SUPPLEMENTO A «IL GIORNALE DELL’ARTE» N. 323 SETTEMBRE 2012
La magnifica sala del Teatro Comunale di Modena progettato nel 1838 dall’architetto di corte Francesco Vandelli. Inaugurato il 2 ottobre del 1841, il Teatro è stato intitolato al grande tenore modenese Luciano Pavarotti nell’ottobre del 2007
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Vederein
N. 1 SETTEMBRE-OTTOBRE 2012
UMBERTO ALLEMANDI & C.
ILGIORNALE DELL’ARTE
Emilia
TUTTA L’ARTE DA VEDERE IN SETTEMBRE-OTTOBRE
Tappeto rosso
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A cosa serve la letteratura?
A vivere altre vite, una sola non ci basta
Vederein
Società editrice
Umberto Allemandi & C. spa,
via Mancini 8, 10131 Torino,
tel. 011.8199111
fax 011.8193090
[email protected]
Ha insegnato in diverse Università italiane e straniere, poi l’archeologo
Valerio Massimo Manfredi ha deciso di dedicarsi alla narrativa
e ha scritto best-seller internazionali. La TV lo ha reso una star
Direttore responsabile
Umberto Allemandi
Vicedirettore
Franco Fanelli
alerio Massimo Manfredi, dopo essersi laureato in Lettere Classiche all’Università di Bologna si è specializzato in
Topografia del mondo antico all’Università Cattolica del
Sacro Cuore di Milano, dove ha poi insegnato dal 1980 al 1986.
Successivamente ha continuato la carriera accademica a Venezia, alla Loyola University di Chicago, all’École Pratique des
Hautes Études della Sorbona di Parigi e alla Bocconi di Milano. Attualmente svolge attività di visiting professor a Oxford,
Cambridge, Canberra e in altri atenei. Tra gli anni Settanta e
Ottanta ha progettato e condotto le spedizioni «Anabasi» per
la ricostruzione sul campo dell’itinerario della ritirata dei Diecimila, oltre a campagne di scavo a Lavinium, Forum Gallorum,
Forte Urbano in Italia, e a Tucume (Perù), Har Karkom nel deserto del Neghev (Israele), in Anatolia orientale. Ha pubblicato numerosi articoli, saggi accademici e romanzi di cui ha venduto oltre otto milioni di copie. È autore anche di soggetti e
sceneggiature per il cinema e la televisione: su La7 ha condotto «Stargate, linea di confine» e presto condurrà «Impero».
L’ultimo libro pubblicato è «Otel Bruni» del 2011, edito da
Mondadori.
V
È collezionista?
Raccolgo libri antichi e ho alcune cinquecentine, tra cui una
dello storico giudeo Flavio Giuseppe: gli amici sanno che se mi
fanno regali di questo tipo non sbagliano di certo. Inoltre mi
occupo di modellistica e ora insieme a due artigiani sto costruendo una Triera greca lunga novanta centimetri, il modello di una nave a due alberi potente nel V secolo a.C. che poteva arrivare ad avere un equipaggio di 300 uomini.
E si occupa di arte?
Visito molti musei di arte contemporanea e apprezzo autori come Mimmo Paladino e Arnaldo Pomodoro di cui ho visto di recente il «Carapace» realizzato alla cantina Lunelli dello spumante Ferrari. È impressionante, pare una colata lavica, una
caverna o una base spaziale tra i colli umbri. Ho molti amici
che sono anche grandi collezionisti, come Gaetano Maccaferri e Stefano Borghi. Penso che l’arte non possa rinunciare alla dimensione estetica, anche mia figlia è di questo parere. Ma
non ho pregiudizi, ci può essere estetica anche nell’arte concettuale. Quel che credo è però che se non colpisce la percezione dell’uomo l’opera d’arte non è tale. Come nelle ambientazioni narrative: l’arte deve darci la possibilità di vivere e percepire ciò che non siamo e non facciamo. In un convegno di
chirurghi ho fatto notare che «ars» ha la stessa radice di «articolazione» e in più sono convinto si presenti proprio come gli
astri, con una ciclicità non misurabile. Un paradosso da archeologo: tra 2mila anni trovando un pennello intriso di vernice non si saprà se era nella bottega di un imbianchino o se si
trattava di un multiplo di Arman.
Sua figlia è artista?
Giulia ha 27 anni e si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di
Bologna prima di specializzarsi a Berlino; ha esposto al Museo
della Musica nel corso dell’ultima Artefiera, poi a Barcellona e
ora ha varie proposte. Sono contento per mia figlia perché la
competizione nel suo campo è enorme, mentre la mia generazione aveva molte più opportunità. Mio figlio invece ha intrapreso una carriera accademica da storico contemporaneo.
Come organizza la sua giornata?
Tendo a concentrare tutti gli impegni in modo da avere il tempo di scrivere: mi può capitare di fare anche mille chilometri
al giorno. È indispensabile una grande disciplina alla quale deve adattarsi anche la creatività. Il tre settembre ho consegnato l’ultimo libro, «Il mio nome è nessuno» che l’editore Mondadori pubblicherà in ottobre: è il primo di due volumi dedica-
è una testata edita
dalla Società editrice
Umberto Allemandi & C.
nell’ambito della linea di periodici
«Vedere a...»
Curatori
Stefano Luppi (S. L.)
Sandro Parmiggiani (S. P.)
Coordinamento in redazione
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in Emilia Romagna, Marche,
Abruzzo, Umbria
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Stampa
Nuova Satiz, Moncalieri (To)
Sommario
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Archeologo e scrittore: che cosa deve alla televisione?
Chiariamo i ruoli: io sono un archeologo a tutti gli effetti e non
un divulgatore, il quale non è un professionista della materia
che tratta. Io faccio discorsi rigorosi, dunque diffusione culturale ad alto livello, in qualunque sede, attraverso libri, saggi, televisione e riviste. Credo di fare intorno alla storia e all’archeologia discorsi non noiosi, supportati tra l’altro da ottimi ascolti le poche volte che appaio in televisione, tanto che
per «Stargate» abbiamo avuto i complimenti della Società italiana di Filosofia per la puntata su Giordano Bruno e Galileo
Galilei.
Quanto entra l’antichità nei suoi libri?
I libri ambientati nel passato rappresentano solo la metà della
mia produzione. Dei miei volumi a carattere storico Mondadori
sta ripubblicando alcune serie che riscuotono di nuovo successo. Vero è che le conoscenze dell’antichità consentono a chi
scrive narrativa di creare ambientazioni realistiche anche per
trame ambientate nel Terzo Millennio. Del resto, essendo la nostra mente maggiore della nostra vita, come racconta anche il
film «Blade Runner», è un’esigenza dell’uomo vivere altre vite
e altri tempi. È una necessità, come dimostra il fatto che prima
nasce l’epica, che è una forma di narrazione fondamentale per
l’uomo e presente in tutte le culture umane, poi via via il teatro, la poesia, la narrazione in età ellenica fino al cinema e alla tv tra Ottocento e Novecento.
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ILGIORNALE DELL’ARTE
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Il sisma in Emilia
Le mostre dei Musei di Bologna
Street Art, graffiti in città
L’Archivio Zeri
II edizione di «Accademie
eventuali»
Bottarelli alla Fondazione
del Monte
Giovanna Pesci per «Artelibro»
Le mostre della Galleria Testoni
Arte+ di Tiziana Sassòli
Matta della Galleria Maggiore
«Immagina Arte», la fiera
di Reggio Emilia
Fluxus a Palazzo Magnani
«In viaggio con Matilde
di Canossa»
La raccolta d’arte del gruppo
CCPL
Marco Ferri alla Bonioni Arte
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La Galleria Zamboni
Marca-Relli alla Niccoli
Le Assicurazioni Generali
di Reggio Emilia
Studio Bibliografico Le Muse
La Galleria Centro Steccata
I Musei Civici di Reggio Emilia
Le mostre delle gallerie
reggiane
Sutherland alla Fondazione
Magnani
Edward Weston a «Fondazione
Fotografia»
Il Museo Casa Enzo Ferrari
Il Teatro Pavarotti di Modena
XII Festival Filosofia
Le mostre dei Musei di Ferrara
La Biffi Arte di Piacenza
Sebastiano Ricci e i «Fasti
Farnesiani»
IL GIORNALE NON RISPONDE DELL’AUTENTICITÀ DELLE ATTRIBUZIONI DELLE OPERE RIPRODOTTE, IN PARTICOLARE DEL CONTENUTO DELLE INSERZIONI PUBBLICITARIE. LE OPINIONI
ESPRESSE NEGLI ARTICOLI FIRMATI E LE DICHIARAZIONI RIFERITE DAL GIORNALE IMPEGNANO ESCLUSIVAMENTE I RISPETTIVI AUTORI. SI CONSIGLIA DI VERIFICARE TELEFONICAMENTE
GLI ORARI DELLE MANIFESTAZIONI.
www.allemandi.com
Lo scrittore Valerio Massimo Manfredi
ti all’indovino Tiresia, una figura della mitologia greca che viene citata da Ovidio nelle «Metamorfosi», da Stazio nella «Tebaide», nell’«Odissea» di Omero e da Dante Alighieri nella «Divina Commedia».
Lei è emiliano, come ha vissuto il terremoto?
Vivo a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, e anche se
la mia casa non è vicinissima ai paesi colpiti, c’è stato un grande spavento. Ho visto le devastazioni con grande pena e con il
mio Comune abbiamo organizzato tre camion di materiali uti-
li per i terremotati. Ho partecipato a un libro collettivo, che sarà pubblicato da Mondadori, i cui proventi sono destinati alle
popolazioni colpite.
Una curiosità: lei ha un nome da imperatore romano.
Mia madre era incerta tra questi due nomi che sono entrambi
«ufficiali»; per i libri di narrativa mi firmo Valerio Massimo Manfredi mentre per i saggi scientifici mi firmo Valerio Manfredi.
Stefano Luppi
Quella tazza di quattromila anni fa
A pochi mesi dall’eccezionale scoperta, le mummie di Roccapelago sono protagoniste di una mostra allestita nel luogo del ritrovamento. L’altra recente e notevole scoperta è
la tazza aurea di Montecchio Emilia, un tesoro principesco
di 3800 anni fa
Grazie alla continua opera di scavo e successiva valorizzazione di quanto ritrovato da parte della Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna, diretta da Filippo Maria
Gambari, il territorio emiliano dota i suoi musei di nuovi,
importanti, ritrovamenti antichi. È il caso di centinaia di resti inumati risalenti al XVI-XVIII secolo ritrovati a Roccapelago di Pievepelago (Modena), e lì di nuovo esposte dallo La preziosa e rara tazza d’oro quasi purissimo risalente all’antica età del Bronzo (XVIII-XVII secolo a.C.), un
scorso luglio, e di una tazza d’oro da mezzo chilo, ritrova- eccezionale ritrovamento a Montecchio Emilia nel Reggiano, e una delle mummie ritrovate a Roccapelago in
ta in uno scavo a Montecchio (Reggio Emilia) risalente al- provincia di Modena
l’antica età del Bronzo (XVIII-XVII secolo a.C.), che dopo gli
studi andrà probabilmente al Museo Archeologico Nazionale di Parma printendenza bolognese, con controllo sull’intera Emilia, negli ultimi menella sezione dedicata alla Preistoria e Protostoria del territorio emilia- si ha anche annunciato il ritrovamento di una tazza del XVIII-XVII secono. Le mummie di Roccapelago sono, a 18 mesi dalla scoperta presso lo a.C., un oggetto in oro quasi purissimo pesante circa mezzo chilola chiesa della Conversione di San Paolo, le protagoniste della rasse- grammo alto poco più di 12 cm, in lamina spessa circa un millimetro e
gna «Le Mummie di Roccapelago: vita e morte di una piccola comuni- mezzo con un delizioso manichetto e rare tracce di argento e stagno.
tà dell’Appennino modenese» che racconta attraverso i resti degli an- La tazza ha solo tre possibili confronti nel mondo, e nessuno in Italia:
tichi abitanti usi, costumi, religiosità, abitudini e malattie di una collet- «Questo oggetto al di là della straordinaria preziosità è destinato a camtività di contadini di montagna. L’appuntamento si protrae sino al 14 biare radicalmente alcune idee consolidate sui commerci e sugli scamottobre ed è a cura di Giorgio Gruppioni e Donato Labate: espone 13 bi nell’Europa di quasi quattro millenni fa. Stiamo verificando alcuni dadelle 60 mummie ritrovate di persone sepolte dalla metà del Cinque- ti d’archivio che potrebbero collegarla ad altri 13 oggetti d’oro, appacento alla fine del Settecento che, un fortunato mix di ventilazione e rentemente dell’età del Bronzo, rinvenuti a Montecchio Emilia il 18 genclima asciutto, ha conservato fino ad oggi. Insieme ad esse lungo il per- naio 1782, sempre durante un’aratura: purtroppo i reperti furono poi
corso anche una serie di reperti, tra cui una rara lettera, rinvenuti nel- fusi e di essi ci restano solo le fantasiose descrizioni dell’epoca».
lo scavo che raccontano la vita della piccola comunità montana di 40- S. L.
50 individui vissuti a oltre mille metri di altitudine. Attraverso gli studi
svolti dal Laboratorio di Antropologia del Dipartimento di Storie e Me- Le Mummie di Roccapelago: vita e morte di una piccola comunità dell’Appentodi per la Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna nino modenese, fino al 14 ottobre
(sede di Ravenna) che sono stati fatti su tessuti, calze, scarpe, oltre Museo e Chiesa di Roccapelago, Modena, tel. 053 671890 e 3293814897,
che sui capelli e altre parti corporee, è possibile oggi conoscere molti www.archeobologna.beniculturali.it
particolari della storia antropologica e bioculturale della zona. La So- Orario: settembre, tutti i giorni 16-19; ottobre, sab 15-18 e dom 10,30-12,30 e 15-18
Vedere
in
Emilia
Capannoni, scuole e monumenti: l’Emilia non perde tempo
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e ricostruisce
Il terremoto dello scorso maggio ha inferto un colpo durissimo al territorio che produce ogni anno tra l’1% e il 2%
del Pil nazionale con le sue industrie. Nella sola Emilia vi sono state oltre 1.335 segnalazioni di danni a beni mobili
e immobili tutelati
H
anno fatto il giro del
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mondo le immagini delle vittime e dei danni
provocati dal devastante terremoto emiliano e lombardo,
partito con la scossa di 5,9
gradi Richter che all’alba di
domenica 20 maggio ha sfregiato vari comuni delle province di Modena, Ferrara,
Mantova sino a toccare i territori limitrofi a Bologna e
Rovigo, quest’ultimo in Veneto. Seguirono poi scosse quasi
altrettanto forti il 29 maggio e
il 3 giugno seguenti che contribuirono ancora di più a fare
crollare o lesionare centinaia di
capannoni, chiese, campanili e
torri civiche oltre a provocare
la morte di 27 persone in totale. Ma quelle popolazioni hanno più volte mandato a tutti un
messaggio di speranza, dicen3
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do di avere la forza, se aiutati
da donazioni e dallo Stato, di rialzarsi e riportare attivo un luogo che forniva ogni anno tra
l’1% e il 2% del Pil nazionale
con le sue industrie. Anche il
patrimonio culturale in quelle aree è particolarmente diffuso e avrà bisogno di anni di
lavoro per riacquistare una
fisionomia che però non lo ri5
porterà a essere come prima
visti appunto i numerosi crolli avvenuti e gli abbattimenti
controllati che purtroppo devono essere fatti insieme a
tante occasioni di messa in sicurezza e restauro dei monumenti. Oltre all’emergenza capannoni industriali e patrimo- Alcune immagini dei danni in Emilia provocati dal sisma: nel Reggiano (1) la parrocchiale
nio culturale la gestione post- di Brugneto di Reggiolo transennata e (2) la chiesa di Reggiolo con la volta crollata;
terremoto ha richiesto in que- nel Ferrarese a Mirabello è crollata (3) la parte alta della chiesa, mentre a Poggio Renatico
sti mesi la messa in sicurezza è stato abbattuto (4) il campanile pericolante della chiesa di San Michele Arcangelo
del patrimonio edilizio scola- e nel capoluogo (5) gli affreschi del Castello Estense sono stati tamponati con carta
stico: in poche settimane 16mi- giapponese; nel modenese uno dei comuni più colpiti è stato San Possidonio: nella foto
la studenti delle aree colpite ri- (6) la chiesa
torneranno sui banchi di scuola in nuove sedi, in sedi messe totalmente in sicurezza cui solo ti ricoverati almeno 500 beni tra dipinti, sculture, arredi liin pochi casi si aggiunge la permanenza in container provviso- turgici, paramenti e crocifissi. Ci sono problemi dappertutto,
ri. La Regione emiliana ha approntato un bando europeo di 70 anche nelle città capoluogo. A Modena, ad esempio, continuagare per affrontare la fase transitoria in attesa dei ripristini e del- no a essere chiuse la chiesa seicentesca di San Biagio e il Palazle ricostruzioni. Inoltre l’ente regionale, attraverso tre ordinan- zo dei Musei che contiene la statale Galleria Estense, mentre nei
ze del commissario Vasco Errani, presidente della Regione 14 comuni del Modenese al centro del «cratere» del sisma sono
Emilia Romagna, ha dato il via alla pubblicazione del bando inagibili o crollate almeno in parte tutte le chiese, come ad esemdi gara europeo per la progettazione e realizzazione di 28 strut- pio il grande Duomo di Carpi progettato da Baldassarre Peruzture provvisorie con un finanziamento generale di 56 milioni e zi nel 1514. Anche nel Reggiano la situazione è difficile, per l’i420 mila euro. Il governo, con il decreto 74/2012 poi conver- nagibilità di almeno 30 chiese nei vari paesi, ma ci sono anche
tito in legge, per gli interventi urgenti in favore delle popo- messe in sicurezza, della facciata della chiesa di Villarotta di
lazioni ha destinato in tre anni 2,5 miliardi di euro di cui il Luzzara, del campanile di Codisotto di Luzzara, della parroc95% all’Emilia Romagna e il resto a Lombardia (4%) e Ve- chiale di Brugneto di Reggiolo, di quella di San Giorgio a Luzneto (1%). Ma ci sono anche altri finanziamenti perché se- zara e del campanile settecentesco della parrocchiale di Reggiocondo una stima i danni assommerebbero a 4-5 miliardi di lo. Altre buone notizie sono il salvataggio a Pieve di Cento
euro e tra questi quelli al patrimonio, per i quali la legge ap- (Bologna) dei dipinti di Guido Reni e Guercino, mentre a Fiprovata nell’estate destina 5 milioni di euro alla Direzione nale Emilia (Modena) è stato messo in salvo il Trittico cinRegionale dell’Emilia Romagna da destinarsi a puntella- quecentesco firmato da Bernardino Loschi e a Bomporto
menti e progetti di restauro.
(Modena) le statue della Crocifissione di Antonio Begarelli.
Il Mibac ha infine scelto il Palazzo Ducale di Sassuolo (ModeI danni più rilevanti
na) come sede della «Unità depositi temporanei e laboratorio di
Impossibile pubblicare qui un elenco completo dei danni nei va- pronto intervento sui beni mobili».
ri centri colpiti (cfr. «Il Giornale dell’Arte» n. 322, luglio-agosto 2012, p. 4), basti pensare che nella sola Emilia vi sono sta- Le iniziative del Fondo Ambiente Italiano
te oltre 1.335 segnalazioni di danni a beni mobili e immobi- Anche il Fai si è attivato per fare ripartire le città emiliane e lomli tutelati. Si tratta di 239 immobili di proprietà pubblica, barde colpite dal sisma dello scorso maggio. «Il nostro tangibi382 di appartenenza diocesana, 90 di proprietà privata e 25 le aiuto è stato immediato, spiega il vicepresidente Marco Maarchivi comunali e statali individuati dopo 332 sopralluoghi gnifico, ma dove intervenire visti i tanti problemi? Abbiamo sudei funzionari del Mibac. L’intervento del Mibac ha riguar- bito deciso per un monumento storico con funzioni anche cividato anche il contenuto degli edifici storici: finora sono sta- li, come il Palazzo municipale di Finale Emilia perché è dalla
tolda di comando della nave che può ripartire l’intera comunità». Tra i tanti luoghi feriti dalle scosse di terremoto il Fai
ha dunque deciso di intervenire a Finale, il paese in cui dalle 4,03 del 20 maggio 2012, una scossa terribile seguita da altre
centinaia, ha sconvolto la vita quotidiana di migliaia di persone. A Finale il campanile del Municipio, il Duomo, la Torre dell’Orologio, il Mastio dell’imponente Rocca Estense quattrocentesca, le abitazioni, l’industria di zona hanno subito un colpo duro. In particolare il Fai si dedicherà al Municipio, nobile edificio settecentesco sovrastato, prima del terremoto, da un
piccolo campanile che scandiva la vita della cittadina. Il Fai,
come fece nel 2009 a L’Aquila con il restauro della Fontana delle 99 Cannelle, realizzerà il progetto con la collaborazione dell’Ufficio Tecnico comunale e della Direzione Regionale per i
Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia. «Parlando con la
gente di Finale, termina Magnifico, non ho mai percepito un
senso di dramma, ma una positiva energia che nasce dalla voglia di ricostruire immediatamente». Il sindaco di Finale, Fernando Ferioli, ha dichiarato: «sapere che il Fai e i suoi iscritti hanno “adottato” il nostro simbolo è per noi motivo di forza, orgoglio e speranza. Immaginare il giorno in cui le campane dell’orologio torneranno a suonare e potremo liberare la nostra piazza e le nostre anime da questa ferita tremenda, ci dà la
certezza del futuro».
S. L.
Per informazioni: Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna, Strada Maggiore 80, Bologna, tel. 051
4298211, www.emiliaromagna.beniculturali.it; Fai, www.fondoambiente.it, tel.
02 467615259
Vedere
a
Bologna
Un autunno fitto di appuntamenti: arte e editoria artistica,
5
antico e moderno da collezioni private e musei
Dai quattrocenteschi Corali benedettini alla settecentesca arte tipografica di Colle Ameno, dai due pittori al tramonto
del Medioevo, Simone di Filippo e Jacopo di Paolo, al libro «Jazz» di Matisse
ono di tipologia diversa gli eventi che i Musei Civici d’Arte Antica presentano nel corso dell’autunno. Il Museo Civico Medievale dal 21 settembre al 2 dicembre propone la rassegna «I Corali benedettini di San Sisto a Piacenza», a cura di Milvia Bollati. Si tratta dell’esposizione di otto preziosi corali, realizzati nell’ultimo quarantennio del Quattrocento, in area padana, che originariamente erano parte integrante di un gruppo di quattordici antifonari in uso nel monastero benedettino di San Sisto a Piacenza. Quest’ultimo, agli
inizi del XV secolo, sotto la guida dell’abate Ludovico Barbo,
conobbe un forte sviluppo anche in campo artistico tanto che
nel corso del secolo oltre alla commissione dei corali fu progettata una nuova chiesa che infine venne impreziosita con
l’acquisto della celebre «Madonna Sistina» di Raffaello. I codici, andati dispersi dal 1810 e fino al 2008 conservati presso
«l’Hispanic Society of Art» di New York, sono stati recentemente acquistati da un collezionista privato e dunque questa è
l’occasione giusta per poter ammirare questi capolavori della
miniatura da molto tempo non visibili al pubblico. Inoltre, in
concomitanza con «Artelibro Festival del Libro d’Arte»,
dal 21 settembre al 21 ottobre presso il Lapidario Civico si
lo straordinario libro «Jazz» pubblicato nel 1947 dal raffinato editore parigino Tériade. Stampato in una tiratura di
250 copie, nell’occasione è esposto quello della collezione
Corrado Mingardi; il libro è costituito da venti tavole colorate «à pochoir» ispirate al circo, alla danza, al teatro, al viaggio, ma non al mondo del jazz. Il titolo fuorviante rispetto ai
contenuti fu deciso dall’editore parigino, in accordo con l’artista, ma non si conosce il motivo della scelta. La tavole hanno un forte impatto, grazie a pochi elementi compositivi dalle forme essenziali e dalle cromie forti, dove sono dominanti
i colori primari e contrasti cromatici e luminosi. Matisse lavorò alla pubblicazione negli ultimi anni di vita, quando non riusciva più a dipingere utilizzando i pennelli: per questo si inventò un modo per «dipingere con le forbici» inventando la
tecnica del papier découpé, ossia fogli colorati a tempera poi
sagomati e tagliati. Oltre all’originale è esposto a Palazzo Re
Enzo il facsimile edito da Electa Mondadori, con testi di Corrado Mingardi e Francesco Poli.
Le Collezioni Comunali di Palazzo d’Accursio dal 20 settembre al 25 novembre espongono in «La tipografia di Col-
S
Daniele Benati e Massimo
Medica.
L’appuntamento espositivo
nasce in occasione del deposito presso i Musei Civici
d’Arte Antica, da parte di un
privato collezionista, di due
importanti tavole raffiguranti
la «Madonna con Bambino»
e la «Crocifissione», realizzate rispettivamente da Jacopo
di Paolo (doc. dal 1378 al
1426) e da Simone di Filippo
detto dei Crocefissi (doc. dal
1355 al 1399), due pittori bolognesi a capo di importanti
Il «Cristo in pietà e il donatore Giovanni di Elthinl», dipinto di Simone di Filippo (Simone
botteghe che dominarono la
dei Crocifissi) del 1368 conservato nel Museo Davia Bargellini e «Le Loup», una delle
scena artistica locale durante
venti tavole realizzate da Henri Matisse per il libro «Jazz» pubblicato nel 1947
la seconda metà del Trecento
e del primo Quattrocento.
le Ameno: libri da una collezione privata», a cura di Car- L’esposizione mette a confronto le due diverse personalità arla Bernardini, Antonella Mampieri e Piero Paci, una venti- tistiche: l’una, quella di Simone, ancora attiva nel solco delle
na tra volumi e pubblicazioni d’occasione stampati presso la precedenti esperienze di Vitale da Bologna, da lui restituite in
settecentesca tipografia di Colle Ameno, nel Bolognese, oggi una versione robustamente «dialettale», l’altra, quella di Jacoconservati in collezione privata. La tipografia è parte impor- po, precocemente aperta alle nuove istanze del neogiottismo
tante della storia della stampa poiché venne fondata da Filip- ma anche alle immaginose sollecitazioni tardogotiche di Giopo Carlo Ghisilieri (1706-65), appartenente al ramo bologne- vanni da Modena. «È anche questa più moderna consapevose e senatorio dell’illustre famiglia: il luogo, dove era attiva lezza, spiegano i curatori, a mettere ben in evidenza lo scarto
anche una famosa fabbrica di maioliche, rientra tra i «villag- generazionale tra i due diversi artisti, entrambi in grado di otgi-modello» e le esperienze produttive di respiro illuminista. tenere nell’ambito cittadino un ampio risalto, come attestano,
Alla breve vita della stamperia si debbono cinquantuno edi- soprattutto per Jacopo di Paolo, gli importanti riconoscimenzioni su argomenti di scienza, filosofia, teatro e svaghi, ma an- ti ottenuti in campo pubblico». Infine, nel Museo d’Arte Inche pubblicazioni sciolte o d’occasione come componimenti dustriale Davia Bargellini, si terrà dal primo dicembre
per nozze, immagini sacre, ritratti o cartegloria. L’ultima edi- 2012 al 20 gennaio 2013 la mostra «Il Presepe barocco tra
zione prodotta fu l’almanacco «Il Faccendiere» (1763), prece- Bologna e Napoli» dedicata al confronto tra le tradizioni predente di due anni la morte di Filippo Carlo (1765) e tra gli au- sepiali nelle due città. Il «pezzo forte» esposto sarà il presepe
tori delle incisioni che illustrarono i volumi figurano Gian Pie- di scuola napoletana settecentesca contenuto in uno scarabattro Zanotti, Pietro Locatelli, Giovanni Fabbri, Francesco Ma- tolo conservato nella collezione del bolognese Gianfranco Borria Francia. Successivamente, dal 24 novembre 2012 al 3 doni (per informazioni: tel. 051 2193916, www.comune.bolomarzo 2013, i Musei Civici ospitano la rassegna «Simone e gna.it/iperbole/MuseiCivici).
Jacopo: due pittori al tramonto del Medioevo», a cura di Stefano Luppi
Vedere a Bologna
37mila cataloghi d’asta:
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L’arte di strada
Frontier. La linea dello stile, fino a gennaio 2013
MAMbo e vari quartieri della città, tel. 338 9530107, 338 6161187,
338 3337149, www.frontier.bo.it
l’Archivio Zeri è una vera e propria
cornucopia per studiosi voraci
Per usufruire della ricchezza dei documenti raccolti dal grande storico
dell’arte, l’Archivio ha predisposto sistemi di consultazione, di studio
e di indagine integrati e sofisticati
Due rarissimi cataloghi d’asta dei primi anni del Novecento provenienti
dall’Archivio Zeri
a Fondazione Federico Zeri dell’Università di Bologna per
l’autunno propone una mostra e la continuazione del progetto di creazione di un database online dei cataloghi d’asta ereditati al momento della scomparsa del grande storico dell’arte.
«Rintracciare le opere d’arte. La collezione cataloghi d’asta
della Biblioteca Zeri e la creazione del database online» è il
titolo della mostra curata da Chiara Basalti, Elisabetta Sambo, Francesca Tancini visibile dal 21 settembre al 21 dicembre in occasione di «Artelibro Festival del Libro d’Arte». La
Biblioteca Zeri possiede una collezione di 37mila cataloghi d’asta, la più cospicua esistente oggi in Italia e in questa occasione
ne sarà esposta un’ampia selezione a cui sarà affiancata una serie di fotografie della Fototeca Zeri che documentano opere di
pittura e di scultura apparse in asta. Questi materiali rappresentano un importante strumento per la ricostruzione del patrimonio italiano disperso e per tracciare la storia del collezionismo in parte ancora da approfondire: la raccolta comprende cataloghi italiani e stranieri suddivisi per nazionalità e data di vendita a partire
dalla fine dell’Ottocento. Tra
i nuclei più rilevanti si segnalano volumi d’incanto inglesi,
francesi, italiani e tedeschi, insieme a quelli di Austria, Svezia, Olanda, Portogallo, Ungheria, Argentina e Stati Uniti.
Esposti in mostra vi sono raris-
L
simi cataloghi della fine del XIX secolo e di inizio del XX che
testimoniano le grandi dispersioni avvenute in quell’epoca e permettono di approfondire la storia di importanti collezioni oggi
smembrate. In occasione della mostra sarà inoltre esposta documentazione relativa al progetto per il database online «Cataloghi d’asta» in corso di realizzazione grazie a un contributo della Regione Emilia-Romagna. Il personale scientifico della Fondazione ha avviato la catalogazione dei cataloghi d’asta nel
Polo unificato delle biblioteche bolognesi aderente al «Servizio
Bibliotecario Nazionale» che in questo modo arricchirà il patrimonio librario italiano con un fondo unico nel suo genere. I dati
verranno successivamente riversati in un database specifico consultabile dal sito web della Fondazione Zeri e saranno messi in
relazione con le fotografie presenti nel database della stessa istituzione. Il sistema integrato di dati tra Fototeca e Biblioteca
consentirà di corredare ogni catalogo di un apparato iconografico immediatamente disponibile, di aggiungere nuove e
importanti informazioni sui singoli lotti venduti e di ricostruire i percorsi delle opere d’arte.
S. L.
Rintracciare le opere d’arte. La collezione cataloghi d’asta della Biblioteca Zeri e la creazione del database online, dal 21 settembre al 21
dicembre
Biblioteca Zeri, piazzetta Giorgio Morandi 2, tel. 051 2097486, www.fondazionezeri.unibo.it
La Biblioteca è aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18. La Fototeca su appuntamento
Un’accademia anche di eventuale creatività
Si svolge dal 10 al 23 settembre, dunque anche in
concomitanza con «Artelibro Festival del Libro d’Arte» (Bologna 21-23 settembre), presso Palazzo Pepoli. Museo della Storia di Bologna, la seconda edizione di «Accademie eventuali», un progetto di Fondazione Carisbo e Fondazione Furla in collaborazione con MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
e Xing. Questo laboratorio dedicato alla giovane
creatività artistica che si forma nelle accademie
d’arte è quest’anno dedicato ad «Agenti autonomi
e sistemi multiagente» con gli artisti Michele di Stefano/MK e Margherita Morgantin. Il primo, coreografo e performer, si era occupato negli anni Ottanta della scena musicale punk-new wave per poi approdare a un programma di ricerca corporea grazie a «MK», un gruppo ospitato nei più importanti
festival di ricerca. La seconda protagonista del festival odierno, Margherita Morgantin, è un’artista
visiva veneziana: il suo operato si articola attraverso linguaggi che spaziano dal disegno alla performance, alle luci dei palcoscenici di tournée musicali. Nei mesi estivi i due performer hanno guidato
una serie di giovani allievi attraverso il tema prescelto che, tra l’altro, ricalca il titolo di un questionario della facoltà di Ingegneria dell’Informazione
del Politecnico di Milano. «Uno dei motivi per cui
ci siamo incontrati, spiegano i curatori, è perché
frequentiamo entrambi quella zona di eco semantica intorno alle parole, un’area periferica delle implicazioni del linguaggio nella vita. Lo smarrimento
in questa area può essere completo; l’attrazione per
le istruzioni, i sistemi di sicurezza e i linguaggi tecnici inevitabile. E dunque su questa tensione tra il
massimo controllo e lo spaesamento completo si
muovono i nostri lavori e dunque i laboratori con i
ragazzi». «Accademie Eventuali», infatti, prevede
la realizzazione di una serie di laboratori aperti a
dieci studenti, con il fine di favorire la contaminazione tra linguaggi ed esperienze differenti. Il comi-
FOTO DI ANDREA MACCHIA
Si conclude al
MAMbo nel prossimo gennaio con un
convegno internazionale il progetto,
partito la scorsa
estate, «Frontier.
La linea dello stile», voluto dal Comune in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, con il fine di
valorizzare le forme
artistiche del writing e della street
art. Curata da Claudio Musso e Fabiola Naldi la manifestazione mostra
qual è in questo
momento il livello
della disciplina in
una città che storicamente da questo
punto di vista ha
avuto un ruolo centrale. Nel 1984 nel
capoluogo emiliano Il murale dello street artist Hitnes, «Shenzen», Cina 2011
si tenne, presso
l’allora Galleria Civica d’Arte Moderna di Piazza Costituzione, la
mostra «Arte di frontiera. New York Graffiti» alla quale parteciparono i protagonisti della Old School of New York tra cui Kenny
Scharf, Keith Haring, Crash, John Ahearn, A One, Toxic, Jean-Michel Basquiat. Il progetto attuale si svolge attraverso la realizzazione di 13 «cantieri», quasi tutti già terminati su palazzine di alloggi di edilizia residenziale pubblica (qualche residente si è lamentato nei mesi scorsi), in numerosi quartieri della città dove
hanno operato «Phase II», attivo dagli anni Settanta, il tedesco
Daim, l’olandese Does, il francese Honet, il polacco noto come «MCity» e gli italiani Cuoghi Corsello, Rusty, Dado, Andreco, Hitnes,
Joys, Etnik ed Eron. Il progetto, costato appena 30mila euro, sarà illustrato in un catalogo edito da Damiani.
S. L.
Le opere del coreografo e performer Stefano/MK e dell’artista
visiva Margherita Morgantin (sotto) visibili nella seconda edizione
di «Accademie eventuali»
tato della manifestazione è composto da Chiara Bertola (curatrice della Fondazione Furla), Gianfranco
Maraniello (direttore del MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna) e Andrea Lissoni (curatore, Xing).
S. L.
Accademie eventuali. Agenti autonomi e sistemi multiagente, dal 10 al 23 settembre
Palazzo Pepoli. Museo della Storia di Bologna, via Castiglione 8, tel. 051 19936370, www.genusbononiae.it, www.fondazionefurla.org, www.mambo-bologna.org; www.xing.it
Vedere a Bologna
Giovanna Pesci, pasionaria del libro d’arte
Maurizio Bottarelli raffigura
paesaggi e disagi del mondo
La prossima rassegna della Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna, all’interno del ciclo
dedicato agli artisti
bolognesi del secondo Novecento,
riguarda Maurizio
Bottarelli, nato a Fidenza, in provincia
di Parma nel 1943.
Nella mostra «Il disagio della civiltà.
Maurizio Bottarelli.
Opere 1962-2012»,
prevista dal 20 settembre al 17 no- Un dipinto di Maurizio Bottarelli del 2011
vembre con la cura
di Michela Scolaro, si analizzano trenta tra lavori storici dell’artista e nuove produzioni, tutte legate ai problemi che la civiltà umana porta in sé, dal disagio sociale alla condizione disumana di alcune persone. Al centro della produzione dell’artista c’è il «dialogo»,
la dicotomia tra materia e colore, che dà vita in questa occasione a
una serie di dipinti in grande formato raffiguranti in particolare paesaggi, lavori soprattutto dell’ultimo decennio, nei quali sono raccolte le esperienze di viaggi effettuati in Islanda, Scozia, Irlanda, Norvegia, Nuova Zelanda e Tasmania. Ordinate in mostra anche numerose «teste», realizzate da Bottarelli a partire dagli anni Sessanta,
messe a confronto con dodici altre di recente produzione: non siamo di fronte a ritratti, ma a vere e proprie rappresentazioni tipologiche dell’infinita espressività umana. Bottarelli si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1965 e quattro anni dopo inizia a insegnare pittura qui e all’Accademia di Brera a Milano. Soggiorna a Londra nel 1971-72 e nel 1975-76, grazie a una borsa di
studio del British Council, e insegna al Brighton Polytechnic e al
Goldsmith College of Art; negli anni Novanta soggiorna molto all’estero, in Austria e negli Usa, prima di intraprendere nel 2000 un
lungo viaggio in Australia, come «Artist in Residence», dove nel
2005 è nominato «Honorary Senior Research Fellow of the Department of Fine Arts» della Monash University di Melbourne.
S. L.
Il disagio della civiltà. Maurizio Bottarelli. Opere 1962-2012, dal 20 settembre
al 17 novembre
Fondazione del Monte, via delle Donzelle 2, tel. 051 2962508, www.fondazionedelmonte.it
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 19
Se una notte d’autunno,
un pittore, un poeta e un regista
8
La nona edizione di «Artelibro. Festival del Libro d’Arte» si svolge
a Palazzo di Re Enzo e del Podestà dal 21 al 23 settembre e alla libreria
dell’arte di piazza del Nettuno (8-23 settembre), oltre a numerosi altri
luoghi in città, con il titolo «L’arte di fare il Libro d’Arte. Il collezionismo
librario. Raccogliere è seminare». Ne parla l’infaticabile Giovanna Pesci,
amministratrice della manifestazione che lei stessa ha fondato insieme
a Barbara Abbondanza Maccaferri
ome, quando e perché
è nata Artelibro?
Per anni ho visitato le
fiere del libro internazionali,
in particolare la Buchmesse
di Francoforte e la Book Expo America. Soprattutto negli
Usa, dove la fiera si svolge a
turno nelle tre principali città
del paese, Chicago, New
York, Los Angeles, avevo riscontrato la straordinaria
qualità dell’editoria d’arte
Giovanna Pesci
italiana. Scelte editoriali, autori, servizi fotografici, carta, grafica, stampa, legatura, tutto
quello insomma che costituisce l’arte di fare un libro d’arte in
Italia era al massimo. Dal catalogo al facsimile, dal libro di
divulgazione al libro d’artista, si poteva ben citare l’Italia come leader nel panorama internazionale. Perché non cercare di
farne una vetrina? Ne parlai con gli editori e con le istituzioni bolognesi per studiare la formula adatta a una manifestazione che coinvolgesse non soltanto gli addetti ai lavori, ma
anche il grande pubblico, amante del bello e affascinato dal
profumo della carta. Nel 2003 nacque l’Associazione Artelibro e un anno dopo il Festival. Una mostra mercato di libri
d’arte all’interno di un antico palazzo nel centro di Bologna,
tante iniziative all’intorno. Oggi siamo arrivati a un grande
numero di visitatori e al successo di una manifestazione che
poteva risultare solo di élite.
C
Può anticipare alcuni eventi dell’edizione 2012?
Certamente la lectio inaugurale di Guido Rossi, giurista e bibliofilo, appassionato d’arte e detentore di una ricchissima biblioteca; il convegno organizzato dalla Soprintendenza Beni
Librari Emilia-Romagna e dall’ALAI-Associazione Librai
Antiquari d’Italia sul fondamentale contributo del collezionismo privato alle raccolte delle Istituzioni e degli Archivi pubblici; i racconti di bibliofili che hanno fatto della loro passione anche un mestiere come Andrea Kerbaker, Giorgio Lucini,
Werner Oechslin, Franco Maria Ricci, Hans Tuzzi.
Quali consigli darebbe a chi vuole iniziare una raccolta libraria senza grandi fondi economici a disposizione?
Il primo consiglio è di frequentare assiduamente le librerie.
Tutte le librerie, generaliste e specializzate, dalle bancarelle di
libri usati alle più raffinate gallerie d’arte contemporanea che
sempre più spesso editano libri d’artista, magazine, fanzine.
Entrare senza remore, senza paura di farsi mostrare i libri e di
chiedere prezzi. I libri bisogna guardarli e toccarli, in ogni loro parte, a volte anche fiutarli. Bisogna innamorarsi del primo
libro, poi non si smette più! Può essere un amore a prima vista, ma può anche avere ragioni legate alla professione oppure a esperienze vissute, di viaggio, di amicizie, di hobby. Questa nona edizione di Artelibro offrirà un’opportunità speciale
per i più giovani: il progetto «Fruit. Focus on Contemporary
Art», dove saranno esposti libri a tiratura limitata.
Come pensa che potrà svilupparsi nei prossimi anni la manifestazione?
Non so fare pronostici. I tempi sono molto duri e il settore dell’editoria d’arte e di pregio, come pure quello del libro antico,
non godono di ottima salute. Per tale motivo è necessario, più
che mai, sostenere questi mercati sia da parte delle strutture
pubbliche sia da parte dei privati.
Nella sua vita professionale di che cosa si è occupata?
Ho sempre lavorato in mezzo ai libri e all’arte. Ho insegnato
ai ragazzi del liceo che le arti vanno insieme, musica, pittura,
letteratura, anche la matematica. E ho frequentato la scuola di
specializzazione in storia dell’arte, dove ho incontrato grandi
maestri e colleghi con i quali ho sempre mantenuto rapporti di
grande stima e amicizia. Ho cominciato a scrivere, collaboravo con riviste del settore, compreso il «Giornale dell’Arte», e
quotidiani e mi interessavo alla curatela di libri d’arte con case editrici specializzate. La mia attività professionale si sposava bene con le mie passioni: da storica dell’arte e giornalista sono stata tra le prime press agent specializzata e ho portato avanti personalmente lo Studio Pesci fino al 2004.
Stefano Luppi
Il trittico «Né giorno né notte» di Luca Guenci del 2011
Allo Spazio Testoni la mostra «Né giorno né notte. Luca Guenci»
presenta un libro d’arte realizzato dall’artista con il poeta Serse
Cardellini e un video realizzato dal regista Massimo Brizigotti. I
quadri di Luca Guenci, realizzati su tavola, olio e idroclear, raffigurano visioni di città e metropoli antiche e moderne e paesaggi
naturali. In occasione di Artelibro 2012, la galleria organizza la
«Serata d’Autore» sabato 22 settembre. La mostra seguente alla
galleria bolognese sarà dedicata alla fotografa Maria Rebecca Ballestra: in «Meta-architetture», dal 20 ottobre al 14 gennaio 2013,
la curatrice Paola Valenti ha scelto una serie di immagini definite
«postumane». Le fotografie e i video esposti illustrano architetture e luoghi fantasiosi a volte popolati da animali, con il fine di rappresentare la supremazia dell’uomo sul regno animale ma anche
il suo declino e l’oblio.
S. L.
Né giorno né notte. Luca Guenci, fino al 13 ottobre
Meta-architetture. Maria Rebecca Ballestra, dal 20 ottobre 2012 al 14 gennaio 2013
Galleria Testoni, via D’Azeglio 50, tel. 051 371272, www.giannitestoni.it
Orario: ma-ve 16-20, sa 10,30-13 e 16-20, do-lu su appuntamento
Due immagini di «Artelibro. Festival del Libro d’Arte». Quest’anno la nona edizione si
svolge a Palazzo di Re Enzo e del Podestà dal 21 al 23 settembre e alla libreria dell’arte di
piazza del Nettuno dall’8 al 23 settembre
Vedere
a
Bologna
Di più c’è che in questa galleria convivono
9
Quei libri contengono
fiabesche visioni
antico e moderno
Arte+ è una nuova galleria nel cuore di Bologna dove Tiziana Sassòli
vuole accostare capolavori dei maestri del passato, tra cui Reni e Gandolfi,
a opere dei protagonisti dell’arte del Novecento
a Galleria Fondantico, animata da Tiziana Sassòli, da anni apprezzata per le sue mostre e i suoi cataloghi di arte
antica, ha aperto un anno fa, in Palazzo Pepoli Bentivoglio, edificio cinquecentesco a pochi passi da Piazza Santo Stefano, nel cuore di Bologna, una nuova galleria, Arte+, che ha
iniziato a organizzare mostre di arte moderna e che ora, dopo
il trasferimento della storica sede dalla vicina via Castiglione,
diventa il luogo in cui conviveranno o si alterneranno mostre
d’arte antica e moderna, in un ampio spazio espositivo distribuito su tre piani.
L
Che cosa l’ha motivata a unificare, all’interno dello stesso spazio, le mostre dedicate all’arte antica e quelle di arte
moderna?
Credo sia importante per una galleria come la mia, che opera
nell’arte antica da oltre trent’anni, diversificare il proprio operato e orientarsi verso nuove esperienze. L’arte moderna e contemporanea è una realtà forte, affascinante e molto «energica», spesso in rapporto con la moda, il design e l’architettura;
è una realtà che richiama un pubblico giovane, divertente e
curioso, in cerca di sollecitazioni e novità. Come per l’arte antica, è fondamentale il rigore scientifico e l’alta qualità dell’offerta. Grazie agli ampi spazi espositivi di Palazzo Pepoli
Bentivoglio, ci sarà alternanza e convivenza tra antico e moderno, anche per suggerire al pubblico una nuova idea di collezionismo.
Può trarre un primo bilancio?
Abbiamo avuto un ottimo riscontro di pubblico, molto eterogeneo, di tutte le età e provenienze. La galleria è stata frequentata da molti visitatori e collezionisti, anche stranieri, che hanno apprezzato con entusiasmo le mie scelte, dalla straordinaria
mostra inaugurale con un’importante selezione di grandi maestri del Novecento (tra gli altri, Carrà, Vuillard, De Pisis, Soffici, Otto Dix) alle iniziative organizzate in occasione di Artefiera, sino alla mostra monografica di un maestro dell’Informale come Vasco Bendini, che ha avuto risonanza nazionale. Inoltre sono rimasta impressionata dalla quantità di giovani artisti,
che si sono presentati e hanno proposto interessanti progetti
espositivi e iniziative.
Quali sono i riflessi generati della crisi
delle incertezze anche psicologiche
che ad essa si accompagnano, sul mercato del vostro tradizionale settore dell’arte antica e in quello nuovo dell’arte moderna?
È evidente che in un momento come
questo i collezionisti sono frenati, soffrono timori e incertezze. L’arte antica
e moderna, di alta qualità, è tuttavia un
bene rifugio; dunque, molte persone si
orientano ora verso questo tipo di investimento, abbandonando quelli tradizionali (si pensi alla Borsa), dove hanno avuto grandi delusioni. In particolare, per l’arte antica abbiamo visto che i nostri maestri emiliani e bolognesi, da Reni a
Gandolfi, sono ambiti e ricercati: lo dimostrano le vendite nelle aste internazionali dove le loro opere continuano ad essere
aggiudicate a cifre importanti. In questo modo la nostra gloriosa scuola emiliana diventa dunque sempre più internazionale.
La mostra inaugurale di settembre a Arte+, dedicata ai libri d’artista di Wolfango e di Raspanti, si colloca all’interno delle iniziative di «Artelibro», mentre quella annunciata a ottobre presenterà alcuni dipinti importanti d’arte antica, com’è vostra annuale tradizione.
La mostra «Wolfango + Raspanti. Libri d’autore» dimostra la
nostra attenzione alla valorizzazione e alla promozione degli artisti della nostra amata città. Wolfango e Raspanti sono molto
noti, celebrati oltre i confini locali, e certo non hanno bisogno
di presentazioni; parlano le loro opere, di alta qualità, come quelle dei loro «concittadini» che hanno segnato le tappe della storia dell’arte antica. Nella mio prossimo «Incontro con la pittura», tradizionale mostra autunnale arrivata quest’anno alla ventesima edizione e intitolata «Il bel dipingere. Dipinti e disegni
emiliani dal XV al XIX secolo», si potranno gustare opere di alcuni grandi maestri, come Antonio Carracci, il Mastelletta, Simone Cantarini, Guido Reni, Donato Creti, Marcantonio Franceschini e Gaetano Gandolfi.
Sandro Parmiggiani
Maggiore perché attivissima in tutto il mondo
Entrare nella Galleria Maggiore di Bologna nel tardo pomeriggio di un lunedì di fine luglio, mentre
fuori la vampa del caldo tutto avvolge, provoca una
sorta di spaesamento. Non c’è alcuna traccia di
una chiusura imminente, di un «summer break»,
che pure anche la Maggiore osserverà: alle pareti ci sono ancora le opere della mostra personale
di Sandro Chia, «Andare oltre»; negli uffici, dove
troviamo attivi Franco e Roberta Calarota, la figlia
Alessia, Francesca e Isotta al computer, si respira un’atmosfera di fervore, una corrente di energia. Subito i Calarota cominciano a parlare, con
giovanile entusiasmo, dei loro progetti futuri, nei
quali sempre si coglie l’evidente aspetto commerciale ma pure la dimensione culturale. La crisi generale dell’economia non viene sottovalutata, ma
qui si sta cercando di uscirne cogliendo le opportunità e le sfide che la situazione propone, ridefinendo scelte e strategie. Sappiamo che la Galleria Maggiore ha da qualche anno compiuto la scelta di darsi un profilo internazionale, sia per il tipo
di artisti di cui si occupa sia per la presenza in alcune delle grandi fiere di riferimento, sia, infine,
per la capacità di collaborare a organizzare mostre per spazi espositivi pubblici (si chiude il 30
settembre, al Centro Saint-Bénin di Aosta, la mostra «Giorgio de Chirico. Il labirinto dei sogni e delle idee»).
La Galleria Maggiore apre la prossima stagione
espositiva il 20 settembre, con una mostra antologica dedicata a Roberto Sebastian Matta (Santiago del Cile, 1911 - Civitavecchia, 2002), nel
centenario della nascita e nel decennale della morte: con lui i Calarota avevano intrattenuto un rapporto continuativo di stretta collaborazione per
quindici anni. Di Matta, del quale mai si può dimenticare la grande influenza che ebbe, quando
si rifugiò negli Stati Uniti, su artisti quali Pollock
e Gorky, vengono presentate 40 opere, realizzate
dagli anni Cinquanta in poi (dipinti, sculture, ceramiche), nelle quali emerge il vitalismo visionario di un artista che dipinge un cosmo in perenne
tumulto, agitato dalla metamorfosi e abitato da esseri mutanti. Nel gennaio 2013, poi, la Galleria
Maggiore collaborerà strettamente con la Estorick
Collection of Modern Italian Art di Londra, diretta
da Roberta Cremonini, a una grande mostra di
Giorgio Morandi (settanta tra acquerelli, disegni e
incisioni), alla quale si affiancherà un’esposizione
di fotografie di Nino Migliori (Bologna, 1929), «I
Lo Stand della Galleria d’Arte Maggiore alla Fiera di Basilea del
2011 dedicato a Giorgio Morandi
luoghi di Morandi», nelle quali questo geniale indagatore delle possibilità offerte dal mezzo fotografico, dei procedimenti tecnici e dei materiali
che a esso sono legati, ha catturato i paesaggi dell’Appennino bolognese (Grizzana e i luoghi vicini)
dipinti da Morandi. Le immagini di Migliori partono da fotografie polaroid, sulle quali lui è intervenuto nei momenti successivi allo scatto, mentre
l’immagine s’andava formando, per ottenere cupi
segni neri e mutazioni dei colori che modificassero ed esaltassero la visione originaria. Successivamente, le immagini sono state scansionate e ristampate nel formato che ora viene presentato in
mostra.
Dopo la partecipazione, l’anno scorso, ad Art Basel con un memorabile stand di dipinti di Morandi, e quest’anno alla Fiera di Hong Kong, con uno
stand di opere di Morandi e di Chia, la Maggiore
sarà in ottobre alla Frieze Masters di Londra, una
nuova rassegna con 90 importanti gallerie da tutto il mondo, nel marzo 2012 all’Armory Show di
New York (Franco Calarota è entrato a fare parte
del Comitato di selezione della Fiera) e nel maggio
dello stesso anno ancora alla Fiera di Hong Kong.
S. P.
Roberto Sebastian Matta, dal 20 settembre
Galleria d’Arte Maggiore, via D’Azeglio 15, Bologna,
tel. 051 235843, www.maggioregam.com
Dal 15 settembre al 6 ottobre, Arte+ presenta, nell’ambito di «Artelibro» un’esposizione, a cura di Graziano
Campanini, imperniata su
due libri d’artista: autore del
primo, un libro-oggetto in copia unica (60 disegni originali, fortemente «teatrali», realizzati con tecniche diverse, e
2 sculture, fronte e retro della copertina), è Bruno Raspanti (Ozzano Emilia, Bologna, 1938), scultore visionario che ama cimentarsi con
tutti i materiali, in particolare con il legno e con la terracotta. Firma il secondo volume Wolfango (Peretti Poggi)
(Bologna, 1926), artista legato alla tradizione della pittura, del quale vengono presentate le 25 tavole originali
realizzate in questi mesi per
illustrare «Alice nel paese
delle meraviglie» di Lewis
Carroll per un volume edito Tavole tratte dei libri d’artista di Bruno
dalle Grafiche dell’Artiere.
Raspanti e di Wolfango (sopra)
Il 27 ottobre Arte+ proporrà
la mostra «Il bel dipingere. Dipinti e disegni emiliani dal XV al XIX
secolo», che sarà accompagnata, come sempre, da un catalogo a
cura di Daniele Benati e che si concluderà il 22 dicembre.
Tra i dipinti si segnalano opere del Maestro di Castrocaro, e di Niccolò Pisano, Antonio Carracci, Andrea Donducci detto il Mastelletta, Guido Reni, Giovanni Andrea Sirani, Giovan Giacomo Sementi,
Michele Desubleo, Simone Cantarini, Francesco Albani, Sisto Badalocchi, Giovanni Girolamo Bonesi, Giovanni Maria Viani, Donato
Creti, Marcantonio Franceschini, Francesco Monti, Giacomo Zoboli, Antonio Consetti, Gaetano Gandolfi, Vincenzo Martinelli, Pelagio
Palagi.
S. P.
Wolfango + Raspanti. Libri d’autore, dal 15 settembre al 6 ottobre
Il bel dipingere. Dipinti e disegni emiliani dal XV al XIX secolo, dal 27 ottobre al 22 dicembre
Arte+, Via de’ Pepoli 6e, tel. 051 265980, 328 7045724, www.seleart.com/fondantico
Orario: ma-sa 10-13, 16-19,30, lu, 16-19,30
Vedere
a
Reggio
Emilia
Il gusto di Immagina Arte
10
La Fiera, giunta alla sua quattordicesima edizione, viene da quest’anno assunta in gestione da Romagna Fiere Srl.
Che cosa cambierà? Ne parliamo con il presidente della società, Gilberto Tedaldi
uale esperienza specifica vanta Romagna Fiere nel settore delle Fiere
di arte e/o di antiquariato?
Ci rende davvero felici questo nuovo incarico a Reggio Emilia, cui stiamo dedicando il solito impegno che contraddistingue l’organizzazione delle nostre manifestazioni fieristiche. In particolare, Romagna Fiere è sempre stata sensibile nei confronti dell’arte, riservando a questo settore una particolare attenzione. Da quest’anno anche «Immagina Arte», che si svolge
Gilberto Tedaldi
alla Fiera di Reggio Emilia, passerà sotto
la nostra egida; metteremo a disposizione di questa prestigiosa
manifestazione la nostra esperienza, che conta all’attivo le più
importanti fiere d’arte e antiquariato sul territorio della Romagna. Tra queste, venerdì 16 novembre 2012, i padiglioni della
Fiera di Forlì ospiteranno la sedicesima edizione di «Contemporanea», mostra d’arte moderna e contemporanea, come sempre
ricca di novità e di importanti nuove autorevoli partecipazioni.
La formula, ben collaudata negli anni, che prevede la partecipazione di gallerie prestigiose e lo svolgimento di eventi collaterali di grande impatto, fa di «Contemporanea» il fiore all’occhiello di Romagna Fiere, insieme a «Vernice Art Fair», manifestazione dedicata agli artisti, la cui undicesima edizione si svolgerà dal 22 al 24 marzo 2013 alla Fiera di Forlì e che non escludiamo di replicare a Reggio Emilia. A completare il panorama delle manifestazioni fieristiche dedicate all’arte, rivolgiamo le nostre energie anche verso il settore del collezionismo con «Romagna Antiquariato», mostra-mercato di Alto Antiquariato, e «Babilonia», rassegna di brocantage, modernariato e collezionismo.
Quali sono le motivazioni che vi hanno indotto a questa scelta
e a impegnarvi in questa impresa?
Intendiamo consolidare e rafforzare la collaborazione con i gal-
Q
Arte», significa per Romagna
Fiere fare tesoro dell’esperienza acquisita in tanti anni
di organizzazione di eventi
fieristici legati all’arte, cogliere una nuova opportunità
per dare spazio alle gallerie, e
di conseguenza agli artisti
contemporanei, espandendo i
confini per offrire all’arte
nuovi territori di creatività,
confronto e complicità.
Quale progetto avete per la
14esima edizione di Immagina
Arte? Quali pensate debbano
essere gli elementi di continuità e quali d’innovazione? In
quali date avrà luogo la Fiera?
La quattordicesima edizione
di Immagina Arte si svolgerà
dal 7 al 10 dicembre nel polo
fieristico di Reggio Emilia. Il
nostro intento è di consolidare il percorso maturato da «Immagina Arte» in tredici anni di
successi e consensi, apportando il nostro know-how sull’orUn padiglione della scorsa edizione della manifestazione «Immagina Arte» di Reggio Emilia gestita da quest’anno da Romagna Fiere
ganizzazione di fiere dell’arte;
leristi, ampliando gli orizzonti territoriali con l’obiettivo di far in poche parole, confermare le eccellenze in un’ottica di rinnodiventare l’Emilia Romagna il centro italiano (e «oserei» spin- vamento. Oltre alla novità del cambio di gestione, posso citargermi oltre nel dire, europeo) dell’arte. La nostra regione, sto- ne altre due particolarmente degne di nota: la prima è l’accordo
ricamente vocata all’arte, può già vantare con Artefiera di Bo- raggiunto con l’ANGAMC (Associazione Nazionale Gallerie
logna la fiera più importante d’Italia e una delle maggiori d’Eu- d’Arte Moderna e Contemporanea) che assicura alle due maniropa; affiancata da due mani- festazioni autorevoli presenze; la seconda, come recita la camfestazioni di rilevanza nazio- pagna promozionale «Il Gusto dell’arte», riguarda il delizioso
nale a Forlì e Reggio Emilia, connubio tra le eccellenze dell’arte e della cucina.
l’obiettivo potrebbe essere Sarà possibile per il gallerista trovare un buon numero di colleraggiunto. Il mercato dell’arte zionisti alla ricerca dell’autore storicizzato su cui fare investigeko Kubota, Takako Sainon è insensibile al momento mento, esperti del settore alla ricerca di nuovi talenti su cui rito, Mieko Shiomi, insieme
difficile che sta attraversando porre la propria fiducia e una buona fetta di pubblico stimolato
alla documentazione di
la nostra economia; ciò impo- anche dalle novità degli eventi collaterali. In un panorama in
azioni ed eventi. Infine una
ne ulteriori sforzi, creando un continuo mutamento diventa fondamentale essere consapevoli
sezione «locale» dedicata
polo geografico che rappre- dei cambiamenti e prestare interesse agli sviluppi di tali trasfora una galleria, l’Archivio
senti la qualità del lavoro di mazioni. A questo proposito, a fare da cornice alla cerchia selePari & Dispari fondato a
galleristi, collezionisti e arti- zionata di gallerie aderenti, saranno allestite mostre che presenReggio negli anni Settanta
sti, facendo delle fiere dell’ar- tano modi nuovi di fare arte, soluzioni innovative, installazioni
da Rosanna Chiessi, che si
te dell’Emilia Romagna il lo- inconsuete, senza però mai perdere di vista, dimenticandone
occupò di Fluxus in molte
l’importanza, l’arte intesa in senso tradizionale. Mostre persoro punto di riferimento.
occasioni. La rassegna è
Credo che oggi si possa intra- nali celebrative, dedicate a grandi nomi della storia dell’arte itapreceduta il 15 settembre,
prendere una via di sviluppo liana, saranno un tributo doveroso a chi ha influenzato il percordavanti alla sede espositi- La performance «Human
per il mercato dell’arte crean- so delle nuove generazioni artistiche. Le gallerie saranno preva, dall’happening «Follow Cello» di N. J. Paik e Ch.
do sempre più forti sinergie senti per dare spazio a nuove tendenze e sperimentazioni nelle
Fluxus. Segui il flusso in Moorman al Café Au Go Go
tra la produzione di arte con- arti visive, per farsi portatrici di una sensibilità artistica da conCorso Garibaldi» che tra- di New York nel 1965
temporanea e la partecipazio- dividere e diffondere anche tra i meno esperti. Offrendo un’imsformerà la strada in un anne del pubblico e del privato. portante vetrina sia per le firme di prestigio sia per le emergentico corso d’acqua che qui transitava, il fiume CroNon a caso ho parlato dell’E- ti, «Immagina Arte» presenterà uno spaccato sul mondo delle
stolo. La manifestazione, con la presenza dell’espomilia Romagna, regione arti figurative, un appuntamento imperdibile per gli addetti ai
nente Philip Corner, si svilupperà grazie alla presenestremamente ricettiva e fer- lavori, un momento di crescita per gli appassionati e una granza di enormi sfere rotolanti (i «Re-enactment» di
tile, perché credo che nell’at- de occasione di acquisto per tutti.
una storica performance Fluxus degli anni Settantuale contesto siano diventati S. P.
ta) e lunghi drappi di colore blu simuleranno il torfondamentali i rapporti tra arrente d’un tempo: il pubblico potrà esibirsi in aziote e territorio. Accettare l’in- Per informazioni: Romagna Fiere Srl, via Punta di Ferro 2, Forlì, tel. 0543
ni e situazioni legate a giochi d’acqua, concerti con
carico di curare «Immagina 798466, www.romagnafiere.com
oggetti quali coperchi e pentole.
Anche con coperchi e pentole si fa arte Fluxus
La recente Fondazione Palazzo Magnani, nata l’11
novembre 2010 per volere della Provincia, dell’Università di Modena e Reggio e alcuni sponsor privati, propone per l’autunno un progetto legato a Fluxus, il movimento artistico, fondato nel 1961 dall’artista lituano-americano George Maciunas
(1931-78), dichiaratamente neodadaista che unisce arti visive, musica e poesia sperimentale. Il termine per la prima volta compare sugli inviti delle
conferenze musicali «Musica Antiqua et Nova» organizzate da Maciunas cui aderirono Ken Friedman,
Ben Patterson, Nam June Paik, Wolf Vostell, Joseph
Beuys, Charlotte Moorman, Benjamin Vautier e gli
italiani Giuseppe Chiari, Sylvano Bussotti, Gianni
Emilio Simonetti. Maciunas riteneva che «Tutto è arte, tutti possono farne. L’arte deve essere divertente, occuparsi di tutto ed essere accessibile a tutti»
e anche grazie e questo «manifesto» il movimento
ebbe da subito ampia diffusione in Europa e in Asia,
tanto che già nel 1962 nacque il «Fluxus Festival»
al Museo di Wiesbaden. Uno dei luoghi italiani nei
quali Fluxus si diffuse è Cavriago (qui è previsto un
evento il 13 settembre), piccolo paese del Reggiano e per questo nel cinquantenario di questi eventi
Palazzo Magnani presenta, dal 10 novembre al 10
febbraio 2013, la rassegna «Fluxus. 1962-2012»,
curata da Elena Zanichelli e ideata in collaborazione con l’Archivio Internazionale Luigi Binotto. L’appuntamento prevede da un lato la ricostruzione genealogica dell’aspetto concettuale, linguistico-visivo e processuale di Fluxus, e dall’altro si concentrerà su una scelta mirata di opere di artiste quali
Yoko Ono, Charlotte Moorman, Alison Knowles, Shi-
S. L.
Fluxus. 1962-2012, dal 10 novembre 2012 al 10 febbraio 2013
Follow Fluxus. Segui il flusso in Corso Garibaldi, 15 settembre
Fondazione Palazzo Magnani, corso Garibaldi 31, Reggio Emilia, tel. 0522 444446, www.palazzomagnani.it
Ritorniamo a Canossa e dintorni
con la viceregina Matilde
Nasce «In viaggio con Matilde di Canossa», un itinerario nel Reggiano tra Montecchio, Canossa, Rossena, Sarzano e Carpineti, l’abbazia di Marola, la Pieve di Toano
e la Pietra di Bismantova che unisce arte, cultura, bellezze paesaggistiche ed enogastronomia in un territorio
che ha visto dominare nel Medioevo la contessa, mettendo anche a confronto l’imperatore Enrico IV e papa
Gregorio VII (1077) e oggi ne valorizza la storia in vocazione turistica. Matilde a 9 anni divenne proprietaria di
un territorio che si estendeva dalla Lombardia al Lazio,
dall’Emilia alla Romagna, dalla Liguria alla Toscana: nell’ancora esistente castello di Montecchio (in provincia
di Reggio Emilia), cuore del suo feudo insieme a quello
di Bianello, ella accolse Enrico V, figlio del suo storico
nemico l’imperatore Enrico IV e nel 1111 fu incoronata
viceregina d’Italia, «super ligures et longobardes». Spiega la storica e archeologa dell’Università di Bologna, Silvia Romagnoli: «Il nostro itinerario comprende destinazioni poco conosciute e altre già note che però, senza
conoscere il contesto e la storia, si possono vedere con
occhi nuovi. I “Viaggi nel Tempo” servono proprio a questo: lo storico accompagna per mano nel viaggio, incuriosendo i partecipanti con una lezione preparatoria e
poi guidandoli sul posto». L’Emilia Romagna è la quarta regione in Italia come destinazione per i viaggiatori
culturali: è scelta dal 14,1% degli italiani e questo evento è proposto dall’azienda «CartOrange» e promosso dalla Provincia di Reggio Emilia.
S. L.
«Enrico IV invoca l’abate di Cluny e Matilde perché
intervengano in suo favore presso Gregorio VII a Canossa»,
miniatura del codice «Vita Mathildis» di Donizone di
Canossa del XII secolo. Biblioteca Apostolica Vaticana,
Codice Vaticano Latino 4922
11
Vedere a Reggio e Parma
CCPL: quando l’arte entra in azienda, nulla è più come prima
CCPL, uno dei maggiori gruppi industriali cooperativi italiani insediato
in vari Paesi europei e caratterizzato da un’ampia diversificazione imprenditoriale, ha costituito, negli ultimi vent’anni, una propria raccolta
di opere d’arte che sta rivelando e offrendo, anno dopo anno, nuovi stimoli e possibilità di rapporto con interlocutori interni e esterni all’azienda. Quando, nel 1994, su impulso di Ivan Soncini (all’epoca vicepresidente e successivamente, e fino ad oggi, amministratore delegato) l’azienda decide, per soddisfare l’esigenza dei doni natalizi ai propri interlocutori istituzionali e d’affari, di puntare su tirature di opere grafiche e
multipli d’artista, comincia a acquisire, a condizioni di particolare favore, opere degli stessi artisti: sono le prime basi di una raccolta di opere
d’arte contemporanea che non è motivata da esigenze di investimento
alternativo o di mero rafforzamento della propria immagine verso l’interno e l’esterno. Fin da subito, CCPL sceglie infatti di affiancare al sostegno della promozione della cultura (sponsorizzazione di mostre realizzate dagli Enti pubblici), una frequentazione attiva e consapevole dell’opera d’arte, che diventi tratto distintivo comune del gruppo e sappia
comunicare, ai propri collaboratori, e all’esterno, uno spirito nuovo di
innovazione e di ricerca, base imprescindibile per il rafforzamento e lo
sviluppo dell’impresa, in una fase storica che rapidamente avrebbe richiesto capacità di lettura della situazione e delle prospettive dell’economia, e di approntamento e realizzazione di nuove scelte, di radicali
cambiamenti, in termini di strategie generali e organizzative. È significativo che già nel 2002, in occasione della esposizione di Fernand Léger a Palazzo Magnani, CCPL abbia deciso di adottare uno dei dipinti
esposti, «La partie de campagne» (1954), per la propria comunicazione, esprimendo così anche la propria volontà di essere in sintonia con
quello «spirito del moderno» che aveva caratterizzato l’opera dell’artista francese. La sede dell’azienda, i corridoi e gli uffici, sono stati così
progressivamente invasi da opere degli autori coinvolti nei doni natalizi
(Benati, Valentini, Tadini, Lavagnino, Adami, Ferroni, Pompili, Chersicla,
Del Pezzo, Colombara, Assadour, Davoli, Della Torre, Lodola, Omar Galliani, Guerzoni, Sesia, Benedini, Tilson, Wal e Michelangelo Galliani), ma
anche da lavori acquisiti in occasione di mostre pubbliche sponsorizzate da CCPL oppure acquistati sul mercato: sono entrate così in CCPL
opere di, tra gli altri, Claudio Parmiggiani, Vago, Agenore Fabbri, Mandelli, Mattioli, Gianquinto, Raciti, Spoldi, Ceroli, Spagnulo, Brockhaus,
Zamboni avverte: la qualità
viene da lontano
«Il fratellino», un olio su tela di Gaetano Chierici, datato 1890
Compie tredici anni la Galleria Zamboni, ma il dato non può essere assunto come rilevante: ben più salde e profonde sono le sue radici, giacché il fondatore, Giorgio Zamboni, vanta una assai più lunga, assidua
attività nel campo dell’arte, avendo dal 1965 al 2005 condotto, assieme all’amico Avio Melloni, un laboratorio, assai apprezzato, per il restauro di opere d’arte antiche e moderne. Questo impegno gli ha dato l’opportunità di stabilire stretti contatti con gli operatori delle Soprintendenze, con istituzioni pubbliche e religiose, con banche, gallerie e collezionisti, connoisseur e storici dell’arte italiani e stranieri. La
quotidiana frequentazione «sul campo» delle opere, i rapporti con interlocutori privilegiati, le costanti informazioni sulla vita e sul divenire delle collezioni, hanno da un lato affinato l’«occhio» e il gusto di
Zamboni, e dall’altro fatto sì che la Galleria, specializzata in dipinti antichi, dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento, sia in grado di
proporre opere di particolare qualità, nella propria sede di Reggio Emilia e nelle rassegne antiquarie specializzate cui partecipa.
Che cosa si può ammirare nella Galleria (aperta su appuntamento),
incuneata tra il Teatro Ariosto e il nuovo Centro Gerra, e negli stand
delle due Fiere cui la Galleria sarà presente, «Regium», a Reggio Emilia, nell’ottobre 2012, e «Modena Antiquaria» nel febbraio 2013? Due
sono i capisaldi dell’offerta della Galleria Zamboni. Da una parte, una
vasta selezione di artisti italiani dell’Ottocento e del primo Novecento
protagonisti delle varie scuole regionali, dal folto gruppo degli «emiliani» (Antonio Fontanesi, Alfonso Beccaluva, Stefano Bruzzi, Alberto
Pasini, Gaetano Chierici, con un capolavoro, «Il fratellino», Eugenio
Zampighi, Gaetano Bellei, Luigi Bertelli, Alfredo Protti) ad altri esponenti del resto d’Italia (Giovanni Sottocornola, Antonino Leto, Giuseppe Palizzi, Guglielmo Ciardi, Vincenzo Irolli, Salvatore Petruolo, Armando Spadini, Cesare Augusto Detti, Camillo Innocenti, Beppe Ciardi, Domenico Induno, Carlo Brancaccio, Ettore Tito). Dall’altra parte, una altrettanto vasta e importante selezione di opere di qualità di artisti, soprattutto italiani, dei secoli precedenti: una straordinaria «Annunciazione», opera giovanile di Bernardo Strozzi; dipinti di Luca Giordano,
Pieter Mulier, detto «Cavalier Tempesta», Orazio De Ferrari, Girolamo
Marchesi da Cotignola, Donato Creti, Ubaldo Gandolfi, Giacomo Francia, Carlo Bonone, Alessandro Tiarini, Lorenzo Pasinelli, Giovanni Giacomo Sementi, Ilario Spolverini (due memorabili battaglie), Girolamo
Brusaferro, Giuseppe Simonelli, Clemente Ruta.
S. P.
Galleria Zamboni, viale Allegri 2d, Reggio Emilia, tel. 0522 452952, 347 5798137;
www.galleriazamboni.it
Bonioni Arte: i giovani avanzano
tra artisti ben consolidati
«Bassifondi del cielo» di Davide Benati del 2003 e,
a destra, «Nuove anatomie» di Omar Galliani del 2001
Avati, Licata, Alinari, Pellegrini, Gandini, Gerra, Cavicchioni, Iler Melioli, Borghi, De Simone, Accorsi, Margherita Benassi, Simonazzi.
La raccolta di CCPL non solo viene quotidianamente vissuta da chi vi
opera, ma in alcune occasioni, come nell’«open day» dell’8 ottobre 2011,
in occasione della settima edizione della Settimana del Contemporaneo
voluta da AMACI (Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani),
vengono organizzate visite guidate gratuite aperte al pubblico. L’esperienza sarà ripetuta il prossimo 6 ottobre, sempre in occasione dell’iniziativa promossa da AMACI, in cui sono previste varie visite guidate alle collezione. Un’analoga iniziativa si è svolta il 14 aprile scorso, nel giorno d’apertura della Settimana della Cultura; nell’occasione, è stata introdotta una novità: a condurre le visite guidate, e a interloquire con i
visitatori, sono stati chiamati due degli artisti presenti nella collezione,
Graziano Pompili e Iler Melioli. Lo stesso Melioli, a conferma dello spirito con cui è stata costituita e viene gestita la raccolta di CCPL, è stato di recente chiamato a tenere una lezione, «La neoavanguardia nell’arte», in uno dei «breakfast meeting» (lezioni magistrali condotte da
esperti e studiosi di alto livello, dedicate a argomenti di carattere economico, finanziario e sociale d’attualità, nell’ambito delle iniziative di
formazione rivolte al management aziendale e ad alcuni giovani collaboratori ad alto potenziale) promossi dall’azienda.
Sandro Parmiggiani
Per informazioni: CCPL, via Gandhi 8, Reggio Emilia, tel. 0522 2991, [email protected],
www.ccpl.it
Niccoli gioca le carte d’autunno:
Marca-Relli e Fogliati
Il programma autunnale della Niccoli testimonia esemplarmente il lavoro condotto dalla galleria:
l’attività di costante
valorizzazione di alcuni artisti, ai quali è legata da consolidati
rapporti di collaborazione; l’attenzione per
altri artisti, che la Galleria ritiene di sicuro
interesse e non ancora riconosciuti in maniera adeguata.
Uno degli artisti di
punta della Galleria
Niccoli è senz’altro
Conrad Marca-Relli
(Boston 1913 - Parma
2000), fondatore nel
1949 con Rothko, Kline e De Kooning dell’Eight Street Club,
promotore della prima mostra sull’Espressionismo astratto americano. Risale
al 1990 la prima
esposizione di MarcaRelli nella sede della
Niccoli; nel 1997 l’artista va a vivere a Parma con la moglie, e
nello stesso anno viene costituito l’Archivio Marca-Relli, che in
questi anni ha dato vita a importanti mo- «The dressmaker» datata 1982 e «Warrior» di Conrad
stre in musei e galle- Marca-Relli del 1956
rie italiani e stranieri.
S’inserisce in questo filone di attività l’esposizione di Marca-Relli, promossa dalla Niccoli, che si inaugura il 10 ottobre a Londra, nella Ronchini Art Gallery, a cura di David Anfam e Kenneth Baker.
Nel tardo autunno, la sede della Galleria accoglie una mostra di Piero Fogliati (Canelli, Asti, 1930), a cura di Elena Forin. Attivo fin dagli anni Cinquanta, Fogliati, partendo dalla progettazione della Città Fantastica, è uno dei protagonisti della ricerca sulle esperienze
sensoriali con la luce, il suono e i colori, e sulle infinite possibilità
dell’arte di intervenire sull’ambiente e di interagire con il fruitore.
Presente a due edizioni della Biennale di Venezia (1978, 1986), Fogliati è oggetto, negli ultimi anni, di un’attenzione crescente, come
testimoniano alcune mostre, personali e di gruppo.
S. P.
Conrad Marca-Relli, dal 10 ottobre a Londra presso Ronchini Art Gallery
Piero Fogliati, in autunno
Galleria d’Arte Niccoli, via Bruno Longhi 6, Parma, tel. 0521 282669,
www.niccoliarte.com
Orario: ma-sa 9,30-12,30 e 15,30-19,30
L’opera «On The Beach» di Marco Bolognesi del 2012
Si chiude a settembre la mostra collettiva che la Galleria Bonioni
Arte ha presentato durante l’estate: «Alterco» è il nome della rassegna, mutuato dal titolo dell’opera dell’artista austriaco Herbert
Brandl (Graz, 1959), un grande dipinto palpitante di rosso e di giallo. Fanno corona a questo quadro opere che ripercorrono alcune
delle vicende dell’arte dagli anni Cinquanta ad oggi: Capogrossi, Balla, Severini, Depero, Licata, Chighine, Agenore Fabbri, Afro, Corpora, Crippa, Corneille, Mastroianni, Moreni, Morlotti, Gallizio, Turcato, Leoncillo, Soldati, Veronesi, Vedova, Schifano, Mondino, Rotella, De Dominicis, Galliani, Christo, Nunzio, Maraniello, Cracking Art.
In continuità con l’esperienza degli ultimi anni, la Bonioni Arte punta su opere significative di autori già affermati, sia a livello nazionale sia a livello internazionale, e guarda dunque a un collezionismo
ormai sicuro delle proprie scelte, pur non rinunciando a presentare, in questa stessa mostra estiva, giovani artisti, quali Simone Pellegrini, Mirko Baricchi, Marco Bolognesi, Josè Demetrio, Pietro Iori, Luca Moscariello, ai quali ha nel passato dedicato mostre personali. La Galleria espone pure una grande opera di Marco Bolognesi
(Bologna, 1974), artista multimediale di sicuro talento, reggiano di
adozione, già noto a livello internazionale, con le sue inquietanti icone fotografiche di volti e corpi femminili, particolarmente apprezzato, durante l’ultima edizione di Fotografia Europea, per il suo ciclo
«Humanescape», che si misura con le inquietudini, esito di sogno
e delirio, della vita contemporanea, inserita in un paesaggio di giocattoli in miniatura, in una chiave del tutto gulliveriana. La rassegna include infine un’opera di Marco Ferri (Tarquinia, 1968), al quale la Galleria dedicherà una mostra personale, «Per certi versi», a
cura di Francesca Baboni, a partire dal 6 ottobre. Le opere di Ferri disegnano, ricorrendo alla duttilità della carta, vibranti geometrie
che si protendono nella tridimensionalità, e che si rivestono di sapienti rapporti tonali e del gioco di luci e di ombre lievi che il suo
modo di operare sul supporto disegna, generando tenui rilievi e avvallamenti. La ricerca di Ferri è contigua a esperienze, italiane e internazionali, nelle quali la parola, e il verso poetico, diventano motivo ispiratore e fatto pittorico.
S. P.
Marco Ferri. Per certi versi, dal 6 ottobre
Galleria Bonioni Arte, Corso Garibaldi 43, Reggio Emilia, tel. 0522 435765,
www.bonioniarte.it
Orario: ma-do 10-13 e 16-20
mercanteinfiera
Motociclette e miti
per centauri e cinefili
Mercanteinfiera Autunno:
a tutto gas verso il 2013
È la più grande fiera di Modernariato e Antiquariato del mondo. Novità
e tradizione nel quartiere fieristico di Parma dal 29 settembre al 7 ottobre
«Capitan America», lo stupendo chopper guidato da Peter Fonda (Wyatt) nel
mitico film di culto del 1969 «Easy Rider»
Collegata al grande debutto autunnale di «Mercanteinauto», la fiera
propone la mostra collaterale «Il sogno americano» dedicata alle moto utilizzate a Hollywood dagli anni Cinquanta a oggi, con l’esposizione di motoveicoli utilizzati sui set di alcune delle pellicole storiche
del grande schermo.
La moto rappresenta per molti quasi una filosofia di vita e il cinema
lo ha evidenziato in vari modi: da metafora della violenza ne «Il Selvaggio», a simbolo di libertà in «Easy Rider», fino a superamento del
limite in «Mission Impossibile». Le due ruote a motore vantano dunque una storia cinematografica articolata e avvincente, non solo per
i cultori del mezzo vista la «presa» sull’immaginario collettivo rappresentato dal cinema. La mostra racconta l’arte del movimento coniugando un tema di largo consumo come il cinema al collezionismo.
L’intrigante unione tra moto e cinema in un segmento della cultura e
della cinematografia internazionale è frutto di una collaborazione insieme al Museo del Sidecar di Cingoli, diretto da Costantino Frontalini, che conserva i modelli turistici, da competizione, militari, più
rappresentativi dalla fine del secolo scorso ai giorni nostri. Questa
parte comprende anche gli scooter e le biciclette con sidecar. Ci sono infine alcune motocarrozzette appartenute a personaggi famosi o
utilizzate in film importanti. Tutte le sezioni sono arricchite da numerosi documenti originali, foto, filmati e quanto altro utile al turista
per una visita completa e suggestiva. Tra le varie curiosità, ricordiamo il sidecar più lungo del mondo: Böhmerland 1932. Quello più largo: Indian Chief 1925. Il più piccolo: Excelsior Corgi 1946 ed il più
grande: RIKUO 1200 del 1941.
La mostra si svolge nel padiglione 5 nei giorni e orari della Fiera.
Anche il bastone
ha un fascino discreto
«Un bastone per amico» a cura dell’Associazione italiana di cultori «Mondobastone» è la mostra dedicata a un oggetto che in un
passato ancor recente veniva considerato l’indispensabile completamento dell’eleganza maschile.
Oltre alle sue funzioni pratiche di difesa oppure di ausilio, il bastone aveva un forte significato simbolico, legato soprattutto al potere politico o religioso ed era l’indispensabile compagno del pellegrino, il cosidetto bordone.
In seguito, la tradizione del bastone entra a far parte della storia
della moda e dell’eleganza: è soprattutto tra il Settecento e l’Ottocento che esso diventa esclusivamente da «passeggio», e ogni occasione richiedeva il tipo più adatto: di giorno un’asta di malacca,
di sera un’asta più esotica di scuro legno duro con l’impugnatura
elegante e, per una gita in campagna, un motivo popolare intagliato nel legno.
Quando con la rivoluzione industriale l’impiego del bastone come
status symbol si estese anche alla classe media, erano sia la foggia sia la preziosità del materiale e della manifattura del bastone a
denotare il rango del suo possessore: esso era quindi simbolico del
potere e del ruolo pubblico. Quelli d’avorio lavorati a piquè e quelli d’argento, ad esempio, venivano portati della nobiltà.
Come molti altri manufatti artigianali e artistici, anche il bastone
divenne il pretesto per sfoggiare la passione e il gusto per l’esotico. L’epoca dei viaggi e delle esplorazioni portò infatti in Italia molti esemplari eccentrici; di particolare interesse quelli con soggetti
marini, tagliati in osso di balena dai marinai durante i lunghi viaggi in mare. Insomma, non esistevano limiti nella creazione e nella
fantasia, il che spiega forse il fascino che questi straordinari oggetti ancora oggi continuano a esercitare su collezionisti e curiosi.
La mostra raccoglie circa 120 esemplari suddivisi per categorie, da
passeggio e di comando, popolari e massonici, da maestro e religiosi ma anche erotici ed etnici tra cui alcuni rarissimi per manifattura
e destinazione d’uso, risalenti a un periodo
storico compreso tra il XVII secolo
e gli inizi del XX secolo e provenienti da collezioni private. Una
vetrina, in particolare, sarà dedicata ai bastoni popolari di un famoso scultore francese, Pierre
Damiean. La mostra collaterale
sui bastoni antichi è promossa da
Fiere di Parma e si svolgerà da sabato 29 settembre a domenica 7
ottobre nel padiglione 4; rimarrà
aperta tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 10 alle ore 19.
Bastoni con pomelli a forma di cane
S
arà un autunno straordinario quello che coinvolgerà
la trentunesima edizione di «Mercanteinfiera» dal 29
settembre al 7 ottobre: una stagione ricca di novità e
di spunti, a cominciare dal nuovo layout commerciale. Le
Fiere di Parma, che organizzano la manifestazione attraverso 1100 operatori, hanno destinato i padiglioni 3 e 5 all’antiquariato, il 6 a Novecento e antiquariato, mentre il padiglione 2 vedrà ospitata la prima edizione di «Mercanteinauto», tre giorni espositivi, dal 28 al 30 settembre, dedicati ad auto, moto d’epoca, ricambi e automobilia. Un’altra sezione speciale di «Mercanteinfiera» sarà al padiglione 5: in «Archi e Parchi» che ora si apre ulteriormente verso il settore del landscaping. Anche lo spazio «L’Esperto
Risponde» si rinnova: per l’edizione autunnale, grazie al
supporto del perito Marisa Addomine, il servizio di expertise gratuita sarà attivo per entrambi i weekend della manifestazione e sarà completamente mirato sulla base delle
esigenze dei fruitori-collezionisti. Dunque una guida e un
supporto qualificato nella scelta dell’acquisto, un servizio
gratuito per esaminare o ricevere un parere su oggetti ed
opere, proposte in mostra o già dei visitatori. Dopo l’ingresso di «Mercanteinfiera» su facebook e twitter, e il restyling del sito internet, ora l’evento parmense si allarga anche a e-Bay: «Mercanteinfiera» incontra infatti «VendiloeBay», in collaborazione con «VendiloParma», per iniziare una diffusione attraverso un numero circoscritto di espositori. Le informazioni tramite questo mezzo tecnologico
si diffonderanno da settembre a dicembre con l’obiettivo
di permettere progressivamente alle migliaia di espositori
di godere di un’opportunità di visibilità ulteriore. Altra sezione della mostra mercato è «Mercanteinfiera e il Merchandising», dedicato a quanti desiderano acquistare borse in tessuto, matite, taccuini e penne biro ecologici, griffati «Mercanteinfiera» (l’iniziativa nasce in collaborazione con «Mora Pubblicità»). Prosegue la serie delle iniziative in corso la pubblicazione del secondo numero del «Magazine di Mercante», house organ della manifestazione,
tirato in oltre 2mila copie spedite ad architetti, designer, arredatori e appassionati del genere. Come da tradizione, non
mancano le mostre collaterali: «Il sogno americano» dedicato alle moto utilizzate a Hollywood dagli anni Cinquanta a oggi e «Un bastone per amico» con esemplari rari provenienti da collezioni private.
Ulteriore iniziativa di «Mercanteinfiera» della presente edizione è il progetto «Mercante e i suoi Ambasciatori nel
mondo»: un numero selezionato di promotori del marchio
espositivo parmense porterà il brand «Mercanteinfiera» in
paesi stranieri quali America, Russia, Brasile, Nord Africa,
Emirati Arabi, Turchia e Cina, affiancando gli operatori di
settore. L’amministratore delegato di Fiere di Parma Antonio Cellie nelle scorse settimane ha consegnato una targa
al produttore Seymour Stein, vicepresidente di Warner
Music e cofondatore di Sire Records, nominandolo ufficialmente ambasciatore di «Mercanteinfiera» negli Stati Uniti. Nella sua funzione di testimonial Stein avrà il compito di
promuovere la manifestazione, proponendosi come divulgatore della più grande fiera di modernariato e antiquariato del
mondo presso collezionisti, dealer e appassionati dell’altra
sponda dell’oceano. Alla consegna ufficiale dell’avvenimento, avvenuta nell’ufficio di Seymour Stein a Manhattan, erano anche presenti Fausto Armonti e Noah Perlis, consulenti
marketing di Fiere di Parma. Stein è il primo di una serie di
Padiglioni e stand della XXXI edizione di «Mercanteinfiera» e alcuni modelli di vetture d’epoca della nuova sezione «Mercanteinauto»
ambasciatori che «Mercanteinfiera» nominerà in tutto il mondo nel corso del prossimo anno: «Lui è l’archetipo perfetto
dell’ambasciatore per le Fiere di Parma, spiega Cellie, perché è un collezionista fuori dal comune con una straordinaria reputazione nella business community». Il neoambasciatore dal canto suo assicura: «Amo Mercanteinfiera. Sono stato a fiere d’arte in tutto il mondo, in Francia, in Olanda, in
Belgio, nel Regno Unito e in tutta l’America, ma penso davvero che quella di Parma sia la fiera migliore per chi è alla
ricerca di qualità e di oggetti unici e inaspettati e speciali».
Le nomine continueranno anche nel 2013. S. L.
XX
XXXI edizione Parma dal 29 settembre al 7 ottobre 2012
RIUSA
La sezione vintage per l’en plein air
apre all’arte del paesaggio
«Mercanteinfiera» Informazioni pratiche
Date: da lunedì primo ottobre a domenica 7 ottobre; 29 e 30 settembre giornate
riservate ai professionisti
Orario di apertura al pubblico: dalle ore 10 alle 19
Sede: Quartiere Fieristico di Parma, Viale delle Esposizioni 393a, Parma
Padiglioni: 2 (auto e moto), 3 (antiquariato), 5 (antiquariato e parchi), 6 (gioielli)
Biglietto: 10 euro alle biglietterie; 9 euro se acquistato on line sul sito
www.fiereparma.it
Eventi e iniziative collaterali: «Mercanteinauto» dal 28 al 30 settembre;
«Il sogno americano; «Un bastone per amico»; «Archi e Parchi» (padiglione 5);
«L’Esperto Risponde»
Accesso al quartiere fieristico: in auto, dall’uscita dell’autostrada (A1)
si raggiunge direttamente e rapidamente la Fiera di Parma grazie alla nuova arteria
complanare che la collega direttamente con il casello autostradale. In treno,
la stazione ferroviaria di Parma si trova lungo l’importante direttrice Milano-Roma
e tra gli interscambi delle linee ferroviarie che servono tutto il Nord Italia
(www.trenitalia.it). Dalla stazione ferroviaria di Parma la Fiera si raggiunge
in 10 minuti di autobus grazie a un servizio shuttle bus attivo durante la
manifestazione. Il quartiere fieristico dispone di oltre 9mila posti auto
Segreteria organizzativa: tel. 0521 996329, [email protected]
Sito internet: www.fiereparma.it
Press office: Fabrizio Savigni, tel. 3455117406, [email protected]
«Gotha» Anticipazioni
Un’altra sezione speciale di «Mercanteinfiera» sarà al
padiglione 5: in «Archi e Parchi» la tradizionale sezione «Riusa» cambia nome e volto. Oltre all’arredo d’antiquariato da giardino ora si apre ulteriormente verso
il settore del landscaping e le sue declinazioni, con una
volontà sempre più internazionale e attenta alle tendenze
del mercato di settore. A supportare Fiere di Parma in questo progetto ci sono lo studio paesaggistico dell’architetto paesaggista Silvia Ghirelli e l’azienda «All’Origine»,
un punto di riferimento per chi cerca oggetti unici di antiquariato, modernariato e vintage rendendoli consultabili e acquistabili con un semplice click in internet. Come
da tradizione, questa sezione pone particolare attenzione al riutilizzo di materiali e manufatti che conservano un pregio tale da poter rivivere una seconda vita anche ricontestualizzati in un contesto diverso da quello originario. Un sicuro riferimento per tutti coloro che amano
arricchire e personalizzare con gusto e originalità anche
gli spazi esterni del contesto in cui vivono.
Evento: Gotha
Periodo: da sabato 17 a domenica 25 novembre 2012
Anteprima riservata: venerdì 16 novembre, ore 19
Luogo: Padiglione 3, Fiere di Parma, Viale delle Esposizioni 393a, Parma
Espositori: 70 gallerie d’arte, antiquariato e design italiane e internazionali
Superficie espositiva: 4500 metri quadrati
Eventi collaterali: «I pomeriggi di Gotha»; «Gotha after Six»
Orari di apertura: tutti i giorni dalle ore 11 alle ore 20
(giovedì 22 novembre «serata gourmet», notturno fino
alle ore 23)
Ingresso: intero 15 euro, ridotto 10 euro
Catalogo della manifestazione: 40 euro
Eventi collegati a «Gotha»: lunedì 19 novembre
presentazione dei risultati dell’Osservatorio Nomisma
sull’andamento del mercato dell’arte in Italia
Per ulteriori informazioni: contattare Gloria
Oppici, responsabile Relazioni Esterne, Fiere di
Parma Spa, [email protected],
[email protected]
Un bracciale con pantere e una statua
raffigurante la dea cacciatrice Diana
Vedere
a
Reggio
e
Parma
Assicurazioni Generali di Reggio Emilia:
vi sono tanti modi di «salvare l’arte»
Ad esempio, «save art» è un progetto triennale che finanzia il restauro e la
conservazione dei dipinti e delle tavole antiche conservate nei Musei Civici reggiani
e compagnie assicurative tutelano i sottoscrittori delle
loro polizze contro i molteplici rischi cui vanno soggetti le persone e i beni; nel caso di un’opera d’arte,
sia quando essa viene conservata all’interno di un museo o di un’abitazione privata, sia quando debba mettersi in viaggio per partecipare a una qualche esposizione.
L’Agenzia di Reggio Emilia di Assicurazioni Generali si è «presa a cuore» l’arte in tanti altri modi: concorrendo, con i propri contributi, alla realizzazione di mostre nei maggiori spazi espositivi pubblici della città (Palazzo Magnani, Chiostri di San Domenico) e in occasione di particolari rassegne (Fotografia Europea); ospitando, nella propria sede, esposizioni di artisti del territorio,
spesso accompagnate da cataloghi; dando vita a un’esperienza, «save art», che costituisce un esempio significativo di responsabilità sociale dell’impresa, declinata nel
campo della tutela dei beni artistici.
Che cosa è «save art»? È un progetto triennale (2011-2013), che
dichiara di volere «dare nuova vita ai dipinti del Museo»: l’Agenzia reggiana di Assicurazioni Generali finanzia il restauro
e la manutenzione di dipinti su tela e su tavola (consolidamento e rimessa in tensione dei supporti tessili, risanamento dei telai
lignei, pulitura degli strati di sporco di deposito da polveri e nerofumo presenti sulla pellicola pittorica originale) di proprietà dei
Musei Civici di Reggio Emilia, esposti nella Galleria Antonio
Fontanesi o conservati nei depositi. Partner di questa impresa di
salvaguardia dei beni culturali di fruizione pubblica, intesi come «bene comune», promossa da Assicurazioni Generali, sono,
da un lato, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Reggio
Emilia, i Musei Civici (la direttrice, Elisabetta Farioli, ha indicato le opere su cui intervenire), e la Soprintendenza ai Beni Storico Artistici di Modena e Reggio (ispettrice, Daniela Ferriani), e, dall’altro, lo Studio di Restauro Taddei Davoli di Reggio
Emilia, retto da Chiara Davoli. Grazie all’iniziativa voluta dall’Agenzia di Reggio Emilia di Assicurazioni Generali (Erio
Mazzoli, Claudio Rovacchi, Filippo Morlini, Paolo Santi), venti sono i dipinti sui quali si interviene con il restauro o la manutenzione: sette nel 2011; quattro sono in corso di restauro
nel 2012; su ulteriori nove è programmato l’intervento nel
2013. Tra le opere sottoposte alle cure dello Studio Taddei Davoli ricordiamo una testa di San Giovanni Battista, di autore anonimo, due dipinti a carattere religioso di Paolo Emilio Besen-
L
«Testa di San Giovanni» di Anonimo (già attribuita a Lionello
Spada) del XVII secolo e la «Madonna con Bambino e Sant’Anna»
di Paolo Emilio Besenzi datata 1600 circa
zi, quattro nature morte di Felice Boselli, «Madonna in trono
col Bambino e San Giovannino» di Lorenzo Franchi, «Beffe al
gatto» di Gaetano Chierici, un autoritratto di Alfonso Chierici, «Festa religiosa in Piazza Duomo», un dipinto anonimo del
Seicento. Le opere vengono presentate prima dell’intervento nello Studio di Restauro, e, una volta completati i lavori, sono riaccolte e esposte nei Musei Civici, in una specifica mostra. Nell’attuale situazione di difficoltà della finanza pubblica, «save art» si
pone come intervento esemplare di sostegno qualificato all’azione delle istituzioni pubbliche, tanto più in un Paese, come il
nostro, in cui l’abbondanza delle opere di proprietà dei Musei
può concorrere a farle giacere a lungo nei depositi, in un qualche modo dimenticate, soprattutto se bisognose di restauri e
interventi di manutenzione prima di potere essere esposte. L’iniziativa reggiana ha avuto anche il merito di riproporre all’attenzione degli appassionati e dei visitatori opere delle collezioni cittadine su cui era sceso un oscuramento, facendo loro riscoprire dipinti che ora potranno essere oggetto di studi più approfonditi.
Sandro Parmiggiani
Per informazioni: Musei Civici, via Spallanzani 1, tel. 0522 456477, www.musei.comune.re.it;
Assicurazioni Generali, via Alberto Pansa 33, tel. 0522 926511, [email protected]; Studio di Restauro Taddei Davoli, via Emilia San Pietro 24, tel. 0522 454068, [email protected]
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Libri e stampe: da un paese
dell’Emilia in tutto il mondo
A un anno dalla pubblicazione del
primo catalogo dello Studio Bibliografico «Le Muse», di Montecchio Emilia (Reggio Emilia),
591 lotti dedicati alle stampe, ai
libri d’artista e ai libri d’arte (suddivisi nelle seguenti voci: arte italiana; arte straniera; disegno; fotografia; illustratori italiani; incisione; xilografia; scultura; libri illustrati con opere grafiche originali; stampe), la titolare, Elisa Lusardi, traccia un primo positivo
bilancio dell’attività. Anche grazie all’inserimento nei circuiti di
Maremagnum e di AbeBooks,
molte sono state le richieste di
informazioni da parte di privati,
musei e biblioteche, provenienti
non solo dall’Italia, ma da Paesi
europei, dall’America del Nord e
del Sud, e buone le vendite successivamente concluse (soprattutto di libri d’arte, di stampe e Una litografia di Massimo Campigli per
di libri con incisioni originali). È «Theseus» di André Gide e un’acquatinta
dunque con rinnovato entusia- di Davide Benati per «Ballata» (sotto)
smo che lo Studio Bibliografico
«Le Muse» sta per dare alle stampe il secondo catalogo (l’uscita è
prevista a fine settembre), con oltre seicento lotti, come al solito destinati alla vendita per corrispondenza e corredati di scrupolose descrizioni e di immagini in bianco e nero e a colori. Tra i lotti di sicuro
interesse si possono segnalare: «Maternité», con cinque incisioni fuori testo di Marc Chagall, Au Sans Pareil, Parigi 1926; «Héroïdes» di
Ovidio, con quindici incisioni di André Derain, Société des Cent-une,
Parigi 1938; «Theseus» di André Gide, con dodici litografie originali
di Massimo Campigli, Officina Bodoni, Verona 1949; «Ballata» di Daniele Benati, con un’acquatinta originale di Davide Benati e una fotografia di Luigi Ghirri. Lo Studio «Le Muse» conclude, a fine 2012, la
raccolta e l’archiviazione, avviata a suo tempo, per la pubblicazione,
nel 2013, del catalogo ragionato dell’opera grafica (circa trecento lastre) di William Catellani (Montecchio, Reggio Emilia, 1920), pittore
di rara sensibilità e incisore di autentico valore, sia nel settore dell’acquaforte e dell’acquatinta che in quello della xilografia.
S. P.
Per informazioni: Studio Bibliografico «Le Muse», Strada Bassina 8a, Montecchio
(Reggio Emilia), tel. 0522 866757, 393 6693655, www.lemuselibri.it
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Vedere a Reggio e Parma
Una storia lunga 52 anni: la Galleria Centro
Steccata di Parma e il logo disegnato da Munari
Musei Civici di Reggio Emilia:
l’estate accende i fuochi
La Galleria Centro Steccata di Parma, fondata da Ennio Lodi nel 1960, e diretta dal 1977 dalla figlia Patrizia, successivamente affiancata da Gianfranco
Sabbadini, è stata per decenni vicina alla Chiesa della Steccata da cui prese nome; da alcuni anni si è trasferita in una nuova, ampia (400 metri quadrati) sede nel settecentesco Palazzo Bagatti al numero 23 di
Strada Garibaldi, di fronte al Parco-giardino (progettato da Mario Botta) della Pilotta, frequentatissimo
dai giovani. A 52 anni dalla fondazione, la Galleria
conserva tuttora, con orgoglio, il logo disegnato da
Bruno Munari, ed è rimasta fedele all’originaria ispirazione, alternando, nelle proprie proposte, maestri
del Novecento italiano e internazionale e giovani artisti ritenuti di sicuro interesse. Alla Steccata si sono
così succedute mostre di Licini, Ligabue (la Galleria
ha spesso collaborato alla realizzazione di esposizioni pubbliche dell’artista e ha realizzato tirature di sculture in bronzo del ciclo «Il bestiario»), Morandi, Marini, Mattioli, Severini, Sironi, Soldati, Albers, Appel,
Arman, Biasi, Biggi, Bill, Bonalumi, Castellani, Capogrossi, Dorazio, Hartung, Manzoni, Matta, Pascali,
Rotella, Turcato, Warhol, Crippa, De Luigi, Fontana,
Afro, Chighine, De Staël, Fautrier, Kubota, Mathieu,
Moreni, Pomodoro, Riopelle, Ruggeri, Santomaso,
Scanavino, Tancredi, Tàpies, Vedova, Morlotti, Francese, Angeli, Festa, Schifano, Boetti, Calzolari, Gilardi, Merz, Pistoletto, Zorio, Brevi, Ceccobelli, Gianni
Cella, Chia, Fermariello, Lodola, Plumcake, Paladino,
Salvo, Wal, Walter Valentini, Brockhaus, Cristina Roncati, Agostino Ferrari, Antonella Mazzoni, Ferdinando Lauretani. Nella Galleria Centro Steccata si possono così trovare opere che ricordano questa lunga
storia, come un dipinto di Jean Fautrier, «Squares of
colour», del 1957, esposto nel 1960 alla XXX Biennale di Venezia e nel 1988 nella personale dedicatagli dalla Galleria Civica di Modena.
Le mostre in programma nella prossima stagione
paiono in ideale continuità con questo variegato retroterra, con questo eclettismo perseguito dalla Galleria: «I nuovi futuristi», a cura di Renato Barilli (rassegna che si collega all’esposizione in corso fino al 9
settembre allo Spazio Oberdan di Milano; «Nuovo Futurismo. Ridisegnare la città», con opere di Gianantonio Abate, Clara Bonfiglio, Dario Brevi, Gianni Cella, Andrea Crosa, Marco Lodola, Battista Luraschi,
Luciano Palmieri, Plumcake, Umberto Postal); l’an-
Non è destinato a stemperarsi lo scontro che contrappone il Comune di Reggio Emilia, sostenitore del
progetto di ristrutturazione dei Musei Civici commissionato a Italo Rota, al Comitato Amici dei Musei Civici, che quel progetto dal febbraio scorso vigorosamente contesta, sia per le singole proposte (il giardino verticale esterno con i funghi di acciaio specchiante) sia per i criteri con cui verrebbero riallestite le sale interne, con il rischio di farne virare l’esito verso una sorta di museo-spettacolo, dimentico
dell’importante retaggio museografico di cui i Musei
Civici reggiani sono portatori, con gli allestimenti storici delle principali collezioni. Sabato 23 giugno è andato in scena, ai Chiostri di San Pietro, un incontro
di presentazione alla città del progetto, promosso
dal Comune, coordinato da Pierluigi Panza e con l’intervento dello stesso Rota. Le tre ore di discussione,
all’insegna dell’aperta contestazione e dell’insofferenza per chi «non capisce» il valore di un progetto
«strategico per l’intera città», non hanno certo svelenito il clima, ma paiono anzi avere consolidato il
muro contro muro. Lo testimonia il fatto che il 12 luglio è stata depositata in Comune una mozione di iniziativa popolare, che in pochi giorni ha raccolto più
di cinquecento firme, con la quale si chiede di sospendere il progetto Rota e di dare vita a un «tavolo tecnico». La mozione, che va ad aggiungersi ad
analoghe iniziative di consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, sarà discussa alla ripresa dei
lavori del Consiglio Comunale dopo la pausa estiva;
c’è chi già prevede che sarà politicamente opportuno per l’Amministrazione, anche per la difficoltà di
reperire i fondi necessari, sospendere la realizzazione del progetto (che costerebbe 4,3 milioni di euro
per il solo primo stralcio) fino al 2014, dopo le prossime elezioni amministrative. Il Sindaco Graziano
Delrio, l’Assessore ai Progetti speciali Mimmo Spadoni e l’Assessore alla Cultura Giovanni Catellani si
sono spesi in prima persona, di fronte alle accuse di
«gestione verticistica e autoreferenziale del progetto», nel difendere le procedure fin qui adottate e il
contenuto del progetto Rota, «architetto di chiara
fama per gli allestimenti museali», che saprà rendere il Museo «più attraente», ma la sensazione è che
si sia in una fase di stallo e che le loro affermazioni
non abbiano in alcun modo scalfito le posizioni avverse. La Direttrice dei Musei Civici, Elisabetta Fa-
L’opera di Jean Fautrier «Squares of colour» del 1957
tologica, con opere dal 1950 al 2009, di Piero Ruggeri, il grande artista torinese, autentico maestro dell’informale italiano, scomparso nel maggio 2009;
«l’Arte del Rugby», a cura di Alberto Mattia Martini,
mostra realizzata con il patrocinio della Federazione
Italiana Rugby e presentata in anteprima il 17 marzo allo stadio Olimpico di Roma durante la partita Italia-Scozia del Torneo internazionale Sei Nazioni (con
opere di Airoldi, Bee, Bonomi, Brevi, Cella, Centenari, De Molfetta, De Pietri, Dildo, Fabrizi, Falaschetti,
Fedolfi, Filippini, Fiore, Forese, Francolino, Jacopino,
Lodola, Mazzoni, Nido, Pasini, Pozzoli, Racheli, Spoldi, Sudati, Vaccari, Valente, Wal); «Franco Mussida.
Scolpire la musica»: lo storico chitarrista della PFM
(Premiata Forneria Marconi) ha creato dei «Padelloni» (il termine popolare con cui venivano definiti i 33
giri in vinile), sculture in ceramica a forma di padella, ricoperte in oro zecchino e platino del diametro di
circa 30 centimetri; al centro è incastonato un cd con
musiche suonate da Mussida e sul manico sono scolpiti simboli, forme e principi propri del mondo del suono e della musica. Così, in un’intervista a Gianluigi
Colin, Mussida ha motivato la genesi di queste opere: «È restituire il riconoscimento di un tempo prezioso d’ascolto in un mondo in cui tutto si consuma
rapidamente, con superficialità, in una realtà dove
tutto si perde nel nulla. I «Padelloni» parlano dell’enorme importanza che il suono ha nella nostra vita».
S. P.
Per informazioni: Galleria Centro Steccata, Strada Garibaldi 23,
Parma, tel. 0521 285118, 340 1126164, www.centrosteccata.com
Rendering dello Studio di Italo Rota per il riallestimento dei
Musei Civici di Reggio Emilia
rioli, ha nell’incontro del 23 giugno motivato la scelta del progetto Rota sostenendo che occorre «avvicinare i Musei a un pubblico più ampio, trasversale
a tutte le culture e generazioni, e con particolare riferimento ai giovani», e fare diventare le collezioni
«qualcosa di vivo per il nostro presente». Ciò che ci
si chiede è se il progetto Rota non finisca per inseguire prevalentemente un peraltro costoso maquillage con lo scopo di attirare nuovi visitatori. Ciò che
davvero serve è un progetto di riqualificazione della
proposta culturale dei Musei, che non ne snaturi storia e valori delle collezioni, e che sappia associare a
un segno di contemporanea creatività la relazione,
e il rispetto, con ciò che è preesistente, tenendo ben
saldo e coerente l’imprescindibile rapporto tra progetto architettonico, riallestimento delle collezioni,
forma e funzioni proprie del museo.
Per quanto riguarda la programmazione espositiva il
Comune, in autunno propone mostre ai Chiostri di
San Domenico, a Palazzo Casotti (dal 4 al 30 settembre, esposizione di dipinti di Davide Peretti Poggi) e
alla Biblioteca Panizzi, dov’è in corso, «Il titolo lo mettiamo dopo. I libri d’artista di Corrado Costa», avvocato, poeta e artista, nato a Mulino di Bazzano (Parma) nel 1929 e scomparso a Reggio Emilia nel 1991,
alla quale farà seguito, dal 15 settembre al 28 ottobre, l’esposizione «Carlo Lucci architetto».
Sandro Parmiggiani
Non solo arte figurativa alla Collezione Maramotti
Le gallerie di Reggio Emilia reagiscono alla crisi
Offerta varia quella della Collezione Maramotti, ente
che gestisce la raccolta d’arte contemporanea messa insieme in vita dall’industriale Achille Maramotti
e oggi gestita dalla famiglia proprietaria dell’impresa Max Mara. La raccolta permanente, votata alla ricerca e diretta da Marina Dacci, si è arricchita delle
opere acquisite in occasione delle mostre commissionate a vari artisti (di recente Massimo Antonaci e
Laure Prouvost, vincitrice della quarta edizione del
Max Mara Art Prize for Women). Nel week end del 57 ottobre, in occasione della Giornata del Contemporaneo, sono in programma due mostre, la presentazione di un volume e altri eventi. Si parte venerdì 5
ottobre con «Icarus vs Muzak: omaggio a John Cage
e a Fausto Romitelli», esecuzione musicale dedicata all’apertura nella sede espositiva del nuovo spazio
«Icarus Ensemble». Sabato 6 ottobre presso il teatro municipale Romolo Valli proiezione in anteprima
del film documentario su Paolo Fresu realizzato da
Roberto Minini Merot, mentre presso la sede espositiva la Fondazione Maramotti inaugura il progetto
espositivo «Parallel Universe»dell’artista Jules de Balincourt, visibile sino al 27 gennaio 2013. La mostra
riflette sulla produzione dell’artista francese e sull’e-
Le gallerie reggiane propongono iniziative interessanti, quasi vogliano reagire alla crisi e ai caratteri che
segnano il mercato dell’arte, quali la diffusa omologazione nelle scelte e i fenomeni speculativi.
La Saletta Galaverni apre la stagione autunnale, il 6
ottobre, con una mostra dedicata all’opera grafica di
Enrico Della Torre (Pizzighettone, Cremona, 1931),
del quale nell’occasione viene presentato il «Catalogo generale dell’opera grafica, 1952-2012», edito da
Skira, con i 442 fogli (incisioni, litografie, xilografie)
realizzati in sessant’anni di attività. Pur nella totale
autonomia propria del linguaggio, l’opera grafica di
Della Torre è il luogo di sperimentazione e di rivelazione di intuizioni che sono trasmigrate nei dipinti, come evidenziano i quaranta lavori in mostra, tra cui alcune acqueforti acquerellate in esemplare unico.
La Galleria 2000 & Novecento apre la stagione espositiva, a ottobre, con la mostra «Equilibri instabili»,
che riunisce lavori di Piero Manzoni, Dadamaino, Giuseppe Spagnulo, Marco Gastini, Nunzio, Agostino Bonalumi, Domenico Borrelli e Filippo Centenari.
All’Officina Radium Artis continua fino a settembre,
nel nuovo ampio spazio di San Martino in Rio, la grande mostra personale di Valentino Vago (Barlassina,
splorazione astratta del suo procedimento attraverso cinque dipinti inediti commissionati dalla Maramotti: «Big Globe Painting», «Globe Faces», «Burst
Painting», «Waiting Tree» e «Psychedelic Soldier».
Domenica 7 ottobre inaugurazione della mostra «La
pittura come forma radicale (Painting as a Radical
Form)», visibile sino al 3 febbraio, cui seguirà (ore
11) una conversazione tra il critico americano Bob
Nickas e Mario Diacono, gallerista-critico autore del
volume «Archetypes and Historicity. Painting and
other radical forms. 1995-2007» (Silvana Editoriale,
Milano 2012, pp. 418, ill. 95 col., 35 €) che raccoglie testi editi in occasione delle mostre alla sua galleria di Boston, nel Massachusetts, tra il 1994 e il
2007. In mostra artisti analizzati anche nel volume
che si occupa del panorama a stelle e strisce e di
quello europeo degli ultimi 15 anni. L’ultimo appuntamento domenicale è al Teatro Valli per la doppia
esecuzione del Duo Fresu-Ferra (tromba e chitarra
elettrica) e Duo Fresu Casarano (tromba e saxofono).
Stefano Luppi
Collezione Maramotti, Via Fratelli Cervi 66, 42124 Reggio Emilia, tel. 0522 382484 , www.collezionemaramotti.org
1931), con cinquanta dipinti dagli anni Sessanta ad
oggi che ci restituiscono l’idea di un colore del tutto
impalpabile. Da ottobre, è la volta di Fausto De Nisco
(Sassuolo, 1951), che presenta una serie di dipinti
recenti, nei quali assembla elementi della figura umana, forme vegetali, brani del paesaggio, suggestioni
da storia dell’arte, letteratura e musica. La Galleria
De Bonis, che il 26 maggio ha aperto il proprio nuovo spazio espositivo con una mostra di Renato Guttuso, intende esplorare strategie di vendita che, oltre
alle mostre in galleria, si avvalgano di televisione, web,
social network e portali d’arte, e proporre, accanto ai
maestri della tradizione, giovani attivi in tutti i campi
della produzione artistica, ad esempio l’illustratrice
Sonia Maria Luce Possentini.
Infine cade in autunno l’annuale pubblicazione del Catalogo di incisioni originali, acquerelli e disegni, italiani e stranieri, dell’800 e moderni della Libreria Antiquaria Prandi, fondata nel 1927 e attiva dal 1957
nella vendita per corrispondenza di grafica moderna.
Il nuovo catalogo (n. 246, circa mille opere in vendita) sarà come al solito accompagnato da un volumetto (n. 245) di libri illustrati da artisti moderni, libri
d’arte, edizioni di lusso e libri sull’incisione. S. P.
Nessuno sa di arte tutto quello che sanno i lettori di
IL GIORNALE DELL’ARTE
È il mensile d’informazione di riferimento per il mondo dell’arte concepito come
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Vedere
a
Parma
Finalmente. Un grande ritorno: Graham Sutherland
16
alla Fondazione Magnani Rocca
La mostra ripercorre l’intero arco della produzione dell’artista che dalla fine degli anni Trenta alla metà degli anni
Cinquanta era riconosciuto come uno dei più importanti pittori inglesi dell’epoca
D
ue sono le esposizioni temporanee che la Fondazione
Magnani
Rocca organizza ogni
anno, a primavera e
in autunno, per potenziare la capacità
d’attrazione della
pur eccezionale collezione permanente
d’arte antica e moderna, esito della passione del fondatore,
Luigi Magnani. Conclusasi, il 1 luglio, la
mostra «Divina Commedia. Le visioni di
Doré, Scaramuzza,
Nattini», che ha presentato le opere di tre
artisti visionari (i due
parmensi, grandi illustratori danteschi italiani fra Otto e Novecento, e uno dei maestri
dell’illustrazione, Gustave Doré), esposizione che ha registrato un
diffuso apprezzamento
e successo, soprattutto
nel mondo della scuola, la Magnani Rocca
apre le porte, dall’8 «Standing Form», un’opera di Graham Sutherland
settembre al 9 dicem- datata 1950
bre, a un grande artista su cui, da anni, è sceso, almeno in Italia, un ingiustificato oscuramento, Graham Sutherland (Londra, 1903 - Mentone, 1980).
«Il pittore che smascherò la natura» è il sottotitolo dell’esposizione, e in realtà Sutherland, fin dall’esordio straordinario
disegnatore e incisore, dal 1940 al 1945 «artista di guerra» (con Ruggero Montrasio, Roger Berthoud, Isotta Langiu, StefaHenry Moore e Paul Nash), chiamato a testimoniare gli orrori e no Roffi, Graham Sutherland.
le devastazioni del conflitto, e le attività che fervevano nelle mi- Particolarmente interessante è il lungo saggio di Martin Hamniere e nelle acciaierie («Devastations» è il titolo di quelle ope- mer, docente alla University of Kent, consulente scientifico delre nelle quali le città inglesi sconvolte assumono il volto del tra- la Tate Britain di Londra, attualmente il più accreditato studioso
gico e dell’allucinato), sembra avere scelto, nella propria ope- internazionale dell’artista. Nel saggio, intitolato «L’arte di Grara, di svelare i legami strutturali, i ponti che collegano le for- ham Sutherland: “forme che assumono un aspetto quasi
me organiche, peraltro in perenne metamorfosi e divenire, umano”», Hammer analizza l’intero percorso di Sutherland,
sulle quali si reggono gli abitatori dei vari regni (animale, ve- dagli anni Venti alla morte nel 1980, e subito ricorda come
getale, minerale) della natura. Un proponimento di Ruskin, l’artista, dalla fine degli anni Trenta alla metà degli anni Cin«Indagare la natura, studiarne le leggi di crescita, trarne vi- quanta, fosse universalmente riconosciuto come il più imporsioni provenienti dal centro dell’ardente cuore», sembra ave- tante pittore inglese dell’epoca, collocato allo stesso livello di
re ispirato Sutherland nel suo lavoro, che insegue le assonan- Moore in campo scultoreo; in seguito, annota Hammer, la sua reze delle forme esteriori della natura, pronto ad abbandonarsi a putazione sarebbe stata in parte oscurata da quella crescente del
ogni suggestione fantastica e visionaria, per scavare e penetrare suo amico Francis Bacon. Fanno da contrappunto all’analisi
più a fondo nell’intimo della persona (le radici degli alberi che di Hammer le numerose, illuminanti citazioni da scritti e disi fanno forme animali o umane). Lo smascheramento della na- chiarazioni di Sutherland; il testo è ricco di annotazioni di
tura operato da Sutherland sta nell’averci rivelato, collegandosi grande interesse, tra le quali citiamo: le suggestioni, nelle inall’esperienza romantica, che le forme naturali, spesso idealiz- cisioni, di Samuel Palmer; l’influenza del primo De Chirico,
zate, sono in verità groviglio «terribile», talvolta apertamente che espone a Londra nel 1928 e nel 1931; le suggestioni di
crudele, distante da ogni illusione di sublime, che sempre dis- «Guernica» di Picasso nei disegni della guerra; le affinità tra
chiude le porte a ogni costruzione fantastica. La mostra riper- il cespuglio di spine e la testa umana, per simboleggiare l’unicorre l’intero arco della produzione di Sutherland, compre- versale latente crudeltà; l’affinità della prospettiva teatrale nei
si le «Devastations», le «Standing Forms» degli anni Cin- lavori della maturità con la fotografia di Bill Brandt; la conquanta, i «Bestiari» e gli impietosi ritratti (oltre a quelli di al- clusione che in Sutherland «il regno della natura diventa incuni nobili inglesi, ci sono in mostra quelli di Churchill e di So- triso di sensazioni corporee e di intensi stati della mente».
merset Maugham), che talvolta furono accolti con freddezza Sandro Parmiggiani
se non con manifesta ostilità dagli stessi committenti.
La mostra di Sutherland, a cura di Stefano Roffi, con il pa- Graham Sutherland. Il pittore che smascherò la natura, dall’8 settembre al 9 ditrocinio dell’Ambasciata britannica in Italia e con il soste- cembre
gno di Fondazione Cariparma e di Cariparma Crédit Agri- Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetocole, è realizzata in collaborazione con Montrasio Arte ed è lo (Parma), tel. 0521 848327, www.magnanirocca.it
accompagnata da un catalogo, edito da Silvana Editoriale, con Orario: ma-ve 10-18, sabato, domenica e festivi 10-19
saggio generale di Martin
Hammer e un’antologia di
scritti di Roberto Tassi, che
ripetutamente scelse di occuparsi di Sutherland, fino a curarne il catalogo generale delPer Giancarlo Forestieri, la Fondazione, che non ha La crisi economica ha il suo pel’opera grafica, e con testi di
mai avuto contributi dallo Stato né dagli Enti locali, so, ma non tanto per la situazioDaniele Astrologo Abadal,
oltre al sostegno dei suoi due mecenati storici, Fon- ne della finanza pubblica. La
Le sfide del nuovo presidente
della Fondazione Magnani Rocca
dazione Cariparma e la banca Cariparma Crédit Agricole, ha due punti di forza: una collezione straordinaria e una gestione virtuosa
Giancarlo Forestieri (Ravenna, 1946) ha assunto da
poco più di un anno la Presidenza della Fondazione
Magnani Rocca, dopo averne fatto parte per anni del
Consiglio d’Amministrazione. Forestieri è dal 1988
professore ordinario presso il Dipartimento di Finanza dell’Università Bocconi di Milano, dopo avere insegnato per quindici anni nell’Università di Parma,
dove è stato anche Preside della Facoltà di Economia. Ha ricoperto diversi incarichi professionali; dal
2003 al 2007 è stato Presidente della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza.
Quali erano i problemi che la preoccupavano e quali le sfide positive cui ha sentito di non potere rinunciare al momento dell’assunzione dell’incarico?
La Fondazione Magnani Rocca è un museo privato
con uno straordinario patrimonio artistico; uno di
quei casi che, come si dice, meritano un viaggio apposito, tra l’altro in uno dei territori dell’Emilia più
suggestivi e pieno di ricchezze artistiche e non solo. Accanto a questa condizione fortunata, c’è il problema dei bilanci e della programmazione delle attività; la Fondazione deve contare sulle proprie risorse e sull’aiuto di pochi mecenati. Questa è sempre stata la preoccupazione principale; gli ultimi anni con l’esplosione della crisi non hanno fatto altro
che evidenziare maggiormente questo aspetto. A dispetto delle difficoltà, per noi è sempre stato fondamentale sviluppare un programma di iniziative tale
da dare continuità e accrescere il ruolo e la presenza della Magnani Rocca nel mondo artistico-culturale. In questo senso, è stato importante aver consolidato il nostro format che prevede l’organizzazione di due mostre temporanee ogni anno, una in primavera e una in autunno. Il museo è aperto per circa otto mesi all’anno, da fine marzo ai primi di dicembre; questo periodo di apertura è coperto per
almeno sei mesi dalle mostre temporanee, e questo
arricchisce e rende più attrattiva l’offerta per i visitatori. Credo che essere riusciti, nonostante tutto, a
perseguire questi obiettivi sia stata una bella sfida,
che per ora abbiamo vinto.
Nell’attuale situazione della finanza pubblica e della crisi economica generale, che perdurano da anni
e che non saranno di breve soluzione, quali sono le
strategie della Fondazione, che pure può contare su
un proprio patrimonio, che tuttavia genera una redditività scarsa, del tutto insufficiente per coprire le
spese di gestione?
Magnani Rocca non ha mai avuto contributi o aiuti né dallo Stato, né dagli Enti locali. Al contrario, è paradossale che una
istituzione culturale come la nostra che deve affrontare anche Giancarlo Forestieri
investimenti di un certo peso
(messa a norma, modernizzazione degli impianti eccetera), debba farlo alle condizioni di mercato e fiscali di chi opera con obiettivi di profitto. Semmai,
il peggioramento del clima economico generale riduce gli spazi di iniziativa e la sostenibilità dei progetti e tende a contenere le spese delle famiglie, anche quelle per la cultura. In questo quadro, uno degli aspetti più negativi che si è materializzato nel
2012 è l’introduzione dell’IMU; in quanto detentori
di un patrimonio di terreni e fabbricati rurali, l’impatto della nuova fiscalità è stato pesantissimo. Tutto questo non fa che confermare la bontà della strategia già in atto da tempo e cioè di dismettere il patrimonio rurale, di fatto senza reddito, se non in perdita, per passare progressivamente a forme più moderne e flessibili di investimento.
Di fronte alle tendenze in atto (minori contributi pubblici, minori sponsorizzazioni delle imprese, comprese banche e fondazioni bancarie, che tendono, in
tutta Europa, a costituire propri musei o centri espositivi), che cosa si dovrebbe fare, in particolare nel
campo della messa in atto di reti museali nel territorio e di joint-venture con altri centri espositivi?
Non soffriamo dei minori contributi pubblici non
avendone mai avuti. È vero invece che la crisi condiziona la capacità di intervento degli sponsor privati. La Magnani Rocca ha due mecenati storici,
Fondazione Cariparma e la banca Cariparma Crédit Agricole, che continuano meritoriamente a sostenerci. È chiaro però che anche noi abbiamo il
dovere di contribuire a mantenere un quadro sostenibile: da una parte, dobbiamo avere fantasia
per organizzare mostre con budget compatibili;
dall’altra parte, i costi di gestione devono essere
ridotti all’essenziale. C’è qualcosa in più che si può
fare, sul terreno delle collaborazioni? Per fare solo un esempio, il connubio di più realtà artistiche
omogenee può rappresentare per il visitatore un’attrattiva più forte. La Fondazione Magnani Rocca si
trova nella splendida campagna precollinare parmense; stiamo pensando a una joint-venture con il
Castello di Torrechiara, che si trova a pochi minuti dalla Fondazione ed è uno dei più suggestivi manieri italiani, per proporre al pubblico la visita congiunta a condizioni vantaggiose.
S. P.
Vedere
a
Modena
Sono passati oltre quindici anni dall’ultima mostra.
17
Ritorna in Italia l’opera del grandissimo Edward Weston
Intanto prosegue l’iter amministrativo per potere dare ufficialmente vita a «Fondazione Fotografia» dopo l’accordo
dell’ente proprietario Fondazione Cassa di Risparmio di Modena con il Comune
D
al 14 settembre al 9 dicembre, il curatore di Fondazione Fotografia Filippo Maggia ordina nel Palazzo
Sant’Agostino 110 opere dell’americano Edward Weston (1886-1958), considerato uno dei più grandi maestri
della fotografia del Novecento. Il catalogo Skira della mostra sponsorizzata da Unicredit è a cura di Filippo Maggia
e Francesca Lazzarini con testi del curatore e di Chiara
Dall’Olio. Weston ha una vita densa di avvenimenti professionali, a partire dal 1902 quando il padre gli regala il suo primo
apparecchio economico Kodak con il quale inizia a fotografare: passano appena quattro anni e il protagonista, giovanissimo, decide di trasferirsi dai pressi di Chicago a Tropico, in California, dove viveva la sorella May e dove il primo gennaio
1958 morirà. Già nel 1906 Weston si iscrive a un corso di fotografia presso l’Illinois College of Photography e ben presto
apre il suo primo studio fotografico che sarà il centro del lavoro per i successivi 20 anni che lo vedranno divenire molto
noto in ambito fotografico.
La svolta avviene nel 1922, quando durante un viaggio in
Ohio decide di abbandonare lo stile pittorialista, allora particolarmente diffuso, a favore di immagini legate alle forme industriali e organiche del paesaggio. «La macchina fotografica, è una delle sue frasi più celebri, deve essere usata
per registrare la vita e per rendere la vera sostanza, la quintessenza delle cose in sé, sia si tratti di acciaio lucido o di carne palpitante». L’anno dopo apre un altro studio a Città del
Messico insieme a un’altra nota fotografa, Tina Modotti,
che lo inserisce nell’ambiente artistico del Centroamerica
dominato da Diego Rivera, David Siqueiros e Josè Orozco
e lo fa maggiormente ragionare sugli aspetti tecnici dell’atto
del fotografare (l’artista scriverà anche libri su questo tema).
Nel 1929 si trasferisce a Carmel, di nuovo in California, dove fonda nel 1932, con Ansel Adams e Imogen Cunningham,
il celebre «Gruppo f/64» molto legato alle considerazioni
teoriche messicane e alla sperimentazione estetica in fotografia. Da qui deriva il nome del gruppo d’avanguardia: la
macchina fotografica f/64 era dotata della più piccola apertura del diaframma, utile a ottenere la massima profondità di
campo.
Dagli anni Trenta Weston riceve molti premi e nel 1946 il
MoMA di New York gli dedica la grande retrospettiva, mentre lui appena due anni dopo scatta la sua ultima foto a Point Lobos: da alcuni anni è colpito dal terribile morbo di Parkinson e
da quella data si dedicherà solo a supervisionare i lasciti del suo
lavoro insieme ai figli Brett e Cole.
La rassegna modenese, con opere del ventennio Venti-Quaranta quasi per intero possedute dal Center of Creative Photography di Tucson, analizza tutti i temi indagati dal celebre fotografo americano: i nudi, i paesaggi e gli «oggetti»
trasformati dall’artista in icone surrealiste e postmoderne.
Opere di Edward Weston, «Onion Halved» del 1930, «Tina Modotti» del 1924 circa e
«Dunes Oceano» del 1936
quintessenza, eleggendoli a metafore visive degli elementi stessi della natura». Gli appuntamenti seguenti di Fondazione Fotografia saranno invece dal 15 dicembre. La mostra dedicata
alle nuove acquisizioni della costituenda (dal 2008) collezioni
della Fondazione Cassa di Risparmio presenterà 70 opere di
18 tra i più importanti artisti statunitensi degli anni Cinquanta-Settanta e sarà inoltre accompagnata da una rassegna
personale dedicata al fotografo pittorialista, e magistrato,
Riccardo Domenico Peretti Griva (Coassolo Torinese 1882 Torino 1962).
Stefano Luppi
Edward Weston. Una retrospettiva, dal 14 settembre al 9 dicembre
Fondazione Fotografia, Ex Ospedale Sant’Agostino, Largo Porta Sant’Agostino
228, tel. 059 239888, www.fondazionefotografia.it
Orario: ma-ve 11-13 e 15,30-19, sabato, domenica e festivi 11-20
«La produzione di Weston,
spiega Filippo Maggia, è l’espressione di una ricerca ostinata di purezza, nelle forme
compositive così come nella
perfezione quasi maniacale
dell’immagine. L’autore indaga gli oggetti nella loro
Le origini del mito del «drake»
Il Museo Casa Enzo Ferrari, inaugurato lo scorso
marzo nel sito dove il fondatore della Fabbrica Ferrari nacque nel 1898, ospita sino a metà ottobre
la rassegna inaugurale «Le origini del mito», dedicato non solo ai capolavori, meccanici ed estetici,
del Cavallino rampante, ma anche a quelli di altri
notissimi costruttori del modenese, una regione
che è per antonomasia «Terra di motori» con Modena per capitale. Prima del «drake» (è l’appellativo dato a Enzo Ferrari con chiara allusione al leggendario corsaro inglese), ad esempio, ci fu il sapiente e coraggioso manager che, sotto le insegne
della Scuderia, faceva correre, con al volante piloti leggendari come Nuvolari e Varzi, le vetture della Alfa Romeo: in mostra sono esposte la «8C 2300
Spider Corsa» e la «Tipo 158». Curiosamente, la
prima macchina interamente figlia dell’ingegno di
Ferrari non ebbe mai il pieno riconoscimento di paternità perché complicate clausole contrattuali impedirono a Enzo Ferrari di dare il suo nome alla
«Auto Avio Costruzioni 815» del 1940: ma essa fu
la prima alla quale seguirono le Ferrari «125
Sport», «166 F2 e la «166 MM Barchetta Touring».
Della fabbrica di automobili «rivale» in città, la Maserati, la mostra espone la «A6 1500» del 1947 e
la «Spider Zagato». Ma sono tanti altri gli appuntamenti previsti nel complesso museale composto
dalla casa natale di Enzo Ferrari e da una nuova
struttura espositiva di 5mila metri quadri firmata
dagli architetti Jan Kaplicky e Andrea Morgante. Il
24 settembre sarà presentato a Modena il volume
«Museo Casa Enzo Ferrari», pubblicato da Electa
Mondadori con testi di Fabio Camorani, Giuseppe
Coppi, Piero Ferrari, Andrea Morgante, Deyan Sudjic, Mauro Tedeschini (presidente del museo) e
Adriana Zini (direttrice della Fondazione Casa natale Enzo Ferrari). Il volume (128 pp., 200 ill., 35
euro) racconta la genesi e la successiva costruzione del complesso museale, documentata attraverso un’ampia campagna fotografica di Gabriele Melloni e Stefano Paolini. Descrive inoltre gli aspetti
Il giallo Museo Casa Enzo Ferrari ideato dall’architetto
Jan Kaplicky e una sala del complesso museale
tecnologici, strutturali ed esecutivi dell’involucro
a forma di «cofano automobilistico» giallo ideato
dal progettista Jan Kaplicky, scomparso prima della definitiva realizzazione e portato a termine dall’ex collaboratore Andrea Morgante.
S. L.
Le origini del Mito, fino al 14 ottobre
Museo Casa Enzo Ferrari, via Paolo Ferrari 85, tel. 059
4397979, www.museocasaenzoferrari.it
Orario: tutti i giorni (festivi compresi) dalle 9,30 alle 19, dal 1 ottobre chiude alle 18
Vedere
a
Modena
Il «Teatro dell’Illustrissima Comunità eretto per il decoro
18
della città e per la trasmissione delle arti sceniche»
Nel cartellone della nuova stagione del Teatro Comunale «Luciano Pavarotti» spicca l’omaggio all’edizione
del «Don Carlo» che Giuseppe Verdi mise a punto proprio per il teatro di Modena nel dicembre del 1886
a Fondazione Teatro Comunale «Luciano Pavarotti» promuove ogni anno un’attività ampia e diversificata che va
dall’opera lirica al teatro musicale, dalla musica sinfonica
tradizionale ai generi di confine e alla sperimentazione, dalla
danza contemporanea al balletto classico. Opera, concerti, balletto, oltre a «L’Altro Suono Festival » e alla rassegna di teatro
musicale per ragazzi dal titolo «Musica su Misura», sono i cartelloni attraverso i quali il teatro modenese presenta al pubblico una programmazione aggiornata alle novità più recenti del
panorama internazionale. Progettato dall’architetto Francesco Vandelli e inaugurato il 2 ottobre 1841, nel 1998 l’edificio
del teatro è stato restaurato in ogni parte della struttura,
delle decorazioni e degli arredi e negli impianti e nell’apparato tecnico, mentre nel 2002 è nata la Fondazione Teatro
Comunale di Modena col compito di gestirlo. L’istituzione vede come fondatori originari il Comune di Modena e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ed è aperta a nuovi
soci fondatori e sostenitori. L’edificio è stato intitolato a Luciano Pavarotti nell’ottobre 2007 in ricordo del grande tenore modenese, mentre sul fastigio dell’edificio è collocata
una statua che rappresenta «il Genio di Modena» dello scultore modenese Luigi Righi, autore anche dei bassorilievi che adornano le finestre. Il prossimo cartellone sarà ufficialmente presentato a metà settembre, mentre a ottobre si avvieranno come
di consueto le stagioni di opera, concerti e danza. Il programma lirico presenta, fra altri titoli, una nuova opera dedicata al bicentenario della nascita di Charles Dickens e, inoltre, un omaggio all’edizione del «Don Carlo» che Giuseppe
Verdi mise a punto proprio per il Teatro Comunale di Modena nel dicembre del 1886. Una produzione nata tra Modena e i teatri di Piacenza, il «Don Carlo» diretto da Fabrizio Ventura, eseguito dall’Orchestra Regionale dell’EmiliaRomagna e dal Coro Lirico Amadeus, cinque atti con libret-
L
Il concerto del 2010 del pianista e compositore turco Fazil Say
to di François-Joseph Méry e Camille Du Locle (traduzione in italiano di Achille de Lauzières) e regia di Joseph Franconi Lee è in scena il 17, 19 e 21 ottobre. L’opera fu musicata da Verdi su libretto francese di Joseph Méry e Camille du Locle tratto dal poema drammatico «Don Carlos, Infant von Spanien» di Friedrich Schiller. La prima rappresentazione, in cinque atti e in lingua francese, ebbe luogo l’11 marzo 1867 al
Théâtre de l’Académie Impériale de Musique di Parigi, Grand
Opéra completa di balletti e con grandi scene corali secondo
l’uso della tradizione del francese. L’opera, forse la più ambiziosa e monumentale di Verdi, fu tradotta in italiano la prima volta per un allestimento alla Royal Opera House di Lon-
dra avvenuto nel medesimo anno per poi iniziare la sua circuitazione anche in Italia, a partire dal Teatro Comunale di Bologna. Negli anni Ottanta dell’Ottocento risale la revisione più
consistente all’edizione italiana, ovvero la riduzione a quattro
atti che Verdi operò per l’allestimento del Teatro alla Scala nel
1884, più agile e di minor difficoltà esecutiva, destinata perciò
ad aver maggior fortuna fino ad epoca recente. Tuttavia, due
anni dopo, Verdi autorizzò il ripristino del primo atto per una
versione che andò in scena proprio al Teatro Comunale di Modena nel dicembre 1886. In tempi recenti Claudio Abbado la
scelse per la ripresa celebrativa del Bicentenario della Scala (1977), mentre il nuovo allestimento del «Don Carlo» viene
prodotto dal Teatro Comunale di Modena nella cui sala di scenografia, fra le ultime storiche rimaste attive su territorio nazionale, vengono dipinte le scene disegnate da Alessandro
Ciammarughi. La realizzazione è affidata a Rinaldo Rinaldi, modenese allievo di Koki Fregni e in questo settore artista fra i più affermati a livello internazionale.
A dicembre, i giorni 16 e 17, una prima assoluta: «Oliver
Twist» con libretto e musica di Cristian Carrara tratto dall’omonimo romanzo di Charles Dickens, un ensemble da
Camera della Fondazione Teatro Comunale di Modena con
la Scuola Voci Bianche e il coro della Fondazione Scuola di
musica «C.G. Andreoli» di Mirandola, in provincia di Modena. Questa produzione prosegue il percorso attraverso il quale il teatro modenese da oltre dieci anni promuove espressioni
artistiche capaci di sfruttare i linguaggi della contemporaneità.
S. L.
Teatro Comunale «Luciano Pavarotti», via del Teatro 8, www.teatrocomunalemodena.it
Biglietteria, Corso Canalgrande 85, tel. 059 2033010
Informazioni su convenzioni per associazioni e gruppi, Ufficio promozione, tel. 059
2033003, [email protected]
Cinquanta filosofi e duecento appuntamenti.
Per tre giorni si parlerà di «cose»
«Cose» è il tema della dodicesima edizione del «Festival Filosofia» di Modena Carpi e Sassuolo:
dal 14 al 16 settembre offre un programma ricchissimo di simposi, mostre, concerti, spettacoli e cene filosofiche
l «Festival Filosofia» che da undici anni si svolge nelle piazze, palazzi storici e gallerie di Modena, Carpi e Sassuolo quest’anno assume un’ulteriore valenza simbolica, trattandosi nel
primo appuntamento culturale di rilievo nazionale che si svolge
in una delle province che maggiormente hanno subito danni dal
terribile terremoto dello scorso maggio. Alcuni dei luoghi, oltre
40, in cui si svolge tradizionalmente la manifestazione, da Palazzo dei Musei a Modena, a piazza Martiri e Palazzo dei Pio a Carpi, sino al Palazzo Ducale di Sassuolo (l’unico a non essere fruibile perché sede delle opere d’arte salvate dalle chiese distrutte
nei paesi terremotati), fino a poche settimane fa non erano utilizzabili. Il festival corre dal 14 al 16 settembre e si compone
di 200 appuntamenti fra lezioni magistrali (sono cinquanta
di studiosi quali Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Roberta
de Monticelli, Roberto Esposito, Maurizio Ferraris, Umberto Galimberti, Sergio Givone, Salvatore Natoli, Giovanni
Reale, Marc Augé, Zygmunt Bauman, Krzysztof Pomian,
Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Emanuele Severino, Carlo
Sini e Remo Bodei, Tullio Gregory), mostre, concerti, spettacoli e cene filosofiche. Quest’anno il tema è «cose» e agli incontri con i principali filosofi del mondo si affianca una serie di mostre del programma collaterale, tra cui una grande retrospettiva italiana dedicata al fotografo americano Edward Weston alla «Fondazione Fotografia» di Modena, una personale di
Andrea Chiesi, un’esposizione di figurine sul «fascino discreto degli oggetti» e «Altro da cose. Claudia Losi ai Musei Civici». Quest’ultima rassegna, curata da Cristina Stefani, dei
Musei Civici modenesi si svolgerà dal 14 settembre al 18 novembre e mette in scena un progetto della piacentina Claudia Losi dedicato alle collezioni dei cittadini: intento del museo è stato infatti quello di invitare i visitatori a recarsi, dallo scorso luglio, allo spazio espositivo a Palazzo dei Musei con un oggetto da loro collezionato. Quanto raccolto è stato consegnato alle cure dell’artista che nei giorni festivalieri proporrà una sorta
di «work in progress», realizzando in presa diretta una serie di
I
sfere di filato contenenti gli oggetti consegnati. L’intento è chiaro: riflettere sulle dinamiche del collezionare materiali e valutare il
coinvolgimento emotivo delle persone anche attraverso operazioni complesse dai
mille significati come la «musealizzazione» e il cambiamento di significato. Al progetto hanno partecipato gli alunni del Liceo
Muratori e dell’Istituto Cattaneo-Deledda
di Modena che hanno provveduto a fotografare e raccogliere le storie raccontate dalle persone attraverso le loro «cose». Le mostre sono però anche
molte altre, tra cui la personale del modenese Lucio Riva «Oggetti esclamanti» presso la Biblioteca
Poletti, la rassegna «Poesia in forma di cosa», con
opere di Antonio Porta alla galleria Spazio Fisico di Giancarlo
Guidotti, l’installazione interattiva «Il dono della
massa», ideata da Vincenzo Napolano e
Antonella Varaschin e prodotta dall’Istituto Nazionale
di Fisica Nucleare,
dedicata dl meccanismo di Higgs
(Modena, Chiesa
di San Nicolò). La
Biblioteca Delfini
di Modena propone
«Il cubo magico» di
Pandemonium Teatro (due clown, Uno e
l’Altro, scoprono uno strano
mondo fatto solo di cubi), mentre la galleria Magazzini Lab di
Sassuolo organizza «Fusione endogena delle cose» dell’artista Enrica Berselli. Non solo l’espressione artistica si avvale di strumenti dell’artigianato, ma il lavoro artigianale in
quanto tale può ammontare a creazione artistica,
come si vede dalle opere dell’artista belga Aurélie W. Levaux alla mostra «L’heure vient,
vilaine petite chose» presso la Galleria
D406 di Modena. La personale di Andrea Chiesi, «Scomparse» alla galleria
Paggeriarte di Sassuolo, espone una serie di dipinti che indagano sulle strutture abbandonate, residui di un uso che
le ha rese oggetti di consumo per lasciarle poi ad un’apatica inutilità. Infine le figurine, che a Modena vogliono
dire Panini: al Foro Boario di Modena il
curatore Paolo Battaglia propone «Cose
che si attaccano al cuore», dedicata al mito della fabbrica messa in piedi dai fratelli Panini e oggi di proprietà inglese. Tra i
Le sfere dall’artista
luoghi in cui si svolgeranno gli apClaudia Losi contengono puntamenti filosofici anche una noal loro interno le cose
vità modenese: il parco archeologico
donate dal pubblico
«Novi Ark», gestito dal Museo Civimodenese
co Archeologico e costruito sopra il
nuovo parcheggio sotterraneo di Modena «Novi Park» che raccoglie alcune evidenze archeologiche individuate al momento del cantiere di 24mila metri
quadrati. Sono emerse una antica strada romana, una vasca
per l’allevamento delle carpe nel I secolo d.C., decine di steli e 3800 oggetti per lo più risalenti ai primi secoli della fondazione di Mutina romana. Il programma completo della kermesse è sul sito www.festivalfilosofia.it.
S. L.
Vedere
a
Ferrara
e
Piacenza
Da Antonioni a Zurbarán, le grandi mostre di Ferrara.
23
Dalla «a» alla «zeta» fino al 2014
Palazzo dei Diamanti inaugura il 13 ottobre l’esposizione «Boldini, Previati e De Pisis. Due secoli di grande arte
a Ferrara» che raccoglie i capolavori del Museo Boldini e delle altre raccolte d’arte moderna e contemporanea
di Palazzo Massari chiuso a causa del sisma
oti artisti dell’Ottocento e del primo Novecento sono la prima «risposta» espositiva di Ferrara all’indomani dei mesi
difficili che l’hanno colpita, dal punto di vista turistico, dopo il terremoto dello scorso maggio. L’esposizione «Boldini,
Previati e De Pisis. Due secoli di grande arte a Ferrara» che
raccoglie i capolavori del Museo Boldini e delle altre raccolte
d’arte moderna e contemporanea di Palazzo Massari è prevista
a Palazzo dei Diamanti dal 13 ottobre 2012 al 13 gennaio 2013
con ottanta opere di Giovanni Boldini, Gaetano Previati, Giuseppe Mentessi, Arrigo Minerbi, Roberto Melli, Achille Funi e Filippo de Pisis, insieme a dipinti di confronto, conservati anch’essi nei musei ferraresi, di maestri italiani come Vincenzo Gemito, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Mario Sironi. La mostra è
organizzata da Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea ed è a cura di Maria Luisa Pacelli, Barbara Guidi e Chiara Vorrasi. L’appuntamento prende il posto
della mostra a suo tempo annunciata dedicata al grande regista
Michelangelo Antonioni e posticipata alla primavera del prossimo anno.
L’idea dell’esposizione dei maestri ferraresi, che successivamente andranno in tour in alcune città italiane, è stata dettata dalla chiusura, causa conseguenze del terremoto, del
complesso di Palazzo Massari che ospita le collezioni delle
Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea: i dipinti, disegni
e sculture non potevano dunque essere visti se non spostandoli e
in questo modo gli stessi serviranno anche da «ambasciatori» con
il fine di sensibilizzare alla salvaguardia dei beni artistici e monumentali danneggiati dal terremoto. Il percorso della mostra si
apre con le testimonianze della civiltà figurativa ferrarese della
prima metà dell’Ottocento con opere di Giovanni Antonio Baruffaldi, Giovanni Pagliarini, Girolamo Domenichini, Massimiliano Lodi e Gaetano Turchi. Dopo la metà del XIX secolo, ha
fortuna il ritratto a Ferrara realizzato in particolare da Giuseppe
Chittò Barucchi e Pagliarini e ovviamente Giovanni Boldini di
cui sono esposti alcuni dipinti come il «Ritratto del piccolo Subercaseaux» e la «Passeggiata al Bois de Boulogne». Nel primo
Novecento le collezioni ferraresi si arricchirono di opere di Alberto Pisa, Giuseppe Mentessi, Gaetano Previati, presentati insieme ad Arrigo Minerbi, Aroldo Bonzagni, Umberto Boccioni,
Roberto Melli e Annibale Zucchini. Non mancano le firme di
Achille Funi, Carlo Carrà, Mario Sironi e ovviamente un altro pittore ferrarese di vaglia come Filippo de Pisis, del quale, grazie all’attività della Fondazione Pianori e al generoso
lascito di Manlio e Franca Malabotta, è possibile ripercorrere l’intera parabola creativa.
Ma in questi mesi le istituzioni ferraresi fanno un ulteriore sforzo organizzativo per non perdere quote di mercato turistico culturale a seguito del terremoto. Da settembre ha inizio il ricco
cartellone di iniziative, a partire da un concerto inaugurale
N
Il celebre ritratto della «Signora in rosa» di Giovanni Boldini del 1916 e l’«Agnus Dei» di
Francisco de Zurbarán, datato 1635-1640, conservato al Museo del Prado di Madrid
al teatro comunale diretto dal Maestro Claudio Abbado. Nel
periodo autunnale, inoltre, il cartellone annovera i festival «Ferrara Balloons» ed «Internazionale a Ferrara»: il primo, a settembre, è il più importante festival delle mongolfiere in Italia e
uno dei più prestigiosi in Europa. «Internazionale a Ferrara»,
dal 5 al 7 ottobre, permette invece di discutere dei grandi temi
della contemporaneità del mondo attraverso giornalisti, scrittori
e opinionisti che dibattono nei luoghi e nelle piazze del centro
storico.
Il 2013 si aprirà con un’esposizione sulle tematiche della cultura e della presenza ebraica in Italia presso la sede della Palazzina dell’ex carcere di via Piangipane che ospiterà il futuro Mu-
Di slancio. Biffi Arte non si ferma
Non si è concessa alcuna trela mostra «Sogno e configua estiva, l’attività espositine», a cura di Chiara Gatti,
va della Biffi Arte, la giovane
imperniata sulla sottile comgalleria di Piacenza, nata nelponente onirica che lega le
l’autunno del 2009 dall’inopere dei quattro artisti da
contro di due personalità dellei presentati, Alfredo Casal’economia e della cultura piali, Leonardo Cemak, Folon e
centina: Pietro Casella, titolaMario Giacomelli. Dal 10 nore dello storico marchio Biffi,
vembre al 9 dicembre, toce Leda Calza, che aveva a luncherà a Angela Madesani
go diretto una delle gallerie di
raccogliere in «Nostalgia del
maggior prestigio della città,
presente» i lavori di vari foSolaria. Appena concluse le
tografi. Infine, dal 15 dicemmostre estive, quella fotograbre al 20 gennaio 2013 la
fica di Joan Soncini, dedicata
galleria presenterà la mostra
alle tartarughe marine, e
«Cina: intersezioni tra pasquella di gruppo, «Silicio, le
sato e presente», a cura di
forme non permangono», con
Leda Calza e Elisa Molinari,
lavori di cinque artisti (Kira De
strutturata in tre sezioni: le
Pellegrin, Giustino De Santis,
sculture in terracotta (dame
Franca Dioli, Aoi Hasegawa, Un collage della mostra di Sergio Dangelo,
di corte, guerrieri, giocatrici
Pietro Olivieri) incentrati sul- intitolato «Self-Defending from the Sale»
di polo, cavalli) del periodo
l’inesistenza di un qualche
Han (206-220 d.C.) e di quelconfine definito tra informale e arte figurativa, è lo lo Tang (618-907 d.C.); le fotografie di Padre Leostesso attuale direttore artistico della Galleria, Car- ne Nani (Albino, Bergamo, 1880-1935), missionalo Scagnelli, a firmare l’esposizione con la quale si rio in Cina dal 1903 al 1914; le fotografie sulla Ciapre la stagione autunnale: «Sergio Dangelo. 100 na contemporanea di Ruggero Rosfer & Shakoun.
collages per 13 giorni». Dal 4 al 16 settembre, le Nel corso della mostra è previsto un incontro con il
cento opere realizzate dall’artista negli ultimi cin- pittore e calligrafo Ho Kan sui segreti della calligraquant’anni, parte di una collezione privata esposta fia cinese.
per la prima volta, confermano l’inesausta freschez- S. P.
za inventiva di Dangelo (Milano, 1923), fondatore,
assieme a Enrico Baj, del Movimento della Pittura «Sergio Dangelo. 100 collages per 13 giorni, dal 4 al 16 setNucleare nel 1951, anno in cui tenne la mostra d’e- tembre
sordio alla Galleria San Fedele di Milano. La mostra Sogno e confine, dal 22 settembre al 4 novembre
è accompagnata da un catalogo con testo introdut- Nostalgia del presente, dal 10 novembre al 9 dicembre
tivo di Arturo Schwarz, che definisce questi collages Cina: intersezioni tra passato e presente, dal 15 dicembre al
«poemi in pittura», e con le annotazioni e i commen- 20 gennaio 2013
ti che Dangelo stesso ha apposto a ciascuno dei Galleria Biffi Arte, via Chiapponi 39, Piacenza, tel. 0523 1720408,
[email protected], www.biffiarte.it
suoi lavori.
Dal 22 settembre al 4 novembre la Biffi Arte ospita Orario: ma-sa 10,30-12,30 e 16-19,30; domenica 16-19,30
seo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah
(www.meisweb.it). Seguirà nel periodo primaverile: il «Salone
dell’Arte e del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali», dal 20 al 23 marzo, e ancora altri appuntamenti come l’antichissimo Palio di Ferrara (a maggio).
Infine, tornando a Palazzo dei Diamanti» (www.palazzodiamanti.it), la programmazione annuncia le seguenti esposizioni: «Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti», dal
10 marzo al 9 giugno 2013 percorrerà la parabola creativa del
celebre regista, nato a Ferrara nel 1912, attraverso l’accostamento dei suoi lavori a opere di altri artisti e cineasti, in un inedito e suggestivo dialogo tra film, pittura, letteratura e fotografia. A questo protagonista della cultura del Novecento, Ferrara
Arte e le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, dedicano la
grande mostra a cura di Dominique Païni. Poi, dal 14 settembre 2013 al 6 gennaio 2014, una mostra dedicata allo spagnolo Francisco de Zurbarán che sarà un’importante opportunità per approfondire la conoscenza di questo indiscusso maestro
spagnolo del Seicento contemporaneo di pittori spagnoli, come Velázquez e Murillo, così come di artisti olandesi quali Rembrandt e Hals. E, per concludere, nel 2014 dal 22 febbraio al
15 giugno 2014 è prevista l’esposizione, a cura di Isabelle Monod-Fontaine, «Matisse. Il pittore e la sua modella», un’ampia selezione di dipinti, sculture, disegni e incisioni che esplorerà il rapporto del pittore francese con la figura umana in tutte le sue declinazioni.
S. L.
È Ricci l’autore della maggior parte delle tele dei
«Fasti Farnesiani» nel Museo Civico di Piacenza
Il vasto ciclo di tele noto con il
de, spettacolare e scenografica,
nome di «Fasti Farnesiani»
dinamica e sicura, che spetta a
(conservato nel Museo Civico di
un artista coraggioso e dotato
Piacenza e nel Museo Archeoloquale è il Ricci. L’effetto d’insieme, sebbene non completamengico di Napoli), commissionato
te omogeneo, per via di un iter
dal duca Ranuccio II Farnese per
non sempre lineare, mostra con
decorare tre sale del Palazzo di
maestria e con sicurezza, lo staPiacenza con la narrazione delto di continua sperimentazione
le vicende del famoso antenato,
in cui l’autore agisce tra il 1685
il condottiero Alessandro Farnee l’estate del 1687. La grande
se, conquistatore delle Fiandre
scoperta che assegna la maggioper conto di Filippo II di Spagna,
ranza delle tele dei «Fasti Farneè ora assegnato al grande pittosiani» alla mano del giovane e
re veneziano Sebastiano Ricci. Il
promettente Sebastiano Ricci,
saggio curato da Franco Moro
apre una fondamentale stagione
che sta per uscire sulla rivista
per la formazione del nostro gio«Paragone» di studi di storia
vane, una parentesi straordinadell’arte, rende noti gli studi che
ria, colma di intensi impegni e di
rivedono e modificano integral- «Paolo III riconcilia Francesco I e Carlo V»,
successi, che gli permette di mamente la corrente attribuzione opera di Sebastiano Ricci datata 1688,
turare il proprio stile e di espridelle tele da quello che finora si conservata nel Palazzo Farnese di Piacenza
mere le enormi qualità del suo
è ritenuto l’autore della maggior
parte delle opere, Giovanni Evangelista Draghi (Ge- talento, dimostrando quanto fosse convinta e giustanova 1654 - Piacenza 1712), con la sola parziale col- mente riposta la stima di Ranuccio II e quanto foslaborazione di Sebastiano Ricci (Belluno, luglio 1659 sero solidi e radicati i rapporti che Sebastiano intrat- Venezia, 15 maggio 1734) e l’intervento di alcuni tenne con la famiglia Farnese, fino a meritare di vealtri autori. Questa ipotesi è stata finora accolta dal- nire ospitato nel loro famoso palazzo a Roma. Il pitla critica senza che venisse sottoposta a verifica, no- tore veneziano è il più importante artista italiano delnostante si fondasse solo su scarse indicazioni do- la fine del Seicento, strepitoso artefice di decori mecumentarie di molto tempo successive alla realizza- dicei a Pitti e a palazzo Marucelli a Firenze come a
zione delle tele. La nuova proposta dello storico del- Milano (chiesa di San Bernardino alle Ossa), a Padol’arte Franco Moro è la soluzione definitiva, e sostie- va e a Venezia, in numerose chiese e palazzi, come
ne questo rapporto completamente invertito con la alla corte di Vienna (palazzo di Shoenbrunn), di Longrande prevalenza di Sebastiano Ricci nella realizza- dra (Burlington House e altre imprese), e con opere
zione del ciclo. Ciò viene dimostrato sulla base di una nei più importanti musei (Parma, Galleria Nazionale;
diversa lettura dei documenti in possesso dell’auto- Londra, National Gallery; Dresda Gemaldegalerie;
re e per l’analisi stilistica delle opere. La stesura pit- Vienna, Kunsthistorisches Museum, Washington, Natorica di buona parte dei dipinti appartiene a un’uni- tional Gallery e altri ancora), che traghetta la pittuca mano energica e vigorosa, a una medesima furia ra barocca verso gli sfarzi e le fragorose leggerezze
pittorica, con una visione d’insieme larga e in gran- di Gian Battista Tiepolo.
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Settembre 2012 - Il Giornale dell`Arte