Saggistica Aracne

Arnaldo Nesti
Nel Mediterraneo largo
Diario latino americano
Copyright © MMXII
ARACNE editrice S.r.l.
www.aracneeditrice.it
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via Raffaele Garofalo, /A–B
 Roma
() 
 ----
I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica,
di riproduzione e di adattamento anche parziale,
con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.
Non sono assolutamente consentite le fotocopie
senza il permesso scritto dell’Editore.
I edizione: ottobre 
La vita, nell’atto stesso che la viviamo, è una cosa ingorda di se stessa
che non si lascia assaporare. Il sapore è nel passato che ci rimane dentro.
Il gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati
Luigi Pirandello, 
Indice

Introduzione

Capitolo I
¡Que viva Arguedas! Il Señor de los Milagros. Fra
Lima, Cusco, Iquitos
.. In Perù,  – .. Il Señor de los Milagros,  – .. Fra
Lima, Cusco, Iquitos,  – .. Un incontro con il teologo
Gutiérrez, .

Capitolo II
Sotto le nuvole del Messico. Guadalupanos e/o hijos
de la Chingada?
.. In viaggio per il Messico,  – .. La Settimana Santa a
Iztapalapa, .

Capitolo III
La Virgen de Guadalupe e Doña Malinche
.. Nello spazio de Il potere e la gloria,  – .. I Murales di
Rivera, Frida Kahlo, politica, poesia,  – .. A Cuernavaca
con dom Sergio Méndez Arceo, .

Capitolo IV
A Salvador de Bahia. Il Candomblé. Il carnevale al
Pelourinho
.. A Salvador de Bahia,  – .. Il cattolicesimo, il plurali

Indice
smo religioso,  – .. Padre Cicero, .

Capitolo V
Il Paraguay di Fernando Lugo: il nuovo tempo dopo la
lunga dittatura “colorada”
.. Un “passato” da non dimenticare,  – .. La colonizzazione spagnola,  – .. Decadenza delle Riduzioni,  –
.. La formazione degli stati nazionali,  – .. Riforme
e colpi di stato, los “colorados”,  – .. Il Condor non è
morto,  – .. Un nuovo tempo dopo la dittatura “colorada”? Dal pulpito al palazzo,  – .. Democrazia, chiesa,
laicità,  – .. Per la costruzione di “un’autorità morale e
la sicurezza legale”, .

Capitolo VI
Mas allá de los milagros

Capitolo VII
La mozione di sfiducia al presidente Lugo

Capitolo VIII
Buenos Aires, una speciale ode alla vita
Introduzione
Da anni conservo un rapporto speciale con il mondo latino americano. Lo avviai all’indomani della morte di mia
madre, nel . Allora mi lasciai attrarre dall’idea del viaggio, senza rendermi conto fino in fondo di quanto stavo
iniziando a fare. Così mi trovai in Perù, dietro la suggestione di alcuni amici, senza conoscere né la lingua né la
storia. Da allora è cominciato un crescendo di conoscenze, di contatti e di interessi. Dal Perù sono poi passato in
Messico e più tardi, per motivi ed occasioni diverse, in
Brasile, Argentina e, recentemente, in Paraguay. Quanto
più ho potuto sviluppare conoscenze del mondo europeo,
in particolare di quello ispanico e del sud italiano, tanto
più ho avvertito che non si può ritenere di conoscere la
cultura, la storia del mondo mediterraneo de acá senza
un’adeguata conoscenza del Mediterraneo de allá.
Ero da qualche giorno a Cusco, sulle Ande, per partecipare ad un congresso. In un intervallo decido di aggirarmi
nella piazza antistante la Cattedrale. Cercavo di decifrare
il tipico barocco della chiesa. Poi col pensiero andavo alla
storia religiosa connessa all’arrivo degli spagnoli. Lentamente mi sono messo a ripercorrerla. Nel  il soldato
e avventuriero spagnolo Francisco Pizarro sbarcò in Perù
e riuscì, con la forza delle armi, a sottomettere l’impero
incaico, indebolito a causa di una guerra intestina iniziata
nel  tra Huáscar e Atahualpa, i due fratelli pretendenti
al dominio dell’impero. Nel  Pizarro fondò la capitale


Introduzione
peruviana di Ciudad de los Reyes («Città dei re», odierna
Lima). Annientata la relativamente debole opposizione di
alcuni generali incas, iniziò il dominio spagnolo che, sul
territorio dell’antico impero incaico, instaurò il Vicereame
più potente della Spagna di oltremare. Nel , un editto
imperiale spagnolo promulgò le cosiddette Leyes nuevas
(«Leggi nuove»), destinate a porre fine alla trasmissione
ereditaria dell’encomienda (il territorio concesso dalla Corona spagnola a conquistadores o a coloni). Nel  il tentativo
del viceré spagnolo di far rispettare le Leyes nuevas provocò la rivolta degli encomenderos, che fu sedata dalle forze
spagnole nel . Nel  giunse in Perù l’amministratore coloniale spagnolo, Francisco de Toledo; il sistema
politico-amministrativo da lui imposto, che prevedeva la
figura del cacique (un capo indigeno che aveva il compito
di fare da tramite tra governo centrale e indios e di raccogliere i loro tributi), durò per quasi due secoli. Già nei
primi secoli della conquista la popolazione degli indios,
però, fu falcidiata dalle violenze, dalle malattie portate dai
colonizzatori e dalle condizioni di schiavitù alle quali fu
costretta.
Mentre stavo riflettendo è arrivato un amico italiano
conoscitore della storia del Perù. Il discorso è andato sulla
singolarità di un mondo così lontano ma così intrecciato
con il Mediterraneo. Secoli di storia e di cultura, di urbanistica intrecciano la Spagna ma anche il nostro sud italiano.
Davanti alle sue considerazioni sulla resistenza incaica,
gli ho detto che, una volta rientrato in Italia, avrei voluto dedicarmi a ricerche volte a richiamare le connessioni
europee con questo passato, non solo per rileggerne la
storia, in genere, ma per riflettere sul futuro. Le civiltà dei
popoli «mediterranei» de acá e de allá sono abbagliate dalla
luce, fissate nella pratica della contemplazione, irrobustite
Introduzione

nel lavoro intellettuale del «dolce far niente». Passeggiate
come preghiere, caffè come oratori, teatri come chiese.
Insomma, chi vive lungo le Riviere del Mediterraneo non
sempre ne vive i valori, ma sempre ne subisce, come il
sole, più o meno prepotentemente, il fascino performativo.
Così come tutti sono soggetti alla forza della natura ed al
fascino del paesaggio, o di quello che ne resta, e dei miti
fondativi. L’arte mediterranea è prima di tutto la conoscenza di oggetti, esperienze e manifestazioni, considerate
dal sistema dell’arte, artistiche. Poi è l’incontro umano
ed il confronto intellettuale tra gli artisti che vivono nei
reciproci territori. In seguito, sarà la memoria consapevole di tutti coloro che producono oggetti artistici, che sarà
costretta a confrontarsi con le proprie motivazioni e le reciproche ragioni. Lentamente si passerà dal vivere casuale
tra le terre e i popoli mediterranei, al subirne l’influsso,
al farne fonti di ispirazione, fino a far parte della cultura
mediterranea.
Questa frequentazione mi fa scorgere un disegno che
va da Stoccolma alla Sicilia, a Parigi, a Buenos Aires, a Rio
de Janeiro.
Un importante fattore di unità del Mediterraneo come
dell’Europa sono le strade tracciate dai viandanti e dai pellegrini. Il viandante non sembra mai del tutto fuori dalla
portata del prossimo campanile. Un altro fattore sintomatico dell’identità riguarda i nomi delle strade e delle piazze.
In Europa le strade e le piazze sono intitolate ai grandi uomini del passato. È fondamentale il peso della storia sugli
uomini europei. Città e paesi europei sono luoghi della
memoria, che anche oggi non rinunciano ad intitolare
strade e piazze ai loro cittadini illustri. Da questo fattore di
unità il discorso diviene più complesso, perché accade talora che questi luoghi della memoria abbiano un lato oscuro.

Introduzione
In una città francese la lapide che celebra Lamartine, il più
idillico dei poeti, fronteggia un’iscrizione, dall’altro lato
della strada, che ricorda le torture e il sacrificio di alcuni
membri della Resistenza del . L’Europa è il luogo in
cui il giardino di Goethe quasi confina con Buchenwald, in
cui la casa di Corneille s’affaccia sulla piazza del mercato
dove Giovanna d’Arco venne orribilmente messa a morte.
Troviamo ovunque memoriali dell’omicidio individuale e
collettivo. Un ulteriore fattore di unità è la doppia eredità
di Atene e Gerusalemme. Il rapporto tra grecità ed ebraismo, e quindi cristianesimo, è stato difficile e il contrasto
ha prodotto anche aporie sociali.
Mentre andavo elencando i connotati dell’America Latina larga dentro l’Europa, mi accorgo del piacevole luogo
dove stiamo sorseggiando un buon caffè Illy. Mi è venuto
di immaginare un mondo ideale che innanzitutto è come un caffè pieno di gente e di parole, in cui si scrivono
versi, si cospira, si filosofeggia e si pratica la conversazione civile. Purtroppo sorge il tormento provocato dal
sopravvivere dell’odio etnico, lo sciovinismo nazionalista,
i regionalismi sfrenati e la resurrezione, a volte dissimulata,
a volte esplicita, dell’antisemitismo, ma anche, e soprattutto, dall’omologazione culturale verso il basso derivante
dalla globalizzazione, che sta cancellando la grande varietà
linguistica e culturale che era il patrimonio migliore del
vecchio continente.
Quale futuro? Occorre levare alta la protesta contro la
banalità e la volgarità dei prodotti culturali di consumo:
«Non è la censura politica che uccide [la cultura]: sono il
dispotismo del mercato di massa, le ricompense di una
fame commercializzata».
In questo libretto chi scrive non intende offrire un esame della situazione socio-politica dei paesi del continente
Introduzione

latino americano all’inizio del nuovo millennio. La sua ambizione è modesta e ne ha piena consapevolezza. Tiene a
sottolinearlo. Qui vengono presentate annotazioni di viaggio su alcuni paesi indagati durante alcuni eventi festivi,
si presentano risultati di incontri con alcune personalità
del mondo cattolico, si riferisce di soggiorni, di riflessioni,
di esperienze personali. L’autore è convinto che viaggiare
è entrare nella storia di un paese e rimanere affascinati
dall’opera dell’uomo, è sentirsi cittadini del mondo.
A lungo l’America Latina viene associata al mondo magico dell’Eldorado, un luogo dove taluno pensa di potersi
porre alla ricerca di oro e/o di fortunate avventure oppure,
comunque, una terra della diversità e dell’estraneità rispetto a questo mondo europeo. Non è un caso che ancora
nei primi anni sessanta il grande romanzo di Rulfo Pedro
Páramo sia considerato privo di qualsiasi originalità. Veniva
letto esclusivamente come un testo circoscrivibile all’interno del romanzo messicano. Peraltro ancora qualche anno
dopo, negli anni settanta, la Colombia di Cien años de soledad di Marquez era ancora un paese che la maggior parte
delle persone colte nel mondo sviluppato faceva fatica a
trovare su un atlante. Era inevitabile che dieci anni prima
quella descrizione così cupa della condizione dei contadini messicani, nelle pagine di Pedro Páramo apparisse, nella
sua abnorme tragicità, una caricatura. Peraltro, prima della
rivoluzione cubana, l’universo latino americano non era
altro per noi europei che una mappa confusa dai confini
sfuocati, estranea ai nostri orizzonti di conoscenza. Dopo gli anni settanta, con il processo di globalizzazione che
avrebbe consentito anche lo sviluppo di un vero e proprio
turismo tropicale di massa, si è verificato un grande avvicinanamento anche di quei luoghi lontani, all’interno di
un villaggio sempre più ravvicinato. L’assegnazione del

Nel Mediterraneo largo
premio Nobel ad Asturias nel  contribuì ad allargare
l’attenzione verso culture del terzo mondo, accentuando
il rifiuto dell’etnocentrismo e la lotta contro la discriminazione razziale. In questo sfondo svolgerà un significativo
ruolo il Concilio Vaticano II ed in particolare il Sinodo di
Medellin con la proclamazione della teologia della liberazione e la riemergenza del mondo degli esclusi e di nuove
tematiche sulle classi subalterne. Sul finire del Novecento, il
continente latino americano, pertanto, anche sulla scia delle opere di un Borges, di un Garcia Marquez, di un Neruda
— che evocano aspetti di una trama comune di costume —
sembra prendere coscienza di quanto scrive Luis Cardoza
y Aragón, che con molta efficacia osserva: «Descubri a mia
tierra en Europa. Viaje miles de kilometros a fin de intuir
quien era» (El rio. Novelas de caballeria, Mexico, FCE, ).
In un tempo in cui l’Europa sta ricercando la sua identità,
dopo il crollo del muro di Berlino e in seguito ai sussulti nei
paesi arabi, ritengo fondamentale non perdere di vista la
connessione con la sponda mediterranea latino americana,
ravvivata dal cielito lindo e dalla forza delle passioni come
evocano i mariachi di Piazza Garibaldi di Città di Messico.
Mi fa pensare quanto scrive Carlos Fuentes in Tiempo
mexicano (, p. ):
En la vida popular mexicana, en sus actos definitivos de amor y
muerte, de pasión y revolución, de arte y celebración, los contrarios se encuentran y el deseo no es sino el reconocimiento
de una extrañeza previa a la reunión y quizás, condición necesaria de esa reunión: la muerte será la vida, la revolución será
una fiesta, la pasión será un arte, el espíritu será materia, el
accidente será esencia, el cuerpo será alma, Tú serás Yo.
P.S. Grazie ad A.M. Franchi per la correzione delle
bozze.
Capitolo I
¡Que viva Arguedas!
Il Señor de los Milagros.
Fra Lima, Cusco, Iquitos
Sono tanti i modi di viaggiare, ma
l’importante è sentirsi vivi!
.. In Perù
Ottobre . L’ ottobre , dopo tentennamenti e incertezze, nella tarda mattinata parto da Firenze. Il treno
mi porta a Lussemburgo, all’aeroporto, da dove alle .
mi imbarco sull’aereo diretto a Lima. È previsto un breve scalo a Dublino. L’arrivo in Perù dovrebbe essere il 
alle ore .. La notte è lunga, poi arriva un giorno luminoso senza fine. Mi impressiona il paesaggio sottostante.
Difficile decifrarlo. Poi un imprevisto. Viene annunciato
che l’aereo fa scalo a Quito. I tempi previsti del volo sono
cancellati. Ripartiremo solo all’indomani. Sarò ospite della
compagnia aerea in un bell’albergo della capitale ecuado

Nel Mediterraneo largo
riana. Decido di fare una visita ricognitiva, al di là delle
previsioni, alla città. . . Quito è situata a . m. sul livello
del mare, all’interno di uno scenario di vallate andine e
fiancheggiata da maestose montagne. Malgrado si trovi a
soli  chilometri a sud dell’Equatore, gode di un meraviglioso clima primaverile. Quito, una delle più ricche e
belle città dell’Impero Inca, possiede una storia colorita.
Conquistata dagli Spagnoli nel , è una delle capitali più
antiche del Sud America. Il sorprendente centro storico,
con i suoi gloriosi palazzi, è stato dichiarato dall’UNESCO
Patrimonio Culturale dell’Umanità. Forti sono le emozioni di trovarsi in un grand hotel con servizio accuratissimo,
con un personale in costume andino. Quanto durerà il
viaggio? All’indomani mi informano che si riparte per Lima con una breve sosta a Guayaquil, un’altra bella città
dell’Ecuador. Senza volerlo sto facendo il giro del paese. È
impressionante il volo sulla cordigliera delle Ande. L’arrivo a Lima è indicato per le . del , due giorni dopo
rispetto al previsto.
A Lima mi attende un amico, G.B. Sceso dall’aereo,
sono come assediato da una vera orda di ragazzi che
mi gridano insistentemente, con la mano tesa: «Señor,
money!».
Mi imbarazza non poco la situazione. L’amico mi sprona a non indugiare e con un taxi ci mettiamo in cammino
per Lima centro, esattamente per Miraflores, un bel quartiere della città. L’amico mi invita a sostare presso di lui
nel periodo limegno.
Mi aspetta un intenso programma. Dal  ottobre fino
ai primi di novembre dovrò tenere un ciclo di lezioni su
La questione della religione popolare in un tempo di secolarizzazione. L’apporto di Gramsci, oggi. Lo dovrò svolgere presso
il Dipartimento di Antropologia dell’università cattolica.
. ¡Que viva Arguedas! Il Señor de los Milagros

Poi, dopo il , dovrò seguire i festeggiamenti per il Señor
de los Milagros.
Cerco di orientarmi, ma sono preoccupato perché non
conosco una parola di spagnolo. L’amico mi rassicura:
«Non ti agitare! Troverai il modo di poter comunicare. . . ».
Conservo ancora copia del programma particolareggiato stampato in leggera carta riso. Nei primi giorni dopo
l’arrivo, faccio una pausa; posso così incontrare alcuni professori all’Università cattolica, in particolare Silvio Ortiz,
Jean Ossio e Manuel Marzal, dell’istituto di antropologia.
Lima mi appare una città scombinata. Il disordine architettonico prevale ovunque: grattacieli magnifici convivono
con casupole sgangherate. I locali dell’ateneo sono piacevoli, ordinati, luminosi, situati all’interno di un giardino con
piante in fiore. Vicino, si trova l’ateneo nazionale S. Marco:
a differenza, pare uscito da un bombardamento aereo. È
devastato in seguito alla contestazione universitaria.
Di fronte, all’ingresso, c’è un’esposizione di libri di seconda mano distesi in terra: sono tutti testi di propaganda
addirittura provenienti dall’URSS. L’occhio mi cade su dei
libri con gli scritti del leader nord coreano Kim Il Sung.
Rimango stordito. Di Gramsci neppure un rigo. Questo
è un saggio della cultura comunista in America Latina,
pedissequamente succube dell’URSS?
Il , in mattinata, inizio le lezioni. Mi presenta in modo
gentile S. Ortiz. Lo scoprirò un grande studioso di Arguedas. L’incontro con lui è occasione per rimediare a una
mia conoscenza limitata della letteratura latino americana.
A poco a poco scopro in modo particolare José María Arguedas, che scrisse romanzi molto aderenti alla realtà; la
crudeltà dei fatti descritti è mitigata dal lirismo dello stile,
in parte derivante dall’uso di parole indigene e dal ritmo
di queste lingue. L’autore si appoggia su miti popolari e

Nel Mediterraneo largo
usa espressioni quechua, cercando, nel suo primo romanzo
Agua del , persino di inventare uno spagnolo sulla base
grammaticale di questa lingua. Yawar fiesta, del , è il
più rappresentativo dei romanzi indigenisti e di protesta
sociale, ma nei suoi romanzi successivi Rios profundos del
 e Todas las sangres, del , i personaggi cercano di
equilibrare i due mondi, le due culture che hanno dentro.
Il mio ciclo di lezioni seguirà il seguente ordine: a) Il
fattore religioso e la secolarizzazione; b) Il cattolicesimo
italiano e la questione della presenza del Papato a Roma; c)
Gramsci nel contesto politico culturale dell’Italia prefascista; d) Folclore, cultura popolare come visione del mondo;
e) Il fascismo come reazione alla richiesta di mutamento
sociale; f ) Religione popolare e Chiesa cattolica, in Italia.
Le lezioni sono tenute in italiano, sono seguite con interesse da alcune decine di studenti. Largo spazio è riservato
alla discussione. Tutti possono intervenire parlando spagnolo. Scorgo nell’aula anche persone di una certa età che
intervengono con quesiti mirati. Molti di loro sono professori che in modo anonimo si sono uniti agli studenti. Fra
questi rintraccio Diego Irarrázaval, un dignitoso studioso
cileno, al momento esule in Perù, dopo l’avvento al potere
del dittatore Pinochet. Avrò modo nei giorni successivi
di invitarlo e di stare con lui a pranzo. Allora abitava a
Chimbote, una località distante da Lima cui ha dedicato
un importante libro. Una sera, prima di partire, l’accompagno al bus che lo porta a casa. Ricordo quella sera mentre
si imbarca su un bus affollato. Ho atteso che partisse. Mi
fece impressione vederlo scomparire, quasi entrasse in una
lunga notte. Da allora, purtroppo, non l’ho più potuto
incontrare.
Nei giorni successivi mi viene a trovare anche un esponente della Curia di Lima. È originario della Spagna. Con
. ¡Que viva Arguedas! Il Señor de los Milagros

lui ho modo di parlare a lungo della situazione del cattolicesimo in Perù. Il discorso si sofferma sull’allora recente
viaggio di Giovanni Paolo II a Lima. Mi confida: «Alla fine
di tutto questo viaggiare il papa si accorgerà del “fracasso”
che è andato producendo. Mi creda, ormai ho perso ogni
illusione, sono vicino alla pensione, conto di tornare nelle
mie Asturie da dove sono partito trent’anni fa».
Malgrado le difficoltà linguistiche, l’esperienza alla Cattolica ha un discreto successo.
Nel frattempo vo scoprendo la città. A Lima, nei negozi
e nei mercati, si acquistano manufatti di ottima qualità
creati secondo la tradizione locale da abili artigiani, mi
posso aggiornare sulle collezioni di stilisti emergenti o ammirare l’incredibile offerta e varietà di oggetti hand made.
Il Perù vanta una lunga e pregiatissima tradizione tessile e
artigianale, dall’alpaca al cotone, dalla ceramica al legno,
dall’argento alla filigrana, senza contare la qualità delle
materie prime e l’abilità degli artigiani locali, davvero notevoli. Varietà, colore, e soprattutto secoli di storia, sono i
segni particolari che distinguono l’industria tessile peruviana, che raggiunse l’apice durante l’Impero Inca, quando
venivano realizzati tele e indumenti in lana di lama, alpaca,
vigogna. Le tecniche si sono affinate e lo stile si è adeguato
al gusto moderno, ma la qualità delle materie prime resta
sempre molto alta, fibre naturali eccellenti, come il cotone
Pima, uno dei migliori cotoni del mondo per brillantezza,
sofficità e filatura uniforme, e la fibra di alpaca, da cui si
ottiene una tra le lane più pregiate, leggera e di grande efficacia termica. La bellezza dei lavori artigianali nel Perù si
manifesta, per esempio, nell’armonia dei disegni geometrici nei tessuti, nella minuziosa rappresentazione della vita
di campagna, nei mates burilados (contenitori per le spezie
realizzati con zucche lavorate), nella mescolanza culturale

Nel Mediterraneo largo
e nei colori dei retablos (pale d’altare). Senza dimenticare
il finissimo intaglio delle pietre di Huamanga, la bellezza
degli oggetti d’oro e d’argento e le ceramiche in terracotta
con motivi decorativi.
Nel frattempo Lima, presa da fervore popolare e religioso, si veste di viola per venerare il Señor de los Milagros.
.. Il Señor de los Milagros
Il culto del Signore dei Miracoli risale al secolo XVII, all’epoca in cui gli spagnoli occupanti relegavano gli Indios e i
Neri alla periferia di Lima. In uno dei quartieri periferici,
Pachacamilla, una confraternita di angolani si riuniva e teneva i suoi incontri in una casa che aveva una storia strana:
durante il terremoto del novembre , tutti i suoi muri
erano crollati, tranne uno, quello su cui uno schiavo aveva
dipinto un Cristo Nero crocifisso. Sembra che in questo
stesso punto più avanti venissero miracolosamente guarite
molte persone. Da qui nacque la venerazione popolare e
fu deciso di edificare una cappella. Qualche anno più tardi,
nell’ottobre del , un maremoto devastò una parte del
Callao (zona portuale di Lima) e di Lima, tra cui la Cappella del Cristo Nero, risparmiando per la seconda volta
l’affresco del Cristo. Fu a quel punto che venne deciso
di dipingerne una copia, da portare in processione per le
strade di Lima tutti i  e  di ottobre. Ma perché il viola?
Alla stessa epoca, una giovane ecuadoriana sognava di
diventare suora, ma i suoi genitori l’obbligarono a sposarsi. Si installò al Callao dove, dopo la morte prematura del
marito, riuscì a fondare l’ordine delle Nazarene. L’abito
di quest’ordine era viola. Quando,  anni dopo, l’Istituto Nazareno fu demolito dalle autorità in conformità alle
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Saggistica Aracne 257