basta nascondere il capo sotto la sabbia come gli
struzzi per non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, che gli omosessuali sono
“liberi di esercitare” a condizione che si eclissino ma, soprattutto, che non
rivendichino alcun diritto.
Ma esiste davvero un solo tipo di famiglia, come sostengono i teocons e
teodem? Oppure esistono diverse tipologie familiari, dalle coppie regolarmente
sposate in chiesa a quelle coniugate solo civilmente, dalle unioni di fatto tra
eterosessuali ai conviventi omosessuali? Se esistono altri tipi di rapporti familiari,
destinati a diffondersi, perché non legittimarne l’esistenza? In nome di chi o cosa
bisognerebbe opporsi? Forse in nome del “diritto naturale”? Ma questo è solo
un’invenzione del giusnaturalismo, una dottrina filosofica e giuridica che asserisce
l’esistenza di un complesso di norme di comportamento valide per l’uomo, ricavate
dallo studio delle leggi naturali.
27
Rammento che in natura non esistono né la pedofilia, né la guerra tra
esemplari della stessa specie, eppure sono pratiche diffuse nelle società umane. Così
come in natura ci sono numerose specie che praticano la sodomia: basti pensare ai
maschi sconfitti dagli esemplari dominanti, che non potendo accoppiarsi con le
femmine della loro specie si devono accontentare di congiungersi con altri maschi.
Ciò che esiste è invece il diritto positivo, in quanto creazione dell’ingegno umano,
storicamente determinato dai rapporti di forza insiti nelle diverse società. L’opera di
legislazione dell’uomo ha sancito le conquiste del progresso sociale per cui, ad
esempio, la schiavitù non esiste più, almeno formalmente, essendo stata abolita dal
diritto universale, mentre in passato era giudicata una prassi “naturale” e
“inevitabile”.
Il familismo, inteso come esaltazione delle virtù della famiglia
tradizionale, è il valore italiano per eccellenza, è un parto privilegiato della
gerontocrazia, di una società invecchiata in cui comandano le generazioni più
anziane, che hanno impedito in ogni modo l’accesso al potere per i più giovani,
instaurando una vera dittatura. L’ideologia familistica è la più elementare tendenza
conservatrice della società borghese, è un aspetto essenziale dell’ideologia
tradizionale che proclama la difesa dei principi “Dio, Stato e famiglia” su cui
s’impernia l’ordine costituito. La famiglia atomizzata, la famiglia nucleare borghese
è l’estrema sintesi e rappresentazione dell’individualismo, dell’egoismo e
dell’economicismo ormai egemoni nell’odierna società consumistica.
La battaglia per i PACS resta nell’ambito dell’estensione delle libertà e dei
diritti civili borghesi, non punta certo al rovesciamento del sistema sociale vigente.
Solo in Italia, colonia del VaticaNato, si osa sostenere che la legalizzazione delle
convivenze di fatto potrebbe condurre alla dissoluzione dei valori e delle strutture
tradizionali della famiglia, dello Stato e della proprietà privata. Nulla di simile è
accaduto laddove sono stati introdotti i PACS, cioè negli USA, in Gran Bretagna, in
Olanda, Germania, Francia e Spagna, in nessuna nazione dove sono stati riconosciuti
i diritti delle coppie di fatto.
Probabilmente altre forme di rapporti umani, quali le comuni e le famiglie
comunitarie sperimentate dai movimenti hippie negli anni ’70, avrebbero potuto
sortire effetti eversivi per la società dell’epoca. Non a caso, quelle esperienze
alternative fallirono proprio perché tentate nel quadro invariato dei rapporti di
alienazione, supremazia e subordinazione gerarchica vigenti nel sistema
capitalistico. I “figli dei fiori” furono sgominati dallo Stato, che fece ricorso non
solo all’intervento delle istituzioni repressive per antonomasia, il carcere, l’esercito,
la polizia, ma soprattutto alla diffusione pilotata di alcune droghe deleterie quali
l’eroina, l’acido lisergico ed altri allucinogeni letali.
Lucio Garofalo
(fonte:http://jadawin4atheia.wordpress.com/2009/12/10)
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CELIBATO
Perché entra in crisi il vincolo dei sacerdoti

«Non è bene che l'uomo sia solo», dice Dio di fronte al primo uomo. Per
rimediare crea gli animali, ma l'uomo non è soddisfatto. Allora gli toglie una costola,
plasma la donna e gliela presenta. A questo punto l'uomo non ha più dubbi: «Questa
è osso delle mie ossa e carne della mia carne. La si chiamerà išà (donna) perché da iš
(uomo) è stata tolta». Una voce fuori campo commenta: «Per questo l'uomo lascerà
suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola»
(Genesi 2,23-24). Questa scena mitica, mai avvenuta in un punto preciso del tempo
perché avviene ogni giorno, insegna che la relazione uomo-donna è scritta dentro di
noi e che, ben prima dei genitali, riguarda la carne e le ossa. La Sacra Scrittura
esprime così nel modo più intenso che noi siamo relazione in cerca di relazione, che
viviamo con l'obiettivo di formare "una carne sola" e di compiere l'uomo perfetto,
quello pensato da subito nella mente divina come maschio+femmina, secondo
quanto insegna Genesi 1,27: «Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio
lo creò, maschio e femmina li creò». La vera immagine di Dio, che è comunione
d'amore personale, non è né il monaco né il prete celibe e neppure il papa, ma è la
coppia umana che vive di un amore reciproco così intenso da essere "una carne
sola". Per questo, secondo un detto rabbinico, «il celibe diminuisce l'immagine di
Dio».
Lo stesso si deve dire della paternità e della maternità. Se Dio è padre che
eternamente genera il Figlio e che temporalmente genera gli uomini come figli nel
Figlio, la sua immagine più completa sulla terra sono gli uomini e le donne che a
loro volta generano figli e spendono una vita di lavoro per farli crescere. Per questo
la Bibbia ebraica considera la scelta celibataria di non avere figli qualcosa di
innaturale che trasgredisce il primo comando dato agli uomini cioè "crescete e
moltiplicatevi".
Naturalmente tutti sanno che Gesù era celibe, e così anche san Paolo. Ma mentre
Gesù conservava una visione positiva del matrimonio, san Paolo giunge a ribaltare
quanto dichiarato da Dio al principio dei tempi («non è bene che l'uomo sia solo»)
scrivendo al contrario che «è cosa buona per l'uomo non toccare donna» (1Cor 7,1).
Per lui il matrimonio è spiritualmente giustificabile solo «a motivo dei casi di
immoralità», nulla più cioè che un remedium concupiscentiae per i deboli di spirito
che non sanno controllare le passioni della carne. L'apostolo non poteva essere più
esplicito:
«Se non sanno dominarsi, si sposino: è meglio sposarsi che ardere» (1Cor 7,9). Da
qui sorge la visione che domina la tradizione occidentale che assegna una
schiacciante superiorità morale e spirituale al celibato e solo un valore secondario al
matrimonio. Da qui la chiesa latina del secondo millennio sarà portata a legare
obbligatoriamente il sacerdozio alla condizione celibataria.
Ma su che cosa si fondava l'idea di Paolo? Qualcuno parla di sessuofobia, ma a mio
avviso il motivo è un altro e si chiama escatologia: ovvero la sua ferma convinzione
che «il tempo ormai si è fatto breve» (1Cor 7,29), che «passa la scena di questo
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mondo» (1Cor 7,31), che quanto prima cioè giungerà la fine del mondo con il
ritorno di Cristo. La Prima Corinzi, lo scritto decisivo in ordine alla fondazione del
celibato ecclesiastico, è dominata dall'attesa dell'imminente parusia (vedi 15,51- 53):
se Cristo tornerà a momenti, «al suono dell'ultima tromba», a che serve sposarsi e
mettere al mondo figli?
Il mancato ritorno di Cristo al suono dell'ultima tromba ha portato naturalmente a
moderare l'impostazione già nelle lettere deuteropaoline, tra cui in particolare quella
agli Efesini i cui passi si leggono spesso durante le cerimonie nuziali, ma questo
avrà solo l'effetto di giustificare il matrimonio in quanto sacramento, non di ritenerlo
spiritualmente degno almeno quanto il celibato.
Anzi, la tradizione ascetica e mistica dei padri della chiesa e della scolastica è
unanime nell'affermare la superiorità indiscussa del celibato rispetto al matrimonio.
Tommaso d'Aquino la sintetizza col dire che «indubitabilmente la verginità deve
essere preferita alla vita coniugale» (Summa theologiae II-II, q. 152, a. 4), e il
decreto del Concilio di Trento del 1563 arriva persino a scomunicare chi osi dire che
«non è cosa migliore e più felice rimanere nella verginità e nel celibato che unirsi in
matrimonio» (DH 1810). Una scomunica che, a ben vedere, colpisce lo stesso Dio
Padre per quella sua frase imprudente all'inizio della Bibbia!
Oggi assistiamo alla fine abbastanza ingloriosa del modello di vita sacerdotale
sancito dal Concilio di Trento, e in genere portato avanti nel secondo millennio
cristiano, con il legare obbligatoriamente alla vita sacerdotale la scelta celibataria. I
crimini legati al clero pedofilo (che la gerarchia conosceva e copriva per anni)
stanno scavando la fossa, anzi hanno già scavato la fossa, alla falsa idea della
superiorità morale e spirituale del celibato. Naturalmente non intendo per nulla
cadere nell'eccesso opposto di chi ritiene la vita celibataria alienante e disumana a
priori. Conosco preti celibi straordinari, modelli integerrimi di vita serena, pura,
felicemente realizzata. Voglio piuttosto esprimere la mia ferma convinzione che ciò
che conta per un uomo di Dio (perché nulla di meno il prete è chiamato a essere) sia
avere l'anima piena della luce e della gioia del vangelo, e che a questo scopo la
condizione migliore sarà per uno vivere nel celibato e per un altro metter su
famiglia, a seconda del temperamento e dell'attitudine personali. Il che è esattamente
quello che avveniva tra gli apostoli, come ci fa sapere san Paolo quando scrive che, a
differenza di lui, «gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa» vivevano con una
donna (1Cor 9,5). I capi della Chiesa non avevano ancora dimenticato che «non è
bene che l'uomo sia solo».
Vito Mancuso
(fonte: La Repubblica 18.03.2010)
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IL SESSO DEGLI ANGELI
(da: Religione e Società vol. 22, n° 59/07)
Questo numero che conclude l’annata XXII della rivista reca un titolo che
viene meglio illustrato da Giuseppe Cognetti nelle pagine successive. A me compete
introdurlo, nel suo insieme, mettendo in risalto il nesso esistente fra genere e religioni o meglio fra sessualità e cristianesimo. Mi sia permesso, però, prima di entrare nel
merito, di esprimere un pensiero di solidarietà e di ammirazione ai monaci di Gautama, che con la tragica rivolta birmana contro il regime militare, al potere da circa
20 anni, mostrano di non voltare le spalle ai problemi della loro società.
La discesa per le strade delle tonache arancio è espressione di una grande
forza simbolica che si volge contro il potere.
Lo scrittore Joseph De Maistre (1753-1821), riassumendo la concezione
più usuale della donna nel cattolicesimo, scrive: «Non hanno creato né l’Iliade, né
l’Eneide […] né il Pordenone, né la Chiesa di S. Pietro […] Non hanno prodotto né
l’algebra, né i telescopi, ma hanno fatto qualcosa di più grande di tutto questo. È sulle loro ginocchia che si forma quanto c’è di più eccellente al mondo: un uomo onesto e una donna onesta».
Secondo la studiosa norvegese Borreson occorre saper distinguere attentamente i vari modelli culturali di genere che si sono susseguiti nei secoli. A suo parere essi possono così suddividersi:
a) Un modello valido fino al IV secolo, il monismo androcentrico in cui
l’esemplarità dell’essere umano è costituita dall’Adamo maschio e le donne possono
raggiungere questo livello divenendo maschi ‘onorari’ in Cristo. La subordinzione
creaturale delle donne cede il passo a una equivalenza redentiva che viene anticipata
tramite una defemminilizzazione, evidente in modo particolare nella scelta dello stato di verginità o di vedovanza.
b) Con Clemente Alessandrino, tra il III e il V secolo inizia una corrente
che diventa normativa nel medioevo, denominata dualismo androcentrico: sia
l’uomo che la donna devono raggiungere una imago Dei asessuale o metasessuale
come lo è l’anima razionale. Nel III secolo il teologo Origene arrivò addirittura a
castrarsi a 18 anni per piacere a Dio. Si accorse poi in seguito del suo errore, e rimase un grande teologo, ma castrato. La Chiesa non approvò mai il suo gesto, anzi lo
condannò nel 253. Erano infatti le scuole greche pagane della Stoà e della Gnosi
quelle che vedevano soprattutto l’antitesi tra sesso e spirito.
c) Con l’esegesi femminista del XIX secolo, denominata monismo solistico, si attribuisce l’immagine di Dio agli uomini e alle donne in quanto uomini e
donne; si usano metafore femminili e maschili per parlare di Dio. Questa fase la
Borreson la vede anticipata da alcune pensatrici medievali.
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Tale mentalità è normativa nel XX secolo ma è stata adottata di fatto solo
dai teologi protestanti, che riconoscono la capacità anche cultuale alle donne. I cattolici, invece, si trovano in conflitto, in quanto affermano simultaneamente due principi dottrinali dai presupposti contrari e quindi fra loro incompatibili: da una parte un
modello che riconosce pari dignità alle donne, dall’altra le conseguenze di una tradizione fondata sul primo modello. Gli ortodossi, poi, sono rimasti al secondo schema
e sono completamente alieni da questo terzo modello.
Appare utile rileggere la storia alla luce del genere e della nuova sensibilità elaborata
dalla storia delle donne, individuare fonti e prospettive, indicatori che aiutino a
comprendere la complessità del passato e il perpetuarsi di stereotipi e pratiche sociali, responsabili ancora oggi dell’imperfetta cittadinanza femminile. Individuando
nell’abbondanza e nella varietà delle fonti religiose e della documentazione ecclesiastica un’eccezionale opportunità per studiare le vite vissute e rappresentate delle
donne, in particolar modo del periodo medievale e moderno, la storiografia di genere
si è soffermata su figure esemplari.
Ne fa un quadro problematico Guy Bechtel nel saggio: Le quattro donne
di Dio (Pratiche, Milano 2001). A suo parere, nel corso dei secoli, quattro sono ‘le
donne di Dio’: la puttana, la strega, la santa, l’oca.
Per una storia del secondo sesso visto dalla Chiesa cattolica va detto che
non era mai stato nelle intenzioni di Gesù Cristo colpevolizzare, condannare e perseguitare le donne. Eppure, in suo nome, per secoli il sesso femminile è stato vilipeso e sottomesso. In alcuni periodi storici i ministri di Dio sulla terra hanno dimostrato addirittura un odio feroce e ossessivo.
Così, hanno sfilato nell’immaginario cattolico modelli di donna fissi, che
nascondono sentimenti contraddittori: le diverse figure di madre, fra cui spiccano
Eva, colpevole di averci condotti alla dannazione, e Maria, vergine e genitrice al
contempo. E poi le puttane e le streghe, fatte di sola carne e prive di dignità umana,
che impersonano il peccato, la sessualità, il Diavolo. A qualsiasi modello la si riduca, la donna è sempre l’origine di ogni male, un essere che sovverte l’armonia del
mondo e le leggi che lo governano; una creatura da sorvegliare e controllare, se non
si vuole precipitare nel caos. Nemmeno la santa è un personaggio del tutto positivo:
perfino lei è guardata con sospetto, in quanto portatrice di una volontà di autonomia
e realizzazione personale che non si addice alla donna.
Dunque non esiste un modello femminile che possa soddisfare la cultura
cattolica? Ripercorrendo i testi dei Padri della Chiesa, passando per la Controriforma
e la caccia alle streghe, analizzando secoli di repressione sessuale, sottomissione, disprezzo, Guy Bechtel arriva a concludere che sì, ne esiste uno, e risponde ai canoni di
Bécassine, un personaggio dei fumetti francesi dell’inizio del XX secolo: si tratta di
una giovane domestica di provincia, stupida ma simpatica, un’oca allegra e devota.
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Il saggio, che dà testimonianza di ingiurie, pregiudizi, fobie e angherie di
cui si è macchiata la nostra cultura, traccia la storia completa dell’antifemminismo
cattolico, che costantemente condanna e perseguita le donne.
Su queste cose, che alla fine possono sembrare pietistiche e moralistiche,
io credo che veramente si giochi il futuro dell’Umanità.
Questa problematica, in termini critici, con il ’68 assume risvolti dirompenti rispetto al costume e alla morale. Di questo graduale cambiamento della coscienza collettiva le canzoni dei cantautori degli anni Sessanta furono una spia significativa. Fabrizio De Andrè è fra i primi interpreti del disagio che i giovani avvertono nei confronti dei canoni morali dell’amore e del sesso, tacciati di ipocrisia e di
autoritarismo.
Dove la concezione dell’amore e del sesso si manifesta in modo più completo e poeticamente critico è La canzone di Marinella, forse la più conosciuta ma
la meno compresa di tutta la produzione del cantautore genovese, vissuta spesso come una bella favola e niente più. De Andrè afferma che «questa di Marinella è la
storia vera…», ma subito aggiunge, che, scivolata nel fiume, «il vento che la vide
così bella / dal fiume la portò sopra una stella», facendo chiaramente intendere che
la verità non è quella del racconto realistico ma quella simbolica e poetica della fiaba. La morale laica di De Andrè non è fatta di assoluti ma di relativi che nascono e
che muoiono. Esprime una vigorosa reazione a uno scenario etico-culturale statico e
tradizionale.
Contro il mondo dorato e ipocrita della fiaba asessuata, nel caso di Marinella «all’improvviso l’amore, nelle vesti di un re, irrompe nella vita e la sconvolge.
Ma è un re senza corona e senza scorta, senza cioè i simboli del potere, perché
l’amore niente ha a che fare con il potere».
In questo fallimento della morale sessuale la chiesa ha una certa responsabilità indiretta. La morale sessuale cristiana si è basata a lungo su divieti o prescrizioni di singoli comportamenti invece che sulla grandezza e la bellezza della proposta evangelica di una esistenza donata. Così –a puro titolo di esempio– l’uso della
prostituta è stato sempre condannato soprattutto in quanto comportamento in sé impuro, contrario alla castità extramatrimoniale, e non invece e soprattutto come asservimento di un altro essere umano. Occorre oggi, ed è urgente, ben altro annuncio e
ben altro stile di annuncio.
Con il Concilio Vaticano II si ha una svolta netta e coraggiosa nei confronti di tutta un tradizione in materia di morale sessuale. Si considera centrale
l’inseparabilità della sessualità dalla relazione interumana vista nella sua globalità. Il
matrimonio è definito come «communitas vitae et amoris coniugalis» (48). Questa
«intima unio» è vista come «mutua duarum personarum donatio» (48).
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Si tratta quindi di un amore «eminenter humanus» (49), diretto da persona
a persona e che coinvolge le espressioni dell’anima e del corpo. E pertanto «Haec
dilectio proprio matrimonii opere singulariter exprimitur et perficitur» (49): il rapporto sessuale è dunque visto come espressione e arricchimento del dono reciproco
fra persone (il sesso come comunicazione). Io credo che ormai la moralità nella sfera
sessuale non possa più essere letta (almeno primariamente) nei singoli comportamenti sessuali, ma nell’animo –o meglio nel quadro globale della relazione fra persone– da cui tali comportamenti scaturiscono.
In queste brevi frasi di Gaudium et Spes si ha una svolta netta e coraggiosa nei confronti di tutta la tradizione in materia di morale sessuale che prima ho
cercato di descrivere. Il tema morale della sessualità è visto primariamente come
parte dell’unico grande tema morale della carità, mentre il tema della natura passa
decisamente in secondo piano. Il tema del procreazionismo come necessaria giustificazione dell’attività sessuale non esiste nella Bibbia: esiste invece nella Bibbia, e qui
è fortemente ripreso, il tema dell’«esser due in una sola carne», di un’unione nella
gioia di poter esprimere, in forma eminentemente umana, l’amore di Dio per noi e in
mezzo a noi («come Cristo ha amato la Chiesa»).
Mi sono avventurato in una tematica conciliare rivendicando la ricchezza
innovativa del Concilio Vaticano II anche su sollecitazione della presenza, in questo
numero monografico di Religioni e Società, di un’intervista riservataci da mons.
Loris Francesco Capovilla, nella sua residenza a Sotto il Monte. Le ore trascorse con
lui, dopo essermi recato a deporre un fiore sulla tomba nel cimitero locale di due
grandi personalità del cattolicesimo conciliare, p. David Turoldo e don Umberto Vivarelli, mi hanno permesso di ritrovare aspetti e momenti singolari di una fortunata
stagione del cattolicesimo italiano. Mons. Capovilla ha la freschezza di un giovanissimo e una rara conoscenza lucida di uomini ed eventi. Porto con me con nostalgia e
gratitudine il ricordo di quell’incontro che mi illudo di poter rinnovare nel prossimo
futuro.
Colgo l’occasione per ringraziare Marco Roncalli che ha preparato
l’incontro e mi ha fatto dono del Carteggio 1933-1962 fra Loris Francesco Capovilla, Giuseppe De Luca e Angelo Giuseppe Roncalli (Edizioni di storia e letteratura,
Roma 2006). Un libro che consiglio con piacere a tutti i nostri lettori.
Arnaldo Nesti
(fonte: www.fupress.net/index.php/res/issue/view/202)
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LETTERA DI UN PRETE CHE SI SPOSA
Lettera di don Andrea Ruberti alla sua comunità per spiegare i motivi della sua
scelta
Carissime amiche e preziosi amici,
la scelta della quale voglio rendervi partecipi con questa mia lettera mi riempie di
gioia e al contempo è stata anche fonte di non poca sofferenza e frutto di un lungo e
faticoso discernimento.
Per quanto sia inevitabilmente, purtroppo, una scelta di "rottura", la vivo e la vedo in
un cammino di profonda linearità nella mia maturazione umana, di fede e come presbitero.
La fatica e la difficoltà che mi hanno accompagnato in questi ultimi tempi non hanno riguardato il mio essere prete ma il modo di viverlo.
È una riflessione e una maturazione che mi accompagna da tempo e che adesso mi
chiede di scegliere per vivere con coerenza e verità quello che penso e quello che
sento.
Prima di tutto scegliere una coerenza intellettuale: credo che per una vera e necessaria riforma della chiesa sia indispensabile un altro modello di ministero.
Almeno lo avverto importante per me: il prete come uomo altro, separato, quasi un
supercristiano, uomo del sacro mi è sempre stato stretto, tanto più ora. Per costruire
una chiesa comunione, corresponsabile, vedo determinante che il presbitero, come
nei primi secoli, sia uno della comunità, scelto dalla comunità per presiedere alla
comunione dei fratelli e delle sorelle con i quali condivide la stessa vita.
Poi scegliere una coerenza affettiva. Mi sono portato dentro in questi anni il desiderio di una vita di coppia, di una relazione intima e speciale con una persona e non
voglio più negarla, né nasconderla, né metterla da parte. Mi sembra che mi chieda
questo la mia autenticità di vita.
Non credo sarei un prete peggiore di quello che sono solo per il fatto di avere una
donna accanto, ma il celibato obbligatorio è una regola determinante per mantenere
quel modello di prete che contesto. La legge del celibato obbligatorio per i preti entra tardi nella prassi della chiesa e lo fa cedendo ad una visione negativa della sessualità e al recupero in ambito ecclesiale di norme di purità rituale del giudaismo e del
paganesimo e contribuendo decisamente a costruire una figura di prete che sia un po'
un cristiano speciale, staccato dal resto della comunità.
È incredibile per me ogni volta pensare a come le condizioni determinanti per la
chiesa cattolica per vivere il ministero siano l'essere maschio e l'essere celibe, due
condizioni che niente dicono sulla capacità, sulle competenze, sui carismi...
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Nella mia preghiera di questi giorni mi sono soffermato, ed è stato ancora una volta
di consolazione, sul brano del vangelo che la liturgia ci ha consegnato il 17 agosto:
Mt 19,23-30. A Pietro che chiede cosa otterranno coloro che hanno lasciato tutto per
seguirlo Gesù risponde: "Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre,
o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna". È sorprendente come da questo elenco manchi la moglie (o il marito).
Gesù non chiede ai suoi di lasciare la compagna o il compagno di una vita. L'annuncio del regno non è in contrasto con l'amore concreto e feriale di una vita a due come
molti di voi in mille occasioni mi avete mostrato con la vita.
Scelgo la vita di coppia, ma non scelgo di non essere più prete. Non guardo a questi
preziosi quindici anni di ministero come si può stare davanti ad uno sbaglio. Lo studio e l'insegnamento della teologia, lo spezzare la Parola nella comunità ed essere lì
dentro ministro le avverto anche oggi cose mie. Sono e rimarrò prete, ma il dono
fatto dallo Spirito alla chiesa con la mia ordinazione dovrà trovare altri modi di esprimersi perché la mia chiesa non lo ritiene più utile.
Paradossalmente avessi vissuto nel nascondimento il mio desiderio di vita a due, o
semplicemente avessi continuato a non dichiararlo, niente sarebbe successo. Le scelte di verità, di dignità e di chiarezza spesso costano, ma sono felice di pagarne tutto
il prezzo.
Questo per me chiede la libertà.
Spero vivamente che non ci perderemo. Ho vissuto il ministero in questi anni mettendo al primo posto non il ruolo, ma le relazioni e tengo molto all'amicizia con ciascuno e ciascuna di voi: da parte mia farò di tutto per continuare a coltivarle, non ho
alcuna intenzione di sparire né dalla vita ecclesiale, né da Viareggio.
Vi abbraccio tutti con tanto affetto.
Andrea
San Vito (Lucca), 11 settembre 2010
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LETTERA E VERBALE DELL’INCONTRO
VOCATIO – LOMBARDIA DEL 6 GIUGNO 2010
Caro Giuseppe,
ho apprezzato molto la tua lettera al vescovo di Brescia e il tuo
articolo “Preti sposati e preti pedofili” ( questi due pezzi dovresti mandarmeli via
e.mail , perché potrei usarli da inserire in SULLA STRADA a novembre).
Sto preparando qualcosa per rendere concreto il nostro incontro di VocatioLombardia del 6 giugno u.s.
Ho apprezzato molto anche i tuoi interventi, quelli di Imma, di Armando, di
Luciana, di Rosangela, di Vito, di Piero, ecc.: ancora una volta sono emerse le due
anime del Movimento dei Preti Sposati che convivono da 30 anni e che anche tu
conosci molto bene essendo venuto a Marsiglia (ti ricordi?) e avendo partecipato
agli incontri di Vocatio in casa Barbaini(le due anime, cioè quella di parlare solo del
matrimonio del prete e quella di parlare anche di un rinnovamento della Chiesa).
Dobbiamo conciliare le due anime: quella di Imma:”Tener presente che la
gerarchia ecclesiastica è la nostra interlocutrice e quindi avere attenzione a non
risposte liquidatorie, ma a risposte fondate su argomentazioni bibliche e
storiche”
E quella di Barbaini, Barbero, Ortensio Da Spinetoli, Kung, Skilleebex, ecc.
Cito solo Barbaini (Congresso Vocatio 1991 – Ariccia):” Il movimento dei preti
sposati, che nella sua crescita si identifica sempre più come movimento di
rifondazione ecclesiale, è una realtà mondiale” (…)
“…La chiesa nella sua storia ha inventato dogmi per difendere la sua struttura
di istituzione: cioè l’impianto ideologico-dogmatico della chiesa cattolica nei
suoi canoni emergenti non era finalizzato a far crescere le coscienze nella
sequela di Gesù, bensì a garantire l’apparato nella sua forma di potere”.
(SULLA STRADA n.66,pg.32)
Non dimentichiamo Salvatore Loi, sempre nello stesso Congresso, dice
chiaramente:”…Mai il Nuovo Testamento usa termini sacerdotali per indicare i
ministri della Chiesa…” (SULLA STRADA n. 66, pg.35). Vedi la TEOLOGIA
DELLE COMUNITA’ DI BASE.
A questo punto inserisco la mia posizione:
1) Cosa c’è di nuovo tra la Vecchia Alleanza e la Nuova Alleanza se non
il fatto che in quel Venerdì Santo:”…alle tre del pomeriggio il velo del
tempio si squarciò nel mezzo…” (vedi Luca 23,45; Marco 15,38; Matteo
27,51) e quindi nella Nuova Alleanza non abbiamo più bisogno di
tempio, di sacrifici, di sacerdoti per metterci in contatto con Dio.
2) Cosa ha detto Gesù alla donna samaritana:”Credimi, donna, è giunto il
momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il
Padre…è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori
adoreranno il Padre in spirito e verità”. (Giov. 4,21 ss.).
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Per concludere e per non buttare a mare 1700 anni di storia possiamo dire che i veri
preti devono essere come i veri genitori, cioè: sono necessari per far nascere e
crescere una fede, ma una volta che questa fede è diventata adulta, il prete non è più
necessario, come il genitore.
Dobbiamo imparare dal mondo animale: nella misura in cui i cuccioli crescono, i
genitori spariscono.
Questa lettera l’ho spedita a tutti i presenti dell’incontro Voc. Lombardia del 6
giugno u.s. e a Chino Piraccini, come strumento di lavoro….se son rose fioriranno…
Auguri di ogni bene
Luino 17 giugno 2010
Lorenzo
VERBALE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DI
VOCATIO, NAPOLI 11-12 SETTEMBRE 2010
Sabato 11 settembre 2010 presso l’Eremo dei Camaldoli a Napoli, si è riunito il
C.N. di VOCATIO allargato, convocato dal Segretario Giovanni Monteasi. I lavori
sono proseguiti nella mattinata della domenica.
Sono presenti: Franco Brescia con la moglie Adriana, Antonio Silvestri con la
moglie Antonietta, Renato Cervo con la moglie Maria Rosaria ed il figlio Andrea,
Mauro del Nevo con la moglie Pina, Lorenzo Maestri, Rosario Mocciaro con moglie
e figli, Eduardo Tortora con la moglie Giovanna, Monteasi Giovanni con la moglie
Annamaria, Natale Mele con la moglie Anna, Franco Alfarano, Lorenzo Tommaselli
con la fidanzata Maria.
I lavori hanno inizio alle ore 17, con una relazione di Monteasi sulla storia e
realtà di Vocatio.
Viene affidato a Franco Brescia il compito di Moderatore.
Lorenzo Maestri interviene rilevando che esistono due anime in Vocatio:
 Coloro che vogliono il dialogo con la gerarchia aspettandosi un
cambiamento delle sue posizioni;
 Coloro, invece, che ritengono essenziale innanzitutto una riforma della
chiesa.
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Fa rilevare che , pur essendo i preti sposati in Italia circa 12.000, il Vaticano ne
conta solo 4.000 in quanto conta esclusivamente coloro che hanno chiesto e ricevuto
la dispensa. Gli altri … non esistono!
Franco Alfarano ritiene impraticabile il dialogo in quanto i vescovi travisano la
realtà. La mancata adesione di molti preti sposati al movimento dipende anche dalla
dolorosa esperienza fatta soprattutto dalle mogli (oltre che da loro stessi).
Prende la parola Renato Cervo che dice di condividere in pieno l’intervento di
Monteasi ed aggiunge a titolo personale che a noi non interessa di avere la gerarchia
come interlocutrice. Dobbiamo essere presenti e far sentire la nostra voce e presenza
anche aderendo e sottoscrivendo, seppure a titolo personale, a proposte, occasioni,
avvenimenti, manifestazioni avviati da altre organizzazioni nelle cui motivazioni ci
riconosciamo. Non dobbiamo aspettarci nulla calato dall’alto. Dobbiamo essere noi
a fare proposte ed interventi chiedendo cambiamenti, non solo nella chiesa cattolica,
ma anche in altri organismi compromessi in azioni contro l’uomo ed i suoi diritti.
Richiamando gli ultimi impegni di “Noi siamo chiesa”, lamenta il fatto che manca
l’adesione di Vocatio ai documenti critici verso la reintroduzione della Messa in
latino, la riapertura verso il movimento fondato da Lefebvre e l’omertà manifestata
nelle strutture ecclesiastiche relativamente agli scandali dei preti pedofili.
Annamaria afferma di aver creduto nel movimento in passato, ma di ritenere,
oggi, che il dialogo non sia interessante, perché, se c’è, è solo formale. E’ importante
la nostra convinzione.
Introduce un nuovo tema: la difficoltà che vivono talvolta i nostri figli in una
società sacralizzata e colpevolizzante.
Su questo tema si apre un confronto tra le varie esperienze dei presenti.
Viene data la parola a Natale Mele che illustra la sua felice esperienza di coppia
nell’impegno all’interno del quartiere con l’associazione “Famiglie”. Osserva come
la cosa più importante è che la chiesa si converta e si ristrutturi.
Quanto al celibato sottolinea come si tratti di un problema secondario.
L’intervento successivo è di Lorenzo Tommaselli che, da laico (partecipa all’incontro in quanto condivide le nostre posizioni e lotte), conduce un gruppo biblico
nel quartiere di Scampia. Afferma che la conoscenza della Bibbia è estremamente
carente nella nostra chiesa.
Franco Brescia relaziona sull’incontro di collegamento tenuto a Bruxelles dai
rappresentanti della Federazione Europea dei preti sposati. In merito sarà possibile
prendere visione del verbale redatto dalla segreteria europea.
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Si passa agli ultimi due punti all’ordine del giorno: la rivista “Sulla Strada” e la
nomina del nuovo presidente.
Circa la rivista Lorenzo Maestri comunica che, attualmente, nonostante i
precedenti contributi economici di Piero Barbaini, pur prevedendo 2 soli numeri
all’anno, la Rivista “Sulla Strada” ha un deficit di circa 750 euro.
Ricorda la necessità che tutti contribuiscano con la stesura di articoli da riportare
nella rivista. Lamenta anche lo scarso numero di abbonamenti.
Interviene Franco Brescia che chiede di distinguere tra quota di abbonamento e
quota associativa.
Con questa proposta concordano tutti i presenti e ci si accorda su quanto segue:
 si farà un comunicato col quale si avvertono tutti gli
interessati dell’introduzione della quota associativa (in tal senso sarà
modificato il modulo di conto corrente).
 Si decide che l’abbonamento resti di 25 euro (sostenitore 50 euro) e la
quota associativa sia di 10 euro.
Interviene Natale Mele che chiede che col 2011 nella rivista venga inserito uno
spazio-rubrica (Storie di vita) nel quale comunicare le varie attività relative alle
comunità, gruppi o associazioni animate da preti sposati.
Lorenzo Maestri ricorda ai presenti che il sito di Vocatio ha avuto vita travagliata
a causa di interventi gerarchici tesi ad impedirne l’esistenza. Invita ad entrarvi,
leggerne i contenuti ed aggiungere eventuali contributi.
Si passa alla discussione circa l’elezione del nuovo presidente.
Emergono tre posizioni:
 Non è necessario un presidente;
 Ipotesi di presidenza di una coppia o di una donna o di un gruppo;
 Un presidente è necessario per la rappresentanza pubblica ed ufficiale.
Tra le tesi risulta prevalente la terza che viene approvata con la seguente modalità:
Il presidente sarà affiancato da un gruppo di collaboratori. Si avanza la
candidatura di Giovanni Monteasi presidente mentre Rosario Mocciaro si dice
disposto ad assumere l’incarico di segretario con la delega per i rapporti con la
Stampa.
Tali candidature vengono accettate ed ufficializzate mediante una votazione
unanime.
I lavori vengono conclusi da una eucaristia con i testi della domenica.
Franco Brescia e Antonio Silvestri
Napoli 13-09-2010
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IN MEMORIA DI GIORGIO DONGHI
E’ morto a Milano il giorno 17 giugno il nostro carissimo amico Giorgio, prete
sposato di Milano.
Aveva 73 anni. Dopo l’ordinazione sacerdotale ha lavorato per alcuni anni come
vice-rettore presso l’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Dopo il matrimonio
con Luisa Magni ha lavorato per parecchi anni come Assistente Sociale per il
Comune di Milano.
Ha sempre frequentato i nostri incontri di Vocatio-Lombardia: parlava poco, ma
era sempre concreto e preciso anche per merito della sua notevole esperienza
professionale.
Non era capace di stare molto fermo, sia in modo fisico che spirituale, e quindi,
subito dopo arrivato all’età della pensione, ha lavorato con don Leandro Rossi
presso la Comunità per il recupero dei tossico-dipendenti delle Ghiaie di Bergamo e
come volontario offriva la sua bontà e amicizia presso un’altra Comunità quella
della Cascina Contina, non molto lontano da casa sua.
Aveva un cuore grande come una casa e certamente, quando gli si è aperta l’ultima
porta della sua vita, la porta dell’eternità, avrà sentito molto bene l’invito gioioso di
Gesù di Nazareth:”..Venite benedetti nel Regno preparato per voi fin dalla
creazione del mondo…perché tutto quello che avete fatto al più piccolo dei
vostri fratelli l’avete fatto a Me” (Vangelo di Matteo 25,34…).
LETTERA DI GIUSEPPE ZANON ALLA MOGLIE DI GIORGIO
Carissima Luisa,
CONDOGLIANZE VIVISSIME !
da parte di Daniela e Giuseppe Zanon.
Non avevamo l’indirizzo per mandarti un telegramma, adesso che Lorenzo ce lo
ha dato, ne approfittiamo per esprimerti a voce la nostra vicinanza.
Da parte mia, ho conosciuto Giorgio già dagli anni ’70, alla Scuola per Assistenti
sociali, ma ne ho approfondito la conoscenza e la stima in seguito.
Mi ha insegnato ad affrontare i problemi concretamente ma anche con distacco e,
possibilmente, con un po’ di ironia (…alla zia suora dico sempre che la dispensa
l’ho appena chiesta e che mi sta per arrivare…!).
E poi l’impegno per i preti sposati in difficoltà, e soprattutto l’impegno per i
ragazzi drogati:qui non ci si scappa o c’è cuore e testa o non si va lontani.
M’ha fatto piacere sentire da Lorenzo che il funerale è avvenuto a S. Pietro Cusico,
dal suo amico prete del quale mi parlava spesso, don Aldo, mi sembra.
Miglior presentazione al Padre eterno non ci poteva essere!
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Ho un bel ricordo di quel paesino perché vi ho insegnato nel ’75-76, con gente aperta e disponibile, non so se c’era già don Aldo.
A te il conforto del pensiero d’aver camminato insieme a Giorgio e d’aver
percorso con lui vie elevate, sotto l’aspetto umano, sociale e religioso.
Giorgio, spiritualmente, sarà sempre presente nei nostri incontri, ad incoraggiarci
e a dirci di andare avanti serenamente; in questi incontri speriamo di poterti
incontrare per ricordare insieme il carissimo Giorgio.
Tanti cari saluti

Giuseppe
Leno 20-06-‘10
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VITTIME DEI PRETI PEDOFILI
INCONTRO A VERONA
Riteniamo nostro dovere, per il diritto dell’informazione, pubblicare il programma
di questo incontro del 25.09.10
Il gruppo “LA COLPA” promuove un incontro fra le vittime di abusi sessuali da
parte di sacerdoti. In Italia è la prima occasione per incontrarsi fra le vittime ( e i
loro familiari) che hanno subito violenza sessuale da parte di consacrati della chiesa
cattolica o di altre chiese.
NOI VITTIME DEI PRETI PEDOFILI

Verona - Sabato 25 Settembre 2010 - Palazzo della Gran Guardia
Ore 9,30 -10,30
- Piazza Bra
Conferenza stampa .Spazio riservato ai media
Ore 10,30-13,00 Anch’io ho subito violenza dal prete
I partecipanti che lo desiderano si raccontano la loro storia.
Ore 13,00-14,00 Pausa
Ore 14,00- 16,00 Difficile muoverci in una società clericale
Come costruire un collegamento fra le vittime di abusi dei preti.
Saranno allestiti tavoli con materiali di approfondimento sul problema e saranno
esposti lavori artistici degli ex alunni dell’Istituto Sordi Provolo di Verona.
Le trasmettiamo inoltre una Lettera destinata alle vittime di abusi sessuali da parte
di sacerdoti.
Le saremmo grati se diffondesse la notizia del nostro incontro e questa Lettera di
invito.
Cordiali saluti.
Per il gruppo “La Colpa”.
Salvatore Domolo
cell. 339 5263632
Marco Lodi Rizzini cell. 348 4200949
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CONFERENZA STAMPA DELLE VITTIME
DEI PRETI PEDOFILI
Verona, 25 settembre 2010
La pedofilia clericale ''crimine contro l'umanita'''. Nessun dialogo con la chiesa che
parla di ''piano di dio'' e non vuole riconosce la sua ''complicita' attiva''. La pedofilia
e' insita nella chiesa per il suo dominio sulle persone.
Le vittime dei preti pedofili, che per la prima volta si stanno riunendo in questa
giornata a Verona, in una conferenza stampa chiedono alla comunita' internazionale
il riconoscimento della pedofila clericale come ''crimine contro l'umanita'''.
Chiedono inoltre di riconoscere l'esistenza di una ''organizzazione pedofila dedita a
tale crimine'' che e' rappresentata dalla Chiesa Cattolica.
Questa richiesta si basa sulla vastita' sia numerica che geografica dei casi di
pedofilia clericale, anche definita come ''sacra'', scoppiati nel mondo e che sara'
ancora piu' vasta e profonda quando verranno a galla sia i casi italiani, sia quelli del
cosiddetto ''terzo mondo''. ''Quando la società italiana, è stato affermato nella
conferenza stampa, si libererà del potere clericale le vittime si sentiranno libere di
parlare e cio' che verra' fuori sara' impressionante''.
La conferenza stampa e' stata tenuta da Salvatore Domolo, ex sacerdote, calabrese di
nascita ma che ha operato per molti anni a Novara. Lui stesso e' stato una vittima
della pedofilia clericale e conosce bene cio' di cui ha parlato.
Durante la conferenza stampa e' stato piu' volte ribadito la necessita' che la chiesa
cattolica riconosca la sua ''complicita' attiva'' con la pedofilia. Complicita' che aveva
lo scopo di salvare la propria immagine e che si manifestava con gli spostamenti dei
preti pedofili da paese a paese.
''Non possiamo entrare in dialogo - ha affermato Salvatore Domolo - con chi non
vuole vedere la verita'''.
Molto duro a tale proposito e' stato Domolo nei confronti delle ultime dichiarazioni
di Benedetto XVI che ha paragonato le vittime della pedofilia a martiri della chiesa,
lasciando intravedere dietro a tale vicenda una sorta di ''piano di dio''. ''Queste
affermazioni sono il segno, ha detto Domolo, che la chiesa non vuole prendere
coscienza della verita', cosa che impedisce un dialogo con essa''.
Non si tratta, ha detto Domolo, per la chiesa di ''Ingenua incapacita' di trovare una
soluzione al problema'' ma di ''complicita' attiva''.
Riconoscere la verita' e' dunque per le vittime il primo passo da fare per aprire un
dialogo che consenta di uscire insieme da questa tragedia.
Domolo ha messo anche sotto accusa il potere coercitivo che usa la Chiesa nei
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confronti della opinione pubblica clericalizzata.
Da oggi le vittime non sono piu' numeri o percentuali ma persone con un volto e con
una storia terribile alle spalle. Oggi le vittime italiane rialzano la testa e scoprono di
non essere sole.
E' stato anche annunciato il coordinamento con altre vittime di altre parti del mondo
che terranno un appuntamento mondiale a Roma previsto per il prossimo 31 ottobre.
(fonte:www.il dialogo.org)
PADOVA, TERRA DI PRETI INNAMORATI
L’ultimo della lista è don Romano Frigo: parroco, indeciso, innamorato.
Ha chiesto al vescovo un periodo di riflessione per guardarsi dentro e capire se
quello che vede fuori è solo l’abbaglio di una giovane donna o qualcosa di molto più
serio. Prima di lui è successo ad altri tre: don Sante Sguotti, altro parroco, altra
donna, altra storia tormentata. Don Sguotti ha lasciato la tonaca, è diventato signor
Sguotti, fa il camionista ed è papà di un furetto che corre a piedi scalzi sul giardino
della sua nuova casa di campagna. Don Federico Bollettin è invece andato oltre,
sposando civilmente la sua compagna africana, conosciuta sulla strada, e lanciandosi
in una vita da operaio. Caso a parte quello di don Paolo Spoladore conosciuto anche
come don Rock, sospeso dall’esercizio sacerdotale dalla Diocesi di Padova e alle
prese con una delicata questione di paternità e una signora che lo indica come il
padre di un bambino di 8 anni. Volevano fargli il test del Dna ma lui ha detto no.
Insomma, don Romano, don Sante, don Federico, don Paolo. Tutti sacerdoti in crisi,
tutti padovani, ai quali si è aggiunto di recente quel don Giulio Antonio, parroco di
Feltre, che ha appena festeggiato la nascita del suo primogenito.
PRETE INNAMORATO. LA PROPOSTA:
“ORGANIZZIAMO UN INCONTRO”
Un uomo che si innamora, o una donna che si innamora, non possono rappresentare
una debolezza, né un motivo di sofferenza per alcuno. Nemmeno se l'uomo in
questione è anche prete.
di Federico Bollettin
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PADOVA. Un uomo che si innamora, o una donna che si innamora, non possono
rappresentare una debolezza, né un motivo di sofferenza per alcuno. Nemmeno se
l'uomo in questione è anche prete. Così rispondo all'autore del comunicato che si
firma Diocesi di Padova, in merito alla decisione di don Romano Frigo, compagno
di strada. La comunità dei preti padovani che si innamorano e che credono
nell'amore aumenta come un monito: esiste una realtà bella, ricca, complessa che
non viene però ascoltata, accolta, interpellata. Minoranza lapidata con il giudizio,
l'emarginazione, la pacca sulla spalla se ti mostri pentito, in un regime di ipocrisia e
di ingiustizia.
La ributto come una proposta: perché la Diocesi di Padova non organizza un
incontro con tutti quei preti, o che si sono già sposati, o che stanno vivendo una
relazione affettiva significativa, o che credono nell'opzione facoltativa del celibato?
E soprattutto, perché non ascoltare le donne e le comunità coinvolte? Già alcuni
tentativi di riunire i preti sposati della diocesi di Padova sono stati abortiti da un
«non è opportuno», che rivela molta paura e poca profezia. Non si tratta di fare un
referendum ecclesiale o di cambiare le norme della dottrina cattolica. I fatti parlano
di una realtà presente, che si sta piano piano rivelando, e che domanda particolare
interesse. E se fosse anche per il semplice gusto di sedersi insieme attorno ad un
tavolo e ascoltare, con rispetto e assenza di giudizio, le testimonianze di preti e
donne che amano e condividono la passione per il Regno di Dio... sarebbe già un
grandissimo passo in avanti.
Non è banale, perché si evita di creare divisioni insanabili sulla base di regole
disciplinari relative. Forse non verranno tutti, il timore di uscire allo scoperto è
ancora forte, o forse si provocherà un ulteriore effetto a catena, non lo so. Ma il
messaggio avrà una forza dirompente: Chiesa, casa di Dio per tutti, realmente,
concretamente. E se ultimamente vi è un'attenzione particolare agli immigrati, anche
le dichiarazioni del papa sull'accoglienza dei rom è significativa, non resta che aprire
le braccia ai propri figli o vicini di casa. E' più facile accogliere e aiutare un
individuo bisognoso, in quanto «inferiore», piuttosto che accettare il confronto alla
pari con un tuo «simile». Se altri credono in questa proposta, si facciano sentire!
(08 settembre 2010)
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IL PRETE DI COMISO ASPETTEREBBE UN FIGLIO
DALLA PARROCCHIANA
La donna, già madre di due gemellini, è in dolce attesa (Corriere di Ragusa del
17-09-2010) di Antonio Di Raimondo
Don Salvatore Audieri intrattiene da tempo una relazione con una donna sposata e
madre di due gemellini, già in attesa di un altro bambino che potrebbe essere stato
generato proprio con lo stesso prete. Fino allo scorso giugno parroco della chiesa di
Sant’Antonio da Padova a Comiso, don Audieri è stato sospeso «a divinis», dalla
celebrazione dei sacramenti, su decisione del vescovo della diocesi di Ragusa
Monsignor Paolo Urso.
Il provvedimento del vescovo, comunicato a don Audieri in questi giorni, è stato
assunto a seguito della scelta del sacerdote di andare a vivere con una donna sposata
e madre di figli. La donna è stata lasciata dal marito , che l’avrebbe in una occasione
sorpresa a letto con il prete. Don Audieri tre mesi fa si era invece dimesso da
parroco. La guida della comunità era stata affidata quindi all´amministratore
parrocchiale don Antonio Cascone.
Pare che tutto fosse cominciato quando la donna si era recata in chiesa dal prete per
ottenere conforto spirituale, alla luce dei sospetti nutriti sui presunti tradimenti del
marito. Man mano che i giorni trascorrevano e le visite della donna si facevano più
fitte, il prete l’avrebbe alla fine «confortata» a modo suo. Venuto a sapere della
relazione tra la moglie e il prete, il marito della donna se n´è andato di casa, dove si
è installato lo stesso sacerdote.
Pare che adesso don Salvatore Audieri, che non è più parroco, pur restando al
momento pur sempre un sacerdote, viva in casa della donna in dolce attesa, assieme
ai suoi due gemellini.
Don Audieri si è rivolto al Papa per chiedere la dispensa dal celibato. Come prevede
la norma canonica, la richiesta è stata presentata al vescovo diocesano, il quale ha
nominato un sacerdote per istruire la causa, nonchè un notaio. Al termine
dell´istruttoria il vescovo dovrà redigere il suo parere e inviare tutta la
documentazione alla Congregazione per il clero.
Don Salvatore Audieri era parroco della Chiesa di Sant´Antonio di Padova da tre
anni e mezzo. Originario di Vittoria (RG), padre Audieri, era stato ordinato
sacerdote il 23 giugno del 1999. E´ stato direttore dell´Ufficio diocesano per
l´edilizia di Culto e membro del consiglio presbiterale.
47
IL FENOMENO STORICO DELLA CASTRAZIONE
DI FANCIULLI DI 8-10 ANNI PER AVERE VOCI
BIANCHE NELLA CAPPELLA PAPALE
In questo marasma della pedofilia del clero in tutto il mondo cattolico, dato che i
nodi vengono sempre al pettine, non dimentichiamo l’evirazione dei piccoli cantori
della cappella papale e delle cantorie delle cattedrali.
Leggiamo da “La Repubblica” del 27.7.06:
“… Nel settembre del 2006, Londra ha ospitato nell’Haendel House Museum una
mostra dedicata a Haendel e i castrati. I visitatori della mostra, sponsorizzata
dall’Istituto Italiano di Cultura di Londra, si accalcano, le signore con curiosità
irrispettosa, gli uomini rabbrividendo, soprattutto davanti alla vetrina horror che
contiene i minacciosi “castratori”, gli strumenti, forbici, taglierini, pinze, scalpellini,
rasoi, che in mano a un barbiere o a un maestro di cappella, privavano, con il
consenso se non addirittura le suppliche dei genitori e degli stessi piccini, innocenti
maschietti canterini tra gli 8 e i 10 anni, dei loro attributi, fonte di lussuria e perciò
diabolici: che oltre tutto se non rimossi a tempo, dopo la pubertà avrebbero guastato
la loro voce incantevole, trasformandola in un suono virile qualsiasi, tenorile o ancor
peggio baritonale o basso, deprezzato sul mercato del canto ecclesiale e operistico
perché incapace di commuovere non solo i buoni cristiani ma Dio stesso.(…)
I castrati erano quasi esclusivamente italiani e venivano operati e istruiti al bel
canto solo in Italia. Il principale serbatoio di castrati era Napoli, con i suoi
conservatori che erano degli orfanotrofi, poi Roma, Bologna e Firenze:” La nascita
dell’opera coincise coi castrati, senza esserne la causa diretta. Semmai il gusto per la
voce dei castrati precedette l’opera ma non dominò la nuova forma”, scrive John
Rosselli in Il cantante d’opera. Infatti a bramarli erano le chiese, dove, tanto per
cambiare, le donne, peccatrici in quanto tali, secondo un’antipatica iniziativa
risalente a San Paolo, non potevano parlare quindi neppure cantare. (…)
In San Pietro l’assunzione dei castrati fu autorizzata ufficialmente nel 1589 da
Sisto V . (…)
Naturalmente i teologi ne discutevano, pro e contro, ma quando si pensò di proporre
ai vescovi di vietare la castrazione, Benedetto XIV, nel 1748, spinto da una santa
prudenza, sconsigliò vivamente l’iniziativa, sicuro che Dio, ammaliato dalle
purissime voci, apprezzasse il sacrificio….
Nel 1870 il giovane governo italiano bandì finalmente la castrazione; il
Vaticano ci pensò su un po’ di più ed escluse gli ultimi poveretti (il danno e le
beffe) dai cori ecclesiastici solo nel 1903”.
(fonte: Natalia Aspesi da “La Repubblica” del 27 luglio 2006)
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SPIGOLANDO PER DI QUA E PER DI LA’
La più esilarante
Genova 22 settembre 2010 -. Su proposta del Ministero per le attività
produttive, il Presidente della Repubblica ha revocato la medaglia e il titolo di
cavaliere a Callisto Tanzi con la motivazione «per indegnità» a causa del crac
Parmalat e credo che c’entri anche il tentativo di trafugare le opere d’arte di
inestimabile valore, nascoste nella cantina di un nipote. Direte: «Giusto! No?».
Altroché! Si dà il caso che dopo le dimissioni di Scajola, l’uomo che non sapeva che
gli compravano la casa a metà prezzo, il Ministero per le attività produttive già è
trattenuto con sacrificio ad interim da Berlusconi, l’immacolato uomo d’affari che è
anche cavaliere della Repubblica per meriti degnissimi da annotare negli annali della
Repubblica: ha abolito il falso in bilancio per cui Tanzi rischia poco; ha evaso le
tasse per sé famigli e amici; ha corrotto solo un giudice e un testimone; ha rubato
l’intera villa San Martino, ingannando una ragazza, erede, con Previti che faceva
l’avvocato di tutti e due; ha rubato la Mondadori, ha avuto rapporti con la mafia,
alcuni rappresentanti dei quali ha fatto eleggere al parlamento; ha scambiato favori
sessuali di donne, giovani e debosciate con posti al parlamento italiano ed europeo,
posti di ministre e assessorati regionali e comunali; ha comprato senatori per fare
cadere il governo Prodi; minaccia, ricatta ed è ricattato, se è vero, come dice la
moglie che è solito frequentare minorenni e commette atti impuri con cardinali e
prelati dalle scarpette rosse. L’uomo è così degno che quando è lucido per la sua
indegnità recidiva si mette davanti allo specchio e recita: «Domine, non sum
dignus!». Presidente Napolitano, se a Tanzi ha tolto la medaglia e il titolo di
cavaliere «per indegnità», al «cavaliere» -beh, lei mi ha capito, no?- bisognerebbe
togliere non solo titolo e medaglia, ma anche la pelle e motivare «con la migliore e
insuperabile indegnità degli ultimi 150 anni». Appena firma, Presidente, mi avverta,
vorrei inciuccarmi pur essendo astemio.
Tanto va lo Ior al lardo che ci lascia il Tedeschi
Il Vaticano esprime «perplessità e meraviglia» per il sequestro di 23 milioni di euro
per riciclaggio e per essere più chiaro annuncia: «sono operazioni normali». Non si
capisce se sono normali le operazioni della magistratura o le operazioni di
riciclaggio; ma forse intende queste ultime perché riciclare, anzi «convertire» denaro
sporco in denaro pulito è opera santa e meritoria. Una immersione nell’acqua
benedetta da Bertone e il gioco è fatto. Sorgi, Signore e disperdi i tuoi nemici che
abitano in Vaticano e deturpano il tuo volto! Ecco un motivo in più per stare dalla
parte di Berlusconi che, visto che c’è, adesso farà anche uno scudo per il Vaticano:
anzi è più motivato perché con una spruzzatina di acqua santa si lava anche lui e
famigli. Che accoppiata!
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Unicredit: fuori il banchiere autonomo
Unicredit, fora Profumo dalle palle e dentro lo puzzo bossiano-leghista. La
Lega vuole le Banche e mentre gli altri sono dediti a litigare, i fascisti in verde,
Trota in testa, si prendono le banche in nome di Roma ladrona e del buon governo.
Chi li ha votati, all’inferno avrà la pena di una piccola fiammella minuta minuta
sotto il sedere per omnia saecula saeculorum.
Il papa in Inghilterra
Il papa è andato in Inghilterra e per la prima volta ha usato un linguaggio
chiaro e inequivocabile sulla questione della pedofilia che è una peste che serpeggia
per l’intera Chiesa cattolica. Viene spontaneo pensare che «meglio tardi che mai».
Mi fa piacere che finalmente si dica una parola non equivoca e fortemente emotiva.
Ricevendo una rappresentanza di vittime li ha paragonati ai «martiri». L’immagine è
drammatica perché evoca sangue e morte e nello stesso tempo lascia intimamente
perplessi per molti motivi che sarebbe bene fossero tenuti in conto per ogni
decisione futura.
1. Il papa dice che la scoperta del fenomeno dei preti pedofili per lui è stato
«uno shock». Mi è difficile crederlo perché un fatto che lui conosceva da
oltre 25 anni (almeno!) non può essere uno shock a distanza di mezzo
secolo: se così fosse il papa avrebbe bisogno urgente di un
neuropsichiatra.
2. Il papa dice: «la Chiesa non ha vigilato» e allora perché nel 2001 ha messo
il segreto papale che comporta immediatamente la scomunica per chi
diffondeva notizie su questo fenomeno avocando a sé ogni singolo caso?
Perché sapendo non ha alzato il livello di vigilanza, ma ha lasciato correre
se non coperto? I responsabili di questi crimini morali e reati penali?
Perché ha difeso a spada tratta e ha imposto ai Viennesi il card. Hans
Hermann Groer che nel 1995 fu accusato di abusi su giovani in un
monastero e solo tre anni dopo il Vaticano lo costrinse alle dimissioni? (cf
la Repubblica del 30/3/2010). Perché il papa ha imposto il silenzio al
cardinale di Vienna Christoph Schoenborn che il 28 aprile 2010 ha
accusato l’ex segretario di Stato vaticano, Angelo Sodano di avere
insabbiato il caso di Hermann Groer e di avere definito il giorno di Pasqua
durante il pontificale del papa la piaga della pedofilia «inutile
chiacchiericcio»?
3. Equiparare le vittime della pedofilia ai «martiri» è una immagine
suggestiva, ma ha il rischio di eliminare il reato perché i martiri perdonano
i loro carnefici che di solito si redimono. Il martirio prende atto di una
situazione e santifica le vittime e lascia i carnefici nel loro limbo perché la
morte delle vittime ha risolto il problema. Non si può usare questo
linguaggio senza fare precisazioni che verranno presi provvedimenti sia
rendere giustizia alle vittime, anche se morte e per impedire che si
compiano ancora.
4. Il papa non ha detto una parola sulle «cause» della pedofilia nel clero:
finché non si affrontano le cause, ogni discorso, per quanto suggestivo,
50
sarà sempre un discorso vacuo, fatuo e immorale. La causa della pedofilia
sta tutta nella formazione che si faceva nei seminari. L’educazione è
astratta, disincarnata, avulsa dalla realtà e genera persone anaffettive e
analfabete di umanità. Si aggiunga il celibato che non è scelto, ma imposto
e quindi passibile di aggiramento se non si hanno motivazioni e interessi
così alti da rendere vano ogni diversivo.
A me pare che il papa abbia parlato così esplicitamente per porre dei ripari ad una
situazione drammatica che gli si poteva presentare in Inghilterra se avesse usato lo
stesso standard che ha usato in altri paesi. Ha fatto di necessità virtù? Non lo so, ma
il dubbio resta. Su questo come su altre questioni bisogna essere spietatamente
austeri, seri e veri fino in fondo. Senza sconti.
Paolo Farinella, prete
(fonte: internet)
LETTERA APERTA AL CARD. RUINI CHE
INVITA BERLUSCONI A COLAZIONE
Sig. Cardinale Camillo Ruini
Seminario Romano
P.zza S. Giovanni in Laterano, 4 
00184 - Roma
Sig. Cardinale,
Nel 1991 da una sperduta parrocchia dell’entroterra ligure, le scrissi sullo
scandalo che provocò nei miei ragazzi la notizia del «cardinal-party» da 800 mila
lire (quasi un miliardo di allora!) con un migliaio di invitati del «mondo» che conta,
dato da lei in occasione della sua nomina a cardinale. Lei mi risposte che fu un dono
di amici e io le risposi che certi doni dovrebbero essere respinti al mittente perché
insulto ai poveri e al Cristo che li rappresenta. Le cronache del tempo fotografarono
che «la capitale della politica, della finanza, delle banche, delle aziende di Stato è
accorsa compatta in ampie schiere. Mai tanta mondanità e tanto ossequio attorno a
un cardinale, reduce da due giorni di festeggiamenti ininterrotti» (Laura Laurenzi, la
Repubblica, 30 giugno 1991, p. 25).
A distanza di diciannove anni, mai avrei pensato di riscriverle, anche
perché sapevo che lei era andato in pensione e quindi si fosse defilato come si
conviene alle persone sagge e di buon senso. Oggi lei non offre lauti banchetti a 800
persone, ma invita a colazione solo due individui che da soli sono peggio degli 800
barbari. Sono indignato per questo suo invito che i credenti onesti vedono come la
51
negazione del sacramento dell’ordine e la pone sullo stesso piano degli
intrallazzatori di professione. 
D’altra parte lei per oltre quindici anni ha manovrato papi, parlamenti,
governi, accordi elettorali, sanità, scuole e fascisti che, al punto in cui siamo, uno
scandalo in più o uno in meno, il peso cambia di poco. A mio modesto parere di
prete, il suo operato induce me e molti altri credenti a pensare che lei e noi non
crediamo nello stesso Dio e anche che lei usi il suo come strumento di coercizione
per fini demoniaci. Lei infatti, ancora una volta, ha contravvenuto al dettato del
Codice di Diritto Canonico che stabilisce: «È fatto divieto ai chierici di assumere
uffici pubblici, che comportano una partecipazione all’esercizio del potere civile»
(CJC, can. 285 §3, sottolineatura mia). Il massimo potere in uno Stato democratico
si esercita nella formulazione delle liste elettorali tra cui i cittadini liberi e sovrani
«dovrebbero» scegliere i loro governanti, locali e nazionali: qui sta in sommo grado
la «partecipazione all’esercizio del potere civile».
Il giorno 20 gennaio 2010, nella sede del Seminario Romano, dove risiede
da cardinale in pensione, lei ha invitato, come ospite a colazione, Silvio Berlusconi,
accompagnato dal gentiluomo (sic!?) di Sua Santità, nonché sottosegretario alla
presidenza del consiglio italiano. Lei ed io sappiamo che Gianni Letta, moderno
Richelieu o se vuole in termini giovanili e quasi liturgici, prosseneta, vulgo
mezzano, è il tutore garante presso il Vaticano del suo capo, notoriamente
inaffidabile oltre che corrotto e corruttore. Dicono le cronache che avete discusso di
accordi elettorali, di convergenze tra Pdl di Berlusconi e Udc di Casini e Api di
Rutelli; chi deve essere candidato alle regionali e chi no; chi deve perdere e chi deve
vincere nel Lazio; cosa fare e cosa disfare in Puglia. 
La candidata Emma Bonino alla presidenza del Lazio non deve passare
perché, come in una nuova crociata, «Deus ‘el vult», cioè lo ordina Ruini a cui Dio
di solito dice ad ogni tornata elettorale cosa vuole e non vuole. Le cronache celiano
che Berlusconi abbia tenuto il boccino perché ormai ha il coltello dalla parte del
manico. Lo dimostra il fatto che il suo illustre e integerrimo ospite abbia preteso dal
suo partito una «quota rosa» a sua totale discrezione per fare eleggere le «pulzelle»
compiacenti che non ha potuto varare nelle politiche del 2008, a causa del «ciarpame
politico» rovesciato sul tavolo dalla di lui moglie, Veronica Lario che ha sparigliato
le candidature. Avete parlato anche di questo? Di quali donnine e prostitute
candidare? 
Il giorno prima, il 19 gennaio 2010, appena 24 ore prima, il Senato della
Repubblica, presieduto dall’autista-picciotto, Renato Schifani, in quota servitù
perpetua, ha varato il cosiddetto «processo breve», cioè la 19a legge su misura per i
bisogni primari del Silvio Berlusconi e pazienza se si sfascia l’intero sistema della
giustizia italiana! Pazienza, se milioni di cittadini non avranno mai giustizia e se tutti
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i delinquenti, i truffatori, gli spacciatori, i ladri, i corrotti, i concussori, i concussi, i
deputati e i senatori insieme ai loro famigli la faranno franca sempre e comunque
alla faccia di quel «bene comune» con cui lei da presidente della Cei faceva i
gargarismi sei volte al giorno prima e dopo i pasti principali. Lei queste cose le sa,
ma è anche «cardinale di mondo» e sa navigare nei meandri del fiume della politica
che conta, poco importa se morale o immorale: in fondo il fine ha sempre assolto i
mezzi perché noi cattolici non siamo forse per la confessione periodica e cioè per
«una botta e via da capo»? 
«Processo breve, legittimo impedimento per sé e famigli», lei lo sa bene,
sono eufemismi: trattasi infatti soltanto di «processo impossibile». Un presidente del
consiglio scardina lo Stato di Diritto, impone al parlamento di votare leggi
individuali e di casta a favore di sé e dei delinquenti che lo attorniano, abolisce di
fatto ogni contrappeso al potere esecutivo e di fronte a tanta bulimìa incontenibile,
lei lo invita anche a pranzo? Via, cardinale, est modus in rebus! Non pare che
durante il pranzo, lei abbia detto una parola sulla condotta scandalosa dell’ospite, ma
sappiamo che si è seduto a tavola con un essere spregevole moralmente, eticamente,
giuridicamente, democraticamente e con lui contratta seggi e vittorie, costi e
benefici, voti e ritorni in privilegi economici e politici. Logicamente in nome dei
sacrosanti «principi non negoziabili», of course!
Colui che sedeva a mensa con lei, dal mese di maggio dello scorso anno e
fino a novembre 2009 è stato braccato dalla stampa internazionale, rincorso da dieci
domande di un giornale italiano e bollato dalla denuncia della moglie per
frequentazione di minorenni; uso abituale di prostitute e forse di cocaina (non
sappiamo tutto!) in sedi istituzionali (anche le dimore private sono state da lui
sottoposte a regime di «segreto di Stato»); spergiuro sulla testa dei figli (del fatto di
Casoria, ha dato quattro versioni diverse, dopo avere giurato che la prima era quella
buona); promesse di posti in parlamento e al governo a signore e signorine
compiacenti in cambio di favori sessuali. Alcune di loro non perdono occasioni per
ostentare la loro cattolicità granitica, fondata sui «valori» dell’onestà, della famiglia,
del bene comune e dell’indissolubilità del matrimonio. 
Negli stessi giorni in cui lo scandalo delle prostitute era al culmine, il suo
governo stava varando una legge per punire i clienti delle prostitute: la solerte,
cattolicissima ministro Mara Carfagna si è affrettata a ritirare il provvedimento che
avrebbe colpito per primo il suo capo e protettore che il suo stesso avvocato ha
definito «utilizzatore finale» di carrettate di donne. Soltanto dopo l’indignazione del
popolo cattolico arrivata al «color bianco», finalmente la Cei cominciò a balbettare
qualche timiduccio scappellotto, ma tenue e delicato, quasi un buffetto. Il 7 luglio
2009, quando ormai il mondo cattolico era sul filo delle barricate contro la latitanza
della gerarchia cattolica, il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, durante una
Messa, alludendo al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, oggi suo ospite,
senza mai chiamarlo per nome, sbotta:
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
«Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore,
sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che
invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla
moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo
politico, economico o di altro genere. Nessuno deve pensare che in questo campo
non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto
quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio»
(Omelia per la Messa di Santa Maria Goretti, 15.08.09, Le Ferriere – Latina). 
Lei, sig. cardinale Camillo Ruini, ha passato tutto questo tempo sotto
silenzio assoluto, dedicandosi al «progetto culturale della Cei e alle massime
questioni di alta filosofia e teologia: «L’esistenza di Dio», la sua necessità e via
dicendo. Sul resto che travagliava la Chiesa, i credenti, la gerarchia e copriva con un
manto di sudiciume l’Italia intera, silenzio tombale. 
Nello stesso periodo, il 1 luglio 2009, il governo varò il «decreto
sicurezza» che stravolge il diritto internazionale, l’etica cristiana, la dottrina sociale
della chiesa e tutti gli insegnamenti pontifici in fatto di migrazione perché definisce
reato «lo stato di persona clandestina». Mons. Agostino Marchetto del pontificio
consiglio per l’immigrazione dichiara: «La criminalizzazione dei migranti è per me
il peccato originale dietro al quale va tutto il resto», riferendosi alle aberranti
politiche sociali del governo. A stretto giro di posta arrivò la smentita della Sala
Stampa vaticana: Mons. Marchetto parla a titolo personale. Il Vaticano smentisce se
stesso. Anche in questa occasione, lei ancora una volta stette zitto e latitante e non
difese nemmeno il suo pupillo che preferì sacrificare sull’altare dell’immoralità
governativa pur di mantenere un rapporto privilegiato di potere e d’interesse. 
Ricevendo Berlusconi e per giunta come ospite in intimità conviviale a
casa sua, senza dire una parola su ciò che è avvenuto in questo anno (per non parlare
degli ultimi 15 anni), lei ha avallato lo scardinamento costituzionale, istituzionale e
lo sfacelo etico di cui l’ospite è stato e continua ad essere protagonista responsabile.
Quel giorno per buon peso, Berlusconi era reduce fresco fresco da un attacco
micidiale alla Magistratura con parole omicide: «Il tribunale è un plotone di
esecuzione». Lei ha così avallato e approvato il suo comportamento immorale e
indecoroso, benedicendo l’inverecondia e assolvendo l’insolvibile, diventandone
complice «in solido», perché come insegna il diritto, che la saggezza popolare
traduce pittorescamente, «è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco». 
Se lei poi con questi figuri tratta posti di governo o gestione della sanità o
della scuola o condizioni per fare eleggere questo/a o quella/o in cambio di voti e/o
di altro, lei inevitabilmente diventa compare di uno che frequenta la mafia e ha fatto
della malavita la norma della sua condotta. Berlusconi non si sentiva perseguitato e
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non denunciava accanimento giudiziario quando rubava e trasportava denaro degli
Italiani all’estero, dichiarava il falso in bilancio, corrompeva i giudici, comprava i
testimoni dei processi, sparava alla testa dei giornalisti non a libro paga, imponeva al
suo «Il Giornale» agli ordini del falsificatore Feltri di uccidere il direttore di
«Avvenire», Dino Boffo. Lei non chiese le dimissioni di Feltri e di Berlusconi per
avere inventato «in solido» una trappola di fango per mettere in riga i vescovi della
Cei con un avvertimento di stampo mafioso: io vi tengo in pugno. E’ di questi giorni
la sentenza in appello, confermata e aggravata, a Totò Cuffaro, cattolico integerrimo
per reato di mafia. Costui e il Pierferdi Casini che lei tanto sponsorizza, per cinque
anni hanno votato tutte le leggi immorali a servizio esclusivo di Berlusconi,
appoggiandolo in ogni nefandezza: tutto con la sua benedizione e il silenzio della
gerarchia cattolica. Sempre e comunque in nome del santo bene comune. Ah! «i
valori non negoziabili». 
Ora arrivano le elezioni regionali. Nel Lazio, regione del papa, cortile del
Vaticano e prolungamento del Laterano, si candida alla presidenza della regione
Emma Bonino, radicale e anticlericale. La paura fa novanta, signor cardinale, e lei
da «vero animale politico» ha fiutato che la «Emmaccia» potrebbe farcela
agevolmente e se arriva, potrebbe mettere ordine nella sanità e nella scuola laziale,
due feudi della malavita «cattolica» laziale. Horribili dictu! Pur di contrastare, con
ogni mezzo la sua candidatura, lecita e rispettabile in una democrazia compiuta, lei
preferisce la deriva morale, lo sconquasso della Costituzione, la distruzione della
Democrazia, l’annientamento dello Stato, alleandosi con un potente degenere che ha
portato la corruzione e il malaffare al rango della politica e della presidenza del
consiglio. Personalmente sono convinto che, in queste condizioni, lei non possa
celebrare l’Eucaristia con tranquilla coscienza perché come prete non ha ricevuto il
mandato di eleggere e fare eleggere presidenti e parlamentari, magari mafiosi, ladri e
corrotti. Lei può solo andare per le strade del mondo e annunciare il vangelo della
liberazione: ai prigionieri, ai poveri, agli immigrati torturati e uccisi dal presidente
del consiglio che lei riceve a pranzo, diventando complice di assassinio collettivo,
cioè di genocidio. 
La congregazione del clero insieme ad altri quaranta preti, mi ha messo
sotto inchiesta per avere scritto che la «vita umana deve essere umana», ma su di lei
e sugli altri vescovi e sul Vaticano che appoggiate la forza omicida del governo
Berlusconi, nessuna inchiesta per oltraggio palese alla vita di adulti, donne e
bambini. Il suo invito a colui che si paragona a Dio e al Messia, che si vanta di
essere il «miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni», è la fine dei saldi
della morale, dell’etica, del dottrina sociale, della dignità, del concetto di peccato e
grazia: il saldo della religione che lei vende, anzi svende senza neppure esserne il
proprietario. 
Lei non ha autorità per intervenire in questioni che il Codice vieta ai preti
come le alleanze partitiche, le elezioni, le candidature perché è una manomissione
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della democrazia del Paese Italia, vincolante anche in forza di un concordato che
pone paletti alle interferenze e offre garanzie e lauti sussidi. Su queste materie poi lei
né la Cei, né tantomeno il Vaticano, Stato estero, potete parlare in nome del mondo
cattolico. Lei sa bene che sono questi comportamenti che allontano ancora di più i
non credenti, mentre i credenti si avvicinano a passo svelto all’uscio d’uscita della
Chiesa. Ho detto al cardinale Bagnasco che deve tenere un occhio al metro di
misura che è l’8xmille, in caduta libera, segno della disaffezione sempre maggiore
della gente da una gerarchia che si è trasformata da segno di contraddizione in lobby
di pressione e di potere, patteggiando con personaggi immondi e immorali. 
Il papa invita i preti ad accedere alla rete web. Beh, sappia che uso il
computer dal 1982 e la rete dal suo sorgere: se avessi aspettato il consiglio del papa,
alla mia età, sarei ancora al lapis e al pennino. Provi ad accedere alla rete, unico
strumento di democrazia diretta ancora in vita, e si accorgerà, anzi sentirà l’odore
corposo del disprezzo che circonda tutto ciò che sa di «ecclesiastico». Il nostro
popolo è saturo di vedere l’autorità ecclesiale che dovrebbe servire il bene e
combattere il male, fare comunella con i corrotti e i corruttori, con i delinquenti
abituali travestiti da finti religiosi e sempre di più si allarga il fossato tra voi e noi:
voi state andando per la vostra strada che vi porta a «mammona iniquitatis» noi, da
soli cerchiamo con fatica la strada che ci porti agli uomini e alle donne del nostro
tempo e insieme tendere: chi crede all’ incontro con il Dio di Gesù Cristo, chi non
crede all’incontro con la propria coscienza e il rispetto degli altri.
Sig. Cardinale, credo che lei ed io non abbiamo molto da spartire, se non
l’appartenenza formale alla stessa Chiesa in quanto «struttura», di cui però abbiamo
due visioni non solo diverse, ma opposte: lei appartiene al sistema del potere
clericale che io combatto con tutte le mie forze, mentre io mi sforzo di appartenere
alla «Chiesa dei poveri» con la coscienza di essere una minoranza che sa di avere un
solo mandato: il ministero e il magistero della propria testimonianza di vita che
nessuno potrà mai rapirmi perché è il segno della Shekinàh/Dimora di Dio tra di noi. 
In conclusione, alla luce di quanto sopra descritto e per le ragioni addotte,
io, Paolo prete, ripudio anche lei e quello che rappresenta, come il 7 luglio ripudiai
con lettera il suo ospite e commensale. Preferisco essere orfano di mercenari
piuttosto che avere padrini. «Non ne abbiamo bisogno». Sappia però che con il suo
agire e le sue scelte, lei ha autorizzato me e chiunque altro ad operare e agire in
maniera esattamente opposta alla sua e mi creda lo farò con onore e con orgoglio,
dall’interno della Chiesa di cui sono onorevolmente figlio fedele.
Profondamente inorridito,
Paolo Farinella, prete
Genova, 26.01.2010
(fonte: internet)
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STORIE DI PEDOFILIA – PER NON DIMENTICARE
I – BELGIO : Tredici suicidi e almeno sei tentati suicidi.
Questo è un primo bilancio, ancora molto parziale, della tragedia rappresentata dagli
abusi sessuali contro minori compiuti dal clero belga. E’ quanto risulta dal rapporto
della Commissione indipendente costituita dall’episcopato e presieduta dal
neuropsichiatria infantile Peter Adriaennsens, che è stato presentato il 10 settembre
alla stampa.
Il rapporto verte su 124 testimonianze esaminate tra i quasi cinquecento casi che
sono stati denunciati alla Commissione tra gennaio e giugno scorsi.
“ Dal solo dato dei suicidi e di tentati suicidi si può capire l’ampiezza dei danni
provocati sulle vittime”, ha detto il professor Adriaennsens incontrando la stampa.
“Le vittime – ha detto ancora il neuropsichiatria – attendono e meritano una Chiesa
coraggiosa, che non teme di essere messa di fronte alla propria vulnerabilità, di
riconoscerla e di cooperare alla ricerca di risposte equee”.
Secondo il rapporto, “nessuna congregazione religiosa sfugge alle pratiche di
abusi sessuali sui minori compiute da uno o più dei suoi membri”. La maggior parte
dei fatti presi in esame risale a molti anni fa, dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta,
ed è dunque caduta in prescrizione da un punto di vista penale. Due terzi dei casi
hanno avuto per vittime bambini, mentre un terzo sono bambine.
L’età media delle vittime al momento degli abusi è di dodici anni (…)
(fonte: La Repubblica del 11.09.2010)
II – IL VESCOVO DI ALBENGA DAL PRETE AGLI ARRESTI
Queste sono state le parole di mons. Mario Oliveri, vescovo della diocesi di Albenga
e Imperia, dopo l’incontro con don Luciano Massaferro, agli arresti domiciliari,
nell’Istituto delle religiose a Diano Castello (Imperia):” Don Luciano è contento.
Ora anch’io sono più sereno, come padre e pastore di questa Chiesa diocesana”.
Il sacerdote è accusato di aver molestato una chierichetta della parrocchia di
S.Vincenzo in Alassio. Era stato arrestato lo scorso dicembre.
(fonte: Corriere della Sera del 27.09.2010)
III – ARRESTATO A TRAPANI IL PRETE PEDOFILO
Le ragazzine reclutate da una donna
Mons. Angelo Mustazza, 63 anni, parroco a Valderice (Trapani) è stato arrestato con
l’accusa di pedofilia. Il prelato avrebbe avuto rapporti sessuali con bambine di 12
anni e con ragazze maggiorenni. Gli incontri a luci rosse sarebbero avvenuti nella
sacrestia e nell’abitazione di mons. Mustazza, nel centro di Trapani. Per ogni
rapporto sessuale il prete avrebbe pagato dalle cinquanta alle centomila lire. A
reclutare le bambine sarebbe stata una donna. Il prete avrebbe respinto ogni accusa.
E i parrocchiani lo difendono:” Forse è stata la sua generosità a rovinarlo”.
(fonte: La Repubblica del 29.04.1998)
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IV – EX PARROCO A PROCESSO SENZA IL PUBBLICO
Don Uberto Cozzi, ex parroco di Lumino e Castione (Canton Ticino CH), comparirà
di fronte alla Corte delle assise criminali di Bellinzona per rispondere di numerosi
reati a carattere sessuale.
Le ipotesi di reato sono i seguenti: atti sessuali con fanciulli, ripetuti atti sessuali
con persone dipendenti…
Don Uberto Cozzi è stato arrestato il 20 agosto dell’anno scorso. Non ancora
quarantenne ed originario di Induno Olona, ha iniziato l’attività di parroco a Morbio
Superiore, dopo essersi laureato in teologia all’Università di Friburgo. E’ stato pure
assistente al Collegio Pio XII di Breganzona e segretario della Commissione per le
vocazioni della Diocesi.
(fonte:Corriere del Ticino del 14.03.1998)
V – NUOVE ACCUSE A MONS. GROER
Altri 12 ex-monaci dell’abbazia benedettina di Goettweig (Austria nordorientale)
hanno accusato il cardinale Hans HermannGroer, ex-arcivescovo di Vienna, di aver
in passato abusato sessualmente di loro e denunciano inoltre abusi di autorità da
parte del prelato.
(fonte: Corriere del Ticino del 09.02 1998)
Viviamo in un mondo osceno, il cui spirito perverso ha pervaso anche parte del clero
che per assoluta mancanza educativa, per carenze affettive e psicologiche, invece di
diventare educativo, è diventato macellaio di bambini. In questo contesto onoriamo
tutti i bambini e le bambine come “persone mai negoziabili” , mai per alcun motivo,
per nessuna ragione. “Maxima debetur puero reverentia” (Giovenale, Satire XIV,
47). Nulla può giustificare queste carenze e queste deficienze istituzionali che si
ostinano ancora a illudersi di formare preti in luoghi chiusi, isolati e anafettivi. O i preti
camminano con i tempi, se vogliono arrivare in tempo, o sono destinati ad essere
residuali, sintomo di un’epoca chiusa definitivamente e di una Chiesa sorpassata,
nonostante i tentativi papali e cardinalizi di recidiva caparbietà di ritornare al passato.
La storia non si ferma e non aspetta chi perde la corsa: costoro possono solo restare
a piedi e gridare nel vuoto, a volte riescono a ritardare, ma mai a cambiare il corso. La
storia va avanti perché la resurrezione è una prospettiva aperta sul futuro e non una
finestra semiaperta sul nostalgico. Per i non credenti, l’evoluzione della natura è un
processo che va avanti e non torna indietro. Teilhard De Chardin , condannato a più
riprese dal Sant ‘Uffizio, ma recuperato sia dalla teologia che da una visione “cattolica”
dell’esistente, parlava di un orientamento di tutto il creato verso il “Punto Omèga”. Chi
pensa di mettersi di traverso perché incapace di vedere oltre i propri limiti, sarà travolto
dalla propria paura e timidezza che per un credente è mancanza anche di fede.
(fonte:internet – Paolo Farinella, prete)
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Garbatissimo Lorenzo,
negli ultimi tempi, soprattutto dopo i telegiornali, mi viene spesso in mente
una preghiera semplice e breve che quand’ero piccolo il nonno mi
insegnò. Recitava perfettamente così:
- Patatè fa sta buon e ricchi, pecchè ... tanto e poveri so abbituati … Tradotto: - Caro Padre Eterno, fa che i ricchi stiano bene, … tanto i
poveri sono abituati…. Se dovesse andare in bassa fortuna uno che è abituato a stare troppo bene
… rischia di suicidarsi.
Noi potremmo pensare: “e a me che me ne fotte?”.
Sbagliato! Un cristiano, uno vero, non lo può pensare!
Perciò aveva ragione mio nonno e ogni sera tu ed io, anche se a notevole distanza,
pregheremo insieme per Berlusconi e &. Il Signore ci ascolterà.
San Paolo nella lettera ai Filippesi, poco tempo fa, ci ha ricordato che “molti – ve
l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano
da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il
loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose
della terra”.
Io tanta voglia di piangere non ce l’ho, ma per le persone del ventre e dintorni non
mi costa poi tanto ripetere qualche volta la preghiera di mio nonno.
Come tu ben sai, mi occupo di famiglie che, bontà loro, mi vengono dietro da
quaranta e più anni e insieme con loro ci prendiamo cura dei bambini e dei ragazzi
delle mie strade e dei loro splendidi genitori.
Le mie strade non sono granché e quindi non insegnano cose “granché”. Allora,
vorremmo pensarci noi; talvolta ci riusciamo anche bene. Non è stato mai facile.
A proposito delle sorprese a cui andiamo incontro, ti voglio raccontare un episodio
che mi è capitato alla fine degli anni ottanta, poi, se non perdo, il filo , continuo a
“ragionare”; si fa per dire …
Era una sera di gennaio di un inverno particolarmente freddo. Al primo piano della
scuola dove avevo organizzato il corso serale per la terza media degli adulti
preparavo l’esame di Psicologia per l’università. La docente ragazzina e gli allievi
erano al piano terra.
Sentii nel corridoio l’avvicinarsi di passi cadenzati e pesanti. Ebbi un po’ di paura: “
e mo’ chi sta venenno?”. Comparve un Signore, direi piuttosto, un armadio di essere
umano che occupava tutto il vano della porta.
“Chi ‘acumanna ccà?” (Chi comanda qui?).
Superato il primo shock, per darmi coraggio sorrisi e risposi: “ Il Ministro della
Pubblica Istruzione”.
“ e addo sta?”
Pensai: Come dove sta? Ma allora questo non capisce proprio niente. Sempre
sorridente aggiunsi con un po’ di esitazione:
“ A Roma “.
“Che ghiut a ffa? (Che cosa c’è andato a fare?).
Allora questo è scemo, pensai. Ma non lo dissi. Mi alzai per darmi un tono e gli
chiesi:
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- Amico ma tu che sei venuto a fare, che cosa ti serve?
- ‘na terza media! -.
“Assa fa a DDio, ho capito. (Dio sia lodato!)
“Si può fare, però - eravamo a gennaio - ci vuole un po’ di tempo.”
“ Io aspetto!”
Si, pensai, aspetti ccà fino a giugno.
Lo guardai negli occhi e capii che quello, di scuola, non capiva proprio niente e che
se sbagliavo, rischiavo seriamente di avere uno schiaffone da un quintale.
Allora: presi il coraggio a due mani e gli chiesi “ Ma cca chi ti ha mandato?
Risposta secca: - Giuanno! Capii tutto e gli dissi: - dì a Giuanno ca venesse isso ( che venisse lui), tu stai
tranquillo che la Terza media l’avrai”.
Giovanni era un “amico” che si occupava di fare favori scolastici agli associati …
Lorè.. capisci amme!”.
Riprendendo a ragionare:
allora, anni 70/80, i tempi non erano facili. Oggi sono impossibili!
Preparo per il 17 aprile il VI Congresso del Miniclub. Bambini e ragazzi da 0 a 14
anni celebrano il loro Congresso Triennale e eleggono gli organi direttivi con una
serietà che fa impressione. Se tu li vedessi in fila, silenziosi, mentre attendono di
votare, non ci crederesti!
L’Ordinario di Storia del Diritto Italiano che ha presieduto l’ultimo congresso del
2006 è rimasto ‘a fore e panni’ (Stupìto). “Non ho riscontrato tanta serietà tra elettori
adulti di tanti congressi!” Ma c’è una tragedia di cui voglio metterti a parte ed è
quella che è emersa dai questionari di “iniziazione alla democrazia” che abbiamo
diffuso e raccolti tra i ragazzi del quartiere.
L’80% vuole essere come Berlusconi. Sono desolato! Non perché è ricco. - L’avrei
sopportato - Ma perché tiene tante femmine e se ne vede bene…! Anche le ragazze!
… Pensano che fare le escort sia una gran cosa! … Intanto cinque di questi piccoli
monelli tra i 14 e i 16 anni me li ha mandati il Tribunale dei Minorenni tramite i
servizi sociali perché assenti dalle lezioni praticamente da un anno e più e con la
preghiera di prepararli a una terza media da privatisti e così “liberarli dalla scuola”.
Avvantaggiato dal fatto che io conosco molto bene la loro lingua, ci siamo capiti
subito. Per prepararsi a fare un decente esame, sono venuti da me e dai miei figli
praticamente tutti i giorni per tre mesi. Non ti dico la rabbia malcelata degli
insegnanti istituzionali che li avevano espulsi dalle loro frequentazioni. Dimmi,
Lorenzo, che pretesa è quella di mettere una ragazza sedicenne insieme con
ragazzini di 12/13 anni solo perché è stata bocciata tre volte. Che significa: “se non
frequenti, ti mando i Carabinieri a casa?” Come puoi mettere Giovanni che a 15 anni
fa già l’allevatore di cani con ragazzine e ragazzini di seconda che hanno tre anni
meno di lui?. Anche per lui la stessa sentenza: se non vai a scuola, tuo padre passa
un guaio! Stando così le cose, vediamo, hanno pensato i servizi sociali, se Natale
può risolvere il problema. Natale ce l’ha messa tutta. Caro Lorenzo, mi hanno
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aiutato i miei figli, Anna mia e le sue amiche. I Cinque “condannati” hanno superata
la prova e con onore! Avresti dovuto vederli come esponevano gli argomenti
passando da un file all’altro, tutti ordinati per materia su una pen-drive
personalizzata.
Non mi sono mai scoraggiato. Mai arreso. Neanche adesso. Mi domando e dico:
“ma c’è qualcuno o qualcosa che possa affrontare con buoni modi e buoni risultati
questa degenerazione socio-politico.economica collettiva? E’ ancora possibile
auspicare una modesta ma basilare moralità? Non sono un cretino che mi batto per il
pieno rispetto delle regole. Chi fa questo o è scemo o non sa più dove vive. Io
spererei che almeno si educasse il genere umano a rispettare poche, pochissime
regole basilari a tutela della vita quotidiana senza eccessive pretese; con ampia
tolleranza, e con la speranza di non schifarci e fotterci l’un l’altro senza ritegno. E
diamine, chi ci potrà dare una mano?
Penso a una Forza tale che riconduca la nostra gente sulla retta via della normalità.
Normalità intesa, almeno secondo me, come un comunicare senza imbrogli, un bene
non solo orgiastico; un sesso santificato, una donna veramente signora, il prossimo
non come il vicino di casa o di lavoro da fottere possibilmente dolcemente, quasi
non se ne accorga, eccetera eccetera? Sarà una deformazione professionale o la
persistenza di un antico retaggio, ma io penso spesso alla Santa Chiesa. Sono
convinto che anche in queste circostanze potrebbe risolvere il problema, perché
“Contro la Forza del Vangelo gli inferi non prevarranno”. Ho detto giusto? Sta
scritto anche in San Pietro, in alto sulla fascia della trabeazione?
Allora perché non succede?
Perché in essa c’è molta gente, soprattutto in alto loco, che non ne ha proprio
voglia! Al credere e amare Gesù, cosa ad alto rischio di complicare la vita,
preferisce un look religioso compatibile con le “dignità” di questo mondo!
Diaconi, Preti, Vescovi e Cardinali: tutti presi e compresi del loro “dover
essere”. Affaccendati a “costruire” eventi e fenomeni ricordevoli. Senza
nessuna consapevolezza del “senza di Me non potete far nulla!”. “Aggiustano”
la loro vita sessuale e affettiva con discrezione, quella economica con le dovute
garanzie, quella di carriera con ferocia solennità, e via, avanti così, passando
decine di volte al giorno davanti al Cristo Celeste della Santa Eucarestia con
una rituale genuflessione e lo sguardo altrove, per vergogna.
Perché noi due per primi
abbiamo perso il gusto della Preghiera.
“Qualunque cosa chiederete vi sarà data” La Frase di Gesù rimane lì
improduttiva, perché non c’è più chi chiede con fede.
Eppure potremmo spostare le montagne!...
A questo punto, almeno io e te stasera rafforziamo la nostra comune Preghiera:
“ - Patatè fa sta buon e ricchi, ma questa volta, anche se i poveri sono abituati,
ti preghiamo perché anche loro stiano un po’ meglio. - Che te ne pare? “
Ciao! Lorenzo e spero che quelli che mi conoscono non mi rimproverino per quello
che ho detto e per qualche cattiva parolina.
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Napoli 20.10.2010
Tuo affezionatissimo
Natale Mele
P.S. Sai benissimo che dei miei scritti puoi fare ciò che vuoi. Sia io che Anna vi
vogliamo sempre bene.
Egr. Direttore,
è certamente innegabile che la Pasqua vissuta dalla Chiesa Cattolica quest’anno
è stata forse la più difficile della sua storia. Chi ascolta i telegiornali esteri che
giungono anche in Italia, ha l’impressione di assistere ad una tsunami che sta
travolgendo i vertici della Chiesa Cattolica a causa degli scandali sulla pedofilia.
Una cosa è purtroppo certa: quello che emerge è solo la punta di un iceberg di uno
scandalo tenuto per troppi anni nascosto. Anche alcune reazioni in difesa della
Chiesa, non hanno fatto altro che ampliare e ingigantire la questione, suscitando
reazioni e polemiche con altre religioni. Qualcuno sperava in un atteggiamento di
umiltà anche da parte di Benedetto XVI, nel giorno di Pasqua, ma è andato deluso.
Nelle nostre parrocchie ovviamente la consegna è una sola: il Silenzio. Lo stesso
silenzio che storicamente fa parte degli statuti canonici che con il documento
“Crimen Sollecitationis” da sempre imponevano il silenzio sui crimini commessi
dai religiosi, pena il rischio di essere scomunicati.
Con questi innumerevoli scandali che stanno scuotendo le strutture della Chiesa
Cattolica, si è aperto anche il dibattito sulla questione del celibato dei preti. Alcuni
ovviamente si scandalizzano che si possano accostare la questione della pedofilia
con quella del celibato dei preti. Anche alcuni esperti asseriscono che sono questioni
incompatibili tra di loro. Ma rimane un fatto incontrovertibile che la imposizione del
celibato obbligatorio e l’aver considerato per secoli la sessualità una sorta di peccato
al massimo consentito per fini procreativi, ha favorito fenomeni di devianza e ha
fatto da viatico agli scandali che un tempo erano tenuti nascosti ma che ora sono
emersi con tutta la loro violenza. Oggi per fortuna i tempi sono cambiati. Dopo il
Concilio Vaticano II e le encicliche di Papa Giovanni Paolo II tutti possono
affermare che sessualità ed erotismo sono doni di Dio.
Pochi giorni fa sul giornale ufficiale della CEI, “Avvenire” Pier Giorgio
Liverani nella rubrica controstampa si è posto la domanda: celibato, dono o
disgrazia ? Io credo che la domanda sia posta in maniera scorretta: il celibato non è
ne dono ne disgrazia. Personalmente non riconosco alcun carisma o santità alla
questione del celibato: non chiedo a nessuno di rinunciare all’amore coniugale per
essermi pastore nella chiesa. Il celibato, introdotto dalla Chiesa in un determinato
periodo storico e mai imposto da Gesù, è una scelta individuale, molto rispettabile,
nella quale una persona, per svolgere una determinata professione o missione decide
liberamente di scegliere di non sposarsi; e i vantaggi che una persona celibe ha nello
svolgere questa sua missione sono ovviamente innumerevoli. Quello che si deve
avere il coraggio di contestare è che nel momento in cui un prete incontra l’amore
per una donna, questo amore lo rende incompatibile con la sua missione e
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vocazione. Ma dove sta scritto e da dove si evince che l’amore è incompatibile con
una missione o una vocazione. Anzi, forse è più facile dimostrare il contrario.
L’amore per una donna nel momento completa la personalità di un uomo, lo
arricchisce, lo rende più forte a svolgere i suoi compiti pastorali, certamente in
maniera diversa, ma più vicino alla comunità in cui è chiamato ad essere pastore.
Non si tratta quindi di abolire il celibato in quanto tale, ma di abolire il celibato
obbligatorio, che è una cosa disumana contro natura, ma di renderlo facoltativo. A
coloro poi che ci ricordano la lettera di San Paolo ai Corinti “E’ cosa buona per
l’uomo non toccare donna, vorrei che tutti fossero come me” è molto facile
rispondere: speriamo che questo non possa mai avvenire perché sarebbe la fine
dell’umanità.
Nessuno si scandalizzi per queste mie affermazioni, che credo siano ormai
condivise in silenzio, dalla stragrande maggioranza dei cattolici che frequentano
ancora le nostra parrocchie. Comunque questa questione è ormai stata posta
all’ordine del giorno della Chiesa e questo sarà, piaccia o non piaccia, il nuovo
orizzonte, sia che per arrivarci ci vogliano uno o mille anni. Le strade che la Chiesa
ha di fronte sono due: La prima è quella di lasciarsi imprigionare dalle sue tradizioni
e consumare nel tempo, la sua inarrestabile crisi. La seconda è quella di liberarsi
dalle catene di questo peso che la tengono imprigionata alla tradizione ed aprirsi con
coraggio al futuro. Una cosa e certa: prima ci si arriva meglio è per tutti: meglio è
per la Chiesa che può arricchirsi dal contributo specifico portato dalla maggioranza
delle persone che frequentano le chiese, le donne; meglio è per la nostra società in
crisi anche per la mancanza di qualcuno che riesca ancora ad evangelizzarla.
Emilio Vanoni 21056 Induno Olona via Milano 16 tel. 0332 200286
(Per motivi di spazio, la continuazione della raccolta delle lettere di Aldino
Ricci, verrà ripresa nel prossimo numero)
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La persistenza e consistenza degli abbandoni del ministero sacerdotale in Italia (e nel mondo) nasce
da esperienze diverse e sfocia poi in situazioni di vita altrettanto diverse da costituire una ricchezza e
una fonte di informazioni e di stimolo per tutti quelli che hanno intrapreso questo percorso o che
pensano di intraprenderlo.
Altrettanto ricca sarebbe l’esperienza dell’abbandono della vita religiosa femminile, ma su queste
donne è calato oltre che l’ovvio silenzio della chiesa gerarchica, anche il silenzio della stampa.
Tutti coloro che conoscono uomini e donne che hanno vissuto queste esperienze sono invitati a
segnalare il loro indirizzo al direttore della rivista, che provvederà a inviare loro gratuitamente il
prossimo fascicolo.
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SOMMARIO
SEGNI DEI TEMPI
“Digerire” i numeri della chiesa di Claudio Balzaretti
Lo scandalo del sacro di Enzo Mazzi
Celibato e abuso sessuale traduzione dal tedesco di José Padova
L’inconscio della Chiesa (e commento) di Umberto Galimberti
Preti sposati e preti pedofili di Giuseppe Zanon
Lettera aperta di Hans Küng ai vescovi
Una donna vittima all’età di 11 anni di abusi sessuali commessi
da preti scrive a don Aldo Antonelli
1
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8
12
14
16
21
RICERCA
La teologia del peccato di J.M. Castello (Madrid)
Il papa apre ai non credenti, ma molto a modo suo di Lucio Garofalo
Celibato, perché entra in crisi di Vito Mancuso
Il sesso degli angeli di Arnaldo Nesti
Lettera di un prete che si sposa di Andrea Ruberti
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25
29
31
35
NOTIZIARIO
Lettera e verbale dell’incontro Vocatio - Lombardia del 6 giugno 2010
Verbale del Consiglio Nazionale di Vocatio, Napoli 11/12 settembre 2010
In memoria di Giorgio Donghi
Vittime dei preti pedofili. Incontro a Verona e conferenza stampa
Padova, terra di preti innamorati
Il prete di Comiso aspetterebbe un figlio dalla sua parrocchiana
Il fenomeno storico della castrazione di fanciulli di 8/10 anni per avere
voci bianche nella cappella papale
Spigolando per di qua e per di la di Paolo Farinella, prete
Storie di pedofilia per non dimenticare
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LETTERE
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49
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