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Pellegrinaggi
a piedi a Loreto
i
an
POSTE ITALIANE SPA
Spedizione in abbonamento postale
D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004 n. 46)
art. 1, comma 1, CN/AN
Giovanni XXIII
50° anniversario
pellegrinaggio
a Loreto
Ce
dal
n. 8 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2012
nt
ro G anni P
iov
INDIC AZIONI UTILI
ORARI
Basilica della Santa Casa
ore 6.15-20 (aprile-settembre)
ore 6.45-19 (ottobre-marzo)
La Santa Casa rimane chiusa tutti i
giorni dalle 12.30 alle 14.30.
Sante Messe
Sabato e giorni feriali
ore 7, 8, 9, 10 ,11 (7.30 in S. Casa)
ore 17 e 18.30 (aprile-settembre)
ore 16.30 e 18 (ottobre-marzo)
Rosario: ore 18 (17.30 ottobre-marzo)
Domenica e giorni festivi
ore 7, 8, 9, 10, 11, 12
ore 17, 18, 19 (aprile-settembre)
ore 16, 17, 18 (ottobre-marzo)
Confessioni
Giorni feriali
ore 7-12.10
ore 16.00-19 (aprile-settembre)
ore 15.30-18.30 (ottobre-marzo)
Giorni festivi
ore 7-12.30
ore 16-19.30 (aprile-settembre)
ore 15.30-18.30 (ottobre-marzo)
Adorazione eucaristica quotidiana
Lunedì - Venerdì: 9.30-18; Sabato: 9.30-12
Sagrestia Basilica
Dalle ore 7 alle 12; dalle ore 16 alle 19.
Prenotazioni Sante Messe, stesso orario.
Celebrazione Battesimo
Prima domenica di ogni mese:
ore 17 (Basilica Santa Casa).
Celebrazione Cresima
Primo sabato di ogni mese:
ore 18 (ore 18.30 aprile-settembre)
Presentarsi un’ora prima per la registrazione dei documenti.
Celebrazione Matrimonio
Informazioni presso il Parroco della
Santa Casa: ore 10-12.
Congregazione Santa Casa-Negozio
(a sinistra della facciata della basilica).
Ufficio accoglienza pellegrini e informazioni, prenotazione guide turistiche, con
negozio ricordi e stampe del santuario,
abbonamento alla rivista e iscrizioni alle
Messe Perpetue. Ore 8.30-12.30; 14.3018.30 (15-19 giugno-settembre).
Ufficio Postale Loreto
Orario: 8-13.30; sabato 8-12.30.
QUOTA ASSOCIATIVA A
“IL MESSAGGIO della SANTA CASA”
Ordinario …………………… Euro 20,00
Sostenitore ………………… Euro 35,00
Benemerito ………………… Euro 40,00
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IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA
Sagrestia Basilica
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Mensile del santuario di Loreto
Delegazione Pontificia
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Parroco della Santa Casa
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Delegato Pontificio
Loreto, 6 settembre 2012
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Dal 1° dicembre al 31 marzo aperto
con orario: 10-13; 15-18. Dal 1° aprile al
30 novembre aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, con orario: 9-13; 16-19.
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Questo periodico è associato all’USPI
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“Il Messaggio” esce anche in inglese:
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Messe in diretta su www.santafamigliatv.it
ore 7.30 dalla S. Casa/ore 18.30 dalla Basilica
COME RAGGIUNGERCI…
Autostrade
Bologna-Ancona-Bari e
Roma-Pescara-Ancona:
uscita Loreto.
Linee ferroviarie
Milano-Bologna-Ancona-Lecce con discesa
Loreto
alle stazioni di Loreto e
Ancona, e Roma-Falconara-Ancona, con servizio di autocorriere da
Ancona *.
Aeroporto “R. Sanzio” di Ancona-Falconara, 30 km da Loreto.
* Servizio Autobus ANCONA PER LORETO
Feriale: 5.45 - 6.45 - 7.45 - 8.45 - 9.45 - 10.15 - 11.15 - 12.10
13.15 - 14.15 - 15.30 - 16.45 - 17.30 - 18.30 - 19.30 - 22.15
Festivo: 8.00 - 10.20 - 12.40 - 15.00 - 17.45 - 20.15
Servizio Autobus LORETO PER ANCONA
Feriale: 5.40 - 6.35 - 7.05 - 7.45 - 8.30 - 9.30 - 10.45 - 12.00
13.00 - 13.45 - 15.00 - 16.00 - 17.05 - 18.15 - 20.25
Festivo: 6.55 - 9.20 - 11.40 - 14.00 - 16.40 - 19.15
Servizio Autobus Loreto stazione per Loreto
Feriale: 6.45 - 7.00 - 7.55 - 8.25 - 8.55 - 11.00 - 11.55 - 14.15
15.15 - 16.10 - 17.20 - 18.15
Festivo: 7.55 - 10.55 - 11.45 - 14.15 - 16.20 - 17.05 - 18.15
Servizio Autobus Loreto per Loreto stazione
Feriale: 6.30 - 6.50 - 7.15 - 8.10 - 8.30 - 10.30 - 11.10 - 13.50
14.30 - 15.35 - 16.28 - 17.55
Festivo: 7.35 - 10.35 - 11.10 - 13.50 - 15.35 - 16.30 - 17.55
S
284
EDITORIALE
50° del pellegrinaggio a Loreto di Giovanni XXIII
p. Giuseppe Santarelli
In copertina:
Giovanni XXIII
viene ossequiato dal
Presidente della
Repubblica Italiana
Antonio Segni a
Loreto, in Piazza
della Madonna,
il 4 ottobre 1962.
Archivio
Fotografico della
Congregazione
Universale.
OMMARIO
285
LA PAROLA DELL’ARCIVESCOVO
Giuditta Teologa
mons. Giovanni Tonucci
286
287
LETTERE AL “MESSAGGIO”
CATECHESI MARIANA
Dove c’è la fede c’è la libertà.
Maria donna di fede e libertà
fr. Stefano Vita
SPIRITUALITÀ
290
La pietra della salvezza
Giovanni Fermani
291
La presentazione di Gesù al tempio
sr. Maria Elisabetta Patrizi
292
“Padre, conservali nell’amore”
Valentino Salvoldi
294
La Vite
Filippo Di Cuffa
n. 8 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2012
“Loreto, dopo Nazaret,
è il luogo ideale per pregare
meditando il mistero
dell’Incarnazione del Figlio di Dio.”
SIMBOLOGIA MARIANA
295
OGNI SANTITÀ PASSA A LORETO
Giovanni Paolo I (Albino Luciani) Papa e servo di Dio
p. Marcello Montanari
297
298
NOVITÀ EDITORIALI
IL “MESSAGGIO” INTERVISTA…
I coniugi Boeing
Vito Punzi
Benedetto XVI
inserto giovani
287
295
303
dal Centro
Giovanni Paolo ll
EVENTI STORICI
In margine al 50° anniversario
del pellegrinaggio di Giovanni XXIII a Loreto
VITA DEL SANTUARIO
310
311
303
310
311
321
316
XXXIV pellegrinaggio a piedi
da Macerata a Loreto
Pellegrinaggio a piedi
da Crocette a Loreto
Pellegrinaggio a piedi
da Jesi a Loreto
LORETO NEL MONDO
NOTIZIE FLASH
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
EDITORIALE
50° del pellegrinaggio a
Loreto di Giovanni XXIII
P. GIUSEPPE SANTARELLI
- DIRETTORE
I
284
Giovanni XXIII
in preghiera nella Santa Casa il 4
ottobre 1962,
quando vi si recò
per invocare la
protezione della
Madonna sull’imminente
Concilio Vaticano II. Alla sua
destra mons.
Dante, cerimoniere pontificio,
e, dietro, mons.
Loris F. Capovilla, segretario particolare del pontefice. Archivio
fotografico della
Congregazione
Universale.
l 4 ottobre 1962 Giovanni XXIII si recò in pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto, alla vigilia
dell’apertura del Concilio Vaticano II, con una breve sosta ad Assisi al ritorno. Fu una visita
storica. Tanto è vero che Benedetto XVI ha voluto commemorare quell’evento programmando
una visita al Santuario per il 4 ottobre prossimo.
Da 105 anni, dopo il viaggio a Loreto di Pio IX del 1857, un papa non usciva più da Roma.
Pio IX chiuse a Loreto le uscite dei sommi pontefici da Roma. Giovanni XXIII a Loreto le riaprì.
Lungo il percorso, attraverso il Lazio, l’Umbria e le Marche, il «Papa buono» fu salutato da una
folla festante e straripante. A Loreto fu accolto dal presidente della Repubblica Italiana Antonio
Segni, dal capo del governo Amintore Fanfani e da altre autorità ecclesiastiche (cardinali e
vescovi), civili e militari. Soprattutto era ad attenderlo una folla straripante di fedeli esultanti,
arrampicati anche sui lampioni, sui tetti delle case e sul cornicione del Palazzo Apostolico.
Giovanni XXIII sostò in preghiera nella Santa Casa e quindi pronunciò un elevato discorso,
ispirato ai messaggi fondamentali della dimora nazaretana di Maria: il mistero
dell’Incarnazione, la santità della famiglia e la santificazione del lavoro.
Dal loggiato del Palazzo Apostolico, all’Angelus, il papa improvvisò queste parole spontanee,
fuori dal protocollo rigidamente predisposto. Vi si percepisce la sua devozione verso la Casa di
Maria, sottaciuta nel discorso ufficiale:
«Qui la Santa Casa di Loreto richiama la stessa devozione che diletta il cuore dell’umile
Papa, quando, volgendo lo sguardo nella Piazza di S. Pietro, trova lì convenuti i rappresentanti del mondo intero, sui quali si distende la stessa benedizione. Oggi, questa è la Casa di Maria,
questa è la Piazza di S. Pietro [...].
Papa Giovanni effettuò il pellegrinaggio con una precisa e nobilissima finalità: pregare la
Madonna per l’imminente Concilio Vaticano II. Egli stesso lo
esplicitò con questa invocazione alla Vergine, contenuta nel
discorso citato:
«O Maria, o Maria, Madre di Gesù e Madre nostra! Qui
siamo venuti stamane per invocarvi come prima stella del
Concilio, che sta per avviarsi; come luce propizia del nostro
cammino, che si volge fiducioso verso la grande assise ecumenica che è universale aspettazione».
Nel discorso ufficiale di apertura del Concilio Vaticano II il
papa ricordava il suo pellegrinaggio lauretano con queste parole:
«O Maria, Auxilum Christianorum, Auxilium Episcoporum,
della cui predilezione abbiamo avuto nuova prova nel tuo tempio di Loreto, ove rimeditammo il mistero dell’Incarnazione,
volgi ogni cosa ad esito felice e propizio».
In tal modo Giovanni XXIII legava storicamente il santuario
dell’Incarnazione della Santa Casa al Concilio Vaticano II, da
lui posto sotto la protezione della Vergine.
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
LA PAROLA DELL’ARCIVESCOVO
Giuditta
Teologa
MONS. GIOVANNI TONUCCI
T
- ARCIVESCOVO DI LORETO
utti conosciamo l’immagine di Giuditta, che solleva
con fierezza la testa del generale nemico ucciso,
Oloferne. Prima però di arrivare a quel punto della storia, dobbiamo soffermarci sui primi capitoli del libretto
della Sacra Scrittura che porta il suo nome. Anche il libro di Giuditta non è un libro storico, perché non riferisce fatti realmente avvenuti, ma presenta una figura
ideale di donna, capace di salvare l’intera nazione ebraica con la sua audacia.
Ecco i fatti: la città di Betulia, dove vive Giuditta,
era assediata dall’esercito assiro, inviato dall’imperatore Nabucodonosor, per conquistare l’intera Palestina. Superato l’ostacolo di questa città, che resisteva alle truppe degli invasori, la
strada verso Gerusalemme sarebbe stata aperta
agli Assiri. Era quindi importantissimo resistere,
per la salvezza della nazione intera. Oloferne era
ben cosciente di questa situazione e aveva capito di
non poter avanzare ancora, se prima non avesse
conquistato Betulia. Per
evitare gravi perdite nel
suo esercito, egli accolse il
suggerimento dei suoi
consiglieri e chiuse la città
in un assedio spietato. Le
sorgenti d’acqua erano
sotto il suo controllo e in breve, per fame e per sete, gli
Ebrei avrebbero dovuto arrendersi.
E questo è proprio quello che stava accadendo. In
città mancava cibo e la gente aveva fame, non c’era più
acqua e la gente moriva di sete. La popolazione era disperata e pronta a ribellarsi ai suoi capi: meglio arrendersi agli Assiri e diventare loro schiavi, piuttosto che
andare a morte certa, e crudele, per fame e sete. Ozia,
che era allora capo della città, non seppe resistere alla
pressione di quelli che protestavano, e
fece un giuramento solenne: se entro
cinque giorni il Signore non fosse intervenuto per salvarli, si sarebbero arresi a Oloferne.
A questo punto, entrò in scena Giuditta, donna bellissima e ricca, ammirata da tutti per la sua grande sapienza e dignità. Rimasta vedova, viveva ritirata, senza che
mai nessuno avesse potuto esprimere qualche giudizio
negativo su di lei.
Giuditta chiese ai capi di Betulia di recarsi a casa sua,
e, grazie al prestigio di cui godeva, questi si presentarono subito. La sua intenzione diventa immediatamente
evidente: quello che lei offre ai responsabili della città è
Bottega di Paolo Veronese (sec. XVI), Giuditta riceve i capi
di Betulia, Ashmolean Museum di Oxford.
un severo rimprovero e una lezione di teologia. Giuditta parla con semplicità e senza arroganza, ma le sue parole hanno una forza e una chiarezza straordinarie.
Ecco il suo argomento: voi avete dato a Dio un limite
di cinque giorni, ma chi siete voi per indicare a Dio
quello che deve fare e quando deve farlo? Se Dio volesse liberarci dopo di quella data, chi siamo noi per discuIL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
285
LETTERE AL “MESSAGGIO”
286
tere con lui o per sfidarlo nei suoi
progetti? Non siete capaci di conoscere il cuore di una persona e pretendete di capire i pensieri del Signore? La prova che stiamo vivendo
è il modo in cui Dio vuole purificarci, perché è così che egli corregge
chi gli sta vicino.
Parlando a nome di tutti, Ozia è
costretto a riconoscere di aver fatto
un errore, ma la pressione della gente era talmente forte che né lui né gli
altri sono stati capaci di resistere, e
si sono impegnati con un giuramento che avrebbero comunque dovuto
mantenere. L’unica cosa che i poveretti sono capaci di fare è di chiedere a Giuditta di pregare per loro: se
il Signore lì ascolterà e invierà la
pioggia, essi potrebbero almeno
non morire di sete.
Giuditta ha parlato chiaro, ma
non vuole umiliare né condannare
nessuno. Di fatto, lei ha già un progetto, che per il momento non rivela
ai suoi interlocutori, ma sa che, per
mano sua, il Signore salverà Israele.
Ecco quindi che la teologa si sta trasformando in eroina, piena di coraggio e di furbizia.
Mentre aspettiamo di seguire
Giuditta nella sua impresa, fermiamoci un istante per capire la sua lezione, che vale anche per noi. Se siamo sinceri, dobbiamo riconoscere
che spesso le nostre preghiere sono
simili a quelle dei capi di Betulia.
Chiediamo a Dio di intervenire nel
modo che a noi sembra più adatto, e
spesso diamo a Dio delle condizioni
precise e addirittura lo minacciamo
con un ricatto: se non farai così, io
non farò più questo e questo; oppure: se non farai quello che dico io,
vuol dire che non sei un Dio buono,
o, addirittura, vuol dire che non ci
sei! Che bella pretesa, la nostra, di
insegnare a Dio come deve comportansi per essere Dio. Eppure è quello che facciamo spesso. E Giuditta è
qua per farci capire quale terribile
errore stiamo facendo.
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
Un secondo figlio ottenuto per intercessione della Vergine Lauretana
La devozione verso la Vergine Lauretana delle spose, desiderose di un bambino che tarda a venire, è antica e annovera casi che potrebbero definirsi storici,
come quello di Giovanna d’Austria, moglie di Luigi XIII, re di Francia, la quale
per intercessione della Madonna di Loreto ottenne, dopo anni di attesa, un figlio
che fu Luigi XIV, il famoso «Re Sole», e per questo il re, nel 1638 inviò a Loreto doni in oro d’inestimabile valore.
La devozione si fonda sul fatto che Maria nella Casa di Nazaret divenne madre di Gesù per opera dello Spirito e attese nel silenzio e nella meditazione del
mistero la sua nascita. Questo particolare è stato messo in risalto da Giovanni
Paolo II nell’omelia pronunciata a Loreto il 10 dicembre 1994.
Nel n° di dicembre 2008 di questa rivista (p. 374) è stato pubblicato quanto i
coniugi Raffaella e Marco Cadò di Castelfranco Veneto avevano comunicato alle monache passioniste in merito alla nascita di un sospirato bambino, Vittorio,
ottenuto per intercessione della Vergine Lauretana, dopo che la sposa aveva cinto il «nastro azzurro», toccato sulle pareti della Santa Casa. I due coniugi, nel
mese di maggio, hanno scritto un’altra lettera alle passioniste, comunicando di
avere avuto un secondo figlio. Ecco le loro parole:
A distanza di tre anni, vogliamo nuovamente testimoniare come,
grazie all’intercessione della Madonna, una bimba di nome Camilla è
nata il 22 agosto 2011. Dopo il nostro primo figlio Vittorio, un secondo miracolo!
La Vergine ha particolarmente vegliato sulla nostra famiglia nelle
ore successive al parto “troppo rapido”, che avrebbe potuto procurare
danni molto gravi sia per la mamma che per la piccola.
Camilla ha ora quasi nove mesi, è una bambina gioiosa e insieme al
fratello Vittorio ha dato completezza al nostro amore e alla vocazione
che Dio ci ha chiamato a vivere nel sacramento del matrimonio cristiano.
Raffaella e Marco
Castelfranco Veneto
CATECHESI MARIANA
FR. STEFANO VITA
FFB
In preparazione all’Anno della Fede
Dove c’è la fede c’è la libertà.
Maria donna di fede e libertà
“La verità vi farà liberi”
G
esù, rivolgendosi ai Giudei che avevano creduto in Lui, in occasione
della festa delle Capanne a Gerusalemme, afferma: “Se rimanete nella mia parola,
siete davvero miei discepoli; conoscerete la
verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31-32).
Gesù, con queste parole, fa una precisa
promessa: credere in Lui e in Colui che lo
ha mandato significa vivere la vera libertà, essere persone veramente libere.
Sant’Ambrogio enuncia questo fondamento dell’antropologia cristiana, scrivendo in una sua lettera: “Dove c’è la fede, lì c’è la libertà”. La fonte della nostra
libertà è dunque la signoria del Risorto,
Colui per il quale ha senso la nostra fede.
Afferma infatti San Paolo: “Ma se Cristo
non è risorto vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede” (1
Cor 15, 14). Per questo nella liturgia proclamiamo: “Tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo Gesù Cristo”.
La nostra vera e sostanziale liberazione
non ci viene procurata da altri: è un dono
che ci viene, prima che da qualsiasi voglia autorità umana, dal nostro battesimo. La libertà fa parte del patrimonio costitutivo della creazione e dell’esistenza
spirituale dell’uomo. Essa è un dono radicato nella essenza stessa della creazione e quindi della natura umana. QueLuca Signorelli, Cristo Risorto appare a san Tommaso, Loreto, Sagrestia di San
st’ultima però è segnata dal peccato ori- Giovanni (1480-1484 circa). «La fonte della nostra libertà è la signoria del Risorto».
ginale che ci ha reso fragili e deboli moralmente, perché ha ferito la nostra libertà. Con quell’atto
La fede di Maria: esperienza di libertà
di amore che è il Battesimo, Gesù il Risorto ha sanato
quella ferita, purificandoci dal peccato originale e da tutti
Maria fu certamente illuminata interiormente da un
i peccati personali, e mettendoci nella condizione esisten- carisma di luce straordinario, frutto della sua immacolata
ziale di vivere veramente liberi, nella misura in cui ogni concezione e altresì della sua missione. Nel Vangelo ingiorno confermeremo con la vita la fede nel “Tu solo”.
fatti appare con evidenza la limpidezza conoscitiva e l’inIL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
288
tuizione profetica delle cose
divine, che inondavano la sua
anima purissima. Si veda in
particolare il cantico del Magnificat, dove Ella profeticamente afferma “d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno
beata” (Lc 1, 49). Tuttavia la
Vergine Maria ebbe la fede, la
quale suppone non l’evidenza
diretta della conoscenza, ma
l’accoglienza della verità a motivo della Parola di Dio ricevuta. Il Concilio Vaticano II per
tale ragione afferma che lei
“avanzò nella peregrinazione della fede” (LG 58). Anche Maria
ha percorso le strade della fede
e per questo sua cugina Elisabetta le ha rivolto quel bellissiFrancesco Argentieri,
mo elogio: “E beata colei che ha Maria di Nazaret.
creduto nell’adempimento di ciò «Maria serbava tutte
che il Signore le ha detto” (Lc 1, queste cose meditan45). Maria ogni giorno ha rin- dole nel suo cuore».
novato e confermato la sua fede in Dio, ha cioè riposto la sua fiducia in Dio e per questo ha vissuto la parola di Suo Figlio, quando dice: “In verità vi dico: se avrete fede pari a un granello di senapa, direte a
questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e nulla vi
sarà impossibile” (Mt 17, 20). Maria, con la sua fede maturata ogni giorno attraverso i sì alla Parola di Dio, ha superato i monti, in senso simbolico, che ostruivano e ostacolavano il suo cammino di accettazione e di compimento della volontà di Dio. Ecco allora la libertà vissuta da
Maria frutto della sua fede: la libertà di seguire la Verità,
di vivere la Verità, di non lasciarsi ostacolare nel cammino della fede dalle montagne del limite umano e del maligno nelle loro diverse manifestazioni.
La fede di Maria: amica della ragione
La fede di Maria è stata una fede completa e vera
dunque, che ha coinvolto l’intera sua persona, la ragione, la volontà e i sentimenti. Per questo motivo, la Vergine Maria con la sua testimonianza insegna all’uomo a
vivere una dimensione fondamentale dell’esperienza di
fede e cioè il rapporto con la ragione. Maria ci insegna a
non avere paura di aprire alla ragione la via verso il mistero della fede in Gesù Risorto. Ella, infatti, di fronte al
mistero della vita del Figlio e quindi della sua missione
di Madre del Salvatore, assume un atteggiamento che
unisce fede e ragione. Così commenta l’evangelista LuIL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
ca l’atteggiamento di Maria,
in occasione della Natività e
dello smarrimento e ritrovamento di Gesù tra i dottori nel
Tempio: “Maria, da parte sua,
serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (2, 19).
“Sua madre serbava tutte queste
cose nel suo cuore” (2, 51). Ella,
con questo atteggiamento intellettuale e spirituale insieme, svela all’uomo che tra la
conoscenza della ragione e
quella della fede non vi è opposizione, ma una profonda e
imprescindibile unità, e sperimenta quindi che la fede non
penalizza l’autonomia della
ragione, né vuole invaderne
lo spazio di azione, ma anzi le
dona una luce nuova. La sua vita quindi testimonia che
la fede affina l’occhio interiore e fa “vedere” all’uomo
che negli eventi della vita, Dio Amore si fa presente.
Fede e ragione:
le ali per “lasciare libera” la libertà.
Per cogliere il vero significato di libertà, quale frutto
di una vera fede, a me pare illuminante anche il pensiero del poeta romano Trilussa che, con la sua consueta
satira, esprime nel sonetto “La Libbertà”:
La libbertà, sicura e persuasa
d’esse stata capita veramente,
una mattina se n’uscì da casa:
ma se trovò con un fottìo de gente
maligna, dispettosa e ficcanasa
che j’impedì d’annà libberamente.
E tutti je chiedevano: - Che fai? –
E tutti je chiedevano: - Chi sei? –
Esci sola? A quest’ora? E come mai?…
- Io so’ la Libbertà! – rispose lei –
- Per esse vostra ciò sudato assai,
e mó che je l’ho fatta spererei…
- Dunque potemo fa’ quer che ce pare…fece allora un ometto: e ner di’ questo
volle attastalla in un particolare…
Però la libbertà che vidde er gesto
scappò strillanno: - Ancora nun è affare,
se vede che so’ uscita troppo presto!
Questi versi esprimono una grande verità in relazione all’attuale contesto culturale. L’uomo, guidato dalla
cultura del relativismo etico, fortemente presente oggi,
si rivela incapace di comprendere e vivere la vera libertà, di “lasciare uscire” la libertà da se stesso. Questo
accade, perché il concetto di libertà che il relativismo
etico propone è il seguente: “L’uomo è la misura di tutte le
cose”, come afferma il filosofo greco Protagora, “dunque
– citando ancora Trilussa - potemo fa’ quer che ce pare…”.
Credo che l’equivoco che la cultura relativistica ha creato sul concetto di libertà trovi una luce chiarificatrice
nelle parole di S. Agostino: “ama e fa’ ciò che vuoi; sia che
tu taccia, taci per amore; sia che tu corregga, correggi per
amore; sia che tu perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se
non il bene”. Ma qual è la radice dell’amore? È Gesù di
Nazaret, che posso incontrare facendo riecheggiare in
me il sì fiducioso di Maria. Da quel sì, nasce la vera libertà. La via dell’amore insegnataci da Gesù, è allora la
via della verità che ci rende liberi, perché è la via nella
quale fede e ragione camminano insieme, dove la ragione da sola si ferma di fronte alle “ragioni” del cuore e il
cuore con le sue “ragioni” porta la ragione a comprendere la ragionevolezza dell’Amore che si è fatto uno di
noi, che si è fatto crocifiggere per noi, che è risorto per
noi: Gesù Cristo. Nella Via dell’Amore dunque la ragione non si incaglia nelle strettoie del razionalismo chiuso
e miope, e la fede non si lancia nei voli pindarici dello
spiritualismo disincarnato, ma ambedue secondo la loro vocazione e natura conducono l’uomo alla verità di
sé e alla sua vera liberazione.
Conclusione
La fede e la ragione vivono in Maria l’una nell’altra
in un rapporto di giusta “collaborazione”, e ciascuna ha
un suo proprio spazio di realizzazione. Questa testimonianza rivela che la fede “libera” la ragione, nel senso
che le permette di raggiungere coerentemente il suo oggetto di conoscenza e di collocarlo in quell’ordine supremo, che è Dio Amore, in cui tutto acquista il suo senso profondo. Solo allora l’uomo sarà veramente libero e
la libertà potrà essere “libera” e non dirà più sconsolata,
citando Trilussa, “se vede che so’ uscita troppo presto!”. Per
tali ragioni possiamo attribuire alla Vergine Maria le parole del Siracide: “Beato l’uomo che si dedica alla sapienza e
riflette con la sua intelligenza, che medita nel cuore le sue vie
e con la mente ne penetra i segreti””(Sir 14, 20-21). E proprio perché Maria ha saputo vivere questo tipo di riflessione e meditazione, in lei si sono attuate pienamente le
parole di San Paolo: “Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate
in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza,
la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore
di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di
tutta la pienezza di Dio.” (Ef 3, 17 – 19).
Da Gioia Tauro un premio-dono
al Santuario di Loreto
N
ei giorni 18-21 giugno si è svolta nel duomo di Gioia Tauro (RC),
per iniziativa di mons. Francesco Laruffa, una missione mariana con la statua della Madonna di Loreto. Nel contesto della missione è stato conferito un Premio-Dono alla Santa Casa nella persona
dell’arcivescovo Giovanni Tonucci, portatosi a Gioia Tauro per la circostanza. Il Premio è stato fondato dalla parrocchia del duomo ed è
giunto alla XVI edizione. La targa del Premio - «Il Santo Ippolito martire: crescere insieme per un mondo migliore» - rappresenta lo scenario del suo singolare martirio su un bassorilievo in bronzo fuso massiccio con un’inquadratura di legno d’ulivo. E’ opera dello scultore
locale Benedetto Zampogna. Il Premio è stato assegnato al Santuario
di Loreto, in occasione dell’Anno Mondiale delle Famiglie Cristiane
nel loro VII incontro a Milano, che ha visto la presenza di Benedetto
XVI. Nella foto: l’arcivescovo Giovanni Tonucci mostra la targaPremio. Alla sua sinistra, lo scultore Zampogna. (Foto Montesi)
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
289
SPIRITUALITÀ
GIOVANNI FERMANI
La pietra della salvezza
«È
290
necessario ripetere oggi a voce ben alta quelle parole di
san Pietro davanti ai maggiorenti di Gerusalemme:
«Egli è la pietra che, scartata da voi costruttori, è divenuta testata d’angolo. E non si trova in nessun altro la salvezza. Poiché non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale possiamo avere la salvezza». [At 4, 11-12] (Josemaria
Escrivà, La Chiesa nostra madre, 13). Questo è il cuore del
messaggio che Dio invia agli uomini, il grande costruttore, l’edificatore dell’universo sceglie la “pietra d’angolo” da porre in quell’unico grande edificio che è l’uomo,
affinché diventi asse portante del messaggio di salvezza
che ci arriva tramite il Figlio. Cristo è la “testata d’angolo” scartata dai costruttori, da coloro che credevano che
la salvezza arrivasse, solo con una sterile pratica religiosa, come scribi e farisei, sommi sacerdoti e osservanti.
Il Disegno divino è chiaro in Pietro, “Kefa” (roccia).
«Il primo Papa è la roccia sulla quale Cristo edificò la sua
Chiesa, spinto dalla filiale devozione al Signore e dalla sollecitudine per il piccolo gregge che gli era stato affidato. Da lui e
dagli altri apostoli i primi cristiani impararono ad amare
profondamente la Chiesa». (Josemaria Escrivà, ivi, 13). Disegno divino che si completa con l’arrivo del Cristo “testata d’angolo” fondamento dell’amore, della speranza,
della consolazione per i cristiani che si moltiplicano. Il
messaggio che questo passo ci fa giungere pone anche
la questione della “costruzione” edificazione intesa come luogo di accoglienza. Possiamo mettere allora in re-
lazione ciò che l’Antico Testamento afferma mettendo al
centro della fede ebraica, il tempio come edificio. Qui la
“ testata d’angolo” viene scartata, ripudiata, eliminata,
quasi a volere definire un confine tra il tempio e l’uomo,
tra le scritture antiche, che descrivono Dio come mandante e destinatario di ciò che la legge prescrive. Ora
però c’è il Dio del Nuovo Testamento, che con il concepimento del Figlio uomo crea la testata d’angolo e la inserisce tramite il “Verbo”, la parola, in un tempio diverso; “l’uomo” colui che con la sua fede crea la Chiesa e
cerca la salvezza.
Un nuovo tempio che resiste nel tempo si moltiplica e
guarda la decadenza del “Tempio edificio” ridotto in un
cumulo di macerie. «Per seguire le orme di Cristo, l’apostolo di oggi non viene a riformare nulla, né tanto meno a disinteressarsi della realtà storica che lo circonda...Gli basta agire
come i primi cristiani, vivificando l’ambiente in cui si trova
in Cristo Pietra. testata d’angolo».(Josemaria Escrivà, La
Chiesa nostra madre, 13 ).
I primi cristiani allora capirono il limite che il tempio
offriva, luogo dove era difficile vivificare, perché qui si
rifiutò la parola del Verbo, quella parola che scelse spazi più ampi, villaggi, paesi, città, il mondo intero, per
gettare le solide basi della Chiesa e dare quindi inizio ad
una via che porta alla salvezza. Poca cosa il “Tempio”
per un Dio che dona il suo unico Figlio per rendere “tutte le cose nuove”.
Annuncio della venuta di Benedetto
XVI a Loreto il 4 ottobre
I
l 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, l’arcivescovo
Giovanni Tonucci, durante una solenne concelebrazione,
ha annunciato ufficialmente la visita al santuario di Loreto
di Benedetto XVI, il 4 ottobre, nel 50° anniversario del pellegrinaggio di Giovanni XXIII, che vi si recò il 4 ottobre
1962 per invocare la protezione della Madonna sul Concilio Vaticano II. L’arcivescovo ha comunicato anche le intenzioni della visita di Benedetto XVI: affidare all’intercessione della Vergine i lavori del Sinodo dei Vescovi e l’Anno
della Fede. Alla solenne concelebrazione hanno partecipato, insieme a numerosi sacerdoti, due vescovi: mons. Franco Croci e mons. Domenico Marinozzi.
La Prefettura della Casa Pontificia ne ha data notizia ufficiale su l’«Osservatore Romano» il 1° luglio, comunicando anche il programma della visita: arrivo in elicottero a Montorso e subito dopo celebrazione della messa in
basilica alle ore 10, 30 circa; partenza da Montorso nel primo pomeriggio. (Foto Montesi)
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
SPIRITUALITÀ
SR. MARIA ELISABETTA PATRIZI
SFM
Il Vangelo nei misteri del Rosario
La presentazione di Gesù al tempia
tempio
pia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore» (Lc 2, 22-24). L’intera pericope, fino al
v. 40, è difficile e assai densa di significati. Ma già da
subito quel “loro” sembra riferirsi al duplice rito della
presentazione del bambino e della purificazione della madre. Questo pronome plurale è assai importante perché
unisce la madre e il figlio in un unico gesto religioso
al cospetto di Dio. Le parole
profetiche dell’anziano Simeone, «uomo giusto e pio, che
aspettava la consolazione d’Israele» (Lc 2, 25), inoltre, li assocerà nel «segno di contraddizione» che è Gesù stesso e nella
piena condivisione di questo
mistero di dolore che perdura
fino alla fine del mondo!
«Mosso dallo Spirito», Simeone, «si recò al tempio e, mentre i
genitori vi portavano il bambino
Gesù per fare ciò che la Legge
prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e
benedisse Dio dicendo: “Ora
puoi lasciare, o Signore, che il
tuo servo vada in pace, secondo
la tua parola, perché i miei occhi
hanno visto la sua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo Israele”»
(Lc 2, 27-32).
Mentre Abramo vide il Messia
“da lontano” e ne gioì (Eb 11, 13),
Simeone « lo prese tra le braccia»
(Lc 2, 28), fatto vero uomo, salvezza preparata da Dio per tutti i
popoli! Le parole di Simeone, celebrano l’intero piano di Dio per
Israele e per tutte le genti. E Simeone li benedisse, poi, rivoltosi
«a Maria, sua madre, disse: “EcLorenzo Lotto (1580c-1556), Presentazione di Gesù Bambino al Tempio, Loreto,
co, egli è qui per la caduta e la risurMuseo-Antico Tesoro
rezione di molti in Israele e come se-
S
olo l’evangelista Luca ci racconta questo episodio,
altamente significativo, della vita di Gesù: «Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosé, portarono il bambino
a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è
scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito
sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una cop-
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
291
SPIRITUALITÀ
292
gno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima – affinché siano svelati i pensieri di
molti cuori”» (Lc 2, 34-35). Sì, Gesù sarà “segno di
contraddizione”, prima, durante e dopo, la sua morte
in croce, per le sue parole e per i segni di “vita nuova”, per lo scandalo della crocifissione, per la fede
necessaria onde credere in Lui, Signore morto e risorto, ed avviarsi nella “via stretta” che porta alla
vera vita. Ma anche una volta entrati nella sua via e
vita, saremo perseguitati dal mondo e dal diavolo!
Anche a Maria «una spada trafiggerà l’anima» (Lc
2, 35): Dubbio? Dolore? Martirio? Parola di Dio? I
Padri della Chiesa si interrogano. Certamente vi fu
la spada della compassione, poiché partecipò
profondamente alle sofferenze del Figlio suo e al
dramma della rovina di molti.
Grandezza e sofferenza, accoglienza e rifiuto, «la
caduta e la risurrezione» (Lc 2, 34), «segno di contraddizione» (ivi)... questi sono i segni paradossali
della salvezza compiuta... ma che è tutta da accogliere, con puntuale attenzione e libertà.
Anche la profetessa Anna che «non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con
digiuni e preghiere» (ivi, 37), sopraggiunse in quel
momento e «si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione
di Gerusalemme» (ivi, 38).
Già nel secolo IV questo incontro di Gesù, Maria e Giuseppe con Simeone ed Anna, sarà solennemente celebrato a Gerusalemme mentre, sotto il
titolo di “Purificazione”, sarà la prima delle quattro feste mariane stabilite a Roma nel VII secolo...
sempre con l’intento di parlare della Madre «per
glorificare il Figlio, per confessare l’origine eterna
di Lui e il significato decisivo per gli uomini»1 della sua incarnazione, vita, morte e risurrezione.
Sì, in questo mistero del rosario vediamo bene il
coinvolgimento diretto di Maria nella vicenda del
Figlio: essa soffrirà con Lui e per Lui, partecipe della passione di Gesù ma anche di quella della comunità cristiana e di ciascuno di noi, chiamato a rispondere liberamente al dono della salvezza, in Cristo “segno di contraddizione” (o “di contestazione”)...
fino alla fine del mondo. Ma che è anche fonte della
gloria eterna, per tutti gli eletti... di quella gloria di
cui Maria già gode, in anima e corpo, in Cielo.
Note
B. FORTE, Maria la donna icona del mistero. Saggio
di mariologia simbolico-narrativa, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo (Milano), 1989, p. 109.
(1)
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
VALENTINO SALVOLDI
“Padre, conservali
nell’amore”
U
n ultimo sguardo prima di annientare il vecchio sito.
C’è qualche cosa da recuperare? Non certo gli articoli:
acqua passata. Neppure la Bibbia, con tutte le concordanze: ora si trova di tutto, ovunque. Ma c’è la sezione delle
fotografie dei partecipanti ai campi scuola che non vorrei
andasse perduta. È come un album di famiglia dal quale
sembrerebbe un sacrilegio scartare anche solo una foto.
Fiume di ricordi. Ogni volto è la sintesi di confidenze e
confessioni celebrate mentre si passeggiava tra una conferenza e l’altra. Ogni sorriso dilata il cuore. Ogni sguardo
un po’ triste fa sorgere una preoccupazione. E per tutti
una domanda: Signore questa persona cara ha ancora lo
stesso volto, gli stessi sogni, lo stesso entusiasmo del tempo in cui il cercarti e il pregare era una festa? Domanda
che è già in sé invocazione di divina misericordia.
Dal 1970 ad oggi volti e problemi sono certamente cambiati. Mi ricordo che all’isola d’Elba, lo scorso anno incontrai una distinta signora che, tutta ossequiente, dandomi
del “lei”, mi parlava con riconoscenza, con deferenza, con
garbo. Mi parlava dei suoi figli, che avevano la stessa età
del tempo in cui lei partecipava ai miei campi scuola. E
mentre sembrava recitare una piacevole commedia, stile
ottocentesco, cercavo di intravvedere i suoi lineamenti da
ragazza, quando amalgamava attorno a sé altri giovani,
cantando canzoni da lei composte su miei testi: «E venne
un uomo dagli occhi chiari guardava tutti come un bambino/
era scalzo, vestito di saio/ aveva un sorriso divino».
“Mutano i tempi e gli uomini con essi”. Immutabile resta il mio amore.
Lei, e tanti, tanti altri volti danzano continuamente nella
mia fantasia. E perché il ricordo non sia semplicemente un
fatto sentimentale, per ogni volto che in me affiora, ecco la
preghiera: “Signore, davanti a te faccio memoria di questo
amico, di questa amica, che nel passato da me si aspettava
tanto, e ora è nelle tue mani. Conservalo nel tuo amore!”.
E sgancio tutti gli amici dal tempo per immetterli nell’eternità. Li strappo da quel momento pur privilegiato,
consacra. L’amore non permette che alcuno o alcunché
cada nel nulla.
«Un ultimo sguardo prima di annientare il vecchio sito...».
affinché esso si rivesta di un carattere incommensurabile, immenso, divino. Perché in tutti c’è la vita senza tempo. C’è l’istante presente che è la somma dei nostri passati incontri. C’è il domani, che sarà colorito dai sogni e
dai canti del passato. C’è l’eternità, perché l’amore non
conosce attimi fuggenti. L’amore è Dio. L’amore tutto
Dove sono coloro che ho amato? Non lo so. Mi basta che siano in Dio. E in Lui, di tanto in tanto, ricordino l’esperienza di fede, nella loro stagione d’amore.
Ricordino quando venivano da me - durante le cene
ebraiche - per la benedizione della fecondità. Fecondità fisica: Dio voglia che abbiano tanti bambini! Fecondità morale: si sentano padri e madri di una umanità che ha tanto bisogno di gente che creda nell’amore, abbracci il presente arricchito dal ricordo di tante
esperienze positive, anticipi il futuro nell’attesa del
giorno in cui non avremo più bisogno di fotografie,
perché vedremo Dio faccia a faccia e in Lui i volti di
quanti ci hanno aiutato a credere, a seminare, a attendere, a pregare, mano nella mano, a non fermare il fiume della vita, ma ad immergerlo nell’incommensurabile oceano dell’Amore, là dove il tempo sfocia nell’eternità.
La Cappella della Santa Casa
ad Amburgo e a Bratislava
I
l 2-3 giugno la Cappella Musicale della Santa Casa, diretta dal M° p. Giuliano Viabile, rettore del santuario
di Loreto, si è esibita ad Amburgo, ospite della Missione
Italiana del luogo, la quale ha festeggiato i 60 anni di
fondazione. La Cappella ha animato con scelti canti la
messa vespertina del 2 giugno nel duomo di Amburgo,
dove ha tenuto poi un breve concerto.
Il 3 giugno, dopo la solenne messa presieduta dall’arcivescovo del luogo mons. Wagner Thissen, la Cappella ha tenuto un più impegnativo concerto nell’Accademia Cattolica
della città, con intervalli dedicati alla storia della Missione, guidata da vari anni dal padre Silvestro Gorczyca. La Missione è
stata affidata alla protezione
della Madonna di Loreto, la cui
immagine è custodita nella rispettiva sede.
Nei giorni 13-17 giugno, lo
stesso M° padre Viabile con cinque cantori di Loreto ha partecipato al “Festival Musica Sacra”
di Bratislava per eseguire un
programma di soli brani «a cappella», senza partecipare al concorso.
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
293
SIMBOLOGIA MARIANA
FILIPPO DI CUFFA
La Vite
I
294
suoi frutti prelibati, da gustare a fine
estate; il suo vino che può essere fonte di
convivialità, inebriare la mente o diventare finanche il sangue di Cristo: quante volte la vite è entrata nel nostro orizzonte quotidiano, alimentare o spirituale che sia.
Eppure, a pochi sarà capitato di legare
questa preziosa pianta alla Vergine Maria,
nonostante, nel Medioevo, tale relazione
fosse oggetto, addirittura, di dotte riflessioni teologiche.
Il tutto prende origine da un passo della
Genesi (40,10), nel quale si narra la descrizione di un sogno che il capo-coppiere del
faraone descrisse a Giuseppe: “Ecco, mi stava
davanti una vite, e in quella vite tre tralci, e non
appena essa cominciò a germogliare, subito apparvero i fiori e i suoi grappoli portarono a maturazione gli acini”.
Ebbene, la sapienza allegorica di Antonio
da Padova offre una interpretazione mariana a questo racconto: la vite, per il Santo, è la
Vergine Maria, che, “fin dall’inizio fu radicata più profondamente di tutti nell’amore
di Dio e fu allacciata inseparabilmente alla
vera Vite cioè a suo Figlio”, il quale, per
l’appunto, disse “Io sono la vera Vite”.
Antonio, in verità, approfondisce ulteriormente questo studio simbolico e si sofferma
anche sul parto verginale di Maria: a suo dire, la Vergine generò Gesù così come il fiore
della vite genera il proprio profumo, restanPietro Mignard (1612-1695), La Madonna dell’Uva, Parigi, Louvre.
do incorrotto pur dopo averlo emanato.
“Similmente – scrive il Santo di Padova (a dire il ve- madre di Gesù può essere, del resto, comprovato facilro, santo di origine portoghese …) – bisogna credere mente proprio partendo dalla sua capacità di generare
inviolato il candore della Vergine dopo che ha genera- l’uva, il frutto che produce il vino. Ebbene, il vino, nella
transustanziazione, si trasforma misteriosamente e realto il Salvatore”.
I tre tralci citati nel sogno del capo-coppiere simbo- mente nel Sangue di Cristo. Maria, dunque, è la Vite
leggiano, invece, il saluto dell’ Arcangelo Gabriele nel Santa da cui nasce il sangue che ci libera dal peccato e
momento dell’Annunciazione, l’intervento dello Spirito dalla morte, è la Vite Santa a cui leghiamo i nostri tralci
spesso rachitici, rinsecchiti o addirittura in via di marSanto e il concepimento del Figlio di Dio.
Le gemme della vite, invece, significano l’umiltà e il cescenza. Lei, la Vergine, può aiutarci a far germogliare
candore immacolato di Maria; i tre grappoli d’uva, infi- questi tralci quasi infruttuosi, innestandoli nelle Vera ed
ne, la povertà, la pazienza e la temperanza della Vergine. Eterna Vite che è Cristo.
Nunc est bibendum: ora possiamo dirlo davvero.
Che la pianta della vite possa essere ricondotta alla
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
OGNI SANTITÀ PASSA A LORETO
P. MARCELLO MONTANARI
Giovanni Paolo I (Albino Luciani)
Papa e servo di Dio
lbino Luciani nacque cento anni fa a Forno di do scelto per sé il motto “Humilitas”), le altre tre sulle
Canale (ora Canale D’Agordo), diocesi di Bellu- virtù teologali: fede, speranza e carità. Parlava come un
no, il 17 ottobre 1912. A dieci anni avvertì la sua semplice catechista qualsiasi, come lo era sempre stato,
vocazione sacerdotale per la predicazione di un frate sia da parroco sia da vescovo, sbriciolare con semplicità
cappuccino. Il 7 luglio 1935 fu ordinato
sacerdote. Svolse il suo ministero come
cappellano nella parrocchia del suo paese natale e poi in quella di Agordo.
Nel 1947 si è laureato in teologia alla
Pontificia Università Gregoriana. Nel
1954 è nominato Vicario Generale della
diocesi di Belluno, nel 1958 è consacrato
vescovo di Vittorio Veneto da Papa Giovanni XXIII. Il 15 dicembre 1969 è nominato Patriarca di Venezia.
Contrario al lusso e all’inutile pompa
ecclesiastica, incoraggiò i parroci a vendere inutili oggetti preziosi della chiesa a
beneficio dei poveri. Nel 1971 propose
che le chiese ricche dell’Occidente dessero l’uno per cento delle loro rendite alle
chiese povere del terzo mondo.
Dopo la morte di Paolo VI, il 26 agosto 1978, è scelto dai cardinali come suo
successore al soglio pontificio, dopo un
solo giorno di conclave. E’ stato il primo
Papa a scegliere un doppio nome: Giovanni Paolo. Dopo l’elezione annunciò
ai cardinali l’intenzione di seguire e mettere in atto le deliberazioni del concilio
Vaticano II, conservando intatta allo
stesso tempo “la grande disciplina della
chiesa nella vita dei sacerdoti e dei fedeli”.
Si è distinto subito per la sua semplice
cordialità e l’affabile contatto con la gente. I giornali lo hanno chiamato subito “il
papa del sorriso”. Si attendevano con
trepidazione le sue udienze generali. Luciani potè farne solo quattro: una sull’umiltà (che gli stava molto a cuore, aven- Dina Belotti, Ritratto di Giovanni Paolo I, Loreto, Sagrestia.
A
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
295
le grandi verità della fede e spezzando agli umili il pane
del Vangelo. Per questo la gente lo amava.
Purtroppo il suo pontificato è stato breve, di soli 33
giorni, perché è morto il 28 settembre 1978. Ma, come ebbe a dire il suo successore Karol Wojtyla, che prendendone il nome ne assunse implicitamente l’eredità, “trentatrè
giorni bastano come tempo dell’amore”. Papa per soli 33
giorni, Papa del sorriso, Papa umile, Papa catechista, Papa parroco del mondo… Queste alcune delle definizioni
più comuni attribuite al suo breve pontificato.
Papa Luciani, dunque, non è stato quella “meteora”
di cui qualche volta si dice. Il 26 agosto 2002, nella ricorrenza della sua elezione al soglio pontificio, è stata accolta da scroscianti applausi la notizia dell’inizio della
causa per la sua canonizzazione.
Spontanea e confidenziale era la sua devozione alla
Madonna, sulla linea della tradizione popolare e tipica
296
della sua gente. Per lui era inconcepibile la vita della
Chiesa senza il rosario, il mese di maggio, le feste mariane, i santuari mariani e le immagini della Madonna. Nel
suo primo radiomessaggio da pontefice (27 agosto) ha
detto espressamente: “Maria Santissima, Regina degli
Apostoli, sarà la stella fulgida del nostro pontificato”.
Durante la sua vita ha effettuato vari pellegrinaggi a
famosi santuari mariani. Ha anche accompagnato i malati della sua diocesi a Lourdes e a Loreto. Non sappiamo se ha visitato altre volte il santuario della Santa Casa; certamente è stato presente a Loreto da vescovo dal
30 agosto al 2 settembre insieme al pellegrinaggio degli
ammalati dell’UNITALSI del Veneto. Ha celebrato due
volte la santa messa in basilica per gli ammalati e il 1°
settembre ha celebrato in Santa Casa, alle 8,30, ricordando il suo 25° anniversario di sacerdozio. Ha lasciato la
sua firma nel registro dei vescovi e cardinali.
Un’opera singolare del Mugnoz:
una riproduzione del rivestimento
marmoreo
I
l 5 giugno, nella nuova Sala-Video, ricavata sotto il Portico del Palazzo Apostolico, a pianterreno, è stata esposta
la riproduzione del Rivestimento marmoreo della Santa Casa, ideato dal Bramante e realizzato da celebri scultori sotto la guida di Andrea Sansovino e poi di Antonio da Sangallo il Giovane, nella prima metà del secolo XVI.
La riproduzione è stata inaugurata con una breve cerimonia presieduta dal rettore padre Giuliano Viabile che ha
benedetto l’opera certosina e fedelissima del loretano Edgardo Mugnoz. La riproduzione è stata eseguita durante
due anni di lavoro con modelli in cera, successivamente riportati in resina marmorizzante e con un sapiente
assemblaggio conclusivo. La scultura, rifinita fin nei minimi particolari, misura cm 65 di altezza, cm 100 di lunghezza e cm 61 di larghezza. Attraverso un’apertura in alto è possibile vedere anche l’interno
della Santa Casa, accuratamente riprodotto,
compresi gli affreschi. Si tratta di un piccolo
capolavoro in miniatura che può definirsi un
«testimone» della Santa Casa nel mondo. Infatti,
il piccolo monumento, al termine dell’esposizione (11 giugno), è stato trasportato a Buenos
Aires, come elemento significativo della Mostra
«Meraviglie dalle Marche», la quale, proveniente dal Vaticano, dal 5 luglio al 30 settembre, è
stata allestita nel Museo Nacional de Arte
Decorativo della capitale argentina. (Foto Montesi).
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
NOVITÀ EDITORIALI
Loreto Palazzo Apostolico
L
e Edizioni Santa Casa hanno pubblicato recentemente un rigoroso saggio scientifico sul Palazzo
Apostolico di Loreto. Ne sono autori Giuseppe Santarelli, che ha indagato la storia del monumento, e Nanni
Monelli, che ha studiato la sua struttura architettonica.
La pubblicazione è la nona di una serie che illustra la
Santa Casa e il suo santuario nelle varie parti. Scrive a
riguardo l’arcivescovo Giovanni Tonucci nella Prefazione: «Con questa nuova pubblicazione le Edizioni Santa
Casa aggiungono un ulteriore contributo alla collezione
di studi, che devono essere considerati come facenti
parte di uno stesso progetto: l’esposizione scientificamente accurata dei diversi elementi che si riferiscono alla Reliquia che sta al cuore del santuario lauretano e
delle costruzioni che lo circondano. I due validi studiosi, individualmente o in feconda e ormai ben sperimentata collaborazione, hanno prodotto volumi dai titoli:
“La Santa Casa di Loreto. Tradizione e Ipotesi”, “La
Santa Casa a Loreto. La Santa Casa a Nazareth”, “I graffiti nella Santa Casa di Loreto”, “La Basilica di Loreto e
la sua reliquia”, “Architettore e architettura rinascimentale per la Santa Casa”, “L’altare degli apostoli nella
Santa Casa”, “Prime architetture Picene per la Camera
di Maria a Loreto”, “Le fortificazioni di Loreto”» (p. 6).
Tutti possono essere raccolti in un unico cofanetto.
Osserva lo stesso arcivescovo nella Prefazione che se,
a prima vista, il Palazzo appare armonico e omogeneo,
lasciando immaginare che il progetto sia frutto di un solo grande artista, in effetti, dalla ricca documentazione,
risulta che vi si sono succeduti numerosi artisti.
La prima parte, a cura di Giuseppe Santarelli, illustra
le vicende storiche e le peculiarità artistiche del Palazzo,
il quale, iniziato intorno al 1498 o da Giuliano da Sangallo o, più probabilmente, da Francesco di Giorgio
Martini, nel 1507 passò alla direzione del Bramante che
gli conferì l’attuale fisionomia architettonica visibile
dalla Piazza in su. Gli subentrarono altri celebri architetti, quali Andrea Sansovino, Antonio da Sangallo il
Giovane, Giovanni Boccalini, fino a Luigi Vanvitelli,
che nel 1751 portò a termine l’edificio con il completamento del braccio ovest. Vengono descritti anche i restauri, le modifiche e gli usi succedutisi nel Palazzo attraverso i secoli.
La seconda parte, curata dal Monelli, è rigorosamente tecnica, corredata da varie tavole grafiche elaborate
dallo stesso. Vi si dà ragione della funzione del cortile o
piazza, quale spazio aperto, delle strutture annesse alla
basilica, della successione di due progetti del Palazzo
con la relativa cronologia dei primi direttori dei lavori,
delle due differenti tipologie di struttura, una delle quali modulare, delle specificità compositive e delle particolarità costruttive.
Si tratta, insomma, di un’ampia e approfondita monografia - l’unica nel suo genere - sul celebre monumento rinascimentale, il più insigne delle Marche insieme al Palazzo Ducale di Urbino. E’ corredata da ben 53
foto, alcune antiche e rare, da 16 stampe, disegni e dipinti, e da 16 tavole originali di mano del Monelli.
_________
Nanni Monelli - Giuseppe Santarelli, Loreto Palazzo Apostolico, Edizioni Santa Casa, Loreto 2012, pp. 200, € 15. Il
volume può essere richiesto alla Congregazione Universale (Tel. 071. 970104).
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
297
IL “MESSAGGIO” INTERVISTA…
VITO PUNZI
UFFICIO STAMPA SANTUARIO DI LORETO
I coniugi Boeing
I
coniugi Albio e Mafalda Boeing, brasiliani, hanno frequentato il santuario di Loreto tra il febbraio e il giugno 2012
per poter poi scrivere un libro da pubblicare nel loro Paese entro l’anno, dedicato alle pareti della Santa Casa e al loro significato.
Come è nato in voi, in Lei e nella signora Mafalda
in particolare, la volontà di raccontare le storie delle
apparizioni della Madonna?
298
Molti anni fa don Murilo Sebastião Ramos Krieger,
l’allora arcivescovo di Florianopolis, ora arcivescovo di
Salvador de Bahia e Primate del Brasile, chiese a mia moglie Mafalda di scrivere vari libri sulle apparizioni della
Madonna. È vero, ce ne sono molti, ma sono troppo complicati e la gente semplice non li capisce, altri sono superficiali, con molti errori. A lei fu chiesto di scrivere libri
che raccontassero le storie in forma comprensibile e per
far intendere correttamente i messaggi della Vergine.
Quindi Mafalda ha scritto su quanto avvenuto a Fatima,
a Lourdes e a Guadalupe, ma si è anche occupata della
Madonna della Grazia di Parigi, della Madonna de La
Salette e della Nostra Signora Aparecida brasiliana.
Come è venuta l’ispirazione di scrivere anche su
Loreto, sul mistero della Santa Casa, visto che il santuario lauretano non è sorto in ragione di apparizioni
particolari?
Signora Mafalda, per conoscere meglio questo luogo e il suo significato avete trascorso qui diversi mesi:
come avete vissuto questo vostro lungo soggiornopellegrinaggio a Loreto?
Abbiamo letto la storia e sappiamo delle varie ipotesi
circa il trasporto delle pietre da Nazareth e non abbiamo
nessuna intenzione di entrare in queste discussioni.
Questo libro racconterà semplicemente ciò che si conosce, nessuna storia di apparizione, dunque sarà un lavoro diverso dagli altri. Noi siamo personalmente convinti
che la Santa Casa è la casa di Maria a Nazareth. E questo
sarà molto importante raccontarlo, documentarlo, per
quanto possibile, perché i cristiani brasiliani conoscono
molto poco di queste tre mura che si conservano a Loreto. Esiste una forte devozione verso la Madonna lauretana tra gli aviatori, nell’ambiente aeronautico, perché è
nota come patrona di tutti quelli che volano, ma delle
pietre provenienti da Nazareth si sa davvero poco.
Anzitutto abbiamo seguito un’indicazione dell’Arcivescovo di Loreto, Mons. Giovanni Tonucci, il quale ci
ha consigliato di “vivere” la Santa Casa come un luogo
dove mettersi in ascolto, dove trascorrere del tempo, il
giusto tempo che serve a Dio per parlarci. Così, pur risiedendo a Recanati, dove abbiamo dei parenti, ci siamo
organizzati così da poter frequentare la Basilica di Loreto praticamente tutti i giorni, partecipando per quanto
possibile alle funzioni, sostando in preghiera nella Santa Casa, osservando e interrogando i tanti pellegrini incontrati e conosciuti. Giunta alla conclusione di questo
nostro lungo soggiorno-pellegrinaggio posso dire di
avere approfondito dentro quella Casa il significato del
mio essere donna, casalinga, madre.
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
EVENTI STORICI
P. GIUSEPPE SANTARELLI
In margine al 50° anniversario del pellegrinaggio di Giovanni XXIII a Loreto
Piccoli “Gialli” e
profumati “Fioretti”
I
n margine al grande evento del pellegrinaggio di Giovanni XXIII a Loreto, effettuato il 4 ottobre 1962, con
una sosta ad Assisi nel viaggio di ritorno, si sono intrecciati piccoli episodi che hanno il sapore o del «giallo» o dei «fioretti». Vale la pena rammentarli.
PICCOLI “GIALLI”
Si riferiscono soprattutto ai preparativi del viaggio a
Loreto e ad alcune reticenze in merito alla Santa Casa.
Sono fatti di per sé estranei alla persona del pontefice.
303
Un viaggio rinviato
Giovanni XXIII avrebbe dovuto pellegrinare alla Santa Casa il 10 dicembre 1959. Padre Stanislao Santachiara, allora rettore del santuario, ricorda come, a riguardo,
tutto fosse stato preparato con minuziosa cura ma anche con grande segretezza. Era stato perfino redatto un
numero unico dalla Congregazione Universale per celebrare l’evento. Si era fatto promotore della visita mons.
Primo Principi, amministratore pontificio del santuario,
che si era avvalso dell’appoggio dell’influente cardinale
Domenico Tardini, segretario di Stato. Il rettore aveva
avuto disposizioni da Roma di non stampare il manifesto delle celebrazioni per la festa della “Venuta” prima
dell’annuncio ufficiale del pellegrinaggio a Loreto di
Giovanni XXIII. Avvenne però che il 5 dicembre egli ricevette l’ordine di stampare il manifesto e di inserirvi la
notizia che avrebbe presieduto le celebrazioni il cardinale Pietro Agagianian, prefetto di Propaganda Fide.
Era andato tutto all’aria!
Lo stesso cardinale, nell’omelia del 10 dicembre, ruppe il silenzio e disse:
«E ormai non è più un segreto per nessuno, cari fedeli, il
dirvi che il Santo Padre, felicemente regnante, Giovanni
XXIII, ha espresso pubblicamente il suo proposito, e non solo
di oggi o di ieri, ma da qualche mese, di venire anche lui personalmente a venerare questa insigne reliquia. E certamente
Giovanni XXIII sul treno nel momento del suo arrivo alla
Stazione Ferroviaria di Loreto. Archivio Fotografico della
Congregazione Universale.
verrà il Papa e questa venuta segnerà una pagina gloriosa,
1
una pagina d’oro nella storia della Santa Casa di Loreto» .
Ma quale fu il motivo del rinvio del pellegrinaggio?
Si disse che “ragioni di salute” avevano impedito al papa di partire per Loreto. Si sussurrava anche però che,
in realtà, «ragioni politiche» avevano intralciato il profetico viaggio di Giovanni XXIII. Chi scrive ricorda bene
che - secondo alcuni - la difficoltà maggiore era insorta
allorché il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi avrebbe preteso di accompagnare personalmente il
papa, sedendosi nel suo stesso scomparto del treno speciale, pretesa non gradita in Vaticano per motivi diversi.
Altri pensarono a un’opposizione di alcuni potenti prelati che giudicavano prematuro e inopportuno un tale
viaggio sul piano storico e “politico”. Narra padre Santachiara che, avendo incontrato un autorevole nunzio
Il cardinale Gregorio XV Pietro Agagianian alla festa della Traslazione della S. Casa, in Annali della S. Casa, 1960, p. 6.
1
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
apostolico a Loreto e avendogli espresso il desiderio di
vedere presto il papa nel santuario della Santa Casa, si
sentì rispondere in modo serio e brusco: “Ci mancherebbe anche questo!”2
Perplessità alla vigilia del pellegrinaggio del 1962
Che ragioni di carattere «politico» potessero esserci è
confermato anche da quanto raccontò l’arcivescovo Loris Francesco Capovilla, che fu segretario particolare di
Giovanni XXIII e visse in prima persona tutti gli eventi
304
Giovanni XXIII alla Stazione Ferroviaria di Loreto viene
accolto in suolo italiano da Amintore Fanfani, allora Capo
del Governo. Archivio Fotografico della Congregazione
Universale.
del suo pontificato. In coincidenza con il XXV anniversario del pellegrinaggio lauretano di Papa Giovanni, egli
celebrò a Loreto, il 4 ottobre 1987, il XX anniversario del
suo episcopato, mentre era ancora delegato pontificio
2
S. Santachiara, Antecedenti della visita di Giovanni XXIII a Loreto, in Il
Messaggio della S. Casa, 1992, pp. 309-310.
3
L. F. Capovilla, Venticinquesimo della peregrinazione di Giovanni XXIII a
Loreto, in Il Messaggio ella S. Casa, 1987, p. 295.
4
Etudes, novembre 1962, p. 260, nota.
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
del santuario. Durante il convito, riservato ai numerosi
suoi collaboratori, narrò con freschezza di linguaggio e
con nobile partecipazione d’animo il seguente episodio.
Nel 1962 serpeggiava segretamente in Vaticano la notizia del fermo proposito del papa a voler pellegrinare a
Loreto. Mons. Angelo Dell’Acqua, sostituto della Segreteria di Stato, si dichiarava favorevole e si disponeva già
ad avviare i preparativi a riguardo. Quando la notizia
giunse all’orecchio del segretario particolare, questi si
fece pensoso. Era preoccupato che il pellegrinaggio del
papa alla Santa Casa - la cui tradizione era sottoposta
anche allora al vaglio delle critica storica, con diversi e
contrastanti orientamenti interpretativi - potesse creare
perplessità in molte persone, soprattutto all’estero. Una
sera, durante la cena, dopo la consueta lettura del brano
di un libro devoto, il segretario se ne stava in silenzio,
quasi crucciato. Papa Giovanni se ne avvide e gliene
chiese la ragione. E il segretario confidò al papa che,
mentre in Vaticano molti erano al corrente del suo proposito di andare a Loreto, a lui non era stato comunicato nulla e che si sentiva preoccupato per le ragioni sopra
accennate. Al che Papa Giovanni rispose di voler andare a Loreto non per risolvere una questione storica, ma
per pregare la Madonna in vista del Concilio. E così tutto fu chiarito. Mons. Capovilla fu poi uno degli artefici
più solerti e più benemeriti di quel pellegrinaggio e accompagnò passo passo il Papa buono a Loreto.
Che Giovanni XXIII avesse stabilito in modo fermo di
recarsi al santuario lauretano risulta anche da queste
sue parole: «Questa è data da scriversi aureo colore nella
mia vita: il pellegrinaggio che volli fare - pochi giorni
bastarono a concepirlo, ad attuarlo e a riuscirvi con
l’aiuto del Signore - alla Madonna di Loreto e a San
Francesco d’Assisi, come ad implorazione straordinaria
di grazie per il Concilio Ecumenico Vaticano II. Lo pensai, al solito, con semplicità, lo decisi…»3.
Giovanni XXIII non mise piede in Santa Casa?
Le preoccupazioni di Capovilla erano fondate. Si registrò, infatti, un vero «giallo» in merito all’ingresso di
papa Giovanni nella Santa Casa. L’autorevole rivista
francese Etudes scrisse che il papa, non solo non fece alcun cenno alla traslazione miracolosa della Santa Casa,
ma che non entrò neppure a visitarla4. Questa notizia
inesatta fu ripresa perfino da Carlo Marcora che, nella
sua monumentale Storia dei papi, testualmente scrive:
«Nel discorso tenuto a Loreto, Giovanni XXIII non accennò
alla problematica che il santuario custodisse, secondo una leggenda plurisecolare, la Santa Casa di Nazareth, ivi portata dagli angeli, anzi non entrò neppure a visitarla, tuttavia L’Osservatore Romano (4 ottobre 1962) riportava il discorso del papa,
Giovanni XXIII viene ossequiato dal Presidente della
Repubblica Italiana Antonio Segni a Loreto, in Piazza della
Madonna. Archivio Fotografico della Congregazione
Universale.
modificandolo: “Si tratta del mistero della Santa Casa di Nazareth, del mistero dell’Incarnazione”. Anche il testo scritto del
discorso nella stampa veniva dunque modificato»5.
Neppure la Civiltà Cattolica fece il minimo cenno alla
visita del Papa in Santa Casa6. Si tratta di una reticenza
sintomatica, che tralascia un particolare importante di
quell’evento consegnato alla storia della Chiesa.
Padre Santachiara raccontava che la curia generale
dei cappuccini, sorpresa del fatto, si rivolse a lui, che era
superiore provinciale - nel 1962 - dei cappuccini delle
Marche, per chiedergli se corrispondesse al vero che il
papa a Loreto non era entrato in Santa Casa. Il provin-
C. Marcora, Storia dei papi, Milano 1974, vol, VI, p. 679.
Il Papa a Loreto e ad Assisi, in La civiltà Cattolica, 20 ottobre 1962, pp.
170-172.
7
Analecta ordinis fratrum minorum capuccinorum, 78 (1962) 347-349.
8
L.C. Capovilla, Venticinquesimo della peregrinazione di Giovanni XXIII a
Loreto, p. 292.
9
D. Buzzati, L’incoronazione della Madonna, in Corriere della Sera, 5 ottobre 1962, p. 1.
5
ciale si affrettò a smentire la notizia e fece redigere per
l’organo ufficiale dell’ordine cappuccino (Analecta) una
cronaca del pellegrinaggio in lingua latina - ufficiale a
quel tempo - dal latinista cappuccino padre Sisto Guidi
da Senigallia. In quel resoconto viene descritta anche la
devota sosta del papa nel sacello nazaretano, con queste
parole: «dal centro della basilica il Santo Padre si portò
direttamente in Santa Casa, dove in silenzio pregò Dio
tra sé e sè per breve tempo»7.
Il papa, in effetti, fuor d’ogni dubbio, entrò in Santa Casa, accompagnato da mons. Capovilla, dal cerimoniere
pontificio mons. Enrico Dante e da pochi altri, e vi si soffermò veramente in devota preghiera. Sono innumerevoli
i testimoni a riguardo. Lo stesso arcivescovo Capovilla, in
una densa rievocazione di quel pellegrinaggio, ricorda «il
bacio delle pietre del sacello» da parte del papa8.
Tra i numerosissimi giornalisti presenti a Loreto in
quella circostanza, citiamo il più autorevole e il più famoso, Dino Buzzati, inviato speciale e del Corriere della Sera,
il quale, a riguardo della visita in Santa Casa, scrisse:
«Appena giunto all’altare dell’Annunziata, il papa seguito
da sei cardinali è subito entrato dalla porticina di sinistra nella Santa Casa della Vergine. Questa era la sua meta […] Proprio l’atto di varcare l’angusta porticina ha forse sintetizzato
simbolicamente il significato del viaggio»9.
Al giornalista attento, obiettivo e sensibile non poteva sfuggire un episodio che si configurava come centrale in quel memorabile pellegrinaggio.
E’ vero che l’organizzazione del pellegrinaggio si
premurò di tener lontani dalla Santa Casa gli operatori
della televisione italiana, che trasmise l’avvenimento in
Eurovisione. Tuttavia qualche fotografo riuscì ugualmente a scattare foto preziose che dimostrano inequivocabilmente come Giovanni XXIII abbia sostato in preghiera nella Santa Casa (vedi p. 284 di questa rivista).
Probabilmente, chi in Italia o all’estero seguì il pellegrinaggio solo attraverso la televisione, non avendo visto la trasmissione dell’ingresso e della sosta del papa in
Santa Casa, poté dedurne impropriamente che egli non
vi fosse entrato per ragioni «politiche». Il fatto, comunque, che sia stato negato il permesso agli operatori televisivi di riprendere Papa Giovanni in Santa Casa può
esso stesso avere un significato «politico».
Veramente Papa Giovanni a Loreto non nominò mai la
Santa Casa?
6
Corrisponde a verità che nel discorso ufficiale pronunciato nella basilica il papa non disse una sola parola
sulla Santa Casa. Non è vero però che egli a Loreto non
abbia mai nominato la Santa Casa. Quando, ritornato
sul presbiterio, dopo aver pregato nel sacello nazaretaIL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
305
no, invitò calorosamente i presenti a recitare l’Angelus
Domini, Papa Giovanni improvvisò un breve discorso,
dicendo:
«Qui, la Santa Casa di Loreto richiama la stessa devozione che diletta il cuore dell’umile papa, quando volgendo lo
sguardo nella Piazza di S. Pietro, trova lì convenuti i rappresentanti del mondo intero, sui quali si distende la sua benedizione. Oggi, questa è la casa di Maria, questa è la Piazza di
S. Pietro: il mondo intero davanti a noi! Il mondo intero!»
306
Madonna di Loreto…qui non mi vedrete più!
Fu lo stesso Giovanni XXIII a narrare nel suo discorso
di Loreto che il 20 settembre 1900 aveva fatto un pellegrinaggio al santuario da giovane seminarista e che ne
restò profondamente deluso. Ecco le sue parole:
«Per un giovane seminarista cosa c’è di più soave che intrattenersi con la cara Madre celeste? Ma, ahimé! Le dolorose
circostanze di quei tempi, che avevano diffuso nell’aria una
Queste testuali parole si possono ancora ascoltare
dalla sua viva voce nella registrazione televisiva effettuata in quel momento. E si possono leggere anche su
due organi ufficiali di stampa: negli Annali della Santa
Casa10 e nell’Analecta dell’ordine cappuccino in un’elegante traduzione latina11.
Il Papa buono spiazzò tutti! Se ufficialmente non nomina o è costretto a non nominare mai la Santa Casa,
fuori dell’ufficialità, con spontanea effusione dell’animo esclama: «Questa è la Casa di Maria!». E così sembra
infrangere un’abile regia protocollare che vigila su ogni
sua parola e su ogni suo comportamento.
La sosta ad Assisi decisa all’ultimo momento
Il Padre Stanislao Santachiara, informato su ogni particolare del pellegrinaggio, scrive che mons. Principi
gli confidò che la sosta ad Assisi non era prevista nel
programma iniziale, ma fu decisa all’ultimo momento,
soprattutto per l’intervento pressante del ministro generale dei conventuali p. Basilio M. Heiser. La sosta fu
propiziata anche dal fatto che nel giorno del pellegrinaggio cadeva proprio la festa di S. Francesco, Patrono
d’Italia12. Essa, per altro, fu breve, anche perché il papa,
già malato, appariva molto stanco.
Come si vede, le manovre segrete non mancarono
neppure in questo storico evento.
PROFUMATI FIORETTI
Se i “piccoli gialli” si riferiscono a tattiche e a pregiudizi
altrui, i “fioretti” invece nascono tutti dal cuore del Papa
Buono. Li spigoliamo come da un manipolo profumato.
Trionfale viaggio del Santo Padre nella città di Maria, in Annali della S.
Casa, 1962, p. 194.
11
Analecta, p. 348.
12
S. Santachiara, Antecedenti, p. 311.
10
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
Mons. Loris Francesco Capovilla accompagna Giovanni
XXIII in Santa Casa, il quale vi si è intrattenuto in devota
preghiera, dopo aver baciato le pietre del sacello nazaretano. Archivio Fotografico della Congregazione Universale.
sottile vena canzonatoria verso tutto ciò che rappresentava i
valori dello spirito, della religione, della Santa Chiesa, convertì in amarezza quel pellegrinaggio, non appena ci accadde
di ascoltare il chiacchiericcio della Piazza. Rammentiamo ancora le nostre parole di quel giorno sul punto di riprendere il
viaggio di ritorno: Madonna di Loreto, io vi amo tanto, e prometto di mantenermi fedele a voi, e buon figliolo seminarista.
Ma qui non mi vedrete più».
Sembra che la causa di questo suo disgusto sia stata
una guida del santuario dal fare alquanto irrisorio, soprattutto durante la visita alla Stanza di Pio IX, accompagnata da commenti sarcastici sulla religione e sulla
Chiesa. La stessa aria anticlericale e massonica il giova-
ne Roncalli respirò in un ristorante della città di Loreto,
dove, nel 30° anniversario di Porta Pia (20 settembre
1870), sentì commenti acidi e oltraggiosi. Scrisse: «Il mio
abito religioso mi costò molte ingiurie e insulti…Certe
ingiurie erano proprio irripetibili. Non sopportai l’oltraggio…».
Papa Roncalli tuttavia tornò altre volte in seguito a
Loreto, come egli stesso scrive. E’ documentato, infatti,
che vi sia passato il 27 settembre 1950, quando era vescovo e nunzio apostolico in Francia, amabilmente accolto da mons. Gaetano Malchiodi, vicario dell’amministrazione pontificia del santuario.
Nel 1962 egli fu ripagato di quegli «oltraggi» da
un’accoglienza trionfale e cordialissima, tributatagli da
una folla immensa e osannante.
Alla stazione di Loreto
Nella stazione ferroviaria di Loreto fu collocato un
tappeto rosso, in corrispondenza della porta di uscita
del vagone papale. Il treno fu affidato alla guida dell’esperto macchinista Walfrido Sargoni, il quale centrò
perfettamente il tappeto rosso con un’abile manovra. Il
papa scendendo vi pose piede ma subito, fuori d’ogni
protocollo, vi si discostò dirigendosi verso il macchinista per complimentarsi con lui. Al Sargoni fu poi conferito il titolo di Cavaliere di San Silvestro.
Raccontava il ferroviere Aldo Belli che il papa incontrò subito dopo il capostazione di Loreto Provesi, sua
antica conoscenza, e gli disse amichevolmente: - «Hai
fatto carriera»! - Al che quegli, imbarazzato, rispose:
«Anche lei, Santo Padre»! Ha confermato il simpatico
episodio anche il ferroviere Mirco Pietroni che licenziò
il treno papale in partenza.
L’incontro commovente con mons. Gaetano Malchiodi
Gaetano Malchiodi (1878-1965) aveva ospitato, dunque, mons. Roncalli il 27 settembre 1950, il quale annotò
sul suo diario: «Alle 12 a Loreto. Angelus Domini nella
Santa Casa e preghiere umili e deliziose per me e per
tutti i miei. Visitai bene il santuario e il Palazzo Apostolico con mons. Gaetano Malchiodi, che mi riservò accoglienze, oh, come cordiali e care!». Durante il suo pontificato, il 2 settembre 1959, lo ricevette amabilmente in
udienza privata, intrattenendosi con lui a colloquio per
quaranta minuti. In occasione del suo 60° di sacerdozio
e del suo 25° di episcopato, il papa gli inviò una lettera
con firma autografa, nella quale tra l’altro scriveva di
conoscere la sua «premura, sentimento e intelligente
azione» nello zelare il culto della «Sacrosanta Casa di
Loreto». Quasi contemporaneamente, in segno di rinno-
307
Giovanni XXIII pronuncia il suo discorso nel presbiterio
della basilica. Archivio Fotografico della Congregazione
Universale.
vata benevolenza e stima, lo elevava alla dignità arcivescovile, promuovendolo alla sede titolare di Amasea13.
Mons. Malchiodi lasciò Loreto, per ragioni di salute,
nel 1961. Per la visita di Giovanni XXIII da Piacenza vi
tornò in carrozzella. Il pontefice gli riservò un’attenzione particolare. Ne parla con accenti toccanti Dino Buzzati che, nel citato articolo, scrive:
«E poco dopo accade l’episodio probabilmente più patetico
della augusta visita. Avvenuto lo scambio dei doni, si avvicina al trono, sorretto da altri due prelati in manto cremisi,
mons. Malchiodi di Piacenza, che fu per trentacinque [leggi
ventisette] anni vicario dell’amministrazione apostolica; è un
vecchio di ottantacinque anni addirittura diafano da tanto è
magro, quasi un esile fantasma dall’esile volto. Con fatica trema, supera i due scalini e accenna ad inginocchiarsi. Ma papa
Roncalli sorridendo si alza e lo abbraccia come un fratello. Fra
i due c’è un colloquio. Da dove sono non posso udire… soprattutto mi fa impressione il gesto del Papa quando il vegliardo tremante prende congedo: ripetutamente agita le due
mani come per dirgli: coraggio mio caro. Chissà che non ci rivedremo…».
13
Annali della S. Casa, 1960, pp. 25-27.
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
rono a scendere ed egli si ritrovò dentro il cerchio del
personale del suo seguito. Anche padre Colombini si ritrovò nel mezzo e, con prontezza di spirito, esclamò:
«Santo Padre, io sono fuori posto» ! E il papa, di rimando: «Caro figlio, in questo mondo siamo tutti fuori posto»!
Con allusione alla consolante verità che il posto giusto
per tutti è il Paradiso!
La minestrina per il papa malato preparata dalle suore
308
Giovanni XXIII sul sagrato della basilica, dopo l’incoronazione della statua della Madonna di Loreto con nuovi diademi, collocata davanti allo stendardo della Congregazione
Universale della Santa Casa. Archivio Fotografico della
Congregazione Universale.
“In questo mondo siano tutti fuori posto!”
Padre Colombini, sacerdote della congregazione sacerdotale Figli del Cuore di Gesù, nel 1989 narrò a chi
scrive un simpatico episodio. Dopo la cerimonia in basilica e sul rispettivo sagrato, dove ebbe luogo l’incoronazione della statua della Madonna con nuovo diadema,
papa Giovanni, attraverso l’ascensore, salì rapidamente
al piano nobile del Palazzo Apostolico. Il segretario
mons. Capovilla e il cerimoniere mons. Dante lo seguirono con un po’ di ritardo, perché dovettero fare a piedi
il breve percorso, salendo la scalinata dello stesso Palazzo. Padre Colombini si affiancò a mons. Dante e salì così al piano nobile. Fu grande la sorpresa e la preoccupazione di tutti nel vedere che il papa era già salito, attraverso disagevoli scalini, al balcone del braccio ovest del
Palazzo Apostolico per salutare la folla, accalcata nella
Piazza sottostante. Mons. Dante si precipitò verso di lui,
temendo per la sua incolumità. I suoi assistenti lo aiutaIL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
Al servizio di Papa Giovanni erano state destinate
due religiose dell’Istituto Suore delle Poverelle di Bergamo: suor Primarosa e suor Nazarita. Tutte e due, la
vigilia del viaggio del pontefice a Loreto, si portarono a
Senigallia, presso una casa del loro istituto. Il 4 ottobre,
di buon mattino, partirono alla volta di Loreto.
Suor Nazarita Bosio - che poi con suor Primarosa fu
al servizio dell’arcivescovo Capovilla a Loreto per ben
17 anni - raccontò allo scrivente che esse faticarono non
poco per arrivare al Palazzo Apostolico, data la folla già
assiepata ovunque e la ferrea vigilanza delle forze dell’ordine, che non lasciavano passare nessuna persona
non autorizzata. Si può immaginare l’agitazione delle
due suore!
Raggiunto finalmente a fatica il Palazzo Apostolico,
si misero all’opera per preparare un’adeguata refezione
all’augusto pellegrino, il quale già, fin dall’ultima domenica di settembre 1962, risultava malato di tumore
maligno allo stomaco, rivelato da una radiografia effettuata presso la «Guardia Medica» del Vaticano. Per questo il compito delle due suore cuoche era particolarmente delicato. Esse prepararono per il papa una semplice
minestrina, leggera ma abbastanza nutriente, accompagnata da altro poco cibo, molto digeribile.
Si dice che il pontefice, provato dal viaggio e dalla
lunga cerimonia svoltasi nel santuario, dopo il pasto
consumato privatamente, abbia fatto una breve «siesta»
nell’appartamento pontificio. Alle ore 15 ripartì alla volta di Roma, con sosta ad Assisi.
Levatevi pure le scarpe!
Guido Gusso, cameriere di Giovanni XXIII, fu premurosamente al suo fianco durante tutto il pellegrinaggio lauretano. Egli ha rilasciato a riguardo a R. Allegri
una duplice testimonianza, che rivela tutta la paterna e
genuina attenzione del beato pontefice verso gli altri.
Attesta il Gusso:
«Durante il ritorno era sfinito. Noi gli stavamo intorno
per cercare di alleviarlo un poco. Ma ancora una volta fu lui a
stupirci per la sua grande bontà. Osservò che anche noi eravamo molto affaticati. Vide che avevamo i piedi gonfi per esse-
«Cari figlioli, tra noi
povera gente, gente del popolo, c’è la consuetudine di
portare a casa un ricordo
quando si va a visitare un
santuario. Voi ora ritornate a casa, che cosa portate
alle vostre mogli?».
I due restarono sorpresi e cercarono di giustificarsi dicendo che
erano stati occupati tutta la giornata, senza aver
avuto tempo neppure per mangiare e che, quindi,
non avevano avuto modo di pensare a un ricordo
per le loro mogli. Risposero: «Santo Padre, racconteremo loro tutto quello che abbiamo veduto;
è un ricordo anche questo». «Sì, è vero - soggiunse il papa - ma non è un regalo concreto. Bene, ho pensato io alle vostre spose». Prese una scatola che gli era
stata regalata dall’amministrazione del santuario di Loreto. C’erano dentro cinque meravigliosi rosari d’oro,
con perle giapponesi. Ne prese due. «Questo è per la tua
Ausilia» – disse a Paolo – «e questo è per la tua Antonia», disse a Guido14.
L’appellativo di «Papa buono» gli si addice veramente!
Giovanni XXIII davanti alla statua della Vergine Lauretana da lui
incoronata, la quale,
per il felice scatto di un
fotografo, appare come
sorridente e compiaciuta del gesto del pontefice. Archivio Fotografico della Congregazione
Universale.
re stati sempre in piedi e ci disse: levatevi pure le scarpe, ragazzi, anche se siete alla presenza del Papa. Avete faticato
molto, oggi»!
Un prezioso rosario a ricordo del pellegrinaggio
Narra ancora Guido Gusso che, tornato in Vaticano
con il fratello Paolo dopo il faticoso viaggio, accompagnò il papa nel suo appartamento. Verso mezzanotte,
prima di rientrare nelle proprie case, tutti e due andarono a salutarlo e a chiedergli la benedizione. Egli diede
loro la benedizione e poi aggiunse:
14
Pellegrino a Loreto, in Amici di Papa Giovanni, novembre 1987.
Una mostra e un convegno
per ricordare la visita di Papa Giovanni
L
a Delegazione Pontificia, tramite il Centro
Studi Lauretani, ha organizzato una Mostra
su «Giovanni XXIII a Loreto», ubicata nel
Museo-Antico Tesoro e nelle Cantine del
Bramante. L’esposizione ricostruisce quell’evento attraverso oggetti liturgici, fotografie, filmati
e un’intervista a Loris F. Capovilla, all’epoca
segretario di Papa Giovanni e poi, dal 1971 al
1988, arcivescovo di Loreto.
Il Convegno, organizzato dallo stesso Centro
Studi in collaborazione con l’Istituto Teologico
Marchigiano, è fissato per il 26 ottobre e prevede
relazioni di Enrico Brancozzi, Gian Matteo
Roggio, Salvatore Perrella e Giuseppe Santarelli.
Cappello usato da Giovanni XXIII il 4 ottobre 1962
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
309
VITA DEL SANTUARIO
XXXIV pellegrinaggio a piedi da
Macerata a Loreto
I
310
l Pellegrinaggio si è
svolto nella notte tra il
9 e il 10 giugno. Secondo
gli organizzatori, quest’anno avrebbe registrato 80-90 mila partecipanti, tra le persone presenti
alla partenza - ma non
tutte giunte a destinazione - e quelle aggiuntesi
via via lungo il percorso.
Ben 2700 volontari - di
cui 300 nella segreteria si sono dedicate nelle settimane precedenti e durante il cammino per assicurare un’impeccabile
organizzazione e un buono svolgimento del Pellegrinaggio. Inoltre, 800
giovani, provenienti dalle Marche, dall’Abruzzo,
dall’Emilia-Romagna e
dalla Lombardia, hanno
assicurato il servizio di
accoglienza. A questi si
aggiunga una schiera di
altri volontari impiegati
nel coro, nei servizi liturgici, nell’accoglienza delle autorità e degli ospiti, nell’allestimento dello stadio,
nell’ufficio stampa, nella conduzione dei pulmini e dei
pullman e, in special modo, in numero 450, nel servizio
medico e parademico. Insomma una straordinaria organizzazione per un evento di fede e di devozione mariana, che meriterebbe maggiore attenzione da parte dei
mass media nazionali, i quali spesso danno risalto a episodi marginali di poca consistenza rispetto a questo imponente Pellegrinaggio.
Il cardinale Mauro Piacenza, prefetto della Congregazione per il Clero, ha presieduto la solenne concelebrazione nello stadio Helvia Recina di Macerata alle ore
21,00, subito dopo l’arrivo della fiaccola della pace benedetta a Roma il 6 giugno dal papa. Il cardinale nell’omelia, tra l’altro, ha sottolineato che «l’uomo non è mai
solo, perché Dio gli viene incontro in Gesù, uomo vero
e Dio vero». Questo piegarsi della misericordia di Dio
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
sul disagio degli uomini
lo aveva testimoniato
poco prima anche Alberto Malagoli, un imprenditore di San Felice sul
Panaro, a cui il terremoto
del 20 maggio scorso ha
portato via l’azienda di
verniciatura industriale.
Nel messaggio inviato
da don Julian Carron,
presidente del Movimento CL, si legge che «la riscossa dell’uomo non può
che partire dal recupero
della memoria di Cristo,
come contenuto normale
dell’autocoscienza nuova
del cristiano».
Dopo la messa, decine
di migliaia di pellegrini,
provenienti anche dalla
Svizzera, dalla Francia,
dalla Spagna, dalla Croazia, preceduti dalla croce,
si sono avviati alla volta
della Santa Casa di Loreto. Il serpentone ha toccato la lunghezza di 7 km, per cui
gli organizzatori hanno calcolato che, in qualche tratto, il
numero dei partecipanti potrebbe aver sfiorato il numero
di 100 mila. Alle ore 6 l’avanguardia del corteo, guidata
da mons. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano e ideatore del Pellegrinaggio, giungeva a Loreto. Da Montereale, il corteo è stato scortato dalla statua della Madonna di
Loreto, portata a spalla dagli avieri dell’Aeronautica.
Sul sagrato della basilica erano ad attendere i pellegrini
il cardinale Piacenza, i vescovi di Loreto Tonucci, di Macerata Giuliodori e di Ancona Menichelli. Il cardinale ha salutato i pellegrini con nobili e incoraggianti parole. Gli ultimi marciatori della fede sono arrivati dopo un’ora e tre
quarti! Il Pellegrinaggio si è concluso con un Atto di Consacrazione alla Madonna. Numerosissimi pellegrini hanno poi fatto una breve ma devotissima visita alla Santa Casa e alcuni si sono accostati al sacramento della penitenza.
VITA DEL SANTUARIO
Pellegrinaggio a piedi da
Crocette a Loreto
I
l 26 maggio, sabato, si è svolto l’annuale pellegrinaggio da Crocette di
Castelfidardo a Loreto, organizzato
dall’arcidiocesi di Ancona-Osimo e
guidato dall’arcivescovo Edoardo
Menichelli, che lo ha felicemente ideato alcuni anni or sono. Circa seimila
pellegrini delle 44 parrocchie dell’arcidiocesi hanno vissuto un intenso
momento comunitario di preghiera e
di riflessione, culminato, dopo un
cammino di circa due ore, nella solenne concelebrazione eucaristica in basilica, presieduta dallo stesso arcivescovo. Il tema del pellegrinaggio quest’anno è stato il seguente: «Maria
grembo delle vocazioni a servizio di
Dio e degli uomini, per una rinnovata
giovinezza dello spirito». (Foto Montesi)
311
Pellegrinaggio a piedi da
Jesi a Loreto
I
l 15-16 giugno si è svolto il 34° pellegrinaggio a piedi da Jesi a Loreto lungo un
percorso collinare di circa 40 km. Il tema
del pellegrinaggio quest’anno, in comunione ideale con il VII Incontro Mondiale
delle Famiglie, svoltosi a Milano, è stato il
seguente: «La famiglia è il cuore della società» (Don Alberione). La partenza ha
avuto luogo il 15 giugno alle 21,15 presso
la parrocchia di S. Antonio abate a Jesi,
dopo la preghiera comunitaria guidata
dal vescovo mons. Rocconi, e l’arrivo a
Loreto è stato registrato alle ore 7,00 del 16
successivo, dove lo stesso vescovo ha celebrato una messa per i pellegrini, stanchi
ma gioiosi di aver affrontato un duro camino in spirito penitenziale per invocare
la protezione della Vergine. (Foto Montesi)
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
LORETO NEL MONDO
Inaugurata
un’edicola
lauretana ad
Andalo
N
312
el contesto dei festeggiamenti in onore
dei santi Vito, Modesto e Crescenzia, patroni di Andalo (Trento), è stato inaugurato un
capitello o edicola nel parco forestale «Pian
dei Sarnacli», secondo un progetto fatto l’anno scorso, in occasione del gemellaggio stipulato tra Loreto e Andalo, il cui sindaco Paolo
Catanzaro ha sottolineato come quell’evento abbia lasciato un segno profondo nella popolazione di quel centro. La
cerimonia della collocazione di una statua della Madonna di Loreto, alta cm 110, si è svolta il 17 giugno con la partecipazione dell’arcivescovo Giovanni Tonucci, del sindaco Paolo Niccoletti e di Francesco di Matteo, uno dei promotori dell’iniziativa, e p. Corrado Brida.
Benedetto XVI
benedice una statua
destinata all’aeroporto
di Varsavia
I
n occasione del XV Seminario Internazionale sull’Evangelizzazione nel mondo dell’Aviazione Civile, L’11 giugno Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i cappellani cattolici e membri
della cappellanie dell’Aviazione Civile che vi hanno partecipato e, tra l’altro, ha ricordato loro che la Patrona delle cappellanie
è la Madonna di Loreto, Protettrice di tutti i viaggiatori in aereo,
in ossequio alla tradizione che attribuisce agli angeli il trasporto
da Nazaret a Loreto della Casa di Maria.
Nel contesto dell’udienza il papa ha benedetto una statua
della Madonna di Loreto destinata all’aeroporto di Varsavia, la
quale poi è stata consegnata agli interessati durante la messa celebrata a Roma nel pomeriggio da un cardinale (vedi Foto)
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
LORETO NEL MONDO
60° di sacerdozio del
cardinale Elio Sgreccia
I
l 30 giugno, il cardinale Elio Sgreccia ha celebrato il 60° di sacerdozio
nella basilica di Loreto, attorniato da otto vescovi, tra cui Giovanni
Tonucci e Franco Croci, e da numerosi sacerdoti, in gran parte suoi discepoli al tempo in cui era rettore del seminario marchigiano.
Un rappresentante del
Patriarcato di Mosca
in visita ufficiale a Loreto
I
l 7 giugno lo «ieromonaco» padre Anatoly Zmeu, rappresentante
dell’Amministrazione delle parrocchie in Italia del Patriarcato di
Mosca, accompagnato dal console onorario della Federazione Russa ad Ancona Armando Ginesi e da altre persone, ha avuto un incontro presso la casa dei padri scalabriniani di Loreto con i responsabili della Cooperativa Giardino Scalabrini e con il titolare Larus
Viaggi che ha sedi a Comacchio e a Mosca. L’incontro è servito per
mettere a punto un progetto di orientamento di flussi di pellegrini
ortodossi alla Santa Casa e di altre iniziative proposte dal detto
Consolato e dirette a fare di Loreto un centro di dialogo permanente tra cristiani separati. Nel pomeriggio, l’illustre
ospite ha visitato il santuario ed è stato ricevuto prima dal sindaco Paolo Niccoletti e poi dall’arcivescovo Giovanni Tonucci. Nella foto, da destra a sinistra p. Anatoly, il prof. Ginesi, il sign. Stefanelli e p. Santarelli. (Foto Montesi)
Il “Premio città
di Loreto”a Nicoletta
Mantovani
I
l 27 maggio, nella Sala Consiliare del Comune, è stato consegnato a Nicoletta Mantovani, vedova del noto tenore Luciano
Pavarotti, il «Premio Città di Loreto per le Pari Opportunità», un
riconoscimento istituito di recente per valorizzare la presenza
della donna sul piano culturale e sociale. Il Premio è stato conferito alla Mantovani per l’impegno da lei profuso contro la malattia «Ccsvi nella sclerosi multipla», di cui è affetta, abbracciando il
metodo del dott. Zamboni, che ha riproposto con vigore alle
competenti istituzioni per la sperimentazione anche in Italia. Erano presenti alla cerimonia il sindaco Paolo Niccoletti, l’assessore alla cultura M. Teresa Schiavoni e l’arcivescovo Giovanni Tonucci.
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
313
LORETO NEL MONDO
Un pellegrinaggio da Minsk
T
ra i numerosi
pellegrinaggi di
Paesi esteri di fine
maggio a Loreto,
piace segnalare quello di 50 pellegrini
provenienti
dalla
parrocchia dei Ss. Simone ed Elena di
Minsk (Bielorussia),
accompagnati da un
loro sacerdote, padre
Alessandro, che ha
celebrato la messa
nella Cripta del Crocifisso. (Foto Montesi)
314
VI Moto-Pellegrinaggio Nazionale
I
l 2 giugno si è svolta a Loreto la sesta
edizione del moto –
pellegrinaggio nazionale con la partecipazione di centinaia di centauri in
sella alle loro rumorose moto di ogni cilindrata. La manifestazione è stata promossa dal Comitato
regionale Fmi, tramite il presidente onorario Aurelio Nordio. I motociclisti, in
arrivo di buonora in Piazza Papa Giovanni, hanno poi parcheggiato i loro ciclomotori in Piazza della Madonna, partecipando alla visita del santuario e del museo e poi alla messa delle ore 11, alla quale è seguita la benedizione impartita da un sacerdote cappuccino al fragoroso «rombo al cielo». (Foto Montesi)
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
Approvazione ecclesiastica
dell’Associazione
“Laboratoranti nel si”
L’
arcivescovo metropolita di Vercelli mons. Enrico Masseroni, in data 27
giugno 2012, ha approvato l’Associazione «Laboratoranti nel sì», fondata
dal prof. Paolo Giovanni Monformoso e aggregata alla Congregazione Universale della Santa Casa, ai cui messaggi spirituali si ispirano i componenti della
stessa, che sono professionisti socio-sanitari e volontari che operano nel mondo sanitario, assistenziale ed educativo a vantaggio di chi soffre per problemi
fisici, morali, psicologici e relazionali. Il «Carisma di Nazaret» è alla base della
loro attività: aiutare ad avere coraggio di dire ancora una volta sì alla vita, nonostante la presenza della sofferenza.
Riportiamo il testo di riconoscimento canonico dell’Associazione.
Vista l’istanza presentata dal Sig. Giovanni Paolo Monformoso, Presidente Mo- L’arciv. Masseroni e il prof. Monformoso.
deratore dell’Associazione «Laboratoranti nel sì», in data 29 aprile 2012, con la quale chiede la revisione dello statuto in conformità del § 3 del can. 299 del c.j.c. e l’eventuale riconoscimento dell’Associazione privata di fedeli nella Chiesa;
esaminato lo statuto che indica l’obiettivo sociale e gli altri contenuti prescritti dalla normativa ecclesiale;
visti i cann. 299 e 322 del cj.c.; con il presente
DECRETO
Approvo lo statuto dell’Associazione «I Laboratoranti nel si» al fine dell’acquisizione della personalità giuridica canonica
come associazione privata di fedeli.
In conformità al § 2 del can. 324 c.j.c l’Associazione ha indicato quale consigliere spirituale mons. Giuseppe Cavallone, sacerdote diocesano di Vercelli, che volentieri confermo in questo ministero di guida spirituale.
Vercelli, 27 giugno 2012
+ Enrico Masseroni
Vescovo Metropolita di Vercelli
Don Fabrizio Poloni
Cancelliere Arcivescovile
Ultime sottoscrizioniper i restauri degli affreschi del Pomarancio
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Offerente anonimo ..................................................€ 50,00
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Raffaele Sguazzo ....................................................€ 150,00
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IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
315
NOTIZIE FLASH
Un libro del card. Comastri sulle «Briciole»
Dal 2005 al 2011 il cardinale Angelo Comastri ha inviato,
in video, alcune sue riflessioni al gruppo denominato
«Briciole», durante le riunioni annuali a Loreto nel mese
di luglio. Ora i testi di quelle edificanti riflessioni sono
state pubblicate in un opuscolo, curato dalla fondatrice
delle «Briciole» Carla Zichetti, che vi ha premesso una
breve storia delle stesse. Sono pagine che si leggono con
vero godimento dell’animo e con frutto spirituale.
316
Un accurato saggio sulla «Via Lauretana»
Nella rivista «Scritti di Historia Nostra. Per Floriano
Grimaldi» (edito dalla Tecnostampa, Recanati 2012) è
apparso un saggio di Emanuela Di Stefano sulla «Via
dritta» da Roma a Loreto. L’antico tracciato della via romana-lauretana nei secoli XIV-XVI» (pp. 145- 154). L’autrice ha presentato i risultati della sua ricerca il 30 marzo
scorso in un Seminario svoltosi a Camerino nel Palazzo
Ducale, precisando che il principale asse di collegamento tra Roma e Loreto, lungo l’arco di tre secoli, passava
per la via di Camerino-San Severino, attraversava il territorio di Treia e l’attuale Villa Potenza per confluire a
Recanati e a Loreto. Era detta «via dritta» perché più rapidamente collegava le due città sante. A partire dal
1578, in seguito alla ristrutturazione del sistema stradale
voluto da Gregorio XIII, fu privilegiato l’itinerario che
da Foligno conduceva a Tolentino, a Macerata, a Recanati e a Loreto. Nel seminario altri studiosi hanno illustrato aspetti diversi della famosa via peregrinatoria.
Pellegrini a cavallo dalla Romagna
Il 13 maggio quattro cavalieri, su splendidi cavalli, provenienti da Savignano sul Rubicone, sono giunti a Loreto in devoto pellegrinaggio. Erano partiti dalla loro città
7 giorni prima, percorrendo in sei tappe strade sterrate
e ippovie. Sono stati accolti dal sindaco di Loreto Paolo
Niccoletti, che ha salutato il sindaco di Savignano Elena
Battistini, presente all’arrivo dei cavalieri, i quali poi
hanno consegnato la loro preghiera alla Madonna di
Loreto, incisa su un piatto di ottone.
Una statua lauretana a Pratica di Mare
Il 14 maggio è stata prelevata dalla Congregazione Universale una statua della Madonna di Loreto, alta cm 80,
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
destinata al Museo Storico - Servizio Aereo della Guardia di Finanza a Pratica di Mare, il quale era stato inaugurato il 18 aprile precedente.
Un convegno sulla politica
Il 19 maggio, nella Sala Paolo VI si è tenuto un convegno,
organizzato dall’Associazione «Aldo Moro», su «La misura della politica. Il servizio». Il convegno si è aperto
con dieci aforismi pensati dall’arcivescovo Giovanni Tonucci. Sono intervenuti padre Stefano Vita che ha parlato
di tre esimi politici, san Tommaso Moro, Giorgio la Pira e
Giuseppe Lazzati, quali modelli di una politica che cerca
unicamente il bene comune. E’ seguita una sostanziosa
relazione di Pina Marmo. Ha moderato l’incontro Luciano Clementi, presidente dell’Associazione «Aldo Moro».
Grande successo della Mostra
«Meraviglie dalle Marche»
Grande successo ha avuto la Mostra allestita in Vaticano
(3 maggio-10 giugno) con l’esposizione di prestigiosi dipinti custoditi in vari luoghi della Regione, tra i quali
«La cacciata di Lucifero» del Lotto e la «Traslazione»
dell’Heinz. Lo sottolinea anche un articolo apparso
sull’«Osservatore Romano» (21-22 maggio) dell’autorevole Antonio Paolucci. Questi osserva che un importante
risultato della Mostra sta nel fatto che «il collezionista e
antiquario Pietro Scarpa ha voluto donare al Tesoro della
Santa Casa di Loreto la grande tela di Jospeh Heinz il
Giovane». E aggiunge: «Basterebbe questo generoso e intelligente atto che arricchisce di un’opera preziosa il Museo lauretano, per farci capire quanto forte sappia essere
ancora oggi il fascino delle azioni belle e virtuose».
Cimeli lauretani a una Mostra a Monreale
Il 7 giugno nel Museo Diocesano di Monreale (PA) è
stata inaugurata una Mostra sulle arti decorative con
opere dei Musei Vaticani e della Santa Casa di Loreto,
allestita nel Museo Diocesano di Monreale (PA). Dal
Museo – Antico di Loreto è stato prelevato un prezioso
arredo d’altare in coralli, giudicato di arte siciliana. La
Mostra si è chiusa il 7 settembre.
Un «romitorio» lauretano a Filadelfia
Le suore carmelitane scalze di Filadelfia (USA) hanno
costruito nell’ambito del loro monastero un «romitorio»
dedicato alla Madonna di Loreto, nel quale hanno collocato la relativa immagine.
Costa Crociere sbarca...a Loreto
Al porto di Ancona approdano anche le navi di crociera
della nota Compagnia Costa, la quale ha inserito Loreto
nel calendario delle escursioni nelle città vicine. Sono riservate cinque ore per la visita al Santuario, al MuseoAntico Tesoro, eccetera. Ciò ha favorito il flusso turistico a Loreto durante i mesi estivi.
Visita dell’ambasciatore indiano
L’11 giugno l’ambasciatore indiano Saha ha fatto visita al
santuario di Loreto, accolto dal sindaco Paolo Niccoletti e
dell’arcivescovo Giovanni Tonucci, che ha accompagnato
l’illustre ospite in basilica. Tre religiosi indiani (due cappuccini al servizio del santuario e un salesiano residente
a Loreto) hanno ossequiato l’ambasciatore del loro Paese.
Loreto in TV sulla storia e sulle guarigioni
Il 14 giugno, all’interno del programma «Mistero» che
va in onda alle ore 21,15 su Italia 1, è stato trasmesso un
servizio sul santuario di Loreto, con notizie sulla storia
e sui fatti di guarigioni ivi verificatesi. Sono stati inter-
vistati l’arcivescovo Giovanni Tonucci, p. Giuseppe
Santarelli, il prof. Fiorenzo Mignini, responsabile dell’Osservatorio Medico di Loreto, e Lorenzo Rossi, miracolato dalla Vergine Lauretana.
51° anniversario dell’Avis di Loreto
Il 17 giugno, con una solenne cerimonia, culminata nella
celebrazione eucaristica in basilica presieduta da mons.
Decio Cipolloni, è stato ricordato il 51°anniversario della
fondazione dell’Avis di Loreto, sorta nel 1961 in seguito
a un incidente occorso ad alcuni collegiali salesiani di
Loreto. Tra le numerose benemerenze date a numerosi
donatori, si vuole sottolineare quella conferita al presidente emerito Corrado Medeot dal nuovo presidente
Mario Ragaini, il quale ha messo in risalto che «Corrado
è stato l’anima dell’Avis di Loreto» per lunghi anni.
Da Loreto a Roma in pullman
Finalmente è stato ripristinato il collegamento tra Loreto
e Roma e viceversa, con tre corse giornaliere in pullman,
munito di tutti i confort (caffè, bagno a bordo, ecc.). Il
servizio è stato attivato dal «Consorzio Prima Linee» di
Civitanova Marche. Partenza da Loreto, in Piazza Garibaldi: ore 4,40, 9,10, 15,45. Partenza da Roma Tiburtina:
9,30, 14,00, 20,30. Prezzo: € 20,00; andata e ritorno € 36.
Messa per le mamme in attesa
M
aria ha atteso nella
sua Casa di Nazaret
la nascita del Bambino
Gesù nel silenzio e nell’adorazione. Per questo la
Santa Casa è diventata
luogo di preghiere per le
mamme che portano in
grembo un bambino.
Ogni anno nel santuario
di Loreto si celebra una
messa per loro, invocando la benedizione di Dio e
la protezione della Madonna. Quest’anno la cerimonia ha avuto luogo il
27 maggio con una celebrazione eucaristica presieduta dal rettore padre Giuliano Viabile, alla quale ha fatto seguito una devota
visita delle mamme in attesa nella Santa Casa. (Foto Montesi)
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
317
PUBBLICAZIONI
promosse dalla Delegazione Pontificia del Santuario della Santa Casa
di Loreto - c.c.p. 311605 - Tel. 071970104
IL LIBRO DEL MESE
Giuseppe Santarelli
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Il volume conta 150 pagine con 60 illustrazioni a colori,
ed è alla terza edizione.
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confronto con quelli di Nazaret e della Terra Santa per la loro comune matrice giudeo- cristiana.
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giudeo-cristiani.
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pietre che compongono la Santa Casa di Loreto.
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Ai sensi del d.lgs 196 del 30/06/2003 la informiamo che i dati personali che verranno
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saranno trattate unicamente allo scopo di inviare agli associati e/o benefattori le pubblicazioni nel pieno rispetto delle norme del D.L. 30/06/2003. Rispetto a tali dati potranno essere esercitati i diritti a cui all'art. 7 del d.lgs 196/2003; in particolare il soggetto interessato potrà richiederne la cancellazione e/o rettifica scrivendo alla redazione.
IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA - LORETO • Settembre/Ottobre 2012
CONGREGAZIONE UNIVERSALE DELLA SANTA CASA
Fondata nel 1883, ha le seguenti finalità:
• Diffondere la conoscenza e la devozione verso la Madonna e la sua Santa
•
•
Casa, dove ha avuto inizio la storia della nostra salvezza con l’Annunciazione
e l’Incarnazione;
Curare la promozione e il decoro del santuario con offerte e lasciti vari;
Accogliere i pellegrini orientandoli a vivere i messaggi del santuario, la vita
della S. Famiglia, le feste della Madonna.
L’ISCRIZIONE alla Congregazione è aperta a quanti desiderano collaborare alle sue
finalità. Con l’iscrizione si partecipa in perpetuo ai benefici spirituali delle preghiere e di una Messa che si celebra ogni giorno alle ore 8 nel santuario (Messe
Perpetue); agli iscritti è concessa inoltre l’indulgenza plenaria alle solite condizioni nel giorno dell’iscrizione e nella festa della Madonna di Loreto (10 dicembre).
NORME PER L’ISCRIZIONE
• Farne richiesta, anche con lettera, alla Direzione. Possono essere iscritti vivi e defunti, persone singole e
famiglie. Viene rilasciato un diploma di iscrizione.
• La partecipazione ai beni spirituali, comprese le Messe perpetue, è perpetua, cioè per sempre.
• Gli iscritti non hanno obblighi particolari, tranne l’impegno di vivere cristianamente.
• Si raccomanda la recita dell’Angelus tre volte al giorno e la recita frequente del Rosario e delle Litanie
Lauretane.
• La quota d’iscrizione è di € 10,00 (per l’iscrizione individuale) o di € 16,00 (per l’iscrizione di più persone
o di una famiglia).
La Congregazione Universale pubblica la rivista mensile “IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA”, che informa sulla vita
del santuario e funge da collegamento con gli animatori e gli iscritti. Promuove inoltre gli studi e le pubblicazioni
sulla storia della S. Casa e del santuario. Chi desidera collaborare più intensamente agli scopi della Congregazione
Universale può chiedere di far parte del gruppo degli AMICI DELLA SACRA FAMIGLIA che riunisce gli Zelatori e le
Zelatrici della Santa Casa. Essi riceveranno particolari incarichi insieme ad un nostro tesserino d’iscrizione. Per l’invio di corrispondenza e di offerte servirsi del seguente indirizzo:
DELEGAZIONE PONTIFICIA - CONGREGAZIONE UNIVERSALE DELLA SANTA CASA
60025 Loreto (AN), Italia - Tel. 071.97.01.04 - Fax 071.97.47.176 - C.C.P. n. 311605
MESSE PERPETUE
Iscrivi te stesso e i tuoi familiari alla Congregazione Universale della Santa Casa.
Potrai usufruire di vari benefici spirituali, in primo luogo delle messe perpetue:
cioè, di una messa celebrata ogni giorno nel santuario della Santa Casa alle ore 8.
Puoi iscrivere te stesso o altra persona singola, viva o defunta (offerta € 10,00)
Puoi iscrivere la tua famiglia o altre famiglie, per vivi e/o defunti (offerta € 16,00)
Invia la tua offerta tramite C.C.P. n. 311605 intestato a:
Delegazione Pontificia - Congregazione Universale Santa Casa - 60025 Loreto (AN)
oppure tramite bonifico bancario:
Banca delle Marche cod. IBAN: IT70O0605537380000000000941 BIC: BAMAIT3A
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Chi intende inviare l’offerta tramite bonifico bancario è pregato di comunicare il proprio recapito tramite lettera, fax o e-mail per consentire una risposta.
Per contattarci: tel. 071.970104 - fax 071.9747176 Sito: www.santuarioloreto.it e-mail: [email protected]
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MSG Settembre - Ottobre 2012