N. 37355/09 R.G.G.I.P.
N. 46750/08 RGNR
TRIBUNALE DI NAPOLI
(Giudice per le Indagini Preliminari – uff. 29)
ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE
(artt. 272 ss. c.p.p.)
Esaminati gli atti del procedimento penale in epigrafe iscritto nei confronti di:
1. ABIS Daniele, nato a Sassari l’1.10.1962, residente a Falciano del Massico in vico degli
Amici s.n.c.;
2. ANDINOLFI Marcel, nato a Napoli il 10.06.1976, residente in Mondragone via Pescara n.
79;
3. BOCCOLATO Emilio, nato a Mondragone (CE) l’1.07.1952, ivi domiciliato alla Via
Sergente Beatrice N. 27, alias “Zucculone”;
4. BOCCOLATO Giovanni, nato a Mondragone il 16.09.1957, ivi residente via Sergente
Beatrice n. 17, alias “mazzo di gomma”;
5. BOCCOLATO Maria Laura, nata a Formia il 24.03.1981, residente a Mondragone in via
Castelvolturno s.n.c.;
6. CASCARINO Giovanni, nato a Mondragone il 24.06.1968, ivi residente via Vecchia
Starza n. 99, alias “u’ scopatore”;
7. CASCARINO Davide, nato a Mondragone il 27.01.1971, ivi residente in via Arno n. 15,
8. CASCARINO Salvatore, nato a Mondragone il 14.03.1983, ivi residente in via Duca degli
Abruzzi n. 248,
9. CIPRIANI Lorenzo, nato a Cerignola (Foggia) il 07.04.1955, residente in Mondragone
(CE) alla via Cementara snc;
10. COMPARONE Vincenzo, nato a S. Maria C.V. il 31.10.1978, residente in Mondragone
via Concilio Sinuessano n. 17;
11. CUOCO Mario, nato a Mondragone il 01.12.1964, ivi residente in via Duca degli
Abruzzi n. 165;
12. DI LEONE Americo, nato a Mondragone il 31.05.1970, ivi residente in Via Padule n.
145;
13. DI MEO Carlo, fu Antonio nato a Mondragone il 23.11.1954, ivi residente alla via
Trento n. 51, alias “Carlino Muzzone”;
14. DI STEFANO Ciro, nato a Sant’Antimo (NA) il 29.08.1977, residente in Casaluce alla
via Circumvallazione n. 28, di fatto domiciliato in Sant’Antimo via A.Diaz n. 2;
15. DI STEFANO Raffaele, nato a Sant’Antimo il 30.06.1972, già detenuto presso la Casa di
Reclusione e Circondariale di Carinola;
16. FERRARA Tobia, nato a Caserta il 06.07.1971, residente in Mondragone via 11
Febbraio n. 34, alias “Barbarossa”;
17. GALLO Salvatore, nato a Formia (LT) il 29.10.1978, residente in Mondragone via
Castelvolturno s.n.c., alias Pierluigi;
18. GENTILE Raffaele, nato a Napoli il 01.02.1967, residente in Castelvolturno via
Boccaccia n. 7;
19. GIRAMMA Alfredo, nato a Carinola il 26.09.1962, ivi residente Vico Amici s.n.c., alias
“magone”;
20. GIRAMMA Vittorio Egidio, nato a Formia il 02.10.1987, residente a Carinola in vico
degli Amici s.n.c.;
21. GUGLIELMO Monica, nata a Formia il 15.12.1985 residente in Mondragone alla via
Fedro n. 3;
22. GUGLIELMO Palma, nata a Formia il 23.11.1982 residente in Mondragone alla via
1
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Fedro n. 3;
23. LUNGO Giovanni, nato a Caserta il 06.06.1978, residente in Mondragone alla via
Manzoni n. 5;
24. LUONGO Pasqualino, nato a Mondragone il 20.08.1970, ivi residente in viale Italia n.
20, alias “a seccia”;
25. LUONGO Valentina, nata a Formia il 24.02.1990, residente in Mondragone alla via G.
Oberdan n. 12;
26. MIRAGLIA Cosetta, nata a Mondragone il 24.07.1972, ivi residente viale Margherita n.
58;
27. NERI Carlo, nato a Mondragone l’1.03.1959, ivi residente in via Venezia palazzo
“Pacifico”;
28. NERI Nerino, nato a Mondragone il 14.02.1957, ivi residente in via Incaldana località
Levagnole s.n.c.;
29. PAGANO Arturo, nato a San Cipriano d’Aversa il 10.02.1946, residente in Carinola via
Vittorio Emanuele n. 11;
30. PAGLIUCA Donato, nato a Formia (LT) il 02.07.1987, residente a Mondragone in
piazza della Repubblica n. 7, alias “Caporusso”;
31. PAGLIUCA Salvatore, nato a Formia (LT) il 29.08.1979, residente in Mondragone
Piazza della Repubblica n. 7, alias “Caporusso”;
32. PALMIERI Salvatore, nato a San Giovanni a Teduccio (NA) il 31.05.1969, residente in
Mondragone viale degli Abeti s.n.c., alias “Cio Cio”;
33. PALUMBO Vincenzo, nato a Mondragone il 21.02.1973, ivi residente via Duca degli
Abruzzi n. 73, alias “u Sindaco”;
34. PATALANO Antonio Ettore nato a Mondragone il 15.11.1975, ivi residente in via
Cavalieri di Vittorio Veneto n. 20;
35. PERFETTO Giuseppe, nato a Grumo Nevano il 06.01.1946, residente in Mondragone
via A. Del Signore n. 2;
36. PERRETTA Agostino, nato a Minturno il 04.10.1966, residente in Carinola, frazione
Casanova, via Prov.le per Cascano;
37. RAZZINO Pasquale, nato a Mondragone il 15.08.1959, ivi residente in via Sementini,
parco Santa Lucia n. 21, alias “scarola”;
38. SALOMONE Cesare nato a Prignano Cilento (SA) il 19.03.1948, residente a Roma in
via Di Bravetta n. 8;
39. SAUCHELLA Bruno nato a Formia il 22.07.1981, residente in Mondragone via C.
Battisti n. 29, alias “u zingaro”;
40. SCIACCA Giovanni, nato a Mondragone il 12.12.1959, ivi residente in via
Castelvolturno n. 53;
41. TOMADA Claudio, nato a Udine l’8.11.1955, residente in Roma via Panisperna n. 261;
42. VELLUCCI Giuseppe, nato a Mondragone il 21.07.1962, ivi residente via T. Tasso n. 9,
alias “bencasino”;
INDAGATI
ANDINOLFI Marcel - BOCCOLATO Emilio - BOCCOLATO Giovanni - BOCCOLATO
Maria Laura - CASCARINO Giovanni - CIPRIANI Lorenzo - COMPARONE Vincenzo CUOCO Mario - DI LEONE Americo - DI MEO Carlo - FERRARA Tobia - GALLO
Salvatore (inteso Pierluigi) - LUNGO Giovanni - LUONGO Pasqualino - MIRAGLIA Cosetta
- NERI Carlo - NERI Nerino - PAGLIUCA Donato - PAGLIUCA Salvatore - PALMIERI
Salvatore - PALUMBO Vincenzo - PATALANO Antonio Ettore - PERFETTO Giuseppe RAZZINO Pasquale - SAUCHELLA Bruno - SCIACCA Giovanni - VELLUCCI Giuseppe
1) del delitto p. e p. dall’art. 416-bis, I, III, IV, V, VI ed VIII comma, c.p., per avere
partecipato, ciascuno nella consapevolezza della rilevanza causale del proprio apporto, ad
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una associazione di tipo mafioso denominata “dei CHIUOVI” già facente capo a LA TORRE
Augusto, promossa, diretta ed organizzata da BOCCOLATO Emilio che, operando sull’area
del Comune di Mondragone, Falciano del Massico e comuni limitrofi, si avvale della forza di
intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne
deriva, per la realizzazione dei seguenti scopi:
- il controllo delle attività economiche, anche attraverso la gestione monopolistica di interi
settori imprenditoriali e commerciali;
- il rilascio di concessioni e di autorizzazioni amministrative;
- l'acquisizione di appalti e servizi pubblici;
- il condizionamento delle attività delle amministrazioni pubbliche, locali e centrali;
- il raggiungimento dell’impunità attraverso la corruzione di pubblici funzionari
- il reinvestimento speculativo in attività imprenditoriali, immobiliari, finanziarie e
commerciali degli ingenti capitali derivanti dalle attività delittuose, sistematicamente
esercitate (estorsioni in danno di imprese affidatarie di pubblici e privati appalti ed in genere
di esercenti attività commerciali, traffico di sostanze stupefacenti ed usura),
- l'affermazione del controllo egemonico sul territorio, realizzata anche attraverso la
contrapposizione armata con organizzazioni criminose rivali e la repressione violenta dei
contrasti interni;
- il conseguimento, infine, per sé e per gli altri affiliati di profitti e vantaggi ingiusti.
In particolare, con i seguenti ruoli:
- BOCCOLATO Emilio di capo del clan, di organizzatore delle attività illecite del clan, in
particolare di quelle estorsive, di distribuzione dei profitti illeciti e di indicazione delle
direttive a cui gli associati devono attenersi;
- BOCCOLATO Giovanni, con il ruolo di esecutore delle disposizioni impartite dal fratello
Emilio, nonché di “portavoce” di quest’ultimo presso gli altri componenti del clan per
l’esecuzione delle attività illecite, in particolare per quelle estorsive;
- ANDINOLFI Marcel, con il ruolo di eseguire le direttive provenienti dal carcere da parte di
Boccolato Emilio, di consentire l’ingresso all’interno del carcere di oggetti non consentiti ed
in particolare di sostanza stupefacente, di preparare la suddivisione degli “stipendi” alle
famiglie dei detenuti del clan;
- BOCCOLATO Maria Laura, con il compito di trasmettere agli altri componenti del clan le
direttive di suo padre Emilio, in particolare per quanto riguarda le modalitàm di ingresso
all’interno del carcere di Carinola di oggetti non consentiti dall’ordinamento penitenziario
ed in particolare di sostanze stupefacenti
- CASCARINO Giovanni, con il compito di gestire l’attività di spaccio delle sostanze
stupefacenti, di custodire le armi nella disponibilità del gruppo, di realizzare le attività
estorsive;
- CIPRIANI Lorenzo, con il compito di realizzare condotte estorsive per conto del clan;
- COMPARONE Vincenzo, con il compito di coadiuvare Patalano Antonio Ettore nella
condotta di riciclaggio dei proventi del clan oltre che di dare sostegno materiale al predetto
Patalano offrendogli supporto logistico, consistito nello svolgimento delle mansioni di autista
e di accompagnatore;
- CUOCO Mario, con il compito di coadiuvare Cascarino Giovanni nella gestione del
mercato degli stupefacenti nonché di esattore delle estorsioni compiute per conto del clan;
- DI LEONE Americo, con il compito di cassiere del clan;
- DI MEO Carlo, con il compito di reggente del clan a seguito dell’arresto di Boccolato
Emilio;
- FERRARA Tobia, con il compito di reinvestire i profitti illeciti del clan oltre che di
partecipare alla organizzazione della piazza di spaccio di droga controllata dal clan;
- GALLO Salvatore, con il compito di eseguire le direttive del Boccolato Emilio in materia di
estorsioni e di procacciamento per i detenuti di sostanze stupefacenti da introdurre
all’interno del carcere di Carinola;
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- LUNGO Giovanni, con il compito di predisporre la erogazione degli “stipendi” agli affiliati
del clan;
- LUONGO Pasqualino, con il compito di realizzare estorsioni per conto del clan;
- MIRAGLIA Cosetta, con il compito di trasmettere all’esterno del carcere di Carinola le
direttive del compagno Emilio Boccolato e di organizzare così le sorti del clan, con l’ausilio
in particolare di Ferrara Tobia;
- NERI Carlo, con il compito di gestire la piazza di spaccio dello stupefacente e di custodire
le armi nella disponibilità del clan;
- NERI Nerino, con il compito di realizzare le estorsioni per conto del clan;
- PAGLIUCA Donato, con il compito di gestire la piazza di spaccio di sostanza stupefacente
per conto del clan;
- PAGLIUCA Salvatore, con il compito di gestire la piazza di spaccio di sostanza
stupefacente per conto del clan;
- PALMIERI Salvatore, con il compito di gestire gli affari del clan a seguito della detenzione
di Emilio Boccolato;
- PATALANO Antonio Ettore con il compito di gestire di fatto la L.A.B. srl per conto del clan
e di investire all’estero i profitti del clan;
- PERFETTO Giuseppe con il compito di capo ed organizzatore del clan, unitamente a
Boccolato Emilio;
- RAZZINO Pasquale, con il compito di organizzare la piazza di spaccio per conto del clan;
- SAUCHELLA Bruno, con il compito di effettuare le estorsioni per conto del clan e di
detenere le armi per conto del gruppo camorristico;
- SCIACCA Giovanni, con il compito di reimpiegare i profitti dell’associazione attraverso
attività commerciali di cui è gestore;
- VELLUCCI Giuseppe, con il compito di organizzare la gestione delle attività delittuose del
clan, con riferimento alla composizione dei dissidi internoi allo stesso ed alla organizzazione
delle modalità di esecuzione delle estorsioni.
Con le aggravanti previste dai commi IV, V e VI dell’art. 416 bis c.p., trattandosi di una
associazione armata volta a commettere delitti, nonché ad acquisire e mantenere il controllo
di attività economiche, mediante risorse finanziarie di provenienza delittuosa.
In Mondragone e zone limitrofe, dal mese di novembre 2008 fino al mese di giugno 2009.
SALOMONE Cesare
2) del delitto p. e p. dagli artt. 110, 416-bis c.p. perché, non essendo organico al clan
camorristico delineato al capo 1) della rubrica, forniva un costante e concreto apporto alla
organizzazione camorristica descritta al capo che precede, in qualità di Cancelliere in
servizio presso le sezioni penali della Corte di Cassazione.
Apporto consistito in particolare:
- nel fungere da punto di riferimento della associazione ogni qualvolta fosse necessario
conoscere l’esito di provvedimenti giudiziari adottati dalla Suprema Corte nei confronti degli
associati;
- nel prodigarsi per reperire “soci” in Roma ed in altre parti del territorio italiano con cui
organizzare un consistente investimento industriale in Costa d’Avorio da realizzare con i
proventi dell’attività criminosa realizzata dal clan.
In Roma nel mese di novembre 2008.
SALOMONE Cesare - TOMADA Claudio,
3) del delitto p. e p. dagli artt. 110, 56, 648-ter c.p., 7 D.L. 152/1991, perché in concorso fra
loro, non essendo concorsi nella realizzazione dei profitti della organizzazione di cui al capo
1) della rubrica, ponevano in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a compiere
operazioni di impiego in attività economiche (consistite nella realizzazione di un consistente
investimento per la costruzione di un’industria per la panificazione in Costa d’Avorio) di
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parte di denaro (di quantità non determinata) proveniente dallo svolgimento delle attività
illecite proprie dell’organizzazione camorristica di cui al capo n. 1).
Operazioni consistite:
- nel redigere, a cura del TOMADA, il progetto per la realizzazione del complesso
industriale;
- nell’avviare contatti, a cura del SALOMONE, con la diplomazia della Costa d’Avorio per
assicurarsi il nulla osta amministrativo per la realizzazione del complesso industriale;
- nel costituire le società (amministrate dal PATALANO Antonio Ettore e dal COMPARONE
Vincenzo) con cui realizzare la costruzione;
- nel cercare ulteriori finanziatori dell’opera, sempre ad opera del SALOMONE,
prevalentemente scelti fra esponenti politici regionali e nazionali.
Evento non verificatosi per cause indipendenti dalla volontà degli autori.
In Mondragone e Carinola fra il mese novembre 2008 e giugno 2009.
DI STEFANO Ciro - DI STEFANO Raffaele - GIRAMMA Alfredo - GIRAMMA Vittorio
Egidio - PAGANO Arturo
4) del delitto p. e p. dall’art. 416-bis, commi I, II, III, IV, V, VI e VII c.p., per avere
partecipato, ciascuno nella consapevolezza della rilevanza causale del proprio apporto, ad
un’associazione di tipo mafioso, promossa, diretta ed organizzata da PAGANO Arturo che,
operando sull’area del Comune di Carinola, Falciano del Massico, Francolise e comuni
limitrofi, si avvale della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di
assoggettamento ed omertà che ne deriva, per la realizzazione dei seguenti scopi:
- il controllo delle attività economiche, anche attraverso la gestione monopolistica di interi
settori imprenditoriali e commerciali;
- il rilascio di concessioni e di autorizzazioni amministrative;
- l'acquisizione di appalti e servizi pubblici;
- il condizionamento delle attività delle amministrazioni pubbliche, locali e centrali;
- il reinvestimento speculativo in attività imprenditoriali, immobiliari, finanziarie e
commerciali degli ingenti capitali derivanti dalle attività delittuose, sistematicamente
esercitate (prevalentemente estorsioni in danno di imprese affidatarie di pubblici e privati
appalti e di esercenti attività commerciali, traffico di sostanze stupefacenti, truffe ed usura),
- il raggiungimento dell’impunità attraverso la corruzione di pubblici funzionari;
- l'affermazione del controllo egemonico sul territorio, realizzata anche attraverso la
contrapposizione armata con organizzazioni criminose rivali e la repressione violenta dei
contrasti interni;
- il conseguimento, infine, per sé e per gli altri affiliati di profitti e vantaggi ingiusti;
Con i seguenti ruoli:
- PAGANO Arturo, con il compito di capo e di organizzatore del clan;
- DI STEFANO Ciro, con il compito di provvedere all’esecuzione di estorsioni per conto del
gruppo;
- DI STEFANO Raffaele con il compito di provvedere all’esecuzione delle estorsioni per
conto del gruppo;
- GIRAMMA Alfredo, con il compito di prestare supporto logistico a Pagano Arturo, in
particolare mediante esazione delle estorsioni legate all’usura praticata dal Pagano;
- GIRAMMA Vittorio Egidio, con il compito di prestare supporto logistico a Pagano Arturo,
in particolare mediante esazione delle estorsioni legate all’usura praticata dal Pagano;
Con le aggravanti previste dai commi IV, V e VI, dell’art. 416-bis c.p., trattandosi di una
associazione armata volta a commettere delitti, nonché ad acquisire e mantenere il controllo
di attività economiche, mediante risorse finanziarie di provenienza delittuosa ed in
particolare proventi illeciti derivanti da una vasta opera di usura ai danni di operatori
economici e persone in stato di momentaneo bisogno.
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In Carinola, Falciano del Massico, Francolise e zone limitrofe, dal mese di luglio 2008 al
mese di marzo 2009.
ABIS Daniele – PERRETTA Agostino
5) del delitto p. e p. dagli artt. 110, 416-bis c.p. perché, non essendo organici al clan
camorristico delineato al capo 1) della rubrica, fornivano un costante e concreto apporto a
tale organizzazione camorristica, in qualità di agenti di Polizia Penitenziaria in servizio
presso l’istituto di detenzione di Carinola.
Apporto consistito in particolare:
- nel fungere da punto di riferimento della associazione ogni qualvolta fosse necessario
introdurre all’interno dell’istituto oggetti vietati (quali ad esempio, sostanze stupefacenti,
profumi, tagliaunghie, generi alimentari);
- nel rivelare ai detenuti appartenenti al clan l’esistenza di microspie all’interno delle celle di
detenzione e delle sale colloqui del carcere;
- nell’agevolare la trasmissione all’esterno del carcere dei messaggi e e delle direttive
provenienti da BOCCOLATO Emilio ed indirizzate agli altri componenti del sodalizio
camorristico.
In Mondragone, fino al maggio 2009
PAGANO Arturo - PERRETTA Agostino
6) del delitto p. e p. dagli artt. 81 cpv, 110 c.p., 73, 80 comma 1 lett. g) DPR 309/1990 e 7 L.
203/1991 perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, commesse
anche in tempi diversi, in concorso tra di loro, il PAGANO come determinatore ed il
PERRETTA come autore materiale, introducevano nel carcere di Carinola sostanza
stupefacente del tipo hashish occultandola in pacchetti di sigarette che il PERRETTA, in
qualità di agente di polizia penitenziaria in servizio presso tale istituto di detenzione,
consegnava al detenuto DI STEFANO Raffaele.
Con l’aggravante di avere commesso il fatto all’interno di un istituto di detenzione ed al fine
di agevolare il clan camorristico di cui il Pagano è promotore.
In Carinola nel mese di luglio 2008
ABIS Daniele – PERRETTA Agostino – BOCCOLATO Emilio – PAGANO Arturo
7) per il delitto p. e p. dagli artt. 319, 321 c.p., 7 L.203/1991, perché, in concorso tra di loro,
in qualità l’Abis ed il Perretta di agenti di polizia penitenziaria nell’esercizio delle loro
funzioni presso il carcere di Carinola, per compiere gli atti contrari ai doveri di ufficio
descritti ai capi 5) e 6) della rubrica, ricevevano somme di denaro da BOCCOLATO Emilio
e da PAGANO Artuto, pari a circa 150/200 euro per ogni atto contrario ai doveri di ufficio
da loro realizzato.
Con l’aggravante di avere commesso il fatto all’interno di un istituto di detenzione ed al fine
di agevolare il clan camorristico di cui il Pagano ed il Boccolato fanno parte.
In Carinola, fino al maggio 2009.
ANDINOLFI Marcel, BOCCOLATO Emilio, BOCCOLATO Maria Laura, GALLO Salvatore
e NERI Carlo,
8) del delitto p. e p. dagli artt. 81 cpv, 110, 73 ed 80 co. 1 lett. g) DPR 309/1990 e 7 L.
203/1991 perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in concorso tra
di loro, introducevano nel carcere di Carinola sostanza stupefacente di qualità non accertata,
occultandola in un orologio Rolex che veniva consegnato da ANDINOLFI Marcel e GALLO
Salvatore ad un agente di polizia penitenziaria in servizio in tale istituto, allo stato non
identificato.
Con il concorso di:
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- NERI Carlo in qualità di soggetto incaricato di contattare tali pubblici ufficiali all’interno
dell’istituto penitenziario e di consegnare loro lo stupefacente;
- di BOCCOLATO Emilio, ivi detenuto, in qualità di determinatore;
- di BOCCOLATO Maria, figlia di Emilio, in qualità di compartecipe attraverso la ricezione
dell’ordine (datole dal padre durante un colloquio all’interno dell’istituto) e la successiva
trasmissione della notizia a NERI Carlo.
In Mondragone e Carinola dal mese di dicembre 2008 ad aprile 2009.
PAGANO Arturo - GIRAMMA Alfredo
9) del delitto p. e p. dagli artt. 110, 644 co. I, III, V n.3., 7 L. 203/1991, perché in concorso
fra loro, in cambio della somma di 1.500 euro, materialmente erogata da Pagano Arturo per
il tramite di Giramma Alfredo, si facevano promettere e poi consegnare interessi usurari da
NARDELLI Giuseppe, impiegato presso il Comune di Carinola.
Con l’aggravante di avere agito nei confronti di persona che si trovava in stato di bisogno ed
al fine di agevolare il clan camorristico di cui il PAGANO faceva parte.
In Mondragone, fino al luglio 2009
PAGANO Arturo - GIRAMMA Alfredo - GIRAMMA Vittorio Egidio
10) del delitto p. e p. dagli artt. 61 n. 2, 110, 629 cpv, in relazione all’art.628 cpv n.1 c.p.,
art.7 L.203/1991, perché, al fine di assicurare a sé il profitto del delitto dicui al capo 6), in
concorso tar di loro, il PAGANO come istigatore, il GIRAMMA Alfredo ed il GIRAMMA
Vittorio Egidio in qualità di esecutori materiali, con minaccia – consistita nel vincolo di
intimidazione derivante dalla sua qualifica di appartenete al clan camorristivo organizzato
dal PAGANO – costringevano il NARDELLI Giuseppe, divenuto insolvente rispetto alla
dazione usuraria, a corrispondere loro gli interessi usurari, con ciò procurandosi l’ingiusto
profitto, consistito nei predetti interessi usurari.
Fatto commesso al fine di agevolare l’organizzazione mafiosa di appartenenza.
In Carinola dal mese di ottobre 2008 a febbraio 2009
BOCCOLATO Emilio - BOCCOLATO Maria Laura - GALLO Salvatore (detto Pierluigi)
11) del delitto di cui agli artt. 110, 610 c.p., art. 7 L. 203/1991 perché, in concorso tra di
loro, il BOCCOLATO come determinatore, la BOCCOLATO Maria Grazia ed il GALLO
Salvatore come autori materiali, mediante minaccia, consistita nell'avvalersi della forza di
intimidazione derivante dalla loro appartenenza al sodalizio camorrista mondragonese,
inserito nella più vasta organizzazione, denominata clan “ex La Torre” e dal conseguente
stato di assoggettamento diffusamente radicato in Mondragone, costringevano DI LORENZO
Vito, titolare della ditta Idro.Cer. s.r.l. ad accettare il pagamento procrastinato - ossia da
eseguirsi ad opera del solo Boccolato Emilio e solo a seguito di sua scarcerazione - di
materiale termo-idraulico precedentemente da loro prelevato (di valore pari ad euro
3.654,15).
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.416
bis c.p. e, comunque, al fine di agevolare l'organizzazione camorristica “dei chiuovi” ed in
particolare la fazione capeggiata da BOCCOLATO Emilio.
In Mondragone, nel novembre 2008.
BOCCOLATO Emilio - FERRARA Tobia - BOCCOLATO Giovanni
12) per il delitto p. e p. dagli artt. 56, 110, 629 co. 1 e 2 in relazione all’art.628 co. 3 n. 3
c.p., art. 7 L. 203/1991 perché, in concorso ed unione tra loro, agendo il BOCCOLATO
Emilio come determinatore, il FERRARA ed il BOCCOLATO Giovanni come autori
materiali, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, mediante minaccia, consistita
nell'avvalersi della forza di intimidazione derivante dalla loro appartenenza al sodalizio
camorrista mondragonese, inserito nella più vasta organizzazione, denominata clan “ex La
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Torre” e dal conseguente stato di assoggettamento diffusamente radicato in Mondragone,
ponevano in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere ROTONDO
Pasquale, titolare della ditta “Rotondo Costruzioni” s.r.l. a rifornirsi del calcestruzzo
occorrente per i propri lavori edili presso la ditta L.A.B. s.as., riconducibile a BOCCOLATO
Emilio ma intestata ai prestanomi GUGLIELMO Monica (socio accomandatario) e
GUGLIELMO Palma (socio accomandante) e di fatto amministrata da PATALANO Antonio
Ettore, così tentando di procurandosi un ingiusto profitto con altrui danno patrimoniale.
Evento non verificatosi per cause indipendenti dalla loro volontà.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.
416-bis c.p. e, comunque, al fine di agevolare l'organizzazione camorristica “dei chiuovi” ed
in particolare la fazione capeggiata da BOCCOLATO Emilio.
In Mondragone, nel mese di maggio 2009.
GUGLIEMO Monica – GUGLIELMO Palma – PATALANO Antonio Ettore – BOCCOLATO
Emilio
13) per il delitto p. e p. dall’art. 12-quinquies D.Lgs n. 356/1992, art. 7 L. 203/1991, 110 c.p.
perché, al fine di eludere le disposizioni in materia di misura di prevenzione e comunque in
tema di confisca del patrimonio derivante dai profitti dell’organizzazione camorristica
descritta al capo 1) della rubrica, attribuivano fittiziamente le quote della L.A.B sas, società
produttrice di calcestruzzo, riconducibile a BOCCOLATO Emilio, a GUGLIEMO Monica ed
a GUGLIELMO Palma, nipoti del PATALANO.
Con il concorso di PATALANO Antonio Ettore come determinatore.
In Mondragone, in epoca prossima al maggio 2009
BOCCOLATO Emilio - BOCCOLATO Giovanni
14) del delitto p. e p. dagli artt. 110, 629 co. 1 e 2 in relazione all’art.628 co. 3 n. 3 c.p., art.
7 L. 203/1991 perché, in concorso ed unione tra loro, il BOCCOLATO Emilio come
istigatore, il BOCCOLATO Giovanni come autore materiale, al fine di procurarsi un ingiusto
profitto, mediante minaccia, consistita nell'avvalersi della forza di intimidazione derivante
dalla loro appartenenza al sodalizio camorrista mondragonese, inserito nella più vasta
organizzazione, denominata clan “ex La Torre” e dal conseguente stato di assoggettamento
diffusamente radicato in Mondragone, costringevano una persona non identificata ed
indicata come il figlio di Enzuccio, a versare loro 5.000 euro, così procurandosi un ingiusto
profitto con altrui danno patrimoniale.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.416
bis c.p. e, comunque, al fine di agevolare l'organizzazione camorristica “dei chiuovi” ed in
particolare la fazione capeggiata da BOCCOLATO Emilio.
In Mondragone, nel mese di novembre 2008
BOCCOLATO Emilio - BOCCOLATO Giovanni - FERRARA Tobia - NERI Nerino
15) del delitto di cui agli artt. 110, 629 co. 1 e 2 in relazione all’art. 628 co. 3 n. 3 c.p., art. 7
legge 203/1991 perché, in concorso ed unione tra loro, agendo il BOCCOLATO Emilio come
istigatore, il BOCCOLATO Giovanni quale latore delle determinazioni del primo, il
FERRARA ed il NERI come autori materiali, al fine di procurarsi un ingiusto profitto,
mediante minaccia, consistita nell'avvalersi della forza di intimidazione derivante dalla loro
appartenenza al sodalizio camorrista mondragonese, inserito nella più vasta organizzazione,
denominata clan “ex La Torre” e dal conseguente stato di assoggettamento diffusamente
radicato in Mondragone, costringevano il proprietario di una ditta non identificata operante
nel settore degli autotrasporti, a versare loro complessivamente la somma di Euro 4.000
mensili, così procurandosi un ingiusto profitto con altrui danno patrimoniale.
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N. 37355/09 R.G.G.I.P.
N. 46750/08 RGNR
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.416
bis c.p. e, comunque, al fine di agevolare l'organizzazione camorristica “dei chiuovi” ed in
particolare la fazione capeggiata da BOCCOLATO Emilio.
In Mondragone, a partire dal mese di novembre 2008
CASCARINO Giovanni - DI MEO Carlo
16) del delitto p. e p. dagli artt. 110, 629 co.1 e 2 in relazione all’art.628 co.3 n. 3 c.p., art. 7
L. 203/1991 perché, in concorso ed unione tra loro, agendo il DI MEO come istigatore ed il
CASCARINO come autore materiale, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, mediante
minaccia, consistita nell'avvalersi della forza di intimidazione derivante dalla loro
appartenenza al sodalizio camorrista mondragonese, inserito nella più vasta organizzazione,
denominata clan “ex La Torre” e dal conseguente stato di assoggettamento diffusamente
radicato in Mondragone, costringevano una persona non identificata a versare loro la
somma di Euro 5.000, così procurandosi un ingiusto profitto con altrui danno patrimoniale.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.416
bis c.p. e, comunque, al fine di agevolare l'organizzazione camorristica “dei chiuovi” ed in
particolare la fazione capeggiata da DI MEO Carlo e CASCARINO Giovanni.
In Mondragone, tra i mesi di febbraio e marzo 2009
BOCCOLATO Emilio - BOCCOLATO Giovanni - NERI Nerino
17) per il delitto p. e p. dagli artt. 110, 629 co.1 e 2 in relazione all’art.628 co.3 n. 3 c.p.,
art. 7 L. 203/1991 perché, in concorso ed unione tra loro, agendo il BOCCOLATO Emilio
come istigatore, il BOCCOLATO Giovanni come latore delle determinazioni del primo ed il
NERI come autore materiale, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, mediante minaccia,
consistita nell'avvalersi della forza di intimidazione derivante dalla loro appartenenza al
sodalizio camorrista mondragonese, inserito nella più vasta organizzazione, denominata
clan “ex La Torre” e dal conseguente stato di assoggettamento diffusamente radicato in
Mondragone, costringevano il titolare di una ditta non identificata da loro indicata come “i
forestieri”, a versare loro la somma di Euro 7.500, così procurandosi un ingiusto profitto con
altrui danno patrimoniale.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.416
bis c.p. e, comunque, al fine di agevolare l'organizzazione camorristica “dei chiuovi” ed in
particolare la fazione capeggiata da BOCCOLATO Emilio.
In Mondragone, a partire dal mese di giugno 2009
BOCCOLATO Emilio - PERFETTO Giuseppe - GALLO Salvatore
18) per il delitto p. e p. dagli artt. 110, 56, 629 co. 1 e 2 in relazione all’art. 628 co. 3 n. 3
c.p., art. 7 legge 203/1991 perché, in concorso ed unione tra loro, agendo il BOCCOLATO
Emilio come istigatore, il Perfetto ed il Gallo come autori materiali in concorso con tale
Antimino, non meglio identificato, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, mediante
minaccia, consistita nell'avvalersi della forza di intimidazione derivante dalla loro
appartenenza al sodalizio camorrista mondragonese, inserito nella più vasta organizzazione,
denominata clan “ex La Torre” e dal conseguente stato di assoggettamento diffusamente
radicato in Mondragone, avendo avuto notizia della stipula di un contratto di compravendita
immobiliare avente ad oggetto un terreno in territorio di Falciano del Massico di proprietà di
D’ALTERIO Stefano, ponevano in essere atti idonei diretti in modo equivoco a costringere il
D’Alterio a versare loro la somma complessiva di circa 30.000 Euro sul prezzo di vendita,
così tentando di procurarsi un ingiusto profitto con altrui danno patrimoniale. Evento non
verificatosi per cause non dipendenti dalla loro volontà.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.416
bis c.p. e, comunque, al fine di agevolare l'organizzazione camorristica “dei chiuovi” ed in
particolare la fazione capeggiata da BOCCOLATO Emilio.
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N. 37355/09 R.G.G.I.P.
N. 46750/08 RGNR
In Mondragone, nel mese di aprile 2009
CASCARINO Giovanni - SAUCHELLA Bruno - LUONGO Valentina
19) per il delitto p. e p. dagli artt. 10, 12 e 14 L. 497/74, art. 7 L. 203/91 perché, in concorso
tra di loro, illegalmente detenevano e portavano in luogo pubblico una pistola cal. 7,65; in
particolare CASCARINO Giovanni per avere procurato la predetta arma a SAUCHELLA
Bruno, quest’ultimo per avere detenuto l’arma ed esploso accidentalmente un colpo ferendosi
ad una mano, nonché lo stesso CASCARINO Giovanni e LUONGO Valentina per aver
trasportato l’arma fuori dall’abitazione di SAUCHELLA Bruno.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.
416-bis c.p. ovvero al fine di agevolare l’associazione camorristica di appartenenza.
In Mondragone in data 25.03.2009
GENTILE Raffaele
20) del delitto p. e p. dall’art. 481 c.p., art. 7 L. 203/91, perché, in qualità di medico
ortopedico in servizio presso il P.S. della Clinica Pineta Grande di Castelvolturno, redigeva
in favore di SAUCHELLA Bruno una falsa diagnosi di lesioni accidentali non compatibili con
l’esplosione di un colpo di arma da fuoco, essendosi egli procurato tali lesioni proprio a
seguito di un colpo di pistola partito accidentalmente da una pistola da lui illegalmente
detenuta.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’associazione camorristica
denominata “dei Chiuovi”, di cui il Sauchella faceva parte.
In Mondragone il 25.03.2009
GENTILE Raffaele
21) del delitto p. e p. dall’art. 81 comma primo, 378 comma terzo c.p. perché, tenendo la
condotta descritta al capo che precede, aiutava Sauchella Bruno, appartenente alla
associazione camorristica mondragonese denominata “dei chiuovi” ad eludere le
investigazioni dell’Autorità rispetto al delitto, da questi commesso, di detenzione illegale di
un’arma da fuoco.
In Mondragone in data 25.03.2009
CASCARINO Giovanni - NERI Carlo
22) per il delitto p. e p. dagli artt. 10, 12 e 14 L. 497/74, art. 7 L. 203/91 per avere detenuto
e portato illegalmente un’arma comune da sparo, non meglio identificata.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.
416-bis c.p. ovvero al fine di agevolare l’associazione camorristica di appartenenza.
In Mondragone in data 18.01.2009
CASCARINO Giovanni
23) per il delitto p. e p. dagli artt. 10, 12 e 14 L. 497/74, art. 7 L. 203/1991, per avere
detenuto e portato illegalmente a bordo della sua autovettura un’arma da fuoco di tipo non
identificato con relativo munizionamento.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.416
bis c.p. ovvero al fine di agevolare l’associazione camorristica di appartenenza.
In Mondragone, in data 17.03.2009
CASCARINO Giovanni - DI LEONE Americo
24) per il delitto p. e p. d agli artt. 10, 12 e 14 L. 497/74, 7 L.203/1991, 110 c.p. per avere il
Cascarino acquistato delle armi comuni da sparo vendendone poi una parte ad affiliati al
clan “dei Casalesi”, e per avere venduto una pistola cal. 7,65 a DI LEONE Americo in
corrispettivo della somma di 100 Euro.
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N. 37355/09 R.G.G.I.P.
N. 46750/08 RGNR
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.
416-bis c.p. ovvero al fine di agevolare l’associazione camorristica di appartenenza.
In Mondragone, in data 19.04.2009
BOCCOLATO Emilio - FERRARA Tobia – CASCARINO Giovanni – PAGLIUCA Salvatore CUOCO Mario – SAUCHELLA Bruno – CASCARINO Davide – CASCARINO Salvatore
25) del delitto p. e p. dall’art. 74, comma primo, secondo e terzo, d.P.R. 309/90 e 7 l.
203/1991 per essersi associati tra loro e con almeno altre quattro o cinque persone, una delle
quali deceduta (ossia SANTONICOLA Simone), le altre rimaste non identificate e
menzionate per i soli nomi di battesimo (Felice, Gennaro ed Alduccio) e tutte con il ruolo di
spacciatori, allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall’art. 73 d.P.R. 309/90
ed in particolare al fine di immettere sul mercato sostanza stupefacente del tipo hashish,
marijuana e cocaina nel territorio di Mondragone. BOCCOLATO Emilio con il ruolo di
capo, FERRARA Tobia, CASCARINO Giovanni e PAGLIUCA Salvatore con il ruolo di
organizzatori. CUOCO Mario, CASCARINO Davide, SAUCHELLA Bruno e CASCARINO
Salvatore con il ruolo di spacciatori
Con l’aggravante di aver costituito un’associazione armata ed in numero superiore a dieci
persone.
Con l’aggravante di essersi avvalsi - per mantenere il controllo sulla piazza di spaccio di
droga di Mondragone - di un metodo camorristico consistito nella difesa violenta del
territorio nonché di avere agevolato il clan camorristico “dei chiuovi ex La Torre”, egemone
sul territorio di Mondragone di cui BOCCOLATO Emilio, FERRARA Tobia, CASCARINO
Giovanni e PAGLIUCA Salvatore, CUOCO Mario e SAUCHELLA Bruno facevano parte.
Accertato in Mondragone fino al febbraio 2009
PAGLIUCA Salvatore
26) per il delitto p. e p. dagli artt. 73, 80 D.P.R. 309/90, 7 L. 203/91, 81 cpv c.p., per avere,
con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, commesse anche in tempi diversi,
una delle quali commessa con il concorso di di tale Enzino, ceduto a persone non identificate
in territorio di Mondragone, nell’interesse del clan “ex La Torre” a cui devolveva gli introiti
derivanti dalle cessioni, sostanze stupefacenti di qualità non precisata.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.416
bis c.p. e, comunque, al fine di agevolare l'organizzazione camorristica “dei chiuovi”, di cui
il Pagliuca faceva parte.
Accertato in Mondragone in data 08.03.2009
CASCARINO Giovanni - CUOCO Mario - SAUCHELLA Bruno
27) del delitto di cui agli artt. 110, 56 c.p. e 73 D.P.R. 309/90, 7 L. 203/1991, poiché, in
concorso ed in unione tra loro, tentavano di cedere una dose di sostanza stupefacente di
qualità non precisata per l’importo di Euro 100 a tale Adriano, tossicodipendente. Evento
non verificatosi per cause non dipendenti dalla loro volontà.
In Mondragone, il 21.03.2009
CASCARINO Salvatore
28) per il delitto p. e p. dagli artt. 73, 80 D.P.R. 309/90, 7 L. 203/91, 81 cpv c.p., per avere,
con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, commesse anche in tempi diversi,
una delle quali commessa con tale Gigino, ceduto a persone non identificate in territorio di
Mondragone, sostanze stupefacenti di qualità non precisata.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art.
416-bis c.p. e, comunque, al fine di agevolare l'organizzazione camorristica “dei chiuovi”.
Accertato in Mondragone in data 28.04.2009
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Esaminata la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero per l’applicazione della misura della
custodia cautelare in carcere nei confronti di tutti gli indagati in ordine ai capi di imputazione
agli stessi rispettivamente ascritti;
OSSERVA
1. Considerazioni preliminari sulle indagini
L'attività investigativa posta in essere nel presente procedimento è consistita essenzialmente
in: intercettazioni telefoniche ed ambientali sia nelle sale colloqui di istituti penitenziari sia in
autovetture; attività di osservazione e pedinamento, acquisizione ed analisi di
documentazione; dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
1.1. Le intercettazioni
Risulta pertanto, opportuno, in via preliminare, precisare che il P.M. ha depositato i decreti
con i quali sono state autorizzate le intercettazioni, nonché gli atti allegati e richiamati nei
predetti provvedimenti, dalla cui lettura si evince la piena utilizzabilità, sotto il profilo del
rispetto delle regole procedurali, dell’attività svolta.
In particolare, tra le altre, in questa sede è il caso di richiamare l’attività di intercettazioni
avvenuta:
sulle seguenti utenze telefoniche:
'individuazione degli effettivi interlocutori risulta agevole in considerazione: dei riferimenti a
vicende personali contenute nelle conversazioni, abbinate ai nomi e cognomi o ai soprannomi
con i quali i soggetti si chiamano tra loro; della parallela attività di osservazione e controllo
che confermava l'identità; dei riscontri emergenti dalla documentazione acquisita;
dall'identificazione delle persone in occasione del loro ingresso nelle case circondariali.
Peraltro non è da sottovalutare il protrarsi nel tempo delle operazioni che consentiva agli
operanti di riconoscere, altresì, il timbro vocale dei singoli interlocutori ed il costante
abbinamento dello stesso con il medesimo soggetto.
1.2. I collaboratori di giustizia
Ai fini di una corretta valutazione della chiamata in correità secondo il disposto dell'art. 192,
3° comma c.p.p., tenendo conto della triplice verifica della credibilità soggettiva,
dell’attendibilità intrinseca e della riscontrabilità oggettiva, non può non evidenziarsi che la
lettura dei verbali, anche alla luce della complessiva attività di indagine, consente di
evidenziare, per i collaboratori sentiti (vedi in particolare come maggiormente rilevanti in
questo procedimento MARTUCCI Armando, PAGLIARO Emilio Giuliano, MARCIELLO
Rosario, PICCOLO Raffaele, SCUTTINI LA TORRE Pietro, DE MARTINO Antonio,
FALACE Carmine, IOVINE Massimo), la rispondenza ai parametri fissati dalla Suprema
Corte.
Quanto alla personalità ed alla storia criminale, i collaboratori risultano raggiunti da
procedimenti, misure cautelari o da sentenze per reati analoghi a dimostrazione che non si
tratta certamente di mitomani, bensì di soggetti che hanno effettivamente vissuto la realtà
della quale parlano. A conferma di tale affermazione sono i dati oggettivi delle intercettazioni
e la personale ammissione del ruolo svolto all’interno dell'organizzazione. In altri termini gli
stessi non solo ammettono le proprie responsabilità ma chiamano in correità esattamente i
soggetti in merito ai quali sono raccolti concreti elementi di responsabilità. Peraltro, gli stessi
collaboratori descrivono in maniera coerente con il proprio ruolo le vicende delle quali sono a
conoscenza diretta.
Quanto alla genuinità del racconto, deve evidenziarsi lo spunto che ha dato origine alle
collaborazioni ovvero di volta in volta gli arresti operati, oppure le descrizioni pronte e
dettagliate che consentivano rinvenimenti e sequestri.
Quanto alla precisione e coerenza essa si rileva dalla lettura dei verbali che consentono di
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verificare come i collaboratori distinguono correttamente ciò che hanno vissuto direttamente e
ciò che è stato loro riferito da altri, indicano il contesto nel quale hanno operato e quindi tutti i
soggetti con i quali hanno avuto contatti, le proprie scelte ed i condizionamenti subiti, i
contrasti con altri gruppi o con singoli affiliati, le riappacificazioni reali o il più delle volte
apparenti. I predetti, peraltro, hanno individuato in foto le persone con le quali hanno avuto
contatti ribadendo, in sede di individuazione fotografica, il ruolo da ciascuna rivestito e
richiamando le dichiarazioni già rese sul punto. Lo stesso modo di raccontare, sia pure filtrato
nei verbali redatti in forma sintetica, rivela la partecipazione reale ai fatti narrati, rispetto ai
quali ogni collaboratore evidenzia particolari che lo hanno colpito a livello personale.
Quanto alla spontaneità ed al disinteresse, si deve precisare che non risulta agli atti alcun
elemento neppure per sospettare che i predetti collaboratori siano stati in alcun modo forzati a
rendere dichiarazioni auto ed etero accusatorie, ma al contrario – come già sopra evidenziato
– è evidente, dallo stesso svolgimento del racconto, la volontà di recidere i contatti con il
mondo criminale accusando allo stesso modo sia gli amici che i nemici. Ed invero sono gli
stessi collaboratori a sottolineare i momenti di tensione esistenti nell'organizzazione. Inoltre i
collaboratori, come già sopra evidenziato, non si limitano ad accusare i nemici ma accusano
anzitutto se stessi ed i propri più stretti compagni.
Tutto ciò premesso con riguardo alla credibilità dei dichiaranti, questo giudice, all’esito della
lettura degli atti allegati alla richiesta, ritiene che vi siano precisi riscontri derivanti non solo
dalla uniformità del racconto che va a disegnare il quadro accusatorio, bensì anche dal
contenuto delle annotazioni di polizia, dai verbali di perquisizione e sequestro, dalle
dichiarazioni e dai riconoscimenti effettuati dalle persone offese, nonché dalle intercettazioni
telefoniche ed ambientali.
2. Oggetto delle indagini
Al fine di meglio valutare l'attività di indagine espletata appare fondamentale precisare che
l'attenzione degli inquirenti prendeva spunto dalla raffinata opera di ripulitura dei profitti
derivanti al clan, compiuta mediante una ingegnosa operazione di investimento di capitali
sporchi in Costa d’Avorio, ove sarebbe stata realizzata una grande industria pastificia.
Proseguiva, quindi, con l’accertata complicità di alcune guardie penitenziarie in servizio
presso il carcere di Carinola, corrotte sistematicamente per godere di ogni sorta di beneficio
all’interno dell’istituto di detenzione. Si completava, infine, con la realizzazione di fatti
tipicamente evocativi del regime di soggezione che il clan riesce ad inculcare nelle vittime
delle estorsioni, evidenziando, nel contempo, numerosi delitti, per lo più riguardanti
ladetenzione illecita di armi e la cessione di sostanze stupefacenti. Il tutto, avvinto dalla
necessità di sostenere i clan, assicurando introiti di rilievo per il compimento di azioni
delittuose e per il sostentamento delle famiglie dei detenuti.
In particolare emergevano elementi utili ad approfondire aspetti del gruppo camorristico
facente capo a BOCCOLATO Emilio ed operante prevalentemente in Mondragone, del
gruppo camorristico facente capo a PAGANO Arturo ed operante prevalentemente in Sessa
Aurunca ed in Baia Domitia, nonché di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti
operante in Mondragone.
3. Capo 1) dell'imputazione
L’esistenza e la perdurante operatività del sodalizio di stampo camorristico noto come “clan
dei Chiuovi” o “clan ex La Torre” costituisce un dato notorio dell’esperienza giudiziaria di
questo distretto.
Invero le indagini, le ordinanze cautelari e le sentenze di merito hanno dimostrato che la
suddetta associazione era inizialmente capeggiata da LA TORRE Augusto e successivamente
dal fratello LA TORRE Antonio, che esercitava sul territorio una guapperia di paese a
struttura patriarcale, successivamente assorbita dalla Nuova Famiglia (confronta, tra le altre,
la sentenza n. 488/2001 Reg. Sent. del 27.03.2001 del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere
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N. 37355/09 R.G.G.I.P.
N. 46750/08 RGNR
a carico di LA TORRE Augusto + 17, condannati per associazione per delinquere di stampo
mafioso, estorsione ed altro, per fatti risalenti a partire dal 1990; nonché varie Ordinanze di
Custodia Cautelare fra cui: n. 7141/96 RGNR datata 13.01.2002 emessa dal G.I.P. del
Tribunale di Napoli a carico di LA TORRE Augusto + 42 per associazione per delinquere di
stampo mafioso, estorsione ed altro, con cui venivano tratti in arresto i vertici e gran parte
degli affiliati al clan “La Torre”; Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere 212/05 O.C.C.
emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli in data 17.05.2005, a carico di LA TORRE Augusto
+ 6 per l’omicidio di BENEDUCE Benito).
Ne emerge il riconoscimento dell’esistenza dell’associazione camorristica operante già negli
anni ’80, con l’affiliazione alla Nuova Famiglia di BARDELLINO Antonio, organizzazione
contrapposta alla Nuova Camorra Organizzata di CUTOLO Raffaele. L’associazione si
dedicava sin dall’inizio prevalentemente alle attività estorsive perpetrate ai danni di
imprenditori della zona e successivamente anche al traffico di sostanze stupefacenti.
La scomparsa di BARDELLINO Antonio, avvenuta nel maggio del 1988, seguita
dall’uccisione del nipote SALZILLO Paride in Casal di Principe, determinava una scissione
nell’ambito della Nuova Famiglia, che vedeva vincenti alcuni elementi di spicco
dell’organizzazione, sulla quale si consolidava l’egemonia di SCHIAVONE Francesco detto
“Sandokan”, di BIDOGNETTI Francesco detto “Cicciotto ‘e mezzanotte” e di IOVINE
Mario.
In tale contesto rivoluzionario, il sodalizio criminale facente capo a LA TORRE Augusto
rimase legato ai Casalesi emergenti, continuando così ad esercitare il controllo su di una zona
che si estende dall’agro mondragonese a quello domiziano.
Il sodalizio criminale, inizialmente facente capo a LA TORRE Augusto e successivamente,
dopo il suo arresto, al fratello LA TORRE Antonio, attualmente detenuto, è di tipo
verticistico, ed i luogotenenti erano i cugini LA TORRE Tiberio Francesco e LA TORRE
Mariano, ORABONA Salvatore e GIARRA Anna Maria, rispettivamente cognato e moglie di
LA TORRE Augusto. Il fatto che i luogotenenti avessero un legame di sangue con il capo
aveva lo scopo di rendere il clan impermeabile, nonché evitare conflitti interni ed il fenomeno
del pentitismo; infatti lo stesso BOCCOLATO Emilio, attuale capo clan, è cugino di LA
TORRE Augusto. Tale caratteristica veniva scalfita con il pentimento proprio di quest’ultimo.
La forza del clan consisteva anche nel saper coinvolgere persone appartenenti alle Forze
dell’ordine e altri dipendenti della pubblica amministrazione, come nel procedimento penale
nr. 7141/96 RGNR, che conduceva all’arresto del Comandante del Nucleo Operativo e
Radiomobile dei Carabinieri di Mondragone e del Comandante della locale Polizia Stradale,
nonché al rinvio a giudizio dell’allora Sindaco di Mondragone, di un Cancelliere della
Procura della Repubblica di S. Maria C.V. e di diversi appartenenti alle forze di polizia, per
concorso in associazione camorristica.
Tale particolarità è stata riscontrata ampiamente anche in questa indagine, con il
coinvolgimento di SALOMONE Cesare, cancelliere presso la Suprema Corte di Cassazione,
nella rivelazione dell’esito del rigetto del ricorso a BOCCOLATO Emilio e nel riciclaggio di
denaro all’estero per conto del clan “La Torre”, nonché di esponenti della polizia
penitenziaria nell’introdurre all’interno del carcere di Carinola sostanza stupefacente o altro a
favore di detenuti.
In questa indagine, come verrà indicato per il ruolo assunto da ogni singolo personaggio
nonché nell'analisi degli ulteriori capi di imputazione, è stata ampiamente dimostrata
l’attualità operativa del clan denominato “ex La Torre” o “dei Chiuovi”, indirizzata in svariate
attività illegali quali estorsioni, riciclaggio, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti,
detenzione di armi, furti e truffe.
Uno degli aspetti fondamentali emersi nella presente attività è stato portato alla luce subito
dopo l’arresto di BOCCOLATO Emilio, avvenuto in data 20.11.2008, già capo clan del
sodalizio camorristico “dei Chiuovi”, allorquando ha inizio una lotta intestina
all’organizzazione camorristica, sfociata nella divisione in due fazioni, una con a capo
14
N. 37355/09 R.G.G.I.P.
N. 46750/08 RGNR
BOCCOLATO Emilio al quale fanno riferimento il fratello BOCCOLATO Giovanni,
FERRARA Tobia, GALLO Salvatore chiamato Pierluigi, ANDINOLFI Marcel, PERFETTO
Giuseppe, PATALANO Antonio Ettore ed altri, e la seconda con a capo CASCARINO
Giovanni e DI MEO Carlo, ai quali fanno riferimento LUNGO Giovanni (genero di DI MEO
Carlo), CUOCO Mario, SAUCHELLA Bruno, D’ANIMA Massimo, LUONGO Pasqualino
ed altri. A questi vanno aggiunti altri personaggi che non si inseriscono pienamente in una
delle due fazioni, bensì svolgono compiti di interesse per l’intera associazione camorristica,
quali DI LORENZO Rocco che commette truffe insieme a DI MEO Carlo e CASCARINO
Giovanni e nello stesso tempo contribuisce a mantenere economicamente BOCCOLATO
Emilio in carcere, oppure DI LEONE Americo che svolge le mansioni di esattore e gestore
della cassa dell’intero clan, i fratelli PAGLIUCA che versano all’intero clan una quota
mensile per poter gestire una piazza di spaccio di stupefacente.
A dimostrazione di quanto riferito circa la lotta interna al clan venutasi a creare subito dopo
l’arresto di BOCCOLATO Emilio, vi sono due episodi molto eloquenti. Il primo avviene già
nel mese di gennaio 2009, allorquando, precisamente il 1° gennaio 2009, a Mondragone,
ignoti attingevano con colpi di arma da fuoco l’autovettura in uso a PATALANO Antonio
Ettore. Di tale fatto non viene sporta denuncia né da parte dell’interessato, né tantomeno da
altre persone, ma dalle attività tecniche in atto emerge con chiarezza sia che il fatto si è
effettivamente verificato, sia un quadro chiaro dei motivi per i quali è avvenuto.
La prima conversazione utile avviene in data 07.01.2009, nel corso del colloquio in carcere tra
il detenuto BOCCOLATO Emilio, suo fratello Giovanni, la convivente MIRAGLIA Cosetta e
la figlia BOCCOLATO Maria Laura, nel corso del quale BOCCOLATO Giovanni fa esplicito
riferimento al fatto che l’autovettura di PATALANO Antonio Ettore “gli hanno tirato due
botte … però contro la macchina, però stava dentro … però con…a pallini”, indicando quale
autore del gesto criminoso DI MEO Carlo ovvero il genero LUNGO Giovanni “comunque
dicono che è stato quella merda di Carlino o il genero”. Come risposta BOCCOLATO
Emilio evidenziava al fratello la necessità di ricordare la propria vicinanza con PATALANO
Antonio Ettore “devi dire:”Tonino Patalano è amico di Emilio Boccolato” devi dire:”E’
sempre qualche amico di mio fratello, Tonino. E gli interessi di Tonino sono gli interessi di
mio fratello. E gli interessi di mio fratello sono anche i tuoi Giannino, perciò guardateli (gli
interessi)”. Dagli ultimi stralci di colloquio, infine, si evince chiaramente che all’interno del
clan vi sono delle divisioni attinenti alla gestione “degli affari” e che PATALANO Antonio
Ettore si è rivolto anche a PERFETTO Giuseppe per avere rassicurazioni in merito alla sua
incolumità, venendo da questi tranquillizzato con le parole “tu sei socio mio”.
Alla luce di quanto accaduto e di quanto emerso nel citato colloquio, per poter risalire ai
motivi dell’agguato, divengono, quindi, molto importanti alcune conversazioni monitorate in
precedenza. In particolare, in data 12.12.2008, alle ore 16.36, nel corso del monitoraggio
dell’utenza cellulare 3209281286, in uso a FERRARA Tobia, viene intercettata una
conversazione tra FERRARA Tobia e DI MEO Carlo, nel corso della quale FERRARA Tobia
invita il secondo presso la sua segheria per risolvere il problema, invece DI MEO Carlo, con
tono piuttosto alterato, dice che sta cercando PATALANO Antonio in quanto lo deve
mandare all’Ospedale.
A seguito di tale episodio, in data 05.03.2009 si verifica un analogo fatto criminoso. Ignoti, a
Mondragone, in via Trento al civico 105, fra le ore 22.45 e le ore 24.00, esplodevano colpi di
arma da fuoco all’indirizzo di due saracinesche di due garage di proprietà di DI MEO Carlo.
Per tale fatto intervenivano la mattina del giorno successivo i militari del Nucleo Operativo
della Compagnia Carabinieri di Mondragone, ove rinvenivano e sequestravano un’ogiva ed
una incamiciatura di ogiva, verosimilmente cal. 7,65. Dalle immagini registrate dalle
telecamere installate dal Comune nel luogo ove è avvenuto l’episodio emerge che due
giovani, in quell’orario, a bordo di uno scooter imboccavano in senso contrario via Trento e
sparavano in rapida successione quattro colpi di arma da fuoco verso le saracinesche. Tale
episodio viene riportato da BOCCOLATO Giovanni al fratello BOCCOLATO Emilio, nel
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corso del colloquio in carcere dell’11.03.2009. In particolare, BOCCOLATO Giovanni
riferisce che hanno attinto “quattro botte … vicino alla persiana di Carlino “muzzone”” e che
quest’ultimo indicava quale mandante del gesto proprio BOCCOLATO Emilio ed esecutore
materiale PATALANO Antonio Ettore riconducendo il tutto ad una ritorsione per il fatto
avvenuto l’01.01.2009 proprio nei confronti di PATALANO Antonio Ettore; nella circostanza
erano intervenuti i militari dell’Arma ed erano presenti sul posto, oltre a DI MEO Carlo,
anche FERRARA Tobia, CASCARINO Giovanni, SAUCHELLA Bruno e SCIACCA
Roberto. Nel prosieguo del colloquio, BOCCOLATO Emilio riferisce al fratello, con tono
intimidatorio, di far pervenire la comunicazione a CASCARINO Giovanni “che queste
schifezze mio fratello non le ha mai fatte, fallo stare zitto che gli conviene” intendendo
chiaramente il gesto criminoso degli spari verso la saracinesca di DI MEO Carlo.
Per tale episodio, già in data 08.03.2009, alle ore 17.06, emerge una conversazione
sull’autovettura in uso a CASCARINO Giovanni, fra lo stesso CASCARINO Giovanni, DI
MEO Carlo e SAUCHELLA Bruno, nel corso della quale DI MEO Carlo, nel notare il
transito di una persona, la riconosceva come colui che, insieme ad un altro, aveva esploso i
colpi di arma da fuoco all’indirizzo della sua saracinesca, evidenziando che il sospettato
possiede anche uno scooter analogo a quello utilizzato per avvicinarsi alle saracinesche ed
esplodere i colpi di arma da fuoco.
I due episodi su commentati, anche se rimasti a carico di ignoti, si inseriscono, quindi, in un
contesto di dissidio sorto all’interno del clan subito dopo l’arresto di BOCCOLATO Emilio,
avvenuto il 20.11.2008.
In una conversazione monitorata in data 29.04.2009, alle ore 23.13, sempre sull’autovettura in
uso a CASCARINO Giovanni, fra quest’ultimo, CUOCO Mario e tale Salvatore, non
identificato, emerge chiaramente che gli stessi parlano del fatto che hanno intenzione di
sparare una persona che chiamano “Burzone” e che per farlo materialmente CASCARINO
Giovanni suggerisce il fratello Salvatore, poiché dice che al fratello non gli avrebbero fatto il
guanto di paraffina. Con il soprannome di “Burzone” è conosciuto DE BIASE Gaetano, nato
il 16 dicembre 1967 ad Aversa, ex agente della Polizia Penitenziaria, arrestato nel mese di
giugno 2010 in esecuzione al Provvedimento di Fermo del P.M. datato 04.06.2010, emesso
nel procedimento penale n. 28130/10 in cui sono compendiate significative conversazioni
ambientali nelle quali il DE BIASE riferiva che consegnava gli “stipendi” dei Casalesi anche
nella zona di Grazzanise, comune a ridosso della zona controllata dal gruppo camorrista dei
mondragonesi. Nel prosieguo della conversazione CASCARINO Giovanni suggerisce anche
la modalità dell’agguato e cioè che gli avrebbero ostruito la strada, costringendolo a scendere
dal mezzo dopodiché sarebbero spuntati dall’erba e l’avrebbero sparato.
La situazione interna al sodalizio criminale, però, non diminuisce quella che è la sua capacità
operativa non solo nell’ambito territoriale di competenza ma anche per quanto riguarda la
sinergia con altri gruppi criminali di stampo mafioso. E’ stato storicamente accertato, infatti,
che nel tempo il gruppo camorristico dei “La Torre” si è alleato con altri clan, per lo sviluppo
di attività illecite.
A dimostrazione di quanto sopra esposto, è illuminante la recente esecuzione in data
22.06.2010 dell’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal G.I.P. presso il
Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di BOCCOLATO Emilio, PAGLIARO Pasquale,
FERRARA Tobia e SCIACCA Giovanni per traffico internazionale di sostanze stupefacenti,
in concorso con esponenti di spicco della 'ndrangheta reggina, quali il capo-clan di Platì
BARBARO Giuseppe, e con BELGIOVANE Vittorio, referente, di origine italiana, di
un’organizzazione venezuelana.
Anche nel corso di questa indagine sono emersi forti cointeressenze fra il clan dei “La Torre”
ed esponenti di primo piano della mafia siciliana vicini ai “Corleonesi” ed in particolare con
LA PLACA Vincenzo, nato a Resuttano (CL) il 11.02.1949, ivi deceduto in data 06.10.2009,
e la figlia LA PLACA Katia, nata a Milano il 15.01.1979, la quale si accompagnava
abitualmente e PROCACCIANTE Mario (nato a Catania il 31.01.1976, residente a
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Misterbianco, affiliato al gruppo mafioso denominato “Santapaola”) e con CIAVARELLO
Antonino (nato a Palermo il 07.02.1974, residente a Corleone, genero di RIINA Salvatore
inteso “Totò”, noto capo indiscusso di “Cosa Nostra”, poiché coniugato con la figlia di
quest’ultimo RIINA Maria Concetta). Con quest'ultimo inoltre la stessa era in rapporti di
affari in quanto insieme gestivano la “T&T Corporation Ltd”, con sede a Londra, società nota
per i cosiddetti “divorzi lampo”. Per meglio lumeggiare la personalità e la capacità a
delinquere di LA PLACA Vincenzo, si fa presente che, durante i funerali dello stesso, erano
stati notati accompagnarsi ai familiari i predetti RIINA Maria Concetta e CIAVARELLO
Antonino.
Il collegamento tra esponenti del clan “La Torre” ed i LA PLACA è emerso
dall’intercettazione delle conversazioni sulle utenze cellulari in uso a DI MEO Carlo
(attestanti i molteplici contatti ed incontri: da una parte con interessamenti per le condizioni di
salute del siciliano, anche con la fornitura di medicinali ed assistenza infermieristica; dall'altra
con regali importanti, quali un'autovettura storica, per il matrimonio della figlia del campano;
inoltre, allorquando LA PLACA Vincenzo insieme alla moglie per motivi riguardanti il suo
stato di salute si reca a Bangkok per sottoporsi a cure specifiche, DI MEO Carlo si mette a
disposizione per qualsiasi problema la figlia LA PLACA Katia avesse avuto in Italia,
interessandosi in particolare per le difficoltà connesse ad alcuni operai rumeni i quali
ubriacatisi avevano smesso di lavorare) ed a CASCARINO Giovanni (attestanti i molteplici
contatti ed incontri con interessamenti per le condizioni di salute del siciliano).
Nel corso del monitoraggio delle conversazioni, comunque, anche se per alcune vi è il
sospetto della consumazione di reato, non sono emersi indizi nei confronti dei componenti
della famiglia LA PLACA, tali da configurare ipotesi di reato a carico degli stessi, ma
sufficienti per avvalorare il sospetto che anche il LA PLACA Vincenzo possa essere coinvolto
in episodi di truffe e furti di automezzi.
Alla luce delle conversazioni in conclusione, emergono con assoluta chiarezza, gli stretti
rapporti esistenti con cointeressenze tra i componenti del clan “La Torre” e la famiglia
mafiosa siciliana dei “La Placa”, riconducibile a “Cosa Nostra”.
Gli elementi fin qui evidenziati concretizzano, all'attualità, le caratteristiche tipiche delle
organizzazioni criminali di stampo camorristico, ancor più evidenti laddove si consideri non
solo la sopra evidenziata comunanza di interessi economici tra i vari affiliati, ma anche che il
gruppo è in grado di garantire la corresponsione di veri e propri stipendi agli affiliati i quali,
in tal modo, si assicurano il necessario sostegno economico per sé e la propria famiglia anche
durante i periodi di detenzione. Risultano, in merito, acquisite agli atti, le intercettazioni
attestanti gli interessamenti per la corresponsione degli stipendi e le questioni in merito agli
importi degli stessi.
Emerge, altresì, dall'analisi dei singoli episodi delittuosi, il costante ricorso dell'associazione
al metodo intimidatorio tipico della condotta mafiosa al fine di costringere la vittima di turno
a pagare la tangente. Emblematica in proposito la circostanza rappresentata dall’assenza di
denunce delle vittime, anche quando venivano identificate e sentite, a fronte delle numerose
condotte estorsive realizzate dagli esponenti del gruppo, in quanto chiara espressione
dell’intimidazione subita dalle vittime di estorsione costrette ad effettuare pagamenti periodici
alla stregua dei costi di gestione e di esercizio della propria impresa.
Tanto consente di ritenere fondatamente che il gruppo in esame per come ricostruito sia
dotato di tutti i requisiti dell’associazione camorristica di cui all’art. 416-bis c.p. in quanto
diretta emanazione del clan dei casalesi.
Con specifico riferimento poi alle circostanze aggravanti contestate, è configurabile la
circostanza aggravante dell’essere l’associazione armata: invero, secondo consolidato
orientamento giurisprudenziale, affinché possa trovare applicazione la circostanza aggravante
di cui al comma quarto dell’art. 416-bis c.p. è sufficiente una potenziale disponibilità delle
armi da parte degli affiliati, non rilevando che in concreto tutti o uno soltanto degli associati
ne abbia la materiale disponibilità, a condizione che detto possesso sia finalizzato al
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perseguimento degli scopi dell’associazione.
Detta aggravante è già stata riconosciuta nelle sentenze irrevocabili che hanno sancito
l’esistenza del clan.
D’altra parte sia i collaboratori di giustizia sia le intercettazioni danno conto di numerose armi
detenute ed utilizzate per conto del clan.
Sussiste, altresì, l’aggravante di cui al comma sesto dell’art. 416-bis c.p., che ricorre quando
gli associati intendono assumere il controllo di attività economiche, finanziando l'iniziativa, in
tutto o in parte, con il prezzo, il prodotto o il profitto di delitti: ai fini della configurabilità di
detta aggravante occorre, in primo luogo, una particolare dimensione dell'attività economica,
nel senso che essa va identificata non in singole operazioni commerciali o nello svolgimento
di attività di gestione di singoli esercizi, ma nell'intervento in strutture produttive dirette a
prevalere, nel territorio di insediamento, sulle altre strutture che offrano gli stessi beni o
servizi. È, pure, necessario che l'apporto di capitale corrisponda a un reinvestimento delle
utilità procurate dalle azioni criminose, essendo proprio questa spirale sinergica di azioni
delittuose e di intenti antisociali a richiedere un più efficace intervento repressivo. La predetta
aggravante deve, inoltre, essere riferita all'attività dell'associazione e non alla condotta del
singolo partecipe ed ha, pertanto, natura oggettiva (Cass. Pen. Sez. 5, Sentenza n. 12251 del
25/01/2012).
Ebbene, con riferimento all’associazione presa in esame, risulta che la medesima gestisse
strutture produttive del tipo di quelle appena descritte nel settore del calcestruzzo come più
approfonditamente verrà analizzato con riferimento al capo 13) dell'imputazione.
Prima di procedere all'analisi delle singole posizioni in relazione al reato associativo è
opportuno chiarire che in giurisprudenza si riferisce “partecipe” colui che risultando
stabilmente inserito nella struttura organizzativa dell’associazione di stampo camorristico è
parte della stessa e soprattutto prende parte dell’associazione. Ciò in quanto la partecipazione
all’organizzazione criminale non va intesa quale acquisizione di uno status bensì in senso
dinamico e funzionale, nel senso che la partecipazione comporta l’assunzione di un ruolo e lo
svolgimento di compiti connessi a tale ruolo e funzionali al perseguimento degli scopi tipici
dell’associazione: in definitiva il partecipe si pone sempre a disposizione del sodalizio di
appartenenza. Chiaramente una partecipazione intesa nei termini appena descritti può essere
desunta oltre che dalla consumazione dei reati fine, significativi appunto della “messa a
disposizione” del soggetto per lo svolgimento di ogni attività del sodalizio, altresì da facta
concludentia.
Operate tali precisazioni, è possibile procedere alla disamina delle posizioni dei singoli
indagati in relazione ai quali verranno valutate gli esiti delle indagini in merito al ruolo dagli
stessi svolto in seno al sodalizio criminale di appartenenza.
3.1. BOCCOLATO Emilio
Il prevenuto, affiliato storico del clan La Torre, cugino del noto LA TORRE Augusto capo
dell’omonimo gruppo camorrista, elemento apicale del clan “ex La Torre” e/o “dei chiuovi”,
nonostante fosse ristretto presso il carcere di Carinola, tramite i suoi familiari, tra cui spicca
la figura di suo fratello Giovanni, ha mantenuto contatti con l’ambiente camorristico esterno,
mandando le sue “imbasciate” agli affiliati liberi, in modo tale da avere un costante controllo
dell’andamento degli affari illeciti del clan e potere in questo modo prendere le sue decisioni.
Nelle conversazioni intercettate BOCCOLATO Emilio è stato riconosciuto con certezza in
quanto i colloqui avuti con i familiari presso il carcere di Carinola venivano monitorati
attraverso le intercettazioni video ambientali.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate non solo il colloquio in carcere dell’11.03.2009 tra BOCCOLATO
Emilio ed il fratello Giovanni sopra richiamato attestante la coincidenza tra gli interessi
dell'indagato e quelli dell'associazione, ma anche quelli riportati in relazione ai singoli capi di
imputazione allo stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati.
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A suo carico risultano, altresì, le molteplici dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- PICCIRILLO Stefano il quale, in data 27.11.2002, ha dichiarato: … omissis … Foto n. 30:
si tratta di BOCCOLATO Emilio detto “Zucculon”; è stato un soggetto esponenziale del
gruppo dei CUTOLIANI negli anni 80 e poi è entrato nel gruppo LA TORRE anche perché è
parente ad Augusto. Verso la fine degli anni 80 lui operava a Milano con Diabolik e si
occupava dello spaccio della cocaina e del rifornimento delle armi. Dopo l’arresto di
Augusto nel 1996 ha svolto un ruolo rilevante nel gruppo, occupandosi direttamente degli
stipendi e della raccolta delle estorsioni. Mi ha mandato a chiamare in quel periodo più volte
e mi ha dato anche dei soldi su mandato di Augusto. In un’occasione certamente, in cui mi ha
mandato a chiamare insieme a lui vi era SUPINO Federico e SORRENTINO Gennaro della
Domitia Gas. Quando è stato arrestato gli vennero trovati addosso dei soldi che lui doveva
proprio utilizzare per gli stipendi. Mi risulta che fino a tutto il 2002 il BOCCOLATO avesse,
per disposizione diretta di Augusto, diritto ad una parte di soldi che venivano dall’agenzia di
trasporti di cui ho già parlato in altre occasioni che era gestita dal fratello Giovanni.
L’Ufficio da atto che si tratta di BOCCOLATO Emilio … omissis …
- LA TORRE Augusto il quale, in data 21.02.2003, ha dichiarato: … omissis …Mio padre a
fine degli anni 70 non si era ancora schierato con nessuno dei due gruppi operanti in
Campania, né con la N.C.O. né con la N.F. e aveva buoni rapporti sostanzialmente con tutti.
A Mondragone vi era un gruppo folto di persone della N.C.O. che faceva capo a Emilio
BOCCOLATO che è mio cugino e con il quale stavano Mario SPERLONGANO, Peppe
FRAGNOLI, tale Guiduccio Cosciafina ed altri. Queste persone non avevano però nessuna
difficoltà a mettersi a disposizione di mio padre se aveva bisogno di qualcosa e mio padre
spesso ha messo a disposizione abitazioni a loro durante i periodi di latitanza. … omissis …
- LA TORRE Augusto il quale, in data 24.02.2003, ha dichiarato: … omissis …Devo
premettere che verso la fine dell’85 era stato scarcerato Emilio BOCCOLATO che era una
sorta di capo di questo gruppo ed era anche mio cugino. Con Emilio eravamo stati molto
amici quando io ero piccolo ed i rapporti erano rimasti buoni malgrado lui fosse Cutoliano.
Capitò che quando fui scarcerato mi recai fuori al bar Sport in piazza e vi erano tutta una
serie di persone che si alzarono a salutarmi, fra essi ricordo che vi era anche Giacomo
DIANA. Fra queste persone vi era anche Emilio BOCCOLATO che però non si alzò per
salutarmi. Io lo ignorai. Qualche giorno dopo mi incontrò fuori al Bar e mi venne vicino e mi
disse che lui mi voleva sempre bene, lamentandosi che non lo avevo salutato. Io gli risposi
che era lui che mi doveva salutare. Qualche giorno dopo, Giacomo DIANA mi chiese di
fissare un appuntamento con Emilio per farci riappacificare. Io andai a casa di DIANA e
parlai con Emilio; gli dissi che lui poteva rientrare nella criminalità Mondragonese ma che
ero io il referente della zona. Emilio disse che lui voleva avere con me buoni rapporti ma che
allo stato intendeva andarsene a Milano dove aveva appoggi con un gruppo di amici che
facevano droga e rapine. Restammo in ottimi rapporti tant’è che tutte le volte che ci
vedevamo o a Milano o a Mondragone ci facevamo anche dei regali. … omissis …
- SPERLONGANO Mario il quale, in data 28.10.2003, ha dichiarato: … omissis … L’Ufficio
chiede a SPERLONGANO di riferire di nuovo di quell’omicidio avvenuto a Marcianise nel
1981; dichiara: questo omicidio mi venne chiesto personalmente da BOCCOLATO Emilio
che all’epoca era un esponente di primo piano della N.C.O. con il grado di capozona. Io
all’epoca facevo parte della N.C.O. e mi recavo spessissimo nei pressi della Casa
Circondariale di S. Maria C.V. da dove era possibile parlare con i detenuti. BOCCOLATO mi
chiese di organizzare l’omicidio di una persona di Marcianise perché bisognava fare un
piacere a Paolo CUTILLO all’epoca capozona della N.C.O. di Marcianise e uno dei più alti
gradi della Provincia di Caserta della medesima organizzazione. Mi disse BOCCOLATO che
la persona da ammazzare aveva fatto uno sgarro a CUTILLO nel senso che aveva o fatto
delle confidenze alle FF.OO o persino si era permesso di denunciarlo ai Carabinieri.
BOCCOLATO mi disse che di lì a poco sarebbe uscito in permesso Tonino BIFONE e che
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quindi BIFONE mi avrebbe riferito tutti i dettagli dell’operazione da fare. … omissis
- ORABONA Salvatore il quale, in data 16.05.2003, ha dichiarato: … omissis … Anche
Emilio BOCCOLATO per un periodo precedente, prima che fosse arrestato si è occupato di
fare gli stipendi. Lui mi faceva avere lo stipendio lasciando i soldi ad Anna. Augusto in più di
un’occasione mi ha mandato da Emilio per fargli sapere che lui gli era grato del fatto che si
stesse occupando dell’organizzazione. Io mi sono recato da lui e gli ho parlato portandogli i
saluti di Augusto … omissis …
Ma con riferimento alle attuali imputazioni si presentano in particolare rilevanti le più recenti
dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale, in data 27.03.2009, ha dichiarato: … omissis … Emilio
Boccolato detto o zucculone attualmente in contrasto con Amerigo Leone o Di Leone per il
traffico della droga e le estorsioni, nonché Peppino Perfetto che attualmente gestisce una
piazza di droga e un locale chiamato Carioca. Posso anche riferire sulla gestione della droga
a Mondragone e solo però questa estate al villaggio la perla di Sessa, poiché i muzzoni sono
stati tradizionalmente sempre contrari alla droga e gestito da Giovanni Luongo e Gianluca
Brodella, nipote del defunto Fernando. A Mondragone, invece, opera principalmente Emilio
Boccolato detto zoccolone fino al suo arresto ed ora Amerigo Di Leone e Giannino detto o
scopatore … omissis …
- PAGLIARO Emilio Giuliano il quale, in data 19.03.2010, ha dichiarato: … omissis … Sono
stato condannato alla pena di 2 anni e 7 mesi e 13 giorni di reclusione, a seguito di giudizio
abbreviato. Ripresi a spacciare cocaina nel settembre/ottobre del 2007, per una mezza
giornata, per conto di FIORILLO Nino detto “cappigliuccio". Mi trovai a parlare con lui e
questi mi disse che stava per “prendersi la piazza in mano”. L’attività era stata un poco
ferma e lui mi disse che si stava organizzando. Lavorai solo mezza giornata perché non
riuscii a trovare acquirenti e non mi piacevano le modalità ed il luogo ove si vendeva; era
troppo vicino a casa mia e la cosa mi disturbava. Finita la giornata gli dissi che non potevo
continuare e lui mi chiese se fossi sicuro e che non avrei avuto altre possibilità se non avessi
accettato. All’epoca il capo clan di Mondragone era “occhio di tigre” ossia Emilio
BOCCOLATO e questi si era messo d’accordo con il FIORILLO: quest’ultimo gestiva la
piazza per la vendita di cocaina e dava in cambio la somma mensile di 10.000 euro, con
somme aggiuntive per le festività e l’estate. Fu lo stesso FIORILLO a dirmi che la gestione,
nei termini che ho esposto, faceva capo a BOCCOLATO Emilio. Spiego in che termini e che
modo me lo disse. Quando trattai con FIORILLO Nino le condizioni della mia attività, questi
mi propose un’alternativa: o sarei stato pagato a giornata o a percentuale. Nel primo caso mi
disse che, in caso di arresto, mi avrebbe potuto aiutare economicamente; nel secondo caso mi
disse che, avendo io maggiori guadagni, non avrebbe potuto retribuirmi, perché - mi disse pagava 10.000 euro a “occhio di tigre” ossia Emilio BOCCOLATO. Mi intimò anche che
“non dovevo sbagliare” perché altrimenti me la sarei dovuta vedere con Emilio
BOCCOLATO. Questi era il capo e guidava il clan dei mondragonesi. Era un vecchio
mafioso e questo lo rendeva ancora più temibile. … omissis …
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: ... Quando lavoravo come
autista per la ditta di PINTO Vincenzo, nel periodo dal 2006 al 2010, ho conosciuto
BOCCOLATO Emilio, arrestato poi nel 2009 se non ricordo male. Quest’ultimo riceveva
dall’agenzia di Pasquale D’ANGELO, 3 € a pedana di merce caricata. Ho conosciuto
BOCCOLATO Emilio sul piazzale dell’agenzia di D’ANGELO Pasquale. BOCCOLATO si
era interessato per mettere d’accordo gli autotrasportatori di Mondragone e per
regolamentare le modalità di effettuazione dei trasporti. BOCCOLATO veniva chiamato da
Pasquale D’ANGELO quando si verificavano accese discussione tra autotrasportatori e così
questi ultimi alla sua presenza rinunciavano a litigare e vista la sua caratura criminale
obbedivano alle sue direttive. L’agenzia di trasporti era interna al sistema camorristico di
Mondragone. Il PINTO Vincenzo, per cui io lavoravo, mi raccontava che il D’ANGELO
Pasquale, messo a capo dell’agenzia dal clan, all’epoca retto da BOCCOLATO Emilio,
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riceveva dagli autotrasportatori 3 € per ogni pedana caricata e la versava allo stesso
BOCCOLATO Emilio. Tutte queste circostanze le ho apprese direttamente in quanto facevo
parte della stessa agenzia in quanto lavoravo come autista all’interno della stessa alle
dipendenze del PINTO Vincenzo. In conclusione D’ANGELO Pasquale per il periodo in cui
ha retto l’agenzia amministrava la stessa per conto di Emilio BOCCOLATO. Qualche tempo
prima dell’arresto di BOCCOLATO l’agenzia si divise e i fratelli SORRENTINO ne
rilevarono la gestione. Questi ultimi continuarono nella gestione secondo lo stesso criterio
adottato dal D’ANGELO. I SORRENTINO si divisero poiché il D’ANGELO avendo
acquistato alcuni camion personalmente, toglieva il lavoro alle altre società che lavoravano
per l’Agenzia. Sono a conoscenza che le cooperative agricole e gli agricoltori di
Mondragone, sono obbligati a consegnare la merce da trasportare verso i mercati generali,
solo all’agenzia indicata dal clan e a non darla alle agenzie esterne al territorio di
Mondragone. Quando qualche autotrasportatore esterno, nello specifico la ditta Fatale di
Napoli, hanno caricato merce in Mondragone, gli autotrasportatori appartenenti all’agenzia
hanno avvicinato gli autisti della ditta Fatale intimando loro di non venire più a caricare a
Mondragone. Personalmente ho partecipato ad un episodio di allontanamento di alcuni
camionisti di tali ditte, mi pare nel 2009, allorquando io insieme a PINTO Vincenzo, Antonio
PICONE, SORRENTINO Luciano e altri che mi riservo di indicarvi, ingiungemmo a tali
autotrasportatori di non venire più a Mondragone altrimenti avremmo loro incendiato i
camion. Omissis A.D.R. Sono a conoscenza dell’episodio relativo alla gambizzazione di
FIORILLO Nino, detto “cappigliuccio” attualmente detenuto. Lo stesso fu gambizzato da
SAUCHELLA Bruno e da un altro di cui non conosco l’identità. Fu lo stesso SAUCHELLA a
dirmi di essersi travestito da pagliaccio (essendo il periodo di carnevale), di essere entrato
all’interno del bar sito in via Caserta di Mondragone e di aver sparato alle gambe del
FIORILLO. Il fatto venne commissionato da Emilio BOCCOLATO e il SAUCHELLA fu
ricompensato con 5.000 €. Egli però non mi ha mai detto quale fosse la ragione di tale
episodio.
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.2. BOCCOLATO Giovanni
Il prevenuto, detto “culo di gomma” oppure “zucculone” in quanto fratello del più noto
Emilio, affiliato di spicco del clan “ex La Torre” facente capo a suo fratello Emilio, durante il
periodo di detenzione di quest’ultimo, ha assunto il ruolo importante di latore delle
disposizioni impartite dal congiunto agli altri affiliati liberi in modo da consentire allo stesso
di mantenere, grazie al suo appoggio, un costante controllo delle attività illecite della fazione
del clan da lui capeggiato.
L’identificazione di BOCCOLATO Giovanni è certa in quanto è stato riconosciuto attraverso
le intercettazioni video - ambientali effettuate nel carcere di Carinola nonché tramite le sue
utenze telefoniche mobili e fisse; infine sono state intercettate le conversazioni che lo stesso
effettuava all’interno della sua autovettura Hyundai Matrix tg. DA225HG.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate non solo il colloquio in carcere dell’11.03.2009 tra BOCCOLATO
Emilio ed il fratello Giovanni sopra richiamato attestante il ruolo del prevenuto di
comunicazione di quanto avviene all'esterno al fratello che impartisce tramite il consanguineo
le sue disposizioni facendo ricordare la coincidenza tra gli interessi di BOCCOLATO Emilio
e quelli dell'associazione, ma anche quelli riportati in relazione ai singoli capi di imputazione
allo stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati.
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A suo carico risultano, altresì, le molteplici dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- PERSECHINO Michele il quale, il 13.02.2002, ha dichiarato: … omissis … Un’altra
estorsione di cui mi ricordo riguarda la farmacia Gallo che si trova al Corso Umberto di
Mondragone. I soldi, tre milioni, li ho ritirati direttamente da Boccolato Giovanni quando
sono andato a ritirare i soldi dell’agenzia dei trasporti. Il Boccolato si occupava di questa
estorsione perché aveva un rapporto di amicizia con il farmacista. Non conosco un
soprannome specifico del Boccolato, perché io non ho particolari rapporti con lui … omissis
…
- PERSECHINO Michele il quale, il 22.02.2002, ha dichiarato: … omissis … Foto n. 7 si
tratta di Gianni che lavora presso l’agenzia di trasporto; è il fratello di Emilio Boccolato;
gestiva per conto del clan l’agenzia di trasporto di cui ho già parlato e ci dava una somma
ogni mese in relazione ai bancali che venivano caricati. L’ufficio dà atto che la foto 7 è
proprio quella di Boccolato Giovanni … omissis …
- VALENTE Giuseppe il quale, il 16.04.2003, ha dichiarato: … omissis … A.D.R.:- mi
risulta che la farmacia “GALLO” pagava da tanto tempo l’estorsione al clan. In passato
ricordo che il padre di Arduino, attuale titolare, dava i soldi direttamente a Tiberio padre di
Augusto. Più di recente i soldi veniva ritirati da Giovanni BOCCOLATO fratello di Emilio e
di tale fatto io venni informato direttamente da Arduino con il quale io ero in buoni rapporti.
Arduino me ne parlò in presenza anche di Stefano PICCIRILLO ed in quella occasione
ricordo che si parlò anche del fatto che Arduino che aveva un’altra farmacia nella zona di
Teano, pagava una piccola somma anche per quella farmacia. Non mi risulta che in una
occasione almeno i soldi siano stati ritirati direttamente da PICCIRILLO. Questo Giannino
BOCCOLATO è il fratello di Emilio e mi risulta che era stato messo a lavorare in una
agenzia che si occupava di trasporti, agenzia che pure dava dei soldi al clan. … omissis …
- SPERLONGANO Mario il quale, il 18.06.2003, ha dichiarato: … omissis … L’Ufficio
chiede quanto è a sua conoscenza relativamente ai rapporti con il sodalizio dei LA TORRE di
Giovanni BOCCOLATO, fratello di Emilio; SPERLONGANO dichiara: Per chiarire bene la
posizione di Giovanni BOCCOLATO devo fare una breve premessa su una questione molto
importante nella gestione del clan. Nel 1991-92 durante la gestione di Fernando
BRODELLA, venne creata un’agenzia con sede in Via Castelvolturno. Questa agenzia
avrebbe dovuto monopolizzare tutti i trasporti di prodotti ortofrutticoli in partenza da
Mondragone. In particolare, vennero convocati i principali e mediatori di prodotti
ortofrutticoli di Mondragone che avevano un circolo nella zona della crocella e agli stessi
venne imposto di utilizzare l’agenzia che sarebbe stata creata dal clan per effettuare il
trasporto dei prodotti. L’idea di Fernando e di Renato, era che sul guadagno di questa
agenzia il clan dovesse ottenere il 50%.In particolare l’agenzia tratteneva una somma per
ogni bancale che veniva caricato pari a 5 mila lire se ricordo bene. Di tutta la somma
complessiva che veniva raccolta, una parte sarebbe andata a coloro che gestivano l’agenzia e
il rimanente, quindi al clan. Nel primo periodo vennero messi a gestire l’agenzia Mario
PAGLIUCA, fratello di Renato e un tale soprannominato “scarafone” sempre parente di
PAGLIUCA Renato. L’agenzia è stata gestita da questi soggetti fino alla morte di Renato. Nel
1995 vennero sostituiti i gestori e di questa cosa si occupò Peppe FRAGNOLI. In particolare
si stabilì, anche su indicazione di Augusto, di affidare l’agenzia a Giovanni BOCCOLATO,
fratello di Emilio e cugino di Augusto. Augusto volle in questo modo da un lato sistemare
Giannino che non aveva mai lavorato, dall’altro lato creare un introito per Emilio che
sostituisse lo stipendio che gli versava il clan per il fatto di essere stato arrestato con noi nel
1991… omissis …Insieme a Giovanni BOCCOLATO venne messo tale D’ANGELO Pasquale
in quanto Pasquale era molto amico di Emilio, tanto da avergli fornito i suoi documenti per
farlo espatriare in Olanda, ma era una persona in tutto e per tutto disponibile tanto che
all’inizio degli anni 90, avendo lui dei camion, portò anche delle armi che il clan acquistava
nella zona di Como, provenienti dalla Svizzera. Pasquale D’ANGELO e Giannino
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BOCCOLATO, avrebbero dovuto prendersi lo stipendio, dare due milioni e mezzo al mese ad
Emilio e successivamente versare, detratte le altre spese, la somma rimanente al clan. Spesso
però Giannino e D’ANGELO versavano al clan poco o niente. Già nel 1996, siccome
Giovanni e Pasquale non sempre ci davano quanto dovevano, si stabilì di modificare la
partecipazione percentuale del clan e di prevedere una quota fissa che versassero
mensilmente che era di circa 2 milioni e mezzo. La società doveva comunque assicurare lo
stipendio ad Emilio BOCCOLATO … omissis …
- VALENTE Giuseppe il quale, il 09.07.2003, ha dichiarato: … omissis … Il figlio del
farmacista GALLO di nome Arduino, che è a sua volta farmacista ed ha una farmacia in una
frazione di Sessa, disse a me e a PICCIRILLO che la quota estorsiva per il clan veniva
versata nelle mani di Giovanni BOCCOLATO. Questa confidenza mi è stata fatta dal GALLO
all’incirca nel 2001 perché io e PICCIRILLO ci recavamo presso di lui per chiedere un aiuto
economico ed il GALLO ci disse appunto che la busta con la quota estorsiva veniva versata al
Giovanni BOCCOLATO. Devo dire però che Emilio è sempre stato contrario a fare entrare
suo fratello nelle attività del clan perché è un ragazzo semplice. Se non erro, il suo
soprannome è “Culo di gomma". L’ Ufficio da’ atto che la foto n. 85 ritrae BOCCOLATO
Giovanni … omissis …
- ORABONA Salvatore il quale, il 25.07.2003, ha dichiarato: … omissis … Subito dopo la
scarcerazione Antonio si stabilì a Terni e trovò una casa grazie a un suo parente. Mi mandò a
chiamare e mi disse che voleva sapere chi si stava occupando in quel momento di tenere la
contabilità del clan e di raccogliere le estorsioni. Io sapevo perché ero in continuo contatto
con Mondragone, che il quel periodo i soggetti che si stavano occupando di tenere la gestione
del clan erano Mariano LA TORRE fratello di Tiberio Puntinella e Giovanni BOCCOLATO
fratello di Emilio. Costoro avevano tenuto la contabilità del clan per un breve periodo e si
erano occupati della raccolta dei soldi necessari a pagare gli stipendi … omissis …
Ma con riferimento alle attuali imputazioni si presentano in particolare rilevanti le più recenti
dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale, il 8.09.2009, ha dichiarato: … omissis … diamo atto che la
foto n. 71 ritrae BOCCOLATO Giovanni nato a Mondragone il 16.09.1957. ADR: ascoltato
il nome confermo che si tratta di una persona che conosco e che tratta anche per conto del
clan dei Mondragonesi lo spaccio di droga….… omissis …
- PICCOLO Raffaele il quale, il 19.11.2009 ha dichiarato:… omissis … BOCCOLATO
Giovanni fratello di BOCCOLATO Emilio, attività tutte site in Mondragone (comune da
quando è stato arrestato Augusto La TORRE è finito direttamente sotto il controllo dei
casalesi e in particolare Bidognetti) Io ne ero a conoscenza perché già dal 2005 detenevo la
cassa del clan, come già le ho riferito; Nicola Panaro e SCHIAVONE Vincenzo detto Petillo e
SCHIAVONE Vincenzo detto il Copertone”, mi riferivano che questi imprenditori di cui vi ho
poc’anzi parlato, erano “una cosa del clan” così volendo intendere che non dovevano
versare alcuna tangente perché il clan aveva investito i proventi di attività illecite nelle loro
imprese. Io sono venuto a conoscenza di questa circostanza che un affiliato normale non
poteva sapere, perché ero diventato un referente diretto di SCHIAVONE Vincenzo detto
Petillo, Nicola Panaro e Schiavone Vincenzo detto Copertone, e avendo l’incarico di
raccogliere i soldi per conto del clan, dovevo necessariamente essere messo a conoscenza
delle persone che dovevano pagare e di quelle che non dovevano pagare. … omissis …
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.3. ANDINOLFI Marcel
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Il prevenuto, affiliato al clan camorristico denominato ex “La Torre” capeggiato da
BOCCOLATO Emilio, ha fornito un particolare contributo sia per mandare che per ricevere
“imbasciate” dal carcere in modo da consentire a BOCCOLATO Emilio di mantenere un
costante controllo delle attività illecite del clan nonostante fosse detenuto, sia per procurargli
sostanza stupefacente ed altri oggetti che poi, grazie al contributo fornitogli sia dal genero di
BOCCOLATO Emilio, GALLO Salvatore chiamato Pierluigi, che da altre persone, ha
agevolmente introdotto all’intero del carcere di Carinola.
L’identificazione di ANDINOLFI Marcel (unica persona che, dalla banca dati dell’anagrafe
del Comune di Mondragone, riporta tale nome di battesimo), nonché la relativa affiliazione al
clan “ex La Torre” emerge dalle intercettazioni effettuate tra le quali vanno ricordate quelle
riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo stesso ascritti e con riferimento anche
agli altri coindagati.
In particolare un primo riferimento ad ANDINOLFI Marcel emerge nel corso del colloquio in
carcere di BOCCOLATO Emilio del 17.12.2008, quando quest’ultimo riferisce alla figlia
Maria Laura di far contattare dal marito GALLO Salvatore chiamato Pierluigi ANDINOLFI
Marcel per potergli fare recapitare in carcere una bottiglia di profumo ed un paio di scarpe.
Nell’occasione, BOCCOLATO Maria Laura chiede al padre se gli sono giunte le cartoline di
auguri di ANDINOLFI Marcel, che erano state però scritte da lei.
In seguito, in data 18.12.2008, alle ore 20.07, all’interno dell’autovettura Lancia Musa targata
DJ230VG di BOCCOLATO Maria Laura ed in uso anche a suo marito GALLO Salvatore
detto Pierluigi, vi era una conversazione tra quest’ultimo e ANDINOLFI Marcel, durante la
quale Pierluigi riporta “l’imbasciata” di BOCCOLATO Emilio circa la possibilità di
introdurre fraudolentemente nel carcere di Carinola gli oggetti di cui di volta in volta ne aveva
bisogno.
Anche nel corso del colloquio del 24.12.2008 il detenuto BOCCOLATO Emilio riprende il
discorso del colloquio precedente e chiede al genero GALLO Salvatore, chiamato Pierluigi, se
è riuscito a contattare ANDINOLFI Marcel. GALLO Salvatore gli risponde di sì e
BOCCOLATO Emilio gli riferisce di fargli pervenire anche un orologio Daytona di plastica
“vuoto sotto”, facendo chiaramente intendere di far introdurre nel carcere sostanze proibite.
Ancora nel colloquio del 07.01.2009 con il detenuto BOCCOLATO Emilio, BOCCOLATO
Maria Laura dice che il giorno precedente ANDINOLFI Marcel aveva riferito al di lei marito
GALLO Salvatore che stava cercando l’orologio richiesto da BOCCOLATO Emilio e che,
nell’occasione aveva proposto a GALLO Salvatore di acquistare una sala giochi, ma
BOCCOLATO Emilio dice che il genero doveva rifiutare la proposta.
Nel corso del colloquio del 14.01.2009 con il detenuto BOCCOLATO Emilio emerge con
chiarezza l’affiliazione al clan da parte di ANDINOLFI Marcel, tanto che BOCCOLATO
Giovanni riferisce al fratello detenuto che nel riassetto dell’organico del clan, scaturito a
seguito dell’arresto di BOCCOLATO Emilio, si stava decidendo di estromettere proprio
ANDINOLFI Marcel. Vedi in particolare allorquando BOCCOLATO Giovanni, tra l'altro,
riferisce al fratello “e poi dissi .. ma l’amico tuo .. dissi no no l’amico mio doveva passare da
me, ha detto ma no … ha detto no non esiste proprio anzi io gli ho detto “vedi di lasciare
perdere” disse no, anzi quello, quello dice che si doveva affittare i mezzi (mezzi meccanici)
ed io dissi al fratello … dai i mezzi a tuo fratello e quello gli ha dato i mezzi per lavorare , ed
è uno lo abbiamo “apparato” … questo fatto qua (ed abbiamo risolto questo problema,
Giovanni fa riferimento ai problemi tra i fratelli Patalano Pasquale ed Antonio Ettore che
grazie al suo intervento sono stati appianati per il momento). Poi ieri sera venne Tobia,
doveva chiamare questo Gino a casa di zio Peppe, dello zio Mario (soggetti da identificare)
quello mi spiegò dove era andato e disse “ma sai però noi non … ci mancherebbe che contro
a zio Emilio non esiste perché noi … zio Emilio ha fatto tanto per i carcerati però noi
dobbiamo vedere come dobbiamo fare perché dobbiamo fare soldi” dice “.. se zio Emilio
tiene .. si fa socio con Tonino (Patalano Antonio Ettore) no, dice che questo Tobia gli disse
che zio Emilio non è socio a questo Tonino, ma Tonino gli ha chiesto un favore e zio Emilio si
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è messo a disposizione, dice che quelli avrebbero detto “no ma noi vorremmo andare da
Peppe Mandara, vogliamo andare un poco da Peppe Mandara, vogliamo andare anche da
Giovanni Sciacca .. se ci può prestare 15000 euro” .. ha detto … questo Tobia ha detto “zio
Emilio a Tonino lo ha aiutato e i Sciacca lo hanno favorito quindi secondo me zio Emilio …
(scuote la testa come per dire che non è d’accordo) ha detto però io domani gli mando
l’imbasciata e poi vi faccio sapere quelli hanno detto “no Tobia tu stai sempre con noi” e
quello disse” .. no, no io non sto con nessuno … disse … io mi tiro fuori” e quelli dissero “
perché che fa? Stavi con Americo (Americo di Leone)” e quello (Tobia) disse “no, no io non è
che … quello Americo stava da solo, ed io alle spalle gli davo una mano”. Comunque Emilio
battono e battono sull’agenzia l’agenzia e l’agenzia … (i soggetti che hanno contattato Tobia
gli avrebbero detto) “….diglielo a zio Emilio che mi da questa lista perché noi dobbiamo
vedere quello che dobbiamo fare e dobbiamo fare soldi… se vuoi stare con noi (non ci sono
problemi) .. a Vincenzo lo voglio togliere di mezzo e anche a quell’altro a Marcel
(ANDINOLFI Marcel, nato a Napoli il 10/06/1976) vogliono togliere da mezzo … dice che
trovò a quello .. a Michele Greco insieme a questo Gino qua … comunque come se avessero
fatto…”.
Che poi non vi sia stata alcuna estromissione del prevenuto si ricava nel colloquio in carcere
del 22.07.2009, nel corso del quale GALLO Salvatore riferisce a BOCCOLATO Emilio che
ANDINOLFI Marcel, insieme a LUNGO Giovanni e PAGLIUCA Salvatore, si stavano
occupando di preparare gli stipendi agli affiliati, confermando definitivamente l’attuale
affiliazione al clan di ANDINOLFI Marcel.
Una ulteriore conferma del ruolo del prevenuto si è avuta da alcune conversazioni intercettate
sull’autovettura Porsche Cayenne, in uso a CASCARINO Giovanni. In particolare, quella
monitorata in data 22.04.2009, alle ore 02.55, nel corso della quale CASCARINO Giovanni,
trovandosi all’interno della sua autovettura, si lamenta con CUOCO Mario del
comportamento di SAUCHELLA Bruno e della sua frequentazione con DI LEONE Americo
e ANDINOLFI Marcel, personaggi di spicco dell’altra fazione del clan, creatasi dopo l’arresto
di BOCCOLATO Emilio, ed inoltre del fatto che le Forze dell’Ordine avrebbero potuto
utilizzare le sue frequentazioni per far luce sul nuovo organigramma del clan.
Da quanto sopra commentato, quindi, emerge che BOCCOLATO Emilio chiama in causa
ANDINOLFI Marcel quale persona di fiducia per fargli recapitare in carcere oggetti non
consentiti e, in un secondo momento, emerge la sua effettiva affiliazione al sodalizio
criminale, inserita nell’ambito della gestione e distribuzione degli stipendi.
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.4. BOCCOLATO Maria Laura
La prevenuta risulta affiliata al clan camorristico mondragonese retto da suo padre
BOCCOLATO Emilio.
L’identificazione di BOCCOLATO Maria Laura è certa in quanto sono state video intercettate
le conversazioni in carcere avute con suo padre Emilio, inoltre sono state monitorate le
conversazioni telefoniche sull’utenza a lei in uso nonché le conversazioni avute all’interno
dell’autovettura Lancia Musa tg. DJ230VG.
La relativa affiliazione al clan “ex La Torre” emerge dalle intercettazioni effettuate tra le quali
vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione alla stessa ascritti e
con riferimento anche agli altri coindagati.
In particolare, nell’ambito dell’attività d’intercettazione presso la casa di reclusione di
Carinola, è emerso che BOCCOLATO Maria Laura, non solo si è resa responsabile della
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violenza privata ai danni di DI LORENZO Vito, ma ha di fatto beneficiato economicamente
delle attività illecite del clan. Quest'ultima circostanza si riscontra chiaramente nel colloquio
in carcere del 24.12.2008 durante il quale Emilio chiede alla figlia se abbia visto FERRARA
Tobia e la stessa gli risponde che “sta ancora aspettando”. Dal tipo di risposta è chiaro che
Maria Laura voglia intendere di non aver ancora ricevuto il denaro, per meglio dire lo
stipendio di affiliata, dal predetto FERRARA Tobia. Tale tesi è suffragata dal successivo
colloquio in carcere del 31.12.2008 in cui Emilio chiede nuovamente alla figlia se abbia visto
FERRARA Tobia ed in questo caso, Maria Laura gli risponde affermativamente, riferendo al
padre di aver ricevuto 1000 euro “me ne ha dato uno”. Il fatto che il denaro ricevuto da Maria
Laura sia il provento di attività estorsiva ai danni di operatori economici e che sia messa in
atto da FERRARA Tobia, è dato non solo dal particolare ruolo di esattore affidato da
BOCCOLATO Emilio al predetto FERRARA, ma anche dal fatto che il periodo dell’anno in
questione è quello natalizio, ed è risaputo che le organizzazioni criminali incrementano
l’attività estorsiva proprio nei periodi dell’anno in cui ricadono le principali festività.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagata in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.5. CASCARINO Giovanni
Il prevenuto, alias “u’ scupatore”, risulta affiliato di spicco al Clan “ex La Torre” o “dei
Chiuovi” in quanto particolarmente attivo nella gestione di una piazza di spaccio a
Mondragone dai cui proventi ha provveduto a finanziare la sua fazione camorristica di
appartenenza. Infine e non da meno è stata la sua dedizione nella detenzione di armi per conto
del clan, armi che ha provveduto a recuperare da altri affiliati nonché a cedere agli stessi
dietro esplicita richiesta. Emergono, infine le sue frequentazioni con ambienti malavitosi
mafiosi confermate, non solo dai richiamati contatti con LA PLACA Vincenzo, ma anche dai
controlli di polizia.
L’identificazione di CASCARINO Giovanni è certa in quanto, durante il periodo delle
indagini, lo stesso è stato arrestato da militari, nonché più volte sottoposto a perquisizione
personale e domiciliare. Sono state monitorate le conversazioni ambientali avute all’interno
della sua autovettura Porsche Cayenne tg. ND04307; sono state, altresì, monitorate diverse
utenze telefoniche in uso allo stesso i cui numeri telefonici sono stati recuperati sottoponendo
ad intercettazione anche i componenti della sua famiglia (moglie e figlie); infine durante le
conversazioni monitorate, CASCARINO Giovanni è stato identificato con certezza in quanto
chiamato con il suo pseudonimo “Giannino u scopatore”.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati.
A suo carico risultano, altresì, le molteplici dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- CATONE Aldo il quale, il 26.04.2001 ha dichiarato: …omissis…Per quanto mi consta il
clan camorristico predominante in Mondragone è quello denominato “LA TORRE”. Non so
molto del clan predetto, ma tutto quello che è di mia conoscenza lo voglio riferire. Mi risulta
che CASCARINO Giovanni procura al citato clan tutte le autovetture che gli occorrono. Tale
fatto è di mia conoscenza in quanto lo stesso CASCARINO Giovanni me lo ha riferito. In
pratica questi dapprima le ruba e poi le consegna al clan. Si avvale di detta attività di RAZZA
Antonio, SAUCHELLA detto “O Zingaro”. Cascarino ruba le macchina nelle zona di Roma e
gli altri due soggetti appena citati si occupano del loro spostamento in
Mondragone.…omissis…Lo stesso Giovanni Cascarino mi ha riferito che quando il clan La
Torre gli chiede una macchina questi prontamente le va a rubare con le medesime modalità
sopra indicate. …omissis…
- SPEROLONGANO Mario il quale, il 26.08.2003, ha dichiarato: …omissis… Aniello mi
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disse subito che l’omicidio era stato fatto da Giovanni CASCARINO per una questione di
donne. Ho appreso poi notizie dirette proprio da Giovanni CASCARINO per le ragioni che le
riferirò. Prima dell’omicidio, con Giovanni CASCARINO avevamo in corso un affare.
Giovanni aveva acquistato all’estero una autovettura incidentata e precisamente una
Mercedes C 180. Io avevo acquistato di questa Mercedes da Giovanni le targhe, il libretto e il
numero di matricola ed avevo dato incarico ad Aniello PIGNATARO di far rubare
un’autovettura identica e di farla “pezzottare” con i documenti che avevamo. L’accordo che
io avevo preso con Giovanni era che gli avrei dato 5 milioni al momento in cui avrei però
venduto la macchina “stampata”. Aniello fece rubare la macchina e la stampò. La macchina
venne intestata a tale PIRELLI Vincenzo, un ragazzo di Napoli amico di Aniello e vennero
effettuate tutte le pratiche per l’immatricolazione in Italia dell’autovettura. Dopo queste
pratiche la macchina venne affidata da me ad un concessionario amico di Sulmona, tale
SOPRANO Ferdinando che non sapeva dell'origine illecita della macchina. La macchina
rimase nell’autosalone due o tre mesi. Quando CASCARINO si diede latitante e se ne andò in
Germania la machina non era stata ancora venduta e lui mandò prima uno dei fratelli e poi il
padre a casa di mio cognato Saverio chiedendo i soldi che a suo dire gli spettavano. Io mi
arrabbiai molto per questo comportamento perché mio cognato non sapeva nulla di questa
vicenda e non volevo coinvolgerlo. Mi feci procurare il numero di telefono di Giovanni
CASCARINO e lo chiamai. La prima cosa che feci fu quella di chiedergli spiegazioni
dell’omicidio rappresentandogli che lui non poteva permettersi di fare un omicidio a
Mondragone senza avvisarci. Lui ammise di essere l’autore dell’omicidio, rappresentò che
era stato costretto a fare questo omicidio perché aveva ricevuto minacce di morte da parte di
questo straniero e che comunque il suo intendimento non era quello di ammazzarlo, ma era
quello di ferirlo alle gambe ed il fucile si era impennato accidentalmente e lui lo aveva
ammazzato. CASCARINO mi spiegò che la ragione dell’omicidio era una donna; questo
straniero era il protettore di questa donna che faceva la prostituta. …omissis…
- SPERLONGANO Mario il quale, il 28.10.2003, ha dichiarato: …omissis… si tratta di
CASCARINO Giovanni di cui ho parlato in riferimento all’omicidio dell’Albanese.
CASCARINO ci ha dato in più occasioni macchine rubate. Lui e soprattutto Enzuccio
Bambiniss erano le persone che ci rifornivano delle macchine rubate. L’Ufficio da atto che si
tratta di CASCARINO Giovanni. …omissis…
- SCUTTINI LATORRE Pietro il quale, il 26.05.2005, ha dichiarato: …omissis… La foto n.
94 ritrae CASCARINO Gianni, è un esperto di furti di auto e si muove anche del territorio per
eseguirli; è stato arrestato per un omicidio, per il quale è stato assolto pure essendo
colpevole; prestava i suoi servigi per il clan rubando le auto su commissione e collocandole
nei luoghi indicati dai mandanti. Si dà atto che la foto n. 94 ritrae CASCARINO Giovanni,
nato a Mondragone il 24.6.1968. …omissis…
- PETTRONE Giuseppe il quale, il 12.11.2007, ha dichiarato: …omissis… ESTORSIONE IN
DANNO DEL DEPOSITO DI FERRO DI PIERINO O’ FERRAIO Adr: Sempre nell’anno
1998 sottoponemmo ad estorsione un tale PIERINO O’ FERRAIO, che aveva un deposito di
ferro vecchio. ADR: Mi chiedete se il Ferraio si chiami CERERONE Pietro: non conosco il
cognome: lo chiamavamo Pierino e sono in grado di riconoscerlo in foto. Posso dire che ha
anche un ristorante chiamato “Il carretto”. ADR: LIGATO Pietro inviò al deposito delle
persone di Mondragone che lo minacciarono ordinandogli di pagare il pizzo ai LIGATO.
ADR: I giovani di Mondragone erano: tale Giovanni, detto Giannino, che è stato accusato
dell’omicidio di un rumeno, ma poi mi pare sia stato assolto; lo incontrai nel 2004, quando
era detenuto a SMCV, e poi fu trasferito a VASTO; Mi chiedete se il suo cognome sia
CASCARINO: si, ricordo che il giovane si chiamava CASCARINO Giovanni, detto Giannino;
…omissis…
Ma con riferimento alle attuali imputazioni si presentano in particolare rilevanti le più recenti
dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale, il 05.06.2009, ha dichiarato: …omissis… Ebbi anche una
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discussione per motivi di viabilità a Mondragone con questo CASCARINO e successivamente
Ernesto SIMEONE, avendo appreso da altri la cosa mi disse che costui insieme al fratello
erano i suoi fornitori di droga che poi a sua volta provvedeva a distribuire a Sessa.
Quest’ultima circostanza che ho riferito è avvenuta tra il 2006 ed il 2007. Riconosco nella
foto n. 7 una persona che ho incontrato ma non ne ricordo né il nome né la circostanza in cui
vi ho avuto a che fare. L’Ufficio dà atto che la foto n. 7 effigia CASCARINO Giovanni.
Ascoltato il nome dalla SV lo riconosco come tale Giannino ‘o scupatore componente del
gruppo di Emilio BOCCOLATO. Di recente e cioè tra dicembre 2008 e gennaio 2009, si è
legato in particolare a LETTIERI Orlando con cui se non sbaglio è stato detenuto nel carcere
di Santa Maria Capua Vetere. Ha sicuramente regalato a LETTIERI Orlando una Lancia Y di
colore blu. Anzi ricordo un altro particolare e cioè sempre nel carcere Enzo FILOSO mi
chiese se LETTIERI Orlando si stesse avvicinando molto ai mondragonesi indicandomi
proprio questo Giannino, Gianluca BRODELLA e Giovanni LUONGO. Questi ultimi hanno
dato al LETTIERI Orlando le armi, tra cui sicuramente una pistola 7,65 ed un fucile calibro
12 con le canne tagliate che noi chiamiamo scoppetta. …omissis…
- MARTUCCI Armando il quale, il 11.06.2009, ha dichiarato: …omissis… L’Ufficio dà atto
che la foto n. 13 effigia DI LEONE Americo. Ascoltato il nome di battesimo dalla SV, lo
associo ad un personaggio sempre vicino ai mondragonesi che nell’ultimo periodo e cioè tra
la fine del 2008 e l’inizio del 2009, ho saputo soprattutto parlando con LETTIERI Orlando ed
ESPOSITO Biagio si contrapponeva a CASCARINO Giovanni ‘o scopatore, per il predominio
su Mondragone. Questa circostanza mi è stata poi ribadita in carcere a Santa Maria Capua
Vetere da Vincenzo FILOSO il quale aveva a sua volta incontrato in occasione di un
processo, Giacomo FRAGNOLI che mi disse che aveva avuto la rottura del setto nasale a
seguito di un litigio nel carcere con una persona di colore. Il FILOSO aveva quindi detto al
FRAGNOLI che appena uscito avrebbe quindi di diritto assunto il comando del gruppo dei
mondragonesi. Da un lato infatti Luigi FRAGNOLI, fratello di Giacomino, che dovrebbe
essere libero, dicevano non essersi comportato bene e comunque non essere capace di
assumere il ruolo di capo. Invece Giannino ‘o scopatore era considerato troppo legato a
Emilio BOCCOLATO e comunque impegnato in alcune attività giù in Sicilia. Ho sentito che
si parlava di attività illecite legate alla ricettazione di merce che veniva trasportata con i
camion in Sicilia. …omissis… In sostanza quindi per quanto mi diceva FILOSO erano
considerati più affidabili i soggetti legati a questo Americo che fa insieme al fratello il
macellaio a Mondragone. Per quanto mi ha detto sempre il FILOSO, l’Americo provvede
anche a curare il pagamento dello stipendio ai detenuti tra cui il FILOSO stesso.
Quest’attività era compiuta insieme anche a Giovanni CASCARINO prima che i due
litigassero. Le voglio precisare che si tratta sempre di uno stesso gruppo criminale ma che
anche a causa della detenzione delle persone più carismatiche si è verificato recentemente,
nel 2008, questo contrasto per decidere chi dovesse comandare. Il CASCARINO in
particolare essendosi legato ad Emilio BOCCOLATO ha gestito principalmente la questione
della droga provvedendo a riscuotere il ricavato dai ragazzi che provvedono alla
distribuzione ed alla vendita al minuto tra cui tale Simone detto Pippo Franco ed il fratello,
tale zi Mario, Salvatore PAGLIUCA, nipote di Renato PAGLIUCA, un altro signore di 35/40
anni che ha molti tatuaggi tra cui in particolare uno a forma di occhio se non sbaglio sulla
fronte che abita nella zona della Fiumarella a Mondragone sul mare dove per altro c’è
un’altra piazza di spaccio. …omissis…
- PAGLIARO Emilio Giuliano il quale, il 30.03.2010, ha dichiarato: …omissis… Una sera di
fine agosto del 2008 vennero da noi CASCARINO Giovanni, SAUCHELLA Bruno detto “lo
zingaro”, MAROTTA Antonio detto “braciolone” e tale “Piede di Gallina”; i quattro
giunsero in piazza e “Piede di Gallina” passò una pistola a CASCARINO Giovanni il quale
ci disse che se volevamo continuare a spacciare dovevamo farlo per lui, perché a giorni
avrebbe preso il comando di Mondragone. Io conoscevo tutte e quattro le persone e sapevo
che CASCARINO Giovanni faceva capo ad un gruppetto di persone ed era comunque una
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persona temuta, essendo stato già in carcere ed avendo questi commesso un precedente
omicidio di un serbo od un albanese, non ricordo bene. Ci dissero di consegnare loro i soldi
che avevamo ricavato dalla vendita, cosa che facemmo, dando loro circa 2.600 euro.
…omissis…
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: …omissis… Sono a
conoscenza che CASCARINO Giovanni più volte è andato sul lungomare, anche in possesso
di un mitra e ha preso la droga e i soldi dalla disponibilità degli spacciatori dicendo loro di
riferire a Salvatore PAGLIUCA che doveva presentarsi da lui. Ho saputo poi che ha chiesto
5.000 € a Salvatore PAGLIUCA. So questi fatti per diretta conoscenza, avendo io
personalmente visto il CASCARINO con un mitra in mano.…omissis…
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.6. CIPRIANI Lorenzo
Il prevenuto risulta affiliato al clan camorristico mondragonese “ex La Torre”,
L'identificazione di CIPRIANI Lorenzo avviene con certezza a seguito dell’esecuzione del
fermo del pubblico ministero avente n. 9069/09 emesso in data 16.03.2009 dalla D.D.A. della
Procura di Napoli del prevenuto e di PALUMBO Vincenzo, entrambi ritenuti responsabili di
estorsione aggravata in concorso. Inoltre CIPRIANI Lorenzo è stato riconosciuto dal c.d.g.
FALACE Carmine durante l’interrogatorio del 03.07.2009, allorquando ha dichiarato: …
omissis … DOMANDA: Dalle sue conoscenze, può definirci chi è il personaggio denominato
dal Simonelli con il nome di Lorenzo? RISPOSTA: Posso affermare con assoluta certezza che
lo stesso si identifica in CIPRIANI Lorenzo custode di Pescopagano. Posso affermare ciò con
assoluta certezza in quanto sin dal periodo appena successivo alla mia scarcerazione,
avvenuta il 20 … omissis …
La relativa affiliazione al clan “ex La Torre” emerge dalle intercettazioni effettuate presso il
carcere di Carinola tra BOCCOLATO Emilio ed i suoi familiari. In particolare nel colloquio
del 18.03.2009 BOCCOLATO Emilio commenta con la sua compagna MIRAGLIA Cosetta e
la figlia BOCCOLATO Maria Laura la notizia riportata sul quotidiano e relativa all’arresto di
due persone avvenuto il 16.03.2009, riferendosi chiaramente all’arresto operato nei confronti
di PALUMBO Vincenzo e di CIPRIANI Lorenzo rincuorandosi del fatto che, nel corpo
dell’articolo riportato sul quotidiano, i due arrestati non erano stati descritti quali esponenti
operanti per conto del clan di Mondragone. In un successivo colloquio del 13.05.2009, svolto
sempre nel carcere di Carinola, BOCCOLATO Emilio, parlando con il fratello Giovanni,
riprende l’argomento relativo all’arresto di PALUMBO Vincenzo e CIPRIANI Lorenzo,
chiamando il primo con il suo contronome “u sindaco”, e preoccupandosi di sapere se ai due
siano stati inviati dei sostegni economici, in quanto è consuetudine che il clan di appartenenza
sostenga economicamente gli affiliati soprattutto se detenuti.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- SPERLONGANO Mario il quale, il 10.11.2003, ha dichiarato: … omissis … L’Ufficio
chiede di riferire in merito all’estorsione in danno di SIMONELLI Giuseppe per la
realizzazione dei marciapiedi e condutture in Pescopagano; dichiara: di questa estorsione si
è occupato Vincenzo FILOSO e Lorenzo CIPRIANI che fa il guardiano a Pescopagano;
questi lavori erano stati da me promessi a Salvatore NERI Mangasciarra che me ne aveva
parlato nel corso di uno degli incontri fatti ad Anversa degli Abruzzi. I lavori invece erano
stati affidati ad una ditta della zona di Brezza o di Cancello Arnone e FILOSO mi aveva detto
che era riuscito a spuntare una buona somma di danaro ed in più ad ottenere anche il
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pagamento di una somma per ogni allaccio alla conduttura idrica che questo imprenditore
avrebbe effettuato. A.D.R.: FILOSO mi ha riferito che il titolare della ditta ha versato una
somma di 25 milioni in più tranches …omissis…
Ma con riferimento alle attuali imputazioni si presentano in particolare rilevanti le più recenti
dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale, il 27.03.2009, ha dichiarato: … omissis … Per quanto
riguarda Cipriani Lorenzo, invece, so solo che era legato ad Enzo Filoso il quale in carcere
mi ha riferito che si era dovuto accusare un delitto in realtà commesso da Cipriano Lorenzo
per non farlo arrestare in quanto a lui sarebbe costato poco in quanto andava in
continuazione con altri delitti. … omissis …
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.7. COMPARONE Vincenzo
Il prevenuto risulta affiliato al clan “ex La Torre” o “dei Chiuovi”, capeggiato da
BOCCOLATO Emilio.
L'identificazione di COMPARONE Vincenzo è certa perché lo stesso è stato video ripreso in
data 22.11.2008 in Mondragone via Domitiana nei pressi del bar Domitia unitamente a
PATALANO Antonio Ettore, SALOMONE Cesare e FERRARA Tobia. L’incontro tra i
predetti è stato monitorato da apposito servizio di osservazione, controllo e pedinamento, nel
corso del quale SALOMONE Cesare si incontra con FERRARA Tobia, PATALANO
Antonio Ettore e COMPARONE Vincenzo, tutti affiliati al gruppo camorristico capeggiato da
BOCCOLATO Emilio, nella fattispecie tale servizio è scaturito dallo sviluppo di
intercettazioni telefoniche tra FERRARA Tobia e SALOMONE Cesare avvenuto il giorno
21.11.2008 nel corso delle quali è stato pianificato l’incontro in questione.
La relativa affiliazione al clan “ex La Torre” emerge, in primo luogo, dai continui contatti con
PATALANO Antonio Ettore e dal suo coinvolgimento nel tentativo di reimpiego del clan in
investimenti in Costa d’Avorio (capo 3) dell'imputazione), insieme a PATALANO Antonio
Ettore, FERRARA Tobia, SALOMONE Cesare e TOMADA Claudio.
Il coinvolgimento di COMPARONE Vincenzo nel sodalizio criminale è, poi, ulteriormente
suffragato dalle conversazioni in carcere di BOCCOLATO Emilio con il fratello
BOCCOLATO Giovanni. In particolare, nel corso del colloquio del 04.03.2009,
BOCCOLATO Emilio chiede al fratello notizie sull’autovettura in uso a PATALANO
Antonio Ettore e nell’occasione, BOCCOLATO Giovanni gli riferisce che è sempre insieme a
COMPARONE Vincenzo che gli fa da autista. Nel colloquio del 24.06.2009, ancora, emerge
il coinvolgimento proprio di COMPARONE Vincenzo come colui che avrebbe dovuto
“avvicinare” la ditta che avrebbe dovuto svolgere i lavori di ampliamento del carcere di
Carinola, per rifornirla del cemento dalla ditta di PATALANO Antonio Ettore.
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente nonché dalle
frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.8. CUOCO Mario
Il prevenuto risulta affiliato al clan camorristico di Mondragone “ex La Torre”.
CUOCO Mario è stato identificato con assoluta certezza a seguito dell’arresto per concorso in
furto aggravato operato in suo pregiudizio in data 12.05.2009, attività scaturita dallo sviluppo
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delle conversazioni ambientali veicolari intercettate a bordo dell’autovettura Porsche Cayenne
in uso a CASCARINO Giovanni, dalle quali per riscontrare l’attività d’indagine in corso ne è
scaturito l’arresto “de quo”. In quell’occasione è stata accertata la presenza di CUOCO Mario
nell’autovettura di CASCARINO Giovanni.
La sua partecipazione all'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati, attestanti chiaramente il ruolo
ricoperto dal predetto quale collaboratore di CASCARINO Giovanni, non solo nella gestione
di una piazza di spaccio di sostanze stupefacenti in territorio di Mondragone, ma anche nel
compito di riscossione delle somme dai vari spacciatori al fine di consentire loro lo
svolgimento di tale attività illecita nel territorio loro affidato nell’interesse
dell’organizzazione camorristica di appartenenza. Peraltro le medesime intercettazioni
consentono di evidenziare che lo stesso anche quando non è direttamente coinvolto riceve le
confidenze di CASCARINO Giovanni e SAUCHELLA Bruno in merito ai fatti descritti al
capo 19) dell'imputazione.
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.9. DI LEONE Americo
Il prevenuto risulta affiliato di spicco del clan camorristico mondragonese “ex La Torre”.
DI LEONE Americo è stato identificato con certezza durante le conversazioni intercettate in
carcere a carico di BOCCOLATO Emilio, in cui quest’ultimo parlando con suo fratello
Giovanni in relazione ad attività illecite del clan, fa riferimento al predetto DI LEONE
Americo indicandolo sia per nome e cognome sia chiamandolo con l’indicazione della sua
professione (macellaio) nonché della zona ove è ubicata l’attività commerciale (via Crocelle),
infatti lo indicano come “il macellaio” oppure “quello della crocella”. L’identificazione è
certa in quanto DI LEONE Americo è l’unica persona che riporta le predette generalità e che
è titolare, in quella via, di un negozio di macelleria.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati.
In particolare la sua figura spicca durante le conversazioni intercettate all’interno del carcere
di Carinola allorquando viene indicato quale gestore della cassa del sodalizio camorrista.
Infatti, dal monitoraggio della conversazione in carcere del 15.04.2009 a carico di
BOCCOLATO Emilio tra quest’ultimo ed il fratello Giovanni che si lamenta per l’esile
stipendio proposto a quest’ultimo dal DI LEONE Americo. Pertanto, BOCCOLATO Emilio
propone al fratello di essere presente all’atto del versamento da parte di PATALANO Antonio
di una tangente di 2000 euro a titolo di “sovvenzione” della cassa del clan, ciò a
dimostrazione del ruolo di cassiere svolto dallo stesso DI LEONE.
A suo carico risultano, altresì, le molteplici dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- VALENTE Giuseppe il quale, il 16.04.2003, ha dichiarato: … omissis … Quando andarono
via Aniello mi disse che chi era venuto era Giggino O DRINK che era accompagnato con
delle persone legate a BIDOGNETTI; lui era venuto a rappresentare che essendo amico di
Augusto stava a disposizione se noi avevamo bisogno di lui. Aniello mi disse che questo
Giggino gli aveva parlato del fatto che un mondragonese, Pietro TIMPANELLI detto
“Cacatiello” stava dando fastidio nella zona del Villaggio Coppola e lui voleva sapere se si
doveva fare qualcosa. Aniello gli aveva risposto che lui non si interessava di queste cose.
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successivamente a questo incontro mi è stato riferito che Giggino O DRINK, Enzo FILOSO e
Enzo GALLO in rappresentanza dei sessani si sono incontrati dopo il Garigliano per un
incontro. O DRINK era stato accompagnato a questo incontro da Americo DI LEONE che lo
aveva portato dove stava Enzo FILOSO e lì erano stati raggiunti da Enzo GALLO. Questo
incontro doveva riguardare una vicenda collegata all’appalto per la nettezza urbana che
riguardava sia Casale, sia Mondragone che Sessa A. A questo incontro avrebbe dovuto
partecipare anche Mario SPERLONGANO che però non vi si recò e mandò soltanto un
regalo a Gigino. Io ho sempre pensato che questo incontro era stato fatto per far vedere a
Giggino Mario SPERLONGANO per poi successivamente ammazzarlo. So che
successivamente a questo incontro Enzo GALLO venne riaccompagnato a Roma e che in quel
periodo era latitante. Sempre a seguito di questo incontro mi risulta che Stefano
PICCIRILLO è andato a parlare con VALENTE Giuseppe del Consorzio che si occupava dei
rifiuti. In quella stessa giornata i casalesi avrebbero dovuto o fare un’azione o andare a
parlare con un’altra persona che si occupava dei rifiuti in quella zona e pure i sessani
avrebbero dovuto fare un’altra azione. A.D.R.:- Dell’incontro di cui ho parlato mi ha riferito
Americo DI LEONE che come ho detto aveva accompagnato “O DRINK” a parlare con
FILOSO. A.D.R.:- mi risulta che il regalo che venne mandato da Mario SPERLONGANO era
un orologio A.DR.:- mi risulta che insieme ad Americo fosse andato Antonio LUNGO che era
un amico di infanzia di Americo DI LEONE che mi risulta estraneo alle vicende del clan.
A.D.R.:- forse a Roma Enzo GALLO è stato accompagnato da Americo, ma non sono sicuro
di questa circostanza … omissis …
- VALENTE Giuseppe il quale, il 28.05.2003, ha dichiarato: … omissis … Concordammo,
comunque, una estorsione di 30 milioni complessivi che sarebbero stati corrisposti in questo
modo: 5 milioni a Pasqua e successive rate di 3 milioni al mese. Prima di Pasqua
effettivamente il titolare della ditta mantenne l’impegno e ricordo che proprio io ritirai i 5
milioni, alle sei di pomeriggio circa, nel giardino pubblico accanto al bar dove di fronte c’è
la macelleria di DI LEONE, sempre nei pressi del negozio di barbiere ove ci eravamo
incontrati con il PIGNATARO. Una volta ricevuti i soldi non potei consegnarli più a
PIGNATARO perché nel frattempo questi era stato arrestato. Per un periodo di tempo quindi
trattenemmo io e il PICCIRILLO la somma e - successivamente - la consegnammo ad
Americo DI LEONE che da quel momento più o meno cominciava ad occuparsi
dell’organizzazione delle attività del clan, con il compito che prima era stato di Aniello
PIGNATARO. Anche Americo infatti prendeva ordini direttamente da Mario
SPERLONGANO, sebbene in seguito si rivolse anche al FILOSO. Mi fu detto più tardi che il
DI LEONE ed il FILOSO erano coadiuvati anche da un altro ragazzo il quale si incaricava di
portare gli stipendi alle mogli dei carcerati. Tale notizia mi fu data da Americo DI LEONE.
Nel precedente interrogatorio ho anche riconosciuto in foto la persona alla quale mi sto
riferendo. Sin dalle prime rate, comunque, il titolare della ditta che stava costruendo i
marciapiedi ebbe qualche difficoltà nel corrispondere la rata pattuita e mi dovetti recare sul
cantiere a sollecitare il mantenimento degli impegni presi. Così, nel mese di giugno, il
titolare della ditta portò nello stesso luogo in cui mi aveva dato la prima parte dei soldi, altri
5 milioni scarsi: se non sbaglio mancavano circa 100 euro. In questa occasione il denaro lo
detti immediatamente ad Americo DI LEONE, il quale - in questa fase - aveva giù rapporti
diretti con il FILOSO tant’è che ricordo di aver fato con lui uno scambio di vedute sulla
pericolosità del trasporto di tale denaro a Scauri dove c’era il FILOSO. … omissis …
- VALENTE Giuseppe il quale, il 03.06.2003: … omissis … A.D.R.:- la S.V. mi chiede di
riferire in ordine ad una estorsione nei confronti delle ditta che forniva i gelati a
Mondragone. In effetti l’estate scorsa, non ricordo se immediatamente prima o appena dopo
la mia scarcerazione, fui avvicinato da Americo DI LEONE il quale mi chiese se potevo
incaricarmi di fermare l’autista del camion che riforniva di gelati gli esercizi commerciali di
Mondragone. Il DI LEONE mi disse che questo camion – non ricordo bene se dell’Algida o di
un’altra marca – veniva a Mondragone il venerdì. Ad ogni modo io fermai lungo viale
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Margherita, sotto i palazzi Cirio, il furgone, mentre stava rifornendo il bar che si trova in
quella strada. Dissi al conducente che doveva riferire alla ditta di “mettersi a posto con gi
amici di Mondragone”, altrimenti non gli avremmo fatto più scaricare i gelati. A.D.R.:- non
so dire se si tratta di un’estorsione che era già stata effettuata altre volte o se si è trattato
delle prima volta in cui è stato richiesto del denaro alla ditta dei gelati. Non so dire se
successivamente al mio intervento la ditta abbia poi versato una somma al clan, anche se non
mi hanno più richiesto di insistere nell’estorsione e secondo la mia esperienza ciò vuol dire
che la ditta ha pagato una somma. A.D.R.:- il bar al quale ho fatto riferimento è esattamente
quello che si trova sotto i palazzi cd. “Cirio” di viale Margherita … omissis …
- SPERLONGANO Mario il quale, il 28.10.2003, ha dichiarato: … omissis … Foto n. 18: si
tratta di una persona della quale non ricordo il nome. L’Ufficio da atto che si tratta di
Americo DI LEONE; SPERLONGANO dichiara: DI LEONE lo conosco benissimo fin da
giovanissimo. Non lo avevo riconosciuto in foto perché lo ricordo molto più magro. È
comunque una persona inserita da me nel clan e ne fa parte tuttora a pieno titolo. Sul suo
conto ho già riferito tutto nei precedenti interrogatori … omissis … … omissis … Con
l’arresto di FRAGNOLI ho ripreso io a gestire la cassa coadiuvato però, così come era
avvenuto nel periodo precedente, da FILOSA Vincenzo e LUONGO Pasquale. Siccome però i
due non potevano stare a Mondragone il giro delle estorsioni è stato ripreso da PIGNATARO
Aniello che si occupava anche di dare lo stipendio agli affiliati. Con l’arresto di
PIGNATARO il suo ruolo è stato assunto da Americo DI LEONE che era in contatto sempre
con FILOSA e LUONGO che a loro volta riferivano a me. Questa è stata l’organizzazione
sino al momento del mio arresto avvenuto il 23 luglio del 2002. …omissis…
- SANTONICOLA Raffaele il quale, il 24.07.2006, ha dichiarato: … omissis … In quel
periodo venni chiamato da Americo DI LEONE e da Giacomo FRAGNOLI perché, a loro
dire, non gli erano state consegnate delle somme di denaro ricavate dallo spaccio
dell’hashish. Io mi giustificai dicendo che per tali problemi si dovevano rivolgere
direttamente ai famigliari del MIRAGLIA Francesco e più precisamente a sua moglie, e non a
me che mi occupavo solo dello spaccio. In quella stessa circostanza mi dissero che mio
fratello Mario, ma anche Francesco MIRAGLIA aveva reso delle dichiarazioni
compromettenti per la loro posizione giuridica. Io contestai il fatto e per dimostrargli che ciò
non era vero mi recai dall’avvocato Raucci dal quale mi feci consegnare l’intero
incartamento riguardante le dichiarazioni rese da mio fratello che poi consegnai ad Americo
DI LEONE. Questi riscontrarono che mio fratello non aveva collaborato con la Giustizia ma
aveva reso solo delle mere giustificazioni al suo comportamento per il quale era stato tratto
in arresto. Dopo circa una settimana venni convocato da Americo DI LEONE e da Giacomo
FRAGNOLI per mezzo di un ragazzo che io non conosco, presso un bar insistente in loc.
Crocelle di Mondragone. All’interno del locale i predetti mi proposero di iniziare a spacciare
la cocaina in Mondragone per loro conto in considerazione del fatto che comunque mio
fratello attraverso le sue dichiarazioni non li aveva lesi. Io risposi che era mia intenzione
rifletterci prima di accettare tale proposta e rinviai la risposta ad un secondo tempo. Dopo
pochi giorni venni nuovamente contattato da Americo DI LEONE presso il bar “Green
Garden” ubicato nei pressi della piazza Marechiaro e li mi chiese se era intenzione mia e dei
miei fratelli iniziare la gestione dello spaccio della cocaina … omissis …
- SCUTTINI LA TORRE Pietro il quale, il 09.05.2005, ha dichiarato:… omissis … Durante
questo stesso periodo io ho avuto anche dei rapporti con MANNILLO Gennaro, titolare di un
caseificio sito in Via Gaeta di Mondragone. In un primo momento quando Augusto aveva
cominciato a collaborare e la cosa non era ancora sicura, MANNILLO venne da me perché
sapeva che io ero molto vicino a Paolina GRAVANO e alla famiglia LA TORRE. Mi disse
MANNILLO che stava ricevendo forti pressioni da parte di Americo DI LEONE che gli
chiedeva il pagamento di somme di denaro per conto del clan mondragonese. MANNILLO si
dichiarò disponibile a pagare somme a favore dei LA TORRE, ma non voleva avere a che
fare con DI LEONE o con altre persone. omissis …
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Ma con riferimento alle attuali imputazioni si presentano in particolare rilevanti le più recenti
dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale il 11.06.2009, ha dichiarato: … omissis … L’Ufficio dà atto
che la foto n. 13 effigia DI LEONE Americo. Ascoltato il nome di battesimo dalla SV, lo
associo ad un personaggio sempre vicino ai mondragonesi che nell’ultimo periodo e cioè tra
la fine del 2008 e l’inizio del 2009, ho saputo soprattutto parlando con LETTIERI Orlando ed
ESPOSITO Biagio si contrapponeva a CASCARINO Giovanni ‘o scopatore, per il predominio
su Mondragone. Questa circostanza mi è stata poi ribadita in carcere a Santa Maria Capua
Vetere da Vincenzo FILOSO il quale aveva a sua volta incontrato in occasione di un
processo, Giacomo FRAGNOLI che mi disse che aveva avuto la rottura del setto nasale a
seguito di un litigio nel carcere con una persona di colore. … omissis …
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: ... All’epoca di Salvatore
PAGLIUCA detto “o chiatt”, conoscevo ed ho avuto a che fare per vicende criminali legate
alla droga alcuni appartenenti al suo clan come Fabio CAVALLO “o cavallo”, Giovanni
BOVA, Giovanni LUONGO “cap d’auliva”, Bruno SAUCHELLA “o zingaro”, Gino
FRAGNOLI, Giacomo FRAGNOLI, che era il capo dell’organizzazione, Roberto PAGLIUCA
“prosciuttiello” che a seguito del loro arresto è divenuto il responsabile del clan insieme a
Salvatore GALLO ed Amerigo LEONE. Costoro gestiscono le attività illecite sul territorio di
Mondragone, raccolgono i soldi delle estorsioni e fanno gli stipendi per gli affiliati e i
detenuti, che vengono fatti da PAGLIUCA Roberto e Salvatore GALLO, nel periodo dal 20 al
25 di ogni mese, presso l’abitazione della moglie di “mangianastri” che nonostante la
detenzione è il vero capo del clan e è detenuto da molto tempo. … omissis … AMERICO
Leone ha riaperto il negozio di macelleria sito alla via Crocelle di Mondragone … omissis …
Con DI LEONE Amerigo mi sono incontrato in varie occasioni e ultimamente in una fabbrica
di jeans, sita in una traversa di via Castel Volturno ed era presente anche Roberto
PAGLIUCA. L’incontro era stato fissato perché dovevo chiedere di ridurre la quota da
versare, ma loro rifiutarono e in quella occasione versai la somma di 4.000 €, di cui 3.000 €
per la settimana in corso e 1.000 € quale saldo della settimana precedente. … omissis ...
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.10. DI MEO Carlo
Il prevenuto, alias “Carlino u’ muzzone”, risulta affiliato di spicco del Clan “ex La Torre” o
“dei Chiuovi”.
L’identificazione di DI MEO Carlo è certa in quanto sono state intercettate non solo le sue
utenze telefoniche, ma anche quelle dei suoi familiari proprio per risalire a quelle da lui
utilizzate. DI MEO Carlo è stato identificato con il soprannome di “Carlino muzzone”, che
viene utilizzato non solo da altri affiliati, ma viene in più occasioni da lui stesso rivendicato.
Infine, lo stesso è stato identificato nel corso delle conversazioni intercettate a bordo
dell’autovettura Porsche Cayenne in uso a CASCARINO Giovanni.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati.
In particolare l’appartenenza di DI MEO Carlo al sodalizio criminale è dimostrata dal fatto
che lo stesso, subito dopo l’arresto di BOCCOLATO Emilio, si contrappone in maniera dura a
persone molto vicine a quest’ultimo, come ad esempio PATALANO Antonio Ettore,
contrapposizione che si è tradotta in veri e propri atti di intimidazione e minacce rivolte nei
confronti del predetto PATALANO fino al punto che, in data 01.01.2009, sono stati esplosi
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dei colpi di arma da fuoco all’indirizzo dell’autovettura di quest’ultimo. Tale episodio, che
non è stato mai denunciato dalla vittima, è emerso in più occasioni ed in particolare è stato
commentato nella conversazione in carcere a carico di BOCCOLATO Emilio datata
07.01.2009. Emblematico è l’episodio commentato da BOCCOLATO Emilio e da suo fratello
Giovanni durante il colloquio in carcere del 11.03.2009 circa gli spari verso l’abitazione di DI
MEO Carlo, chiaro segno rivolto a quest’ultimo di “farlo rientrare nei ranghi”, tanto è vero
che nello stesso colloquio, dopo aver appreso la notizia, BOCCOLATO Emilio riferisce al
fratello Giovanni di interessare il figlio del Tropical (LA TORRE Luciano), per “fare stare
zitto a quello”, intendendo ammonire DI MEO Carlo per una eventuale ritorsione che avrebbe
potuto commettere. Infine è da rilevare la continua frequentazione di DI MEO Carlo con
diversi affiliati, in particolare con CASCARINO Giovanni e SAUCHELLA Bruno.
A suo carico risultano, altresì, le molteplici dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- LA TORRE Augusto il quale, il 20.05.2003, ha dichiarato: …omissis… Missiva
contrassegnata dal n. 39: si tratta di una lettera che mi spedisce Carmela, moglie di Carlino
DI MEO. La lettera mi viene spedita qualche tempo dopo che io avevo fatto sapere a Peppe
FRAGNOLI che bisognava ammazzare Carlino. Ho sempre pensato che la moglie mi aveva
scritto perché aveva saputo del mio ordine. …omissis…
- SICILIANO Michele il quale, il 26.07.2006, ha dichiarato: …omissis… A Mondragone vi
era una sorta di nostro rappresentante, Carlo DI MEO, che si occupava dei rapporti con gli
imprenditori della zona. Quando Carlo DI MEO viene arrestato il suo posto viene preso da
SCUTTINI LA TORRE Pietro che è una sorta di longa manus di LA TORRE Antonio perché si
occupa anche di ritirare alcune estorsioni nella zona di Mondragone. Antonio comunque ha
sempre continuato ad occuparsi direttamente delle vicende del clan; nel 2001 ad esempio, ha
ricevuto la visita ad Aberdeen di Giuseppe FRAGNOLI, che era latitante, proprio perché
dovevano pianificare la gestione del clan. …omissis…
- FALACE Carmine il quale, il 19.10.2006, ha dichiarato: …omissis… Foto n. 8: si tratta di
Carlo DI MEO; sono stato detenuto con lui a Spoleto e so che ha fatto molti affari con il clan,
nel senso che soprattutto occupandosi di merce rubata o rapinata, la smerciava con il clan o
attraverso il clan. L’Ufficio da atto che si tratta di DI MEO Carlo. …omissis…
Ma con riferimento alle attuali imputazioni si presentano in particolare rilevanti le più recenti
dichiarazioni di:
- PAGLIARO Emilio Giuliano il quale, il 19.03.2010, ha dichiarato: …omissis… LUNGO
Giovanni era imparentato con Carlino DI MEO detto “muzzone”, suo suocero, uno che
contava, uno di spessore, un “camorrista” di stampo vecchio, certamente legato al clan LA
TORRE. …omissis…
- PAGLIARO Emilio Giuliano il quale il 30.03.2010, ha dichiarato: …omissis… LUNGO
Giovanni è sposato con la figlia di Carlino DI MEO detto Muzzone, il quale aveva un ruolo
assimilabile a quello di un reggente. Premetto che nel periodo 2008-2009 non ebbi a capire
se vi fosse un capo solo e se vi erano diverse figure che agivano come reggente, quali
appunto Carlino DI MEO, LUNGO Giovanni e lo stesso CASCARINO Giovanni. Fino
all’arresto del BOCCOLATO Emilio era invece certamente lui il capo. …omissis…
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: … omissis … Non conosco
DI MEO Carlo. Ora che mi dite il suo soprannome in Carlino “muzzone” dichiaro di
conoscerlo e so che è il suocero di Giovanni LUONGO (e non LUNGO come mi dice la s.v.).
Non conosco l’attività svolta dal Carletto “muzzone”. Ora so che non è in collegamento con
l’attuale clan, ma so che è stato in rapporti con Emilio BOCCOLATO e con Giovanni
CASCARINO. In merito all’episodio dell’esplosione di colpi d’arma da fuoco in danno del
portone del Carlino “muzzone” so che nessuno ha esploso i colpi verso il suo portone. Io ero
in contatto con Antonio BOVA. Mentre ero in macchina con BOVA e PINTO Vincenzo si è
avvicinato a noi CASCARINO Giovanni che chiese al BOVA Antonio perché aveva sparato
vicino alla saracinesca del Carletto. BOVA negò di aver mai sparato e CASCARINO ci invitò
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a seguirlo presso i palazzi ITAC ove abitava il CASCARINO Giuseppe, fratello di Giovanni.
Nell’incontro BOVA Giovanni ribadiva di non aver sparato. La voce che poi si è sparsa nei
giorni successivi era che il Carlino “muzzone” si era sparato da solo vicino alla serranda e
poi avrebbe incaricato Giovanni CASCARINO di accertare chi fosse stato, per una eventuale
ritorsione.… omissis ...
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.11. FERRARA Tobia
Il prevenuto, alias Barbarossa, risulta affiliato di spicco al clan “ex La Torre” fazione
capeggiata da BOCCOLATO Emilio.
L'identificazione di FERRARA Tobia avveniva con certezza durante la perquisizione
personale e locale del 04.02.2009. Sono state sottoposte ad intercettazione telefonica diverse
utenze cellulari a lui in uso. In particolare lo stesso è stato intercettato nella sua autovettura
BMW X6 di colore bianco targata DS644WG. La sua identificazione è certa anche perché lo
stesso è stato video ripreso in data 22.11.2008 in Mondragone via Domitiana nei pressi del
bar Domitia unitamente a PATALANO Antonio Ettore, SALOMONE Cesare e
COMPARONE Vincenzo. L’incontro tra i predetti è stato monitorato da apposito servizio di
osservazione, controllo e pedinamento, nel corso del quale SALOMONE Cesare si incontra
con FERRARA Tobia, PATALANO Antonio Ettore e COMPARONE Vincenzo, tutti affiliati
al gruppo camorristico capeggiato da BOCCOLATO Emilio, nella fattispecie tale servizio è
scaturito dallo sviluppo di intercettazioni telefoniche tra lo stesso FERRARA Tobia e
SALOMONE Cesare avvenuto il giorno 21.11.2008 nel corso delle quali è stato pianificato
l’incontro in questione.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati.
In particolare la sua affiliazione emerge anche prima dell’arresto di BOCCOLATO Emilio del
20.11.2008, allorquando lo stesso si adopera, recandosi anche in Roma presso la Corte di
Cassazione prendendo contatti con SALOMONE Cesare, per conoscere in anticipo l’esito del
processo al vaglio della Suprema Corte, che poi è culminato proprio col predetto arresto del
20.11.2008. Durante il periodo di detenzione di BOCCOLATO Emilio, come emerge dai
colloqui intercettati in carcere, FERRARA Tobia viene continuamente incaricato tramite
BOCCOLATO Giovanni, di svolgere svariati compiti nell’interesse del sodalizio criminale
capeggiato da BOCCOLATO Emilio, ivi compreso curare la definitiva apertura dell’impianto
di calcestruzzi denominato L.A.B. s.r.l., materialmente gestito da PATALANO Antonio
Ettore.
L’importante ruolo svolto da FERRARA Tobia all’interno dell’organizzazione emerge
proprio dagli ulteriori capi d’imputazione contestati, nei quali si evidenzia che lo stesso non
solo partecipa attivamente alle attività estorsive, ma anche al reimpiego di “denaro sporco”
con investimenti all’estero tramite SALOMONE Cesare, TOMADA Claudio e PATALANO
Antonio Ettore.
Molto eloquenti sono le conversazioni intercettate presso il carcere di Carinola in data
04.02.2009 ed in data 11.02.2009 durante le quali BOCCOLATO Emilio, parlando con
MIRAGLIA Cosetta e con sua figlia BOCCOLATO Maria Laura, riferisce loro che ha
bisogno di avere un contatto diretto con Tobia in modo da mandargli personalmente e
direttamente le disposizioni che lo stesso Tobia deve seguire nello svolgimento delle attività
illecite per conto di Emilio BOCCOLATO. Infatti quest’ultimo riferisce a sua figlia di
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interessare BOCCOLATO Giovanni in modo che gli venga indicato un indirizzo a cui far
recapitare le sue lettere che dovranno essere poi consegnate a FERRARA Tobia e gli chiede
di verificare se, nelle more, è possibile scrivere le missive indicando l’indirizzo di una donna
di nome Nadia abitante in via del Consortile. Nel successivo colloquio del 11.02.2009
MIRAGLIA Cosetta comunica ad Emilio che sia FERRARA Tobia sia BOCCOLATO
Giovanni non sono molto d’accordo nel fare recapitare le sue missive a tale Nadia; appreso
ciò BOCCOLATO Emilio riferisce a Cosetta di non preoccuparsi in quanto se ne sarebbe
interessato per il tramite dello “sporcaccione”, pseudonimo con il quale indicano l’avvocato
ZANNINI Giovanni.
Al fine di inquadrare il ruolo di FERRARA Tobia quale affiliato/esattore per conto di
BOCCOLATO Emilio, si è rivelata molto eloquente la conversazione intercettata presso il
carcere di Carinola in data 02.09.2009 durante la quale BOCCOLATO Emilio, parlando con
suo fratello Giovanni, gli riferisce di stimolare FERRARA Tobia affinché questi sia
maggiormente operativo nelle richieste estorsive ai danni di operatori economici, spronandolo
anche ad allargare la sua influenza sul territorio di Sessa Aurunca senza tenere in
considerazione le eventuali “lamentele” del reggente del clan sessano che genericamente
chiama “quello della montagna”.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni di:
- PAGLIARO Emilio Giuliano Il quale, il 19.03.2010, ha dichiarato: … omissis … All’epoca
il capo clan di Mondragone era “occhio di tigre”ossia Emilio BOCCOLATO e questi si era
messo d’accordo con il FIORILLO: quest’ultimo gestiva la piazza per la vendita di cocaina e
dava in cambio la somma mensile di 10.000 euro, con somme aggiuntive per le festività e
l’estate. Fu lo stesso FIORILLO a dirmi che la gestione, nei termini che ho esposto, faceva
capo a BOCCOLATO Emilio. Spiego in che termini e che modo me lo disse. Quando trattai
con FIORILLO Nino le condizioni della mia attività, questi mi propose un’alternativa: o sarei
stato pagato a giornata o a percentuale. Nel primo caso mi disse che, in caso di arresto, mi
avrebbe potuto aiutare economicamente; nel secondo caso mi disse che, avendo io maggiori
guadagni, non avrebbe potuto retribuirmi, perché - mi disse - pagava 10.000 euro a “occhio
di tigre” ossia Emilio BOCCOLATO. Mi intimò anche che “non dovevo sbagliare” perché
altrimenti me la sarei dovuta vedere con Emilio BOCCOLATO. Questi era il capo e guidava
il clan dei mondragonesi. Era un vecchio mafioso e questo lo rendeva ancora più temibile. A
fianco del BOCCOLATO vi era come suo “braccio destro” tale “TOBIA”, persona nota a
Mondragone…. omissis …
- MARTUCCI Armando il quale, il 14.07 2009, ha dichiarato: … omissis … la foto n. 31
ritrae Ferrara Tobia, nato a Caserta il 06.07.1971. ADR: una volta ascoltato il nome posso
dire che di questa persona se ne parlava negli ultimi tempi quando ero libero come uno dei
referenti del clan di Mondragone. Circostanza che poi mi è stata confermata in carcere da
Enzo Filoso ed Ernesto Simeone. … omissis …
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: … omissis …So che in
mezzo a questo gruppo (PATALANO, SCACCA, BOCCOLATO, Tonino “o muzzunaro”) vi è
anche tale Tobia, che stava sempre con loro e che desumo essere parte integrante di tale
gruppo. So che Tobia è stato sempre vicino a BOCCOLATO Emilio, in quanto io direttamente
li ho sempre visti insieme. Per mia conoscenza diretta, Tobia era l’uomo di fiducia di Emilio
BOCCOLATO. Tobia era in possesso di una BMW X 6 di colore bianco e che era di
corporatura robusta e con il pizzetto. Sarei in grado di riconoscerlo in fotografia. Non so se
attualmente sia detenuto. … omissis ...
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
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dell'imputazione.
3.12. GALLO Salvatore
Il prevenuto, detto Pierluigi, risulta affiliato al clan camorristico capeggiato da BOCCOLATO
Emilio, padre di BOCCOLATO Maria Laura, moglie dell'indagato.
GALLO Salvatore, alias Pierluigi, è stato identificato con certezza nel corso delle
intercettazioni dei colloqui in carcere di BOCCOLATO Emilio, nonché tramite le
intercettazioni telefoniche e ambientali sull’autovettura in uso, nonché dalle intercettazioni
delle utenze telefoniche in uso alla moglie BOCCOLATO Maria Laura ed ambientali
sull’autovettura in uso alla stessa.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati, dalle quali si evince che il suocero
BOCCOLATO Emilio, lo incarica di fargli illecitamente recapitare all’intero del carcere
oggetti non consentiti, tramite gli affiliati liberi, e lo rende attivamente partecipe ad attività
estorsive.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale, il 22.09.2009, ha dichiarato: … omissis … ADR: la foto n.
71 ritrae una persona che ho sicuramente incontrato a Mondragone anche se non ricordo in
quale occasione. Diamo atto che la foto n. 71 ritrae BOCCOLATO Giovanni nato a
Mondragone il 16.09.1957. ADR: ascoltato il nome confermo che si tratta di una persona che
conosco e che tratta anche per conto del clan dei Mondragonesi lo spaccio di droga, che
viene custodita anche dalla persona che riconosco nella foto n. 72 come il fratello di Ezio
che sono co-titolari del bar Domizia aperto H24, che si trova sulla domiziana in territorio di
Mondragone. Il bar funge anche da punto di appoggio per la raccolta dei soldi delle
estorsioni. Spesso io stesso mi sono recato in questo bar dove Sorrentino Gennaro detto Bello
e papà e Peppe VELLUCCI , Robertino Pagliuca, Peppino Perfetto o comunque altri loro
affiliati del clan di Mondragone mi lasciavano somme di denaro provento di estorsione in
parte destinate al nostro clan di Sessa. In precedenza medesima funzione svolgeva tale
Andrea titolare insieme ad un fratello del bar denominato “Zanzibar” di Mondragone, che si
trova nei pressi della locale caserma dei carabinieri. Nel momento in cui però fu scoperta in
questo locale una pistola del clan si decise di spostare il luogo di detenzione della droga delle
armi ed il punto di raccolta dei soldi di queste estorsioni nel bar Domizia. L’ufficio da atto
che la foto n. 72 ritrae GALLO Salvatore nato a Formia il 29.10.1978. … omissis … (N. B.
Il bar Domitia è formalmente intestato a PIGLIALARMI Paola, madre di GALLO Salvatore,
ma di fatto è gestito da quest’ultimo, tale aspetto è stato rilevato anche dalle intercettazioni
condotte nell’ambito della presente indagine).
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: ... All’epoca di Salvatore
PAGLIUCA detto “o chiatt”, conoscevo ed ho avuto a che fare per vicende criminali legate
alla droga alcuni appartenenti al suo clan come Fabio CAVALLO “o cavallo”, Giovanni
BOVA, Giovanni LUONGO “cap d’auliva”, Bruno SAUCHELLA “o zingaro”, Gino
FRAGNOLI, Giacomo FRAGNOLI, che era il capo dell’organizzazione, Roberto PAGLIUCA
“prosciuttiello” che a seguito del loro arresto è divenuto il responsabile del clan insieme a
Salvatore GALLO ed Amerigo LEONE. Costoro gestiscono le attività illecite sul territorio di
Mondragone, raccolgono i soldi delle estorsioni e fanno gli stipendi per gli affiliati e i
detenuti, che vengono fatti da PAGLIUCA Roberto e Salvatore GALLO, nel periodo dal 20 al
25 di ogni mese, presso l’abitazione della moglie di “mangianastri” che nonostante la
detenzione è il vero capo del clan e è detenuto da molto tempo.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
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3.13. LUNGO Giovanni
Il prevenuto è genero di DI MEO Carlo alias “Carlino muzzone”, affiliato al clan camorristico
“ex La Torre”.
LUNGO Giovanni è stato identificato a mezzo intercettazioni telefoniche durante le quali
prende contatti sia con DI MEO Anna, sia con il padre di questa Carlo “Carlino muzzone”. La
precisa identificazione si ha in quanto lo stesso viene indicato come il genero di DI MEO
Carlo, per averne sposato la figlia Anna, ed infatti in data 23.04.2009 LUNGO Giovanni e DI
MEO Anna hanno contratto matrimonio in Mondragone.
Il suo apporto all’organizzazione emerge dall’intercettazione dei colloqui in carcere a carico
di BOCCOLATO Emilio. In particolare già nel colloquio del 07.01.2009 BOCCOLATO
Giovanni nel commentare l’episodio dell’esplosione dei colpi di arma da fuoco all’indirizzo
dell’autovettura condotta da PATALANO Antonio Ettore, lo indica insieme a suo suocero DI
MEO Carlo, quale l’autore del gesto intimidatorio. Infatti recita testualmente “gli hanno tirato
due botte … però contro la macchina, però stava dentro … però con…a pallini …..
comunque dicono che è stato quella merda di Carlino o il genero”.
L’affiliazione di LUNGO Giovanni emerge, poi, con chiarezza nel colloquio in carcere del
22.07.2009, nel corso del quale GALLO Salvatore riferisce a BOCCOLATO Emilio che
ANDINOLFI Marcel, insieme a LUNGO Giovanni e PAGLIUCA Salvatore, si stavano
occupando di preparare gli stipendi agli affiliati.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- SANTONICOLA Raffaele il quale, il 24.07.2006, ha dichiarato: …omissis … In relazione
invece ai componenti dell’attuale gruppo criminale, oltre i nomi già rivelati nell’ambio della
presente dichiarazione, posso riferirvi che sono perfettamente a conoscenza che è composto
sicuramente da VELLUCCI Giuseppe detto “Bencasino”, Salvatore GALLO, Antonio
MIRAGLIA “la zannella”, “Peppe a zavorra”, Giovanni detto “piscione” attualmente
detenuto, PAGLIUCA Roberto “prosuttiello”, DELLA VALLE Tommaso, PALUMBO
Vincenzo, BOVA Giovanni, LUNGO Giovanni il gommista, CENAMI Andrea, due napoletani
ovvero “Sasà” ed abita nella strada di fronte il lido “Borrelli” e tale “Emanuele” che, se
non erro, è lo zio del predetto “Sasà” di cui non sono a conoscenza dei cognomi, MAROTTA
Antonio detto “braciolone”. Sono a conoscenza che il predetto gruppo, composto
sicuramente anche da altri personaggi che mi riservo indicarvi, era inizialmente capeggiato
da Giuseppe FRAGNOLI. … omissis …
Ma con riferimento alle attuali imputazioni si presentano in particolare rilevanti le più recenti
dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale, il 23.07.2009, ha dichiarato: ”omissis … Riconosco nella
foto n. 41 Giovanni LUONGO, affiliato al nuovo gruppo di Mondragone. Gestisce
un’officina sulla domiziana che è punto di appoggio per la ricettazione di motoveicoli lo
spaccio di droga e la detenzione illecita delle armi. L’Ufficio dà atto che la foto n. 41 ritrae
LUONGO Giovanni, nato a Caserta il 06.06.1978. Di dà atto che nella legenda è indicato
LUNGO Giovanni. Omissis …”
- PAGLIARO Emilio Giuliano il quale, il 19.03.2010 ed il 30.03.2010, ha dichiarato: …
omissis … Nell’anno 2004, tra il mese di febbraio e marzo, ero in difficoltà nel trovare
lavoro e nel reperire denaro. Compresi facilmente, attraverso le mie conoscenze, che
LUNGO Giovanni, un ragazzo che conoscevo fin da piccolo, aveva lui la piazza in mano,
quella di erba ed hashish, attività svolta sempre nello stesso luogo in cui anni prima lavoravo
io. Per la precisione ricordo che a seguito di alcuni arresti era stato stabilito che LUNGO
Giovanni avrebbe preso la piazza di spaccio. Non so da chi sia stato stabilito ma comunque
seppi ciò e dunque mi rivolsi a LUNGO Giovanni e questi mi offrì di lavorare per lui e ci
accordammo sempre in modo analogo di quel che feci anni prima. Per quel che so LUNGO
ebbe ad iniziare ad operare concretamente in quella piazza con me come rivenditore al
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dettaglio. Lavorai dunque tutti i giorni e tenevo il 20% del ricavato dalla droga. Inizialmente
lavoravo da solo. Ho lavorato fino a metà settembre del 2004 quando decisi di smettere di
lavorare e mi allontanai per andare a vivere e lavorare ad Udine, luogo dove rimasi fino al
febbraio del 2005. Spiego le ragioni che mi indussero a questa decisione. Nell’estate del 2004
conobbi ILIR l’albanese e lo coinvolsi nel lavoro. Era diventato troppo duro per me e dunque
proposi ad ILIR, il quale accettò, di aiutarmi nella vendita della droga e poi dividere il
ricavato. Informai della cosa LUNGO Giovanni, il quale si disse d’accordo
rappresentandomi però che ero io il garante dell’attività e dunque di ciò che faceva ILIR. In
quel periodo la droga veniva nascosta nell’officina di LUNGO Giovanni, sita in via Padula, a
Mondragone… omissis …… omissis … Nascondeva la droga nelle gomme delle vetture
oppure la nascondeva in terreni abbandonato che mi indicava. Io l’andavo a prendere e
trovavo sia l’erba che l’hashish già tagliato e confezionato. Non so chi facesse questa attività.
LUNGO all’epoca era estremamente riservato e non riuscii a capire, né comunque mi
informai troppo, chi fossero le persone di cui si circondava e da cui comprava la droga. So
comunque per certo che LUNGO pagasse la tangente al clan di Mondragone, all’epoca
gestito da FRAGNOLI Giacomo. Non vorrei sbagliarmi poiché vi furono in quel periodo delle
alternanze dovute alle carcerazioni, ma il mio ricordo è questo e comunque si trattava
certamente di una gestione del clan facente capo alla famiglia FRAGNOLI. LUNGO pagava
una tangente mensile al clan e ricordo con precisione che un giorno questi mi raggiunse sulla
piazza – cosa strana – chiedendomi se avessi delle somme liquide dicendomi che doveva
“pagare lo mese” e che gli mancava parte della somma. Gli diedi più o meno 400 euro,
somma parte dunque della tangente che avrebbe poi versato al clan, non so se personalmente
o attraverso qualcuno. LUNGO Giovanni era imparentato con Carlino DI MEO detto
“muzzone”, suo suocero, uno che contava, uno di spessore, un “camorrista” di stampo
vecchio, certamente legato al clan LA TORRE. Tornando alla vicenda che mi portò ad
allontanarmi da Mondragone, ricordo che dopo aver iniziato a lavorare con ILIR, si verificò
immediatamente un ammanco. Vennero meno 800 euro, in soli tre giorni. Secondo gli accordi
io fui costretto a coprire tale ammanco rispetto al LUNGO; ILIR si giustificò dicendo che
aveva dovuto gettare la droga a causa di un presunto controllo. Decisi dunque di tornare a
lavorare da solo ed allontanai ILIR. Premetto che io ricevevo dal LUNGO quantitativi
maggiori di droga rispetto a quelli che riuscivo a vendere in una giornata; per ogni consegna
ricevevo tra i 400-500 pezzi di hashish e marijuana. Ogni pezzo valeva 10 euro e pesava
circa un grammo. Quindi si trattava di consegne per circa 4.000 – 5.000 euro di merce. Non
la saldavo subito ma ero comunque costretto a nasconderla in un altro luogo, per poi
venderne una parte ogni giorno. Accadde che un giorno sbaglia i calcoli nel nascondere la
droga: la misi in un terreno dove già erano state bruciate delle sterpaglie ritenendomi
erroneamente tranquillo su quel nascondiglio. Così non andò perché dopo un giorno mi
accorsi che era stato nuovamente date alle fiamme altre sterpaglie e metà della droga era
andata in cenere. Persi circa 2.500 euro di droga. Ripianai il debito dopo. Ormai ero stanco
e volevo cambiare vita, anche perché ormai stavo con la mia convivente con cui ho poi avuto
due figli …omissis... Ricordo un episodio avvenuto verso la fine d’agosto del 2008. Premetto
che BOCCOLATO Emilio, divenuto reggente del clan locale mondragonese, era stato
arrestato nel 2007-2008, in tempi comunque precedenti; si era creato un vuoto e non si
sapeva chi in zona dovesse comandare. Una sera di fine agosto del 2008 vennero da noi
CASCARINO Giovanni, SAUCHELLA Bruno detto “lo zingaro”, MAROTTA Antonio detto
“braciolone” e tale “Piede di Gallina”; i quattro giunsero in piazza e “Piede di Gallina”
passò una pistola a CASCARINO Giovanni il quale ci disse che se volevamo continuare a
spacciare dovevamo farlo per lui, perché a giorni avrebbe preso il comando di Mondragone.
Io conoscevo tutte e quattro le persone e sapevo che CASCARINO Giovanni faceva capo ad
un gruppetto di persone ed era comunque una persona temuta, essendo stato già in carcere
ed avendo questi commesso un precedente omicidio di un serbo od un albanese, non ricordo
bene. Ci dissero di consegnare loro i soldi che avevamo ricavato dalla vendita, cosa che
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facemmo, dando loro circa 2.600 euro. CASCARINO ci disse di riferire a PAGLIUCA
Salvatore e a VIGLIOTTI Alberico che aveva urgenza di parlargli, dandogli un
appuntamento dietro ai parcheggi di Capone. Riferimmo l’ambasciata e PAGLIUCA
Salvatore chiamò al telefono Giovanni LUONGO il quale giunse sul parcheggio. Giovanni
LUNGO era ormai “salito di grado”, aveva anche lui intenzione di comandare su
Mondragone ed era molto vicino a PAGLIUCA Salvatore. Vi fu una discussione che vidi da
lontano, che coinvolse PAGLIUCA Salvatore, VIGLIOTTI Alberico, Giovanni LUNGO e
CASCARINO Giovanni. All’esito di quel chiarimento PAGLIUCA Salvatore diede
esplicitamente ordine ad un uomo del CASCARINO affinché restituisse il denaro a me, come
questi poi effettivamente fece. La discussione non degenerò ed evidentemente CASCARINO ed
i suoi uomini presero atto di ciò che era stato detto dagli altri e da allora non diedero più
fastidio. PAGLIUCA Salvatore ci garantì che non vi sarebbero stati più fastidi di quel tipo.
PAGLIUCA Salvatore è nipote di PAGLIUCA Donato, già boss del clan di mondragone ed
ucciso una decina di anni, fa proprio davanti al bar Capone. PAGLIUCA Salvatore è figlio di
PAGLIUCA Mario, recluso da un paio d’anni, per traffico di droga. PAGLIUCA Salvatore
viaggiava insieme al PAGLIUCA Mario quando fu sequestrato un quantitativo ingente di
eroina, pari a 9-10 kg.. PAGLIUCA Salvatore ha poi un fratello di nome Achille, detenuto per
rapina. PAGLIUCA Salvatore ebbe poi ad assumere il controllo della piazza di spaccio.
LUNGO Giovanni è sposato con la figlia di Carlino DI MEO detto Muzzone, il quale aveva
un ruolo assimilabile a quello di un reggente. Premetto che nel periodo 2008-2009 non ebbi a
capire se vi fosse un capo solo e se vi erano diverse figure che agivano come reggente, quali
appunto Carlino DI MEO, LUNGO Giovanni e lo stesso CASCARINO Giovanni…omissis…
… omissis … Il 16 marzo 2010 incontrai Roberto LUCCI, scambiammo poche parole e poi
lui si allontanò dicendomi che andava a mangiarsi un panino e mi disse che se arrivava
qualche cliente lo dovevo indirizzare là. Ad un certo punto mi allontanai e venni avvicinato
da Ilir proprio mentre stavo attraversando la piazza. Mi disse che Salvatore PAGLIUCA, mi
voleva parlare e così mi avvicinai. Accanto a Salvatore, c’era anche “Tonino ‘o mellone”.
Lui cominciò a domandarmi perché, da alcuni giorni, mi aggirassi nei giardinetti e di lì a
poco mi cominciarono a colpire con calci e pugni da più lati, benché fossi a terra. Ricordo
anche che usarono una mazza con cui mi picchiarono, colpendomi sulla mano con la quale
mi stavo riparando la testa. Compresi che mi stavano accusando per un ammanco di droga di
cui non sapevo nulla e nel contempo ricordo che PAGLIUCA Salvatore fece riferimento
diretto ad un fatto realmente accaduto, del quale era stato evidentemente informato
dall’interessato: nel febbraio scorso avevo truffato PAGLIARO Vincenzo, già consigliere
comunale di Mondragone, il quale mi aveva dato 55 euro per comprargli del crack, soldi che
mi ero invece intascato per fare la spesa a casa. PAGLIUCA Salvatore mi disse che me l’ero
“scampata” per quei 50 euro ed era chiaro che fosse stato informato del fatto dal
PAGLIARO Vincenzo. PAGLIARO Vincenzo si era lamentato con gli spacciatori e
PAGLIUCA l’aveva saputo. Subito dopo avermi picchiato mi caricarono di forza a bordo
dell’audi A3 di colore nero del PAGLIUCA Salvatore e venni condotto presso l’officina di
LUNGO Giovanni ove prelevammo il LUNGO che si unì al PAGLIUCA, all’ILIR ed a O’
mellone; in macchina gli spiegò le accuse che mi rivolgeva. Durante il tragitto il PAGLIUCA
mi disse che mi "doveva sparare e buttare nel fosso" perché io avevo rubato la cocaina.
Giungiamo all’hotel Riviera, sulla domitiana, e ricordo che entrarono con la macchina dal
cancello aperto e si fermarono nello spiazzo vicino alla piscina; il cancello era aperto e la
struttura appariva abbandonata. Appena giunti il PAGLIUCA scese dal veicolo e si diresse
verso il lato sinistro rispetto all’ingresso. Uscì con una pistola avvolta in un panno. Ritornò
verso la macchina dove io ero rimasto insieme agli altri e fece il gesto di caricare la pistola
facendomi scendere dalla macchina, cosa che feci. Puntò la pistola verso le gambe e mi
insultò dicendomi che ero un bastardo ed un infame. Io abbracciai LUNGO Giovanni, in
modo da impedirgli di spararmi e promisi di pagare i 2.100 euro indicatomi prima come il
valore della cocaina. Il LUNGO Giovanni mi intimò di portare rapidamente il denaro,
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dicendomi, testualmente: “Emilio, hai due ore di tempo, altrimenti iniziamo dai bambini.
Portaci i soldi". Gli dissi che avrei chiesto l’aiuto di mio nonno per pagarlo. Mi
riaccompagnarono ad un semaforo vicino a casa e prima di scendere il PAGLIUCA mi intimò
di non andare dai carabinieri. Raggiunta casa raccontai tutto a mia madre che avvertì la
Polizia ADR: quanto a Carlino DI MEO si tratta di una persona che vidi qualche volta con il
CASCARINO, in macchina; sapevo che aveva un ruolo nel clan ma non avevo specifiche
informazioni di quale ruolo specifico fosse… omissis …
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: ... All’epoca di Salvatore
PAGLIUCA detto “o chiatt”, conoscevo ed ho avuto a che fare per vicende criminali legate
alla droga alcuni appartenenti al suo clan come Fabio CAVALLO “o cavallo”, Giovanni
BOVA, Giovanni LUONGO “cap d’auliva”, Bruno SAUCHELLA “o zingaro”, Gino
FRAGNOLI, Giacomo FRAGNOLI, che era il capo dell’organizzazione, Roberto PAGLIUCA
“prosciuttiello” che a seguito del loro arresto è divenuto il responsabile del clan insieme a
Salvatore GALLO ed Amerigo LEONE. Costoro gestiscono le attività illecite sul territorio di
Mondragone, raccolgono i soldi delle estorsioni e fanno gli stipendi per gli affiliati e i
detenuti, che vengono fatti da PAGLIUCA Roberto e Salvatore GALLO, nel periodo dal 20 al
25 di ogni mese, presso l’abitazione della moglie di “mangianastri” che nonostante la
detenzione è il vero capo del clan e è detenuto da molto tempo.
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.14. LUONGO Pasqualino
Il prevenuto, alias “a seccia”, risulta affiliato al clan “ex La Torre”.
L’identificazione di LUONGO Pasqualino è certa ed univoca in quanto lo stesso viene
indicato con il suo soprannome “a seccia”, e nell’ambiente criminale di Mondragone lo stesso
è l’unica persona che riporta tale pseudonimo, inoltre grazie alla notorietà del suo
soprannome, si trova riscontro al riguardo anche in banca dati FF.PP. ove in data 24.05.2002
questo Nucleo Investigativo ha provveduto ad inserire il soprannome in questione.
Il suo ruolo emerge durante le intercettazioni presso il carcere di Carinola a carico di
BOCCOLATO Emilio, in particolare durante il colloquio del 15.04.2009, ove il predetto
Emilio e suo fratello Giovanni commentano il coinvolgimento di Luongo Pasqualino, alias “a
seccia” nell’estorsione ai danni di PATALANO Antonio Ettore.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- LA TORRE Augusto il quale, il 06.05.2003, ha dichiarato: … omissis … Foto n. 166: si
tratta di LUONGO Pasqualino detto a Seccia; è entrato nel clan durante il periodo in cui
c’era Renato PAGLIUCA. A.D.R.: certamente ha fatto delle azioni durante il periodo in cui
sono stato libero; andò a mettere la bomba da PASSARELLI e anche quella ai cantieri della
TAV, vicende di cui ho già riferito. L’Ufficio da atto che si tratta di LUONGO Pasqualino
…omissis…
- SPERLONGANO Mario il quale, il 10.11.2003, ha dichiarato: … omissis … A.D.R.: con il
soprannome “LA SECCIA” indicavamo Pasquale LUONGO che all’interno del clan si
occupava soprattutto di estorsioni ed è stato stipendiato certamente sino a tutto il 2002. …
omissis …
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
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gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.15. MIRAGLIA Cosetta
La prevenuta, compagna di BOCCOLATO Emilio, risulta affiliata al clan “ex La Torre” o
“dei Chiuovi”.
MIRAGLIA Cosetta è stata identificata con certezza in quanto video ripresa durante i colloqui
in carcere con BOCCOLATO Emilio, nonché sono state intercettate le utenze telefoniche
fisse e mobili in uso alla stessa.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate anche quelle riportate con riferimento agli altri coindagati.
In particolare la prevenuta, sfruttando la predetta relazione sentimentale, è stata in più
occasioni stipendiata con proventi illeciti del clan che, su ordine di BOCCOLATO Emilio le
sono stati consegnati materialmente da FERRARA Tobia. Inoltre MIRAGLIA Cosetta si
rende attivamente partecipe alle attività criminose del clan e portatrice delle disposizioni
dettate da BOCCOLATO Emilio nel corso dei colloqui in carcere con i familiari ed
indirizzate ad altri affiliati fra cui FERRARA Tobia.
Ed infatti, già dal 15.12.2008 alle ore 11.03, emergono numerosi contatti telefonici, piuttosto
eloquenti, fra MIRAGLIA Cosetta e FERRARA Tobia, nel corso dei quali si evince
chiaramente che la donna ha necessità di parlare con il secondo subito dopo avere visitato in
carcere il detenuto. La conferma dell’avvenuta comunicazione di quanto dovuto viene da una
successiva conversazione tra i due delle ore 17.52, allorquando MIRAGLIA Cosetta chiede a
FERRARA Tobia se ha provveduto a riportare quanto da lei riferitogli.
I contatti telefonici tra MIRAGLIA Cosetta e FERRARA Tobia proseguono ed in particolare
due conversazioni interessanti dal punto di vista operativo vengono monitorate una in data
09.02.2009 alle ore 12.10, e l’altra il giorno successivo alle ore 10.08, ambedue sull’utenza
cellulare 3209281286 in uso a FERRARA Tobia. Nel corso della prima conversazione i due si
accordano per incontrarsi nel tardo pomeriggio. Nel corso della seconda conversazione
MIRAGLIA Cosetta e FERRARA Tobia concordano nell’incontrarsi presso la segheria di
quest’ultimo.
I contatti tra i due avvengono anche tramite messaggi telefonici, come in data 07.02.2009, alle
ore 16.00, quando MIRAGLIA Cosetta trasmette un sms sul telefono cellulare in uso a
FERRARA Tobia chiedendogli di incontrarsi, ovvero il 13.05.2009, alle ore 18.50, quando la
prima chiede al secondo di passare da casa sua. Quest’ultimo messaggio diviene ancora più
importante tenuto conto del fatto che la mattina dello stesso giorno MIRAGLIA Cosetta
aveva partecipato, insieme a BOCCOLATO Giovanni, al colloquio in carcere con
BOCCOLATO Emilio, nel corso del quale quest’ultimo aveva dettato disposizioni da
riportare a FERRARA Tobia.
Un altro messaggio che permette di chiarire ulteriormente il fatto che FERRARA Tobia era
stato incaricato da BOCCOLATO Emilio ad “occuparsi” dei problemi economici di
MIRAGLIA Cosetta, viene intercettato in data 25.05.2009, alle ore 13.21, sull’utenza
cellulare 3209281286, in uso a FERRARA Tobia, in cui quest’ultima si rivolge a FERRARA
Tobia avendo perso del denaro, avuto dalla madre, ed avendo necessità di fare la spesa.
L’affiliazione di MIRAGLIA Cosetta è confermata sempre da alcune intercettazioni dei
colloqui in carcere di BOCCOLATO Emilio, nel corso dei quali lo stesso riferisce
esplicitamente dello stipendio che percepisce MIRAGLIA Cosetta. In particolare, uno dei
colloqui utili relativamente a tale argomento veniva monitorato in data 24.12.2008, nel corso
del quale MIRAGLIA Cosetta riferisce a BOCCOLATO Emilio di avere ricevuto 1.000 Euro
da FERRARA Tobia e di non averlo scritto nella sua lettera per evitare che venisse letta
Inoltre sempre dalla medesima conversazione si evince anche che MIRAGLIA Cosetta
avrebbe riparato la sua autovettura da un meccanico e che quest’ultimo aveva rifiutato di
riscuotere il pagamento del dovuto poiché aveva già provveduto a regolare il conto
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FERRARA Tobia.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.16. NERI Carlo
Il prevenuto risulta affiliato al clan “ex La Torre” o “dei Chiuovi”.
L’identificazione di NERI Carlo è certa in quanto sono state sottoposte ad intercettazione le
conversazioni telefoniche dallo stesso avute su utenza cellulare a lui intestata, inoltre nel
colloquio in carcere di BOCCOLATO Emilio del 07.01.2009, avuto con il fratello
BOCCOLATO Giovanni, la figlia BOCCOLATO Maria Laura e la convivente MIRAGLIA
Cosetta, BOCCOLATO Giovanni dice al fratello detenuto che “quello della carne”,
intendendo NERI Carlo che svolge l’attività di macellaio, “vuole per forza quei ferri vecchi
là”, locuzione utilizzata in ambito camorrisitico per indicare le armi, e che lui ha dato l’ordine
che “nessuno li deve toccare”. Pertanto l’identificazione dello stesso diventa univoca in
considerazione del fatto che NERI Carlo svolge l’attività di macellaio, elemento che tra l’altro
viene anche confermato dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati,
In particolare lo stesso, unitamente ad ANDINOLFI Marcel e GALLO Salvatore, si rende
responsabile dell’introduzione di sostanza stupefacente ed altri oggetti non consentiti su
specifica richiesta di BOCCOLATO Emilio, come si evince nel colloquio in carcere del
31.12.2008, circostanze nella quale il predetto Emilio chiede a sua figlia Maria Laura se
Pierluigi abbia mandato la sua “imbasciata” a “quel Nero”, intendendo chiaramente NERI
Carlo relativamente alla consegna dell’orologio con fondo trasparente. Altrettanto
significativo è l’episodio successivo in quanto emerge un ulteriore ruolo svolto da NERI
Carlo nell’ambito del sodalizio criminale e cioè quello di custodire le armi del clan. Infatti è
eloquente il fatto che un elemento di spicco in seno all’organizzazione come CASCARINO
Giovanni, chieda proprio a NERI Carlo di consegnargli un’arma.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- SPERLONGANO Mario il quale, il 28.01.2003, ha dichiarato: …omissis… Foto n. 35: si
tratta di NERI Carlo, persona che era stata dipendente comunale e che in quella veste aveva
fatto qualche piacere al clan. L’Ufficio da atto che si tratta di NERI Carlo. …omissis…
- LA TORRE Augusto il quale il 28.04.2003, ha dichiarato: …omissis… Foto n. 35: si tratta
di NERI Carlo, padre di Pietro, lavorava al Comune e fu licenziato; faceva soprattutto truffe
e non ha mai avuto rapporti con me. L’Ufficio da atto che effettivamente si tratta di NERI
Carlo. …omissis…
- TIMPANELLA Antonio il quale il 03.08.2004, ha dichiarato: …omissis… Mi sembra utile
rappresentare che la ditta PETITO vinse l’appalto solo per un anno perché Augusto LA
TORRE, così come riferitomi dal VENTRONE dispose che per l’avvenire il capitolato
d’appalto doveva essere affidato a ditte di Mondragone indicando in modo particolare la
ditta facente capo a LANDA Claudio. In effetti l’anno successivo la gara, sempre grazie
all’interessamento del VENTRONE, venne aggiudicata da LANDA Claudio e tale situazione
perdurò sino all’arresto di quest’ultimo avvenuto verso il 1991. Presso l’ufficio carte di
identità, da me abbandonato nel 1991, al mio posto fu collocato NERI Carlo, che fece
numerosi favori a persone del clan, tra cui BOCCOLATO Vittorio. Successivamente insieme
a Pietro LA TORRE e MIRAGLIA Francesco intraprese il commercio all’ingrosso di carni,
imponendo a tutti i macellai di Mondragone di fornirsi presso la ditta che loro
rappresentavano. Per tali fatti il NERI fu arrestato e attualmente fa il macellaio in
Mondragone, con esercizio sito di fronte al banco di Napoli. …omissis…
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- SCUTTINI LA TORRE Pietro il quale il 05.05.2005, ha dichiarato: …omissis… La foto n.
35 ritrae NERI Carlo, dipendente comunale; unitamente al figlio Pietro è associato al clan
svolgendo attività esecutiva ed altro. …omissis…
Ma con riferimento alle attuali imputazioni si presentano in particolare rilevanti le più recenti
dichiarazioni di:
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: … omissis …Conosco
NERI Carlo e NERI Nerino. Uno dei due ha la macelleria a P.zza Sant’Angelo di
Mondragone. Li conosco tutti e due e so che hanno fatto dei favori al clan FRAGNOLI,
custodendo delle armi per loro conto, anche se non ricordo di preciso chi mi abbia detto
questa cosa. Di sicuro però so che essi sono molto vicini al clan FRAGNOLI, mettendosi
sempre a disposizione. … omissis …
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai precedenti penali e di
polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua scheda
personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.17. NERI Nerino
Il prevenuto risulta affiliato al clan “ex La Torre” o “dei Chiuovi”.
L’identificazione di NERI Nerino è certa in quanto in data 14.03.2009 alle ore 12.11
sull’utenza telefonica 3204096407, in uso a PALUMBO Vincenzo, è stata intercettata una
telefonata in arrivo dall’utenza cellulare n. 3387088993 nel corso della quale tale Cosimino,
utilizzando proprio il telefono di Palumbo Vincenzo, chiama Nerino, con il quale si danno
appuntamento in una piazzetta nelle vicinanze. Tale conversazione è di fondamentale rilievo
per l’identificazione di NERI Nerino, in quanto è da rilevare che da accertamenti alla banca
dati FF.PP. è stato riscontrato che a cavallo del giorno in cui è stata intercettata la
conversazione in questione e cioè tra il 10.04.2008 ed il 10.06.2009 l’utenza cellulare
3387088993 è stata fornita da NERI Nerino, quale suo recapito telefonico, in sede di
presentazione di due denunce di smarrimento di documento presso il Comando Stazione CC
di Mondragone. Un ulteriore elemento a sostegno circa l’esatta identificazione di NERI
Nerino, quale personaggio a pieno titolo coinvolto nell’organizzazione criminale, in data
21.12.2008 alle ore 13.56 vi è una conversazione ambientale intercettata a bordo
dell’autovettura in uso a BOCCOLATO Giovanni, nel corso della quale, quest’ultimo,
discutendo con NERI Nerino su come recuperare un mezzo di trasporto per determinate
faccende, chiama per nome Nerino, inoltre altro elemento inconfutabile è dato dal timbro
particolare della voce che ha NERI Nerino e che coincide perfettamente con quella ascoltata
durante la telefonata intercorsa con PALUMBO Vincenzo.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati,
In particolare la sua affiliazione è inconfutabile in considerazione del fatto che partecipa
attivamente all’attività estorsiva del clan. In particolare nel colloquio intercettato all’interno
del carcere di Carinola a carico di BOCCOLATO Emilio, lo stesso su mandato di
quest’ultimo, si rende partecipe dell’estorsione ai danni di una ditta di autotrasporti, nonché
nell’estorsione ai danni di altra ditta non identificata; nelle suddette circostanze, infatti,
emerge il suo ruolo di esattore delle somme estorte nell’interesse del clan capeggiato da
BOCCOLATO Emilio.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: … omissis …Conosco
NERI Carlo e NERI Nerino. Uno dei due ha la macelleria a P.zza Sant’Angelo di
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Mondragone. Li conosco tutti e due e so che hanno fatto dei favori al clan FRAGNOLI,
custodendo delle armi per loro conto, anche se non ricordo di preciso chi mi abbia detto
questa cosa. Di sicuro però so che essi sono molto vicini al clan FRAGNOLI, mettendosi
sempre a disposizione. … omissis …
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai precedenti penali e di
polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua scheda
personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.18. PAGLIUCA Donato
Il prevenuto, alias “Caporusso”, risulta chiamato anche Renato (come lo zio ucciso nel 1995,
elemento apicale, ed in alcuni periodi con il compito di reggente, del clan “La Torre”).
L’identificazione di PAGLIUCA Donato risulta certa per i chiari riferimenti al fratello più
piccolo di PAGLIUCA Salvatore. Altro elemento oggettivo è dato dal fatto che, nel momento
storico in esame, i fratelli “caporosso” da considerare “operativi” possono essere solo
PAGLIUCA Salvatore e PAGLIUCA Donato, in quanto PAGLIUCA Achille è detenuto dal
16.05.2007. Significativo è, altresì, l’arresto in flagranza di reato di PAGLIUCA Donato,
avvenuto in data 15.09.2010, per detenzione ai fini di spaccio di circa 200 grammi di sostanza
stupefacente (cocaina e marijuana), pronta per essere immessa sul mercato, che conferma
l’attualità operativa in tale settore illecito da parte di PAGLIUCA Donato.
L’affiliazione di PAGLIUCA Donato al clan “ex La Torre” è supportata dall’episodio del
19.04.2009 e 20.04.2009, quando CASCARINO Salvatore chiede al fratello CASCARINO
Giovanni una pistola poiché il fratello CASCARINO Davide era stato picchiato proprio da
PAGLIUCA Donato, in quanto aveva cercato di estorcere del denaro ad uno spacciatore
“controllato” dai fratelli PAGLIUCA. In quella circostanza, dalle conversazioni intercettate
sull’autovettura in uso a CASCARINO Giovanni, si evince chiaramente che quello
spacciatore doveva dare conto dell’incasso e della quantità di droga eventualmente mancante
proprio ai fratelli “caporosso”.
La collocazione dei fratelli PAGLIUCA all’interno del clan è altresì basata sul fatto che gli
stessi versano al sodalizio criminale circa 20-25.000 Euro mensili per il controllo della piazza
di spaccio. Tale circostanza, riferita dal c.d.g MARTUCCI Armando nel corso
dell’interrogatorio dell’08.09.2009, è confermata implicitamente anche nel recentissimo
interrogatorio del c.d.g. PAGLIARO Emilio Giuliano del 30.03.2010, nel corso del quale
riferisce di un episodio, al quale era presente, in cui CASCARINO Giovanni, dopo aver
cercato di assumere il controllo della piazza di spaccio ed estorto agli spacciatori la somma di
2.600 Euro, venne costretto a restituire il denaro, dopo l’intervento di PAGLIUCA Salvatore e
LUNGO Giovanni
Altro elemento oggettivo è dato dai numerosi controlli di polizia in cui veniva sorpreso in
compagnia di pluripregiudicati, alcuni dei quali per associazione di tipo mafioso, quali
ALFIERO Vincenzo cl.1933 (alias O’ capritto) e DUCCILLO Vincenzo, e pregiudicati per
droga o tossicodipendenti quali ZAZZERA Antonio, GERO Ilir e RIVETTI Daniele.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale, il 11.06.2009, ha dichiarato: …omissis… Il CASCARINO in
particolare essendosi legato ad Emilio BOCCOLATO ha gestito principalmente la questione
della droga provvedendo a riscuotere il ricavato dai ragazzi che provvedono alla
distribuzione ed alla vendita al minuto tra cui tale Simone detto Pippo Franco ed il fratello,
tale zi Mario, Salvatore PAGLIUCA, nipote di Renato PAGLIUCA, un altro signore di 35/40
anni che ha molti tatuaggi tra cui in particolare uno a forma di occhio se non sbaglio sulla
fronte che abita nella zona della Fiumarella a Mondragone sul mare dove per altro c’è
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un’altra piazza di spaccio. Del gruppo faceva parte anche il fratello di Salvatore
PAGLIUCA, Achille ed un altro fratello più piccolo di cui non ricordo il nome. …omissis…
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai precedenti penali e di
polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua scheda
personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ad un eventuale concorso
dello stesso nel delitto di cui all'art. 74 d.p.r. n. 309/1990, che nel presente procedimento non
risulta contestato a PAGLIUCA Donato. Non altrettanto può, invece, ritenersi quanto ad una
sua partecipazione all'associazione di cui al capo 1) dell'imputazione.
Ed, infatti, secondo l'orientamento giurisprudenziale a cui si ritiene di aderire “I reati di
associazione per delinquere, anche di tipo mafioso, concorrono con il delitto di associazione
per delinquere dedita al traffico di sostanze stupefacenti anche nel caso in cui la medesima
associazione sia finalizzata alla commissione di traffici di sostanze stupefacenti e reati
diversi. (La S.C. ha precisato che i soggetti impegnati esclusivamente nel traffico di sostanze
stupefacenti nella consapevolezza che questo è gestito dall'associazione mafiosa, concorrono
anche in quest'ultimo reato, perché contribuiscono causalmente alla realizzazione di una
delle finalità tipiche del predetto sodalizio criminale).” (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 36692 del
22/05/2012 Ud., dep. 24/09/2012, Rv. 253892).
Orbene nella fattispecie, la posizione di PAGLIUCA Donato nell'associazione finalizzata al
traffico illecito di stupefacenti, sia pure qualificata anche dal legame di sangue con
PAGLIUCA Salvatore (ed invero mai in proprio ma sempre come fratello dello stesso viene
indicato sia nelle conversazioni intercettate sia dai collaboratori), allo stato, non appare
preminente cosicché non può automaticamente concludersi per una sua consapevolezza che il
traffico di stupefacenti sia gestito dall'associazione camorristica. Ed anzi proprio l'episodio,
sopra richiamato, del 19.04.2009 e 20.04.2009 (in cui PAGLIUCA Donato avrebbe picchiato
CASCARINO Davide, in quanto aveva cercato di estorcere del denaro ad uno spacciatore
“controllato” dai fratelli PAGLIUCA) appare significativo della mancanza di consapevolezza
della gestione da parte dell'associazione per cui si procede al capo 1) dell'imputazione di cui
fanno parte i familiari sia di PAGLIUCA Donato sia di CASCARINO Davide. La medesima
mancanza di consapevolezza, peraltro, ha indotto il pubblico ministero nella propria richiesta
a contestare a CASCARINO Davide l'associazione ex art. 74 d.p.r. n. 309/1990, ma non
quella ex art. 416-bis c.p..
3.19. PAGLIUCA Salvatore
Il prevenuto, alias “Caporusso”, risulta affiliato al clan “ex La Torre” o “dei Chiuovi”.
L’identificazione di PAGLIUCA Salvatore è certa in quanto lo stesso viene sempre indicato
con il suo soprannome “Salvatore caporosso” e nell’ambiente camorristico di Mondragone, in
particolare nel settore dello spaccio delle sostanze stupefacenti per conto del clan, lui è l’unico
personaggio che viene indicato in questo modo. La conferma circa l’esatta identificazione di
PAGLIUCA Salvatore è data anche dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, di
seguito riportate, in alcune delle quali lo stesso è stato anche riconosciuto in fotografia.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati.
In particolare, molto rilevanti sono le intercettazioni ambientali sull’autovettura in uso a
CASCARINO Giovanni, in una delle quali, relativa alle conversazioni del 22.04.2009,
l'indagato viene indicato dallo stesso CASCARINO Giovanni quale personaggio importante
del settore dello spaccio. Un secondo episodio eloquente è quello del 19.04.2009 e relativo al
litigio che CASCARINO Davide, fratello di CASCARINO Giovanni, aveva avuto con
PAGLIUCA Donato, fratello di PAGLIUCA Salvatore, poiché il primo aveva cercato per
l’ennesima volta di derubare uno spacciatore che “lavorava” per i “caporusso” e par tale
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motivo era stato picchiato da PAGLIUCA Donato.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale il 27.03.2009, ha dichiarato: …omissis… A.D.R.- So che
nella gestione dei soldi della droga opera Salvatore, nipote di Renato Pagliuca, che per
quanto ne so raccoglie 25.000,00 euro al mese che vengono portati per i carcerati a
Boccolato, Cascarino o Di Leone o Leone….omissis…
- MARTUCCI Armando il quale, il 11.06.2009, ha dichiarato: …omissis… Il CASCARINO in
particolare essendosi legato ad Emilio BOCCOLATO ha gestito principalmente la questione
della droga provvedendo a riscuotere il ricavato dai ragazzi che provvedono alla
distribuzione ed alla vendita al minuto tra cui tale Simone detto Pippo Franco ed il fratello,
tale zi Mario, Salvatore PAGLIUCA, nipote di Renato PAGLIUCA, un altro signore di 35/40
anni che ha molti tatuaggi tra cui in particolare uno a forma di occhio se non sbaglio sulla
fronte che abita nella zona della Fiumarella a Mondragone sul mare dove per altro c’è
un’altra piazza di spaccio. …omissis…
- MARTUCCI Armando il quale, il 08.09.2009, ha dichiarato: …omissis… ADR: la foto n. 74
ritrae Salvatore Pagliuca detto Caparossa. Costui si occupa da due o tre anni della gestione
della piazza di spaccio di cocaina, marijuana ed hashisc a Mondragone, prima di lui
lavorava per il clan il fratello Achille arrestato poi per droga in alta Italia insieme allo zio. Il
Pagliuca paga 20, 25 mila euro al mese, al clan per la gestione della piazza di spaccio, che
avviene principalmente presso la villa comunale, alle spalle del ristorante Carioca o presso
la bocciofila che si trova difronte al Carioca. Ha un suo gruppo di ragazzi che provvedono
allo spaccio al minuto della cocaina e del crack e gestisce una piazza di spaccio di mariuana
ed hashish insieme ad uno dei fratelli o cugini GALLO, non ricordo se Daniele o Salvatore,
che gestisce un campo di calcetto a Mondragone, entrando verso Mondragone al penultimo
semaforo sulla sinistra di viale Margherita.Si tratta in sostanza di una strada parallela al
viale Margherita. Diamo atto che la foto n. 74 ritrae PAGLIUCA Salvatore nato a Formia il
29.08.1979. …omissis…
- MARTUCCI Armando il quale, il 15.09.2009, ha dichiarato: …omissis… Prima di
proseguire con le foto voglio riferire alcuni fatti inerenti il traffico di droga a Mondragone:
come le dicevo quest’attività è gestita da Pagliuca Salvatore detto caporosso e RAZZINO
Pasquale detto scarola, che si avvalgono di alcuni ragazzi tra cui conosco tale Scognamiglo
Luigi ed Orvieto di cui non ricordo il nome di battesimo, oltre a Simone detto pippo franco,
oltre ad altri ragazzi, circa 15 tra cui Nino Fiorillo ed Antonio Bamundo che lo fanno da
circa 10 anni indisturbati. Omissis…
- PAGLIARO Emilio Giuliano il quale, il 30.03.2010, ha dichiarato: omissis… Io continuai
dunque, insieme al CORDASCO Pasquale, a lavorare per lo SCOGNAMIGLIO. In questo
nuovo gruppo iniziarono ad operare anche PAGLIUCA Salvatore e Tonino o’ Mellone, il
primo vigilava sullo spaccio e riscuoteva il denaro, le consegne avvenivano quando si
raggiungevano somme cospicue di incassi, 2.000 o 3.000 euro. Le consegne avvenivano nel
bar di fronte alla piazza, da “Capone”, ed avvenivano ogni tre, quattro ore. PAGLIUCA
Salvatore poi portava i soldi allo SCOGNAMIGLIO, insieme a Tonino o’ mellone. Tonino o’
mellone aiutava a confezionare la droga insieme a Alberico VIGLIOTTI e ciò accadeva in
appartamenti diversi, sempre di Mondragone. La piazza di spaccio commerciava 60-70 gr. Di
cocaina al giorno, nel periodo estivo e rendeva dunque mediamente 6.000, 7.000 euro al
giorno. Il sabato rendeva di più. Io guadagnavo circa 250-300 euro al giorno e lo stesso
dicasi per il CORDASCO. …omissis… Ci dissero di consegnare loro i soldi che avevamo
ricavato dalla vendita, cosa che facemmo, dando loro circa 2.600 euro. CASCARINO ci disse
di riferire a PAGLIUCA Salvatore e a VIGLIOTTI Alberico che aveva urgenza di parlargli,
dandogli un appuntamento dietro ai parcheggi di Capone. Riferimmo l’ambasciata e
PAGLIUCA Salvatore chiamò al telefono Giovanni LUONGO il quale giunse sul parcheggio.
Giovanni LUNGO era ormai “salito di grado”, aveva anche lui intenzione di comandare su
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Mondragone ed era molto vicino a PAGLIUCA Salvatore. Vi fu una discussione che vidi da
lontano, che coinvolse PAGLIUCA Salvatore, VIGLIOTTI Alberico, Giovanni LUNGO e
CASCARINO Giovanni. All’esito di quel chiarimento PAGLIUCA Salvatore diede
esplicitamente ordine ad un uomo del CASCARINO affinché restituisse il denaro a me, come
questi poi effettivamente fece. La discussione non degenerò ed evidentemente CASCARINO ed
i suoi uomini presero atto di ciò che era stato detto dagli altri e da allora non diedero più
fastidio. PAGLIUCA Salvatore ci garantì che non vi sarebbero stati più fastidi di quel tipo.
PAGLIUCA Salvatore è nipote di PAGLIUCA Donato, già boss del clan di mondragone ed
ucciso una decina di anni, fa proprio davanti al bar Capone. PAGLIUCA Salvatore è figlio di
PAGLIUCA Mario, recluso da un paio d’anni, per traffico di droga. PAGLIUCA Salvatore
viaggiava insieme al PAGLIUCA Mario quando fu sequestrato un quantitativo ingente di
eroina, pari a 9-10 kg.. PAGLIUCA Salvatore ha poi un fratello di nome Achille, detenuto per
rapina. PAGLIUCA Salvatore ebbe poi ad assumere il controllo della piazza di spaccio.
…omissis…
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: D: Sono entrato a far parte
del clan dal mese di settembre/ottobre 2010 alle dipendenze di Salvatore Pagliuca che aveva
la piazza di spaccio della cocaina e mi dava la somma di € 800 a settimana. Ho conosciuto
Pagliuca Salvatore poichè mi è stato presentato da mio cugino FORINO Andrea. Il mio
compito era di tagliare la “roba” e immetterla nella piazza. La droga la prendevo a Napoli
quartiere Miano presso un bar. omissis. Ho avuto a che fare con Salvatore PAGLIUCA fino
al mese di Maggio del 2011, mese in cui è stato arrestato. omissis. Questi soggetti venivano
pagati da me e prendevano la somma di 200 € su ogni pacchettino di droga da 1.000 €.
Riuscivamo mediamente a piazzare 20 pacchettini a settimana, mentre con Salvatore
PAGLIUCA riuscivo a realizzare 30.000 € a settimana, dopo il guadagno è calato
notevolmente. omissis. Mio fratello spacciava con mia cognata Samantha CLEMENTE. La
sorella di mia cognata CLEMENTE Pierina, in passato svolgeva attività di spaccio per conto
di Salvatore PAGLIUCA, infatti venne arrestata unitamente al genero Luigi LUCCI poiché
trovata in possesso, nella sua abitazione, di dosi di cocaina che lei deteneva per conto di
Salvatore PAGLIUCA. A.D.R.: All’epoca di Salvatore PAGLIUCA detto “o chiatt”,
conoscevo ed ho avuto a che fare per vicende criminali legate alla droga alcuni appartenenti
al suo clan come Fabio CAVALLO “o cavallo”, Giovanni BOVA, Giovanni LUONGO “cap
d’auliva”, Bruno SAUCHELLA “o zingaro”, Gino FRAGNOLI, Giacomo FRAGNOLI, che
era il capo dell’organizzazione, Roberto PAGLIUCA “prosciuttiello” che a seguito del loro
arresto è divenuto il responsabile del clan insieme a Salvatore GALLO ed Amerigo LEONE.
Costoro gestiscono le attività illecite sul territorio di Mondragone, raccolgono i soldi delle
estorsioni e fanno gli stipendi per gli affiliati e i detenuti, che vengono fatti da PAGLIUCA
Roberto e Salvatore GALLO, nel periodo dal 20 al 25 di ogni mese, presso l’abitazione della
moglie di “mangianastri” che nonostante la detenzione è il vero capo del clan e è detenuto da
molto tempo.
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai precedenti penali e di
polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua scheda
personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione. In merito è appena il caso di evidenziare che in questo caso, a differenza di
quanto indicato per il fratello PAGLIUCA Donato, vista la posizione di vertice di
PAGLIUCA Salvatore nella gestione del traffico di stupefacente è assolutamente certa la
piena consapevolezza che lo stesso sia gestito dall'associazione camorristica ed al fine di
agevolarla.
3.20. PALMIERI Salvatore
Il prevenuto risulta conosciuto anche con l'alias “ciò ciò”.
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PALMIERI Salvatore è stato identificato poiché è indicato, negli ambienti malavitosi di
Mondragone ed in modo particolare all’interno del sodalizio criminale denominato clan “ex
LA TORRE”, con il soprannome di “Ciò Ciò”. Nel colloquio intercettato presso il carcere di
Carinola a carico di BOCCOLATO Emilio in data 24.12.2008, lo stesso Emilio riferisce al
fratello Giovanni di aver trascorso un breve periodo di detenzione presso il carcere di S.
Maria C.V. prima di essere trasferito in quello di Carinola, ed in quella occasione ha
incontrato tale “Ciò Ciò”. Effettivamente confrontando i periodi di detenzione del predetto e
quelli di BOCCOLATO Emilio si è accertato che i due soggetti nel periodo dal 20.11.2008,
data dell’arresto di BOCCOLATO Emilio, ed il 24.11.2008, data di trasferimento del predetto
BOCCOLATO dal carcere di S. Maria C.V. a quello di Carinola, erano entrambi ristretti nel
carcere di S. Maria C.V., è pertanto chiaro il riferimento al PALMIERI Salvatore detto “ciò
ciò”.
Il ruolo di affiliato dallo stesso ricoperto all’interno dell’organizzazione camorristica è
supportato dal colloquio intercettato presso il carcere di Carinola in data 26.08.2009 tra
BOCCOLATO Emilio e suo fratello Giovanni, durante la conversazione quest’ultimo informa
Emilio di essersi incontrato con Ciò Ciò il quale gli ha riferito “vedo di addrizzare la barca
qua” (detta espressione in sede di richiesta di misura cautelare veniva interpretata come
intenzione di gestire le attività illecite del clan, al cui interno, si era creata una “frattura”).
BOCCOLATO Emilio riferisce a suo fratello di essere già al corrente delle informazioni
appena comunicategli e coglie l’occasione per mandare il saluto a PALMIERI Salvatore
tramite suo fratello Giovanni. E’ doveroso notare che il colloquio in carcere sopra riportato è
stato effettuato pochissimi giorni dopo la scarcerazione di PALMIERI Salvatore, avvenuta in
data 12.08.2009, dopo che lo stesso era stato ristretto dal mese di gennaio 2007.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni di:
- NERI Salvatore il quale, il 17.06.2008, ha dichiarato: … omissis … Ho presentato, di
recente il 04.06.2008, un ulteriore esposto nei confronti di Mario e Arturo Sorrentino a me
già noti per il passato e tra l’altro parenti di Fragnoli Giuseppe e Palmieri Salvatore,
soggetti notoriamente appartenenti alla c.o. mondragonese. … omissis …
- PERSICHINO Michele il quale, il 07.03.2002 ed il 08.04.2002, ha dichiarato: … omissis …
Non ho nemmeno mai riferito di un altro introito per il clan di cui non avevo ricordo:
PALMIERI Salvatore detto CIO CIO, si recava spesso da un mediatore di terreni in
FALCIANO e costui pagava una somma di denaro per ogni terreno che vendeva. Non so dire
di chi tratti di questa persona ma sui bigliettini io segnavo FALCIANO”; …omissis …
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai precedenti penali e di
polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua scheda
personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati non consentono di ritenere
sussistenti i gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato quanto ad una sua
partecipazione all'associazione di cui al capo 1) dell'imputazione. Ed infatti le dichiarazioni
dei collaboratori si presentano generiche (NERI Salvatore) oppure fanno riferimento a periodi
temporali diversi rispetto a quelli per i quali è avanzata la contestazione (PERSICHINO
Michele), mentre la conversazione intercettata si presenta non univoca.
3.21. PALUMBO Vincenzo
Preliminarmente deve osservarsi che in sede di imputazione la Procura, pur attribuendo al
PALUMBO Vincenzo il capo 1) dell'imputazione, non indica analiticamente il suo ruolo
all'interno dell'associazione. Una lettura complessiva della richiesta consente, tuttavia, di
ritenere la contestazione a lui effettuata del tutto assimilabile a quella operata nei confronti di
CIPRIANI Lorenzo e quindi come associato con il compito di realizzare condotte estorsive
per conto del clan.
Ed infatti, il prevenuto, alias “U Sindaco”, risulta affiliato al clan camorristico mondragonese
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“ex La Torre”.
L'identificazione di PALUMBO Vincenzo avviene con certezza a seguito dell’esecuzione del
fermo del pubblico ministero avente n. 9069/09 emesso in data 16.03.2009 dalla D.D.A. della
Procura di Napoli del prevenuto e di CIPRIANI Lorenzo, entrambi ritenuti responsabili di
estorsione aggravata in concorso. Inoltre, PALUMBO Vincenzo è stato identificato mediante
le intercettazioni telefoniche, ambientali, ed in particolare mediante il riscontro fatto con il
suo soprannome “u sindaco”. Infatti nell’organizzazione camorristica mondragonese
PALUMBO Vincenzo viene soprannominato “u sindaco” e tale locuzione ricorre
frequentemente nelle conversazioni intercettate presso il carcere di Carinola a carico di
BOCCOLATO Emilio. Inoltre, nella colloquio in carcere di BOCCOLATO Emilio con il
fratello Giovanni del 17.12.2008, il PALUMBO viene indicato come quello che “... tiene la
TT sotto ... il sindaco ...”, indicando il tipo di autovettura che ha in uso. Effettivamente il
PALUMBO, nel periodo di indagini, aveva in uso una autovettura Audi modello “TT”. Inoltre
sono state sottoposte ad intercettazione le sue utenze telefoniche, infine in data 04.02.2009 lo
stesso è stato sottoposto a perquisizione personale e locale.
La relativa affiliazione al clan “ex La Torre” emerge dalle intercettazioni effettuate presso il
carcere di Carinola tra BOCCOLATO Emilio ed i suoi familiari. In particolare nel colloquio
del 18.03.2009 BOCCOLATO Emilio commenta con la sua compagna MIRAGLIA Cosetta e
la figlia BOCCOLATO Maria Laura la notizia riportata sul quotidiano e relativa all’arresto di
due persone avvenuto il 16.03.2009, riferendosi chiaramente all’arresto operato nei confronti
di PALUMBO Vincenzo e di CIPRIANI Lorenzo rincuorandosi del fatto che, nel corpo
dell’articolo riportato sul quotidiano, i due arrestati non erano stati descritti quali esponenti
operanti per conto del clan di Mondragone. In un successivo colloquio del 13.05.2009, svolto
sempre nel carcere di Carinola, BOCCOLATO Emilio, parlando con il fratello Giovanni,
riprende l’argomento relativo all’arresto di PALUMBO Vincenzo e CIPRIANI Lorenzo,
chiamando il primo con il suo contronome “u sindaco”, e preoccupandosi di sapere se ai due
siano stati inviati dei sostegni economici, in quanto è consuetudine che il clan di appartenenza
sostenga economicamente gli affiliati soprattutto se detenuti. Infine, nel colloquio del
06.05.2009 fra BOCCOLATO Emilio e suo fratello Giovanni, emerge che a PALUMBO
Vincenzo alias O’ Sindaco, non avevano mandato lo “stipendio”. E’ chiaro che le critiche
erano riferite ai componenti del clan che gestivano, in assenza di BOCCOLATO Emilio, la
cassa dell’organizzazione.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni di:
- DE MARTINO Antonio il quale, il 30.05.2006, ha dichiarato: … omissis … Sempre a
proposito dei rapporti con i clan di Mondragone, voglio rappresentarle che in una occasione
io ho accompagnato a Sessa Aurunca Roberto PAGLIUCA e Vincenzo PALUMBO perché
dovevano parlare con Emilio di una vicenda che interessava Vincenzo e della quale io non fui
messo a conoscenza. Io li accompagnai a casa di Tommaso MORRONE e poi Tommaso li
fece incontrare con Emilio ESPOSITO. Io conoscevo Vincenzo PALUMBO e sapevo che
Vincenzo faceva parte del gruppo camorristico di Mondragone. … omissis …
- SANTONICOLA Raffaele il quale, il 24.07.2006, ha dichiarato: … omissis … Dal mese di
ottobre dello scorso anno e fino all’ultima Pasqua e precisamente fino al Venerdì Santo, ho
lavorato, insieme a mio fratello Simone, alle dipendenze di una ditta di Giugliano in
Campania, Edil Sansone di tale Sansone Vincenzo, soprannominato “Bin Laden”. Il Sansone
improvvisamente ci ha licenziato dicendo che praticamente eravamo in più. Nel periodo che
vi ho detto abbiamo eseguito dei lavori in via Castelvolturno e via Polibio di Mondragone.
Ricordo che mentre attendevo al mio lavoro notavo giungere sul cantiere esponenti del
gruppo criminale di Mondragone. In particolare PAGLIUCA Roberto detto “Prosuttiello” e
PALUMBO Vincenzo. Ricordo che in una sola circostanza ho visto proprio il mio datore di
lavoro consegnare una somma di denaro al PALUMBO Vincenzo … omissis … Dopo gli
schiaffi ricevuti nell’ultimo incontro di cui ho fatto sopra menzione alla presenza della
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D’AGOSTINO Assunta, nonostante l’intervento di quest’ultima, in altre due diverse
circostanze ho incontrato gli appartenenti del locale sodalizio criminale. Una prima volta
circa un mese e mezzo fa ho incontrato VELLUCCI Giuseppe, unitamente a PAGLIUCA
Roberto “Prosuttiello” e PALUMBO Vincenzo. Questi hanno tentato di fermarmi mentre mi
trovavo a bordo della mia autovettura, loro invece erano a bordo di due diversi scooter di
grossa cilindrata. Fecero solamente riferimento al fatto che dovevo ricordarmi il debito che
avevo con loro. Ma non appena pronunziate queste prime parole, immediatamente ho
ingranato la marcia e me ne sono scappato. Il secondo si è invece verificato nuovamente
presso la casa di D’AGOSTINO Assunta. Li trovai ad attendermi BOVA Giovanni e
PALUMBO Vincenzo. BOVA mi disse che non avevo un atteggiamento corretto in quanto non
ottemperavo al pagamento dell’affitto dell’abitazione da me ancora occupata all’interno
della Pineta Prisconte. … omissis …
- FALACE Carmine il quale, riconoscendo in foto PALUMBO Vincenzo, il 19.10.2006, ha
dichiarato: … omissis … si tratta di Vincenzo PALUMBO; ho già riferito di lui e della sua
affiliazione con l’attuale clan. Il PALUMBO ha anche partecipato ad una o a più
registrazioni che io ho effettuato. Io sono stato a casa sua a consegnare i due mila euro per la
vicenda che ho pure già riferito. L’Ufficio da atto che si tratta di PALUMBO Vincenzo Foto
n. 78 … omissis …
- DE MARTINO Antonio il quale, il 08.02.2007, ha dichiarato: … omissis … Il TUCCELLI
era legatissimo a Roberto PAGLIUCA e gli faceva da autista e factotum; molte volte che
Roberto è venuto a parlare con me al villaggio, era accompagnato o da Peppe a zavorra o
proprio dal PALUMBO Vincenzo. PALUMBO è anche venuto in qualche occasione a Sessa
con Roberto per parlare con i sessani ed è stato presente ai colloqui nei quali si discuteva di
estorsioni …omissis …
- MARTUCCI Armando, il quale, il 27.03.2009, ha dichiarato: … omissis … So anche fornire
indicazioni sui componenti del clan attualmente operante in Mondragone e cioè in
particolare su Vincenzo Palumbo, arrestato da poco … omissis … Per quanto riguarda l’eco
4 sono a conoscenza delle modalità di gestione della estorsione e della somma in particolare
di 15.000,00 euro che spettava ai sessani ogni 3 mesi. Su questo ho avuto rapporti con
Vellucci, Giovanni Bova, Vincenzo Palumbo, Roberto Pagliuca, tale Peppe a zavorra ed altri
che mi riservo di indicare. … omissis …
- MARTUCCI Armando il quale, il 05.06.2009, ha dichiarato: … omissis … come la SV mi
dice, confermo chiamarsi PAGLIUCA e Peppe BENGASINO e Vincenzo PALUMBO, nonché
Peppe detto ‘a zavorra, ed il nostro gruppo. In particolare ci venne riferito se non sbaglio
tramite una donna di nome Assunta, che dovrebbe essere la madre di Ernesto SIMEONE, che
dovevamo incontrare i mondragonesi per serrare nuovamente le fila dei due gruppi che erano
stati da sempre alleati. Furono organizzati così degli incontri a cui parteciparono i
mondragonesi appena indicati insieme a ESPOSITO Giannino ed in un’occasione ricordo
Robertino detto prusuttiello venne da Valterino ESPOSITO per giustificarsi del mancato
invio dei soldi dovuti da Gennaro SORRENTINO a titolo di tangente....omissis... Poco dopo
però venne a Sessa a casa di Tommaso MORRONE, Vincenzo PALUMBO, chiedendo scusa
per il ritardo giustificandosi col fatto che quei soldi erano serviti per le esigenze del clan dei
mondragonesi … omissis …
- MARTUCCI Armando il quale, il 23.07.2009, ha dichiarato: … omissis … ADR: Riconosco
nella foto n. 51 Vincenzo Palumbo affiliato del clan di Mondragone e responsabile della
società di Raccolta dei rifiuti. Sfruttando tale posizione era diventato uno dei referenti nel
2006-2007 del clan per la raccolta delle estorsioni nel settore dei rifiuti. Ha avuto anche
rapporti con il nostro clan a cui ha portato sempre in quel periodo una pistola 357 magnum
che doveva servire a fare un attentato al titolare di una società edile di Portici L’ufficio da
atto che la foto n. 51 ritrae PALUMBO Vincenzo nato a Mondragone il 21.02.1973.
…omissis…
- MARTUCCI Armando il quale, il 02.11.2009, ha dichiarato: …omissis… Con riferimento a
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PALUMBO Vincenzo questi aveva ricoperto il ruolo che fu di Giacomo FRAGNOLI, il quale
prima di lui raccoglieva a sua volta la tangente dall’ECO4 sfruttando il suo rapporto
lavorativo in quella società. Si trattava in realtà di un rapporto di lavoro del tutto fittizio ed
era agevole coglierne la fittizietà in considerazione del fatto che nelle occasioni frequenti di
incontro, diurne o notturne, questi mai era intento a lavorare. PALUMBO Vincenzo era stato
anch’egli assunto fittiziamente nell’ECO4 e sfruttando il suo ruolo si occupava con
“Bengasino” della ricezione delle somme, provenienti dal VALENTE Giuseppe …omissis…
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.22. PATALANO Antonio Ettore
Il prevenuto risulta affiliato al clan
camorristico di Mondragone capeggiato da
BOCCOLATO Emilio.
PATALANO Antonio Ettore è stato identificato con certezza poiché veniva intercettata
l’utenza cellulare in uso allo stesso e in data 22.11.2008 in Mondragone veniva fotografato in
compagnia di SALOMONE Cesare, FERRARA Tobia e COMPARONE Vincenzo.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati.
In particolare, alla luce del riciclaggio di denaro sporco per conto del clan e della fittizia
intestazione di impresa per conto del clan, appare con estrema chiarezza la sua affiliazione al
clan “ex La Torre”. Tanto è vero che in occasione dell’atto intimidatorio rivolto nei suoi
confronti, riguardante l’esplosione di colpi di arma da fuoco all’indirizzo della sua
autovettura, avvenuto in data 01.01.2009, BOCCOLATO Emilio, nel corso del colloquio in
carcere del 07.01.2009, riferisce al fratello che il PATALANO è una persona da lui protetta e
che gli interessi di PATALANO Antonio Ettore erano gli interessi di BOCCOLATO Emilio e
quindi di tutti, intendendo chiaramente tutta l’organizzazione criminale.
Ulteriore elemento che conferma l’inserimento di PATALANO Antonio Ettore
nell’organizzazione retta da BOCCOLATO Emilio è dato dalle cointeressenze con
BOCCOLATO Giovanni, FERRARA Tobia, COMPARONE Vincenzo, SALOMONE Cesare
e TOMADA Claudio negli investimenti da realizzare all’estero e nella creazione e seguente
gestione della ditta L.A.B. s.a.s con sede in Mondragone alla via N. Sauro n. 37, che è stata
solo formalmente intestata alle germane GUGLIELMO Monica e Palma. E’ doveroso anche
notare che la predetta ditta, creata per volere di BOCCOLATO Emilio, è stata da sempre
monitorata da quest’ultimo per quanto concerne l’andamento degli affari fino al punto da
cercare di procacciare eventuali appalti per la fornitura di calcestruzzo, nonostante fosse
detenuto.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale, il 23.07.2009, ha dichiarato: … omissis … la foto n. 53
ritrae Patalano Antonio Ettore nato a Mondragone il 15.11.1975. ADR: ascoltato il nome
posso dire che conosco un tale Patalano di Mondragone che non ho mai però incontrato di
persona, in quanto nel 2005-2006 Di Martino mi portò una somma di 4/5 mila euro a carano
di Sessa Aurunca dicendo di portarla ad Emilio in quanto erano i soldi mandati da Patalano.
Costui era un imprenditore nel settore del cemento di Mondragone cui venivano appaltati
tutte le forniture per i lavori da parte dei Mondragonesi. … omissis …
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: … omissis … Conosco
Antonio Ettore PATALANO di vista, è un imprenditore del settore calcestruzzi. Non ho mai
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avuto a che fare con lui. So che è amico di BOCCOLATO Emilio. Sono a conoscenza che allo
stesso è stato sparato nella macchina con un fucile e l’esecutore è stato BUONOCORE
Antonio ma non conosco i motivi. L’episodio mi è stato riferito dallo stesso BUONOCARE
Antonio pochi giorni dopo il fatto. So che il PATALANO è amico del BOCCOLATO perché si
vedevano sempre insieme unitamente anche a SCIACCA di cui non ricordo il nome, e tale
Tonino “muzzunaro” di cui non ricordo il nome ma che sono in grado di riconoscere. Ho
saputo che dietro PATALANO ci sia Emilio BOCCOLATO, nel senso che abbiano interessi
comuni in attività che non saprei meglio precisare, anche perché conosco il PATALANO solo
di vista … omissis ...
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
Da ultimo è appena il caso di precisare che il complesso degli elementi sin qui esposti porta
ad escludere che il prevenuto possa essere qualificato come imprenditore vittima, risultando
invece evidente che si tratta di un imprenditore mafioso in quanto entrato in rapporto
sinallagmatico con l'associazione tale da produrre vantaggi per entrambi i contraenti,
consistenti per l'imprenditore nell'imporsi nel territorio in posizione dominante e per il
sodalizio criminoso nell'ottenere risorse, servizi o utilità (Cass.: Sez. 1, Sentenza n. 30534 del
30/06/2010 Cc., dep. 30/07/2010, Rv. 248321; Sez. 5, Sentenza n. 39042 del 01/10/2008 Cc.,
dep. 16/10/2008, Rv. 242318).
È pur vero che PATALANO Antonio Ettore versa al clan una tangente di 2000 euro che viene
di fatto riscossa da DI LEONE Americo a titolo di sovvenzione della relativa cassa (come
emerge, ad esempio, dalla conversazione in carcere del 15.04.2009 tra BOCCOLATO Emilio
ed il fratello Giovanni), ma non per questo lo stesso può essere definito vittima di una
condotta estorsiva. Il chiaro tenore della conversazione ambientale intercettata fra
BOCCOLATO Emilio ed il fratello Giovanni circa la ricondicibilità del PATALANO ai loro
interessi ed agli interessi di tutti testimonia, infatti, un dato conoscitivo difficilmente
superabile, ossia che PATALANO Antonio Ettore sia intraneo alla consorteria mondragonese,
apportando un contributo tanto sottile quanto redditizio per il clan, ossia quello di gestire –
seppure per interposta persona – una società di calcestruzzi con la quale non solo riciclare i
proventi dell’attività camorristica, ma costringere i terzi (ossia gli acquirenti del prezioso
materiale da costruzione) ad approvvigionarsi dalla medesima società, così introducendosi
con autorevolezza ed in regime di monopolio sul territorio mondragonese. Il fatto, dunque,
che egli versi delle somme al clan non può in alcun modo essere sintomatico di una posizione
passiva dell’imprenditore rispetto ai camorristi, apparendo essa più realisticamente una sorta
di riversamento nella casse del clan di una quota degli “utili” derivati dalla gestione sotto
mentite spoglie.
3.23. PERFETTO Giuseppe
Il prevenuto risulta al vertice del clan “ex La Torre” o “dei Chiuovi”, specie dopo l’arresto di
BOCCOLATO Emilio, oltre che per la sua specifica capacità e pericolosità delinquenziale che
ha accumulato negli anni di “militanza”, anche per il fatto che è il più anziano del gruppo
camorrista ancora in circolazione.
L’identificazione di PERFETTO Giuseppe, quale affiliato storico al clan “ex La Torre”, è
certa in quanto durante le intercettazioni ambientali in carcere di BOCCOLATO Emilio, in
più occasioni viene indicato non solo con le sue generalità, ma anche con il suo appellativo
“zio Peppino”, che è elemento individualizzante dello stesso PERFETTO Giuseppe, nella
considerazione del fatto che lo stesso è l’unica persona che è indicata in quel modo
nell’ambiente malavitoso di Mondragone.
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Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati,
In particolare nel corso del colloquio in carcere del 17.12.2008, tra BOCCOLATO Emilio ed
il fratello BOCCOLATO Giovanni, quest’ultimo gli riferisce che DI MEO Carlo (indicato
Carlino muzzone), per un problema inerente un lavoro da far effettuare ad una ditta di
calcestruzzi riconducibile a PATALANO Pasquale, si è rivolto proprio a PERFETTO
Giuseppe e la locuzione “sono arrivati fino da Perfetto” rende lapalissiano il fatto che
PERFETTO Giuseppe ha assunto un incarico di vertice all’interno del clan.
Nel corso del colloquio del 07.01.2009, BOCCOLATO Giovanni, nel riferire al fratello
Emilio l’episodio degli spari sull’autovettura di PATALANO Antonio Ettore, avvenuto il 1°
gennaio 2009, riporta anche le parole dette da PERFETTO Giuseppe allo stesso PATALANO,
al quale quest’ultimo si era rivolto per ottenere l’appoggio dello stesso. In particolare, in tale
circostanza PERFETTO Giuseppe l’avrebbe rassicurato dicendogli “Tu sei socio mio”.
Nel colloquio del 14.01.2009 BOCCOLATO Emilio, in merito ai contrasti sorti all’interno del
clan, riferisce al fratello Giovanni di comunicare a FERRARA Tobia di rivolgersi a
PERFETTO Giuseppe per sapere come si deve comportare con gli affiliati “dissidenti”.
Nel corso del colloquio del 15.04.2009, BOCCOLATO Giovanni riferisce al fratello detenuto
di avere dato disposizioni ad alcuni affiliati che non devono scavalcare le decisioni di
PERFETTO Giuseppe e che devono rivolgersi a lui.
Molto eloquente è la conversazione tra BOCCOLATO Emilio ed il genero GALLO Salvatore
detto Pierluigi, avvenuta nel corso del colloquio del 22.04.2009, quando i due parlano
dell’estorsione ai danni D’ALTERIO Stefano, e BOCCOLATO Emilio dice di far intervenire
PERFETTO Giuseppe nella transazione della vendita del terreno di proprietà del
D’ALTERIO, per poter ottenere la relativa tangente. Evidente è anche il timore reverenziale
che ha dimostrato D’ALTERIO Stefano nei confronti di PERFETTO Giuseppe, tant’è che
BOCCOLATO Emilio dice al genero di bypassarlo tramite tale Antimino.
A suo carico risultano, altresì, le molteplici dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- MANCANIELLO Gianfranco il quale il 11.02.2000, ha dichiarato:…omissis… Quanto al
traffico di eroina, riferito nello scorso verbale del 3.2.2000, devo precisare alcune
circostanze, rettificandole, che ho ricordato in questi giorni. A proposito, infatti, degli
accordi e delle modalità di incontro tra me e il corriere, tale Pasquale di S. Giorgio a
Cremano – ho già detto che trattasi di persona che aveva un ingrosso di scarpe a S. Giorgio
a Cremano – devo precisare che la volta scorsa ho detto che dopo l’incontro all’Hotel
Domitio, avvenuto tra me, Pasquale e PERETTO Peppino, stabilimmo in quella sede, io e
Pasquale, il luogo ove ci saremmo incontrati – area di servizio di Villa S. Giovanni - come ho
detto e ci scambiammo i numeri di telefono. A rettifica di quanto vi ho riferito nello scorso
interrogatorio, devo precisare che quando il corriere Pasquale tornò da Amsterdam avvisò
del suo arrivo PERFETTO Giuseppe il quale, a sua volta, contattò Fernando BRODELLA e
quest’ultimo mi avvisò del giorno e dell’ora in cui mi sarei dovuto recare in Calabria.
…omissis… Devo altresì precisare, sempre con riferimento alle dichiarazioni rese alla S.V. il
3.2.2000, che dopo che Mario ESPOSITO ebbe “l’OK” da Augusto LA TORRE, detenuto,
sull’avvio del traffico di droga unitamente ai PELLE, verso le fine di Agosto, inizio settembre
1992, Salvatore PELLE venne nuovamente a Sessa Aurunca proprio per prendere la risposta
di Augusto dal carcere e per concordare le modalità di avvio di tale traffico: ci incontrammo
sempre a Lauro, a casa del GRAMEGNA, presenti Mario ESPOSITO, io Salvatore PELLE e
Fernando BRODELLA: fu questa l’occasione in cui Mario ESPOSITO riferì a PELLE che
per tale traffico avremmo sfruttato un contatto ad Amsterdam che aveva Augusto LA TORRE
con tale Raffaele CENNAMO o CENNAMI. In tale sede concordammo di ripartire in tre parti
uguali sia i costi per l’acquisto dell’eroina, sia i ricavi della vendita della quale però di
occupavano i PELLE. Dopo questo incontro, come ho già detto, mi incontrai da solo con
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Fernando BRODELLA che mi riferì dell’incontro che avrei dovuto avere presso l’Hotel
DOMITIO con PERFETTO Giuseppe, che, a dire del Fernando BRODELLA, già aveva
contattato il CENNAMO. …omissis…
- LA TORRE Augusto il quale, il 06.05.2003, ha dichiarato: …omissis… Foto n. 119: si
tratta di Giuseppe PERFETTO che è proveniente della zona di Grumo; ha abitato per un
lungo periodo a Mondragone e poi è tornato a Grumo. In passato lui aveva avuto rapporti
con i Cutoliani della zona di S. Antimo ed era anche amico ad Emilio BOCCOLATO;
successivamente entrò in buoni rapporti con noi ed era particolarmente legato a Gimmy
ROZZERA che aveva fatto da compare al fratello Gerardo. Lui con i fratelli è titolare di una
tipografia, ma fa anche piccole truffe, documenti falsi. Con noi era in buoni rapporti anche se
a me non è mai stato simpatico. Credo che durante il periodo in cui il clan era gestito da
Emilio, lui abbia aiutato Emilio in qualche attività perché ripeto era molto legato a lui.
L’Ufficio da atto che si tratta di PERFETTO Giuseppe. …omissis…
- SPERLONGANO Mario il quale, il 16.10.2003, ha dichiarato: …omissis… Tangente
annuale versata dalla società “Algida”, inviata dal gestore napoletano tramite gli autisti. I
responsabili della società hanno versato a partire dal 1987 fino ad oggi una tangente annuale
pari a L. 20 milioni (inizialmente di 10 milioni poi, nel tempo, elevata a 20 milioni). Il denaro
veniva inviato, in contanti, tramite un’autista – persona che io non conosco ma nota a
PERFETTO Giuseppe – incaricato dai titolari dell’Algida, consegne perfezionate all’inizio
dell’estate.....
- SPERLONGANO Mario il quale il 28.10.2003, ha dichiarato: …omissis… Foto n. 119: si
tratta di PERFETTO Giuseppe; costui ritirava per nostro conto, fino all’ultimo periodo, i
soldi dell’estorsione che venivano versati dai rappresentanti dell’Algida e della Motta che
portavano i gelati a Mondragone. Peppino è molto legato ad Antonio LA TORRE e con
Antonio si occupa di tutte le vendite di terreni, nel senso che si fa dare sulle vendite dei
terreni una tangente che versa direttamente ad Antonio LA TORRE. Antonio lascia a lui una
percentuale. In passato è stato legato alla N.C.O. ed era molto amico di Emilio
BOCCOLATO. L’Ufficio da atto che si tratta di PERFETTO Giuseppe. …omissis…
- SCUTTINI LATORRE Pietro il quale il 06.05.2005, ha dichiarato: …omissis… La foto n.
119 ritrae PERFETTO Giuseppe, amico intimo della famiglia LA TORRE, trafficante di
droga, organizzatore di appuntamenti, “ patino” di Zio Nino Tropicale, intendendo che lo
stesso ha funto da compare di quest’ultimo. …omissis…
- FALACE Carmine il quale, il 12.01.2006, ha dichiarato: DOMANDA: Che cosa intende
PERFETTO Giuseppe quando dice: "gli dici cosa dobbiamo fare qua dobbiamo abbandonare
tutto coso, ce ne dobbiamo andare tutti quanti”? RISPOSTA: Secondo me, nell’ormai a me
noto gergo camorristico, PERFETTO Giuseppe intendeva dire che non era assolutamente
possibile che gli amministratori della Pineta Prisconte possano decidere di non pagare la
tangente stabilita dalla locale camorra. Qualora lo facciano, comunque, devono per forza di
cosa aspettarsi delle ritorsioni nei loro confronti. DOMANDA: Che cosa intende PERFETTO
Giuseppe quando dice che lei deve parlare con l’amministratore e dirgli: “qua non ci
dobbiamo mettere nello sbaglio, perché il primo responsabile sono io che pago le
conseguenze, quindi poi appresso a me ci venite pure voi, tranquillamente questi hanno pure
la carta per cacciarci a tutti quanti”? RISPOSTA: con tale frase il PERFETTO Giuseppe ha
voluto suggerirmi le parole che avrei dovuto riferire agli amministratori per convincerli a
cedere alla richiesta estorsiva, ovvero dovevo fargli capire che loro nel caso in cui non
avessero ottemperato ci sarebbero state delle conseguenze sia per me che per loro stessi. In
tale circostanza è chiaro inoltre che l’intenzione del PERFETTO Giuseppe era quella di
inserirmi a pieno titolo nella richiesta estorsiva, ovvero dovevo fare l’estorsione per loro
conto. DOMANDA: quando PERFETTO Giuseppe le ha rivolto la frase “perché se oggi
vengo qua e dico: "“Carmine, mi devi fare il piacere questa macchina non la devi muovere di
qua, altrimenti vattene da dentro qua …” … allora tu o mi uccidi, o te ne vai, o fai quello che
dico io"”, come l’ha interpretata ? RISPOSTA: è chiaro che anche in questo caso è stato
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utilizzato nuovamente l’usuale gergo camorristico che io ho perfettamente capito poiché ho
praticato per molti anni “camorristi” che erano soliti utilizzare le stesse terminologie, primo
tra tutti proprio Augusto LA TORRE. La frase anzidetta pronunziata dal PERFETTO
Giuseppe altro non può che ritenersi una chiara minaccia rivolta con modalità molto
diplomatiche nei miei confronti. Invero mi ha voluto far capire che dovevo assecondare tutte
le sue richieste, nel caso in specie quella di avvicinare gli amministratori della Pineta
Prisconte, altrimenti era meglio che me andavo. …omissis…
- FALACE Carmine il quale, il 17.02.2006, ha dichiarato: …omissis… riconosco nella foto
contraddistinta n. 8 la persona di PERFETTO del quale allo stato attuale non ricordo il
nome. Si tratta della persona con la quale ho avuto il colloquio registrato all’interno della
Pineta Prisconte. L’Ufficio la foto n. 8 ritrae il volto di PERFETTO Giuseppe. …omissis…
- DE MARTINO Antonio il quale, il 31.08.2006, ha dichiarato:…omissis… Foto n. 52: si
tratta di Peppino PERFETTO, l'attuale reggente del clan di Mondragone. L’Ufficio da atto
che si tratta di PERFETTO Giuseppe …omissis…
- FALACE Carmine il quale il 19.10.2006, ha dichiarato:…omissis… Foto n. 69: si tratta di
Peppino PERFETTO; so che è il responsabile attuale del clan di Mondragone; vi è stata
anche una registrazione con lui nella quale ho discusso della vicenda dei soldi che dovevano
essere versati dagli amministratori del parco. …omissis…
- SCUTTINI LA TORRE Pietro il quale, il 24.03.2009, ha dichiarato:…omissis… Nel
medesimo settore so che opera anche, sempre insieme a Pasqualino PAGLIUCA, un altro
prestanome di Antonio LA TORRE che si chiama LANDA Claudio detto pistolone sempre di
Mondragone. Costui ha anche vinto qualche gara pubblica dalle parti di Mugnano grazie
all’intervento di Giuseppe PERFETTO, che è un suo grande amico. …omissis…
Ma con riferimento alle attuali imputazioni si presentano in particolare rilevanti le più recenti
dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale, il 23.07.2009, ha dichiarato: …omissis… Riconosco nella
foto n. 54, Peppino Perfetto come ho detto a capo del nuovo gruppo dei mondragonesi
almeno fino al mio arresto. Ricordo tra l’altro che nel 2005\ 2006 portò a casa di mia nonna
a Sessa Aurunca a me, Zuccheroso, Esposito Emilio la somma di 10.000 euro che spettavano
al clan di Sessa per i lavori che dovevano essere seguiti da una ditta già sottoposto ad
estorsione dai mondragonesi per altri lavori che stava svolgendo sulla montagna di
Mondragone. Si trattava in sostanza di un anticipo che era stato preso dai mondragonesi
anche su un’altra commessa che la stessa ditta aveva vinto per lavori a Sessa. Nell’occasione
Perfetto era accompagnato da Roberto Pagliuca. E titolare per altro del locale “carioca” di
Mondragone falsamente intestato a tale Agostino. L’ufficio da atto che la foto n. 54 ritrae
PERFETTO Giuseppe nato a Grumo Nevano il 06.01.1946. …omissis…
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: … omissis … Conosco
PERFETTO Giuseppe quale zio di VELLUCCI Giuseppe detto “bengasino”. È lo stesso
VELLUCCI a dire di essere suo nipote. So che VELLUCCI negli ultimi tempi stava gestendo
la nuova agenzia di trasporti per conto del clan e so per dire di Roberto PAGLIUCA che sta
percependo lo stipendio in carcere essendo detenuto. Sono a conoscenza che PERFETTO
Giuseppe sia stato sempre vicino al clan FRAGNOLI, anche se non so con quale ruolo.
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.24. RAZZINO Pasquale
Il prevenuto, alias “scarola”o “n’ taccat”, risulta affiliato al clan “ex La Torre” o “dei
Chiuovi”.
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L’identificazione di RAZZINO Pasquale è certa ed inequivocabile in quanto, come è emerso
soprattutto nell’intercettazione dei colloqui in carcere a carico di BOCCOLATO Emilio lo
stesso RAZZINO viene indicato con il suo soprannome che è quello di “Pasquale scarola”,
chiaro elemento identificativo in quanto lo stesso è l’unica persona che nell’organizzazione
criminale mondragonese riporta il predetto soprannome.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati.
In particolare, già nella conversazione del 26.11.2008 sul conto di RAZZINO Pasquale, anche
se detenuto dal 12.04.2007 per associazione di tipo mafioso, BOCCOLATO Giovanni riporta
al fratello detenuto BOCCOLATO Emilio il comportamento che stavano tenendo “quelli di
Scarola”, intendendo chiaramente gli spacciatori che lavoravano per lui, i quali “vanno e
vengono da dentro a quella macelleria”, intendendo il macellaio DI LEONE Amerigo, che ha
il compito di raccogliere i proventi dello spaccio e delle attività estorsive del clan.
Un'ulteriore conversazione tra i fratelli BOCCOLATO, che conferma l’affiliazione al clan di
RAZZINO Pasquale, viene intercettata in data 15.04.2009, allorquando BOCCOLATO
Emilio chiede al fratello Giovanni se “Pasquale scarola” fosse uscito dal carcere, ottenendo
una risposta positiva (lo stesso effettivamente poche settimane prima del colloquio, in data
24.03.2009, risulta essere stato scarcerato). Nella circostanza BOCCOLATO Giovanni
riferisce che RAZZINO Pasquale si dimostrava freddo nei suoi confronti e di avere saputo che
la figlia si era presentata da FERRARA Tobia per chiedere di essere assunta nella segheria.
BOCCOLATO Emilio riferisce al fratello di avere ricevuto per Pasqua, tramite la sua
convivente MIRAGLIA Cosetta, gli auguri proprio da RAZZINO Pasquale.
Nel colloquio del 13.05.2009 si evince con estrema chiarezza l’attuale affiliazione di
RAZZINO Pasquale, in quanto BOCCOLATO Giovanni comunica al fratello BOCCOLATO
Emilio il fatto che aveva saputo da FERRARA Tobia che “Pasquale scarola” è stato arruolato
e che si era lamentato con lui del fatto che da dicembre (2008) non ha più percepito lo
stipendio da carcerato e FERRARA Tobia gli avrebbe riferito che essendo BOCCOLATO
Emilio detenuto non ha più potuto provvedere anche per lui. Nell'occasione BOCCOLATO
Giovanni si lamenta anche del comportamento di RAZZINO Pasquale, il quale è sempre stato
trattato bene da BOCCOLATO Emilio, dal quale avrebbe avuto anche delle regalie quali
vacanze ed il pagamento delle spese del battesimo del figlio.
Un’ennesima conferma dell’affiliazione di RAZZINO Pasquale è emersa anche nella
conversazione in carcere tra BOCCOLATO Emilio ed il fratello BOCCOLATO Giovanni
avvenuta in data 10.06.2009, quando quest’ultimo riferisce gli ultimi sviluppi organizzativi di
DI LEONE Americo, il quale avrebbe assunto alle sue dirette dipendenze, oltre a RAZZINO
Pasquale, che chiama anche con il suo soprannome “intaccato”, anche tale figlio di Carluccio,
notizia che faceva adirare BOCCOLATO Emilio, il quale riferisce al fratello di far rientrare
nei ranghi “il macellaio” (DI LEONE Americo).
A suo carico risultano, altresì, le molteplici dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- PERSECHINO Michele il quale, il 22.03.2002, ha dichiarato: …omissis …. Foto n. 4 si
tratta di Razzino Pasquale fratello di Ernesto; viene soprannominato scarola “o’ ntaccato”.
Era a disposizione del clan che lo utilizzava per qualunque incarico. Mi pare di aver già
riferito che nel ’95 fu mandato da Augusto La Torre a picchiare le prostitute sulla Domitiana
insieme a Luongo Pasquale e a due di Sessa. Nel 2000 quando sono stato scarcerato ho visto
qualche volta Pasquale ma non ho avuto con lui alcun tipo di contatto malavitoso. Ho visto
più volte Pasquale insieme ad Ernesto anche durante il periodo in cui Ernesto era latitante.
L'ufficio dà atto che la foto 4 è proprio quella di Razzino Pasquale”.
- PICCIRILLO Stefano il quale, il 10.10.2002 ha dichiarato: …omissis… ”Ho saputo
successivamente che Pasquale Razzino per un periodo è andato a ritirare le estorsioni da
Sasso che ha un negozio di fiori e delle serre. Ciò ho saputo di recente in carcere parlando
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con Salvatore Palmieri.
- ORABONA Salvatore il quale, il 16.05.2003, ha dichiarato: …omissis… Pasquale
RAZZINO detto scarola era un esaltato, faceva anche abuso di alcool e di cocaina. So che
spesso Antonio lo ha mandato a chiamare a Terni soprattutto perché non voleva che desse
fastidio alle persone”.
- SPERLONGANO Mario il quale, il 03.10.2003 ha dichiarato: …omissis…Anche questi costi
erano annotati nel libro mastro, ossia nel quaderno; per cautela i nomi non venivano
ovviamente indicati per esteso. Posso riferire quali erano le persone stipendiate negli anni
1995-1996 e, per il periodo che decorre dall’ottobre 1995, maggio 1996, quelle indicate nella
contabilità del gruppo, anche con il nomignolo di copertura da me usato (indicato tra
parentesi, ndr), con i rispettivi stipendi stabiliti …omissis… 44) RAZZINO Pasquale,
(“scarola”), 2 milioni ..omissis…
- Augusto LA TORRE il quale, il 31.03.2003 e il 28.04.2003, ha dichiarato: “ … omissis.
Durante il periodo della mia carcerazione, io ho saputo che Mario SPERLONGANO aveva
mandato a ritirare i due milioni Pasquale RAZZINO detto scarola, e Michele si era lamentato
con mio cognato del fatto che andava Pasquale che era un mezzo drogato”; …omissis Foto n.
72: si tratta di Pasquale RAZZINO detto scarola come il fratello ; fino al 95 non è stato mai
legato al clan. Quando sono stato scarcerato l’ho mandato a picchiare delle prostitute sia
per strada sia quella che stava sui palazzi Cirio. In quest’ultima occasione Pasquale doveva
andare insieme a PERSECHINO Michele e a LUONGO Pasquale e si dovevano far dare o il
cappello o il giubbotto dei vigili urbani da Mattia SORRENTINO. Spesso gli ho fatto dei
regali. Ho saputo successivamente che è stato inserito a pieno titolo nel clan quando ho
appreso da mio cognato, nel corso di un colloquio, che Pasquale andava a prendere i soldi
da Michele PAGLIUCA titolare di Fontanarosa. RAZZINO del resto, era parente a Emilio
BOCCOLATO, avendo sposato la cugina Gianna e quindi ritengo che fosse stato inserito a
pieno titolo nel clan già da Mario SPERLONGANO e successivamente utilizzato anche da
Emilio BOCCOLATO.
- SCUTTINI LA TORRE Pietro il quale, il 06.05.2005 ha dichiarato: …. omissis ….“ La foto
n. 72 ritrae RAZZINO Pasquale detto “ scarola”, è un associato del clan LA TORRE a
partire dal 1993, affiliato da PAGLIUCA Donato ….omissis.
Ma con riferimento alle attuali imputazioni si presentano in particolare rilevanti le più recenti
dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale, il 23.07.2009, ha dichiarato: …omissis… ADR: riconosco
nella foto n. 59 Pasquale Razzino, fratello di Ernesto, affiliato anch’egli dei Mondragonesi,
sia per il passato che di recente dopo la penultima carcerazione del 2006, con il nuovo
gruppo. Lo incontrai infatti proprio nell’estate del 2006, al lido Medusa insieme a tutti gli
altri affiliati. L’ufficio da atto che la foto n. 59 ritrae Razzino Pasquale nato a Mondragone
il 15.08.1959. …omissis…
- MARTUCCI Armando il quale, il 15.09.2009 ha dichiarato:…omissis… Prima di proseguire
con le foto voglio riferire alcuni fatti inerenti il traffico di droga a Mondragone: come le
dicevo quest’attività è gestita da Pagliuca Salvatore detto caporosso e RAZZINO Pasquale
detto scarola, che si avvalgono di alcuni ragazzi tra cui conosco tale Scognamiglo Luigi ed
Orvieto di cui non ricordo il nome di battesimo, oltre a Simone detto pippo franco, oltre ad
altri ragazzi …omissis…
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: … omissis …Conosco
RAZZINO Pasquale. Preciso che hanno lo stesso nome zio e nipote. Lo zio è soprannominato
“scarola” per via dei suoi capelli ricci. Lui non percepisce lo stipendio, a differenza del
fratello Ernesto. Il ruolo di RAZZINO Pasquale è quello di collegamento tra il fratello e il
clan. Se fa qualche cosa lo fa a titolo personale, come per esempio lo spaccio unitamente ai
nipoti e a Gigino “o napulitano” negli anni 2007/2008. Nel mese di settembre 2011, ho avuto
una discussione con il nipote RAZZINO Pasquale e il cognato di quest’ultimo chiamato Fabio
“trent’anni”. La discussione è nata poiché il Pasquale unitamente a Fabio vendevano droga
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autonomamente e non erano autorizzati dal clan. Nella discussione io e CASCARINO Mirco,
a bordo di un motociclo Honda SH di colore bianco, andammo a casa di Fabio, sita in una
traversa di via XI febbraio e precisamente presso l’abitazione dei genitori di Fabio. In quella
occasione, Fabio uscì dall’abitazione e Mirko, con la pistola mitragliatrice UZI che avete
trovato in mio possesso, cercò di gambizzarlo ma non vi riuscì per l’intervento della moglie
di Fabio. Nell’occasione furono esplosi trentadue colpi verso l’abitazione e il cancello, che fu
fatto poi riparare. Il giorno dopo ci siamo incontrati in una masseria sita in via stazione nr.
75 di Mondragone alla mia presenza ed a quella di Roberto PAGLIUCA, Alessandro
SBORDONE, Antonio MIRAGLIA, RAZZINO Pasquale “scarola” e il nipote Pasquale, Fabio
“trent’anni” e CASCARINO Mirko. In quella occasione PAGLIUCA richiamò RAZZINO
Pasquale “scarola”, intimandogli di non far spacciare più i nipoti altrimenti il fratello
Ernesto non avrebbe più percepito lo stipendio dal clan. … omissis …
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.25. SAUCHELLA Bruno
Il prevenuto, alias “u’ zingaro”, risulta affiliato al clan “ex La Torre”.
SAUCHELLA Bruno è stato identificato con certezza in quanto chiamato con il suo
soprannome “u zingaro”, nomignolo che tra l’altro viene anche indicato da diversi
collaboratori di giustizia, inoltre sono state intercettate le utenze telefoniche che utilizzava,
nonché le conversazioni ambientali veicolari a bordo dell’autovettura PORSCHE Cayenne in
uso a CASCARINO Giovanni. In particolare, un elemento identificativo inequivocabile a
carico di SAUCHELLA Bruno è dato dall’intercettazione delle conversazioni telefoniche tra
CASCARINO Giovanni, SAUCHELLA Bruno e LUONGO Valentina avvenute nella serata
del 25.03.2009 in occasione del ferimento alla mano sinistra da parte del SAUCHELLA
mediante l’esplosione di una colpo di arma da fuoco (vedi capo 19) dell'imputazione). Infatti
il giorno successivo, il 26.03.2009, a seguito di una perquisizione locale e personale presso
l’abitazione di SAUCHELLA Bruno, non solo era riscontrato il ferimento alla sua mano
sinistra, ma veniva anche rinvenuto un colpo di arma da fuoco non esploso cal. 7.65,
confermando pienamente quanto emerso nel corso dell’attività intercettiva.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate in relazione ai singoli capi di imputazione allo
stesso ascritti e con riferimento anche agli altri coindagati. In particolare, molto eloquenti
sono le conversazioni del 25.03.2009 nell'occasione in cui il prevenuto si attingeva con un
colpo di arma da fuoco, nonché quelle riguardanti lo spaccio di sostanze stupefacenti.
L’affiliazione di SAUCHELLA Bruno è ulteriormente confermata anche dal contenuto dei
colloqui in carcere di BOCCOLATO Emilio. In particolare, nel colloquio dell’11.03.2009, nel
corso del quale, nel riferire l’episodio degli spari sulla saracinesca dell’abitazione di DI MEO
Carlo, BOCCOLATO Giovanni riferisce al fratello Emilio che nei pressi dell’abitazione di DI
MEO Carlo vi era anche SAUCHELLA Bruno, alias “u’ zingaro”, insieme a CASCARINO
Giovanni e CUOCO Antonio. Ancora, nel corso del colloquio del 15.04.2009, BOCCOLATO
Giovanni riferisce al BOCCOLATO Emilio che SAUCHELLA Bruno, che chiama Bruno lo
zingaro, insieme alla “seccia” (LUONGO Pasqualino), si erano recati da PATALANO
Antonio Ettore per riscuotere un “contributo” per il clan di 2.000 Euro.
A suo carico risultano, altresì, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni di:
- PAGLIARO Emilio Giuliano il quale, il 30.03.2010, ha dichiarato: …omissis… Una sera di
fine agosto del 2008 vennero da noi CASCARINO Giovanni, SAUCHELLA Bruno detto “lo
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zingaro”, MAROTTA Antonio detto “braciolone” e tale “Piede di Gallina”; i quattro
giunsero in piazza e “Piede di Gallina” passò una pistola a CASCARINO Giovanni il quale
ci disse che se volevamo continuare a spacciare dovevamo farlo per lui, perché a giorni
avrebbe preso il comando di Mondragone. Io conoscevo tutte e quattro le persone e sapevo
che CASCARINO Giovanni faceva capo ad un gruppetto di persone ed era comunque una
persona temuta, essendo stato già in carcere ed avendo questi commesso un precedente
omicidio di un serbo od un albanese, non ricordo bene. Ci dissero di consegnare loro i soldi
che avevamo ricavato dalla vendita, cosa che facemmo, dando loro circa 2.600 euro.
…omissis…
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: ... All’epoca di Salvatore
PAGLIUCA detto “o chiatt”, conoscevo ed ho avuto a che fare per vicende criminali legate
alla droga alcuni appartenenti al suo clan come Fabio CAVALLO “o cavallo”, Giovanni
BOVA, Giovanni LUONGO “cap d’auliva”, Bruno SAUCHELLA “o zingaro”, Gino
FRAGNOLI, Giacomo FRAGNOLI, che era il capo dell’organizzazione, Roberto PAGLIUCA
“prosciuttiello” che a seguito del loro arresto è divenuto il responsabile del clan insieme a
Salvatore GALLO ed Amerigo LEONE. Costoro gestiscono le attività illecite sul territorio di
Mondragone, raccolgono i soldi delle estorsioni e fanno gli stipendi per gli affiliati e i
detenuti, che vengono fatti da PAGLIUCA Roberto e Salvatore GALLO, nel periodo dal 20 al
25 di ogni mese, presso l’abitazione della moglie di “mangianastri” che nonostante la
detenzione è il vero capo del clan e è detenuto da molto tempo.... Omissis … A.D.R. Sono a
conoscenza dell’episodio relativo alla gambizzazione di FIORILLO Nino, detto
“cappigliuccio” attualmente detenuto. Lo stesso fu gambizzato da SAUCHELLA Bruno e da
un altro di cui non conosco l’identità. Fu lo stesso SAUCHELLA a dirmi di essersi travestito
da pagliaccio (essendo il periodo di carnevale), di essere entrato all’interno del bar sito in
via Caserta di Mondragone e di aver sparato alle gambe del FIORILLO. Il fatto venne
commissionato da Emilio BOCCOLATO e il SAUCHELLA fu ricompensato con 5.000 €. Egli
però non mi ha mai detto quale fosse la ragione di tale episodio.
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.26. SCIACCA Giovanni
Il prevenuto risulta affiliato al clan camorristico di Mondragone denominato “ex La Torre”.
SCIACCA Giovanni è stato identificato con certezza in quanto sottoposte ad intercettazione le
conversazioni dallo stesso effettuate con l’utenza telefonica a lui in uso ed intestata.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate con riferimento anche agli altri coindagati.
In particolare, in seguito alla progressiva ascesa nel clan camorristico “ex La Torre” da parte
di BOCCOLATO Emilio, i germani SCIACCA Giovanni e Roberto, esercenti commerciali di
Mondragone (gli stessi sono titolari di una segheria nonché della c.d. “Tenuta Sciacca”), da
vittime di estorsioni da parte del clan sono diventati partecipi ed attivi in seno al clan stesso,
ne è riprova la recente emissione ed esecuzione avvenuta il 22.06.2010 dell’Ordinanza di
Custodia Cautelare in Carcere n. 6233/06 RGNR e n. 5014/07 R.GIP emessa dal G.I.P. del
Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di BOCCOLATO Emilio, PAGLIARO Pasquale,
FERRARA Tobia e SCIACCA Giovanni per traffico internazionale di sostanze stupefacenti,
in concorso con esponenti di spicco della 'ndrangheta reggina, quali il capo clan di Platì
BARBARO Giuseppe, e con BELGIOVANE Vittorio, referente, di origine italiana, di
un’organizzazione venezuelana.
Ulteriore prova circa l’inserimento dei fratelli SCIACCA nell’organizzazione camorristica è
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data da una conversazione intercettata presso il carcere di Carinola a carico di BOCCOLATO
Emilio in data 14.01.2009 durante la quale Giovanni ed Emilio convengono sul fatto che sia
PATALANO Antonio Ettore sia i fratelli SCIACCA non devono essere sottoposti ad
estorsione da parte di nessun esponente del clan camorristico in quanto “servono” allo stesso
BOCCOLATO Emilio.
Un ulteriore episodio illuminante circa l’affiliazione di SCIACCA Giovanni e le
cointeressenze tra il clan di Mondragone e quello dei Muzzoni, emerge in diverse
intercettazioni dei colloqui in carcere di BOCCOLATO Emilio e di DI STEFANO Raffaele.
In particolare, nel colloquio in carcere di BOCCOLATO Emilio del 18.03.2009 con i
familiari, emerge che quest’ultimo dice a DI STEFANO Cipriano, padre del detenuto DI
STEFANO Raffaele, di mandare i saluti proprio a SCIACCA Giovanni. Ciò avviene nella
sala colloqui del carcere dove alla presenza anche di altri detenuti si vede, dalle telecamere,
come il DI STEFANO è riverente nei confronti di BOCCOLATO ritenuto un “capo”.
Il significato di tale locuzione emerge dalle intercettazioni dei colloqui nel carcere di Carinola
di DI STEFANO Raffaele con i propri familiari, avvenute nei mesi precedenti. In particolare,
già nel colloquio del 06.08.2008, DI STEFANO Raffaele riferiva al padre Cipriano di
rivolgersi a SCIACCA Giovanni per preparare tutta la documentazione di lavoro necessaria
per ottenere l’affidamento ai servizi sociali. Il coinvolgimento di SCIACCA Giovanni emerge
anche da successivi colloqui avuti da DI STEFANO Raffaele con suo padre Cipriano, in
particolare nel corso di quello avuto in data 17.12.2008, DI STEFANO Raffaele comunica di
avere avuto una conversazione con BOCCOLATO Emilio, nella quale quest’ultimo lo ha
invitato a contattare “SCIACCA” in modo che possa nominare come difensore di fiducia un
suo amico avvocato, il quale avrebbe dovuto occuparsi della sua scarcerazione. Tale
argomento viene ribadito anche nel successivo colloquio del 31.12.2008, allorquando DI
STEFANO Raffaele dice al padre il fatto che BOCCOLATO Emilio gli manda i saluti e di
rivolgersi a SCIACCA a suo nome sempre per la questione della scelta dell’avvocato.
Nel corso del colloquio del 14.01.2009, tra il detenuto DI STEFANO Raffaele ed il padre DI
STEFANO Cipriano, emerge anche l’interessamento di BOCCOLATO Maria Laura con
SCIACCA Giovanni per l’assunzione di DI STEFANO Raffaele presso la Tenuta Sciacca, per
fargli ottenere l’affidamento ai servizi sociali.
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
3.27. VELLUCCI Giuseppe
Il prevenuto, alias “bencasino”, risulta affiliato al Clan “ex La Torre” o “dei Chiuovi”.
L’identificazione di VELLUCCI Giuseppe è certa ed emerge dalle conversazioni intercettate
all’interno del carcere di Carinola a carico di BOCCOLATO Emilio, ove lo stesso viene
indicato con il soprannome di “bencasino”, soprannome che nell’organizzazione criminale di
Mondragone è univocamente attribuito al VELLUCCI Giuseppe, inoltre lo stesso è stato
anche riconosciuto in foto da doversi collaboratori di giustizia.
Il suo ruolo all'interno dell'associazione emerge in primo luogo dalle intercettazioni effettuate
tra le quali vanno ricordate quelle riportate con riferimento anche agli altri coindagati.
In particolare, nel corso delle conversazioni in carcere di BOCCOLATO Emilio con i
familiari, in diverse occasioni, viene fatto riferimento al VELLUCCI, fra cui in data
17.12.2008 ed in data 07.01.2009 allorquando BOCCOLATO Emilio ed il fratello
BOCCOLATO Giovanni, gli stessi fanno riferimento a “Bencasino”, quale loro persona di
riferimento nell’ambito dei dissidi sorti all’interno del clan. Inoltre, nella conversazione del
14.01.2009, BOCCOLATO Emilio e BOCCOLATO Giovanni parlano nuovamente dei
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dissidi interni al clan sorti anche prima dell’arresto di BOCCOLATO Emilio ed, in particolare
del litigio tra CASCARINO Giovanni con PERFETTO Giuseppe e VELLUCCI Giuseppe.
Una ulteriore ed eloquente conversazione circa l’affiliazione di VELLUCCI Giuseppe
all’organizzazione camorristica emerge dalla conversazione in carcere tra i due fratelli in data
28.01.2009, allorquando BOCCOLATO Giovanni riporta la conversazione avuta con
FERRARA Tobia quando fa riferimento a VELLUCCI Giuseppe, come colui che “è stato
cresciuto” in ambito criminale dai fratelli BOCCOLATO
A suo carico risultano, altresì, le molteplici dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ed, in effetti, vi sono dichiarazioni anche risalenti nel tempo di:
- SPERLONGANO Mario il quale, il 26.09.2003, ha dichiarato: …omissis… "cavallo di
ritorno” nei confronti di NERI Salvatore detto mangasciarra: il NERI aveva subito il furto di
un camion e attrezzature per attività edilizie e si rivolse ad Aniello PIGNATARO il quale su
mia indicazione si rivolse a Vincenzo FRANCIOSA, ma costui disse che era estraneo ai fatti.
Aniello poi parlò con FRAGNOLI e con il cognato di CORNACCHIA tale VELLUCCI
Giuseppe detto o bengasino. I due fecero sapere ad Aniello che il furto era stato organizzato
da gente di Napoli …omissis…
- FALACE Carmine il quale, il 12.01.2006, ha dichiarato: …omissis… Mi riferì infine che
VELLUCCI Giuseppe detto "Bencasino" doveva parlarmi urgentemente. Fu proprio così che
alle ore 16:00 di quel giorno, puntuale, mi recai all’appuntamento convenuto. …omissis…
Da tale gesto deducevo che all’interno non vi era nessuno ma, di fatto, quando entrai nella
cucina trovai già presenti VELLUCCI Giuseppe, PALUMBO Vincenzo e DELLA VALLE
Tommaso. Con precisione, all’interno della cucina, per chi dava le spalle alla porta, vi era al
centro un tavolo con le sedie, ed un divanetto su di un lato. Appena sono entrato nella stanza
ci siamo salutati, anche perché le predette persone erano tutte di mia conoscenza, facendomi
poi accomodare vicino al tavolo con la faccia rivolta verso la porta. Tutti i presenti si
sedettero, rispetto alla mia posizione, nel seguente senso orario, ovvero partendo dalla mia
sinistra, si sono posizionati prima VELLUCCI Giuseppe, poi ROBERTINO e dopo ancora
DELLA VALLE Tommaso. Il solo PALUMBO Vincenzo invece non si sedeva e si occupava di
“fare gli onori di casa” portandoci acqua, dolci ed altro. Dopo i convenevoli, il VELLUCCI
Giuseppe iniziò a dire che aveva avuto modo di leggere delle carte relative alle dichiarazioni
rese sia da Augusto LA TORRE che dal suo parente SCUTTINI LA TORRE Pietro ed in
particolare ciò che riguardava la circostanza che io avevo versato a loro delle somme di
denaro a titolo di tangente. A tale affermazione io risposi che effettivamente Augusto mi
mandò a chiedere dei soldi ed io glieli mandai non per pagare un’estorsione, ma a titolo di
favore personale. Comunque il VELLUCCI Giuseppe continuò il discorso dicendo che
avevano letto delle carte nella quali si affermava che Augusto si stava riorganizzando e che
io avrei fatto parte del suo nuovo gruppo oltre che a continuare a sovvenzionarlo. Io
comunque risposi che ciò non era vero, tali notizie a me non risultavano e che con Augusto io
avevo completamente interrotto i rapporti. Sempre il VELLUCCI Giuseppe precisò che
comunque a loro non interessava tale vicenda e che dovevo dare a loro la somma di
duemilacinquecento euro per il fine estate, in quanto LORO STAVANO INGUAIATI E
DOVEVANO PAGARE GLI AVVOCATI PER I CARCERATI. A tale proposta rimasi sul vago
e gli disse che li avrei fatto sapere. …omissis…
- FALACE Carmine il quale, il 19.10.2006, ha dichiarato: …omissis… Foto n. 78: si tratta di
Peppe detto Bengasino di cui in questo momento non ricordo il cognome, anzi ricordo che si
chiama VELLUCCI. Si tratta di un esponente di rilevo dell’attuale clan e ho già riferito di lui
ed era uno dei soggetti che ha partecipato ai colloqui che ho registrato; era la persona che
mi faceva più pressione per far versare i soldi da parte dei condomini. L’Ufficio da atto che si
tratta di VELLUCCI Giuseppe …omissis…
- SANTONICOLA Raffaele il quale, il 24.07.2006, ha dichiarato: …omissis… Nel periodo in
cui Gino FRAGNOLI è stato tratto in arresto la penultima volta, successe un episodio
particolarmente importante che intendo rappresentarvi: venni convocato da Andrea
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CENNAMI titolare del “Zanzi-Bar” il quale mi disse che mi cercava Giuseppe VELLUCCI
che conosco anche con il soprannome di “Bencasino”, perché mi doveva parlare
urgentemente. Dopo un paio di giorni, mentre mi trovavo occasionalmente nella piazzetta
Marechiaro, venni prelevato da GALLO Salvatore e MIRAGLIA Antonio detto la “zannella”,
che nell’occasione avevano in uso una Fiat Punto di colore grigio condotta dalla “zannella”,
i quali mi portarono a Sant’Angelo in un’abitazione che saprei indicarvi ma che comunque
posso già preannunciarvi che si trova di un negozio che vende anche delle bombole di g.p.l.
Ci aprì il cancello in ferro, che ricordo era di colore grigio, un uomo dell’età di circa 40 anni
che vestiva una tuta di quelle utilizzate dagli operatori ecologici. Li trovai ad attendermi
Peppe Bencasino, Vincenzo PALUMBO ed altre due o tre persone che conosco solamente di
vista ma dei quali non conosco i nomi. In tutto eravamo circa una decina di persone. Mi
parlò solamente Giuseppe VELLUCCI, il quale assunse un comportamento da vero e proprio
leader tra i presenti. Capii quindi che era questi a gestire il nuovo gruppo anche perché Gino
FRAGNOLI già era detenuto. …omissis…
- DORIA Anna la quale, il 05.08.2006, ha dichiarato: …omissis… Foto n. 55: si tratta di una
persona che io ho visto qualche volta con Ninuccio Tropical; si chiama Bengasino come
soprannome e so che è legato Roberto PAGLIUCA e fa parte del gruppo di Mondragone.
L’Ufficio da atto che si tratta di VELLUCCI Giuseppe…omissis…
Ma con riferimento alle attuali imputazioni si presentano in particolare rilevanti le più recenti
dichiarazioni di:
- MARTUCCI Armando il quale, il 11.06.2009, ha dichiarato:…omissis… Riconosco nella
foto n. 12 DELLA VALLE Tommaso, altro affiliato al clan dei mondragonesi già quando il
clan era capeggiato da La Torre Augusto. Successivamente quando il clan La Torre si
sciolse, dopo un periodo di detenzione si è messo con il nuovo gruppo di Roberto
PAGLIUCA, GAGLIARDI Angelo, VELLUCCI Giuseppe, PALUMBO Vincenzo, Peppino
PERFETTO, Peppe ‘a zavorra e gli altri. …omissis…
- MARTUCCI Armando il quale, il 14.07.2009, ha dichiarato: …omissis… L’ufficio da atto
che la foto n. 33 ritrae Gagliardi Angelo, nato a Mondragone il 01.01.1954. ADR: una volta
ascoltato il nome posso dire che si tratta di un capo clan dei mondragonesi,detto
mangianastri, e già componente del gruppo La Torre attualmente detenuto al 41 bis, ma che
ciò nonostante riesce ad inviare messaggi all’esterno come quello rivolto ad Ernesto
Simeone, che i componenti del neo gruppo criminale di Mondragone, tra cui suo nipote
Vellucci Giuseppe, Roberto Pagliuca detto prusuttiello e gli altri di cui ho già parlato,
dovevano fare riferimento ai Sessani. …omissis…
- MARTUCCI Armando il quale, il 23.07.2009, ha dichiarato: …omissis… Roberto
PAGLIUCA è un affiliato del nuovo gruppo formatosi a Mondragone sotto la guida di
Peppino PERFETTO insieme tra gli altri a VELLUCCI Giuseppe, PALUMBO Vincenzo ed
altri. Si occupa delle estorsioni e della droga ed è spesso venuto a Sessa per incontrarsi con
Emilio e con Valterino ESPOSITO. …omissis…
- MARCIELLO Rosario il quale, in data 8.02.2012, ha dichiarato: … omissis … Conosco
PERFETTO Giuseppe quale zio di VELLUCCI Giuseppe detto “bengasino”. È lo stesso
VELLUCCI a dire di essere suo nipote. So che VELLUCCI negli ultimi tempi stava gestendo
la nuova agenzia di trasporti per conto del clan e so per dire di Roberto PAGLIUCA che sta
percependo lo stipendio in carcere essendo detenuto. Sono a conoscenza che PERFETTO
Giuseppe sia stato sempre vicino al clan FRAGNOLI, anche se non so con quale ruolo.
Da non sottovalutare, infine, la personalità del prevenuto emergente dai molteplici precedenti
penali e di polizia, nonché dalle frequentazioni dello stesso tutto come riportato nella sua
scheda personale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti di cui al capo 1)
dell'imputazione.
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4. Capi 2) e 3) dell'imputazione
A margine dell'associazione di cui al capo 1) dell'imputazione emergeva la figura di
SALOMONE Cesare, cancelliere in servizio presso la Corte di Cassazione, il quale appare
fin dalle prime conversazioni come un punto di riferimento per FERRARA Tobia,
componente di spicco della consorteria camorristica mondragonese. Il cancelliere viene infatti
contattato dal FERRARA per ogni necessità giudiziaria, legata per lo più a notizie circa l’esito
di ricorsi presentati dai componenti del gruppo camorristico costituendo una testa di ponte del
gruppo all’interno della Suprema Corte, con compiti raffinati di ausilio della consorteria.
Peraltro, lo stesso, non è contattato solo per tali necessità, ma soprattutto per renderlo
protagonista di una accurata attività organizzativa preordinata alla esecuzione di una
gigantesca operazione di investimento in Costa d’Avorio, fatta attraverso la realizzazione di
un complesso industriale da costruire nel paese africano, operazione che richiede l’ausilio
tecnico dell'ing. TOMADA Claudio e di alcuni “finanziatori”, ossia i componenti del gruppo
mondragonese. Il compito di SALOMONE Cesare è quello di sfruttare il suo ruolo di
funzionario in un prestigioso ufficio giudiziario per cercare di avvicinare personaggi politici
di rilievo regionale e nazionale da convincere circa la bontà dell’investimento, con ciò
procacciando ai suoi committenti sia la solidità e la garanzia derivanti dalla autorevolezza
dell’imprimatur politico, sia la tranquillità di non trovare ostacoli di carattere procedimentale
o diplomatico presso il paese estero.
4.1. I fatti
I primi contatti fra SALOMONE Cesare ed esponenti della criminalità organizzata
mondragonese sono stati registrati in data 3.11.2008, alle ore 10.07, sull’utenza cellulare n.
338-2818930 in uso a FERRARA Tobia, dalla quale quest’ultimo, elemento apicale del
sodalizio criminale, contatta, appunto, l’utenza cellulare 338-2994900 intestata ed in uso a
SALOMONE Cesare. In tale occasione i due, con tono cordiale e confidenziale, si salutano e
si danno appuntamento a poche ore. Lo stesso SALOMONE Cesare riferisce che sta
rientrando dal paese (infatti è nato in Prignano Cilento, nel salernitano) verso Roma e, nella
circostanza, dopo aver fissato un appuntamento a Mondragone con FERRARA Tobia,
approfitta per sostituire i pneumatici alla sua autovettura. Dopo l’incontro FERRARA Tobia,
alle ore successive 21.50, contatta telefonicamente SALOMONE Cesare per assicurarsi che il
viaggio sia andato bene, a dimostrazione del rapporto di stretta amicizia esistente tra i due.
I contatti tra gli stessi proseguono il giorno 5/11/2008, alle ore 10.06, quando FERRARA
Tobia si reca a Roma per incontrare SALOMONE Cesare, nei pressi degli Uffici della
Procura Generale presso la Corte di Cassazione, non riuscendo, però, a parlare con lo stesso a
causa del fatto che SALOMONE Cesare è impegnato tutto il giorno in interrogatori, tanto da
costringere FERRARA Tobia a ritornare a Mondragone, promettendogli, però, che l’avrebbe
chiamato. Il fatto che FERRARA Tobia si sia effettivamente recato a Roma, presso la Corte di
Cassazione, per conto di BOCCOLATO Emilio, è dato anche dal controllo della cartografia in
cui risulta che le celle che vengono agganciate dal telefono cellulare, sono ubicate nei pressi
di Piazza dei Tribunali, ove ha sede la Corte di Cassazione. Da una successiva conversazione
delle ore 15.29, monitorata sul telefono cellulare 320-9281286 in uso allo stesso FERRARA
Tobia, veniva intercettata una telefonata in uscita verso l’utenza cellulare 393-3573219, in uso
a BOCCOLATO Emilio, al quale FERRARA Tobia riferisce che per lui ed un altro vi era
stato lo stralcio ed il resto era stato rinviato, notizia appresa dal suo legale.
Il motivo del viaggio di FERRARA Tobia alla Corte di Cassazione di Roma diviene molto
più chiaro il giorno successivo, quando SALOMONE Cesare, alle ore 11.19 (del 6.11.2008),
dal suo telefono cellulare 3382994900, contatta telefonicamente FERRARA Tobia
riferendogli con precisione l’esito del processo e la decisione del Giudice, cioè che per
“Emilio” e tale DE SIMONE è stata decisa l’inammissibilità del ricorso e che il Giudice ha
restituito gli atti al G.I.P. che ha emesso il mandato di cattura, poiché la pena è superiore a
cinque anni, facendo intendere che se la pena fosse stata inferiore ai cinque anni avrebbe
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potuto “vedere” e che adesso sa cosa devono fare. Lo stesso SALOMONE Cesare, infine,
chiede di fargli conoscere la decisione che avrebbero preso.
In data 20.11.2008 BOCCOLATO Emilio veniva tratto in arresto poiché raggiunto da ordine
di carcerazione emesso dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Milano per i fatti
attinenti la conversazione tra FERRARA Tobia e SALOMONE Cesare. Le motivazioni per
cui BOCCOLATO Emilio non abbia approfittato della preannunciata notizia del mancato
accoglimento del ricorso emergono dal colloquio del 03.12.2008 nel carcere di Carinola avuto
fra lo stesso BOCCOLATO Emilio, la figlia BOCCOLATO Maria Laura e la nipote Michela.
In tale contesto BOCCOLATO Emilio conferma alla figlia di aver scelto lui di andare in
carcere in quanto al momento non era più “aria di rimanere a Mondragone”, intendendo
chiaramente che in quel momento storico, vi erano dei dissidi interni al clan, in modo
particolare con DI MEO Carlo e suoi gregari e pertanto la scelta migliore è stata quella di
accettare la detenzione. Inoltre, altra motivazione per la quale BOCCOLATO Emilio ha scelto
di non rendersi irreperibile alla cattura, nonostante fosse venuto a conoscenza, in largo
anticipo, da SALOMONE Cesare che a breve gli sarebbe arrivato un ordine di carcerazione, è
chiaramente da ricondursi al fatto che il quel momento storico, in considerazione dell’area
geografica di controllo, BOCCOLATO Emilio sarebbe stato chiaramente ricollegato all’ala
stragista del clan “dei casalesi” ed in modo particolare all’allora noto latitante SETOLA
Giuseppe, con il quale vi è un evidente collegamento. La prova di tale connubio emerge
inconfutabilmente nella parte del colloquio in carcere del 07.01.2009, avuto da
BOCCOLATO Emilio con il fratello Giovanni, al quale dice di mandare a CASCARINO
Giovanni “o’ scopatore” i saluti di “Capocchione” soprannome di CORVINO Antonio,
proprio per richiamarlo all’ordine e per fargli capire che, qualora non si fosse uniformato alle
sue direttive, sarebbe stato oggetto di un eventuale attentato. Pertanto, la scelta di
BOCCOLATO Emilio di non rendersi irreperibile alla cattura è da ritenersi una “scelta
intelligente”, proprio per ripercorrere le sue stesse parole, in quanto in questo modo non
sarebbe stato ricollegato al clan “dei casalesi”, con il quale invece vi è una stretta correlazione
e vicinanza.
I rapporti tra SALOMONE Cesare e gli esponenti di spicco del clan dei Mondragonesi non si
limitano a tale “comunicazione”, ma anche a successivi e numerosi incontri, di cui il primo
veniva registrato la mattina di sabato 22 novembre 2008 ed avveniva a Mondragone, nei
pressi del Bar Domitia, ubicato sulla SS Domitiana, dopo che SALOMONE Cesare aveva
fissato un appuntamento con FERRARA Tobia il giorno precedente 21.11.2008 per le ore
10.30-11.00, come da conversazione delle ore 12.46, monitorata sul cellulare 3382818930, in
uso a FERRARA Tobia.
Tale incontro veniva monitorato da apposito servizio di osservazione, controllo e
pedinamento, che consentiva di accertare che SALOMONE Cesare si incontrava con
FERRARA Tobia, PATALANO Antonio Ettore e COMPARONE Vincenzo, anche loro
affiliati al gruppo camorristico capeggiato da BOCCOLATO Emilio. Nella circostanza
SALOMONE Cesare, si presentava da solo all’appuntamento, nell’orario stabilito, alla guida
di una Ford Mondeo targata DA508KZ, intestata allo stesso SALOMONE Cesare, che
parcheggiava nelle immediate vicinanze del Bar Domitia di Mondragone, ove lavora GALLO
Salvatore, detto Pierluigi, genero di BOCCOLATO Emilio. Nelle immediate vicinanze dello
stesso bar, precisamente in via J.F. Kennedy, vi era parcheggiata l’autovettura Audi A4
targata CE325AJ, risultata di proprietà ed in uso a FERRARA Tobia. Veniva notato, subito
dopo, uscire dal bar SALOMONE Cesare insieme a FERRARA Tobia ed i due salivano a
bordo dell’autovettura Ford Mondeo per poi allontanarsi, fermandosi poco dopo, sulla stessa
strada, ed entrare in un autoricambi. Dopo pochi minuti i due si rimettevano a bordo
dell’autovettura e ritornavano al bar Domitia, ove li attendeva COMPARONE Vincenzo, ai
quali, dopo circa un’ora, si aggiungeva PATALANO Antonio Ettore. Nel corso di tale
incontro il SALOMONE Cesare consegnava a COMPARONE Vincenzo una busta bianca.
Nel corso del servizio di osservazione gli operanti decidevano di simulare un posto di
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controllo, unitamente a personale, in uniforme, del Battaglione Carabinieri di Napoli, nel
corso del quale si è potuto constatare che la busta conteneva della documentazione scritta in
lingua inglese, per la quale il PATALANO riferiva ai militari controllori che era attinente ad
una costruzione da realizzare in Costa d’Avorio, atteso che lo stesso svolge l’attività di
imprenditore edile con la società Patalano Calcestruzzi s.r.l..
Le ragioni dell’incontro avvenuto il giorno 22 novembre 2008 apparivano più chiare alla luce
di una precedente conversazione, tra FERRARA Tobia e SALOMONE Cesare, del giorno
18.11.2008, alle ore 12.19 (monitorata sempre sul telefono cellulare 3382818930, in uso a
FERRARA Tobia), in cui SALOMONE Cesare, dopo essersi lamentato del fatto che nei
giorni precedenti non era riuscito a contattarlo, gli dice di essere riuscito ad “aprire quella
chiave”, intendendo di essere riuscito a sbloccare una situazione, e che aveva la necessità di
“vedere questa gente” dovendo “ridargliela la chiave perché è la loro”. Appare, quindi,
chiaro che “la chiave” era intesa la documentazione che il SALOMONE Cesare, nell’incontro
del successivo 22 novembre, consegnava a COMPARONE Vincenzo e che veniva trovata in
possesso di PATALANO Antonio Ettore. In tale conversazione, FERRARA Tobia gli dice
“loro sempre fine settimana”, fissando l’appuntamento proprio il sabato della stessa
settimana, giorno 22.11.2008.
Anche nel corso dei colloqui intercettati presso la Casa Circondariale di Carinola fra il
detenuto BOCCOLATO Emilio ed il fratello BOCCOLATO Giovanni emergono i contatti
con SALOMONE Cesare. In particolare, nel colloquio del 28.01.2009 Giovanni
BOCCOLATO racconta a suo fratello Emilio di essere stato informato da FERRARA Tobia
che “la situazione con quello della cassazione stava andando avanti” e che gli hanno portato
“mozzarella e verdura”. Ed in effetti, un riscontro di quanto affermato dai due fratelli si
aveva sia nelle conversazioni telefoniche intercettate sulle utenze cellulari in uso a
SALOMONE Cesare ed a FERRARA Tobia e sia nei servizi di osservazione effettuati in
Mondragone in data 24.01.2009, davanti al bar “DOMITIA”, ed i in data 26.01.2009, nei
pressi dell’uscita autostradale di Capua.
In particolare, il giorno 24 gennaio 2009, alle ore 11.43, dalla propria utenza cellulare
3382994900, SALOMONE Cesare contatta FERRARA Tobia sull’utenza cellulare
3382818930, in uso allo stesso, al quale dice “ciao bello noi siamo qua”, facendo chiaramente
intendere di non essere da solo. Dopo tale telefonata FERRARA Tobia cerca di contattare
invano PATALANO Antonio Ettore, dopodiché, alle successive ore 11.47 contatta, dal suo
telefono cellulare 3209281286 sul telefono cellulare 3392367006, COMPARONE Vincenzo,
factotum del PATALANO, al quale dice di riferire a Tonino che vi è quell’ingegnere di Roma
e che si trovano già al Bar Domitia, preoccupandosi di volerlo far avvicinare con urgenza. Dal
servizio di osservazione effettuato quel giorno è risultato infatti che alle ore 11.44 giungeva,
innanzi al Bar Domitia di Mondragone, l’autovettura Ford Mondeo targata DA508KZ con a
bordo SALOMONE Cesare ed un’altra persona, successivamente identificata in TOMADA
Claudio, i quali venivano raggiunti da FERRARA Tobia, con il quale, dopo essersi salutati, si
intrattenevano nel predetto bar, sino alle successive ore 13.15.
In questo contesto è appena il caso di ricordare le dichiarazioni rese dal c.d.g. MARTUCCI
Armando nell’interrogatorio reso in data 08.09.2009 allorquando parlando del bar
“DOMITIA”, (luogo di incontro fra FERRARA Tobia, SALOMONE Cesare, TOMADA
Claudio, COMPARONE Vincenzo e PATALANO Antonio Ettore) riferisce trattarsi del
locale in cui vengono pagate gran parte delle tangenti ed in cui lavora come barista GALLO
Salvatore alias “Pierluigi”, genero di BOCCOLATO Emilio.
L’incontro tra FERRARA Tobia e SALOMONE Cesare del 26.01.2009 trova pieno riscontro
nelle conversazioni telefoniche tra i due, in cui il SALOMONE Cesare, trovandosi nella zona
di Agropoli, come risulta dalla cartografia indicante le celle che agganciano il telefono
cellulare in suo uso, alle ore 12.50 chiede il tempo occorrente per giungere a Capua, alle
successive ore 14.41 gli dice “noi siamo arrivati”, facendo intendere di non essere da solo e
FERRARA Tobia gli dice di fermarsi nel parcheggio antistante il Ristorante “Il Sole”, che si
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N. 46750/08 RGNR
trova effettivamente nei pressi dell’uscita autostradale di Capua, ed alle successive ore 14.57
riceve una telefonata da FERRARA Tobia, il quale gli dice di attendere un attimo poiché “sto
aspettando i broccoletti”. Sempre dalla consultazione delle celle agganciate dal telefono
cellulare in uso a SALOMONE Cesare risulta che lo stesso, dopo l’incontro con FERRARA
Tobia, proseguiva per Roma.
Peraltro l'incontro del 26/1/2009 trova riscontro anche nella conversazione in carcere tra il
detenuto BOCCOLATO Emilio ed il fratello Giovanni, indicata in precedenza, avvenuta il
successivo 28 gennaio, in cui quest’ultimo dice di aver regalato della verdura a “quello della
cassazione”.
La dimostrazione della prosecuzione dei contatti e successivi incontri tra gli esponenti del
clan dei mondragonesi ed il SALOMONE Cesare, quale uomo di fiducia del sodalizio
criminale presso la Corte di Cassazione, è avvalorata da successive conversazioni monitorate
sui telefoni cellulari in uso a FERRARA Tobia e SALOMONE Cesare.
In particolare, dalla disamina delle telefonate registrate sull’utenza cellulare 3382994900, in
uso a SALOMONE Cesare, emerge che dal 7 aprile al 13 aprile 2009, lo stesso SALOMONE
Cesare cerca di contattare invano FERRARA Tobia sul telefono cellulare 3382818930 che
risulta sempre irraggiungibile. Quindi il giorno 7 maggio 2009, alle ore 13.57, FERRARA
Tobia contatta telefonicamente sul cellulare 3382994900, SALOMONE Cesare, e
quest’ultimo si lamenta del fatto che non si era fatto sentire, che si sarebbero, poi, sentiti nei
giorni successivi, raccomandandosi di salutare “gli amici”.
Alle successive ore 16.41 del 7 maggio 2009 SALOMONE Cesare contatta telefonicamente
TOMADA Claudio dicendogli che ha una bella notizia, riferendosi alla conversazione avuta
con FERRARA Tobia, e che il giorno seguente l’avrebbero chiamato insieme.
Il coinvolgimento di SALOMONE Cesare, quale uomo di riferimento del clan negli uffici
della Corte di Cassazione, emerge chiaramente anche nel colloquio del 6 maggio 2009, nel
carcere di Carinola, tra il detenuto BOCCOLATO Emilio ed il fratello BOCCOLATO
Giovanni, in cui quest’ultimo riferisce che “quello di Roma”, riferendosi chiaramente a
SALOMONE Cesare, da qualche giorno stava cercando FERRARA Tobia e che con il suo
intervento avrebbe potuto far slittare di qualche mese l’invio degli “avvisi” (provvedimento di
cattura), nei confronti dello stesso BOCCOLATO Giovanni, proprio per evitare che tutti e due
si possano trovare contemporaneamente in carcere.
Il fatto che “quello di Roma” indicato da BOCCOLATO Giovanni, sia da identificarsi in
SALOMONE Cesare è confermato da tre telefonate, di cui due del 09.04.2009, con cui
SALOMONE Cesare contatta telefonicamente DI GIOVANNI Giuseppe, un amico in comune
con FERRARA Tobia, chiedendogli di cercare di riferire a FERRARA Tobia che lo stava
cercando con urgenza. La terza telefonata viene monitorata il giorno 29 aprile 2009, alle ore
18.10, sempre sul telefono 3382994900, in uso a SALOMONE Cesare, con cui quest’ultimo
chiama TOMADA Claudio sul cellulare 3661090603: nel corso della stessa TOMADA
Claudio chiede se ha notizie dei “giannizzeri di li giù” e SALOMONE Cesare dice che deve
parlare con “Pino” (DI GIOVANNI Giuseppe) al quale deve chiedere se li va a cercare di
persona, senza delegare altri, in quanto ha bisogno di sapere se partecipano o meno all’affare,
così sarebbe sceso a Mondragone in quanto si preoccupa del fatto che di “quelle cose” non
può parlare per telefono. L’uso dell’espressione “giannizzeri” da parte di TOMADA Claudio
è sintomatica della considerazione che lo stesso ha di FERRARA Tobia, PATALANO
Antonio Ettore e degli altri adepti, in quanto giannizzeri erano chiamati le “nuove truppe” (la
fanteria) che formavano la guardia personale e dei beni del Sultano ottomano. Ciò sottintende
l’effettiva conoscenza anche da parte dello stesso TOMADA Claudio dell’appartenenza degli
stessi ad un’organizzazione criminale.
L’indicazione di SALOMONE Cesare, quale uomo di fiducia del clan capeggiato da
BOCCOLATO Emilio nella Corte di Cassazione, viene ancora di più confermata nel
colloquio in carcere del 10 giugno 2009, tra BOCCOLATO Emilio, il fratello Giovanni e la
convivente MIRAGLIA Cosetta, in cui BOCCOLATO Giovanni riferisce al fratello di avere
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chiesto al suo legale (Avv. ZANNINI Giovanni) di comunicargli il numero del procedimento
penale in cui è indagato per poterlo riferire, tramite FERRARA Tobia, “a quello di Roma”
(SALOMONE Cesare) per il motivo riferito nel colloquio del 6 maggio e cioè per cercare di
far slittare di qualche mese (5 o 6) l’emissione del mandato di cattura nei suoi confronti, in
quanto BOCCOLATO Emilio spera che nel frattempo sarebbe stato rimesso in libertà o
sottoposto ad altra misura alternativa non detentiva, tale da consentirgli di controllare
personalmente “gli affari”.
I tentativi di SALOMONE Cesare di contattare FERRARA Tobia, sono confermati, non solo
dalle numerose telefonate inoltrate dal 13 al 15 maggio 2009 verso il telefono cellulare di
quest’ultimo ma anche da una telefonata del 16.05.2009 delle ore 10.44 sull’utenza cellulare
3382994900, in uso a SALOMONE Cesare, proveniente dall’utenza cellulare 3661090603, da
parte di TOMADA Claudio, nel corso della quale SALOMONE Cesare dice di non essere
riuscito ad “acchiappare i nostri amici” ed i due si preoccupano del fatto che i giorni si
riducono e che SALOMONE Cesare era disposto a mettersi in macchina in qualsiasi
momento per andare a trovarli
La necessità di avere nel breve un contatto con FERRARA Tobia viene resa ancora più chiara
nelle successive conversazioni tra i due.
In tal quadro si inserisce la conversazione del 18.05.2009 delle ore 12.29, sul telefono
cellulare 3392994900, in uso a FERRARA Tobia, durante la quale SALOMONE Cesare,
attraverso il centralino della Corte di Cassazione (066883), lo contatta e, dopo essersi
lamentato con lui del fatto che ha cercato di rintracciarlo più volte senza riuscirci, gli dice che
si devono incontrare in quanto aveva bisogno delle copie dei passaporti per ottenere i visti. In
tale conversazione si evince che al viaggio in Africa (Costa d’Avorio) avrebbe partecipato,
oltre a SALOMONE Cesare e FERRARA Tobia, anche TOMADA Claudio e PATALANO
Antonio Ettore, indicato da SALOMONE Cesare come “l’amico nostro”. Tale ipotesi è
confermata dall’incontro avuto tra gli stessi FERRARA Tobia, PATALANO Antonio Ettore e
SALOMONE Cesare, in data 22 novembre 2008, in cui PATALANO Antonio Ettore aveva
ricevuto dallo stesso SALOMONE Cesare della documentazione attinente un investimento
che avrebbero dovuto fare in Africa.
Alla conversazione in esame trova seguito un successivo incontro avuto il 23 maggio 2009,
presso l’aeroporto di Capodichino, tra SALOMONE Cesare, FERRARA Tobia e
PATALANO Antonio Ettore. Incontro anticipato pur sempre dai contatti telefonici tra
FERRARA Tobia e SALOMONE Cesare che proseguono sino a quando il 22.05.2009 alle
ore 19.27 FERRARA Tobia, dalla sua utenza cellulare 3209281286, telefona a SALOMONE
Cesare sull’utenza cellulare 3382994900 confermando l’appuntamento per le ore 18.30 del
giorno successivo, presso l’aeroporto di Capodichino. Ed, infatti, il 23 maggio 2009 vengono
registrate numerose telefonate tra SALOMONE Cesare e FERRARA Tobia, sulle stesse
utenze, a partire dalle ore 18.40, in cui FERRARA Tobia riferisce a SALOMONE Cesare di
trovarsi imbottigliato nel traffico, ed alle successive ore 19.26 FERRARA Tobia contatta
SALOMONE Cesare, al quale chiede la sua precisa posizione. Dalla telefonata delle
successive ore 19.59, monitorata sempre sull’utenza in uso a SALOMONE Cesare, ricevuta
da TOMADA Claudio, emerge che nell’incontro tra FERRARA Tobia e SALOMONE Cesare
è presente anche PATALANO Antonio Ettore. In particolare, SALOMONE Cesare gli
riferisce che si trova con Tobia e siccome avevano bisogno di mandargli della
documentazione via e-mail, avevano bisogno del suo indirizzo di posta elettronica. Nella
circostanza, SALOMONE Cesare passa la telefonata a PATALANO Antonio Ettore che è
anch’egli con lui, il quale si fa riferire dal TOMADA Claudio il suo indirizzo e-mail.
All’incontro del 23 maggio 2009 partecipa anche COMPARONE Vincenzo, come emerge da
una conversazione in uscita monitorata alle ore 21.35 dello stesso giorno, sull’utenza
3209281286 di FERRARA Tobia, verso l’utenza cellulare 3894267823, in uso all’amante
ZANNINO Anna, alla quale dice di trovarsi a Napoli insieme a Tonino e Vincenzo e che
stanno facendo un servizio.
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Una conversazione ancora più eloquente viene monitorata due giorni dopo, il 25 maggio
2009, alle ore 20.43, sul telefono cellulare 3209281286 in uso a FERRARA Tobia, indicata
con il progressivo 8513, durante la quale lo stesso chiama l’amante ZANNINO Anna
riferendo che alla fine del mese di giugno si sarebbe recato in Africa con un suo amico per
circa una settimana per svolgere certi lavori. Lo stesso FERRARA Tobia conferma di doverci
andare con un suo “compagno”, nascondendole il vero motivo del suo viaggio, trovando una
giustificazione attinente la sua attività lavorativa e che il suo “compagno” (amico), riferendosi
a PATALANO Antonio, deve effettuare “certi lavori” sul posto.
La figura e l’interesse di TOMADA Claudio nel contesto dello stesso investimento in Costa
d’Avorio, si evince dalle conversazioni intercettate sull’utenza in uso a SALOMONE Cesare,
tra questi e TOMADA Claudio, in cui si parla di una strumentazione (macchina per la pasta),
da installare in Costa d’Avorio.
Inoltre, venivano monitorate, sull’utenza 3382994900, in uso a SALOMONE Cesare,
conversazioni del 5 marzo 2009 e del 5 e 6 maggio 2009 tra lo stesso SALOMONE Cesare
con una persona che chiama Paolo, la quale si esprime con chiara inflessione africana, e che
utilizza un utenza con prefisso internazionale +225, che risulta attestata in Costa d’Avorio.
Nel corso della prima telefonata delle ore 10.15 del 5 marzo 2009, proveniente dall’utenza
+225231511932, Paolo contatta SALOMONE Cesare, sull’utenza cellulare 3382994900 in
uso a quest’ultimo, e SALOMONE Cesare raccomanda a Paolo di fare tutto quello che dice
Claudio (TOMADA Claudio), in quanto lui sta lavorando per facilitare tutto e di non spendere
soldi. Il giorno 5 maggio 2009, alle ore 19.31, SALOMONE Cesare veniva contattato sulla
sua utenza cellulare 3382994900 dallo stesso Paolo utilizzando sempre un utenza ivoriana
+22502367983. Nel corso della conversazione SALOMONE Cesare dice a Paolo che Claudio
sarebbe andato giù in Costa d’Avorio dopo alcuni giorni e, non volendogli far sprecare soldi,
gli dice che l’avrebbe richiamato la mattina del giorno successivo. Il giorno successivo,
infatti, alle ore 13.12, sull’utenza cellulare 3382994900, in uso a SALOMONE Cesare, viene
monitorata una telefonata, proveniente dalla stessa utenza ivoriana +22502367983, in uso al
citato Paolo, nel corso della quale quest’ultimo gli dice che può chiamare sul cellulare.
Un’ulteriore conferma del viaggio in Africa (Costa d’Avorio) che deve fare SALOMONE
Cesare con gli esponenti del clan di Mondragone, FERRARA Tobia e PATALANO Antonio
Ettore, è data da due telefonate monitorate in data 20 giugno 2009 sull’utenza cellulare
3382994900, in uso allo stesso SALOMONE Cesare delle ore 14.13 e 14.16, da parte di
TOMADA Claudio, il quale, dopo essersi assicurato dell’appuntamento con Tobia, dice a
SALOMONE Cesare di far presente allo stesso FERRARA Tobia che loro devono rimanere
una settimana, preoccupandosi anche di far prelevare a SALOMONE Cesare i biglietti anche
per loro, facendo intendere che lo stesso FERRARA Tobia si sarebbe recato in Africa con
almeno un’altra persona, ovvero PATALANO Antonio Ettore.
Parallelamente ai contatti con gli esponenti del clan di Mondragone e con l'ing. TOMADA
Claudio, SALOMONE Cesare ha un continuo scambio di telefonate con BELLATO Sergio
(amministratore delegato della Spark Energy S.p.A., con sede in Castelfranco Veneto (TV),
ditta produttrice di generatori di energia elettrica e di sistemi di energia alternativa), il cui
telefono cellulare 3465036877 è intestato alla RIELLO S.p.A.. Dalle telefonate monitorate sul
cellulare in uso a SALOMONE Cesare i due discutono spesso di investimenti di grossa entità
in Costa d’Avorio, facendo riferimento a macchinari per la pasta e la panificazione,
macchinari per la lavorazione del latte e la commercializzazione del gas e l’installazione di
centrali eoliche in Italia ed all’estero. In particolare, in uno dei colloqui tra SALOMONE
Cesare e BELLATO Sergio, avvenuto in data 04.12.2008, alle ore 13.03, si fa riferimento a
dei contatti avuti con imprenditori dei quali non ha avuto più notizie. Inoltre, nella stessa
telefonata SALOMONE Cesare riferisce di essere in stretta amicizia con ROTONDI Luciano,
socio fondatore della BEI (Banca Europea degli Investimenti) e di tale TRAVERSARI
Stefania, da assumere all’Unione Europea per la gestione di Fondi Europei, sponsorizzata
anche politicamente dallo stesso ROTONDI Luciano, il quale si sarebbe interessato solo se
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l’avesse detto SALOMONE Cesare. Nella stessa conversazione, BELLATO Sergio, in
attinenza agli investimenti in Costa d’Avorio, dice di avere contatti con un amico
imprenditore che ha rilevato aziende di macchine per la produzione di pasta e per la
lavorazione del latte ed altri amici che sono interessati alla commercializzazione del gpl.
Il rapporto tra SALOMONE Cesare e BELLATO Sergio non si esaurisce nell’interesse di
partecipare agli investimenti in fonti energetiche rinnovabili, ma anche da parte del
BELLATO Sergio di partecipare alla manutenzione di impianti energetici già in funzione. Ciò
è avvalorato da una telefonata tra i due delle ore 16.43 del 09.12.2008, monitorata sul telefono
cellulare 3382994900, in uso a SALOMONE Cesare, nel corso della quale BELLATO Sergio
gli dice di interessarsi a fornirgli le indicazioni sulla centrale termica installata presso la Corte
di Cassazione, in quanto sarebbe intenzionato di fornire un contratto per la manutenzione
della stessa. Nell’occasione, SALOMONE Cesare, nel vantarsi del fatto che l’economo della
Corte di Cassazione è lì per lui, dice che si sarebbe informato subito tramite un suo amico
geometra che lavora al Genio Civile, interessato anche lui all’investimento in Africa. Al
termine della conversazione i due si danno appuntamento per le ore 20:00 dello stesso giorno
a piazza Cavour di Roma.
Gli incontri d’affari tra SALOMONE Cesare e BELLATO Sergio sono avvenuti almeno fino
al termine del monitoraggio della sua utenza cellulare. In particolare, in data 13.12.2008,
viene commentato un incontro, avvenuto a Vicenza, tra SALOMONE Cesare, BELLATO
Sergio ed alcuni imprenditori vicentini, così come emerge da una conversazione del
12.12.2008, delle ore 21.01, monitorata sull’utenza 3382994900 in uso a SALOMONE
Cesare, in cui lo stesso viene contattato da BELLATO Sergio e si danno appuntamento per il
giorno successivo all’uscita autostradale Vicenza ovest. Nel corso della conversazione
BELLATO Sergio dice che, nel corso dell’incontro del giorno successivo, avrebbe cercato di
coinvolgere emotivamente l’imprenditore e che ci sarebbe stata la possibilità di coinvolgere
anche Nicola TOGNANA (imprenditore del campo della ceramica).
Un successivo incontro del 22 gennaio 2009 viene organizzato da SALOMONE Cesare e
BELLATO Sergio già alla fine del mese di dicembre 2008, in quanto da una conversazione
delle ore 17.29 del 31.12.2008, monitorata sempre sull’utenza in uso a SALOMONE Cesare,
BELLATO Sergio riferisce che da Vicenza gli hanno riferito che per la terza settimana di
gennaio sarebbero scesi a Roma per portare avanti il discorso del pastificio e che la persona
con la quale hanno parlato nel precedente incontro sarebbe stato un capofila di molti e
importanti imprenditori vicentini. Difatti, il 22 gennaio 2009, sono state monitorate diverse
telefonate tra SALOMONE Cesare e BELLATO Sergio rispettivamente alle ore 15.37, 18.42
e alle ore 20.59, nel corso delle quali viene organizzata a Roma una cena presso il ristorante
“La Sagra del Vino”, sito in quella via Marziale n. 5, alla quale partecipano SALOMONE
Cesare, TOMADA Claudio, BELLATO Sergio, la figlia di quest’ultimo e due imprenditori
vicentini.
Sempre dal monitoraggio dell’utenza cellulare in uso a SALOMONE Cesare, si è potuto
verificare che quelli della Piaggio indicati dal SALOMONE, è da identificare in MARATEA
Luca, suindicato, socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione della G. Maratea s.r.l.,
con sede a Genova, Lungo Bisagno Istria, concessionaria Piaggio e Gilera, anch’egli
interessato agli investimenti in Africa, come emerge dalla conversazione del 07.03.2009 delle
ore 11.38.
Sempre dalle telefonate monitorate sul telefono cellulare 3382994900, in uso a SALOMONE
Cesare, emergeva il fatto che in data 28.02.2009 a Bassano del Grappa, si è verificato un
ulteriore incontro tra SALOMONE Cesare, TOMADA Claudio e BELLATO Sergio ed una
persona di Foggia, amico di BELLATO Sergio, anch’egli interessato al coinvolgimento
nell’investimento in Africa, come risulta dalla conversazione delle ore 14.28 del 26.02.2009.
L’incontro del 28 febbraio 2009 è confermato anche da un’ulteriore telefonata, monitorata alle
ore 19.52 del 27.02.2009, sulla stessa utenza cellulare, in cui SALOMONE Cesare parlando
con VALOTTI Mario, suindicato, gli dice che si trova a Padova e che stava per recarsi a
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Mestre, da dove il giorno successivo si sarebbe recato a Bassano del Grappa, poiché si deve
incontrare con BELLATO Sergio
La conferma dell’interesse di VALOTTI Mario nell’affare Africa, organizzato da
SALOMONE Cesare e TOMADA Claudio, è confermato anche da una precedente
conversazione avuta con lo stesso SALOMONE Cesare in data 10.02.2009, alle ore 09.27,
monitorata sull’utenza in uso a quest’ultimo, in cui SALOMONE Cesare gli riferisce che
entro il mese di aprile iniziano a stipulare i contratti, confermando il coinvolgimento
nell’affare anche di BELLATO Sergio e TOMADA Claudio e che vi sono anche altri progetti
da seguire.
Il rapporto di amicizia fra SALOMONE Cesare con l’On. GALATI Francesco e l’interesse da
parte del politico negli investimenti proposti dal SALOMONE, viene confermato da
conversazioni tra i due monitorate sull’utenza 3382994900, di cui, nel corso della prima
conversazione del 27.01.2009, alle ore 17.24, il SALOMONE Cesare lo invita ad andare a
trovarlo a Roma poiché ha bisogno di parlargli in quanto ha una cosa importantissima anche
per lui e nell’occasione gli avrebbe presentato ROTONDI Luciano, indicato come uno dei
fondatori della BEI. A seguito di tale telefonata, il successivo 11 febbraio 2009, alle ore
19.07, GALATI Francesco contatta telefonicamente SALOMONE Cesare, al quale dice che,
trovandosi già a Roma, il giorno successivo, verso le ore 10.30, si sarebbe avvicinato da lui,
in ufficio, circostanza che viene confermata alle ore 10.08 del 12 febbraio 2009, quando
SALOMONE Cesare, trovandosi in ufficio, riceve la telefonata di GALATI Francesco, al
quale dice che sarebbe immediatamente sceso. Lo stesso giorno, alle ore 17.56, SALOMONE
Cesare riceve una telefonata da parte di TOMADA Claudio, al quale riferisce di avere avuto
un incontro con quello della Calabria, intendendo con GALATI Francesco, e che lo stesso è
interessato anche all’investimento in Africa. Nella stessa conversazione SALOMONE Cesare
riferisce di avere avuto degli appuntamenti con ROTONDI Luciano e che dopo due giorni
sarebbe andato a Roma SUSCO Giacomo, poiché ha fissato un incontro tra i due.
Dell’incontro con l’On. GALATI Francesco, sempre il 12.02.2009, alle ore 16.46,
SALOMONE Cesare riferisce anche a SUSCO Giacomo (medico cardiologo e candidato alle
elezioni Regionali del 2005 per la Lista Forza Italia ed attualmente del PdL della zona del
Savonese), il quale chiede a SALOMONE Cesare se ha qualcosa di interessante da proporgli,
intendendo in qualche investimento ove poter partecipare. Nell’occasione SALOMONE
Cesare riferisce a SUSCO Giacomo di voler parlare per gli investimenti con il suo socio della
Banca Europea (ROTONDI Luciano). Della conversazione avuta con SUSCO Giacomo e
della richiesta di quest’ultimo di voler incontrare ROTONDI Luciano, riferisce,
immediatamente dopo, SALOMONE Cesare allo stesso ROTONDI Luciano, in una telefonata
delle ore 16.52 dello stesso giorno 12.02.2009, con il quale riesce a fissare un incontro con
SUSCO Giacomo per il sabato successivo, 14.02.2009, ove effettivamente avviene l’incontro.
Dalle conversazioni monitorate sull’utenza cellulare in uso a SALOMONE Cesare emerge,
altresì, che agli incontri con SUSCO Giacomo e ROTONDI Luciano partecipa anche
TOMADA Claudio, ed un personaggio, amico di SUSCO Giacomo, che quest’ultimo indica
quale Console della Costa d’Avorio, anch’egli interessato all’investimento in quel paese. In
alcune conversazioni tra i due emerge anche che SUSCO Giacomo intende proporre
l’investimento anche a Scajola, probabilmente intendendo l’On. SCAJOLA Claudio, già
Ministro per le Attività Produttive, lamentandosi, in un’occasione, di non essere riuscito a
contattare neanche il suo segretario.
4.2. Conclusioni
I molteplici contatti fin qui analizzati (anche con scambio della necessaria documentazione
per la costruzione dello stabilimento e con organizzazione del viaggio in Costa d'Avorio) tra
SALOMONE Cesare e TOMADA Claudio da una parte e vari esponenti del clan di
Mondragone dall'altra (vedi, in particolare: FERRARA Tobia, affiliato di spicco del clan, e
PATALANO Antonio Ettore, che come ben visto agisce come prestanome di BOCCOLATO
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Emilio tutelando gli interessi economici dell'associazione) nonché tra i primi due ed altre
persone a vario titolo coinvolte o interessate per l'investimento in Costa d'Avorio (anche con
persone della Costa d'Avorio, oltre che con esponenti politici e managers di importanti istituti
bancari), concretizzano, senza dubbio, gravi indizi di colpevolezza a carico degli stessi nel
reato di cui al capo 3) dell'imputazione. Si tratta di azioni che complessivamente si
presentano, secondo un giudizio prognostico ex ante effettuato in concreto tenendo conto
delle norme di comune esperienza e dell’id quod plerumque accidit, pienamente idonee e
dirette in modo non equivoco a impiegare denaro proveniente dalle attività illecite tipicamente
espletate dall'organizzazione camorristica di cui al capo 1) dell'imputazione.
Peraltro, fermo restando il mancato concorso nei reati presupposti, non può essere messa in
dubbio la piena consapevolezza da parte di entrambi i prevenuti in merito alla provenienza
delittuosa del denaro da impiegare nell'impresa. E ciò vale non solo per SALOMONE Cesare,
il quale in virtù della propria attività lavorativa risulta direttamente al corrente delle
vicissitudini giudiziarie in cui sono coinvolti i propri interlocutori, ma anche per TOMADA
Claudio, legato a filo doppio al cancelliere della Corte di Cassazione, il quale partecipa
direttamente agli incontri con gli esponenti del sodalizio criminale dimostrando, altresì, nelle
varie telefonate di avere contezza della caratura degli stessi (vedi a mero titolo esemplificativo
quando si riferisce ai medesimi come “i giannizzeri di li giù”).
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti di entrambi gli indagati in merito ai fatti indicati al
capo 3) dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n.
203/1991. Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla
descrizione dei fatti, appare evidente la finalità di agire per favorire il clan camorristico che
reimpiegava i propri proventi nell'investimento, per come ben a conoscenza di entrambi i
prevenuti.
Ad analoghe conclusioni non pare invece potersi pervenire quanto al capo 2) dell'imputazione
ascritto a SALOMONE Cesare del quale non sussistono, allo stato, elementi tali da costituire
gravi indizi di colpevolezza. Ed, infatti, mentre risulta accertato il coinvolgimento di
SALOMONE Cesare nel tentato reimpiego di cui al capo 3) dell'imputazione non altrettanto
può dirsi quanto al suo apporto, sia pure di soggetto non organico, all'organizzazione di cui al
capo 1) dell'imputazione.
E' vero che risultano telefonate tra FERRARA Tobia e SALOMONE Cesare concernenti gli
sviluppi dei procedimenti pendenti in Cassazione nei confronti di BOCCOLATO Emilio, ma
come correttamente evidenziato dal P.M. nella propria richiesta non pare esservi nella
fattispecie una violazione del segreto di ufficio ovvero un favoreggiamento; anzi, il tenore
della conversazione sembrerebbe di segno opposto in quanto pare di comprendere che il
cancelliere comunichi al suo interlocutore la decisione della Suprema Corte ad avvenuto
deposito del provvedimento, allorquando cioè cessa il segreto della camera di consiglio e
l’atto giurisdizionale diviene conoscibile al destinatario. Certo, vi è una informale
comunicazione dell’avvenuto deposito, ma essa è ragionevolmente da collocarsi in talune
prassi giudiziarie (evidentemente in uso anche alla Suprema Corte) secondo cui le cancellerie
sono solite dare avviso del deposito in maniera diretta (ossia telefonicamente), specie quando
il difensore sia impossibilitato a raggiungere la sede del Tribunale. Del resto, anche i
successivi sviluppi, ovvero la circostanza che BOCCOLATO Emilio, benché sapesse della
imminente sua carcerazione, sia stato “regolarmente” consegnato alla giustizia sembrano
indicativi della circostanza che non vi sia stata alcuna violazione di segreto di ufficio o
favoreggiamento. A nulla rileva, inoltre, la considerazione secondo cui il cancelliere avrebbe
consigliato al suo interlocutore il da farsi a seguito della pronuncia di una frase più che
allusiva (voi sapete cosa fare) in quanto essa costituisce affermazione equivoca, potendo
riferirsi sia al fatto di consigliare a BOCCOLATO Emilio di consegnarsi alla Giustizia, sia di
rivolgersi al difensore per avere ulteriori consigli procedimentali sulle misure da adottare.
Quanto alla conversazione ambientale captata fra Emilio e Giovanni BOCCOLATO (secondo
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la quale SALOMONE Cesare doveva “muoversi” per cercare di ritardare l’esecuzione di un
provvedimento restrittivo che riguarda BOCCOLATO Giovanni allo scopo di consentire che
nel frattempo il fratello Emilio sia scarcerato ed i due non siano contemporaneamente ristretti
in carcere) non può non evidenziarsi che manca in atti qualsivoglia seguito nelle telefonate
tra esponenti del clan ed il cancelliere della Cassazione (essendo, invero, nel periodo proprio
quest'ultimo a cercare vanamente di contattare i primi), nonché qualsivoglia riscontro in
merito al richiesto intervento.
Così ricostruiti i fatti deve evidenziarsi che secondo l'orientamento giurisprudenziale che si
ritiene di condividere “In tema di associazione di tipo mafioso, assume il ruolo di
"concorrente esterno" il soggetto che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa
dell'associazione e privo dell'"affectio societatis", fornisce un concreto, specifico,
consapevole e volontario contributo, sempre che questo esplichi un'effettiva rilevanza causale
e quindi si configuri come condizione necessaria per la conservazione o il rafforzamento
delle capacità operative dell'associazione (o, per quelle operanti su larga scala come "Cosa
nostra", di un suo particolare settore e ramo di attività o articolazione territoriale) e sia
diretto alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso della medesima” (Cass
Sez. U, Sentenza n. 33748 del 12/07/2005 Ud., dep. 20/09/2005, Rv. 231671).
Alla luce del citato orientamento deve pertanto concludersi che i contatti emersi dalle indagini
tra gli esponenti del clan ed il cancelliere della Suprema Corte in merito ai procedimenti
pendenti nei confronti dei primi se si presentano significativi di una piena consapevolezza da
parte di SALOMONE Cesare della caratura criminale dei propri interlocutori non
concretizzano un costante e concreto apporto dello stesso al clan. Non emergendo, peraltro,
alcun apporto che si presenti come una condizione necessaria per la conservazione o il
rafforzamento delle capacità operative dell'associazione.
Né a concretizzare tale apporto può ritenersi sufficiente l'accertato concorso nel tentativo di
reimpiego di cui al capo 3) dell'imputazione, non potendosi automaticamente concludere che
il concorso in un delitto, peraltro nella forma del tentativo, sia pure finalizzato ad agevolare il
clan camorristico, possa essere di per sé automaticamente significativo di un concorso nel
reato associativo.
5. Capo 4) dell'imputazione
Anche sul conto del clan “dei Muzzoni”, operante nei territori di Sessa Aurunca, Cellole,
Carinola, Falciano del Massico e zone limitrofe, sono state pronunciate diverse sentenze
dall’A.G. che ne hanno riconosciuto l’esistenza e la reale operatività in vari settori, fra cui la
sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere n. 57 del 28.02.1997, pronunciata
nell’ambito del Procedimento Penale 4902/91 R.G.N. R. a carico di ESPOSITO Vincenzo +
41, e la sentenza della Corte di Appello di Napoli datata 26.05.1998 pronunciata nell’ambito
del Procedimento Penale 9394/97 R.G.N. R. nei confronti di ESPOSITO Gualtiero + 31. In
tali pronunce gli indagati venivano condannati per associazione per delinquere di stampo
mafioso, estorsione ed altro e tra gli stessi emergeva la figura di PAGANO Arturo, già allora
capozona, per conto “dei Muzzoni”, dei territori di Carinola, Nocelleto e Falciano del
Massico.
Quanto alla storia del detto clan è appena il caso di ricordare che in data 12.10.1999
STABILE Ermelinda, nata a Formia (LT) il 26.07.1971, residente in Carinola (CE) frazione
Casanova via Tenente Budetti n. 28, denunciava presso il Comando Stazione Carabinieri di
Carinola la scomparsa del marito PASSARETTI Sestino nato in Svizzera il 04.06.1968,
irreperibile già dal precedente 09.10.1999 allorquando lo stesso, all’epoca sottoposto
all’obbligo di presentazione giornaliero presso il predetto Comando Stazione, dopo essersi
presentato presso quegli uffici, faceva perdere le proprie tracce. Orbene sul conto di
PASSARETTI Sestino sono state emesse diverse ordinanze di custodia cautelare in quanto
ritenuto responsabile di associazione camorristica ed estorsione ed appartenente a pieno titolo
al clan “dei Muzzoni” ed in particolare che era anche alle dirette dipendenze di PAGANO
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Arturo, capo zona per conto del clan dei Muzzoni nei territori di Carinola, Nocelleto e
Falciano del Massico. Dalle indagini condotte e finalizzate alla ricerca di PASSARETTI
Sestino, sono emersi diversi elementi che inducevano gli investigatori a ritenere che il
PASSARETTI Sestino fosse stato vittima di “lupara bianca”. In particolare è emerso che il
predetto PASSARETTI Sestino, unitamente ad un suo intimo amico ed anch’egli affiliato al
clan dei Muzzoni, GALLUCCIO Eugenio, nel periodo antecedente alla sua scomparsa, aveva
iniziato un’autonoma attività di “protezione” nei confronti dei fratelli FILIPPELLI Salvatore e
Pietro, titolari della pizzeria “La Favola” di Nocelleto di Carinola, sottoposti ad estorsione,
anche con atti intimidatori, da parte di elementi attigui a PAGANO Arturo ed al clan “dei
Chiuovi” di Mondragone, e per tale motivo si erano rivolti chiedendo protezione proprio a
PASSARETTI Sestino, data la sua appartenenza al clan, anziché denunciare i fatti all’Autorità
Giudiziaria. Le minacce estorsive, nonostante l’intervento di PASSARETTI e GALLUCCIO,
continuavano e si interrompevano in concomitanza alla scomparsa del PASSARETTI,
riprendendo il giorno 11.11.1999 con gli spari contro l’abitazione di FILIPPELLI Salvatore.
Dall’attività investigativa connessa a fonti informative, non del tutto riscontrate, è emerso che
PASSARETTI Sestino proponeva di sostituirsi a PAGANO Arturo quale capo zona ed aveva
iniziato a compiere delle attività estorsive in proprio. Di tali iniziative era venuto a
conoscenza direttamente PAGANO Arturo, il quale si era indispettito, non solo perché era
stato proprio lui ad “iniziarlo” alla criminalità organizzata, ma anche per l’estrazione
criminale casalese dello stesso PAGANO che non permette azioni del genere da parte di
affiliati nei confronti dei loro capi. Oltremodo il PAGANO Arturo si sarebbe sentito offeso
anche per il fatto che il tradimento proveniva proprio da PASSARETTI Sestino, suo
“figlioccio” di cresima. Il motivo ritenuto fondamentale, però, è dato dal fatto che, sempre
come emerso da fonti informative, il PASSARETTI Sestino aveva chiaramente manifestato al
GALLUCCIO, date le dichiarazioni del c.d.g. MANCANIELLO Gianfranco e della
imminente pronuncia definitiva di espiazione pena, la volontà di sottrarsi alla giustizia
rendendosi latitante, e che qualora fosse stato invece arrestato, avrebbe collaborato con la
giustizia. In tale contesto, oltre all’interesse di PAGANO Arturo per “l’eliminazione” di
PASSARETTI Sestino, si inseriscono anche le preoccupazioni di GALLUCCIO Eugenio, il
quale, temeva che dalla collaborazione del PASSARETTI, sarebbero state portate alla luce
anche sue responsabilità. Da quanto emerge, quindi, sarebbe stato verosimilmente proprio
GALLUCCIO Eugenio a “portare a dama” il PASSARETTI Sestino.
Sulla scomparsa di PASSARETTI Sestino, nell'ambito della presente attività di indagine è
emersa una conversazione, monitorata in data 14.01.2009, alle ore 12.11, sull’autovettura
Mitsubishi Pajero targata ZA896FC, in uso a PAGANO Arturo, tra GIRAMMA Alfredo e
DIANA Gennaro; quest’ultimo chiede a GIRAMMA Alfredo se fosse stato proprio zio Arturo
(PAGANO Arturo) ad eliminare PASSARETTI Sestino, e GIRAMMA Alfredo gli risponde,
rimanendo nel vago, che non si hanno più notizie recitando testualmente “…si è scocciato
qualcuno e gli hanno fatto il servizio…”, intendendo che lo hanno ucciso. Nel contesto della
conversazione GIRAMMA Alfredo riferisce a DIANA Gennaro che anche Eugenio
(GALLUCCIO Eugenio), avrebbe fatto la stessa fine di Sestino qualora non fosse stato
arrestato. Proseguendo nella conversazione, ripresa alle successive ore 12.14, GIRAMMA
Alfredo riferisce al suo interlocutore che PASSARETTI Sestino e GALLUCCIO Eugenio
erano entrambi sotto l’egida di PAGANO Arturo ed in particolare, proprio PASSARETTI
Sestino era stato cresciuto dal PAGANO.
In tale contesto si ponevano le dichiarazioni rese dal c.d.g. SPERLONGANO Mario in data
24.07.2003, nel corso delle quali lo stesso riferiva: che sospettando che PASSARETTI
Sestino, chiamato Sisto, fosse stato ammazzato da PAGANO Arturo, aveva chiesto
informazioni a ESPOSITO Giovanni, esponente di spicco del clan dei Muzzoni attualmente
latitante, ma quest’ultimo rimaneva vago nella risposta, dicendogli che si sarebbe informato e
se avessero scoperto che il responsabile della scomparsa di PASSARETTI Sestino fosse stato
il PAGANO, lo avrebbero ucciso; che in più occasioni il fratello di PASSARETTI Sestino,
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Pasquale, gli aveva chiesto aiuto per scoprire la verità sulla scomparsa del fratello e che a tale
richiesta non gli ha mai potuto dare una risposta, poiché il clan dei Muzzoni aveva alzato un
vero e proprio muro sulla vicenda..
Più di recente il collaboratore di giustizia MARTUCCI Armando ha fornito già nel primo
interrogatorio del 27.03.2009, dichiarazioni circa la scomparsa per “lupara bianca” di
PASSARETTI Sestino riferendo di aver saputo dal latitante ESPOSITO Giovanni che ad
uccidere PASSARETTI Sestino è stato proprio PAGANO Arturo e che le motivazioni della
sua eliminazione sono da ricondurre alla contrapposizione, esistente all’epoca, con il clan “dei
Casalesi” ed al doppio gioco che stava conducendo il PAGANO Arturo. Lo stesso
collaboratore, anche nelle dichiarazioni rese in data 14.09.2009, nel riconoscere in foto il
PASSARETTI Sestino, confermava nuovamente, sempre in base a quanto appreso de relato
da ESPOSITO Giovanni, che il responsabile della scomparsa del PASSARETTI era stato
proprio PAGANO Arturo, il quale lo avrebbe eliminato per fare un piacere ai Casalesi.
Ciò premesso non può concordarsi con la richiesta della Procura allorquando si sostiene che
all'esito della presente indagine sussistano, allo stato, gravi indizi di colpevolezza in merito
all’attualità operativa, in Carinola, Falciano del Massico, Francolise e zone limitrofe, di un
clan diretto da PAGANO Arturo, indirizzato in svariate attività illegali, come quello delineato
al capo 4) dell'imputazione.
E' infatti vero che l'attività investigativa confluita nella presente ordinanza ha avuto inizio
proprio dall’intercettazione delle conversazioni nel carcere di Carinola dei colloqui del
detenuto DI STEFANO Raffaele il quale, già in occasione del primo colloquio intercettato,
avvenuto il 30 luglio 2008, si lasciava andare a conversazioni estremamente preziose con il
cugino DI STEFANO Ciro e con il padre DI STEFANO Cipriano in merito all'ingresso di
stupefacente all'interno del carcere di cui era stato informato tale ZI’ ARTURO (PAGANO
Arturo), il quale aveva detto che “a Carinola è lui che comanda”.
Così come è vero che veniva predisposto, al termine del colloquio, un pedinamento DI
STEFANO Ciro e Cipriano, al fine di identificare “ZI ARTURO”, accertando che – subito
dopo l’uscita dal carcere – i due si erano portati nella villa di PAGANO Arturo, ubicata in
Carinola, villa ove, in maniera sospetta, venivano identificati, oltre al PAGANO Arturo,
raccolti intorno ad un tavolo GRASSIA Massimiliano, DI PUORTO Antonio, SCHISANO
Alfonso, PISCIONE Nunzio, GIRAMMA Vittorio Egidio, GIRAMMA Alfredo, DI
STEFANO Ciro e DI STEFANO Cipriano.
Ed effettivamente sono emerse responsabilità a carico di PAGANO Arturo, GIRAMMA
Alfredo e GIRAMMA Vittorio Egidio in ordine all'attività illecita di cui al capo 10)
dell'imputazione.
Gli indicati elementi, tuttavia, allo stato, non consentono di ritenere fondatamente che il
gruppo in esame per come ricostruito sia dotato di tutti i requisiti dell’associazione
camorristica di cui all’art. 416-bis c.p. non potendosi dire alcunché in merito ad un'attuale
concreta struttura organizzativa che vada oltre la mera compartecipazione di più soggetti nel
singolo reato.
Né argomenti significativi possono trarsi meramente dalle dichiarazioni di MARTUCCI
Armando, unico collaboratore di giustizia che in tempi recenti inserisce PAGANO Arturo e
GIRAMMA Alfredo all'interno del clan.
D'altronde, sia pure significative della personalità degli interlocutori, insufficienti sono anche
le conversazioni richiamate nella richiesta di misura ovvero: quelle effettuate in data
07.01.2009, alle ore 12.49, in ambientale sull’autovettura in uso a PAGANO Arturo, fra
GIRAMMA Alfredo e DIANA Gennaro, nel corso della quale si parla di armi; quelle
telefoniche effettuate il 20.12.2008, alle ore 17.31, tra GIRAMMA Alfredo ed il figlio
GIRAMMA Vittorio Egidio in merito alla consegna di qualcosa a PAGANO Arturo; quelle
telefoniche effettuate il 09.01.2009, ore 08.45, sempre tra GIRAMMA Alfredo ed il figlio
GIRAMMA Vittorio Egidio in merito alla consegna di un assegno a PAGANO Arturo. Ed in
effetti, lo stesso P.M. nella propria richiesta, pur richiamandole non ritiene di valorizzarle in
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particolare neanche formulando specifici capi di imputazione.
Non sono, invece, emersi, per quanto si dirà in seguito gravi indizi di colpevolezza nei
confronti di PAGANO Arturo per le ipotesi si corruzione di guardie penitenziarie ed ingresso
stupefacenti in carcere.
Ne deriva che devono, allo stato escludersi gravi indizi di colpevolezza in capo a tutti gli
indagati in ordine al capo 4) dell'imputazione, così come formulato.
6. Capi 5), 6) e 7) dell'imputazione
Sin dall'inizio delle indagini da cui nasceva il presente procedimento emergevano spunti
attestanti una fitta rete di corruttela all’interno della casa circondariale di Carinola con il totale
asservimento delle funzioni pubbliche di controllo degli agenti alle esigenze ed ai desiderata
degli ambienti criminali operanti sul territorio. I predetti pubblici ufficiali vengono, infatti,
corrotti al fine di garantirsi un trattamento privilegiato all’interno del carcere, riuscendo ad
ottenere ogni genere di prodotto (ovviamente la cui introduzione non è consentita all’interno
dell’istituto detentivo ovvero di cui in genere non è legittima la detenzione) ed a sapere in
anticipo notizie coperte dal segreto, quali ad esempio l’esistenza di microspie collocate dalla
Polizia Giudiziaria su disposizione della autorità giudiziaria.
6.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede vi sono, in primo luogo, le dichiarazioni rese dal
collaboratore di giustizia IOVINE Massimo, che hanno consentito di acclarare che nel carcere
di Carinola prestano servizio alcuni appartenenti alla Polizia Penitenziaria collusi con la
criminalità organizzata. Dalle indagini è emerso che alcuni agenti non solo hanno fatto
entrare nella struttura penitenziaria sostanza stupefacente, alcolici ed altri generi proibiti, ma
hanno anche avvisato i detenuti della presenza di microspie nella sala colloqui e nelle celle.
In particolare, IOVINE Massimo, nell’interrogatorio reso in data 08.05.2008, ha dichiarato:
“…omissis… Vi era anche un'altra guardia della polizia penitenziaria di Carinola che vi mi
favoriva e che prestava servizio in qualità di capo-posto proprio nel Padiglione in cui ero
ristretto. Questi veniva chiamato “IL SARDO” era basso di statura, con il pizzetto, capelli
corti e lisci di colore nero, con accento non campano. I miei contatti con IL SARDO sono
avvenuti tramite ANNICELLI Pasquale da San Giovanni, che era con me detenuto nella
stessa cella. Abbiamo ricevuto dalla predetta guardia per due o tre volte sostanza
stupefacente del tipo hashish che consumavamo insieme noi detenuti. All’acquisto della
sostanza provvedeva la sorella di ANNICELLI che lui chiamava NANA’ e poi questa
contattava telefonicamente IL SARDO e glielo consegnava di persona. IL SARDO una volta
in possesso della droga la consegnava ad ANNICELLI. Per ogni consegna la guardia
riceveva due-trecento euro sempre dalla predetta NANA’ e preciso che la sostanza era pari a
circa trenta-quaranta grammi. Infine, vari detenuti tra i quali ANNICELLI Pasquale,
BERARDI Pasquale, mi hanno riferito di un'altra guardia che in cambio di cento euro
procurava qualsiasi genere di necessità, anche la droga. Questa guardia però non prestava
più servizio nel padiglione “D” ma in altro padiglione e sarei in grado di riconoscere in
fotografia…omissis…”
Nell’interrogatorio reso in data 14.07.2008 IOVINE Massimo, arricchiva il suo racconto di
ulteriori particolari e dichiarava: “…omissis… Tra le foto presenti in questo album non
riconosco quella di un'altra guardia che si prestava a farci dei favori di cui ho cominciato a
parlare in precedenti interrogatori…omissis… IOVINE inizia a visionare le fotografie e
immediatamente dichiara: Riconosco nella foto n. 2 questa guardia penitenziaria
soprannominata “IL SARDO” in servizio come capo-posto al centro delle sezioni C-D del
carcere di Carinola. Lo stesso in particolare prestava servizio nella postazione della Polizia
Penitenziaria che si trova in mezzo alle Sezioni D dove io ero ristretto e C se non sbaglio.
Quando fui trasferito al carcere di Carinola andai in cella insieme a ANNICELLI Pasquale e
BERARDI Pasquale entrambi di Napoli. Come ho già riferito l’ANNICELLI aveva un
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contatto diretto con questa guardia che gli portava droga del tipo hashish e gli faceva entrare
altri generi di conforto come profumi, orologi, cinture, tutte cose non consentite. Costui
veniva pagato per queste prestazioni e io stesso ricordo di aver fatto fare da mia cognata
PEDANA Filomena un vaglia postale ad ANNICELLI Pasquale che dovrebbe essere anche
registrato. La famiglia di ANNICELLI quindi provvedeva a pagare la guardia. Dopo un po’
ho cercato un canale diretto con questo SARDO anche bypassando ANNICELLI e sono
riuscito a trovarlo tramite un ragazzo di nome Antonio detto “O’ MELLONE o U’ CINESE”
di Secondigliano e tramite BENGIORNO Giuseppe sempre di Secondigliano. So che questo
SARDO era scettico nei miei confronti in quanto CASALESE soprattutto perché temeva di
non essere pagato e chiese quindi notizie a COSTANZO Luigi, anch’esso CASALESE,
detenuto in un altra Sezione del carcere di Carinola. Tale circostanza mi venne riferita dallo
stesso BENGIORNO che aveva un rapporto molto stretto con questo SARDO. Poco prima di
essere trasferito al 41/bis avevo preso contatto diretto con questa guardia a cui avevo chiesto
di portarmi una particolare lametta elettrica ed un attrezzo per tagliare i peli nel naso e dei
profumi. Gli avevo anche lasciato il numero di cellulare di Franco VITALE del caffè, al
quale avrebbe dovuto rivolgersi per ritirare questi prodotti e per essere pagato. Ricordo che
mi chiese centocinquanta o duecento euro per questa attività. Questa guardia ha fatto entrare
per me tramite ANNICELLI, sostanza stupefacente del tipo hashish e cocaina durante il
periodo natalizio, profumi tra cui uno di marca JOOP, che portai tra gli effetti personali
quando sono stato trasferito al 41/bis e che mi è stato ritirato a Milano al carcere di Opera.
Nel carcere di Carinola avevo anche due cinture una di marca energy e l’altra di vari colori
sempre fatte entrare tramite questa guardia a me cedute da BENGIORNO Giuseppe e
DANIELE Giuseppe altro detenuto sempre di Secondigliano che aveva rapporti anche di
prestito di denaro con questo guardia. Nel senso che questo DANIELE mi diceva che alcuni
suoi parenti avevano una agenzia legale che aveva prestato soldi, a suo dire, legalmente, a
questo SARDO che in cambio di questo favore gli faceva entrare prodotti. Sempre il SARDO
faceva entrare anche CD piratati su richiesta principalmente di DANIELE Giuseppe e di
altre persone di Secondigliano. Credo che se venisse fatta una perquisizione seria nelle celle
dei detenuti di Carinola potrebbero rinvenirsi tutti quei prodotti il cui possesso non è
consentito dall’ordinamento penitenziario….omissis…” L’Ufficio da atto che la foto n. 2
raffigura ABIS Daniele, nato a Sassari il 01.02.1962…omissis…”.
Nel valutare le richiamate dichiarazioni del collaboratore di giustizia veniva riscontrato:
- che effettivamente ANNICELLI Pasquale è stato co-detenuto con IOVINE Massimo fra il
2006 e 2007 nel padiglione “D” del carcere di Carinola, come risulta dalla nota n. 91/P.G.
datata 13.08.2008 della Direzione della Casa Circondariale di Cerinola;
- che effettivamente ANNICELLI Pasquale, ha costantemente effettuato i colloqui con la
sorella Luisa, che evidentemente lui chiamava NANA’, come risulta dalla medesima nota del
13.08.08 della Casa Circondariale di Carinola;
- che vi era un vaglia postale dell’importo di 200,00 euro fatto in data 20.06.2007 da
PEDANA Filomena a favore del detenuto ANNICELLI Pasquale, come risulta dalla
medesima nota del 13.08.08 della Casa Circondariale di Carinola.
Orbene effettivamente PEDANA Filomena (nata ad Aversa il 18.10.1978, residente in Villa
Literno alla via Garigliano n. 3) è la cognata di IOVINE Massimo (per averne sposato il
fratello Michele, nato a Villa Literno il 07.09.1973) e tra la stessa ed ANNICELLI Pasquale
non vi è alcun collegamento se non il fatto che la PEDANA ha semplicemente eseguito una
disposizione di suo cognato IOVINE Massimo. Risulta, pertanto, agevole ritenere che i
duecento euro che IOVINE faceva mandare ad ANNICELLI era il corrispettivo per lo
stupefacente che quest’ultimo doveva fare entrare nel carcere tramite ABIS Daniele, atteso
che il rapporto d’amicizia fra lo IOVINE e l’ANNICELLI era nato solo durante la comune
detenzione a Carinola.
Inoltre è stato riscontrato che effettivamente l’Assistente Capo ABIS Daniele negli anni 2006
e 2007 ha prestato servizio presso il 2° Reparto del carcere di Carinola (stesso reparto dove
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erano ristretti IOVINE e ANNICELLI) e che effettivamente veniva soprannominato dai
detenuti con l’appellativo “IL SARDO”.
Ancora, attraverso l’interrogazione alla Banca Dati del D.A.P. si verificava che
effettivamente, come dice IOVINE Massimo, nel periodo in cui lui è stato detenuto a
Carinola, vi era ristretto in quel carcere anche COSTANZO Luigi fu Luciano e di
ABATEGIOVANNI Teresa, nato a Lusciano (CE) il 28.04.1966, ivi residente in via
Cimabue, affiliato al clan “dei casalesi”.
Sempre il collaboratore IOVINE Massimo, nell’interrogatorio reso in data 14.07.2008 ha,
inoltre, dichiarato:“…omissis…“ Riconosco nella foto contraddistinta dal n. 1 la guardia “un
appuntato” che, nel carcere di Carinola, mi segnalava la presenza delle microspie sia in
occasione dei miei colloqui con i familiari che per le microspie poste nella cella dove ero
ristretto. In particolare la guardia, che prestava servizio nell’ufficio addetto alle
perquisizioni prima di entrare nella sala colloqui, non mi perquisiva e mi diceva
testualmente “VEDI CHE I CARABINIERI TI ASCOLTANO E CHE TI STANNO ADDOSSO
E CI SONO I MICROFONI APERTI”. Saprei indicare anche qual’è la sala che mi veniva
indicata dalla guardia come monitorata con microspie. Costui mi riferiva anche della
possibile presenza di microspie in cella e ci faceva entrare generi di conforto al di fuori dei
canali consentiti tra cui ricordo una bottiglia di limoncello a Natale 2007 e del profumo
marca farenyt ultimo modello, contenuto in una bottiglia di colore bianco diverso da quello
che era possibile acquistare regolarmente che era il modello vecchio. Ricordo che il
limoncello era contenuto all’interno di una bottiglia di plastica di gatorade. Questi prodotti
venivano richiesti da me o da DIANA Francesco con cui condividevo la cella e che mi
presentò questa guardia che lui già conosceva trovandosi nel carcere di Carinola da più
tempo. La stessa guardia portò a DIANA Francesco dei medicinali sono stati poi rinvenuti in
sede di perquisizione presso la nostra cella a seguito dell’intervento dei CC di Caserta.
Subito dopo l’intervento dei Carabinieri infatti, venne il vice commissario del carcere
lamentandosi del fatto che io davo sempre fastidio in quanto i CC gli avevano segnalato la
presenza di medicinali contenuti in un borsello. Una scatola di questi medicinali che erano
necessari a DIANA Francesco per curare una patologia allo stomaco avendo egli subito,
anche, una gastroscopia di cui dovrebbe esserci traccia nella cartella clinica, furono
consegnati dalla guardia direttamente a me all’uscita dal colloquio. Altre due scatole se non
sbaglio erano state consegnate dalla guardia al DIANA stesso, sempre all’uscita dal
colloquio. DIANA fu convocato, quindi, dal Comandante per dar conto del possesso di questi
medicinali ed è riuscito giustificandolo con la necessità di prendere queste pasticche tre volte
al giorno a non farsi sequestrare questi medicinali né a farsi fare rapporto disciplinare.
Posso dirle per esperienza che ho anche avuto nel carcere di Poggioreale che quello di
Carinola è amministrato in modo molto meno rigoroso e addirittura a me sembra un
“collegio” piuttosto che un carcere. Tornando a questa guardia penitenziaria posso dire il
DIANA Francesco mi aveva già riferito che in cambio di questi favori costui riceveva alcuni
regali e frequentava senza pagare un night club del Villaggio Coppola gestito da tale
TOMMY, se non sbaglio TERRACCIANO, cugino di DIANA Francesco. Il TOMMY è venuto
a colloquio con il DIANA Francesco in un periodo vicino alla partita Milan-Napoli del
campionato di calcio ultimo 2007-2008. Io facevo i colloqui nella stessa giornata del DIANA,
di venerdì, per un periodo nella stessa sala e quindi ho potuto anche riconoscere questo
Tommy che io già avevo incontrato quando ero libero. Il Night club è ubicato di fronte al
“Portoricano” un altro locale del Villaggio Coppola, nei pressi del porticciolo, ed era
frequentato per il passato tra gli altri anche da Bernardo CIRILLO e Vincenzo SCHIAVONE.
La guardia avvertiva delle microspie in particolare me ma contestualmente diceva anche al
DIANA di stare attento. A me però, lo diceva in maniera particolare affermando che proprio
su di me c’era l’attenzione degli investigatori. Io ho ricambiato i favori che mi venivano fatti
facendogli recapitare un cesto natalizio da DIANA Tammaro, e una somma di due o trecento
euro in occasione delle festività natalizie del 2007/2008. L’Ufficio da atto che la foto n. 1
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effigia PERRETTA Agostino…omissis…”.
Nel valutare le richiamate dichiarazioni del collaboratore di giustizia veniva riscontrato:
- che effettivamente nel periodo indicato da IOVINE Massimo e cioè poco prima delle
festività natalizie del 2007, questo Comando, con decreti emessi in data 11.09.2007;
21.11.2007 e 17.10.2007, nell’ambito del p.p. n. 57464/R/06 R.G. di Codesta Procura della
Repubblica D.D.A., stava intercettando i colloqui che effettuava il detenuto IOVINE Massimo
con i propri familiari e con il decreto datato 17.10.2007 i colloqui che effettuavano i detenuti
IOVINE Massimo e DIANA Francesco, ristretti nella stessa cella, della Sezione D, del
carcere di Carinola.
- che TERRACCIANO Tammaro, cugino di DIANA Francesco, si è recato da quest’ultimo a
fare i colloqui ed in un’occasione si è anche potuto incontrato con IOVINE Massimo; in
particolare, dalla disamina dei registri della predetta casa circondariale, risulta che in data
16.11.2007 hanno effettuato il colloquio con i rispettivi familiari IOVINE con la sua fidanzata
CAIAZZO Wanda e DIANA Francesco con sua madre, sua zia e suo cugino
TERRACCIANO Tammaro; in tale occasione IOVINE Massimo ha potuto conoscere di
persona il TERRACCIANO indicato come “TOMMY”.
- che effettivamente TERRACCIANO Tammaro è gestore di un night club al Villaggio
Coppola, denominato “SPIDER” ed è ubicato, come ha dichiarato IOVINE Massimo, di
fronte ad altro locale notturno denominato “IL PORTORICANO”.
La fonte dichiarativa, già di per sé compiutamente riscontrata, appunta la sua attenzione
accusatoria nei confronti dell’Agente Scelto ABIS Daniele (il sardo) e di PERRETTA
Agostino, entrambi in servizio presso il carcere di Carinola, ai quali sono state contestate in
altro procedimento penale le cessioni di sostanze stupefacenti a IOVINE Massimo. Nel
presente procedimento, invece, l'attenzione viene focalizzata sui rapporti fra i predetti e DI
STEFANO Raffaele, nonché su ulteriori condotte criminose delle guardie PERRETTA
Agostino e ABIS Daniele.
Infatti, nel corso delle intercettazioni ambientali nel carcere di Carinola e nelle autovetture di
DI STEFANO Ciro, di PAGANO Arturo e di RAZZINO Carlo (quest’ultimo è proprio un
Assistente Capo della Polizia Penitenziaria in servizio presso il carcere di Carinola), sono
emersi chiare ed evidenti collusioni, appunto, fra agenti in servizio ed esponenti della
criminalità organizzata.
Giova sottolineare che proprio RAZZINO Carlo è stato controllato in compagnia di
PAGANO Arturo e di GIRAMMA Alfredo, in data 21.01.2009, allorquando gli stessi
venivano notati, dai verbalizzanti, uscire da un negozio di rivendita di telefoni cellulari,
ubicato in Corso Matteotti di Sparanise: nella circostanza RAZZINO Carlo all’atto della
richiesta dei documenti ha esibito la patente di guida e, solo quando gli è stata chiesta la
professione, dopo aver tentennato, ha riferito essere una guardia penitenziaria.
Proprio il fatto di essere stato identificato dai Carabinieri con tali pericolose frequentazioni
metteva in allarme RAZZINO Carlo facendo nascere nel medesimo il proposito di raccontare
i fatti delittuosi riguardanti taluni suoi colleghi ed infatti lo stesso il 24.01.2009, tra l'altro,
riferiva:
“…omissis.. A.D.R.- Mi sono presentato spontaneamente alla S.V. per chiarire, prima di
tutto, quali siano i miei rapporti con GIRAMMA Alfredo e con PAGANO Arturo. Io conosco
il primo fin da bambino e, quindi, lo incontro spesso e parliamo di varie cose come riferirò di
qui a poco. So, invece, che PAGANO Arturo è un camorrista anche perché è stato detenuto a
Carinola dove io presto servizio come Guardia penitenziaria. Il giorno in cui sono stato
fermato dai CC. di Caserta mi trovavo per caso in compagnia di costoro in quanto
GIRAMMA mi aveva incontrato poco prima chiedendomi se lo volessi accompagnare a
Sparanise. Sono andato, quindi, a posare la mia autovettura che GIRAMMA mi disse di
parcheggiare nei pressi di una abitazione in uso a PAGANO Arturo che si trova fuori dal
centro abitato di Carinola. Mentre parcheggiavo GIRAMMA mi disse che andava a fare un
attimo un servizio e tornò poco dopo con il PAGANO facendomi salire in macchina. Siamo
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andati, quindi, a Sparanise ad un negozio di elettronica dove il GIRAMMA mi disse che
doveva prendere delle telecamere che, a suo dire, gli sarebbero servite per un sistema di
video sorveglianza per il suo negozio, se non sbaglio, un panificio che sta ristrutturando a
Nocelleto. Sarei in grado di indicare alla S.V. tutti i luoghi a cui sto facendo riferimento. In
particolare questo negozio di elettronica si trova sul corso principale di Sparanise nei pressi
di un bar dove, dopo aver trovato chiuso questo negozio, ci siamo fermati. Voglio precisare
che quando GIRAMMA mi incontrò a Carinola mi chiese se fossi armato ed io gli risposi di
no. Non so specificare per quale motivo mi fece questa domanda. Una volta in macchina i
miei interlocutori mi chiesero anche di scendere con loro una volta arrivati in questo negozio
di elettronica ma io dissi che preferivo restare in macchina o, comunque, vicino alla stessa.
Mi creda, quando ho visto PAGANO Arturo mi sono immediatamente pentito di aver dato la
disponibilità al GIRAMMA per accompagnarlo in quanto, come le dicevo, conoscevo bene i
trascorsi criminali del PAGANO. Trovato chiuso il negozio di elettronica GIRAMMA e
PAGANO si sono fermati ad un bar che dista pochi metri, sempre sul corso di Sparanise, sul
lato opposto rispetto al negozio di elettronica, per chiedere il numero di cellulare del
proprietario di quest’ultimo negozio.
A.D.R.- Non so se sapessero di eventuali rapporti di parentela o di colleganza tra il
proprietario del negozio di elettronica ed il gestore del bar. Tuttavia ho visto che appena
entrati hanno subito ottenuto il numero di telefono che cercavano che appuntarono su un
foglio. Non le so precisare se poi hanno effettuato questa telefonata ma sicuramente ciò non è
avvenuto in mia presenza. L’unico errore che ho compiuto è quello di acconsentire alla
richiesta di GIRAMMA di accompagnarli. Sulla strada del ritorno siamo stati, poi, fermati
dai CC di Caserta e successivamente, una volta tornati a Carinola presso l’abitazione del
PAGANO questi mi invitarono ad entrare in casa per bere una birra ma io, ancora
spaventato per il fermo subito dai CC., preferii andare via con la mia macchina senza
accettare nulla.
A.D.R.- Da quel giorno non ho più visto nei il PAGANO ne il GIRAMMA e né tantomeno mi
sono sentito con costoro nemmeno telefonicamente.
A.D.R.- Durante il tragitto verso Sparanise il GIRAMMA mi chiese se avessi avuto modo di
vedere tale MANCINI Vito, un ex appartenente alla polizia di Stato e che ha un fratello
ispettore che presta servizio presso il Commissariato P.S. di Sessa Aurunca, perché loro lo
cercavano a causa che il Mancini doveva dare loro dei soldi che gli avevano prestato, non so
con quale tasso di interesse.
A.D.R.- Voglio ancora riferire alla S.V. che alcuni appartenenti alla polizia penitenziaria in
servizio presso il carcere di Carinola, istituto nel quale presto anche io servizio, sovente
chiedono in prestito somme di danaro proprio al GIRAMMA e al PAGANO Arturo. Costoro
glieli prestano molto volentieri in quanto, poi, chiedono agli stessi favori all’interno
dell’istituto penitenziario. In buona sostanza non chiedono gli interessi, ma favori. Di ciò
sono a conoscenza perché è stato proprio il GIRAMMA a confidarmi tali episodi. In
particolare il GIRAMMA mi ha riferito che ha prestato somme di danaro a PERRETTA
Agostino a LO GIURATO Antonio, entrambi cognati, e a NATALE Nicola, tutti appartenenti
alla polizia penitenziaria del carcere di Carinola. Voglio riferirvi anche di un episodio
avvenuto all’interno del carcere di Carinola nel mese di agosto del 2008. Prima della fine del
mese venne da me Giramma chiedendomi se avessi avuto modo di vedere PERRETTA perché
erano scaduti i termini di dilazione del prestito concessogli e questi doveva restituirgli la
somma di danaro. Io riferii al GIRAMMA che non avevo visto il PERRETTA ma mi
impegnavo qualora lo avessi incontrato a riferirgli l’imbasciata. Dopo circa 2-3 giorni
successe che il PERRETTA espletava il turno 14-20 o il turno 13-19, adesso non ricordo,
nello spaccio all’interno del carcere di Carinola in qualità di cassiere e banconista. Costui
alla fine del turno aveva il compito di chiudere lo spaccio a chiave e consegnare la chiave
alla portineria centrale lasciando l’incasso all’interno della cassa perché la mattina
successiva passava il ragioniere a ritiralo. Il giorno successivo il collega che montò di
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mattina aprì lo spaccio e si accorse che all’interno della cassa erano spariti i soldi e la cosa
strana era che la porta di accesso non aveva alcun segno di effrazione né tantomeno
l’apparecchio di cassa per cui io subito collegai tale evento con la richiesta del GIRAMMA
di restituzione della somma di danaro proprio da parte del PERRETTA.
A.D.R.- Ho avuto modo altresì di constatare che effettivamente PERRETTA Agostino in una
occasione ha consegnato un pacchetto di sigarette “ truccato”, nel senso che all’interno non
vi erano sigarette ma altro materiale che io non sono a conoscenza, al detenuto DI STEFANO
Raffaele. Credo che all’interno del pacchetto vi fosse sostanza stupefacente del tipo hascish
perché qualche giorno dopo nel fare una perquisizione all’interno proprio della cella del Di
Stefano ebbi modo di sentire puzza di “spinello”. Ho avuto anche modo di udire che i due si
chiamano per nome nel senso che il PERRETTA chiama il detenuto DI STEFANO “Raffaele”
e viceversa il DI STEFANO chiama il PERRETTA “Agostino”. Il PERRETTA si rifornisce
dei pacchetti di sigarette “TRUCCATI” da AULITTA Ciro ex detenuto di Carinola che abita
in Castelvolturno e tale circostanza mi è stata riferita dal detenuto lavorante DI STEFANO
Raffaele.
A.D.R.- Tale circostanza ebbi modo di segnalarla al Commissario di Polizia Penitenziaria
PASSARETTI il quale mi disse che non avendo rinvenuto sostanza stupefacente non poteva
procedere ad alcuna contestazione. Per la verità io dissi anche al PASSARETTI che il
detenuto DI STEFANO mi chiedeva sempre dove fosse il PERRETTA quando non lo vedeva in
servizio. In realtà il DI STEFANO in una circostanza nel chiedermi dove fosse il PERRETTA
ad una mia specifica domanda mi confidò che il PERRETTA gli portava sempre le sigarette
perché lui non le poteva comprare in quanto era senza soldi. Voglio ancora riferirle che il
GIRAMMA mi raccontò ancora che il padre del DI STEFANO, che non so dirle dove abita,
ogni volta che viene a colloquio con il figlio, accompagnato dal nipote Ciro perché lo stesso
non guida le macchine, alla fine dell’incontro con il figlio all’interno del carcere si reca
sempre, accompagnato dal nipote Ciro, a casa del PAGANO Arturo dove resta a mangiare e
a discutere con questi. Non mi disse, però, di cosa parlassero.
A.D.R.- Voglio segnalarle altresì che anche un altro mio collega, ABIS Daniele, di origine
sarda, è solito far entrare all’interno del carcere materiale non controllato per vari detenuti.
In particolare l’ABIS ha contatti esclusivi con il detenuto DANIER Tullio nel senso che è il
DANIER Tullio a chiedere all’ABIS il materiale che deve far entrare abusivamente nel
carcere. Ciò affermo perché ho avuto modo di ascoltare, non visto dai due, personalmente un
colloquio tra gli stessi nel corso del quale il DANIER Tullio chiedeva all’ABIS di portargli
del materiale che non capii bene cosa fosse.
A.D.R.- Come mi chiede, il GIRAMMA, insieme al PAGANO Arturo, mi ha confidato anche
che è solito prestare danaro con usura anche a parecchi commercianti di Carinola e
Nocelleto oltre ai colleghi della polizia penitenziaria che vi ho indicato. Tra i commercianti
ricordo che il GIRAMMA mi disse che aveva prestato soldi con usura a tale Giuseppe di cui
non conosco il cognome, al titolare di un caseificio di Falciano del Massico, REA Sergio, e
a tale MAGLIARO che ha un figlio che ha una oreficeria a Falciano del Massico e che ha un
negozio di rivendita di materiale edile.
A.D.R.- Come mi chiede io non ho ricevuto mai danaro in prestito ne dal GIRAMMA ne dal
PAGANO perché non ne ho avuto mai bisogno. Mi basta lo stipendio che mi elargisce lo
Stato….omissis…”..
Una conferma delle richiamate dichiarazioni emergeva anche nel corso delle intercettazioni
nell’abitacolo dell’autovettura Fiat Punto tg. AV726RM in uso a RAZZINO Carlo, poi, alle
ore 10.50 del 21.01.2009 veniva intercettata una conversazione tra RAZZINO Carlo e
l’ispettore superiore MARRAFINO Antonio, in servizio presso lo stesso istituto penitenziario,
nel contesto delle quale il primo illustra al secondo quella che è la situazione attinente alla
corruzione di alcune guardie penitenziarie nel Carcere di Carinola. Lo stesso riferisce di
“piaceri” che le stesse ottengono in cambio dell’introduzione di sostanze stupefacenti
occultate in pacchetti di sigarette. In particolare, riferisce di una guardia penitenziaria, tale
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NATALE, identificato nell’assistente capo NATALE Nicola, nato a Calvi Risorta il
16.08.1965, che si può permettere l’autovettura, un fuoristrada, che ha in uso proprio per i
“piaceri” che ha ottenuto (a riscontro della conversazione dal controllo della Banca Dati della
Motorizzazione Civile risulta che effettivamente NATALE Nicola è proprietario di un
fuoristrada Hyundai Santafé targato DB970FE, acquistato nuovo il 14.04.2006). Nel
proseguire la conversazione, RAZZINO Carlo si rammarica del fatto che lui, anche se a
conoscenza di tutto, non si è mai prestato a tali servizi, ma veniva coinvolto solo perché è
stato controllato insieme a PAGANO Arturo e GIRAMMA Alfredo e che per tale motivo
aveva deciso di recarsi il giorno successivo 24.01.2009, presso l’A.G. a rendere spontanee
dichiarazioni. Successivamente RAZZINO Carlo spiega a MARRAFINO Antonio il
meccanismo con il quale vengono contattati gli agenti della polizia penitenziaria e indica altri
agenti corrotti tra i quali PERRETTA Agostino, e riferisce che in cambio dei “favori”
consistenti nell’introdurre nel carcere sostanza stupefacente o altro da consegnare ai detenuti,
ricevevano la “mazzettella” o qualche altra “cosa”. In particolare, RAZZINO Carlo riferisce
che fra le guardie penitenziarie compiacenti si erano composte delle coppie che facevano capo
a PAGANO Arturo. Come compenso le guardie penitenziarie percepiscono somme che
variano dalle 50 alle 200 Euro, a seconda del “tipo di lavoro” che gli veniva chiesto di
svolgere. RAZZINO Carlo riferisce, inoltre, nel prosieguo della conversazione, che fra “i
lavori” che viene chiesto di svolgere è anche quello di mettere al corrente i detenuti di
eventuali perquisizioni oppure ottenere dei prestiti da PAGANO Arturo, facendo l’esempio di
una guardia penitenziaria, soprannominata “U gelato”, il quale avrebbe ottenuto un prestito da
PAGANO Arturo, per il tramite GIRAMMA Alfredo, con il quale si conosce da quando erano
bambini. Nel prosieguo della conversazione RAZZINO Carlo riferisce che per quanto
riguarda il furto presso lo spaccio del carcere l’autore era PERRETTA Agostino in quanto
quest’ultimo doveva coprire un assegno di 1.500/1.600 Euro, avendo ottenuto in prestito
1.200 Euro (effettivamente l’ammanco nella cassa dello spaccio del carcere di Carinola
ammontava a circa 1.600,00 Euro, somma corrispondente a quella dell’assegno che avrebbe
dovuto coprire PERRETTA Agostino). Infine, RAZZINO Carlo spiega in che modo viene
introdotta la sostanza stupefacente nel carcere, in particolare da “u gelato” e PERRETTA
Agostino che la riceve da un ex detenuto AULITTO Ciro, e la consegna in un pacchetto di
sigarette sigillato al detenuto DI STEFANO Raffaele che lavorava con lui nello spaccio. In
particolare, riferisce che per tali servizi il PERRETTA Agostino riceve ogni volta dai 100 ai
150 Euro. Al termine della conversazione, transitando per Corso Oriente di Falciano del
Massico, RAZZINO Carlo riferisce a MARRAFINO Antonio che GIRAMMA Alfredo nelle
vicinanze sta per aprire un negozio e che un altro commerciante di mozzarella, ubicata nei
pressi, aveva avuto in prestito da GIRAMMA Alfredo parecchi soldi, come molte persone del
posto.
Diversamente da quanto affermato da RAZZINO Carlo alla A.G., invece, dalle attività
tecniche emergono con assoluta chiarezza, anche nei momenti immediatamente successivi al
controllo dei militari del 21.01.2009 e nelle ore successive alla conversazione intercettata con
MARRAFINO Antonio, gli stretti rapporti che sussistono tra RAZZINO Carlo, PAGANO
Arturo e GIRAMMA Alfredo.
In particolare dall’intercettazione delle conversazioni tra presenti sull’autovettura in uso a
PAGANO Arturo emerge che alle ore 09.25 del 21.09.2009, quando sale a bordo del veicolo,
RAZZINO Carlo, in tono ironico, viene invitato da PAGANO Arturo e GIRAMMA Alfredo
ad offrire loro un caffè dopodiché parlano in tono molto confidenziale di un episodio che
RAZZINO Carlo avrebbe riferito a tale Enzuccio. Alle successive ore 09.56, veniva
monitorata una prolungata conversazione fra i tre in cui gli stessi si lamentano del controllo a
cui erano stati sottoposti e discutono sul fatto che fortunatamente il RAZZINO Carlo non era
armato; quest’ultimo si lamenta del fatto che i militari operanti avrebbero fatto la
segnalazione del controllo alla direzione del carcere; PAGANO Arturo e GIRAMMA Alfredo
avrebbero giustificato la presenza di RAZZINO Carlo sull’autovettura dicendo che gli
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avevano dato un passaggio; inoltre emerge il rapporto di estremo rispetto con il quale lo
stesso RAZZINO Carlo si rivolge a PAGANO Arturo chiamandolo sempre “Don Arturo”.
Nella successiva conversazione monitorata sempre sull’autovettura di PAGANO Arturo, delle
ore 10.13, RAZZINO Carlo riprende il discorso dell’arma che fortunatamente non portava
con sé.
Anche nei giorni successivi al controllo di polizia e in quelli precedenti alle sue dichiarazioni,
vengono registrati numerosi contatti dell’assistente di polizia penitenziaria con PAGANO
Arturo e GIRAMMA Alfredo, in contrasto a quanto dichiarato. In particolare, alle ore 15:48
del 23.01.2009, dopo aver avuto la conversazione con l’ispettore MARRAFINO Antonio,
all’esterno dell’autovettura Fiat Punto di RAZZINO Carlo viene monitorata una prima e breve
conversazione tra quest’ultimo e PAGANO Arturo, in cui l’assistente di polizia penitenziaria
chiede al PAGANO di fargli sapere qualcosa. Sempre il giorno 23.01.2009, alle successive
ore 16.43, sull’utenza 3287348601, in uso a GIRAMMA Alfredo, veniva monitorata una
telefonata, proveniente dal numero 3292017953 di RAZZINO Carlo, nel corso della quale lo
stesso RAZZINO, in tono confidenziale, chiede all'interlocutore di incontrarsi al più presto; di
risposta GIRAMMA Alfredo lascia intendere di avere compreso che si tratta del controllo del
21.01.2009, ma RAZZINO Carlo intima all'interlocutore di non parlare per telefono e
ribadisce la necessità di volerlo incontrare, ma di non potersi muovere poiché è pedinato;
preoccupazione che esterna anche lo stesso GIRAMMA Alfredo.
Sempre dal monitoraggio dell’utenza cellulare 3287348601, in uso a GIRAMMA Alfredo,
emerge che il giorno successivo, RAZZINO Carlo, alle ore 16.53, dopo aver reso le
dichiarazioni, contatta lo stesso GIRAMMA Alfredo, con il quale fissa un appuntamento per
la mattina successiva a Nocelleto, poiché deve parlargli urgentemente. Il giorno successivo
25.01.2009, alle ore 15.13, sempre sulla stessa utenza cellulare, GIRAMMA Alfredo riceveva
una telefonata da parte di RAZZINO Carlo, nel corso della quale RAZZINO Carlo chiede se
si possono incontrare a Falciano mentre GIRAMMA Alfredo dice di non potersi muovere in
quanto si trova presso l’abitazione di PAGANO Arturo e gli chiede di vedersi verso le 17.30 a
casa sua; RAZZINO Carlo, in un primo momento, rifiuta di incontrarsi a casa di GIRAMMA
per il fatto che rischiano di poter essere sorpresi insieme, poi si convince di raggiungerlo per
le successive ore 17.00 circa; nella parte finale della conversazione RAZZINO Carlo riferisce
di avere saputo del problema avuto con NARDELLI Giuseppe mettendo in risalto gli stretti
rapporti che intercorrono tra lui ed i due personaggi.
La necessità che ha RAZZINO Carlo di riferire ulteriori notizie importanti a GIRAMMA
Alfredo emerge anche da una ulteriore telefonata monitorata sull’utenza 3287348601 in uso
allo stesso GIRAMMA Alfredo delle ore 14.37 del 27.01.2009, in cui RAZZINO Carlo gli
chiede nuovamente di incontrarlo con urgenza ma GIRAMMA Alfredo gli dice di non potersi
muovere in quanto si trova “qua abbasc”, locuzione pronunciata anche da tutti gli altri adepti
per indicare la masseria di PAGANO Arturo. RAZZINO Carlo gli chiede di farsi autorizzare
ad allontanarsi da PAGANO Arturo in quanto è una cosa urgente e di potersi vedere presso
l’abitazione di AURIEMMA Pasquale poiché non era intenzionato ad avvicinarsi a casa sua.
Un successivo contatto tra RAZZINO Carlo e PAGANO Arturo viene registrato dal
monitoraggio delle conversazioni intercettate sull’autovettura Fiat Punto in uso a RAZZINO
Carlo. In particolare, in data 08.02.2009, alle ore 09.48, RAZZINO Carlo alla guida del
veicolo e con a bordo altra persona, probabilmente il figlio Antonio, si reca in via Direttissima
di Falciano del Massico, fuori dal centro abitato, nelle vicinanze di un casolare, chiede a
“Ciro”, verosimilmente DI STEFANO Ciro, se può parcheggiare l’autovettura in loco.
Immediatamente dopo si sente, all’esterno del veicolo, PAGANO Arturo che invita
“Vincenzo” a fermarsi.
Le citate dichiarazioni di RAZZINO Carlo si inseriscono nel corso dell’attività intercettiva nel
carcere di Carinola delle conversazioni presso la sala colloqui tra il detenuto DI STEFANO
Raffaele ed i propri familiari.
In tale ambito in particolare dalla conversazione intercettata in data 30.07.2008 emerge
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innanzitutto lo stretto rapporto del padre e del cugino del detenuto con PAGANO Arturo ed
inoltre la conferma del fatto che alcune guardie penitenziarie, assoldate dallo stesso PAGANO
Arturo, riescono a far recapitare a detenuti, ristretti presso il Carcere di Carinola, della
sostanza stupefacente ed altro. In particolare, DI STEFANO Ciro riferisce al cugino di avere
appreso da PAGANO Arturo che DI STEFANO Raffaele sarebbe nel mirino delle FF.PP.,
volendolo sorprendere nella detenzione di sostanza stupefacente, notizia appresa dal
PAGANO da una guardia penitenziaria. DI STEFANO Ciro gli riferisce, inoltre, di avere
saputo da PAGANO Arturo che lo stesso DI STEFANO Raffaele era stato sorpreso in cella
con della sostanza stupefacente e di essere venuto a conoscenza del fatto sempre da una
guardia penitenziaria; nel contesto DI STEFANO Raffaele nega categoricamente la
circostanza, in quanto se fosse accaduto non gli avrebbero permesso di effettuare il colloquio
e gli avrebbero interrotto l’attività lavorativa all’interno del carcere. Dal colloquio emerge,
con assoluta chiarezza, la difficoltà di DI STEFANO Raffaele nel giustificare a PAGANO
Arturo il fatto che lui sia stato scoperto dalle guardie penitenziarie in possesso di sostanza
stupefacente, poiché non trovando l’appoggio esterno di PAGANO Arturo, non avrebbe più
potuto ottenere “la roba”. Ciò è dimostrato dalla continua richiesta di DI STEFANO Raffaele
fatta al padre di andare a parlare con PAGANO Arturo per riferirgli che tutto quello che gli
era stato riferito non corrisponde a verità, e che ciò è dimostrato dal fatto che sta continuando
a lavorare all’interno dell’Istituto Penitenziario presso lo spaccio ed inoltre, dal fatto che non
è mai stato sottoposto ad alcuna forma di punizione, potendo anche continuare ad effettuare i
colloqui insieme agli altri detenuti. L’ulteriore dimostrazione del diretto collegamento tra
guardie penitenziarie e PAGANO Arturo è dato anche da quanto riferisce DI STEFANO
Cipriano, il quale, dopo avergli assicurato che sarebbe andato a parlare con PAGANO Arturo,
incolpa una guardia penitenziaria della falsa notizia riferita a PAGANO Arturo. Nel prosieguo
del colloquio gli interlocutori ritornano sull’argomento e DI STEFANO Raffaele insiste nel
salutare PAGANO Arturo preoccupandosi del fatto che quest’ultimo possa essersi offeso per
quanto appreso sul suo conto. Al termine, infine, DI STEFANO Raffaele chiede al cugino DI
STEFANO Ciro chi ha riferito la notizia a PAGANO Arturo, e DI STEFANO Ciro dice che
non si tratta di una guardia penitenziaria di bassa statura ma di un altro agente.
Il coinvolgimento di PERRETTA Agostino, assistente della Polizia Penitenziaria in servizio
presso il carcere di Carinola, in strani rapporti con i detenuti e loro familiari, in particolare
con DI STEFANO Raffaele diventa molto più chiaro nel colloquio del 20.08.2008 fra il
detenuto ed il cugino DI STEFANO Ciro, nel corso del quale quest’ultimo dice di avere
incontrato all’ingresso “Agostino”, il quale gli manda i suoi saluti. DI STEFANO Ciro dice,
inoltre, di aver dato ad “Agostino” il suo nuovo numero di telefono e di avere ricevuto da
questi il biglietto da visita dicendogli che avrebbero parlato dopo. La compiuta identificazione
di “Agostino” in PERRETTA Agostino, è stata effettuata per le vie brevi, dal personale
operante, lo stesso giorno, presso l’Ufficio Servizi dello stesso carcere, accertando che
l’agente della polizia penitenziaria di servizio la mattina del 20.08.2008, dalle ore 10.00 alle
ore 12.00, all’ingresso dell’Istituto Penitenziario di Carinola, era appunto l’Assistente
PERRETTA Agostino.
Il fatto che PERRETTA Agostino non ha avuto più la possibilità di incontrare DI STEFANO
Raffaele è confermato dal fatto che il primo era stato allontanato dallo spaccio del carcere,
ove lavorava anche DI STEFANO Raffaele, poiché si era verificato in data 10.08.2008
l’ammanco dell’incasso del giorno precedente di circa 1.600,00 Euro, per cui l’agente era
sospettato fosse l’autore. Tale circostanza veniva confermata anche da una conversazione del
23 gennaio 2009 intercettata nell’autovettura di RAZZINO Carlo, altro assistente capo della
polizia penitenziaria, e l’Ispettore MARRAFINO Antonio, ambedue in servizio presso lo
stesso istituto penitenziario, in cui l’assistente conferma che l’autore del furto era stato
PERRETTA Agostino.
La preoccupazione di DI STEFANO Raffaele del fatto che il cugino DI STEFANO Ciro
possa continuare ad avere, all’esterno del carcere, un contatto con il PERRETTA Agostino, al
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solo scopo di ottenere “la roba” (droga), è avvalorata dal successivo colloquio del 03.09.2008
tra DI STEFANO Raffaele e DI STEFANO Ciro, in quanto il detenuto, già all’inizio della
conversazione, chiede se ha salutato il suo compagno indicando l’uscita. Nel corso di quasi
tutta la conversazione i due parlano dei rapporti con PAGANO Arturo e del fatto che DI
STEFANO Ciro lavora presso la sua abitazione come guardiano notturno e factotum. Molto
significativo è quanto emerge al termine del colloquio, in quanto DI STEFANO Raffaele
chiede se abbia avuto un contatto telefonico con PERRETTA Agostino e DI STEFANO Ciro
riferisce di essere stato contattato dal poliziotto penitenziario e che lo stesso, dopo avergli
detto che voleva parlare con lui e che voleva sapere qualcosa, interrompeva la telefonata, con
ciò dimostrandosi preoccupato di non poter parlare liberamente per telefono.
I contatti tra i DE STEFANO e PERRETTA Agostino emergono anche da una conversazione
in ambientale monitorata in data 01.10.2008, alle ore 07.56, sull’autovettura Fiat Uno targata
PC425258, in uso a DI STEFANO Ciro, ove erano presenti anche DI STEFANO Antimo, zio
di DI STEFANO Ciro, e PERRETTA Agostino, nel corso della quale DI STEFANO Antimo,
su esplicita richiesta del nipote DI STEFANO Ciro, riferisce esplicitamente di voler procurare
al nipote una pistola ed avverte quest’ultimo che solo per il fatto che lavora da PAGANO
Arturo può essere accusato di associazione. La presenza di PERRETTA Agostino
nell’abitacolo è confermata in due circostanze, di cui nella prima racconta a DI STEFANO
Ciro le giustificazioni che ha reso all’ispettore, verosimilmente attinente al furto avvenuto
nello spaccio del carcere di Carinola. Nel corso della conversazione vi è un successivo
passaggio in cui DI STEFANO Ciro spiega a PERRETTA Agostino quali mansioni svolge a
casa di PAGANO Arturo e la circostanza di un controllo nei suoi confronti delle FF.PP. nei
suoi confronti, nel corso del quale lui giustificava la conoscenza di PAGANO Arturo con il
fatto che gli era stato presentato dallo zio DI STEFANO Cipriano e che, nell’occasione i
militari lo avrebbero avvertito che PAGANO Arturo era un camorrista.
La presenza di PERRETTA Agostino nell’autovettura di DI STEFANO Ciro veniva accertata
anche lo stesso giorno 01.10.2008, alle ore 14.31, dopo il colloquio avuto da lui e lo zio DI
STEFANO Antimo con il cugino detenuto DI STEFANO Raffaele. Nel corso del
monitoraggio della conversazione sul veicolo, anche se non si riesce a sentire la voce
dell’assistente di polizia penitenziaria poiché la conversazione è coperta da forti fruscii, DI
STEFANO Ciro e DI STEFANO Antimo si rivolgono più volte a lui, parlando esplicitamente
di armi.
Altro elemento oggettivo fondamentale emerso dall’indagine svolta è la difficoltà economica
in cui versano PERRETTA Agostino e ABIS Daniele.
La difficoltà economica in cui versa PERRETTA Agostino emerge da alcune conversazioni
della moglie di quest’ultimo SMALDONE Isabella, monitorate sulle utenze 3346674492 e
3295689790, con il Banco di Napoli di Falciano del Massico, al quale aveva chiesto un
prestito. Significativa risulta, quindi, una telefonata del 16.10.2008, monitorata sull’utenza
3346674492, in cui SMALDONE Isabella, parlando con un dipendente dello stesso istituto
bancario gli chiede se può prelevare 100 Euro. Eloquenti sono poi le due telefonate
monitorate il 12.10.2008, sulla stessa utenza cellulare. Nella prima delle ore 12.09 lo stesso
PERRETTA Agostino riceve una telefonata da parte di un collega, CRISTINA Giuseppe, il
quale chiede la restituzione di un prestito di Euro 3.500,00 che gli aveva concesso quattro
anni addietro e non ancora restituito neanche in parte. Nella successiva telefonata tra i due
delle ore 12.17 il contenuto è analogo, ed in particolare CRISTINA Giuseppe, anche se gli
dice di non voler adire le vie legali, continua a chiedere con insistenza la restituzione del
denaro a PERRETTA Agostino, fissando nel mese di dicembre il termine ultimo per la
restituzione. Nello stesso tempo, PERRETTA Agostino gli ribadisce più volte il fatto che non
ha attualmente la possibilità di saldare il debito e che in attesa di ottenere un prestito.
Anche le precarie condizioni economiche di ABIS Daniele emergono dall’intercettazione
delle conversazioni sull’utenza cellulare 3342495119, in uso allo stesso ABIS Daniele. In
particolare, in data 10.10.2009, alle ore 09.49, dalla sua utenza cellulare 3342495119, ABIS
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Daniele telefona alla moglie PALMIERI Anna Maria chiedendole di farsi prestare 100 Euro
dalla di lui madre, dicendole che li avrebbe restituite il lunedì successivo, e la stessa gli
rimprovera il fatto che non deve pensare a restituire i soldi alla madre in quanto vi sono altre
scadenze più urgenti alle quali fare fronte. La telefonata delle ore 09.51 dello stesso giorno,
sempre tra ABIS Daniele e la moglie PALMIERI Anna Maria, è ancora più eloquente di
quella che è la reale situazione economica di ABIS Daniele, in quanto, ritornando al discorso
precedente circa l’imminente scadenza della rata dell’assicurazione e che per poterla coprire
avrebbe chiesto i soldi in anticipo dalla banca, fa esplicito riferimento ad una grossa cifra che
dovrebbe ottenere in prestito, ma che si guarda bene dal non parlarne nello specifico per
telefono. In una telefonata del 13.10.2009, alle ore 18.27, PALMIERI Anna Maria chiama il
marito al quale chiede dove si trova e lo stesso dice di trovarsi a Mondragone da un’ora per
cercare di risolvere un problema attinente alla scadenza di un assegno, avendo necessità di
contattare un tale professore, successivamente identificato in DI SILVESTRE Rocco, nato a
Frattamaggiore il 23.06.1969, ivi residente in via P. Ianniello n. 40, per evitare di porre
all’incasso un assegno scoperto e cercare di sostituirlo con un altro Le telefonate che
chiariscono definitivamente la situazione trattata nelle precedenti conversazioni vengono
monitorate, sempre sull’utenza cellulare in uso ad ABIS Daniele, nel giorno 14.10.2009, ore
11.33 ed il 15.10.2009, ore 09.45, tra quest’ultimo e tale professore Rocco, verosimilmente
l’intestatario dell’utenza cellulare DI SILVESTRE Rocco suindicato, nel corso delle quali
ABIS Daniele si rivolge a lui, quale intermediatore, per cercare di ottenere di procrastinare la
scadenza di un assegno, facendosi restituire quello in scadenza e rilasciandone un altro.
6.2. Le conclusioni
Prima di rassegnare le conclusioni in merito ai capi 5), 6) e 7) dell'imputazione è opportuno
precisare che deve procedersi ad una rigorosa valutazione delle dichiarazioni rese da
RAZZINO Carlo e delle conversazioni dello stesso che sono state monitorate. Ciò non solo
per le discrepanze emergenti tra quanto dichiarato e quanto risultante dalle attività tecniche in
corso, ma anche per il suo costante contatto con PAGANO Arturo e GIRAMMA Alfredo,
oltre che per la sua conoscenza di fatti illeciti di cui si sono resi protagonisti anche taluni suoi
colleghi (conoscenza significativa, contrariamente a quanto affermato, di una non assoluta
estraneità a certe pratiche). Non può peraltro, non evidenziarsi che il medesimo si decideva a
fornire le proprie dichiarazioni solo successivamente al controllo cui è stato sottoposto ad
opera dei Carabinieri unitamente a PAGANO Arturo e GIRAMMA Alfredo. Le dette
dichiarazioni, pertanto, pur indicative di una sconfortante contiguità tra esponenti della polizia
penitenziaria e mondo criminale, dato confermato anche da quanto si vedrà in merito al capo
8) dell'imputazione, non si presentano di per sé idonee a concretizzare gravi indizi di
colpevolezza, ma possono essere in questa sede utilizzate solo ad ulteriore conforto di quanto
altrimenti emerso.
Deve pertanto preliminarmente evidenziarsi che entrambi gli agenti di polizia penitenziaria
nei confronti dei quali si procede, oltre ad essere indicati già da IOVINE Massimo come
persone avvezze a fare entrare in carcere oggetti vietati ed anche stupefacente, affrontavano
all'epoca dei fatti forti difficoltà economiche.
Venendo alla posizione di PERRETTA Agostino dalle intercettazioni ambientali in carcere si
è riscontrato che nella cella del suddetto detenuto veniva rinvenuta, nel mese di luglio 2008,
sostanza stupefacente del tipo hashish. Dalle medesime attività captative oltre che dal
monitoraggio delle utenze telefoniche emergeva, poi, che il medesimo aveva rapporti, anche
al di fuori dell'istituto penitenziario con il detenuto DI STEFANO Raffaele ed i suoi familiari.
Si tratta di elementi che, se si considerano anche le dichiarazioni di RAZZINO Carlo (sia
quelle rese all'A.G. sia quelle captate), si presentano idonei a configurare nei confronti di
PERRETTA Agostino il reato contestato al capo 6) dell'imputazione per avere introdotto nel
carcere di Carinola sostanza stupefacente che consegnava a DI STEFANO Raffaele.
Sussiste, altresì, la circostanza aggravante di cui all'art. 80 lett. e) d.p.r. n. 309/1990 per essere
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il fatto avvenuto all'interno del carcere di Carinola.
Non può invece essere riconosciuta la circostanza aggravante dell'art. 7 L. n. 203/1991 non
potendosi ritenere che l'introduzione di sostanza stupefacente all'interno del carcere per
consegnarla ad un detenuto possa, di per sé, agevolare qualsivoglia clan camorristico ovvero
essere avvenuta avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p..
Alla luce degli indicati elementi il medesimo reato non può, invece, allo stato, essere ascritto
anche a PAGANO Arturo essendo il suo coinvolgimento basato unicamente sulle
dichiarazioni di RAZZINO Carlo per le quali valgono le precisazioni sopra effettuate.
Analogamente non possono, allo stato, ritenersi sussistenti gravi indizi di colpevolezza in
ordine ai reati di cui ai capi 5) e 7) dell'imputazione essendo i medesimi basati unicamente
sulle dichiarazioni di RAZZINO Carlo per le quali valgono le precisazioni sopra effettuate.
7. Capo 8) dell'imputazione
L’ambito di operatività del clan di cui al capo 1) dell'imputazione e la capacità dello stesso di
coinvolgere appartenenti delle forze dell'ordine o persone che comunque operano all'interno
di strutture pubbliche viene esemplificata nella circostanza in cui BOCCOLATO Emilio, pur
essendo detenuto all’interno del carcere di Cerinola, procura a sé e fa procurare agli altri
detenuti della sostanza stupefacente grazie alla complicità di taluni agenti di polizia
penitenziaria o di operatori all'interno dell'istituto penitenziario, rimasti tuttavia ignoti.
7.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede vi sono, in primo luogo, le intercettazioni ambientali con il
colloquio in carcere del 17.12.2008 durante il quale BOCCOLATO Emilio, rivolgendosi a sua
figlia Maria Laura, le dice di interessare dapprima suo marito Pierluigi e poi ANDINOLFI
Marcel, che ha come suo punto logistico l’esercizio commerciale (macelleria) di NERI Carlo.
Quest’ultimo, come riferito dal predetto Emilio, si sarebbe dovuto rivolgere ad una ulteriore
persona che lavora all’interno della struttura carceraria per fargli pervenire degli oggetti del
tipo profumi, orologi o quant’altro.
All'ordinazione del detenuto segue una conversazione ambientale veicolare, intercettata in
data 18.12.2008, alle ore 20.07, all’interno dell’autovettura Lancia Musa targata DJ230VG di
BOCCOLATO Maria Laura ed in uso anche a suo marito Gallo Salvatore, detto Pierluigi,
avuta tra quest’ultimo e ANDINOLFI Marcel, durante la quale Pierluigi riporta l’ambasciata
di BOCCOLATO Emilio circa la possibilità di introdurre fraudolentemente nel carcere di
Carinola gli oggetti di cui di volta in volta aveva bisogno.
Durante il colloquio in carcere del 24.12.2008, BOCCOLATO Emilio, dopo aver ricevuto
conferma da Pierluigi circa la possibilità di introdurre nel carcere degli oggetti non consentiti,
parlando di “profumo” ma potrebbe intendere anche sostanza stupefacente, con l’appoggio di
ANDINOLFI Marcel, rivolgendosi allo stesso Pierluigi, gli fa le prime “ordinazioni”. Infatti
Emilio riferisce di fargli recapitare un paio di bottiglie di profumo, un tagliaunghie ed un
orologio Daytona. Nel momento in cui Emilio parla del predetto orologio, tiene a precisare
che deve trattarsi di un orologio “vuoto sotto”, orbene da tale particolare si capisce che lo
scopo di Emilio non è solo quello di farsi notare nel carcere con un orologio di marca, ma è
quello di occultare qualcosa all’interno dello stesso, verosimilmente della sostanza
stupefacente, atteso che entrerà nel carcere non per le vie ordinarie. Tale particolare è in
perfetta linea con diversi elementi emersi nel corso della presente indagine, ed in particolare
con quanto evidenziato in ordine ai capi 5), 6) e 7) dell'imputazione.
Ulteriori elementi emergono dalla conversazione presso il Carcere di CARINOLA del
31.12.2008, allorquando BOCCOLATO Emilio chiede a sua figlia Maria Laura se GALLO
Salvatore, detto “Pierluigi” abbia mandato la sua “imbasciata” a “quel Nero”, intendendo
chiaramente NERI Carlo relativamente alla consegna dell’orologio con fondo trasparente.
Nell'ambito del colloquio BOCCOLATO Maria Laura chiede ad Emilio se è possibile fare
entrare il tagliaunghie nascondendolo in mezzo al pacco contenente la biancheria pulita che
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viene portato settimanalmente ad Emilio, ma quest’ultimo subito ammonisce sua figlia
dicendole di stare zitta, aggiungendo che gli oggetti devono essere consegnati a “quello” che
poi li deve fare entrare in carcere, e non devono seguire la via ordinaria.
Durante il colloquio in carcere del 07.01.2009 BOCCOLATO Maria Laura riferisce a suo
padre Emilio che ha interessato le persone che dovranno poi fargli recapitare gli oggetti che
ha ordinato e che, al momento, sono solo in attesa di recuperare il modello di orologio
richiesto. Nella circostanza BOCCOLATO Maria Laura parla con suo padre in modo
riservato, tanto è vero che la stessa si protrae verso Emilio parlandogli a bassa voce e
nell’orecchio, proprio per non far capire a terzi quanto gli sta riferendo.
Nel colloquio in carcere del 28.01.2009 BOCCOLATO Emilio, parlando con i suoi familiari,
non solo dà loro la conferma del fatto che gli sono pervenuti gli oggetti da lui richiesti, ma si
lamenta del fatto che il tagliaunghie che gli è stato recapitato, non è quello di suo gradimento
e pertanto dà indicazioni più precise sul modello che gradisce. Inoltre la conversazione in
argomento è importante in quanto si ha l’ulteriore conferma del fatto che la persona che si
occupa della consegna materiale degli oggetti non consentiti a BOCCOLATO Emilio, è un
agente di Polizia Penitenziaria ivi in servizio, infatti parlano di un appuntato con capelli ricci
e brizzolati. Emblematico è anche il termine utilizzato dallo stesso Emilio allorquando suo
fratello Giovanni, gli chiede quali eventuali conseguenze potrebbe patire nel caso in cui gli
oggetti non consentiti dovessero essere rinvenuti durante una perquisizione in cella da parte
degli agenti di P.P., e lo stesso Emilio gli risponde che lì non c’è nessun problema in quanto
“si sta alla grande, le porte sono aperte e la guardia lascia la porta aperta”.
Anche nel colloquio in carcere del 04.02.2009 BOCCOLATO Emilio ed i suoi familiari
parlano della consegna degli oggetti non consentiti, in particolare Emilio, rivolgendosi a sua
figlia Maria Laura le dice di prendere un altro profumo, senza dare peso alla marca, in quanto
deve fare un regalo ad una persona che si trova in carcere, e poi continuando, Maria Laura gli
conferma di aver consegnato il modello di tagliaunghie da lui richiesto alla persona che poi
dovrà consegnarlo a lui.
A conferma della materiale consegna degli oggetti non consentiti a BOCCOLATO Emilio,
nella conversazione in carcere del 18.03.2009 BOCCOLATO Emilio appunto riferisce a sua
figlia Maria Laura che gli è stato recapitato il profumo richiesto ma che non sa chi sia colui
che glieli ha mandati anche se lui pensa che siano stati ANDINOLFI Marcel e Pierluigi, nella
fattispecie, Maria Laura gli riferisce di non sapere nulla al riguardo.
Di rilievo è anche il colloquio in carcere del 08.04.2009, in quanto non solo BOCCOLATO
Emilio dà conferma a sua figlia Maria Laura del fatto di aver capito che il profumo che gli era
stato consegnato qualche giorno prima era quello di cui lui in precedenza gli aveva dato
l’ordinazione e che era arrivato con qualche giorno di ritardo, ma si evince anche uno scambio
di favori tra lo stesso BOCCOLATO Emilio ed un esponente del clan camorristico
Tavoletta/Ucciero, CAIAZZA Amedeo nato ad Aversa il 22.05.1977, con lui detenuto,
titolare dell’omonima camiceria sita in Villa Literno. In sostanza uno dei cuccioli nati dalla
cagna di Maria Laura viene promesso a CAIAZZA Giuseppe, fratello del predetto Amedeo,
ed in cambio BOCCOLATO Emilio riceve alcune camicie fatte su misura dalla predetta
camiceria CAIAZZA.
7.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato è emerso con estrema chiarezza che all’interno del carcere
di Carinola esiste un gruppo di Agenti corrotti che sono l’anello di congiunzione tra i detenuti
ed i loro familiari o le persone che inviano loro sostanza stupefacente od altri oggetti che è
vietato introdurre nella struttura carceraria.
Ed infatti si è avuto modo di osservare le dettagliate ordinazioni provenienti dal detenuto
BOCCOLATO Emilio che indica alla figlia di contattare, tramite il marito GALLO Salvatore
detto “Pierluigi”, ANDINOLFI Marcel e NERI Carlo: quest'ultimo ha il compito di contattare
in particolare la persona incaricata di introdurre gli oggetti proibiti in carcere, mentre i primi
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due dovranno procurare i suddetti oggetti, tra i quali anche un orologio modello rolex, con il
vuoto sotto per contenere sostanza stupefacente. Ma oltre alle ordinazioni le attività captative
hanno consentito di acclarare anche i contatti effettivamente intercorsi tra GALLO Salvatore e
ANDINOLFI Marcel, nonché il buon esito delle operazioni
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati in merito ai fatti indicati al capo
8) dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. che
consentono di attivare i circuiti necessari per entrare all'interno della struttura penitenziaria,
sia la finalità di agire per favorire il clan camorristico, consentendo ad un esponente di vertice
dello stesso di corroborare la propria posizione anche nel luogo di detenzione.
8. Capi 9) e 10) dell'imputazione
Le considerazioni già effettuate in merito al capo 4) dell'imputazione non esonerano dalla
necessità di analizzare i fatti di cui ai capi 9) e 10) dell'imputazione, ben potendo sussistere
gravi indizi di colpevolezza in ordine ai singoli reati fine, pur avendo, allo stato escluso la
sussistenza di analoghi indizi in merito all'associazione.
8.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede vi sono, in primo luogo, le dichiarazioni del collaboratore
di giustizia MARTUCCI Armando, il quale, nell’interrogatorio del 23.07.2009, sul conto di
GIRAMMA Alfredo riferisce: “una volta ascoltato il nome lo associo ad una persona
soprannominato MAGO o MAGONE, factotum di PAGANO Arturo impegnato in attività
illecite ed in prevalenza all’usura”.
Il monitoraggio delle conversazioni sul telefono cellulare 3287348601, in uso a GIRAMMA
Alfredo, consentiva di captare diverse conversazioni fra quest’ultimo e NARDELLI
Giuseppe.
La prima telefonata utile viene monitorata alle ore 19.49 del 07.10.2008, nel corso della quale
GIRAMMA Alfredo invita NARDELLI Giuseppe ad avvicinarsi a casa sua poiché aveva
bisogno di parlargli. Il giorno successivo, alle ore 12.08, NARDELLI Giuseppe contatta
GIRAMMA Alfredo, con il quale, dopo essersi scusato per non essere riuscito a rispondere ad
una sua precedente telefonata, gli assicura che entro la serata gli avrebbe fatto avere quel
“quel coso là”, avendo anche il problema di dover accompagnare con urgenza la moglie per
una visita a Mondragone; lo stesso NARDELLI chiede a GIRAMMA Alfredo di riferire e di
tranquillizzare una terza persona (da identificarsi in PAGANO Arturo) che aveva da fare e
che entro la sera in qualche modo avrebbe risolto. Sempre lo stesso giorno 08.10.2008, alle
ore 19.22, GIRAMMA Alfredo chiama NARDELLI Giuseppe, al quale riferisce che domani
entro mezzogiorno deve cercare di “apparare” togliendo da mezzo quello e di consegnarne un
altro, facendo chiaro riferimento ad una cambiale o assegno, da sostituire con un altro di
importo chiaramente maggiore (GIRAMMA Alfredo dice “vedi un po’ di apparare, quello
magari lo togliamo da mezzo” e “tu mi chiami e me lo dai…” e gli riferisce che “quello sta
come un cane” e “io non posso più mantenerlo Peppino”).
Una prima indicazione che la persona alla quale i due si riferiscono è PAGANO Arturo,
emerge da alcune frasi pronunciate da NARDELLI Giuseppe, in cui indica il posto ove
avrebbe portato quella cosa e cioè “là abbasc là”, locuzione utilizzata da tutti coloro che
entrano in contatto con GIRAMMA Alfredo e PAGANO Arturo per indicare la masseria dello
stesso PAGANO Arturo. Un’altra indicazione che si tratta della masseria di PAGANO Arturo
e che la persona alla quale si riferiscono è proprio lo stesso PAGANO Arturo è dato dalla
frase pronunciata da GIRAMMA Alfredo quando dice a NARDELLI Giuseppe di avvicinarsi
il giorno dopo e appena sarebbe giunto vicino la chiesa l’avrebbe dovuto chiamare.
L’indicazione della chiesa, infatti, è fondamentale per identificare nella masseria di PAGANO
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Arturo il luogo indicato dai due, in quanto a poche decine di metri dall’abitazione di
PAGANO Arturo, che si trova in aperta campagna, vi è proprio una chiesetta abbandonata.
In una telefonata del 29.12.2008, delle ore 13.22, si evince chiaramente che l’argomento
trattato in precedenza riguarda un prestito di denaro che NARDELLI Giuseppe deve onorare
nei confronti di PAGANO Arturo, per il tramite di GIRAMMA Alfredo; nel corso della
conversazione, GIRAMMA Alfredo si lamenta con NARDELLI Giuseppe del fatto che non si
era fatto vedere e che lo stavano aspettando. NARDELLI Giuseppe gli dice di assicurare al
“compare” che la mattina del giorno successivo avrebbe ottenuto il bonifico da una Banca di
Sessa Aurunca e, non ottenendo una iniziale rassicurazione dal GIRAMMA, prega
quest’ultimo di dargli una mano di aiuto, intendendo di mettere una buona parola con
PAGANO Arturo; a tal punto, GIRAMMA Alfredo pretende che questa volta NARDELLI
Giuseppe sia puntuale. Il giorno successivo, alle ore 09.41, NARDELLI Giuseppe contatta
telefonicamente al numero 3287348601, GIRAMMA Alfredo, al quale dice di essere pronto
tra una mezz’oretta ma che non può allontanarsi dal posto di lavoro poiché non vi era nessuno
che lo può sostituire; GIRAMMA Alfredo gli risponde che si sarebbe, quindi, avvicinato lui al
Comune, sicuramente per farsi consegnare il denaro preteso il giorno precedente.
Sempre dalle conversazioni monitorate sull’utenza cellulare 3287348601 in uso a GIRAMMA
Alfredo, in data 06.01.2009, alle ore 11.52, viene registrata una conversazione fra
GIRAMMA Alfredo e NARDELLI Giuseppe, in cui quest’ultimo gli assicura che per la
mattina successiva la figlia avrebbe effettuato un prelievo presso l’Ufficio Postale di Teano e
lo avrebbe consegnato; GIRAMMA Alfredo, con tono minaccioso, gli ripete che deve
categoricamente consegnarglielo per domani mattina e NARDELLI Giuseppe si preoccupa di
non riferire niente al “compare” (PAGANO Arturo).
Il tipico atteggiamento dell’usuraio emerge con chiarezza nella conversazione tra i due del
giorno successivo, delle ore 14.35, allorquando, non essendo NARDELLI Giuseppe riuscito a
racimolare la somma di denaro pretesa dal GIRAMMA Alfredo, quest’ultimo inizia ad usare
un tono prepotente “ueh, peppe, mò, ueh, peppe, sto venendo adesso, ueh, peppe, me li devi
far trovare adesso” ed esternare frasi piuttosto minacciose del tipo “ueh, peppe, ueh, peppe,
stammi a sentire, se alle 4 e mezza le cinque non mi chiami, non ci vediamo, ueh, peppe,
scappa da Nocelleto...”, “ueh, peppe, ve ne scappate, te ne faccio scappare pure a te, stasera,
ti tolgo di mezzo (ti ammazzo)” ovvero “Ueh, Peppe, dove vai vai, ti vengo a prendere
stasera”, pretendendo il denaro entro le successive ore 17.00.
Da una telefonata del giorno successivo, 09.01.2009 alle ore 07.53, in cui NARDELLI
Giuseppe chiama GIRAMMA Alfredo, si evince chiaramente che il primo il giorno
precedente non aveva ancora provveduto a consegnare il denaro richiesto in quanto
GIRAMMA Alfredo ricomincia a minacciarlo con frasi del tipo “Non sono potuto andare ieri,
io stamattina devo ... incomprensibile... devo portare le cose, tu devi venire qua e mi devi
portare e me li devi portare perché stamattina succede il guaio, mò vedi come stai facendo,
mò mi stai facendo incazzare malamente mò” pretendendo di potargli il denaro fino a casa
poiché “là” non può andare senza soldi tanto che il giorno precedente non si era potuto recare,
riferendosi chiaramente a PAGANO Arturo. Dal contenuto di tale conversazione,
considerando anche quello delle conversazioni precedenti, si evince, senza ombra di dubbio,
che il denaro che NARDELLI Giuseppe è costretto a dare a GIRAMMA Alfredo,
quest’ultimo l’avrebbe dovuto consegnare a PAGANO Arturo, in qualità di ultimo
beneficiario.
L’atteggiamento tipico dell’usuraio emerge nuovamente alle ore 08.24 della stessa mattina,
quando NARDELLI Giuseppe chiama GIRAMMA Alfredo e gli dice di non essere riuscito a
trovare il denaro e che glieli avrebbe dati per mezzogiorno. A tal punto, GIRAMMA Alfredo
cambia tono della conversazione dicendo che in mattinata si sarebbe dovuto recare da “lui”
con il quale doveva andare a Napoli e non poteva presentarsi senza i soldi. Lo stesso
GIRAMMA Alfredo dice, inoltre, che lo stava mettendo in grossa difficoltà e che in mattinata
doveva portargli i soldi “là abbasc” (masseria di Pagano Arturo). Nel corso del prosieguo
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della conversazione il tono ed il contenuto delle parole di GIRAMMA Alfredo divengono
nuovamente minacciose palesando l’ipotesi di una rivalsa di quest’ultimo nei suoi confronti se
non avesse ottemperato a versargli il denaro. L’atteggiamento di NARDELLI Giuseppe, a
questo punto, diviene supplichevole, giurando sui defunti e garantendo che avrebbe
ottemperato entro mezzogiorno.
Alle ore 11.58 dello stesso giorno GIRAMMA Alfredo chiama il figlio GIRAMMA Vittorio
Egidio per sincerarsi che NARDELLI Giuseppe gli abbia dato i soldi e quest’ultimo risponde
di no. A questo punto GIRAMMA Alfredo dice di chiamarlo dicendogli di riferire che si trova
insieme a lui, inteso PAGANO Arturo, e cercando di farlo impaurire dicendogli che lui ha
intenzione di passare di là, intendendo probabilmente il Comune di Carinola ove lavora
NARDELLI Giuseppe. In tale conversazione affiora anche il meccanismo utilizzato da
PAGANO Arturo e GIRAMMA Alfredo per fare in modo che coloro che hanno ottenuto il
prestito possano restituire quanto pattuito (“Digli che l'assegno glielo porto io stasera”): ciò
sta a significare che l’assegno serve da garanzia al prestito ottenuto e che viene restituito
all’emittente una volta saldato il conto, altrimenti viene posto all’incasso.
Quest'ultima conversazione, peraltro, conferma la circostanza che la persona indicata da
GIRAMMA Alfredo con lui è da considerare, senza alcun dubbio, PAGANO Arturo in
quanto dalle conversazioni tra presenti intercettate sull’autovettura in uso allo PAGANO
Arturo, emerge che la mattina del 09.01.2009, nell’arco orario dalle ore 10.04 alle ore 12.13,
GIRAMMA Alfredo e PAGANO Arturo sono stati sempre insieme.
Una conversazione significativa del fatto che NARDELLI Giuseppe si stia adoperando per
recuperare i soldi da dare a GIRAMMA Alfredo, viene monitorata alle successive ore 12.01,
sempre sull’utenza cellulare 3287348601, in uso a GIRAMMA Alfredo, il quale contatta il
figlio Vittorio Egidio, sapendo che lo stesso si trova insieme a NARDELLI Giuseppe; nella
circostanza il figlio passa immediatamente la telefonata a NARDELLI Giuseppe, il quale,
tranquillizza GIRAMMA Alfredo, dicendogli che tra dieci minuti gli avrebbero consegnato i
soldi da lui richiesti. Analoga telefonata viene monitorata alle successive ore 12.20, sempre
tra GIRAMMA Alfredo ed il figlio GIRAMMA Vittorio Egidio, nel corso della quale il
padre, avendo ricevuto risposta negativa in merito alla riscossione del denaro da NARDELLI
Giuseppe, si dimostra molto preoccupato per la reazione che potrebbe avere PAGANO
Arturo. Alle ore 12.50 dello stesso 09.01.2009, NARDELLI Giuseppe contatta
telefonicamente GIRAMMA Alfredo, sempre sulla stessa utenza cellulare 3287348601 e gli
assicura di essere riuscito a racimolare 150 Euro e di averli consegnati al figlio Vittorio
Egidio ed i restanti 50 Euro glieli avrebbe consegnati al più presto; NARDELLI Giuseppe
dice di aver avuto in prestito i soldi da un amico in quanto la persona che glieli avrebbe dovuti
dare non lo ha fatto. Dopo soli 4 minuti GIRAMMA Vittorio Egidio contatta il padre al quale
conferma di avere ricevuto i soldi e gli chiede se deve posarli a casa, ricevendo l’assenso del
padre.
L’ulteriore conferma del fatto che viene utilizzato il meccanismo dell’assegno bancario a
garanzia del prestito è dato anche dalla telefonata del 24.01.2009, ore 12.22, in cui
NARDELLI Giuseppe contatta GIRAMMA Alfredo, al quale chiede se “quella cosa” è ancora
in suo possesso e chiede se conviene avvicinarsi presso la masseria di PAGANO Arturo.
GIRAMMA Alfredo conferma che è in suo possesso a casa e lo invita ad avvicinarsi ma non
sa fornire notizie su PAGANO Arturo poiché manca dalla masseria da qualche giorno.
Sulla scorta delle conversazioni emerse dall’utenza cellulare in uso a GIRAMMA Alfredo, in
data 07.02.2009, veniva escusso a sommarie informazioni NARDELLI Giuseppe, il quale
riferiva che nel periodo antecedente le festività natalizie del 2008, si era trovato nella
necessità di chiedere un primo prestito di 500 Euro ed un secondo di 1000 Euro ad un suo
amico paesano GIRAMMA Alfredo, che restituiva nel giro di pochi giorni senza alcun
somma aggiuntiva. Lo stesso ammetteva di conoscere di fama PAGANO Arturo, come un
personaggio di spicco della camorra locale, ma solo dopo aver saldato il debito era venuto a
conoscenza che GIRAMMA Alfredo era molto amico di PAGANO Arturo. NARDELLI
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Giuseppe precisava, infine, che in merito al prestito ottenuto non aveva ricevuto alcuna
minaccia verbale o telefonica da GIRAMMA Alfredo o da PAGANO Arturo.
Sulla scorta di quanto emerso nelle conversazioni intercettate emerge chiaramente che
NARDELLI Giuseppe abbia dichiarato il falso su molteplici aspetti della vicenda.
Innanzitutto, non è affatto veritiero il fatto che non conosceva PAGANO Arturo e che non
sapeva che era interessato in prima persona al prestito che aveva ottenuto, in quanto già in
data 08.10.2008, in una delle prime conversazioni intercettate con GIRAMMA Alfredo, dice
allo stesso GIRAMMA Alfredo di riferire di non preoccuparsi e di tranquillizzarlo, alludendo,
come dimostrato dopo, a PAGANO Arturo. Altro elemento discordante con quanto emerso
nelle intercettazioni telefoniche è dato dal fatto che il prestito risale a molto prima del periodo
a ridosso le festività natalizie, tanto che le telefonate fra GIRAMMA Alfredo e NARDELLI
Giuseppe, aventi per oggetto la restituzione del denaro prestato, risalgono già ai primi giorni
del mese di ottobre 2008, ciò a significare che la materiale concessione del denaro risale a
qualche tempo prima. Un ulteriore elemento discordante è risultato il fatto che NARDELLI
Giuseppe, nel corso delle sommarie informazioni, nega categoricamente, in relazione alla
restituzione del prestito ottenuto, di avere mai subito minacce verbali o telefoniche. Infatti,
come meglio sopra descritto, sono risultate numerose le minacce ricevute da parte di
GIRAMMA Alfredo anche in forma larvata.
In tale contesto si ponevano le dichiarazioni rese in data 24.01.2009 da RAZZINO Carlo il
quale riferiva di attività di usura praticate da PAGANO Arturo con GIRAMMA Alfredo a
persone di Carinola, Nocelleto e Falciano del Massico, notizia appresa dallo stesso
GIRAMMA Alfredo.
8.2. Le conclusioni
Prima di rassegnare le conclusioni in merito ai capi 9) e 10) dell'imputazione è opportuno
precisare che, come in maniera condivisibile indicato dallo stesso P.M. nella propria richiesta,
in tutte le indagini di usura è necessario integrare le fonti tecniche con quelle dichiarative,
costituite dalle persone offese, vittime degli usurai, ovvero con quelle documentali. Soltanto
questi ultimi elementi, infatti, aiutano a comprendere quale tipo di rapporto si fosse instaurato
fra le parti contribuendo a determinare gli aspetti fondamentali della prestazione usuraria
(quanto sia stato ricevuto dal richiedente, quanto sia stato pattuito a titolo di interesse e quanto
sia durato il rapporto contrattuale usurario).
Ebbene, nonostante le dichiarazioni della persona offesa che vengono decisamente smentite
sul punto dalle altre emergenze, appare pressoché pacifico da quanto esposto che NARDELLI
Giuseppe, debba versare delle somme a GIRAMMA Alfredo e che quest’ultimo sia
particolarmente interessato all’adempimento, giungendo a pronunciare frasi nemmeno troppo
velate di minaccia nei suoi confronti qualora tale adempimento si fosse ulteriormente
protratto. E’ altrettanto pacifico che la persona nel cui interesse deve essere realizzato
l’adempimento sia PAGANO Arturo, come del resto dimostrato dal fatto che i due
interlocutori principali della vicenda (NARDELLI e GIRAMMA) evochino spesso il suo
nome durante le concitate telefonate sopra riportate. Insomma, GIRAMMA Alfredo è un
mero procuratore di PAGANO Arturo, di cui spende più volte il nome specie nel prospettare
all’impiegato la collera del suo dominus in caso di ulteriore ritardo nell’adempimento. Nel
fatto compare anche il figlio di GIRAMMA Alfredo, GIRAMMA Vittorio Egidio, verso il
quale il primo indirizza la persona offesa per la materiale traditio della somma di denaro.
Sullo sfondo, viene più volte evocata la presenza di un titolo di credito (probabilmente un
assegno) emesso da NARDELLI Giuseppe e che GIRAMMA Alfredo trattiene a garanzia del
prestito per restituirlo al debitore al momento della estinzione del debito.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati in merito all'estorsione indicata
al capo 10) dell'imputazione, così come aggravata dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n.
203/1991. Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla
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descrizione dei fatti, appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui
all'art. 416-bis c.p. come può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale
dei protagonisti della richiesta di denaro che condiziona anche le dichiarazioni rese dalla
vittima del reato rendendola estremamente reticente ed omertosa sia la finalità di agire per
favorire il clan camorristico destinatario dei proventi dell'estorsione.
La medesima caratura e l'ambito in cui sono maturati i fatti per cui si procede non consentono,
invece, diversamente da quanto ipotizzato dalla Procura nella propria richiesta, di ritenere,
allo stato, sussistenti i gravi indizi di colpevolezza in merito al capo 9) dell'imputazione. Non
conoscendo la somma ricevuta dalla persona offesa (ed invero anche l'importo di € 1.500,00
posto a fondamento dell'imputazione non è assolutamente attendibile perché ricavato dalle
dichiarazioni di NARDELLI Giuseppe che come visto sono state ampiamente smentite dalle
indagini), i tempi della restituzione e gli interessi versati (tutti dati per i quali nessun elemento
utile è possibile trarre dalle captazioni che consentono sono di affermare il protrarsi per mesi
del rapporto ed il versamento di € 150,00) non è, infatti, possibile in alcun modo ricostruire la
natura usuraia del rapporto.
9. Capo 11) dell'imputazione
L’ambito di operatività del clan di cui al capo 1) dell'imputazione e la capacità dello stesso di
imporsi a Mondragone si evince, tra l'altro, dalla violenza privata aggravata ai danni di DI
LORENZO Vito di cui al capo 11) dell'imputazione espletata con messaggi intimidatori che
non abbisognano di alcuna specifica minaccia, provenendo essa da personaggi notoriamente
legati al clan egemone sul territorio, dei quali è nota fra le vittime la pericolosità.
9.1. I fatti
La vicenda concerne i rapporti tra BOCCOLATO Emilio, sua figlia Maria Laura e il marito di
questa GALLO Salvatore, detto Pierluigi, da una parte e DI LORENZO Vito, proprietario e
amministratore unico della società Idro.Cer. con sede in Mondragone alla via Generale
Giardini n. 75, dall'altra. In sostanza, per il matrimonio di BOCCOLATO Maria Laura con
GALLO Salvatore, detto Pierluigi, avvenuto in Mondragone il 18.10.2008, BOCCOLATO
Emilio, oltre ad aver acquistato l’abitazione di sua figlia dall’impresa di costruzioni di
ROTONDO Pasquale, si è inoltre interessato all’acquisto di una vasca idromassaggio nonché
di altro materiale termo-idraulico presso la predetta ditta Idro.Cer. di Mondragone, prendendo
accordi per il relativo pagamento prima di essere arrestato in data 20.11.2008, mediante
l’emissione di assegni a firma di sua figlia Maria Laura.
In merito ai fatti per cui si procede vi sono, in primo luogo, le intercettazioni ambientali con il
colloquio in carcere del 26.11.2008 durante il quale è emerso che BOCCOLATO Maria Laura
ed il marito hanno comprato autonomamente da “Vito” dell’ulteriore materiale termoidraulico; in quella circostanza DI LORENZO Vito ne ha chiesto il pagamento in anticipo
direttamente ai suoi acquirenti proprio in considerazione del fatto che BOCCOLATO Emilio
era ormai già detenuto e il materiale acquistato da BOCCOLATO Maria Laura e GALLO
Salvatore prescindeva dagli accordi già presi con lo stesso Emilio, cosicché avrebbe corso il
rischio di non essere pagato. Quando BOCCOLATO Maria Laura riporta tale episodio a suo
padre, aggiungendo che in quella circostanza aveva riferito a Vito le seguenti parole “Senti
Vito io non ho né assegni né contanti. Adesso vado da mio padre e vedo se dice che devi
aspettare, aspetti”, BOCCOLATO Emilio riferisce a sua figlia di riportare a Vito le testuali
parole “Vito, ha detto così papà: Fai quello che devi fare e stai zitto!”.
Dalle intercettazioni già appariva chiaro che DI LORENZO Vito, avendo appreso dagli organi
di stampa dell’arresto avvenuto in data 20.11.2008 di BOCCOLATO Emilio, capo zona di
Mondragone, ad una pena definitiva di 9 anni di reclusione con scadenza prevista per l’anno
2017, proprio per evitare il rischio di non essere pagato come sopra anticipato, chiedeva il
pagamento in contanti del materiale termo idraulico in questione, ma di fronte al chiaro
messaggio ricevuto da BOCCOLATO Emilio per il tramite dei suoi familiari, preferiva
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soggiacere non denunciando l’accaduto, avendo intuito il chiaro significato e la finalità dello
stesso messaggio, provenendo per l’appunto da un personaggio di cui conosce bene lo
spessore camorristico.
Ed infatti, sentito in data 20.07.2010, DI LORENZO Vito, proprietario e amministratore
unico della società Idro.Cer., dopo avere premesso che tra la sua famiglia e quella dei
BOCCOLATO vi era una lontana parentela poiché suo padre e la madre defunta di
BOCCOLATO Emilio erano cugini, confermava che nel 2008, dopo l’arresto di
BOCCOLATO Emilio, Maria Laura e Pierluigi si erano recati presso la sua ditta per
acquistare dei materiali termoidraulici e lui aveva chiesto in quella circostanza ai predetti
coniugi il pagamento in contanti di detto materiale. DI LORENZO Vito ha altresì riferito che,
di fronte alla sua richiesta di pagamento, la volontà di Emilio, pervenutagli dai suoi familiari,
era che lo stesso sarebbe stato pagato solo all’atto della sua scarcerazione.
Le dichiarazioni fornite da DI LORENZO Vito sono perfettamente in linea con il contenuto
del colloquio in carcere del 26.11.2008 tra BOCCOLATO Emilio e sua figlia Maria Laura, in
quanto DI LORENZO Vito dichiara di avere richiesto a Pierluigi il pagamento della predetta
fattura nei giorni immediatamente successivi all’arresto di BOCCOLATO Emilio occorso in
data 20.11.2008 e di avere avuto l’indicazione di attendere la scarcerazione di questi per
essere pagato.
Per quantificare il danno economico patito dalla ditta Idro.Cer. è stata acquisita tutta la
documentazione relativa ai rapporti commerciali tra la famiglia BOCCOLATO e la ditta
stessa, ed in particolare la copia di n. 5 assegni tutti emessi da BOCCOLATO Maria Laura in
favore della ditta Idro.Cer. srl per un importo complessivo di euro 16.000 quale pagamento
per la fornitura di vario materiale termoidraulico, nonché copia di n. 7 fatture emesse dalla
ditta Idro.Cer. in favore di BOCCOLATO Maria Laura per un importo complessivo di euro
19654,12. Pertanto l’insoluto che non è stato pagato da BOCCOLATO Maria Laura e suo
marito Pierluigi e per i quali vi è stato l’intervento di BOCCOLATO Emilio è pari a euro
3.654,12. Inoltre, è doveroso rendere noto che BOCCOLATO Maria Laura non svolge alcuna
attività lavorativa, essendo studentessa universitaria e che la sua famiglia neo costituita di
fatto trarrebbe i mezzi di sostentamento dall’attività lavorativa di suo marito Pierluigi,
impiegato presso il Bar Domitia, di proprietà di sua madre PIGLIALARMI Paola.
Inoltre per meglio inquadrare il contesto criminale mondragonese e nella considerazione che
gli affiliati all’organizzazione camorristica traggono i loro mezzi di sostentamento
dedicandosi anche a truffe e furti, che pongono in essere per auto-finanziare la propria
organizzazione criminale, approfondendo gli accertamenti circa la ditta della persona offesa, è
ulteriormente emerso che DI LORENZO Francesco, fratello di Vito proprietario della
Idro.Cer. e con cui collabora, in data 12.05.2009 ha sporto presso il Comando Stazione CC di
Mondragone una denuncia di furto del proprio autocarro Iveco 9514 targato VC427030 di
colore rosso, furto per il quale questo Comando ha arrestato in flagranza di reato
CASCARINO Giovanni, SAUCHELLA Bruno, CUOCO Mario, TULLIO Giuseppe e
BENHASDI Mohammed alias YOUSSEF BEN MOHAMED Alì.
9.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato è emerso con estrema chiarezza che DI LORENZO Vito ha
chiesto il pagamento di determinato materiale termoidraulico acquistato autonomamente da
BOCCOLATO Maria Laura e suo marito GALLO Salvatore ma questi ultimi, dapprima non
hanno ottemperato alla predetta richiesta di pagamento, in seguito hanno riportato a DI
LORENZO Vito la volontà al riguardo di BOCCOLATO Emilio con le testuali parole ”Fai
quello che devi fare e stai zitto!”. Di fronte a tale “imbasciata”, DI LORENZO Vito non ha
potuto fare altro che accettare il pagamento procrastinato senza richiedere nuovamente il
pagamento dell’insoluto ai coniugi. Si evidenzia il pieno coinvolgimento di tutti e tre gli
indagati: BOCCOLATO Emilio come determinatore; BOCCOLATO Maria Laura e GALLO
Salvatore come autori materiali.
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Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati in merito ai fatti indicati al capo
11) dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. come
può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale dei protagonisti della
richiesta che condiziona anche le dichiarazioni rese dalla vittima del reato rendendola
estremamente reticente ed omertosa, sia la finalità di agire per favorire il clan camorristico,
consentendo ad un esponente di vertice dello stesso di corroborare la propria posizione anche
dal luogo di detenzione.
10. Capo 12) dell'imputazione
L’ambito di operatività del clan di cui al capo 1) dell'imputazione e la capacità dello stesso di
imporsi a Mondragone si evince, tra l'altro, dalla tentata estorsione aggravata ai danni di
ROTONDO Pasquale, di cui al capo 12) dell'imputazione.
10.1. I fatti
Dalla creazione della ditta di calcestruzzi denominata “L.A.B.”, facente capo a PATALANO
Antonio Ettore, personaggio estremamente vicino a BOCCOLATO Emilio, al punto da essere
ritenuto suo socio o meglio ancora suo factotum nella realizzazione degli “affari”, si può dire
che vi è stata una vera e propria corsa da parte di BOCCOLATO Emilio ad “accaparrarsi” il
mercato della fornitura del calcestruzzo. Infatti lo stesso, seppure ristretto in carcere, tramite i
suoi familiari invia ai suoi accoliti delle disposizioni circa le imprese di costruzione cui
rivolgersi per imporre loro la fornitura del calcestruzzo e, tra le altre, anche le ditte
Costruzioni Generali Rotondo s.r.l. in sigla C.G.R. s.r.l., con sede in Mondragone alla via
degli Oleandri n. 20, e ROTONDO Costruzioni s.r.l., con sede in via degli Oleandri n. 22,
entrambe riconducibili a ROTONDO Pasquale e LUNGO Irma.
In merito ai fatti per cui si procede vi sono, in primo luogo, le intercettazioni ambientali con il
colloquio in carcere del 13.05.2009 dal quale è emerso che le ditte di ROTONDO Pasquale
devono essere sottoposte ad estorsione mediante l’imposizione del calcestruzzo: infatti
BOCCOLATO Emilio chiede a suo fratello Giovanni, il motivo per cui ROTONDO Pasquale
non vada a rifornirsi da PATALANO Antonio Ettore, dopo aver appreso che nemmeno
Giovanni è al corrente circa tali motivazioni, gli riferisce di rivolgersi a FERRARA Tobia per
imporgli la fornitura del calcestruzzo. Nell'impartire gli ordini che BOCCOLATO Giovanni
deve riportare a FERRARA Tobia, BOCCOLATO Emilio oltre a riferirsi a vecchie intese con
ROTONDO Pasquale, impartisce ulteriori disposizioni a suo fratello Giovanni sia per quanto
riguarda la somma che lo stesso deve ancora recuperare, sia le modalità con le quali
percepirla. Infatti dai calcoli fatti, il detenuto conta di ottenere indebitamente una somma di
circa 9000 euro e, pertanto, al fine di occultare la provenienza illecita della predetta somma,
riferisce a Giovanni di imporre a ROTONDO Pasquale l’acquisto del calcestruzzo presso la
ditta di PATALANO Antonio, interessando per la materiale imposizione il FERRARA Tobia.
10.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato è emerso con estrema chiarezza il proposito di imporre
un'estorsione a ROTONDO Pasquale per la fornitura al medesimo di calcestruzzo dalla
“L.A.B.”, facente capo a PATALANO Antonio Ettore, personaggio estremamente vicino a
BOCCOLATO Emilio, il quale a tale fine impartiva le disposizioni dal carcere.
Ciò premesso, tuttavia, non può ritenersi che gli elementi acquisiti concretizzino gravi indizi
di colpevolezza in merito al delitto contestato, nemmeno nell'ipotesi del tentativo. Ed, invero,
non solo manca qualsivoglia riscontro in merito all'effettività della fornitura, ma non vi è più
traccia di una qualsivoglia concretizzazione del proposito nelle successive conversazioni
monitorate così da potere parlare di atti idonei diretti in modo non equivoco a commettere la
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citata estorsione. Né, diversamente da quanto ipotizzato dalla Procura nella propria richiesta,
il silenzio successivo, pur non consentendo di parlare di delitto consumato, può essere
ritenuto indicativo che si tratti di una condotta idonea diretta in modo non equivoco.
11. Capo 13) dell'imputazione
Il proposito di porre in essere il reato di cui al capo 12) dell'imputazione, con l'interessamento
affinché l'impresa di ROTONDO Pasquale si rifornisca di calcestruzzo dalla “L.A.B. s.a.s.”,
trova una sua utilità nel delineare ancora meglio i contorni del reato indicato al capo 13)
dell'imputazione. I fatti descritti in quest'ultima imputazione rappresentano, infatti, una
vicenda emblematica della volontà camorristica di sottrarre il proprio patrimonio alla
confisca. Vicenda ancora più evidente se si ricorda che più volte BOCCOLATO Emilio
manifesta di tenere particolarmente a cuore le sorti di PATALANO Ettore Antonio,
amministratore di fatto della “L.A.B. s.a.s.”, società solo fittiziamente intestata a due sorelle
(Palma e Monica GUGLIELMO, nipoti del Patalano).
11.1. I fatti
In data 04.11.2008 innanzi al notaio Sorgenti degli Uberti Luigi di Sessa Aurunca, è stata
costituita la ditta L.A.B. s.a.s. con sede in Mondragone alla via N. Sauro n. 37 avente come
soci le germane GUGLIELMO Monica nata a Formia il 15.12.1985 (socio accomandatario) e
GUGLIELMO Palma nata a Formia il 23.11.1982 (socio accomandate), entrambe residenti in
Mondragone alla via Fedro n. 3, nipoti di PATALANO Antonio Ettore, in quanto figlie della
sorella di quest’ultimo PATALANO Maria. La predetta ditta, che ha come attività prevalente
la produzione di calcestruzzo, conglomerati e materiali bituminosi, è soltanto formalmente
intestata alle sorelle GUGLIELMO, ma in effetti è gestita da PATALANO Antonio Ettore, il
quale opera per conto di BOCCOLATO Emilio.
La predetta società è nata dalla divisione in affari dei fratelli PATALANO Pasquale ed
Antonio Ettore. Nella circostanza BOCCOLATO Emilio ha avuto un ruolo di fondamentale
importanza e la dimostrazione di ciò si ha nel colloquio in carcere del 15.04.2009 in cui
emerge la diretta partecipazione nella costituzione della società da parte del predetto
BOCCOLATO Emilio. Quest’ultimo parlando con suo fratello Giovanni, gli chiede dapprima
notizie circa l’andamento della ditta, informandosi se PATALANO Antonio Ettore stia
“portando il cemento dappertutto”, nella stessa circostanza chiede a Giovanni quale sia il
nome che è stato stampato sull’insegna collocata all’ingresso della ditta, ma Giovanni,
ironicamente e per sminuire l’importanza data da suo fratello, gli riferisce che non ha trovato
nessuno che sia interessato all’attività della ditta in questione; continuando nella
conversazione, Emilio per dimostrare al fratello che è pienamente a conoscenza di quale sia il
nome dato alla società, gli riferisce di come lui abbia partecipato nello scegliere il nome dato
alla società, facendosi forza del fatto che nella denominazione sono state inserite anche le
iniziali del suo cognome.
Emerge, quindi, che la costituzione della società L.A.B. è opera di BOCCOLATO Emilio, il
quale ha avuto un ruolo di primo piano fin dalla scelta del nome da dare alla società stessa,
scelta a cui PATALANO Antonio Ettore si è subito mostrato entusiasta. Al riguardo è
particolarmente emblematico il punto della conversazione in cui Emilio recita “e se no chi ci
arriva a quello che ho fatto io” , dalle parole utilizzate si ha la dimostrazione tangibile del
fatto che la società L.A.B. sia una sua creazione, ma che per ovvi motivi sia stata fittiziamente
intestata a persone di comodo proprio per evitare un collegamento diretto con lui. E’ doveroso
notare che le sorelle GUGLIELMO sono state artatamente prescelte nell’intestazione della
società, per svariati motivi. In primo luogo per la relazione di parentela che le lega con
PATALANO Antonio Ettore, loro zio materno, e tale parentela fa sì che le stesse si fidino
ciecamente delle scelte operative prese in loro nome, ed in secondo luogo per la loro giovane
età e pertanto sono ovviamente carenti di esperienza nel settore particolarmente delicato in cui
opera la ditta a loro intestata, e ciò consente maggiormente a BOCCOLATO Emilio di gestire
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la società stessa avvalendosi della necessaria collaborazione di PATALANO Antonio Ettore.
Tale aspetto è stato messo in risalto anche dall’attività di intercettazione svolta a carico di
PATALANO Antonio Ettore; infatti, in data 15.01.2009 alle ore 21.02 durante un
conversazione monitorata tra l’utenza cellulare 3485925005, in uso a PATALANO Antonio
Ettore, e l’utenza 3476909553, intestata ed in uso a GUGLIELMO Monica, il primo telefona
a sua nipote per dirle che l’indomani mattina l’avrebbe prelevata per portarla in banca al fine
di accendere un conto corrente bancario. E’ da notare che durante la conversazione
GUGLIELMO Monica non pone alcun quesito a PATALANO Antonio Ettore circa le
motivazioni per le quali deve essere acceso un conto corrente bancario, interessamento che
sarebbe invece naturale e doveroso da parte della titolare di una società economica nel
momento in cui devono essere prese delle scelte di questo genere; inoltre la ragazza
passivamente accetta la scelta di suo zio, preoccupandosi solo della puntualità la mattina
successiva, mostrando chiaramente di avere altri impegni verosimilmente di carattere
personale.
Un ulteriore conversazione in cui emerge la dimostrazione del fatto che la ditta L.A.B. sia di
fatto gestita per conto di BOCCOLATO Emilio da PATALANO Antonio Ettore si ha in data
20.01.2009 alle ore 22.00 durante una conversazione telefonica tra l’utenza 3485925005, in
uso a PATALANO Antonio Ettore, e l’utenza 3476909553, intestata ed in uso a
GUGLIELMO Monica, durante la quale quest’ultima chiama PATALANO per riferirgli di
aver appreso da tale Pasquale che l’indomani mattina la stessa deve recarsi in banca a Caserta
entro le ore 10.00. La ragazza, avuto conferma da suo zio dell’incombenza da espletare, si
lamenta per gli orari scelti, e PATALANO per coinvolgerla nell’incarico affidatole, le
riferisce che la sua presenza è indispensabile altrimenti sarebbe stato protestato un assegno e
che la prossima volta si sarebbe fatto fare una delega per evitare tali fastidi. Le parole
utilizzate da PATALANO Antonio Ettore sono molto significative e dimostrano il fatto che la
presenza di GUGLIELMO Monica è necessaria nella sua qualità di titolare della società, ma
dimostrano anche che la ragazza viene gestita a piacimento dello stesso PATALANO per le
scelte operative che di volta in volta si rendono necessarie e per la cui soluzione viene
richiesta la presenza della proprietaria della ditta stessa, tanto è vero che PATALANO
Antonio Ettore, per evitare eventuali altri fastidi a carico di sua nipote Monica, le dice che per
la prossima volta sarebbe ricorso ad una delega od una procura a suo nome.
Infine una ulteriore ed eloquente conversazione che dimostra il diretto coinvolgimento di
PATALANO Antonio Ettore nella gestione della ditta intestata a GUGLIELMO Monica è
stata monitorata in data 18.02.2009 alle ore 14.40, sempre sull’utenza 3485925005 in uso a
PATALANO Antonio Ettore. Nella fattispecie, quest'ultimo contatta sua nipote Monica, per
dirle che deve recarsi urgentemente in banca da Gigi, a tale richiesta Guglielmo Monica si
limita a chiedere se vi è l’urgenza della sua presenza, riferendo che si sarebbe avvicinata
quanto prima. PATALANO Antonio Ettore, dopo essersi informato con il suo interlocutore
verosimilmente un bancario, riferisce a sua nipote che l’avrebbero richiamata per comunicarle
il momento in cui raggiungerli in banca
Emerge, pertanto, con chiarezza che la ditta “L.A.B. s.a.s.” sia solo formalmente intestata alle
germane GUGLIELMO Monica e Palma, ma di fatto sia gestita da PATALANO Antonio
Ettore per conto di BOCCOLATO Emilio, il quale come si è visto in precedenza utilizza la
sua ditta per imporre la fornitura di calcestruzzo alle varie imprese edili che lavorano sul suo
territorio di competenza.
Inoltre, come si è avuto modo di constatare dall’insieme dei colloqui intercettati presso il
carcere di Carinola, BOCCOLATO Emilio si è sempre interessato dell’andamento della
società, infatti in diverse circostanze ha chiesto notizie al riguardo a suo fratello Giovanni, il
quale si è fatto latore delle sue “imbasciate” dirette a PATALANO Antonio Ettore, facendo
così pervenire la sua volontà circa determinate scelte economiche da intraprendere. Tale
particolare interessamento da parte di BOCCOLATO Emilio è da ricondurre non solo al fatto
che, avendo materialmente costituito una società operante in un settore particolarmente
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delicato, quale appunto quello della fornitura di calcestruzzo, lo stesso ha tutto l’interesse
affinché la sua società si imponga nel relativo settore “accaparrandosi” la fornitura di
calcestruzzo alle imprese di costruzione in modo da spiazzare l’agguerrita concorrenza, ma è
dovuto anche al fatto che BOCCOLATO Emilio, essendo stato arrestato in data 20.11.2008, e
quindi in concomitanza con l’apertura della società, non ha potuto gestire in prima persona
l’andamento della società stessa, dovendosi affidare a PATALANO Antonio Ettore ed ai suoi
scudieri, tra cui anche FERRARA Tobia, dal quale riceve le informazioni in merito. A
dimostrazione di ciò vi è il colloquio in carcere del 31.12.2008 durante il quale
BOCCOLATO Emilio, parlando con sua figlia Maria Laura, le affida l’incarico di parlare con
BOCCOLATO Giovanni per fare in modo che quest’ultimo, rivolgendosi a FERRARA
Tobia, gli faccia sapere come procedono gli affari della neo costituita società di calcestruzzo,
riferendosi chiaramente alla ditta L.A.B. in questione
Non da ultimo è da ricordare la conversazione ambientale del 07.01.2009 fra BOCCOLATO
Emilio e suo fratello Giovanni allorquando il primo, informato dell'attentato subito da
PATALANO Antonio Ettore e dei dissidi sorti all'interno del clan, afferma categoricamente:
“....devi dire:”Tonino Patalano è amico di Emilio Boccolato” devi dire:”E’ sempre qualche
amico di mio fratello, Tonino. E gli interessi di Tonino sono gli interessi di mio fratello. E gli
interessi di mio fratello sono anche i tuoi Giannino, perciò guardateli (gli interessi)”.
Quando hai detto questo hai fatto! .... e gli interessi di mio fratello sono anche per te, per tutti
quanti.....”.
11.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato è emerso con estrema chiarezza che la “L.A.B. s.a.s.”,
formalmente facente capo GUGLIELMO Monica e GUGLIELMO Palma, risulta essere,
tramite il gestore di fatto PATALANO Antonio Ettore, la mano operativa di BOCCOLATO
Emilio nell’imposizione del calcestruzzo, consentendo di eludere le disposizioni in materia di
prevenzione e di confisca del patrimonio derivante dai profitti dell'organizzazione
camorristica.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati in merito ai fatti indicati al capo
13) dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. come
può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale dei protagonisti e delle più
volte evidenziate modalità con le quali si intende imporsi sul mercato, sia la finalità di agire
per favorire il clan camorristico, consentendo allo stesso di aumentare il proprio patrimonio
sottraendolo ad eventuali interventi dell'autorità giudiziaria.
12. Capo 14) dell'imputazione
L’ambito di operatività del clan di cui al capo 1) dell'imputazione e la capacità dello stesso di
imporsi a Mondragone si evince, tra l'altro, dall'estorsione aggravata ai danni del figlio di
Enzuccio, di cui al capo 14) dell'imputazione.
12.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede significativo è il primo colloquio intercettato in data
26.11.2008 che BOCCOLATO Emilio ha con i suoi familiari ed in particolare con suo fratello
Giovanni, durante il quale si cristallizza il ruolo assunto da quest’ultimo a seguito dell’arresto
di suo fratello avvenuto in data 20.11.2008. E’ prassi ormai consolidata che quando viene
arrestato il capo di un’organizzazione malavitosa, i suoi familiari, coloro che sono appunto
autorizzati ad avere colloqui con i detenuti, vengono utilizzati per portare le c.d. “imbasciate”,
vale a dire le informazioni relative alla gestione degli affari del clan in modo da consentire il
puntuale aggiornamento e le “decisioni” che di volta in volta si rendono necessarie. In tale
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contesto si inserisce appieno la figura di BOCCOLATO Giovanni, fratello di Emilio; infatti,
nel colloquio del 26.11.2008, dopo i saluti iniziali, Giovanni riporta le prime informazioni ad
Emilio, recitando testualmente “… a proposito ti devo fare una imbasciata …”. Questo
termine è consuetudinariamente utilizzato proprio negli ambienti malavitosi ed ha lo scopo di
riportare o ricevere le informazioni per conto dei capi. Nella fattispecie durante il colloquio
del 26.11.2008, Giovanni riferisce ad Emilio di aver appreso la notizia, verosimilmente
riferitagli da FERRARA Tobia, che si è presentato il figlio di tale Enzuccio, persona che non
è stato possibile identificare. Emilio, per il solo fatto di aver appreso ciò, subito riferisce a
Giovanni che la persona menzionata gli deve consegnare la somma di 5 in più, aggiungendo
di aver stabilito questa somma a seguito di alcuni accordi presi con la sua vittima, in quanto la
stessa aveva rappresentato alcuni problemi nel pagamento mensile della tangente stessa,
infatti al riguardo sono emblematiche le parole che Giovanni riporta a suo fratello “ .. Noi...
noi abbiamo pagato ci mettemmo d’accordo con Emilio no...” , tali parole sono di estrema
chiarezza circa gli accordi presi per il pagamento di un’estorsione. Inoltre ripercorrendo le
parole che Giovanni riporta ad Emilio, si intuisce che la persona sottoposta ad estorsione, al
suo cospetto ha riferito, non solo di aver già pagato la sua quota estorsiva, ma anche di aver
preso accordi con lo stesso Emilio, e pertanto si intuisce che, già prima dell’arresto di
BOCCOLATO Emilio, erano state pattuite le modalità ed i tempi per il versamento della
quota estorsiva. Infatti lo stesso BOCCOLATO Emilio riferisce che la persona estorta ha un
problema nel pagamento mensile, ma all’atto della consegna del denaro ne deve dare 5 in più.
Come è emerso dall’attività intercettiva, quando i due fratelli parlano in questi termini si
riferiscono chiaramente a determinate somme di denaro, e nella fattispecie intendono la
somma di 5.000 euro.
Nel caso in esame è opportuno rappresentare che, come si evince anche dalla
videoregistrazione, Emilio e Giovanni parlano tra di loro a voce bassa, fisicamente molto
vicini e biascicando le parole, dimostrando da questo atteggiamento sia la segretezza delle
informazioni che si scambiano, sia il timore di essere intercettati, e proprio per tale motivo
non indicano con precisione il nome delle vittime della loro attività estorsiva, rendendone
difficoltosa l’esatta identificazione.
12.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato, e specie considerando il dato complessivamente fornito
dalle indagini espletate, è emerso con estrema chiarezza che BOCCOLATO Giovanni riporta
al detenuto Emilio i vari risvolti e le novità circa la gestione dell’attività estorsiva sul
territorio di competenza, ed al contempo riceve delle precise indicazioni circa le somme che
personalmente, o per il tramite di altri affiliati, deve riscuotere dagli operatori economici. In
particolare ciò si verifica sin dal primo colloquio allorquando i due fratelli BOCCOLATO
parlano dell'estorsione di € 5.000,00, imposta al figlio di Enzuccio, nella quale sono coinvolti
entrambi: BOCCOLATO Emilio come istigatore e BOCCOLATO Giovanni come autore
materiale.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati in merito ai fatti indicati al capo
14) dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. come
può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale dei protagonisti della
richiesta, sia la finalità di agire per favorire il clan camorristico, al quale i proventi sono
destinati.
13. Capo 15) dell'imputazione
L’ambito di operatività del clan di cui al capo 1) dell'imputazione e la capacità dello stesso di
imporsi a Mondragone si evince, tra l'altro, dall'estorsione aggravata ai danni di una ditta
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operante nel settore degli autotrasporti, di cui al capo 15) dell'imputazione.
13.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede significativo è sempre il colloquio in carcere del
26.11.2008 nel corso del quale BOCCOLATO Emilio dà a suo fratello Giovanni ulteriori
disposizioni circa le somme di denaro da riscuotere; infatti dalle loro parole è chiaro che ci si
riferisce ad un’attività estorsiva frutto di “accordi” già presi tempi addietro con le loro vittime,
tale aspetto si desume proprio dal fatto che Emilio e Giovanni non indicano con precisione il
nome delle loro vittime, ma si limitano solo ad indicarle genericamente, come si evince dal
colloquio in questione ove si parla semplicemente di autotrasporti.
In particolare BOCCOLATO Emilio riferisce a Giovanni di farsi consegnare, intendendo
sempre da NERI Nerino nella sua veste di esattore, la somma di 2500 euro, aggiungendo che,
per quanto riguarda gli autotrasporti, deve farsi consegnare la somma di 1500 euro in più; i
fratelli BOCCOLATO omettono di pronunciare il nome della vittima da cui estorcere le
predette somme di denaro, infatti entrambi si limitano solo a convenire sul fatto che per la
relativa riscossione è già stato incaricato FERRARA Tobia, e che la somma totale da
riscuotere è di 4000 euro.
Per meglio delineare il quadro operativo in esame, proprio alla luce della particolare
oculatezza mostrata dai germani BOCCOLATO nella conversazione ove omettono
puntualmente di pronunciare il nome delle loro vittime, è doveroso ricordare che
BOCCOLATO Emilio e Giovanni, unitamente a D’ANGELO Pasquale, nel mese di aprile
dell’anno 2004 sono stati tratti in arresto in esecuzione dell’O.C.C. n. 30437/02 R.G.N.R. e n.
44861/02 R.GIP emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli con l'aggravante di cui
art. 7 L. 203/91 in quanto ritenuti responsabili di estorsione aggravata dal metodo mafioso ed
illecita concorrenza. Infatti i predetti all’epoca si erano inseriti nella gestione della società
denominata “Cam” (Cooperativa Autotrasporti Mondragonesi), con il fine di controllare tutta
l’attività di trasporto dei prodotti ortofrutticoli provenienti dalla zona ed, al contempo, di
imporre agli autotrasportatori il pagamento di una somma di denaro per ogni bancale di merce
trasportata; inoltre, con l’utilizzazione di metodi mafiosi, era stata stroncata sul nascere ogni
possibile concorrenza nell’area domitiana riguardo al settore dei trasporti ortofrutticoli.
In considerazione di quanto riportato si evince con estrema chiarezza che BOCCOLATO
Emilio e suo fratello Giovanni, sebbene imputati nel procedimento penale sopra indicato, non
abbiano mai interrotto la loro condotta criminosa, beneficiando ovviamente della condizione
di assoggettamento e di omertà delle loro vittime che nella maggior parte dei casi preferiscono
pagare la loro tangente senza denunciare i loro aguzzini.
Pertanto Emilio ricorda a Giovanni anche le modalità con le quali le somme devono essergli
consegnate, infatti riferisce che Tobia gli deve consegnare non solo la somma di 1500 euro,
ma deve anche portargli un’unica ricevuta. Queste ultime parole sono molto significative, in
quanto Emilio mostra non solo che le predette somme di denaro sono di chiara provenienza
illecita ma, giustificandone l’incasso con una ricevuta, mostra di essere molto oculato
cercando di mascherarne in questo modo la provenienza illecita.
13.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato, e specie considerando il dato complessivamente fornito
dalle indagini espletate, è emerso con estrema chiarezza che BOCCOLATO Giovanni riporta
al detenuto Emilio i vari risvolti e le novità circa la gestione dell’attività estorsiva sul
territorio di competenza, ed al contempo riceve delle precise indicazioni circa le somme che
personalmente, o per il tramite di altri affiliati, deve riscuotere dagli operatori economici. In
particolare ciò si verifica sin dal primo colloquio allorquando i due fratelli BOCCOLATO
parlano dell'estorsione di € 4.000,00 imposta, con la collaborazione di FERRARA Tobia e
NERI Nerino, ad una ditta operante nel settore degli autotrasporti. E' evidente nella fattispecie
il pieno coinvolgimento di tutti gli indagati: BOCCOLATO Emilio e BOCCOLATO
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Giovanni sempre con il medesimo ruolo assunto da quando il primo è ristretto in carcere,
rispettivamente di istigatore e portavoce; FERRARA Tobia e NERI Nerino come autori
materiali.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati in merito ai fatti indicati al capo
15) dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. come
può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale dei protagonisti della
richiesta, sia la finalità di agire per favorire il clan camorristico, al quale i proventi sono
destinati.
14. Capo 16) dell'imputazione
L’ambito di operatività del clan di cui al capo 1) dell'imputazione e la capacità dello stesso di
imporsi a Mondragone si evince, tra l'altro, dall'estorsione aggravata ai danni di una persona
non identificata, di cui al capo 16) dell'imputazione.
14.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede significativo è il colloquio in carcere del 04.03.2009 tra
BOCCOLATO Emilio e suo fratello Giovanni, in quanto quest’ultimo, riportando alcune
informazioni relative ad episodi accaduti in Mondragone, coglie l’occasione per riferire a suo
fratello che CASCARINO Giovanni, che chiama con il suo soprannome “la scopa”, ha messo
a segno un’estorsione di 5.000 euro ai danni di una persona di cui omette puntualmente di
pronunciare il nome. Tuttavia le parole utilizzate da BOCCOLATO Giovanni, nel riportare i
fatti ad Emilio, sono molto chiare, infatti lo stesso gli riferisce di aver appreso da DI LEONE
Americo che DI MEO Carlo, indicato come l’infame, “ne ha combinata un’altra”; inoltre,
aggiunge che la persona che ha materialmente riscosso la quota estorsiva in questione è il
personaggio che viene soprannominato “ la scopa”, infatti gli riporta testualmente “… omissis
….la scopa …. omissis …… si è andato a prendere una mano là” (come è emerso anche da
altri colloqui, quando i due fratelli utilizzano questi termini, si riferiscono ad una somma di
denaro corrispondente a 5000 euro). Il soprannome che viene utilizzato da BOCCOLATO
Giovanni non lascia dubbi circa l’esatta identificazione del reo in CASCARINO Giovanni,
infatti nell’ambiente malavitoso di Mondragone “scopatore” è proprio il soprannome con il
quale CASCARINO Giovanni viene indicato; ulteriore conferma si ha nel momento in cui, su
richiesta di Emilio, Giovanni riferisce che la persona in argomento si identifica proprio nel
suo omonimo Giovanni (ndr CASCARINO). Pertanto, ripercorrendo le parole di
BOCCOLATO Giovanni ed analizzando, come si evince dalla videoregistrazione, la reazione
molto adirata di Emilio allorquando viene a conoscenza dei fatti, si comprende che la vittima
è sicuramente una persona a lui molto vicina o addirittura un suo “protetto”. Inoltre, dopo aver
appreso i fatti, Emilio chiede spiegazioni a Giovanni, e questi gli riferisce di non avere alcuna
cognizione sull’accaduto, aggiungendo di avere interpellato al riguardo FERRARA Tobia, il
quale gli ha riferito di non essere coinvolto in tale episodio estorsivo. Poiché BOCCOLATO
Giovanni non sa dare alcuna spiegazione su quanto riferito ad Emilio, quest’ultimo va su tutte
le furie, imprecando nei confronti di FERRARA Tobia non ritenendolo all’altezza di curare i
suoi interessi; alla luce di ciò, si ha un’ulteriore conferma circa il fatto che la persona estorta
da CASCARINO Giovanni e DI MEO Carlo sia a lui molto vicina e quindi rientri tra le
persone che “non devono essere toccate”. A confermare la tesi vi sono alcuni colloqui in
carcere in cui Emilio riferisce a suo fratello che tra le persone che non devono essere estorte
dal clan vi sono PATALANO Antonio Ettore e SCIACCA Roberto, pertanto si può dire che,
qualora CASCARINO Giovanni avesse semplicemente “sconfinato” nella richiesta estorsiva
ai danni di un operatore economico che “storicamente” versa la sua quota a BOCCOLATO
Emilio, quest’ultimo tramite suo fratello lo avrebbe richiamato all’ordine, come peraltro è
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solito fare nei confronti di affiliati troppo “intraprendenti”; invece, mostrando un
atteggiamento molto adirato, Emilio dà una chiara conferma che la persona estorta dai suoi
rivali sia proprio un suo “protetto”, sebbene dalla conversazione non ne emerge il nome.
In tale contesto si inserisce una conversazione intercettata a bordo dell’autovettura BMW X6
in uso a FERRARA Tobia avvenuta in data 08.02.2009, alle ore 13.47, quindi antecedente
rispetto al colloquio in carcere sopra commentato. In questa conversazione FERRARA Tobia
parla con una persona di sesso maschile non identificata, e gli riferisce di avere già ricevuto
1100 – 1200 euro, aggiungendo che la restante somma deve essergli consegnata sabato. Ad un
certo punto la persona chiede a Tobia se “Carlino” (DI MEO Carlo) abbia raggiunto un
accordo, e Tobia genericamente gliene dà conferma. Dalle parole che seguono si intuisce che i
due parlano di un accordo relativo alla riscossione di una quota estorsiva, infatti l’uomo
consiglia a Tobia di fare in modo che BOCCOLATO Emilio, che convenzionalmente
indicano come “quello che sta là dentro”, sia informato sui fatti in quanto, in caso contrario,
Tobia, non riportando la relativa “imbasciata”, avrebbe corso il rischio di trovarsi lui stesso in
difficoltà. Dalle parole di FERRARA Tobia si intuisce la sua preoccupazione circa le
conseguenze derivanti da eventuale una “brutta figura” nei confronti di BOCCOLATO Emilio
per non avere gestito al meglio i suoi interessi, ciò nella considerazione che quest’ultimo,
prima di essere arrestato, lo aveva designato come suo “curatore”. Inoltre Tobia riferisce al
suo interlocutore di aver incontrato il giorno precedente “quella persona” e che, a seguito di
questo incontro, lui ha ricevuto la disposizione che “si devono mandare cinquemila euro a
quello”. Ovviamente Tobia essendo contrario a questa nuova disposizione, in quanto
verosimilmente non autorizzata da BOCCOLATO Emilio, si estromette dalla chiara richiesta
estorsiva, confidando al suo interlocutore che trattandosi di impegni presi da altre persone,
che addita come ladri, non intende essere coinvolto. Il fatto che Tobia usa questo appellativo
“ladri” è chiaro che vuole riferirsi proprio a specifiche persone tra le quali sicuramente
CASCARINO Giovanni, che appunto ha iniziato la sua carriera criminale commettendo furti
di ogni genere, annoverando numerosi precedenti specifici e che in varie occasioni sia
BOCCOLATO Emilio che suo fratello Giovanni lo indicano come un semplice ladro, proprio
per usare un termine dispregiativo nei suoi confronti. Dalle ulteriori parole registrate
all’interno dell’autovettura BMW X6, viene messa in risalto tutta la preoccupazione di
FERRARA Tobia nella vicenda, tanto è vero che lo stesso paventa il rischio di un possibile
arresto nel caso in cui l’operazione non dovesse essere pianificata nei minimi dettagli, ed è
per tale motivo che vuole estromettersi.
14.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato, e specie considerando il dato complessivamente fornito
dalle indagini espletate, è emerso con estrema chiarezza che sia i fratelli BOCCOLATO che
FERRARA Tobia ed il suo interlocutore parlano della somma di 5000 euro estorta ad una
vittima non identificata: infatti Ferrara Tobia in data 08.02.2009 parla di un’estorsione di
5000 € di fatto non ancora consumata, mentre in data 04.03.2009 i fratelli BOCCOLATO
fanno riferimento ad un’estorsione dello stesso ammontare commessa da CASCARINO
Giovanni “la scopa”. La reazione adirata di BOCCOLATO Emilio, allorquando viene a
conoscenza dei fatti, è perfettamente in linea con il timore mostrato da Tobia, nel momento in
cui parla del rischio di fare una “brutta figura” nei confronti del predetto BOCCOLATO
Emilio, per non averlo puntualmente informato circa gli accordi presi da DI MEO Carlo e la
vittima dell’estorsione in relazione al versamento della quota estorsiva. Vi è perfetta analogia
circa i personaggi coinvolti nell’estorsione, infatti BOCCOLATO Giovanni ad Emilio parlano
di DI MEO Carlo e CASCARINO Giovanni quali autori del delitto, ed analogamente
FERRARA Tobia, parlando con il suo interlocutore, si riferisce agli stessi personaggi.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati in merito ai fatti indicati al capo
16) dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
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Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. come
può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale dei protagonisti della
richiesta, sia la finalità di agire per favorire il clan camorristico, al quale i proventi sono
destinati.
15. Capo 17) dell'imputazione
L’ambito di operatività del clan di cui al capo 1) dell'imputazione e la capacità dello stesso di
imporsi a Mondragone si evince, tra l'altro, dall'estorsione aggravata ai danni di una ditta non
identificata, di cui al capo 17) dell'imputazione.
15.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede significativo è il colloquio in carcere del 24.06.2009, in
quanto BOCCOLATO Emilio e Giovanni parlano dell’imposizione di una tangente di 7500
euro nei confronti di una ditta “forestiera” di cui anche in questo caso omettono di
pronunciare il nome. In tale contesto, BOCCOLATO Giovanni riferisce a suo fratello di aver
parlato con NERI Nerino, il quale gli ha prospettato alcuni problemi connessi proprio con la
riscossione della tangente de qua. Infatti, Giovanni riporta a suo fratello che tale Faustuccio,
come riferitogli da Nerino, non si sta attenendo ai patti che erano stati stabiliti da Emilio
prima che fosse arrestato, e pertanto lo stesso Emilio riferisce testualmente “devi dire,
Faustuccio ma tu sei cornuto proprio, ha detto mio fratello, ma che ti sei messo in testa, ma
che vuoi fare? Sta facendo questo e fallo fare, quello deve vendere là, ha venduto?” e
pertanto Emilio, usando questi termini, intende chiaramente fare in modo che Faustuccio si
conformi alla sua volontà. Analizzando le parole utilizzate si comprende che l’estorsione in
contestazione è relativa ad una compravendita. E’ doveroso ricordare, come abbiamo visto nel
colloquio in carcere del 22.04.2009, che il clan è solito applicare anche alle compravendite
una tangente in misura proporzionale rispetto al valore dell’operazione. Giovanni,
continuando nel riportare le sue imbasciate ad Emilio, spiega nel dettaglio che la
compravendita è stata già effettuata e dal momento che è stata intavolata da persone che non
sono di Mondragone, che chiama appunto “forestieri”, recita testualmente che altri affiliati
“sono andati a stringere … spalleggiati da Lucio Cinalli”. Emblematico è il termine
utilizzato da Giovanni, infatti “stringere” è il termine usualmente indicato per dire sottoporre
ad estorsione, pertanto è estremamente chiara la natura del discorso tra i due fratelli. Emilio
chiede conferma a suo fratello che le persone vittime dell’estorsione siano forestieri e
Giovanni, confermando ciò, gli riferisce che si tratta di persone di Marcianise; pertanto
Emilio, palesemente incurante sia di questo ultimo aspetto sia del fatto che le vittime sono già
state avvicinate da altri aguzzini, riferisce a Giovanni di parlare con NERI Nerino e di dirgli
di andare a prendere la somma di 7500 euro, infatti recita testualmente “diglielo a quello che
si prende 7500 che me ne fotte dei forestieri, che ce ne fotte a noi dei forestieri che lui li
stringe”. E’ chiaro che la persona incaricata della riscossione è NERI Nerino, tale aspetto si
desume fin dall’inizio della conversazione ove appunto Giovanni riporta notizie apprese dal
predetto NERI Nerino e relative appunto alla riscossione della somma di euro 7500, somma
che poi deve essere divisa tra gli stessi “quello mi deve dare altri 7500 €, 2500 € a zio
Emilio e 5000 € a me”.
15.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato, e specie considerando il dato complessivamente fornito
dalle indagini espletate, è emersa con estrema chiarezza sia l'attività estorsiva espletata nei
confronti di una ditta non di Mondragone sia il pieno coinvolgimento di tutti e tre gli indagati:
BOCCOLATO Emilio e BOCCOLATO Giovanni sempre con il medesimo ruolo assunto da
quando il primo è ristretto in carcere, rispettivamente di istigatore e portavoce; NERI Nerino
come autore materiale. Peraltro appare evidente che BOCCOLATO Emilio è assolutamente
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incurante del fatto che la vittima dell’estorsione abbia già avuto una richiesta in tal senso da
tale Faustuccio e da CINALLI Lucio, tant’è vero che riferisce a suo fratello di interessare
NERI Nerino affinché i predetti si allontanino, nel senso di lasciar perdere tale “affare” in
quanto di suo interesse. Tale aspetto è di particolare rilievo non solo per cristallizzare
l’episodio estorsivo in esame, ma anche perché BOCCOLATO Emilio, richiamando
all’ordine gli affiliati, vuole dare un chiaro segno del fatto che, nonostante sia ristretto, è
ancora lui a prendere le decisioni.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati in merito ai fatti indicati al capo
17) dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. come
può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale dei protagonisti della
richiesta, sia la finalità di agire per favorire il clan camorristico, al quale i proventi sono
destinati.
16. Capo 18) dell'imputazione
L’ambito di operatività del clan di cui al capo 1) dell'imputazione e la capacità dello stesso di
imporsi a Mondragone si evince, tra l'altro, dalla tentata estorsione aggravata ai danni di
D'ALTERIO Stefano, di cui al capo 18) dell'imputazione.
16.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede significativa è la conversazione in carcere del 22.04.2009
tra BOCCOLATO Emilio e suo genero GALLO Salvatore, detto Pierluigi, in quanto
quest’ultimo riporta al primo notizie relativa alla compravendita di un appezzamento di
terreno in territorio di Falciano del Massico tra tale zì Geremia e D’ALTERIO Stefano. In
particolare, Pierluigi riferisce ad Emilio che zì Geremia ha lo scopo di comprare il terreno per
collocarvi un allevamento di bufale, ma vi è il problema relativo all’accordo sul prezzo con il
predetto D’ALTERIO Stefano, il quale ha chiesto la somma di 550.000 euro, mentre zì
Geremia gli ha offerto 500.000 euro. Per tale motivo quest’ultimo ha chiesto l’intervento di
Emilio, il quale riferisce a Pierluigi di essere già al corrente della situazione e di sapere che
D’ALTERIO Stefano è originario di Giugliano in Campania. Pertanto, BOCCOLATO Emilio
dice a GALLO Salvatore di riferire a D’ALTERIO Stefano di recarsi da Peppino PERFETTO
per spiegare la situazione in modo da risolvere il problema; a questo punto GALLO Salvatore
gli riferisce che la predetta persona avrebbe delle remore nel recarsi da Peppino PERFETTO
causate da una sorta di timore nei confronti dello stesso, pertanto BOCCOLATO Emilio gli
riferisce di portarlo al cospetto di tale Antimino, in modo tale che, facendo costui da tramite,
si possa giungere ad un accordo. GALLO Salvatore riferisce al detenuto che la somma
richiesta a D’ALTERIO Stefano è di 20000 – 30000 euro e suo suocero aggiunge di sapere
che il predetto D’ALTERIO non vuole consegnare la predetta somma in quanto deve
“cacciare” anche la mazzetta. Proprio per questo motivo BOCCOLATO Emilio riferisce di
costringere D’ALTERIO a recarsi da Peppino PERFETTO in quanto, essendo quest’ultimo
una figura carismatica del suo stesso sodalizio camorristico, il D’ALTERIO si sentirà
costretto anche psicologicamente a pagare la somma richiesta. Inoltre nel momento in cui
BOCCOLATO Emilio parla dell’intermediazione di Antimino, si comprende appieno che si
tratta di una vera e propria estorsione sulla compravendita di terreno, infatti lo stesso recita
testualmente “ … e si da Antimino .. e Antimino ci arriva un poco da Peppino e gli spiega la
situazione perché là ci deve dare la mazzetta .. perché D’Alterio ci deve dare i soldi anche a
noi…”. Le parole di Emilio sono di estrema chiarezza in quanto la c.d. “mazzetta” da
consegnare nelle mani di Peppino PERFETTO è chiaramente da intendersi quale contributo
estorsivo finalizzato ad avere la sua autorizzazione per la realizzazione dell’affare senza
nessun tipo di problema, ed aggiunge inoltre che lo stesso D’ALTERIO deve consegnare una
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quota dei soldi anche a loro, pertanto anche in questo caso si concretizza la richiesta estorsiva
a favore di BOCCOLATO Emilio.
Il fenomeno va inserito nel contesto in cui si verifica tenendo presente che è noto che negli
ambienti camorristici vi è la consuetudine che, allorquando devono essere realizzate delle
operazioni di una certa consistenza economica, coloro che sono interessati alla realizzazione
dell’affare stesso, per non avere ripercussioni di alcun genere da parte della criminalità
organizzata operante sul territorio, sono soliti rivolgersi direttamente ad esponenti locali “per
mettersi a posto”. Infatti nella fattispecie in questione si verifica proprio quello che è stato
appena rappresentato, vale a dire, una delle persone interessate alla compravendita del terreno,
nella fattispecie tale zì Geremia si rivolge a GALLO Salvatore al fine di chiedere un
coinvolgimento di BOCCOLATO Emilio non solo per concretizzare l’affare grazie al suo
intervento, ma anche per “mettersi a posto” nei suoi confronti. Ciò posto BOCCOLATO
Emilio, essendo al momento ristretto, riferisce a suo genero Pierluigi di fare in modo che
D’ALTERIO Stefano vada direttamente da Peppino PERFETTO, al quale deve essere
rilasciata la c.d. “mazzetta”, il contributo estorsivo per “mettersi a posto”.
A riscontro di quanto captato è stato identificata la “vittima” in D’ALTERIO Stefano, nato a
Giugliano in Campania il 16.01.1970, che effettivamente, come dice BOCCOLATO Emilio, è
“di Giugliano”, ed è ivi residente. Inoltre è stato accertato che effettivamente il D’ALTERIO,
è proprietario di due appezzamenti di terreno in territorio di Carinola a confine con Falciano
del Massico, come da visura catastale che si allega.
D’ALTERIO Stefano, sentito in data 15.09.2010, ha confermato di essere proprietario
esclusivo da circa 15 anni di un terreno di piccole dimensioni, ubicato in Falciano del
Massico, località Starza Lago, nonché comproprietario, unitamente ai suoi fratelli Salvatore e
Vincenzo, di altro terreno, coltivato a vigneto e frutteto, di circa 6 ettari, sempre ubicato in
agro di Falciano del Massico, via Direttissima, ma ha negato di avere mai trattato la
compravendita di detto terreno e di non essere mai stato contattato da alcuno per tale motivo.
In tal contesto si inseriscono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia SPERLONGANO
Mario il quale, in data 28.10.2003, ha dichiarato: …omissis… Foto n. 119: si tratta di
PERFETTO Giuseppe; costui ritirava per nostro conto, fino all’ultimo periodo, i soldi
dell’estorsione che venivano versati dai rappresentanti dell’Algida e della Motta che
portavano i gelati a Mondragone. Peppino è molto legato ad Antonio LA TORRE e con
Antonio si occupa di tutte le vendite di terreni, nel senso che si fa dare sulle vendite dei
terreni una tangente che versa direttamente ad Antonio LA TORRE. Antonio lascia a lui una
percentuale. In passato è stato legato alla N.C.O. ed era molto amico di Emilio
BOCCOLATO. L’Ufficio da atto che si tratta di PERFETTO Giuseppe. …omissis…
16.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato, e specie considerando il dato complessivamente fornito
dalle indagini espletate, è emerso con estrema chiarezza che tale zì Geremia è interessato
all’acquisto del terreno di circa 6 ettari, di proprietà dei fratelli D'ALTERIO ma, a causa della
iniziale resistenza di D’ALTERIO Stefano, zì Geremia si rivolge a GALLO Salvatore, genero
di BOCCOLATO Emilio, per poter concludere l’affare. BOCCOLATO Emilio, appresa la
notizia dal genero Pierluigi, gli riferisce di far parlare D’ALTERIO Stefano con PERFETTO
Giuseppe, circostanza che non avviene per il timore reverenziale di D’ALTERIO Stefano nei
confronti dello stesso PERFETTO. A tal punto, BOCCOLATO Emilio gli riferisce di
rivolgersi ad Antimino, il quale avrebbe riportato i termini della trattativa a PERFETTO
Giuseppe, al quale sarebbe spettato il 5% del prezzo di vendita del terreno (25.000 Euro),
diviso tra compratore e venditore; a tale compenso i contraenti avrebbero dovuto aggiungere
“la mazzetta” spettante alla famiglia BOCCOLATO. Si concretizza, pertanto, una tentata
estorsione ai danni di D’ALTERIO Stefano e tale zi Geremia da parte di BOCCOLATO
Emilio, GALLO Salvatore (Pierluigi), PERFETTO Giuseppe e tale Antimino, in quanto sia la
percentuale sul prezzo che avrebbe incassato PERFETTO Giuseppe, sia “la mazzetta” che i
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contraenti avrebbero dovuto versare alla famiglia BOCCOLATO, sono da considerare un vero
e proprio provento estorsivo, anche in considerazione del fatto che costoro non svolgono
“attività di intermediazione” ma sono affiliati a pieno titolo all’organizzazione camorristica.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati in merito ai fatti indicati al capo
18) dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. come
può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale dei protagonisti della
richiesta che condiziona anche le dichiarazioni rese dalla vittima del reato rendendola
estremamente reticente ed omertosa, sia la finalità di agire per favorire il clan camorristico, al
quale i proventi sono destinati.
17. Capi 19), 20) e 21) dell'imputazione
La disponibilità di armi da parte del clan di cui al capo 1) dell'imputazione si evince, tra
l'altro, dai fatti descritti ai capi 19), 20) e 21) dell'imputazione riportanti un episodio molto
singolare: SAUCHELLA Bruno detiene illegalmente una pistola dalla quale fa partire
accidentalmente un colpo, procurandosi così delle ferite alla mano; accortosi del “guaio”
verificatosi, si avvale di CASCARINO Giovanni e di LUONGO Valentina per occultare la
pistola e si reca presso il Pronto Soccorso più vicino per farsi medicare.
17.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede la prima conversazione utile a delineare il fatto emerge
proprio in data 25.03.2009, alle ore 21.01, monitorata sull’utenza cellulare 3273337426, in
uso a SAUCHELLA Bruno, nel corso della quale la sua convivente, successivamente
identificata in LUONGO Valentina, contatta telefonicamente CASCARINO Giovanni, e, con
tono preoccupato, gli chiede di avvicinarsi “subito a casa, è successo una cosa” e “non te lo
posso dire per telefono … è una cosa brutta”. Durante gli squilli si sente parlare LUONGO
Valentina, la quale, con tono affannoso e preoccupato, rivolta a SAUCHELLA Bruno, dice,
verosimilmente rimproverandolo “Ti devono ammazzare … ma perché non te ne vai?...perché
non te ne vai davanti a noi?” ed in sottofondo si sente proprio la voce di SAUCHELLA
Bruno ed il pianto di una bambina. Alle successive ore 21.07, CASCARINO Giovanni
contatta SAUCHELLA Bruno, sempre sull’utenza cellulare 3273337426, al quale chiede cosa
è accaduto e, dopo aver ottenuto anche da lui la richiesta di avvicinarsi subito a casa sua, lo
stesso CASCARINO Giovanni gli chiede se si è sparato, domanda alla quale SAUCHELLA
Bruno risponde con una locuzione affermativa.
Dal monitoraggio delle conversazioni sull’autovettura Porsche Cayenne, in uso a
CASCARINO Giovanni, immediatamente dopo i fatti e precisamente alle ore 21.13 dello
stesso giorno 25.03.2009, veniva intercettata una conversazione fra CASCARINO Giovanni,
SAUCHELLA Bruno e LUONGO Valentina, nel corso della quale CASCARINO Giovanni
indica ai due come fare per risolvere il problema. In particolare, dice loro di consegnare
“quella cosa” al fratello di SAUCHELLA Bruno e suggerisce a quest’ultimo di riferire ai
sanitari del pronto soccorso che era stato coinvolto in un sinistro stradale, inoltre chiede loro
se vi è “un’altra botta nella canna” e si raccomanda di “non toccarla” in quanto, per evitare
che altri si facesse male, avrebbe provveduto lui. Contemporaneamente LUONGO Valentina
si preoccupa subito di far pulire dalla madre le tracce di sangue lasciate dallo stesso
SAUCHELLA. Al termine della conversazione, CASCARINO Giovanni e LUONGO
Valentina scendono dall’autovettura e si recano a prelevare l’arma.
Dopo pochi minuti, precisamente alle ore 21.17, riprende la conversazione fra i tre,
intercettata sempre sull’autovettura Porsche Cayenne in uso a CASCARINO Giovanni, nel
corso della quale SAUCHELLA Bruno spiega allo stesso CASCARINO Giovanni come è
avvenuto il fatto. In particolare, SAUCHELLA Bruno nel mettere l’arma dentro un calzino
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esplodeva accidentalmente un colpo. Dalla conversazione emerge il fatto che l’arma è una
calibro 9 e che l’ogiva o parte di essa si trova ancora all’interno della ferita. Per tale
circostanza CASCARINO Giovanni e la convivente di SAUCHELLA Bruno dicono a
quest’ultimo che deve avere il coraggio di estrarre da solo l’ogiva anche per potere sostenere
di avere avuto un incidente. CASCARINO Giovanni consiglia loro di recarsi da soli presso il
pronto soccorso della clinica di Castel Volturno in quanto li avrebbe raggiunti dopo aver
occultato l’arma. SAUCHELLA Bruno, nel frattempo, contatta telefonicamente il fratello
Vittorio per farsi prestare da quest’ultimo la sua autovettura per raggiungere il pronto
soccorso.
La rilevante particolarità che SAUCHELLA Bruno, dopo essersi ferito, sia stato costretto, da
solo, a togliersi l’ogiva o una parte di essa è ulteriormente confermata da una successiva
conversazione delle ore 22.01 del 25.03.2009, monitorata sempre sull’utenza cellulare
3273337426 in uso allo stesso SAUCHELLA Bruno, nel corso della quale viene contattato da
CASCARINO Giovanni, il quale gli chiede “si è tolto?” ottenendo una risposta affermativa.
Nella circostanza, SAUCHELLA Bruno gli riferisce anche che gli erano stati applicati cinque
punti di sutura e che era in attesa di effettuare le radiografie, inoltre CASCARINO Giovanni
gli suggerisce di mandare la moglie a casa per provvedere a ripulire le macchie lasciate.
Dopo soli due minuti (ore 22.03), LUONGO Valentina, convivente di SAUCHELLA Bruno,
contatta, con il telefono cellulare in uso a quest’ultimo, tale Nicola, sull’utenza cellulare
3280048183, intestata a PAGANO Nicola. Da tale conversazione emerge un’ulteriore
conferma che SAUCHELLA Bruno si era ferito alla mano, poiché LUONJGO Valentina
chiede a Nicola di avvicinarsi a Castelvolturno, presso la clinica, in quanto “Bruno ha fatto un
incidente, si è fatto male …. alla mano”. Nel corso della conversazione la convivente di
SAUCHELLA Bruno passa la telefonata a quest’ultimo e successivamente questi chiede di
parlare con Maria, alla quale, in lingua zingaresca incomprensibile, si intuisce che spieghi
l’accaduto, in quanto la donna si allarma e gli chiede se si è fatto male solo lui, ottenendo una
risposta affermativa.
In una conversazione monitorata in data 26.03.2009, alle ore 05.33, sull’autovettura Porsche
Cayenne, in uso a CASCARINO Giovanni, quest’ultimo e SAUCHELLA Bruno commentano
l’episodio occorso poche ore prima a SAUCHELLA Bruno e la preoccupazione di
quest’ultimo che avrebbe potuto colpire anche la figlia; nella circostanza CASCARINO
Giovanni gli rimprovera il fatto che a causa di quanto accadutogli, è stato costretto ad
occultare frettolosamente non solo l’arma in questione, ma anche un’altra in suo possesso, e si
preoccupa del fatto che si possono bagnare, avendo premura di sotterrarle bene.
A seguito di quanto accaduto, in data 26.03.2009, alle ore 10.30, la P.G. si recava presso
l’abitazione di SAUCHELLA Bruno, ove, alla presenza dell’interessato, della di lui
convivente LUONGO Valentina, di LUONGO Mario, LUONGO Antonio e LUONGO
Alessandro, rispettivamente padre, zio e nonno di quest’ultima, veniva eseguita perquisizione
domiciliare. Nel corso della perquisizione, all’interno di un cassetto del comò della camera da
letto matrimoniale, veniva rinvenuto un proiettile cal.7,65 che veniva sottoposto a sequestro
deferendo SAUCHELLA Bruno in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Santa
Maria Capua Vetere, per detenzione illegale di munizioni. Nel corso del compimento dell’atto
di P.G. veniva notato: che SAUCHELLA Bruno presentava la mano destra medicata e fasciata
e per tale lesione l’interessato riferiva che la sera precedente si era infortunato utilizzando un
trapano; che nella camera da letto vi erano macchie di sangue impregnate sulla parete, per le
quali SAUCHELLA Bruno riferiva che si trattava di sangue relativo all’incidente occorsogli
la sera precedente; che nell’armadio, sempre della camera da letto, veniva riscontrato un foro
nell’anta, verosimilmente riconducibile ad un colpo di arma da fuoco.
Subito dopo la perquisizione, SAUCHELLA Bruno, alle ore 14.40, contatta CASCARINO
Giovanni, al quale riferisce della perquisizione subita un paio di ore prima e quest'ultimo
manifesta il sospetto che i Carabinieri siano stati mandati dall'Ospedale.
Dopo due giorni dal fatto (27.03.2009), alle ore 00.30, viene monitorata una conversazione in
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ambientale sull’autovettura in uso a CASCARINO Giovanni, fra quest’ultimo e
SAUCHELLA Bruno, nel corso della quale CASCARINO Giovanni rimprovera il fatto che
l’arma si trova ancora “in mezzo al terreno, che devo fare la devo buttare?” e gli dice di farla
conservare dal fratello di SAUCHELLA Bruno “lì sopra”, intendendo in un terreno che si
trova in una zona più elevata, facendo chiaramente intendere che si tratta dell’arma con la
quale SAUCHELLA Bruno si era sparato alla mano.
Alle successive ore 01.12, sempre sull’autovettura in uso a CASCARINO Giovanni, viene
monitorata una conversazione fra quest’ultimo e SAUCHELLA Bruno, nel corso della quale,
inizialmente SAUCHELLA Bruno riporta le giustificazioni fornite alla P.G. intervenuta
presso la sua abitazione, attinenti al foro che era stato provocato dallo sparo, e nel contesto
CASCARINO Giovanni gli consiglia di romperlo in quanto avrebbero potuto far intervenire
la scientifica.
Due conversazioni illuminanti di quanto accaduto la sera del 25.03.2009 e sui retroscena
relativi alla provenienza dell’arma, emergono in data 22.04.2009, sull’autovettura di
CASCARINO Giovanni, alle ore 01.30 ed alle ore 01.34, fra quest’ultimo, SAUCHELLA
Bruno e CUOCO Mario. In particolare, nella prima emerge il fatto che l’arma è stata
successivamente utilizzata da CASCARINO Giovanni per provarne l’efficienza e viene
iniziato da quest’ultimo l’argomento del ferimento alla mano di SAUCHELLA Bruno il quale
afferma “sì l'ho provata nella mano”, con ciò confermando che la pistola cui si fa riferimento
è proprio quella con la quale lo stesso SAUCHELLA si è sparato alla mano. Nella seconda,
CASCARINO Giovanni si meraviglia ancora del fatto che SAUCHELLA Bruno si sia potuto
sparare in quanto, prima di consegnargli l’arma l’aveva smontata e disarmata “presi la
smontai, gli tolsi la botta (il proiettile) da dentro e la chiusi….gli tolsi la botta o
no…..inc…dissi ohi Bruno posa questa cosa (pistola) come sta”, e non riesce a spiegarsi come
abbia fatto ad armarla senza accorgersene ed esplodere il colpo. Nel prosieguo della stessa
conversazione appare chiaro anche ciò che è avvenuto quando CASCARINO Giovanni, la
sera del 25.03.2009, è intervenuto su richiesta di SAUCHELLA Bruno. In particolare, emerge
che CASCARINO Giovanni quando si è recato presso l’abitazione di SAUCHELLA Bruno
ha trovato l’arma con il colpo in canna, provvedendo a disarmarla, e nell’occasione ha anche
dato loro disposizioni su come comportarsi recandosi al pronto soccorso.
A completamento dell'indagine presso il Pronto Soccorso della Clinica Pineta Grande di
Castel Volturno, veniva acquisito il referto rilasciato dai sanitari di quel nosocomio la sera
precedente nei confronti di SAUCHELLA Bruno, ove si evince che allo stesso era stata
riscontrata “frattura scomposta base falange prossimale V dito mano destra con flc base IV e
V dito” e che ai sanitari di turno il SAUCHELLA Bruno aveva riferito trattarsi di ferita
determinata da incidente stradale. Dal referto si evince, altresì, che il medico che provvede a
prestare le cure necessarie a SAUCHELLA Bruno risulta il Dott. GENTILE Raffaele, medico
ortopedico in servizio presso quella struttura sanitaria.
Sul conto del Dott. GENTILE Raffaele appare doveroso aprire una parentesi poiché lo stesso
medico, in altre circostanze, si è prestato a rilasciare certificazioni mediche compiacenti per
falsi sinistri stradali, come emergente anche dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di
giustizia MARTUCCI Armando, il quale, nell’interrogatorio del 12.04.2010,
riferisce:…omissis… Nell’occasione voglio riferire che anche il dottore GENTILE della
clinica PINETA GRANDE di Castelvolturno, si è prestato spesso a rilasciare false
certificazioni mediche per i finti incidenti stradali. Ho incontrato il dottore GENTILE in più
di un’occasione tra il 2007 ed il 2008 nello studio dell’Avv. PIZZA il quale, dopo avermelo
presentato, mi riferì che anche lui era a disposizione per eventuali certificazioni
mediche….omissis…
17.2. Le conclusioni per il capo 19) dell'imputazione
Alla luce di quanto rappresentato è emerso con estrema chiarezza che è stato CASCARINO
Giovanni a procurare l’arma a SAUCHELLA Bruno allo scopo di conservarla. Quest’ultimo
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mentre era a casa con la convivente LUONGO Valentina e la figlia minore, ha esploso
accidentalmente un colpo ferendosi alla mano destra cosicché anche tramite LUONGO
Valentina contattava immediatamente CASCARINO Giovanni, il quale, intervenuto sul posto,
provvede immediatamente ad occultare l’arma in questione, unitamente ad altra arma in suo
possesso per la quale, tuttavia, non risulta formulata alcuna contestazione da parte della
Procura.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti di CASCARINO Giovanni e SAUCHELLA Bruno
in merito ai fatti indicati al capo 19) dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza
di cui all'art. 7 L. n. 203/1991. Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare
che, dalla descrizione dei fatti, appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni
di cui all'art. 416-bis c.p. come può essere facilmente individuato alla luce della caratura
criminale dei protagonisti, sia la finalità di agire per favorire il clan camorristico che utilizza
le armi per le proprie finalità.
A diverse conclusioni deve, invece, pervenirsi per LUONGO Valentina. Effettivamente per
quanto emerso dalle intercettazioni era la prima ad intervenire in soccorso del convivente
ferito e si adoperava per evitare che sul medesimo vi fossero conseguenze negative per
l'intervento dell'autorità giudiziaria. Non può tuttavia ritenersi per ciò solo che la stessa abbia
in concreto concorso nel porto e nella detenzione dell'arma in questione. Ma vi è di più
elementi di segno contrario parrebbero trarsi dalle intercettazioni citate in quanto nelle stesse,
oltre a non farsi mai qualsivoglia riferimento ad un rapporto tra LUONGO Valentina e l'arma,
è emerso: che nell'immediatezza LUONGO Valentina, con tono affannoso e preoccupato,
rivolta a SAUCHELLA Bruno dice, verosimilmente rimproverandolo, “Ti devono ammazzare
… ma perché non te ne vai?...perché non te ne vai davanti a noi?” ed in sottofondo si sente
proprio la voce di SAUCHELLA Bruno ed il pianto di una bambina; che, dopo il ferimento,
era CASCARINO Giovanni a provvedere ad occultare l'arma preoccupandosi che nessuno
tocchi la stessa per evitare che qualcun altro si facesse male. Si tratta di elementi
incompatibili con il concorso della stessa nel reato di cui al capo 19) dell'imputazione.
17.3. Le conclusioni per il capo 20) e 21) dell'imputazione
Quanto ai capi 20) e 21) dell'imputazione il referto acquisito, riportante quanto riscontrato
(“frattura scomposta base falange prossimale V dito mano destra con flc base IV e V dito”)
specificando che la ferita è stata determinata da “rif. incidente stradale in Mondragone”, non
si presenta di per sé sufficiente a concretizzare gravi indizi di colpevolezza nei confronti del
Dott. GENTILE Raffaele, medico ortopedico in servizio presso il Pronto Soccorso della
Clinica Pineta Grande di Castel Volturno. A parte la preliminare considerazione che in calce
al suddetto referto è apposto in stampatello il nome del dottore mancando invece la
sottoscrizione dello stesso, infatti, non può parlarsi di una falsa diagnosi di lesioni accidentali
non compatibili con l'esplosione di un colpo di arma da fuoco resa al fine di agevolare un
appartenente ad un associazione camorristica ad eludere le investigazioni.
Né si presentano a tal fine utili le dichiarazioni del collaboratore di giustizia che fanno
riferimento a fatti ben precedenti a quelli per cui si procede.
Ma vi è di più, le stesse intercettazioni parrebbero escludere il coinvolgimento del sanitario in
quanto non vi è mai traccia dello stesso pur essendo state monitorate diverse conversazioni,
sia nell'immediatezza sia successivamente, nelle quali si discute delle cautele da adottare per
evitare le investigazioni delle forze dell'ordine. Peraltro, i vari interlocutori si preoccupano di
sollecitare il ferito a rimuovere l'ogiva rimasta all'interno proprio per non insospettire i
sanitari e non ve ne sarebbe stato alcun bisogno rivolgendosi ad un medico compiacente.
Infine dopo la perquisizione CASCARINO Giovanni avanza il sospetto che i militari siano
stati mandati dall'Ospedale, circostanza della quale non si sarebbe avuto alcun motivo di
dubitare in presenza di un medico compiacente.
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18. Capo 22) dell'imputazione
La disponibilità di armi da parte del clan di cui al capo 1) dell'imputazione si evince, tra
l'altro, dai fatti descritti al capo 22) dell'imputazione.
18.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede significativo è il colloquio in carcere avuto il 07.01.2009
da BOCCOLATO Emilio con il fratello BOCCOLATO Giovanni, la figlia BOCCOLATO
Maria Laura e la convivente MIRAGLIA Cosetta. Nella circostanza BOCCOLATO Giovanni
dice al fratello detenuto che “quello della carne”, intendendo NERI Carlo che svolge l’attività
di macellaio, “vuole per forza quei ferri vecchi là”, locuzione utilizzata in ambito
camorrisitico per indicare le armi, e che lui ha dato l’ordine che “nessuno li deve toccare”.
La conferma che il macellaio indicato da BOCCOLATO Giovanni è NERI Carlo e che
quest’ultimo cercava di recuperare le armi emerge da una conversazione del 18.01.2009, alle
ore 19.20, intercettata sull’utenza cellulare 3208244318, in uso a CASCARINO Giovanni, fra
quest’ultimo e NERI Carlo, nel corso della quale CASCARINO Giovanni gli chiede di dargli
“la ninna”, altro termine utilizzato per intendere le armi, poiché gli serviva “quella
piccola….”. Ed effettivamente NERI Carlo, lo stesso giorno provvede a consegnare quanto
richiesto a CASCARINO Giovanni per come emerge da altre conversazioni tra i due,
monitorate sempre sull’utenza cellulare 3208244318, in uso a CASCARINO Giovanni, in cui,
nel corso della prima delle ore 19.48, i due si mettono d’accordo sul luogo dove NERI Carlo
deve lasciare l’arma, ossia da tale Maria. Nel corso della seconda conversazione, avvenuta
solo dopo cinque minuti, alle ore 19.53, NERI Carlo gli assicura che è “tutto a posto” e che
aveva provveduto “da Maria”, significando che si trovava da Maria e che si sarebbero potuti
incontrare in quel posto.
Da tali conversazioni telefoniche, anche in relazione al contenuto dello stralcio del colloquio
in carcere del 07.01.2009 emergono, altresì, due particolari significativi, in primo luogo che
l’arma chiesta da CASCARINO Giovanni non è nell’immediata disponibilità di NERI Carlo
in quanto quest’ultimo riferisce “mò il tempo che mi ritorna e ti richiamo…”, in secondo
luogo che lo stesso NERI Carlo abbia il ruolo di custodire le varie armi del clan, tanto è vero
che CASCARINO Giovanni nella richiesta fatta a NERI Carlo gli chiede “quella piccola…
ninna”, intendendo una pistola di piccolo calibro ed in ciò si evince che NERI Carlo abbia in
custodia varie tipologie di armi.
18.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato, e specie considerando il dato complessivamente fornito
dalle indagini espletate, è emerso con estrema chiarezza che vi è stata la consegna di un arma
da parte di NERI Carlo a CASCARINO Giovanni.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati in merito ai fatti indicati al capo 22)
dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. come
può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale dei protagonisti, sia la
finalità di agire per favorire il clan camorristico che utilizza le armi per le proprie finalità.
19. Capo 23) dell'imputazione
La disponibilità di armi da parte del clan di cui al capo 1) dell'imputazione si evince, tra
l'altro, dai fatti descritti al capo 23) dell'imputazione.
19.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede significativa è la conversazione captata sull’autovettura di
CASCARINO Giovanni, avvenuta in data 17.03.2009 alle ore 21.01, fra lo stesso
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CASCARINO Giovanni, DI MEO Carlo e SAUCHELLA Bruno. In particolare, nel corso
della conversazione DI MEO Carlo rimprovera CASCARINO Giovanni per il fatto che
quest’ultimo detiene dalla sera precedente, all’interno del veicolo, un’arma; CASCARINO
Giovanni giustifica la detenzione dell’arma per il fatto che è stato accusato dagli albanesi; DI
MEO Carlo lo rimprovera per il fatto che se dovesse essere controllato dai Carabinieri
verrebbe arrestato; CASCARINO Giovanni dice che è meglio essere arrestato anziché ucciso.
Nel prosieguo della conversazione emerge anche che CASCARINO Giovanni in quel
momento porta al seguito anche un doppio caricatore con proiettili blindati ed indossa un
giubbino antiproiettile.
19.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato, e specie considerando il dato complessivamente fornito
dalle indagini espletate, è emerso con estrema chiarezza che vi è stata la detenzione ed il porto
di un arma da parte di CASCARINO Giovanni.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti indicati al capo 23)
dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. come
può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale dei protagonisti, sia la
finalità di agire per favorire il clan camorristico che utilizza le armi per le proprie finalità.
20. Capo 24) dell'imputazione
La disponibilità di armi da parte del clan di cui al capo 1) dell'imputazione si evince, tra
l'altro, dai fatti descritti al capo 24) dell'imputazione.
20.1. I fatti
In merito ai fatti per cui si procede significativa è la conversazione captata sull’autovettura di
CASCARINO Giovanni in cui lo stesso commenta alcuni episodi relativi ad un litigio con
CUOCO Mario, nonché accenna al fatto che SAUCHELLA Bruno si era intromesso nella
vicenda dando ragione a quest’ultimo. Nel contesto della conversazione CASCARINO
Giovanni dice esplicitamente di avere acquistato delle armi, in particolare tre pistole cal. 9x21
costategli 2.000 Euro, una cal.7,65, un kalashnikov costatogli 3.000 Euro che ha consegnato
ai “Casalesi” in cambio di un’altra pistola che lui definisce “marcia come loro”, ed un’altra
cal. 7,65 acquistata per 1.000 Euro. Lo stesso riferisce inoltre che le tre pistole cal. 9x21 le ha
consegnate a DI LEONE Americo, il quale gli avrebbe consegnato 100 Euro.
Pertanto, dalla conversazione sopra riportata appare chiaro non solo che CASCARINO
Giovanni ha commercializzato delle armi, anche da guerra, con esponenti del clan “dei
casalesi”, ma anche che parte di esse sono ancora nella sua materiale disponibilità, tale aspetto
viene dallo stesso riferito al suo interlocutore allorquando testualmente recita “tengo anche la
canna con il silenziatore ancora”.
Tutto ciò conferma quanto già emerso nei precedenti capi d’imputazione circa la disponibilità
di armi e munizioni da parte del clan ed in particolare di CASCARINO Giovanni.
20.2. Le conclusioni
Alla luce di quanto rappresentato, e specie considerando il dato complessivamente fornito
dalle indagini espletate, è emerso con estrema chiarezza che vi è stata la cessione di un arma
da parte di CASCARINO Giovanni a DI LEONE Americo.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati in merito ai fatti indicati al capo 24)
dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
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appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. come
può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale dei protagonisti, sia la
finalità di agire per favorire il clan camorristico che utilizza le armi per le proprie finalità.
21. Capo 25) dell'imputazione
L’esistenza di un associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti nel territorio di
Mondragone è stata riscontrata ampiamente in questa indagine sia dalle dichiarazioni dei
collaboratori, sia dalle intercettazioni effettuate.
Un primo inquadramento del fenomeno si ha dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia
MARTUCCI Armando il quale ha apportato un notevole contributo conoscitivo già dal primo
interrogatorio del 27.03.2009. Infatti, egli in tale atto, ha riferito: ADR: … omissis … So anche
fornire indicazioni sui componenti del clan attualmente operante in Mondragone e cioè in
particolare su Vincenzo Palumbo, arrestato da poco, Peppe Vellucci detto bengasino,
Giovanni Bova, Robertino Pagliuca detto prusuttiello, Giannino Cascarino detto scopatore,
legato ad Emilio Boccolato detto o zucculone attualmente in contrasto con Amerigo Leone o
Di Leone per il traffico della droga e le estorsioni, nonché Peppino Perfetto che attualmente
gestisce una piazza di droga e un locale chiamato Carioca. …omissis… A.D.R.- Posso anche
riferire sulla gestione della droga a Mondragone e solo però questa estate al villaggio la
perla di Sessa, poiché i muzzoni sono stati tradizionalmente sempre contrari alla droga e
gestito da Giovanni Luongo e Gianluca Brodella, nipote del defunto Fernando. A
Mondragone, invece, opera principalmente Emilio Boccolato detto zoccolone fino al suo
arresto ed ora Amerigo Di Leone e Giannino detto o scopatore. …omissis … A.D.R.- So che
nella gestione dei soldi della droga opera Salvatore, nipote di Renato Pagliuca, che per
quanto ne so raccoglie 25.000,00 euro al mese che vengono portati per i carcerati a
Boccolato, Cascarino o Di Leone o Leone.…omissis …
Ma anche il collaboratore di giustizia PAGLIARO Emilio Giuliano, il 19.03.2010 ed il
30.03.2010, ha dichiarato: … omissis … Nell’anno 2004, tra il mese di febbraio e marzo, ero
in difficoltà nel trovare lavoro e nel reperire denaro. Compresi facilmente, attraverso le mie
conoscenze, che LUNGO Giovanni, un ragazzo che conoscevo fin da piccolo, aveva lui la
piazza in mano, quella di erba ed hashish, attività svolta sempre nello stesso luogo in cui anni
prima lavoravo io. Per la precisione ricordo che a seguito di alcuni arresti era stato stabilito
che LUNGO Giovanni avrebbe preso la piazza di spaccio. Non so da chi sia stato stabilito ma
comunque seppi ciò e dunque mi rivolsi a LUNGO Giovanni e questi mi offrì di lavorare per
lui e ci accordammo sempre in modo analogo di quel che feci anni prima. Per quel che so
LUNGO ebbe ad iniziare ad operare concretamente in quella piazza con me come rivenditore
al dettaglio. Lavorai dunque tutti i giorni e tenevo il 20% del ricavato dalla droga.
Inizialmente lavoravo da solo. Ho lavorato fino a metà settembre del 2004 quando decisi di
smettere di lavorare e mi allontanai per andare a vivere e lavorare ad Udine, luogo dove
rimasi fino al febbraio del 2005. Spiego le ragioni che mi indussero a questa decisione.
Nell’estate del 2004 conobbi ILIR l’albanese e lo coinvolsi nel lavoro. Era diventato troppo
duro per me e dunque proposi ad ILIR, il quale accettò, di aiutarmi nella vendita della droga
e poi dividere il ricavato. Informai della cosa LUNGO Giovanni, il quale si disse d’accordo
rappresentandomi però che ero io il garante dell’attività e dunque di ciò che faceva ILIR. In
quel periodo la droga veniva nascosta nell’officina di LUNGO Giovanni, sita in via Padula, a
Mondragone… omissis …… omissis … Nascondeva la droga nelle gomme delle vetture
oppure la nascondeva in terreni abbandonato che mi indicava. Io l’andavo a prendere e
trovavo sia l’erba che l’hashish già tagliato e confezionato. Non so chi facesse questa attività.
LUNGO all’epoca era estremamente riservato e non riuscii a capire, né comunque mi
informai troppo, chi fossero le persone di cui si circondava e da cui comprava la droga. So
comunque per certo che LUNGO pagasse la tangente al clan di Mondragone, all’epoca
gestito da FRAGNOLI Giacomo. Non vorrei sbagliarmi poiché vi furono in quel periodo delle
alternanze dovute alle carcerazioni, ma il mio ricordo è questo e comunque si trattava
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certamente di una gestione del clan facente capo alla famiglia FRAGNOLI. LUNGO pagava
una tangente mensile al clan e ricordo con precisione che un giorno questi mi raggiunse sulla
piazza – cosa strana – chiedendomi se avessi delle somme liquide dicendomi che doveva
“pagare lo mese” e che gli mancava parte della somma. Gli diedi più o meno 400 euro,
somma parte dunque della tangente che avrebbe poi versato al clan, non so se personalmente
o attraverso qualcuno. LUNGO Giovanni era imparentato con Carlino DI MEO detto
“muzzone”, suo suocero, uno che contava, uno di spessore, un “camorrista” di stampo
vecchio, certamente legato al clan LA TORRE. Tornando alla vicenda che mi portò ad
allontanarmi da Mondragone, ricordo che dopo aver iniziato a lavorare con ILIR, si verificò
immediatamente un ammanco. Vennero meno 800 euro, in soli tre giorni. Secondo gli accordi
io fui costretto a coprire tale ammanco rispetto al LUNGO; ILIR si giustificò dicendo che
aveva dovuto gettare la droga a causa di un presunto controllo. Decisi dunque di tornare a
lavorare da solo ed allontanai ILIR. Premetto che io ricevevo dal LUNGO quantitativi
maggiori di droga rispetto a quelli che riuscivo a vendere in una giornata; per ogni consegna
ricevevo tra i 400-500 pezzi di hashish e marijuana. Ogni pezzo valeva 10 euro e pesava
circa un grammo. Quindi si trattava di consegne per circa 4.000 – 5.000 euro di merce. Non
la saldavo subito ma ero comunque costretto a nasconderla in un altro luogo, per poi
venderne una parte ogni giorno. Accadde che un giorno sbaglia i calcoli nel nascondere la
droga: la misi in un terreno dove già erano state bruciate delle sterpaglie ritenendomi
erroneamente tranquillo su quel nascondiglio. Così non andò perché dopo un giorno mi
accorsi che era stato nuovamente date alle fiamme altre sterpaglie e metà della droga era
andata in cenere. Persi circa 2.500 euro di droga. Ripianai il debito dopo. Ormai ero stanco
e volevo cambiare vita, anche perché ormai stavo con la mia convivente con cui ho poi avuto
due figli …omissis... Ricordo un episodio avvenuto verso la fine d’agosto del 2008. Premetto
che BOCCOLATO Emilio, divenuto reggente del clan locale mondragonese, era stato
arrestato nel 2007-2008, in tempi comunque precedenti; si era creato un vuoto e non si
sapeva chi in zona dovesse comandare. Una sera di fine agosto del 2008 vennero da noi
CASCARINO Giovanni, SAUCHELLA Bruno detto “lo zingaro”, MAROTTA Antonio detto
“braciolone” e tale “Piede di Gallina”; i quattro giunsero in piazza e “Piede di Gallina”
passò una pistola a CASCARINO Giovanni il quale ci disse che se volevamo continuare a
spacciare dovevamo farlo per lui, perché a giorni avrebbe preso il comando di Mondragone.
Io conoscevo tutte e quattro le persone e sapevo che CASCARINO Giovanni faceva capo ad
un gruppetto di persone ed era comunque una persona temuta, essendo stato già in carcere
ed avendo questi commesso un precedente omicidio di un serbo od un albanese, non ricordo
bene. Ci dissero di consegnare loro i soldi che avevamo ricavato dalla vendita, cosa che
facemmo, dando loro circa 2.600 euro. CASCARINO ci disse di riferire a PAGLIUCA
Salvatore e a VIGLIOTTI Alberico che aveva urgenza di parlargli, dandogli un
appuntamento dietro ai parcheggi di Capone. Riferimmo l’ambasciata e PAGLIUCA
Salvatore chiamò al telefono Giovanni LUONGO il quale giunse sul parcheggio. Giovanni
LUNGO era ormai “salito di grado”, aveva anche lui intenzione di comandare su
Mondragone ed era molto vicino a PAGLIUCA Salvatore. Vi fu una discussione che vidi da
lontano, che coinvolse PAGLIUCA Salvatore, VIGLIOTTI Alberico, Giovanni LUNGO e
CASCARINO Giovanni. All’esito di quel chiarimento PAGLIUCA Salvatore diede
esplicitamente ordine ad un uomo del CASCARINO affinché restituisse il denaro a me, come
questi poi effettivamente fece. La discussione non degenerò ed evidentemente CASCARINO ed
i suoi uomini presero atto di ciò che era stato detto dagli altri e da allora non diedero più
fastidio. PAGLIUCA Salvatore ci garantì che non vi sarebbero stati più fastidi di quel tipo.
PAGLIUCA Salvatore è nipote di PAGLIUCA Donato, già boss del clan di mondragone ed
ucciso una decina di anni, fa proprio davanti al bar Capone. PAGLIUCA Salvatore è figlio di
PAGLIUCA Mario, recluso da un paio d’anni, per traffico di droga. PAGLIUCA Salvatore
viaggiava insieme al PAGLIUCA Mario quando fu sequestrato un quantitativo ingente di
eroina, pari a 9-10 kg.. PAGLIUCA Salvatore ha poi un fratello di nome Achille, detenuto per
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rapina. PAGLIUCA Salvatore ebbe poi ad assumere il controllo della piazza di spaccio.
LUNGO Giovanni è sposato con la figlia di Carlino DI MEO detto Muzzone, il quale aveva
un ruolo assimilabile a quello di un reggente. Premetto che nel periodo 2008-2009 non ebbi a
capire se vi fosse un capo solo e se vi erano diverse figure che agivano come reggente, quali
appunto Carlino DI MEO, LUNGO Giovanni e lo stesso CASCARINO Giovanni…omissis…
… omissis … Il 16 marzo 2010 incontrai Roberto LUCCI, scambiammo poche parole e poi
lui si allontanò dicendomi che andava a mangiarsi un panino e mi disse che se arrivava
qualche cliente lo dovevo indirizzare là. Ad un certo punto mi allontanai e venni avvicinato
da Ilir proprio mentre stavo attraversando la piazza. Mi disse che Salvatore PAGLIUCA, mi
voleva parlare e così mi avvicinai. Accanto a Salvatore, c’era anche “Tonino ‘o mellone”.
Lui cominciò a domandarmi perché, da alcuni giorni, mi aggirassi nei giardinetti e di lì a
poco mi cominciarono a colpire con calci e pugni da più lati, benché fossi a terra. Ricordo
anche che usarono una mazza con cui mi picchiarono, colpendomi sulla mano con la quale
mi stavo riparando la testa. Compresi che mi stavano accusando per un ammanco di droga di
cui non sapevo nulla e nel contempo ricordo che PAGLIUCA Salvatore fece riferimento
diretto ad un fatto realmente accaduto, del quale era stato evidentemente informato
dall’interessato: nel febbraio scorso avevo truffato PAGLIARO Vincenzo, già consigliere
comunale di Mondragone, il quale mi aveva dato 55 euro per comprargli del crack, soldi che
mi ero invece intascato per fare la spesa a casa. PAGLIUCA Salvatore mi disse che me l’ero
“scampata” per quei 50 euro ed era chiaro che fosse stato informato del fatto dal
PAGLIARO Vincenzo. PAGLIARO Vincenzo si era lamentato con gli spacciatori e
PAGLIUCA l’aveva saputo. Subito dopo avermi picchiato mi caricarono di forza a bordo
dell’audi A3 di colore nero del PAGLIUCA Salvatore e venni condotto presso l’officina di
LUNGO Giovanni ove prelevammo il LUNGO che si unì al PAGLIUCA, all’ILIR ed a O’
mellone; in macchina gli spiegò le accuse che mi rivolgeva. Durante il tragitto il PAGLIUCA
mi disse che mi "doveva sparare e buttare nel fosso" perché io avevo rubato la cocaina.
Giungiamo all’hotel Riviera, sulla domitiana, e ricordo che entrarono con la macchina dal
cancello aperto e si fermarono nello spiazzo vicino alla piscina; il cancello era aperto e la
struttura appariva abbandonata. Appena giunti il PAGLIUCA scese dal veicolo e si diresse
verso il lato sinistro rispetto all’ingresso. Uscì con una pistola avvolta in un panno. Ritornò
verso la macchina dove io ero rimasto insieme agli altri e fece il gesto di caricare la pistola
facendomi scendere dalla macchina, cosa che feci. Puntò la pistola verso le gambe e mi
insultò dicendomi che ero un bastardo ed un infame. Io abbracciai LUNGO Giovanni, in
modo da impedirgli di spararmi e promisi di pagare i 2.100 euro indicatomi prima come il
valore della cocaina. Il LUNGO Giovanni mi intimò di portare rapidamente il denaro,
dicendomi, testualmente: “Emilio, hai due ore di tempo, altrimenti iniziamo dai bambini.
Portaci i soldi". Gli dissi che avrei chiesto l’aiuto di mio nonno per pagarlo. Mi
riaccompagnarono ad un semaforo vicino a casa e prima di scendere il PAGLIUCA mi intimò
di non andare dai carabinieri. Raggiunta casa raccontai tutto a mia madre che avvertì la
Polizia ADR: quanto a Carlino DI MEO si tratta di una persona che vidi qualche volta con il
CASCARINO, in macchina; sapevo che aveva un ruolo nel clan ma non avevo specifiche
informazioni di quale ruolo specifico fosse… omissis …
Infine il collaboratore di giustizia MARCIELLO Rosario, in data 8/2/2012, dichiarava: …
omissis … Sono entrato a far parte del clan dal mese di settembre/ottobre 2010 alle
dipendenze di Salvatore Pagliuca che aveva la piazza di spaccio della cocaina e mi dava la
somma di € 800 a settimana. Ho conosciuto Pagliuca Salvatore poiché mi è stato presentato
da mio cugino FORINO Andrea. Il mio compito era di tagliare la “roba” e immetterla nella
piazza. La droga la prendevo a Napoli quartiere Miano presso un bar. omissis. Ho avuto a
che fare con Salvatore PAGLIUCA fino al mese di Maggio del 2011, mese in cui è stato
arrestato. omissis. Questi soggetti venivano pagati da me e prendevano la somma di 200 € su
ogni pacchettino di droga da 1.000 €. Riuscivamo mediamente a piazzare 20 pacchettini a
settimana, mentre con Salvatore PAGLIUCA riuscivo a realizzare 30.000 € a settimana, dopo
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il guadagno è calato notevolmente. omissis. Mio fratello spacciava con mia cognata
Samantha CLEMENTE. La sorella di mia cognata CLEMENTE Pierina, in passato svolgeva
attività di spaccio per conto di Salvatore PAGLIUCA, infatti venne arrestata unitamente al
genero Luigi LUCCI poiché trovata in possesso, nella sua abitazione, di dosi di cocaina che
lei deteneva per conto di Salvatore PAGLIUCA. A.D.R.: All’epoca di Salvatore PAGLIUCA
detto “o chiatt”, conoscevo ed ho avuto a che fare per vicende criminali legate alla droga
alcuni appartenenti al suo clan come Fabio CAVALLO “o cavallo”, Giovanni BOVA,
Giovanni LUONGO “cap d’auliva”, Bruno SAUCHELLA “o zingaro”, Gino FRAGNOLI,
Giacomo FRAGNOLI, che era il capo dell’organizzazione, Roberto PAGLIUCA
“prosciuttiello” che a seguito del loro arresto è divenuto il responsabile del clan insieme a
Salvatore GALLO ed Amerigo LEONE. Costoro gestiscono le attività illecite sul territorio di
Mondragone, raccolgono i soldi delle estorsioni e fanno gli stipendi per gli affiliati e i
detenuti, che vengono fatti da PAGLIUCA Roberto e Salvatore GALLO, nel periodo dal 20 al
25 di ogni mese, presso l’abitazione della moglie di “mangianastri” che nonostante la
detenzione è il vero capo del clan e è detenuto da molto tempo. … omissis ...
La struttura dell'associazione emerge anche dalle conversazioni registrate a bordo
dell’autovettura di FERRARA Tobia (persona che gode, come abbiamo visto, della fiducia di
BOCCOLATO Emilio), dalle quali si evince il ruolo assunto da FERRARA Tobia come
coordinatore di un gruppo di ragazzi che si occupano di spacciare al minuto la droga e di
riversare al clan il provento delle cessioni. Accanto alla figura di FERRARA Tobia, in questa
vicenda compare anche quella di CASCARINO Giovanni, incaricato anch'egli da
BOCCOLATO Emilio di coordinare le persone dedite allo spaccio.
Benché nelle interlocuzioni non vengano menzionati compiutamente i nomi degli spacciatori
che lavorano per FERRARA Tobia e per CASCARINO Giovanni, va però osservato come
essi siano indicati attraverso i nomignoli oppure attraverso i soli nomi di battesimo; talvolta
costoro sono direttamente registrati in ambientale nelle interlocuzioni che affrontano con i
loro “datori di lavoro” e riportano fedelmente gli aggiornamenti sulle somme incassate sino a
quel punto per conto del clan, provvedendo a versare in contanti il profitto della cessione
proprio nelle mani di CASCARINO Giovanni e di FERRARA Tobia.
Tra gli altri risultano coinvolti anche SANTONICOLA Simone e PAGLIUCA Salvatore. Dei
due, il primo è stato ucciso qualche tempo dopo le intercettazioni ed il secondo opera sulla
piazza in maniera molto fiorente, riversando nelle casse del clan la somma di 25.000 euro al
mese.
Analizzando nello specifico le intercettazioni è possibile riscontrare quanto segue.
In data 07.02.2009, alle ore 23.59, all’interno dell’autovettura BMW X6 targata DS644WG in
uso a FERRARA Tobia, è stata monitorata una conversazione particolarmente eloquente tra il
predetto ed un uomo non identificato, nel corso della quale FERRARA Tobia riferisce al suo
interlocutore che quella sarebbe stata l’ultima volta che lo avrebbe accompagnato con la sua
autovettura in quella zona, in quanto frequentata prevalentemente da spacciatori,
sottintendendo che qualora la sua autovettura fosse stata notata dalle Forze di Polizia in quel
posto, sarebbe stato facilmente ricollegato alla gestione dello spaccio di sostanze stupefacente,
in considerazione del fatto che non solo lui allo stato risulta l’unico possessore di quel tipo di
autovettura, ma anche perché “questi qua a me ogni mese mi danni i soldi”. La conferma che
tale locuzione sia riferita all’introito dei proventi derivanti dallo spaccio di stupefacenti è data
dalle successive parole pronunciate dal suo interlocutore, il quale si lamenta del fatto che,
sebbene sia suo amico, in sostanza è costretto a pagare la cocaina; al che FERRARA Tobia
risponde che se non paga la sostanza stupefacente gli spacciatori non potrebbero dargli i soldi
e che gli stessi spacciatori hanno ricevuto l’ordine di farsi pagare da tutti.
Dalla consultazione della cartografia del sistema GPS installato sull’autovettura BMW X6
risulta che nell’orario in cui inizia il monitoraggio della conversazione, l’autovettura è in
movimento da zona via Castel Volturno di Mondragone in direzione lungomare. Infatti, dopo
aver attraversato la SS Domiziana imbocca il Lungomare Amerigo Vespucci, ove si ferma nei
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pressi di una traversa e dove, nel prosieguo della conversazione, l’uomo si lamenta che si
trova lontano dalla zona di spaccio da lui conosciuta e del fatto che deve percorrere un lungo
tratto a piedi per raggiungerla, indicando come punto di riferimento un chioschetto, e
preoccupandosi del fatto che in quella zona avrebbe corso il rischio di essere aggredito,
proprio perché non conosciuto dagli spacciatori e dai “pali”.
Nel prosieguo della stessa conversazione emergono molti aspetti importanti e significativi in
attinenza al ruolo di FERRARA Tobia per quanto concerne lo spaccio di sostanze
stupefacenti. In particolare, la persona sconosciuta, dopo essere rientrata nell’autovettura di
FERRARA Tobia, riferisce allo stesso che lo spacciatore al quale si è rivolto e che
successivamente indica in “Simone”, non aveva in quel momento la disponibilità di cocaina
bensì solo di crack e che avrebbe dovuto attendere circa 20 minuti. A seguito dello stupore
espresso dall’uomo nei confronti di FERRARA Tobia nell’aver visto la quantità di denaro
posseduta dallo spacciatore al quale si è rivolto, lo stesso FERRARA Tobia gli riferisce che
avrebbe dovuto avere circa 3-4.000 Euro, in quanto lui deve essere perfettamente a
conoscenza degli incassi derivanti da ogni singolo “pacco”, tant’è vero che alla specifica
domanda del suo interlocutore circa il valore di ogni singolo “pacco“, FERRARA Tobia
risponde “io non ho capito, tu stai informato dei piatti tuoi che fai no? io mi devo informare
dei piatti miei, della mia azienda.”. Nell’ultima parte della conversazione emerge un’ulteriore
conferma circa la persona alla quale si è rivolto l’interlocutore di FERRARA Tobia per
procurarsi la cocaina, per l’appunto Simone, inoltre emerge che sono quattro o cinque le
persone incaricate da FERRARA Tobia a spacciare in quella zona.
Il riferimento a tale Simone, spacciatore al quale si è rivolto l’interlocutore di FERRARA
Tobia per l’acquisto della cocaina, trova riscontro nelle dichiarazioni rese dal c.d.g.
MARTUCCI Armando in data 11.06.2009, nel corso delle quali riferisce che lo spaccio di
sostanze stupefacenti era gestito da CASCARINO Giovanni poiché legato al boss
BOCCOLATO Emilio e che provvedeva alla distribuzione, tra gli altri, tale Simone detto
“Pippo Franco”, che si identifica in SANTONICOLA Simone, nato a Caserta il 06.12.1978.
Pertanto, da quanto sopra riportato emerge la figura di FERRARA Tobia che, per conto
dell’organizzazione camorristica facente capo a BOCCOLATO Emilio, impone agli
spacciatori, tra cui SANTONICOLA Simone, una tangente che di volta in volta viene da lui
personalmente riscossa e nel contempo emergono estremi di reato di spaccio di sostanza
stupefacente del suddetto SANTONICOLA Simone, nonché di altri personaggi che non è
stato possibile identificare.
Dall’attività intercettiva posta in essere sono emerse cospicue responsabilità di specie anche
nei confronti di altri adepti all’organizzazione, scaturite soprattutto dal monitoraggio delle
conversazioni sull’autovettura Porsche Cayenne targata ND04307, in uso CASCARINO
Giovanni.
Una prima conversazione viene monitorata in data 08.03.2009, alle ore 18.43, tra
CASCARINO Giovanni, SAUCHELLA Bruno e tale Felice. In particolare, CASCARINO
Giovanni e SAUCHELLA Bruno, dopo essersi fermati in una traversa di Lungomare
Vespucci di Mondragone, nelle adiacenze di Piazzale Pontile, prendono contatti con tale
Felice, al quale chiedono dove si trova Salvatore. Appreso che il predetto Salvatore non è
ancora presente sul posto, chiedono di Alduccio e Gennaro e comunque di colui che “tiene i
soldi in mano”. A tale richiesta, Felice riferisce che i soldi sono detenuti da lui, pertanto
CASCARINO Giovanni gli chiede di consegnargli 500 Euro e per effettuare la consegna gli
indica di seguirlo nella zona di spaccio assegnata ad Alduccio. Il prosieguo della
conversazione inizia dopo circa un minuto, dopo che l’autovettura di CASCARINO Giovanni
si sposta in una traversa adiacente il Lungomare Vespucci, ove CASCARINO Giovanni
riferisce a Felice che Salvatore gli avrebbe dovuto dare 500 euro e, non avendolo rintracciato,
chiede la consegna della predetta somma allo stesso Felice, in quanto necessita di recuperare
denaro per fuggire in Germania poiché ricercato dai Carabinieri; inoltre si preoccupa di fare in
modo che Felice riporti con precisione a Salvatore il motivo per il quale aveva richiesto la
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somma di denaro in questione, aggiungendo che poco dopo si sarebbe avvicinato
SAUCHELLA Bruno per confermare la sua versione.
Dalla conversazione sopra commentata è chiaro che Salvatore al quale si riferiscono sia
CASCARINO Giovanni che SAUCHELLA Bruno è la persona che in quella “piazza”
gestisce i proventi derivanti dalla spaccio al minuto della sostanza stupefacente. Al fine di
identificare tale Salvatore è opportuno ricordare le dichiarazioni rese dal c.d.g. MARTUCCI
Armando rese in data 27.03.2009, allorquando il predetto riferisce: A.D.R.- So che nella
gestione dei soldi della droga opera Salvatore, nipote di Renato Pagliuca, che per quanto ne
so raccoglie 25.000,00 euro al mese che vengono portati per i carcerati a Boccolato,
Cascarino o Di Leone o Leone…omissis…
Anche nelle dichiarazioni rese in data 11.06.2009 il c.d.g. MARTUCCI Armando fa
riferimento nuovamente a PAGLIUCA Salvatore, quale personaggio interessato alla
distribuzione ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, allorquando riferisce:… omissis … Il
CASCARINO in particolare essendosi legato ad Emilio BOCCOLATO ha gestito
principalmente la questione della droga provvedendo a riscuotere il ricavato dai ragazzi che
provvedono alla distribuzione ed alla vendita al minuto tra cui tale Simone detto Pippo
Franco ed il fratello, tale zi Mario, Salvatore PAGLIUCA, nipote di Renato PAGLIUCA, un
altro signore di 35/40 anni che ha molti tatuaggi tra cui in particolare uno a forma di occhio
se non sbaglio sulla fronte che abita nella zona della Fiumarella a Mondragone sul mare
dove per altro c’è un’altra piazza di spaccio.
Infine, nelle dichiarazioni rese in data 08.09.2009 il c.d.g. MARTUCCI Armando non solo
riconosce in foto PAGLIUCA Salvatore, ma arricchisce le notizie a suo carico indicandolo
come colui che da 2-3 anni si occupa della gestione di una piazza di spaccio di cocaina,
marjuana e hashisc, versando al clan la somma di circa 20-25.000 euro al mese:.. omissis …
ADR: la foto n. 74 ritrae Salvatore Pagliuca detto Caparossa. Costui si occupa da due o tre
anni della gestione della piazza di spaccio di cocaina, marijuana ed hashisc a Mondragone,
prima di lui lavorava per il clan il fratello Achille arrestato poi per droga in alta Italia
insieme allo zio.Il Pagliuca paga 20, 25 mila euro al mese, al clan per la gestione della
piazza di spaccio, che avviene principalmente presso la villa comunale, alle spalle del
ristorante Carioca o presso la bocciofila che si trova difronte al Carioca. Ha un suo gruppo
di ragazzi che provvedono allo spaccio al minuto della cocaina e del crack e gestisce una
piazza di spaccio di mariuana ed hashish … omissis … Diamo atto che la foto n. 74 ritrae
PAGLIUCA Salvatore nato a Formia il 29.08.1979… omissis …
Dallo stralcio delle dichiarazioni rese dal c.d.g. MARTUCCI Armando sopra riportate, ed in
modo particolare da quelle rese in data 08.09.2009, emerge una perfetta sintonia con le
risultanze della conversazione registrata a bordo dell’autovettura Porsche Cayenne in uso a
CASCARINO Giovanni in data 08.03.2009 alle ore 18.43, ove PAGLIUCA Salvatore viene
chiaramente indicato da CASCARINO Giovanni e SAUCHELLA Bruno come colui a cui gli
spacciatori al minuto devono rendere conto circa i proventi della loro illecita attività.
Sintonia vieppiù evidente se si considerano le ulteriori captazioni effettuate a bordo
dell’autovettura Porsche Cayenne in uso a CASCARINO Giovanni dove in data 22.04.2009
alle ore 02.48 viene monitorata una conversazione tra il predetto CASCARINO Giovanni,
SAUCHELLA Bruno e CUOCO Mario, nel corso della quale CASCARINO Giovanni
dapprima commenta il fatto che in quell’orario vi sono ancora spacciatori in attività e poi
riferisce a SAUCHELLA Bruno di recarsi la mattina successiva da una determinata persona
non indicata, a riscuotere 12.000 euro, trattenendo la somma di 2.000 euro per lui, e 1.000
euro per CUOCO Mario, e consegnandogli la rimanenza. Nella circostanza, CASCARINO
Giovanni riferisce ai suoi interlocutori che, incassata la somma di denaro, si sarebbe recato
personalmente dai “Caporusso”, soprannome dei fratelli PAGLIUCA Salvatore e Donato, per
giustificare l’incasso. Nel prosieguo della stessa conversazione CASCARINO Giovanni
riferisce che, dopo aver incassato i soldi, avrebbe comunicato “a loro”, al vertice
dell’organizzazione per quanto riguarda il settore dello spaccio della droga, che avrebbe
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ritirato tutta la somma che gli spettava, in quanto teme che l’eventuale scarcerazione di
qualcuno (verosimilmente BOCCOLATO Emilio) non gli avrebbe permesso di recuperare
tale somma. CUOCO Mario gli conferma che la mattina successiva, verso le ore 08.30, si
sarebbe recato presso quella persona per ritirare la somma in questione. Al termine della
conversazione CASCARINO Giovanni, riferendosi all’incasso del denaro precedentemente
indicato, critica la circostanza che per le pregresse festività pasquali, non ha ricevuto il
“regalo”, alludendo al surplus che viene elargito in occasione delle principali festività annuali
(come Natale e Pasqua). Nel corso della stessa conversazione, registrata alle successive ore
02.53, CASCARINO Giovanni, parlando sempre con SAUCHELLA Bruno e CUOCO Mario,
impartisce al primo le modalità con le quali deve farsi consegnare il denaro In particolare, il
SAUCHELLA Bruno avrebbe dovuto riferire di preparare per le ore 17.00 dello stesso giorno
i soldi da consegnare a CASCARINO Giovanni, senza indicarne l’importo, come per metterlo
alla prova, aggiungendo che, qualora quella persona avesse avuto la disponibilità di soli 45.000 Euro, li avrebbe dovuti prendere in acconto. La conversazione tra CASCARINO
Giovanni e CUOCO Mario continua anche dopo aver lasciato SAUCHELLA Bruno nei pressi
della sua abitazione; infatti alle successive ore 02.55, prosegue l’intercettazione della
conversazione tra CASCARINO Giovanni e CUOCO Mario, nel corso della quale
quest’ultimo chiede conferma a CASCARINO Giovanni del fatto che DI LEONE Americo
abbia avuto la gestione dei proventi delle attività illecite del clan, e CASCARINO Giovanni
per quanto concerne la suddivisione dei proventi del traffico di sostanze stupefacenti riferisce
che erano stati definiti gli accordi in merito. Nell’immediato prosieguo della conversazione
CASCARINO Giovanni esprime chiaramente la volontà di accaparrarsi a Mondragone la
gestione dell’intera piazza di spaccio delle sostanze stupefacenti, e nel contesto di tale
esternazione, CUOCO Mario, dopo aver approvato tale sua volontà, gli fa presente che allo
stato attuale vi sono i “Caporusso”, che gestiscono tale settore. A tali parole CASCARINO
Giovanni risponde al suo interlocutore riferendogli che non ha nessuna cura e timore dei
Caporusso “e che me ne fotte a me dei Caporusso”, ma che sarebbe comunque opportuno
attendere l’esito della causa ove i due sono imputati.
I “Caporusso” indicati da CASCARINO Giovanni, si identificano nei fratelli PAGLIUCA
Salvatore, Donato e Achille, i quali sono indicati anche dal c.d.g. MARTUCCI Armando,
come pienamente inseriti nel contesto dello spaccio di sostanze stupefacenti per conto del clan
“ex La Torre”, come si evince chiaramente dagli stralci delle dichiarazioni rese dal citato
c.d.g. in diversi interrogatori.
In particolare, MARTUCCI Armando nell'interrogatorio del 27.03.2009 riferisce:…omissis…
Il CASCARINO in particolare essendosi legato ad Emilio BOCCOLATO ha gestito
principalmente la questione della droga provvedendo a riscuotere il ricavato dai ragazzi che
provvedono alla distribuzione ed alla vendita al minuto tra cui tale Simone detto Pippo
Franco ed il fratello, tale zi Mario, Salvatore PAGLIUCA, nipote di Renato PAGLIUCA, un
altro signore di 35/40 anni che ha molti tatuaggi tra cui in particolare uno a forma di occhio
se non sbaglio sulla fronte che abita nella zona della Fiumarella a Mondragone sul mare
dove per altro c’è un’altra piazza di spaccio. Del gruppo faceva parte anche il fratello di
Salvatore PAGLIUCA, Achille ed un altro fratello più piccolo di cui non ricordo il
nome….omissis…
Lo stesso collaboratore nell'interrogatorio del 08.09.2009 dichiara: …omissis…ADR: la foto n.
74 ritrae Salvatore Pagliuca detto Caparossa.Costui si occupa da due o tre anni della
gestione della piazza di spaccio di cocaina, marijuana ed hashisc a Mondragone, prima di lui
lavorava per il clan il fratello Achille arrestato poi per droga in alta Italia insieme allo zio.
… omissis … Diamo atto che la foto n. 74 ritrae PAGLIUCA Salvatore nato a Formia il
29.08.1979….omissis.
La conferma che SAUCHELLA Bruno il giorno successivo ha realmente riscosso la somma
indicata da CASCARINO Giovanni viene data da una conversazione avvenuta in data
28.04.2009 alle ore 23.02 sull’autovettura in uso a CASCARINO Giovanni, tra quest’ultimo e
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N. 46750/08 RGNR
SAUCHELLA Bruno, durante la quale CASCARINO rimprovera il SAUCHELLA di non
pretendere più del dovuto nella spartizione dei proventi ricordandogli di avere già ottenuto la
somma di 2.000 euro.
Sempre dal monitoraggio delle conversazioni sull’autovettura Porsche Cayenne targata
ND04307, in uso CASCARINO Giovanni emerge la conversazione avvenuta in data
21.04.2009 alle ore 13.34 tra il predetto ed il fratello CASCARINO Davide nel corso della
quale il primo riferisce al secondo che gli spacciatori che si trovano in quella zona devono
andare via e che si sono recati da “scarola”, soprannome con cui viene indicato RAZZINO
Pasquale in quanto hanno paura e non sanno come comportarsi. Appreso ciò, CASCARINO
Davide consiglia a Giovanni di parlare con tale Gigino per appianare i diverbi esistenti in quel
momento nell’ambito della suddivisione delle competenze sulle zone di spaccio della droga,
rassicurandolo che, nell’attesa che la situazione venga risolta, lo stesso non si sarebbe recato
“giù al mare”, intendendo la zona di spaccio comunemente chiamata in quel modo. Nel
prosieguo della conversazione CASCARINO Giovanni chiede spiegazioni al fratello Davide
circa il suo possesso di bustine di cocaina, e quest’ultimo gli riferisce che si trova costretto a
venderla in quanto ha contratto dei debiti, anche con lo stesso Giovanni e che deve ripagare.
Nella circostanza CASCARINO Giovanni lo ammonisce riferendogli “ma i figli miei allora
non sono, non mangiano, come funziona”, intendendo chiaramente di pretendere una parte dal
ricavato della vendita della droga.
La figura di CASCARINO Davide nel suo ruolo di spacciatore di droga in Mondragone,
emerge anche dalle dichiarazioni rese dal c.d.g. MARTUCCI Armando in data 05.06.2009 il
quale lo indica quale personaggio a volte scomodo per il clan a causa dei problemi creati in
quanto dedito alle rapine ed allo spaccio di droga: Riconosco nella foto n. 6 una persona che
sicuramente ho incontrato in qualche occasione anche se non riesco a ricordare quale.
L’Ufficio dà atto che la foto n. 6 effigia CASCARINO Davide. Ascoltato il nome dalla SV,
ricordo di averlo incontrato spesso di notte a Mondragone e comunque di averne sentito
parlare all’interno del nostro clan e di quello dei mondragonesi in quanto costui aveva creato
dei problemi in quanto era dedito alle rapine ed allo spaccio di droga per lo più alle spalle
del CARIOCA ristopub che si trova a Mondragone, gestito da tale Agostino prestanome di
Peppino PERFETTO…. omissis … Ebbi anche una discussione per motivi di viabilità a
Mondragone con questo CASCARINO e successivamente Ernesto SIMEONE, avendo appreso
da altri la cosa mi disse che costui insieme al fratello erano i suoi fornitori di droga che poi a
sua volta provvedeva a distribuire a Sessa. Quest’ultima circostanza che ho riferito è
avvenuta tra il 2006 ed il 2007.
Da ultimo significativa della consistenza dell'organizzazione analizzata è la conversazione
registrata in data 19.04.2009, alle ore 23.57 sull’autovettura Porsche Cayenne in uso a
CASCARINO Giovanni, fra quest’ultimo, il fratello Salvatore, DI MEO Carlo e
SAUCHELLA Bruno, nel corso della quale CASCARINO Salvatore chiede con insistenza a
Giovanni di dargli una pistola poiché tale Renato aveva picchiato il fratello CASCARINO
Davide. Dalla conversazione successiva del 20.04.2009, alle ore 01.30, monitorata sempre
sull’autovettura in uso a CASCARINO Giovanni, vengono chiariti diversi punti della
conversazione precedente. In primo luogo che “Daviduccio” indicato da CASCARINO
Salvatore è il fratello CASCARINO Davide, che il “Renato” che avrebbe picchiato
CASCARINO Davide è PAGLIUCA Donato chiamato Renato, fratello di PAGLIUCA
Salvatore. Infine, aspetto molto rilevante per quanto concerne i reati per cui si procede,
emerge il motivo per cui CASCARINO Davide era stato picchiato da PAGLIUCA Donato e
cioè per il fatto che, per l’ennesima volta, aveva preteso una somma di denaro da uno
spacciatore che “lavora” per conto dei fratelli “Caporusso”. Dalle prime parole pronunciate da
DI MEO Carlo emerge con chiarezza che i “Caporusso” ai quali si fa riferimento sono nipoti
di PAGLIUCA Renato, quindi proprio PAGLIUCA Salvatore, Achille e Donato. Negli stralci
della conversazione che seguono si evince, infine che sono proprio questi ultimi ad essere
coinvolti nella gestione dello spaccio, principalmente quando CASCARINO Giovanni
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racconta a DI MEO Carlo il motivo per il quale il fratello Davide era stato picchiato in quanto
“va là e va trovando i soldi per forza e la droga per forza dai ragazzi”, intendendo
chiaramente, nel resto della frase, coloro che sono preposti allo spaccio per conto dei fratelli
PAGLIUCA.
Gli elementi fin qui evidenziati concretizzano le caratteristiche tipiche delle organizzazioni
dedite al traffico illecito di stupefacenti anche in epoca successiva a quella indicata nella
contestazione. Tanto consente di ritenere fondatamente che il gruppo in esame per come
ricostruito sia dotato di tutti i requisiti dell’associazione di cui all’art. 74 d.p.r. n. 309/1990.
Giova precisare che nella fattispecie, pur essendovi diversi soggetti presenti anche nel clan di
cui al capo 1) dell'imputazione, si è in presenza di una diversa associazione, dedita al traffico
di stupefacenti, la quale versa somme di denaro all'organizzazione di cui al capo 1)
dell'imputazione. Il versamento delle somme di denaro (a cui inconfutabilmente si assiste nel
corso delle intercettazioni) deve essere pertanto inteso come parte del profitto del delitto di
cui all’art. 74 d.p.r. n. 309/1990.
Sussiste, pertanto, la contestata circostanza aggravante di cui all’art. 7 della L. 203/91 agendo
l'associazione di cui al capo 25) dell'imputazione al fine di agevolare il clan camorristico di
cui al capo 1) dell'imputazione. In particolare l'associazione dedita al traffico di stupefacenti
vede garantita la gestione in “regime di monopolio” dell’attività di spaccio, assicurando uno
stabile e periodico “tributo di vassallaggio” al clan camorristico egemone in Mondragone,
così agevolandolo e favorendo le illecite attività criminali cui la stessa organizzazione
camorristica è dedita.
Con specifico riferimento poi all'altra circostanza aggravante contestata, è configurabile la
circostanza aggravante dell’essere l’associazione costituita da più di dieci partecipanti per
essere emerso in maniera pacifica il coinvolgimento di molte più persone rispetto a quelle
concretamente identificate ed interessate dalla presente ordinanza.
Operate tali precisazioni, alla luce di quanto fin qui esposto e di quanto di seguito precisato in
relazione agli ulteriori capi di imputazione nella disamina e delle posizioni dei singoli
indagati, devono certamente ritenersi sussistenti gravi indizi di colpevolezza in ordine al capo
25) dell'imputazione, così come aggravato, nei confronti di:
- BOCCOLATO Emilio: per il quale vedi, in particolare, le dichiarazioni dei collaboratori di
giustizia MARTUCCI Armando, PAGLIARO Emilio Giuliano e MARCIELLO Rosario,
nonché le intercettazioni ambientali nell'autovettura in uso al suo uomo di fiducia FERRARA
Tobia riportate sopra;
- FERRARA Tobia: per il quale vedi, in particolare, le intercettazioni ambientali
nell'autovettura a lui in uso riportate sopra;
- CASCARINO Giovanni: per il quale vedi, in particolare, le dichiarazioni dei collaboratori di
giustizia MARTUCCI Armando e PAGLIARO Emilio Giuliano, nonché le intercettazioni
ambientali nell'autovettura in uso allo stesso CASCARINO Giovanni sia quelle riportate
sopra sia quelle riportate sub capo 27) e 28) dell'imputazione;
- PAGLIUCA Salvatore: per il quale vedi, in particolare, le dichiarazioni dei collaboratori di
giustizia MARTUCCI Armando, PAGLIARO Emilio Giuliano e MARCIELLO Rosario,
nonché le intercettazioni ambientali nell'autovettura in uso a CASCARINO Giovanni riportate
sopra;
- CUOCO Mario: per il quale vedi, in particolare, le intercettazioni ambientali nell'autovettura
in uso a CASCARINO Giovanni sia quelle riportate sopra sia quelle riportate sub capo 27) e
28) dell'imputazione;
- SAUCHELLA Bruno: per il quale vedi, in particolare, le dichiarazioni dei collaboratori di
giustizia PAGLIARO Emilio Giuliano e MARCIELLO Rosario, nonché le intercettazioni
ambientali nell'autovettura in uso a CASCARINO Giovanni sia quelle riportate sopra sia
quelle riportate sub capo 27) e 28) dell'imputazione;
- CASCARINO Davide: per il quale vedi, in particolare, le dichiarazioni del collaboratore di
giustizia MARTUCCI Armando e le intercettazioni ambientali nell'autovettura in uso a
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CASCARINO Giovanni sia quelle riportate sopra sia quelle riportate sub capo 28)
dell'imputazione;
- CASCARINO Salvatore: per il quale vedi, in particolare, le intercettazioni ambientali
nell'autovettura in uso a CASCARINO Giovanni sia quelle riportate sopra sia quelle riportate
sub capo 28) dell'imputazione.
22. Capo 26) dell'imputazione
Una prima conferma dell'operatività dell'associazione dedita al traffico di sostanze
stupefacenti si ha dall'episodio descritto al capo 26) dell'imputazione.
In particolare rileva la conversazione, già sopra richiamata sub capo 25) dell'imputazione, a
bordo dell'autovettura Porsche Cayenne in uso a CASCARINO Giovanni, del 08.03.2009, alle
ore 18.43, tra CASCARINO Giovanni, SAUCHELLA Bruno e tale Felice. Per quanto già
visto, infatti, nella stessa gli interlocutori fanno riferimento a PAGLIUCA Salvatore che
coordinava le operazioni di cessione degli stupefacenti ed alla quale si chiedeva di versare
parte del provento dell'illecita attività.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito al reato indicato al capo 26)
dell'imputazione, così come aggravato dalla circostanza di cui all'art. 7 L. n. 203/1991.
Quanto a quest'ultima circostanza è appena il caso di precisare che, dalla descrizione dei fatti,
appare evidente sia che si agisce avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis c.p. come
può essere facilmente individuato alla luce della caratura criminale dei protagonisti che
garantiscono la gestione in “regime di monopolio” dell’attività di spaccio, assicurando uno
stabile e periodico “tributo di vassallaggio” al clan camorristico egemone in Mondragone,
così agevolandolo e favorendo le illecite attività criminali cui la stessa organizzazione
camorristica è dedita.
Deve essere, invece, esclusa nella fattispecie la circostanza aggravante di cui all'art. 80 d.p.r.
n. 309/1990, peraltro non contestata neanche in fatto, atteso che gli elementi acquisiti non
consentono di ritenere sussistenti gravi indizi di colpevolezza in merito all'ingente
quantitativo di sostanza stupefacente ceduto.
23. Capo 27) dell'imputazione
Una conferma dell'operatività dell'associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti si ha
dall'episodio descritto al capo 27) dell'imputazione.
In particolare, in data 21.03.2009 dalle ore 02.06, CASCARINO Giovanni, CUOCO Mario e
SAUCHELLA Bruno hanno una conversazione a bordo dell’autovettura Porsche Cayenne in
uso al CASCARINO Giovanni, con un tossicodipendente che si trova all’esterno del veicolo.
Dalle parole utilizzate si evince chiaramente che gli stessi sono in possesso di almeno una
dose di sostanza stupefacente che il CASCARINO mostra al predetto tossicodipendente da
loro conosciuto, il quale chiede con insistenza che gli venga ceduta gratuitamente, mentre
CASCARINO Giovanni gli chiede per la cessione della dose 50 euro. Nel prosieguo della
conversazione monitorata alle successive ore 02.10, il tossicodipendente insiste affinché gli
venga ceduta la dose, criticando CASCARINO Giovanni per il fatto che gli sta chiedendo del
denaro per cedergli la sostanza stupefacente e proponendogli di cedergli in cambio un cd
musicale, ma CASCARINO Giovanni gli conferma che lui è uno spacciatore e pertanto la sua
richiesta di denaro è lecita.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati in merito ai fatti indicati al capo 27)
dell'imputazione, sia pure con una precisazione. Ed infatti piuttosto che di un tentativo di
cessione di stupefacente appare corretto parlare di un'illecita detenzione dello stesso a fini di
spaccio ascrivibile a tutti e tre i prevenuti ben consapevoli, per quanto emerso, non soltanto
della detenzione della sostanza illecita ma anche della destinazione della medesima.
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24. Capo 28) dell'imputazione
Una conferma dell'operatività dell'associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti si ha
dall'episodio descritto al capo 28) dell'imputazione.
In particolare data 28.04.2009, alle ore 23.02, sull’autovettura Porsche Cayenne in uso a
CASCARINO Giovanni viene monitorata una conversazione tra CASCARINO Giovanni,
CUOCO Mario e SAUCHELLA Bruno, i quali, trovandosi a bordo di detta autovettura,
incontrano CASCARINO Salvatore e tale Gigino. Nella circostanza, Salvatore consegna al
fratello CASCARINO Giovanni la somma contante di 4.500 euro precisando che non ha
neanche scalato la somma di 300 euro che ha già consegnato a SAUCHELLA Bruno,
lamentandosi del fatto che è costretto a consegnare saltuariamente delle piccole somme di
denaro anche al fratello Davide, e CASCARINO Giovanni gli consiglia di fare lavorare anche
lui. Nel prosieguo della conversazione, CASCARINO Giovanni, avendo recepito le lamentele
del fratello circa la difficoltà nell’espletare tale attività illecita, riferisce a Salvatore che
“quelli la sono figli di puttana … per fare questo lavoro…”, e si accordano indicando nel
giorno 25 di ogni mese la data in cui sarebbe stata consegnata la somma derivante dai
proventi dello spaccio di droga.
Nella successiva parte della conversazione si evince che il denaro consegnato dal fratello a
CASCARINO Giovanni è frutto dell’attività di spaccio di droga allorquando lo stesso
CASCARINO gli promette che, qualora fosse stato assolto da un processo in appello la cui
udienza si sarebbe svolta il prossimo 8 maggio, gli avrebbe fatto arrivare una grossa quantità
di droga; a tali parole CASCARINO Salvatore risponde che avrebbero lavorato per lui,
intendendo chiaramente nell’attività di spaccio di droga. Altrettanto significativa sono le
successive parole pronunciate da CASCARINO Giovanni “ma perché adesso con chi stai
faticando?”.
E’ doveroso fare presente che durante la conversazione, dopo aver ottenuto il denaro, si sente
più volte il rumore (fruscio) tipico del conteggio delle banconote. Infine, nell’ultima parte
della conversazione, CASCARINO Giovanni riferisce a SAUCHELLA Bruno di non
lamentarsi della somma di denaro ricevuta per quel mese in quanto aveva ottenuto in
precedenza 2.000 euro ed altre 200 le aveva avute dal fratello CASCARINO Salvatore. Da
tutto quanto sopra riportato si evince, a chiare lettere, che, oltre a CASCARINO Giovanni e
CUOCO Mario, anche SAUCHELLA Bruno partecipa attivamente nella spartizione dei
proventi derivanti dalla tangente di 4.500 euro applicata nei confronti di CASCARINO
Salvatore, il quale, insieme a Gigino, si rende chiaramente responsabile dello spaccio di
sostanze stupefacenti.
Si tratta di tutti elementi che complessivamente considerati consentono di ritenere sussistenti i
gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in merito ai fatti indicati al capo 28)
dell'imputazione, essendo evidente che nella circostanza CASCARINO Salvatore versava il
provento delle cessioni di stupefacente appena effettuate.
25. Esigenze cautelari
Quanto alle esigenze cautelari di cui all’art. 274 lett. c) c.p.p. le stesse emergono con palmare
evidenza dalle acquisizioni investigative illustrate che tratteggiano in termini di particolare
allarme l'elevatissimo pericolo di reiterazione di condotte analoghe a quelle per cui si procede
desunto dalla gravità dei fatti per cui è processo e dalla pervicacia dimostrata dai prevenuti (in
buona parte gravati da precedenti gravi reiterati ed anche specifici, alcuni ancora dediti
all'attività delittuosa nonostante lo stato detentivo ed i procedimenti in corso) nonché dalle
modalità operative del gruppo il cui agire ha prodotto nel corso degli anni l’infiltrazione
camorristica nel tessuto sociale sano agendo anche al fine accrescere e aumentare il potere
camorristico del sodalizio.
Il parametro normativo di riferimento con riguardo alla sussistenza delle esigenze cautelari
per gli indagati che rispondono del reato di cui all’art. 416-bis c.p., è quello indicato dal 3°
comma dell’art. 275 c.p.p.
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Si tratta di una norma molto discussa di recente sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale
che ha provveduto con diverse sentenze, succedutesi tra il 2010 ed il 2013, a “ripulirla” dalle
stratificazioni che si erano formate sulla stessa, ampliandone l’ambito di applicazione per
valutazioni estemporanee di allarme sociale.
Così si è ritornati alla formulazione originaria della norma che prevede solo per i reati di
criminalità organizzata di stampo mafioso o camorristico una presunzione relativa in ordine
alla sussistenza delle esigenze cautelari ed una presunzione assoluta in ordine alla
adeguatezza della misura della custodia in carcere quale unica misura applicabile.
Va sottolineato che la Corte di Strasburgo, chiamata a pronunciarsi su un ricorso volto a
denunciare l’irragionevole durata della custodia cautelare in carcere applicata ad un indagato
per il delitto di cui all’art. 416-bis c.p., ha rilevato, per inciso, che una presunzione quale
quella prevista dall’art. 275, comma 3 c.p.p. impedisce al giudice di adattare la misura
cautelare alle esigenze del caso concreto e, dunque, può apparire eccessivamente rigida.
Tuttavia, ciò premesso, la medesima Corte Europea ha considerato la disciplina giustificabile
alla luce della natura specifica del fenomeno della criminalità organizzata e soprattutto di
quella di stampo mafioso e, segnatamente, in considerazione del fatto che la carcerazione
provvisoria delle persone accusate del delitto in questione “tende a tagliare i legami esistenti
tra le persone interessate e il loro ambito criminale di origine, al fine di minimizzare il rischio
che esse mantengano contatti personali con le strutture delle organizzazioni criminali e
possano commettere nel frattempo delitti” (sentenza 6 novembre 2003, Pantano contro Italia).
Tali argomentazioni sono state ribadite dalla Corte Costituzionale per la categoria dei rati in
esame anche nelle recenti pronunce.
Orbene nel caso di specie occorre verificare preliminarmente – con riguardo alle contestazioni
di cui al capo 1) dell'imputazione – se vi siano in atti elementi per escludere la sussistenza
delle esigenze cautelari nel caso concreto.
Due sono gli elementi suscettibili di valutazione alla luce degli atti: il decorso del tempo (le
intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori si arrestano a fatti del 2009) e l'eventuale
incensuratezza degli indagati o comunque la presenza di precedenti non gravissimi nei loro
certificati penali.
Quanto al decorso del tempo è agevole evidenziare che lo stesso da solo non è sufficiente a
recidere i legami con un sistema che esiste da decenni e nel quale gli indagati, alla luce dei
gravi indizi sin qui evidenziati, si sono inseriti da tempo con un ruolo stabile. A ben riflettere,
va anche evidenziato che lo stesso tema del decorso del tempo è un tema apparente e non
reale in quanto si riferisce al momento in cui le indagini sono terminate e non certamente al
momento in cui i reati sono cessati. In altri termini non va sottovalutato il dato, che pure
risulta chiaramente dalle intercettazioni, che nel momento in cui le stesse sono cessate
l’attività continuava ad essere in pieno svolgimento (solo che alle indagini poi bisogna
cominciare a mettere punti fermi).
Infine giova sottolineare che lo scenario nel quale i reati sono stati organizzati non è mutato
(al limite si alternano i protagonisti sulla scena).
Nel contesto appena disegnato la incensuratezza conta davvero poco rispetto alla reale
propensione a delinquere rivelata dalle condotte ascritte agli indagati e da quanto emerso sulla
loro personalità dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Ne consegue che non solo non vi sono ragioni per escludere le esigenze cautelari, ma al
contrario vi sono concreti argomenti per affermare la pericolosità sociale di cui alla lett. C)
dell’art. 274 c.p.p. in relazione alla oggettiva gravità dei fatti desumibili in concreto dalle
modalità con le quali gli indagati hanno operato ed alla loro negativa personalità desumibile
dai precedenti giudiziari e, soprattutto, dal tipo di legame creato con la criminalità
organizzata.
La conclusione di tali argomentazioni porta a ritenere sussistenti le esigenze cautelari nei
confronti di tutti gli indagati per il reato di cui al capo 1) dell'imputazione. Per i quali siano
stati ritenuti i gravi indizi di colpevolezza. Ne consegue che, per le ragioni sopra esposte sulla
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ragionevolezza del comma 3 dell’art. 275 c.p.p. per reati antimafia, deve ritenersi adeguata la
misura della custodia cautelare in carcere richiesta dal P.M., unica idonea a impedire la
reiterazione della condotta illecita, già posta in essere ripetutamente, secondo uno schema ben
definito.
Ad analoghe conclusioni deve pervenirsi per CASCARINO Davide e CASCARINO Salvatore
in merito ai quali, oltre ai precedenti penali da cui risultano gravati, deve evidenziarsi il ruolo
rilevante e protratto nel tempo assunto dagli stessi all'interno di un'associazione dedita al
traffico illecito di stupefacenti aggravata ai sensi dell'art. 7 L. n. 203/1991.
Ancora ad analoghe conclusioni deve pervenirsi per GIRAMMA Alfredo, GIRAMMA
Vittorio Egidio e PAGANO Arturo in merito ai quali, oltre ai molteplici e gravi precedenti
penali da cui risulta gravato PAGANO Arturo e che inevitabilmente condizionano anche le
posizioni dei due GIRAMMA che con lo stesso si accompagnano, deve evidenziarsi la
negativa personalità emersa nel complesso delle indagini ed il ruolo rilevante e protratto nel
tempo assunto dagli stessi in un'estorsione aggravata ai sensi dell'art. 7 L. n. 203/1991.
A diversa valutazione in termini di adeguatezza della misura da applicare, invece, si ritiene di
dover pervenire nei confronti degli ulteriori indagati per i quali sono stati ritenuti sussistenti
gravi indizi di colpevolezza.
Ed, infatti, GUGLIELMO Monica e GUGLIELMO Palma, pur rispondendo si di un reato
aggravato dall'art. 7 L. n. 203/1991, hanno un ruolo evidentemente subordinato rispetto ai
correi che di fatto gestiscono la società alle due solo formalmente riconducibile.
PERRETTA Agostino risponde di un grave episodio di introduzione di stupefacente
all'interno del carcere per il quale, tuttavia, non è stata ritenuta sussistente la circostanza
aggravante di cui all'art. 7 L. n. 203/1991
SALOMONE Cesare e TOMADA Claudio, infine, rispondono di un grave reato aggravato
dall'art. 7 L. n. 203/1991 ma la loro azione è inevitabilmente successiva alla realizzazione dei
profitti dell'organizzazione.
Le considerazioni appena esposte, pur imponendo l'applicazione di una misura cautelare,
spingono a prendere in considerazione la personalità dei ultimi cinque soggetti richiamati per
come emergente dal certificato penale (tutti incensurati) che, anche alla luce dei
provvedimenti complessivamente adottati, consente di ritenere adeguata la misura degli arresti
domiciliari con divieto di comunicare con persone diverse dai familiari conviventi.
Da ultimo è appena il caso di precisare che le misure cautelari richiamate appaiono, alla luce
dei sopraindicati elementi, le uniche idonee a garantire le intense esigenze di cautela, adeguate
alla gravità dei fatti e proporzionate alla pena da irrogare, che necessariamente terrà conto
degli elevati limiti edittali previsti per i delitti di cui i ricorrenti devono rispondere.
P.Q.M.
Letti gli artt. 274, 275 e 285 c.p.p., applica la misura cautelare della custodia in carcere nei
confronti del seguente indagato in relazione ai reati come specificati:
- ANDINOLFI Marcel, nato a Napoli il 10.06.1976, per i capi 1) e 8) dell’imputazione;
- BOCCOLATO Emilio, nato a Mondragone (CE) l’1.07.1952, per i capi 1), 8), 11), 13),
14), 15), 17), 18) e 25) dell’imputazione;
- BOCCOLATO Giovanni, nato a Mondragone il 16.09.1957, per i capi 1), 14), 15) e 17)
dell’imputazione;
- BOCCOLATO Maria Laura, nata a Formia il 24.03.1981, per i capi 1), 8), 11)
dell’imputazione;
- CASCARINO Giovanni, nato a Mondragone il 24.06.1968, per i capi 1), 16), 19), 22),
23), 24), 25) e 27) dell’imputazione;
- CASCARINO Davide, nato a Mondragone il 27.01.1971, per il capo 25)
dell’imputazione;
- CASCARINO Salvatore, nato a Mondragone il 14.03.1983, per i capi 25) e 28)
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N. 46750/08 RGNR
dell’imputazione;
- CIPRIANI Lorenzo, nato a Cerignola (Foggia) il 07.04.1955, per il capo 1)
dell’imputazione;
- COMPARONE Vincenzo, nato a S. Maria C.V. il 31.10.1978, per i capi 1)
dell’imputazione;
- CUOCO Mario, nato a Mondragone il 01.12.1964, per i capi 1), 25) e 27)
dell’imputazione;
- DI LEONE Americo, nato a Mondragone il 31.05.1970, per i capi 1) e 24)
dell’imputazione;
- DI MEO Carlo, nato a Mondragone il 23.11.1954, per i capi 1), 16) dell’imputazione;
- FERRARA Tobia, nato a Caserta il 06.07.1971, per i capi 1), 15) e 25) dell’imputazione;
- GALLO Salvatore, nato a Formia (LT) il 29.10.1978, per i capi 1), 8), 11) e 18)
dell’imputazione;
- GIRAMMA Alfredo, nato a Carinola il 26.09.1962, per il capo 10) dell’imputazione;
- GIRAMMA Vittorio Egidio, nato a Formia il 02.10.1987, per il capo 10)
dell’imputazione;
- LUNGO Giovanni, nato a Caserta il 06.06.1978, per il capo 1) dell’imputazione;
- LUONGO Pasqualino, nato a Mondragone il 20.08.1970, per il capo 1)
dell’imputazione;
- MIRAGLIA Cosetta, nata a Mondragone il 24.07.1972, per il capo 1) dell’imputazione;
- NERI Carlo, nato a Mondragone l’1.03.1959, per i capi 1), 8) e 22) dell’imputazione;
- NERI Nerino, nato a Mondragone il 14.02.1957, per i capi 1), 15) e 17) dell’imputazione;
- PAGANO Arturo, nato a San Cipriano d’Aversa il 10.02.1946, per il capo 10)
dell’imputazione;
- PAGLIUCA Salvatore, nato a Formia (LT) il 29.08.1979, per i capi 1), 25) e 26) (previa
esclusione della circostanza aggravante dell'art. 80 d.p.r. n. 309/1990) dell’imputazione;
- PALUMBO Vincenzo, nato a Mondragone il 21.02.1973, per i capi 1) dell’imputazione;
- PATALANO Antonio Ettore nato a Mondragone il 15.11.1975, per i capi 1) e 13)
dell’imputazione;
- PERFETTO Giuseppe, nato a Grumo Nevano il 06.01.1946, per i capi 1) e 18)
dell’imputazione;
- RAZZINO Pasquale, nato a Mondragone il 15.08.1959, per il capo 1) dell’imputazione;
- SAUCHELLA Bruno nato a Formia il 22.07.1981, per i capi 1), 19), 25) e 27)
dell’imputazione;
- SCIACCA Giovanni, nato a Mondragone il 12.12.1959, per il capo 1) dell’imputazione;
- VELLUCCI Giuseppe, nato a Mondragone il 21.07.1962, per il capo 1)
dell’imputazione;
Ordina agli ufficiali e agli agenti della polizia giudiziaria di procedere alla cattura e di
condurre immediatamente i medesimi in istituto di custodia con le modalità dettate dall’art.
285 comma 2 c.p.p., per ivi rimanere a disposizione di questo Ufficio.
Letti gli artt. 274, 275 e 284 c.p.p., applica la misura cautelare degli arresti domiciliari, con
divieto di comunicare con persone diverse da quelle che con loro convivono o che li
assistono, nei confronti dei seguenti indagati in relazione ai reati specificati per ciascuno:
- GUGLIELMO Monica, nata a Formia il 15.12.1985, per il capo 13) dell’imputazione;
- GUGLIELMO Palma, nata a Formia il 23.11.1982, per il capo 13) dell’imputazione;
- PERRETTA Agostino, nato a Minturno il 04.10.1966, per il capo 6) dell’imputazione
(previa esclusione della circostanza aggravante dell'art. 7 L. n. 203/1991);
- SALOMONE Cesare, nato a Prignano Cilento (SA) il 19.03.1948, per il capo 3)
dell’imputazione;
- TOMADA Claudio, nato a Udine l’8.11.1955, per il capo 3) dell’imputazione;
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Ordina agli ufficiali e agli agenti della polizia giudiziaria di procedere alla cattura e di
sottoporre i medesimi alla misura degli arresti domiciliari presso l’abitazione che ciascuno
indicherà all’atto della esecuzione della presente misura ai sensi dell’art. 284 comma 1 c.p.p.,
per ivi rimanere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Rigetta per il resto le ulteriori richieste di misure cautelari personali.
Dispone che la presente ordinanza sia trasmessa immediatamente in duplice copia al P.M. che
ne ha fatto richiesta perché ne curi l'esecuzione.
Si resta in attesa di immediato riscontro a seguito di avvenuta esecuzione del presente
provvedimento, ai fini della fissazione dell'interrogatorio nei termini di cui all'art. 294 c.p.p..
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di competenza.
In Napoli,
Il Giudice
dott. Francesco de Falco Giannone
1. Considerazioni preliminari sulle indagini………………………pag. 12
2. Oggetto delle indagini……………………………………….…pag. 15
3. Capo 1) dell'imputazione…………………………………….…pag. 15
3.1. BOCCOLATO Emilio…………………………………….…pag. 20
3.2. BOCCOLATO Giovanni………………………………….…pag. 23
3.3. ANDINOLFI Marcel……………………………………...…pag. 25
3.4. BOCCOLATO Maria Laura…………………………………pag. 27
3.5. CASCARINO Giovanni………………..……………………pag. 28
3.6. CIPRIANI Lorenzo……………………………………….…pag. 31
3.7. COMPARONE Vincenzo……………………………………pag. 32
3.8. CUOCO Mario………………………………….……………pag. 32
3.9. DI LEONE Americo…………………………………………pag. 33
3.10. DI MEO Carlo………………………………………………pag. 36
3.11. FERRARA Tobia…………………………………...………pag. 38
3.12. GALLO Salvatore…………………………..………………pag. 40
3.13. LUNGO Giovanni………………………………..…………pag. 41
3.14. LUONGO Pasqualino………………………………………pag. 44
127
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N. 46750/08 RGNR
3.15. MIRAGLIA Cosetta……………………………….………pag. 45
3.16. NERI Carlo…………………………………………………pag. 46
3.17. NERI Nerino…………………………….……………….…pag. 47
3.18. PAGLIUCA Donato……………………………………..…pag. 48
3.19. PAGLIUCA Salvatore.………………..……………………pag. 49
3.20. PALMIERI Salvatore………………….……………………pag. 51
3.21. PALUMBO Vincenzo………………………………………pag. 52
3.22. PATALANO Antonio Ettore……….………………………pag. 55
3.23. PERFETTO Giuseppe……………………………….………pag. 56
3.24. RAZZINO Pasquale…………………………………………pag. 59
3.25. SAUCHELLA Bruno……………………..…………………pag. 62
3.26. SCIACCA Giovanni…………………………………………pag. 63
3.27. VELLUCCI Giuseppe…………………………………….…pag. 64
4. Capi 2) e 3) dell'imputazione……………………………………pag. 67
5. Capo 4) dell'imputazione………………………..………………pag. 76
6. Capi 5), 6) e 7) dell'imputazione…………………………...……pag. 79
7. Capo 8) dell'imputazione.……………………………….………pag. 90
8. Capi 9) e 10) dell'imputazione.…………………….……………pag. 92
9. Capo 11) dell'imputazione.………………………………...……pag. 96
10. Capo 12) dell'imputazione.………………………….…………pag. 98
11. Capo 13) dell'imputazione.………………………….…………pag. 99
12. Capo 14) dell'imputazione……………………..………………pag. 101
13. Capo 15) dell'imputazione……………………………………..pag. 102
14. Capo 16) dell'imputazione…………………………..…………pag. 104
15. Capo 17) dell'imputazione……………………………..………pag. 106
16. Capo 18) dell'imputazione………………………………..……pag. 107
17. Capi 19), 20) e 21) dell'imputazione………………………...…pag. 109
18. Capo 22) dell'imputazione………………………………..……pag. 113
19. Capo 23) dell'imputazione…………………………...…………pag. 113
20. Capo 24) dell'imputazione………………………...……………pag. 114
21. Capo 25) dell'imputazione………………...……………………pag. 115
22. Capo 26) dell'imputazione………………………………...……pag. 124
23. Capo 27) dell'imputazione……………………………...………pag. 124
24. Capo 28) dell'imputazione………………………………...……pag. 125
25. Esigenze cautelari………………………………………………pag. 125
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revoca sosp condiz pena Filocamo O. 164 cp rigetto