dicembre 2011
Redone
numero 5
il
Periodico d’informazione della Parrocchia Prepositurale dei Ss. Pietro e Paolo di Gottolengo
Nasce per noi
il Redone
CALENDARIO
PASTORALE
Periodico d’informazione della Parrocchia Prepositurale
dei Santi Pietro e Paolo di Gottolengo
Autorizzazione del tribunale di Brescia n. 236
del 16-05-1965
n. 5 - dicembre 2011
Sito Internet della Parrocchia:
http://www.parrocchiagottolengo.it
e-mail: info @parrocchiagottolengo.it
Tel. 030 951042
Direttore responsabile:
Don Arturo Balduzzi
Redazione:
Andrea Milzani, Angelo Biazzi, Delia Milzani, Giuseppe
Zanon, Giusi Morbini, Mino Feroldi, Mino Onorini,
Paola Rodella, Paolo Bianchi, Silvana Martinelli,
Stefania Tenchini
In questo numero
Calendario Pastorale ........................................2
La Parola del Prevosto ......................................3
Natale... senza Pasqua
Auguri Don Arturo .............................................5
Attualità ..............................................................6
Fiat Lux!
La Chiesa ci insegna..........................................7
Chiesa, mezzo secolo di comunicazione
Il Battesimo dei bambini ................................. 8
Don Luca e la sua cordata ................................9
Cosa spesi? Cosa attendi?
Sulle vie di San Francesco
Assisi...Assisi...Assisi...
Castagnata 2011
“Chi getta semil al vento farà fiorirre il cielo”
Jean Claude e Harald
Amici di Cristo per sempre
Note di tradizione ............................................14
I filòs d’inverno
Gruppi Parrocchiali .........................................16
Qui Caritas
Il Presepe della Chiesa Parrocchiale
Presepe Vivente in Oratorio
Voce Missionaria .............................................19
Gli eterni viaggiatori .......................................20
Scuola ..............................................................21
Dislessia, una tappa importante
Gara di Pesca ................................................. 23
Aspiranti volontari cercasi ............................ 24
Pellegrinaggi ...................................................25
Nedàl ................................................................26
Lettere alla redazione .....................................27
C’era una volta il mio paese
L’Angioletto “Rosa” ........................................28
Caro Luca .........................................................29
Concerto di Natale ......................................... 29
Anagrafe parrocchiale .....................................30
Litotipografia Causetti - 25023 Gottolengo (BS)
Piazza xx Settembre 14 - Tel. e Fax 030.951319
ORARIO Ss. MESSE
VIGILIARI:
Ore 16,30:
Ore 18,30:
Ore 20,30:
Casa di Riposo
Parrocchiale
Comunità Neocatecumenali
FESTIVE:
Ore 8,00 - 9,30 - 11,00 - 18,30
FERIALI:
Ore 8,00 - 18,30 da lunedi a venerdi
Ore 16,30: giovedi Casa di Riposo
CONFESSIONI
SABATO: dalle ore 9,00 alle ore 11,00
ed in prossimità delle Sante Messe
Itinerario di formazione
per coppie di fidanzati
Insieme verso il...
Matrimonio
a
Gli incontri si terranno in Gottolengo presso il
Centro Pastorale nelle seguenti date
GENNAIO Domenica
FEBBRAIODomenica
MARZO Domenica
15 - 22 - 29
5 - 12 - 19 - 26
4
ore 16,00
Tel. Parroco 030.951042
T.R.G.: La trasmissione del notiziario settimanale andrà in onda
la domenica (dopo l’Angelus del Papa) e in replica il lunedì e il
mercoledì alle ore 20,30
In copertina: CARAVAGGIO - Natività con i Santi Lorenzo e Francesco (1609)
Oratorio S. Cita (Palermo)
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il Redone
LA PAROLA DEL PREVOSTO
NATALE ...
SENZA PASQUA
Per tutta una serie di ragioni culturali, folcloristiche, sentimentali e religiose, il Natale ha ancora un grande potere, una forte capacità di coinvolgere, di aggregare. Le solenni cattedrali come le chiesette di campagna la notte di Natale si riempiono. Quel Bimbo nel presepe ha ancora un suo fascino, un suo linguaggio,
al quale sono sensibili tutti, anche coloro che hanno un po’ smarrito la via che conduce alla Chiesa. Tutto
questo è bello e ha un suo valore.
L’evento che si celebra, reso più eloquente dalla liturgia e da quei canti che, mentre richiamano alla
mente la poesia dell’infanzia più o meno lontana, riesce sempre a toccarci nel profondo del cuore e a suscitare sentimenti di bontà, di esigenza di comunione, di fraternità e di pace. E poi...? Poi, chissà perché,
quel Bimbo, che suscita tenerezza e commozione, che fine fa? Quella storia che ha avviato in terra col suo
primo vagito e di cui la mangiatoia segna il punto di partenza, trova spazio per iscriversi nella nostra vita e
per coinvolgerci?
Se ci guardiamo bene attorno, purtroppo, una grossa percentuale di fedeli che assiepavano le chiese
nella Messa di mezzanotte si smarrisce, si disperde con lo spegnersi delle luci colorate che ornavano vie e
vetrine.
Quel “Seme divino” caduto in terra a Betlemme, per tanti, troppi, rimane tale. Il “Frutto” che la Chiesa
contempla con le sue braccia spalancate e trafitte, come il suo cuore, sulla Croce, viene perso di vista, non
attrae più o troppo poco, non è importante, dice poco o niente, lascia indifferenti, o quasi.
Eppure l’evangelista Luca, presentandoci il Dio neonato, aveva già lo sguardo rivolto alla Croce e alla
Pasqua. Mentre annotava “Maria lo avvolse in fasce” ci rimandava a “Giuseppe d’Arimatea avvolse Gesù in un lenzuolo”.
Mentre registrava “Maria depose Gesù nella mangiatoia” risuonava nelle sue orecchie “deposero Gesù nel
sepolcro scavato nella roccia”.
Questa “dimenticanza” della vicenda completa
di Cristo Gesù è purtroppo ben presente e diffusa anche oggi nella nostra chiesa. Dalle analisi fatte a vari livelli ecclesiali circa il come la
nostra chiesa vive la sua dimensione religiosa
è emerso che la nostra chiesa, in gran parte, ha
smarrito Gesù, in modo particolare ha perso di
vista l’evento di Morte e Risurrezione che ha coronato la sua vita.
“La maggioranza della nostra popolazione ha sentito parlare di Gesù, ma Lo conosce
poco”. “Si ha di Gesù un’idea incompleta, generica... “. “Gesù è un personaggio del passato”. “Anche la Risurrezione di Gesù lascia molti perplessi. Alcuni credono nella Risurrezione,
ma non colgono le implicazioni. In sostanza, il
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il Redone
LA PAROLA DEL PREVOSTO
mistero pasquale fa difficoltà a molti”. “Molti non riconoscono in Lui il Figlio di Dio, il senso della vita, il
Maestro. “Quanto al fatto che sia unico Salvatore, si nutrono dei dubbi”.
Una Chiesa che smarrisce per strada l’evento di morte e Risurrezione di Cristo non è una Chiesa. Più
che la mangiatoia a noi occorre il sepolcro vuoto, i nostri veri problemi trovano risposta solo nella Pasqua
di Cristo.
E’ da Cristo in Croce che scende la bella notizia che i nostri peccati sono perdonati, che il suo Amore
è sempre più grande e più potente di tutta la malvagità umana.
E’ da Cristo risorto che si sprigiona la bella notizia che la nostra morte, come la sua, è vinta e che noi,
da destinatari della tomba, siamo diventati candidati alla Risurrezione.
E’ da Cristo risorto e asceso al cielo, cui sono stati conferiti dal Padre pieni poteri, che viene riversato
lo Spirito Santo nei nostri cuori, rendendoli nuovi, capaci di amare gratis e di perdonare i nostri nemici.
Ripartiamo pure da Betlemme, ma per seguire Gesù con Maria, fin sotto la Croce, là dove si è consumato un mistero d’Amore e di perdono, dove è riecheggiato il grido della Risurrezione e ci è offerta gratis la
possibilità di essere perdonati, risorti, con un cuore nuovo e grande come quello di Dio.
Don Arturo
“Un angelo del Signore si presentò a loro
e la gloria del Signore li avvolse di luce”
(Lc 2,9)
Gesù è luce di Dio e dell’uomo.
Sono tante le tenebre che ci avvolgono: quelle personali, quelle di ordine sociale,
politiche ed economiche, quelle culturali ed educative.
Il Natale svela un mondo chiuso e buio, ma Dio trova sempre un varco per far
brillare la luce di Betlemme: accogliendo il suo fulgore si può uscire dalla
chiusura degli egoismi e degli interessi personali e ricominciare a costruire.
Questo è l’augurio di speranza e fraternità.
Don Arturo, don Luca, don Lorenzo, don Angelo e il diacono Giuseppe
lo estendono a tutte le famiglie della comunità di Gottolengo
in modo particolare a tutti gli operatori di pastorale e volontari che operano
nella parrocchia, al signor Sindaco e amministratori, alle associazioni culturali,
sportive e ricreative del paese.
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Au
Auguri Don Arturo!
il Redone
Quando un compleanno porta con sé il raggiungimento di una cifra tonda, si ha l’impressione di
aver conseguito un “traguardo”, una tappa del cammino della propria vita.
Se, poi, l’età inizia a regalare la gioia di una maturità pienamente vissuta, la festa assume un sapore
particolare.
Per noi è naturale, quindi, ricordare con affetto i sessant’anni compiuti dal nostro parroco (o, meglio, “prevosto”). Sessanta candeline spente in compagnia della classe 1951 di Gottolengo, con una
serata di cordiale convivialità e amicizia.
L’augurio assume, inoltre, un significato particolare perché si aggiunge ad un altro semplice, ma significativo, traguardo: l’Immacolata Concezione, l’otto dicembre, vede lo scoccare del primo anno
di apostolato nella nostra parrocchia.
Don Arturo Balduzzi entrava in corteo proprio nella solennità mariana del 2010.
Quante aspettative, quante curiosità, accompagnate dal reciproco desiderio fra il gregge ed il suo
nuovo pastore di conoscersi e d’interagire fraternamente.
Sono già passati dodici mesi, molto intensi e, grazie a Dio, assai proficui nell’ambito di quel progetto pastorale che don Arturo ha immaginato per noi. Un anno che ha visto gettate le basi per la
costruzione delle Unità Pastorali, realtà che costituiranno una svolta significativa nella storia delle
comunità cristiane di tutta la nostra diocesi.
Auguri, quindi, per i suoi splendidi sessant’anni!
Auguri per il primo anno trascorso a Gottolengo!
E, naturalmente, auguri per il Santo Natale oramai alle porte.
Sia la nascita del Redentore, caro Don Arturo, il miglior viatico di ogni bene per la sua essenziale
opera di missione in terra di Gottolengo!
La Redazione
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il Redone
ATTUALITA’
FIAT LUX!
“Sia la luce!” La parola creatrice del Signore irrompe nel tempo e nello spazio. La vita, nella Creazione, ha un suo
inequivocabile inizio, istantaneo, senza interruzione alcuna: “Et lux fuit.”
Due affermazioni totalmente assertive, che non ammettono dubbi. Non esiste orologio in grado di stabilire la frazione
di nano secondo che intercorre fra le due proposizioni. Il peso temporale di quel “et” è nullo, perché ciò che la parola
di Dio pronuncia, sussiste immediatamente.
Per analogia, sono queste le considerazioni che prevalgono nel cuore del cristiano quando si parla di vita nascente.
Ciò che la biologia e la medicina narrano sul concepimento, altro non sono che la scoperta e la spiegazione scientifica
di quanto accada nel grembo di una madre all’inizio della gravidanza. Con metodi sempre più approfonditi e tecniche
raffinatissime, gli studiosi sono andati a ritroso, individuando il feto, l’embrione, i blastocisti, lo zigote, l’ovulo, ecc.
ecc. Qual è il punto di partenza? Quando parliamo di essere umano vero e proprio? Quando inizia la vita? La Chiesa, è bene saperlo, ha, sulla questione, una posizione inamovibile: la vita è tale fin dal concepimento!Immaginate
un’ipotetica discussione sulla natura dell’embrione Gesù, se, a suo tempo, non fu “vero Dio e vero uomo” fin dal
concepimento, ma solo dopo qualche giorno? Quantomeno bizzarro...
Ho posto una premessa per introdurre un fatto poco “pubblicizzato” da gran parte della stampa italiana, se non, nella
maggior parte dei casi, per esprimere dissenso e perplessità, quasi fastidio. La Corte di Giustizia Europea, il 18 ottobre, ha emesso una sentenza con la quale si boccia la possibilità di brevettare tecniche che sacrifichino embrioni umani, seppur per la ricerca. E’ bene precisare che, essendo stata la questione dibattuta sul piano giuridico e non medico,
la Corte non ha voluto in alcun modo ostacolare direttamente lo sviluppo scientifico (come si è voluto far credere in
molti commenti), ma ha inteso mettere un punto fermo per la difesa della vita umana fin dal concepimento. E’, infatti,
da considerare a tutti gli effetti un embrione umano “qualunque ovulo umano fin dalla fecondazione”, sgombrando il
campo da tutte quelle teorie che, divise le varie fasi di sviluppo dell’embrione, volevano giustificarne la produzione
in laboratorio, il conseguente utilizzo con, nello specifico della sentenza, la possibilità di brevettarne tecniche e risultati. Il pronunciamento della Corte ha recepito quello che dovrebbe essere patrimonio culturale di tutti: l’embrione
umano non può essere considerato alla stregua di un oggetto ma è un soggetto vero e proprio, meritevole di difesa
giuridica come lo è ogni persona “adulta”. Certo, la sentenza non vieta affatto la produzione di embrioni in laboratorio, ma impedisce la brevettabilità di tali sistemi e/o risultati eventuali. Eppure, già questo non è fatto da poco.
In soldoni. Se io scopro una nuova tecnica per la fusione dei cerchi in lega, cercherò di proteggere la mia innovazione con una serie di brevetti che ne impediscano l’utilizzo ad altri. Se i miei brevetti saranno validi farò tanti soldi.
Oppure: avete presente il telefono? L’inventore, l’italiano Meucci, non ebbe, a suo tempo, il denaro a sufficienza per
coprire con un brevetto la propria invenzione. Cosa che riuscì all’americano Bell, il quale, copiata e soprattutto brevettata l’idea del Meucci, fece denaro a palate. Ho volutamente utilizzato espressioni terra terra, perché non dissimile
è quanto sta succedendo in ambito scientifico attorno al business (che parola terribile!!) degli embrioni umani. La
sentenza, con una logica simile al caro vecchio buon senso, ha, infatti, voluto “stoppare” le ambizioni economiche
delle case farmaceutiche, colossi finanziari con scrupoli assai ridotti quando si tratta di fare affari. Inutile dire che,
come al solito, c’è chi ha già attribuito responsabilità “al Vaticano” per le indebite pressioni ed ingerenze esercitate
sui giuristi. Viene da sorridere...
Basti pensare che la sentenza è stata, in realtà, la conseguenza del ricorso fatto alla Corte europea dalla sezione tedesca di Greenpeace (in risposta ad un’interrogazione inoltrata da uno studioso anch’egli tedesco), organizzazione
ecologista internazionale che nulla a che fare con papi, cardinali o vescovi. Tutt’altro!
Senza tanti giri di parole, in barba agli strazianti appelli per la difesa della libertà di ricerca tenuti dai paladini del
progresso scientifico a tutti i costi (il fine giustifica i mezzi = l’embrione è solo un mucchietto di cellule e non totalmente essere umano in fieri), Greenpeace ha dichiarato che “impedendo la brevettabilità di embrioni umani, la Corte
di giustizia ha agito a tutela della vita umana e contro gli interessi commerciali”. Fosse uscita da Papa Benedetto XVI
una simile frase, sai che scandalo! Qualcuno avrebbe evocato il Medio Evo, la Santa Inquisizione, il rogo, ecc.ecc.
Io, per concludere, ritorno da dove sono partito: “Dio disse: Sia la luce! E la luce fu”. Sintetico ed efficace.
Buon Natale!
Andrea Milzani
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il Redone
La Chiesa ci insegna
Chiesa, mezzo secolo di comunicazione...
Negli ultimi cinquant’anni i media hanno avuto una notevole evoluzione, dall’introduzione e lo sviluppo della
televisione al rivoluzionato avvento di internet, all’ingresso nell’era digitale.
La Chiesa ha seguito con attenzione questi cambiamenti rilevando volta per volta opportunità e rischi che tali fenomeni comportano per la persona, infatti nel 1963 pubblica il decreto conciliare sugli strumenti di comunicazione
sociale “Inter Mirifica” e successivamente istituisce le “Giornate Mondiali della Comunicazione Sociale”.
Negli anni ’70 con la nascita d’imprese multimediali ed un ampio uso di tecnologie informatiche si avvertono i primi segnali di un cambiamento epocale, ecco che la Chiesa, con grande impegno, riprende le indicazioni conciliari
e organizza seminari di studi che conducono alla pubblicazione dell’Istruzione pastorale “Communio et progressio” (1971), nella quale espone i principi dottrinali e i suggerimenti per l’azione pastorale circa gli strumenti della
comunicazione.
Gli anni ottanta segnano il primo decennio di Papa Giovanni Paolo II, periodo in cui il Papa è protagonista di
un’inedita esposizione sui mezzi di informazione e decennio in cui sorge il Centro Televisivo Vaticano (1983).
Negli anni novanta prende vita il polo dell’emittenza televisiva dei cattolici, Sat 2000.
Negli anni duemila la Santa Sede e Google-YouTube stringono un accordo per la diffusione di contributi video (in
collaborazione con il CTV) riguardanti i messaggi di papa Benedetto XVI.
Per quanto riguarda la Chiesa italiana, gli anni duemila si aprono con la pubblicazione degli orientamenti pastorali
per il primo decennio del terzo millennio: “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” (2001). Si moltiplicano le iniziative sui media, dal coordinamento dei webmaster cattolici al convegno promosso dalla CEI per la
cultura e le comunicazioni sociali “Parabole mediatiche: fare cultura nel tempo della comunicazione” (2002).
Nel 2004, con la pubblicazione del direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa dal titolo
“Comunicazione e Missione”, si traccia una magna charta delle comunicazioni sociali per sottolineare l’impegno
della Chiesa italiana a comunicare il vangelo, nella cultura mass mediale, attraverso la proposta di nuovi percorsi e
iniziative pastorali. Nel 2010, otto anni dopo “Parabole mediatiche”, con il convegno CEI “Testimoni digitali, volti
e linguaggi nell’era cross mediale” la Chiesa promuove un’ulteriore occasione di incontro e di approfondimento,
espressione della volontà di capire i mutamenti operati dalle nuove tecnologie per non rimanere meri consumatori,
ma testimoni della vivacità della fede cristiana anche in questa nuova cultura.
Attualmente il fenomeno più importante a cui stiamo assistendo è la confluenza su internet di tutti i tipi di trasmissione, dati, software, video e voce. La Rete è diventata un immenso villaggio globale e se questo da una parte è
un’opportunità, dall’altra è un impegno ad una maggiore attenzione ed a una presa di coscienza rispetto ai possibili
rischi.
Il Santo Padre attraverso il messaggio che ha pronunciato in occasione della XLV GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI ci ricorda che esiste uno stile cristiano di presenza anche nel mondo digitale:
“anche nel mondo digitale non vi può essere annuncio di un messaggio senza una coerente testimonianza da parte
di chi annuncia. Nei nuovi contesti e con le nuove forme di espressione, il cristiano è ancora una volta chiamato
ad offrire una risposta a chiunque domandi ragione della speranza che è in lui (cfr 1Pt 3,15)”.
Il messaggio di Benedetto XVI si conclude con l’invito ai giovani “a fare buon uso della loro presenza nell’arena
digitale”.
Delia Milzani
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il Redone
Il Battesimo dei bambini
(dal Direttorio per la celebrazione e la pastorale dei sacramenti nella diocesi di Brescia)
22. «In forza della parola del Signore: “Se uno non rinasce dall’acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel Regno di Dio” (Gv 3, 5), la Chiesa ha sempre ritenuto che i bambini dei genitori cristiani non
debbano essere privati del Battesimo. Essi infatti vengono battezzati nella fede della Chiesa, professata dai
genitori, dai padrini e dagli altri presenti al rito: questi rappresentano sia la Chiesa locale sia la società
universale dei santi e dei fedeli, la Chiesa madre, che tutta intera genera tutti e ciascuno»
NEL TEMPO CHE PRECEDE LA CELEBRAZIONE
23. Il parroco nella sua carità pastorale si premurerà di conoscere le famiglie dei nuovi nati in modo da
prendere contatto tempestivamente con esse, per non dilazionare troppo la celebrazione del Battesimo e
iniziare con loro un cammino di fede e di preparazione.
24. Sarà preoccupazione del parroco formare una équipe battesimale - formata da presbiteri, diaconi, persone consacrate, coppie di sposi, catechisti per adulti - che accompagni i genitori dei battezzandi in questo
cammino di evangelizzazione e di formazione cristiana, nella certezza che «nell’opera pastorale si deve
associare sempre la famiglia cristiana all’itinerario di iniziazione» (ScC 19).
25. Gli incontri formativi, di tipo familiare e comunitario, tengano conto della situazione di fede della famiglia e, comunque, non siano meno di quattro. Siano curati bene e prendano sempre più la struttura di un
vero e proprio itinerario di fede che diventi prassi e tradizione nella vita della parrocchia.
LA CELEBRAZIONE DEL BATTESIMO
33. L’ideale è che il Battesimo venga celebrato nel contesto della Veglia pasquale per farne comprendere
compiutamente il significato nella luce della morte e risurrezione del Signore
Gesù. In ogni caso la celebrazione del sacramento non avvenga in tempo di
Quaresima.
34. A motivo di questo significato pasquale, la parrocchia preveda la celebrazione comunitaria in domenica (cfr. CIC, can. 856), preferibilmente nella
celebrazione eucaristica, e soprattutto secondo una cadenza legata ad alcune
solennità dell’Anno Liturgico.
Le date previste per il 2012 sono
•
La festa del Battesimo del Signore (8 gennaio)
•
La domenica che precede la Quaresima (19 febbraio)
•
La veglia pasquale (7 aprile)
•
La solennità del Ss. Trinità (3 giugno)
•
La domenica che segue la festa della Madonna del Monte
Carmelo (29 luglio)
•
La solennità della Dedicazione della chiesa (28 ottobre)
Per ogni data (tranne la vigilia di Pasqua) il Battesimo viene celebrato alle ore 9.30 e nel pomeriggio.
NEL TEMPO SUCCESSIVO ALLA CELEBRAZIONE
41. È importante che le famiglie dei bambini appena battezzati siano seguite anche dopo il Battesimo attraverso contatti personali e comunitari. Dal Battesimo ai 6 anni, quando inizierà il cammino di completamento dell’ICFR, siano previsti almeno 3 incontri comunitari all’anno, per offrire un minimo di continuità
all’itinerario di fede dei genitori. A partire dal terzo anno questo cammino sarà opportunamente collegato
anche alla proposta formativa della Scuola Materna, soprattutto se cattolica.
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il Redone
DON LUCA e la sua cordata...
Cosa Speri?
Cosa attendi?
Il tempo dell’Avvento è connotato da sempre dalla dimensione dell’attesa, l’attesa di un venire che si coglie dai tanti
segni di festa che riempiono le nostre case e anche le nostre
strade. E’ normale che si veda quando uno attende qualcun
altro.
Nello sguardo di chi attende si legge sempre anche ciò che
attende.
Nelle nostre case le attese sono tante, alcune più felici ed
altre meno. C’è chi attende l’esito di un esame medico, chi
il voto della verifica, chi attende di rincontrare parenti lontani, chi attende miracoli di amicizia, chi attende l’autobus
e chi attende i bambini fuori da scuola e anche, nascosta tra
le case, chi attende la nascita del suo bambino o della sua
bambina.
Papa Benedetto XVI nel primo Angelus d’Avvento del 2010
così diceva:
“L’attendere è una dimensione che attraversa tutta la nostra
esistenza personale, familiare e sociale. L’attesa è presente
in mille situazioni, da quelle più piccole e banali fino alle
più importanti, che ci coinvolgono totalmente e nel profondo. […] Si potrebbe dire che l’uomo a tutti è vivo finchè attende, finché nel suo cuore è viva la speranza. E dalle sue attese l’uomo si riconosce: la nostra “statura” morale
e spirituale si può misurare da ciò che attendiamo, da ciò in cui speriamo”.
Così davvero noi siamo intimamente uniti dal fatto che possiamo sperare e così l’attesa ha sempre un senso. Ma
ha senso un’attesa di ciò che è già avvenuto?
Perché ogni anno ci ostiniamo a vivere l’Avvento di chi è già venuto? Ciò non avrebbe alcun senso se non fosse
per celebrare qualcosa che ancora è vivo! Ed infatti è così! Ne tempo che ha preceduto il primo Natale le attese
erano anch’esse differenti! Il popolo sperava nella venuta di un liberatore dal dominio romano, Erode sperava
di non essere usurpato da nessuno, Pilato in qualche parte dell’impero sperava di fare carriera, i magi speravano di non sbagliare strada, i pastori speravano che non arrivassero lupi ad attaccare il gregge … e Maria
attendeva di vedere il volto di suo Figlio, il volto di Dio.
Continua il Papa: “C’è una misteriosa corrispondenza tra l’attesa di Dio e quella di Maria, la creatura “piena
di grazia”, totalmente trasparente al disegno d’amore dell’Altissimo. Impariamo da Lei, Donna dell’Avvento,
a vivere i gesti quotidiani con uno spirito nuovo, con il sentimento di un’attesa profonda, che solo la venuta di
Dio può colmare”.
Solo l’attesa di Dio nella nostra vita può dare senso alle nostre speranze.
E l’uomo si riconosce da ciò che spera, da ciò che attende.
Gesù a Nicodemo spiega: “Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito”.
Così parafrasando chi spera nella carne invecchia come la carne, ma chi spera nello Spirito, chi accoglie la
novità che viene dallo Spirito come ha fatto Maria rimane eternamente giovane perché eternamente capace di
stupirsi del risultato della propria attesa. Dalla nascita di Gesù solo alcuni rimasero stupiti e rinnovati.
Augurandoci buon Natale ci auguriamo di essere una comunità, una famiglia che si riconosce da ciò che aspetta, da ciò che spera.
Don Luca
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il Redone
DON LUCA e la sua cordata...
.... SULLE VIE DI SAN FRANCESCO ....
Pellegrinaggio parrocchiale dal 21 al 23 Ottobre 2011
Assisi, città magica, eterna nel suo splendore, dove ogni cosa riporta a San Francesco e al suo darsi tutto a
Dio, nell’umiltà e nell’amore.
Nei tre giorni del pellegrinaggio, venerdi-sabato-domenica, abbiamo potuto godere e riflettere delle bellezze che da secoli questo luogo offre: la chiesa della Porziuncola, l’Eremo delle carceri, la basilica di Santa
Chiara, la chiesa di San Damiano, la basilica di San Francesco, dove la domenica abbiamo celebrato la Santa
Messa (...quanta emozione); non dimenticando La Verna, luogo in cui San Francesco ricevette le stigmate.
Quotidianamente ci accostavamo alla preghiera, alla recita delle lodi, alla celebrazione della Santa Messa
e, nel più intimo dei nostri cuori ricordavamo tutte quelle persone, che, sapendo del pellegrinaggio si sono
affidate alle nostre preghiere; così le giornate trascorrevano in un clima
di totale serenità, appagati nella mente e nel cuore.
Soprattutto gioivamo dell’allegria dei nostri figli, del loro essere emozionati per la nuova esperienza, ma anche molto bravi, attenti e partecipi
nei momenti fondamentali del cammino spirituale che li ha portati a ricevere il 20 Novembre i santi sacramenti della prima comunione e della
cresima.
Un libretto di preghiere e di approfondimenti ci ha accompagnato per
tutto il nostro tempo ad Assisi, nell’ultima pagina, un pensiero di San
Francesco:
Cominciate col fare ciò che è necessario,
poi ciò che è possibile e all’improvviso
vi sorprenderete a fare l’impossibile
Grazie a tutti
un gruppo di genitori
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DON LUCA e la sua cordata...
il Redone
Assisi...
Assisi...
Assisi...
Venerdì 21, Sabato 22 e Domenica 23
Ottobre 2011 noi ragazzi di prima media che domenica 20 novembre abbiamo
ricevuto i sacramenti dell’Eucarestia e
della Confermazione siamo andati ad
Assisi per un pellegrinaggio alla scoperta di San Francesco.
Abbiamo visitato La Verna il luogo
dove ha ricevuto le stimmate. Siamo poi
giunti ad Assisi dove abbiamo visitato
le Chiese di Santa Maria degli Angeli,
la Basilica Superiore e Inferiore di San
Francesco, la Basilica di Santa Chiara, San Damiano, l’Eremo delle Carceri.
Il Don c’ha regalato il Tau che simboleggia la Redenzione; questo piccolo ma grande dono l’abbiamo
indossato anche nel giorno più importante della nostra vita perché abbiamo ricevuto dentro noi lo Spirito
Santo e il Corpo di Gesù.
Vogliamo ringraziare a nome di tutti i ragazzi Don Luca e i Catechisti per averci dato questa opportunità di
visitare e conoscere i luoghi e la vita di una Santo che ha lasciato un impronta nella nostra vita.
Stefano G. - Stefano D.
Castagnata 2011
Anche quest’anno, nel giorno 1 novembre, si
è svolta la consueta castagnata.
Dopo la S. Messa celebrata al cimitero, sono
state distribuite caldarroste accompagnate da
the caldo, cioccolata, vin broulè per riscaldare
la prima vera giornata autunnale
Per i bambini c’era anche lo zucchero filato
mentre chi voleva, nel tardo pomeriggio in un
posto caldo, poteva gustare la trippa preparata dagli esperti cuochi e cuoche dell’oratorio.
Al termine della giornata si è festeggiato, un
po’ a sorpresa, il compleanno di Don Luca.
Anche se la giornata non è stata delle migliori, si è potuto vedere all’interno dell’oratorio
persone e famiglie di tutte le età, è questo che l’oratorio deve essere: un luogo di ritrovo, condivisione,
divertimento ma anche impegno dove chiunque deve ritenersi partecipe.
Paolo e Michela
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il Redone
DON LUCA e la sua cordata...
“Chi getta semi al vento
farà fiorire il cielo”
Domenica 2 Ottobre, in occasione della ripresa dell’ anno catechistico, in oratorio si è svolto un pomeriggio di animazione
all’insegna del divertimento per tutti i bambini.
I ragazzi che hanno collaborato nelle diverse attività estive
hanno animato la giornata, cercando di rendere piacevole quel
pomeriggio.
Sulle note di bans e balletti, tormentoni della nostra estate in
oratorio, sotto un insolito caldo sole, degno di una giornata
d’agosto, è stato ricreato un po’ di quel clima estivo, che ormai sembra essere solo un bel lontano ricordo. Dopo
i balletti, i bambini più attivi hanno potuto cimentarsi nei diversi giochi a stand, dove mettersi alla prova.
Quelli un po’ più pigri invece hanno potuto gustare lo zucchero filato.
Nelle stanze, alcuni ragazzi hanno preparato attraverso video, cartelloni, foto, tutto ciò che dell’estate gli era
rimasto, portando a tutti una vivida testimonianza delle attività che li ha visti, allo stesso tempo, protagonisti e
collaboratori: il grest “Battibaleno”, il campo-scuola in montagna “Sulle orme di San Francesco”, la vacanza al
mare e infine l’intensa avventura vissuta a Madrid delle Giornate Mondiali della Gioventù. E’ stato interessante
mettere alla prova la capacità di riuscire a trasmettere, attraverso la testimonianza, quello che i ragazzi hanno
potuto vivere in prima persona con intense emozioni.
La giornata si è conclusa con il consueto lancio dei palloncini, un momento sempre molto intenso e bello: tantissimi palloncini sono stati lanciati per colorare il cielo e portare nell’aria piccoli pensieri di pace universale.
Speriamo che questi piccoli semi sbocciati nel cielo possano davvero fiorire e in qualunque luogo siano finiti
abbiano potuto suscitare un sorriso verso quei piccoli messaggi di amore e pace. Un poeta di strada disse “Chi
getta semi al vento farà fiorire il cielo”: e, semplicemente, in questi versi si può riassumere la meraviglia di
fronte ad uno spettacolo che, seppure così piccolo, è davvero sempre emozionante.
Speriamo che una giornata così piacevole possa diventare ben presto un’idea da rinnovare felicemente ogni
anno.
Un’animatrice
Jean Claude e Harald: un’amicizia nata nel vento
Un palloncino, cos’è un palloncino ??
Una semplice, sottile, colorata pellicola di gomma che, abilmente gonfiata di elio, prende vita,
vola, sale in alto nel cielo, portando con sè una parola, una poesia, un messaggio di amicizia
e di pace.
E questa parola, questo leggero ‘carico’ di augurio, di speranza e di amicizia, seppure dominato dal vento, seppure spinto qua e là da brezze dispettose o venti violenti, raggiunge il suo traguardo, raggiunge il
suo scopo: portare un messaggio di amicizia, il battito di un cuore verso un altro cuore.
E, in fondo, non ha alcuna importanza dove arriva: qualcuno lo vede, lo raggiunge, lo raccoglie e legge quel pensiero,
quel messaggio.
Siamo sicuri che, da quel momento, il cuore di Jean Claude batterà insieme a quello di Harald, il pensiero di Harald
sarà spesso rivolto a Jean Claude e, insieme, sperano di potersi incontrare un giorno, potersi conoscere, abbracciare,
coltivare un’amicizia affidata ad un bigliettino appeso ad una sottile pellicola di gomma portata dal vento.
Mino Onorini
Il palloncino lanciato il 2 ottobre da Jean Claude Bonsi è stato trovato in mezzo al mare da Harald,
un tedesco che si trovava in vacanza in Corsica, sulla costa ovest (Scandola).
9---12
DON LUCA e la sua cordata...
il Redone
Amici di Cristo per sempre
Finalmente domenica 20 novembre, festa di Cristo RE, i nostri ragazzi di prima media, nella stessa celebrazione, hanno ricevuto i Sacramenti della Cresima e della Prima Comunione.
Durante il periodo di preparazione, durato cinque anni, abbiamo seguito Gesù che, attraverso il suo Vangelo, ci ha fatto conoscere ed incontrare il mistero di Dio e ci ha rivelato il suo vero volto che è il volto di un
Padre Misericordioso, preoccupato per la vita di ogni sua creatura. Con l’aiuto della Bibbia, partendo dalla
creazione dell’uomo, abbiamo seguito la storia della Salvezza incontrando le figure principali dell’Antico
Testamento. Ci siamo interrogati sullo Spirito Santo che avrebbero ricevuto nella Cresima e abbiamo capito che è lo stesso Spirito presente fin dall’inizio della Creazione, che ha guidato la storia di Israele, che
ha agito con potenza nella vita di Gesù ed è lo stesso Spirito che Gesù promette ai suoi discepoli affinchè
continuino la sua opera. Abbiamo imparato ed approfondito i doni che lo Spirito Santo trasmette nei Sacramenti, attraverso i quali Gesù, ci accoglie e ci conduce nella Chiesa, dove ogni domenica Egli si dona a noi
affinchè possiamo fare della nostra vita un dono d’amore.
Ogni volta che ci viene affidato un nuovo gruppo di bambini, si crea un legame di affetto e di fiducia e noi
catechisti ci sentiamo responsabili per loro. Il cammino diventa impegnativo, con momenti in cui ti rendi
conto di non riuscire a catturare la loro attenzione, momenti in cui perdi la pazienza, ti metti in discussione e
ti senti inutile. Ma è proprio allora che arrivano i momenti “luminosi” e comprendi come il Signore sia sempre all’opera, soprattutto nei più “piccoli” e si serve anche di loro per confermare nella fede gli “adulti”.
Mi è stato chiesto se questi ragazzi siano pronti a ricevere i Sacramenti della Cresima e dell’Eucaristia;
penso proprio “…che solo Dio può giudicare del progresso nella fede di una persona e che noi dobbiamo
attenerci solo a ciò che vediamo”. Ma ciò che vediamo e possiamo verificare non è la cosa più importante
ovvero la relazione di fede di amore con Cristo e col Padre nello Spirito Santo” (Iniziazione Cristiana dei
fanciulli e dei ragazzi. 1° Principi e norme fondamentali).
Affidiamoli dunque al Signore, affinchè li accompagni e li sostenga nel loro cammino di crescita umana e
spirituale che inizia pienamente proprio da ora, in virtù dei Sacramenti che hanno ricevuto.
Bruna
Si sono celebrati
domenica 8 ottobre
i lustri di matrimonio
con una sentita celebrazione
Eucaristica
seguita da una conviviale serata
in Oratorio.
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il Redone
NOTE DI TRADIZIONI
i “filòs” d’inverno
Mi capita, ogni tanto, di entrare in una stalla moderna, una di quelle costruzioni che ti colpiscono
per l’ampiezza degli spazi che la compongono.
Lì dentro tutto è grande: il posto per le mucche che
vogliono stare al coperto ma anche all’aperto, il
corridoio centrale dove passa un trattore con il carro per distribuire il foraggio.
C’è poi il posto per la sala mungitura ed, in alcuni
casi, la stanza della centrale computerizzata per gestire i tempi delle varie attività meccanizzate.
Ma... il posto per le persone dov’è?
A questa domanda i proprietari mi guardano con
espressione interrogativa e, a dir poco, stupita.
Eppure essa riporta ad una situazione reale esistente, almeno fino agli anni cinquanta, nelle cascine di
campagna e anche nelle periferie dei paesi.
A quei tempi l’unico mezzo di riscaldamento delle abitazioni contadine era costituito dal camino e
dalle stufe a legna, mai raccolta in quantità abbondante non tanto per motivi economici quanto per la
salvaguardia delle rive e delle coltivazioni.
Ecco allora che, per risparmiarne qualche pezzo, le
famiglie si ritrovavano dopo cena nella stalla di chi
offriva la propria disponibilità.
Così, mentre nel camino di casa la brace si spegneva, le persone si riscaldavano al tepore umido
prodotto dalla presenza delle mucche e dai loro
sbuffi.
Le stalle erano piccole (alcune contenevano 5 o 6
animali), le finestre sigillate con materiale di recupero ed il soffitto molto basso costituito da “piane
“: tronchi d’albero levigati .
L’ambiente,si può ben capire, non era dei più salubri ma poco importava e nei piccoli spazi liberi si
mettevano le donne sedute a cucire, rammendare o
sferruzzare al chiaro della lampadina con il “ cappello” appositamente spostato verso di loro.
Poco più in là, seduti su una panca o sulla paglia,
stavano gli uomini che parlavano dell’annata agricola passata e delle aspettative per quella nuova.
E poi c’eravamo noi, bambini e bambine che tro-
vavamo perfino lo spazio per giocare a nascondino
nella mangiatoia o dietro le persone sedute.
Quando il gioco si faceva troppo rumoroso e le
mucche davano segni di nervosismo, gli uomini e
specialmente i nonni ci tenevano occupati con storie, di solito improntate a situazioni paurose.
Nei ricordi miei e dei miei coetanei sono rimaste
alcune fra le più ricorrenti e spesso arricchite da
nuove puntate: “ Caterina andom a soche”, “ La
gamba d’or”, “I cadinù” (versione nostrana di “Ali
Babà e i quaranta ladroni”).
Per la gioia di tutti, ma specialmente dei più piccoli, una o due volte ogni stagione invernale veniva
Tortelli a “fa balà i giupì”.
Arrivava con la sua bicicletta portando sul portapacchi una cassetta di legno contenente i pupazzi ;
erano costruiti artigianalmente con pezzi di legno (i
biroi) ricoperti di stoffe a mò di vestiti , con dipinti
i lineamenti del viso.
In fretta e furia veniva allestito un teatrino e , per
l’intera serata, tutti eravamo attirati da quei personaggi che si muovevano abilmente nelle mani del
burattinaio il quale sapeva anche dare il giusto tono
alle loro parlate.
Alla fine il bravo Tortelli riponeva accuratamente i
burattini nella cassetta di legno,dopo aver permesso a noi bambini di toccarli con prudenza e se ne
andava contento con il suo bottiglione di vino, perdendosi nel buio e nella nebbia.
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NOTE DI TRADIZIONI
Anche per il filos d’inverno il numero dei partecipanti non era costante.
Talvolta infatti arrivavano, in sordina, alcuni giovani delle cascine vicine e si mettevano in un angolo
senza parlare ne osare avvicinarsi ai presenti.
Per alcune volte continuava così, non dicevano
niente ma tutti sapevano perchè e per chi erano venuti: bastava osservare come l’ago, nelle mani di
certe ragazze, entrava tremolante nella stoffa.
Solo dopo alcune sere si intromettevano timidamente nelle discussioni agricole degli uomini ed un
po’ alla volta si avvicinavano anche alle giovani,
ma sempre con molta cautela e timore di apparire
troppo intraprendenti.
Il desiderio e l’emozione di incontrare le ragazze
dei loro sogni erano certo superiori alla paura di
dover percorrere tratti di stradine e sentieri, seminascosti da cespugli o lunghe file di alberi, con il
buio, il gelo ed il pericolo di incontri spiacevoli.
So che il parlare di questi fatti può far sorridere o
ridere i giovani di oggi, ma a quel tempo era così
ed andava bene così.
Anche adesso c’è la voglia di ritrovarsi, di stare insieme, di vivere l’emozione di incontrare una particolare persona (e questo è bene) ma è cambiato
molto, forse troppo, il modo di realizzare queste
situazioni.
il Redone
Ciò che appare più evidente e difficilmente spiegabile è l’abitudine di cambiare più posti in una
stessa serata: sembra quasi una necessità, una cosa
da dover fare per “caricarsi” ed affrontare meglio
un’esperienza.
Solo che talvolta si ritorna a casa molto tardi e talmente “frastornati “ che neppure il resto della notte
garantisce un riposo adeguato.
Ma allora, perchè non provare a cambiare programma, una volta ogni tanto e specialmente in certe
brutte sere nelle quali i pericoli aumentano con
l’aumentare dei chilometri da percorrere?
Ci si potrebbe trovare, per esempio, a casa di un
amico o di un’amica che hanno a disposizione
una stanza abbastanza indipendente; ognuno porta
qualcosa,si ascolta della musica, si sta insieme allegramente anche
senza bisogno di
eccessivi stimoli.
Quelle notti, molto
probabilmente, poi
dormiranno meglio i ragazzi, le
ragazze ... ed i loro
genitori.
Paolo Bianchi
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il Redone
GRUPPI PARROCCHIALI
QUI CARITAS
l
l
l
Nei mesi di novembre e dicembre la Caritas parrocchiale di Gottolengo è stata al centro di
alcune attività che hanno impegnato a fondo i volontari, tra queste:
il trasloco dalle vecchie sedi ad un unico accorpamento presso la casa canonica;
l’inaugurazione della nuova sede con la partecipazione delle personalità politiche locali, rappresentanti Caritas diocesana, rappresentanti gruppi di volontariato, sacerdoti e coordinatori delle caritas limitrofe che confluiscono con Gottolengo nel Centro d’ascolto zonale ;
la giornata del pane, attuata per la prima volta nella nostra parrocchia,grazie alla collaborazione dei fornai del paese
l la seconda “raccolta alimentare “ annuale presso i supermercati del paese, organizzata con la parteci pazione dell’Assessore ai servizi sociali e i volontari delle varie realtà del volontariato locale, che ci
permetterà di avere a disposizione
alimenti da distribuire per alcuni
mesi, integrandoli con le forniture
che pervengono da altre fonti quali
l’AGEA (organismo dell’E.U.) e
Ottavo giorno (istituzione diocesana).
Ora che la situazione logistica è ottimale spero ci aiuti ad offrire il nostro servizio nel migliore dei modi
secondo lo spirito definito dallo Statuto Caritas italiana che dice:
“La Caritas italiana è l’organismo pastorale costituito dalla Conferenza episcopale italiana al fine di promuovere,
anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità della
comunità ecclesiale italiana, in forme
consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della
pace, con particolare attenzione agli ultimi”.
Questo significa conoscere i bisogni noti e meno noti, espressi ed inespressi; analizzare le risorse disponibili
per rispondere alle reali esigenze; educare alla carità l’intera comunità.
Forti e incoraggiati dalle espressioni di solidarietà giunteci dalle istituzioni e dai volontari ci prepariamo
ad affrontare il 2012 con slancio, dedizione e servizio, migliorando sempre per il bene del prossimo, della
comunità e anche nostro.
ORARI CARITAS
l Distribuzione alimenti e vestiario:
primo sabato di ogni mese dalle ore 9,00 alle 11,00
l
Ricevimento abiti dismessi:
tutti i giovedì mattina dalle 9,00 alle 10,30
Gruppo Caritas Parrocchiale Gottolengo
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GRUPPI PARROCCHIALI
Il presepe nella Chiesa Parrocchiale
il Redone
Durante il periodo delle festività natalizie la gente che entra nella chiesa parrocchiale può notare il bellissimo presepio che occupa lo spazio antistante l’altare della Madonna del Rosario.
E’ possibile ammirare, con una certa emozione e specialmente per chi ha superato gli “anta”, le
grandi statue precedentemente utilizzate all’ex-oratorio femminile gestito dalle suore.
A questa statue se ne sono aggiunte altre nel tempo, anche di dimensioni minori e collocate in
ambienti sempre diversi e caratteristici.
Pochi però sanno che il lavoro di preparazione di questo presepio inizia quando siamo immersi
in un’atmosfera completamente diversa ed abbiamo ancora vivo il ricordo delle ferie.
Un gruppo di persone si riunisce, infatti,
ogni mercoledì sera, già da settembre, in
una stanza al pianterreno della vecchia
canonica verso il “ piasèt”.
Hanno accolto l’invito rivolto, a suo
tempo, da Don Saverio; alcuni hanno
frequentato corsi di hobbistica specifici
nel settore e mettono in pratica le conoscenze apprese, stimolati da una grande
passione.
Il gruppo non è a numero chiuso, al contrario è aperto a tutti coloro che vogliono
imparare, dare una mano o si fermano
anche solo per vedere come si effettuano i lavori.
E’ necessario sottolineare che i componenti cercano di auto-gestirsi per non pesare sul bilancio
della parrocchia: per questo utilizzano materiali riciclati e di recupero.
Talvolta realizzano opere che poi mettono in vendita e con il ricavato acquistano nuove statue
e rimpiazzano il materiale usato o necessario per altre composizioni.
Il loro scopo è quello di diffondere la cultura del presepio in tutti i suoi aspetti: religioso,
estetico, culturale, spirituale e far
rivivere il gusto di costruirlo con le
proprie mani, come segno di espressione cristiana.
Quest’anno è stata aggiunta una
parte nuova per mascherare meglio
il basamento dell’altare e che lasciamo ai visitatori scoprire.
I tempi di visita sono quelli soliti:
prima e dopo le varie e numerose
funzioni...
Paolo Bianchi
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il Redone
GRUPPI PARROCCHIALI
Presepe vivente in Oratorio
Anche quest’anno alcuni collaboratori dell’Oratorio si sono impegnati nella realizzazione del Presepe.
Dopo la stesura del progetto, sono iniziati i lavori seguendo le indicazioni della Diocesi, anche per
poter partecipare al concorso indetto fra i vari oratori.
Quest’anno il tema scelto è “ ... e
si misero in cammino...”; quindi vi
sarà un percorso da seguire per arrivare alla capanna della natività.
Le varie strutture in legno, rappresentanti diversi ambienti dei giorni nostri, sono rese più realistiche
dalla presenza di statue meccaniche mobili e da animali vivi.
Durante i giorni di Natale, del primo dell’anno e dell’Epifania le
statue sono sostituite da “ figuranti” che, svolgendo le loro attività
all’interno delle strutture rendono
il tutto più realistico: il Presepe diventa vivente!
La Processione della Luce, alla sera della Vigilia e l’arrivo dei Re Magi nel giorno dell’Epifania
arricchiscono di ulteriori significati il Presepe.
Il lavoro, le difficoltà incontrate e le discussioni sono molteplici, ma la collaborazione, l’aiuto reciproco, la perseveranza e la caparbietà permettono di portare a termine il progetto nei tempi prestabiliti.
La realizzazione di questo lavoro accresce tutti noi moralmente e spiritualmente insegnandoci il valore dello stare insieme e della collaborazione. L’augurio è quello di trovarci ancora il prossimo anno
per rendere migliore il nostro ed il vostro Natale.
Michele Davorio
Ringraziando
tutti coloro che hanno collaborato,
ricordiamo gli appuntamenti per
assistere al Presepio vivente:
Lunedì 26 dicembre 2011
Domenica 01 gennaio 2012
Venerdì 06 gennaio 2012
dalle 16,00 alle 18,30
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il Redone
Voce Missionaria
Domani in America si celebra il Thanksgiving Day, il giorno del
ringraziamento.
Una festa a sfondo religioso fondata nel 1621.
Dopo il raccolto, nel novembre 1623, William Bradford, Governatore della Colonia a Plymouth, nel Massachusetts, emise l’ordine: “Tutti voi Pellegrini, con le vostre mogli ed i vostri piccoli,
radunatevi alla Casa delle Assemblee, sulla collina... per ascoltare lì il pastore e rendere Grazie a Dio Onnipotente per tutte le
sue benedizioni”.
Ormai è festa pagana e si celebra mangiando il tacchino, la zucca
e il mais.
Sotto la mia finestra, nella parrocchia di Santa Lucia dove mi
trovo da alcune settimane, c’è grande movimento. Sono i poveri
che vengono a ricevere il loro tacchino per festeggiare domani: i
responsabili della parrocchia sono contenti, ne sono arrivati quasi 400 ieri. Fanno parte dei 280 milioni circa di tacchini che ogni
anno ci lasciano le piume in questa festa. 400 famiglie contente
per un giorno ma punta dell’iceberg dei poveri.
Sono arrivato qui dopo un anno passato a Chicago, una delle città
più violente, se non la più violenta, degli Stati Uniti: 450 omicidi
annuali. Certo ben lontani dai 9.700 cui ero abituato – si fa per
dire – quando mi trovavo a Cali (Colombia).
Ma insomma… Ho passato l’estate in una parrocchia di afroamericani: se non fosse stato per le ampie strade, le macchine
e tutto l’apparato esterno, avrei pensato di trovarmi nell’Africa
più profonda. Per conoscere un po’ la parrocchia i primi giorni
andavo in giro e ho visto un bellissimo parco con laghetti, piste
ciclabili, campi da gioco, piscina e mi accorsi di essere l’unico…
bianco.
“Se vai in giro a piedi, vestiti da prete”, mi disse un parroco
americano, quando seppe che andavo in quella parrocchia. “Rischi di meno!”.
Non vi detti allora molto peso. Ci ho ripensato quando, una settimana dopo il mio arrivo, partecipai a un’iniziativa molto americana: la polizia si trova con la gente del quartiere e analizza la
situazione.
La notizia centrale era che nei mesi di aprile e maggio c’erano
stati nel nostro quartiere 171 arresti, dovuti a droga, scasso, assalti a mano armata e… omicidi.
San Martin de Porres – è il nome della parrocchia, dove ero –,
riunisce una vasta zona servita nel passato da cinque chiese cattoliche fondate da immigrati italiani, tedeschi, polacchi. Questi,
una volta sistematisi, si sono spostati in altre zone: qui si sono
installati gli afroamericani e la zona è diventata famosa per violenza e dissesto.
Per questo il centro giovanile, iniziato da un comboniano, è stato
chiamato con il nome espressivo di Peace Corner e, anche se
apparentemente è poca cosa, ha una risonanza consistente sulla
vita della città.
Ho dedicato l’estate a visitare le parrocchie per animazione missionaria. E’ stata un’esperienza interessante che mi ha portato
in diverse città: Omaha, Saint Luis, Minneapolis. Ho costatato
la varietà sociale del Paese e il variopinto panorama religioso.
Chiese antiche, moderne, immense e colme di fedeli che partecipano con fervore; chiesette cadenti, anche se sempre pulite
e in ordine, con comunità di fedeli ridotte, come candele che si
spengono.
E tante comunità d’immigrati spagnoli, con la loro vitalità un po’
confusionaria. Ci chiamano per dare testimonianza missionaria
ed è inevitabile accennare a quanto uno ha vissuto. E così alla
fine nel salutare la gente mi è capitato di parlare italiano, francese, spagnolo e perfino kishwahili.
Una casuale chiamata telefonica mi mise poi in contatto con il
centro missionario: avevano bisogno di qualcuno che parlasse
spagnolo e così mi trovai coinvolto nella preparazione di un CD
con conferenze per animazione missionaria a livello nazionale.
Una cosa che mi colpì nella zona di San Martin de Porres fu il
numero impressionante di chiese, solenni come cattedrali, chiesette minuscole e perfino angoli diroccati, con esuberanti cartelli
di comunità e sette protestanti.
Fuori di una bella chiesa stile antico vidi scritto: Parrocchia cattolica tradizionale.
Mi invitarono a una celebrazione. Non solo il latino ma tutte le
cerimonie di cambio di posto al messale, di genuflessioni, inchini, parole sommesse: mi ricordai di quando ero chierichetto
all’inizio degli anni…50.
E’ una comunità di religiose, sacerdoti, perfino un vescovo di
origine francese. Fanno un ottimo bellissimo lavoro in mezzo ai
poveri e stanno installando un canale di televisione. Ne è venuta
fuori un intervista sull’Africa e i pigmei in francese. Parlano di
rivelazioni e messaggi mistici. Dio saprà.
In una parrocchia di Minneapolis ho conosciuto una bellissima
comunità cristiana, organizzata e fervente. Alla base c’è l’esperienza di cent’anni fa. Durante un’epidemia, le suore chiesero
aiuto a un medico. Finita l’emergenza gli chiesero di restare: gli
avrebbero costruito un ospedale. E così fu.
E’ adesso un centro di ricerca famoso, vengono da tutto il mondo
e – mi raccontava la famiglia di una giovane donna messicana
ricoverata – con cui trattano gli ammalati, in barba alla mentalità
americana che funziona a suon di dollari.
Il brusio sotto la mia finestra aumenta, mancano pochi minuti
alla distribuzione. I poveri, in fila ordinata, aspettano come fanno
alla fermata dei tram e senza dirlo annunciano una grande verità:
il gran sogno americano della ricchezza è finito, la crisi economica si sente pure qui.
“Mai in America tanti poveri”, qui a Newark sono il 24% della
popolazione.
La politica, e mi pare che in Italia siamo allo stesso punto, ha
perso l’orientamento del bene comune come se il “Si salvi chi
può” su una nave che affonda fosse una soluzione.
Certamente lasciare Dio da parte ha le conseguenze in tutti i
campi. Pare che non si voglia capire che è così anche in politica
e in economia.
Vi auguro ogni bene nel Signore e soprattutto la pace del cuore
che ci permette di vedere Dio al lavoro e, nonostante tutto, di
guardare ogni fratello e sorella che incontriamo con sentimenti
di fraternità e amicizia.
Dice una scritta sulla porta della nostra Chiesa:
In fondo ricorda che Natale
è ancora Gesù Cristo.
Vi tengo presenti nella mia preghiera.
Newark, 23 novembre 2011
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P. Gian Paolo Pezzi
il Redone
Gli eterni viaggiatori nel vero luogo senza confini
Abbiamo incontrato per i lettori del Redone la bibliotecaria Patrizia
«La biblioteca è illimitata…» azzarda Jorge Luis Borges. Aggiunge poi:
«Se un eterno viaggiatore la traversasse in una direzione qualsiasi,
constaterebbe alla fine dei secoli che
gli stessi volumi si ripetono nello
stesso disordine».
Questa però è la biblioteca di Gottolengo.
L’unico disordine che si lascia apprezzare è quello dell’angolo morbido – così battezzato da Patrizia
Braghiroli – dedicato ai più piccoli.
Un caos di fiabe e favole che ci fa
ben sperare: “Se non altro almeno i
bambini che leggono ci sono.” – ci
racconta indicando un cartellone
promozionale –“Nati per leggere,
un progetto non molto conosciuto
ma sviluppatosi a livello internazionale, che cerca di favorire l’accostamento dei bambini piccoli
alla lettura”.
Si tratta di un programma attivo dal
2002 che l’ha vista protagonista tra
i banchi delle scuole elementari a
promuovere la lettura, che ha permesso di “costruire un legame che si
è fidelizzato con la nostra utenza” a
partire dai bambini. In fin dei conti
si può essere eterni viaggiatori anche con “grembiulino e zainetto”!
Siamo all’indomani dell’inaugurazione ufficiale della nuova sede in
via Vittorio Veneto.
Per lei, Patrizia, non c’è (vera) inaugurazione da molti anni: dietro allo
schermo del computer, tra le colline
di libri riconsegnati e quelle che per
un essere umano paiono semplici
scartoffie, il sorriso della nostra bibliotecaria nasconde la stanchezza di
fine giornata.
Vent’anni a Gottolengo, vent’anni da festeggiare: qual’è il risultato
più grande? “I risultati parlano da
soli”. Noi ne siamo convinti, ma lei
insiste nel mostrarci i dati ufficiali:
i prestiti concessi dalla biblioteca
nel 2002 sono circa 7.000, quelli
del 2011 sono 17.000. “Un record
molto particolare perché rispetto la
nostra biblioteca occupa la terza posizione per numero di prestiti nella
Bassa Bresciana, subito dopo a Leno
e Manerbio.” E non è da poco se si
pensa che paesi con maggiori risorse
- come Orzinuovi e Pontevico, tra gli
altri - sono molto distanti da questi
numeri.
Solo quando le chiediamo di illustra-
re i progetti in corso il viso le si illumina. “Il cardine di una biblioteca
è offrire attività di promozione alla
lettura” e quando il patrimonio librario vanta “oltre 24mila volumi” si
capisce che molti obiettivi sono stati
raggiunti.
Del target “tenera età e infanzia” ci
hai già parlato… e per chi ha qualche
anno in più? “La vera novità ha un
nome: si chiama MediaLibraryOnLine, una banca dati che offre vari
servizi a chi ha accesso a internet”
– continua Patrizia – “dalla consultazione di quotidiani italiani e stranieri, riviste e non solo, alla partecipazione di corsi online”. Un portale
“totalmente gratuito che consente di
scaricare e-book, documenti, immagini e audiolibri.”
Mezz’ora di intervista che scivola in
un bellissimo colloquio. La bibliotecaria Patrizia anche davanti alle telecamere del TRG e al mio taccuino
è sempre la stessa di sempre: disponibile, gentile e cordiale come quando ci rechiamo da lei e le chiediamo
un libro. La stessa Patrizia che noi
– eterni viaggiatori – abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare.
Grazie infinite Patrizia e auguri!
Domenico Zambelli
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il Redone
SCUOLA
Dislessia, una tappa importante
Riflessioni in merito alla legge sui disturbi specifici di apprendimento
Da più di un anno ormai la scuola ha raggiunto una tappa davvero importante: è stata pubblicata, sulla
Gazzetta Ufficiale N. 244 del 18 Ottobre 2010, ed è entrata in vigore, la legge 8 ottobre 2010, n.170.
Si tratta delle nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento, in ambito scolastico.
La legge riconosce e definisce dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, in sigla DSA», che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di
patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune
attività della vita quotidiana.
La legge inoltre persegue, per le persone con DSA, specifiche finalità che si possono riassumere in questo
modo: garantire il diritto all’istruzione, favorire il successo scolastico per tutti, introdurre prove di verifica
e di valutazione adeguate e naturalmente arrivare ad una diagnosi precoce attraverso una continua collaborazione tra scuola, famiglia e servizi sanitari. Gli insegnanti dovranno essere preparati ad affrontare le
varie situazioni e a sensibilizzare le famiglie.
La dislessia che per anni, diciamolo pure, è stata ignorata o ha fatto davvero paura a genitori e insegnanti,
non è una malattia ma un disturbo. In Italia la percentuale dei bambini dislessici varia dal 3 al 5%. In una
classe di 25 bambini è probabile che si manifesti il disturbo su 1 o 2 individui. Sembra
che il disturbo sia più frequente nei maschi
che nelle femmine. Sono statistiche nazionali i cui dati non si discostano da quelli
delle scuole del nostro Circolo Didattico.
Non è una realtà lontana quindi ma una
situazione quotidianamente tangibile.
Comunque si calcola che nel nostro Paese
ci sia circa un milione e mezzo di dislessici, anche se tre su quattro non sanno di
esserlo. Talvolta il problema è stato sottovalutato o addirittura ignorato proprio
dagli insegnanti che non sono mai stati aggiornati in modo adeguato.
Per spiegare con parole semplici: leggere e scrivere sono degli automatismi ma il bambino dislessico non
riesce a fare questo in modo automatico.
L’alunno dislessico può’ leggere e scrivere ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le proprie capacità e le sue energie perchè non può farlo, appunto, in maniera automatica. Perciò si stanca rapidamente,
commette errori, rimane indietro, non impara. La difficoltà di lettura può’ essere più o meno grave e spesso
si accompagna a problemi nella scrittura, nel calcolo e, talvolta, anche in altre attività mentali come nella
memoria di lavoro che permette la conservazione temporanea di informazioni , utili a eseguire un certo
compito. Tuttavia questi bambini sono intelligenti e, di solito, vivaci e creativi.
Per affrontare la situazione e favorire alunni con DSA, esistono misure compensative e dispensative. Le
misure compensative sono strategie o strumenti, informatici e non, che hanno lo scopo di compensare il
disturbo supportando i ragazzi in quelli che sono i loro punti di debolezza dovuti ai DSA. Sono strumenti
-21-
il Redone
compensativi ad esempio il pc, la sintesi vocale, la calcolatrice, la tabella delle formule, la tavola pitagorica, l’utilizzo di mappe concettuali o mentali e cartine durante le interrogazioni, il dizionario digitale, una
diversa presentazione delle modalità di verifica. I libri di testo possono essere richiesti in formato digitale
(su cd-rom), un formato, cioè, compatibile con il pc, del tutto identico, nella forma e nel contenuto, al formato cartaceo del libro.
Tale formato permette, se si possiede un software di sintesi vocale, di ascoltare il contenuto dei libri direttamente dal pc. Il libro digitale consente inoltre di gestire il testo con facilità per fare riassunti, semplificazioni, schemi.
Sono invece misure dispensative gli esercizi più corti, evitare la lettura a voce alta, ridurre i compiti a casa,
evitare l’apprendimento mnemonico. L’utilizzo di tali strumenti in classe e a casa non elimina il disturbo,
ma agevola l’apprendimento .
E’ evidente che una certificazione di DSA viene fatta dall’equipe dell’Asl:neuropsichiatra, logopedista,
psicologo. Non tutti i bambini svogliati , che commettono errori ortografici o non riescono a memorizzare
le tabelline sono dislessici o discalculici .
Questa legge si aspettava da tempo soprattutto da parte dei genitori e delle associazioni dei genitori dei
bambini dislessici. Può essere però considerata non un traguardo ma un punto di partenza : il percorso è
ancora molto lungo e non semplice.
Giusi Morbini
Giovedi 8 dicembre, presso il teatro Zanardelli, alla presenza delle autorità civili e religiose si è
svolta la cerimonia di consegna degli assegni studio agli studenti che si sono distinti per merito
e per impegno e la premiazione dei ragazzi che, con il loro elaborato sul tema del volontariato,
hanno vinto il concorso promosso dal Gruppo Impegno Sport e Cultura Anziani.
Questi gli studenti che si sono distinti per merito:
1. Alberini Sara
2. Almici Claudia
3. Almici Stefano
4. Beatini Andrea
5. Benvenuti Silvia
6. Bettini Giulio
7. Bianchi Francesca
8. Biazzi Linda
9. Biglietti Sara
10.Cammi Leonardo
11.Cerutti Elisa
12.Dancelli Andrea
13.Doninelli Diego
14.Facchi Francesco
15.Facchi Roberto
16.Faglia Nadia
17.Falappi Mattia
18.Gargioni Caterina
19.Gargioni Luigi
20.Guion Eleonora
21.Maggi Irene
22.Milzani Giulia
23.Morbini Giulia
24.Mori Sara
25.Piccinelli Morgan
26.Pini Federica
27.Rodella Filippo
28.Rossi Lorenzo
29.Singh Manjinder
30.Tedeschi Francesca
31.Zacco Federico
Questi gli studenti che si sono distinti per l’impegno:
1. Porumb Antonela
2. Saini Simran
3. Zacco Ilaria
I ragazzi che hanno ricevuto il premio per il tema sul volontariato sono:
Davide Mori
1° media
Francesca Milzani
2° media
Davide Tomasini
3° media
Nel corso della cerimonia è stato offerto un dono ai membri del Gruppo Impegno Sport e Cultura
Anziani per ringraziarli del prezioso servizio che offrono alla nostra comunità
-22-
il Redone
Gara di Pesca
Domenica 23 ottobre , lungo un tratto del fiume Gambara, si è svolta una gara di
pesca per adulti promossa dall’Associazione di Pesca Sportiva “Redone”.
Questa Associazione è nata, lo ricordiamo, nel 1966 e fra i fondatori c’è il Biondo
che ancora oggi è un assiduo socio al quale viene riservata la tessera di iscrizione
numero 1.
Si sono iscritti 51 concorrenti, fra cui 4 donne, provenienti dalle provincie di Brescia, Bergamo e Cremona. La gara è stata preparata accuratamente in due settimane: la prima fase ha permesso di rendere
agibili gli argini liberandoli da rovi ed erbacce, la seconda di installare delle griglie provvisorie per
impedire la fuga al pesce immesso.
La competizione è iniziata alle ore 8,00 e si è protratta fino alle 10,30.
Numerose sono state le catture; le trote voracissime, infatti, non hanno saputo resistere alle esche dei
concorrenti i quali hanno catturato circa l’80 per cento di pesce su un totale di un quintale e 60 kg immessi.
Il livello dei concorrenti e la buona distribuzione del pesce sul campo-gara hanno contribuito a rendere
la classifica molto equilibrata, infatti il divario tra i primi dieci classificati è stato di sole 7 trote.
Le premiazioni, avvenute presso l’argine antistante l’abitazione di Diego Cammi, hanno visto premiati
i primi 20 classificati che hanno ricevuto cesti gastronomici offerti, per l’occasione, dall’ “ortofrutta
Bazzana “.
L’Associazione organizzatrice coglie l’occasione e ringrazia “il Pipo” per le sue donazioni sempre
generose.
Inoltre tutti partecipanti hanno potuto rifocillarsi con uno spuntino offerto dai soci organizzatori.
A.P.S. Redone
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il Redone
Aspiranti
Volontari
Cercasi…
Ormai molti sanno che nel nostro comune, in Località Ponteviche Nuove
c’è Villa Bina, la Comunità di recupero per donne Tossicopendenti, della
Cooperativa di Bessimo.
Ma Comunità vuol dire tutto e niente… Cosa mai accadrà lì dentro, qual è il cammino
da intraprendere per il recupero, quali sono le difficoltà che le donne di Villa Bina incontrano? Tante
fantasie, tante domande alimentate anche dal fatto
che l’ubicazione della villa, fuori dal centro abitato
e molto spesso circondata dalla nebbia o nascosta
dai campi di mais, non aiuta.
Eppure fondamentale per la riuscita del percorso
terapeutico è il reinserimento nella “società”, che
solitamente avviene a fine percorso, ma che molto
spesso incontra difficoltà. Una rete tra territorio e
struttura, sarebbe fondamentale, ma talvolta viene
a mancare, o meglio non è sufficiente.
L’équipe di Villa Bina, costituita da una responsabile, 4 operatrici e un operatore, può contare sul
prezioso e fondamentale aiuto del nostro storico
volontario Tiziano e sulla disponibilità di Merope
che una volta alla settimana viene per fare ballo
terapia con le ragazze.
Come Tiziano stesso dice, lui è solo e per quanto
disponibile e versatile sia (fa il giardiniere, l’autista, l’operatore turistico), sempre solo rimane!
Molto è anche cambiato in questi anni, le ragazze
escono dalla struttura, trascorrono parecchi giorni
negli appartamenti messi a disposizione dalla comunità, frequentano le attività offerte dal nostro
paese (Ballo terapia, Calcio femminile, Biblioteca,
etc...), attraverso tali esperienze rielaborano e affrontano le difficoltà incontrate.
È facile capire come una rete di volontari, presenti
sul territorio, possa rappresentare una risorsa incredibile, soprattutto per quelle ragazze che inten-
dono restare nella nostra zona e sappiamo come il
nostro paese sappia essere generoso quando si parla di volontariato (si pensi solo quante associazioni
sono attive e operanti a Gottolengo), pertanto sono
assolutamente convinta che molti dei nostri concittadini sarebbero ben lieti di diventare volontari
a Villa Bina, ma non hanno idea di come farlo.
Da qua l’idea di organizzare un corso per aspiranti
volontari.
L’idea del corso è quella di fare conoscere la struttura e il mondo della cura e del trattamento della
tossicodipendenza, offrendo a chi vi parteciperà
gli strumenti per affrontare un’esperienza di volontariato in comunità, in modo tale che ognuno
possa trovare la collocazione migliore secondo le
proprie attitudini e competenze.
Molteplici sono infatti le possibilità per chi vuole prestare il proprio tempo in una struttura come
Villa Bina.
Naturalmente tale proposta, aperta a tutti, non
comporterà nessun obbligo per i partecipanti.
Chi vorrà deciderà poi se diventare volontario o
meno.
Il corso, gratuito, è in fase di organizzazione, ma
si prevede di iniziarlo nei primi mesi del 2012
(presumibilmente fine gennaio) e sarà articolato in
quattro incontri a scadenza settimanale.
Ovviamente informazioni più precise verranno
diffuse ampiamente nelle settimane precedenti,
per dare modo a tutti gli interessati di iscriversi.
Gessica Gosetti
(Ex operatrice e volontaria)
-24-
il Redone
La parrocchia di Gottolengo a
FATIMA e SANTIAGO de COMPOSTELA
17/21 MAGGIO 2012 (6 giorni-aereo)
17 MAGGIO (giovedì) 1° giorno: MILANO - OPORTO - SANTIAGO DE COMPOSTELA.
Al mattino ritrovo all’aeroporto e partenza per Oporto via Lisbona. Arrivo e proseguimento per Santiago de Compostela.
Sistemazione in albergo: cena e pernottamento.
18 MAGGIO (venerdì) 2° giorno: SANTIAGO DE COMPOSTELA.
Pensione completa in albergo. Come gli antichi pellegrini del medievo. Possibilità di compiere a piedi il tragitto dal monte
della Gioia sino alla cattedrale di San Giacomo (circa 4 km), dove si venera la tomba dell’apostolo Giacomo il Maggiore
(possibilità comunque di utilizzare il pullman sino al centro città). Partecipazione alle Messa del Pellegrino. Nel pomeriggio
visita della cattedrale di San Giacomo con guida locale.
19 MAGGIO (sabato) 3° giorno: SANTIAGO DE COMPOSTELA - OPORTO - COIMBRA - FATIMA.
Colazione. Partenza per il rientro in Portogallo. Arrivo ad Oporto: visita della città e pranzo in ristorante. Continuazione per
Coimbra. antica città universitaria, la cui vita accademica condiziona tuttoggi quella cittadina. Visita e continuazione per
Fatima. Sistemazione in albergo: cena e pernottamento.
20 MAGGIO (domenica) 4° giorno: FATIMA.
Pensione completa. Partecipazione alla Messa internazionale. Nel pomeriggio: Via Crucis e visita dei luoghi dei Tre Pastorelli e dell’apparizione dell’Angelo, della Cappellina delle Apparizioni e della basilica della S.ma Trinità.
21 MAGGIO (lunedì) 5° giorno: FATIMA — LISBONA — MILANO.
Colazione. Partenza per Lisbona: visita della chiesa sulla casa natale di Sant’Antonio e giro panoramico della città. Pranzo
in ristorante. Nel pomeriggio trasferimento all’aeroporto per il rientro.
Quota di partecipazione: € 895,oo + quota individuale gestione pratica € 35,oo
Supplemento camera singola € 30,oo
La quota comprende: Passaggio aereo in classe turistica Milano/Oporto e Lisbona /Milano con voli di linea - Tasse aeroportuali (tasse di imbarco/tasse di sicurezza/tasse comunali/adeguamento carburante) € 30,oo - Trasferimenti in pullman da/
per gli aeroporti in Portogallo - Alloggio in alberghi di 4 stelle a Santiago e 3 stelle a Fatima in camere a due letti con bagno
o doccia - Trattamento di pensione completa dalla cena del 1° giorno al pranzo del 5° giorno - Bevande ai pasti con ¼ di
vino e 1/2 di acqua minerale - Visite ed escursioni con guida parlante italiano per tutto il tour in puilman - Ingressi come
da programma - Radioguida con auricolare - Mance - Assistenza sanitaria, assicurazione bagaglio e annullamento viaggio
Europ Assistance. La quota non comprende: Extra personali - Tutto quanto non menzionato alla voce “La quota comprende”
- Trasporto all’aeroporto.
N.B. E’ necessaria la carta d’identità valida, SENZA timbro di rinnovo sul retro. Per la parte normativa (annullamenti, penalità, recessi) valgono le condizioni pubblicate sul catalogo Brevivet 2011-12.
Iscrizioni presso l’Ufficio Parrochiale entro l’11 febbraio 2012 con il versamento di 260,00 euro di acconto.
Pellegrinaggio quaresimale al santuario di FONTANELLATO
con il vescovo MONARI - sabato 25 febbraio 2012
Ritrovo dei partecipanti e partenza in pullman per Fontanellato (Parma). All’arrivo, partecipazione alla celebrazione penitenziale ed all’Eucarestia presieduta dal vescovo Luciano Monari.
Tempo a disposizione per la visita del Santuario dedicato alla Beata Vergine del Santo Rosario, luogo domenicano di preghiera e di pellegrinaggio già dal XVI secolo.
Pranzo.
Nel pomeriggio visita guidata della medievale Rocca Sanvitale con la saletta dipinta dal Parmigianino, maestro
del manierismo.
Quota di partecipazione: € 60,00 che comprende: viaggio in pullman come da programma – Pranzo – Visite
come da programma - Ingresso alla Rocca Sanvitale - Assistenza sanitaria Europ Assistance.
Iscrizioni presso l’Ufficio Parrochiale entro l’10 febbraio 2012 con il versamento dell’intera quota
-25-
il Redone
Nedàl
Ghebe de son
e òje de ‘nmaciàs,
de troàs deànti a ‘n föc
con chei che ta ‘öl be.
Òje de desmentegà
i torcc e le rizù,
de tirà sö ‘na riga
a chel che gh’è ‘ndat stort;
e de ricomincià.
Natale
Nebbie di sonno
e voglie di raccogliersi,
di ritrovarsi davanti ad un
fuoco
con quelli che ti vogliono
bene.
Voglie di dimenticare
i torti e le ragioni,
di tirar su una riga
a ciò che è andato storto;
e di ricominciare.
Òje de bögàda,
per tirà vià ‘l sporchès
che s’è tacàt a j-os,
de lasà
le magàgne per strada,
e ulà lezér
ancóntra a chel s-citì
che slarga i bras
e perdùna töt.
Voglie di bucato,
per tirar via lo sporco
attaccatto alle ossa,
di lasciare
le magagne per strada,
e volare leggero
incontro a quel bambino
che allarga le braccia
e tutto perdona.
Angelo Facchi
-26-
il Redone
LETTERE ALLA REDAZIONE
Gottolengo, Agosto 2011
C’era una volta il mio....paese!
Il paese della mia adolescenza e della mia gioventù.
Un agglomerato, con un vecchio Castello (adibito a ghiacciaia) circondato dalla campagna, che
si univa a quella dei paesi limitrofi dove sorgevano piccoli e grandi cascinali, frutto di una sana e
fiorente agricoltura.
Il centro, cosiddetto storico, con la sua piazza, la Casa Comunale, le contrade e la bella Parrocchiale a fare da sentinella, era una specie di “salotto” in cui ci si ritrovava, noi ragazzi, con gli
amici, prima di andare all’Oratorio.
Per i più “grandi” qualche locale pubblico di allora, offriva loro la possibilità di un caffè, una
chiacchierata, un “bicchiere” e magari anche una partita a carte.
Quando poi le campane della chiesa suonavano per le varie funzioni religiose, il tempio si riempiva. Gli uomini da una parte, le donne dall’altra, per noi ragazzi c’erano le panche allineate lungo
la corsia grande.
Dopo, sia il sagrato che la piazzetta adiacente erano un ritrovo per i saluti, per raccontare o
raccontarsi prima di far ritorno a casa. Questo era un modo per sentirsi parte del paese con
quell’amicizia schietta e sincera, quasi fraterna, che è stato “l’abito” più bello e importante del
mio paese. Specialmente quando lo spettro della seconda guerra e gli anni bui del dopo, mettevano
paura. In seguito sono arrivati “progresso” e modernità i quali, a poco a poco, hanno contribuito
a cambiare il vivere di molti di noi.
Il meglio e il peggio di tutto ciò, ha sradicato tanti sentimenti compresa quell’amicizia solidale e
umana che ha caratterizzato la vita sociale, civile e religiosa di questo mio paese.
Oggi, quei tempi sono solo un ricordo per chi li ha vissuti nella loro totalità.
Adesso il paese ha un’altro volto anche geograficamente. Si è allargato da ogni suo lato invadendo
un pò di campagna sino a lambire i cascinali più vicini, diventando anch’essi (come i più lontani)
parte del medesimo tessuto sociale che ha investito uomini e cose.
Nel mio ultimo scorcio di vita resta in fondo al cuore, oltre a tanti ricordi, una piccola delusione:
quella di vedere letteralmente cambiato il volto e il “sentire” della gente, di quella gente che in
modo o nell’altro si è resa protagonista di quei tempi e nella storia del mio e loro paese e che oggi,
magari assorbita da un diverso quotidiano ha scordato - o messo da parte - quella gioia di stare
insieme che tanto di buono ha dato a famiglie, donne, uomini, ragazzi, amicizia e affetto.
Questo è il mio paese.
Nel suo “dare” e nel suo “ricevere”. Nelle sue generosità come nelle sue indifferenze. Nelle sue
“bontà” come nelle sue “cattiverie”. Nel suo”spaccarsi” ogni qualvolta si inseriscono nuove realtà che pongono la persona, o meglio le persone, a chiedersi il perchè.
Succede in ogni settore ed in ogni ambito che racchiude la vita del paese in qualsiasi comparto
della stessa, sia essa sociale, civile o religiosa.
Così, quando ho incominciato a conoscere realmente il mio paese l’ho ritenuto “difficile” (non a
torto) in ogni campo ed in ogni contesto.
Caro paese mio, auguri, nei hai proprio bisogno!
Rosi Caprinetti
-27-
il Redone
L’Angioletto “ROSA”
C’è trambusto in Paradiso, si avvicina il Natale che si festeggia
pure qui. Tra il viavai delle Buone Anime che s’incontrano beatamente passeggiando nei viali tra le nuvole, i più agitati sono
gli Angioletti. Corrono, saltano, fanno il girotondo, si confrontano le alucee. Dovete sapere che qui esse crescono seguendo il
tempo di permanenza, cioè quando arriva un bimbo dalla terra
chiamato da Gesù, al suo Angioletto spuntano le ali, che cresceranno fino quando sarà adulto.
Nel frattempo l’Arcangelo Maestra cerca di radunare i piccoli
da preparare per la manifestazione della Notte Santa, segnando i
loro nomi sul grande libro dorato, poi inizierà a fare le prove in
modo che la coreografia sia perfetta.
Alcuni di loro hanno già partecipato gli anni scorsi, quindi sanno
bene come e cosa fare e sono gioiosi di ripetersi.
In un cantuccio, su di un bianco cirro da sembrar bambagia, c’è
un Angioletto Nuovo.
E’ arrivato da poco risente un po’ del distacco dai suoi genitori e
dalla sorellina, è una Bimba e porta un bellissimo nome: Rosa.
Si guarda intorno spaesata e curiosa, deve ancora capire bene perchè si trovi proprio lì e poi, è ancora tanto
piccola, come piccolissime sono le sue ali.
L’Arcangelo Maestra la vede, le va accanto, la osserva, è proprio molto bella!
Del resto tutti gli Angioletti sono bellissimi perchè Gesù accanto a sè sceglie e vuole i migliori. Con dolcezza la accarezza, la prende in braccio e le spiega cosa deve fare, la piccolina rincuorata sorride, ha capito
che la Notte Magica accompagnando il Divino Bambino, vedrà da vicino i suoi genitori e la sorellina Lucia
e potrà far loro capire quanto si trovi bene in Paradiso.
Dopo alcuni giorni di prove è arrivata la Vigilia, le Buobe Anime si portano ai lati del grande viale, in mano
hanno una stella accesa e tutte insieme rischiareranno il passaggio dello stuolo celeste che cantando “Gloria
nell’Alto dei Cieli” accompagnerà Gesù sulla Terra.
Ecco come si è formata la Stella Cometa!
In una casa c’è un grande Presepe, una bambina di nome Lucia lo osserva estasiata, lo hanno preparato per
lei mamma e papà. Ad un certo punto sulla Capanna accanto alla stella con la cosa, scorge seduto un Angioletto dall’aureola lucente che si sbraccia e sbatte le manine in segno di saluto. Dapprima Lucia è basita, ma
poi riconosce il sorriso familiare della sorellina Rosa che era volata in cielo qualche tempo prima di Natale.
Le avevano raccontato che era salita in Paradiso scelta da Gesù che aveva bisogno di Angioletti bellissimi
per il Presepio.
La bimba è felice, chiama mamma e papà e si stringe a loro sorridendo a quell’Angioletto ritornato in famiglia il giorno più bello dell’anno e che resterà sempre così, come nei loro cuori che tanto l’hanno amata
e seguiteranno ad amare...
Resy Pescatori
Un particolare ringraziamento alla zia Resy per il suo sentito pensiero dedicato al nostro angioletto Rosa.
famiglia Giuliani-Migliorati
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il Redone
Caro Luca
.... Accompagnarti in questa vita è stato naturale e spontaneo.
Abbiamo sempre deciso per te, sperando di aver fatto il tuo bene. Sei stato la nostra perla
da lucidare ogni giorno ed ora, Signore, tocca a Te. Consegniamo nelle tue mani la croce
che ci hai donato. Ti ringraziamo per averci trasmesso il significato di famiglia e aiutaci a
continuare ad amare.
Anna, Alberto e Giulio
... con la tua presenza hai lasciato un segno indelebile nelle nostre esistenze: ci hai insegnato ad amare la vita per quanto essa possa avere anche dei momenti bui, tristi e dolorosi.
... ora quel fiore raro e unico è stato colto, ma lascia in noi un intenso profumo: un’essenza
indelebile, un soffio di vita, ogni giorno un ricordo di purezza.
Ciao Lù. I tuoi cugini.
Parrocchia Prepositurale
dei Ss. Pietro e Paolo
Coro “Jubilate”
Coro Parrocchiale
Gottolengo
di Gottolengo - Gabbioneta Bina Nuova
Direttori:
Romano Manfredi e Carlo Fracassi
Barbara Vignudelli,
soprano
del Coro della Radiotelevisione francese
(già soprano del Coro del Teatro alla Scala Milano)
Concerto
di
Natale
Coro Voci Bianche
della Parrocchia di Gottolengo
Direttore: Romano Manfredi
Orchestra S. Cecilia di Gambara
Direttore: M° Luigi Andreoli
martedì 27 dicembre 2011
All’organo: M° Francesco Camozzi
Alla tromba: Davide Varoli
ore 21,00
Chiesa Parrocchiale
di Gottolengo
-29-
il Redone
Anagrafe Parrocchiale
Rinati nel Battesimo
30. BAZZANA BENEDETTA
di Marco e Ronchi Monica
27. GODIZZI MATTIA
di Giuseppe e Pini Manuela
31. GIULIANI PAOLO
di Luca e Migliorati Federica
28. ESPOSITO EMANUELE
di Rosario e Toscano Assunta
29. BIAZZI VERONICA ZOE
di Claudio e Bignotti Sonia
Sposi in Cristo
7. MILZANI DIEGO e FERREIRA BARROS DE ARAUJO
8. BELLUATI ALESSANDRO e BOLDRINI GLORIA
Attendono la Risurrezione
34.ZAMBOLO PIETRO
di anni 88
33.GARGIONI MARIA
di anni 92
35.BENVENUTI ELIA
di anni 77
36.MOR ALDO
di anni 69
-30-
il Redone
37. FEROLDI MADDALENA
di anni 87
38.LORENZI RENZO
di anni 76
39.BULGARI CATERINA
di anni 89
40.GALEAZZI SEVERINO
di anni 70
41.TONINELLI GIOVANNI
di anni 88
42.BOFFINI SANTA
di anni 74
43.MARINI ANSELMO
di anni 79
44.BETTINI LUCA
di anni 19
45.DONINELLI MARINA
di anni 80
46.BAZZANA ALMAROSA
di anni 74
-31-
20 novembre 2011: Sante Cresime e Prime Comunioni
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Redone n. 5 - Parrocchia GOTTOLENGO