Tipologia di scuola
V anno licei scientifici
Prerequisiti

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


Forze nucleari, forze di legame, radioattività, fissione
Struttura atomica: elettroni, nucleoni.
Meccanica (energia cinetica, energia termica, principio di
azione e reazione e principio d’inerzia)
Elettromagnetismo ( forze coulombiane, campo
magnetico prodotto da un campo elettrico ed effetto Joule)
Relatività (relazione di Einstein : E=mc2)
Obiettivi formativi e disciplinari
• sapere cosa si intende per fusione nucleare
• rendersi conto dell’importanza degli studi scientifici per
migliorare le condizioni di vita sulla terra
• prendere coscienza delle difficoltà tecniche per la
realizzazione di reattori a fusione a livello industriale
• saper fare un confronto tra fusione e fissione (tra energie e
scorie radioattive prodotte)
•sapere come funzionano i principali reattori a confinamento
magnetico
•saper collocare storicamente gli studi sul processo di fusione
nucleare
Metodologia
Lezione in aula e attività di ricerca di materiale didattico nel
laboratorio multimediale
LA FUSIONE NUCLEARE
• Quale sarà l’utilità della fusione?
• Il contributo che essa potrà dare al problema
dell’energia sarà tale da giustificare il notevole
sforzo effettuato ora nelle ricerche?
LA SITUAZIONE ENERGETICA NEL
MONDO
• Per evitare all’umanità una gravissima crisi, che
assumerà carattere catastrofico per una frazione
consistente della popolazione mondiale, quella
cioè dei paesi sottosviluppati, è necessario che su
scala mondiale vi sia un rapido e continuo
incremento netto della produzione di energia.
Questa energia potrà permettere il raggiungimento
di un livello di vita accettabile per tutta l’umanità.
•Attualmente ci sono notevoli differenze di consumo
energetico pro capite per i diversi paesi.
•Il reddito pro capite risulta essere legato al
consumo energetico.
•Per i paesi sottosviluppati, entrambe queste quantità
hanno valori molto minori di quelli relativi ai paesi
industrializzati. In essi il tenore di vita è minore del
livello accettabile.
•E’ necessario quindi che la produzione di energia
venga progressivamente aumentata.
•Attualmente la produzione mondiale di energia
proviene da combustibili fossili (petrolio, gas naturale,
carbone) per il 92% e da altre fonti (nucleare, idrica,
geotermica, solare) per il rimanente 8%.
•Le riserve di combustibili fossili sono
evidentemente limitate e lo sfruttamento delle fonti
di energia rinnovabile ha uno sviluppo molto lento e
potrà contribuire soltanto in minima parte alla
domanda di energia per il futuro.
•La soluzione energetica non può che venire dalla
fonte di energia nucleare.
Vantaggi della fissione nucleare
• Fonte inesauribile di energia, con la messa a
punto dei reattori autofertilizzanti:
1. Fissione del Plutonio 239
2. Arricchimento dell’Uranio 238 mediante
bombardamento di neutroni veloci emessi
dalla reazioni di fissione
3. Produzione di altro Plutonio, in quantità
maggiore di quello che si consuma nel
reattore.
Svantaggi della fissione nucleare
1. Radioattività delle scorie prodotte.
2. Pericolo di proliferazione di armi nucleari
Vantaggi della fusione nucleare
1. Nessuna produzione di scorie
2. Fonte inesauribile di energia
Svantaggi della fusione nucleare
1. Tecnologia non ancora abbastanza sviluppata
per un utilizzo economico dell’energia prodotta
Elementi costituenti e dimensioni del nucleo
Il numero dei neutroni in un nucleo è indicato con la lettera
N; il numero dei protoni, detto numero atomico, con la
lettera Z; il numero dei protoni più quello dei neutroni è detto
numero di massa, è indicato con la lettera A.
Convenzionalmente si indica: AElemento chimico
Tra gli atomi di uno stesso elemento, ve ne sono alcuni che
hanno, nel nucleo, stesso numero di protoni ma differente
numero di neutroni. A questi elementi, costituiti da atomi
con diverso numero di neutroni nel nucleo, si dà il nome di
isotopi.
La grandezza e la forma di un nucleo si possono determinare
bombardandolo con particelle ad alta energia e osservando la loro
diffusione (scatterig).
Si trova che la maggior parte dei nuclei sono all’incirca sferici ,
con raggi dati approssimativamente da
R  R0 A1/ 3
dove R0 è circa 1 fm = 10-15 m
Si trova che il raggio del nucleo varia tra:
1,4 10 15 m  R  8,7 10 15 m
Con questi dati abbiamo che la forza di Coulomb tra due
protoni sarà dell’ordine:
mentre la forza di attrazione tra un protone e un elettrone in un
atomo di idrogeno (ad una distanza r » 5.10-11 m) sarà:
Facendo il rapporto tra Fn ed Fe otteniamo:
Risulta quindi che la forza Fn repulsiva tra i due protoni dovrebbe
essere più intensa di circa 2 miliardi di volte quella Fe che tiene un
elettrone legato in un atomo di idrogeno: i due protoni dovrebbero
schizzare via come due proiettili supersonici.
Si deve allora ammettere che, accanto alla forza elettrica repulsiva,
fra le particelle del nucleo agisca una seconda forza di tipo
attrattivo e di intensità superiore a quella elettrostatica.
Questa forza prende il nome di forza nucleare forte ed ha due
principali caratteristiche
••
non distingue protoni e neutroni;
••
è una forza a “breve raggio”, dato che il suo effetto si fa
sentire solo a distanze dell’ordine di 10-15 m.
Le forze nucleari devono compiere un certo lavoro per mettere
assieme il nucleo, partendo con protoni e neutroni isolati e
avvicinandoli via via fino alle distanze alle quali essi si trovano
all'interno del nucleo. Durante questa operazione le forze
elettriche lavorano "contro", nel senso che esse tenderebbero a
tenere i protoni, di carica uguale, il più possibile lontani gli uni
dagli altri.
Quindi per mettere insieme il nucleo dovremmo spendere una
certa quantità di energia, esattamente eguale al lavoro che
dobbiamo compiere. Questa energia rimarrà poi immagazzinata
nel nucleo fino a quando qualcuno non lo rompa. Per ogni
protone che avviciniamo ad una certa distanza ad un altro
spenderemmo quindi una certa quantità di energia, energia che
rimane poi imprigionata nella struttura che abbiamo creato.
Grafico del potenziale nucleare forte e del potenziale coulombiano
Energia di legame e difetto di massa
Sperimentalmente si ha che la massa del nucleo risulta essere
minore della somma delle masse dei nucleoni componenti.
Ad esempio per il nucleo di deuterio composto da un protone e
un neutrone, si ha:
massa del protone : 1,00759 u.m.a
massa del neutrone : 1,00898 u.m.a.
massa del deuterio : 2,01419 u.m.a.
la differenza è di 0,00238 u.m.a.
Poiché (1 u.m.a.) c2 = 931 MeV
A questa differenza di massa corrisponde una energia di legame
(0,00238 u.m.a.)c2= 2,115 Mev
In ogni nucleo l’energia di legame è pari al difetto di massa
moltiplicato per c2
Dividendo per A otteniamo il grafico dell’energia di legame per
nucleone
Sono quindi possibili due processi:
Processo di fissione per nuclei leggeri con con A < 10
Processo di fusione per nuclei pesanti con A > 200
Una tipica reazione di fusione è:
2H
+ 3H → 4He (3.5 MeV) + n (14.1 MeV)
in cui vengono rilasciati 17.6 MeV
una reazione di questo tipo è caratterizzata da una sezione d’urto
definita come:
R

I
I è il numero di particelle incidenti riferito all'unità di tempo e
all'unità di area della superficie (l'intensità incidente) ed R è il
numero di reazioni riferito all'unità di tempo e a ogni nucleo.
 ha le dimensioni di un’ area e la sua unità di misura è il barn
Reazioni nucleari interessessanti per la fusione sono quelle che
coinvolgono i nuclei più leggeri, per i quali la barriera coulombiana
è più bassa. Tra queste quelle che coinvolgono i nuclei di idrogeno
sono:
1H
+ 1H  2H + e+ + 
1H
+ 2H  3He + 
1H
+ 3H  4He + 
ma queste reazioni presentano sezioni d'urto molte piccole in
corrispondenza delle energie ordinarie raggiungibili in laboratorio.
Le reazioni di interesse effettivo per la fusione termonucleare
controllata sono le seguenti:
(a)
2H
+ 2H → 3H (1.01 MeV) + 1H (3.02 MeV)
(b)
2H
+ 2H → 3He (0.82 MeV) + n (2.45 MeV)
(c)
2H
+ 3H → 4He (3.5 MeV) + n (14.1 MeV)
(d)
2H
+ 3He → 4He (3.6 MeV) + 1H (14.7 MeV)
Le due reazioni (b) e (c) in cui sono presenti neutroni è necessario
usare un moderatore che permetta la conversione dell'energia
cinetica dei neutroni in energia termica associata al moto degli
atomi del moderatore stesso
Si può ricorrere infatti, per questo processo, alle seguenti reazioni:
6Li + n (lento) → 3H + 4He + 4,8 MeV
7Li + n (veloce) → 3H + 4He (lento) – 2,5 MeV
Sezioni d'urto moltiplicate per la velocità, delle reazioni (a) (b) (c)
e (d), in funzione dell’energia
Il diagramma è stato
tracciato sulla base di dati
sperimentali che si
ottengono in laboratorio
bombardando bersagli
contenenti deuterio, trizio
ed elio con fasci di deutoni
di energia note.
Come si vede, la reazione
che presenta sezione d'urto
maggiore, per energie al di
sotto dei 100 keV, è la D-T.
Una tipica reazione di fusione è
+ 3H → 4He + n + 17,6 MeV
L’energia liberata in questa reazione di fusione è (17,6 MeV) / (5
[nucleoni]) = 3,52 MeV / [nucleone]: è pari a circa 3,5 volte
l’energia di un MeV / [nucleone] liberata nella fissione.
A causa della repulsione coulombiana tra i nuclei 2H e 3H, sono
necessarie energie cinetiche molto grandi, dell’ordine di 1 MeV,
per fare avvicinare i nuclei tanto quanto basta per fare diventare
efficaci le forze nucleari attrattive, provocando la fusione. Energie
così grandi si possono ottenere in un acceleratore, ma, poiché la
diffusione di uno dei due nuclei da parte dell’altro è molto più
probabile della fusione, il bombardamento di un nucleo per mezzo
di un altro in un acceleratore richiede che si fornisca più energia
di quanta se ne ottenga.
2H
Per ottenere energia dalla fusione, si devono riscaldare le particelle
fino a una temperatura tanto alta quanto basta affinché avvenga la
reazione di fusione in conseguenza di urti termici casuali. Poiché
un numero notevole di particelle hanno energie cinetiche maggiori
dell’energia cinetica media kT e poiché alcune particelle riescono
ad attraversare la barriera coulombiana per effetto tunnel, una
temperatura T corrispondente a kT  10 keV è sufficiente per
assicurare che avvenga un numero ragionevole di reazioni di
fusione se la densità numerica delle particelle è abbastanza alta. La
temperatura corrispondente a kT = 10 keV è dell’ordine di 108 K.
A queste temperature, un gas è costituito da ioni positivi e elettroni
negativi, e prende il nome di plasma. Uno dei problemi che si
devono affrontare quando si tenta di produrre reazioni di fusioni
controllate è quello del confinamento del plasma per un tempo
sufficiente affinché avvenga la reazione.
Criterio di Lawson
L’energia necessaria per riscaldare un plasma è direttamente
proporzionale alla densità numerica dei suoi ioni n, mentre la
frequenza degli urti è direttamente proporzionale a n2, il quadrato
della densità numerica. Se  è il tempo di confinamento, l’energia
prodotta è direttamente proporzionale a n2. Affinché l’energia
prodotta sia maggiore dell’energia fornita, deve essere
C1n 2  C2 n
dove C1 e C2 sono costanti. Nel 1957, il fisico britannico J. D.
Lawson valutò queste costanti e dedusse la seguente relazione
n > 1020 s [particelle]/m3
Se il criterio di Lawson è soddisfatto e l’energia termica degli
ioni è abbastanza grande (kT  10 keV), l’energia liberata da un
reattore a fusione sarà esattamente uguale all’energia fornita
GLI IMPIANTI DI PRODUZIONE
La prima macchina che ha studiato e tentato di realizzare la
fusione in scala che sarebbe potuta diventare commerciale è ex
sovietica e prende il nome di TOKAMAK.
Fu sviluppata all'Istituto dell'Energia Atomica di Mosca alla fine
degli anni '60
La figura geometrica “toro” ha l'aspetto di un tubo chiuso ad
anello che è proprio la forma che generalmente ha la camera
centrale delle macchine che lavorano intorno alla fusione
nucleare.
Il principio del Tokamak
si basa su tre gruppi di
elettromagneti. Un primo
gruppo produce un
campo toroidale, che
funge da "manicotto" e
confina il plasma. I
magneti centrali del
trasformatore servono per
indurre una corrente
elettrica nel plasma, la
quale fluisce
toroidalmente e riscalda il
plasma. I magneti del
campo verticale agiscono
in modo da stabilizzare il
plasma e mantenerlo al
centro del toro.
Dentro la camera toroidale vi è inizialmente un gas che deve essere
portato a temperature gigantesche, per trasformarsi completamente
in plasma.
Per far crescere la temperatura di quel gas si usa un sistema che
ricorre a giganteschi campi magnetici.
Sottoponendo un plasma a tali campi, esso si restringe in un
“toro” a sezione sempre più piccola con due effetti: da una parte ci
si allontana dalle pareti del contenitore evitando il contatto con alte
temperature, dall'altra si portano sempre più vicini tra loro i nuclei
del gas da fondere.
Durante il tempo di contenimento mediante campo magnetico del
plasma scelto, l'energia liberata dalla fusione, ad una temperatura
più alta di quella d'innesco, dovrebbe almeno essere uguale alla
somma dell'energia persa attraverso processi radioattivi, più
l'energia necessaria ad elevare l'energia termica del plasma alla
temperatura considerata.
I parametri importanti per ottenere la fusione sono tre:
•la temperatura caratteristica di fusione (temperatura di ignizione)
per un dato plasma (che si ottiene dall'equazione del bilancio
energetico tra la potenza prodotta dalla fusione e le perdite di potenza
dovute a vari fattori);
•la densità del plasma
•il tempo di confinamento.
Per raggiungere la temperatura di ignizione si deve scaldare
convenientemente il plasma per differenti vie:
1 - riscaldamento ohmmico che consiste nello ionizzare la
miscela, ad esempio di deuterio e trizio, ottenendo un plasma, e
quindi agendo sui campi magnetici rapidamente variabili che
inducono un campo elettrico il quale, a sua volta, origina una
corrente nel plasma, che lo riscalda;
2 - riscaldamento per compressione magnetica (o adiabatica) che
si ha aumentando bruscamente il campo magnetico toroidale, fatto
che fa aumentare l'energia cinetica e quindi la temperatura del
plasma;
3 - riscaldamento per pompaggio magnetico che si origina
facendo variare periodicamente il campo magnetico;
4 - riscaldamento attraverso microonde che devono avere la
stessa frequenza con cui vibrano le particelle del plasma;
5 - riscaldamento per iniezione di fasci di atomi neutri che
possono penetrare nel plasma senza subire disturbo dalle cariche
elettriche che lo costituiscono. Nel penetrare nel plasma questi
fasci neutri si ionizzano e trasferiscono parte della loro energia
cinetica al plasma per urto.
6 - riscaldamento per onde d'urto; è quello che si ottiene
attraverso raggi laser di elevata potenza che vanno ad incidere sul
plasma.
In figura sono
illustrati alcuni di
questi metodi di
riscaldamento.
Il plasma caldo,
viene confinato
da un sistema
intrecciato di
superfici
magnetiche,
composte da
linee
magnetiche
elicoidali,
(frecce nere).
Il campo magnetico elicoidale è il risultante di due campi componenti:
uno toroidale ed uno poloidale.
Una configurazione del plasma di questo tipo, nella quale un plasma a
forma di salvagente (toroide) è soggetto ad una forza costrittiva, viene
detta strizione toroidale.
Dalla figura, in cui è rappresentato l'interno del Tokamak JET,
ci si può rendere conto delle dimensioni delle macchine che si
stanno costruendo.
L'immagine mostra la macchina precedente con il plasma riscaldato
al suo interno.
Con il progredire degli studi e con il variare delle tecniche e delle
geometrie le camere toroidali si sono suddivise in almeno tre
differenti tipi di macchine per la fusione, a seconda del
procedimento utilizzato per generare lo sviluppo ad elica del campo
magnetico intorno al plasma:
• i tokamak veri e propri;
• gli stellatori;
• macchine per costrizioni di campo inverso.
La struttura dei campi magnetici in un tokamak
In uno stellatore la forma ad elica delle linee del campo magnetico si
ottiene mediante una serie di avvolgimenti che, a loro volta ed in alcuni
casi, possono avere forma elicoidale. Poiché lo stellatore non richiede il
passaggio di una corrente attraverso il plasma per generare il campo
magnetico, non ha trasformatore.
Le macchine a costrizione mediante campo inverso sono dei tokamak in
cui circola una corrente molto elevata che provoca una riorganizzazione
interna al plasma dei campi magnetici tale da invertire la direzione del
campo toroidale nella parte centrale del plasma. Le componenti
toroidali e poloidali del campo hanno intensità dello stesso ordine di
grandezza.
Confinamento inerziale
In questo caso si tratta di far interagire fasci laser (con energia
vicina ai 5 MJ), o elettroni accelerati, contro una piccola pastiglia
(circa 1,5 millimetri di raggio) di plutonio (circa 0, 200 grammi)
circondata da una cappa sferica (di meno di 2 millimetri di spessore)
di un composto del deuterio contenente impurità di trizio.
L'urto tra il fascio laser e la pastiglia origina la compressione del
plutonio portandolo ad una densità di circa 250 volte quella iniziale
e della buccia sovrapposta portandola a densità di oltre 4000 volte la
iniziale.
Il plutonio nelle condizioni accennate origina una microesplosione
nucleare (fissione) che eleva le temperature al punto da innescare la
fusione nella cappa che lo ricopre. La superficie della sferetta
evapora e, secondo il principio di azione e reazione, il combustibile
viene compresso e riscaldato. Si realizza così la condizione di
altissima densità del plasma anche se per tempi di confinamento
molto brevi.
Camera di combustione dell'istallazione laser-fissione-fusione Nova.
Lawrence Livermore Laboratory, USA.
Interno della camera di combustione dell'istallazione laser-fissionefusione Nova.
Lawrence Livermore Laboratory, USA.
In figura è
mostrato il
modo di
estrazione del
calore, e
quindi
dell'energia
prodotta dalla
fusione, con
un sistema di
confinamento
magnetico,
A lato sono
riportate le foto
delle principali
macchine per la
fusione in studio
nel mondo.
A lato sono
riportate altre foto
delle principali
macchine per la
fusione in studio nel
mondo.
STORIA DEI LABORATORI DELLA FUSIONE
TERMONUCLEARE A FRASCATI
I Laboratori di Fisica del Plasma, detti anche Laboratori dei Gas
Ionizzati, sono nati negli anni '60 presso i Laboratori Nazionali
di Frascati, e proseguono ancora oggi sotto l'egida dell'Istituto
Nazionale di Fisica Nucleare.
Per un ventennio, i laboratori di fisica del plasma hanno svolto
una intensa attività di studio e ricerca sulla produzione e sulle
proprietà fisiche di plasmi densi e di breve durata, con
l'obiettivo di stabilirne la possibile applicabilità alla fusione
nucleare controllata, quale sorgente di energia pulita.
Nel primo periodo, furono quattro gli esperimenti di
fisica del plasma :
 Mirapi, che produceva l'implosione di una corteccia cilindrica di
plasma verso l'asse di simmetria, mediante la scarica di un banco
di condensatori.
Questo esperimento si trasformò in un " Plasma Focus ", in cui
operando con deuterio si producevano per reazioni di fusione 1011
neutroni per impulso, una sorgente di neutroni molto potente.
Mediante il Plasma Focus era possibile studiare le leggi di scala
per la produzione di neutroni in funzione della tensione e della
capacità del banco di induttori.
Mirapino, in cui si studiava l'efficienza di compressione di un
campo magnetico sulla corteccia di plasma.
Hot Ice, in cui venivano studiate le proprietà di un plasma
denso, irraggiando un cilindretto di deuterio solido mediante
intensi fasci di luce laser.
Mafin, in cui gli alti campi magnetici, dell'ordine dei megagauss,
necessari per ottenere la fusione, venivano realizzati mediante
implosioni sollecitate da esplosivi convenzionali.
Ulteriori esperimenti furono:
Cariddi, che permetteva lo studio delle onde d'urto
idromagnetiche, mettendo in evidenza le onde d'urto oblique e la
struttura del fronte d'onda.
Macchina Q, che studiava la dinamica delle onde d'urto in un
plasma alcalino.
TTF (detto "torello"), un piccolo tokamak utilizzato per lo studio
del riscaldamento turbolento del plasma in una configurazione
toroidale.
Nel 1977 entrò in funzione
la macchina FT, Frascati
Tokamak, un apparato
sperimentale di forma
toroidale per lo studio della
fusione termonucleare
controllata caratterizzato
dalla compattezza, dall'alto
valore del campo magnetico
(10 Tesla), da corrente
elevata e dal particolare
metodo di riscaldamento
supplementare del plasma
mediante onde
elettromagnetiche a
radiofrequenza.
FTU (Frascati Tokamak
Upgrade) e' entrato in
operazione nel 1989.
Si basa sulle stesse
caratteristiche di FT, ma offre
una superficie di accesso al
plasma molto maggiore.
Tre sistemi diversi,
caratterizzati dalla loro
frequenza (433 MHz, 8 GHz
e 140 Ghz), possono
accoppiare al plasma fino a 5
MW di potenza addizionale.
In questo modo si pensa di
poter aumentare la
temperatura del plasma ad
alta densita' fino a valori di
50-100 milioni di gradi
CRONOLOGIA
Gli avvenimenti importanti sulla strada della fusione sono cronologicamente elencati di
seguito:
• fine anni '20: Atkinson e Houtermans avanzano l'idea che il Sole possa brillare a seguito di
reazioni termonucleari; dieci anni dopo fu postulato il ciclo di produzione energetica
mediante fusione nucleare nel Sole;
•nel 1923 Rutherford, Walton e Cockcroft osservarono la cattura di un protone da parte di un
atomo di Litio 7, e la disintegrazione di quest'ultimo in due particelle alfa con liberazione di
energia;
•nel 1925 Rutherford, Oliphant ed Harteck ottennero la fusione di due deutoni che si
trasformarono in un Elio 3 ed un neutrone o in un Trizio ed un protone, liberandosi in
ambedue i casi, grande energia;
•nel 1951 una bufala di Juan Perón, che aveva affermato di avere una centrale a fusione
nucleare in funzione, spinse l'astrofisico Lyman Spitzer di Princeton a studiare il problema;
•nel 1951 i fisici sovietici Andrej Sacharov ed Igor Tamm disegnarono quell'oggetto che più
tardi si chiamerà tokamak;
•da questo momento (ma anche prima) cade il silenzio su queste ricerche. Si lavora su di
esse a fini militari ... la bomba H ha già debuttato e suoi perfezionamenti bussano alla porta.
•Siamo in piena guerra fredda!
•1958, Ginevra. Vi è la Conferenza Atomi per la Pace. Si capì che era necessario studiare
più a fondo i plasmi e si dette il via a studi di base che occuparono gli anni successivi;
•nel 1968 il tokamak sovietico riuscì a mostrare una possibile strada del confinamento
magnetico ed avviò il mondo su macchine dello stesso tipo;
•negli anni '70 la fusione entrò nella big science per la mole dei finanziamenti che
richiedeva. Si capì che per andare avanti occorrevano piani di collaborazione
internazionale;
•nel 1978 quella che allora si chiamava Comunità Europea mise in piedi uno dei progetti
di studio di fusione più ambiziosi, il JET (Joint European Torus ovvero Toro europeo
insieme) che si iniziò a costruire a Abingdon in Gran Bretagna. Nel giugno 1983 il JET
produsse i primi plasmi e dette mostra di funzionare fino agli esperimenti del 1991 che
con successo fusero deuterio e trizio;
•nel 1978 il PLT (Princeton Large Torus) statunitense ha prodotto plasmi a doltre 60
milioni di gradi. Verso la metà degli anni '80 iniziarono gli esperimenti con il TFTR
(Tokamak Fusion Test Reactor ovvero: reattore per provare la fusione di tipo tokamak)
particolarmente con mescole di deuterio e trizio (1993).
•dal 1988 in Giappone si sono fatti esperimenti avanzati con il JT-60, tokamak di grandi
dimensioni.
dal 1989 è entrato in funzione il tokamak FTU (Frascati Tokamak Upgrade) nei
Laboratori Nazionali di Frascati. Questa macchina è il risultato di ricerche iniziate nel
1976.
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
Corso di fisica vol. 3 (Fisica moderna) - Tipler - Ed. Zanichelli
Il fuoco della fusione termonucleare controllata – Caldirola,
Pozzoli, Sindoni – Ed. Mondadori
www.fusione.enea.it
www.fisicamente.net
http://it.wikipedia.org/wiki/fusione_nucleare
www.geocities.com/scannapuerci/dove_si_scoprono_le_forze_nuc
leari.htm
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