Pareva dovesse succedere un
finimondo
Pareva dovesse succedere un
finimondo
dalle cronache dei maestri della scuola Leone Fontana
anni scolastici 1943/1945
classi quarte
25 aprile 2010
scuola Leone Fontana
Torino
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3
Introduzione
“Pareva dovesse succedere il finimondo” è il lavoro di storia che abbiamo
preparato come classi quarte elementari per Adotta un Monumento, un’iniziativa
annualmente organizzata dal Comune di Torino, noi avevamo scelto come monumento
da adottare la nostra scuola.
In questo fascicolo troverete raccolti diversi tipi di testi, sono quelli che abbiamo
utilizzato per cercare di ricostruire un evento fondante della nostra storia repubblicana:
il 25 aprile del 1945. Volevamo capire se e come era stato vissuto nella nostra scuola.
Per farlo abbiamo utilizzato le cronache scritte dagli insegnanti della scuola Fontana
negli anni scolastici 1943/44 e 1944/45 che sono conservate nell’archivio storico della
nostra scuola.
Gli insegnanti erano, in quegli anni, tenuti a compilare un registro all’interno del quale
c’erano delle pagine di cronaca, lì dovevamo trascrivere notizie sull’andamento del
lavoro di classe, eventi particolari che riguardavano la vita della scuola, date
importanti, notizie sugli alunni.
Aprendo quelle pagine ci siamo trovati immersi in quel tempo: i maestri
scrivono di giornate “normali”, tra sirene, bombardamenti, morti, scioperi, paura, fame,
freddo, code per il sale, e la lettura di Pinocchio, Cuore, poesie, brani tratti dai
Promessi Sposi, piantine che crescono nei vasetti, l’ispettore del coro che si lamenta
perché i maestri non fanno cantare i ragazzi, la religione, le operazioni, i premi, i ritmi
del regime che sopravvivono.
Ogni insegnante sceglie cosa scrivere a quale avvenimento dare importanza. Ad
esempio alcuni maestri non parlano mai di guerra, altri ne parlano spesso e ne
descrivono le sofferenze, la fatica, la paura del vivere quotidiano.
Abbiamo scelto di trascrivere alcune annotazioni tratte da due cronache
dell’anno scolastico 1943/44, volevamo dare conto attraverso quelle poche righe della
situazione in cui si trovavano la scuola e la città in quel penultimo anno di guerra.
Sono riportate integralmente tre cronache scritte, nell’anno scolastico 1944/45, dagli
insegnanti Enrico Giovanni, Giuseppina Montaut e Maria Frè Molino. La scelta è stata
fatta dai ragazzi che le hanno trovate particolarmente ricche di annotazioni ed
emozionanti.
Delle altre cronache del 1944/45 abbiamo scelto di trascrivere solo le parti che
facevano riferimento alla situazione di guerra e alla liberazione.
Le cronache erano molto diverse, ognuna raccontava una “storia” differente. Ai ragazzi
è stato proposto di fare un confronto fra queste cronache, per realizzarlo hanno usato
la tabella che troverete a pagina 40.
Osservare la tabella ha reso evidente come le cronache venissero scritte dagli
insegnanti in base alle loro opinioni; alcuni maestri, ad esempio, non parlavano mai di
guerra, altri che ne parlavano spesso. In alcune cronache non si trova traccia della
Liberazione, della fine della guerra. Questo ci è sembrato strano, per spiegarlo
abbiamo fatto delle ipotesi: avevano paura? Sentivano che la loro vita stava cambiando
e non sapevano come muoversi? Pensavano alla scuola come un luogo che doveva
proteggere i bambini dalla guerra?
Non abbiamo trovato risposte.
Nelle cronache che abbiamo trascritto integralmente i maestri raccontano le attività
quotidiane che svolgevano con i loro alunni, sappiamo così quali poesie, racconti
leggevano, studiavano. Alcuni li abbiamo trovati e letti e questo ci è servito a capire un
po’ meglio come era la scuola di allora. Questi testi sono raccolti negli allegati.
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Nelle trascrizioni si è scelto di indicare gli alunni con il solo nome di battesimo. Non si
troverà indicata la sezione di appartenenza della classe in quanto negli anni 1943/44 e
1944/45 nella scuola la sezione è una sola per via dello sfollamento.
Le cronache sono state alla base delle domande che i ragazzi hanno rivolto a Mario
Pistoi che nel 1945 aveva 13 anni.
Sentirlo raccontare di quegli anni è stata un’esperienza molto emozionante per tutti noi
che vi abbiamo partecipato. In questo fascicolo troverete la trascrizione delle sue
parole.
Tra gli allegati troverete testi di canzoni, notizie storiche che sono state utili per
inserire le micro storie che abbiamo raccolto nell’archivio della nostra scuola, nella
grande storia della seconda guerra mondiale, sono tutti testi che ci hanno permesso di
fruire pienamente di quanto leggevamo nelle cronache.
Buon 25 aprile a tutti, le maestre Margherita, Mariella e Paola
Torino, 25 aprile 2010
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Anno scolastico 1943/44
Alcune notizie tratte da due cronache per rendere conto delle difficoltà in cui si
trovavano la scuola, la città.
Classe terza maschile
Insegnante Giuseppina Bona
8 novembre 1943
Si riaprono le scuole
Purtroppo la prima giornata
bombardamento. 1
di
scuola
è
stata
turbata
da
un
disastroso
9 novembre
Il suono della sirena s’è fatto riudire proprio mentre le scolaresche uscivano
dalla scuola. Che Dio ci protegga!
10 novembre
[…] Suona la sirena alle 11,30.
11 novembre
Questa mattina, causa l’allarme delle ore 1, molti bambini sono entrati alle ore
10.
[…]
12 novembre
La scuola anche oggi fu, purtroppo, ancora disturbata. I presenti non sono che
5, gli altri sono stati ripresi dai parenti al primo “allarme” e non si ripresentarono. Far
scuola in queste condizioni è proprio penoso.
Dio abbia pietà dei nostri ragazzi e del nostro povero, disgraziatissimo Paese!
16 novembre
[…]
A turbare la serena, gioiosa pace della nostra giornata scolastica, è venuto un gruppo
di madri a riprendersi metà della scolaresca (erano presenti 14) perché c’era un
preallarme pericoloso e, a sentire le voci popolari, apparecchi sorvolanti Torino avevan
lasciato strisce fumogene e lanciato il fischio precursore dell’arrivo dei “Liberatori” (che
effettivamente fino ad oggi non han liberato che tanta gente dagli acciacchi della
vecchiaia).
[…]
25 novembre
Ingresso ritardato per i due “allarmi” notturni.
Altro allarme nel pomeriggio.
1
8 novembre 1943 L’ incursione aerea, avvenuta in pieno giorno, dalle 14,20 alle 15, provocò
202 morti e 346 feriti. Cfr. Torino sotto le bombe, Pier Luigi Bassignana, Edizioni del Capricorno,
Torino 2008
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26 novembre
Da lunedì prossimo venturo per ordine delle Autorità, nuove disposizioni per le
ore e i giorni di lezione.
Per la scuola nostra sono stabiliti i giorni di lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 9 alle
11.
27 novembre
Due miei alunni oggi non sono a scuola perché devono fare la “coda” per
prendere il sale. Le madri vanno a lavorare. Poveri piccoli! Non si può mica pretendere
che facciano tutti come Torquato che alle 6,30 era già davanti alla rivendita di Sale e
tabacchi.
1 – 2 dicembre
Giornata scolastica disturbata per il giungere delle madri a riprendersi i figli ai
primi spari delle batterie contraeree.
Pomeriggio: lancio di bombe sulle ferrovie, sul Lingotto e sulla Barriera di Nizza. Dio ce
la mandi buona.
1 maggio 1944
I gloriosi Mutilati, aristocrazia della Nazione. Si parla oggi degli Eroi d’Italia di
tutte le guerre per la Sua liberazione e ci si sofferma sul padre di Russo che è un
mutilato della Grande Guerra.
[…]
10 maggio
Foresto, un ex scolaro, prima di partire per la Germania (è del 25) mi ha
mandato dalla sua mamma, un mazzolino di fiori. Ne sono stata commossa e contenta,
perché m’è caro essere ricordata dai miei antichi scolari.
12 maggio
Allarme dalle 9,15 alle 10,50 mi ritornano in classe otto scolari, alle
ore 11.
La scuola chiude il 25 maggio 1944.
Giuseppina Bona
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Classe seconda femminile
Insegnante Lucia Mereu Savio
8 novembre 1943
Apertura della scuola con orario di tre ore al giorno, dalle 9 alle 12 per la scuola
Fontana e dall’una alle quattro per la scuola Muratori.
Quest’anno non c’è stata la festa d’inaugurazione dell’anno scolastico, però il Sig.
Ispettore per la religione ha diramato una circolare invitando tutti gli insegnanti a far
pregare gli alunni per invocare la benedizione di Dio sul nuovo anno scolastico. Cosa
questa, tanto necessaria che io l’ho fatta spontaneamente e con tutto il cuore, prima
ancora di aver letto la circolare.
[…]
Le colleghe si sono sparse nei comuni di sfollamento e nella scuola Fontana siamo
rimaste in dieci.
[…]
29 novembre
Le giornate troppo limpide e serene di questo mese sono troppo favorevoli alle
incursioni nemiche: per questo i nostri superiori hanno ridotto l’orario scolastico a due
ore al giorno, dalle nove alle undici. Per noi, che ospitiamo la scuola Muratori saranno
due ore ogni due giorni. Troppo poco! Questa disposizione è temporanea, ed io spero
che sarà per breve tempo.
13 dicembre
Visita del Sig. Ispettore per il Canto.
Egli vorrebbe che si cantasse in queste sei ore settimanali di scuola, e le bambine ne
avrebbero il diritto… ma noi adulti non si riesce più a cantare! Ma verranno certamente
giorni migliori con qualche ora di più d’insegnamento e canteremo… lo spero.
14 dicembre
Adunanza degli insegnanti presieduta dal Sig. Provveditore.
[…] Ci disse che ben cinquecento furono i maestri che ottennero il trasferimento per
ragioni di sfollamento, che quelli rimasti sono ancora troppi per la popolazione
scolastica rimasta in città. Povera Torino! Ringrazio Dio d’aver scelto di rimanere nella
nostra martoriata città, d’aver avuto una classe in quella parte di edificio rimasto in
piedi. In nessun paese di questa terra io potrei essere contenta come nella mia città
natale, dopo i bombardamenti, dopo le pene e le ansie di questi anni di guerra incivile,
selvaggia, crudele!
[…]
Lucia Mereu Savio
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Anno scolastico 1944/45
Classe terza femminile
Insegnante Lucia Mereu Savio
2 ottobre 1944
Oggi s’è riaperta la scuola, e purtroppo siamo ancora in guerra. Le alunne sono
appena una ventina, ma ne verranno ancora.
È sempre una gioia la riapertura della scuola che riconduce alla maestra le scolarette
dell’anno scorso e quelle nuove la scrutano in viso, e per tutte ci vuole un bel sorriso
per incoraggiarlo e per conquistarlo.
L’argomento più trattato è ancora quello dei bombardamenti, degli allarmi, preallarmi,
ecc… Non c’è altro che affidarsi alla divina Provvidenza, e sperare, come sempre, in
Dio, il quale dovrà pure convertire questa povera umanità e rendere questo mondo un
po’ più… desiderabile!
4 ottobre
Ho intrattenuto le alunne su S. Francesco d’Assisi, il Patrono d’Italia, il Santo
della povertà e dell’amore (1182 - 1225). Ho narrato la sua storia, il suo amore per
tutte le creature, la leggenda del lupo d’Agubbio; e le alunne hanno scritto sotto
dettatura la poesia “S. Francesco e il lupo” 2 di A. S. Novaro, precedentemente letta e
spiegata. Tanto la lezione su S. Francesco che la poesia hanno interessato
piacevolmente le alunne; la nostra Torino ha dedicato una delle sue vie centrali a
questo Santo.
7 ottobre
Il numero delle alunne è già salito a 27.
Ho adottato, come libro di testo, le “Avventure di Pinocchio”. Tutte le alunne ce l’hanno
senza avere bisogno di comperarlo. Abbiamo già letto in classe il 1° capitolo, con
grande gioia delle alunne, alle quali sorridono gli occhi tutte le volte che dico di tirar
fuori il libro. È molto bello e interessante; per molti tratti è scritto in forma di dialogo
ed allora la lettura è fatta da due alunne che interpretano i personaggi del libro. Certe
scenette si prestano anche a essere interpretate e rappresentate e non mancano fra le
alunne delle interpreti
intelligenti… ma manca il tempo.
Bisogna tener d’occhio anche la tavola pitagorica e le numerazioni e le operazioni… e il
vasto programma di questa classe. Però anche la lettura ha la sua importanza ed ho
dovuto costatare che almeno una metà non sa leggere. Queste bambine hanno
frequentato la seconda classe nei comuni di sfollamento, in generale hanno
frequentato poco e male… altre hanno passato l’anno in casa accanto alle mamme
troppo paurose, e non hanno fatto nulla; le altre infine, frequentando la nostra scuola
con buona volontà, hanno avuto soltanto tre giorni di scuola ogni settimana.
Ci voleva proprio un libro che si facesse leggere per forza e l’abbiamo trovato.
2
Per il testo della poesia vedi l’allegato n° 1 a pag.
9
18 ottobre
Il Caduto al quale è dedicata la classe: Regalli Enrico 3, morto di stenti, in un
campo di concentramento nella lontana Ungheria. Ricordiamolo con affetto e
riconoscenza.
20 ottobre
Lezione sul risparmio. Spiegazione e dettatura della poesia “Le formiche” 4 di
Edvige Pesce Gorini. Le alunne hanno scritto i loro pensieri sul risparmio e spero che
impareranno a risparmiare.
1 novembre
La festa dei Santi e la commemorazione dei defunti. Preghiere di suffragio ai
Caduti per la Patria.
Commemorazione del 4 Novembre 1918.
19 novembre
Procede lo svolgimento del programma di aritmetica: i numeri fino a 9999 e le
quattro operazioni con tutte le loro difficoltà, le prove, la divisione con due cifre al
divisore. Anche nel calcolo orale le alunne acquistano prontezza d’intuizione e capacità
di riflessione.
1 dicembre
Sono continuate nel mese scorso, quasi quotidianamente le osservazioni
meteorologiche che devono dare alle alunne la conoscenza della stagione e la capacità
di osservare il mondo che le circonda.
Ormai ci avviciniamo all’inverno che s’avvicina a grandi passi. Le alunne stanno già
aspettando il Natale. Com’è bello stare a sentire le loro illusioni sul Bambino Gesù!
Molte di esse conservano queste illusioni ed io mi guardo bene dal distruggerle! Le
alunne che non credono più ai doni del Bambino Gesù tacciono anch’esse, ma forse ci
credono ancora tutte. Non si stancano mai di parlarne, e le cose più inverosimili, per
loro sono naturalissime…
Un’altra cosa che fa palpitare i cuori delle bambine è la distribuzione delle medaglie.
Ogni sabato, giorno dell’assegnazione, ci sono alcuni istanti quasi… drammatici nei
quali le bimbe diligenti si sentono ricordare i loro meriti, e quelle negligenti i loro
demeriti. Per queste medaglie fanno i loro piccoli sforzi: studiano i verbi, la tavola
pitagorica, si esercitano nella lettura, ecc. Le bambine premiate con la medaglia
devono scrivere le loro impressioni sul diario… e talvolta questi diari sono originali e
interessanti.
19 dicembre
Anche nello svolgimento del programma di storia, geografia, nozioni
scientifiche, ho fatto del mio meglio per seguire la guida indicativa dell’Ispettorato
preposto alle scuole della città di Torino.
Le alunne hanno appreso la storia di Torino che le antiche leggende dicono fondata
prima di Roma; la storia dei primi martiri cristiani che furono i Santi Solutore,
Avventore ed Ottavio ai quali è dedicata la Chiesa dei Santi Martiri, e del primo
vescovo di Torino S. Massimo vissuto nell’anno 400. In seguito, verso il 1000, il
sorgere della Casa di Savoia, e nel 1706 lo assedio di Torino col B. Sebastiano
Valfrè e l’eroico sacrificio di Pietro Micca.
3
4
Per la biografia di Regalli Enrico, vedi allegato n° 2, pag.
Per il testo della poesia vedi l’allegato n° 3, pag.
10
In geografia, hanno imparato a conoscere l’orologio e il calendario; l’orientamento; la
rappresentazione topografica dell’aula di classe.
Inoltre hanno acquistato nozioni sul corpo umano, sugli organi dei sensi e relative
norme igieniche.
20 dicembre
In questi giorni le alunne hanno fatto le loro piccole prove d’esame in classe che
mi permetteranno di giudicarle secondo lo spirito del nuovo registro e delle nuove
pagelle.
22 dicembre
Oggi hanno inizio le vacanze natalizie che dureranno fino al 18 gennaio 1945.
Le vacanze natalizie sono state prolungate dal Provveditore agli studi fino al 5 febbraio,
causa il maltempo e la scarsità di combustibile.
Per il 5 febbraio avrà pure luogo la distribuzione delle pagelle.
5 febbraio 1945
Finalmente siamo ritornate a scuola, e come in tutti i ritorni, abbiamo provato
un senso di gioia e di soddisfazione. Il sig. Direttore ha riunito tutti gli insegnanti per
illustrare l’importanza delle bibliotechine di classe in un anno scolastico come questo in
cui arrischiamo di non trovare i libri di testo, e siamo quotidianamente disturbati dagli
allarmi aerei e da svariate complicazioni derivanti dallo stato di guerra.
Nella mia classe ho adottato il libro di Pinocchio come libro di lettura: è un ottimo libro
gradito alle alunne; e come sussidiario il “Piccolo Scrigno” di Lugli Colombo e Pietro
Caccialupi edizioni “La Prora” Milano che è in ristampa e per ora non si trova.
Tutte le alunne dovrebbero concorrere ad arricchire la bibliotechina di nuovi libri, e
servirsene in modo da ricavarne la maggiore utilità.
Le alunne fanno sempre festa ai libri della bibliotechina di classe, e sanno anche riferire
con garbo quanto hanno letto, ma il loro piccolo mondo è ancora molto limitato e le
loro preferenze sono per le novelle fantastiche e meravigliose.
Ho distribuito le pagelle e le alunne le hanno ricevute con entusiasmo. Tutti i giudizi
sulle alunne hanno definito il profitto generale buono o soddisfacente; solo per tre o
quattro alunne ho dovuto definire il profitto generale scarso.
Si tratta di bambine distratte, nelle quali la distrazione è una necessità della loro mente
e delle loro condizioni fisiologiche. Sono bambine denutrite, lente e assonnate in tutte
le loro manifestazioni, che prima della fine dell’anno potranno svegliarsi e sveltirsi,
come io spero.
Quasi tutte hanno dei visetti pallidi e magri. Dove sono quelle belle bambine dalle
guance paffute e rosee che avevamo dinanzi alcuni anni or sono? Com’è possibile che
la malvagità umana sia così grande da imporre sofferenze senza nome anche ai
bambini?
Una brava e cara alunna ha lasciato la scuola per aver cambiato abitazione: è l’alunna
Rita. In compenso ne sono venute altre due: Santina e Virginia. La prima è buona e
tranquilla, la seconda invece sembra un po’ turbolenta e chiacchierina, e siccome fino
ad ora non ha frequentato alcuna scuola, è molto indietro.
Ora le alunne sono ventotto.
12 febbraio
Il Sig. Direttore è venuto in classe a distribuire i premi meritati dalle alunne
durante l’anno scorso ed ha pronunciato parole d’elogio alle premiate e di
incoraggiamento per tutte, perché il premio più bello è l’approvazione della nostra
11
coscienza, che non è altro che la voce di Dio, e la soddisfazione che dà il dovere
compiuto.
22 febbraio
Avete saputo analizzare e sintetizzare colla massima precisione e
chiarezza le qualità e i difetti delle vostre allieve.
Anche la cronaca è bene impostata. Il registro è esemplare.
Il Direttore Didattico
Martinasso
8 marzo
Il Sig. Provveditore ha riunito tutti i maestri della città ed ha loro parlato della
necessità d’istituire le minestre per i maestri e la cooperativa. Ha illustrato i problemi
dell’approvvigionamento e dell’alimentazione, che ai nostri giorni hanno tanta
importanza e presentano tante difficoltà.
Ha esortato i maestri ad affiancare l’opera Balilla e a riconoscere e far riconoscere il
bene da essa compiuto a favore dei nostri alunni.
Far risorgere i Patronati Scolastici 5 del passato che fecero tanto bene alle nostre
scuole.
Le scuole resteranno aperte nonostante gli eventi bellici:
a Bardonecchia si insegna nei rifugi mentre tuona il cannone. Finchè resteranno in una
data località, la popolazione civile, gli alunni, i maestri, le scuole funzioneranno per
compiere opera di concordia, di fiducia nei destini della Patria che tutti noi vogliamo
unita, libera, indipendente. Ha concluso di non volere opera di propaganda, ma
d’italianità.
23 marzo
Visita del Sig. Direttore
Il Sig. Direttore ha visitato la classe e ha interrogato le alunne in grammatica,
aritmetica, storia e geografia. Le alunne hanno risposto bene specialmente in
aritmetica e grammatica. Quindi ha fatto leggere diversi diari ed ha esaminato i
quaderni, ed è stato soddisfatto dell’andamento della classe e dello svolgimento del
programma che ormai è a buon punto.
29 marzo 3 aprile Vacanze di Pasqua
8 maggio
Siamo ritornati a scuola dopo undici giorni di vacanza nei quali si è verificato il
grande avvenimento atteso da due anni: la liberazione della nostra cara città
dall’oppressione tedesca e fascista. È così iniziata una nuova era di libertà e giustizia.
Le alunne hanno fatto festa al grande evento e ne hanno parlato nei loro diari.
Preghiamo il Signore di disporre tutti gli animi alla pace e alla concordia e di darci dei
governanti capaci e degni di risollevare il popolo italiano dall’abisso in cui è stato
precipitato dagli orrori di questa guerra. Torino e il Piemonte e tutta l’Italia
settentrionale sono stati liberati dai nostri bravi e valorosi partigiani, e gli alleati hanno
proceduto all’occupazione. Tanto il Presidente degli Stati Uniti che il 1° Ministro inglese
hanno celebrato l’avvenimento con nobili espressioni. E noi purtroppo eravamo in
cattive mani, e il nostro ex duce era esperto specialmente a insultare e a provocare! E
con la sua morte ignominiosa ci ha disonorati di fronte al mondo!
Speriamo nel Signore; ci conceda dei governanti saggi, onesti, cristiani!
5
I Patronati Scolastici dell'Opera Nazionale Balilla fornivano agli alunni poveri, durante il periodo
dell'obbligo scolastico, libri, vestiti, quaderni, refezioni.
12
1 giugno
Il Sovrintendente Scolastico del Piemonte ha diramato alle scuole elementari le
norme per i prossimi esami:
“La scuola è, e deve essere una fucina dove si temprano le anime e gl’individui alle
virtù ed al sapere al di sopra di ogni passione politica e come tale non può trascurare la
disciplina, la diligenza, la buona volontà che sono a base del profitto, ma deve sulla
pratica di questa virtù basare il definitivo giudizio di lode o di biasimo che reca o no la
promozione. Non merita quindi la promozione chi non ha almeno acquisito la buona
lettura, l’esattezza ortografica, la sicurezza di calcolo nella misura che ogni classe
richiede entro i limiti programmatici.
Non merita la promozione chi non dà affidamento per volontà, diligenza, capacità
intellettuale di poter frequentare con profitto la classe superiore, e non possegga la
facoltà di recupero di qualche lieve deficienza dovuta all’eccezionalità dell’annata
scolastica.
Non dimentichi l’insegnante che la serietà della scuola esige equità e giustizia non
disgiunte da una logica comprensione di cose e di fatti che diano serenità al giudizio
per il maggior bene dei fanciulli, delle famiglie, della Patria.
4 – 9 giugno
Questa settimana è dedicata agli scrutini: nella mia classe sono state presenti
24 alunne su 30 iscritte. Alunne promosse 26; rimandate 4; non frequentanti 4.
Torino, 15 giugno 1945
L’insegnante
Maria Nereu Savio
Classe seconda scuola del lavoro 6 (quinta elementare)
Insegnante Enrico Giovanni
2 ottobre 1944
In questa seconda classe della Scuola del Lavoro mi sono affidati ventitré dei
miei alunni dell’anno scorso. I presenti oggi sono solamente quattordici. Ma alcuni
parenti m’informano che i loro figlioli sono ancora sfollati in paesi lontani dai quali
intendono farli ritornare per frequentare la scuola a Torino. Sono contento di rivedere
volti ben noti, volti lieti di ritornare col loro maestro.
3 ottobre
I presenti oggi sono quindici. Spero che nei giorni venturi il numero continuerà
ad aumentare fino a raggiungere quello degli iscritti: 23.
Intanto si incomincia a ripassare qualche cosa. Certuni non hanno più preso la penna
in mano da quando si è chiuso l’anno scolastico.
9 ottobre
Ecco, incominciano ad arrivare gli sfollati ed oggi i presenti sono già diciannove.
Oramai non ne mancano che quattro. Ma anche quelli verranno. So dai parenti che
qualcuno deve tornare dal biellese, qualche altro dal Monferrato. Devono affrontare
viaggi difficoltosi, faticosi e forse non privi di qualche rischio. Ma li affronteranno
perché vogliono a tutti i costi ritornare alla loro scuola e col loro maestro. Sono
6
Scuola del lavoro, dicitura che si riferisce alla riforma Bottai, vedi allegato n° 4, pag.
13
parole testuali di genitori. Una madre è disposta di andare a prendere il suo figliolo a
85 chilometri di distanza in bicicletta.
Intanto nell’attesa che ci siano tutti, si continua a ripassare, si riprende famigliarità con
la penna, con la grammatica e con i numeri.
Noto dal modo di comportarsi di questi ragazzi che vogliono essere buoni, vogliono
meritarsi la stima del loro maestro e quando sbagliano basta un’occhiata, una parola a
metterli a posto.
18 ottobre
Finalmente sono arrivati quello che doveva venire dal Biellese e l’altro dal
Monferrato in bicicletta con la mamma. Oramai i 23 iscritti sono tutti presenti. Tutti già
appartenenti alla mia classe dell’anno scorso. Quindi tutti ben conosciuti e nessun
ripetente.
È giunto il pacco dei libri della bibliotechina. Il maestro prepara l’elenco, il quaderno
delle annotazioni dei libri distribuiti e inizia la distribuzione con grande soddisfazione
dei piccoli lettori.
Peccato che molti volumi sono in così cattivo stato che bisogna metterli in disparte;
altri non sono adatti all’età di questi fanciulli. In ogni caso ce n’è in numero sufficiente
per accontentare tutti.
20 ottobre
Visto che la superiore autorità ha approvato l’adozione del celebre “Cuore” di
De Amicis decido di usarlo come testo di lettura e incomincio subito con la lettura delle
prime pagine. I ragazzi ascoltano con attenzione e con interesse la lettura fatta dal
maestro. In seguito farò leggere loro. Spero che la maggior parte di essi potranno
procurarselo.
25 ottobre
Già fin dall’anno scorso conosco le madri dei miei alunni ed anche quest’anno
ho già preso contatto con alcune e sono sicuro di poter contare sulla loro attiva
collaborazione. Una di esse che ha il marito in Germania mi raccomandò di far da
padre al suo figliolo e le ho risposto che lo farò di tutto cuore. La stessa preghiera mi
rivolse una seconda che non ha marito e anche a lei ho dato assicurazione che sarà
esaudita.
26 ottobre
I ragazzi chiedono il cambio dei libri della bibliotechina ed hanno ragione. Perciò
li accontento a patto che sappiano parlarmi del libro letto e dirmene le loro impressioni.
In generale sono soddisfatti del libro letto, ma non mancano quelli che l’hanno trovato
poco interessante e anche noioso e non posso dar loro torto. Peccato che la tristezza
dei tempi e gli alti prezzi dei libri non permettono di acquistare dei nuovi volumi.
30 ottobre
Per la scelta di un caposquadra faccio fare una votazione dalla scolaresca.
Raccoglie il maggior numero di voti il migliore in condotta, fra i migliori nello studio, ma
benché tra i più alti di statura, è molto timido, al sentir a ripetere il suo nome
arrossisce e rimane confuso.
2 novembre
Ricordiamo i nostri cari defunti. Preghiamo in suffragio delle loro anime. Un
pensiero particolare rivolgiamo ai Caduti in guerra.
14
8 novembre
Da alcuni giorni a questa parte vado leggendo brani da “I promessi sposi” del
grande Manzoni, commentando e illustrando i passi e le parole più difficili e vedo con
piacere che i ragazzi ci prendono gusto e s’interessano vivamente. Qualcuno ha voluto
comperarlo. Ahimè! Un’edizione da 4 lire o poco più, di qualche anno fa, l’ha pagata
ben quaranta lire.
Oggi ho fatto fare un riassunto del famoso racconto di fra Galdino “Il miracolo delle
noci” 7. È riuscito discretamente bene.
10 novembre
Ho cominciato da un po’ di tempo lo studio metodico dei verbi, dai verbi
ausiliari, a quelli della prima, della seconda coniugazione.
13 novembre
Anche la lettura di “Cuore” che faccio fare dai ragazzi stessi, piace. E anche qui
faccio eseguire qualche riassunto. Oggi è la volta del bel capitolo “Il trafficante” 8 ed in
generale l’hanno fatto benino.
17 novembre
Durante l’uscita da scuola ho notato che taluni non si comportano bene per la
strada. Faccio una dettatura del capitolo di “Cuore” intitolato “La strada” 9 lo illustro e lo
faccio studiare a memoria.
Il giorno 15, cioè due giorni or sono, è incominciata la refezione scolastica. Nove sono
gli ammessi e partecipanti.
18 novembre
Terminato il sistema metrico decimale fino alle misure di superficie e il ripasso
della geometria, incomincio a parlare di volumi e delle misure di volume. Quindi
costruisco il metro cubo o meglio, faccio montare dai ragazzi lo scheletro del metro
cubo del museo, formato da dodici aste di legno. Presento un decimetro cubo e
prontamente intuiscono che il rapporto dal metro cubo al dm cubo è mille. Allora faccio
eseguire facili equivalenze a voce.
20 novembre
Ogni giorno che passa fa sempre più freddo e ogni giorno si viene a scuola
sperando di trovare i radiatori caldi. Vana speranza! Anche oggi i radiatori sono freddi.
In classe il termometro segna 10 gradi centigradi. Un po’ poco! Bisogna tenere paletò e
cravattone. I ragazzi non possono scrivere, non possono star fermi.
1 dicembre
Finalmente in aula s’incomincia a sentire un lieve tepore.
4 dicembre
Oramai si sta bene in classe. Via, paletò e cravattone. Il termometro è salito a
ben 16 gradi. Sia lode a Dio!
6 dicembre
Continua lo studio dei solidi geometrici. Oggi si parla del parallelepipedo, del
numero delle facce, del suo sviluppo e visto lo sviluppo, gli alunni intuiscono la regola
per calcolare l’area laterale prima, totale poi.
7
Per il testo de “Il miracolo di fra Galdino” vedi l’allegato n° 5, pag.
Per il testo del capitolo “Il trafficante”, vedi l’allegato n° 6, pag.
9
Per il testo del capitolo “La strada” vedi l’allegato n° 7 a pag.
8
15
7 dicembre
Incomincio lo studio dei verbi irregolari, andare al modo indicativo.
11 dicembre
Il lavoro fatto il mese scorso (oggetti vari al traforo) non è stato approvato dal
Sig. Direttore, il quale ha consigliato di eseguire lavori che siano in relazione col
programma di aritmetica e geometria.
Quindi ho pensato di far eseguire dei solidi geometrici.
13 dicembre
I ragazzi, già avvisati da ieri, vengono a scuola provvisti di forbici e cartoncino e
il necessario per il disegno. Avrebbero dovuto disegnare, ritagliare e comporre un
cubo. Ma all’ora circa di incominciare il lavoro è suonato l’allarme che subito parve non
pericoloso poi in seguito continuasse e indicasse pericoloso. Fatto sta che ne nacque
un po’ di confusione, la lezione fu interrotta. Al cessato allarme solo una dozzina di
ragazzi fece ritorno e il lavoro fu lasciato in sospeso.
14 dicembre
Anche oggi la lezione è stata intralciata da un allarme pericoloso subito all’inizio
dell’ingresso e durato fin verso le ore 15. Al cessato allarme sono ritornati solo 13
scolari. I non ritornati sono quelli che abitano più lontano.
15 dicembre
Terzo giorno di seguito di allarme pericoloso. Incominciato circa alle ore 14
termina alle 16. Appena il tempo di assegnare un compito per casa ai pochi ritornati a
scuola dopo il cessato pericolo.
22 dicembre
Il primo trimestre è terminato. La parte di programma preventivato per questo
periodo è stato svolta e in geometria si è andato anche oltre. Il profitto, nonostante
tutto, è stato soddisfacente. Su ventitré alunni, due soli non hanno fatto profitto di
sorta, pur avendone la possibilità.
Il motivo del mancato profitto è da ricercarsi nelle assenze numerosissime sempre
giustificate da motivi vari e più o meno plausibili.
5 febbraio
Si riprendono le lezioni. Sono presenti 18 scolari tutti con viso lieto e sorridente.
Sono tornati volentieri. Ma ahimè! Ricominciano gli allarmi.
8 febbraio
In questi quattro giorni siamo disturbati dagli allarmi a ripetizione, che
impediscono il regolare svolgimento del programma.
La superiore Autorità ha fatto sentire che desidera sia dato incremento alla
bibliotechina di classe con fondi raccolti dagli alunni. Ho ricevuto a tutt’oggi lire
quarantasei e subito mi sono interessato per acquistare qualche volumetto.
I prezzi sono altissimi: volumi che hanno nulla di speciale sono segnati in copertina £
30 £ 40 £ 50. Comperare un solo libro con le mie 46 £ mi rincresce.
Giro di qua e di là da molti librai di Torino. Finalmente alla S. E. I. trovo due volumetti
che trovo adatti ai miei scolari; uno della collezione “Adolescenza” di Angelo Magni dal
titolo “Racconti del passato” costa 18 lire. Il secondo è di Lydia Capece ed è intitolato
“I grandi fanciulli” e tratta della fanciullezza di nove grandi uomini fra scienziati e
artisti, da Leonardo Da Vinci a Giovanni Segantini. È scritto bene, interessa i fanciulli,
anche questo costa 18 lire. Infine in un’altra libreria, trovo un romanzo per fanciulli
16
vincitore di un concorso Bemporad, dal titolo “Fiore”. Me lo cedono a prezzo di
copertina 10 lire.
Eureka! 18+18+10 = 46. Tanto ho ricevuto e tanto ho speso, e porto a casa, cioè a
scuola, tre bei volumetti che certamente piaceranno ai miei ragazzi e nello stesso
tempo “Utile dulci” serviranno, o meglio contribuiranno al loro miglioramento.
Qualche libro è stato portato dagli stessi alunni, ma di poco conto.
12 febbraio
Il Sig. Direttore viene in classe a distribuire i premi dell’anno scorso. Esorta gli
alunni non premiati a gareggiare coi premiati e questi ultimi a non lasciarsi sorpassare
dai primi. Esprime il desiderio di sentire una poesia da qualcuno, uno dei premiati
recita: “Chi te l’ha dato?” studiata nel mese di ottobre.
20 febbraio
Raccomando completare le qualifiche, ancora sospese, di qualche
alunno, tanto più che sono allievi già conosciuti fin dallo scorso anno.
I solidi geometrici costruiti o in cartone o in legno, se lasciati aperti da una
faccia, possono essere usati come scatole per contenere qualcosa.
Coraggio e sempre avanti!
Il Direttore Didattico
Martinasso
5 marzo
È cessato il riscaldamento a termosifone, ma fortunatamente non se ne sente
più il bisogno. Il tempo è bello, la temperatura s’è innalzata e in classe si sta bene e si
può lavorare di buona voglia. Il programma è a un buon punto. Nel comporre si
incomincia a notare un certo miglioramento. L’analisi grammaticale lascia ancora a
desiderare. In geometria siamo al prisma regolare.
8 marzo
Gli alunni chiedono il cambio dei libri della biblioteca. Li accontento. Leggono
volentieri, s’interessano. Quindi intavolo una conversazione sui libri che hanno letto
finora, che li hanno maggiormente interessati. Infine assegno un componimento in
classe sul tema “Libri che ho letto”.
9 marzo
D’ordine del Sig. Provveditore agli studi, si viene a scuola alle 8,50. Saggia
disposizione. Un’ora di più di lezione al giorno è molto proficua e dà modo di svolgere
meglio il programma. In generale è osservata, ma vi è sempre qualche ritardatario.
28 marzo
In questi ultimi giorni, prima delle vacanze pasquali ho fatto una prova mensile
di lingua e aritmetica scritta e orale. Il risultato è stato discreto, in componimento,
buono in aritmetica, soddisfacente nelle altre materie.
4 aprile
Stamane abbiamo avuto la visita del Signor Direttore. Ha interrogato gli alunni
in geometria, in grammatica, in scienze. Pochi gli alunni che hanno dato delle buone
risposte. Mi aspettavo un esito migliore. Evidentemente sono rimasti un po’
suggestionati e sconcertati, come succede nei giorni degli esami.
17
Ha raccomandato 1° d’insistere sulla lettura per le dovute pause, perché molti hanno
tendenza a precipitare. 2° maggiore attenzione e diligenza nella scrittura. Ha notato
scarsezza di idee e di particolari nelle descrizioni e nei diari.
Ha infine dichiarato: Il programma è quasi svolto e si prevedono buoni risultati.
9 aprile
Oggi ho dovuto ospitare una decina di alunni della IIB.
18 aprile
C’è del fermento nell’aria. I ragazzi sono agitati. Si parla di sciopero generale. A
un tratto una madre viene a ritirare il figlio, per timore di qualche tafferuglio, poi
un’altra, poi un’altra. I rimanenti chiedono di uscire anche loro. Nessuno dà ordini. Che
si fa? Faccio fare lettura di racconti vari, così a poco a poco gli animi si calmano e così
leggendo e conversando, ecco giunta l’ora dell’uscita.
25 aprile
Si ripete il fenomeno di otto giorni fa. Ma entra la bidella e dice: Via tutti, ordine
superiore. E va bene.
27 aprile
È in corso un grande movimento di insurrezione popolare per cacciare tedeschi
e repubblicani. Dalle montagne e da tutti i dintorni di Torino sono giunte le bande
partigiane. Si combatte, i tedeschi i fascisti sono in fuga. Il movimento è riuscito a
meraviglia. Torino è libera. Sia lodato il signore!
1° maggio
La prima festa dei lavoratori, dopo tanti anni di oppressione, coincide con la
vittoria del popolo sugli oppressori. Il tripudio in città è indescrivibile.
8 maggio
La guerra è finita del tutto in Europa. La Germania si arrende senza condizioni.
Oggi si è ripresa la scuola. E continuerà fino al 9 giugno. Giusto il tempo per riepilogare
la materia svolta, e per fare quanto occorre in preparazione agli scrutini finali.
14 maggio
Hanno pagato £4 per l’iscrizione (con diritti a tessera e distintivo) alla Croce
Rossa Italiana in dodici.
Oltre alle iscrizioni individuali si è fatta l’iscrizione collettiva della classe mediante il
versamento della quota di £ 10.
4 giugno
Settimana dedicata agli scrutini.
Presenti allo scrutinio alunni 23.
Promossi 22. Assenti 1. Rimandati 1.
Torino 15 giugno 1945
Il maestro
Enrico Giovanni
18
Classe seconda femminile
Insegnante Giuseppina Mantaut
2 ottobre 1944
Inizio lezioni
Le alunne iscritte sono trenta, delle quali 15 provenienti dalla classe prima, mie del
passato anno; 8 ripetenti della scuola Leone Fontana e 7 provenienti dai paesi
dov’erano sfollate in seguito ai bombardamenti aerei nemici.
Un affettuoso saluto alle bambine tornate; un pensiero alle assenti, un augurio alle non
promosse.
Rivedo con piacere le mie alunne dell’anno scorso e faccio la conoscenza delle nuove.
Assegnati i posti per ordine di statura, rivolgo alle bimbe poche parole di saluto: “Voi
siete contente di essere tornate a scuola, ed io pure sono lieta di ritrovarmi in mezzo a
voi che amo tanto.
Noi ci conosciamo; voi sapete che io voglio molto bene alle mie scolarine e che, per
questo, desidero che ognuna di esse faccia il suo dovere. Siate dunque sempre, come
oggi, pulite, ordinate, volenterose; venite in classe assidue, puntuali, provviste di tutto
l’occorrente per lo studio, animate sempre dal desiderio di imparare e di farvi buone.
Io vi aiuterò, lavorerò volentieri con voi e saremo tutte contente.
4 ottobre 1944
S. Francesco d’Assisi
Suo grande amore per la sua terra e per tutte le creature. Impariamo da questo
perfetto imitatore di Gesù Cristo l’amore al prossimo ed alle Creature, perché tutto il
creato è opera di Dio ed espressione della sua bontà e provvidenza.
6 ottobre 1944
Iscrizione di una nuova alunna
Oggi si è iscritta l’alunna Italia di circa 10 anni. Orfana di madre, ha dovuto lasciare
Mestre in seguito ai continui bombardamenti aerei nemici e trasferirsi a Torino con la
sorella sposata. È ripetente delle classi prima e seconda.
10 ottobre
Iscrizione di due nuove alunne
Oggi sono iscritte le alunne: Silvana proveniente da Champlas du Col dove risiedeva
con la famiglia e trasferitasi a Torino con i nonni, essendo stata distrutta la casa dove
abitava, in seguito ai bombardamenti aerei nemici.
Filippina di anni dieci compiuti, proveniente dalla scuola Leone Fontana e ripetente
delle classi prima e seconda.
12 ottobre
Commemorazione della Scoperta dell’America
Parlo alle mie alunne della scoperta dell’America avvenuta il 12 ottobre 1492 e
commemoro Cristoforo Colombo, il grande italiano, scopritore dell’America.
18 ottobre
Iscrizione di una nuova alunna
Oggi si è iscritta l’alunna Carla, proveniente da Busano di Rivara dov’era sfollata.
28 ottobre
Commemorazione della Marcia su Roma
19
30 ottobre
Iscrizione di due nuove alunne
Oggi si sono iscritte due nuove alunne: Antonietta e Paola, la prima proveniente da
Gassino dove era sfollata, la seconda dalla scuola Leone Fontana ed ambedue
ripetenti.
31 ottobre
“La giornata del risparmio”
Ricordo alle alunne la “Giornata del risparmio”, invitandole ad amare l’economia e la
previdenza, fonte di benessere individuale e sociale.
Nota
I giorni di ottobre vennero impiegati quasi esclusivamente in un lavoro preparatorio,
avente per scopo il livellamento della scolaresca, la conoscenza delle nuove alunne, il
ritorno alle buone abitudini disciplinari che permetteranno durante l’anno un lavoro
ordinato e proficuo.
Diedi principio altresì alla ripetizione del programma della prima classe.
Sarà mia cura continua destare nei cuoricini delle mie allieve sentimenti nobili ed
elevati, altamente patriottici, in modo da formare piano piano, le future donne italiane,
buone, oneste, laboriose, leali e forti, degne della Patria…
Novembre
Incomincio lo svolgimento del programma di seconda.
Procuro di dare ai miei insegnamenti quella nota di genialità che piace ai bambini, e
rende loro più interessante e dilettevole l’apprendimento delle nuove cognizioni.
1 novembre
Il giorno dei Santi
2 novembre
La Commemorazione dei Defunti.
Il giorno 2 novembre è dedicato ai poveri morti. Ricordo alle bambine che il Cimitero è
un campo sacro, di camminare composte, fermarsi davanti alle croci, di deporre fiori
sulle tombe dei loro cari e di pregare per tutti i Defunti, specialmente per i soldati
caduti per la Patria e per i morti dimenticati.
2 novembre
Cambiamento di orario
Le classi femminili faranno l’orario pomeridiano dalle13,20 alle 16,20.
4 novembre
Commemorazione della Vittoria
Commemorazione dei Caduti per la Patria e del Caduto al quale è dedicata la nostra
classe.
Amore e riconoscenza ai soldati che ogni giorno, compiendo il loro dovere, sostengono
gravissimi sacrifici e perdono la vita sui campi di battaglia.
Preghiera quotidiana per i soldati e per i Caduti. Siamo degni di loro, della nostra
Patria, compiendo volentieri, nel miglior modo, i nostri doveri.
9 novembre
Distribuzione dei libri della Bibliotechina.
20
La bibliotechina di classe comprende 30 volumetti e la distribuzione viene fatta ogni 15
giorni e al sabato. Le alunne leggono volentieri i libri e la lettura di essi è di grande
aiuto nell’insegnamento linguistico e di lettura espressiva.
15 novembre
Inizio della refezione scolastica
Oggi ha inizio la refezione scolastica per tutti gli alunni iscritti al Patronato 10.
Nella mia classe le alunne ammesse sono otto e tutte sono anche assistite con l’antescuola che ha luogo dalle 10 alle 12 e dalle 13 alle 15 quando l’orario delle lezioni è al
mattino.
26 novembre
Visita del dottore municipale e dell’assistente sanitaria.
La pulizia personale e degli indumenti è sempre scrupolosamente osservata, tanto che
non ebbi mai da fare rimproveri particolari.
Infatti il dottore ha trovato la classe pulita ed ordinata.
28-29-30 novembre
Prove mensili
Nei tre ultimi giorni di novembre feci le prove di dettato, lingua ed aritmetica scritte a
cui seguirono quelle orali di lettura, storia e geografia e nozioni scientifiche.
Nel mese di novembre venne pure iniziato da tutte le alunne l’imparaticcio, per
imparare a fare la maglia e come applicazione verranno eseguite sciarpe, cravatte,
calze e solette di lana.
La maggioranza delle alunne lavora volentieri ed è contenta di poter iniziare presto un
lavorino utile, specialmente nella stagione invernale.
1 dicembre
Inizio del riscaldamento in tutte le scuole.
Breve adunanza del Signor Direttore per la consegna del Giornale di classe e
propaganda O.N.B.
5 dicembre
Giornata del Balilla.
Commemorazione dell’episodio storico del 5 dicembre 1746. Giambattista
Perasso, soprannominato Balilla 11.
Lettura sul libro di testo.
8 dicembre
Immacolata Concezione
19-20-21 dicembre
Prove mensili
Prima delle vacanze di Natale vengono eseguite le prove mensili per il 1° Giudizio
complessivo trimestrale.
22 dicembre
Letterina d’augurio ai genitori
Conversazione sul Natale, Capo d’anno e l’Epifania.
10
I Patronati Scolastici dell'Opera Nazionale Balilla fornivano agli alunni poveri, durante il periodo
dell'obbligo scolastico, libri, vestiti, quaderni, refezione.
11
Per avere informazioni su Giambattista Perasso e sui Balilla vedi allegato n° 8 a pag.
21
Dal 23 dicembre al 4 febbraio le lezioni furono sospese per le vacanze natalizie e per
risparmio di combustibile.
5 febbraio 1945
La ripresa delle lezioni
Le mie alunne sono liete di rivedermi dopo tanti giorni di vacanza. Tutte hanno da
dirmi come hanno trascorso il giorno di Natale e di Capo d’anno e quali doni hanno
ricevuto da Gesù Bambino. Esse mi promettono di essere più buone e volenterose nel
secondo trimestre.
6 febbraio
Distribuzione delle pagelle del I trimestre
Oggi ho adunato alcune mamme delle mie alunne per la consegna delle pagelle.
Ho spiegato loro che la valutazione non è più espressa con voti, ma con veri giudizi in
rapporto alle varie materie di studio. Quindi il giudizio avrà di mira la conoscenza
totalitaria di ogni alunna, così come si manifesta nelle sue qualità intellettuali, morali e
nei concreti risultati.
Elementi generali di valutazione saranno quindi i seguenti: attitudini; qualità morali;
profitto.
Faccio conoscere alle mamme i giudizi riportati dalle loro figliole nelle varie materie e
mi raccomando a loro affinché tutti giorni firmino il diario scolastico per prendere
visione dei compiti e delle lezioni assegnati per il giorno seguente.
Esorto le mamme delle alunne più svogliate ad interessarsi in modo particolare dei loro
studi, affinché possano ottenere un giudizio soddisfacente in tutte le materie nel 2°
trimestre.
La distribuzione viene fatta nei giorni successivi; così tutte le alunne hanno avuto la
pagella, ad accezione di Baldina che, essendosi iscritta alla scuola alcuni giorni prima
delle vacanze di Natale, non è stato possibile dare un giudizio sulle varie materie; la
pagella verrà quindi compilata alla fine di febbraio.
14 febbraio
Le alunne, prima di venire a scuola, sono entrate in chiesa a ricevere le Sacre
Ceneri.
15 febbraio
Oggi incominciano le lezioni di Catechismo per la preparazione della Comunione
pasquale e alla Cresima. Quasi tutte le mie alunne vi partecipano, ad eccezione di
qualcuna che ha fatto la comunione l’anno scorso. L’orario è dalle 13, 30 alle 14, 30.
16 febbraio
La distribuzione dei premi dell’anno scolastico 1943-1944.
Oggi abbiamo avuto la gradita visita del Signor Direttore.
Egli si è intrattenuto volentieri fra le piccole alunne della mia classe ed ha esortato le
premiate a studiare sempre per meritare il premio anche quest’anno e le altre meno
intelligenti a fare uno sforzo per migliorarsi. Dopo la distribuzione dei premi ha fatto
recitare alcune poesie,ha fatto leggere diversi diari che ha lodato perché fatti di
frequente e quasi tutti spontanei.
27- 2- 45 XXIII Le vostre allieve sono state ben delineate nei loro pregi e difetti. Le
registrazioni sono fatte colla solita diligenza. Anche la cronaca è compilata secondo
prescrizione e mi auguro sia ancora più diffusa.
Il direttore Didattico
Martinasso
22
1 marzo
Cambiamento di orario
Da oggi l’orario sarà il seguente: ore 9,50 – 10 ingresso, 10 – 12 lezione, 12 uscita.
12 marzo
Nuovo cambiamento d’orario
Le giornate sono migliorate, quindi si ritorna all’orario di prima, cioè dalle 9
alle 12.
Iscrizioni all’ O.N.B. Le bambine che si iscriveranno avranno la divisa e le scarpe. Al
sabato pomeriggio dovranno partecipare alle adunate. Quota d’iscrizione £ 6.
13 marzo
Iscrizione di una nuova alunna.
Oggi si è iscritta alla mia classe l’alunna Graziella. L’anno scorso aveva frequentato la
classe prima alla scuola Muratori ed era stata promossa alla classe seconda. In questo
nuovo anno scolastico la bambina non è mai andata a scuola, quindi si trova molto
indietro nelle materie di studio ed è impossibile che possa raggiungere le altre
compagne che da più cinque mesi frequentano le lezioni.
26 marzo
Visita del Sig. Dottore oculista
Oggi le alunne sono state visitate dal Dott. Oculista.
Sono assenti sette alunne: Italia, i Renata, Teresa, Franca, Mirella, Silvana e Graziella
che giovedì prossimo, alle ore 8,30, dovranno recarsi accompagnate dalla mamma in
via Lucio Bazzani per essere visitate.
Domani farò prendere nota sul quaderno delle comunicazioni.
16marzo
Prove mensili
Prima delle vacanze di Pasqua faccio fare le prove di marzo.
Le prove scritte consistono in un dettato, un esercizio di lingua, un problemino e le
quattro operazioni in colonna. Ho interrogato le alunne nelle varie materie per
assicurarmi sul grado di profitto raggiunto e dare un giudizio esatto. Ogni alunna è
stata invitata a leggere un racconto sul libro di Stato e a riassumerlo per mezzo delle
varie domande. Ho fatto scrivere alla lavagna pensierini contenenti alcune difficoltà
ortografiche superate e le voci verbali ho, ha hai, hanno. Conversazioni sulle prossime
feste Pasquali, sulle usanze, costumi, funzioni religiose. Ho tenuto molto conto delle
capacità di espressione orale e scritta. Ho interrogato le alunne sulle 4 operazioni ed ho
fatto fare alla lavagna operazioni in colonna ed hanno risposto a problemini orali da me
scelti.
Nelle nozioni scientifiche ho fatto il ripasso sulle nozioni apprese specialmente sul corpo
umano e le sue parti principali, la digestione e la respirazione.
Ho fatto fare alcuni disegni spontanei sulle prossime feste di Pasqua e sui fiori di
stagione.
Per la ginnastica ho fatto fare esercizi in classe e in corridoio per esercitare le alunne
all’ordine, alla disciplina e alla sveltezza dei movimenti del corpo.
Molte alunne hanno migliorato in lingua ed aritmetica; mi occuperò in modo particolare
di quelle che ancora trovano difficoltà ad esprimersi e sono incerte nel calcolo.
28 marzo
Comunione Pasquale
23
La maggioranza delle mie alunne oggi fa la prima Comunione. Mi sono recata in chiesa
ad assistere alla bella e commovente funzione che ha luogo ogni anno in occasione
della S. Pasqua.
Dopo la funzione, le alunne, col permesso del Sig. Direttore, vengono in classe a
salutare le compagne che le accolgono festosamente.
Dal 29 marzo al 2 aprile vacanze pasquali.
3 aprile
Cambiamento di orario
Per tutto il mese avremo l’orario pomeridiano: 13,20 – 13, 30 ingresso, 13, 30 – 16,30
lezione. Uscita 16, 30.
4 aprile
Iscrizione di una nuova alunna.
Oggi si è iscritta l’alunna Maria Adelaide che era sfollata a Casalgrasso (Cuneo). La
bimba ha frequentato finora la classe seconda in detto paese ed ora si trova un po’
disorientata, trovandosi in un ambiente per lei nuovo, con un’altra maestra e con altre
compagne. È stata ben accolta da tutte le bambine che hanno promesso di volerle
bene come se fosse una sorellina.
La nuova alunna è in ordine nei documenti ed ha già un giudizio complessivo del 2°
trimestre, che spero possa essere da me riconfermato.
Dal 26 aprile al 7 maggio, vacanza per la liberazione dell’Italia settentrionale.
Vittorie riportate dai nostri valorosi Patrioti e gloria ai Caduti per la liberazione
d’Italia.
8 maggio
Iscrizione di una nuova alunna.
Oggi si è iscritta l’alunna Iolanda che era sfollata a Campertagno (provincia di Vercelli).
La bambina ha frequentato finora la classe II in detto paese, ma si trova indietro in
tutte le materie come risulta dal giudizio complessivo riportato nel I° Periodo, quindi
non potrà avere la promozione.
23 maggio
Iscrizione di una nuova alunna.
Oggi si è iscritta l’alunna Rosanna proveniente da S. Marzano d’Asti dov’era sfollata. Ha
frequentato tutto l’anno la scuola del paese riportando un giudizio buono in tutte le
materie.
Dal 4 al 9 giugno scrutini finali.
Le alunne scrutinate furono 37: le promosse 25 e le rimandate alla I sessione
autunnale 12.
15 giugno
Proclamazione del risultato finale e distribuzione delle pagelle.
Torino,15 giugno 1945
L’insegnante
Giuseppina Mantaut
24
Classe prima femminile
Insegnante Maria Frè Molino
2 ottobre 1944
La scuola si è riaperta ed ha inizio il nuovo anno scolastico, ancora in clima di
guerra, purtroppo! Speriamo che le lezioni non abbiano ad avere interruzioni di sorta e
che Dio ci protegga e benedica il nostro proficuo lavoro.
15 novembre
Sovente siamo disturbate da preallarmi e da allarmi che ci costringono a
sospendere le lezioni ed ad andare in rifugio. Le piccole non sanno vincere il timore che
le invade ed io ho il mio lavoro per renderle tranquille e serene.
18 aprile 1945
Giorno di insurrezione popolare. Le mamme nel timore che le loro figliole
possano incorrere in gravi pericoli, vengono a riprenderle. Delle venti alunne presenti,
una sola rimase a scuola.
19 aprile
Sono presenti solo 7 alunne. Continuano le famiglie a temere per le loro figliole,
quantunque la città oggi sia calma e nessun fatto nuovo ci distoglie dal nostro lavoro.
26 aprile
Ha inizio la lotta perla liberazione della nostra Torino. I valorosi partigiani sono
alle porte della città.
27 e 28 aprile
Torino viene totalmente liberata. Sventola ovunque il tricolore in segno di
giubilo, di gioia indicibile. La guerra è finita. Tutta Torino si inchina commossa e
riverente alle salme degli eroi della libertà.
Dal 26 aprile al 7 maggio
La scuola è occupata dai Partigiani, è a disposizione delle forze armate
partigiane.
9 maggio
Si riprendono le lezioni, in un’armonia di pace e serenità. Solo oggi la nostra
aula ci è stata restituita dai Partigiani che l’avevano occupata come infermeria.
15 giugno
Con oggi termina l’anno scolastico. Le bambine ricevono le pagelline e quindi il
risultato di nove mesi di studio e di lavoro. Sono felici e salutano con gratitudine e
affetto la loro maestra con la quale hanno in quest’anno di guerra trascorso momenti di
affanno e di dolorosa inquietudine. Tutto è andato bene; Dio ci ha protette, ha
esaudito le nostre preghiere ed è finalmente, nella scuola e nelle nostre famiglie,
ritornata la serenità agognata. Benedetto Iddio! Che ha reso finalmente libera la Patria
nostra tanto martoriata e invochiamo su di essa un’ era di benessere e di pace
duratura!
25
Classe prima mista
Insegnante Clelia Mennyey
20 novembre 1944
L’orario giornaliero si riduce di mezz’ora. Di ciò si sentiva veramente necessità,
per diminuire almeno un pochino gl’inconvenienti dati ai piccoli dalla mancanza di
riscaldamento. Il freddo si fa purtroppo assai sentire, ed i bimbi – pur restando col
cappotto – lo soffrono assai; alcuni si sono anche già ammalati. Ci si fa però animo
tutti assieme, richiamando alla nostra mente i sacrifici ben maggiori che sopportano i
nostri soldati; e intercalando le applicazioni intellettuali con frequenti esercizi ginnastici
che riscaldano un poco, almeno momentaneamente, le piccole membra intirizzite, si
giunge alla meglio al termine della lezione.
1° dicembre
Finalmente un po’ di riscaldamento! È veramente, in questo primo giorno, poco,
poco, poco… Ma siamo già tutti contenti anche così. Da domani si ritornerà quindi
all’orario precedente, di tre ore e mezza giornaliere.
20 aprile
Sono assenti molti alunni, perché i Balilla e le Piccole Italiane sono stati condotti
alla casa del Balilla per ritirare le scarpe di divisa.
26 aprile / 7 maggio
Sospensione straordinaria delle lezioni a causa dell’eccezionalissimo momento
politico – patriottico.
Classe seconda maschile
Insegnante Annunziata Calasso
11 ottobre 1944
Il primo allarme viene a turbare la serenità del lavoro, per fortuna è limitato
pericolo. L’orario della scuola è dalle 13,20 alle 16,30.
5 dicembre
Rievochiamo oggi l’atto eroico del Balilla che seppe fremere di sdegno innanzi
all’insulto della sua Patria; l’amore per il proprio paese è sacro e questa fiamma deve
ardere nel petto di ogni fanciullo italiano. Faccio notare anche i vantaggi per gli iscritti
alla benefica istituzione.
13 dicembre
A causa dell’allarme si sospende la scuola, fortunatamente non vi è nulla e gli
alunni possono rientrare.
14 dicembre
Anche oggi vi è stato l’allarme e si va a scuola alle 15,20.
5 febbraio 1945
[…] Dopo abbiamo iniziato l’insegnamento della sottrazione con imprestito, nel
caso più complesso e quando si era a buon punto e tutti la eseguivano con facilità, il
segnale dell’allarme ha portato disturbo, poiché quasi tutti hanno preferito andar via. È
26
durato però poco e la maggior parte sono tornati, così si è potuto assegnare il compito
e fare un po’ di lettura.
1 marzo
Da oggi fino a nuovo ordine al mattino si verrà a scuola alle ore 10 (ingresso
9,50), tenuto conto che i locali non sono più riscaldati.
21 marzo
Parliamo della primavera, dell’incanto che accompagna questa lieta stagione; la
giornata è calda e dalle finestre spalancate, il sole entra a fasci e ci porta la sua
giocondità.
Ieri ci fu l’allarme con pericolo e tutti gli alunni scapparono a casa, fortunatamente
nulla, fu soltanto un po’ di spavento.
26 aprile
Dopo una mezz’ora che eravamo entrati in classe è venuto l’ordine di
sospendere la scuola e siamo andati via.
8 maggio
Riprendiamo la scuola dopo alcuni giorni d’intervallo per le gloriose giornate
passate. Raccomando in modo particolare la disciplina agli alunni, elemento unico e
necessario alla scuola. Il Sovrintendente agli Studi ha tenuto a questo scopo un
discorso alla radio e fortunatamente molti alunni l’avevano ascoltato.
Classe terza maschile
Insegnante Piera Portigliatti Barbos
1 dicembre 1944
Allarme alle 12 e un quarto fino alle 14 e un quarto.
13 dicembre
Allarme alle 14 e mezza fino alle 15 e mezza. Povera scuola!
14 dicembre
Allarme pericoloso alle 13 e mezza fino alle 14, 45.
6 febbraio 1945
Ore 8, 30 allarme, ore 11 allarme. Distribuzione pagelle.
7 febbraio
Ore 9 allarme fino alle 10.
8 febbraio
Ore 11 allarme.
9 febbraio
Oggi nessun allarme: la scuola non è stata disturbata e, con me, erano contenti
anche i miei scolari.
27
9 marzo
Oggi prima delle 15 preallarme, poi allarme pericoloso. Su 23 presenti all’inizio
della lezione, sono tornati dopo il segnale di cessato pericolo, 19 alunni. Gli altri 4 sono
rimasti a casa, o… per la strada.
10 marzo
Lunedì orario modificato: ingresso dalle 13, 20 alle 13, 30. Uscita alle 16,30.
16 marzo
Oggi allarme pericoloso: dopo il cessato allarme 4 alunni non sono tornati.
6 aprile
Ieri incursione terroristica su Torino. Lo zio di Colli, che è mutilato di una gamba
per un’altra incursione, per poco non resta vittima del bombardamento.
[…]
Ho ripetuto, e non è mai ripetuto abbastanza, che cosa bisogna fare in caso di allarmi.
Prevale l’incoscienza e la fiducia che non bombardino l’abitato, si sta nelle strade e sui
balconi, col naso per aria a… godersi lo spettacolo pirotecnico e così ci sono vittime e
vittime dell’imprudenza. Perché si danno i segnali d’allarme, perché ci sono i rifugi se
non si ascoltano gli uni e non ci si ricovera negli altri a tempo opportuno?
18 aprile
Oggi giornata di sciopero: si sono presentati a scuola 29 alunni. Poi alcune
mamme vennero a prendere i loro figlioli per il timore di disordini stradali. Alle 11
avevo ancora 18 scolari. Tra le 11 e le 11,30 furono ritirati 4 scolari, di modo che mi
rimasero in classe 14 alunni.
19 aprile
Sono le 9,10. Ho in classe 16 scolari. E lo sciopero è finito!
20 aprile
Sono presenti 27. Alcuni scolari mi dicono che ieri, venuti a scuola, se ne
tornarono a casa perché il bidello disse che fino a nuovo ordine non si faceva lezione!!!
8 maggio
Dal 26 aprile ad oggi interruzione della scuola per i movimenti politici. La scuola
è stata occupata dai partigiani.
Oggi con Torino liberata, si torna al lavoro, con serenità e con serietà d’intenti.
Scuola del lavoro, classe prima maschile (quarta elementare)
Insegnante Giuseppe Valletti
2 ottobre 1944
Si riaprono le scuole. Riprendo l’insegnamento dopo circa due anni
d’interruzione dovuto al richiamo alle armi. Le dolorose vicende dell’8 settembre che mi
hanno portato all’internamento in Germania che tanto mi hanno abbattuto fisicamente
e moralmente hanno fatto si che il contatto cogli scolaretti affidati alle mie cure mi è
assai gradito. La classe è (in attesa di sdoppiamento) assai numerosa. Sono presenti n.
38 alunni. L’anno si inizia colla preghiera. Gli alunni vengono sistemati nei banchi. Parlo
loro essenzialmente al cuore invitando tutti ad essere buoni,diligenti e studiosi.
28
1 dicembre
Finalmente il locale è stato riscaldato ed i ragazzi si troveranno meglio dato che
nel mese precedente i ragazzi hanno dovuto sempre indossare i cappotti.
5 febbraio 1945
Le vacanze scolastiche sono state prorogate a tutt’oggi causa l’inclemenza del
tempo. Si riprendono così solo oggi le lezioni.
25 aprile/ 7 maggio
Le lezioni sono state sospese per i grandi avvenimenti cittadini che hanno
portato alla liberazione della città dalle forze nazifasciste.
Si riprendono regolarmente le lezioni. Avendo svolto il programma annuale ha inizio la
ripetizione del programma.
Scuola del lavoro, classe seconda femminile (quinta elementare)
Insegnante Palmira Demonte
21 ottobre 1944
[…] Per quanto riguarda il programma di lavoro intendo attenermi alle norme
ministeriali, però nell’attuazione pratica procurerò di tenere conto che in quest’anno
che non è possibile procurare il materiale per l’esecuzione dei lavori. Farò eseguire
degli imparaticci con dei pezzi di percalle o di tela usata, che ancora si può trovare in
casa, così le alunne si addestreranno ad eseguire i principali punti di cucito, cosa
indispensabile per poter eseguire capi nuovi di biancheria ed anche per poter
rattoppare e rammendare; farò l’iniziativa per il taglio dei più comuni capi di biancheria
e a tal uopo farò eseguire opportuni disegni ed insegnerò il modo per eseguire modelli
di carta.
10 febbraio 1945
Questa settimana è stata singolarmente disturbata dai continui allarmi.
28 febbraio
Si presenta oggi una nuova alunna: Lucia,proviene da Campi Salentino in
provincia di Lecce. È priva di documenti ed ha fatto una dichiarazione lo zio, presso il
quale ora convive. La mamma fu vittima di un bombardamento; il padre con un
fratellino è tuttora nelle terre invase. Ella visse per circa un anno a Verona con dei
conoscenti, ma non ha mai frequentato la scuola; lo zio è andato a prenderla a Verona
ed ora la tiene con sé. È una fanciulla dall’aspetto buono e tranquillo, ed ha bisogno di
cure particolari per la sua condizione familiare e perché non avendo frequentato la
scuola da circa due anni ha dimenticato molto, così come ha dichiarato lei stessa.
5 aprile
La lezione è stata ritardata e poi interrotta per allarme pericoloso ed incursione
di bombardieri; le alunne sono preoccupate per i familiari che si trovano in queste ore
al lavoro nelle fabbriche.
8 maggio
Si riprendono oggi le lezioni, le alunne hanno ascoltato dalla radio la voce del
Sovrintendente agli Studi e mi promettono di mettere in pratica le sue raccomandazioni
di essere disciplinate, puntuali, volenterose per ben concludere questo anno di studio.
29
Scuola del lavoro, classe seconda femminile (quinta elementare),
sez. B
Insegnante Gliceria Montersino Paggi
10 dicembre 1944
Ho tentato, in via di esperimento dei piccoli lavori di sartoria. Si tratta per lo più
di semplici riparazioni che abituano però all’osservazione, alla precisione, al buon gusto
e all’economia. Le mamme hanno accolto la cosa con entusiasmo (prova ne è il lavoro
a getto continuo) e le bimbe pure. Un vestito pende sui fianchi. Si osserva il difetto e si
studia il modo migliore per ripararlo. Il domani la scolara indossa un altro vestito, e si
procede alla riparazione progettata.
Le maniche di un cappotto sono corte. Bisogna allungarle, come si fa? Insegno a
fermare la fodera con un imbastitura, poi a fermare la stoffa col punto mosca e quindi
a ricucire la fodera un po’ a soffietto. Se la fodera manca insegno a riportare la fodera
mancante.
Da un vecchio vestito insegno a ricavare una gonnella per la sorellina. Da una
sottoveste rotta insegno a ricavare un grembiulino-borsa da lavoro. In principio d’anno
le mamme non sapevano cosa dare da cucire alle loro figliole. Ora di lavoro, come in
una vera sartoria, ne abbiamo da vendere.
Il mio esperimento non era poi del tutto malvagio.
23 aprile 1945
In occasione del Natale di Roma le scolare iscritte all’O B hanno avuto un pacco
contenente indumenti.
Tutte felici sono venute a farmi vedere i doni che, dati i momenti, sono particolarmente
utili.
8 maggio
Si sono riprese oggi le lezioni sospese il giorno 25 u. s. La vita cittadina va
riprendendo il suo aspetto normale ed io cercherò di imprimere al mio insegnamento
quel carattere si serenità assoluta a cui l’infanzia ha diritto, specie dopo tutte le scosse
sopportate in questi ultimi tempi.
Scuola del lavoro, classe prima maschile (quarta elementare),
sez. B
Insegnante Carla Palagi
8 maggio 1945
Oggi ritorno a scuola (era distaccata in Provveditorato dal 18 aprile); sono
veramente contenta di poter seguire i miei alunni nel mese di scuola che ancora
esattamente rimane. Pure gli scolari sono lieti e maggiormente le famiglie che erano
preoccupate.
15 giugno
[…]
Chiudo l’anno contenta ed anche i miei scolari e le loro famiglie, questo anno scolastico
che, iniziatosi con la guerra, è terminato con la pace.
30
Classe seconda maschile
Insegnante Eleonora Ruzzier Piazzano
2 ottobre 1944
Inizio lezioni. Oggi si è iniziato il nuovo anno scolastico. I miei alunni sono
ritornati felici alla scuola, pieni di entusiasmo e di buona volontà.
Ho rivolto loro come una buona madre il mio saluto e li ho accolti con vero affetto.
Ho tenuto un breve discorso sui loro doveri di scolari, incitandoli a far bene nel nuovo
anno scolastico ed essere pronti a qualunque sacrificio per la Vittoria della nostra
Patria!
23 ottobre
Commemorazione dei bimbi di Gorla 12.
Stamane in classe mia è stata fatta la Commemorazione dei bimbi alunni della scuola di
Gorla a Milano, periti tragicamente in seguito a barbara incursione nemica. I miei
alunni erano commossi a tali parole e innalzarono a Dio preghiere per ricordare quegli
Angeli volati in paradiso, che diedero la loro vita per la grandezza della Patria.
28 ottobre
Anniversario della Marcia su Roma
Anche questa data memorabile fu commemorata in classe mia. Gli alunni cantarono
l’Inno Giovinezza e fu fatto un diario e un disegno come applicazione.
4 novembre
Giornata della Vittoria
Questa fatidica data fu celebrata in forma solenne perché ricorda agli italiani che come
sempre furono vittoriosi; come sempre migliaia di eroi offrirono la loro vita per la
grandezza della Patria, così anche in questo immane conflitto devono contribuire con
tutto lo sforzo possibile a portare l’Italia alla Vittoria.
21 aprile 1945
Natale di Roma
In questa giornata raccontai agli alunni la leggenda di Romolo e Remo e la storia della
fondazione di Roma avvenuta 759 a. C. Al termine della lezione fu intonato l’inno a
Roma e fu fatto un lavoro scritto sul quaderno di lingua.
25 aprile
Anniversario della nascita di Guglielmo Marconi.
Liberazione dal giogo nazifascista
Dal 26 aprile al 7 maggio
La scuola rimane chiusa perché tutti contribuissero all’epica lotta di liberazione
svolta dai nostri gloriosi partigiani contro i barbari nemici d’Italia nazifascismi.
8 maggio
Il grande avvenimento atteso da due anni si è verificato. Finalmente è avvenuta
la liberazione di Torino dalla barbarie tedesca e fascista. Tutta la città è imbandierata
ed esultante! Finalmente è cominciata una nuova era di libertà e giustizia!
12
A Gorla, quartiere di Milano, morirono 184 alunni di una scuola elementare e i loro maestri a seguito
di una bomba lanciata da un aereo inglese, fonte Wikipedia.
31
Tutti gli alunni sono ritornati a scuola entusiasti della grande vittoria riportata dai nostri
valorosi Patrioti e con vero piacere hanno fatto un diario spontaneo per esprimere per
iscritto i loro pensieri e i loro sentimenti patriottici verso la nostra Patria per tanto
tempo così martoriata.
Abbiamo rivolto a Dio una fervida preghiera di ringraziamento e di invocazione: “Dio
ascolti le nostre preci e aiuti il popolo italiano a risollevarsi dall’abisso in cui è stato
precipitato dagli orrori di questa guerra.”
Torino e tutta l’Italia settentrionale sono stati liberati dai nostri Gloriosi Partigiani. I
nostri alleati tanto ci hanno aiutati in questa vittoria.
Il primo Ministro inglese e il Presidente degli Stati Uniti hanno rivolto al popolo italiano
nobili parole di lode e di incoraggiamento.
Dio ci conceda dei governanti saggi, giusti, onorati che ci aiutino a cancellare per
sempre l’onta e il disonore.
Scuola del lavoro, classe prima femminile (quarta elementare)
Insegnante Maria Antonietta Barberis
18 aprile 1945
Le bimbe vanno a casa ordinatamente: raccomando loro di essere serie, non
chiacchierone e buone. La loro semplice bontà può essere goccia di bene in ogni
momento.
26 aprile
l’interruzione di stamane può essere preludio di fatti decisivi: affido ciascuna
delle mi piccole al suo Angelo Custode, perché siano risparmiati loro e le loro famiglie,
perché ci si possa ritrovare al nostro buon lavoro, in una atmosfera rinnovata.
2 giugno
Il mese di maggio è trascorso in serenità laboriosa. Tuttavia resta nel fondo
delle mie piccole qualcosa di incerto, di irrequieto: sarebbe utile un anno di tranquillità,
senza fastidi e preoccupazioni a soffermare e consolidare.
Classe prima maschile
Insegnante Giuseppina Bona
1 dicembre 1944
Ricevo, con piacere, il “Giornale di classe”. M’è gradito averlo completo e
comodo in ogni sua parte. Era un guaio dover in più fascicoli ricercare i dati riguardanti
gli alunni. In questo “Giornale” c’è tutto: generalità, abitazione, assenze, giudizi ecc.
Per le Autorità Scolastiche che l’hanno ideato: eia, eia, eia. Alala!
6 dicembre 1944
Ancora un alunno che se ne va. La madre di Francesco si stabilisce, per
l’inverno, con i figli, a S. Sebastiano Po, con i suoi vecchi poiché non à trovato
combustibile per riscaldare il suo alloggio.
Ora che in classe si sta bene, poiché il calore è sufficiente, e si potrebbe intensificare
l’insegnamento i bambini hanno la tosse, bronchiti e, cento diavolerie. Peccato!
32
13 dicembre
Al suono delle sirene, la maggior parte degli scolari lasciò la scuola. All’avviso
del “cessato pericolo” soltanto otto bambini mi ritornano: ne approfitto per farli leggere
individualmente. Uno dei piccoli giardinieri innaffia i vasetti nei quali, la scorsa
settimana, abbiamo seminato grano e granoturco.
La serenità dei bambini non è turbata dall’urlo delle sirene, ma la scuola ne è ben
disturbata, con danno dell’insegnamento.
Fortunatamente maestre e famiglie prendono le cose come vengono, e, “tirano diritto”
facendo il loro dovere meglio che possono, senza lamentarsi e senza avvilirsi se il loro
lavoro non rende quanto vorrebbero.
Si ha fede in un avvenire migliore e si attende con tante speranza.
14 dicembre
Anche oggi “allarme”. I bambini rientrano alle 15, ma grazie a Dio sani e salvi.
Su 19 però, ne ho presenti 15.
15 dicembre
Fischiano le sirene alle 14 e i bimbi se ne vanno. Al segnale di cessato pericolo,
m ne tornano tre.
Quest’oggi gli scolaretti se ne sono usciti mal contenti più del solito, perché si stava
combinando la letterina per Natale e tutti cercavano parole adatte e che si sapessero
scrivere.
6 febbraio 1945
Due allarmi nella mattinata: uno all’inizio e l’altro alla fine delle lezioni. Peccato!
7 febbraio
Allarme dalle 9 alle 10. Fortunatamente nessun guaio. Purtroppo però le
famiglie si disorientano. Qualche mamma non manda più i bambini a scuola: teme di
non poter giungere in tempo per ritirarselo, in caso di pericolo.
Il male è che non si sa che consigli dare. Speriamo che si ritorni presto al normale.
17 febbraio
Ugo è venuto a scuola nonostante il mal di denti e il mal di gola. Mi vuol fare un
regalo. Ecco le sue parole: “Maestra, mi i l’ai a ca un vas. Lu porto?” 13
“Devi prima chiedere il permesso alla tua mamma.”
“Ma a ‘l è me, e tant a lu campa ‘n tla mnisera” 14
“Se è così, portalo pure…” e, Ugo è felice anche se tutti ridiamo di gusto.
Francesco e Benito (o meglio la loro famiglia) han compreso che la scuola non è
un’osteria e invece di presentarsi solo per la “Refezione” pare abbiamo intenzione di
seguitare ad assistere alle lezioni.
27 febbraio
Alla visita di pulizia rimprovero Benito perché ha le mani sporche. Ecco la sua
giustificazione: “Sono andato per boschi 15” Poveretto! Con i fratelli va realmente ogni
giorno a raccogliere legna il più possibile, o per i viali e in collina.
E questo non lo fa soltanto la famiglia di Benito.
Anche Osvaldo, per giustificarsi di non aver fatto il compito mi ha detto: “Non ho
potuto, sono andato col papà, la mamma, mio fratello a far bosco. Siamo andati,
13
Ho a casa un vaso. Lo porto?
Ma è mio, tanto lei lo butta nell’immondizia.
15
Legna
14
33
appena mangiato, in collina col carretto. Era tardi quando siamo tornati, perché si era
rotto il carretto e poi ci hanno fermati. Eravamo tutti arrabbiati”.
Ho dovuto accontentarmi.
A Benito ho raccomandato di lavarsi per domani. Non avendo né sapone né
asciugamano non ho potuto farlo lavare a scuola come avrei voluto.
“Allarme” con limitato pericolo. Sono proprio contenta che sia venuto l’ordine di restare
nell’aula.
I bambini seguitano a lavorare tranquillamente.
2 marzo
Oggi è capitata una mezza tragedia. Benito è venuto in classe piagnucolando
pieno di rancore pel fratello Francesco. Ho tentato di persuaderlo a perdonarlo. “Mi ha
fatto una bergnoccola 16, non lo bacio.” “E lui è un testone non vuole mai venire a
scuola”.
Ho speso molte parole per convincere i due che devono volersi bene e non trattarsi
come Caino trattò Abele, ma se Francesco finì col baciare Benito, questi si ostinò nel
suo proposito e sene andò rannuvolato al suo posto.
Solo più tardi dopo la recita del “Padre nostro” spiegato il più semplicemente possibile
Benito si decise a dare un bacio a Francesco e la pace fu firmata. Speriamo che duri.
Benito è piuttosto tenace nei suoi spropositi e nonostante che a volte ne buschi dai
fratelli, troppo spesso è lui che picchia gli altri. È manesco per istinto.
Prima della fine della lezione Francesco mi dice: “Signora, Benito ha del gesso per voi.”
Mando il bimbo a prenderlo nella tasca del soprabito e lui, mentre me lo offre, mi dice:
“Lei, gli dica che non me le faccia ficcare 17 da mio papà”.
Ho fatta, naturalmente, la comunicazione con tutta la serietà possibile e Francesco ha
solennemente promesso di non fare rapporti. Se saran rose… fioriranno.
6 marzo
Oreste vede che nel vasetto di Giovanni il grano prospera e vuol anche lui
portare qualche seme. Porta oggi dei fagioli e m’avverte che prima di seminarli devo
lasciarli qualche giorno “a moglio 18”.
Quanto sarebbe interessante avere un’aiuola!
Accolgo oggi uno scolaretto proveniente dalla scuola di Racconigi.
9 marzo
Allarme pericoloso. Gli scolaretti se ne vanno, ma al segnale di “cessato
pericolo” su 21 me ne ritornano soltanto 13. Pazienza!
16 marzo
Allarme pericoloso. Escono in 20 e, alle 15,30, me ne ritornano soltanto otto.
Torna, dopo alcuni giorni di assenza ingiustificata, Benito e la giustificazione se la fa lui
verbalmente: “Avevo il faudallo 19 sporco”.
Ha pure sudicie le mani e il viso. Lo mando a lavarsi e lo tengo. Non c’è altro da fare.
La famiglia non si cura dei bambini, ma è bene che la scuola non chiuda loro la porta in
faccia.
10 aprile
Incominciamo la giornata scolastica con un “piccolo allarme”. Dio ce la mandi
buona!
16
Bernoccolo
Mi faccia picchiare.
18
Nell’acqua
19
Il grembiule
17
34
14 aprile
Registro oggi, con piacere, un atto di onestà.
Berardino ha trovato £ 5, sfuggite dalle tasche del compagno Francesco (mentre
correva all’impazzata per andarsene a casa) e me l’ha consegnate perché potessi
restituirgliele.
Lo farò appena l’avrò in classe poiché oggi Francesco non è presente, come non lo è il
fratello Benito.
16 aprile
Si incomincia la lezione con un “piccolo allarme” e i bambini sono soltanto 14.
Alle 9,30 altro “piccolo allarme”.
18 aprile
Pareva dovesse succedere il finimondo, ma si ridusse all’esodo di buona parte
dei bambini ritirati da padri e da madri impressionati per l’abbandono delle fabbriche
da parte degli operai.
Sono rimasta in classe fino al termine dell’orario col solo Berardino e ho corretti i
dettati (ben riusciti) eseguiti nella prima ora di scuola. Dei 18 presenti tre soli hanno
meritata l’insufficienza.
20 aprile
Si comincia con un “piccolo allarme” ma si lavora fidenti e lieti. I presenti sono
20. il ventunesimo è Ugo, penso sia ritornato al paese, ma nessuno mi ha avvertita.
9 maggio
Riprendo con piacere, piena di fede in un avvenire di serenità, la mia scuola.
Ho però soltanto 9 scolari su 21. Me ne spiace proprio. Probabilmente le famiglie han
creduto alle voci che ieri correvano, che cioè tutti dovessero far oggi vacanza.
Pazienza! Spero per venerdì di avere la scolaresca al completo.
Dai presenti faccio mandare una parola di condoglianze alla Mamma di Pietro. Il povero
piccino ha perduto il padre.
18 maggio
La mamma di un mio ex alunno mi porta un pacco di oggetti utili. Posso
distribuire a Amleto, Marsilio e Berardino: pantaloncini, calze e blusette. I beneficati ne
sono lieti e io pure. Dio benedica la buona Signora.
Il piccolo Alberto Orefici (di razza ebraica) viene ammesso, come uditore. Diamo a lui il
benvenuto.
35
Tabella confronto delle cronache degli insegnanti
Palmira
Demonte
2 ottobre
1944
11
ottobre
Gliceria
Montersino
Paggi
Carla Eleonora
Palagi Ruzzier
Piazzano
Inizio
lezioni. Ho
tenuto un
breve
discorso sui
loro doveri
di scolari,
incitandoli a
far bene
nel nuovo
anno
scolastico
ed essere
pronti a
qualunque
sacrificio
per
laVittoria
della nostra
Patria!
Maria
Antonietta
Barberis
Giuseppina
Bona
Maria
Frè
Mollin
o
Clelia
Mennye
y
Annunziata
Calasso
Inizia la
scuola
ancora
in clima
di
guerra
Piera
Portigliatti
Barbos
Giuseppe
Valletti
Si riaprono le
scuole. Riprendo
l’insegnamento
dopo circa due
anni
d’interruzione
dovuto al
richiamo alle
armi. Le
dolorose vicende
dell’otto
settembre che
mi hanno
portato
all’internamento
in Germania che
tanto mi hanno
abbattuto sia
fisicamente che
moralmente
hanno fatto sì
che il contatto
cogli scolaretti
affidati alle mie
cure mi è assai
gradito.
Il primo
allarme turba
la serenità del
lavoro è
limitato
pericolo.
L’orario della
scuola è 13,
20/ 16, 30
21
ottobre
23
ottobre
28
ottobre
Per quanto
riguarda il
programma
di lavoro
intendo
attenermi
alle norme
ministeriali,
però
nell’attuazio
ne pratica
procurerò
di tenere
conto che
in questo
anno non è
possibile
procurare il
materiale
per
l’esecuzione
dei lavori.
Stamane in
classe mia
fu fatta la
commemor
azione dei
bimbi
alunni della
scuola di
Gorla a
Milano,
periti
tragicament
e in seguito
a barbara
incursione
nemica.
Anniversari
o della
marcia su
Roma.
37
4
novembre
Anche
questa data
memorabile
fu
commemor
ata in
classe mia.
Gli alunni
cantarono
l’inno
Giovinezza
e fu fatto
un diario e
un disegno
come
applicazion
e.
Questa
fatidica
data fu
celebrata in
forma
solenne
perché
ricorda agli
italiani che
come
sempre
furono
vittoriosi;
come
sempre
migliaia di
eroi
offrirono la
loro vita
per la
grandezza
della Patria,
così come
anche in
questo
38
immane
conflitto
devono
contribuire
con tutto lo
sforzo
possibile a
portare
l’Italia alla
Vittoria.
15
novembre
20
novembre
1
dicembre
Disturbi
frequen
ti di pre
allarmi
e
allarmi
L’orario
giornalier
o si riduce
di
mezz’ora
causa
mancanza
di
riscaldam
ento.
Pensiamo
ai sacrifici
dei nostri
soldati e
ci
facciamo
animo.
Finalment
e un po’
di
riscaldam
ento. Da
domani
tre ore e
mezza di
lezione.
Allarme dalle
12, 15 alle
14, 15
Finalmente il
locale è
riscaldato ed i
ragazzi si
troveranno
meglio dato che
nel mese
precedente i
ragazzi hanno
39
dovuto sempre
indossare i
cappotti.
5
dicembre
13
dicembre
14
dicembre
15
dicembre
Rievochiamo
l’atto eroico
di Balilla.
Faccio notare
i vantaggi per
gli iscritti alla
benefica
istituzione.
Al suono delle
sirene la
maggior parte
degli scolari
lasciò la
scuola.
Anche oggi
“allarme”. I
bambini
rientrano alle
15.
Fischiano le
sirene alle 14
e i bambini se
ne vanno.
5
febbraio
1945
6
febbraio
7
febbraio
Allarme dalle
14,30 fino
alle 15,30.
Povera
scuola!
Anche oggi vi
è un allarme
si va a scuola
alle 15,20.
Allarme
pericoloso
alle 13,30
fino alle
14,45.
Allarme, la
maggior parte
degli alunni è
tornato.
Due allarmi
nella
mattinata:
uno all’inizio e
l’altro alla fine
delle lezioni.
Peccato!
Allarme dalle
9 alle 10.
Le vacanze
scolastiche sono
state prorogate
a tutt’oggi causa
l’inclemenza del
tempo.
Ore 8, 30
allarme, ore
11 allarme.
Distribuzione
pagelle.
Ore 9
allarme fino
40
Fortunatamen
te nessun
guaio.
Qualche
mamma non
manda più i
bambini a
scuola: teme
di non poter
giungere in
tempo per
ritirarselo, in
caso di
pericolo.
8
febbraio
10
febbraio
Ore 11
allarme.
Questa
settimana è
stata
singolarme
nte
disturbata
dai continui
allarmi.
27
febbraio
28
febbraio
alle 10.
Allarme con
limitato
pericolo.
Si presenta
una nuova
alunna:
Lucia,
proviene da
Campi
Salentino in
provincia di
Lecce. È
priva di
documenti.
La mamma
fu vittima di
un
bombardam
41
ento. Il
padre e un
fratellino è
tutt’ora
nelle terre
invase.
1 marzo
Si viene a
scuola alle 10
perché non
c’è più
riscaldamento
.
9 marzo
Allarme
pericoloso.
Oggi prima
delle 15
preallarme,
poi allarme
pericoloso.
Non tutti
sono tornati
dopo il
segnale di
cessato
pericolo.
Lunedì
orario
modificato:
dalle 13,30
alle 16,30.
Oggi allarme
pericoloso.
10 marzo
16 marzo
Allarme
pericoloso.
Escono in 20
e alle 15,30
me ne
ritornano
soltanto otto.
20 marzo
5 aprile
Allarme con
pericolo e
tutti gli alunni
scapparono a
casa.
La lezione è
42
stata
ritardata e
poi
interrotta
per allarme
pericoloso
ed
incursione
di
bombardieri
; le alunne
sono
preoccupat
e per i
familiari
che si
trovano in
queste ore
al lavoro
nelle
fabbriche.
6 aprile
Ieri
incursione
terroristica
su Torino.
10 aprile
18 aprile
Le bimbe
vanno a casa
ordinatamente
: raccomando
loro di essere
serie, non
chiacchierone
e buone. La
loro semplice
bontà può
essere goccia
di bene in
ogni
momento.
Piccolo
allarme
Pareva
dovesse
succedere il
finimondo,
ma si ridusse
all’esodo di
buona parte
dei bambini
ritirati da
padri e da
madri
impressionati
per
l’abbandono
delle
Giorno
di
insurrez
ione
popolar
e
Oggi
giornata di
sciopero: si
sono
presentati
29 alunni.
Poi alcune
mamme
vennero a
prendere i
loro figlioli
per timore di
disordini
stradali.
43
fabbriche da
parte degli
operai.
19 aprile
Molte
assenze
la città
è calma
20 aprile
Si comincia
con un
piccolo
allarme.
21 aprile
23 aprile
25 aprile
I Balilla e
le piccole
italiane
sono
assenti
perché
sono
andati a
ritirare le
scarpe e
la divisa.
Sono le
9,10. Ho in
classe 16
scolari. E lo
sciopero è
finito!
Sono
presenti 27.
Alcuni mi
dicono che
ieri il bidello
disse che
fino a nuovo
ordine non si
faceva
lezione
Natale di
Roma
racconto la
leggenda di
Romolo e
Remo.
Natale di
Roma , le
scolare
iscritte
all’O.N.B.
hanno avuto
un pacco
contenente
documenti
Anniversari
o della
nascita di
Guglielmo
Marconi
44
26 aprile
27/28
aprile
L’interruzione
di stamane
può essere il
preludio di
fatti decisivi:
affido
ciascuna delle
mie piccole al
suo Angelo
Custode,
perché siano
risparmiati
loro e le loro
famiglie,
perché ci si
possa
ritrovare al
nostro buon
lavoro, in
un’atmosfera
rinnovata.
Inizia la
lotta
per la
liberazio
ne di
Torino,
i
valorosi
partigia
ni sono
alle
porte
della
città.
Dopo
mezz’ora di
scuola venne
l’ordine di
sospendere la
scuola e
siamo andati
via.
Torino
viene
totalme
nte
liberata.
Sventol
a
ovunqu
e il
tricolore
in
segno
di
giubilo,
di gioia
indicibil
e. La
guerra
è finita.
Tutta
Torino
45
26 aprile
7 maggio
8 maggio
Si
riprendono
oggi le
lezioni, le
alunne
hanno
ascoltato
dalla radio
la voce del
Sovrintende
nte agli
Si sono
riprese oggi
le lezioni
sospese il 25
aprile. La vita
cittadina va
riprendendo
il suo aspetto
normale ed
io cercherò di
imprimere al
Oggi
ritorno
a
scuola
(ero
assent
e dal
18
aprile),
sono
veram
Liberazione
dal giogo
nazifascista
. La scuola
rimane
chiusa
perché tutti
contribuisse
ro all’epica
lotta di
liberazione
svolta dai
nostri
gloriosi
partigiani
contro i
barbari
nemici
d’Italia
nazifascisti.
Il grande
avveniment
o atteso da
due anni si
è verificato.
Finalmente
è avvenuta
la
liberazione
di Torino
dalla
si
inchina
commo
ssa e
riverent
e alle
salme
degli
eroi
della
libertà.
La
scuola è
occupat
a dai
partigia
ni
Sospensio
ne
straordina
ria delle
lezioni a
causa
dell’eccezi
onalissimo
momento
politicopatriottico
Le lezioni sono
state sospese
per i grandi
avvenimenti
cittadini che
hanno portato
alla liberazione
della città dalle
forze
nazifasciste.
Riprendiamo
la scuola
dopo alcuni
giorni
d’intervallo
per le
gloriose
giornate
passate.
Raccomando
la disciplina.
Dal 26 aprile
ad oggi
interruzione
della scuola
per i
movimenti
politici. La
scuola è
stata
occupata dai
partigiani.
46
Studi e mi
promettono
di mettere
in pratica le
sue
raccomand
azioni di
essere
disciplinate,
puntuali,
volenterose
per ben
concludere
questo
anno
scolastico.
mio
insegnament
o quel
carattere di
serenità
assoluta a cui
l’infanzia ha
diritto, specie
dopo le
scosse
sopportate in
questi ultimi
tempi.
ente
conten
ta di
poter
seguir
ei
miei
alunni.
barbarie
tedesca e
fascista.
Tutta la
città è
imbandierat
ae
festante.
Finalmente
è
cominciata
una nuova
era di
libertà e
giustizia!
Oggi con
Torino
liberata, si
torna al
lavoro, con
serenità e
serietà
d’intenti.
9 maggio
Riprendo con
piacere, piena
di fede in un
avvenire di
serenità, la
mia scuola.
18
maggio
Il piccolo
Alberto
Orefici (di
razza ebraica)
viene
ammesso,
come uditore.
Diamo a lui il
benvenuto.
2 giugno
Si
prendo
no le
lezioni.
L’aula,
occupat
a dai
partigia
ni come
inferme
ria, ci è
stata
restituit
a.
Il mese di
maggio è
trascorso in
47
serenità
laboriosa.
Tuttavia resta
nel fondo
delle mie
piccole alunne
qualcosa
d’incerto,
d’irrequieto:
sarebbe utile
un anno di
tranquillità,
senza fastidi e
preoccupazion
i a soffermare
e consolidare.
15 giugno
Chiudo
l’anno
conten
ta ed
anche i
miei
scolari
e le
loro
famigli
e,
questo
anno
scolast
ico
che,
iniziato
si con
la
guerra
,è
termin
ato
con la
pace.
Termina
l’anno
scolasti
co. La
patria è
finalme
nte
libera.
48
Intervista a Mario Pistoi 20, nonno di un compagno di quinta
Quando è scoppiata la guerra avevo 8 anni alla fine della guerra ne avevo 13, quindi i
miei ricordi sono di un bambino all’inizio e di un ragazzo alla fine.
Tenete presente che io ho moltissimi ricordi, io ho due fratelli che erano più grandi di
me, uno aveva 5 anni più di me e l’altro ne aveva 12, entrambi divennero partigiani,
entrambi erano in carcere il 25 aprile. Nella mia vita da piccolo ho visto un sacco di
cose. Oltre tutto c’è ancora un altro fatto. Mio padre morì quando io avevo 6 anni e di
conseguenza si occupò di me mia madre. Aveva una libreria presso la stazione di Porta
Nuova dove si vendevano giornali, libri, riviste. Era un posto dove io ho visto un sacco
di cose perché a quell’epoca la stazione ferroviaria era ancora importante per una città
perché l’aeroporto non esisteva, si viaggiava con il treno per cui la stazione era un
luogo molto importante. Ho visto molte cose tristi.
Sono a vostra disposizione chiedete. Può essere che qualche cosa non la ricordi, tenete
presente questo, ho questa esperienza, di certi fatti mi ricordo solo una parte. Vi faccio
un esempio.
Mio fratello più grande, ora è morto, racconta in un libro che ha scritto che lui quando
era partigiano andò ad Asti per parlare con il prefetto per uno scambio di prigionieri.
Cioè i partigiani avevano dei fascisti prigionieri, i fascisti avevano dei partigiani
prigionieri, era andato lì per concludere uno scambio di persone, una cosa abbastanza
rischiosa. Lui mi portò con sé, uno si chiede ma perché ha portato un bambino? A
quell’epoca avevo 12 anni, perché così non dava nell’occhio. Lui mi lasciò, l’ha scritto
nel libro ad aspettare in un bar. Racconta che quando è tornato io piangevo
disperatamente, io questo non lo ricordo nel modo più assoluto, ma mi ricordo il
seguito. Dopo lui mi ha portato in una trattoria a mangiare il pesce fritto. Con la fame
che avevo, ricordo questa parte molto bene.
In che scuola andava e come si chiamava il suo maestro?
Io ho cominciato le elementari nel 1938 alla scuola Raineri in Corso Marconi, allora si
chiamava Corso Valentino. L’edificio della scuola tiene un isolato intero, dall’altra parte
c’è il liceo Alfieri. Io abitavo proprio di fronte, la maestra si chiamava Sclaverano. Noi a
scuola si andava con un grembiule nero e un fiocco azzurro, tenete presente che
all’epoca non esistevano classi con maschi e femmine, addirittura gli ingressi alla scuola
erano separati. Avevamo anche una divisa, la divisa da Balilla e quella ce l’aveva data il
fascismo, c’era una camicia nera con una fascia bianca e un fez (un cappello), questa
divisa veniva adoperata al sabato e quando c’erano determinate manifestazioni.
Ricordo molto bene nel 1939 quando Mussolini venne a Torino, di essere stato
sull’attenti per ore in attesa che lui passasse.
Come era la maestra?
A quell’epoca la scuola era chiaramente diversa, era brava come maestra. Era anziana
con i capelli brizzolati. A volte mi diceva: “Pistoi vai a fare una corsa nel corridoio”
perché vedeva che io non resistevo a stare fermo. Alla maestra davamo del lei non del
tu come fate adesso, tra noi compagni ci conoscevamo per cognome, io ricordo ancora
i cognomi dei miei compagni ma non i loro nomi.
La scuola era diversa, a fine anno davano le medaglie: primo premio, secondo premio.
Ogni settimana la maestra assegnava al più bravo una medaglia che si teneva appesa
al grembiule per tutta la settimana e si riconsegnava al sabato.
20
La videointervista, registrata in data 15 aprile 2010, e la trascrizione del sonoro sono depositati presso
l’Archivio Storico della scuola Fontana.
C’era un capoclasse, io non l’ho mai fatto, che aveva il compito di segnare alla lavagna
chi si comportava male quando la maestra usciva e aveva il compito di dare l’attenti
quando entrava la direttrice.
Quanti eravate in classe?
Le posso dire quello che mi ricordo, posso fare l’elenco dei miei compagni. Forse ne
dimentico qualcuno. Erano 23 forse.
Abbiamo letto nelle cronache, è una cosa che ci ha colpito, che una maestra diceva
che i bambini erano molto pallidi perché avevano fame. Ci può dire com’era la
situazione?
Dunque non ho nessuna vergogna dirlo, ho fatto la fame ad un certo punto della
guerra, mi salvai in quinta elementare, perché mia mamma a causa dei
bombardamenti mi mando in Toscana, dai nostri parenti. Lì ammazzavano il maiale e
c’era da mangiare. Quando poi tornai a Torino, l’otto settembre del ’43 ero qua,
abbiamo fatto veramente la fame. Allora c’era una tessera annonaria con la quale si
andava nei vari negozi e si acquistava quello che si poteva. Poi c’era la borsa nera,
molta gente faceva la borsa nera, però bisognava avere i soldi. Mi ricordo un
particolare, vi ho detto che noi alla stazione avevamo una libreria. Un giorno c’eravamo
io e il mio fratello di mezzo, venne uno con una cesta grossa d’uva e ci ha chiese se
potevamo tenergliela.
Sì, sì, gli abbiamo detto. Questo era uno che faceva la borsa nera, arrivava a Torino
con l’uva e la rivendeva chissà a che prezzi. Quando è tornato, c’era solo più il manico
della cesta! Ha detto niente, è stato un signore, ma non ci ha mai più portato l’uva.
La fame era tremenda, mi ricordo che mia mamma mi dava un pezzo di pane al
mattino, il pane aveva un colore molto strano, luccicava, pare fosse fatto con il riso. Io
mi facevo i pezzetti. Mi ricordo un altro particolare, mio fratello, il primo prima di
essere arrestato la prima volta, aveva portato un giorno a casa un sacco di farina, non
so bene chi gliela avesse data. Lui l’arrestarono e noi andavamo alle carceri Nuove a
portargli da mangiare. Mia mamma aveva portato quella farina dal panettiere, che
faceva il pane bianco che però portavamo in carcere e io dicevo perché questi devono
mangiare il pane bianco ed io no. Aveva ragione mia madre è chiaro però…
Ho fatto veramente la fame, c’era poco da mangiare non avevamo i mezzi per
comprare qualcosa alla borsa nera. Ad un certo punto avevo due fratelli in carcere,
dovevamo portare da mangiare a tutti e due, è chiaro che il meglio andava a loro e
restava proprio poco, si tirava avanti come si poteva.
Perché i suoi fratelli erano in carcere?
Io avevo fatto la quinta elementare in Toscana e poi con l’armistizio, l’otto settembre
del 1943, ero tornato a Torino. Qui successe un caos, i militari scappavano, la gente
assaltava le caserme, mi ricordo che vicino a dove abitavo io c’era una caserma, tutti
andavano chi prendeva materassi, coperte, io presi un elmetto, arrivai a casa e mia
madre me lo fece buttar via subito, e aveva ragione. Allora, mio fratello più grande era
militare e come molti si rifiutò di andare con la Repubblica Sociale Italiana, che era
nata quando Mussolini era stato liberato a Campo Imperatore dai tedeschi, ed
andarono in montagna e iniziò la Resistenza alla dittatura del nazismo e del fascismo.
Ecco perché mio fratello faceva il partigiano, ad un certo punto fu arrestato.
50
Ho un ricordo, mia mamma arriva a casa di corsa e mi dice: “Guarda che hanno
arrestato Ennio 21”, poi va in salotto dove avevamo un armadio a muro dove i miei
fratelli tenevano delle pistole, ha messo tutte queste armi in una borsa e me la ha data
da portare in Via Madama Cristina da un nostro conoscente, ha fatto benissimo perché
io ero l’ultima persona a cui uno avrebbe mai pensato che potesse portare quelle cose.
Il giorno dopo vennero a farci una perquisizione, c’ero solamente io in casa. Ricordo
benissimo che erano in quattro, e c’era un tedesco. Quando arrivò mi puntò il mitra e
mi disse: “Guai se ti muovi!” io chiaramente non mi muovevo e avvenne una forte
discussione fra il tedesco e il fascista perché il fascista voleva portarmi via la radio e il
tedesco si oppose.
Io avevo una rabbia in corpo che non posso dire. Perché era poco che avevamo la
radio e serviva molto, perché era l’unica che ti dava delle notizie. Ascoltando radio
Londra noi avevamo notizie di come effettivamente andavano le cose. Poi la radio era
mia insomma, per fortuna quella volta vinse il tedesco e la radio rimase a casa mia.
Mio fratello rimase in carcere parecchio e poi fu liberato prima di Natale del ’44, fu
ripreso subito dopo, intanto arrestarono anche l’altro, il più giovane che distribuiva
volantini in Piazza Carlo Felice. Lui lo arrestarono e lo portarono al Ferrante Aporti
perché non aveva ancora 18 anni, il giorno del suo compleanno il 30 gennaio lo
portarono alle Nuove, per noi fu un sollievo perché così per vederli andavamo nello
stesso posto.
Tenete presente che l’inverno del 1944 è stato tremendo, a Torino la temperatura era
su una media di 10/11 gradi sotto zero con punte di diciassette, non c’era un tram che
funzionava. Mi ricordo che davanti a scuola molta gente cadeva per terra, non
mettevano il sale, non c’era. Si camminava sul ghiaccio, ho la visione di una mamma
scivolata e caduta portata via con l’autoambulanza, era difficilissimo camminare. In
quella situazione io e mia cognata andavamo alle carceri nuove a portare da mangiare.
Sapete come facevamo? Alle carceri c’era una botola grossa, si entrava dentro e si
metteva la borsa in questa botola, da dentro la giravano e la prendevano poi stavamo
ad aspettare che tornassero indietro i panni sporchi e guardavamo sempre se dentro
c’era qualche bigliettino nascosto. Spesso c’erano, c’erano anche le cimici, infatti a casa
mia la prima cosa che facemmo dopo la liberazione, fu la disinfestazione perché ne
eravamo pieni.
Lei ha accennato al fatto che c’erano molti bombardamenti e questo nelle cronache
degli insegnanti è molto presente, si parla di allarmi. C’erano bombardamenti di
notte, di giorno, cosa succedeva.
Quando tornai a Torino mio fratello mi portò a vedere la prima casa bombardata vicino
a Porta Palazzo. Allora i ragazzi, mio fratello, quello che aveva 5 anni più di me,
facevano la collezione delle schegge.
C’era un sistema di contro aerea che era sulla collina che ogni volta che arrivavano gli
aerei sparava e creava più danni alla città che agli aerei. Era famosa la contraerea di
Torino, l’unica che funzionava era quella che era su un carro ferroviario messo davanti
alla Fiat Lingotto dai tedeschi.
In ogni casa dove c’era un rifugio, una cantina, c’era una R grande sul portone. Voleva
dire che quella casa aveva un rifugio, chi passava di lì mentre c’era un allarme si
poteva rifugiare.
Noi andavamo su alla scuola dietro al liceo Alfieri. Il bidello ci apriva. Andavamo lì
perchè era una costruzione vecchia quindi più solida. In seguito furono costruiti degli
21
Per avere informazioni su Ennio Pistoi vedi: Istoreto. Metarchivi. Documento VIDEO: Intervista a
Ennio Pistoi
51
appositi rifugi, ce n’era uno vicino a dove abitavamo noi fu fatto dove c’era il circolo
fascista Bazzani in via San Tommaso, lì fecero un rifugio dove si scendeva parecchio.
Le prime volte eravamo molto spaventati, poi uno ci fa l’abitudine, mi ricordo che nel
rifugio ho imparato a giocare a scacchi. Si faceva il tiro alla fune, ci si metteva parecchi
da una parte e parecchi dall’altra, ad un certo punto si mollava la corda e tanti
volavamo per terra. Quindi anche nei momenti peggiori si cercava di divertirsi nel limite
del possibile.
Poi arrivarono i bombardamenti forti, quando io andai via nel ’42. Mi ricordo di una
sera che avevamo sentito queste bombe che arrivavano, che erano vicine. Quando
siamo usciti ho visto che da tutte le finestre di un palazzo, che c’è ancora, di quelli
antichi in pietra, uscivano lingue di fuoco. Era veramente impressionante. Invece in via
Saluzzo, io giravo lo stesso anche se c’erano i bombardamenti, d’altronde era così, mia
madre doveva lavorare, non sapeva neanche dove io fossi, ho visto durante un
bombardamento uscire uno a cui erano venuti i capelli bianchi dallo spavento.
Oltretutto sapete cosa provocavano questi bombardamenti? Provocavano la distruzione
di tutti i vetri con lo spostamento d’aria. Allora non è che potessimo cambiare il vetro,
intanto perché non c’erano i soldi per cambiarlo, seconda cosa perché il vetro non si
trovava, allora in tutte le case mettevamo della carta spessa in modo che non passasse
l’aria e qualcuno addirittura ha messo il compensato però con il compensato non ci
vedevi più. Avevamo quindi tutti questa carta che quando cambiavamo e dicevamo:
cambiamo i vetri!
Vi dico ancora una cosa che è stata tremenda, nell’inverno del 44/ 45 io abitavo in una
casa senza termosifoni non c’era il carbone e noi siamo stati al freddo tutto l’inverno. È
stata una cosa tragica. Io abitavo vicino al Valentino. Se uno andava lì di notte sentiva
un rumore continuo zzzzzz, segavano gli alberi, hanno segato tutte le panchine. A
Torino non era rimasta neanche più una panchina. Io una volta andai a prendere dei
rami, ma erano verdi e facevano solo del fumo, a casa mia la mia mamma aveva
messo una stufa dove bruciavamo della carta e poi prima di andare a dormire
aprivamo la finestra perché la casa era piena di fumo.
Quando ero a Porta Nuova andavo al rifugio della stazione, lì era più sicuro,
naturalmente perché era una costruzione più antica più vecchia, come potrebbe essere
la Fontana, con i muri grossi è più resistente. A buttar giù una casa moderna bastava
niente. Poi era questione di fortuna.
Nella seconda fase della guerra io facevo a quell’epoca la seconda media e tra
parentesi, apro un inciso, avevo un compagno di classe chiaramente più vecchio di noi
che arrivava a scuola in divisa fascista e metteva le bombe a mano sul davanzale.
Tenete presente che copiando da Hitler, che aveva arruolato i ragazzi dai 10 agli 11
anni, anche qua fu fatto questo. Mi ricordo che si chiamava Bortolosi, mi ricordo
benissimo che metteva le bombe a mano sul davanzale e nessuno gli diceva niente
perché avevano paura. Arrivava in divisa anche l’insegnante di ginnastica,
naturalmente in divisa fascista.
Il fascismo teneva molto allo sport, per fare crescere una razza forte, ma questo è un
altro discorso.
Ci può dire come erano gli allarmi?
Nella seconda fase della guerra c’erano il preallarme e l’allarme. Noi andavamo a
scuola e avevamo proprio la sirena sopra, faceva uuuu forte, poi si calmava, si sentiva
sempre, poi ripartiva. Se c’erano solo tre suonate lunghe era un preallarme. Alla fine
della terza noi facevamo il tifo perché continuasse e infatti regolarmente ci lasciavano
andare tutti. D’altra parte cosa potevano fare. Uscivamo, tante volte c’erano le giostre
lì davanti e andavamo lì. Se sentivamo un aereo scappavamo. Sembra strano che
52
possano succedere certe cosa ma con l’abitudine si reagisce in un certo modo. Io
questo me lo ricordo molto bene.
Nelle cronache si parla di preallarme, di allarme e allarme pericoloso
Questo non me lo ricordo. Io mi ricordo il preallarme e l’allarme che bisognava
scappare.
Quando finiva….
Suonava la sirena di cessato allarme
Tornavate a scuola?
No a scuola non si tornava più, ognuno andava per i fatti suoi questo è chiaro. Infatti
la seconda media è stata un po’ disastrata, insomma per forza non si poteva far
diversamente.
La sua casa è stata danneggiata?
No la mia casa non è stata danneggiata, era una casa moderna bastava cascasse
qualcosa in zona che eravamo rovinati.
Durante la guerra è morto qualche suo parente, qualche amico?
Eccome, sì! Ho avuto il primo parente morto nel 1922, il fratello di mia madre in
Toscana. Faceva parte di una lega dei contadini di estrazione socialista, una sera fu
picchiato a morte dalle squadre fasciste che diedero fuoco anche al suo podere.
Il medico del paese, il medico condotto, questo capitava a San Pietro d’Orsa, la valle
dell’Orsa è oggi patrimonio dell’Unesco, affisse un volantino in piazza in cui diceva che
era morto per arresto cardiaco. Alla fine della guerra una delle figlie chiese la
riesumazione della salma da cui si vedeva benissimo che era stato picchiato e
arrestarono i responsabili, ma ricordo che con l’amnistia uscirono.
In questa guerra ho avuto una situazione tragica. Avevo uno zio che abitava a Saluzzo,
una famiglia molto numerosa. Uno dei figli lavorava a Torino per cui stava a casa mia,
si chiamava Giovanni Pistoi 22 poi andò via quando cominciarono i movimenti dei
partigiani. Uno dei fratelli, erano tanti, morì in combattimento, era un partigiano,
presso Cuneo. Lui, Giovanni, fu arrestato, torturato a Cuneo, pensate che una delle
sorelle che andò a trovarlo non lo riconobbe. Il 22 dicembre 1944, è stato detto anche
per radio, veniva portato a Saluzzo per essere fucilato. Non si sa come la famiglia
seppe quello che stava succedendo, forse andarono a casa a dirgli “Guardate che vi
uccidono Giovanni.” La madre rimase pietrificata e le vennero i capelli bianchi, il padre,
che era mio zio, scappò di corsa andò in caserma. In caserma non lo volevano fare
entrare, lui dette una spinta alla guardia e andò ad abbracciare suo figlio. Purtroppo
non c’è stato nulla da fare, li separarono e lo fucilarono. Il padre rimase convinto che
se non avesse smesso di abbracciarlo non l’avrebbero fucilato. Mio zio morì il giorno
della liberazione.
22
Per avere informazioni su Giovanni Pistoi: si veda INSMLI Ultime lettere dei condannati a morte e di
deportati della resistenza italiana, alla pagina
http://www.ultimelettere.it/ultimelettere/ultimelettereanagrafe.php?ricerca=286&presentazione=1&lingua
=it
53
La vita era difficile mancava il cibo, volevamo chiederle com’era la
situazione dei vestiti e se le medicine si trovavano facilmente.
Mi ricordo che avevamo tutti delle specie di colbacchi in testa perché faceva tanto
freddo, avevamo tutti gli scarponi ma di cuoio credo che ce ne fosse poco. Delle
medicine non mi ricordo perché grazie al cielo non ero malato.
Come facevate a sapere quello succedeva ad un vostro caro o a un conoscente che
abitava lontano da Torino, vi arrivavano le notizie di quello che gli stava capitando?
Come arrivavano le informazioni?
Le informazioni arrivarono fino ad un cero punto, poi non arrivarono più. Per esempio
io ricordo molto bene che con la Toscana si ruppero tutti i collegamenti anche perché
quella zone, fu liberata dalla fine di giugno, luglio del 44, per cui non c’era nessuna
notizia. Ricordo sempre che dopo un po’, alla fine della guerra, arrivarono due lettere
da una mia zia, erano uguali, ne aveva spedite due così se una non arriva, poteva
arrivare l’altra. In quella lettera raccontava cos’era capitato, che stavano tutti bene,
che era morto un mio cugino su una mina, ma gli altri stavano tutti quanti bene.
Io a casa non avevo il telefono, non esisteva il telefono. Non parliamo di televisione,
non avevamo i cellulari, non c’era niente a quell’epoca là. Le notizie arrivavano se uno
si muoveva. Le notizie sull’andamento della guerra le avevamo da radio Londra.
I giornali italiani non raccontavano nulla di quello che stava effettivamente
succedendo, anzi mi ricordo che uscivano delle edizioni straordinarie, un giorno ne
uscirono tre, ogni volta avevano raccontato una cosa falsa. Alla sera radio Londra ci
raccontò che erano tutte notizie false. Funzionava così.
Cos’era Radio Londra?
Radio Londra era una radio che dovevi ascoltare di nascosto, guai se ti scoprivano a
sentirla. All’inizio suonavano le note di una sinfonia di Beethoven da da don da da
don, quando sentivi quella musica sapevi che iniziava la trasmissione, parlavano in
italiano. Raccontavano come stava andando la guerra e davano un mucchio di
messaggi in codice per i partigiani. Se diceva, supponiamo: “ Valentino ha il vestito
rotto”, noi non capivamo, erano tutti messaggi che venivano trasmessi per i partigiani.
I partigiani sapevano che in conseguenza di quel messaggio sarebbe capitato qualcosa.
Famosissimo fu il messaggio, 23 che non ricordo, che trasmise radio Londra in Francia
prima dello sbarco in Normandia. Se qualcuno ha visto il film “Il giorno più lungo” lo
avrà sentito. Quel messaggio fece sì che tutti i resistenti francesi immediatamente si
attivassero e tagliassero le comunicazioni agevolando lo sbarco. Qui a Torino il
messaggio della liberazione fu dato da un partigiano. Il messaggio diceva: “Aldo dice
26 x 1” Fu quel messaggio che diede il via all’occupazione di Torino da parte delle
truppe partigiane.
Radio Londra da chi era trasmessa?
Dagli inglesi in lingua italiana per cui sapevamo esattamente cosa succedeva.
Se venivi sorpreso ad ascoltare Radio Londra cosa succedeva?
23
Il messaggio era: “I lunghi singhiozzi dei violini d’autunno” , primo verso di una poesia di Paul
Verlaine
54
Venivi arrestato, ti portavano via tutto. Mi ricordo già in Toscana quando andai la
seconda volta per far la quinta, mio zio ascoltava radio Londra, la sentiva in una stanza
tutto nascosto. Perché guai guai se ti scoprivano, si potevano avere delle grane perché
la radio diceva delle cose che non si dovevano sapere. I giornali italiani erano tutti
fascisti. A Torino usciva La Stampa, La Gazzetta del Popolo, la Stampa Sera, c’era Il
Popolo d’Italia di Mussolini e del regime fascista, c’era La difesa della razza.
Persino “Il corriere dei piccoli”, il giornale dei bambini era fascista, allora cominciava
sempre il fumetto con questa frase: “Re Giorgetto d’Inghilterra per paura della guerra
chiese aiuto e protezione al ministro churcillione”.
Vi spiego. La grande nemica dell’Italia era l’Inghilterra perché era una democrazia,
mentre in Italia c’era una dittatura. In Inghilterra regnava re Giorgio, il padre
dell’attuale regina Elisabetta. L’Inghilterra aveva un governo nominato dal parlamento
e il capo del governo era Winston Churchill, del partito conservatore, che fu un artefice
della resistenza inglese e della vittoria contro i tedeschi. Per prenderlo in giro il corriere
dei piccoli iniziava con quella filastrocca. Persino i bambini erano edotti in quel modo.
Io questo me lo ricordo bene .
In quel periodo terribile c’erano dei momenti e delle giornate normali?
Ci furono dei periodo, ad esempio nel 41, in cui i bombardamenti c’erano solo qualche
volta, i bombardamenti grossi arrivarono dal 42 al 45. Mi ricordo che ci fu un grosso
bombardamento il 5 di aprile mi sembra del 45 che fece una valanga di danni. Quando
uscimmo dal rifugio non si vedevano più neanche i binari del tram, mi ricordo che in
piazza Carducci non passava più niente era tutto bloccato, i binari divelti.
Gli americani e gli inglesi dovevano bombardare i fascisti, cercavano di bombardare i
treni ma poi le bombe cadono un po’ dappertutto.
A proposito di bombardamenti, all’inizio della guerra tra la Germania e l’Inghilterra, la
Germania che aveva un’aviazione di gran lunga superiore attaccò massicciamente
l’Inghilterra. Ci fu una città Coventry che fu completamente distrutta, in ricordo di quel
terribile bombardamento venne poi coniato il termine coventrizzare che significa:
bombardare a tappeto una città.
Gli inglesi si salvarono perché avevano già il radar e con il radar vedevano gli aerei.
Churchill, di cui parlavamo prima disse agli inglesi: “Non vi prometto che lacrime e
sangue”. È così che si possono vincere certe situazioni non come il duce che diceva:
“Vincere, vinceremo”, era da fanfaroni, molti ne esistono ancora.
Il 18 aprile c’è stato lo sciopero generale?
Lo sciopero generale fu totale qua a Torino. I fascisti si misero a guidare i tram. Uno
pensa che sia una cosa facile guidare i tram ma non è così facile. Io ricordo un tram
che a tutta velocità, loro andavano veloci, si credevano superiori, un tram che passava
in via Nizza andando in direzione di Porta Nuova, c’era lo scambio girato sul
cavalcavia, passava il 30 e il tram prese lo scambio girò e andò, rotolò completamente
contro il cinema Piemonte che era dalla parte opposta. Diversi tram andarono fuori
binari quel giorno a Torino.
Li guidavano i fascisti questo me lo ricordo bene.
Finalmente arriva il 25 aprile
Cosa è successo? Cosa è capitato in quella giornata.
Come vi ho detto io avevo due fratelli in carcere.
Chiaramente orami si sapeva c’era il passaparola, leggendo in seguito avevo scoperto
che ad esempio i partigiani erano attestati appena all’inizio della strada che va a
55
Superga a Sassi, erano fermi lì, chiaramente aspettavano di entrare in città tutti
assieme.
Noi sapevamo questa cose, il negozio di Porta Nuova era chiuso. I giornali uscivano
solamente più su due fogli, gli ultimi due giornali erano identici. non potevano più dire
nulla. Credo che la liberazione di Torino tutto sommato è avvenuta dal 27 al 28
comunque la data conta poco.
Torniamo al 25 sera.
Mia cognata, la moglie di mio fratello, aveva un bambino, era nato durante la guerra il
22 novembre 1944, dopo 5 giorni lo portarono in carcere per farlo vedere a mio
fratello. Dunque io, mia cognata e suo fratello che aveva 4 anni più di me, decidemmo
di andare alle carceri per vedere se uscivano e partimmo e ci fermammo mi ricordo in
corso Bolzano all’angolo con corso Vittorio dove c’era lo scalo ferroviario. con un
portone. C’era un portone metallico, c’era un sacco di gente erano tutti lì per lo stesso
motivo nostro, ogni tanto c’era qualcuno che guardava e sulle torrette delle Nuove si
vedevano i fascisti con i mitra e si sparare e sparavano, sparavano e sparavano.
Ad un certo punto ci siamo resi conto che conveniva tornare a casa. Tornare a casa
non era semplice perché da lì per andare a casa mia si attraversano ben 4 corsi: corso
Vittorio, corso Duca degli Abruzzi, corso Galileo Ferraris e corso Re Umberto hanno
tutti i controviali. Potete immaginare un corso così largo con la gente che sparava ed è
tutto aperto, non c’è protezione, si camminava di fianco alle case era molto pericoloso.
Quindi decidemmo di tornare indietro e anche altri lo decisero, mi ricordo quella corsa,
che corsa! Eravamo proprio giovani! Poi ad un certo punto questa sparatoria cessava
non si sentiva quasi più sparare, mi ricordo che ci fermammo sotto i portici di Via
Sacchi, non si poteva passare da Porta Nuova che era un centro militare, mi ricordo
che ci fermammo sotto i portici di Via Sacchi dove iniziava il cavalcavia che porta in via
Nizza, il cavalcavia era tutto aperto non c’era niente di peggio.
Ricordo un particolare che mi è sempre rimasto nella memoria, saliamo sul cavalcavia
quando arriviamo in cima io vedo che in via Nizza c’erano le bandiere ai balconi e dissi
a mia cognata: “Ma come mai ci sono le bandiere?” e lei disse “Ci sono i partigiani!”
Andammo di corsa a casa, la gente era tutta per strada, a casa mia erano tutti di sotto
erano 10 inquilini. I miei fratelli non c’erano, poi ad un certo punto arrivò Ennio, il mio
fratello più grande, che disse che aveva visto l’altro fratello che montava la guardia
perché avevano messo in prigione i fascisti. Mi ricordo che un inquilino che stava al
pian terreno, un barbiere, fece la barba e i capelli a mio fratello che era in condizioni
disastrose.
Non è che tutto cessò istantaneamente, c’erano i cecchini che sparavano, erano fascisti
ce n’era uno proprio sulla scuola che continuava a sparare, era un bidello della scuola,
lo buttarono di sotto alla fine. Chiaramente successero molti fatti…
Ho il ricordo di quello che successe in Corso Vinzaglio, ve lo posso raccontare. In Corso
Vinzaglio all’angolo con via Cernaia furono impiccati 4 partigiani dal federale di Torino,
Solaro. Avevamo un amico di famiglia con cui ci trovavamo tutte le sere, era un vigile
urbano. Lui era stato di guardia a questo avvenimento perché i fascisti fecero confluire
una valanga di gente, lui purtroppo era lì di guardia. Arrivò a casa piangendo, era
disperato perché aveva visto questi partigiani arrivare con il camion, poi aveva visto
quando gli avevano messo il cappio. Di questi partigiani ce n’era uno che si chiamava
Ignazio Vian. Questo ragazzo era stato arrestato torturato, lui alle Nuove tentò di
uccidersi e con il sangue scrisse sul muro “Meglio morire che tradire” però lo salvarono
e fu poi impiccato lì. Io rimasi talmente sconcertato da questo fatto, la rabbia che ebbi
nel sentire la descrizione di quello che era successo che non ho difficoltà a dire che
quando alla fine della guerra il federale venne impiccato, io fui contento.
Lei ha continuato a nominare i fascisti però c’erano anche i tedeschi in
quel momento a Torino, cosa ci può dire?
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Dico questo la terza volta che arrestarono mio fratello lo arrestarono i tedeschi. I
tedeschi avevano il loro punto principale a Torino all’hotel Nazionale in piazza CLN:
andammo io e mia cognata ma non riuscimmo per niente a vederlo. Mio fratello, il più
grande, era nel braccio tedesco delle Nuove, l’ultima volta che venne arrestato, e si
salvò per puro miracolo. L’avevano già portato nel cortile delle Nuove per essere
fucilato, in quel momento una suora, che ormai è morta, andò dal prefetto e disse: “Ma
cosa fucilate ancora della gente che gli americani sono già a Verona.” Il prefetto a
questo punto firmò la grazia e mio fratello non venne fucilato. I tedeschi erano
tremendi. Io di ricordi ne ho tanti, un ricordo alla stazione di Porta Nuova, un giorno
passano davanti al mio negozio due partigiani con le mani legate seguiti da due
tedeschi che botte! Li picchiavano, li fucilarono all’angolo di via Sacchi dietro la
stazione. I tedeschi facevano veramente paura. I tedeschi hanno fatto degli eccidi in
Italia a Marzabotto, Boves, Sant’Anna di Stazzena in cui hanno ammazzato 1700
persone come niente. Facevano veramente paura i tedeschi. I fascisti cercavano di
copiarli, era una cosa diversa. Nella crudeltà i tedeschi erano peggio.
Quando andava a scuola aveva paura che succedesse qualcosa alla
sua famiglia?
Si, ma ad un certo punto ci si fa l’abitudine alla paura, avevo paura, in certe situazioni
ci si abitua anche alla paura. Certo si poteva vivere meglio su questo non c’è ombra di
dubbio.
Com’erano fatti i rifugi antiaerei ?
I rifugi antiaerei erano le cantine delle case. Poi ne furono costruiti, se voi andate al
Museo della Resistenza in Corso Valdocco vi fanno vedere un rifugio antiaereo. C’erano
delle panche, era in cemento armato e poteva resistere di più che non una casa
normale, si scendeva parecchio sotto terra. C’erano pochi rifugi antiaerei gli altri erano
tutti rifugi così, ogni casa aveva la R scritta fuori.
Quando era a casa o scuola, quando bombardavano aveva paura ?
Si paura c’era per forza quando andavamo nei rifugi, sentivamo le porte che vibravano
tutte, per forza avevamo un po’ di paura.
Uscivate da scuola da soli?
Sì anche perché non avrei saputo chi poteva accompagnarmi in una situazione come
quella, io giravo da solo. In certe situazioni si cresce in fretta, purtroppo.
La sua scuola fu bombardata?
No, la mia scuola non fu bombardata, anche se qualcuno se l’augurava
Quante volte al giorno suonava l’allarme ?
C’erano dei giorni in cui suonava in continuazione poi magari per una settimana, 15
giorni che non capitava più niente. Certo che negli ultimi giorni l’allarme suonava
parecchie volte. Tante volte suonava l’allarme ma non capitava niente.
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Potevate tenere la luce accesa in casa?
Ecco un altro argomento che non abbiamo affrontato. Appena è cominciata la guerra in
tutte le case abbiamo messo la luce blu. In tutte le case c’era la luce blu. La luce blu
anche per le strade, i primi tempi non essendo abituati andavamo tutti con la pila
perché se capitava una notte che non c’era la luna non si vede niente, non eravamo
abituati. Io ricordo sempre la festa a casa mia quando il portinaio cambiò e rimise le
vecchie luci. Fu una festa per tutti perché era 5 anni che stavamo al buio. In casa avevi
la luce ma dovevi avere le persiane chiuse, guai avere le persiane aperte perché potevi
far vedere agli aerei che qui c’è la città.
Si poteva andare in giro come si voleva oppure di sera c’era il
coprifuoco?
C’era il coprifuoco.
Cos’è il coprifuoco?
Il coprifuoco è una legge che dice che dalle 10 di sera non si può uscire di casa, c’è il
coprifuoco. Potevano girare solamente certe persone potevano girare i soldati tedeschi
e i fascisti, potevano girare i medici ma gli altri no.
Era pericolosissimo se ti trovavano in giro, poteva capitare che una pattuglia passasse
di lì e ti sparasse. Io mi ricordo sempre quella volta che mia mamma svegliandosi vide
l’ora sbagliata. Noi a Porta Nuova arrivavamo presto al mattino alle 6 e mezza. Siamo
usciti, quando abbiamo visto gli orologi siamo corsi a casa dicendo: qui ci sparano! Mia
mamma aveva visto mezzanotte e mezza per le sei, cose che succedono, cose che si
ricordano.
Volevo sapere se nelle classi faceva molto freddo o faceva caldo?
Mi fai una domanda a cui non so rispondere perchè non mi ricordo.
So che a casa faceva molto freddo, non c’era il riscaldamento, forse a scuola sì, ma
sinceramente non me lo ricordo.
Che giochi facevate?
Il gioco il gioco classico dei ragazzi maschi era il calcio ma non c’era la palla non
parliamo del pallone e per strada giocavamo con una pietra, mi ricordo ce la
passavamo così rovinando magari le scarpe. Non andavo mai a casa dei miei compagni
di classe perché con la situazione che c’era non c’era certo tempo per giocare.
Insomma io ricordo benissimo il natale in cui non avevamo nulla.
Mi ricordo anche questo particolare avevo fatto la cresima, era venuto come padrino il
marito della mia madrina di battesimo. Mi ricordo benissimo che mia madre mi disse:
“Ho comprato una bottiglia di marsala e dei savoiardi tu ne mangerai se ne avanza.”
Lei lavorava per la famiglia?
Io andavo a scuola, poi nel negozio mi davo da fare, facevo le cose che poteva fare un
bambino e leggevo un sacco di cose. Non ho mai letto i giornaletti per bambini, avevo
sempre il giornale in mano. Mi ricordo che un giorno sono arrivati i fascisti e ci hanno
fatto togliere tutti i libri dell’ Einaudi. Chiaramente non arrivava più nessun libro di
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autori stranieri di un certo tipo arrivavano solamente giornali tedeschi. C’era fra i nostri
clienti qualcuno che comprava l’Osservatore Romano perché diceva.
Dopo che era stato nei rifugi veniva a prenderla la mamma?
No non sapeva dov’ero, se io camminavo per una strada, se suonava l’allarme io
andavo nel rifugio capisci. Tutto ciò è lontano dalla vostra esperienza, ma purtroppo si
viveva in questo modo.
Nei rifugi c’era la luce?
Sì la luce c’era, qualche volta con i bombardamenti si rimaneva al buio. Noi andavamo
nel rifugio sempre con la pila, così se capitava di rimanere al buio potevamo
accenderla.
C’era tanta gente che rubava? Che si approfittava di una situazione?
Quelli ci saranno sempre, è chiaro che se bombardavano magari qualcuno andava lì
per cercare di prendere qualcosa, diciamo che tutto sommato la società era più seria di
oggi. Ognuno aveva dei problemi c’era poco da rubare.
A che ora uscivate da scuola?
Si andava solo al mattino compreso il sabato. Io credo che si uscisse a mezzogiorno e
mezza adesso poi questo non me lo ricordo.
Perché la maestra non diceva niente al bambino (quello con le
bombe)?
Se diceva qualcosa l’arrestavano, c’era la dittatura.
La dittatura è quando c’è al potere un gruppo di persone che comandano, non c’ è
nessuno che può dire il contrario di quello che vogliono loro. Se lo facevi venivi
arrestato, non c’era il parlamento, c’era la dittatura e basta. Questo capitava in Italia
con Mussolini e in Germania con Hitler.Lì la dittatura era ancora peggiore, nei campi di
concentramento, ne avrete sentito parlare, ammazzarono milioni e milioni di persone.
Se la professoressa parlava poteva essere ammazzata, lui era in divisa era come se
fosse un militare.
Forse lo faceva anche per sentirsi importante. Però la situazione era quella.
Come accoglievate i partigiani nella scuola?
La scuola era chiusa il giorno della liberazione, tutte le scuole. Mi ricordo che nella mia
scuola alle medie, c’era il figlio di quello che aveva arrestato mio fratello, il padre era
un gerarca fascista, io lo sapevo. In terza media mi ricordo scrisse un tema in cui
raccontava che non aveva più rivisto il papà, capitavano anche questa cose.
Ma quando c’erano i bombardamenti se non era vicino ad un rifugio
dove si nascondeva?
Te l’ho detto, tutte le case avevano un rifugio c’erano quelle in cui il rifugio era più
solido e altre no. Se ero vicino a casa mia sapevo dove andare, se no dove capitava.
Ha festeggiato quando c’è stata la liberazione?
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Come ti ho raccontato sono andato a cercare i miei fratelli e poi sì.
Dovete tenere conto che a Torino la situazione si normalizzò lentamente, prima c’era
movimento tanto, c’era ancora gente che sparava e c’erano i soldati che andavano a
prenderli, c’erano i partigiani che andavano a prenderli.
Mi ricordo la sfilata del primo maggio in via Roma, non avevo mai visto tanta gente con
tutte le bandiere, mi ricordo che alzavano i pugni chiusi, io chiesi al fratello di mia
cognata “Ma come mai ?” io non sapevo e mi spiegò. Tenete presente che ai bambini
dicevano il meno possibile e facevano bene perché io ero un bambino e ad un certo
punto potevo andare a raccontare le cose.
Ha mai avuto paura di non tornare più a casa e che le succedesse
qualcosa?
No, guarda non ci pensavo a queste cose proprio non ci pensavo, c’è uno spirito di
autoconservazione che ad un certo punto ti fa reagire.
Le piaceva andare a scuola?
Si, io andavo a scuola volentieri presi il secondo premio in prima e seconda e il primo
in terza superando il figlio del gerarca. Ero bravo
Chi nella sua famiglia si occupava delle cose fondamentali?
La mia famiglia era questa, c’era mia mamma, mio papà era morto, avevo due fratelli
che ad un certo punto erano in carcere, c’era mia cognata la moglie di mio fratello con
un bambino, eravamo tutti lì. Ognuno si occupava di tutto e di niente, era un modo di
vivere …era così e basta, chiaramente avevamo dei conoscenti andavamo a casa dei
genitori di mia cognata ci conoscevamo. Si doveva lavorare, si faceva la vita che si
faceva, non è come ora che ognuno ha i suoi compiti, come capitava capitava
In casa sua aveva nascosto un partigiano?
C’erano i miei fratelli in casa mia. I nostri amici di cui vi ho detto prima nascondevano
in una loro stanza degli ebrei.
Quando portavamo da mangiare alle carceri portavamo da mangiare per tre persone.
Mio fratello stava con uno che era di Trieste che non aveva nessuno che gli portava da
mangiare, l’altro era un maggiore dell’esercito gli avevano ucciso il figlio in Piazza
Statuto e la moglie era impazzita per il dolore.
Con il poco mangiare che avevamo portavamo da mangiare per tre persone.
Vorrei farvi un augurio.
Vi auguro che nella vostra vita non dobbiate mai vedere le atrocità e i drammi della
guerra che ho visto io. Auguro a voi una vita serena in pace e, ricordatevela sempre
questa parola: libertà. Ricordatevi che per la libertà morirono i partigiani, morirono i
soldati americani, quelli francesi e tanti altri, morirono milioni di persone. Ricordatevi
che la libertà è il bene più grande che l’uomo possa avere, auguri a tutti.
Torino, 15 aprile 2010
Allegati
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Allegato n° 1
San Francesco e il lupo
Angiolo Silvio Novaro
Viveva un dì, narra un’antica voce
intorno a Gubbio un lupo assai feroce
che aveva i denti più acuti che i mastini
e divorava uomini e bambini.
Dentro le mura piccole di Gubbio
stavano chiusi i cittadini e in dubbio
ciascuno della vita. La paura
non li lasciava uscire dalle mura.
E San Francesco venne a Gubbio, e intese
del lupo, delle stragi, delle offese;
ed ebbe un riso luminoso e fresco,
e disse: "O frati, incontro al lupo io esco!".
Le donne avevano lagrime così
grosse, ma il Santo ilare e ardito uscì.
E a mezzo al bosco ritrovò il feroce
ispido lupo, e con amica voce
gli disse: "O lupo, mio fratello lupo,
perché mi guardi così ombroso e cupo?
Perché mi mostri quegli aguzzi denti?
Vieni un po’ qua, siedimi accosto e senti:
Io so che tu fai molto male a Gubbio
e tieni ognuno della vita in dubbio,
e so che rubi uccidi e non perdoni
nemmeno ai bimbi, e mangi i tristi e i buoni:
Orbene ascolta: come è vero il sole,
ciò che tu fai è male. Iddio non vuole!
Ma tu sei buono; e forse ti ha costretto
a ciò la fame. Ebbene, io ti prometto
che in Gubbio avrai d’ora in avanti il vitto:
ma tu prometti essere onesto e dritto
e non dare la minima molestia:
Essere insomma una tranquilla bestia.
Prometti dunque tutto questo, dì?".
Il lupo abbassò il capo, e fece: "Si!".
"Davanti a Dio tu lo prometti?".
E in fede il lupo alzò molto umilmente un piede.
Allora il Santo volse allegro il passo
a Gubbio, e il lupo dietro, a corpo basso.
In Gubbio fu gran festa, immenso evviva:
scoppiò la gioia, e fino al ciel saliva.
E domestico il lupo entro rimase
le chiuse mura, e andava per le case
in mezzo ai bimbi come un vero agnello,
e leccava la gota a questo e a quello.
E poi morì. E fu da tutti pianto
e seppellito preso il campo santo.
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Allegato n° 2
Biografia di Regalli Enrico, soldato di fanteria a cui è
dedicata la lapide assegnata alla classe III femminile anno
1944/45
Nato nel 1897 in Torino da famiglia operaia attualmente in Francia, fu per tre
anni alunno delle Scuole serali del Compartimento Leone Fontana.
Soldato del 33° Fanteria, morì nel 1918 prigioniero nel campo di concentrazione
di Lapronekt in Ungheria.
La famiglia Regalli comunicò alla Scuola Leone Fontana qualche cartolina inviata
dal compianto Enrico ai genitori e al nonno nelle quali il povero prigioniero implorava
che si mandassero biancheria, sapone, qualche cosa di companatico, dei pacchetti di
pastina con dadi per condirla, dei pacchetti di tabacco per sigarette e soprattutto del
pane.
Dalle cartoline si apprende che egli mancava di tutto ed inoltre che molto di
quello che gli fu mandato non giunse a destinazione; onde l’atroce dubbio che egli
come altri nostri soldati, capitati negli infernali campi di concentrazione, sia perito
vittima di stenti e di inanizione.
Dopo aver combattuto e patito sul fronte di guerra salirono ancora un altro e
più aspro Calvario e scrissero i loro nomi sopra le croci dei cimiteri di paesi lontani dalla
Patria. Il martirio dei prigionieri di guerra, piuttosto che essere argomento a sterili
invettive e recriminazioni contro un nemico non solo definitivamente vinto, ma
annientato, deve ispirare a tutti gli italiani pietà e riconoscenza per coloro (e furono
moltissimi) i quali, dopo la vittoria perirono in prigionia.
Tratto da “La scuola Leone Fontana agli ex alunni caduti per la Patria”
14 giugno 1925
Allegato n°3
Le formiche
E. Pesce Gorini
Le formiche vanno assai piano;
trasportano un seme, un fuscello,
un chicco dorato di grano,
un filo di paglia leggera;
dal buco, scavato sottoterra,
vengono e vanno lontano.
Ritornano, in fila, pian piano,
durando così fino a sera.
Lavorano tutte: le grosse
formiche dal capo rotondo,
e quelle piccine piccine
che sono un po' brune e un po' rosse.
Non sempre c'è aprile che brilla,
non sempre c'è maggio fiorito:
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non sempre c'è giugno che stilla
dolcezza di frutti, né luglio
col mare di messi, né agosto
coi gialli covoni e le trebbie,
né ottobre col denso suo mosto.
L'inverno, coi giorni più brevi,
col geli, coi venti e le nevi,
arriva improvviso; ed allora
bisogna, nel nido profondo
aver di che vivere in pace.
Bisogna aspettarla quell'ora: .
non esser di tutto sprovvisti
non esser rimasti nell'ozio,
non esser stati mai tristi.
Allegato n°4
Notizie sulla riforma Bottai
Giuseppe Bottai fu ministro all’Educazione Nazionale durante il fascismo dal 1936 al
1943, preparò una riforma per la scuola che venne emanata il 15 febbraio 1939.
Nella riforma viene riconosciuto il valore del lavoro manuale per tutti i cicli scolastici,
anche per la scuola elementare.
La scuola elementare viene chiamata “del primo ordine” e viene divisa in due cicli:
scuola elementare triennale e scuola del lavoro biennale.
I registri dei m aestri che abbiam o analizzato riportano infatti
nell’intestazione questa dicitura. Quando troviam o scritto 1° anno della
scuola del lavoro s’intende la quarta elem entare, 2° anno della scuola del
lavoro s’intende la quinta.
Allegato n° 5
Da “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni, pubblicato nel
1840
Capitolo III (La leggenda di Fra Galdino)
- Oh! dovete dunque sapere che, in quel convento, c'era un nostro padre, il
quale era un santo, e si chiamava il padre Macario. Un giorno d'inverno, passando per
una viottola, in un campo d'un nostro benefattore, uomo dabbene anche lui, il padre
Macario vide questo benefattore vicino a un suo gran noce; e quattro contadini, con le
zappe in aria, che principiavano a scalzar la pianta, per metterle le radici al sole. «Che
fate voi a quella povera pianta?» domandò il padre Macario. «Eh! padre, son anni e
anni che la non mi vuol far noci; e io ne faccio legna». «Lasciatela stare, disse il padre:
sappiate che, quest'anno, la farà più noci che foglie». Il benefattore, che sapeva chi
era colui che aveva detta quella parola, ordinò subito ai lavoratori, che gettasser di
nuovo la terra sulle radici; e, chiamato il padre, che continuava la sua strada, «padre
Macario, gli disse, la metà della raccolta sarà per il convento». Si sparse la voce della
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predizione; e tutti correvano a guardare il noce. In fatti, a primavera, fiori a bizzeffe, e,
a suo tempo, noci a bizzeffe. Il buon benefattore non ebbe la consolazione di
bacchiarle; perché andò, prima della raccolta, a ricevere il premio della sua carità. Ma il
miracolo fu tanto più grande, come sentirete. Quel brav'uomo aveva lasciato un
figliuolo di stampa ben diversa. Or dunque, alla raccolta, il cercatore andò per riscotere
la metà ch'era dovuta al convento; ma colui se ne fece nuovo affatto, ed ebbe la
temerità di rispondere che non aveva mai sentito dire che i cappuccini sapessero far
noci. Sapete ora cosa avvenne? Un giorno, (sentite questa) lo scapestrato aveva
invitato alcuni suoi amici dello stesso pelo, e, gozzovigliando, raccontava la storia del
noce, e rideva de' frati. Que' giovinastri ebber voglia d'andar a vedere quello
sterminato mucchio di noci; e lui li mena su in granaio. Ma sentite: apre l'uscio, va
verso il cantuccio dov'era stato riposto il gran mucchio, e mentre dice: guardate,
guarda egli stesso e vede... che cosa? Un bel mucchio di foglie secche di noce. Fu un
esempio questo? E il convento, in vece di scapitare, ci guadagnò; perché, dopo un così
gran fatto, la cerca delle noci rendeva tanto, tanto, che un benefattore, mosso a
compassione del povero cercatore, fece al convento la carità d'un asino, che aiutasse a
portar le noci a casa. E si faceva tant'olio, che ogni povero veniva a prenderne,
secondo il suo bisogno; perché noi siam come il mare, che riceve acqua da tutte le
parti, e la torna a distribuire a tutti i fiumi.
Allegato n° 6
Testo tratto da Cuore di Edmondo De Amicis, pubblicato il 17
ottobre 1886.
DICEMBRE
I l trafficante
1, giovedì
Mio padre vuole che ogni giorno di vacanza io mi faccia venire a casa uno de' miei
compagni, o che vada a trovarlo, per farmi a poco a poco amico di tutti. Domenica
andrò a passeggiare con Votini, quello ben vestito, che si liscia sempre, e che ha tanta
invidia di Derossi. Oggi intanto è venuto a casa Garoffi, quello lungo e magro, col naso
a becco di civetta e gli occhi piccoli e furbi, che par che frughino per tutto. È figliuolo
d'un droghiere. È un bell'originale. Egli conta sempre i soldi che ha in tasca, conta sulle
dita lesto lesto, e fa qualunque moltiplicazione senza tavola pitagorica. E rammucchia,
ha già un libretto della Cassa scolastica di risparmio. Sfido, non spende mai un soldo, e
se gli casca un centesimo sotto i banchi, è capace di cercarlo per una settimana. Fa
come le gazze, dice Derossi. Tutto quello che trova, penne logore, francobolli usati,
spilli, colaticci di candele, tutto raccatta. Son già più di due anni che raccoglie
francobolli, e n'ha già delle centinaia d'ogni paese, in un grande album, che venderà
poi al libraio, quando sarà tutto pieno. Intanto il libraio gli dà i quaderni gratis perché
egli conduce molti ragazzi alla sua bottega. In iscuola traffica sempre, fa ogni giorno
vendite d'oggetti, lotterie, baratti; poi si pente del baratto e rivuole la sua roba;
compra per due e smercia per quattro; gioca ai pennini e non perde mai; rivende
giornali vecchi al tabaccaio, e ha un quadernino dove nota i suoi affari, tutto pieno di
somme e di sottrazioni. Alla scuola non studia che l'aritmetica, e se desidera la
medaglia non è che per aver l'entrata gratis al teatro delle marionette. A me piace, mi
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diverte. Abbiamo giocato a fare il mercato, coi pesi e le bilancie: egli sa il prezzo giusto
di tutte le cose, conosce i pesi e fa dei bei cartocci spedito, come i bottegai. Dice che
appena finite le scuole metterà su un negozio, un commercio nuovo, che ha inventato
lui. È stato tutto contento ché gli ho dato dei francobolli esteri, e m'ha detto appuntino
quando si rivende ciascuno per le collezioni. Mio padre, fingendo di legger la gazzetta,
lo stava a sentire, e si divertiva. Egli ha sempre le tasche gonfie delle sue piccole
mercanzie, che ricopre con un lungo mantello nero, e par continuamente sopra
pensiero e affaccendato, come un negoziante. Ma quello che gli sta più a cuore è la
sua collezione di francobolli: questa è il suo tesoro, e ne parla sempre, come se
dovesse cavarne una fortuna. I compagni gli danno dell'avaraccio, dell'usuraio. Io non
so. Gli voglio bene, m'insegna molte cose, mi sembra un uomo. Coretti, il figliuolo del
rivenditore di legna, dice ch'egli non darebbe i suoi francobolli neanche per salvar la
vita a sua madre. Mio padre non lo crede. - Aspetta ancora a giudicarlo, - m'ha detto; egli ha quella passione; ma ha cuore.
Allegato n°7
Testo tratto da Cuore di Edmondo De Amicis, pubblicato il 17
ottobre 1886.
FEBBRAIO
La strada
25, sabato
Io t'osservavo dalla finestra, questa sera, quando tornavi da casa del maestro, tu hai
urtato una donna. Bada meglio a come cammini per la strada. Anche lì ci sono dei
doveri. Se misuri i tuoi passi e i tuoi gesti in una casa privata, perché non dovresti far lo
stesso nella strada, che è la casa di tutti? Ricordati, Enrico. Tutte le volte che incontri un
vecchio cadente, un povero, un donna con un bimbo in braccio, uno storpio con le
stampelle, un uomo curvo sotto un carico, una famiglia vestita a lutto, cedile il passo
con rispetto: noi dobbiamo rispettare la vecchiaia, la miseria, l'amor materno,
l'infermità, la fatica, la morte.
Ogni volta che vedi una persona a cui arriva addosso una carrozza, tiralo via, se è un
fanciullo, avvertilo, se è un uomo; domanda sempre che cos'ha al bambino che piange,
raccogli il bastone al vecchio che l'ha lasciato cadere. Se due fanciulli rissano, dividili,
se son due uomini allontànati, non assistere allo spettacolo della violenza brutale, che
offende e indurisce il cuore. E quando passa un uomo legato fra due guardie, non
aggiungere la tua alla curiosità crudele della folla: egli può essere un innocente. Cessa
di parlar col tuo compagno e di sorridere quando incontri una lettiga d'ospedale, che
porta forse un moribondo, o un convoglio mortuario, ché ne potrebbe uscir uno domani
di casa tua. Guarda con riverenza tutti quei ragazzi degli istituti che passano a due a
due: i cechi, i muti, i rachitici, gli orfani, i fanciulli abbandonati: pensa che è la sventura
e la carità umana che passa. Fingi sempre di non vedere chi ha una deformità ripugnante
o ridicola. Spegni sempre ogni fiammifero acceso che tu trovi sui tuoi passi, che
potrebbe costar la vita a qualcuno. Rispondi sempre con gentilezza al passeggiero che ti
domanda la via. Non guardar nessuno ridendo, non correre senza bisogno, non gridare.
Rispetta la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per
la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case. E studiale, le
strade, studia la città dove vivi; se domani tu ne fossi sbalestrato lontano, saresti lieto d'averla
65
presente bene alla memoria, di poterla ripercorrere tutta col pensiero, - la tua città, la tua piccola
patria, - quella che è stata per tanti anni il tuo mondo, - dove hai fatto i primi passi al fianco di
tua madre, provato le prime commozioni, aperto la mente alle prime idee, trovato i primi amici.
Essa è stata una madre per te: t'ha istruito, dilettato, protetto. Studiala nelle sue strade e nella sua
gente, - ed amala, - e quando la senti ingiuriare, difendila.
TUO PADRE
Allegato n°8
I BALILLA
Significato di "Balilla"
Etimologicamente, la parola BALILLA equivale a “m onello” o “ragazzo ”, ma molte
fonti la fanno derivare da BACICCIA, adoperato a Genova come diminutivo del nome
Giovan Battista (o Giambattista).
OPERA NAZIONALE BALILLA
L'Opera Nazionale Balilla, anche conosciuta con l'acronimo ONB, fu un'istituzione
fascista a carattere parascolastico e paramilitare. Fondata nel 1926 come ente
autonomo, l'ONB confluì nella GIL (Gioventù Italiana del Littorio) a partire dal 1937.
La denominazione fu ispirata, appunto, alla figura di Giovan Battista Perasso detto
"Balilla", il giovane genovese che secondo la tradizione avrebbe dato inizio alla rivolta
contro gli occupanti austriaci nel 1746: un'immagine di modello rivoluzionario cara al
regime fascista.
L’obiettivo del fascismo era costruire dei giovani futuri combattenti e delle giovani
future madri di combattenti, l’idea era quella di preparare tutti alla guerra, considerata
massima espressione dei “valori” nazionalisti e violenti del fascismo.
Per questo motivo contemporaneamente alla creazione dei Balilla vennero abolite tutte
le organizzazioni cattoliche o laiche (gli scout) che si occupavano dei giovani e della
loro educazione.
STRUTTURA
Per raggiungere i suoi obiettivi il fascismo organizzò attraverso ONB i bambine, le
bambine i ragazzi e le ragazze di tutta l’Italia in questo modo:
·
·
Corpi maschili
o Figli della Lupa: 6-8 anni
o Balilla: 9-10 anni
o Balilla moschettiere: 11-13 anni
o Avanguardisti: 14-18 anni
Corpi femminili
o Figlie della Lupa: 6-8 anni
o Piccole italiane: 9-13 anni
o Giovani Italiane: 14-17 anni
Tra i 18 e i 22 anni i giovani entravano poi nei "Fasci Giovanili di Combattimento" e
nelle "Giovani fasciste" (gruppi esterni all'ONB). Studenti universitari e delle scuole
66
superiori erano invece tenuti ad aderire ai GUF, Gruppi Universitari Fascisti (anch'essi
esterni all'ONB).
Oltre ai balilla esistevano anche i marinaretti, che costituivano un'istituzione
premarinara alla quale si accedeva dopo aver ottenuto il nulla osta dalla propria legione
di appartenenza; ne facevano parte ragazzi dagli 8 anni in poi. La divisa era quella blu
della Marina Militare.
ABBIGLIAMENTO
Camicia nera, fazzoletto azzurro, pantaloni grigioverde, fascia nera, fez (il copricapo
arabo mutuato dagli arditi). Compagno fedele delle esercitazioni, il moschetto (in
versione giocattolo per i Figli della lupa).
Nella foto Figli della Lupa guardati dal Duce Benito Mussolini.
67
Allegato n° 9
Cronologia della II guerra mondiale
1939
settembre
1940
1941
1942
1944
6 giugno
1945
Agosto e
settembre
1945
La
Germania
invade la
Polonia
Scoppia la
guerra
L’Italia
entra in
Guerra
e
aggredisce
la Francia
Invasione
dell’URSS
da parte
della
Germania
e
dell’Italia.
Il
Giappone
attacca
gli USA a
Pearl
Harbour
Gli USA
entrano
in guerra
I Russi
resistono
Battaglia di
Stalingrado
Inizia la
ritirata di
Russia
Lo sbarco
degli
alleati in
Normandia
Conferenza
di Yalta
Suicidio di
Hitler
Resa delle
Germania
Bomba
atomica
su
Hiroshima
il 6 agosto
e su
Nagasaki
il 9 agosto
Resa del
Giappone
68
Allegato n° 10
Cronologia della Resistenza
Date
10 luglio 1943
25 luglio 1943
8 settembre
1943
9/11 settembre
1943
23 settembre
1943
18 novembre
1943
1943/1945
25 aprile 1945
27/28 aprile
1945
28 aprile 1945
2 maggio 1945
avvenimenti
Gli alleati anglo americani
sbarcano in Sicilia
Il grande consiglio del
Fascismo destituisce
Mussolini, rimette al governo il
re.
Mussolini viene arrestato e
Badoglio è nominato nuovo
capo del governo
La notizia dell’armistizio
viene annunciata alla “radio”
Il re e Badoglio fuggono
prima a Pescara e poi a
Brindisi mentre l’esercito è
allo sbando
Mentre i tedeschi completano
l’occupazione della penisola
italiana,
soprattutto al Nord, si
iniziano a formare i primi
gruppi di “ribelli”
Mussolini costituisce la
Repubblica di Salò
Torino - Sciopero alla Fiat
Mirafiori, con protesta da
parte dei lavoratori contro le
condizioni di vita e contro la
guerra.
resistenza dei partigiani contro i
fascisti e i nazisti
I partigiani del Comitato di
Liberazioni Nazionale (CLN)
liberano le grandi città del nord
Torino è liberata dai partigiani
Mussolini è catturato dai
partigiani e fucilato per ordine
del CLN
Le truppe tedesche presenti in
Italia si arrendono
69
Allegato n°11
I bombardamenti su Torino
Il più tragico bombardamento di Torino avvenne la notte del 13 luglio 1943, i bombardieri
angloamericani sganciarono su Torino 702 tonnellate di bombe, provocando 792 morti e 914
feriti.
Alla fine del 1943 risultavano distrutte o sinistrate 54.000 case di abitazione su 217.000
esistenti, pari a 270.000 vani su 622.000.
I bombardamenti continuarono, l’ultimo fu il 5 di aprile del 1945.
8 novembre 1943
L’ incursione aerea, avvenuta in pieno giorno, dalle 14,20 alle 15, provocò 202 morti e
346 feriti.
I rifugi pubblici potevano accogliere circa 25.000 persone, quelli presso le case private
o le aziende circa 150.000 persone, questo per una città di 600.000 abitanti.
Tratto da “Storia di Torino, volume 8, Dalla Grande Guerra alla liberazione” Einaudi
editore
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Si cantava
Il pinguino innamorato
Rastelli Casirolo Consiglio
Guarda, guarda, guarda
il bel Pinguino innamorato
col colletto duro e con il petto inamidato...
Va passeggiando per il pack
con un'aria molto chick
molleggiando dolcemente il frac.
Sotto al chiar di luna
va a cantar la serenata
dove fa la nanna
la pinguina innamorata
"Oh, bella figlia dell'amor,
schiavo son dei vezzi tuoi,
io son tutto tuo
se tu mi vuoi!"
Ma il papà della pinguina
esce con la scopa in man:
"Lascia star la mia bambina!
Via di qua, o marran!"
Quatto, quatto, quatto
il bel pinguino innamorato
con il cuor trafitto
s'allontana disperato...
Poi nella notte s'ode un click.
sopra il pack che ha fatto crack
s'è sparato il bel pinguino in frac.
71
Maramao perché sei morto
Consiglio Panzeri
Quando tutto tace
e su nel ciel la luna appar
col mio più dolce e caro miao chiamo Maramao.
Vedo tutti i mici sopra i tetti passeggiar
ma pure loro senza te sono tristi come me.
Maramao perché sei morto
pan e vin non ti mancava
l'insalata era nell’orto
e una casa avevi tu.
Le micine innamorate
fanno ancor per te le fusa
ma la porta è sempre chiusa
e tu non ritorni più.
Maramao, Maramao,
fanno i mici in coro,
Maramao, maramao
mao mao mao mao mao.
Maramao perché sei morto
pan e vin non ti mancava
l'insalata era nell’orto
e una casa avevi tu.
Anche la nonnina triste e sola al focolar
séguita sempre a brontolar o non vuol filar.
L'ultimo gomitolo con cui giocavi tu
sul suo grembiule bianco e blu
non si muove proprio più.
Maramao...
72
Crapa Pelada
Giacometti Kramer
Crapa Pelada la fà i turtei,
ghe ne dà minga ai sò fradei.
I sò fradei fan la fritada.
ghe ne dan minga a Crapa Pelada.
Oh! Oh! Oh! Oh!
Crapa Pelada la fà i turtei,
ghe ne dà minga ai sò fradei.
I sò fradei fan la fritada.
ghe ne dan minga a Crapa Pelada.
Oh! Oh! Oh! Oh!
Crapa Pelada la fà i turtei,
ghe ne dà minga ai sò fradei.
I sò fradei fan la fritada.
ghe ne dan minga a Crapa Pelada.
Oh! Oh! Oh! Oh!
Crapa Pelada la fà i turtei,
ghe ne dà minga ai sò fradei.
I sò fradei fan la fritada.
ghe ne dan minga a Crapa Pelada.
Oh! Oh! Oh! Oh!
73
Pippo non lo sa
Kramer Panzeri Rastelli
Ma Pippo, Pippo non lo sa
che quando passa ride tutta la città
e le sartine,
dalle vetrine,
gli fan mille mossettine.
Ma lui con grande serietà
saluta tutti, fa un inchino e se ne va,
si crede bello
come un Apollo
e saltella come un pollo.
Sopra il cappotto porta la giacca
e sopra il gilè la camicia.
Sopra le scarpe porta le calze,
non ha un botton e con le stringhe tien su i calzon.
Ma Pippo, Pippo non lo sa
e serio, serio se ne va per la città,
si crede bello
come un Apollo
e saltella come un pollo.
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Le canzoni della Resistenza
Bella Ciao
Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.
O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.
E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.
E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna
sotto l'ombra di un bel fior.
E (Tutte) le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E (Tutte) le genti che passeranno
Mi diranno «Che bel fior!»
«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!»
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Oltre il ponte
di Italo Calvino e Sergio Liberovici
O ragazza dalle guance di pesca,
O ragazza dalle guance d'aurora,
Io spero che a narrarti riesca
La mia vita all'età che tu hai ora.
Coprifuoco: la truppa tedesca
La città dominava. Siam pronti.
Chi non vuole chinare la testa
Con noi prenda la strada dei monti.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore.
Silenziosi sugli aghi di pino,
Su spinosi ricci di castagna,
Una squadra nel buio mattino
Discendeva l'oscura montagna.
La speranza era nostra compagna
Ad assaltar caposaldi nemici
Conquistandoci l'armi in battaglia
Scalzi e laceri eppure felici.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore.
Non è detto che fossimo santi,
L'eroismo non è sovrumano,
Corri, abbassati, dài, balza avanti,
Ogni passo che fai non è vano.
Vedevamo a portata di mano,
Dietro il tronco, il cespuglio, il canneto,
L'avvenire d'un mondo più umano
E più giusto, più libero e lieto.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
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Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore.
Ormai tutti han famiglia, hanno figli,
Che non sanno la storia di ieri.
lo son solo e passeggio tra i tigli
Con te, cara, che allora non c'eri.
E vorrei che quei nostri pensieri,
Quelle nostre speranze d'allora,
Rivivessero in quel che tu speri,
O ragazza color dell'aurora.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore.
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Indice
Introduzione
pag. 4
Anno scolastico 1943/1944:
Insegnante Giuseppina Bona
pag. 6
Insegnante Lucia Mereu Savio
pag. 8
Anno scolastico 1944/1945:
Insegnante Lucia Mereu Savio
pag. 8
Insegnante Enrico Giovanni
pag. 13
Insegnante Giuseppina Mantaut
pag. 19
Insegnante Maria Frè Molino
pag. 25
Insegnante Clelia Mennyey
pag. 26
Insegnante Annunziata Calasso
pag. 26
Insegnante Piera Portigliatti Barbos
pag. 27
Insegnante Giuseppe Valletti
pag. 28
Insegnante Palmira Demonte
pag. 29
Insegnante Gliceria Montersino Poggi
pag. 30
Insegnante Carla Palagi
pag. 30
Insegnante Eleonora Ruzzier Piazzano
pag. 31
Insegnante Maria Antonietta Barberis
pag. 32
Insegnante Giuseppina Bona
pag. 32
Tabelle di confronto fra cronache
pag. 36
Intervista a Mario Pistoi
pag. 53
Allegato n°1 San francesco e il lupo
pag. 65
Allegato n°2 Biografia di Regalli Enrico
pag. 66
Allegato n°3 Le formiche
pag. 66
Allegato n°4 Notizie sulla riforma Bottai
pag. 67
Allegato n° 5 da “I promessi sposi”
pag. 67
Allegato n° 6 Il trafficante
pag. 68
Allegato n° 7 La strada
pag. 69
Allegato n° 8 I balilla
pag. 70
Allegato n° 9 Cronologia della II Guerra Mondiale
pag. 72
Allegato n° 10 Cronologia della Resistenza
pag. 73
Allegato n° 11 I bombrdamenti su Torino
pag. 74
Si cantava
pag. 75
Le canzoni della Resistenza: Bella Ciao, Oltre il ponte
pag. 79
78
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Pareva dovesse succedere un finimondo