Catechesi biblica. Don Claudio Doglio al Mater Dei
Pietro: la roccia della fede cristiana
TORTONA - Lunedì 25 febbraio, alle ore
21, presso il Teatro Mater Dei in Tortona,
di fronte ad un pubblico numeroso ed
attento, S. E. Mons. Vescovo introduce la
serata con il saluto e la preghiera, per
lasciare, poi, la parola a don Claudio
Doglio che presenta “Pietro, la roccia della
fede cristiana”.
Siamo a Cafarnao, un porto di mare, dove
vive il pescatore Simone di cui
ripercorriamo la storia, a partire dal
momento della chiamata, che avviene all’interno di una situazione di quotidianità resa
straordinaria (Lc 5,1-11).
Simone certamente ha sentito già parlare di Gesù, magari lo ha anche ascoltato in una
delle sue predicazioni ed è rimasto incuriosito da quel Maestro che dice cose nuove ed
agisce con potenza, ma non lo ha mai incontrato di persona.
Come sempre è Gesù che prende l’iniziativa: c’è tanta gente, quel mattino, sulla spiaggia,
Gesù ha bisogno di una “cattedra” e chiede proprio la barca di Simone per poter parlare a
tutti, senza essere soffocato dalla moltitudine.
Simone è affaticato e deluso da una notte infruttuosa di lavoro, ma accetta e, quando
Gesù, gli chiede di riprendere il largo per pescare ancora, si fida. Inizia qui il cammino di
fede del pescatore Simone: inizia come una relazione personale di amicizia e le reti,
questa volta, si riempiono, tanto che Simone ne è quasi impaurito e si dichiara peccatore
di fronte a Gesù.
Ma il Maestro capovolge la situazione: proprio perché sei un peccatore, resta con me,
condividi la mia vita e io ti trasformerò in “pescatore di uomini”. È sempre un pescare, ma
di segno diverso: chi pesca pesci li fa morire, mentre chi pesca uomini, recupera naufraghi
per farli vivere e Simone a questo è chiamato: Gesù gli dice che lo farà diventare un altro,
che gli darà la possibilità di proseguire una missione di salvezza… ma i verbi sono tutti al
futuro.
Il pescatore, comunque, lascia tutto, segue quell’uomo straordinario che lo ha affascinato,
eppure Simone non ha capito ancora chi è: il suo cammino di conoscenza di Gesù matura
nel tempo e, un giorno, nella città di Cesarea di Filippi, Simone può cominciare a dire
qualcosa. (Mt 16, 13-19).
La gente chi dice che io sia, chiede Gesù ai suoi amici ed è l’opinione di chi è lontano e mi
conosce superficialmente, ma voi, che condividete con me la vita, che mi conoscete bene,
che idea avete? Ed è Simone a rispondere a nome di tutti: “Tu sei il Messia, il Figlio del
Dio vivente”.
È una risposta da manuale, anche se Simone non ha ancora capito in che modo Gesù
svolge la funzione messianica, però, alla parola di fede del suo amico pescatore Gesù
risponde con una missione: Simone è detto beato non per la sua intelligenza, né per la
sua fede; infatti non ha compreso che Gesù è il Cristo con le sue forze, ma perché il Padre
glielo ha rivelato e, da qui, riceve un soprannome legato a quello che sarà il suo compito.
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Simone, ora, è detto kefàs, la roccia su cui Gesù costruirà la sua comunità. Simone non è
“la roccia” per i suoi meriti, ma perché ha accettato la grazia di Dio ed a Lui si è affidato:
per questo Simone è solido; la sua fede in Gesù è stabile, anche se ancora incerta e
questo ce lo rende vicino, poiché il pescatore Simone concentra in sé tutte le
contraddizioni della nostra vita di credenti.
Gesù lo ha appena chiamato ad essere la pietra su cui fondare la comunità cristiana,
eppure, poco dopo, Simone diventa pietra d’inciampo: Gesù inizia a dire che dovrà andare
a Gerusalemme, dove dovrà soffrire molto ed essere mandato a morte (Mt 16,20-23) e
Simone lo contesta, lo rimprovera, tanto che Gesù lo chiama “satàn”, ostacolo appunto.
Simone non ha ancora capito: crede di credere, ma non è ancora pronto; lui, che
pretendeva di seguire Gesù subito, che si diceva disposto a dare la vita per lui, poco dopo
dichiara di non conoscerlo neppure e di non aver nulla da spartire con quell’uomo.
“Ora non puoi seguirmi” gli diceva Gesù, “mi seguirai dopo” (Gv, 13-36-37): dopo capirai,
dopo potrai… ma quando?
Simone è testardo, è impaziente, è pieno di buona volontà, ma non è ancora pronto: deve
diventare consapevole che, senza l’aiuto della Spirito di Dio, non può nulla, deve
sperimentare il fallimento di rinnegare per ben tre volte il suo miglior amico, deve compiere
un faticoso lavoro di conversione interiore.
Deve arrivare la Pasqua perché Simone possa davvero seguire Gesù; Simone, come tutti
noi, ha bisogno di essere salvato per non avere più paura e trovare il coraggio della
testimonianza.
La storia di Simone, conclude don Doglio, è una storia quaresimale di profonda
conversione e, se Gesù ci è riuscito con quella testa dura di pescatore, stiamo certi che ci
riuscirà con ognuno di noi.
Patrizia Govi
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