Italia
4
Europa
6
Como
21
Morbegno
29
Unità d’Italia:
una festa e
un messaggio
Il crocifisso
può rimanere
a scuola
Tutti insieme
contro lo spreco
alimentare
Un concerto
per l’Africa
il 5 maggio
quello inviato dal
è
Papa a Napolitano.
La riflessione del card.
giunta il 18 marzo la
è
sentenza della Corte europea di Strasbur-
di risorse
Tno onnellate
alimentari finiscoin discarica per le
sostegno dell’ospeA
dale di Kalongo,
fondato da padre Giu-
Bagnasco il 17 marzo.
go sul crocifisso in aula.
ragioni più diverse.
seppe Ambrosoli.
12
Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale |
D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como
Anno XXXV - 26 marzo 2011 - € 1,20
Editoriale
I“volonterosi” non bastano
di don Agostino Clerici
L
a situazione nel Mediterraneo è
precipitata, e nessuno all’inizio
dell’anno avrebbe pronosticato
uno scenario così ingarbugliato. Si
direbbe che ancora una volta il colonnello
Gheddafi sia riuscito nello scopo di
dividere quel fronte, che lo vorrebbe vedere
detronizzato da un potere che dura ormai
da 41 anni. L’Unione Europea mostra
tutta la sua fragilità e, soprattutto, lascia
intravedere i nazionalismi e le strategie
politico-economiche dei singoli Paesi che la
compongono, manifestando l’assenza di una
politica estera comune. La Francia mostra
un inconsueto “rampantismo” diplomatico
e militare, visti almeno i precedenti degli
ultimi anni: Parigi ebbe un ruolo defilato
nella crisi iugoslava (a motivo della sua
storica alleanza con la Serbia) e si tenne fuori
dalla guerra in Iraq (anche in tal caso per
motivi di interesse economico), ma ora ha
cavalcato la crisi libica con un interventismo
non scevro da sospetti. La Germania è
rimasta ancora una volta nell’angolo, e non
pochi osservatori mettono in rilievo che
gli interessi tedeschi sono ad est (Russia
compresa) e si situano entro un percorso
“egoistico” nel perseguire l’uscita dalla crisi
economica. La Gran Bretagna interviene
unitamente agli Stati Uniti, e questa non è
una novità. Semmai, nuova - rispetto all’era
Bush - è la prudenza con cui il premio Nobel
per la pace Barack Obama s’imbarca in una
missione di guerra che egli non vuole affatto
guidare, ma nemmeno lasciare nelle mani di
altri. E l’Italia? Forse di tutti i Paesi europei
è quello che maggiormente si trova in
difficoltà nel gestire un rapporto con la Libia
del colonnello Gheddafi, segnato da trattati
di amicizia sin dai governi Prodi, D’Alema
e Amato e, recentemente, con Berlusconi,
anche da qualche esagerata concessione
diplomatica di cattivo gusto (di cui avremmo
volentieri fatto a meno). La situazione,
come detto, è ingarbugliata. La missione
“Odissea all’alba” rischia di essere l’alba
di un’odissea... I Paesi europei, interessati
al petrolio libico, non lo sono altrettanto a
condividere solidarmente con l’Italia il peso
dell’immigrazione, e a Lampedusa vi sono
più profughi che cittadini. La coalizione
di “volonterosi” non basta. Serve una
responsabilità nuova. Il solito problema delle
radici dell’Europa, insomma.
Venti di guerra
nel Mediterraneo
«Odissea all’alba»: così è
stata denominata la missione
cominciata nella sera di
sabato 19 marzo, sotto l’egida
dell’Onu, e tesa a proteggere
i civili libici bombardati da
Gheddafi. Alla forza di fuoco
internazionale costituita da
aerei, navi e sottomarini
statunitensi, britannici e francesi
si sono uniti anche i tornado
italiani. L’Unione Europea,
intanto, è in fibrillazione. 3
Libretto Benedizione
delle famiglie 2011
Como
16
La testimonianza:
“Giappone: un
popolo abituato
all’emergenza”
Sondrio
32
In mostra la
“Natività della
Vergine” fino al
prossimo 8 aprile
Sondrio
33
L’industria
alimentare tiene,
ma si riducono
i guadagni
Quaresima
9 - 10
Missionari martiri
e lettera dal Cameroun
Per prenotare:
031-263533
da lunedì a venerdì,
dalle ore 9.00 alle ore 18.00
a giornata del 24 marzo ci riporta
L
alla memoria di coloro che hanno
sacrificato la vita al servizio del Vangelo. Giunge dalla diocesi di Maroua
- Mokolo la lettera dei nostri missionari fidei donum, che ci parlano del
loro impegno pastorale e sociale.
Idee e opinioni
2 Sabato, 26 marzo 2011
C’
è una parabola nel
vangelo di Matteo
che mi provoca: in
essa si narra di un
padrone di casa che manda a
chiamare, nelle diverse ore della
giornata, operai perché lavorino
nella sua vigna. Venuta sera,
egli fa sì che tanto gli ultimi
come i “primi” siano pagati
allo stesso modo (Matteo 20,
1-15). Gli operai della prima ora
contestano il padrone perché
ha trattato gli ultimi come loro.
La condotta del padrone è
certamente provocante e anche
tanti credenti si schiererebbero,
quasi d’istinto, dalla parte
degli operai della prima ora:
se il Dio cristiano si interessa
dei peccatori, dei lontani e se
anche ad essi propone quanto è
donato ai credenti, vale davvero
la pena “stare dalla parte di
Dio” fin dalla prime ore del
giorno? Non è meglio godersela
un po’ nella vita e convertirsi al
momento giusto? Raccontando
questa parabola, Gesù intende
giustificare la sua azione;
✎ FUORI DAL CORO |
di Arcangelo Bagni
Dio non è proprietà di qualcuno:
si propone a tutti e interpella tutti
egli nella sua vita quotidiana
accoglie pubblicani, peccatori,
prostitute e gli “ultimi” di tutti
i contesti. La sua azione gli
procura la serrata critica dei
farisei: «Con il tuo modo di
fare tu metti sullo stesso piano
peccatori e giusti! E questo
non è giusto!». Gesù risponde a
questa critica appellandosi alla
logica stessa dell’agire di Dio:
un amore gratuito e generoso,
che dona e fa credito anche a
chi viene ritenuto lontano o
escluso. Alla mormorazione di
quanti si scandalizzano, Gesù
sembra voler dire: “Dio agisce
così, la logica che ha guidato
tutta la vicenda della salvezza è
la logica del dono, della gratuità,
dell’amore apparentemente
sproporzionato ed eccedente
ogni attesa e speranza degli
uomini”. La provocazione di
Gesù è profonda. Il Dio di cui
egli parla è un Dio con il quale
non si può mercanteggiare
perché egli non fa calcoli, ma
sa unicamente donare: il suo
volto profondo è il volto del dono
incondizionato che si fa perdono
e accoglienza per tutti, in modo
particolare per gli ultimi. L’azione
del Dio cristiano nella storia è
guidata dalla sconvolgente logica
della gratuità. Una logica che
mette in crisi tutte le immagini
di Dio costruite non a partire
dalla vita di Gesù (una vita spesa
per tutti, gratuitamente) ma da
schemi mondani (se il credente
si impegna per Dio, Dio lo deve
ripagare in modo adeguato!).
Gesù contesta fortemente tutte
le false immagini di Dio e, per
questo, crea scandalo soprattutto
nei credenti del suo tempo. Non
si sottolinea mai a sufficienza
che, di fronte alle azioni di Gesù,
sono proprio i credenti che si
scandalizzano; i lontani invece
si lasciano interpellare! La
protesta degli operai della prima
ora rimanda all’immagine di un
Dio che si dovrebbe muovere
nella linea del tanto-quanto.
Gesù, invece, propone il volto
di un Dio che non accetta in
alcun modo la logica del tantoquanto. La salvezza, se fosse
nella linea del tanto-quanto,
non sarebbe più dono di Dio
ma conquista dell’uomo: uno
sforzo che, appunto perché tale,
deve rivendicare una distinzione
dagli altri! E’ ancora diffusa
una concezione della salvezza
cristiana in cui ogni uomo vale
tanto quanto valgono le sue
prestazioni. Questi modi di
pensare esprimono l’invidia e lo
scandalo di chi si ritiene “giusto”
e contesta, segretamente, il
Dio che perdona ai peccatori e
offre il suo amore a tutti. Ho la
sensazione che tanto parlare
dei cristiani sia “poco cristiano”
proprio perché è “un parlarsi
tra chi si ritiene al sicuro da
ogni conversione che viene dal
Dio di Gesù”. Nelle comunità
cristiane è un continuo –e
forse anche giusto- parlare di:
come annunciare Dio oggi?
Come proporre Dio agli altri?
Come dire Dio ai lontani e ai
non credenti? E se “gli altri”,
“i lontani”, “i non credenti”
fossero una buona parte dei
“praticanti”?
COLPO D’OCCHIO | di Piero Isola
Centrali nucleari? Sì,
... con i carri armati!
C
In Italia si parla di centrali
hi contava sulla ripresa
del nucleare può mettersi
nucleari, ma non si faranno
l’animo in pace. Dopo la
mai per il semplice motivo
mazzata giapponese, altro
che non si troverà mai il
che “rinascimento”, come qualcuno
con ottimistica precipitazione si
luogo adatto. A meno che si
era affrettato a chiamarlo! Se non
usi una strategia, o “dura” o
è la morte poco ci manca, visto il
ripensamento a livello mondiale
“morbida”...
da parte dei Paesi che avevano in
luogo adatto. E non si troverà mai
programma piani energetici basati esclusivamente, o
il luogo adatto perché non ci sarà mai il consenso di
in prevalenza, sulla scelta nucleare.
chi – regione, provincia, comune, comunità, semplice
Però in Italia le preoccupazioni degli antinuclearisti
cittadino – sarà condannato (stavamo per dire
sembrano decisamente inutili: adesso, che sono
“prescelto”) a subire quella, che a torto o a ragione, è
manifestate con maggior forza polemica, come
considerata un’autentica iattura.
lo sembravano (lo erano) in precedenza, prima
È un po’ come la storiella del condannato
dell’incidente giapponese. C’è ancora qualcuno
all’impiccagione il quale, per ultima grazia, aveva
che crede che qui in Italia si faranno le centrali
chiesto e ottenuto di potersi scegliere l’albero su cui
nucleari? E chi è l’illuso? L’onorevole Di Pietro, con
essere impiccato. Gira che ti rigira, questo troppo
il suo referendum antinucleare che rischia di essere
basso, quello troppo alto, quello troppo frondoso, alla
altrettanto inutile? Perché qui in Italia – siamo seri – le fine l’albero adatto non si trovava mai. Talché, in attesa
centrali nucleari non si faranno mai. Chi ancora non
che crescesse quello giusto, l’esecuzione fu rinviata
l’ha capito faccia tesoro.
sine die. Idem per le centrali nucleari. L’esecuzione
In Italia si parla di centrali nucleari, come a suo tempo non avverrà mai, per il semplice motivo che mai si
si parlava (e difatti si è parlato, senza costrutto) del
troverà l’albero, pardon, il luogo adatto. A meno che…
deposito nazionale scorie nucleari, quanto poi a farle,
A meno che il Governo non voglia adottare una delle
beh… campa cavallo che l’erba cresce. Non si faranno
due uniche strategie possibili perché, qui in Italia,
mai per il semplice motivo che non si troverà mai il
si possa pensare di costruire seriamente, non a
Aforismi
■ Gómez Dávila
Soggettivo è quel
che un solo soggetto
percepisce, oggettivo
quel che tutti i soggetti
percepiscono: perciò
sia l’oggettività che la
soggettività possono
essere tanto reali
quanto fittizie.
Nicolás Gómez Dávila
(Cajicá 1913 - Bogotá 1994)
Scrittore e aforista colombiano
In margine a un testo implicito,
Adelphi 2001, pagina 124
A
desso che la vicenda
si è conclusa, ne
possiamo scrivere con
maggiore serenità. Jonathan,
14 anni, sparisce dalla sua
casa di Boltiere (Bergamo) per
inseguire un sogno d’amore
con Maria, una coetanea di
Montecatini Terme (Pistoia),
conosciuta su Facebook un
mese prima. Il padre del
ragazzo lancia un appello
disperato. Quattro giorni più
tardi, i due “innamoratini”
vengono ritrovati proprio
a Boltiere, a pochi passi da
casa, dopo aver trascorso il
tempo della loro fuga a Milano,
dormendo sulle panchine. C’è
chi ha dipinto il tutto come
un gesto romantico, in cui a
prevalere è stata la purezza
dei sentimenti, che non
accetta le limitazioni dell’età
e, soprattutto, sa andare
oltre le convenzioni. A me
sembra, questa, una lettura
fondamentalmente stupida
e diseducativa. L’adulto che
in questa vicenda ha parlato
✎ Corsivo |
chiacchiere, qualche centrale nucleare. Una strategia
“dura”, una “morbida”. La prima, quella dura: decidere
in gran segreto la scelta del luogo, dopo di che
recintarlo con filo spinato e farlo presidiare giorno e
notte, fino a conclusione dei lavori, dai carri armati
con la minaccia di sparare a vista sui “facinorosi”
che volessero opporsi alla costruzione. La strategia
morbida: promettere (e poi logicamente mantenere)
che tutti gli abitanti nel raggio di 100 km dalla
centrale non pagheranno più la bolletta elettrica e, nel
contempo, assicurare ai medesimi abitanti un vitalizio
a titolo di risarcimento per il disagio psicologico
patito. Tertium non datur. Perciò gli antinuclearisti si
mettano anche loro l’animo in pace e dormano sonni
tranquilli. Le centrali nucleari se le sognano.
Un’ultima annotazione. La faccenda dei carri armati
non sembri inverosimile. Il governatore Nichi Vendola
è stato chiaro: “In Puglia per aprire un cantiere
nucleare dovranno venire con i carri armati”.
di Agostino Clerici
Jonathan, il suo papà,
Facebook e il gabbiano...
è stato il padre di Jonathan,
il quale, comprensibilmente
turbato per la scomparsa del
figlio, lo ha invitato a tornare in
quella casa dove gli è sempre
stato concesso tutto. E, forse,
questo è un grave errore
educativo, soprattutto quando
il figlio ha 14 anni! Un errore
che tanti genitori “smarriti”
compiono sempre più spesso,
cercando un rapporto “alla pari”
con i figli adolescenti, che Jonathan lo insegna - sembrano
assai meno smarriti dei genitori
e molto abili nello sfruttare
ogni loro minima debolezza
o accondiscendenza. Invece i
“cuccioli d’uomo”, per crescere,
hanno bisogno di incrociare
non genitori “amiconi” ma
figure autorevoli (magari per
rifiutarle!) e hanno bisogno che
non tutto sia loro concesso. Una
delle cose che capisco sempre
meno nel rapporto educativo
che s’instaura oggi tra genitori e
figli è la pretesa che un ragazzo,
a 13 o 14 anni, sia già in grado
di decidere, che non gli si possa
imporre più nulla. Manca, il più
delle volte, una mappa chiara
dei “valori non negoziabili”
della famiglia: non centinaia
di principi raffazzonati l’uno
sull’altro e cambiati a seconda
delle circostanze, ma quattro
paletti solidi su cui la casa è
costruita e che devono stare
fermi anche se tutto, intorno,
si muove vorticosamente. La
vicenda di Jonathan mi ha
richiamato alla memoria la
storia di Jonathan Livingston, il
gabbiano ribelle dello scrittore
Richard Bach, il cui fortunato
volumetto fu pubblicato in
Italia proprio quando io avevo
14 anni. Ricordo ancora oggi
il piacere che mi diede la
lettura di quelle pagine. Quel
gabbiano, che trovò il coraggio
di abbandonare la legge dello
stormo per ubbidire ad una
legge interiore di libertà,
bellezza e verità, mi lasciò
pieno di stupore: sapevo di
non essere ancora pronto, a
quell’età, a vivere tutto ciò che
desideravo, ma ero certo che
potevo prepararmi. Chissà
se gli odierni frequentatori
di Facebook conoscono il
gabbiano Jonathan. Il papà
del ragazzo Jonathan può
certamente procurarsi una
copia del libro, spegnere il
computer di suo figlio per
qualche sera, e leggerlo
insieme con lui.
Attualità
Sabato, 26 marzo 2011
Unione Europea in fibrillazione...
L’
Europa è in fibrillazione, non meno del Maghreb. Le rivolte
popolari in Tunisia, Egitto e Libia hanno scosso, sotto vari
punti di vista, i governanti del Vecchio continente, fino a
trovarsi al centro di una fitta rete politica e diplomatica che
parte dall’Europa, giunge negli Stati Uniti e, mediante Nato, Onu e
Lega araba, chiama in causa il mondo intero. Il Mediterraneo del
sud non è solo un problema “mediterraneo”, ma è un banco di prova
mondiale. Democrazia, diritti umani, sviluppo economico e giustizia
sociale sono, assieme alla pace,
beni irrinunciabili e indivisibili e
devono essere riconosciuti in ogni
angolo del pianeta. Per questa
ragione, dinanzi alla protervia
dei dittatori, né l’Europa né gli
altri attori planetari hanno potuto
rimanere con le mani in mano.
Ma c’è voluta, almeno
apparentemente, l’iniziativa della
Francia del presidente Sarkozy
per passare dalle parole ai fatti. Si
osserva che, in calo di popolarità,
l’inquilino dell’Eliseo abbia voluto
accelerare i tempi dell’intervento,
esponendo l’azione internazionale
sulla Libia al rischio del fallimento.
Ma è altrettanto vero che solo in
questo modo, e con l’appoggio del
presidente americano Obama e
del premier britannico Cameron,
si è potuto dar vita a un’azione
bellica attesa da giorni e invocata
dagli oppositori del colonnello
Gheddafi.
Dopo un primo, apparente accordo
senza defezioni, appena gli aerei
da guerra hanno preso il volo sono
emersi i distinguo. Ci sono Stati
che appoggiano le operazioni
militari con dispiegamento di
mezzi, altri che le appoggiano ma
con minor coinvolgimento di mezzi
er qualche ora abbiamo sperato che le paura del colonnello
e basi, altri che le appoggiano ma
Gheddafi fosse più forte della sua irresponsabilità. Venerdì
stanno a guardare. Altri, infine, che
scorso, dopo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza che
si tirano indietro. La “diplomazia
autorizzava ogni stato membro delle Nazioni Unite ad
dei distinguo” è necessaria
intervenire in Libia a difesa dei civili, il colonnello prima aveva
al momento di assumere le
colpito in modo durissimo Misurata e poi aveva annunciato il cessate
decisioni, ma una volta stabilita
il fuoco. In quel momento abbiamo nutrito la speranza che le armi
la necessità di un’azione militare,
potessero tacere. Ma già all’alba del giorno successivo Gheddafi
sotto l’ombrello Onu e che abbia
ha attaccato di nuovo mostrando ancora una volta, purtroppo,
lo scopo prioritario di difendere le
quanto valga la sua parola. È partito così un attacco imponente
popolazioni civili, rompere il fronte
che mira in realtà non solo a difendere gli insorti di Bengasi, ma a
diventa pericoloso. Per tutti.
far cadere Gheddafi. Assistere all’azione delle armi è sempre uno
Anche nel caso dell’operazione
spettacolo terribile. È sempre una sconfitta. La sconfitta della parola,
“Odissea all’alba” occorre essere
del dialogo, della ragione. E Gheddafi è certamente il principale
chiari: la guerra, qualunque essa
responsabile di questa situazione. Ma un
sia, per qualunque ragione venga
atteggiamento diverso della comunità
dichiarata e combattuta, non è mai
Il ritardo di
internazionale avrebbe potuto però
una soluzione positiva in sé (perché
affrontare la crisi in modo diverso.
porterà uccisioni, sofferenze e
quindici giorni
Intervenendo quindici giorni fa, anche
distruzioni) e tanto meno può
nell’intervento
militarmente per la no fly zone, le forze
considerarsi una soluzione
della comunità
di Gheddafi non avrebbero raggiunto
definitiva ed efficace (dopo le
la Cirenaica, le tribù insorte avrebbero
bombe occorrerà ricostruire, in
internazionale ha
potuto essere tutelate e trattare
senso materiale, politico e morale).
certamente favorito
l’organizzazione di una nuova Libia.
Prima cesseranno i venti di
Gheddafi che ora
Il ritardo internazionale ha viceversa
guerra, meglio sarà. Ma l’impegno
sta costruendo un
consentito al rais un recupero ottenuto
della Comunità internazionale a
con l’aviazione contro cittadini di fatto
intervenire fra Tripoli e Bengasi va
pericoloso ponte
indifesi o armati con equipaggiamenti
inteso nel senso di una “ingerenza
con Chavez e
di fortuna. In queste due settimane,
umanitaria” volta a salvaguardare
Ahmadinejad.
un blindato dell’esercito distrutto dai bombardamenti
inoltre, l’impunità del colonnello ha
un popolo martoriato e oppresso
dato ossigeno anche alle frange più
dal suo stesso leader e ad aprire
conservatrici del mondo arabo. Sul
nuove strade per la democrazia e la
se gli alleati mirino solo a ristabilire la
per recuperare una pesante perdita di
piano internazionale più difficile da
ricostruzione.
democrazia. È chiaro che ai paesi ricchi,
voti in casa. E le dinamiche rischiano di
sostenere sarebbe stato l’intervento
Nel frattempo si moltiplicano –
sfuggire ai protagonisti: la Lega Araba
violento in Bahrein della settimana scorsa in continua sete di energia, interessa
e questo è un effetto collaterale
che la Libia ricca di petrolio e gas sia
aveva probabilmente chiesto la no fly
o il massacro di venerdì 18 marzo che
della guerra – i timori di attentati
governata da interlocutori affidabili.
zone per farsi benvolere dagli occidentali
fatto 52 manifestanti uccisi in Yemen
o di attacchi a sorpresa oltre lo
Gheddafi sta costruendo un pericoloso
nella fiducia che al Consiglio di Sicurezza
dalle forze governative. Ora l’intervento
scacchiere nord africano. Tanto
ponte col Venezuela di Chavez e l’Iran
Russia o Cina avrebbero messo il
militare contro Gheddafi è in corso con
meno si arresta il flusso dei rifugiati
di Ahmadinejad che potrebbe animare
veto. E ora il suo presidente, l’egiziano
un dispiegamento di forze larghissimo. Si
oltre i confini libici verso i paesi
finanziariamente e politicamente
Amr Moussa probabile candidato alle
giustifica probabilmente per tre ragioni.
confinanti e la fuga – più che
formazioni terroristiche, anche al di là
prossime presidenziali in Egitto, cammina
La prima è che la situazione oggi è molto
comprensibile – via mare.
delle volontà dello stesso Chavez. Non
sulle uova per difendere l’autonomia
più difficile: Gheddafi è alle porte di
Di tutti questi temi, oltre a
mancano poi gli interessi dei singoli,
araba ammonendo gli occidentali a non
Bengasi e occorre un intervento più forte
quello del dopo-guerra (aiuti e
come nel caso di Sarkozy che, come già
esagerare con le armi.
per fermarlo. La seconda riguarda le
cooperazione per lo sviluppo
faceva Blair, usa l’agenda internazionale
RICCARDO MORO
rappresaglie: il dittatore nel suo delirio
economico e sociale, che dovranno
ha accusato i ‘crociati’ di uccidere
seguire la fase più acuta della
civili libici e ha promesso di attaccare
“caccia” a Gheddafi), si occupano
a sua volta i Paesi della coalizione. Il
in queste ore le istituzioni europee,
rischio è relativo, la dotazione militare
riunite a Bruxelles. In particolare
di lunga gittata dell’esercito libico non
per il 24 e 25 marzo è fissato il
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha ottenuto il sì da Regioni, Province e
è significativa, ma occorre garantire
Consiglio dei 27 capi di Stato e di
Comuni che accoglieranno fino a 50mila migranti. L’accordo di martedì mattina è
sicurezza alle coste italiane, le più vicine,
governo Ue. Un’altra emergenza
una tappa fondamentale per risolvere la sempre più grave emergenza-clandestini
e a tutto il Mediterraneo. La terza è che a
si pone dunque sulla strada
a Lampedusa (ne sono giunti 15.000 e attualmente sull’isola il numero dei profughi
questo punto trattare con Gheddafi, un
dell’integrazione comunitaria:
supera quello dei cittadini). Sulle risorse economiche, Maroni avverte che “il
leader che ha bombardato il suo stesso
affrontarla insieme, secondo il
consiglio dei Ministri ha rifinanziato il fondo della protezione civile, per consentire
popolo, diventa imbarazzante per i leader
più limpido spirito di solidarietà,
al prefetto Caruso, commissario all’emergenza, di gestire nel migliore dei modi ciò
democratici e la sua uscita di scena
potrebbe condurre alla soluzione
che va fatto”. A proposito di Lampedusa, il ministro Maroni ha parlato chiaramente di
renderebbe molto più facile il futuro.
migliore.
“emergenza grave”. E gli sbarchi sull’isola, intanto, proseguono.
Questa considerazione porta a chiedersi
GIANNI BORSA - Strasburgo
Le rivolte popolari
in Tunisia, in Egitto
e soprattutto in Libia
hanno scosso, sotto
vari punti di vista,
i governanti del
Vecchio continente.
La forza delle armi e la forza della speranza
con il fiato sospeso
L’intervento militare contro Gheddafi è in corso con un dispiegamento di forze
larghissimo, che però è giunto con un grave ritardo, favorendo il colonnello libico
P
E intanto a Lampedusa è “emergenza grave”.
3
Italia
4 Sabato, 26 marzo 2011
✎ Un patrimonio
per il futuro
“O
rgoglio e fiducia; coscienza
critica dei problemi rimasti
irrisolti e delle nuove sfide da
affrontare; senso della missione e dell’unità
nazionale”. Sono i temi su cui il presidente
della Repubblica ha scandito il robusto
discorso a Camere riunite che ha suggellato
le celebrazioni del 150°. È stata una festa
riuscita e sentita, che si è dispiegata
ovunque. Gli italiani hanno bisogno oggi di
riflettere e insieme di festeggiare. Le dense
giornate del 16 e 17 marzo hanno fornito
molte importanti indicazioni da tutti e due i
punti di vista, su cui continuare a lavorare.
Prima di tutto i riferimenti ideali, che
vengono dal Risorgimento e dalla storia
unitaria. Le grandi personalità e i grandi
valori devono essere sempre riscoperti, per
avere punti di orientamento credibili. E il
patrimonio a disposizione da approfondire e
da rilanciare è veramente notevole.
Il secondo punto sono le grandi fratture,
i grandi conflitti nella storia unitaria e
la capacità di risolverli. Napolitano ha
parlato della questione meridionale,
della questione sociale e della questione
romana. Proprio su questo tema, sulla
sua soluzione e sulle prospettive della
presenza e dell’operosità della Chiesa e
dei cattolici nella vita nazionale ha avuto
parole significative, sottolineando “il
riconoscimento del ruolo sociale e pubblico
della Chiesa cattolica e, insieme, nella
garanzia del pluralismo religioso”. Questo
rapporto, ha aggiunto, si manifesta oggi
come uno dei punti di forza su cui possiamo
far leva per il consolidamento della coesione
e unità nazionale. Una terza importante
indicazione è per lo sviluppo del pluralismo
istituzionale, nel senso delle autonomie. Con
le misure che sono oggi delineate “è stata in
definitiva recuperata l’ispirazione federalista
che si presentò in varie forme ma non ebbe
fortuna nello sviluppo e a conclusione
del moto unitario”. Infine cruciale è la
prospettiva europea e internazionale.
L’Italia, nella sua identità profonda, che
viene dal tesoro di arte e di cultura che
rappresenta, è patrimonio dell’umanità.
E deve sapere e potere giocare un ruolo
adeguato. Quel che è certo è che proprio la
riflessione collettiva di questi mesi smonta
senza appello gli opposti revisionismi
secessionisti o legittimisti e le propagande
che hanno tentato di impadronirsene.
Possiamo essere soddisfatti di questo
anniversario dell’identità e insieme della
responsabilità. Disponiamo, ci ha ricordato
il presidente, “di grandi riserve di risorse
umane e morali”. Ma ha ammonito che per
andare avanti deve svilupparsi “nuovamente
un forte cemento nazionale unitario, non
eroso e dissolto da cieche partigianerie,
da perdite diffuse del senso del limite e
della responsabilità”. E’ la via delle opere,
della concreta operosità e dunque della
responsabilità. Per questo possiamo essere
fiduciosi, a patto di assumerci ciascuno le
nostre responsabilità e saperci mettere al
lavoro, uniti, sereni e consapevoli.
SIR
Benedetto XVI. Il messaggio a Giorgio Napolitano
C
on un messaggio sereno e
propositivo al presidente della
Repubblica, Benedetto XVI
partecipa alla festa dei 150 anni
dell’Italia unita. Il Papa in sostanza
esprime tre concetti, che rilanciano
una riflessione che la Chiesa e i cattolici
italiani hanno ormai sviluppato in
maniera approfondita e ha avuto la sua
sanzione nella solenne celebrazione
presieduta dal cardinale Bagnasco
nel giorno della festa dell’Unità.
“L’identità nazionale degli italiani, così
fortemente radicata nelle tradizioni
cattoliche, costituì in verità la base
più solida della conquistata unità
politica”. Il Risorgimento insomma
si può capire e dà frutti positivi in
quanto esprime una storia e un quadro
culturale e civile che non si esaurisce
nel momento immediatamente politico,
nel contrasto tra lo Stato e la Santa Sede,
Scrive il Papa: “L’identità
nazionale degli italiani,
così fortemente radicata
nelle tradizioni cattoliche,
costituì in verità la
base più solida della
conquistata unità politica”.
nella cosiddetta “questione romana”.
Nonostante la protesta pontificia,
infatti, “nessun conflitto si verificò nel
corpo sociale, segnato da una profonda
amicizia tra comunità civile e comunità
nazionale”. Il Papa si diffonde su questo
processo: “L’Unità d’Italia ha potuto
avere luogo non come artificiosa
costruzione politica di identità diverse,
ma come naturale sbocco politico di
una identità nazionale forte e radicata,
sussistente nel tempo”. Il grande tema
dell’Italia, infatti, lo aveva sottolineato
Benedetto XVI parlando nei giorni scorsi
all’Anci, l’associazione dei Comuni,
è il rapporto tra unità e pluralità.
Questo richiede una base comune: “La
comunità politica unitaria nascente a
conclusione del ciclo risorgimentale
ha avuto, in definitiva, come collante
che teneva unite le pur sussistenti
diversità locali, proprio la preesistente
identità nazionale, al cui modellamento
il Cristianesimo e la Chiesa hanno
dato un contributo fondamentale”. Il
punto è che fare di questo patrimonio.
L’anniversario, infatti, ha senso come
motivo di riflessione propositiva.
Il contributo
dei cattolici
Ecco perché il Papa non manca
di ricordare le tante energie spese
in questi decenni dai cattolici per
la cosa pubblica, fino al sacrificio
della vita. E rilancia lo spirito degli
accordi di revisione del Concordato
nel 1984. Ci troviamo, infatti, nel
quadro di “una società caratterizzata
dalla libera competizione delle idee
e dalla pluralistica articolazione
delle diverse componenti sociali”.
Serve, allora, distinzione degli ambiti
e, nello stesso tempo, una fattiva
collaborazione tra comunità politica
e Chiesa. Il Vaticano II l’ha ribadita,
ma essa è nelle corde profonde del
cattolicesimo italiano, secondo la
formula di don Bosco: “Cittadini di
fronte allo Stato e religiosi di fronte alla
Chiesa”. Questa “doppia cittadinanza”
anche oggi è una risorsa preziosa.
Questo “compleanno” dell’Italia cade
in un momento importante. Bisogna
riprendere a crescere. E per fare
questo serve ritrovare identità, senso
di appartenenza e di responsabilità.
In fin dei conti il bene comune è
l’interesse vero di tutti.
Momento fondamentale
“Il 17 marzo 1861, un secolo e mezzo fa,
la proclamazione dell’unità italiana fu
un momento simbolicamente fondamentale di una storia più che millenaria in
un Paese legato in modo davvero singolare al cristianesimo”: così “L’Osservatore
Romano” nll’editoriale a firma del direttore Giovanni Maria Vian. Nel testo si
afferma che la “fisionomia e identità” del nostro Paese, “come più in generale quelle
del continente europeo non sarebbero comprensibili, sul piano storico e da un punto
di vista spirituale, se non si tenesse conto di questa indubbia e profonda caratteristica
che, con altre diverse, ne rappresenta le radici”. “Senza la tradizione cristiana, e in
particolare senza la tradizione cattolica e senza il papato – scrive Vian - l’Italia non
sarebbe ciò che è stata e ciò che è oggi. Un Paese dal passato importante per molti
aspetti ineguagliabile ed esemplare, nonostante le ombre e le miserie.
Bagnasco. La riflessione del presidente della CEI alla celebrazione per l’Unità d’Italia
“La grazia di non essere civilmente orfani”
”E
levare a Dio l’inno di ringraziamento per l’Italia”, nella “consapevolezza che la Patria che
ci ha generato è una preziosa
eredità e insieme una esigente responsabilità”.
Così il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha spiegato
il senso della celebrazione che ha presieduto giovedì 17 marzo nella basilica di S. Maria
degli Angeli a Roma per il 150° anniversario
dell’Unità d’Italia (clicca qui). Presenti il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,
il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
e altre autorità.
Ben prima dell’Italia in senso stretto, ha sottolineato il porporato, “è esistita una sotterranea
tensione morale e spirituale in cui si sono forgiate la lingua e progressivamente la sensibilità e la cultura e che ha condotto, per vie non
sempre rettilinee, a dar vita all’Italia. Di essa
tutti ci sentiamo oggi orgogliosamente figli
perché a lei tutti dobbiamo gran parte della
nostra identità umana e religiosa”. È un dono
di Dio, “la grazia di appartenere ad un popolo,
di avere una storia e un destino comune, di
avere un volto: di non essere civilmente orfani. La Patria, nello stesso linguaggio comune
– ha evidenziato il cardinale -, esprime una
paternità, così come la Madrepatria esprime
una maternità: il popolo che nasce da ideali
alti e comuni, che vive secondo valori nobili di
giustizia e solidarietà, che sviluppa uno stile
di relazioni virtuose, respira un’anima spirituale capace di toccare le menti e i cuori, è un
popolo vivo, prende volto, assapora e si riconosce uno, diventa Nazione e Patria, offre sostanza allo Stato”. “La religione, in genere, e in
Italia, le comunità cristiane in particolare, sono state e sono lievito accanto alla gente – ha
ricordato il presidente della Cei -: sono prossimità di condivisione e di speranza evangelica, sorgente generatrice del senso della vita,
memoria permanente di valori morali”.
“Il Vangelo di oggi – ha rammentato il car-
dinale - evidenzia una delle grandi regole di
ogni comunità, la legge della relazione. La
nostra vera identità infatti sta nel legame. La
beatitudine della vita si pesa nel dare e nel ricevere amore”. Solo “uscendo dalla trappola
mortale di un individualismo che ha mostrato
chiaramente le sue falle e i suoi inganni, sarà possibile ritrovare un bene più ampio e a
misura umana, che tutti desideriamo”. L’uomo
“non è una monade gettata per caso nel caos,
un caos abitato da innumerevoli altre che vagano come scintille nella notte, ma è relazione, come Dio-Creatore è relazione di persone
nell’intimità del suo essere”. Da questa origine “deriva nell’uomo un indirizzo di marcia
che, prima che essere un imperativo morale, è
un’esigenza ontologica, scritta cioè nelle fibre
del suo essere uomo”. “Seguire questa direzione profonda – ha affermato il presidente della
Cei - significa per la persona raggiungere se
stessa, compiersi, creare una società ricca di
relazioni positive”.
Italia
Sabato, 26 marzo 2011
5
Yara Gambirasio. Davvero inquieta l’incertezza che avvolge la vicenda della ragazza.
Dopo quattro mesi di indagini, un sorriso nel buio
L
a tragica vicenda di Yara Gambirasio,
la tredicenne di Brembate rapita e
uccisa, lascia sgomenti una volta di
più. A ormai quasi 4 mesi di distanza dalla sera della scomparsa di Yara – il 26
novembre – e quasi un mese dopo il ritrovamento casuale del corpo – il 26 febbraio
– il bilancio delle forze dell’ordine è sconsolante. In una conferenza stampa di pochi
giorni fa hanno sostanzialmente ammesso
che sulla vicenda è ancora buio fitto.
Sembra davvero un tragico gioco del destino, con le coincidenze tra giorno della
scomparsa e giorno del ritrovamento –
sempre il 26 – e con la beffa di un corpo
scoperto solo per caso, nonostante le battute di ricerca, i tantissimi volontari che
hanno frugato dappertutto e che – così
risulta dalle ricostruzioni – sono passati a più riprese anche proprio lì, dove Yara
giaceva nascosta dagli arbusti. Non l’hanno vista. E poi il mistero sulla causa della
morte, le mille supposizioni, anche le più
fantasiose, sui protagonisti e le motivazioni
del rapimento e dell’assassinio. Con la convinzione di molti, che serpeggia da sempre:
è qualcuno “vicino”.
Davvero inquieta l’incertezza che avvolge la vicenda di una bimba letteralmente inghiottita da un buio profondissimo,
refrattario, finora, ad ogni tentativo di fare
luce. Un buio che si spalanca appena a
fianco e dentro la normalità quotidiana,
all’interno di un ambiente caldo e rassicurante come può essere quello di un paese
dove si conoscono tutti e che, in questi
mesi, si è aggrappato fortissimamente ai
sentimenti di coesione e di solidarietà, alla
“forza buona” di una comunità che reagisce unita allo spauracchio del mostro. Non
necessariamente di “un” mostro, ma di
quella mostruosità che la vicenda di Yara
lascia immaginare possibile. Un male che
sembra vincere sul bene, che se ne prende
gioco con l’insieme beffardo degli accadimenti, delle coincidenze. Eppure anche in
questa vicenda nera si può trovare un po’
di luce. Anzitutto quella del sorriso di una
ragazzina che rimbalza su tutti i media. Un
sorriso che dice fiducia nella vita, passione – come quella per la danza – desideri e
sogni. Anche questo è un paradosso: dalla
tragedia più cupa è proprio questo sorriso che colpisce di più, che continuiamo ad
avere sotto gli occhi. È un segno, ed una
promessa, come se la forza della vita, anche quella negata nel modo più terribile,
non si lasciasse vincere. È lì che aspetta.
Continua negli sforzi di chi cerca la verità,
nelle preghiere e nella solidarietà di una
comunità intera, nei cuori di quanti in questi mesi si sono sentiti stretto in un abbraccio con quella bambina e chi le ha voluto
bene. Quel sorriso, alla fine, vincerà anche
i mostri.
alberto campoleoni
Legge sul “fine vita”. Urgono parole chiare e onestà intellettuale.
C
ompassione e pietà per noi e
per gli altri, ma anche rispetto
di noi, della nostra vita e di
quella degli altri. Questi in
fondo sono i parametri per accostarsi
al disegno di legge che è in discussione
in Parlamento sul Dat, ossia sul
consenso informato e sulle dichiarazioni
anticipate di trattamento. Molti parlano
di testamento biologico ma è un
linguaggio improprio. Quali sono i limiti,
perché questo è il problema, entro i
quali può muoversi una legge che resti
profondamente umana? Da un lato, nelle
fasi terminali della vita occorre evitare
il cosiddetto accanimento terapeutico.
È profondamente umana una morte
dignitosa che proprio in quanto tale ne
rispetta la sacralità. E per noi cristiani
è una morte accompagnata dalla
preghiera, perché apre alla risurrezione.
Indubbiamente occorre ovviare a un
inconveniente. Potrebbe succedere che
ciò che al momento della firma del Dat
ha i caratteri di un accanimento e non
di una cura, dopo qualche tempo per i
progressi della medicina si trasformi in
una buona terapia. È giusto dunque che
la legge preveda in non più di cinque
anni la durata della dichiarazione.
L’altro paletto di confine è rappresentato
dall’evitare ogni forma di eutanasia. Si
sa che il rispetto della vita, il famoso
comando di non uccidere, presente
in tutte le culture, è un divieto molto
delicato. Introdurre delle forme, in cui
può essere raggirato, consegna un potere
enorme a medici, parenti, Stato, sanità,
che potrebbero trovare utile alle casse
Per una legge
umana
anticipare la morte di un malato che risulti
molto oneroso nelle cure.
Questione difficile da dirimere è l’accanimento
terapeutico. Vi è un criterio generale
adottato in medicina: la terapia deve essere
proporzionata al fine, ossia deve curare. Non
vi rientrano per la medicina l’idratazione
e l’alimentazione, “tranne nel caso in cui –
recita lo stesso disegno di legge - non siano
più efficaci nel fornire al paziente i fattori
nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche
essenziali al corpo”.
Una domanda di fondo attraversa tutta
la questione. Ma una persona non può
fare quello che vuole della propria
vita, persino decidere di togliersela?
Nella normalità il suicidio non viene
considerato come un atto virtuoso.
Anzi, ne cerchiamo una spiegazione in
una forte depressione autoaggressiva
da curare. La gravità della malattia può
portare a questi estremi, ma è ciò che
nessuno si augura. Conta invece che il
malato, i parenti non siano lasciati soli
ad affrontare il dramma.
Insomma la libertà di abbreviare la vita,
anche nei passaggi più difficili della
malattia, cioè il suicidio assistito, è il
classico forellino nella diga, quello che
la fa cadere. È evidente che non siamo
liberi di nuocere a noi stessi neanche in
casi difficili. E non è vita di qualità solo
quella che esclude ogni dolore, seppur
la sofferenza deve essere lenita in tutti i
modi. Importante è anche godere di una
qualità della vita, come insegna talvolta
la vecchiaia, anche minore. E soprattutto
va ricordato che qualità della vita è una
carezza, una mano affettuosa, un figlio o
un genitore accanto.
Certo l’articolo 32 della Costituzione
pone un limite a prevedere dei
trattamenti obbligatori, ma non sembra
comprendere l’autodeterminazione
come diritto a rifiutare le cure, perché
la salute non è solo un diritto, ma un
interesse della collettività. In fondo
l’art. 32 consiste piuttosto in un freno
al potere del legislatore. Come si
vede la dichiarazione di trattamento
di fine vita, a cui non è obbligatorio
aderire, è un tema scottante, che ci
riguarda direttamente e che coinvolge
le convinzioni più profonde di una
persona e i principi di riferimento di una
società. Proprio perché è un problema
complesso occorre una alleanza tra
medico e paziente,o nel caso non sia
cosciente, con il suo tutore. Ma un
medico non potrà essere costretto a un
trattamento che non corrisponde alle
sue valutazioni in scienza e coscienza.
BRUNO CESCON
Nota economica. Sul nucleare non si decida in base all’emotività e alla paura.
Educare insieme alla libertà e alla responsabilità
“C
iascuno rimane, qualunque siano le influenze che si esercitano
su lui, l’artefice della sua riuscita
o del suo fallimento” (Populorum progressio,
15). Penso corretto dire che la libertà di realizzare il proprio futuro riguardi anche la comunità, colta come artefice di sviluppo politico ed economico. La libertà, sommata alla
responsabilità, permette di scegliere progetti,
culture e strumenti, atti a realizzare strutture
di bene comune, ossia di democrazia compiuta, di sviluppo e progresso, attenti agli equilibri ecologici, alla pace sociale e alla dignità
dei lavoratori. I cittadini, i corpi intermedi,
le istituzioni e i poteri pubblici, dovrebbero
operare per realizzare il massimo di bene
comune possibile. Papa Giovanni XXIII nella Pacem in Terris ha scritto: ”Ci permettiamo
richiamare i nostri figli al dovere che hanno di
partecipare attivamente alla vita pubblica e di
contribuire all’attuazione del bene comune”.
In detto operare “non basta essere illumina-
ti dalla fede”, perché “la nostra civiltà si contraddistingue soprattutto per i suoi contenuti
scientifico-tecnici”, quindi per essere incisivi
e determinanti, è necessario essere “scientificamente competenti, tecnicamente capaci,
professionalmente esperti” (146-148). Ecco
la ragione per la quale è importante educare
i giovani cattolici, non solo al volontariato e
alla solidarietà, ma anche allo studio severo,
rigoroso, sorretto da disciplina, senso del dovere e responsabilità. Solo così potranno svolgere un’azione di rinnovamento radicale, rispetto ai comportamenti riprovevoli, agli atti di
disonestà, alle incompetenze e alle ambiguità,
presenti nelle istituzioni, nel sindacato, nella
politica e nell’imprenditoria. L’uomo è libero,
quindi valutati i pro e i contro dell’azione, delle possibili scelte, dei progetti, della metafisica
di riferimento, può optare per una o per l’altra
soluzione. Dette opzioni possono essere fatte
in base alla sola ragione, oppure avvalendosi
anche e soprattutto della rivelazione.
A questo punto ritengo accennare alla situazione del Paese, per individuare i problemi sui
quali i cristiani dovrebbero prendere posizione. Inizio dal nucleare dicendo che il prossimo referendum sarà giocato sull’emotività,
sulla paura e non sulla razionalità. Le strumentalizzazioni politiche e la diffusa mancanza di solida cultura umanistica e scientifica, porterà ancora una volta ad eludere il
complesso tema delle fonti energetiche, ovvero della principale condizione richiesta per
garantire sviluppo e progresso.
L’elenco delle carenze è lungo, quindi per ragione di spazio, mi limito a richiamarne solo
due: disoccupazione giovanile al 29%; abbandono scolastico, nelle secondarie di secondo grado, 190 mila unità; debito pubblico a
gennaio 2011 pari a 1879,9 miliardi di euro.
Nel caso non si dessero risposte valide a detti deficit, l’Italia uscirà dal Club dei Paesi che
determineranno il futuro.
GIANNI MUNARINI
Europa
6 Sabato, 26 marzo 2011
✎ Quella
silenziosa presenza
È
stata forse solo l’astuzia
del calendario, ma le alte e
impegnative parole del presidente
Napolitano nell’importante
discorso sui 150 anni di Unità a proposito
dei rapporti Stato-Chiesa e della presenza
dei cattolici in Italia, non potevano trovare
migliore eco nel pronunciamento della
Grande Chambre della Corte Europea
dei diritti dell’uomo del Consiglio
d’Europa. Con una sentenza articolata ed
equilibrata, resa nota oggi, ha modificato
la decisione di prima istanza ed assolto lo
Stato italiano a proposito della questione
dell’esposizione del crocifisso nelle aule
scolastiche.
Con una decisione a larghissima
maggioranza (quindici voti contro due) ha
riconosciuto che la “percezione soggettiva”
dei ricorrenti non può configurare una
oggettiva violazione dell’”obbligo dello
Stato di rispettare il diritto dei genitori ad
assicurare l’educazione a l’insegnamento
dei loro figli conformemente alle loro
convinzioni religiose e filosofiche”. Ha
constatato, con saggio self-restraint, che
non appartiene alla Corte europea entrare
nel dibattito interno agli Stati in ordine
alle diverse competenze degli organi
giurisdizionali interni. Infine ha affermato
che la Corte deve “rispettare le scelte degli
Stati nei delicati campi”, dell’educazione e
della religione, limitandosi “ad assicurarsi
che queste scelte non comportino una
forma di indottrinamento”. Che peraltro il
caso in specie non può configurare, essendo
assolutamente garantito il diritto dei
genitori nella specifica situazione italiana.
Si tratta di una sentenza che mette
ordine in un quadro, quello dei diritti
e delle identità, fondamentale per gli
sviluppi dell’Europa, in cui sembrava
acquisita una deriva in fin dei conti
nichilistica. Questa non è per nulla
inevitabile, come ha dimostrato peraltro il
costituirsi in questo giudizio di un’ampia
e qualificata serie di Stati (tra cui il più
grande tra quelli aderenti al Consiglio, la
Federazione Russa) e di organizzazioni
non governative. Al di là dell’estremo
esaurirsi di una idea nichilista di diritti,
che finisce col creare vuoto, un vuoto ove
inevitabilmente è destinata ad emergere
la legge del più forte, il punto è proprio
ripartire dalla persona, dalla concretezza
della vita e delle situazioni, in cui sono
necessari punti di riferimento. Il crocifisso,
con la sua silenziosa, discreta, ma sincera
presenza negli spazi pubblici oggi esprime
proprio quella “sana laicità” di cui c’è in
Europa grande bisogno, per far crescere,
e fruttificare, la democrazia. I consensi,
larghi, trasversali e per diversi aspetti
imprevisti, che Benedetto XVI, ha ricevuto
sviluppando questo tema, da ultimo
nel grande e impegnativo discorso nella
Westmister Hall, dimostrano che può essere
una strada importante da condividere,
senza barriere.
SIR
La sentenza definitiva della Corte europea di Strasburgo.
O
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C
CRO
Perché può rimanere...
“S
e è vero che il crocifisso
è prima di tutto un
simbolo religioso, non
sussistono tuttavia nella
fattispecie elementi attestanti l’eventuale
influenza che l’esposizione di un simbolo
di questa natura sulle mura delle aule
scolastiche potrebbe avere sugli alunni”.
È questa la conclusione cui è giunta
il 18 marzo la Grande Chambre della
Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo
con la sentenza sul caso Lautsi-Italia
riguardante l’esposizione del crocifisso
nelle aule scolastiche. Il simbolo della
fede cristiana può dunque rimanere
nelle aule scolastiche senza temere
per la libertà di educazione e il diritto
all’istruzione dei ragazzi e dei giovani,
così come garantito dalla Convenzione
europea dei diritti dell’uomo. “Nella
sentenza definitiva della Grande
Chambre, pronunciata nel caso Lautsi
e altri contro Italia – si legge in una nota
ufficiale -, la Corte europea dei diritti
dell’uomo ha concluso a maggioranza
(quindici voti contro due)” per la “non
violazione dell’articolo 2 del Protocollo n°
1 (diritto all’istruzione) alla Convenzione
europea dei diritti dell’uomo”. Il caso,
ricorda la stessa Corte, “riguardava la
presenza del crocifisso nelle aule delle
scuole pubbliche in Italia, incompatibile,
secondo i ricorrenti, con l’obbligo dello
Stato di rispettare, nell’esercizio delle
proprie funzioni in materia di educazione
e insegnamento, il diritto dei genitori di
garantire ai propri figli un’educazione
e un insegnamento conformi alle loro
convinzioni religiose e filosofiche”.
La Grande Chambre, correggendo la
precedente sentenza del novembre 2009
di una delle Camere della Corte, afferma:
“Pur essendo comprensibile che la
ricorrente possa vedere nell’esposizione
Soddisfazione da parte
della Santa Sede
Ha detto padre Lombardi: “Si tratta di una
sentenza assai impegnativa e che fa storia”.
P
ubblichiamo il testo integrale della
dichiarazione del direttore della
Sala Stampa della Santa Sede, p.
Federico Lombardi, sulla sentenza del 18
marzo 2011 della Grande Chambre della
Corte Europea dei diritti dell’uomo.
“La sentenza della Corte Europea dei diritti
dell’uomo sull’esposizione obbligatoria del
crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche
italiane è accolta con soddisfazione da
parte della Santa Sede.
del crocifisso nelle aule delle scuole
pubbliche frequentate dai suoi figli una
mancanza di rispetto da parte dello
Stato del suo diritto di garantire loro
un’educazione e un insegnamento
conformi alle sue convinzioni filosofiche,
la sua percezione personale non è
sufficiente a integrare une violazione
dell’articolo 2 del Protocollo n° 1”. Tale
sentenza, che è definitiva, è stata subito
trasmessa – come hanno spiegato i 17
giudici, presieduti dal francese JeanPaul Costa -, al Comitato dei ministri
del Consiglio d’Europa, massimo
organismo politico dell’istituzione, per
controllarne l’esecuzione. Analizzando la
sentenza emersa dalla Grande Chambre
della Corte di Strasburgo, emergono
anche argomenti che probabilmente
solleveranno dibattito a livello culturale,
politico e giurisprudenziale sia in
Italia che in Europa. La Corte infatti
afferma: “Il Governo italiano sosteneva
che la presenza del crocifisso nelle
aule delle scuole pubbliche rispecchia
ancora oggi un’importante tradizione
da perpetuare. Aggiungeva poi che,
oltre ad avere un significato religioso,
il crocifisso simboleggia i principi e
i valori che fondano la democrazia e
la civilizzazione occidentale, e ciò ne
giustificherebbe la presenza nelle aule
scolastiche”. Dalla Corte giungono a
tale riguardo due riflessioni: “Quanto al
primo punto, la Corte sottolinea che, se
da una parte la decisione di perpetuare
o meno una tradizione dipende dal
margine di discrezionalità degli Stati
convenuti, l’evocare tale tradizione
non li esonera tuttavia dall’obbligo di
rispettare i diritti e le libertà consacrati
dalla Convenzione e dai suoi Protocolli”.
In relazione al secondo punto, “rilevando
che il Consiglio di Stato e la Corte
Si tratta infatti di una sentenza assai
impegnativa e che fa storia, come
dimostra il risultato a cui è pervenuta
la Grande Chambre al termine di un
esame approfondito della questione. La
Grande Chambre ha infatti capovolto
sotto tutti i profili una sentenza di primo
grado, adottata all’unanimità da una
Camera della Corte, che aveva suscitato
non solo il ricorso dello Stato italiano
convenuto, ma anche l’appoggio ad esso
di numerosi altri Stati europei, in misura
finora mai avvenuta, e l’adesione di non
poche organizzazioni non governative,
espressione di un vasto sentire delle
popolazioni.
Si riconosce dunque, ad un livello giuridico
autorevolissimo ed internazionale,
che la cultura dei diritti dell’uomo non
deve essere posta in contraddizione
con i fondamenti religiosi della civiltà
europea, a cui il cristianesimo ha dato un
contributo essenziale. Si riconosce inoltre
che, secondo il principio di sussidiarietà,
è doveroso garantire ad ogni Paese un
margine di apprezzamento quanto al
di Cassazione” italiani “hanno delle
posizioni divergenti sul significato del
crocifisso e che la Corte costituzionale
non si è pronunciata sulla questione, la
Corte considera che non è suo compito
prendere posizione in un dibattito tra
giurisdizioni interne”. La sentenza
sul crocifisso emessa dalla Grande
Camera della Corte dei diritti dell’uomo
constata che “nel rendere obbligatoria la
presenza del crocifisso nelle aule delle
scuole pubbliche, la normativa italiana
attribuisce alla religione maggioritaria
del paese una visibilità preponderante
nell’ambiente scolastico. La Corte ritiene
tuttavia che ciò non basta a integrare
un’opera d’indottrinamento da parte
dello Stato”. La Corte sottolinea ancora
che “un crocifisso apposto su un muro
è un simbolo essenzialmente passivo, la
cui influenza sugli alunni non può essere
paragonata a un discorso didattico o
alla partecipazione ad attività religiose”.
Inoltre per i giudici “gli effetti della grande
visibilità che la presenza del crocifisso
attribuisce al cristianesimo nell’ambiente
scolastico debbono essere ridimensionati”
in quanto: “tale presenza non è associata
a un insegnamento obbligatorio del
cristianesimo; secondo il Governo lo
spazio scolastico è aperto ad altre religioni
(il fatto di portare simboli e di indossare
tenute a connotazione religiosa non è
proibito agli alunni, le pratiche relative alle
religioni non maggioritarie sono prese in
considerazione, è possibile organizzare
l’insegnamento religioso facoltativo per
tutte le religioni riconosciute, la fine
del Ramadan è spesso festeggiata nelle
scuole…); non sussistono elementi tali da
indicare che le autorità siano intolleranti
rispetto ad alunni appartenenti ad altre
religioni”.
GIANNI BORSA
valore dei simboli religiosi nella propria
storia culturale e identità nazionale e
quanto al luogo della loro esposizione
(come è stato del resto ribadito in
questi giorni anche da sentenze di Corti
supreme di alcuni Paesi europei). In caso
contrario, in nome della libertà religiosa
si tenderebbe paradossalmente invece a
limitare o persino a negare questa libertà,
finendo per escluderne dallo spazio
pubblico ogni espressione. E così facendo
si violerebbe la libertà stessa, oscurando
le specifiche e legittime identità. La Corte
dice quindi che l’esposizione del crocifisso
non è indottrinamento, ma espressione
dell’identità culturale e religiosa dei Paesi
di tradizione cristiana. La nuova sentenza
della Grande Chambre è benvenuta anche
perché contribuisce efficacemente a
ristabilire la fiducia nella Corte Europea
dei diritti dell’uomo da parte di una gran
parte degli europei, convinti e consapevoli
del ruolo determinante dei valori cristiani
nella loro propria storia, ma anche nella
costruzione unitaria europea e nella sua
cultura di diritto e di libertà”.
Cultura
Un volume curato da
Lucetta Scaraffia e
pubblicato in questi
giorni dall’editore Lindau
di Torino, affronta in modo
nuovo il contributo dei
cattolici al Risorgimento.
I
Spiegazione facile dell’Antico
Testamento (San Paolo)
Una prima introduzione chiara, affidabile e
fresca, all’Antico Testamento. Il volume del
gesuita belga ne illustra la formazione, la
storia, i contenuti. Il tono è a tratti poetico,
con una punta di ironia (euro 13,00).
civile era quella di formare
una coscienza ai propri
cittadini. Si pensi per esempio
all’esperienza riformatrice
della marchesa di Barolo e
la storia del primo carcere
femminile italiano, che a
tutti gli effetti servì a modello
nell’organizzare gli istituti di pena
femminile che da allora furono via via
fondati in tutta la penisola, prima e
all’indomani dell’unificazione. Tra i
protagonisti principali del Risorgimento,
poi Consigliere di Stato e Senatore del
neonato Regno d’Italia, Beltrami Scalia
fu uno dei maggiori esperti europei
in materia penitenziaria, e dal 1876
Direttore generale delle carceri italiane.
Il suo appello perché fosse ricordata
l’incisiva e multiforme attività caritativa
della marchesa Giulia Colbert Falletti di
Barolo – grazie alla quale negli anni ’20
dell’800 il Regno di Sardegna potrà tra
l’altro dotarsi per primo di un carcere
adibito esclusivamente alla custodia delle
donne – restò per molti anni inascoltato,
significativamente. I religiosi si sono
rivelati insomma preziosi collaboratori
di chi voleva «fare gli italiani» dopo che
l’Unità della Penisola era stata raggiunta.
Parafrasando il detto di Metternich
sull’effetto de Le mie prigioni di Silvio
Pellico, che avrebbe danneggiato
■ Fr. MichaelDavide
Un invito alla
“lectio divina” (EDB)
LA TOMBA DELLA SERVA
DI DIO GIULIA COLBERT
FALLETTI DI BAROLO
(RITRATTA NEL RIQUADRO)
l’Austria più di una battaglia persa, si può
affermare che quel libro avrebbe favorito
gli italiani più di una battaglia vinta. La
presenza nella letteratura italiana di un
testo come quello di Le mie prigioni, tra
i più famosi della letteratura carceraria
mondiale, è l’occasione per ricordare non
solo che il suo autore è un piemontese e
un italiano, ma che è anche un cattolico.
In via Barbaroux 20, una tra le più anguste
stradine del centro storico torinese,
all’angolo con via San Francesco d’Assisi,
sta la casa dove Silvio Pellico ha scritto il
libro tra i più influenti nella formazione
degli italiani. Verità che gli viene
riconosciuta nel testo della lapide posta
tra le due finestre dell’appartamento:
«In questa casa Silvio Pellico reduce
dallo Spielberg nel 1832 lanciò Le
mie prigioni pio volumetto vibrante
d’italianità subalpina arma formidabile
ad affrontare i destini della patria Nella
prima ricorrenza del memorabile evento
il Comune Giugno 1932». D’altra parte,
se pure si vuole tentare un bilancio
del conflitto che ha a lungo opposto
Stato e Chiesa, attraverso questi saggi
si può concludere che, nonostante
indubbie violenze e prevaricazioni nei
confronti dei cattolici, la Chiesa non è
stata indebolita da tale battaglia, ma
ne è uscita più forte, purificata e anche
fortemente modernizzata.
I racconti della Passione. Secondo Matteo e secondo Giovanni.
Le “sequenze” della
Passione di Gesù
P
adre Innocenzo Gargano, monaco
camaldolese, affronta i capitoli 26
e 27 del Vangelo secondo Matteo,
che tramandano il racconto della
passione, quello che verrà proclamato
nel Passio della prossima Domenica
delle Palme. Descrivendo i fenomeni
straordinari che accompagnano la morte
di Gesù, l’evangelista vuole comunicare
al lettore che ci si trova di fronte a
un nuovo inizio. Allusioni verbali e
immagini presenti nel testo obbligano
7
Novità in libreria
■ Jean-Louis Ska
I cattolici
che hanno
fatto l’unità
dell’Italia
saggi raccolti nel volume I
cattolici che hanno fatto l’Italia
(Lindau, pagine 256, euro
23,00) firmati da Andrea Pennini,
Franco M. Azzalli, Oddone Camerana,
Simona Trombetta, Grazia Loparco e
Lucetta Scaraffia (curatrice del libro)
compongono un’opera originale e
completa che finalmente affronta il
tema dei cattolici e il Risorgimento da
un punto di vista nuovo, che va oltre i
conflitti istituzionali, per guardare alla
collaborazione che molte congregazioni
di vita attiva – soprattutto quelle di
origine piemontese come i salesiani
e le figlie di Maria Ausiliatrice, o le
suore carcerarie della marchesa di
Barolo – hanno realizzato con i governi
che si sono susseguiti al potere nei
primi decenni dell’Italia unita. Queste
iniziative hanno avuto il merito di
anticipare, nella maggior parte dei casi,
la conquista dei diritti fondamentali
della donna e dell’uomo in un periodo
in cui la preoccupazione della società
Sabato, 26 marzo 2011
a leggere il racconto in due direzioni:
quella della teofania e quella della
nuova creazione. Dio si rende presente
in modo visibile, il creato assume un
significato nuovo. Il volume di padre
Gargano propone non un’esegesi, ma
una lectio divina: un cammino che
comporta una particolarissima apertura
del cuore e della mente. INNOCENZO
GARGANO, Lectio divina sui Vangeli
della Passione. 4. La Passione secondo
Matteo, EDB, pagine 154, euro 13,50.
Come ogni anno, invece, il Venerdì
Santo verrà proclamato il Vangelo della
Passione secondo Giovanni. L’editore
EDB propone un particolare modo di
affrontare il racconto giovanneo, quello
del gesuita polacco Jacek Oniszczuk,
il cui approccio esegetico, servendosi
della cosiddetta “analisi retorica”, mette
in luce l’architettura del testo biblico ai
diversi livelli della sua organizzazione.
La composizione apre la porta al senso e
conduce il lettore a scoprire la ricchezza
del racconto, non solo a livello di singole
parole e frasi, ma anche nelle grandi
sezioni dell’intero edificio letterario.
Il volume è strutturato secondo la
composizione del racconto e guida il
lettore attraverso le tre grandi sequenze
della passione di Gesù: l’arresto,
il processo e l’esecuzione. Jacek
Oniszczuk, La Passione del Signore
secondo Giovanni (Gv 18-19), EDB,
pagine 256, euro 21,00.
Un volumetto dello storico Giorgio Jossa
ci aiuta ad entrare nei retroscena della
morte di Gesù. Sappiamo tutti che egli è
morto per la salvezza di tutta l’umanità,
ma concretamente i fatti avvennero in
certo modo e diversi gruppi o persone
li “spinsero”, chi più chi meno, nel loro
accadere. Chi fece la mossa decisiva?
Forse gli scribi e i farisei, come indicano
sostanzialmente i vangeli canonici?
Oppure i sommi sacerdoti – sadducei –,
come sostiene quasi sempre la ricerca
attuale? O, infine, i romani? GIORGIO
JOSSA, Chi ha voluto la morte di Gesù?
Il Maestro di Galilea e i suoi avversari,
San Paolo, pagine 80, euro 8,00.
«Questo volumetto è un
vero invito alla lectio
divina; mentre ne spiega
l’importanza, ne suscita
il desiderio; mentre ne
indica il metodo, ne fa
pregustare il frutto,
senza nascondere che il
tempo del raccolto deve
essere preceduto da quello della faticosa
semina e della paziente attesa». Così
scrive Madre Canopi nella prefazione al
volumetto del monaco benedettino fratel
MichaelDavide. Egli ripercorre i quattro
gradini della lectio divina, seguendo la
famosa “piccola scala” proposta nel XII
secolo da Guigo il certosino, ancor oggi
valida guida (euro 8,50).
■ Lilia Bonomi
Storie bibliche d’amore e
di passione (Ancora)
Le storie d’amore nella
Bibbia raccontate sotto
forma di midrash. Con il
suo stile narrativo,
moderno, a tratti ironico
e femminile, l’autrice
propone tutte le
sfumature dell’amore
umano nei più noti
racconti d’amore della Bibbia: l’amore
sincero di Salomone e la Regina di Saba o
di Tobia e Sara; l’amore colpevole di
Adamo ed Eva o di Davide e Betsabea;
l’amore fecondo di Abramo e Sara; l’amore
tradito di Sansone e Dalila, di Oloferne e
Giuditta; l’amore rinato di Booz e Rut, di
Assuero e Ester (euro 13,00).
■ Emilio Gandolfo
Lettera e Spirito (EDB)
A più di dieci anni dalla
scomparsa dell’autore,
EDB rende nuovamente
disponibile la sua opera
più importante,
pubblicata nel 1972 e
ancora oggi di
straordinaria attualità.
La Bibbia è un libro
difficile, ma non a uso esclusivo di
specialisti e studiosi. Per questo è
possibile cercare nel testo biblico la
risposta alle domande che la vita pone,
lasciandosi interpellare da essa per entrare
nei disegni di Dio (euro 29,50).
■ Fricker - Siffer
La fonte Q, il “vangelo”
ritrovato di Gesù (San Paolo)
Da alcuni decenni, la
teoria detta delle «due
fonti» è la più seguita tra
gli specialisti per illustrare
la nascita dei vangeli
sinottici. I redattori dei
vangeli di Matteo e di
Luca avrebbero attinto a
due fonti: il vangelo di
Marco e una fonte chiamata «fonte Q». Ecco
uno studio serio e rigoroso sulla fonte Q:
una finestra aperta sulle tradizioni cristiane
più antiche (euro 23,00).
a cura di Agostino Clerici
8
Mondo
Sabato, 26 marzo 2011
Giappone
Mentre si intensificano gli interventi sulle centrali
nucleari continua l’emergenza degli sfollati
23 mila tra morti e dispersi
A
due settimane dalla tragedia che ha colpito il Giappone continuano nel Paese
nipponico gli sforzi per raffreddare i reattori della centrale nucleare di Fukushima. Ad
oggi, però, mentre gli interventi sono ancora
in corso si sa poco su quali potranno essere le
conseguenze dell’incidente. Secondo il ministro nipponico dell’Industria Barni Kaieda la
situazione rimane ancora “estremamente difficile”. E a sottolinearlo sono i dati diffusi oggi
dalla Tepco, la società che gestisce l’impianto di Fukushima, sui livelli di radioattività nel
mare vicino alla centrale, che sono superiori
al consentito di 126,7 volte per lo iodio radioattivo e di 24,8 volte per il cesio. Un dato che
preoccupa per la pesca dopo che la scorsa
settimana nelle quattro prefetture vicine alla
centrale è stata vietata la distribuzione di latte, oltre che di spinaci e kakina, una verdura
locale dalle lunghe foglie. Solo con il passare
del tempo gli studiosi potranno chiarire qual è stata la reale portate della
contaminazione.
Ad apparire, invece, più chiare sono i
danni e le conseguenze che il sisma e il
conseguente tsunami hanno provocato sul Paese, in particolare sulle regioni del nord-est. Una realtà drammatica
che, fin dai primi giorni, è stata messa
in secondo piano – soprattutto dai media occidentali – di fronte alla minaccia
del pericolo nucleare da una parte e alla
crisi libica dall’altra. L’ultimo bilancio,
reso pubblico dalle autorità nipponiche, parla di oltre 22 mila fra morti accertati e dispersi denunciati: il numero dei morti è arrivato a 9.099, mentre
i dispersi sono 13.786. Gli sfollati sono,
invece, circa 430 mila ospiti di 2 mila e
500 centri di accoglienza del Giappone.
Il terremoto sta avendo pesanti ricadute
anche sull’economia del Paese, la terza economia del mondo. Alcune delle
principali imprese del Paese – dove la
fornitura di corrente elettrica è ancora
razionata – hanno deciso di sospendere
la produzione. Emblematico è l’esempio della Sony, gigante dell’elettronica,
che ha bloccato la produzione in cinque
stabilimenti giapponesi fino alla fine di
marzo a causa dei problemi di approvvigionamento. Una crisi che rischia di
aggravare una situazione dei mercati
internazioni - in particolare per quanto
riguarda il petrolio - già di per sé difficile. Come ha sottolineato il governatore
della Banca d’Italia, Mario Draghi, che
ha invitato alla “cooperazione internazionale” per mettere un freno alle conseguuenze della crisi.
Costa d’Avorio,
il paese dei
due presidenti
sull’orlo della
guerra civile
Per capire la situazione pubblichiamo
la lettera inviataci da padre Lorenzo
Snider, missionario chiavennasco da anni
in servizio nel Paese africano.
L
a Costa d’Avorio è ormai sull’orlo di
una nuova guerra civile. I tentativi
della diplomazia internazionale di
trovare una soluzione politica alla crisi
sembrano definitivamente tramontati mentre
nella capitale economica Abidjan continuano
gli scontri che si stanno progressivamente
estendendo ad altre aree del Paese, facendo
crescere la preoccupazione per lo scoppio di
una nuova guerra civile, dopo quella scoppiata
tra il 2002 e il 2004. Per cercare di capire
qual è la reale situazione del Paese abbiamo
chiesto un commento a padre Lorenzo Snider,
missionario della Società Missioni African,
nativo di Chiavenna.
“Dopo quasi dodici anni di crisi, dal colpo
di stato del 1999 alle elezioni di novembre in
Costa d’Avorio non si è fatto altro che parlare
di pace e preparare la guerra. Marce della
pace, fuochi della pace, strade tappezzate di
manifesti che invocavano e invitavano alla
pace, accordi di pace e di disarmo, governi
di unità nazionale… ecco tutte le fandonie
e i gesti ipocriti che preparavano invece il
riarmo effettivo dei due blocchi usciti dal
tentativo di colpo di stato del 2002 che ha
portato alla divisione della patria del cacao.
Alla vigilia delle elezioni nessuno era in
realtà pronto a perdere, né il presidente
uscente Gbagbo, riconosciuto dalla corte
costituzionale e appoggiato dalle forze armate,
né il suo rivale Ouattara, riconosciuto dalla
comunità internazionale e appoggiato dalle
“forces nouvelles” (ex ribelli). Ogni fazione
si preparava a mantenere o conquistare
il potere con la forza e tutto questo in un
paese sempre più corrotto e degradato nelle
funzioni pubbliche fondamentali (difesa,
amministrazione, scuola, sanità).
Noi siamo in una parrocchia di campagna,
nella regione di San Pedro, sottoprefettura di
Doba, nel sud-ovest. Attualmente gli scontri
sono localizzati nella capitale economica
Abidjan e in alcune località ad ovest del
i due contendenti: (da sinistra) il
presidente Gbagbo e Ouattara
PADRE SNIDER
La crisi politica
iniziata con le elezioni
presidenziali di
novembre sembra non
avere fine e, insieme
agli scontri, cresce
la preoccupazione
per l’emergenza
umanitaria in corso.
A farne le spese
è la popolazione
più povera, colpita
dal blocco delle
esportazioni di
cacao, di cui la Costa
D’Avorio è il principale
produttore al mondo,
e dalla crescita dei
prezzi del riso e degli
altri generi alimentari.
di P. LORENZO SNIDER
paese. La fazione di Gbagbo
sta arruolando giovani
e distribuendo le armi ai
suoi sostenitori, oltre che
fare ricorso a delle milizie
mercenarie straniere, secondo
i nostri confratelli che sono
ad Abidjan. Dall’altra parte
la pressione della comunità
internazionale, che vorrebbe
portare al collasso finanziario
l’amministrazione uscente, si
fa sentire sui più poveri.
Il blocco delle esportazioni di
cacao, di cui la Costa d’Avorio
è il primo produttore al
mondo, sta conducendo alla fame migliaia
di persone. La regione di San Pedro è la
prima produttrice di cacao, e San Pedro è il
secondo porto dopo Abidjan ed il primo per
l’esportazione di Cacao. Qui gli immigrati,
soprattutto del Burkina Faso costituiscono
la maggioranza della popolazione. I pochi
risparmi dei nostri coltivatori stanno
rapidamente finendo, le banche sono chiuse
da quasi due mesi, i prezzi del riso sono
aumentati e se qui in campagna si può
trovare da mangiare, in città si comincia a
patire la fame. Il blocco delle importazioni
di medicine decretato dall’Unione Europea
poi sta mietendo più vittime che i fucili. Se
continua così tra qualche tempo lo stock di
antiretrovirali sarà esaurito, condannando a
morte centinaia di migliaia di sieropositivi.
A San Pedro la situazione medico-sanitaria
si sta deteriorando e gli ospedali, con la
carenza di medicine stanno macabramente
diventando una condotta forzata verso
l’obitorio. Sembra che la sete di potere
giustifichi tutto e che la vita umana non sia
più sacra . Noi continuiamo a predicare la
buona notizia ai poveri e la liberazione di
quanti sono in cattività e piangiamo per
quanti non hanno accolto il messaggio di
pace, sperando che questa follia finisca presto”.
✎ In Pillole
La crisi in Costa d’Avorio - l’ultima in ordine di
tempo - nasce con le elezioni presidenziali del
novembre scorso. A contendersi il potere sono il
candidato dell’opposizione Alassane Ouattara,
già vicepresidente del Fondo Monetario
Internazionale, riconosciuto vincitore dalle
Nazioni Unite, dall’Unione Africana e dalle
principali concellerie occidentali. Non dalla
Corte costituzionale, però, che assegna la
vittoria al presidente in carica Laurent Gbagbo,
al potere dal 2002, sostenuto dall’esercito.
Due politici dunque, entrambi convinti di
essere i legittimi presidenti. La crisi politica si
è ben presto trasformata in un confronto tra
opposte fazioni: le stesse che si sono affrontate
durante la guerra civile (2002 al 2004). Allora
a combattersi erano le forze del presidente
Gbagbo, sostenuto in particolare dal sud del
Paese, e quelle di Ouattara, che invece aveva
le sue roccaforti nel nord - più povero ed
emarginato rispetto al sud - dove aveva le sue
roccaforti la formazione ribelle delle “Forze
Nuove”. Due schieramenti che sono andati
ricompattandosi nelle scorse settimane tanto
da far temere per lo scoppio di una nuova
guerra. Sullo sfondo c’è senza dubbio una lotta
per la spartizione del potere in un Paese la cui
economia ruota attorno alle esportazioni di
cacao di cui la Costa d’Avorio è il principale
esportatore al mondo. La scorsa settimana
Ouattara ha chiesto ai Caschi Blu, già presenti
nel Paese, di intervenire energicamente per
mettere fine alle violenze che hanno provocato,
da novembre 440 morti e quasi 100 mila
rifugiati. Una crisi di cui paga le conseguenze
sopratutto la popolazione più povera. Intanto
- come ha sottolineato il Fondo Monetario
Internazionale - la crisi con il blocco delle
esportazioni di cacao sta avendo ricadute non
solo sull’economia del Paese ma su tutta l’area
del golfo.
M.L.
Libertà religiosa
La giornata di preghiera per i missionari uccisi nel mondo
Sabato, 26 marzo 2011
Biografie in breve
Il continente più martoriato resta
il Sud America. A seguire l’Asia e
l’Africa. Vi proprioniamo alcune brevi
note biografiche per ricordare le
figure di questi martiri di oggi.
I
R
I
T
R
A
M
■ R.D del Congo
Don Christian Bakulene
Nato in Congo nel 1968, ordinato
sacerdote nel 1998, era parroco di
Saint Jean Baptiste de Kanyabayonga,
nell’est della Repubblica Democratica
del Congo. E’ stato assassinato in
data 8 novembre 2010: il sacerdote
stava tornando nella sua parrocchia,
quando due uomini armati in uniforme
militare lo hanno bloccato e, dopo
essersi accertati della sua identità, lo
hanno ucciso con diversi colpi d’arma
da fuoco. L’omicidio del sacerdote
ha scatenato una viva reazione nella
popolazione, che ha richiesto il ritiro
dell’esercito dalla zona.
“Se il chicco di
grano non muore
non porta frutto”
Q
Il 24 marzo, anniversario
dell’uccisione di mons. Oscar
Romero, la Chiesa ricorda
i “martiri per la fede”.
uando vado a Gerusalemme e visito il museo dell’Olocausto,
rimango sempre impressionato dal giardino dei “giusti fra le
nazioni”, nel quale ad ogni alberto corrisponde il nome di chi
ha rischiato la vita per salvare gli ebrei dalla deportazione e dalla
morte. E mi consola vedere che ci sono anche i nomi di vari cristiani
e persino qualcuno che ho avuto l’onore di conoscere.
Li chiamano “giusti” ed è giusto! Non sono
però gli unici “giusti”. Ce ne sono tanti anche Sono queste le parole con cui padre Gabriealtrove. Noi li chiamiamo “martiri”. Non so- le Ferrari, missionario saveriano, ricorda la
lo chi ha salvato un ebreo, ma anche coloro giornata di preghiera per i missioanri marche, per la giustizia e in difesa dei poveri, tiri che la Chiesa celebra il 24 marzo di ogni
hanno perso tutto e persino la vita fino... anno. Una ricorrenza per cui sono state ora quelle persone oneste che, trovata una ganizzate veglie in diverse zone della nogrossa somma di denaro smarrito, l’han- stra diocesi. In questa pagina proviamo a
no conseganta alla polizia senza pretende- darvi notizia di alcuni di questi “martiri”. Lo
re nulla in cambio. Ricordando i “martiri” facciamo partendo da un documento tane i “giusti” del nostro tempo, è giusto che ci to freddo (è sempre così quando si parla di
ricordiamo di chi ha messo a repentaglio o numeri) quanto importante, perché da un
ha addirittura perso la propria vita per la senso di una presenza viva della testimopropria fede religiosa e per le proprie con- nianza cristiana nel mondo. Testimoni che,
vinzioni, per una questione di lealtà verso troppo spesso, vengono ricordati e celebrati
se stessi, senza calcolare i rischi e i pericoli solo dopo la morte. Ecco allora nell’articolo
in cui incorreva. Gli onesti, gli oppositori in basso i nomi di questi 23 “martiri” di oggi
alle varie dittature, i costruttori di pace, i e, accanto, alcune cenni biografici della loro
riformatori sociali, i testimoni del vangelo, vita. E’ impensabile racchiudere in poche
in una parola, i giusti di una giustizia più righe il senso di un’esistenza e non abbiagrande di quella degli scribi..., non devo- mo la pretesa di farlo. Vogliamo solo che
no passare di moda. Il nostro tempo ne ha questi nomi restino come monito e ci porgande bisogno.
tino a pensare, anche solo per poche ore,
alla drammaticità e allo stesso tempo alla
grandezza di quanti - e sono tanti - hanno
ancora il coraggio di essere fedeli a Cristo
fino alla fine. Sarebbe, però, riduttivo pensare solo a questi 23 “giusti” dimenticando
non solo i tanti “martiri” dimenticati dalle
statistiche, a partire dai tanti cristiani vittime di persecuzioni nel mondo, ma anche
quanti - pur non arrivando al dare la vita
in maniera cruenta - la consumano letteralmente giorno per giorno al servizio al
vangelo. Uomini e donne, sacerdoti e laici,
chiamati a vivere in situazioni di difficoltà e privazioni, che scelgono di continuare
a camminare con la “loro” gente. Il ricordo - in questi giorni travagliati - non può
allora non andare, insieme ovviamente ai
civili inermi, anche ai missionari presenti
in Libia, in Costa D’Avorio o in Giappone,
teatri di nuove tragedie. Nella speranza di
non trovarli il prossimo anno a riempire le
pagine del freddo e scarno elenco di “giusti”.
● L’elenco comprende gli
● Tanti volti continuano
operatorio pastorali morti
però a sfuggire agli
nello svolgere il ministero
elenchi ufficiali
● Questi nuovi martiri
sono stati ricordati in
diocesi il 24 marzo
23 missionari uccisi nel 2010,
la maggioranza in America
“S
e mi capitasse un giorno di essere
vittima del terrorismo vorrei che
la mia comunità, la mia Chiesa,
la mia famiglia si ricordassero che la mia
vita era donata a Dio ed a questo Paese.
Che sapessero associare questa morte a
tante altre ugualmente violente, lasciate
nell’indifferenza e nell’anonimato. La
mia vita non ha valore più di un’altra.
Non ne ha neanche meno. Di questa
vita perduta, io rendo grazie a Dio che
sembra averla voluta tutta intera per
questa gioia, attraverso e nonostante
tutto. E anche a te, amico dell’ultimo
minuto, che non avrai saputo quello che
facevi. Si, anche a te voglio dire questo
grazie e questo “ad-Dio”, nel cui volto ti
contemplo. E che ci sia dato di ritrovarci,
ladroni beati, in Paradiso, se piace a
Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen!
Inch’Allah (dal testamento di P. Christian,
ucciso a Tibhirine il 1 gennaio 1994)”.
24 marzo 2011: sosta lungo il cammino
di Quaresima per ricordare tutti gli
operatori pastorali, non solo i missionari
ad gentes, che hanno perso la vita in
modo violento nell’anno passato. La
Chiesa ci propone di farne memoria
perché la loro vita possa convertire il
nostro cuore e la loro storia si sveli a
noi come una storia di salvezza. Nel
2010 sono stati uccisi 23 operatori
pastorali: 1 vescovo, 15 sacerdoti, 1
religioso, 1 religiosa, 2 seminaristi e 3
laici. L’America Latina, appare come
la terra più insanguinata, contando
15 martiri. In Brasile hanno perso la
vita don Dejair Gonçalves de Almeida,
sacerdote trentaduenne e l’ex seminarista
Epaminondas Marques da Silva, nel
corso di un’aggressione a scopo di rapina
il 16 marzo 2010. Don Rubens Almeida
Gonçalves, noto per il suo impegno tra
i poveri, è stato assassinato il 21 maggio
nella diocesi brasiliana di Porto National.
In Brasile sono stati assassinati anche il
seminarista Mario Dayvit Pinheiro Reis
e don Bernardo Muniz Rabelo Amaral,
ordinato sacerdote il 5 settembre 2010.
Hanno trovato la morte in Messico don
José Luis Parra Puerto e don Carlos
Salvador Wotto; in Colombia don Roman
de Jesus Zapata, don Herminio Calero
Alumia ed il coadiutore salesiano Luis
Enrique Pineda; in Perù Fra Linan Ruiz
Morales ed il suo collaboratore Ananias
Aguila; in Venezuela don Esteban Robert
Wood; in Ecuador il missionario polacco
P. Miroslaw Karczewski ed, ad Haiti,
l’operatore della Caritas Julien Kenord.
Alto anche il prezzo pagato dall’Asia,
che ricorda 6 operatori pastorali uccisi:
il 3 giugno 2010 è stato assassinato
in Turchia Mons. Luigi Padovese; in
Iraq hanno perso la vita don Wasim
Sabieh e don Thaier Saad Abdal, nel
corso dell’attentato alla cattedrale siro
cattolica di Bagdad; in Cina don Joseph
Zhang Shulai e suor Maria Wei Yanhui
ed in India don Peter Bombacha. Un
sacerdote, don Christian Bakulene, ed
un seminarista gesuita, Nicolas Eklou
Komla, sono rimasti uccisi in Africa,
entrambi nella Repubblica Democratica
del Congo.
Le note biografiche, che accompagnano
i nomi di questi uomini e queste donne
sono scarne, ad indicare una vita offerta
nel silenzio e nell’umiltà del lavoro
quotidiano, per amore al mondo e
così a Cristo. Tanti volti sfuggono agli
elenchi ufficiali a partire dalle comunità
cattoliche segnate dalla violenza, fino ai
tanti testimoni di cui forse non si avrà
mai notizia: chicco di frumento che porta
frutto.
MANUELA CARUGATI
TURCHIA
Mons. Luigi Padovese
Nato a Milano il 31 marzo 1947, era
entrato nell’Ordine dei Frati Minori
Cappuccini nel 1964. Ordinato sacerdote
nel giugno del 1973, studioso di
patristica, aveva insegnato per diversi
anni presso la Pontificia Università
dell’Antonianum. L’11 agosto 2004
era stato nominato vicario apostolico
dell’Anatolia. E’ stato assassinato dal
suo autista, un ultranazionalista, nella
sua abitazione a Iskenderun il 3 giugno
2010. Vescovo in prima linea nella
testimonianza di una Chiesa viva, capace
di essere lievito anche nel mondo turco,
uomo del dialogo.
■ Iraq
Don Wasim Sabieh e
don Thaier Saad Abdal
I due sacerdoti sono rimasti uccisi il
31 ottobre 2010 durante il gravissimo
attentato compiuto nella cattedrale
siro cattolica di Bagdad, che ha
causato decine di morti e feriti tra
i fedeli riuniti per la Santa Messa
domenicale. Secondo il racconto dei
testimoni, P. Thaier avrebbe protetto
dalla mano dei terroristi una famiglia
con bambini, facendo scudo con
il proprio corpo. I due sacerdoti,
nemmeno trentenni, erano molto attivi
nell’apostolato biblico, nel dialogo
interreligioso e nelle attività caritative.
■ Haiti
Julien Kenord
27 anni, operatore della Caritas
svizzera, è stato ucciso a Port-auPrince, la capitale di Haiti, in seguito
ad un tentativo di rapina. La segretaria
generale di Caritas Internationalis,
Lesley Anne Knight, ha affermato
che era un collaboratore molto leale
e dedito al suo lavoro. Lavorava ad
Haiti da molto tempo e, subito dopo la
tragedia del terremoto del 12 gennaio
2010, aveva fornito assistenza alla
popolazione disastrata. Julien aveva
perso la sorella nel terremoto del 12
gennaio.
M.C.
9
In Missione
10 Sabato, 26 marzo 2011
Cameroun,
per portare
la novità
del Vangelo
in famiglia
Pubblichiamo la lettera inviata per la
Quaresima dai nostri missionari fidei donum
in Africa. Da loro arriva l’invito a vivere la fede
e la carità con un occhio aperto al mondo
L’equipe dei fidei donum in Cameroun: (da sinistra) Brunetta, Alda,
don Corrado, don Felice, don Angelo, Laura e don Alessandro
C
arissimi sorelle e fratelli tutti della
diocesi di Como, la Quaresima è un
tempo importante e impegnativo che
ancora una volta ci chiama a ben prepararci
alla celebrazione annuale della Pasqua del
Signore Gesù. Vogliamo sentirci tutti uniti
in questo cammino di Gioia attraverso una
preghiera più fedele e più profonda, in uno
stile di vita più sobrio e giusto, con una carità
concreta e quotidiana là dove il Buon Dio ci
chiama a vivere, ma sempre con un’apertura
universale al mondo intero. Ed è così che
arriva puntuale la proposta della “Quaresima
tempo di fraternità e di missione” in cui ci
inseriamo anche noi fidei donum di Como in
Cameroun. Da ormai parecchi anni si è creato
questo ponte con la chiesa sorella di MarouaMokolo e nel corso del tempo sono davvero
fiorite tante belle iniziative. Tutto in quello
stile di comunione dove siamo consapevoli
che l’aiuto non è unilaterale, ma anche noi
abbiamo molto da ricevere da questi nostri
fratelli e sorelle che il Signore ha posto sulla
nostra strada. Quest’anno il tema pastorale
su cui stiamo lavorando è: “Le nostre famiglie
luogo di dialogo e di pace”. Un discorso qui
abbastanza complesso, ma su cui le parrocchie
e le comunità della diocesi sono sollecitate a
riflettere. Le difficoltà sono tante a riguardo e il
discorso non è facile sia a livello culturale che
interreligioso: ad esempio la poligamia, il ruolo
della donna, il matrimonio nella religione
tradizionale e nella religione islamica, il
grande problema della dote! Comunque come
cristiani siamo chiamati a portare tra la nostra
gente tutta quella novità, a volte radicale, a cui
il Vangelo ci invita. Sicuramente è una sfida
non da poco ma si cominciano a intravedere
anche nelle nostre comunità semi belli e
promettenti in diverse famiglie. Ad esempio
nella parrocchia di Mogodè, durante la festa
del Battesimo di Gesù, abbiamo celebrato
per la prima volta il battesimo dei bambini di
sei famiglie che hanno dato prova di vivere
una vita cristiana, non solo in regola con “le
Iniziamo in
questo numero
de “Il Settimanale”
un cammino verso
la Pasqua guidati
dalle lettere dei
nostri missionari
sparsi per il mondo.
La prima tappa ci
porta nella diocesi di
Marua-Mokolo dove
i nostri fidei donum
ci parlano del loro
impegno pastorale e
sociale.
A partire dal piano
pastorale: “le nostre
famiglie luogo di
dialogo e di pace”
Catecumenato
Il cammino per
diventare cristiani
“per davvero”
Lungo è il cammino dei
catecumeni. Ci si avvicina
alla comunità cristiana
prima come osservatori
e poi si chiede di poter
intraprendere il percorso
di formazione per poter
ricevere il battesimo. Vengono battezzati da bambini solo i figli
di famiglie cristiane, altrimenti si aspetta di essere grandi e di
poter scegliere personalmente. Il percorso dura quattro anni, con
gli esami. Nella notte di Pasqua viene celebrato il rito. Difficile
però essere cristiani, difficile esserlo in una realtà impregnata
di cultura tradizionale. Una cultura che parla di stregoneria e di
magia. E difficile essere cristiani quando si occupa un posto di
potere, dall’infermiere al prefetto, e si è circondati da una realtà
fatta di corruzione e di sfruttamento dei propri poteri. Eppure,
nonostante tanti siano i segni di contraddizione tra le proprie
scelte e le proprie azioni, tanti, sempre di più ultimamente,
sono coloro che si avvicinano alle comunità e si presentano per
chiedere il battesimo proprio in nome dell’esempio delle famiglie
cristiane vicine. Famiglie che annunciano. (B.M).
indicazioni” della Chiesa,
ma anche di esempio
all’interno della comunità.
Certo che questo tema è
attuale anche nella nostra
società in Italia dove da
anni si parla di “famiglia in
crisi” e dove c’è sicuramente
bisogno di un supplemento
di coraggio e speranza.
Ci auguriamo che tutte
le famiglie cristiane delle
nostre parrocchie siano il
luogo privilegiato dove e da
dove scaturisce una fresca
testimonianza evangelica.
Sentiamoci quindi ancora più uniti nella
preghiera e nell’impegno.
Per il resto la nostra vita pastorale continua sui
quei binari fondamentali ormai consolidati
quali la formazione delle Comunità Ecclesiali
Viventi, la promozione umana, la ricerca
della giustizia e della legalità e un’attenzione
particolare alla vita dei nostri giovani. Il tutto
abbellito e reso più vero da ciò che l’Africa
dona in abbondanza: l’incontro quotidiano con
un’umanità ricca di semplicità, di gioia e di una
mentalità che spesso ti spiazza e sorprende.
Vi ringraziamo tutti di cuore per la vostra
generosità che sarà finalizzata ai vari progetti
proposti. Un’ulteriore occasione per sentirvi
vicini dalla diocesi di Como. Le strade
polverose dell’Estremo Nord del Cameroun
sono tanto diverse dalle comode strade
asfaltate del Nord dell’Italia, ma il cammino è
lo stesso: quello dell’amore e della gioia della
Pasqua del Signore Gesù. Che su tutte le strade
della Terra – e ci sentiamo in comunione con
la nuova missione in Perù e con tantissimi altri
missionari sparsi nel mondo – arrivi la Luce del
Risorto! Buon cammino di Quaresima e buona
Pasqua a tutti!
Alda, Brunetta, Laura, don Alessandro,
don Angelo, don Corrado e don Felice
✎ La riflessione
uando si parla di missione e di missione
Q
fidei donum in particolare si parla
anche di “scambio tra Chiese sorelle”.
Ma, chissà come, se pensiamo a una
missione in Africa, magari nel Nord del
Cameroun, dove la diocesi di Como è ormai
da tanti anni, pensiamo a quanto Noi, qui,
da casa nostra, possiamo fare per villaggi
poveri e gente affamata. Intendiamoci, i
nostri missionari fidei donum in Cameroun
si dedicano all’annuncio del Vangelo, alla
promozione umana, all’aiuto concreto
e immediato di persone che soffrono la
povertà, la malattia e la mancanza di
lavoro. Ma, soprattutto nella situazione
attuale delle nostre parrocchie, tanto
della vita in Cameroun può insegnarci.
Sì, perché, ad esempio, tante volte i
nostri missionari ci hanno parlato delle
Comunità Ecclesiali Viventi. Sempre
più risulta evidente il bisogno di un
coinvolgimento attivo e responsabile dei
laici nelle nostre parrocchie. Per necessità
oggettive in Cameroun, dove le parrocchie
sono molto estese e dove alcune comunità
sono isolate e distanti, i laici hanno un
ruolo fondamentale nella vita della loro
comunità. Organizzano i momenti di
preghiera e la catechesi, la formazione dei
catecumeni e la lettura dei Vangelo, si fanno
responsabili delle necessità delle famiglie o
dell’intera comunità promuovendo i lavori
per la costruzione delle strutture e dei pozzi,
selezionano le famiglie che parteciperanno
alle diverse sessioni di formazione proposte
dalla diocesi, tengono un contatto diretto
con il parroco che magari può visitare il
villaggio solo una volta al mese.
Sono così esempio per noi di una Chiesa
Viva, di una parrocchia vera, di tutti.
BENEDETTA MUSUMECI
“In carcere e siete
venuti a trovarmi”
T
ante volte le nostre cronache sono occupate da indagini e
reportage sulle condizioni delle carceri italiane. Progetti di
promozione umana, sovraffollamento, maltrattamenti…
in Italia come altrove i problemi legati alla detenzione non sono
pochi. Anche in Cameroun, a Mokolo, i nostri missionari fidei
donum sono impegnati nell’assistenza dei prigioni delle carceri
cittadine. La situazione lì è piuttosto
complessa. Troppi detenuti per
un carcere molto piccolo, alcuni
fondamentali. Collaborano
detenuti non hanno avuto neppure
con il comitato diocesano di
assistenza legale e quindi un giusto
Giustizia e Pace per garantire
processo, poco cibo, nessuna attività
ai prigionieri assistenza legale
di recupero proposta… i problemi
e per liberare quelli che sono
sono moltissimi. Non da ultimo
imprigionati senza un motivo
negli ultimi mesi si è scoperto che
valido (alcuni ad esempio
una buona fetta dei fondi destinati al
sono sospettati di stregoneria);
carcere è scomparsa probabilmente
propongono attività ricreative
nelle tasche del direttore o dei suoi
e di autofinanziamento
collaboratori. Difficile entrare in
(ne sono un esempio le
una realtà del genere. Eppure da
bomboniere e gli altri lavori
diversi anni i nostri missionari si
in paglia che pubblicizziamo
impegnano per garantire i diritti
da anni sul nostro sito www.
centromissionariocomo.it);
coinvolgono la comunità,
cosa fondamentale, per
garantire ai carcerati un pasto
più completo e condizioni
igieniche migliori; controllano
che la gestione sia rispettosa
della legge e dei diritti
fondamentali. Non è davvero
una realtà facile, ma ci vede
coinvolti tutti, non solo certo
con il sostegno economico che
daremo in questa Quaresima.
B.M.
Vita della Chiesa
Agenda
del Vescovo
Orizzonte
di pace
per Libia e
Nord Africa
A Como, al mattino, Consiglio
Episcopale; in serata, in Vescovado,
incontro con i catecumeni.
Da venerdì 25
a domenica 27 marzo
Visita pastorale alla Zona Bassa
Valtellina: parrocchie di Caspano,
Cevo, Roncaglia, Civo, Mello
Lunedì 28 marzo
Martedì 29 marzo
A Sondrio, alle ore 11.00, in Collegiata,
celebrazione della Santa Messa
per il precetto pasquale delle forze
dell’ordine.
Mercoledì 30 marzo
Al mattino, a Como, udienze e
colloqui personali; a Como, alle
ore 20.45, presso la chiesa di San
Giacomo, nell’ambito dell’iniziativa
culturale “Le primavere di Como”,
incontro a due voci con Luigino Bruni
su “Il benessere e le sue misure - Non
si vive di solo PIL”.
Giovedì 31 marzo
11
Le parole del Papa
nell’Angelus di domenica
esprimono timori ma
anche speranza per
la ricerca di risoluzioni
che tutelino soprattutto
le popolazioni inermi
Giovedì 24 marzo
Al mattino, a Como, udienze e
colloqui personali; a Como, alle ore
20.00, incontro conviviale e serata di
approfondimento con il “Lions Club”
sui temi dell’etica civile.
Sabato, 26 marzo 2011
L
a crisi libica nelle parole di Benedetto
XVI all’Angelus; preoccupanti notizie,
viva trepidazione e timori. Ricorda
di aver pregato, durante la settimana
degli esercizi spirituali, per la Libia. Ora
è con grande apprensione che segue gli
ultimi eventi: “Prego per coloro che sono
coinvolti nella drammatica situazione
di quel Paese e rivolgo un pressante
appello a quanti hanno responsabilità
politiche e militari, perché abbiano
a cuore, anzitutto, l’incolumità e la
sicurezza dei cittadini e garantiscano
l’accesso ai soccorsi umanitari”. La
preoccupazione del Papa è soprattutto
per la popolazione, per gli aiuti umanitari
che rischiano di non arrivare, in una
situazione così confusa e in presenza
di iniziative militari. L’appello è allora
per la popolazione alla quale desidera
assicurare la sua “commossa vicinanza”
mentre chiede a Dio “che un orizzonte
di pace e di concordia sorga al più
presto sulla Libia e sull’intera regione
nord africana”. Di più Benedetto XVI
non ha ritenuto di poter dire.
È la diplomazia che deve
ora svolgere il suo ruolo.
Già il Vicario apostolico di
Tripoli, monsignor Innocenzo
Martinelli, aveva manifestato
le sue preoccupazioni all’inizio
della crisi, che aveva visto
contrapposte le forze fedeli al colonnello
Gheddafi e coloro che si sono ribellati
al rais libico. Sempre domenica, è
l’arcivescovo di Genova e presidente
della Conferenza episcopale italiana,
cardinale Angelo Bagnasco, a fare eco
alle parole del Papa; non esprime giudizi
ma auspici: “speriamo che tutto si svolga
rapidamente e in modo giusto ed equo,
con il rispetto e la salvezza di tanta
povera gente che in questo momento è
sotto gravi difficoltà e sventure”. Di più,
l’arcivescovo ricorda che “il vangelo ci
indica il dovere di intervenire per salvare
chi è in difficoltà”. E ancora: “tutte le carte
internazionali parlano di dignità della
persona umana e di diritti. Diritti che non
sempre sono rispettati e promossi nelle
varie parti del mondo”. Parole, dunque,
tese soprattutto a garantire la sicurezza
della popolazione. Parole prudenti, che
però non nascondono la gravità della
situazione e i rischi dell’opzione militare.
E forse non è un caso che, salutando nella
loro lingua i pellegrini della Slovenia,
il Papa abbia voluto quasi completare
il suo appello, dicendo: “nel nostro
cammino terreno abbiamo bisogno di
fermarci di tanto in tanto per riposarci,
per riprendere il vigore e per verificare
la direzione del percorso”. Ovviamente è
un pensiero dedicato al pellegrinaggio
sulle tombe degli apostoli compiuto dai
fedeli sloveni, ma ha un richiamo anche
per le vicende che il mondo sta vivendo
in queste ore. Così la mattina, nella
parrocchia romana di San Corbiniano,
situata nella periferia sud di Roma,
località Infernetto, il Papa ricorda che “la
missione di ogni comunità cristiana è
quella di recare il messaggio dell’amore
di Dio, far conoscere a tutti il suo volto
[…] stabilire rapporti di amicizia e di
fraternità”. E questo perché il mondo
ha tanto bisogno della “testimonianza
evangelica di cristiani coerenti e fedeli”.
L’omelia della messa alla parrocchia
romana, è per il Papa anche occasione
per ricordare la storia di San Corbiniano e
dell’orso: il santo è il patrono della diocesi
di Monaco-Frisinga dove Ratzinger è
stato arcivescovo per quattro anni; il
simbolo del santo è un orso e anche il
Papa lo ha voluto nel suo stemma, già al
momento dell’ordinazione episcopale.
Una parola particolare Benedetto XVI ha
voluto poi rivolgere alle famiglie.
FABIO ZAVATTARO
A Como, nel pomeriggio, Vespri con la
comunità del Seminario.
Venerdì 1 aprile
roma
e ancona
A Como, in Cattedrale, alle ore 20.30,
restituzione della visita pastorale della
Zona Prealpi.
Sabato 2
e domenica 3 aprile
Visita pastorale alla Zona Bassa
Valtellina: parrocchia di Traona.
■ Famiglie
Disponibile il libretto
per la benedizione 2011
È possibile prenotare il libretto per la
benedizione delle famiglie, intitolato
“Famiglia, testimone di vita”. Il testo
offre riflessioni e approfondimenti a
partire dal documento sull’educare per
il decennio 2010-2020. Telefonare da
lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle
ore 18.00, allo 031-263533.
■ Quaresima
Incontri sulla Parola
al Monastero di Grandate
In Quaresima al Monastero benedettino
di Grandate (Co) è possibile partecipare
a incontri serali sulla Parola di Dio.
Appuntamento, alle ore 20.30, venerdì
25 marzo; 1, 8, 15 aprile.
Ci sono ancora posti disponibili per
partecipare a due grandi iniziative in
programma, nei prossimi mesi, di rilevanza
nazionale e mondiale. Il primo è la
beatificazione di Giovanni Paolo II, il
prossimo 1° maggio a Roma.
Il segretariato pellegrinaggi della diocesi
di Como propone un pellegrinaggio per
partecipare a questo grandissimo evento
che vedrà la presenza di milioni di persone
da tutto il mondo. Il programma prevede la
partenza nella giornata di sabato 30 aprile; il
pernottamento a Roma (in zona adiacente al
Vaticano, sulla via Aurelia); la partecipazione,
il 1° maggio alla beatificazione e il rientro.
La quota è di 250 euro (minimo 45 iscritti).
In settembre, invece, ci sarà ad Ancona il
25° Congresso eucaristico. Per l’occasione
ci sarà un pellegrinaggio diocesano guidato
dal vescovo Diego dall’8 all’11 settembre.
Iscrizioni (per entrambe le proposte):
031-3312232 (il mercoledì mattina); oppure
031-986225 (tutte le mattine); oppure 031304524 (Viaggi di Oscar - orari di ufficio).
Parola fra noi
Domenica 27 marzo
È
lunga e fortemente simbolica la storia dei pozzi – e della loro
acqua – in tutta la storia sacra, a iniziare da quello di Giacobbe.
Anche Gesù vi si accosta, perché stanco del viaggio, e si siede
lì presso, all’ora sesta, quella della crocifissione. La sua stanchezza
sembra alludere al grande viaggio dal seno del Padre fino alla croce.
Quante volte Gesù si è fatto
pozzo: “Chi ha sete, venga a me
Es 17,3 - 7;
e beva”! Un invito per chi ha
sete, per chi è povero, per chi
Rm 5, 1 - 2.5 - 8;
manca. Oggi è Gesù stesso ad
aver sete, ad essere stanco per
Gv 4, 5 - 42
il viaggio, appoggiato al pozzo
e, con umiltà, dichiara il suo
bisogno ad una donna straniera, a scoprirsi povera e bisognosa
di bere al pozzo che è Gesù.
figlia di un popolo disprezzato
Il dialogo tra Gesù e la donna
come eretico. La donna glielo
non è equivalente. Mentre
fa notare: “Tu chiedi da bere a
la samaritana fa questione
me, una donna samaritana?”.
di luogo (questo monte…
L’umiltà permette a Dio di
Gerusalemme), Gesù sposta
entrare nel cuore umano
l’attenzione sul tempo “giunto”
e convincerlo del suo
per adorare il Padre in spirito
bisogno. Allora sarà la donna
e verità e per riconoscere in lui
il Messia atteso e finalmente
giunto tra noi. La rivelazione
di Gesù non è generica, ma
diretta e concreta: sono io che
parlo a te, qui e oggi. La donna
di Samaria, che lascia la brocca
e va a raccontare tutto ai suoi
concittadini, anticipa quello
che accadrà alla risurrezione,
quando ancora una donna sarà
la prima a dare la buona notizia
agli uomini. A tutti, uomini e
donne, il compito di credere che
il nostro ospite è “il salvatore
del mondo”. E l’acqua, sia quella
del pozzo con la samaritana,
sia quella che Mosé fa scaturire
dalla roccia, è un chiaro
riferimento al Battesimo ed è
immagine di Cristo, sorgente
d’acqua che zampilla per la
vita eterna. La Quaresima è
un cammino, che ci aiuta a
prendere coscienza di fallimenti
e fragilità. È quello che invoca la
preghiera che oggi, nella Messa,
chiede a Dio: “Guarda a noi che
riconosciamo la nostra miseria”.
ANGELO SCEPPACERCA
12 Sabato, 26 marzo 2011
■ Guanella
Pellegrinaggio a Roma
per la canonizzazione
Il segretariato diocesano pellegrinaggi,
in collaborazione con l’Opera
don Guanella, in occasione della
canonizzazione del beato il prossimo 23
ottobre, propone un pellegrinaggio a
Roma, guidato dal vescovo monsignor
Diego Coletti, con tre possibilità:
- dal 19 al 24 ottobre (in pullman):
sono previsti, il primo giorno, la sosta,
la visita e il pernottamento ad Assisi;
dopo la celebrazione della Santa Messa
nella basilica dedicata a san Francesco
e la visita della cittadina umbra, nel
pomeriggio si prosegue per Roma. Il
pellegrinaggio prevede un articolato
programma di visita (con la Messa,
venerdì 21, nella basilica di san Paolo
fuori le mura) e la veglia di preghiera
nella serata del 22, la canonizzazione
il 23, la Santa Messa di ringraziamento
in San Pietro la mattina del 24, con la
visita alla basilica, l’omaggio alle tombe
di Giovanni Paolo II e di Innocenzo XI,
pontefice comasco di cui quest’anno
ricorrono i 400 anni dalla nascita (quota
di partecipazione - minimo 40 iscritti 700 euro a persona);
- dal 21 al 24 ottobre (in pullman):
vedi il programma di Roma (quota di
partecipazione - minimo 40 iscritti 485 euro a persona);
- dal 22 al 24 ottobre (in treno): vedi
gli ultimi tre giorni a Roma (quota di
partecipazione - minimo 40 iscritti 450 euro a persona).
Info: Ufficio Segretariato Pellegrinaggi,
aperto tutti i mercoledì non festivi dalle
9.30 alle 12.00 - telefono: 031-3312232,
segretariatopellegrinaggidiocesano@
diocesidicomo.it; I Viaggi di Oscar,
telefono: 031-304524.
■ Opera don Folci
Sabato 26 marzo incontro
a Valle di Colorina
Sabato 26 marzo, a partire dalle ore
15.30, l’Associazione Ex Alunni e Amici
dell’Opera don Folci, si ritrova presso la
Casa Divin Prigioniero di Valle di Colorina
per un pomeriggio di riflessione in vista del
48° anniversario della morte del fondatore.
Interviene don Rigamonti (Messa alle ore
17.30). In occasione del quarantottesimo
anniversario della morte del servo di dio
don Giovanni Folci, sacerdoti ex alunni
e amici sono inoltre invitati a Valle
di Colorina giovedì 31 marzo per un
momento di preghiera e fraternità nel
Santuario dei caduti. Il programma prevede
alle ore 10.00 l’adorazione eucaristica, la
preghiera per le vocazioni e la benedizione;
seguono la meditazione sulla “Spiritualità
di Gesù crocifisso” (di don Guido Calvi),
il dibattito e la condivisione. Alle ore
12.30 è previsto il pranzo. Per motivi di
organizzazione è necessario segnalare la
propria partecipazione telefonando allo
0342.590400.
■ Ecumenismo
Pellegrinaggio in Ucraina
e incontri di preparazione
L’Ufficio diocesano per l’ecumenismo,
in collaborazione con Azione cattolica
diocesana di Como, organizza un
pellegrinaggio a Kiev, Pochayev e
Leopoli alla scoperta della vita e della
spiritualità della Chiesa ortodossa
Ucraina, che ha una significativa presenza
a Como. L’iniziativa nasce dall’invito
dei rappresentanti della comunità
Ortodossa Ucraina nella nostra Diocesi.
Il viaggio sarà preparato da due incontri
di approfondimento sull’Ortodossia (a
Como: il 14 aprile, alle ore 20.30,
presso il Centro Pastorale; a Morbegno:
il 7 aprile, alle ore 20.45, presso il
Centro Giuseppe). Il viaggio prevede
la partenza da Milano il 27 aprile (alle
ore 13.30) e il rientro il 1 maggio (alle
ore 12.30). Necessario passaporto (no
visto). Iscrizioni presso l’Azione cattolica
diocesana, telefono 031.265181.
Vita della Chiesa
o
UcidCom
La conviviale di lunedì 14 marzo con l’economista
Rapaccini dedicato a microcredito e impresa sociale
Nuovi punti di vista: come
potrà cambiare il mondo?
“G
li irragionevoli
che cambiano
il mondo”.
Lunedì 14
marzo ha svolto questo
tema l’economista Andrea
Rapaccini alla conviviale
dei soci Ucid di Como.
Il relatore, laureato alla
Bocconi, per alcuni anni
direttore del marketing di
un grande supermercato e
della Unilever, fondatore
di Mbs Consulting, si
è appassionato alle
esperienze nel campo
del “microcredito” e
delle “imprese sociali”.
Ricavandone la
convinzione che “sono gli
irragionevoli che cambiano
il mondo”. Infatti, secondo
George Bernard Shaw, i
“ragionevoli” si adattano
al mondo come è, mentre
L’esperto ha affrontato
l’argomento mettendo
in evidenza le
potenzialità di questa
forma di impresa.
gli “irragionevoli” lo
cambiano, “adattando il
mondo a sé stessi”.
Ma chi sono gli
“irragionevoli” da lui
conosciuti? Sono “strani
tipi”, che riescono a rendere
compatibili con il mercato
alcune imprese vere e
proprie, che arrivano
a dare lavoro anche a
migliaia di persone,
capaci di produrre utili
e remunerare il capitale,
in campi impensabili dai
“ragionevoli”. Però la loro
caratteristica consiste nel
non mettere lo “scopo
di lucro” al primo posto,
bensì cercare il profitto
solo come condizione per
rimanere nel mercato.
Al primo posto, dunque,
queste imprese mettono
l’autonomia economica
delle persone. Si potrebbe
osservare che, da
molto tempo, ci sono le
cooperative, con finalità
simili. Ma queste fanno
lavorare i propri soci,
mentre le “imprese sociali”
sono diversissime quanto ai
campi e alle modalità con
cui operano. I promotori
di queste imprese sociali,
perlopiù, non vengono
dal mondo del “business”.
Tipico è il caso dell’attore
Paul Newman, che ha
promosso la realizzazione
di ospedali per bambini
malati terminali, dove si
resta vicini ai piccoli, e
ai loro cari, in ambienti
umanamente familiari.
O Cristoforo Colombo,
catalano, psichiatra. Ha
inventato un metodo
lavorativo che viene
incontro alle esigenze
di disabili che hanno
comportamenti ripetitivi. Si
pensi anche al musulmano
Ibrahim Abouleish che
ha trovato un metodo
per far lavorare genti
nomadi, come i Tuareg
o i Rom, in produzioni
agricole “biodinamiche”,
remunerative. Nel campo
del “microcredito”, che
fa germinare attività
produttive autonome, come
piccole imprese, individuali
o cooperative, nel mondo
più depresso, da alcuni
opera anni il “Nobel”
Mohammad Yunus,
premiato proprio per
questa sua geniale attività.
Tanto è stato il successo, da
sollevare l’ostilità di banche
e banchieri, sconvolte dai
profitti del credito praticato
da Yunus. Lungo è l’elenco
snocciolato dall’oratore,
con l’aiuto anche di
proiezioni di diapositive.
Diversi altri esempi
meriterebbero di essere
ricordati. Gli imprenditori,
dirigenti ed esperti
presenti hanno posto
una serie di domande,
stimolati dall’argomento.
Rispondendo ai loro
interrogativi, Rapaccini
ha avuto modo di chiarire
alcuni aspetti. Severa
è l’osservazione della
contraddizione presente
nelle “fondazioni bancarie”,
che distribuiscono, in
beneficenza, gli utili
prodotti da banche che
finanziano anche le
imprese che generano
attività contrarie al bene
dell’umanità, tipo la
produzione o il commercio
in grande stile degli
armamenti. Si causano
migliaia di bimbi senza
mani o gambe, con le
bombe “antiuomo”, per poi
aiutarli con la beneficenza.
Certamente è un’accusa
molto grave, che mette
a nudo una tra le tante
contraddizioni in atto in
questo mondo, e forse non
la più grave, perché le armi,
almeno, non servono solo
per le guerre, ma anche
per la legittima difesa del
“bene comune” in casi di
violenze ingiuste. Penso,
ad esempio, alla industria
farmaceutica, finanziata
dal credito e dai propri
profitti, che produce veleni,
contrabbandati come
“farmaci”, per uccidere i
figli dell’uomo prima che
nascano; e così via…. Una
domanda ha riguardato
la situazione italiana.
L’oratore ha notato come
non manchino iniziative,
ma siano affette da
“nanismo”. Anche perché
non costituiscono una
“rete” che le renda più
numerose ed efficienti.
Alla domanda relativa
al credito “musulmano”,
che formalmente non
può essere ad interesse,
la risposta è stata ovvia:
il prestito deve essere ad
interesse. Se non lo è, ci
deve essere un modo per
occultarlo sotto altre forme.
Del resto anche nel Medio
Evo ai cristiani era proibito
il prestito ad interesse. Ma
si comprese che il divieto
era dovuto ad una erronea
lettura del Vangelo. Altri
intervenuti hanno notato
che anche le imprese
“normali” servono il “bene
comune” procurando
lavoro e reddito a tante
persone. Il sistema italiano,
secondo Rapaccini,
potrebbe sviluppare
iniziative economicamente
sostenibili alternative agli
attuali “ammortizzatori
sociali”. Modificando
anche il criterio per
individuare le persone
“svantaggiate”, meritevoli
di protezione sociale.
Non automaticamente
i “disabili” o dimessi da
ospedali o carceri. Bensì,
come nella direttiva Ue, gli
svantaggiati dovrebbero
essere tutti coloro che
sono disoccupati da oltre
un anno o che rischiano
di perdere il lavoro. Vi
rientrerebbero, ma non
automaticamente, le
categorie oggi ufficiali in
Italia, e molti ne sarebbero
opportunamente esclusi,
cominciando dai falsi o
esageratamente invalidi,
dai falsi o solo parzialmente
disoccupati….
Certamente le idee
espresse sono molto
suggestive e stimolanti.
Però tra il dire e il fare…. c’è
di mezzo anche il Vangelo.
Infatti alla conclusione il
consulente ecclesiastico
monsignor Isidoro
Malinverno ha ricordato il
cap. 25 di Matteo: “Quello
che avrete fatto al più
piccolo di questi miei
fratelli...”.
ATTILIO SANGIANI
Salesiani
azione cattolica
Eucaristici
I prossimi appuntamenti
A Pellio Intelvi gli esercizi spirituali unitari
Gli incontri in calendario
I prossimi impegni in calendario
per i Salesiani Cooperatori di Como
prevedono l’incontro in programma
il 9 aprile presso il Salesianum di
Tavernola: alle ore 15.30 ci sarà il
momento formativo con il delegato
don Leo Tullini. Si parlerà anche del
pellegrinaggio a Caravaggio del
25 aprile (vedi prossimo numero).
Dal 1 al 3 aprile presso Casa “Nostra Signora di Fatima”, in via
Molinarolo 1, a Pellio Intelvi (Co) - telefono: 031 830100 l’Azione cattolica diocesana propone gli esercizi spirituali unitari.
Il tema è «Educaci, Signore! - Alla scuola del Maestro». La
predicazione è affidata a don Giambattista Piacentini, assistente
unitario e adulti dell’Ac di Cremona. Quota di partecipazione:
euro 90 (versamento di 10 euro all’atto di iscrizione). Info e
iscrizioni presso la sede diocesana di viale Cesare Battisti
8 a Como, oppure telefonando allo 031-265181
La prossima ora di adorazione
degli appartenenti al Movimento
eucaristico diocesano sarà il 9
aprile, alle ore 16.20, presso la
chiesa di santa Cecilia in Como
(rosario, adoriazione, meditazione).
I membri del movimento sono
inoltre invitati a partecipare ai
momenti della Settimana Santa.
SalvaguardiaCreato
Risparmiare
energia per
salvare la terra
Le recenti questioni internazionali hanno
riproposto l’attualità di una questione di
grande delicatezza per il nostro futuro
L
a crisi libica, a seguito della
guerra civile, e il terremoto
con il relativo tusnami, che ha
danneggiato un reattore della
centrale nucleare Fukushima, hanno,
tra la le varie preoccupazioni, posto sul
tappeto in modo più marcato la questione
dell’approvvigionamento energetico e
delle modalità di produzione dell’energia
necessaria ai bisogni dell’umanità. Se è
vero che le due questioni sono di importanza rilevante, e su questi due temi si
sono riaccesi i vecchi dibattiti e rinvigorite le varie proposte, è altrettanto vero
che la questione del risparmio energetico non ha trovato lo spazio che merita,
eppure essa non è di secondaria importanza.
Quando si richiama l’importanza del risparmio energetico la prima motivazione
addotta è quella di preservare il nostro pianeta dal soffocamento dovuto
all’inquinamento atmosferico. Di contro viene sollecitato l’uso di energie
alternative non inquinanti. Questa sollecitazione al risparmio viene poi
rafforzata richiamando l’assoluta necessità di ridurre i costi di produzione di
energia mediante l’uso di nuove tecnologie di combustione.
Pur avendo le motivazioni citate una loro positiva valenza, esse non sono
Dalla crisi libica, ai
contraccolpi sul mercato
petrolifero, al terremoto
in Giappone. Spunti
per riflettere sul tema
dell’approvvigionamento
● Cerchiamo di capire
quali tecnologie siano
meglio applicabili
● Al servizio di un uso
domestico e per le
piccole e medie imprese
sufficienti per consolidare un proficuo e
duraturo risparmio energetico. Perché esso
si consolidi è necessario che il risparmio
energetico acquisti una valenza più
profonda: da un agire a seguito di interessi
contingenti esso diventi espressione di una
cultura, capace di mettere in risalto i valori
che il risparmio esprime.
Una prima conseguenza. Il risparmio
energetico non sarà più considerato
un freno allo sviluppo economico con
ricadute negative sul benessere individuale.
Esso sarà visto come stimolo per un uso
appropriato delle risorse energetiche e come
valorizzazione della preziosità di bene per
l’umanità che, per quanto abbondante, è
sempre scarso. Avere la consapevolezza
che alcune fonti energetiche si esauriranno
induce ad un forte senso di responsabilità e
di solidarietà nei riguardi delle generazioni
future. E’ questa una attenzione che
trova in Benedetto XVI un forte e deciso
assertore, il quale prima ancora di parlare
del dovere di solidarietà, parla di giustizia
intergenerazionale. E questo richiamo deve
farci riflettere assai.
Ancora. Il Papa nella sua enciclica ‘Caritas
in veritate’ sollecita scienziati e tecnici
ad adoperarsi per “un miglioramento
dell’efficienza energetica ed è al tempo
stesso possibile far avanzare la ricerca
di energie alternative” (n.49). Le scelte
fatte nelle varie epoche hanno sempre
influito sulla vita degli uomini delle epoche
successive. Quando gli uomini di un periodo
storico non hanno agito pensando solo al
proprio benessere, ma si sono dati da fare
perché il loro benessere producesse in
ricaduta un migliore tenore globale di vita
delle generazioni successive, si è assistito
a quello sviluppo che ha fatto crescere il
livello qualitativo dell’umanità. Ci sono stati
nel passato secoli che oggi sono ricordati
con riconoscenza perché essi hanno dato
avvio ad una serie di scoperte scientifiche
o tecnologiche, che hanno permesso
un salto di qualità della vita e di cui noi
oggi beneficiamo. Perché non pensare
che, partendo proprio dalla necessità del
risparmio energetico non si rafforzino
tutti quegli studi sul risparmio energetico
con l’obiettivo che nel futuro l’umanità
possa disporre di tutta quella energia utile
per la produzione dei beni indispensabili
per la vita di ogni essere umano senza lo
spauracchio dell’inquinamento ambientale e
dell’esaurimento delle fonti?
giuseppe corti
● Tante le possibilità:
dal mini eolico, al
teleriscaldamento
Energia rinnovabile,
come, dove, quando?
L
o spettro delle così dette energie
rinnovabili, oggi più che in
altri tempi, è salito agli onori
della cronaca. Molte modalità
per produrre energia oggi sono alla
portata di quasi tutti e diffusamente
applicabili, dal minieolico al solare
termico, dal fotovoltaico alla geotermia,
dal miniidroelettrico alle biomasse.
Vediamo quali e quante sono le
tecnologie applicabili per uso domestico
e per piccole e medie imprese: il mini
eolico che sfrutta le correnti aeree e che
mediante un rotore, che viene spinto dal
vento e che tramite un collegamento ad
un alternatore produce energia elettrica,
al mini idroelettrico che per mezzo
dell’acqua discendente da monte a valle
muove miniturbine, al teleriscaldamento
che tramite una centrale a biomassa,
quale ad esempio il cippato di legno che
funge da combustibile, produce calore e
quindi vapore che va in turboalternatori
per produrre a sua volta energia elettrica
e che invece convogliato in scambiatori
di calore produce calore che viene
inviato, tramite reti cittadine, agli utenti
per riscaldamento.
Esistono poi il fotovoltaico che tramite
pannelli di silicio amorfo e/o cristallino
produce corrente elettrica continua, il
solare termico che posto sulle terrazze
dei condomini,nei giardini,nelle case
unifamiliari produce acqua calda.
E che dire di quella enorme risorsa
rappresentata dalla geotermia, cioè
della tecnologia che preleva il calore
sottosuolo e che grazie ad un fluido
scambiatore di calore è portato in
superficie per scaldare le nostre
case:questa energia è di gran lunga
quella che ,previa un’indagine geologica
con perforazioni del terreno fin anche
a 100 metri, risulta particolarmente
rinnovabile in quanto non implica
alcun impatto visibile sul territorio,
non implica la produzione di materia
energivora come il silicio cristallino,
non ha impatti di rumore quali possono
essere i rotori di una pala eolica.
Certamente oggi le energie rinnovabili
sono all’esordio, sono all’alba delle loro
applicazioni ed anche della ricerca.
Ciononostante le energie rinnovabili
,includendo in queste le tecnologie
le cosiddette “passive house” con
bassissimi consumi di energia termica
ed elettrica,sono il futuro soprattutto
per le applicazioni domestiche e
per le piccole e medie imprese. Al
di là da venire invece per il sistema
industriale ad alta intensità di consumi
di energia quali siderurgia, chimica,
petrolchimica, alimentare, farmaceutica,
trasporti aerei, navi e treni alta velocità
illuminazione di megalopoli e grandi
concentrazioni urbane con relativi
servizi di ospedali ,università e centri
commerciali.
Chissà, e questa è l’attuale sfida verso
un futuro tecnologico che coniughi
tecnologie avanzate e salvaguardia
del Creato, arriveremo tramite la nano
chimica uno dei settori più promettenti
nella ricerca anche sul fotovoltaico,
a materiali e prodotti con alte rese in
termini di conversione energetica?
Salvino Zirafa
Sabato, 26 marzo 2011 13
Stili di vita
Contro lo spreco
alimentare
“M
angia come parli”. Il tema
portante dell’edizione di
quest’anno di “Fa’ la cosa
giusta!”, la tradizionale fiera milanese
del consumo critico e degli stili di vita,
in programma dal 25 al 27 marzo, ci
riporta ad una delle piaghe più pesanti
del nostro tempo: lo spreco alimentare.
Secondo stime condotte a livello
nazionale risulta che ogni giorno dal 3
al 10% della produzione di pane finisca
nella spazzatura. E non sarebbero
soltanto i prodotti del fornaio a
subire questo destino. È la Coldiretti
a ricordarci che circa il 30% del cibo
cha acquistiamo prende la via del
cestino. Sempre secondo la Coldiretti
gli sprechi alimentari graverebbero
sui bilanci delle famiglie per circa
510 euro all’anno, con un importante
picco in occasione delle festività
natalizie. Si stima inoltre che ogni
anno resti invenduto nei vari punti
vendita del nostro bel Paese qualcosa
come 240mila tonnellate di alimenti
per un valore di oltre un miliardo di
euro. Quantità di cibo che potrebbe
essere sufficiente per sfamare 600 mila
cittadini con tre pasti al giorno per
un anno. Una società che consuma e
spreca, sopraffatta dalla mancanza di
tempo per riflettere... Parrebbe proprio
il tempo una delle chiavi di lettura di
questo quadro, che tratteggia la realtà
di una società che preferisce buttare
anziché risparmiare o riciclare. Meno
tempo da dedicare alla spesa, alla
preparazione ed alla conservazione
dei cibi, ma anche al recupero di
ciò che resta. Secondo la Coldiretti
sarebbero soprattutto i single gli
“imputati” di questo processo. Rotelle
di un ingranaggio che li costringe
ad acquistare più del necessario per
la mancanza di formati adeguati,
nonché propensi a mangiare spesso
fuori casa, non di rado dimenticando
quanto si ha in frigorifero… Nessuna
crociata contro i single, ovvio. A
far loro buona compagnia anche
tante famiglie poco attente. Come
comportarsi allora? Se stanno dando
buoni risultati campagne che vedono
coinvolti enti pubblici, privati e mondo
del volontariato (si rimanda al servizio
di questo numero, a pag. 21) anche
ad ogni singolo è richiesto di fare la
propria parte. Come? Anche in questo
caso la risposta è più facile della
domanda: pochi accorgimenti. Vi
proponiamo un decalogo immediato
suggerito da thedailygreen.com, che
non ha, ovviamente, la pretesa di
esaurire l’argomento, bensì di offrire
qualche piccolo spunto di riflessione. E
il messaggio è sempre lo stesso: piccoli
passi per costruire un futuro migliore.
1. Scrivere una lista per pianificare i
menù e tenere sotto controllo quello che
abbiamo nel frigo.
2. Seguire la lista, tenerla sempre con sè
e non farsi tentare da altro.
3. Verificare che il frigo faccia il
suo lavoro, che sia intatto e che la
temperatura segnata sia reale.
4. Non buttare via il cibo troppo
maturo o ammaccato, può essere usato
per fare dolci, frullati o zuppe.
5. Riutilizzare gli avanzi cercando
nuove ricette.
6. Creare una rotazione degli alimenti
nel frigo, spostando avanti quelli più
vecchi.
7. Non servire porzioni troppo
abbondanti, chi vuole potrà servirsi
una seconda volta.
8. Comprare solo le quantità di cibo
di cui si ha bisogno, preferendo gli
alimenti sfusi a quelli preconfezionati.
9. Congelare il cibo fresco o gli avanzi
prima che si rovinino, confezionandolo
in piccole quantità.
10. Trasformare gli avanzi in cibo
per il nostro giardino attraverso il
compostaggio.
Tutto scontato? Ne siamo così sicuri?
Marco Gatti
Vita diocesana
14 Sabato, 19 marzo 2011
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
Bassa Valtellina. La storia e le chiese
L’oratorio
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
Da circa dieci anni è presente nella
nostra parrocchia l’oratorio “Aquilone”
aperto tre giorni la settimana.
Collaborano diversi animatori coadiuvati
dal parroco. Da parte dell’oratorio
vengono organizzate giornate particolari,
in occasione dell’apertura dell’anno
catechistico; la chiusura del catechismo
e il carnevale; vengono proposte,
inoltre, uscite e attività che coinvolgono
bambini, ragazzi e le loro famiglie. In
occasione di “Mello in cantina” l’oratorio
si apre, offrendo lo spazio ristoro e
l’occasione a molte persone di mettere
alla prova i propri talenti (preparazione
pranzo/cena e allestimento di spazi
didattico-culturali sulle nostre origini
contadine e ai vecchi mestieri). Sono
molte le persone che gravitano attorno
all’oratorio, tra queste, non meno
importanti sono i gruppi che si alternano
nella pulizia dei locali. Alta è l’affluenza
dei ragazzi all’attività del Grest: sono,
infatti, circa 80 i partecipanti guidati da
una ventina di animatori.
Mello attende
il Vescovo
I
l territorio di Mello apparteneva
all’antica Pieve di Santo Stefano di
Olonio, di cui costituiva l’ultimo
lembo, confinante col territorio di Civo,
appartenente alla Pieve di S. Lorenzo di
Ardenno. Nel 1441, quando stava per
verificarsi il trasferimento ufficiale della
sede pievana da Olonio, ormai sommersa,
a Sorico, la chiesa di Sant’Alessandro di
Traona si stacca dalla pievana assieme alla
chiesa di San Fedele di Mello che, nello
stesso anno, assume piena autonomia.
Non si hanno notizie circa l’origine della
chiesa parrocchiale di San Fedele, che
si deve ritenere più volte ristrutturata
fino al 1624, quando fu consacrata dal
vescovo Sisto Carcano, con tre altari.
Risultando insufficiente per l’aumento della
popolazione di quasi 900 abitanti, dal 1682
ne iniziò la ricostruzione in forme molto
più ampie. Il nuovo edificio, previsto con
cinque altari, pur non ancora completato,
fu adibito al culto a partire dal 1699. «La
chiesa parrocchiale di Mello – si legge negli
atti della Visita Pastorale di Mons. Giovanni
Battista Mugiasca del 1780 – è un moderno
edificio fra gli altri di codesto vicariato il più
ragguardevole e per la grandezza e per la
vaghezza del disegno».
Arricchito di preziosi paramenti
e arredi grazie ai proventi
degli emigranti, soprattutto a
Roma, vanta dipinti del grande
pittore barocchetto Carlo
Innocenzo Carloni. A conferma
dell’importanza della chiesa
e della parrocchia, le venne
attribuito nel corso del sec. XVIII il titolo
di “prepositurale”, sempre appartenente
al Vicariato di Traona. Nel territorio
della parrocchia fino al sec. XIX era
compresa una parte della Val Masino,
con la chiesa di San Pietro di Cataeggio.
Appartiene alla parrocchia di Mello la
chiesa di San Giovanni di Bioggio, località
dove, secondo un’antica tradizione, era
stabilita nel sec. XIII una delle prime
comunità di Terziari Francescani, tra i
quali si distinse per santità un fraticello
chiamato popolarmente “San Genuario”
(Gennaro), i cui resti godono tutt’oggi di
venerazione popolare. Degna di nota è
anche la chiesa di Sant’Abbondio a Poira,
la cui costruzione è iniziata nell’anno 2000
su iniziativa e volontà del Gruppo Alpini di
Mello, e portata a termine con l’aiuto della
popolazione di Mello e di paesi limitrofi.
È stata inaugurata il 21 luglio 2002 con
La scuola
materna
parrocchiale
di Mello
attiva
dal 1964
La scuola dell’infanzia parrocchiale
che accoglie 44 bambini, di cui
alcuni da paesi vicini, è stata
istituita nell’anno 1943 su iniziativa
del Parroco con il concorso della
popolazione. L’edificio dove si
svolgono le attività didattiche è di
proprietà della Parrocchia; costruito
grazie all’impegno finanziario dei
parrocchiani, è stato inaugurato nel
1964. Con l’ inizio dell’anno scolastico
2000-2001 si sono conclusi i lavori di
ampliamento iniziati nel 1998. Alla
Il Vescovo sarà anche a Roncaglia, Caspano e Cevo
La comunità di Civo
L
a parrocchia di Sant’Andrea Apostolo è una delle quattro in cui
è tuttora suddiviso l’ampio territorio comunale di Civo (le altre
sono le parrocchie di San Bartolomeo Apostolo di Caspano, un
tempo sede di vicariato; di San Giacomo Apostolo di Roncaglia; di
Santa Caterina Vergine e Martire di Cevo). Confina con il territorio
parrocchiale e comunale di Mello, e apparteneva all’antica Pieve di S.
Lorenzo di Ardenno di cui costituiva l’ultimo lembo, confinante con
la Pieve di Santo Stefano di Olonio. Una delle prime chiese a staccarsi
da Ardenno fu quella di Caspano alla quale erano soggette le chiese
di Civo e di Roncaglia. Non si sa con certezza l’anno in cui la chiesa di
Sant’ Andrea si rese autonoma da Caspano, ma questo avvenne nella
prima metà del Seicento; nello stesso secolo si ricostruì la chiesa che
risulta quasi terminata nel 1668, con tre cappelle e il fonte battesimale.
La nuova chiesa, con stucchi di Agostino Silva e dipinti di Pietro Bianchi
di Como, fu arricchita grazie alle offerte dei numerosi emigranti,
soprattutto a Roma. La chiesa è ubicata in località panoramica, discosta
dall’antico centro abitato. La parrocchia ha sempre contato un numero
esiguo di abitanti, per cui è rimasta spesso senza un parroco fisso.
Si conservò fortunatamente il coro dell’antica chiesa, che presenta
un interessante ciclo di affreschi dei primi anni del Cinquecento, e
che venne utilizzato come oratorio dei confratelli. Una porticina, a
sinistra dell’altare maggiore, dà accesso al piccolo locale dalle pareti
interamente coperte da affreschi risalenti ai secoli XV e XVI. Un arco a
sesto acuto, sul quale sono rappresentate le Virtù Teologali e Cardinali,
delimitava il presbiterio della vecchia chiesa. All’interno, sulla destra
(parete sud) una Natività con adorazione dei Magi; sulla parete di fondo
(est) è dipinta un’affollata Crocefissione interessante per la ricca e
completa iconografia. Le storie di Sant’ Andrea si sviluppano a sinistra
(nord) su otto riquadri, mentre sulla lunetta soprastante è rappresentata
la Chiamata di Andrea al Lago di Genezaret. La volta a crociera è divisa
in quattro vele asimmetriche, raffiguranti l’Incoronazione di Maria,
l’Assunzione della Vergine e, suddivise tra le restanti due vele, i Quattro
Dottori della Chiesa.
SAN BIAGIO La chiesa di San Biagio alle vigne sorse forse nel
la benedizione del Vicario Episcopale
Mons. Francesco Abbiati, che durante
l’omelia lesse un messaggio augurale del
Vescovo della Diocesi di Como Alessandro
Maggiolini non presente per ragioni di
salute. L’oratorio dei Sette Fratelli in alta
quota è stato ristrutturato una ventina di
anni fa da diversi volontari e, nell’anno
2008, vi sono stati ulteriori lavori di restauro
della struttura.
Sabato sera alle 21 nella chiesa parrocchiale
di Mello, verrà presentata al Vescovo una
rappresentazione sacra sulla vita del Beato
Luigi Guanella. La rappresentazione sacra
è, inoltre, naturalmente inquadrata nel
percorso quaresimale intrapreso dalle
due comunità intitolato “Così come te”,
proprio sulle orme del Beato Guanella.
Un’occasione unica per conoscere meglio
questo grande uomo della nostra diocesi,
che il 23 ottobre diventerà santo.
secolo XVII ed è stata
restaurata nel 1953 dai
“Benefattori d’America”.
Immersa tra il verde dei
castagneti, ha una facciata
semplicissima coronata
da un timpano con una
finestra mistilinea e un
elegante portale in pietra
datato 1769. L’interno
spazioso ha una cupola
centrale e il solo altar maggiore. Sulla parete di sinistra vi è una tela
raffigurante la Decollazione di San Giovanni Battista.
Suggestiva è la festa del Santo che ricorre il 3 febbraio; durante
la celebrazione liturgica il Sacerdote benedice la gola dei fedeli
accostando ad essi due candele. La solenne cerimonia è ormai un
appuntamento irrinunciabile che richiama moltissima gente.
SAN BERNARDO Ad est di Civo, in posizione panoramica, si eleva
la chiesetta di San Bernardo, caratteristica per l’austerità data dalle
pietre. Il territorio che circonda questa graziosa costruzione è un verde
pianoro che si apre al caldo sole, la vista verso le Orobie è impagabile.
Come da tradizione, il 20 agosto viene celebrata una S. Messa, così la
piccola chiesetta per una giornata fa rivivere alla gente del posto i tempi
delle processioni penitenziali di propiziazione per il buon esito delle
semine e dei raccolti.
MADONNA DELLA NEVE Di recente edificazione è invece la splendida
chiesetta di Poira, risale infatti al 1967 ed è dedicata alla Madonna della
Neve e a San Giovanni Battista. La bellissima pineta che la circonda fa di
questo edificio consacrato una meta di numerosi turisti.
Poira di Civo è una delle più apprezzate località di villeggiatura della
bassa Valtellina.
PAGINA A CURA DELLE COMUNITA’ PARROCCHIALI
sua manutenzione si provvede con il
sostegno finanziario della Parrocchia
e per mezzo di offerte private;
altri contributi provengono dal
Comune, dal Ministero della Pubblica
Istruzione, dalla Comunità Montana
di Morbegno e da gruppi di volontari
che organizzano iniziative a favore
di questa istituzione. Attualmente vi
operano delle insegnanti laiche. La
scuola si ispira agli ideali educativi
cristiani e svolge la propria attività
educativa aperta a tutte le famiglie.
✎ Catechesi
In preparazione del battesimo, il parroco
incontra i genitori dei battezzandi per una
riflessione sul valore della famiglia e della
vita. Già dalla scuola dell’infanzia i bambini
iniziano il loro cammino di cristiani.È però
con la scuola primaria che prende avvio
la vera e propria attività di catechesi con
incontri settimanali. I catechisti sono sedici
e si ritrovano ogni due mesi per condividere
idee e progetti. In modo particolare per i tempi
forti dell’anno liturgico vengono predisposti
percorsi indirizzati ai bambini e ai ragazzi,
aperti però anche alla comunità. In Avvento
e in Quaresima viene predisposto un sussidio
che i ragazzi utilizzano durante il catechismo,
ma che rielaborano anche in famiglia.
Particolare importanza viene data da qualche
anno ai simboli visivi che prendono posto
ai piedi dell’altare e richiamano il cammino
intrapreso. Rilevante è anche il momento della
processione offertoriale, preparata dai diversi
gruppi di catechismo. Per alcune classi si attua
la preparazione ai sacramenti dell’iniziazione
cristiana, mentre per altre si propongono
riflessioni sui valori cristiani. I ragazzi del
dopo cresima seguono il percorso diocesano
in preparazione al Molo 14. I ragazzi delle
scuole superiori si sono riconosciuti in un
gruppo il cui motto è “Yes, we can” , che per
loro significa “possiamo riuscire a stare in
gruppo, scoprire i nostri talenti e metterli a
servizio della comunità”. L’esperienza del Grest
2010 Sottosopra ha dato l’avvio alla loro voglia
di aggregazione, continuando con un campo
estivo a Bormio. In questi mesi il gruppo si è
impegnato nelle varie iniziative parrocchiali.
Molto recenti sono stati l’esperienza di
volontariato presso l’Istituto Palazzolo di
Grumello del Monte, dove i nostri ragazzi sono
stati per quattro giorni nel mese di dicembre, e
il ritiro a Bormio dal 6 all’8 marzo.
Vita diocesana
Sabato, 26 marzo 2011 15
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
CRONACA. Il Vescovo a Campovico, Paniga e Desco
Insieme
L
a Comunità Pastorale di Campovico, Paniga, Desco ha accolto con gioia
ed entusiasmo il Vescovo Diego. La visita, iniziata nel pomeriggio del 18
marzo con l’incontro col parroco don Riccardo Curtoni e con gli ammalati,
è poi proseguita nella chiesa parrocchiale di Desco, con una prima Santa Messa
alla quale era invitata in modo particolare la “Comunità Apostolica” e nella
quale mons. Coletti ha confidato il suo sempre rinnovato fremito d’emozione
nel cuore ogni volta che celebra l’Eucaristia. Partendo dal vangelo della feria di
quaresima (Mt. Cap.5, 20-26), il Vescovo ha esortato all’armonia nella comunità,
lasciandosi guidare dal vangelo che deve diventare “pane quotidiano” della vita
di ogni cristiano. Su questo ha insistito particolarmente anche in tutti i successivi
incontri con la comunità dicendo: “un
povero Vescovo cosa può sperare nel
forse difficile da percorrere ma da
suo cammino fra la gente se non che si
intraprendere comunque”.
prenda a cuore la Parola. Andare alla
Il Vescovo speranzoso ha concluso su
Santa Messa va bene ma non è tutto:
questo, spiegando: “dobbiamo vivere
bisogna instaurare una storia personale
una chiesa bella, ampia, mantenendo
con Gesù che per noi è un amico: la
ciascuno le proprie tradizioni, ma
preghiera è il dialogo con questo amico
facendole circolare, così che non
che parte dall’aprire il Vangelo ogni
esisteranno più io e la mia frazione ma
giorno. Il Vangelo funziona. Metterlo
noi e le frazioni.”
in pratica rende bella la vita. Io l’ho
Alla presentazione del nuovo gruppo
sperimentato”. Anche il Santo Rosario,
famiglia sorto nella comunità, il
se recitato con attenzione e devozione
Vescovo, dando atto che la famiglia è
diventa, secondo le parole del Vescovo,
particolarmente in crisi per cause non
“un attraversamento del vangelo con al
dovute alla cattiveria dei singoli, ma
proprio fianco la Vergine Maria”.
alla mentalità corrente, si è dichiarato
Il secondo appuntamento ha avuto
molto contento che in una piccola
luogo presso la sala parrocchiale di
comunità sorgano tali iniziative.
Paniga dove si è riunita l’assemblea
Simile apprezzamento ha manifestato
comunitaria. Incoraggiati dal Vescovo,
per le attività catechistiche formative
che ha dichiarato di essere pronto ad
che gli sono state illustrate.
ascoltare la gente, si sono presentati:
La giornata si è conclusa con una
la pro-loco di Paniga, il Comitato di
frugale e cordiale cena insieme al
Frazione di Desco e il progetto “Confini
parroco, presso la famiglia che vive più
creativi” che hanno illustrato le loro
vicina alla chiesa di Paniga.
iniziative. Alla preoccupazione delle
Accolto nella chiesa di Campovico
singole comunità di perdere la propria
dal suono festoso delle campane e dal
identità nell’unità pastorale costituitasi,
canto entusiastico dei giovani della
il Vescovo, prendendo atto della
catechesi, il Vescovo ha presieduto la
positività delle esperienze preziose di
celebrazione eucaristica della festa
scambio, segno della salute umana, sulle di San Giuseppe (e festa dei papà)
quali si deve investire sempre di più,
alla quale, oltre alla popolazione
ha risposto che “la condivisione, anche
della frazione, erano invitati in modo
se di primo acchito potrebbe sembrare
particolare tutti i bambini e ragazzi in
rinuncia a qualcosa, in realtà costituisce
formazione con le loro famiglie. Con
un arricchimento reciproco, strada
semplicità e vivacità il Vescovo ha
Il programma
■ Bassa Valle
La visita a Mello e Civo
Diocesi Di como
Visita
Pastorale
Venerdì 25 marzo, alle ore 10,
il Vescovo sarà accolto dalle due
comunità nel piazzale della chiesa
di Mello. Seguirà momento di
preghiera.
Alle ore 11.30, visita alla Scuola
dell’Infanzia parrocchiale.
Alle ore 14.30 incontro, nella sala
parrocchiale di Mello, con tutti
i ragazzi del catechismo. Segue
l’incontro con adolescenti e giovani.
Alle ore 17.00, visita ad alcuni
malati.
Alle ore 21.00, nella chiesa
parrocchiale di Mello, incontro
con la comunità apostolica. Per la
speciale occasione è stata pensata
una rappresentazione sacra sulla
vita del Beato Luigi Guanella, da
presentare al Vescovo insieme
al progetto pastorale delle due
parrocchie, “Anche tu così”.
Sabato 26 marzo, alle ore 14.30,
Santa Messa nella chiesa di Civo
Domenica 27 marzo, alle ore 10.00,
Santa Messa nella chiesa di Mello
e processione con la statua della
Madonna per le vie del paese.
Il prossimo fine settimana il Vescovo
sarà in visita anche a Caspano, Cevo
e Roncaglia.
Mons. Diego Coletti
ha incontrato i fedeli
della nuova comunità
pastorale spronandoli
a camminare insieme
raccontato della vita di San Giuseppe
che ha realizzato il progetto di Dio,
progetto che il Signore ha su ogni
persona, anche sui bambini che sono
aiutati dai genitori a crescere in età,
sapienza e grazia, diventando davvero
“amici” di Gesù.
L’ultimo appuntamento con mons.
Coletti si è tenuto nella chiesa
di Paniga con una celebrazione
eucaristica domenicale con la
presenza di tutta la Comunità
Pastorale. Sui messaggi della Liturgia
della Parola della seconda domenica
di quaresima (Trasfigurazione), il
Vescovo, partendo dall’esortazione
“ascoltatelo”, ha concluso la visita
pastorale ribadendo che “aprendo
il Vangelo, leggendolo piano piano,
si può comprenderne il linguaggio.
Questa familiarità con la parola può
avvenire soltanto se lo si apre un po’
tutti i giorni…”
Alla fine di ognuno dei tre incontri con
la comunità, il Vescovo ha distribuito
ai presenti una preghiera alla quale
tiene particolarmente, chiedendo
ai fedeli di recitarla insieme a lui e,
soprattutto, di impararla a memoria,
affinché possa rimanere come
“traccia” e ricordo della visita pastorale
di questi giorni.
LA COMUNITA’ PASTORALE
Indetta la visita alle Valli Varesine,
si inizierà il prossimo autunno
Il cammino
Già visitate 5 zone
Indetta dal Vescovo il 9 aprile 2009,
durante la S. Messa crismale del
Giovedì Santo, la Visita Pastorale ha
già toccato cinque zone della nostra
diocesi. Dopo un primo periodo
destinato alla visita delle realtà
laicali, dell’associazionismo cattolico
e degli Ospedali della città di Como,
il Vescovo ha iniziato la visita alle
comunità parrocchiali a partire dalla
zona pastorale Valle d’Intelvi nel
settembre 2009. A seguire la visita è
proseguita nei mesi successivi con la
zona “Valtellina Superiore”, le “Prealpi”,
la zona “Lario”, la “Tremezzina” e la
“Bassa Valtellina”, ancora in corso.
I
n una chiesa di San Lorenzo gremita
di gente proveniente da tutte le
parrocchie della zona pastorale
Valli Varesine si è svolta, la sera del 1°
marzo scorso, a Canonica di Cuveglio,
l’incontro di preghiera per l’indizione
della prossima visita pastorale, che
il vescovo Diego Coletti compirà
il prossimo autunno in Valcuvia e
Valmarchirolo.
In chiesa erano presenti i sacerdoti e i
religiosi il cui mandato si svolge nelle
Valli Varesine e gli operatori pastorali
che lavorano nelle comunità delle due
valli, con un bel colpo d’occhio che
univa giovani e meno giovani nell’unica
assemblea che seguiva la celebrazione.
Canti e preghiere si sono alternate
alla lettura di brani di sacra scrittura
e hanno “preparato” l’assemblea agli
interventi di mons. Italo Mazzoni e
di mons. Flavio Feroldi, che hanno
illustrato ai fedeli il senso
della visita pastorale, il suo
significato e le modalità per
accoglierla e per viverla in
maniera ecclesiale. Il clima
di estrema partecipazione
e di attenzione da
parte dell’assemblea è
stato segno tangibile
dell’interesse e dell’attesa
che le comunità delle
Valli Varesine ripongono
nella visita del proprio
Pastore, incontro che sarà
certamente fondamentale
per capire quali siano
gli obiettivi e le modalità di azione
pastorale per i prossimi anni in zona.
Dal punto di vista pratico non si sono
ancora potute rendere note le date
precise della visita, in quanto le stesse
sono da coordinare con la cerimonia
di elevazione agli altari del beato Luigi
Guanella che avverrà a Roma il 23
ottobre 2011 e con gli appuntamenti che
verranno organizzati in diocesi legati a
questo evento.
A.C
ComoCronaca
16 Sabato, 26 marzo 2011
La testimonianza. Una comasca e il terremoto giapponese
S
i continua a vivere in
Giappone, nonostante la
terra tremi, nonostante
i timori legati ai reattori
di Fukushima, nonostante
la paura. E non potrebbe
essere altrimenti, a circa due
settimane dal più potente
terremoto che abbia mai
sconvolto la terra nipponica.
Tra gli italiani sorpresi dal
terremoto, quel terribile 11
marzo, c’era anche la comasca
Maria Chiara Piccinelli,
architetto, che da tre anni
lavora a Tokyo. Siamo riusciti a
raggiungerla telefonicamente
ad Osaka nei giorni scorsi,
poco prima che il Governo
italiano ne disponesse il
rimpatrio, insieme ad altri
connazionali, sul finire della
scorsa settimana.
«Siamo stati rispediti il Italia
con un biglietto governativo
- il suo più recente laconico
commento -. Quando ormai
tutti stavano già ritornando
a casa (Tokyo) l’ambasciata
italiana cominciava a
rimpatriare i connazionali…».
Un tempismo “imperfetto”,
parrebbe di leggere tra le
righe. Ma giusto il tempo per
respirare l’aria del bel Paese,
qualche meeting di lavoro,
e già il progetto del ritorno.
«Tokyo sembrerebbe sicura
– ci fa sapere in queste ore
- se tutto dovesse andare
bene contiamo di ritornare
in Giappone già domenica 27
marzo».
La vita corre veloce, non c’è
tempo di fermarsi. Ma la
memoria va e resta a quell’11
marzo. Una testimonianza,
quella di Maria Chiara, che
rende onore alla capacità
giapponese di gestire le
emergenze. «Al momento
del terremoto - ci spiega
il giovane architetto - mi
trovavo a Tokyo, dove lavoro.
Ero uscita dal mio ufficio,
qualche minuto dopo pranzo,
per comprare dell’acqua e
ho sentito la prima scossa.
All’inizio non abbiamo avuto
la percezione della portata
del sisma. Dopo tre anni in
Giappone abbiamo infatti
imparato a convivere con la
dimensione del terremoto.
Scosse frequenti, nell’ordine
di circa una al mese, di breve
durata e moderata intensità,
rappresentano infatti
una normalità. In questa
occasione, però, il tempo
della scossa, un minuto e
«Un popolo
abituato
all’emergenza»
Tokyo, le verifiche
dopo il terremoto
Maria Chiara
Piccinelli si
trovava a Tokyo
al momento del
sisma. Ecco come
ha vissuto quei
momenti
mezzo circa, oltre alla sua
potenza, ci hanno fatto subito
capire che non si sarebbe
trattato di un terremoto come
gli altri. Immediatamente
si sono attivati i sistemi di
sicurezza: lo spegnimento
delle luci, l’apertura delle porte
automatiche per agevolare
eventuali vie di fuga. Siamo
usciti in strada. Il luogo dove ci
trovavamo, il centro di Tokyo,
non ci permetteva, però,
di mantenere la necessaria
distanza di sicurezza dagli
edifici, così da evitare
rischi legati soprattutto alla
caduta di vetri (le strutture
sono costruite con sistemi
antisismici all’avanguardia).
Abbiamo così cercato un
riparo sotto un sovrappasso
pedonale in acciaio. Tutto
attorno a noi tremava. La
potenza della scossa era
così forte da impedirci quasi
di stare in piedi. Gli edifici
letteralmente “danzavano”
attorno a noi, si aveva la
sensazione di trovarsi su
un taboga. Eppure in città,
nel cuore di Tokyo, non si
è registrato alcun crollo.
Neppure un vetro rotto».
Scene di panico, terrore?
«Assolutamente no. Nessuno si
è riversato in strada sopraffatto
dalla paura. Tutti, bene o male,
sapevano come comportarsi.
Nessuno, ovviamente, si
aspettava un terremoto
così lungo, ma la reazione
«Tanti italiani
cittadini del mondo»
La realtà di una generazione abituata a viaggiare
e pronta ad affrontare le situazioni più diverse
Che cosa avete fatto il
giorno successivo al
sisma?
«Se io fossi stata
giapponese sarei
tornata a casa la sera,
ma per noi stranieri,
che non parliamo
quella lingua, era molto
importante tenerci
informati su quanto
stava accadendo. Del
al sisma è stata composta
e misurata. Noi stessi, pur
essendo stranieri, siamo stati
contagiati da questo generale
atteggiamento di tranquillità e
abbiamo controllato le nostre
emozioni».
Dopo la scossa che cosa avete
fatto?
«Siamo rimasti in strada per
una ventina di minuti, in attesa
che la situazione si calmasse.
Poi siamo tornati in ufficio.
Altre scosse successive ci
hanno però fatto capire che
sarebbe stato meglio cercare
un luogo più sicuro. Ci siamo
così radunati in un punto
di ritrovo programmato per
le emergenze: una scuola
elementare con un campo da
baseball».
Sapevate già dove andare?
«Sì. Il luogo era segnalato
da delle indicazioni stradali.
Attraverso degli altoparlanti,
collegati con tutto il Giappone,
siamo stati informati di
resto l’intera notte è stata accompagnata
da allarmi e da scosse di assestamento,
in qualche occasione siamo dovuti uscire
dall’edificio. Se non fossi rimasta con altri
non avrei saputo cosa fare. Per queste
ragioni sono rimasta a pernottare lì, e il
giorno successivo sono tornata al lavoro. A
Tokyo, in fondo, a parte la paura, non era
accaduto nulla e tutto sembrava normale,
a parte i negozi completamente vuoti,
dai quali era stata comprata ogni cosa.
Abbiamo così trascorso due giorni in
relativa tranquillità, pur nella drammatica
consapevolezza di quanto era accaduto
al nord. Poi ha iniziato a prendere piede
la notizia delle centrali… Così, man mano
che si accavallavano le informazioni circa
il rischio di nucleare a Tokyo molti negozi
ed uffici hanno chiuso i battenti. Da qui
la scelta, per ragioni precauzionali, di
spostarsi più a sud, nella città di Osaka,
che ho raggiunto con mio marito, che
nel frattempo era tornato. Poi il biglietto
governativo e il ritorno in Italia. Ma
contiamo di rivedere il Giappone molto
presto».
quanto stava accadendo. Ad
un’ora dalla prima scossa è
stato diffuso l’annuncio dello
tsunami con la conseguente
esortazione di allontanarsi
dalle coste a chi vi fosse in
prossimità. Noi, ovviamente,
trovandoci nel centro di Tokyo,
non correvamo alcun rischio.
Tra l’annuncio e l’onda sono
trascorsi una ventina di minuti.
Un arco di tempo così stretto
non ha permesso a chi si
trovava vicino al mare, come
nella località di Sendai, di
fuggire in tempo utile. Questa
la ragione delle tante vittime…»
E voi?
«Dopo circa un paio d’ore
sono giunti al campo operatori
locali, equivalenti alla nostra
Protezione civile, che ci
hanno messo a disposizione la
scuola, posizionandoci nelle
aule, cercando di attrezzarne
ciascuna con un televisore,
così da permetterci di rimanere
informati sull’evoluzione
del sisma. A tre ore circa
dalla prima scossa avevamo
dunque già un riparo al caldo.
Eravamo circa 200 persone.
Chi ha voluto, io ero tra questi,
ha potuto pernottare lì. Ci è
stato portato del cibo, riso e
verdure, acqua, ci sono state
consegnate delle coperte e
delle pile ricaricabili a dinamo,
che potevano fungere anche
da radiolina e da ricarica per il
cellulare».
Sei riuscita a contattare i tuoi
familiari per tranquillizzarli?
«I cellulari erano in black out.
Quando le autorità si sono
accorte di questo disagio, a
quattro-cinque ore dal sisma,
tutti i telefoni pubblici sono
stati automaticamente abilitati
alle chiamate libere. Ciò ha
reso possibile, per chi ne
aveva necessità, di chiamare
da qualsiasi cabina senza
mettervi alcuna moneta.
L’unica cosa che non ha mai
smesso di funzionare è stata
la rete internet, anche dal
cellulare. Questo ha agevolato
molto le comunicazioni. Per
quanto mi riguarda inserire
immediatamente in Facebook
“sto bene” ha rappresentato
il modo migliore e diretto
per comunicare al maggior
numero di persone, tra cui
anche mio marito che in
quel momento era a Londra
per lavoro, che non mi era
accaduto nulla».
pagina a cura
di marco gatti
Come vive un’italiana in Giappone?
«L’esperienza che ho vissuto in questi
tre anni è stata molto interessante e di
grande ricchezza. Sono molto contenta
delle scelte che ho compiuto. Stare
a contatto, quotidianamente, con
persone culturalmente così diverse da
noi occidentali (l’85% dei miei colleghi
è giapponese) per me rappresenta,
ed ha rappresentato fino ad oggi, un
plusvalore. Oggi esiste nel mondo una
grande fetta di giovani che sta vivendo
esperienze lavorative all’estero simili alla
mia, una comunità grande di uomini e
donne in viaggio che proprio attraverso
queste esperienze ha imparato a vivere
la flessibilità, acquisendo maggiori
capacità di adattamento e dimestichezza
nell’affrontare le situazioni più diverse,
anche drammatiche. Quella che si respira
è un’aria di globalità, di condivisione
che va oltre i particolari confini della
propria cittadinanza. Ci si sente davvero
cittadini del mondo, uniti e vicini pur
nelle differenze, che rappresentano una
reciproca fonte di ricchezza e di crescita».
ComoCronaca
Paratie
Sabato, 26 marzo 2011 17
Il 24 marzo non sono ripartiti, come invece
precedentemente programmato, i lavori del cantiere
Lungolago: ancora rinviata
la ripresa del 2° lotto
I
Foto William
lavori del secondo
lotto del cantiere sul
lungolago non sono
ripresi il 24 marzo
(data indicata, nel corso
di un sopralluogo,
dal responsabile del
procedimento, l’ingegner
Antonio Ferro), e
quest’estate un tratto
di Lungo Lario Trieste
dovrebbe essere invece
oggetto di un intervento
per ristabilire l’integrità
delle solette di copertura
del manufatto che collega
il primo bacino del lago
e la darsena, esistente
nei pressi di Piazza
A far discutere,
in questi giorni,
cedimenti che hanno
fatto temere per
l’integrità della strada
Sant’Agostino, salita
agli onori della cronaca
qualche mese fa per la
mancanza di ossigenazione
necessaria per consentire
ai pesci presenti di vivere
dovuta sempre ai lavori
per il rifacimento del
lungolago. Sono queste le
ultime due novità, non del
tutto positive, che sono
emerse negli ultimi giorni
su questo argomento.
Riguardo la ripresa dei
lavori nel cantiere del
secondo lotto, che interessa
il tratto di lungolago da
piazza Sant’Agostino a
piazza Cavour, questa
rimarrà sospesa fin tanto
che la Regione Lombardia
non avrà approvato una
perizia comunale in fase
di ultimazione come ha
ricordato, in proposito, lo
stesso sindaco di Como,
Stefano Bruni: «Gli uffici
la stanno concludendo
ed è prossimo l’invio
a Milano. Il nucleo di
valutazione regionale,
nel frattempo, è già stato
convocato a breve e subito
dopo si riunirà anche la
conferenza di servizi».
Per quanto riguarda la
variante che consentirebbe
la riapertura di parte della
passeggiata tra piazza
Cavour ed i giardini a
lago, lo stesso sindaco ha
dichiarato che nonostante
i numerosi ostacoli
normativi, burocratici ed
economici la missione
non sarebbe “impossibile”,
anche se difficile in quanto
sono parecchi i nodi da
risolvere: dai parapetti
all’illuminazione, alla
pavimentazione, alla
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sicurezza. La scorsa
settimana è stata anche
lanciata un’originale via
d’uscita a questa impasse
ovvero il coinvolgimento
di privati attraverso
sponsorizzazioni
che consentano
l’esecuzione di interventi
provvisori in attesa
che l’Amministrazione
comunale decida quale
sarà l’assetto definitivo di
questa parte del lungolago.
Tornando, invece, al
problema della soletta
tra il lago e la darsena,
che un’analisi accurata
ha permesso di rilevare
la presenza di rotture
nei tiranti in acciaio
dovute ad degrado ed
usura nel tempo, Bruni
ha evidenziato come «la
soletta mostra gli anni che
ha ed è danneggiata, ma
non c’è alcun pericolo di
crollo e i danni non sono
in alcun modo collegati
al cantiere delle paratie.
Dovremo intervenire,
certo, e per evitare che
tale intervento possa
comportare la chiusura
del lungolago è stato
affidato un incarico ad un
professionista esterno». Il
rischio, infatti, è quello che
Como si ritrovi in piena
estate con la passeggiata
a lago impraticabile
quasi del tutto e con un
cantiere che occupi, seppur
parzialmente, una strada
importante per la città.
l.cl.
Notizie flash
■ Aism
Coro<L>Lario
al Teatro Sociale
Domenica 27 marzo 2011, alle ore
16.00 presso il Teatro Sociale di Como
si esibiranno il coro A.N.A. di Fino
Mornasco, il coro Voci del Lario di
Como, il coro Voltiano di Camnago
Volta, il coro Nigritella di Monte
Olimpino, il coro Monte Colmenacco di
Nesso, il coro “La Rocca” di Appiano
Gentile e la corale Bilacus di Bellagio
dando così vita alla tappa comasca di
Coro<L>Lario, primo festival itinerante
di cori a voci pari maschili.
Coro<L>lario propone un incontro
dei cori e con i cori, significativa
rappresentanza dei comuni della
provincia comasca, con l’obiettivo di
portare a conoscenza il canto corale ed
in particolare il riscoprire e valorizzare
gli aspetti culturali della vita e della
tradizione. L’incasso della serata sarà
devoluto a favore del Centro AISM di
via Pasquale Paoli a Como che offre
alle persone con sclerosi multipla del
territorio, in un’unica sede, tutta la
gamma di interventi socio sanitari
che la patologia stessa richiede e
diventa un luogo di aggregazione in cui
rafforzare le autonomie ed instaurare
nuove relazioni sociali.
I biglietti, con offerta minima di 10
euro per platea e palchi e 7 euro per
le gallerie, possono essere presi in
prevendita contattando direttamente
il centro AISM di Como al numero 031523358 o scrivendo a eventicomo@
asim.it oppure telefonando al numero
339-1731037.
Nel mondo si contano oggi circa
1,3 milioni di persone con sclerosi
multipla, di cui 400.000 in Europa
e 57.000 in Italia. Ad esserne
maggiormente colpite sono le donne
La Sezione Aism di Como, presente
sul territorio dal 1983, è diventata un
punto di riferimento importante per le
persone che convivono con la SM e per
i loro familiari. Oggi conta circa 400
soci. Tutte le componenti della Sezione
sono impegnate nella realizzazione di
attività, iniziative e manifestazioni a
sostegno delle persone con SM e dei
loro familiari.
Il Centro è stato inaugurato il 5 maggio
2001. Nato dal desiderio di creare un
luogo di aggregazione e socializzazione
sul territorio ( la “Casa AISM”),
nel tempo il Centro ha acquisito
competenze tali da strutturare servizi
dedicati alle persone con SM senza
comunque perdere la sua caratteristica
più importante, ovvero l’accoglienza.
Nato come sogno e sfida, il Centro si è
strasformato in una realtà consolidata
che si pone sempre nuovi obiettivi da
raggiungere negli ambiti di: Autonomia
- Socializzazione - Riabilitazione.
■ Finestra sul campionato
Como, continuerà la magia?
C
ontinuerà domenica anche contro il Pavia
guidato in panchina dall’ex Benny Carbone il momento magico del Como che
ha conquistato sette giorni fa a Bolzano
la terza vittoria sulle ultime 4 partite disputate? è
quello che si augurano tutti visto l’ottimo stato di
forma della compagine azzurra. I timori paventati
alla vigilia della trasferta in Alto Adige, con il Como incapace finora di imporsi con autorevolezza
nei confronti di compagini impegnate nella dura
lotta per non retrocedere, si sono sciolti al timido
sole di una bella giornata primaverile in quel di
Bolzano dove i ragazzi di Brunner, ancora imbattuto da quando è seduto sulla panchina lariana,
per 3-1. E dire che la trasferta appariva insidiosa
in quanto il Sud Tirol era (ed è) affamato di punti. Ma il Como aveva in testa un’idea precisa i cui
contorni si sono ben delineati già dopo sei minuti
con un gol di punizione: Franco tocca per Filippini
che fa partire un bolide che si infila nell’angolino
della porta locale. Il raddoppio arriva nel finale
del primo tempo: Bardelloni è atterrato in area e
per l’arbitro è un rigore. Dal dischetto Franco non
sbaglia ed è il 2-o. Nella ripresa il Sud Tirol cerca
di giocare il tutto per tutto e trova il gol del momentaneo 2-1 con Alfredo Romano al 67esimo. La
partita, però, non si riapre perché due minuti dopo
Maah entra in area e fredda il portiere per il definitivo 3-1. Questa vittoria ha consentito al Como di
raggiungere il settimo risultato utile consecutivo e
zona play-off a portata di mano (4 punti). «Quelli
conquistati a Bolzano sono 3 punti che valgono
molto per gli effetti immediati, perché ci allontanano dai play-out e perché sono arrivati andando
in vantaggio subito – ha affermato negli spogliatoi
Alex Brunner-. Bello, bellissimo, l’atteggiamento
della squadra. La mentalità è veramente cambiata.
Certo i nuovi inserimenti ci hanno aiutato a fare
la differenza ma è la mentalità del gruppo che è
diversa». Domenica, come detto, al Sinigaglia arriva un’altra pericolante, il Pavia.
l.cl.
ComoCronaca
18 Sabato, 26 marzo 2011
Montorfano. Importanti interventi alla chiesa parrocchiale
L
a tradizione rivisitata
dalla modernità, per
una chiesa più “chiesa”.
È questo in sintesi
il significato dei lavori di
rinnovamento dell’interno della
parrocchiale di San Giovanni
Evangelista a Montorfano
di queste ultime settimane.
Ce ne parla il parroco, don
Gaetano Biagioni: «La nostra
chiesa, di antica origine (vedi
riquadro), negli anni ’70
dello scorso secolo era stata
interessata da un imponente
rimaneggiamento che ne aveva
quasi completamente cancellato
la fisionomia originale. In
particolare, sulla base del
progetto dell’ingegnere Gaetano
Banfi, era stata modificata
l’area del vecchio presbiterio,
trasformandola in spazio utile
per i fedeli e realizzando nello
spazio antistante, in posizione
quasi centrale alla chiesa,
un basamento ottagonale in
marmo rosso alicante con la
mensa, il tabernacolo, l’ambone
e il battistero in marmo giallo
Siena. In quell’occasione
erano stati eliminati gli altari
Su
minori, sostituiti da nicchie
con mensole marmoree, e
l’antica decorazione parietale.
Si trattava chiaramente di
un tentativo di attuazione
dei dettami del Concilio Vaticano II, ma
abbiamo pensato che dopo quaranta
anni fosse giusto rivedere queste scelte,
nell’ottica di un ritorno alla tradizione
nel rispetto degli attuali orientamenti
liturgici». Continua don Gaetano:
«Tutto è nato da una visita “di amicizia”
del vescovo alla nostra parrocchia
nell’ottobre dello scorso anno. Abbiamo
cominciato a parlarne con mons. Coletti,
e nel giro di breve tempo sono arrivati a
Montorfano per un sopralluogo mons.
Rinaldo Valpolini, direttore dell’Ufficio
Diocesano della Liturgia, don Guido
estrema essenzialità ma di
grande suggestione, perché
è stato riportato al centro
dell’attenzione e della
devozione il sacrificio sulla
croce di Cristo che diventa
sacrificio eucaristico.
L’organo è ritornato
nella sua collocazione
originale, a sinistra del
presbiterio, sopra la
sacrestia, guadagnandone
in acustica. È stato tolto il
confessionale che si trovava
nella prima cappella
entrando a sinistra della
chiesa, dove ha trovato
posto, come era in origine,
il Battistero. Nell’abside
di questa cappella, in
seguito ad alcuni saggi
stratigrafici, è venuto alla
luce un lacerto di affresco
con il Battesimo di Gesù.
Anche sulla parete sinistra
di fondo sono emersi due
frammenti di un grande
affresco raffigurante
presumibilmente la
Natività. «Alcuni anziani
di Montorfano – racconta
don Gaetano – si sono
progetto dell’architetto Santini si è messo mano alla vecchia “isola”
addirittura commossi
a vedere questi dipinti
presbiterale. Il primo passo di un cammino
che ricordavano la “loro”
chiesa, la chiesa della loro
Calvi e don Maurizio Salvioni, direttore e
verrà posta nella cappella del cimitero
giovinezza, dei loro padri.
vicedirettore dell’Ufficio Diocesano di Arte dopo la sua sistemazione da parte del
Per rispetto dei parrocchiani abbiamo
Sacra, Matteo Nessi, direttore dell’Ufficio
Comune) e costruito un altare in legno a
scelto di procedere per gradi, iniziando
Tecnico Diocesano e l’architetto Daniele
ridosso della parete absidale, dominato
con questa realizzazione provvisoria in
Rancilio della Soprintendenza per i
dalla riproduzione dell’antica pala
legno dell’altare, che sarà lasciata per
beni Architettonici e per il Paesaggio di
raffigurante la Crocifissione con Maria,
un anno intero, in modo che la gente
Milano, con cui abbiamo cominciato
Giovanni e la Maddalena, risalente alla
si abitui a “viverla”. Questo modello
a ragionare su cosa si poteva fare, in
prima metà del XVII secolo (l’opera
potrà comunque essere soggetto a tutte
piena condivisione di intenti. L’architetto
originale è in restauro). Al di sotto
le modifiche e a tutti gli aggiustamenti
Alessandra Santini di Como ha preparato
della pala è stato sistemato il vecchio
che l’uso da parte della comunità vorrà
un progetto provvisorio e, dopo la sua
tabernacolo, con una semplice mensola
suggerire. Intanto vorrei utilizzare questo
approvazione, siamo partiti con i primi
bianca. Lo spazio del presbiterio, innalzato tempo di “prova” per proporre una
lavori».
dal piano della chiesa, è occupato dalle
catechesi sul significato delle diverse parti
Nel giro di una settimana è stata smontata
sedie per i ministri e per i ministranti, dalla di una chiesa».
la vecchia “isola” presbiterale (la mensa
mensa e dall’ambone. Un colpo d’occhio di
silvia fasana
La centralità della Croce
Montorfano:
mille anni di storia
Le prime notizie della chiesa
risalgono al lontano 1044
L
e prime notizie della chiesa
di Montorfano risalgono al
1044, quando era dipendente
direttamente dalla Cattedrale
di Como; soltanto nel 1197, in seguito
ad un’ennesima spartizione di territori
tra Como e Milano, la chiesa passò
sotto la giurisdizione milanese, anche
se una cavillosa clausola poneva
qualche riserva su alcuni diritti che
ancora potevano essere vantati dal
Vescovo di Como. Nello stesso anno la
chiesa fu restaurata da Giovanni Rusca,
console del Comune di Como come
ringraziamento per la sua guarigione
da una grave malattia. Nel 1398 la
cappella di Montorfano è citata come
appartenente alla Pieve di Galliano
(ambrosiana, dunque); rimarrà
ambrosiana fino al 1982, quando
passerà alla Diocesi di Como. Nei
secoli XV-XVI vennero eretti due altari
secondari dedicati uno alla Madonna
e alla Santissima Trinità e l’altro a San
Rocco (poi a Sant’Antonio abate). Un
rifacimento completo dell’edificio si
ebbe, grazie all’intervento del nobile
Nicolò Mandelli, su indicazione
dell’architetto Pellegrino Pellegrini,
nel 1578, l’anno prima della visita
pastorale di San Carlo Borromeo, il
quale descrisse la chiesa con l’altare
maggiore rivolto a nord, i due altari
secondari già citati, il fonte battesimale
e il campanile. Il 12 luglio 1582 lo stesso
San Carlo consacrò la chiesa e l’altare
maggiore. Però nel 1606, negli Atti della
visita pastorale del cardinale Federico
Appuntamenti con il
Centro italiano femminile
Proiezione
di un film,
S. Messa
del Martedì
Santo
e appuntamenti
per l’estate
I
l Centro Italiano Femminile provinciale
di Como propone, in occasione della
Giornata Mondiale della donna 2001, la
proiezione di “Non è ancora domani” (La
Pivellina”) che narra la storia di una bimba
abbandonata e degli sforzi di una donna
nell’aiutarla a ritrovare la madre. Regia:
Tizza Covi, Rainer Frimmel Attori: Patrizia
Gerardi, Asia Crippa, Tairo Caroli, Walter
Saabel. la proiezione è prevista per
domenica 27 marzo alle ore 15 presso
il cinema Astra, in viale G. Cesare, a
Como.
L’ingresso è libero.
Per informazioni: CIF, via Rodari 1,
Como, tel. e fax 031-304190, e-mail:
cifcomotin.it.
Il CIF ricorda inoltre che il prossimo 19
aprile, Martedì Santo, mons. Giuliano
Zanotta, vicario generale della diocesi
di Como, celebrerà una S. Messa alle
Borromeo si trova che l’orientamento
della chiesa era stato cambiato,
rivolgendo l’abside ad oriente. Questa
situazione durò presumibilmente fino
al 1794, quando ci furono dei nuovi
lavori di ampliamento e ristrutturazione
della chiesa, in cui, oltre a modificare
di nuovo l’orientamento dell’edificio
in senso nord-sud, venne realizzata la
copertura a volta e si abbellirono con
lesene e cornicioni l’interno e la facciata.
Nel 1908 l’altare già di San Rocco fu
dedicato alla Sacra Famiglia, con gruppo
scultoreo di Giuseppe Nardini di Milano;
nel 1926, con il generoso concorso
della popolazione, venne ampliata
la chiesa verso occidente, arretrato
l’altare della Madonna e fatto posto
per l’altare di Sant’Antonio, oggi delle
Reliquie. Gli interventi del 1975-1976
portarono ad un totale rinnovamento
interno della chiesa; nel 2001 venne
rifatta la pavimentazione, con posa del
riscaldamento a pavimento. I nuovi
lavori sono attualità di cronaca.
s.fa.
ore 16.30 presso la basilica di S.
Giorgio, in via Borgovico, per tutte le
volontarie aderenti al Centro Italiano
Femminile.
L’associazione ricorda infine
l’appuntamento con il soggiorno
estivo per bambini e bambine, ragazzi
e ragazze dai 6 ai 13 anni a Lignano
Sabbiadoro, in programma da martedì
19 luglio a martedì 2 agosto, presso la
casa vacanze “Villa Serena”. Iscrizioni
fino ad esaurimento posti presso
il CIF di via Rodari.
ComoCronaca
“Attenti a
quei due”
al Teatro
Sociale
sabato
26 marzo
S
Sabato, 26 marzo 2011 19
abato 26 marzo alle ore 21, al teatro
Sociale di Como, la Compagnia
Teatrale Lariana metterà in scena lo
spettacolo “Attenti a quei due”, commedia
brillante in due atti scritta e diretta da
Giuliano Capuano, con la straordinaria
partecipazione di Justine Mattera.
Il costo del biglietto è di 25 euro;
l’incasso sarà devoluto ad alcune Onlus
del territorio: la cooperativa sociale “Il
Sorriso” di Cernobbio, impegnata nel
campo dell’aiuto ai disabili; il Comitato
Basso Lario della Croce Rossa Italiana;
l’Associazione Bianca Garavaglia
per l’aiuto e il sostegno di
iniziative operanti nel campo
dei tumori infantili; gli Amici
di Nighisti di Cernobbio, che
svolgono opera di volontariato
in Eritrea, in particolare per la
costruzione di pozzi d’acqua e
ambulatori medici.
Per informazioni e prenotazioni:
328.4571662; la prevendita
biglietti è presso Gabetti Agency,
Portici Plinio 18, Como.
appuntamenti
Tre incontri in Biblioteca
comunale e un’elevazione
spirituale presso
la Basilica di S. Fedele
proposti dal Centro
Culturale Paolo VI
Una cultura
per l’uomo.
La totalità
della ragione
L
a tragedia del Vietnam e
della Cambogia, l’elezione di
Giovanni Paolo II, il referendum
sull’aborto, il dissenso nell’Est
dell’Europa, Piazza Tienanmen, le
“battaglie” per la libertà nella scuola,
la fine della “Prima Repubblica”, la
globalizzazione e il multiculturalismo…
Sono solo alcuni degli avvenimenti che
ci danno un’idea di quanto il mondo
sia cambiato negli ultimi trent’anni. E,
leggendo il libro appena pubblicato
dal Centro culturale Paolo VI, “Una
cultura per l’uomo”. 1980-2010, questo
appare immediatamente. Viviamo in
un clima culturale profondamente
trasformato, dove la disgregazione
della società e dell’uomo stesso, già
largamente presente allora, è andata
ulteriormente evidenziandosi. Ancora
oggi rimane immutata la domanda:
“Da dove ricominciare?”. E oggi, come
allora, la tentazione è di ritenere che il
problema sia «innanzitutto una società
immediatamente diversa, programmi
alternativi, strutture più
adeguate», con il rischio di essere
sempre “alla superficie” delle
questioni e – come sottolineato
nell’aprile 1980 in occasione della
presentazione del Centro Paolo
VI – dimenticare l’esperienza che l’uomo
fa: il desiderio di una umanità più piena,
la famiglia, l’impegno nello studio, il
lavoro, la lotta per una società migliore.
È quanto ci ricorda, con la sua “solita”
semplicità e nel contempo profondità,
Benedetto XVI: «L’Occidente, da molto
tempo, è minacciato da una avversione
contro gli interrogativi fondamentali
della sua ragione, e così può subire solo
un grande danno. […] È a questa vastità
della ragione, che invitiamo nel dialogo
delle culture i nostri interlocutori.
Ritrovarla noi stessi sempre di nuovo,
è il grande compito» (Discorso di
Ratisbona). Tale invito, lungi dall’essere
qualcosa di intellettuale, ha invece a
che fare con il quotidiano di ciascun
uomo: quale il senso dell’agire, dell’
“edificare” la vita personale e sociale?
O, più profondamente, che cosa il cuore
dell’uomo attende e che cosa lo compie?
Nasce così la proposta del Centro
culturale, Una cultura per l’uomo. La
totalità della ragione, tre incontri – il
primo sul valore della ragione e l’intimo
suo nesso con la fede, per un’umanità
rinnovata; il secondo e il terzo dedicati
alla situazione dei tanti cristiani
perseguitati e alla figura del nuovo beato
Giovanni Paolo II –, a cui si aggiunge un
concerto con brani di Handel, Marcello e
Vivaldi nella basilica di San Fedele.
Si inizia martedì 29 marzo p.v., in
Biblioteca Comunale di Como, con
Fede e ragione. L’attesa del cuore
dell’uomo, apertura alla realtà.
Don Ezio Prato, docente di teologia
fondamentale e preside del Seminario
Vescovile di Como, introdurrà la prof.
ssa Marta Cartabia, ordinario di diritto
costituzionale all’Università degli Studi
di Milano-Bicocca, uno dei giuristi
italiani che più ha studiato il rapporto tra
il diritto naturale e la norma giuridica.
Di recente ha trascorso un anno di
lavoro negli Stati Uniti, dove è rimasta
abbagliata dal fascino di una città come
New York. «Lì tutto funziona – afferma
la Cartabia –, si vive bene, si perde meno
tempo per l’organizzazione della vita,
il livello delle università è eccellente,
ogni cosa è molto curata», eppure...
«nemmeno New York basta al cuore
dell’uomo».
Anna Rossi
✎ Programma
Ecco il programma degli incontri in
Biblioteca comunale, a Como, ore 21
Martedì 29 marzo Fede e ragione.
L’attesa del cuore dell’uomo, apertura
alla realtà”, con Marta Cartabia,
docente di diritto costituzionale
Università di Milano-Bicocca
Lunedì 11 aprile “Uomini e storia.
Cristiani perseguitati. Condivisione
e giudizio”, con Piero Gheddo,
missionario; Gian Micalessin, inviato
speciale de «Il Giornale»; moderatore
don Agostino Clerici. Proiezione del
reportage “Cristiani in Iraq” di Gian
Micalessin e Monica Maggioni: il
drama dei cristiani in Iraq oggi.
Martedì 26 aprile “Santità e vita.
Giovanni Paolo II. Certezza dell’io,
fedeltà alla ragione”, con Luigi
Geninazzi, inviato di «Avvenire» e
cronista dei viaggi del Papa
Domenica 17 aprile, ore 21, basilica
di San Fedele in Como, elevazione
spirituale “Quaerere Deum. Cercare
Dio e farsi trovare da Lui”. Coro e
orchestra d’archi “Ensemble Amadeus”
di Milano”. Musiche di Handel,
Marcello e Vivaldi. Ingresso libero.
Anche Como interessata all’accordo tra Confindustria e Intesa S. Paolo
1,6 miliardi a sostegno delle imprese
N
uovo accordo, la scorsa settimana,
tra Confindustria Como e Intesa
Sanpaolo ad integrazione di
quello raggiunto del 2009 – per
assistere al meglio le piccole e medie
imprese industriali della provincia di Como
nell’attuale fase congiunturale ancora
difficile ma certamente più orientata alla
crescita e allo sviluppo.
In buona sostanza sono state
confermate le iniziative attivate con
l’accordo di luglio 2009 e varati nuovi
interventi per promuovere percorsi di
internazionalizzazione, innovazione e crescita dimensionale; previsti strumenti
per migliorare il dialogo e il confronto tra impresa e banca; programmate
strategie mirate e incontri locali per rispondere alle esigenze delle diverse realtà
imprenditoriali del Paese. La nuova intesa conferma e prolunga gli strumenti
attuati da quella precedente e disegnati per fronteggiare le principali emergenze
della crisi, come la linea di credito aggiuntiva per la gestione degli insoluti, i
programmi di ricapitalizzazione per il
rafforzamento patrimoniale, l’allungamento
fino a 270 giorni delle scadenze a breve
termine e il rinvio rate su mutui e leasing,
diventate poi oggetto dell’Avviso comune
ABI del 3 agosto 2009. Attraverso tali
strumenti è stato possibile, in poco più di
un anno, dare un riscontro positivo a oltre
57.000 richieste in Italia, di cui oltre 6.800
in Lombardia. L’accordo permetterà inoltre
di valorizzare nuovi strumenti diagnostici
e di simulazione studiati per agevolare il
dialogo tra clienti e banca e per facilitare la
bancabilità di aziende e progetti.
Intesa Sanpaolo metterà a disposizione
un plafond di 1,6 milardi di euro per la
provincia di Como e le altre provincie
lombarde (escluse Milano e Monza Brianza)
destinandoli specificamente a interventi
e investimenti nei tre ambiti strategici
individuati con Piccola Industria per
rilanciare la competitività delle aziende
italiane:
Crescita dell’impresa: sviluppo delle
iniziative volte a migliorare i parametri
patrimoniali e la cultura creditizia delle
imprese. Promozione delle reti d’impresa e
delle sinergie territoriali.
Internazionalizzazione: aiutare le imprese a
sviluppare nuove strategie sui mercati esteri
attraverso il supporto operativo in 40 paesi
nel mondo e le consulenze specialistiche
del polo per l’internazionalizzazione del
Gruppo.
Innovazione: finanziamento e sviluppo di
programmi di ricerca, acquisizione di nuove
tecnologie, raccordo tra banca, impresa e
università.
Confcooperative
20 Sabato, 26 marzo 2011
Terzo settore. Una realtà nata nel 2009
I
l consorzio ABC è l’ultimo
nato nella famiglia di
Confcooperative Como. Si
tratta di un centro servizi
specializzato nella fornitura di
servizi contabili, amministrativi
e consulenziali che si rivolge ad
Enti senza scopo di lucro quali
organizzazioni di volontariato,
associazioni fondazioni e
onlus.
Il suo scopo tra gli altri è quello
di favorire la diffusione di
conoscenze e la crescita delle
competenze tra chi, all’interno
delle realtà di volontariato, si
occupa di questioni contabili e
amministrative.
Abbiamo intervistato il
presidente del consorzio ABC,
Rita Manca per saperne un po’
di più su questa recente realtà e
i suoi obiettivi.
servizi aggiuntivi legati
alla gestione della partita
IVA, all’invio dei modelli
telematici, alla redazione
del modello annuale EAS,
alla formazione, ecc.
In collaborazione con
il consorzio Eureka è
possibile anche accedere
alla gestione delle paghe,
alla revisione contabile
e all’implementazione
di un corretto sistema
amministrativo, da
realizzarsi con il supporto
del consorzio ABC o in
autonomia, secondo
necessità.
Ultimamente si sono
aggiunti anche il supporto
nella progettazione e
nella rendicontazione dei
progetti.
Quando è stato costituito
il consorzio
«Il consorzio è nato il 7 gennaio
2009, da un’intesa tra diverse
realtà del terzo settore comasco
per rispondere all’esigenza
di costituire sul nostro
territorio un soggetto che
fornisse servizi a pagamento
per il modo del volontariato
e dell’associazionismo,
costruendo anche sapere
specifico e capacità
professionali per la gestione
di un supporto specialistico
in tema di fiscalità ed
amministrazione».
A chi si rivolge?
«A tutte le tipologie di
organizzazioni del no
profit, ad eccezione delle
cooperative che ritrovano
già nel consorzio Eureka la
risposta ai propri bisogni.
Ad oggi offriamo servizi ad
una cinquantina di realtà
del territorio».
Come mai in precedenza
non c’era un organismo
di riferimento per
le associazioni e il
volontariato?
«Per tradizione il
volontariato si è sempre
Quali sono i soggetti
appoggiato direttamente
che ne fanno parte?
ai volontari disponibili
«La tipologia di organizzazione
a farsi carico della
che si è individuata, come
gestione amministrativa/
Conosciamo da vicino l’ultimo nato della famiglia di Confcooperative
più utile a svolgere questo
fiscale, oppure attraverso
tipo di mandato, è risultata
l’aiuto di commercialisti
Como. Un centro specializzato sul fronte fiscale e amministrativo
un consorzio cooperativo
disponibili, ma con poche
costituito dai soggetti
competenze specifiche nel
territoriali maggiormente
mondo del terzo settore
interessati all’argomento e/o capaci di
l’associazionismo e il volontariato?
il Volontariato e dalle specificità di
ed in particolare dell’associazionismo.
fornire le competenze necessarie:
«In particolare il continuo aggiornamento
altri soggetti quali ACLI ed Arci, che
La complessità, esito di una maggior
• Consorzio Eureka
normativo in merito ai temi della
necessitano di usufruire di servizi
definizione di obblighi ma anche di
• Associazione del Volontariato Comasco – rendicontazione economica ha
specialistici, si costituisse una nuova
tipologie di associazioni, ha richiesto
Centro Servizi per il Volontariato
evidenziato la sempre più marcata
organizzazione che sviluppasse in modo
un conseguente innalzamento delle
• Cooperativa Caleidoscopio – proposte
necessità di affiancare ai servizi erogati
dedicato questi servizi».
competenze per evitare possibili sbagli.
delle Acli comasche per un’economia
gratuitamente da parte del CSV, altri
In passato, inoltre, il soggetto del territorio
solidale
servizi che non rientrano nel mandato
A quali bisogni va incontro il consorzio?
che svolgeva con competenza questa
• Consorzio Solco Como
legislativo dello stesso ma che ugualmente «Il consorzio ABC offre tutti i servizi
funzione era il consorzio Eureka, che
• Acli Como
vengono richiesti dalle organizzazioni del
necessari alla corretta amministrazione
ha poi sviluppato la scelta di dedicarsi
• Arci Como
territorio per presidiare la tenuta della
contabile e fiscale delle organizzazioni di
in modo prevalente ai soli servizi per la
• Unione Provinciale di Como
propria contabilità.
volontariato e delle associazioni.
cooperazione».
di Confcooperative».
Da queste necessità è quindi scaturita
Oltre ad un supporto amministrativo per
pagina a cura di
l’ipotesi che, a partire dall’esperienza in
la costituzione si occupa in particolare
confcooperative
Come mai si è sentita l’esigenza di
materia maturata dal consorzio Eureka,
della gestione della contabilità e della
unione provinciale di como
creare un riferimento territoriale per
dall’esperienza del Centro Servizi per
redazione dei bilanci, offre però anche
www.eurekacomo.it
Il consorzio ABC
Modello EAS:
inoltro telematico
S
ei Socio di un’associazione? Sai che ogni associazione
deve comunicare i dati fiscali alla Agenzia delle Entrate
attraverso l’inoltro telematico del Modello EAS?
Se hai bisogno del nostro aiuto non esitare a contattarci per
un appuntamento.
Consorzio ABC Via M. Anzi nr.
8 – Como Tel. 031 307028 email
é scaricabile dal sito
[email protected]
Il modello Eas è scaricabile
dal sito dell’Agenzia delle
Entrate (www.agenziaentrate.
gov.it) ed è costituito da 38
dichiarazioni di varia natura
che devono essere sottoscritte
sotto la responsabilità del
legale rappresentante legale
dell’ente: dall’affiliazione
a federazioni o gruppi allo
svolgimento di attività nei
confronti dei soci o dei non
soci a pagamento, dal numero
dell’Agenzia delle
Entrate ed è costituito
da 38 dichiarazioni
degli associati all’ammontare
delle entrate, dal codice fiscale
degli amministratori al numero
di giorni di raccolta fondi
effettuati.
Il modello Eas riguarda tutte
le associazioni politiche,
sindacali, di categoria,
religiose, assistenziali,
culturali, sportive, di
promozione sociale, di
formazione extrascolastica,
pro loco, organizzazioni di
volontariato.
Il modello Eas andrà
presentato entro e non oltre il
31 marzo. Le associazioni che
non provvederanno all’inoltro
della comunicazione, non
potranno più usufruire, per
l’esercizio in corso, delle
agevolazioni previste per
gli enti di tipo associativo
dall’articolo 148 del Tuir: non
imponibilità ai fini IRES e IRAP
delle quote sociali e/o dei
corrispettivi ricevuti a fronte di
particolari beni e servizi erogati
dai soci.
ComoCronaca
Sabato, 26 marzo 2011 21
Progetti. Una rete per frenare la dispersione di cibo
B
uttare il pane è peccato,
ammonivano i vecchi
di qualche generazione
fa, un po’ perché
timorati di Dio e un po’ in
omaggio alle ferree leggi della
parsimonia. E se questo era
vero ieri, quando le condizioni
generali di vita non erano
propizie ai capricci e alle spese
voluttuarie, tanto più lo è oggi,
in un’epoca in cui lo spreco
dei beni e delle risorse ha
raggiunto livelli assolutamente
esecrabili in ogni ambito
della civiltà contemporanea,
e dove la crisi economica ha
disegnato scenari un tempo
imprevedibili, condannando
al disagio anche comparti
produttivi e ceti sociali
tradizionalmente ritenuti
“inattaccabili”. Tra gli sprechi
che forse maggiormente
feriscono la sensibilità
collettiva, e penalizzano
non marginalmente il
reddito delle famiglie e
il bilancio di importanti
settori quali l’ambiente e
la gestione oculata delle
imprese operative nel settore,
figurano le tonnellate di cibo
fresco che quotidianamente
finiscono in discarica,
insieme alle tonnellate di
derrate alimentari a lunga
conservazione che per ragioni
talvolta persino ineffabili
(un microscopico foro
nell’involucro di cellophane,
una lieve ammaccatura sulla
confezione o, come nel caso
della frutta, una colorazione
non particolarmente vivace
del prodotto) rimangono
invendute sugli scaffali
degli ipermercati. Ma non è
tutto. L’impatto ambientale
determinato sul territorio
dall’eccedenza alimentare,
il cui smaltimento richiede
l’attivazione di appositi
impianti di stoccaggio con
relativi esorbitanti consumi
di energia, rappresenta
un altro punto nodale di
non facile soluzione, che
sollecita il deciso intervento
della classe politica e della
pubblica amministrazione.
Come sottolinea Paolo
Mascetti, assessore provinciale
all’ecologia, “lo spreco
alimentare è ormai una piaga
inaccettabile da estirpare
il più celermente possibile,
e ciò almeno per tre validi
ordini di motivazioni: il primo
è che è necessario ridurre
drasticamente i quantitativi
Insieme
contro
lo spreco
Tonnellate di
risorse alimentari
finiscono in
discarica per
le ragioni più
diverse. L’impegno
sul territorio
di cibo che finiscono tra
i rifiuti, il secondo è che i
consumi energetici connessi
allo smaltimento sono
sempre più insostenibili, e
il terzo è che sul piano etico
ed educativo il desolante
spettacolo delle tonnellate di
prodotti dissolte in discarica
è ormai assolutamente
intollerabile”. A tale proposito
il Banco Alimentare della
Lombardia ha messo a punto
e applicato, attraverso la
collaborazione tra le forze
politiche, imprenditoriali
e di volontariato coinvolte
nell’operazione, un accurato
progetto di riduzione alla
fonte dei rifiuti alimentari,
che sta ottenendo risultati e
consensi in tutto il territorio
regionale, inclusa Como e
provincia. “Nel 2010 il volume
delle intercettazioni e della
raccolta delle eccedenze
alimentari confluite presso la
piattaforma di Muggiò (MB),
è stato imponente”, spiega
Massimo Caprotti, presidente
della Fondazione Banco
Alimentare Lombardia. “Ma
una funzione di fondamentale
importanza è stata garantita
dalle attività di micrologistica
locale, senza l’ausilio delle
quali non sarebbe stato
possibile raggiungere le
organizzazioni che operano
nel campo dell’assistenza
e recapitare loro i prodotti
richiesti. Tale attività, che a
Como è svolta dai 45 volontari
della Siticibo, è assolutamente
indispensabile per smistare
le eccedenze in tempo utile
e consentire il loro consumo
in giornata, soprattutto nel
caso dei piatti cucinati delle
mense aziendali e scolastiche,
che devono essere raccolti
e distribuiti nel giro di
poche ore. Attivato a Como
già dal 2005, il progetto
Siticibo costituisce ormai
una presenza affidabile e
consolidata in città, con la
sua rete che comprende ben
sedici donatori di cibi freschi
e cotti e un capillare raggio
d’azione che lo scorso anno ha
permesso di raccogliere, nella
provincia lariana, qualcosa
come 173.151 Kg di prodotti
dell’industria agroalimentare,
90.659 Kg di merci recuperate
dalle strutture della Grande
Distribuzione partecipanti al
progetto (prevalentemente
quelle della Bennet, a cui
occorre però aggiungere
i centri commerciali
dell’Esselunga di Como
e di Lipomo e dell’Iper di
Grandate), 26.147 hg di pane
e frutta da mense scolastiche
e aziendali, nonché dai
dettaglianti che hanno
aderito all’iniziativa. E ora
è sulla rampa di decollo
anche un portale on line
studiato per ottimizzare la
gestione delle eccedenze, in
modo da articolare una rete
condivisa e partecipativa tra
le strutture in un contesto
di scambio finalizzato alla
riduzione degli sprechi, alla
trasmissione di informazioni
precise e aggiornate sulle
singole associazioni che
collaborano all’operazione,
alla mappatura della loro
distribuzione sul territorio,
che attualmente interessa 31
comuni ripartiti in 7 zone”.
Quello della comunicazione
interattiva e dello scambio
reciproco delle informazioni
è infatti un tema di primaria
importanza nella condivisione
delle eccedenze, onde
garantire che questa si traduca
in un vantaggio per tutti gli
attori che vi partecipano. Non
solo dovrà rappresentare un
sollievo per chi se ne libera,
“ma è necessario - conclude
Caprotti - che essa sia un
effettivo beneficio anche per
chi la riceve, evitando per
esempio che una determinata
organizzazione venga a essere
“sommersa” dalle eccedenze
(delle quali sarà a sua volta
costretta a sbarazzarsi, senza
perciò risolvere il problema
della riduzione degli sprechi),
mentre un’altra ne accoglierà
solo una parte minima e
irrisoria”. A usufruire del
lavoro dei solerti volontari
della Siticibo non sono
soltanto le organizzazioni
che operano nel campo
dell’assistenza ai poveri, come
la mensa vincenziana di via
Tatti, quella serale di Via
Tommaso Grossi o quella della
Piccola Casa Ozanam. Il dato
sconvolgente è rappresentato
dai nuclei familiari –tutti
italianissimi- che si rivolgono
all’associazione per essere
autorizzati al ritiro delle
eccedenze presso i punti di
distribuzione: erano circa
80 nel 2008, sono diventati
oltre 300 nel 2010. Ce n’è
abbastanza per rifletterci su.
salvatore couchoud
Percorso promosso dall’area internazionale della Caritas
Ogni punto di vista è la vista di un punto
I
mparare a guardare alla realtà che
ci circonda fuggendo da pregiudizi
e stereotipi che troppo spesso
influenzano il nostro modo di
pensare non solo al mondo, ma anche
alle situazioni che incontriamo nella
nostra quotidianità. E’ questo l’obiettivo
del percorso di formazione “Ogni punto
di vista è la vista di un punto”, promosso
dall’area internazionale della Caritas
diocesana, e rivolto ai giovani dai 18 ai
30 anni. Il primo appuntamento è per
domenica 27 marzo, alle ore 14.30, nei
locali della parrocchia di S. Eusebio a
Como. “Questo – spiega Anna Merlo,
operatrice Caritas – non vuole essere
un corso in cui trasmettere principalmente delle nozioni quanto un’opportunità
che si vuole dare ai giovani di confrontarsi tra loro, partendo dalle testimonianze
e dagli spunti di riflessione che proporremo nei vari incontri”. Per quest’anno il
percorso prevede tre momenti: i successivi
saranno l’8 maggio e il 19 giugno. “La nostra
idea – continua Anna Merlo – è quello di
impostare un percorso di lungo periodo
che possa continuare nei prossimi anni. Sui
modi e i tempi, però, aspettiamo di vedere
quali saranno le esigenze dei giovani stessi
e solo allora decideremo come impostare
il lavoro. Non vogliamo creare nulla di
rigido per cui la partecipazione non sarà
vincolante per partecipare ad eventuali
iniziative della Caritas così come non sarà
obbligatorio partecipare a tutto il percorso”.
Il primo incontro sarà incentrato sulle
questioni “globali” mentre i successivi
avranno uno sguardo “locale” e “solidale“.
“L’idea – continua l’operatrice – è quella di
aiutare i giovani a coltivare un metodo che
possa aiutare a leggere non solo la realtà
internazionale, sviluppando uno sguardo
critico su differenti tematiche, ma anche
imparare a guardare senza pregiudizi alla
nostra realtà. Non mancheranno in questo
caso i legami con tante realtà di servizio
attive nel nostro territorio”. L’invito è aperto
a tutti i giovani non solo a quanti hanno
vissuto esperienze di servizio con la Caritas
o altre associazioni. “Sono molti i giovani
che partecipano ad attività di volontariato
in Italia e nel mondo – conclude Anna
Merlo – ma spesso mancano le possibilità
e gli spazi in cui condividere queste
esperienze, facendo fruttare quanto vissuto”.
Una lacuna che si vuole colmare.
Per informazioni e iscrizioni rivolgersi a
[email protected] oppure 377-7078799
(Anna).
M. L.
ComoCronaca
l’informatica in aiuto
alla disabilità visiva
Appuntapento
per sabato 9
aprile presso il
salone BrailleNicolodi
della sezione
comasca
L
a sede comasca dell’Unione italiana
ciechi e ipovedenti, visto il buon
numero di partecipanti della precedente
edizione del febbraio 2010, organizza per
sabato 9 aprile 2011, dalle ore 9.30 alle
ore 16.00 presso il salone Braille-Nicolodi
della sezione, una giornata divulgativa
sull’ “Utilizzo dei prodotti Apple da parte
Sabato, 19 marzo 2011 23
dei disabili visivi”. La giornata si
svilupperà in due momenti: durante la
mattina, dalle ore 9.30 alle ore 12 circa,
si terrà un incontro di presentazione
durante il quale verranno descritti
alcuni prodotti di casa Apple: computer
Mac, I-phone, I-pod in varie versioni,
Ipad, ecc. Nel pomeriggio dalle ore
14.00 alle ore 16.00 verranno offerti
approfondimenti con utilizzo pratico per
piccoli gruppi di interessati. L’incontro
è organizzato in collaborazione con
Luca Maianti, Angelo Cairoli e Mario
Bonomi, tre esperti utilizzatori non
vedenti nel campo dei prodotti Apple.
Per maggiori informazioni e per la
necessaria prenotazione contattare la
nostra Segreteria al tel. 031-570565
entro giovedì 7 aprile, specificando
se si intende partecipare anche alla
sezione pomeridiana oppure inviare un
messaggio all’indirizzo: uicco@uiciechi.
it. Nella pausa pranzo sarà possibile
usufruire, con spese a proprio carico, del
servizio bar, pizzeria o trattoria, nelle
immediate vicinanze della sezione.
Pastorale universitaria. Testimonianze, racconti,
esperienze. Una rubrica dal mondo accademico
Universo università
D
a alcuni anni nella nostra Diocesi si sta lentamente
sviluppando un progetto di Pastorale universitaria
che vede coinvolti studenti universitari delle sedi
comasche, studenti universitari di Como nelle varie sedi
lombarde e non, docenti e personale amministrativo.
Come si può intuire l’obiettivo è “ristretto”, esattamente
come suggerisce il termine stesso di università che
evoca come orizzonte, appunto, l’universo intero. Come
cominciare a osservare e conoscere questo universo? Si può
realmente riuscirci? Il quesito è affascinante: come fare?
Iniziamo, prima ancora di fare la “consueta lista
degli impegni e degli appuntamenti”, pubblicando la
testimonianza di una studentessa (invitiamo anche
i maschietti a scrivere...) sulla sua esperienza di vita
universitaria. Di settimana in settimana useremo questo
spazio fisso per comunicare riflessioni, esperienze,
proposte e iniziative concernenti il mondo universitario;
approfittiamo anche di questo spazio per invitare i lettori
a scrivere dell’università e sull’università e a contattarci a
questi due indirizzi:
[email protected]
www.facebook.com/home.php
Buona lettura!
Don Andrea Messaggi e l’equipe di Pastorale Universitaria
Università e lavoro,
fatica e opportunità
è
difficile capire cosa sia
cambiato tanto da rendermi
così felice della mia
esperienza universitaria… il
mio percorso appare accidentato e
faticoso, ma ora sentirmi così lieta
davanti ad un libro lo considero una
vera e propria grazia.
Dopo aver acquisito la laurea
triennale in Lettere moderne, da
attiva frequentante a Milano, mi
sono immersa nel mondo lavorativo,
cambiando però strada: mi sono data
all’educazione prendendo anche la
scelta rischiosa di reintraprendere gli
studi, in quell’ambito.
Così si riparte! Mi trovo matricola
dal 2010 e lavoratrice a tempo
pieno, folle per molti, ma lietissima
personalmente… Tutto è cambiato
ovviamente, i corsi, le frequenze, le
lunghe ore di studio nelle biblioteche
dell’Università sono solo un ricordo,
a questi hanno fatto posto le lunghe
serate dopo il lavoro passate a
studiare nella cucina di casa mia, i
pomeriggi e le mezze giornate libere
passate nella biblioteca comunale di
Como e le corse a Milano anche solo
per un colloquio con un docente.
Tutto questo mi porta chiaramente
ad una stanchezza gioiosa e mi ha
portato anche a ripensare al valore
dello studio: le ore che sfrutto
per prepararmi agli esami sono
preziosissime, perché mi aiutano
nel lavoro che svolgo, aiutano me
ad approfondire i miei interessi, gli
argomenti che non conosco e che
arricchiscono la mia esperienza.
Quello che effettivamente credo
sia cambiato e mi abbia aperto una
prospettiva diversa nel mio approccio
allo studio è il fatto di lavorare
nell’ambito di cui poi mi ritrovo
a studiare; questo collegamento
continuo tra ambito professionale
e universitario mi consente un
arricchimento su entrambi i
fronti che in passato non avevo
sperimentato e che mi sta formando
realmente.
Non vorrei dipingere un quadro
troppo idilliaco, tutto questo
comporta fatica. Questa decisione ha
implicato una grande responsabilità
da parte mia, di denaro, di tempo,
di energie, inoltre non sono
stata compresa dai miei familiari
(quantomeno inizialmente) e
anche questa difficoltà mi ha fatto
crescere molto, facendomi acquisire
responsabilità.
Mi rendo conto che la mia vicenda
personale può apparire anomala
e forse un po’ avventata e a molti
potrebbe far pensare “se lo avesse
capito prima!” e in effetti l’ho pensato
anch’io talvolta, ma alla fine credo
che tutto questo mi stia servendo
realmente, anche ad apprezzare
totalmente il piacere e l’opportunità
dello studio per me.
A ragion veduta posso dire che per
la mia esperienza lo studio è stato
ed è tuttora realmente una risorsa
per la mia vita, che mi permette di
sentirmi più lieta anche delle vicende
lavorative che affronto, perché mi
permette di avere una sicurezza e una
profondità maggiore nell’affrontarle.
E penso che questo sia un bel
traguardo.
Francesca Maiorana
Como a rischio nascite
La famiglia
al primo posto?
I
Incontro-dialogo, il 26
comaschi sono condannati
all’estinzione? Quale modello
marzo, con Mauro Magatti
di famiglia “reggerà” la società
e Chiara Giaccardi.L’evento,
della nostra città? Se ne parlerà
organizzato dalla locale
a Como al Cine-teatro La Lucernetta
di piazza Medaglie d’Oro alle ore 17
associazione delle Famiglie
del 26 marzo. L’associazione locale
Numerose, si terrà in
di Famiglie numerose ha infatti
organizzato un incontro che avrà
contemporanea europea
come tema l’inverno demografico
della città, ovvero l’evoluzione della popolazione e i
e città. La
suoi risvolti sul futuro. Dopo la proiezione del filmato
manifestazione di
“L’inverno demografico, il declino della famiglia umana”
“consapevolezza familiare” voluta dall’Elfac e ANFN (la
interverranno Mauro Magatti, preside della facoltà di
rete di associazioni di famiglie numerose europee di cui
sociologia dell’Università Cattolica di Milano e Chiara
anfn é membro direttivo) per mettere al primo posto
Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei
dell’agenda europea la famiglia e le politiche familiari.
media c/o Università Cattolica di Milano dialogando
L’evento diffuso si intitolerà “EUROPE, FAMILY FIRST”,
con i presenti sul tema: “Quale scenario per la Como
cioè: “EUROPA, LA FAMIGLIA AL PRIMO POSTO”
del futuro? Una lettura “famigliare” dello sviluppo
e sarà costituito da una serie di “miniconferenze”
della popolazione. L’ingresso è gratuito ed è previsto
sulla famiglia “per testimoniare” come afferma Laszlo
un servizio di animazione per bimbi negli attigui locali
Marky, vicepresidente Elfac e responsabile dell’evento
dell’oratorio. L’appuntamento è stato patrocinato
”l’ampiezza del movimento pro famiglia in Europa.”
dall’assessorato alla Famiglia del Comune di Como
Nato in concomitanza con la presidenza Ungherese
rappresentato da Anna Veronelli e sostenuto dalla
dell’Ue, che nelle intenzioni doveva dedicare ampia
parrocchia di San Fedele.
considerazione al tema delle politiche familiari nella
L’iniziativa sarà svolta in contemporanea in evento
Comunità, l’evento vuole portare un nuovo soffio di
diffuso in tutta EUROPA per chiedere più attenzione
primavera e nuova speranza alle famiglie europee.
al tema della famiglia in oltre un centinaio di paesi
Come ANFN abbiamo scelto di sottolineare il tema della
crisi demografica,” afferma Mario Sberna , presidente
nazionale di ANFN “partendo dal dvd “Demographic
Winter, il declino della famiglia umana” e invitando al
dibattito amministratori locali, studiosi e rappresentanti
del Forum delle associazioni familiari. L’iniziativa
dell’elfac e ANFN investirà i paesi più gravemente
colpiti dalla crisi demografica, dove le politiche familiari
sembrano fantascienza, tra cui Spagna, Portogallo, la
stessa Ungheria, la Lettonia, e proprio il nord dell’Italia.
Particolarmente entusiasta e pronta la risposta dei
coordinamenti locali ANFN: all’evento infatti hanno
aderito 16 città dell’intera Penisola, da Trento alla Sicilia.
Elenco delle città aderenti in italia: Roma, Venezia,
Milano, Napoli, Como, Vicenza, Reggio Emilia, Trento,
Padova, Termoli, Loreto (Ancona), Rovigo, Maglie
(Lecce), Belpasso (Catania), Carasco (Genova), Vittoria
(Ragusa).
ComoCronaca
24 Sabato, 26 marzo 2011
● Poco si parla della
prima impresa italiana
dell’eroe dei due mondi
● Era il 6 agosto 1848. Dai
comaschi fu considerato
un ospite pericoloso
● Il condottiero era giunto
ad Albate con una
colonna di 3000 uomini
Quando Como respinse
Garibaldi
Quadro della battaglia di Rodero (del pittore A. Trezzini).
sotto: Il manifesto del Comune di Como che annuncia l’allontanamento di Garibaldi (7 agosto 1848).
F
orse perché la prima impresa
garibaldina in Italia fu un
fallimento, se ne parla poco.
Sembra incredibile, ma quella
volta, quando Garibaldi, si affacciò su
Como, i Comaschi lo considerarono
un ospite pericoloso e lo invitarono
ad allontanarsi. Era il 6 agosto 1848.
Garibaldi era arrivato ad Albate con una
colonna di 3.000 uomini stremati dalla
stanchezza e dalla fame. Come mai qui?
Vediamo sinteticamente gli antefatti.
La notizia dell’insurrezione del marzo
1848 e dello scoppio della guerra contro
l’Austria, con la venuta di Carlo Alberto
in Lombardia, dopo quasi un mese
aveva raggiunto Giuseppe Garibaldi
a Montevideo. Immediatamente il
15 aprile salpò per tornare in Italia e
sbarcò a Nizza il 21 giugno. Con lui,
gravemente ammalato, si era imbarcato
anche Francesco Anzani, guerrigliero
volontario di Alzate Brianza, che il 4
luglio morì a Genova. Di lui Garibaldi
avrebbe scritto: “Giammai conobbi
un italiano più meritevole di essere
ricordato del nostro eroe di Alzate, che
pugnò per la libertà dei popoli in tante
parti del mondo”.
Era andato a visitarlo il giorno prima;
quindi aveva raggiunto Roverbella, in
quel di Mantova, per presentarsi a Carlo
Alberto e mettersi al suo servizio. Ma il
re di Sardegna non accettò e lo licenziò;
come non ne vollero sapere i ministri del
governo piemontese.
Garibaldi si portò quindi a Milano, dove
con l’aiuto di Giuseppe Mazzini e del
Governo provvisorio si mise a reclutare
volontari. Era il 25 luglio: proprio il
giorno in cui a Custoza l’esercito di Carlo
Alberto subiva la sconfitta dalle truppe
di Radetzky.
Per ingrossare le file l’eroe dei due
mondi si recò a Bergamo, da dove il 4
agosto era pronto ad accorrere in aiuto
a Carlo Alberto con un battaglione
di 2.500 uomini, nella speranza di
riaccendere la guerra. Lo chiamò
“Battaglione Francesco Anzani”. Ma,
visto come andavano le operazioni
militari nella pianura, con gli Austriaci
che si preparavano a rientrare a Milano,
fu consigliato di cambiare i suoi piani.
Decise di ripiegare su Como, passando
da Merate e da Monza, per avere la
possibilità di appoggiarsi anche sulla
Svizzera, da dove si attendeva aiuti e da
dove sperava di riorganizzare la guerra
contro gli Austriaci. Ma le sue aspettative
furono deluse. Il Governo svizzero aveva
dichiarato la neutralità; perciò nessuno
avrebbe potuto passare la frontiera
in armi. Così quel 6 agosto si trovò ad
Albate, per bussare alle porte di Como.
Il Consiglio Comunale cittadino, riunito
d’urgenza, considerò pericolosa la
presenza dei garibaldini in armi, giacché
“le colonne del Vincitore” (austriaco)
si stavano avvicinando e l’eventuale
opposizione dei garibaldini avrebbe
potuto scatenare combattimenti, con
gravi danni per la città. Toccò al podestà
Perti spiegare al generale il “grazie,
scusi, prego, preferisco di no” di Como,
che per convincerlo ad andarsene gli
consegnò, tramite un apposito comitato:
600 camice, 600 paia di scarpe, 500 uose
e 12 mila lire.
Durante la notte, come dice il manifesto
esposto in città il 7 agosto, “la colonna
Garibaldi si è mossa, e non dubitate che
fedele alle fatte promesse non sarà per
accagionare alcun danno alla Città con
inutili opposizioni”.
La stessa mattina Garibaldi da Parè
scriveva alla deputazione comunale
di Olgiate, per chiedere 1.500 razioni
di pane e foraggio per quaranta e tanti
cavalli. Come si vede dai numeri, i suoi
uomini si erano già dimezzati, riparando
in Svizzera. Si ha conferma dalle carte
elvetiche, che annotano come in quei
giorni tutti i posti di confine del settore
di Chiasso (da Vacallo a Novazzano)
erano ingombri di armi abbandonate
o depositate dai volontari fuggitivi.
Lo stesso Mazzini varcò il confine di
Maslianico, consegnando la sua carabina
al sindaco di Vacallo.
Per la via di Varese il residuo battaglione
proseguì verso il Piemonte. Il giorno
10 Garibaldi era a Castelletto Ticino,
dove dalle autorità piemontesi ricevette
l’ordine di sciogliere le sue bande e
lasciare il territorio sardo. Ma il generale
rispose di non riconoscere il re di
Sardegna (considerato traditore, giacché
il giorno prima era stato firmato a
Vigevano l’armistizio Salasco). Si diresse
con una colonna rimpolpata a 2.000
uomini ad Arona, dove il 14 agosto si
impadronì di due piroscafi a vapore (il
San Carlo e il Verbano) e nove barconi,
per puntare su Luino. Qui la sera del
15 ebbe il battesimo delle armi con gli
Austriaci, che erano rientrati a Varese
ed erano venuti a intercettarlo. Caddero
quattro garibaldini. Il capitano Medici
inseguì i nemici fino a Germignaga, ma
non si spinse oltre, temendo imboscate.
La sconfitta e la fuga, ma sarebbe tornato...
M
a Garibaldi
ostinatamente
cercava lo scontro
e la guerriglia.
Il 18 agosto era a Varese,
che trovò sgombra. In effetti
le truppe austriache, sotto
il comando del generale
D’Aspre, si erano concentrate
e si stavano riorganizzando
a Como, per muoversi
a liquidare il fastidioso
diavolo rosso. Intanto, tra
uno spostamento e l’altro
nella Valganna, di nuovo
le file garibaldine si erano
assottigliate. Attestato ad
Induno, il generale decise di
mandare il capitano Medici
a Viggiù, con l’ordine di
tentare di portarsi lungo il
confine svizzero verso Como
e provocare l’insurrezione.
Da Viggiù la compagnia del
Medici, ridotta a poco più di
100 uomini (con l’aggiunta di
qualche volontario arrivato
da Como per la via svizzera)
si portò il giorno 22 a Ligurno,
mandando avamposti a
Rodero. Ma i nemici non erano
rimasti fermi. Una brigata per
la via di Cavallasca, Drezzo,
Trevano, Uggiate, Casanova
si muoveva a chiudergli la
strada a ridosso del confine,
ed un reggimento da Olgiate,
dove si era attestato il generale
D’Aspre, si schierò avanzando
da Malnate e dalla valle del
Lanza per accerchiare la
compagnia Medici. La mattina
del 23 gli avamposti austriaci
occupavano l’abitato di
Rodero, e da lì cominciarono la
battaglia contro i garibaldini
appostati sul Ronchello, sopra
il cimitero. Il combattimento
durato circa 3-4 ore, fu
impari, per la preponderanza
delle forze austriache sui
garibaldini. Colpito a morte
cadde il pittore Alessandro
Asolini, cadde anche un
austriaco. Il capitano Medici,
vista la malparata, ordinò
la ritirata e i suoi uomini,
guidati da alcuni roderesi
attraverso i sentieri nei boschi,
dal Gaggiolo ripararono
in Svizzera a Stabio.
Garibaldi, che da Induno, si
era spostato a Gavirate sul
lago di Varese, e dalla via
di Capolago e Gazzada era
andato ad attestarsi con circa
130 uomini a Morazzone,
assalito improvvisamente il
26 dalle truppe del generale
D’Aspre, dovette sciogliere le
righe, e ordinare di ritirarsi
alla spicciolata. Egli stesso,
travestito da contadino, si
rifugiò in Svizzera ad Agno,
accolto in casa Vicari.
Si consumò tutta in
provincia di Como (allora
essa comprendeva anche
quella di Varese) quella
prima avventura di guerra
condotta da Garibaldi contro
gli Austriaci. E fu sfortunata,
dal principio alla fine, in quel
1848. Solamente undici anni
dopo, nel 1859, la partita si
sarebbe rovesciata, una volta
per tutte.
Mario Mascetti/6
Notizie flash
■ S. Abbondio
Vita, devozione
e arte del Patrono
L’Associazione Culturale “Mondo
Turistico” e il Centro Studi –
Fondazione “Nicolò Rusca”, in
collaborazione con l’Unione Provinciale
Commercio Turismo Servizi di Como,
propongono per lunedì 28 marzo,
alle ore 16.30, presso la sala “Arti
e Mestieri” dell’UPCTS (via Ballarini
12, Como), l’incontro “S. Abbondio
vescovo: vita, fonti, devozione”, a
cura di don Andrea Straffi. Giovedì 31
marzo, alla stessa ora, Alberto Rovi
invece tratterà “Un capolavoro del
Morazzone: lo stendardo di S. Abbondio
per il Duomo di Como”.
Lunedì 4 aprile, alle ore 16.30 don
Andrea Straffi interverrà sul tema:
“L’iconografia di S. Abbondio nelle
opere d’arte comasche”.
Sabato 9 aprile, infine, visita guidata
alla chiesa di S. Abbondio a Mezzegra,
a cura di Marta Miuzzo.
Gli incontri fanno parte del ciclo “S.
Abbondio Vescovo: vita devozione
ed arte del santo patrono di Como”,
rivolto a guide turistiche, insegnanti,
appassionati di arte e storia.
La partecipazione a ciascun
incontro è gratuita per le guide ed
accompagnatori di Mondo Turistico e
gli iscritti a UPCTS; per gli altri è di
5 euro. Per iscrizioni e informazioni:
Mondo Turistico 339.4163108; e-mail:
[email protected].
■ Orticolario
Già in corso
i preparativi
Orticolario, la manifestazione dedicata
all’eccellenza per vivere intensamente
il proprio giardino, è già in piena
attività per l’organizzazione della
sua terza edizione che si terrà dal 30
settembre al 2 ottobre 2011 nell’ormai
tradizionale e prestigioso spazio di
Villa Erba a Cernobbio (CO).
Una delle chiavi vincenti di Orticolario
è il rigore nella selezione degli
espositori, in modo da garantire quel
massimo livello di qualità richiesto
dalle migliaia di esigenti appassionati
(oltre 16 mila nel 2010) che affollano
la manifestazione alla ricerca di idee,
suggerimenti e suggestioni.
Orticolario, oltre a un’importante
esposizione, vuole anche essere un
momento di stimolo e di confronto
culturale e artistico per la crescita della
sensibilità e dell’amore verso il verde.
Lo spunto di riflessione più importante
di questa terza edizione riguarderà la
luce, in quanto elemento determinante
per la vita di ogni giardino e spazio
verde, ma anche come elemento
fondamentale per creare le giuste
atmosfere e suggestioni per chi vive il
proprio giardino insieme alla famiglia e
agli amici.
Per questo motivo questa terza
edizione di Orticolario sarà aperta
ai visitatori fino alle dieci di sera.
Grazie ad un importante progetto di
illuminazione voluto dall’organizzazione
di Orticolario e realizzato
dall’architetto della luce Gianni
Ronchetti, il parco della Villa, il salone
centrale e i padiglioni che ospitano
gli espositori della manifestazione
saranno accompagnati, dall’imbrunire
fino al buio delle serate autunnali, da
luci discrete, declinanti in intensità
momento dopo momento e interpretate
al meglio di ogni loro funzione,
dall’illuminazione di un particolare
ad un insieme conviviale, regalando
ai visitatori serali di Orticolario un
momento di alta spettacolarità e
suggestione. L’architetto Ronchetti
ha voluto rappresentare il progetto
in stretta sinergia e contatto con la
natura e i suoi ritmi, fino ad una cura
particolare per gli aspetti relativi al
risparmio energetico.
ComoCronaca
Sabato, 19 marzo 2011 25
Capiago Intimiano
Profughi? Continua
il dibattito
S
L’Amministrazione ha
ulla stampa locale della
scorsa settimana sono
manifestato la propria
apparsi diversi articoli
contrarietà all’utilizzo
relativi all’ipotesi che il
proposta di utilizzo del sito. Nella
della caserma “Dino Piras”, speranza di arricchire il dibattito in
Comune di Capiago Intimiano
potesse ospitare profughi dalla
corso ne presentiamo uno stralcio.
definendola inadeguata.
Libia nella ex caserma della
“1) Non possiamo dire no a priori,
Un comitato di cittadini
Guardia di Finanza di Intimiano.
senza conoscere un fenomeno che
Ciò a seguito dell’indicazione
si è invece espresso per il sì richiede studio e progetto di soluzioni
della caserma “Dino Piras”, quale
opportune, per accogliere persone
unico sito di accoglimento dei profughi in Provincia di
che fuggono da situazioni di ingiustizia, oppressione
Como. In un’assemblea pubblica, indetta dal Comune,
e morte. 2) Non neghiamo un tetto a chi è costretto
preceduta da un volantino a firma del sindaco, venivano
a scappare per sopravvivere, con la scusa di dover
espressi pareri negativi nei confronti dell’ipotesi
“salvaguardare” un edificio storico, ex villa del ‘700
formulata. Martedì 22 marzo in un incontro con il
adibita a caserma dagli anni ‘50 fino al 2006. Semmai
Prefetto il sindaco di Capiago Carlo Andrea Frigerio
cerchiamo soluzioni alternative praticabili, che non
consegnava al dott. Michele Tortora il testo integrale
siano solo uno scaricabarile tra amministrazioni
della delibera approvata dal Consiglio comunale il 16
limitrofe, assumendo per primi una responsabilità e un
marzo nella quale, in buona sostanza, si affermavano
dovere civile ed umanitario. 3) Non possiamo accettare
due concetti: l’inadeguata risoluzione di concentrare
il conformarsi di azioni e pensiero ad una sola parte
eventuali profughi nella caserma, reputata non adatta
politica locale. 4) Non consideriamo il profugo come
all’alloggio, e la disponibilità ad accogliere ed ospitare
essere umano inferiore, i cui diritti non possano essere
una famiglia o un gruppo di stranieri «in coerenza sostenuti come nostri, come un peso della collettività da
spiega il sindaco sul sito del Comune - al principio della
mantenere “gratis”. Costi, spese e investimenti necessari
solidarietà che questa Comunità ha sempre sostenuto».
ad un’eventuale accoglienza non saranno comunque a
Lo scorso 19 marzo intanto, un gruppo di cittadini
carico del Comune ospitante, ma sostenuti dallo Stato,
chiedeva un confronto con gli amministratori comunali
anche grazie a risorse europee e internazionali. 5) Non
avanzando alcune ragioni per dire, invece, sì alla
possiamo esentarci, come singoli e come cittadini, dal
partecipare a condividere le sorti di tutti, quali che
siano, come opportunità di crescita, di civiltà e cultura,
a prescindere dai nostri egoismi e interessi economici.
6) Non possiamo non capire che ogni forma di chiusura,
di rifiuto, di disprezzo, di discriminazione, tradisce
l’unità d’Italia. 7) Non possiamo essere prima contenti
per la sentenza della Corte Europea di Strasburgo che
permette di esporre il crocifisso nei luoghi pubblici, e poi
impietosi e incapaci di carità cristiana, abbandonare al
loro destino “crocifissi” in carne e ossa. 8) Non possiamo
pensare di collocare un emigrante ogni 3953 abitanti,
con un risultato dichiarato per Capiago Intimiano pari
a 1,39 rifugiati, senza che questa persona (e frazione)
non si senta esilata e strappata alla sua, pur piccola,
comunità di riferimento. Non è questione di numeri ma
di persone. Sarà necessario ospitare, alla faccia della
proporzione matematica, persone in numero sufficiente
per garantire loro una vita e una relazione soddisfacente
e dignitosa, nel contempo un numero non eccessivo per
evitare di trasformare i centri di accoglienza in ghetti
disumani e difficilmente controllabili (100 o 150 persone
sono obiettivamente troppe. Questo non lo può stabilire
un calcolo matematico. 9) Non possiamo non aver capito
che gli atteggiamenti discriminatori e asociali nascono
dalle nostre paure...”
Notizie flash
■ Como
Pellegrinaggio
Arteterapia e
Alzheimer: corso
Da S. Giorgio
alla Terra Santa
D
alla parrocchia di S. Giorgio, in
Como, abbiamo ricevuto questa
testimonianza che, volentieri,
pubblichiamo. “Nell’arco delle
iniziative che ci preparano al primo
centenario dell’incoronazione della
statua di Nostra Signora del Sacro Cuore
di Gesù, posta nell’abside della Basilica
di san Giorgio, abbiamo dedicato questo
anno pastorale 2010-2011 alla riscoperta
del dono della Parola di Dio, divenuta
carne nel Signore Gesù. E quindi quale
luogo più adatto per conoscerla e
approfondirla se non quello dove questa
Parola è risuonata per la prima volta
ed ha piantato la sua tenda in mezzo a
noi? È nata così l’idea di proporre un
pellegrinaggio parrocchiale in terra
Santa. L’organizzazione è stata curata in
modo eccellente dall’Ufficio diocesano
pellegrinaggi. Il 28 febbraio siamo
finalmente partiti: eravamo una ventina
di parrocchiani, il nostro arciprete don
Luigi Chistolini, alcune persone amiche
o parenti e la nostra guida don Giovanni
Illia. Il pellegrinaggio ha toccato i
principali luoghi della vita di Gesù. In
ogni tappa, in ogni luogo don Giovanni
Nell’ambito delle
iniziative legate
al centenario
dell’incoronazione
della Ns. Signora del
Sacro Cuore di Gesù
da pastore illuminato e da guida esperta,
ci ha sviscerato diversi brani evangelici,
permettendoci di cogliere ogni minimo
significato anche quello meno evidente.
Ciò che personalmente mi ha colpito
maggiormente sono stati quattro luoghi:
la grotta dell’Annunciazione a Nazareth,
perché da lì ha avuto inizio, con il sì di
Maria la nostra redenzione; la chiesa di
Cana, perché mi ha ricordato le paroletestamento della Madonna: “Fate quello
che Egli vi dirà”; il cenacolo, dove Gesù
ha istituito l’Eucarestia e il sacerdozio, e
ci ha dato il comandamento dell’Amore,
ha pregato per l’unità dei suoi discepoli,
e dove è nata la Chiesa il giorno di
Pentecoste; il Calvario, dove Gesù ha
perdonato il buon ladrone, ci ha donato
una Madre, si è sentito abbandonato dal
Padre e affidandosi a Lui ha “emesso” lo
Spirito. Interessanti anche gli incontri
con la comunità guanelliana di Nazareth
e con i seminaristi di Betlemme, che ci
hanno fatto comprendere le difficoltà e
le speranze che vivono i cristiani di Terra
Santa.
Ho provato sofferenza di fronte alla
divisione del Santo Sepolcro tra i vari
gruppi cristiani, che si sono così spartiti
uno spazio prezioso come fecero i soldati
coi vestiti di Gesù. La tunica, però,
rimase intera, per cui ho la speranza che
- come o quando non ci è dato conoscere
- anche la Chiesa tornerà ad essere Una.
Gesù l’ha chiesto e io ci credo”.
Nunzia Rollo
I Donatori del Tempo informano che
giovedì 24 marzo alle ore 15 è iniziato
il ciclo 2011 di arteterapia organizzato
dall’associaiaone per i malati di
alzheimer. Il ciclo consiste in dieci
incontri di circa un’ora e mezza, per
dieci giovedì consecutivi.
I laboratori condotti dall’ arteterapeuta
Chiara Salza (autrice del libro
“Arteterapia e Alzheimer” Nodolibri Centro Donatori del Tempo) si terranno
presso la storica caserma De’ Cristoforis,
a Como in piazzale Montesanto,2 ,
che gentilmente ha rinnovato anche
quest’anno la sua preziosa ospitalità.
Per informazioni: Centro Donatori
del tempo 031/270231 e-mail:
[email protected].
■ Mostre
Como celebra
Marco Cingolani
Dal 19 marzo al 30 aprile 2011,
Como celebra uno sei suoi artisti più
importanti. Marco Cingolani (Como,
1961), dopo quindici anni, torna ad
esporre nella sua città natale con una
mostra dal titolo “A perdita d’occhio”.
Appuntamento in tre importanti sedi
della città: il Broletto, la Pinacoteca
Civica e la Biblioteca Comunale.
■ ComoCuore
La stagione osservativa sul Galbiga
V
enerdì 25 marzo, alle
ore 21.00, presso il
Centro Civico “Rosario
Livatino” di Tavernerio,
in via Risorgimento 21,
il Gruppo Astrofili Lariani
propone un incontro dal
titolo “La stagione
osservativa 2011 sul
Monte Galbiga: calendario e
oggetti da osservare”, a cura
di Luca Parravicini e Marco
Papi. L’ingresso è libero per
chiunque fosse interessato
Per informazioni, la sede del
Gruppo Astrofili Lariani si
trova in via Risorgimento 21
a Tavernerio, presso il Centro
Civico “Rosario Livatino”;
tel. 328.0976491 (dal lunedì
al venerdì dalle 9 alle 21);
e-mail: info@astrofililariani.
org; sito web: www.
astrofililariani.org.
In viaggio verso
Medjugorje
L´Associazione ComoCuore Onlus
organizza, dal 10 al 14 giugno,
l’itinerario “Croazia e i laghi di
Plitvice-Medjugorje”. Per informazioni
e prenotazioni, gli associati devono
rivolgersi in sede (Via Rovelli 8, tel.
031/27.88.62) o consultare il sito
Internet www.comocuore.org.
ComoCronaca
26 Sabato, 26 marzo 2011
Valle Intelvi. Una bimba, la tragedia della guerra, il coraggio
S
enz’altro tra le donne
umili che in silenzio
soffrirono, aiutarono
e, qualche volta,
spronarono anche i loro
uomini a battersi per fare
l’unità d’Italia, subendone
anche le conseguenze al limite
della disperazione e della
miseria, salta fuori la storia
di una piccola, orgogliosa e
coraggiosa ragazzina di dieci
anni appena.
Gli anziani che ci hanno
tramandato la storia dei suoi
primi anni la ricordavano
piccola, minuta, ma
determinata al punto di
farsi carico di una famiglia
numerosa con il solo aiuto
dell’anziano nonno paterno,
perché la mamma stava
morendo di crepacuore
dopo la perdita del marito,
sconvolta dal dispiacere di
aver visto distrutta la sua casa e
comprensiva anche della paura
degli amici, che non potevano
aiutarli per timore delle
ripercussioni da parte degli
austriaci occupanti.
Stiamo raccontando la vita di
Maria Brenta, quarta dei nove
figli di quell’Andrea Brenta
fucilato nel 1849 al Baradello
dopo essere stato tradito e
accusato di aver diretto la
rivolta contro gli austriaci in
Valle Intelvi.
Nelle righe che seguono
cercheremo di riportare
quello che la storia orale ci ha
tramandato di lei.
All’epoca dei fatti il nonno,
sapendo che il figlio sarebbe
stato seppellito in una fossa
comune, raggiunse Como con
mezzi di fortuna portando con
sé dei vestiti adatti, perché
voleva che, almeno da morto,
suo figlio fosse abbigliato come
un cristiano. In Valle riportò
invece la camicia rossa con i
fori delle pallottole perché i
figli di Andrea avessero almeno
un ultimo ricordo del padre.
Furono giorni terribili quelli
che seguirono alla fucilazione:
i soldati austriaci, dopo essersi
acquartierati sul S.Bernardo
sopra Schignano, lasciarono
che la Valle, inerme ai loro
piedi, patisse una settimana
di angoscia nella certezza del
saccheggio imminente.
Naturalmente la prima famiglia
a patire la vendetta austriaca
fu proprio quella del Brenta.
L’ordine era di distruggere tutto
l’agglomerato, il forno, l’osteria,
l’abitazione e quanto
La decisione
del Governo elvetico
per fronteggiare
l’aumento di episodi
di criminalità
La piccola
garibaldina
✎ La poesia
O pellegrin, che passi per la via - la
mia povera storia vuoi saper ?
Io son di Valle Intelvi, in
Lombardia - e fu il mio babbo
della Valle Ostier
Nel quarantotto sventolò il vessillo
- che portava dipinto i bei color E per la Valle risuonò uno squillo
delle patrie vendette annunciator
Ma fu breve la pugna e sfortunata ed il mio padre fu fatto prigionier
Trascinato sul pian di Camerata il piombo lo finì dello stranier
La storia
di Maria, figlia
di quel Brenta
fucilato nel
1849 per aver
osteggiato
gli Austriaci
ad essa era legato. Quando gli
austriaci cercarono di forare
i soffitti si accorsero però
dell’impossibilità di riuscire
allo scopo, perché costruiti
in sasso, e, così, dovettero
desistere. Non contenti
decisero, però, di incendiare
tutto il caseggiato lasciando la
povera famiglia Brenta senza
un tetto sotto cui ripararsi.
Fu proprio in questo tremendo
periodo che Maria dimostrò
di avere ereditato il coraggio e
la grinta del padre. Mentre il
primogenito si fece garibaldino
e partì con i condottiero
lei organizzò i fratelli nello
svolgere i mestieri più semplici,
ma necessari, per mantenere in
vita la famiglia, come cercare
lungo le strade acciottolate i
chiodi che perdevano i cavalli
e i muli per rivenderli poi a dei
fabbri.
Mettendo da parte l’orgoglio
lei stessa decise di prendere la
camicia rossa di suo padre e di
adoperarla come una bandiera,
entrando nelle case con una
ciotola di legno in mano in
cerca della carità per i suoi
fratelli più piccoli.
Purtroppo tre dei suoi fratellini
e sua madre non resistettero
agli stenti. Fu un duro prezzo
da pagare, ma quando gli anni
migliorarono le fu possibile
mettere quella camicia rossa,
segnata dai fori dei proiettili
che avevano ucciso suo padre,
in un quadro e appenderla
sopra il camino a ricordo della
sofferenza patita.
E là rimase per decenni.
Purtroppo, però, nel periodo
della seconda guerra mondiale
questo prezioso cimelio andò
perduto.
I suoi fratelli emigrarono in
America, ma lei rimase sempre
in paese. Ebbe tre figlie e un
marito così lavoratore che
riuscì a darle una vita agiata,
permettendole di diventare
padrona di numerosi luoghi del
paese. Alla sua morte una delle
sue figlie donò ai ragazzi di
S.Fedele il magnifico pezzo di
terra di cui erano proprietari in
centro paese, dove il Comune
ha costruito le Scuole Medie.
Una figura la cui memoria
merita di essere rinnovata.
E da un polveroso cassetto
dei ricordi è saltata fuori una
poesia scritta allora per aiutare
Maria, che ne canta la storia.
Un prezioso documento che
offriamo ai lettori.
Rina Carminati Franchi
Il paterno mio tetto m’ han
bruciato - ed era bello e degno
d’ospitar
Il mio babbo me l’hanno fucilato-o
pellegrin è una storia da straziar
Da quel dì tapinai con la famiglia
-in cerca di lavoro e di pietà
Abbiamo fatto molte, molte migliama non trovammo mai la carità.
Darci pane e albergo era peccato e alle porte si picchiava invan
Non v’erano per i figliol del fucilato
- nemmeno i tozzi che si danno ai
can.
E cristiano morì, morì in ginocchi
- il padre mio baciando il suo
Signor..
Morì forte, non fasciati gli occhi - e
ridendo negli occhi agli uccisor
E anche quest’oggi che il Signor
ci diede - il tricolor limosino il
quattrin
Non ho di che coprirmi - ho scalzo
il piede - e patisco la fame, o
pellegrin.
Crescono le guardie
di confine ai valichi
Ambiente
Giornate verde pulito
Arriva, questo fine settimana, dal
25 al 27 marzo, la quarta edizione
delle “Giornate Insubriche del Verde
Pulito”, la più importante iniziativa
transfrontaliera di pulizia del verde
pubblico. I Comuni che aderiranno,
in collaborazione con le Associazioni
di volontariato, si produrranno
ancora una volta in una serie di azioni
di manutenzione e pulizia. «Il rispetto
per le aree pubbliche e l’ambiente
in genere è un segno tangibile di
civiltà. Disperdere i rifiuti è un atto
irresponsabile, che compromette
la bellezza dei luoghi» spiegano i
promotori dell’iniziativa.
I
ripetuti episodi di criminalità avvenuti
a pochi passi dal confine, e commessi
da malviventi provenienti dall’Italia
(per via del riconoscimento da parte delle
vittime di autovetture con targa del nostro
Paese) ha indotto il Governo elvetico a
potenziare la presenza delle Guardie di
Confine ai valichi tra comasco e Canton
Ticino. La decisione è stata divulgata la
scorsa settimana ad un incontro al quale
hanno partecipato le forze dell’ordine,
i commercianti del Mendrisiotto,
rappresentanti dei Comuni della fascia
di confine da Chiasso a Mendrisio ed
il criminologo Michel Venturelli, il
quale, dopo aver esposto ai presenti in
sala alcuni concetti generali legati alla
criminalità, ha proposto un sistema di
videosorveglianza a “chiamata”. In pratica
i commercianti avrebbero la possibilità di
attivare un allarme silenzioso collegato
ad una centrale operativa non appena
avessero qualche sospetto
o cattivo presagio. A questo
punto l’operatore, seguendo
gli eventi sul monitor, valuta
quanto sta accadendo e decide
se avvertire la polizia. Così
facendo l’intervento delle
forze dell’ordine sarebbe
ancora più tempestivo e
soprattutto non a rapina
avvenuta. A Como esiste già un
sistema di videosorveglianza
utilizzato, però, con finalità
anti-vandaliche e di controllo
del traffico. In questo caso,
invece, questo “grande fratello” sarebbe
d’aiuto alle forze dell’ordine in caso di
necessità. «Ritengo che in Ticino il grado di
sicurezza sia ancora elevato ma c’è paura
lungo la fascia di confine – ha affermato
nell’incontro il consigliere di Stato Luigi
Pedrazzini – ma è stato comunque deciso
di dare risposta positiva alla richiesta
di potenziare la presenza di guardie di
confine in Ticino».
Durante l’incontro è stata sottolineata a più
riprese l’importanza della collaborazione
dei cittadini.
L. Cl.
Personaggi
Ricordo
■ Lanzo
Una via dedicata
a don Matteo
A distanza di vent’anni a Lanzo è
ancora ben vivo il ricordo del suo
parroco don Matteo.
In particolare è rimasto impresso in
modo indelebile nella memoria di
quanti parteciparono allora al funerale
lo squarcio di sole che, unico durante
l’imperversare della pioggia, si posò a
illuminare la bara prima dell’estremo
saluto nel cimitero.
Quasi a conferma dell’Alto di quello che
don Matteo era stato in vita: riflesso
vivo della luce di Cristo. Luce che
brillava nei suoi occhi, luce di chi ama
e viene quasi ‘trasfigurato’ dall’amore
di Dio, incarnato in una intera vita
sacerdotale. Luce che ha illuminato il
tratto finale della sua vita: la malattia
stessa vissuta come dono per la sua
comunità.
Una gigantografia di don Matteo
accoglie i bambini, i ragazzi e i
genitori nell’oratorio da lui voluto; e a
chiarirne, se ce ne fosse mai bisogno,
l’ispirazione originaria e sempre
attuale, nel marmo sono incise le
parole dell’evangelista da cui ha preso
il nome: “Dove sono due o tre riuniti
nel mio nome sono Io in mezzo a loro”
(Mt. 18,20)
Sono molti i segni non equivoci
che assieme a Gesù don Matteo
stesso, pastore buono, sapiente,
santo, è presente nella sua famiglia
parrocchiale: c’è chi invoca l’aiuto
di Dio tramite lui, non manca chi
cerca di tradurre il suo ricordo in
testimonianza di vita, molti fanno
visita alla sua tomba come a quella
di un familiare, tutti in occasione del
ventesimo anniversario esprimono a
Dio riconoscenza per averlo avuto come
parroco e padre. Come cristiani e come
cittadini.
SABATO 2 APRILE 2011
ventesimo anniversario
della morte di
DON MATTEO CENSI
(parroco di Lanzo 1981-1991)
Programma:
ore 10.30: concelebrazione
nella chiesa parrocchiale di S.Siro
in Lanzo
al termine inaugurazione
della via intitolata a don Matteo
● A 20 anni dalla morte
è ancora vivo il ricordo
di don Matteo Censi
● Gli ultimi anni del suo
ministero li trascorse
a Lanzo, come parroco
Sabato, 26 marzo 2011 27
● Il Signore lo chiamò a sé
il 2 aprile 1991. Lasciò
un grande vuoto
Un anniversario
tra memoria
e presenza
U
n trafiletto de “La Provincia”
in data 18 luglio 1981 recitava:
“Questa sera alle ore 20.00,
nella parrocchia di Lanzo, si
assisterà ad un avvenimento di notevole
importanza: il vescovo, monsignor
Teresio Ferraroni, darà il via al primo
presbiterio della diocesi comasca. Due
sacerdoti, don Matteo Censi, proveniente
da Ronago e don Antonio Fossati di
Albate, inizieranno a fare vita in comune
per servire la Comunità di Lanzo
Intelvi e di Scaria.” Don Matteo aveva
cominciato il suo ministero sacerdotale
come vicario di Novate Mezzola, era poi
diventato parroco di Cataeggio e più
tardi di Ronago. Qui aveva conosciuto la
spiritualità del Movimento dei focolari
che fece sua con entusiasmo. Seppe nella
sua vita essere focolarino fino in fondo e
fino in fondo sacerdote diocesano.
Agli inizi degli anni’80 si cominciava
a sentire l’esigenza di avviare tra i
sacerdoti esperienze di vita comune
come possibilità di un di
più sia per la vita spirituale
dei preti che per i nuovi
scenari pastorali che si
intravedevano da lontano.
Don Matteo fu uno dei
primi nella nostra diocesi
a raccogliere l’invito del
vescovo Teresio Ferraroni.
Da subito egli interpretò
questo stare insieme tra preti
con una forte valenza di
famiglia sacerdotale aperta
a tutti: seminaristi per i quali
appariva utile un’esperienza
in parrocchia, sacerdoti
ammalati e anziani, preti
in difficoltà o bisognosi di
riposo, amici che dovevano
fare le vacanze. La casa di
Lanzo divenne ben presto
punto di riferimento per
tanti. Qui si viveva una vita segnata da
una grande serenità e da un’attenzione
insistita all’altro nonché da una robusta
spiritualità che ritemprava le persone.
Il tutto era giocato dentro un clima
di grande familiarità che diventava
contagioso. Spesso capitava che in
assenza di don Matteo gli ospiti stessi
accogliessero e preparassero il pranzo per
amici di passaggio.
Nel contempo don Matteo era molto
impegnato in un lavoro pastorale
capillare a partire dalla ricerca di un
rapporto con ciascuno. Ogni anno amava
invitare il consiglio comunale a una cena
in casa parrocchiale, preoccupandosi
naturalmente che non mancasse la
minoranza quasi a travasare anche nel
civile quella voglia di unità che costituiva
la sua attenzione di fondo. Il suo volere
bene a tutti é sempre stato un mettere
insieme amore e verità e questo aiutava le
persone a crescere. Era un uomo di una
spiritualità profonda che non rinunciava
mai al lato materiale delle cose.
L’impegno a dotare Lanzo di un oratorio
a misura d’uomo è forse la testimonianza
più bella di questa sua capacità di sintesi
tra materia e spirito.
Nell’ambito del Movimento dei focolari
don Matteo ha seguito per anni la branca
delle parrocchie che si aprivano a questa
spiritualità. Non amava guidare, ma
questo non gli ha impedito di percorrere
in lungo e in largo la Lombardia e l’Emilia
Romagna per sostenere la vita spirituale e
per curare, insieme agli altri membri del
Movimento, la formazione di chi appunto
voleva seguire più da vicino la spiritualità
di Chiara Lubich.
Nel settembre del 1990 una serie di
esami diagnostici ha evidenziato la
presenza di un tumore allo stomaco. E’
stato ricoverato in ospedale . Da subito il
responso dei medici è stato categorico:
il male aveva raggiunto uno stadio tale
da rendere impossibile qualsiasi terapia.
Nella sua vita è cominciato un momento
nuovo, se possibile ancora
più vero. La sua anima ha
avuto un impennata in Dio
abbandonandosi, non senza
fatica, alla sua volontà. In
questi mesi uno scambio
epistolare con Chiara Lubich
gli ha dato la sapienza per
rileggere nel positivo la sua
vita passata e la situazione
presente. La casa di Lanzo
è diventata meta di un
pellegrinaggio. I molti che
andavano a visitarlo quasi
per consolarlo nella sua
sofferenza tornavano a
casa con nell’anima una
profonda esperienza di
Dio. Il suo diario ne è la
testimonianza più bella.
Il Signore l’ha chiamato a sé
il 2 aprile 1991.
Dal diario di don Matteo Censi
5 ottobre 1990
Ricovero presso l’ospedale di Casorate
Primo. Il mattino impiegato in tanti “esami”.
Questo pomeriggio in cappella davanti a
Gesù Eucaristia avverto che è cominciata
una nuova tappa della mia vita.
Dio mi chiama a una più profonda vita
di unione con lui e a perfezionare un
modo tutto nuovo di amare i fratelli: non
tanto “opere” di apostolato, ma amore di
donazione totale. Prima della santa messa
un momento di profonda unità con G. e D.
Poi la gioia di sentirmi nel cuore dell’Opera
e di Chiara…
7 ottobre
Il tempo si fa breve – sento che devo viverlo
nell’Amore…
8 ottobre
Mi stanno preparando per l’intervento:
mi pare di giocare, nulla turba la pace
interiore. L’esame al torace ha rivelato
qualcosa che non so. Ma non mi preoccupo:
sono nelle mani del Padre.
Voglio essere unito a Gesù costantemente,
vorrei essere Lui che si dona al Padre, in
dono d’amore, perché si realizzi l’unità tra
tutti…
13 ottobre
L’intervento chirurgico di lunedì 8 ha
rivelato tutta la gravità del male: non si
è potuto togliere il tumore data la fase
avanzata del male. Martedì pomeriggio
G. me lo ha comunicato. Non è stata una
sorpresa perché alcuni indizi mi facevano
intuire questa realtà. Nell’anima non è
cambiata la realtà di pace. Ho rinnovato il
mio sì a Gesù Abbandonato affidandomi
nelle mani del Padre. … ...Questa mattina
mi veniva come un po’ di paura pensando
a cosa vuol dire questo nuovo disegno di
Dio su di me. E’ stato un attimo: ho capito
che io devo dire solo di sì alla volontà di Dio
attimo dopo attimo, sicuro nella presenza
di Maria e nella preghiera di Chiara e di
tutti, non strafare ma solo amare: amare
Gesù abbandonato, amare Gesù in ogni
prossimo. Mi pare che la serenità che ho sia
contagiosa, è una meraviglia: sempre più
persone che fanno la volontà di Dio.
18 ottobre
Sono ritornato a casa dall’ospedale.
Sento che devo essere il più possibile nel
soprannaturale, fissato in Dio e nella sua
volontà e in continuo dono d’amore. La
gente mi avvicina con una disponibilità
tutta nuova, vorrei stabilire con tutti una
unità che generi Gesù in mezzo. Occorre
però sapermi dimenticare…
26 ottobre
In parte sono riuscito a vivere una migliore
unione con Dio. Certo mi fa impressione
sentire come tanti fanno conto sul mio
camminare con Dio. Questo mi sprona ad
intensificare l’amore.
6 novembre
…Quando sento i dolori allo stomaco cerco
di offrire tutto a Gesù unendo il mio piccolo
dolore al suo immenso dolore, piccola
goccia per la Redenzione, ma mi è difficile
andare oltre la piaga, essendo amore per
tutti…
13 gennaio
Domenica semplice e bella, attenzione a
mantenere il raccoglimento.
Sento che devo cercare di più la preghiera
personale, di adorazione e di lode.
Accogliere ogni persona che si senta
veramente amata: è un lavoro non semplice
per me che mi metto sempre sulle difese.
15 gennaio
Giorni buoni, anche se ogni tanto non
sono proprio in quota. Mi sembra di stare
bene anche in salute. Vivere sempre più in
profondità la fede, credere al valore di ogni
azione fatta nella volontà di Dio.
Crescere nell’attenzione a una vera
autentica unità, farmi uno, amare in piena
disponibilità, anche al telefono...
Sondrio Cronaca
Sabato, 26 marzo 2011 29
A Tirano una
serata sull’affido
Mantello
Nuova
illuminazione
e più sicurezza
Più attenzione alla
sicurezza del pedone,
risparmio energetico e
maggiore fruibilità degli
spazi pubblici. Mantello,
piccolo comune della Bassa
Valtellina di 750 abitanti, si
è rifatto il volto grazie alla nuova illuminazione stradale, realizzata
attraverso un bando regionale su finanziamento europeo. «Il
Comune ha acquistato i 140 punti luce da Enel Sole – illustra
il primo cittadino Daniele Callina –. Tutti i lampioni sulla via
Valeriana, inoltre, sono stati cambiati e su ognuno sono stati
installati rilevatori di portata, regolatori di flusso che permettono
di diminuire il consumo del 30% nelle ore notturne e delle
lampade di nuova generazione e a risparmio energetico». Parte
della corrente, inoltre, arriva dai pannelli fotovoltaici collocati sul
tetto della scuola dell’infanzia. Tra gli altri interventi da segnalare
c’è la messa in sicurezza della strada che da Rogolo porta a
Mantello, fino al nuovo ponte e alla rotatoria. La spesa totale per i
lavori di qualificazione ammonta a 248mila euro: l’80% di questi è
stato finanziato dal bando. (www.vaol.it)
La cooperativa sociale Ippogrifo-Servizio Affidi Minori e
Famiglie promuove una serata alternativa per conoscere il
tema dell’affido, attraverso lo spettacolo teatrale “Desiderio di
Bambino” presentato dalla Compagnia Teatrale “Ribaltamenti
Teatroperazioni”, sabato 2 aprile, alle ore 21.00, a Tirano,
presso l’Auditorium “Luigi Trombini” delle scuole medie. La
serata è realizzata con il contributo
della “Fondazione Nuccia e Renzo
Maganetti”, ed è promossa da
sensibilizzazione che mirano
Ippogrifo in collaborazione con
alla diffusione di una cultura
Lavops, con le associazioni “Musica
dell’accoglienza e alla
e Immagine”, “Bambini del Mondocondivisione di informazioni
onlus”, Croce Rossa Italiana, “Irffe riflessioni relative alla
Onlus”, “Una Famiglia per l’Affido”;
tematica dell’affido. A tal
con gli Uffici di Piano di Tirano,
fine il Servizio propone di
Bormio, Chiavenna, Morbegno e
realizzare eventi di vario tipo,
Sondrio; con la Provincia di Sondrio come in questa occasione,
e con il contributo della Città di
in stretta collaborazione con
Tirano, all’interno di un progetto
Lavops e con le famiglie, le
finanziato da Fondazione Cariplo.
associazioni, le cooperative
Il Servizio Affidi Minori e Famiglie
o gli altri soggetti che sono
intende promuovere attività di
interessati ad approfondire
l’argomento e a contribuire
al miglioramento del
servizio. L’idea di fondo è
che questi primi eventi di
sensibilizzazione possano
stimolare l’attitudine alla
solidarietà e all’aiuto
reciproco, incentivando
la partecipazione attiva
delle persone, facilitando
l’aggregazione tra individui
che condividono il medesimo
interesse e valorizzando le
iniziative locali.
Morbegno. Concerto a sostegno dell’ospedale, in Uganda, fondato da padre Ambrosoli
I
l 5 maggio, alle ore 20.30,
presso l’Auditorium
Sant’Antonio di
Morbegno si terrà un
“evento musicale” da titolo
“Musica per un sorriso”,
promosso dalla “Fondazione
Dr. Ambrosoli Memorial
Hospital”, per sostenere
l’Ospedale ugandese di
Kalongo a cui padre Giuseppe
Ambrosoli ha dedicato tutta
la sua vita.
Nel febbraio 1956 il comasco
padre Giuseppe Ambrosoli,
nativo di Ronago, viene
inviato a Kalongo, Nord
Uganda, per prestare la
propria opera al servizio di
un piccolo e mal funzionante
dispensario che trasformerà,
in seguito, in una struttura
sanitaria moderna con 345
posti letto, in grado di garantire
assistenza sanitaria qualificata
alla popolazione locale e in
particolare alle fasce più deboli
e vulnerabili come le donne e i
bambini. In quegli anni padre
Ambrosoli svolge un intenso
lavoro a favore dei lebbrosi
e dei malati di ogni genere:
fa il chirurgo, l’ostetrico, il
radiologo, il pediatra. Alterna
il lavoro di medico a quello di
manovale. Uno dopo l’altro
sorgono i vari padiglioni e
l’attività medica si sviluppa
grazie anche ai moltissimi
medici europei che vengono
a Kalongo per prestare la
propria opera volontaria a
fianco di padre Ambrosoli.
L’ospedale cresce fino ad
arrivare alla capienza attuale.
Padre Giuseppe attrezza il
reparto dei malnutriti non solo
per i bambini ma anche per le
madri, e presta un’assistenza
particolare ai malati di
lebbra. Ancor prima che
Raul Follereau proclamasse
che i lebbrosi sono “uomini
come gli altri”, egli li ricovera
nel “suo” ospedale insieme
agli altri pazienti, perché
ritiene i lebbrosari luoghi di
disperazione e di morte. Fedele
all’ideale comboniano “salvare
l’Africa con gli Africani”
fonda due anni dopo nel
1959 la scuola per infermiere
ed ostetriche con l’obiettivo
di avviare quel processo di
autonomia anche in campo
sanitario che egli riteneva
requisito imprescindibile per
lo sviluppo futuro dell’Uganda
e il miglioramento delle
condizioni di vita di questa
Una vita
spesa in aiuto
di chi soffre
Per vent’anni
la struttura è
stata guidata dal
morbegnese padre
Tocalli: dall’Italia,
oggi, continua il
suo impegno.
popolazione. Lo guida
l’intuizione che l’Africa può
essere salvata soprattutto
dalle grandi capacità
delle donne africane. Nel
1987 la guerra civile che
imperversa nei distretti
settentrionali dell’Uganda
porta all’evacuazione forzata
dell’ospedale da parte dei
militari, che danno a padre
Ambrosoli 24 ore di tempo
per sgomberare l’ospedale
e portar via gli ammalati. Il
13 febbraio un convoglio formato da 34 automezzi,
il personale medico, 23
cittadini italiani, 1.500 tra
militari e civili, 150 ammalati
infermieri e studentesse lascia Kalongo, mentre alle
spalle si alzano dall’ospedale
le colonne di fumo delle
riserve di viveri e medicinali
bruciate dai militari perché
non cadessero nelle mani dei
ribelli. Durante quella terribile
notte padre Giuseppe crede
che ad andare in fiamme siano
il suo ospedale e 30 anni di
lavoro. Dopo essere riuscito
a trovare una soluzione per
garantire un futuro alla scuola
di ostetricia, in cui lui aveva
così tanto creduto, padre
Giuseppe muore a Lira il 27
marzo nel 1987. I 32 anni
di vita missionaria di padre
Ambrosoli in Uganda sono
stati la migliore testimonianza
dell’idea di dare spazio alla
piena responsabilità degli
africani. Dopo la sua morte
è stata avviata la causa di
beatificazione, che è tuttora in
corso. «Dobbiamo continuare
a pregare con fiducia il
Signore affinché conceda,
per sua intercessione, il
miracolo necessario alla sua
beatificazione. Tale dono lo
ritengo essenziale per l’intero
popolo ugandese, ferito da
oltre 20 anni da una terribile
guerriglia, affinché padre
Giuseppe divenga il padre
amoroso che li sostiene
nel difficile cammino della
ricostruzione sociale».
A succedere a padre
Giuseppe Ambrosoli fu padre
Egidio Tocalli, alla guida
dell’ospedale di Kalongo
fino al 2008. Tocalli nasce
a Morbegno il 7 febbraio
1943. Diventa sacerdote e
missionario comboniano
nel 1968: la sua vocazione
cresce all’interno della sua
famiglia contadina nelle montagne
valtellinesi, di cui porta indelebili
i segni nel carattere limpido e
vigoroso. Conosce padre Ambrosoli
ai tempi del liceo e dopo la laurea
in medicina nel 1975, parte per
l’Africa nel 1976 per trascorrere un
anno con padre Giuseppe a Kalongo.
«La sua testimonianza di medico
missionario incise profondamente
nella mia vita tanto che, a seguito di
quell’incontro, sentii il desiderio di
divenire anche medico». Dal 1977
al 1987 dirige l’Aber Hospital nel
Nord dell’Uganda e il lebbrosario
di Alito. Nel 1989, dopo la morte
di padre Ambrosoli gli viene
affidato il compito di riaprire la
struttura di Kalongo. Sotto la sua
direzione l’ospedale, anche durante
i lunghi anni della guerra civile,
ha potuto garantire la continuità
e l’efficienza dei servizi erogati,
migliorando progressivamente
la capacità di ricezione della
struttura e gli standard qualitativi
dell’offerta medica. Dopo 32
anni in terra ugandese come
missionario comboniano, padre
Tocalli ha terminato la sua attività
in Africa ed è ritornato in Italia, ma
è tuttora protagonista attivo nel
delicato passaggio della gestione
dell’ospedale in mani ugandesi. «Da
due anni – afferma padre Egidio –
sono rientrato in Italia, e da allora
continuo a seguire da qui il nostro
Ospedale, collaborando insieme
alla Fondazione alla raccolta
di fondi per sostenere l’attività
dell’Ospedale, le sue numerose
necessità non solo economiche ma
anche di guida manageriale e di
aggiornamento medico. Quest’anno
ricorre il 24° anniversario della
morte del “ Servo di Dio” padre
Giuseppe Ambrosoli. Il “concerto”
in programma a Morbegno sarà per
me e per la Fondazione l’occasione
di ricordare padre Giuseppe e
anche un momento importante per
ringraziate tutti coloro che mi hanno
seguito e sostenuto durante i miei
32 anni di vita missionaria nel nord
Uganda. Ringraziamo di cuore la
Giunta comunale di Morbegno che
ha voluto mettere a disposizione
gratuitamente l’Auditorium, con tutti
coloro che vorranno contribuire alla
buona riuscita dell’evento».
Il concerto del 5 maggio vedrà
la partecipazione dell’Orchestra
Cameristica Lombarda, diretta
da Ennio Cominetti, con Stefania
Bardelli, soprano, e Giovanni
Guerini, baritono. Il costo del
biglietto di ingresso è di 15 euro.
Info e prenotazioni posti: telefono
800 12 67 78 (numero verde
Fondazione Ambrosoli).
E.L.
Valchiavenna
30 Sabato, 26 marzo 2011
Notizie flash
■ Scuola di Piuro
Per i bambini della
Primaria è ora
di “fare un bel rumore”
con le percussioni
Bambini, è l’ora di fare un bel rumore.
La scuola primaria di Piuro punta sulle
percussioni e gli alunni sono decisamente
soddisfatti, del resto alzi la mano chi
non ha provato da piccolo a suonare
la “batteria” utilizzando le pentole in
cucina... In questo periodo gli scolari
delle classi seconda e quarta dell’istituto
frequentato dai bambini di Prosto,
Borgonuovo e Santa Croce sono impegnati
in un laboratorio diretto da Roberto
Lisignoli, insegnante della Civica scuola
di musica della provincia di Sondrio e
batterista del gruppo rock “Tirlindana”.
Già nei primi incontri con il mondo delle
percussioni gli allievi hanno messo in
campo un notevole entusiasmo. I suoni
prodotti con batteria, tamburelli e altri
piccoli strumenti hanno permesso alle
due classi di unire un’attività musicale
inedita e un’esperienza valida anche sotto
altri punti di vista. “Questo laboratorio
affianca una giusta dose di conoscenza
teorica e una parte prettamente pratica
-sottolinea l’insegnante Rosita Della
Bella -. È basato su un’attività che
offre stimoli importanti e permette ai
bambini di esprimere le proprie attività
individuali e di lavorare in gruppo. Ogni
settimana gli alunni non vedono l’ora
dell’appuntamento con le percussioni. La
valenza formativa va al di là dell’aspetto
musicale. In queste lezioni si attivano
anche competenze trasversali, a
cominciare dall’attenzione rivolta ai
messaggi dell’insegnante”. Per il futuro si
pensa alla possibilità di costruire alcuni
semplici strumenti. Lisignoli punta sui
metodi seguiti dalla “Civica”. Nelle lezioni
della scuola i laboratori contribuiscono
alla crescita integrale del bambino come
momento formativo e forniscono le basi
in vista di un eventuale studio di uno
strumento. Visto l’entusiasmo messo in
campo in aula, tutto lascia pensare alla
presenza di qualche futuro batterista fra
gli alunni di Piuro.
s.bar.
Chiavenna. Ricco il calendario con le prossime iniziative.
La festa per l’Unità
d’Italia non si esaurisce.
La ricorrenza del 17 marzo avrà
una continuazione: segnale di
forte coesione della comunità
C
Programmi fino a giugno
Le celebrazioni per l’Unità d’Italia proseguono il 31 marzo,
quando alle ore 10.30 ci sarà la cerimonia di spostamento del
busto dedicato al canonico Francesco Novi, attualmente situato
all’interno dell’omonimo asilo da lui fondato. Il 2 aprile alle
ore 16.00 sarà inaugurata una mostra documentale curata dal
“C4” e dedicata al Risorgimento. La mostra sarà aperta all’ex
convento dei Cappuccini fino al 1° maggio. Il 5, 8 e 14 maggio
spazio alle proiezioni di film a tema. In programma “La notte di
San Lorenzo”, “Senso” e “Noi credevamo” al cineteatro Victoria.
Il 7 aprile sarà l’istituto alberghiero Caurga ad organizzare un
momento conviviale a tema, aperto al pubblico. Le celebrazioni,
organizzate in collaborazione tra Comune, Comunità Montana,
Centro Studi Storici, Società Operaia, C4, scuole, cineteatro
Victoria e pasticcerie di Chiavenna, si concluderà il 1° giugno
con il “Gran Concerto” della “Musica Cittadina”. Dal 2 aprile al
1° maggio alcuni ristoranti della zona proporranno menù sul
Tricolore e nelle vetrine della città saranno esposti i lavori degli
studenti, dedicati all’Unità. Il Centro Studi Storici ha curato
un opuscolo con le figure e i percorsi locali del Risorgimento,
stampato in 5mila copie e distribuito agli studenti.
hiavenna non ha
voluto mancare
all’appuntamento:
«Queste vogliono essere
celebrazioni non solo
dell’Unità d’Italia, ma
anche dell’unità di tutte
le associazioni e i gruppi
presenti sul territorio di
Chiavenna che hanno deciso
di collaborare» - così si
esprime Raffaella Palmi,
assessore alla Cultura del
Comune di Chiavenna, che
ha presentato il calendario
degli eventi organizzati per
festeggiare il 150° dell’Unità
d’Italia. Il 17 marzo, dopo
l’alzabandiera di fronte
al monumento ai Caduti
e l’esecuzione dell’Inno
di Mameli da parte della
“Musica Cittadina” di
Chiavenna, il corteo si è
trasferito nella vicina piazza
Bertacchi per i discorsi
ufficiali. È stata inaugurata
una targa celebrativa, a cui
ha fatto seguito l’intervento
del sindaco, la presentazione
di due percorsi legati al
Risorgimento a Chiavenna
e Verceia e l’enorme torta
finale offerta dai pasticceri
della città. Coesione sociale,
rispetto delle regole,
accoglienza dello straniero
alla ricerca di un futuro
migliore. Sono questi i valori
che il sindaco di Chiavenna
Maurizio De Pedrini ha
voluto ricordare nel suo
intervento. Un discorso
tenuto di fronte ad una
piazza gremita nonostante
la pioggia incessante caduta
su Chiavenna per tutta
la mattinata. La giornata
si è aperta con l’adunata
di fronte al Monumento
ai Caduti, monumento
eretto nel 1926 a ricordo
di chi ha perso la vita nella
Prima Guerra Mondiale,
ma poi diventato simbolo
per tutte le guerre che
hanno coinvolto l’Italia.
Il sindaco ha voluto
ringraziare tutti i presenti
per la partecipazione: «Il
simbolo di questa festa
sono le tre bandiere tricolori
che ricordano i giubilei del
1911, del 1961 e del 2011.
Un simbolo che vuole
essere anche un ponte tra
le generazioni di chi ha
costruito questo paese e di
chi ne è il futuro». In piazza,
infatti, oltre a cittadini
comuni anche molte penne
nere degli Alpini e intere
scolaresche.
D. PRA.
Allevamento. Successo per la mostra ovicaprina
Un settore che
richiama i giovani.
C
inquanta allevatori, cinquecentoventi capi. È stata
un’edizione dai grandi numeri per la mostra del settore
ovicaprino dell’Apoc della Valchiavenna. Domenica
mattina, il piazzale di Pratogiano ha ospitato gli allevatori
giunti a Chiavenna da tutta la valle. Nella partecipazione c’è
tutta la dimostrazione della centralità di questo settore - quello
del classico violino, solo per citare il prodotto più importante
- per l’allevamento e la tradizione gastronomica della zona.
Mentre gli allevatori hanno avuto l’opportunità di confrontare
il proprio lavoro con quello dei colleghi, molti cittadini hanno
preso parte all’iniziativa con il ruolo di spettatori. La bella
giornata di sole ha favorito la partecipazione del pubblico
all’iniziativa promossa dallo staff del presidente Andrea
Morelli. Sia come giudice, sia come esperto del settore era
presente Michele Corti, ex assessore all’Agricoltura della
Regione Lombardia. Anche i rappresentanti degli enti locali
hanno preso parte alla manifestazione. «Il bilancio è positivo
sia per gli allevatori, sia per la cittadinanza che ha avuto a
disposizione una bella occasione per osservare il lavoro svolto
- ha sottolineato il vicepresidente della Comunità montana
della Valchiavenna, Davide Trussoni -. È molto significativa
la presenza di numerosi giovani, a cominciare dal presidente
Andrea Morelli. Questa partecipazione è un segnale rilevante
per la prosecuzione dell’attività in questo settore. Attraverso le
leggi specifiche di questo comparto continueremo a sostenere
l’allevamento ovicaprino, che oltre ad avere un ruolo prezioso
per i prodotti permette di ottenere risultati significativi sul
piano della tutela del territorio montano».
Si punta
soprattutto sulle
nuove generazione
per un’attività
produttiva che ha
un certo seguito e
buone prospettive.
PER IL FUTURO
Largo ai giovani fra gli
allevatori della valle del Mera.
In Valchiavenna per molti
ragazzi la passione principale
è l’allevamento, e la conferma
più significativa arriva da
Andrea Morelli, presidente
della sezione di Apoc da alcuni
mesi. Morelli ha iniziato la
propria esperienza sei anni fa.
«E una passione di famiglia
- premette -. A vent’anni ho
cominciato a dedicare tempo
ed energie all’allevamento
e a confrontarmi con altri
appassionati per acquisire
competenze. Poi ho aperto
una stalla e ho preso parte
alle prime mostre. Quando c’è
stato il rinnovo del consiglio
mi sono fatto avanti e mi
ha fatto piacere raccogliere
la fiducia della maggioranza
degli iscritti». Morelli lavora
nell’azienda di famiglia del
settore frutta e verdura, ma
le ore trascorse in stalla sono
molte. «Si tratta di un secondo
lavoro - spiega Morelli -, non
è soltanto un passatempo.
Per l’allevamento delle mie
quaranta capre di razza frisa
sono necessarie molte ore
di lavoro alla settimana. Ma
questo aspetto non rappresenta
un problema». Non si tratta
di un caso eccezionale: sono
molti i giovani attivi in questo
comparto. “è una passione
sana - rimarca Morelli - e tra
gli obiettivi dell’associazione
c’è il coinvolgimento di un
numero maggiore di ragazzi,
per portare avanti questa
tradizione così importante
per il nostro territorio”. In
collaborazione con il Circolo
Culturale Collezionistico
C4 durante la giornata era
esposta, sotto i portici del
Municipio di Chiavenna, una
mostra di cartoline e immagini
d’epoca dedicate al mondo
dell’allevamento.
S. BAR.
Sondrio Cronaca
Per la prima volta i medici dei
reparti di oncologia di una
ventina di ospedali di tutta
Italia, tolto il camice si sono
messi ai fornelli; missione:
preparare ed insegnare una serie
di ricette inedite dalle quali è
nato un libro di cucina unico nel
suo genere, il cui ricavato andrà
a beneficio dei pazienti.
Libri: fra
«oncologi
e pignatte»
L’idea è venuta alla neonata
associazione sondriese
“Giuliana Cerretti”, onlus
costituitasi in modo spontaneo
dall’incontro e dall’amicizia
fra medici, familiari, utenti e
professionisti di vari settori
che hanno deciso di mettersi a
disposizione per contribuire –
ciò che Giuliana fece sia come
donna che come apprezzata
giornalista – ad accrescere
progetti e iniziative volte
all’umanizzazione dei percorsi
terapeutici in oncologia, dal
sostegno alle famiglie alle
attività in reparto.
Sabato, 26 marzo 2011 31
Il risultato è un ricettario
innovativo, sia nei contenuti che
nella veste: i dottori si mostrano
nella loro versione più casalinga
con tanto di foto informali; i
piatti sono accompagnati da
scatti di fotografi professionali,
a cominciare dalla copertina
pensata e creata appositamente
per l’occasione.
Il lancio del progetto
editoriale, curato
dall’associazione “Giuliana
A Sondrio Roberta De Monticelli
Cerretti” e dal titolo “Oncologi
e pignatte, ricette per la vita”
si è svolto lo scorso mercoledì
23 marzo. Accanto alla onlus
“Associazione Giuliana Cerretti”,
che sostiene l’Oncologia Medica
dell’Ospedale di Sondrio, altre
14 associazioni di volontariato
oncologico presenti sul territorio
nazionale sostengono questa
iniziativa. Il costo del ricettario
è di 10 euro; l’intero ricavato
sarà destinato ai progetti
dell’associazione.
■ Morbegno
la questione morale
La filosofa, docente presso l’Università San Raffaele di Milano, ha illustrato il tema
con grande competenza, denunciando il degrado presente anche nel nostro Paese.
S
econdo la classifica stilata dall’ong “Transparency
International”, l’Italia è al 67esimo posto nell’indice sulla
corruzione nella pubblica amministrazione e si stima che
questo volume di malaffare muova circa 60 miliardi di euro
all’anno. Con questi dati inquietanti, Luigi Fioravanti, presidente
dell’Associazione “Rigobertà Menchù”, ha introdotto a Sondrio la
conferenza della filosofa Roberta De Monticelli, docente di Filosofia
della persona presso la Facoltà Vita-Salute San Raffaele di Milano.
La filosofa ha presentato il suo saggio “La questione morale”
(Raffaello Cortina editore), una vibrante denuncia del degrado
morale in cui versa il nostro Paese, di cui De Monticelli ha parlato
in modo esplicito, riprendendo le mosse anche dal film-documento
“Videocracy” che due anni fa fu presentato a Cannes dal regista
italiano-svedese Erik Gandini.
«Questo filmato documenta con
ricchezza di materiali autentici la storia
La docente ha
della creazione dell’impero televisivo
che ha sorretto la crescita del sistema
preso le mosse
di potere con cui oggi ciascuno in Italia
dal suo saggio,
deve fare i conti», ha detto la filosofa,
mettendo
che prima di essere chiamata “per
chiara fama” al San Raffaele è stata per
in evidenza
quindici anni docente presso l’Università situazioni di
di Ginevra. «Mi assumo la piena
corruzione e
responsabilità di quello che affermo»,
scambio che
ha proseguito. «Accanto alla corruzione
che pervade la vita economica, civile e
hanno raggiunto
politica, la pratica di scambi di favori
livelli troppo alti.
ha raggiunto livelli intollerabili. Non
solo lo scambio di carriere politiche
detto la docente. Leopardi constatava
risvegliarsi alla realtà e alla verità del
contro favori privati è sotto gli occhi di
accorato che “la vita non ha in Italia
fatto che ognuno di noi ha di volta in
tutti, ma la possibilità, addirittura, che
sostanza e verità alcuna”. I protagonisti
volta la possibilità di esercitare la propria
siano nominate ministri e parlamentari
di “Videocracy” affermano che «ciò che
virtù etica. Virtù che se riconosciuta e
della Repubblica o deputati al
conta è apparire e dietro l’apparenza
praticata diventa una forza, perché la
Parlamento Europeo persone dotate
rivelano di considerare lecito ogni
questione morale non è un discorso, non
di tutt’altri meriti e capaci di tutt’altri
comportamento, nel disprezzo della
è un’opinione, ma si incarna, appunto,
servizi che quelli in passato richiesti al
legalità». È, quindi, ora più che mai
nei pensieri e nei comportamenti e va
personale politico è addirittura stata
urgente recuperare la dimensione
praticata per darle corpo e consistenza.
pubblicamente dichiarata legittima da
morale dell’esistenza umana e
Compete, dunque, a tutti noi abitanti di
un parlamentare della Repubblica»,
partecipare alla costruzione di una
questa città, civiltà, cultura, cambiare il
ha detto ricordando l’episodio in cui
normalità morale, la quale, ha detto
profilo di un mondo troppo sbagliato,
l’onorevole Stracquandanio affermò che
De Monticelli, può fondarsi solo sulla
troppo falso, troppo irreale. Avendo
«l’essersi venduti per fare carriera o per
piena assunzione di responsabilità di
fiducia nella possibilità che sempre si
essere in lizza non sarebbe una ragione
ognuno rispetto alle proprie parole e alle
offre al cambiamento.
sufficiente per lasciare la Camera o il
proprie azioni. È più che mai urgente
MILLY GUALTERONI
Senato».
Nel suo saggio, De Monticelli rintraccia
le radici storiche di questo “male
nostrum” nell’Italia dei sudditi e dei
cortigiani del Cinquecento, così come
L’associazione di volontariato “Genitori in Rete”, attiva sul territorio di Morbegno
viene descritta nell’opera “Ricordi”
da quattro anni, ha organizzato un percorso per genitori di bambini da zero a
dello storico e politico cinquecentesco
sei anni dal titolo “Verso l’autonomia”. L’itinerario si articola in tre serate e sarà
Francesco Guicciardini. Quella stessa
condotto dalla psicologa Elisa Veronesi, consulente del Consultorio Celaf di Lecco.
tipologia di Italia (allora non ancora
Gli incontri si svolgeranno presso la sala Don Bosco dell’oratorio di Regoledo di
unita) che Leopardi tristemente
Cosio Valtellino, alle ore 20.45, con il seguente calendario: giovedì 24 marzo - “Il
stigmatizzava nel suo “Discorso sopra lo
bambino: sicuro nell’autonomia”; giovedì 31 marzo - “Il bambino: litigare aiuta a
stato presente dei costumi degli Italiani”.
crescere?”; giovedì 7 aprile - “Il bambino: quante bugie”. Per informazioni rivolgersi
«Il Guicciardini consigliava di coltivare
a “Genitori in Rete”, telefono 333-6865534; e-mail: [email protected]; oppure il
l’apparenza per poter ingannare il
blog bachecagenitorimorbegno.blogspot.com.
prossimo a proprio piacimento», ha
A Cosio il percorso di “Genitori in rete”
Riflettori puntati
sul tema dell’acqua
Link-Collegamenti in campo, il
progetto di Associazione VentiVenti, ha
inaugurato in occasione della “Giornata
Mondiale dell’Acqua”, a Morbegno la
mostra interattiva “H2OK - acqua
bene comune e diritto umano”,
aperta fino al 2 aprile nelle Sale
del Capitolo e Boffi all’interno del
Chiostro di Sant’Antonio, nella sala
del Museo Civico e dell’Istituto
Ipsia Romegialli. La cittadinanza
potrà visitarla gratuitamente sabato
26 e domenica 27 marzo e sabato 2
aprile dalle ore 14.30 alle ore 18.30
e dalle ore 20.00 alle ore 22.00.
Sempre in occasione della “Giornata
Mondiale dell’Acqua” è iniziata la
distribuzione agli abitanti di della
guida “Acqua di Ganda”, che illustra la
qualità dell’acqua del rubinetto: alcune
brevi, ma chiare informazioni per
invitare i cittadini a consumare l’acqua
del rubinetto. Una scelta che aiuta
l’ambiente e fa risparmiare. Si ricorda,
inoltre, che venerdì 25 marzo, dopo
un laboratorio figurativo/musicale
con una cinquantina di bambini delle
scuole elementari, Hado Ima e Andrè
Murada, dell’associazione culturale
“Watinoma”, onoreranno ancora l’acqua
con il concerto “Acqua in musica”, alle
ore 21.00, all’Auditorium Sant’Antonio
di Morbegno, con ingresso libero.
■ Regione
Iniziativa sulla qualità
dell’acqua di casa...
I cittadini lombardi potranno
controllare lo stato delle acque
scaricate dagli impianti di
trattamento, e quindi re-immesse nel
ciclo dell’acqua. È una delle novità
introdotte dalla Giunta regionale
della Lombardia, che ha approvato, su
proposta dell’assessore all’Ambiente,
Energia e Reti Marcello Raimondi,
la direttiva per il controllo degli
scarichi degli impianti di trattamento
delle acque reflue urbane. «Abbiamo
studiato un sistema che permettesse
di migliorare ed aumentare i controlli
sul trattamento delle acque di scarico spiega Raimondi - ma che desse anche
la massima trasparenza e un controllo
diffuso ed esteso, a tutti i cittadini,
sulla qualità dell’acqua re-immessa nel
ciclo naturale». La direttiva prevede
che Arpa elabori annualmente, e
pubblichi sul proprio sito web, un
rapporto sugli esiti dei controlli degli
impianti, evidenziando le carenze
riscontrate e formulando proposte per
risolverle. Si richiede inoltre che il
gestore del servizio idrico garantisca
un numero minimo di controlli l’anno.
alomar
genitori e figli
univale
Incontro sulle malattie
reumatiche e la respirazione
A Mantello una serata sul tema
dell’isolamento nei ragazzi
A Sondrio tornano le viole
per sostenere la onlus Univale
L’associazione Alomar Onlus - Sezione
Provinciale di Sondrio promuove per
mercoledì 30 marzo un incontro
informativo sul tema “Malattie reumatiche e respirazione”, alle ore 15.00
a Sondrio, presso la Sala Vitali, in via
delle Pergole 10. La relatrice sarà la
dottoressa Marinella Pilatti, pneumologa
presso l’Ospedale di Sondrio.
Proseguono gli incontri di formazione diretti
ai genitori promossi nell’ambito di “Progetto
R-Accordi”, a cura della cooperativa “Insieme”
di Morbegno, in collaborazione con i comuni
di Cino, Cercino, Mantello, Traona e le parrocchie di Cino, Cercino, Traona. Il ciclo di incontri
si intitola “Il doppio volto dell’adolescente, solo nel branco”. Il prossimo appuntamento
è in programma giovedì 7 aprile, alle ore 20.30, presso l’Oratorio di Mantello. Interviene
Cristina Silvestri, psicologa e psicoterapeuta, che interverrà sul tema “La solitudine dei
numeri primi. l’isolamento e la timidezza dai bambini agli adolescenti”.
“Le viole di univale... un pensiero
solidale”: sabato 26 marzo dalle ore
8.00 alle ore 20.00 e domenica 27
marzo dalle ore 8.00 alle ore 14.00
a Sondrio, in piazza Campello, verrà allestito un banco con le
viole. Le offerte contribuiranno a sostenere i progetti Univale per
i pazienti oncologici, leucemici, emopatici e delle loro famiglie,
rivolgendosi prevalentemente ai bambini, per migliorarne la qualità
della vita. Info: www.univale.it; e-mail: [email protected].
Sondrio Cultura
32 Sabato, 26 marzo 2011
A Sondrio
La Natività
della Vergine
del Ferrari.
La tela, oggetto di un finissimo intervento
di restauro, sarà visibile nel capoluogo
valtellinese fino al prossimo 8 aprile:
un’occasione per un’opera davvero bella.
È
davvero singolare la storia della
tela della “Natività della Vergine”
di Gaudenzio Ferrari, attualmente
esposta nelle sale a piano terra del
Museo Valtellinese di Storia e Arte, dove
sosterà fino al prossimo 8 aprile. Rimasta
per secoli nel Santuario dell’Assunta di
Morbegno - dapprima nella sua probabile
collocazione originaria a costituire una
parte delle ante che nascondevano alla
vista la monumentale ancona di Giovanni
Angelo Del Maino e Gaudenzio Ferrari, poi
collocata sul muro di sinistra dell’edificio
nei pressi della porta d’ingresso -, ne
è stata fatta uscire per la prima volta
in occasione della recente mostra “Il
Rinascimento nelle terre ticinesi - Da
Bramantino a Bernardino Luini”, curata da
Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco
Tanzi e ospitata nella pinacoteca “Giovanni
Züst” di Rancate (Svizzera), suscitando
forte interesse da parte della critica e del
pubblico. All’origine di tanta attenzione
possiamo porre la pubblicazione della
preziosa scheda di Giovanni Romano
nel catalogo e, prima ancora, la meritoria
opera di restauro compiuta dallo Studio
Barbara Ferriani, grazie al finanziamento
della Fondazione Credito Valtellinese.
È stato così restituito alla comunità
morbegnese e di tutta la provincia uno dei
capolavori in assoluto più belli tra quelli
che si trovano sul nostro territorio.
Ad onor del vero, bisogna dire che già
nel 1970 il Romano, oltre a confermare
l’attribuzione a Gaudenzio Ferrari sostenuta per la prima volta dalla storica
dell’arte Mary Berenson dopo il suo
soggiorno in Valtellina del 1912 -, aveva
proposto l’appartenenza della tempera alle
“ante della grande ancona del santuario”.
Lo studioso, che era a Sondrio lo scorso
8 marzo insieme alla restauratrice per
presentare il quadro, ne ha ripercorso la
Ecomuseo Valgerola
A Sacco incontro
sulle confraternite
La seconda delle serate culturali organizzate dall’Ecomuseo della
Valgerola su temi inediti di storia,
cultura e tradizioni della valle, si
svolgerà venerdì 1 aprile alle ore
20.45 a Sacco nel salone dell’asilo. A trattare il tema “Testimonianze
della fede e assistenza caritativa: le
confraternite, le forme di devozione e i lasciti per i poveri” saranno i
professori Cirillo Ruffoni ed Ettore
Acquistapace..
storia complessa
e strettamente
In occasione dell’incontro e della mostra di Sondrio,
intrecciata con
l’Officina Libraria di Milano, con il contributo di vari
la costruzione
enti tra cui la Confraternita dell’Assunta di Morbegno,
dell’ancona. La
ha pubblicato il fascicolo “La Natività della Vergine di
tela, eseguita tra
Gaudenzio a Morbegno”, dove i promotori della mostra di
il 1524 e il 1525,
Rancate propongono un rapido excursus tra le opere che
e le ante “sono
rivelano l’impatto dell’artista valsesiano in Lombardia
ancora ricordate
e nelle valli dell’Adda e della Mera. Dopo la scheda di
da Francesco
Giovanni Romano e i contributi della Ferriani sul restauro
Bonesana in
e del Caligari sulle ante dell’ancona, nell’ultima parte
visita pastorale
troviamo Massimo Romeri sugli “Itinerari gaudenziani in
il 18 settembre
Valtellina” e un ampio repertorio bibliografico.
1697”, ma già nel
1710 risultano
pagamenti sia
Nelle scorse settimane, per avere levato i telari dei quadri dalla
cassa dell’ancona, sia “per havere lavato
presso il Museo
li quadri levati dall’anchona et aggiuttato
Valtellinese di Storia
(aiutato) a distenderli et inchiodarli
e Arte, si è svolta
sopra li telari”, sia “per li telari delli due
quadri più grandi cavati dall’anchona”.
un’interessante
Dunque, conclude Romano, “solo due
conferenza che ha
Storie mariane si salvarono delle verosimili
permesso di scoprire i quattro (o otto) originarie; l’accenno alla
segreti dell’importante lavatura rende ragione delle infelici e
generalizzate cadute del colore a tempera
intervento
evidenti nella tela arrivata fino a noi...”.
di conservazione
Infine, nel 1711, le ante furono rimosse e
e recupero: oltre
a contornare l’ancona fu posta - informa
Caligari - la “cornice lignea con angeli
agli aspetti artistici,
e motivi floreali, realizzata da Andrea
di particolare
Albiolo di Bellagio”. Fortunatamente, il
rilievo sono le
recente, esemplare restauro ne “ha salvato
curiosità storiche
il disegno, la disposizione spaziale, cioè
l’intuizione creativa scattata in Gaudenzio”,
sulla costruzione
suggerisce con efficace sintesi Giuseppe
dell’ancona lignea,
Frangi dell’Associazione Testori nel blog
ricordate
“Robe da Chiodi”.
Va inoltre ricordato che, mentre in quegli
anche dal Bonesana
stessi anni (1520-1526) Gaudenzio stava
in visita pastorale.
completando il “gran teatro montano”
(l’espressione è il titolo di un saggio di
di Pierangelo Melgara
Testori) del Sacro Monte di Varallo, circa
La pubblicazione che accompagna la mostra
un decennio più tardi avrebbe ripreso in
San Cristoforo a Vercelli lo stesso tema
della “Natività della Vergine”, ma già qui a
Morbegno - osserva il Romano - “la gamma
cromatica alta e controllata (ammirevole
il rosso della coperta), il prorompente
gigantismo delle figure in primo piano,
l’affettuosa sollecitudine delle protagoniste
dai gesti attenti e sicuri, lo spazio
inerpicato ma ariosamente praticabile,
l’intima seduzione di una scena di casa”
prefigurava a distanza il nuovo capolavoro.
A questo punto, per completare il
commento alla nostra tela, restituisco
la parola a Giuseppe Frangi: “La prima
cosa che colpisce è la disposizione
circolare; il centro della tela è libero, e
attorno ruotano i protagonisti, ciascuno
intento ai suoi compiti. Quel vuoto in
realtà è come un perno, attorno al quale
si svolge una danza pacata: la danza della
quotidianità. Colpisce come il niente
a cui è ridotta la pittura di Gaudenzio
che esprime ostinatamente un senso
di pienezza. È come un frammento di
umanità compiuta, nel senso più profondo
del termine. Umanità calma, che raccorda
visibilmente ogni gesto ad un destino
in cui è chiuso il senso di tutta la vita,
non solo di quest’attimo. La costruzione
circolare esprime questo ritorno rituale
delle cose di ogni giorno; ma nello stesso
tempo le iscrive in un ordine, le lega in
un disegno unico (e Gaudenzio con il suo
disegno sembra rimandare al disegno
giusto del Padreterno). Infine notate quale
preziosismo nella banalità: sant’Anna, nel
letto dove ha partorito, sta riprendendo
forze mangiando un uovo (se l’uovo
è elemento che per forza deve avere
qualche valenza simbolica, qui non c’è da
arrampicarsi sugli specchi: Gaudenzio ci
dice che la perfezione non è estranea alla
quotidianità)”.
Incontri Unitre
A Delebio
Sondrio
Settimana di
Sondrio e Tirano
In Oratorio
serata sulla Gmg
Incontro con la
poesia in biblioteca
La settimana di Unitre di
Sondrio propone lunedì 28
alle ore 15.30 Luigi Pizzolato,
ordinario di Lettere e Filosofia
dell’Università Cattolica
di Milano, con “Antonio
Fogazzaro nel centenario della
morte”; mercoledì 30 alla
stessa ora, la pittrice Vittoria
Personeni Quadrio terrà la
lezione “Non solo avanguardia
nella pittura del ‘900”; sabato
2 e domenica 3 aprile si
terrà la gita a Castell’Arquato,
Faenza e Forlì, con la visita
alla mostra “Melozzo da Forlì:
l’umana bellezza tra Piero della
Francesca e Raffaello”.
A Unitre di Tirano, martedì
29 alle ore 15.00, lo studioso
Bruno Ciapponi Landi parlerà
de “Il contributo valtellinese
all’Unità d’Italia”.
L’aggregazione di migliaia di
giovani che hanno partecipato
alle Giornate mondiali della
gioventù (Gmg) ed il cui
appuntamento continua ad
essere agorà con il Papa al
prossimo Gmg convocata
in Spagna. Tema alquanto
di attualità e del quale si
vuol ricordare la figura di
Giovanni Paolo II, promotore
di queste particolari incontri
con i giovani, con una serata
culturale promossa dal
Circolo dell’Oratorio di
Delebio giovedì 24 marzo
alle ore 20.45. L’incontro
presso l’Oratorio ha per tema
“Giovanni Paolo II, il Papa
dei giovani”. Interverranno
Paolo Viana, giornalista di
“Avvenire”, e Agnese Pellegrini,
giornalista de “Il Sole 24 Ore”.
Organizzati dall’associazione
Amici della Biblioteca di
Sondrio, nell’ambito delle
“Piazze della cultura”, riprende
“Incontro con la poesia”,
promosso dall’associazione,
in collaborazione con la
Biblioteca Civica Pio Rajna,
ha un ricco calendario dal mese di marzo al mese di maggio.
Gli incontri si terranno tutti presso la Biblioteca Civica “Pio
Rajna”, in via IV novembre 20, a Sondrio. Lunedì 28 marzo
alle ore 17.30, il primo incontro dal titolo “Che cosa può
mai venire dalla periferia dell’Impero?” con Nadia Bonomi
Tirelli. L’ingresso è libero. Gli incontri ampliano e sviluppano
le analisi e le riflessioni critiche e storiche dell’anno scorso,
arricchendosi di momenti di lettura e recitazione di testi
poetici. Il ciclo avrà una importante giornata conclusiva sabato
28 maggio dove, al mattino, verranno premiati i vincitori
del concorso internazionale di poesia “Margherita Bassi”,
e, il pomeriggio, tutti potranno prendere parte con recita,
lettura, declamazione anche a più voci, alla kermesse di poesia
accompagnata dalla musica presso Villa Quadrio..
Sondrio Cronaca
Genitori e web:
rischi e risorse.
■ Sondrio
A colloquio con
l’assessore Ruina
sulla “Family Card”
M
ercoledì 30 marzo, alle ore 20.30, presso la sala conferenze
Creval di piazza Marinoni 23, a Tirano, si terrà la seconda
serata del progetto “Genitori e Internet - Conoscere il
web, le potenzialità ed i rischi per prevenirne i problemi e
dialogare meglio con i propri figli”. Co-finanziato dalla Regione
Lombardia, è stato ideato ed
associazione “Nuova Yahaman”
è gestito dall’associazione
e associazione culturale “Asma”
“Prometeo-onlus”, con la
di Sondrio. Il progetto prevede,
diretta collaborazione dei
oltre alla realizzazione di cinque
Servizi Integrati – Policampus
incontri/seminari territoriali
e Informagiovani di Sondrio
ad ingresso gratuito, rivolti a
– gestiti dal Consorzio di
genitori di alunni delle scuole
cooperative sociali Sol.Co.
primarie, secondarie di primo
Sondrio per conto del Comune
grado e secondaria di secondo
di Sondrio. Gli altri partner
grado, residenti nei comuni della
del progetto sono: Regione
provincia di Sondrio, anche la
Lombardia, Conservatorio
pubblicazione di una brochure
Internazionale di Scienze
Audiovisive di Lugano (Svizzera), informativa e la produzione di
un dvd distribuito gratuitamente
associazione culturale “Circolo
in tutte le scuole, nei comuni
Fotografico Città di Sondrio”,
della provincia di Sondrio e ai
partner del progetto. I contenuti
principali del supporto
multimediale saranno: la
brochure e un cortometraggio
realizzato per l’occasione dal
giovane regista di Sondrio
Matteo Valsecchi, con immagini
e musiche originali realizzate,
suonate e offerte, gratuitamente,
dai giovani musicisti di
Sondrio Stefano Parolo e
Matteo Haenen. Completano
la pubblicazione le notizie e
i contenuti principali dei siti
www.prometeonlus.com e
www.policampus.it e un forum
d’aiuto on-line attivo durante
la realizzazione del progetto.
I seminari saranno condotti
da un’équipe formata dallo
psicologo Cristiano Cappellari,
dall’educatrice Francesca
Canazza e dal coordiantore
del progetto Simone Pancotti.
L’appuntamento successivo
sarà il 7 aprile, presso la
sala conferenze di Chiesa
Valmalenco dalle ore 20.30 alle
ore 22.30.
dati confindustria. Indicazioni dal settore alimentare.
F
otografia in chiaroscuro per
l’industria alimentare locale.
Un’indagine condotta su 20
imprese iscritte alla sezione
“Alimentari” di Confindustria Sondrio,
appartenenti a varie filiere produttive
(insaccati, vino/bevande, farine/paste,
conserve e altro) e ben distribuite
in termini di dimensioni aziendali,
ha evidenziato una situazione di
sostanziale tenuta dei livelli di attività.
La metà delle imprese rileva fatturati
in crescita sia per il 2010 sia per l’anno
corrente; gli altri operatori dichiarano
Il comparto tiene nonostante
la crisi: si riducono, però,
i margini di guadagno;
bene i progetti innovativi
una situazione di stabilità, mentre quasi
nessuno intravede una contrazione
dei ricavi. Un discorso analogo vale
per i volumi produttivi, stabili o in
leggera crescita per la maggioranza
delle aziende sia per il mercato interno
sia per le esportazioni, per le quali si
prevedono buone prospettive nel 2011.
L’utilizzo della capacità produttiva è
giudicato soddisfacente dal 42% degli
operatori. La sostanziale tenuta della
produzione si riflette sugli organici delle
aziende, che nella maggior parte dei
morbegno:
studenti e
giornalismo
Sabato, 26 marzo 2011 33
In aumento i prezzi
delle materie prime
casi (oltre il 70%) sono previsti stabili.
Meno rassicurante il quadro della
marginalità, diminuita già nel 2010
per il 45% delle imprese e prevista
in ulteriore calo nel 2011 per quasi
un terzo delle aziende intervistate.
Praticamente nessuno segnala profitti
in aumento: la tenuta dei margini
è generalmente da considerarsi il
massimo obiettivo raggiungibile.
Una delle cause principali di questo
fenomeno va ricercata nell’aumento dei
prezzi delle materie prime, rilevato dal
74% delle imprese e trasversale a tutte le
filiere produttive. In aggiunta ai rincari,
il 16% delle aziende segnala crescenti
difficoltà nel reperimento della materia
prima.
Sotto il profilo dei canali distributivi
prevalenti, le imprese intervistate si
dividono quasi equamente fra Grande
Distribuzione Organizzata (Gdo) e
grossisti alimentari; meno rilevanti
- ad eccezione del settore vinicolo hotel, ristorazione e negozi al dettaglio.
Il rapporto con la distribuzione è
giudicato nella norma dal 78% delle
imprese, anche se non mancano le
Uniti dalla stessa passione per
il giornalismo. Il gruppo di
studenti di “GiornaliAmo”, il
corso gratuito organizzato dalla
cooperativa sociale “Insieme” di
Morbegno e finanziato dalle Acli
della provincia di Sondrio, nasce
in modo spontaneo. Un po’ per
capire questo mestiere e il suo
significato, un po’ per l’esigenza
di rinnovare “Meditulium”, il
giornale dei licei morbegnesi. «Una
collaborazione che, noi “giornalisti
in erba” – dice Debora a nome
lamentele specie nei riguardi della Gdo
(17% degli intervistati).
Nelle risposte date dalle aziende
emergono chiaramente i segnali della
crisi economica non ancora pienamente
superata. Il 50% degli operatori segnala
insolvenze da clienti in crescita nel 2010
e il 37% dichiara per il 2011 un calo
della fiducia percepita nelle prospettive
di ripresa dell’economia.
Confortante il dato sui progetti
innovativi: oltre 2 aziende su 3 ne
stanno portando avanti, specialmente
in area produzione. Interessante anche
l’analisi delle figure professionali
più ricercate, che accanto a ruoli
tradizionali (commerciali, tecnici
di produzione, operai specializzati,
manutentori) fa emergere l’esigenza di
profili nuovi in ambito comunicazione e
web marketing.
Oltre a discutere i risultati dell’indagine
congiunturale, le aziende della sezione
Alimentari di Confindustria Sondrio
hanno anche provveduto al rinnovo
delle cariche sociali confermando
Cristina Galbusera a presidente, Fabio
Moro Claudio Illini nel ruolo di vice.
degli studenti –, abbiamo potuto
condividere anche grazie alle
esercitazioni e all’esperienza che la
nostra insegnante Daniela Castelli
ha voluto trasferire alla nostra
classe». L’offerta di partecipare
alle lezioni è stata accolta da
undici ragazzi delle superiori che
si sono ritrovati nella sede della
cooperativa ogni mercoledì sera
dalle ore 20.15 alle ore 22.30.
«Comunicazione e informazione
sono requisiti fondamentali per
affrontare la quotidianità – spiega
Lo scorso anno sono stati 258 i
nuclei familiari – 24 con quattro o
più figli minorenni e 34 indigenti – a
richiedere la “Family Card”, iniziativa
concreta di sostegno alle famiglie
numerose promossa dal Comune
di Sondrio e dall’Associazione
Famiglie Numerose. Gli operatori
che hanno aderito all’iniziativa,
offrendo quindi sconti o vantaggi
ai titolari della carta, sono stati 73
– 53 commercianti del capoluogo,
15 ambulanti e 5 società sportive
–. Numeri importanti, che hanno
portato l’Amministrazione comunale
a proporre, seppur con qualche
ritardo dovuto a questioni tecniche,
la “Family Card” anche per l’anno
in corso. «L’impianto della “Family
Card” – spiega l’assessore alle
politiche sociali, Carlo Ruina – è lo
stesso dello scorso anno. Le tessere
vengono rilasciate su richiesta e
non inviate in automatico, anche
se prima di attivarle abbiamo
fatto una valutazione di quanti
potessero essere i richiedenti. Così
è risultato che a Sondrio sono 64
le famiglie con almeno quattro figli
minorenni, per le quali non è stato
fissato un limite di reddito per
richiedere la “Family Card”. Diverso
è per le famiglie in condizioni di
disagio economico, le quali devono
dimostrare di avere un reddito
inferiore al minimo vitale (Isee
inferiore a 5.681,52 euro - ndr)».
Proprio l’attenzione alle famiglie
indigenti è motivo di interesse: «In
Italia – aggiunge, infatti, l’assessore
Ruina – ci sono moltissimi tipi di
“Family Card”, non solo comunali. In
nessuna realtà però è stata attivata
una carta che consenta di aiutare le
situazioni di indigenza anche senza
figli a carico, come invece avviene a
Sondrio».
Dallo scorso lunedì 14 marzo, i
cittadini interessati a richiedere
la “Family Card” possono recarsi
presso gli uffici del servizio sociale
del Comune a palazzo Martinengo.
Per i nuclei familiari numerosi è
sufficiente compilare il modulo di
richiesta, che comprende anche
l’autocertificazione dello stato
di famiglia, mentre le famiglie
indigenti devono allegare alla
domanda il certificato dell’Isee. La
carta viene quindi immediatamente
consegnata e, una volta ottenuta,
dà diritto a sconti percentuali o
fissi presso commercianti, artigiani,
società sportive e per i servizi alla
persona del Comune. «Abbiamo
riscontrato una grossa disponibilità
del settore commerciale ad aderire
all’iniziativa – afferma l’assessore
Ruina –. Tra i commercianti aderenti
lo scorso anno abbiamo svolto un
sondaggio che ha messo in luce un
ancora scarso utilizzo della carta.
Tuttavia ritengo che l’esperienza
sia socialmente importante. È un
tentativo di dare una risposta al
fenomeno dell’invecchiamento che,
nella nostra realtà, è particolarmente
pesante. Abbiamo come Comune,
infatti, l’indice d’invecchiamento più
alto della provincia. Le coppie che
scelgono di avere più figli meritano
allora un aiuto».
Massimo Bevilacqua, presidente
della cooperativa sociale “Insieme”
di Morbegno -. L’obiettivo del nostro
impegno era inteso a coinvolgere
i ragazzi e aiutarli a valorizzare
le proprie attitudini, ampliare i
propri orizzonti: l’esperimento mi
sembra riuscito». Del giornalismo
si è trattato in diversi modi: oltre
alle tecniche di scrittura, si è
parlato della lettura dei quotidiani,
di come redigere un articolo,
della differenza che esiste tra
informazione e comunicazione, dei
ALBERTO GIANOLI
rischi e delle responsabilità legati
alla professione giornalistica. La
partecipazione, dal 9 febbraio
al 14 marzo, è stata assidua.
«GiornaliAmo ha dato l’opportunità
alla “redazione” di “Meditulium”
di scoprire i segreti che stanno
alla base del giornalismo - spiega
l’educatrice Francesca Canazza -,
e di pianificare la prossima rivista
con qualche sorpresa. La curiosità
e la volontà espresse dei ragazzi mi
hanno colpito molto e dato grande
soddisfazione».
Spettacoli
34 Sabato, 26 marzo 2011
✎ il telecomando |
Scelti per voi
Leoni per agnelli
Un film di Robert Redford. Con Robert
Redford, Meryl Streep, Tom Cruise.
USA 2007 - 91 min.
All’interno di un’unica giornata,
vengono narrati gli eventi che mettono
in correlazione tre personaggi. Un
ambizioso senatore di Washington pronto a prendere scelte
importanti, una giornalista televisiva alla caccia di una
storia importante e un maturo professore che si confronta
con uno studente sveglio e capace. L’America, gli ideali,
l’identità. Gli interrogativi su un tema così frequentato eppure
sempre irrisolto bruciano ancora dentro la coscienza di
Robert Redford, che ormai ha un’età abbastanza matura, ha
conosciuto tante americhe, ha attraversato, come uomo di
cinema, tante guerre e tante ‘morali’. Qui, come regista e come
uno dei protagonisti, si affida quasi completamente alla parola.
Dialoghi serrati, incalzanti. Il contrasto etico più forte è nella
difficile conciliazione tra i valori del popolo americano e il suo
essere (quasi) sempre impegnato in una guerra. Il copione è
fecondo di spunti per riflettere. Anche sul ruolo della stampa e
della televisione.
Venerdì 1 aprile Raitre 21,05.
T. R.
Domenica 27. F.d.Spirito. C5,
8,50. Testimoni della fede: Il
giudice Levatino. Racconti di vita,
Rai3, 12,55. Cleopatra, Iris,12,55.
Colossal con Liz Taylor. Diario di
un curato di campagna, Tv2000,
15,00. Film drammatico di R.
Bresson. Gosford park, Iris, 18,30.
Film drammatico di R.Altman
diretto e recitato benissimo. Un
medico in famiglia 7, Rai1,21,30.
Fiction. Report, Rai3, 21,30. La Fiat
che verrà. Inchiesta sugli ultimi 10
anni della Fiat. Giovanni Paolo II
un pellegrinaggio lungo 27 anni.
Tv2000, 21,15. Doc.
Lunedì 28. Italia criminale, Rai
Storia 21,00. Doc. Dal bamdito
Giuliano alla uno bianca. il
commissario Montalbano,
Rai1, 21,10. La caccia al tesoro.
L’infedele, La7, 21,10. Attualità.
Il padre della sposa, Rai3, 21,05.
Commedia divertente con S.
Martin. Potere, Rai3, 23,00. Sei
puntate di approfondimento
condotti da L. Annunziata. Questa
sera la ricchezza.
Martedì 29. La via delle canoniche
Rai storia, 21,00. I cattolici e
la resistenza . Documenti. Ris
Roma 2, C5, 21,10. Buona fiction
investigativa. L’enfant, una storia
d’amore, Rai5, 21,00. Film belga
dei fr.lli Dardenne. Un grande film
d’autore che getta uno sguardo
implacabile e commosso sulla
realtà contemporanea.
Mercoledì 30. Chi l’ha visto?, Rai3,
21,05. Attualità. Centocinquanta.
Rai1, 21,10. Spettacolo con Baudo
e Vespa. Attacco al potere, Rai4,
21,10. Film d’azione con B. Willis.
La iene show, It1, 21,10. Sempre
pungenti. Secret Window, R4,
23,40. Un thriller ben congeniato
con Johnny Depp.
Giovedì 31. Figli Hijos, Iris,21,05.
Film drammatico sulla ricerca
della propria identità da parte di
figli di desaparecidos adottati dai
militari. Il commissario Manara,
Chiasso. Dal 31 marzo al 6 aprile
L
Domenica 27 marzo
nuovo appuntamento
con Celebrating Liszt
Un programma di
tre concerti di musica
classica con importanti
musicisti internazionali
quasi interamente a Verdi, di Leo Nucci,
uno dei più importanti baritoni del
mondo. Giungerà a Chiasso reduce
dal grande successo ottenuto il 17
marzo scorso all’Opera di Roma dove,
sotto la direzione di Riccardo Muti,
nell’ambito dei festeggiamenti per il 150°
anniversario dell’Unità d’Italia, ha vestito
i panni del grande re assiro-babilonese
Nabucodonosor. Sarà accompagnato,
in questa occasione, dal pianista Paolo
Marcarini. Si potranno ascoltare, fra le
altre, Arie tratte dalle più importanti
opere, quali Rigoletto, Macbeth e La
Traviata.
Questa triade concertistica si concluderà
mercoledì 6 aprile (ore 20.30) con
l’omaggio al barocco di Giovanni Battista
Piranesi, titolare della bella mostra
allestita al m.a.x. museo di Chiasso, nel
cui ambito è organizzato il concerto di
Ton Koopman. L’arte barocca rivivrà
Rai 1, 21,10. Fiction. Bandidas,
Rai movie,21,00. Western al
femmminile. Zanussi racconta
Wojtyla, Rai1, 2,45. Film doc di 50
minuti nel quale il regista polacco
racconta la sua esperienza nel
filmare la vita del papa.
Venerdì 1. Zelig, C5, 21,10. Varietà
con Bisio. Storia di Laura, Rai1,
21,10. Film Tv con Isabella ferrari.
Leone per agnelli, Rai3 21,05. Film
drammatico. Ottimo R. Redford.
Michael Palin new Europe (vedi
scheda a fianco), Rai5, 22,05.
Documentario BBC.
Sabato 2. Sulla via di Damasco,
Rai2, 10,15. Last action hero,
It1,16,00. Film d’avventura con
A. Schwartzenegger. I misteri di
Dongo e gli eccidi partigiani Rai
storia 21,00. Doc. Tv Talk, Rai3,
14,50. Cristoforo colombo, Tv2000,
21,00. Fiction. Ultima parte Ulisse,
Rai3, 21,30. Viaggio intorno al
mondo. Documentario. Tg2 dossier,
Rai2, 23,35. Attualità.
■ Lugano
Con la musica
oltre i confini
a stagione concertistica del Teatro di
Chiasso, sotto la direzione artistica
di Armando Calvia, entrerà nel vivo
a partire dal 31 marzo con un denso
programma articolato in tre concerti che,
nell’arco di otto giorni, daranno vita a
uno straordinario percorso attraverso le
trame della grande musica classica, grazie
alla presenza di tre interpreti di levatura
mondiale: il violinista Gidon Kremer, il
baritono Leo Nucci e il clavicembalista
Ton Koopman.
La kermesse inizierà giovedì 31 marzo
(ore 20.30) quando il sipario si aprirà
alle note di Gidon Kremer, considerato
dalla critica internazionale il più grande
violinista degli ultimi trent’anni. Nato a
Riga (Lettonia), Kremer si fece conoscere
già giovanissimo in Italia vincendo il
concorso “N. Paganini” di Genova. Si
presenta a Chiasso insieme alla pianista
Katia Buniathisvhili e alla violoncellista
Dietre Girvanuskaite. Eterogeneo il
programma che comprende brani a lui
dedicati da autori contemporanei sino a
impegnative composizioni di Schumann
e Ciaikovskij.
Domenica 3 aprile (ore 17) spazio alla
grande lirica con il récital, dedicato
di Tiziano Raffaini
attraverso le musiche di J.S. Bach che
Koopman – geniale clavicembalista,
organista e direttore d’orchestra –
svilupperà accompagnato dalla violinista
Catherine Manson. Grazie alla sinergia fra
la direzione artistica del teatro (Armando
Calvia) e quella degli spazi espositivi
del Centro Culturale (Nicoletta Ossanna
Cavadini) il pubblico potrà, prima o dopo
il concerto, visitare la mostra allestita
nello spazio museale antistante il teatro.
Il costo dei singoli biglietti è di 25/20
euro. E’ possibile acquistare la tessera
per le tre serate a 40 euro. I biglietti e
le tessere potranno essere prenotati
telefonicamente e ritirati la sera del
concerto telefonando al numero:
004191/6950916. La biglietteria del teatro
è aperta da mercoledì a sabato (ore 17 19.30) e due ore prima di ogni concerto.
ALBERTO CIMA
Proseguono gli appuntamenti musicali
con la prestigiosa stagione luganese
“Celebrating Liszt” dedicata alla
scoperta del cospicuo repertorio
pianistico composto dal funambolo
ungherese. Protagonista del terzo
appuntamento, che si terrà domenica
27 marzo alle ore 17 presso l’Auditorio
“Stelio Molo”, sarà il celebre pianista
polacco – canadese Daniel Wnukovski.
Il giovane artista ha scelto un
percorso interpretativo alquanto
accattivante, dal titolo “Le maschere
di Liszt”, ponendosi l’intento di far
conoscere, attraverso la sua musica,
diversi aspetti della personalità del
compositore. Sarà possibile ascoltare
il poetico Sonetto n. 104 del Petrarca,
un diabolico Mefisto valzer n.1, il
religioso In festo transfigurationis
Domini nostri Jesu Christi, lo
spirituale Sancta Dorothea, il virtuoso
Studio da Paganini n.2, il filosofico
Après une lecture de Dante (Fantaisie
quasi Sonate).
E.O.
commedia
storico
commedia
avventura
drammatico
Amici Miei - l’inizio
Il discorso del re
Holy water
127 Ore
Amore e altri rimedi
Ne r i Pa re nt i ( fa mo s o p e r i
cinepanettoni) si cimenta con il
prequel del celebre film di Mario
Monicelli. Senza tuttavia riuscire a
replicare un caposaldo, sopratutto nel
primo episodio, della comicità italiana.
Il film è in programma nella sala della
comunità di Menaggio dal 25 al 29
marzo.
L’impegno di Re Giorgio VI per superare
una balbuzie nervosa con l’aiuto del
logopedista Lionel Logue. Vincitore di
4 premi Oscar tra cui quelli per miglior
film. Il film nelle sale della Comunità.
Per fuggire dalla triste realtà in cui
vivono quattro amici decidono di
dirottare un carico di Viagra e venderlo
sulla piazza di Amsterdam.
Il film è in programmazione alla
sala della comunità Sondrio dal 25
al 27 marzo. Sempre a Sondrio dal
28 al 30 marzo andrà in scena “Noi
credevamo”.
La storia realmente accaduta
dell’alpinista Aron Ralston, rimasto
imprigionato in un canyon nello Utah
a causa di un incidente. Farà di tutto
per tentare di uscirne.
La storia d’amore tra Maggie, malate
di Parkinson, e Jamie, spregiudicato
rappresentante di una casa farmaceutica
americana. Con Jake Gyllenhaal e Anne
Hathaway.
Il film andrà in scena nella sala della
comunità di Chiavenna il 27 e 28
marzo.
Il film andrà in scena a Livigno il 26
e 27 marzo
All’Astra di Como dal 25 al 27 marzo
e il 30 marzo. Sempre all’Astra dal 25
al 30 marzo “Crazy heart”.
Lettere e Rubriche
PAROLE
PAROLE / 83
Ermeneutica
Ermeneuta
Dal verbo greco “ermeneuo”:
”interpreto”, traduco. Si dice, ad
esempio, per la interpretazione
delle Scritture; oppure per la
comprensione delle norme della
Costituzione. L’ ermeneuta non deve
essere condizionato da una ideologia
pregiudiziale; semmai da una “precomprensione” razionale, connessa
con la natura umana universale.
Caso tipico di stravolgimento di un
testo importante, come gli articoli
Sabato, 26 marzo 2011 35
da 1 a 54 della Costituzione, mi pare
quello attuato da Stefano Rodotà.
Infatti la nostra è una Costituzione
“personalista”, il cui “leit motiv” è
universalmente riconosciuto nell’art.2:
“La Repubblica riconosce i diritti
inviolabili della persona umana… e
richiede l’adempimento dei doveri
inderogabili di solidarietà…”. è
sensato riconoscere diritti e doveri
inviolabili e inderogabili solo se li
si considerano precedenti la volontà
✎ Don Giorgio,
Un ricordo da Mandello. Don Carlo Massina.
una luce vicina...
Ci ha insegnato il
gusto della bellezza
È
una di quelle notizie che mi lasciano smarrita perché mi sento
più sola, sapendo di aver perso
umanamente un punto di riferimento sicuro, una persona a cui potevo raccontare anche gli episodi “meno
gloriosi” della mia vita con la certezza di
ricevere sempre parole di conforto e di
speranza, ed è una realtà che non vorrei
accadesse mai: è morto don Carlo.
Con tanta commozione mi ritornano in
mente momenti di vita comunitaria, le
serate di catechesi con noi giovani. Un
appuntamento imperdibile perché occasione di amicizia, di confronto e di dialogo. Ci si riuniva in cerchio intorno ad un
tavolo su cui non mancava mai una torta
fatta da don Carlo. Ci aveva confidato
che, pur essendo entrato in seminario
giovanissimo, ad un certo punto del suo
cammino aveva avuto dei dubbi sulla
propria capacità di affrontare l’impegno
degli studi teologici, e quindi aveva deciso di prendersi una pausa di riflessione
andando a lavorare presso un pasticciere e imparando così un mestiere che gli
potesse dare da vivere. Quando poi si era
reso conto che davvero la sua vocazione
era quella di essere sacerdote, aveva terminato gli studi; ecco perché, oltre alla
sua preparazione teologica, aveva messo
a disposizione della comunità parrocchiale anche la sua bravura come cuoco,
ed esprimeva concretamente la sua gratitudine verso tutti coloro che gratuitamente donavano il proprio tempo per le
varie opere parrocchiali (i catechisti, il
coro, le persone che puliscono la chiesa e i sacrestani, i volontari per la festa
del patrono S. Lorenzo,..) organizzando
cene e sfornando decine di torte. Era il
suo esempio concreto dell’importanza
data più alle persone che alle cose (anche se ha fatto tantissimo, dal restauro
delle varie chiese, dell’oratorio, del teatro,…), della priorità dell’essere e del fare
comunità.
Era una persona cordiale, ma anche molto discreta, che non faceva mai mancare
un sorriso o una battuta per stemperare
situazioni difficili, di tensione.
Ha insegnato a tutti noi il gusto della bellezza e della raffinatezza: la cura
nella scelta e nella disposizione dei fiori
sull’altare, il restauro e l’utilizzo di paramenti preziosi che esaltavano ogni par-
M
ticolare momento liturgico che si stava
vivendo, la valorizzazione dei tesori che
i nostri predecessori ci hanno lasciato
e che sono la memoria storica della nostra comunità, sono stati insegnamenti
preziosi.
Sempre, ma soprattutto in questi ultimi
mesi, anche se molto sofferente, ci ha
donato la sua tenacia del voler essere
presente, del servire i suoi parrocchiani,
la sua gente. Non si è mai risparmiato,
non ha mai centellinato le forze riservandole alla cura della sua persona, ma
ha sempre donato ogni sua energia per il
bene e la riuscita di ogni momento di vita della parrocchia. Anche questa è stata
una testimonianza concreta ed indiscutibile del farsi prossimo, dell’amore per la
sua gente.
Ha lasciato come volontà quella di essere
sepolto a Mandello, e non nella tomba di famiglia. Sino alla fine ci ha voluto
donare un segno concreto d’amore per
tutti noi, comunità con cui ha vissuto per
più di vent’anni e che considerava la sua
famiglia.
Grazie di cuore don Carlo!
BIANCA BODINI
❚❚ Sembra di trovarsi di fronte ad un nuovo “comandamento”
Negare sempre, anche l’evidenza!
Q
uando certi fatti, crimini, stupri,
delitti, violenze sono di una tale
efferatezza che oltrepassano ogni
limite…, con il nostro commento
emettiamo una sentenza: “non se ne può
più!”. E ritorniamo a quando siamo stati
bambini, ai tempi della prima bugia. Ed il
primo peccato che i bambini commettono
coscientemente è proprio la bugia. Raggiunta la prima analisi di interdipendenza sono in grado di dire “sì” o “no”, quello
che possono fare, anche da quello che i
genitori vietano loro. E chi non ricorda
quando dicevamo ad esempio: “non sono
stato io”; “non mi ricordo”; “non ho visto”
e viceversa? Questo ci distingue nettamente dagli animali in quanto in loro predomina il fiuto, l’istinto, la ferocia di sopravvivenza, ma non conoscono la bugia
che accompagna nella crescita il bambino durante tutta l’infanzia, fino a quando
Editrice de Il Settimanale
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conto corrente postale
raggiunge una propria autonomia di
giudizio e distingue due percorsi diversi: il primo si chiama sincerità, lealtà,
equilibrio, bontà, umiltà, condivisione
e dove trionfa la “virtù”; il secondo con
l’arte di mentire lo porta a comportamenti negativi e dove alla fine trionfa
il “vizio”. E’ triste constatare che questa
strada anche ai giorni nostri è la più
seguita e che sembra avere la meglio in
ogni contesto di vita. Anche ad essere
ottimisti lo vediamo con i nostri occhi
quotidianamente: televisione e giornali
ci propinano sempre e solo episodi di
cronaca nera; è un martellare il cervello con scontri tra opinionisti e politici
di opposti schieramenti per convincere
l’ingenuo cittadino che oggi prevale su
tutto un solo slogan: “negare sempre”,
diventato ed istituzionalizzato come
“undicesimo comandamento”. Negare
n. 20059226 intestato a:
Il Settimanale della Diocesi di Como
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state registrate. Questa è la parola d’ordine degli avvocati ai propri assistiti e
siamo diretti testimoni di tanti personaggi pubblici che quando pronunciano importanti argomenti e prendono decisioni
sbagliate…, aggirano polemiche e negano le evidenze dei fatti, dicono che, ed è
grave!, siamo noi nel torto. Negare sempre
è come dire che “non c’è da fidarsi di nessuno” e di fronte a questa amara conclusione noi vogliamo invece ancora vedere e
sentire che tornare sui propri passi, chiedere scusa, riconoscere le proprie debolezze è sconfiggere questo infame comandamento (?) che ci avvolge in una spirale
di odio e di degrado civile, culturale, etico.
Una volta si pregava dicendo: “Libera nos
Domine!”
GIANNI MORALLI
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alla FISC (Federazione Italiana
Settimanali Cattolici) e
all’USPI (Unione Stampa
Periodica Italiana)
umana, compresa quella del legislatore.
Ma cosa insegna Stefano Rodotà? Che
la Costituzione conterrebbe il principio
della assoluta “autodeterminazione” di
ogni individuo, al punto da considerare
“diritto” quello di pretendere dagli altri
la collaborazione a darsi la morte; come
già dal 1978 il “diritto” di togliere la
vita ad innocenti (aborto). Salvo poi
dirsi contrario, come Pannella, alla
pena di morte...
ATTILIO SANGIANI
olte volte, negli anni ’70,
ero andato anch’io ad
Andrate alla periferia di Fino
Mornasco per incontrare
don Giorgio Quaglia e conoscere la sua
avventura di giovane prete.
Soprattutto per conoscere la scuola
popolare “alla don Milani” che aveva creato
in un quartiere di immigrati calabresi con
l’aiuto di giovani studenti e volontari.
Tra questi c’era anche Luigina Barella.
Ricordo il sorriso, la grinta, il tono della
voce di don Giorgio.
Con il linguaggio dell’accoglienza
esprimeva la gioia di essere prete e la
consapevolezza di essere un seme di
speranza in un terreno umano e sociale
assai problematico.
Ci voleva una certa dose di audacia per
stare in quella realtà ma questo prete, per
quanto ho potuto capire, aveva fatto da
sempre una scelta precisa tra le parole vane
e le parole folli.
Per lui contavano le parole folli del Vangelo.
Per questo motivo don Giorgio è stato una
voce credibile che si alzava, umile e fiera,
per dare voce a quanti erano in situazioni
di ingiustizia ed emarginazione.
E’ stato l’amore per i più deboli e indifesi
a guidarlo nelle scelte di carità e giustizia,
a fargli prendere la parola per scuotere le
coscienze.
Da prete, senza presunzione e senza
arroganza.
Aveva quella semplicità dei piccoli
che appartiene solo a chi nella vita ha
incontrato l’Essenziale, a chi ha spalancato
la porta al Mistero.
Dopo la sua partenza per l’Argentina avevo
perso i contatti anche se seguivo la sua
avventura missionaria attraverso le pagine
del settimanale della diocesi.
Ci sono incontri brevi che rimangono per
sempre nel cuore, non importa se durano
pochi giorni.
C’è una comunicazione che non si
interrompe per le distanze imposte dal
tempo e dallo spazio.
E così, nell’apprendere la notizia della
morte di don Giorgio mi sono tornate
alla mente le parole che nella “Spe salvi”
Benedetto XVI ci ha donato.
“Le vere stelle della nostra vita - scrive il
Papa - sono le persone che hanno saputo
vivere rettamente. Esse sono luci di
speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per
antonomasia, il sole sorto sopra tutte le
tenebre della storia. Ma per giungere fino a
Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine –
di persone che donano luce traendola dalla
sua luce ed offrono così orientamento per la
nostra traversata”.
E’ bello pensare, riflettendo su questi
pensieri, che quella di don Giorgio è una
luce vicina che nel firmamento si affianca
ad altre dando vita alla costellazione dei
sacerdoti della nostra diocesi. Costellazione
che da quest’anno avrà lo splendore della
santità di don Luigi Guanella.
PAOLO BUSTAFFA
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