Comune
di Fermignano
DE INDUSTRIA
2009
a cura di
Francesco De Luca
Concorso
Laboratorio
Esposizione
testo critico di
Tiziana Fuligna
3ª edizione:
Otium
Comune di Fermignano
SPAC Provincia
di Pesaro e Urbino
De Industria 2009
a cura di
Francesco De Luca
Heads Collective
Treviso 2009
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Giorgio Cancellieri
Sindaco
di Fermignano
“De Industria” non è un evento occasionale,
continua a crescere, si sta radicando nel territorio ed incontra sempre
più l’apprezzamento della nostra comunità. Rilevante è l’interesse
ed il successo della manifestazione e sono felice che ogni anno questo
originale progetto artistico porta con sé a Fermignano grande curiosità
e partecipazione.
Numerosi e veramente capaci sono gli artisti che con
creatività e passione hanno dato vita a questa 3a edizione. “De Industria”
trae proprio da loro la linfa ed il risultato finale che ogni anno è diverso.
La professionalità dimostrata da tutti durante la fase del laboratorio,
ha portato all’allestimento di una mostra collettiva ricca di lavori
esteticamente validi e di qualità.
Non meno importante della presenza dei giovani
partecipanti è il costante sostegno degli sponsor, aziende del territorio
che con il loro materiale ed il loro contributo hanno reso possibile
la realizzazione dell’iniziativa che vuole essere un collegamento
tra l’arte e l’industria, proponendo un percorso artistico che le coinvolge
attivamente nelle diverse fasi del progetto.
Ringrazio pertanto tutte le aziende che hanno
dimostrato la loro sensibilità verso l’arte contemporanea, gli artisti,
la giuria che ha attentamente selezionato gli iscritti al concorso artistico
e che ha decretato i vincitori di questa nuova edizione.
Ringrazio infine l’intera macchina organizzativa del “De Industria” che
si è mobilitata con cura ed impegno per garantire la riuscita dell’evento.
Maria Giovanna Zaffini
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Assessore
alla Cultura
Lavorare! Produrre! Non chiederti perché, lavora
e basta che ti nobilita. Eppure qualcuno il perché se lo chiede, ovviamente
i filosofi che alla fatica fisica contrappongono quella mentale. La ricchezza
e la tecnologia della nostra società ci consentirebbero di vivere agiatamente
anche lavorando solo poche ore al giorno. Teoricamente. Di fatto siamo
dominati da un imperativo a produrre sempre e comunque, cioè ben oltre
ciò che sarebbe individualmente o collettivamente necessario. Il mondo
borghese ha così ridotto il lavoratore a misero e piccolo ingranaggio
di una possente macchina produttiva che è appunto la società. Il lavoro
libero e creativo è prerogativa di pochi fortunati. In questo contesto
è possibile rappresentare l’ozio con un oggetto? Ci salveranno gli artisti?
Per gli antichi romani l’ozio altro non era che una
nobile virtù, ci si dedicava alla riflessione e alla cura del corpo e dell’anima
e ad apprezzare tutte quelle cose apparentemente “inutili” perché non
immediatamente traducibili in denaro, ma che fanno inevitabilmente
la qualità della vita. Abbiamo forse bisogno di una nuova etica oziosa?
La lentezza permette di vedere meglio l’oggetto, la vita che scorre nell’ozio
è capace di vedere verticalmente, osservando lo scorrere delle forme
mutevoli, il tempo dilatato rende la vita pensata interessante. Prendiamo
gli artisti diamo loro qualche scarto industriale tra le mani e lasciamo
il tempo di pensare…, pensare un concetto, rendere concreta un’idea.
Ecco “De Industria” nella sua terza edizione.
Gli artisti, il materiale, la speculazione dell’anima ed infine l’opera d’arte.
Non c’è altro solo la logica del pensiero e delle idee laddove regna solo
il caos. Ma in fondo che cosa è la logica? È una derivazione della ricerca
degli obiettivi o della strada che conduce al loro raggiungimento?
Ecco dove l’ozio acquista credibilità ed appagamento per la persona;
solo quando è la giusta conseguenza di una attività lavorativa; solo quando
attraverso il proprio essere e la propria fatica si è raggiunto l’obiettivo.
L’ozio così raggiunge il suo senso; in caso contrario sarebbe solo la
conferma della propria inutilità. Fermignano è il sito, le aziende locali
la materia prima, gli artisti provenienti dalle diverse località gli attori.
Due giorni di “gara” e un atelier di opere a testimonianza di una
manifestazione unica nel suo genere. Auguri “De Industria”!
Arrivederci al prossimo anno.
Andrea Buttarini, Francesco De Luca e Simone Sacconi
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Ideatori
del progetto
C’è il De Industria per chi, da tre anni, passeggiando
di sera in piena estate, ad un certo punto si trova davanti a ragazzi che
tagliano legni, puliscono ingranaggi dal grasso, impastano gesso o cemento,
intrecciano fili d’alluminio o di rame. Coloro che si avvicinano ai banchi
di lavoro hanno ormai una certa confidenza con gli artisti di questo
laboratorio aperto, anche se non sono gli stessi ogni anno, e fanno domande,
danno consigli e a volte anche un aiuto pratico.
C’è poi il De Industria di quelli che stanno dietro a tutta
l’organizzazione: questi partono con mesi d’anticipo pubblicando il bando;
prendono contatto con le industrie, con la commissione, con gli artisti;
seguono passo passo tutte le fasi dell’evento fino alla conclusione
della mostra. Per costoro ogni anno c’è una rinnovata energia che viene
dall’entusiasmo degli artisti e dalla loro creatività che danno senso
al concorso stesso.
Ma c’è un altro De Industria del quale tentiamo, invano,
di rubare qualcosa: è quello degli artisti stessi, è il loro ritrovarsi per caso,
senza conoscersi, a lavorare fianco a fianco per tre giorni cercando
di produrre un’opera, con materiale spesso inusuale per il proprio fare.
È il De Industria fatto dal confronto di stili, dallo scambio di pareri, da una
sigaretta o da una birra parlando delle diverse esperienze, dalla condivisione
di momenti di crisi in cui il materiale stenta a piegarsi alla volontà delle idee,
dall’entusiasmo per le soluzioni creative, per le scintille di genio che brillano
nelle ore di lavoro. Qui va da una parte il concorso stesso, la competizione,
ci si muove ad un livello più alto che è quello del creare. Questo atto, che
solitamente immaginiamo avvenga in solitudine e isolamento, qui circola,
passa da uno all’altro all’interno di questa piccola comunità di artisti.
Chissà qual è il suo rumore? Invano cerchiamo di vedere com’è, ma se
ci pare di scorgere qualcosa ci troviamo già davanti all’opera compiuta.
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Tiziana Fuligna
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Commissione
Tecnica–Giuria
Iniziative come il concorso “De Industria”, promosso
dal Comune di Fermignano e aperto ai giovani artisti, permettono di capire
come rispondono le nuove generazioni alle sollecitazioni del mondo
contemporaneo. Così succede che il tema dell’ozio, proposto quest’anno
dal concorso, sia sentito da molti partecipanti nel suo aspetto drammatico,
accezione propria della nostra contemporaneità, dove il non far nulla,
all’opposto dell’otium latino, significa spesso disoccupazione, precarietà,
attesa, e viene pertanto commisurato a un negotium che non c’è.
È il caso di Scaramucci che racconta il cambiamento
di significato dell’ozio romano, rappresentato dal triclinio, e il passaggio
al lavoro (negotium) segnato dalla corona di spine di Cristo e da un’orma
che si lascia la storia dietro le spalle. O da Pacifico (Menzione della Giuria)
il quale riprende il tema del letto, punzonato di punte e quindi non proprio
riposante; unica via di uscita sembra allora il quadernetto col calamaio,
che tuttavia lascia macchie di inchiostro sul bianco inviolato del lenzuolo.
Ancora Gulini mette in scena il riposo di una città in una calma post-atomica,
senza più tempo e in uno spazio infranto da aggeggi arrugginiti che simulano
pezzi di grattacieli. C’è chi come Garzarella vede l’ozio plasmarsi in una
forma astratta tutta protesa verso l’infinito e il suo doppio, riflesso nello
specchio; o chi come Lazzaretti (Menzione della Giuria) disegna su una
lunga lastra rettangolare catene di piccoli esseri umani che si chiudono
in circoli e spirali, forme danzanti anche qui all’infinito suscitate dall’ascolto
di brani musicali. In altri casi l’ozio diventa metamorfosi come in Organo
dove la fenice, rinata dalle sue ceneri, è pronta ad un nuovo inizio;
o in Rech dove lo spazio bidimensionale della tela si fa tridimensionale
con l’inserto di materiali metallici che contornano un corpo che muta dentro
il suo atto creativo. Anche Tomasello dà tridimensionalità a una superficie
piana scherzando con i colori vivaci del blu e del giallo-arancio, piroette
di un gatto che ancora vive l’ozio come gioco. Altra metafora mutuata
dal mondo animale è quella di Menti che realizza un bozzolo costruendo
magistralmente la maglia con gli scarti metallici: la stasi della forma prima
della trasformazione; Cherchi e Martini invece ci illustrano il momento
successivo, quando la forma è già diventata materia dileguatasi: un nido,
una sedia vuota, e una specie di sàrtia, che qui sembra riecheggiare
il lenzuolo di chi evaso se ne è andato furtivo. Anche il gigante di Attanasio,
seduto, fortemente ancorato alla terra, pesante dello scheletro di metallo
di cui è composto, incapace di alzarsi sulle sue lunghe gambe senza
piedi, anela e sogna di poter un giorno finalmente volteggiare nel cielo
con il suo aquilone. Più concettuale e legata alla tradizione del territorio
l’opera di Mergoni (Menzione della Giuria) che ricostruisce la stella di
Urbino, derivante dai poliedri di Piero della Francesca e di Luca Pacioli.
La stella, forma perfetta, contiene il caos dei grovigli e degli intrecci
del pensiero in azione. Leonardi organizza una struttura che ci richiama
quella umana, una poltrona, un’asta e in cima un succedersi a incastri
di ingranaggi che culminano in una luce gialla, anche qui metafora
del pensiero, dell’idea, giusto esito di un proficuo riposo intellettuale.
Al riposo si ispira anche l’opera di Simoncini.Tangi
(Terzo Premio): un’amaca sospesa a strutture in legno ben piantate a terra
dal peso di pesanti sacchi. Il ferro, materiale duro e inflessibile, acquista
la leggerezza e l’elasticità della corda. L’equilibrio è dato dall’uovo, citazione
colta, simbolo di vita e rinascita. L’opera trova così un legame diretto con
la cultura del luogo (l’uovo di Piero della Francesca nella Pala Montefeltro)
e al contempo stabilisce un’unità formale fra tema proposto e uso dei
materiali, fra storia e attualità.
Elefante (Secondo Premio) sceglie invece l’accezione
dell’ozio intellettuale, del pensiero che nel riposo del corpo si abbandona
a meditazioni e disquisizioni raffinate. La mente che lavora è elegantemente
riassunta nella forma del cerchio, simbolo rinascimentale di perfezione;
l’accurato equilibrio compositivo degli ingranaggi circolari, che si ripetono
chiusi nel bilanciamento fra verticalità e orizzontalità, diventano la naturale
sintesi di un processo logico compiuto.
Beorchia (Primo Premio) predilige invece la strada
dell’ironia. Tanti piccoli oggetti, disposti ordinatamente e con etichetta
che ne designa la loro nuova funzione, vengono proposti al pubblico
come utensili per scacciare la noia. Un libretto delle istruzioni ne
illustra l’uso adeguato. Con un’opera concettuale e piena di umorismo,
riecheggiando il lavoro grafico di Provinciali e le macchine celibi
di Munari, Beorchia fonde leggerezza e raffinatezza, eleganza della
composizione e ricercata interpretazione del tema, piegando la natura
di bulloni e chiavarde al gioco raffinato dell’accessorio tanto inutile
quanto necessario al nostro buon umore.
Polaroid
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Claudio Beorchia
Aggeggi non funzionali
1º classificato
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Linea di prodotti “avanzati” per la stimolazione dell’ozio.
Residente nel Trevigiano, ha studiato design
e arti visive presso
lo IUAV di Venezia.
Lavora nell’ambito
del visual design
occupandosi di grafica tradizionale, web,
interactive design.
Solo recentemente si
è concentrato in una
personale ricerca artistica in maniera più
costante e impegnativa.
Le opere sono eterogenee, contraddistinte
da leggerezza e ironia,
e spesso traggono
spunto dalla produzione
industriale e di massa.
Ditta:
Metalser
Collaboratrice:
Giulia Marin
Materiale di scarto:
profili in alluminio
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Lucia Elefante
Nulla fa chi troppo pensa
2º classificato
Gli elementi meccanici assemblati creano degli
ingranaggi che simbolicamente rappresentano i pensieri, l’articolazione
della mente. Da qui la frase di Torquato Tasso che, dalle rive del Metauro,
dà il titolo alla scultura: “Nulla fa chi troppo pensa”. L’ozio del pensare
rende l’uomo libero o scansafatiche?
Lucia Elefante nata
a Castellammare di
Stabia, dopo tappe
a Genova e Torino,
ora vive e lavora
fra Milano e Noli.
Ditta:
Moretti Ugo
Collaboratrice:
Marta Di Rollo
Materiale di scarto:
parti meccaniche
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Simoncini.Tangi
Evasione: uovo su amaca
3º classificato
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Le antiche cosmogonie dicono che l’Universo sia
stato creato dalla rottura di un “Uovo Cosmico” e con esso si sia originato
il tempo. Tempo e vita sono infatti intimamente legati e spesso l’uomo
è talmente travolto dallo scorrere frenetico degli eventi, da perdere
di vista se stesso e le proprie necessità. Oggi è necessario recuperare
una qualità del tempo, Kairos, da opporre allo scorrere continuo ed
inesorabile di Kronos. L’ozio era nell’antichità un modo per interrompere
Kronos riappropriandosi di uno spazio “libero” per meditare e per pensare.
Per poter creare infatti è necessario “isolarsi” dal resto del mondo:
la nascita di un’idea, di un pensiero o di un’opera d’arte possono prender
forma solo “rubando” momenti di silenzio e di relax alla frenesia
dell’esistenza. Oziare è evadere dal quotidiano lasciandosi cullare
dal piacere dei propri sogni e desideri.
Simoncini.Tangi sono
una coppia di artisti,
che uniscono l’arte,
la natura e la tecnologia, creando video,
immagini fotografiche
ed installazioni.
Esplorano la concezione
del tempo nelle sue
dimensioni psicologiche, fisiche, scientifiche e naturali.
Vivono e lavorano
insieme dal 2006
a Prato.
Ditta:
Lunghi Costruzioni
Materiale di scarto:
tavole di legno, tondini di ferro
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Riccardo Attanasio
L’acchiappasogni
Ho gambe lunghe che portano la mia testa fra le nuvole,
gioco con il mio aquilone.
Spicco il volo mentre sono in contemplazione,
il mio mestiere è rivelazione,
percepire ogni linea, ogni odore.
Sono empatia del dolore di chi non sa cos’è la libertà.
Chi non è cosciente del vero significato del tempo
che non ha età.
Ho gambe infinite per passeggiare in un paradiso terrestre.
Apro le mie braccia, porte e finestre.
Nato a Napoli nel 1982
si laurea in Scultura
con specializzazione
in Design all’Accademia di Belle Arti di
Napoli. Partecipa a
varie mostre collettive
all’estero e in Italia:
come al “Goldsmiths
College” nel 2008
e al “New Cross Inn”
di Londra nel 2007;
in Italia al Castello
di Rivoli e all’Accademia Albertina di
Belle Arti di Torino
nel 2008. Ha all’attivo
anche una mostra personale al “The foundry”
a Londra nel 2008.
Esalta il processo in
itinere dell’esecuzione artistica nell’arte
stessa, ispirandosi
all’arte giapponese
della calligrafia.
Attanasio è il fondatore di una nuova corrente artistica battezzata
da lui stesso:
post-stencilismo.
Ditta:
Metalli Plastificati
Materiale di scarto:
piattine ed elementi in metallo
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Cristina Cherchi e Barbara Martini
The eternal, circular walk
Come in uno scenario fantastico l’immaginazione
supera la realtà; infinitamente piccolo, immensamente grande, Alice
dei nostri giorni come quella di allora è contemporanea alla oziosità
dell’amore. La condizione infantile porta lo spazio e il tempo a dilatarsi
in un mondo proprio costituito da giochi magici.
“Stanco dell’ozio amaro in cui la pigrizia offende
quella gloria per cui fuggii l’infanzia”. (Stèphane Mallarmè)
Cristina Cherchi nasce
nel 1972 a Salò. Nel
1995 si diploma in pittura all’Accademia di
Belle Arti di Bergamo.
Nel 1998 frequenta il
Centro TAM, a PietraRubbia con la direzione
di Eliseo Mattiacci.
Il suo lavoro trae
origine da un riutilizzo poetico e ironico
di oggetti prelevati
dal contesto quotidiano, con una particolare predilezione per i
materiali provenienti
dai processi di riciclaggio.
Barbara Martini vive
e lavora tra Rovato
e Soncino. Nel 2002
consegue il diploma
di laurea all’Accademia
di Belle Arti di Brera.
Dal 2001 al 2004 frequenta corsi di specializzazione in grafica
d’arte presso
i corsi Internazionali
di Incisione Artistica
ad Urbino. Inoltre si
specializza in fotografia formandosi presso
il Centro Internazionale di Fotografia Forma
di Milano.
Ditta:
TVS
Materiale di scarto:
sfridi di alluminio
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Fabrizio Garzarella
…
Il lavoro si ispira all’ideale taoista secondo cui solo
entrando in sintonia con i ritmi che scandiscono il divenire, all’interno
dell’universo, si impara a riconoscere, valutare ed apprezzare.
Riscoprire, quindi, l’ozio come elemento fondamentale del ritmo della vita,
contrapposto al mito produttivista della società moderna. L’opera richiama
così l’equilibrio dato dall’indispensabile presenza dell’ozio: uno slancio
verso il piacere nel difficile mestiere di vivere.
Nato a Guardiagrele
nel 1987, maestro
d’arte dei metalli
e dell’oreficeria,
è attualmente iscritto
al corso di scultura
dell’Accademia di Belle
Arti di Roma, città
nella quale vive e
lavora. L’interesse
per l’arte dei metalli
lo porta a collaborare col maestro Arturo
Avossa, specializzandosi nell’incisione
a bulino. Negli ultimi
anni, ha approfondito la passione per la
scultura grazie alla
vicinanza e collaborazione col maestro Bruno
Liberatore.
Ditta:
AT Metalli
Collaboratrice:
Loredana Garzarella
Materiale di scarto:
lamiere
Camilla Gulini
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Uccelli
Il tempo si è fermato. Case vuote, uffici e fabbriche
piene. Crepe sui muri. Sole accecante che passa inosservato per il ritmo
di un lavoro da portare a termine. La città respira desolazione. Sento che
il mio pensiero è essenziale anche se per la maggior parte delle persone
è vaneggiare. Mi accorgo di sguardi beffardi che dall’alto ci deridono
perché noi non sappiamo volare.
Camilla Gulini, nata e
cresciuta a Fermignano,
coccolata da un ambiente a contatto con il
mondo dell’Arte fin da
bambina, ha continuato
durante la sua vita ad
incuriosirsi e ad apprezzare tante e diverse forme d’espressione
artistica: dal cinema
d’animazione al teatro
di burattini, dalla
creazione di pupazzi
di stoffa alla realizzazione di costumi
teatrali per famose
compagnie e teatri.
È, e resterà, una
di quelle persone
che riconoscono
l’Arte nella passione
di chi la produce.
Ditta:
B&M
Materiale di scarto:
mattoni, legno, ferro
Lisa Lazzaretti
Playlist
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menzione della giuria
Ho disegnato una playlist. Ogni stile musicale m’ha
suggerito un certo andamento e un certo segno, (nell’ordine: rock, techno,
elettronica, folk, pop). È stato come fare una specie di dettato. Ozio come
tempo in cui mi faccio dirigere dall’ascolto. Svolgo un’attività meccanica,
etero-diretta ma creativa.
Lisa Lazzaretti
è nata a Rimini nel
1985. Si è diplomata
in pittura all’Accademia di Belle Arti
a Bologna nel 2008.
Vive e disegna a Santarcangelo di Romagna.
Ditta:
AT Metalli
Materiale di scarto:
lamiere
Alice Leonardi
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L’ozio è il padre
A volte l’ozio è creazione
a volte l’ozio crea azione
nell’inazione la creazione
una mente in azione
in un corpo
seduto.
Alice Leonardi nasce
il 13 maggio 1984
a Milano, dove vive
e lavora tutt’ora.
La passione per il
recupero, la reinvenzione e il riutilizzo
di oggetti e materiali di scarto nascono
durante l’adolescenza
e prendono forma negli
anni. Nel 2006 comincia
il suo percorso
di formazione tecnicoartistico lavorando come attrezzista
costruttrice per la
trasmissione televisiva
Zelig e collaborando
ad alcuni allestimenti
teatrali. La formazione
prosegue l’anno dopo
con un corso postdiploma per attrezzisti teatrali presso
l’Accademia del Teatro
alla Scala, dove in
seguito viene chiamata
a lavorare.
Ha all’attivo varie
esposizioni, durante
il 2008 e il 2009.
Marina Menti
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Bac/ozio
Apparentemente amorfo, il Bac/ozio crea
inconsapevolmente cuscini dove dorme profondamente vera vitalità.
Schiavo senza catene, lavorando all’uncinetto, vivendo crea la sua opera
d’arte. Diventando farfalla si libera del prezioso bozzolo compiendo
una sorta di “suicidio artistico”: il suo ozio creativo, liberatosi, vola.
Ditta:
Moretti Ugo
Collaboratrice:
Lia Morreale
Materiale di scarto:
parti meccaniche
Marina Menti nasce
a Vicenza nel 1976.
Diplomata al Liceo
Artistico “Boscardin”
di Vicenza, in seguito
è stata prima responsabile dell’ufficio
artistico in Bisazza mosaico, poi per
Venix pavimenti alla
veneziana in marmo e
vetro. Attualmente è
impiegata nell’ufficio
tecnico della Effediemme
produttrice di complementi d’arredo in legno. Lavora anche come
decoratrice d’interni
eseguendo pitture su
tavola e tela, sculture
e decorazioni in mosaico. Dal 2002 partecipa
a esposizioni collettive.
Ditta:
TVS
Materiale di scarto:
sfridi di alluminio
Laura Mergoni
Stella Industriale
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menzione della giuria
Parte 1: La Forma
Otium≠Negotium
Quale tipo di forma corrisponde all’otium? Ho cercato d’immaginarla
in contrapposizione al suo contrario: il negotium. Otium: morbido,
irregolare, spontaneo, asimmetrico, disordinato. Negotium: regolare,
rigido, simmetrico, geometrico, lineare. Ho perciò pensato di realizzare
un’opera composta da questi estremi formali; un poliedro, un ottaedro
stellato da comporre con una massa informe di piattine e fil di ferro.
Parte 2: La Storia
Guardando il lampadario di una casa della zona ho capito quale forma
in particolare stavo cercando: la Stella ducale! Già notato lo scorso anno,
questo superbo poliedro ha oziato nella mia mente per un anno e si è
manifestato oggi in questo omaggio a Luca Pacioli e all’artigianato locale.
Nata in Italia nel
1982, vive tra Parigi
e La Spezia. Ha studiato in diverse Scuole
d’Arte francesi diplomandosi all’ENSAPC
(Ecole National Supèrieur d’Art ParisCergy). Espone regolarmente in Europa in
occasione di mostre
personali e collettive,
di festival ed eventi.
Ditta:
Metalli Plastificati
Materiale di scarto:
piattine, fil di ferro
Veronica Organo
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Istantanea di Fenice
La Fenice, uccello mitico e instancabile, viene
colta nell’attimo prima della fine, nel momento della massima esplosione,
cristallizzata sulla superficie. Attraverso lei e attraversati da lei entriamo
nella stanza incandescente strappati al nostro Otium e catapultati
nel Kaos della creazione.
Nasce a Padova nel
1977. Ha frequentato
il liceo Artistico
Statale di Padova e
poi l’Accademia di
Belle Arti di Venezia.
Nel corso degli anni
ha sviluppato e mantenuto costantemente vivo
l’impegno nella ricerca
e nella sperimentazione, utilizzando spesso
materiali di recupero
e tecniche diverse.
Attualmente collabora
con L’Officina Arte Contemporanea di Vicenza,
oltre che con diverse
aziende del territorio.
Vive e lavora tra
Padova e Vicenza.
Ha all’attivo una mostra personale nel 2003
a Padova, “La sottile
linea rossa” e numerose
mostre collettive
sia in Italia
che all’estero.
Ditta:
Metalser
Materiale di scarto:
profili e trucioli di alluminio
Angelo Pacifico
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A Paul e Laura Lafargue
menzione della giuria
…E senza la fannullaggine, è tutto il culto
del bello a sfuggirci.
Senza ozio niente tempo libero
e senza tempo libero, niente feste,
niente cinema,
niente teatro,
niente pitture, né musica.
Alessandro Rech
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L’ozio
Quando lo spazio e il tempo si dilatano,
e la percezione diviene il rimando alla sublime postura della mente
e del corpo, l’ozio finalmente si mostra. Con lo sguardo negli sguardi
osserva chi lo possiede e con un corpo di conturbante e colorata
poesia attira il viaggiatore lontano, che incuriosito osserva un mondo
di ineffabile bellezza nel quale presto entrerà.
Discorso di Jean Aulas
Festa di san fannullone 1949
Appassionato di archeologia industriale
realizza opere sempre
partendo da uno sguardo
sulla realtà che lo
circonda; per cui nei
suoi quadri prendono
forma i colori e le
geometrie urbane di
palazzi, fabbriche,
parcheggi. Ha partecipato insieme a numerosi
artisti contattati in
rete all’assalto artistico dal nome “Where
is 107?”. Ha inoltre
realizzato un cortometraggio musicale dal
titolo “La Rumenta”
che nasce dall’idea di
voler abbinare ai suoi
lavori pittorici delle
immagini in movimento.
Collabora con musicisti
del Conservatorio
di Milano e maestri
di musica gitana.
Ditta:
Metalli Plastificati
Collaboratrice:
Eghe
Materiale di scarto:
piattine di ferro
Alessandro Rech nasce
a Roma il 20/03/1977.
Consegue nel 2000 la
Laurea di I livello
in Disegno Industriale
con specializzazione:
Innovazione del Processo e del Prodotto e
nel 2004 la Laurea Specialistica in Disegno
Industriale e Comunicazione Visiva. Partecipa a numerose mostre
collettive. È vincitore
del 1° premio sia nel
2005 che nel 2006 del
Concorso Internazionale
di Design, nel 2004
del premio speciale della giuria del
2° Concorso Artistico
Nazionale Giacomo Manzù
e del 2°premio del Concorso Artistico Nazionale 2006 Anmil Inail.
Ha inoltre redatto
il “Manifesto
Renderista” a Roma
nel Giugno 2006.
Ditta:
Metalser
Materiale di scarto:
rame
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Erica Scaramucci
Modus vivendi
Il triclinio è simbolo dell’otium, luogo per l’uomo
libero, sociale, per il dialogo sereno, equilibrato, senza affanni. Il tempo
della storia è dilatato, umanizzato. L’accezione negativa (pigrizia-vizio)
dei secoli successivi è suggerita dal serto di spine (passione di Cristo,
peccato, sofferenza), dal quale emergono in commistione le foglie d’alloro
(successo, vittoria, gloria). Il rosso pompeiano richiama la varia simbologia
(amore, sangue di Gesù, violenza). Il poggiapiedi propone l’orma rivolta
verso un negotium: l’uomo diventa itinerante incerto, una prospettiva
instabile, non dialogica, solitaria, verso una probabile incomunicabilità,
un’esistenza più problematica.
Erica Scaramucci nasce nel 1980 a Gualdo
Tadino, si diploma in
pittura presso l’Accademia di Belle Arti
di Perugia nel 2005.
Nel 2008 ha conseguito l’abilitazione
all’insegnamento per
le classi di Disegno e
Storia dell’Arte e Arte
Immagine. Dal 1998
ad oggi ha partecipato
a vari concorsi nazionali e varie esposizioni collettive ottenendo ottimi risultati.
Vincitrice nel 1998
del concorso d’arte
“Bergolo: paese di pietra”, e nel 2004
del concorso “In ricordo di Padre Diego
Donati incisore”.
Il suo percorso artistico è iniziato con
un linguaggio pittorico-figurativo, spostandosi in questi ultimi
anni verso la pratica
dell’installazione.
Ditta:
Lunghi Costruzioni
Materiale di scarto:
tondini, fil di ferro
Maria Tomasello
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L’ozioso
L’opera nasce dal presupposto di connotare l’ozio
di significato positivo. Pensandolo come atto di un soggetto che si isola
da relazioni sociali e attività quotidiane, che mette se stesso, le proprie
aspirazioni, i propri desideri al centro delle sue attenzioni. Fulcro dell’opera
è il gatto, per la sua spiccata curiosità, la sua indipendenza, il suo
egocentrismo; questi tralascia tutto ciò che non gli interessa. In questo
caso l’ozio cambia la cognizione del tempo, il suo scorrere diventa
soggettivo. L’orologio appeso al collo del gatto è rotto, perchè il tempo
non è più un limite, non è più la variabile da cui si dipende nel momento
che si decide di oziare o nel mio caso di creare. Il pannello con la sua
decorazione rappresenta la mia creatività il mio segno, che passa
dal bidimensionale al tridimensionale diventando materia, volume.
I suoi lavori sono
il frutto di una ricerca interiore che nasce
nel suo inconscio.
L’insieme dei suoi segni nascono da un gesto
incondizionato, da una
sorta di automatismo,
un movimento a volte
musicale e armonico
e altre spigoloso
e frenetico. I disegni
possono essere inter-
pretati come planimetrie di mondi immaginari, tracce che si
espandono senza confini
prestabiliti che lasciano immaginare
un avanzare verso l’infinito che va oltre
le dimensioni del
supporto. Le sculture,
invece, che possono
essere paragonate a
bassorilievi, nasco-
no dal desiderio di
provare ad andare oltre
il bidimensionale, ingrandire, costruire il
segno nello spazio.
Ditta:
B&M
Materiale di scarto:
tavole in legno, fil di ferro
30
31
Aziende sponsor
At Metalli
Lunghi Costruzioni
Metalli Plastificati
B&M
Metalser
Moretti Ugo
TVS
Colophon
Mostra
collettiva
De Industria
3ª edizione
Curatore
della Mostra:
Francesco De Luca
Design:
HEADS Collective
www.deindustria.com
Fotografia:
De Luca & De Luca
19 luglio–
30 agosto
2009
Segreteria
redazionale
del catalogo:
Claudia Ugoccioni
Fermignano,
Museo
dell’Architettura
Via Piave, 1
Coordinamento
e Segreteria
della Mostra:
Daniela Contucci
Finito
di stampare:
Agosto 2009,
700 copie
Comune
di Fermignano
Provincia
di Pesaro e Urbino
Assessorato
alle Attività
Culturali-Editoria
Iniziativa realizzata
con il contributo
della Provincia
di Pesaro e Urbino
ai sensi della L.R. 75/1997
Commissione
Tecnica–Giuria:
Tiziana Fuligna
Paolo Fraternali
Adriano Filippetti
Claudio Paolinelli
Giovan Battista Sartore
Artisti:
Riccardo Attanasio
Claudio Beorchia
Cristina Cherchi
Lucia Elefante
Fabrizio Garzarella
Camilla Gulini
Lisa Lazzaretti
Alice Leonardi
Barbara Martini
Marina Menti
Laura Mergoni
Veronica Organo
Angelo Pacifico
Alessandro Rech
Erica Scaramucci
Simoncini.Tangi
Maria Tomasello
Stampa:
Tintoretto, TV
Segnali d’Arte
2009
DE INDUSTRIA
2009
Concorso
Laboratorio
Esposizione
3ª edizione:
Otium
ōtı̆um, ı̆i, n.,
1) tempo libero, riposo:
otium est auscultandi,
c’è tempo di ascoltare,
Ter. Ad. 419; habere otium
ad aliquid faciendum, avere
agio di fare una cosa, Ter.;
consumendi otii causa,
per passatempo, Cic.;
in otio de negotiis cogitare,
nel tempo libero pensare
agli affari, Cic. Off. 3, 1;
otium dare corpori, riposarsi,
Phaedr.; otium litteratum,
tempo dedicato allo studio,
Cic. Tusc. 5, 105; otium
suum consumere in historia
scribenda, passare il tempo
libero scrivendo storia, Cic.;
non inertia neque desidia,
sed otium moderatur atque
honestum, non ozio nè
pigrizia, ma riposo ragionevole
e dignitoso, Cic, Br, 8; referre
se in otium, ritirarsi a vita
privata, Dolab. in Cic. Fam. 9,
9, 1; otium cum dignitate, vita
privata ma onorevole, Cic.
de Or. 1, 1; fig.: otia nostra,
le mie poesie, con cui ho
occupato il mio tempo,
Ov. Tr. 2, 224;
2) ozio, inattività, Cic.,
Tac. e a.: otio tabescere,
marcire nell’ozio, Cic.;
propter desidiam in otio
vivere, vivere senza far nulla,
per pigrizia, Cic.;
3) pace, calma, tranquillità:
otium et silentium, c’è calma
e silenzio, Ter. Hec. 43;
multitudo insolens belli
diuturnitate otii, la folla
non avvezza alla guerra
per la lunga durata della pace,
Caes. C. 2, 36, 1; mollia
paregebant otia, Ov. M. 1, 100;
per otium, in pace, Liv. 2, 39,
11; ab externis armis,
a seditionibus urbanis otium
fuit, non vi furono guerre
esterne o discordie intestine,
Liv.; quies aeris et otium
et tranquillitas, stabilità
e immota tranquillità
dell’aria, Sen.
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Otium - SPAC