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LA GAZZETTA DEL
Pirata
Periodico indipendente di libera informazione
Numero 4 Anno II Gennaio 2007
La Gazzetta del Pirata è un periodico amatoriale no-profit distribuito sotto Creative Commons
License. Non ci assumiamo nessuna responsabilità per ciò che viene scritto!
Gennaio 2007
Un nuovo anno si appalesa all'orizzonte...
e noi siamo sempre in viaggio,
pronti ad affrontarlo con il consueto entusiasmo e rinnovato vigore.
Le feste ci hanno ritemprato l'animo e
adesso ci gettiamo nella mischia con passione.
E per rispettare la tradizione,
cosa meglio dei tradizionali "botti" per festeggiare il nuovo anno?
Il primo numero del 2007 della Gazzetta è un esplosione di notizie,
uno sfavillio di interviste e, speriamo,
denso di spunti interessanti per future discussioni e riflessioni....
come sempre abbiamo dato il massimo e speriamo che il nostro lavoro
sia di vostro gradimento!
Ma ora bando alle ciance,
è ora di salpare di nuovo...
sciolte le cime,
vele al vento e vedette in coffa,
pronti per altri viaggi....
la redazione della Gazzetta del Pirata
La gazzetta del Pirata
Sommario
La Gazzetta diventa cliccabile
Pirati Famosi:
Intervista a Paolo Attivissimo
Messaggi In Bottiglia :
Manifestazione del 10/12/2006
pareri ed impressioni dei partecipanti
Notizie Dai Porti:
Radio Elativo:
web-radio e copyleft si incontrano
Legalmente:
Quattro chiacchiere con Simone Aliprandi
Le Vignette di Torny
I titoli nel sommario vi
porteranno sulle varie
pagine del pdf, mentre
quelli dei singoli articoli
direttamente
sulle discussioni in board
per intervenire
attivamente
ed interattivamente
Thanks to
La gazzetta del Pirata
Pirati Famosi
Intervista a Paolo Attivissimo
Questo mese la Gazzetta ha messo a segno un bel colpo! Infatti siamo lieti di potervi offrire l’intervista che ci ha gentilmente rilasciato il buon Paolo Attivissimo…
Il personaggio è senza dubbio notevole e decisamente ben conosciuto; chi è solito surfare per il
web con una certa curiosità si sarà imbattuto almeno una volta nel suo famosissimo “servizio
antibufale”. Per gli assenti, i distratti o semplicemente chi ne ignora completamente l’identità
ecco una scheda riassuntiva del nostro ospite:
• Nato a York (Regno Unito) nel 1963;
• Autore di libri d'informatica (fra i quali L'Acchiappavirus, Da Windows a
Linux, Internet per tutti) e articoli su Internet e nuove tecnologie per riviste
online (Apogeonline, Zeus News, Punto Informatico, The Register) e per
Gazzetta dello Sport, PC Magazine, Linux Magazine, Computer Idea;
• Creatore e gestore del Servizio Antibufala e della newsletter "Internet
per tutti";
• Collaboratore e consulente per servizi radio e televisivi di RTSI
(MondoWeb, Il Quotidiano), RAI (La radio a colori, Caterpillar, RAI
Community, Explora) e Radio Popolare
• Relatore a conferenze su Linux, sicurezza informatica e diritti del cittadino nell'era digitale.
Biografia
Paolo Attivissimo vive fra Svizzera, Inghilterra e Italia con moglie, gatti e figli. Nel 1994 affianca
alla propria consolidata attività di traduttore tecnico quella di autore di libri divulgativi d'informatica per il mercato italiano. Dopo aver pubblicato “Il modem per tutti” e “Winword per tutti”, scrive
“Internet per tutti”, che con quattro edizioni diventa la più venduta guida italiana all'allora
nascente Rete. Iniziano così le consulenze informatiche, le collaborazioni con riviste online e
giornali e le partecipazioni a conferenze e trasmissioni radiofoniche e televisive (RAI, RTSI) sui
temi informatici e sulle nuove tecnologie, e vedono la luce altri libri sulla telefonia mobile (Il telefonino, Apogeo) e sulla migrazione verso il sistema operativo Linux (Da Windows a Linux, con
Roberto Odoardi, Apogeo). Nel 1997 lancia la newsletter gratuita Internet per tutti, dedicata ad
avvisi di sicurezza, novità informatiche e tecniche antitruffa, che conta attualmente oltre 10.000
iscritti e circa 30.000 lettori indiretti grazie alla ridistribuzione effettuata da numerosi siti (Zeus
News e altri). A partire dal 1997, scrive una serie di articoli settimanali d'informatica per la
Gazzetta dello Sport in occasione del lancio del sito Gazzetta.it. La serie prosegue fino al 2001,
con oltre 130 articoli pubblicati. Nel 1999 è il primo utente italiano a ottenere il rimborso per un
Windows inutilizzato, come previsto da una poco nota clausola della licenza Microsoft. Dal 2001
gestisce come moderatore il forum Internet per tutti di RAI Community. Nel 2002 lancia il
Servizio Antibufala: una raccolta di indagini, consultabili via Web e in continua espansione, sulle
catene di sant'Antonio, i falsi allarmi, le dicerie e le truffe che circolano via Internet, consultata
finora da oltre 2.200.000 visitatori. Ha da poco terminato la pubblicazione di un nuovo libro,
L'acchiappavirus (Apogeo), dedicato alla divulgazione della sicurezza informatica per l'utente
comune, che come altri suoi testi viene pubblicato integralmente online già durante la lavorazione ed è liberamente scaricabile, oltre a essere acquistabile in libreria in forma cartacea.
La sua attività e le sue pubblicazioni online sono raccolte presso il sito
www.attivissimo.net.
Fatte le dovute presentazioni e salvati galateo e netiquette passiamo al testo dell’intervista…
buona lettura!
ti
Pira si
o
Fam
La gazzetta del Pirata
1. Attivissimo di nome e di
fatto: radio, libri, siti internet, un uomo dalle mille iniziative. Il filo conduttore
principale sembra essere il
web. Come e da cosa nasce
questa grande passione per
la rete?
Nasce nei primi anni Novanta,
quando la Rete sbarca in Italia
anche per i comuni mortali
(prima era riservata ai centri di
ricerca): per me che venivo
dall’esperienza delle BBS e
trovavo già eroico che ci fosse
qualcuno che, per passione,
permetteva alla gente di
scambiare messaggi via computer nella medesima città,
scoprire che si poteva fare
altrettanto conversando con
tutto il mondo fu una rivelazione. L’editore Apogeo, per il
quale lavoravo all’epoca, mi
propose di scrivere un libro
sul nascente fenomeno
Internet. Così ebbi accesso in
anteprima alle meraviglie della
Rete ed è stato amore a
prima vista. Dalla Rete ho
imparato tantissimo in moltissimi campi, non solo tecnologici, e ancora adesso riesco a
provare il piacere della scoperta di nuove idee, soluzioni
e nozioni; così cerco di far
conoscere agli altri questo
piacere, che allarga gli orizzonti della mente e permette
di uscire dal ghetto dell’informazione (o disinformazione)
urlata che troppo spesso riceviamo attraverso i media “tradizionali”. Adoro scrivere e
raccontare le cose che scopro, e la Rete mi ha offerto un
modo per pubblicare senza
passare dai filtri e dai condizionamenti economici dell’editoria tradizionale. Questa, al di
là di tutte le questioni tecnologiche, è la forza e la bellezza
di Internet: tutti possono essere autori ed editori. La cultura
e la creatività non sono più
costrette a passare al vaglio di
chi possiede la tipografia, la
rotativa o l’emittente radiotelevisiva. Questo a volte produce
risultati deprimenti, ma il bilancio complessivo è, a mio avviso, largamente positivo:
abbiamo guadagnato molto
più di quanto abbiamo perso.
2. Il modem per tutti; internet per tutti... i tuoi libri
hanno come punto in comune la scelta di una “platea”
ben precisa. Come mai la
scelta di puntare sugli utenti
meno accorti?
Perché se sono meno accorti,
sarà più facile rifilare loro uno
dei miei libri! Battute a parte,
c’è già tanta gente ben più
esperta di me che scrive ottimi
libri d’informatica, tecnicamente rigorosi, ma linguisticamente difficili: quello che manca è
qualcuno che traghetti il lettore verso queste opere “pesanti” dandogli le basi per renderle più digeribili e usando un
linguaggio chiaro e informale,
come già avviene in altri
paesi. Così mi ci sono cimentato, e devo dire che è andata
molto bene: non diventerò mai
ricco, ma sicuramente ho
avuto delle grandi soddisfazioni personali. Arrivare in una
città lontana per un convegno
e trovare un lettore contento
che m’invita a mangiare insieme una pizza e una birra vale
per me molto più di qualche
royalty in più.
3. Una delle tue iniziative
più conosciute e amate è il
servizio “antibufale”; come
mai questa passione per gli
oax? È un'attività divertente
come può sembrare vista da
fuori? Hai qualche aneddoto
divertente da regalarci?
E’ nata per pigrizia: anni fa,
scrissi nelle prime edizioni di
“Internet per tutti” una paginetta che riassumeva le storie
(vere e false) più diffuse della
Rete. I lettori cominciarono a
segnalarmi altre storie analoghe che conoscevo, ma non
avevo incluso per esigenze di
spazio, e per evitare di ripetere tante volte la stessa spiegazione ebbi quella che pensavo fosse un’idea geniale:
fare una paginetta Web con le
spiegazioni e invitare i lettori a
leggerla. Mal me ne incolse:
fui sommerso da ulteriori
segnalazioni di nuove bufale,
varianti di bufale vecchie,
appelli autentici, truffe e quant’altro. E così mi trovai involontariamente nel ruolo di
“detective antibufala”.
E’ un’attività senz’altro stimolante, anche perché capita
spesso di avere l’occasione
per approfondire qualche piccolo mistero, ma non è necessariamente divertente. A volte
mi capita di indagare su
appelli medici che si rivelano
ti
Pira si
o
Fam
La gazzetta del Pirata
terribilmente reali e irrisolvibili;
spesso ricevo insulti da chi
non accetta che i propri preconcetti vengano messi in
discussione (penso alle mille
polemiche sulle bufale dei
complottisti lunari e dell’11
settembre). Ma sono cose che
fanno parte del mestiere e
sono compensate ampiamente dal piacere di ricevere le
mail di chi ha evitato un raggiro o una brutta figura grazie a
una mia indagine antibufala.
Di aneddoti ne ho tanti, ma
credo che il caso di Valentin, il
sedicente ragazzino russo di
Kaluga che chiede aiuto via
mail perché muore di freddo
(sin dal 1999) mentre è in
realtà un truffatore che approfitta del buon cuore della
gente per arricchirsi, sia uno
dei più gustosi. Valentin non
ha resistito all’ingordigia:
quando le autorità postali gli
hanno detto che riceveva talmente tanti oggetti dall’estero
che era necessario pagare il
dazio d’importazione, invece
di volare basso e pagare
l’obolo, ha disseminato la propria città di volantini anonimi
nei quali accusava i postini di
rubare la corrispondenza.
Ovviamente le autorità hanno
capito subito chi aveva diffuso
i volantini, anche perché
Valentin ha un passato molto
pittoresco: in una truffa precedente, perpetrata sempre via
e-mail, si spacciò per un rappresentante dei soldati di una
base di missili nucleari che
non ricevevano lo stipendio da
mesi. O ci mandate un po’ di
soldi voi occidentali, diceva
l’appello, o noi lanciamo i missili. L’e-mail finì per allertare le
ambasciate russe di mezza
Europa e Valentin passò un
po’ di tempo nelle scomode
galere dell’ex Unione
Sovietica. Quando scrissi la
mia indagine su di lui, invece
di fabbricarsi un’identità plausibile per confondermi e
lasciare il dubbio sulla sua
attività, iniziò a minacciarmi
ed attaccarmi con incursioni
informatiche (prontamente
respinte). E’ insomma un truffatore molto maldestro, che
grazie alla sua reazione
scomposta ora non riesce più
a fare vittime in Italia: la sua
paranoia, infatti, lo spinge a
pensare che tutti coloro che
gli rispondono dall’Italia siano
miei “agenti”.
4. Recentemente il famoso
settimanale americano Time
ha eletto personaggio dell'anno 2006 il popolo della
rete, indicandolo tra le motivazioni “Per aver preso le
redini dei media globali, per
aver fondato e aver dato
forma alla nuova democrazia digitale, per aver lavorato gratis e aver battuto i
professionisti al loro stesso
gioco, la Persona dell'Anno
2006 di Time siete voi”. Da
esperto “websurfer” cosa
ne pensi di questa scelta?
Ne condividi le motivazioni?
Sono assolutamente d’accordo e condivido le ragioni della
scelta. Per troppo tempo si è
fatto finta di non capire che la
Rete è costruita e si evolve
secondo le esigenze e le ispirazioni dei suoi utenti, non
secondo i desideri di profitto
dei discografici o le ambizioni
di controllo di qualche magnate dei media. Si è pensato che
occorresse fornire contenuti
agli utenti, ma era piuttosto
evidente, per chi voleva guardare la realtà, che gli utenti
erano e sono perfettamente in
grado di autoprodurre i contenuti.
5. Entriamo più nello specifico. Uno dei temi caldi che
da sempre impazza in rete è
il fenomeno del cosiddetto
“file sharing”. Anzi da
recenti indagini risulta che
la spinta alla diffusione di
massa delle connettività a
banda larga sia dato proprio
dall'opportunità di scambiare materiale in una sorta di
feedback retroattivo. Cosa
ne pensi di questo fenomeno?
Il file sharing in quanto tale è
un ottimo sistema per garantire la sopravvivenza delle
informazioni. Distribuendone
mille copie per il mondo, è difficile che un documento o una
foto o un filmato possano
scomparire a causa di guasti,
censure o liti sul diritto d’autore. In questo senso, anche la
cosiddetta “pirateria” è un
bene in termini culturali: preserva ciò che qualcuno, spesso per motivi tutt’altro che culturali, vuole far sparire dalla
circolazione. Le scene razziste di Fantasia, per esempio,
o le versioni originali di canzo-
ti
Pira si
o
Fam
La gazzetta del Pirata
ni, film e telefilm-culto che
oggi sono “politicamente scorrette”, sopravvivono grazie al
file sharing nonostante i tentativi dei loro creatori (o, più
spesso, meri proprietari commerciali) di rivederli e falsarli,
riscrivendo così la storia. I
pirati, come dico spesso, sono
i custodi della cultura. E la
cultura è troppo preziosa perché la sua distribuzione venga
lasciata in mano a un pugno
di editori, discografici e produttori di film. C’è poi da considerare che il file sharing non
è giocoforza illegale, checché
ne dicano gli editori e certi
altri personaggi poco informati, ma molto interessati: con il
file sharing si possono condividere, e si condividono, libri,
foto, filmati, brani musicali non
vincolati dal diritto d’autore.
Anzi, il file sharing diventa un
canale per farsi conoscere. I
miei libri sono scritti appositamente per essere distribuiti
via Internet. Molti musicisti
rifiutano i sistemi anticopia e
liberano le proprie canzoni in
Rete, spesso col risultato di
incrementare le vendite grazie
alla maggiore visibilità. Ancora
una volta, la cultura non piove
dall’alto, ma viene dagli utenti.
6. Il punto critico di questo
fenomeno è come noto la
condivisione tra utenti di
materiale coperto da copyright tu, che sei anche autore di libri e, come tale,
detentore di copyright cosa
pensi di questo aspetto del
file sharing?
Penso che il diritto d’autore
com’è oggi abbia perso di
vista lo scopo per il quale era
nato. Il diritto d’autore era un
patto sociale: noi, società civile, concediamo a te, autore,
un monopolio temporaneo su
quello che crei, così potrai
creare altra cultura. In cambio,
quando scade il periodo di
monopolio, la tua produzione
diventa disponibile liberamente a tutti, così gli artisti che
vengono dopo di te possono
costruirvi sopra senza timore
di liti legali. Ma se il monopolio da temporaneo diventa
quasi eterno (70 anni dopo la
morte dell’autore!), allora il
patto è violato. Che senso
dare diritti all’autore quando è
morto? Di certo non è più in
grado di creare nuova arte,
una volta cadavere, per cui il
principio ispiratore (l’incentivazione della cultura) è andato a
ramengo. Come se non
bastasse, le tecnologie anticopia e le leggi che le riguardano ambiscono a stravolgere
anche questa durata già oggi
assurda del diritto d’autore,
rendendolo realmente eterno.
Un file protetto con cifratura
anticopia (DRM) non perde la
propria protezione allo scadere del periodo di tutela dei
diritti dell’artista. Rimane lucchettato per sempre (salvo
che qualcuno scopra il modo
di rompere il lucchetto).
Come autore, credo che ci si
debba adattare a un nuovo
mercato: i sistemi anticopia
non funzionano, vengono
sistematicamente scavalcati e
causano disagi soltanto agli
utenti legittimi che non vogliono imparare le complesse tecniche anti-anticopia. Per cui la
commercializzazione deve
adeguarsi a questo stato di
cose, trovando formule innovative: per esempio, il file PDF
dei miei libri non intacca le
vendite della versione cartacea, ma le complementa, permettendo al potenziale acquirente di provare prima di
pagare, e intanto fa parlare di
sé in Rete, evitando i costi di
una promozione tradizionale.
Finché non si capisce questo
concetto, si rischia di fare la
figura dei maniscalchi che
chiedevano il boicottaggio
delle prime automobili.
7. Periodicamente si ha
notizia di iniziative, intraprese dagli enti preposti alla
tutela del copyright (soprattutto americani RIAA,
MPA,BSA) in collaborazione
con le forze dell'ordine locali, tese a colpire quella che
loro definiscono, tout court,
pirateria. Queste azioni colpiscono indiscriminatamente sia chi duplica materiale
protetto per trarne illecito
guadagno, sia chi condivide
materiale senza tranne il
minimo profitto e anche, in
non pochi casi il ragazzino
che si scarica un paio di
mp3. Tu cosa ne pensi?
Credo che qualunque industria che si metta a far causa
ai propri clienti perché non
comprano il suo prodotto
abbia fallito completamente il
suo compito. Questi compor-
ti
Pira si
o
Fam
La gazzetta del Pirata
tamenti brutali e prepotenti,
spesso rivolti a utenti giovani
e squattrinati (mentre le centrali della pirateria organizzata
prosperano alla luce del sole),
non fanno altro che spingere i
clienti a rivolgersi altrove. Alle
case discografiche alternative,
alla free music legalmente
scaricabile da Internet, all’autoproduzione. E come si fa a
spiegare a un ragazzino che
Madonna si porta a casa 45
milioni di dollari per una canzone (pagati da Microsoft), ma
non tollera che lui ne abbia
una copia senza pagare?
Come si fa a spiegargli che
non deve copiare le canzoni o
i film, quando su ogni
CD/DVD vergine che compra
c’è una tassa preventiva applicata proprio per compensare i
presunti costi della pirateria?
8. I cosiddetti pirati a loro
difesa sostengono che le
attuali leggi italiane ed internazionali sul copyright bloccano la libera circolazione
delle idee e dei contenuti e,
oltre a questo, che i prezzi
raggiunti dal materiale da
entertainment sono ormai
stratosferici. Secondo te
sono scuse accampate da
chi vorrebbe tutto subito e
gratis o è una posizione
condivisibile, anche solo
parzialmente?
Condivido solo in parte.
Capisco che ci sono coloro
che fanno fatica ad arrivare
alla fine del mese però non
vogliono restare culturalmente
esclusi, ma troppi di coloro
che si lamentano perché un
DVD di prima visione costa
25-30 euro spendono disinvoltamente la stessa cifra, e
anche di più, in benzina per il
SUV, sigarette, popcorn,
abbonamento alla pay TV o
allo stadio, o abiti firmati.
I prezzi non sono esagerati e
non sono il vero problema. I
codici regionali e i sistemi
anticopia, invece, limitano
davvero la libera circolazione
delle idee, e non è questione
di costi. Se vado in USA e
compero legalmente un DVD
di un film, la legge mi vieta di
guardarlo in Italia. Questo è
castigo senza delitto.
9. Quale potrebbe essere,
se pensi che ci sia, un
punto di equilibrio tra i titolari dei diritti e uno scaricatore?
Ci sono almeno un paio di
soluzioni interessanti: la prima
è un ritorno al diritto d’autore
a breve termine: una decina
d’anni, per esempio. La stragrande maggioranza delle
opere artistiche ha successo
nei primi dieci anni dall’uscita.
Perché una canzonetta
dovrebbe beneficiare di una
tutela giuridica più lunga di
quella di un farmaco salvavita,
il cui brevetto scade ben
prima della morte del suo
creatore? La seconda è una
“tariffa flat” per il diritto d’autore. Invece dell’attuale, fallimentare sistema di controllo
delle copie e delle tirature, il
cittadino potrebbe pagare un
importo forfetario mensile ed
avere il diritto di copiare tutto
quello che gli pare. Tanto c’è
un limite fisiologico al numero
di film o canzoni che una persona può fruire. Questo eliminerebbe tutti gli oneri amministrativi di gestione dei diritti,
con bollini SIAE e altre follie.
L’informatica, grazie al watermarking, consentirebbe di
automatizzare le statistiche di
ascolto/visione e quindi devolvere gli introiti agli artisti che
realmente vengono più fruiti,
invece di dare più soldi a chi è
già in cima alla classifica
come avviene attualmente.
Non vi sarebbe più alcun
incentivo alla pirateria o a
scroccare, dato che comunque la tassa sarebbe da pagare, ma vi sarebbe la possibilità
di scegliere a chi devolverla:
ai nostri artisti e attori preferiti.
10. Recentemente si è assistito alla nascita di diversi
movimenti, come il piratapartiet svedese, che sembrano intenzionati oltre che
a creare una pressione per
modificare le leggi sul copyright a trasformare il p2p da
condivisione indiscriminata
e ai limiti della legalità a
fenomeno culturale. Ti sembra una strada percorribile?
E’ senz’altro una provocazione necessaria per scuotere i
politici dal torpore indotto dalle
lobby discocinematografiche.
Non so se sarà la soluzione
giusta, ma sicuramente ha il
merito di far parlare del problema. Ormai anche i burosauri cominciano a rendersi
ti
Pira si
o
Fam
La gazzetta del Pirata
conto che l’attuale sistema del
diritto d’autore è stantio e
troppo macchinoso. Ben
venga anche il partito dei pirati, se contribuisce a riformare
in modo equo questa palla al
piede per la diffusione della
cultura.
11. A questo proposito a
Milano si è tenuta la prima
manifestazione italiana del
cosiddetto popolo del p2p.
Al di la' del dato numerico
oggettivamente scarso,
cosa pensi di questa iniziativa?
L’idea è buona, almeno per
contarsi e vedere che tipo di
reazione si ottiene. Purtroppo
è un risultato che non stupisce, perché (e mi dispiace
doverlo dire) in un paese a
bassissima legalità, nel quale
le leggi vengono violate sistematicamente dalla stragrande
maggioranza dei cittadini
anche per motivi futili (chi si
ferma per i pedoni sulle strisce? Chi evita di gettare la
spazzatura per terra?) e dove
esibire una copia fatta a
scrocco è un motivo di vanto
anziché di vergogna, è difficile
fare discorsi di copyright che
trascinino le masse. Non gliene importa a nessuno perché
tanto il copyright si viola già e
il rischio di sanzioni è infinitesimo. La copia abusiva è un
reato che è materialmente
impossibile contrastare seriamente perché avviene quasi
sempre in casa. E non credo
che la polizia abbia come
massima priorità la tutela degli
introiti di Vasco Rossi o della
popstar preconfezionata del
momento, al punto da istituire
ronde antipirateria con perquisizioni porta a porta.
12. Un ultima domanda...
che tipo di pizza preferisci?
A parte quelle piccanti, tutte!
Nota Legale questo documento è liberamente distribuibile
purché intatto e con indicazione del suo autore, secondo le
leggi vigenti.
In conclusione non ci resta
che ringraziare Paolo per la
cortesia, la disponibilità e la
simpatia con cui si è prestato
ai nostri maldestri tentativi
giornalistici. È evidente che ci
toccherà preparare una consistente spedizione di pizze vari
gusti per ringraziarlo…
A cura di Stegosauro
La gazzetta del Pirata
Messaggi in bottiglia
M a n i f e s ta z i o n e N a z i o n a l e
scambioetico
Come saprete il 10 dicembre 2006 si è tenuta a Milano, organizzata da Scambioetico, la prima
manifestazione italiana per chiedere una modifica delle attuali leggi sul diritto d’autore. Questo
mese abbiamo pensato di offrivi pareri e commenti di chi ha personalmente partecipato all’evento; abbiamo quindi raccolto gli interventi degli utenti di TNT Village che erano presenti e, per
completare il quadro, una breve intervista a Nicola Bassan, coordinatore segreteria regionale
lombarda dei giovani DS, che, oltre ad aver appoggiato la manifestazione dal punto di vista pratico, ha anche fornito una sede operativa al movimento per organizzare al meglio la prima
Assemblea Costituente. Ci si è sembrato interessante fare una panoramica complessiva su
questo evento, anche da un punto di vista più squisitamente politico, dal momento che ogni
eventuale proposta di modifica dovrà necessariamente passare per il “Palazzo”.
Iniziamo con gli interventi
dei ragazzi di TNT
1) Questa iniziativa, la prima
nel suo genere, è stata organizzata fondamentalmente
con un “passaparola” via
web; al di la del dato meramente numerico, oggettivamente scarso, che bilancio
trarreste da questo primo
evento?
Fampeg :
Un bilancio sicuramente positivo anche perché, tutto sommato, i tempi di diffusione
sono stati bassissimi.
Abbiamo organizzato il tutto in
4 gatti e in meno di 20 giorni
abbiamo scelto una data non
propriamente ideale: la domenica del ponte di san
Ambrogio e una location poco
centrale. D'altro canto abbiamo deciso di manifestare in
modo quasi accessorio alla
costituzione di Scambioetico.
Carrot :
E' stata una prima iniziativa e
dunque non fa testo per il
futuro, ma è stato scoraggiante vedere che dopo tutto il
tamtam che è stato fatto ci
siamo ritrovati in meno di cinquanta, parenti e amici compresi; d'altro canto, abbiamo
evitato di trovarci con delle
teste calde, dato che chi ci è
stato di certo era motivato e
responsabilizzato, non portato
a fare ragazzate, e si vedeva.
Purtroppo senza grandi numeri non si muoverà niente, ma
era una cosa che andava
fatta. Magari qualche anno
prima e da altri, ma è un
discorso a parte.
Zampetta :
Credo che al di là del numero
esiguo dei partecipanti sia
stata un vero banco di prova e
si possa considerare ormai
sdoganata – spero! – la paura
per ulteriori iniziative!
Unip@c:
Grande merito agli organizzatori che hanno creduto in questa cosa.... Ma anche grande
delusione per chi ha promesso e non mantenuto... Forse
la paura di esporsi?
2step:
Il numero non conta, ma l'impegno e la costanza del singolo individuo che partecipa al
progetto.
Prestige:
Il bilancio è sicuramente positivo. Era una "prima", l'importante era rompere il ghiaccio,
e questo è stato fatto.
Tutto ciò che succederà da
oggi in poi, qualcosina lo si
dovrà anche a questa giornata
e a questa manifestazione.
2) Tra i commenti successivi all’evento letti su vari
forum come ad esempio
Punto Informatico, molti
hanno detto “50 in piazza 56
i In
g
g
sa lia
s
e
M ttig
Bo
La gazzetta del Pirata
milioni a casa tanto non vi
fila nessuno” cosa rispondereste per convincerli del
contrario malgrado sia
molto difficile?
Fampeg:
Io ho letto sia commenti positivi che negativi. Di quelli positivi mi beo di quelli negativi che
dire ...almeno noi abbiamo
tentato e tra parentesi ci
siamo riusciti.
Carrot:
Il fatto che non ci sia stata
partecipazione non vuol dire
che si tratti di un argomento
che non interessa, solo che si
ha timore di esporsi per il
rischio di conseguenze; se si
facesse un sondaggio sull'argomento (in modo da far capire bene di che si parla) il risultato non sarebbe per forza a
favore del mantenimento della
legislazione attuale. Parlo
ovviamente di un sondaggio
non online, altrimenti già in
partenza si selezionerebbe il
campione rendendo contestabili i dati.
Zampetta:
Che per loro vorrei da parte
della Finanza e della Polizia
Postale TOLLERANZA ZERO!
Unip@c:
Se chi ha scritto questa frase
fosse venuto in piazza a manifestare, sarebbe stato meglio.
2step:
In piazza erano molto pochi
anche perchè in 10 giorni non
si può fare molto, io ribadisco
lo stesso concetto, non conta
il numero, ma l'impegno che
uno da.
Prestige:
Per fortuna non tutti ragionano
così.
Per fortuna esiste ancora
qualcuno che vuole lottare
contro i mulini a vento. Per
fortuna c'è chi porta avanti i
propri ideali e principi "solo"
perchè li sente propri. Per vari
motivi la partecipazione non è
stata così copiosa come ci si
aspettava, ma io sono convinto che tra i 56 milioni in tanti
speravano che ci fossero 50
persone che ci mettessero la
faccia.
3) Ovviamente si parla di un
tema relativamente “settoriale”, che quindi può non
avere presa sul grande pubblico o sull’uomo della strada, ma come mai, sempre
secondo voi, gli organi di
informazione hanno dato
una copertura pari a zero
malgrado siano stati avvertiti con ampio anticipo?
Fampeg:
La poca copertura è da attribuirsi a due fattori a mio parere: il primo, colpa nostra, troppo poco tempo e poca abitudine a diffondere notizie fuori
dai canali costituzionali per
noi; il secondo perché come
potevamo pensare che gli
organi di stampa si interessassero a degli sconosciuti?
Dopo quello che abbiamo
fatto, magari, saremo un poco
meno sconosciuti.
Carrot:
Per prima cosa non fa notizia,
è più importante parlare di
argomenti da rotocalco; in
secondo luogo ci sarà stata
anche una censura, autoimposta o no vallo a sapere. Chi
possiede le fonti di informazione ovviamente ha interesse a
non parlarne, ma in effetti mi
sarei aspettato maggiore interesse da parte di chi si proclama libero e alternativo, parlo
in generale, dunque in primis
di radio, TV e giornali.
Sottovalutazione dell'argomento oppure voluto disinteresse? Su questo non ho una
risposta né un parere.
Zampetta:
Perché solo se ci sono feriti o
Black Block si "degnano" di
parlarne e poi per il potere
della Siae,secondo me l'Opus
Dei della musica.
Unip@c:
Questo vuol dire che se fosse
stato pubblicizzato di più,
forse si sarebbe mosso qualcosa che poteva spaventare o
dare fastidio a qualcuno.
2step:
Beh..L'ansa ci ha scritto 10-15
righe a fondo pagina, secondo
me questo è gia tanto.
Prestige:
Non so. Probabilmente se fossimo riusciti a portare
"Qualche velina" o se avessimo investito una gattina
durante la manifestazione,
avremmo avuto più attenzioni...
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La gazzetta del Pirata
4) Cosa pensate di iniziative di questo genere?
Secondo voi possono costituire un primo passo verso
un cambiamento della
cosiddetta Legge Urbani?
Fampeg:
Sicuramente sì, se nessuno
dice nulla, nulla si muove; se
incominciamo a dire la nostra
prima o poi saranno costretti
ad ascoltarci. Questo era un
primo passo ricordando che
però la manifestazione era un
accessorio alla costituzione di
Scambioetico.
Carrot:
Che io sappia altri passi non
ce ne sono stati, e dunque
sicuramente è stato un primo
passo. Ma non è detto affatto
che porterà a qualcosa, anzi:
dato che la decisione finale
deve essere politica, sono
decisamente pessimista. Di
politici che lavorano per l'interesse comune e non per
quelli personali o dei potenti
gruppi di pressione ora come
ora ne vedo pochini, e certo
non ai vertici.
Zampetta:
Si deve fare ancora di più!
Unip@c:
Assolutamente SI'!!!!
2step:
Io penso che una manifestazione sia gia un grande
passo, purtroppo abrogare o
modificare una legge richiede
moltissimo tempo, ci vuole
molta pazienza da parte dei
rappresentanti principali del
movimento.
Prestige:
Assolutamente si. Non so
come procederemo nella strada che porterà alla modifica
della cosiddetta Legge, ma
sicuramente questo è stato il
primo passo!
5) Qual è, se c’è, il confine
tra “cultura libera e circolazione delle idee” e pirateria
vera e propria?
Fampeg:
Per parlare di confini servono
le discriminanti e ora l'unica
discriminante è la Legge
Urbani, quindi sono la stessa
cosa. Sta a noi far sì che
venga riconosciuta e legittimata la differenza chiedendo
una diversa discriminante,
quindi una nuova legge.
Carrot:
Non ci sarà mai, ma una riga
va pur tracciata da qualche
parte, e adesso è stata tracciata in modo troppo costrittivo. Sono consapevole che su
Internet il diritto d'autore non
viene tutelato, Scambioetico
si propone come parte in un
dialogo con le istituzioni ed i
possessori di diritto d'autore e
cerca di suggerire e far tracciare un limite ragionevole,
ma per il momento i suoi
potenziali interlocutori non
vogliono dialogare, e in queste condizioni non si va da
nessuna parte. Per me un
limite ragionevole è, detto in
generale, quello che consente a chi produce nuovi contenuti di guadagnarci per un
certo tempo, fin quasi alla fine
della potenziale curva di
acquisto, ed a prezzi ragionevoli per l'utenza. Cosa che
adesso è difficile riscontrare.
Zampetta:
Che la seconda ci "specula"
come primo scopo, figurati
che le cose che scarico io tranne qualche film ai miei
genitori - non le copio per
nessuno!
Unip@c:
Il confine c'è: chi scarica e
scambia per circolazione di
idee, e chi fa della pirateria
scaricando e traendo dei profitti, e questo è sbagliato.
2step:
Io penso che scaricare da
internet non è ASSOLUTAMENTE UN REATO, anzi a
mio parere significa: "CONTRIBUIRE ALLO SVILUPPO
ED ALLA DIFFUSIONE DI
UN OPERA".
Prestige:
Definire IL confine è sicuramente impresa ardua, ma
certamente c'è. Così come è
assurdo pensare che tutto
dovrebbe essere "cultura libera", è altrettanto assurdo il
contrario, che tutto sia pirateria. Un limite quindi c'è.
Definirlo, ripeto, sarà un processo lunghissimo, ci saranno
molti parametri da valutare
(uno su tutti la presenza o no
del fine di lucro), ma sicuramente verrà delineato.
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La gazzetta del Pirata
6) Quale potrebbe essere,
secondo voi, un punto di
equilibrio ragionevole tra
detentori dei diritti e “scaricatori”?
Fampeg:
Già l'auto regolamentazione di
TNT può essere vista come
base per creare un equilibrio
dove chi crea , e non chi
distribuisce, ottiene un utile da
attività e chi fruisce una libertà
culturale.
Carrot:
Penso che quello proposto da
Scambioetico sia un buon
punto di partenza, anche se
andrebbe ulteriormente differenziato; quando si entra nei
dettagli i principi vanno adeguati.
Zampetta:
Abbassare di molto il prezzo
degli originali. Perché se un
cd con dieci brani di Vasco
costa alla casa discografica
tre euro, lo rivende a 20?
Unip@c:
Un punto di equilibrio potrebbe essere i costi dei detentori
di diritti... TROPPO CARI!!!!
Prestige:
Anche in questo caso, sono
certo che il punto di equilibrio
ci sia. Per dire quale potrebbe
essere, sarebbe necessario
sedersi ad un tavolo con le
varie parti interessate alla
questione e discuterne. E
questo a mio parere era lo
scopo della manifestazione,
riuscire ad ottenere che si
parli di una situazione che a
nostro parere non funziona.
Non abbiamo una soluzione
da proporre, ma vogliamo trovarla. La cosa importante ora
è una presa di coscienza che
le cose così come sono oggi,
non funzionano. Una volta che
questo sarà assodato, penseremo alle possibili soluzioni.
7) Cosa pensate delle leggi,
italiane ed estere, a difesa
dei diritti d’autore?
Dovrebbero essere cambiate?
Fampeg:
Potrebbero andare bene
anche così a patto che si
regolamenti diversamente lo
sfruttamento di questi diritti
lasciando libera circolazione
culturale alle opere e mantenendo il controllo sui diritti
commerciali dell'opera stessa.
Carrot:
Quella italiana sì; non posso
dare un parere per quelle
estere, non ne sono a conoscenza. Il punto di equilibrio
ideale dovrebbe essere una
legge che tuteli il diritto d'autore, ma senza danneggiare il
diritto alla conoscenza ed alla
cultura. Ma mi rendo conto
che sto parlando di una situazione irreale...
quella italiana, ma sicuramente per me andrebbero cambiate. Il punto che mi fa più specie è che il titolare dei diritti su
un'opera puo' decidere che
l'opera possa essere ritirata
dalla circolazione senza dover
addurre alcuna motivazione.
Questa è censura... Sempre a
mio parere.
8) Ci sono varie associazioni, principalmente americane (RIAA, MPA, BSE) che,
sostenendo di tutelare i
diritti dei creatori delle
cosiddette “opere d’ingegno”, lanciano vere e proprie crociate nei confronti
del “popolo del p2p”, avvalendosi della collaborazione
delle forze dell’ordine di
molti paesi e ricorrendo
spessissimo a denunce “a
tappeto” senza discriminare
tra il ragazzino che scarica
qualche mp3 e chi magari
trae un profitto dalla vendita
di materiale contraffatto.
Qual è il vostro pensiero in
merito?
Unip@c:
NO COMMENT!
Fampeg:
Questo è un altro punto interessante. Le associazioni
difendono il loro diritto a guadagnare sull'altrui ingegno,
della serie non so fare nulla,
ma ho diritto anche io di mangiare. D'altro canto in tutti i
campi esistono tali passaggi
che cagionano un ingiustificato aumento di prezzo del bene
all'utente finale.
Prestige:
Si. Sinceramente, non conosco nel dettaglio nemmeno
Carrot:
Buoni propositi, pessime azioni; ed io penso che la gente
Zampetta:
Sì, Svezia Docet!
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La gazzetta del Pirata
vada giudicata per quello che
fa, non per quello che dice di
essere. Mettere in atto pratiche tecniche per contrastare
la condivisione ci può anche
stare, fa parte del gioco,
denunciare chi smercia per
profitto è doveroso, ma prendersela con i poveracci è vergognoso e li rende ridicoli ed
odiosi. Quando i principi cozzano contro il buonsenso...
Zampetta:
Riaa mpa bse fuck suck!
Unip@c:
Sbagliato!! Non è facendo di
tutta l'erba un fascio che si
risolve il problema...
Prestige:
Credo che le cose così come
sono siano ridicole. Credo che
sia necessaria una regolamentazione dell'argomento.
Con una regolamentazione
ben strutturata, anche i controlli potranno essere più efficaci.
9) In Italia l’organismo preposto alla tutela dei diritti
d’autore è la SIAE, che
periodicamente è al centro
di polemiche per delle iniziative che possono suonare per lo meno bislacche;
basti ricordare, uno per
tutti, il caso dei bimbi bielorussi di Martina Franca (TA)
multati da un solerte funzionario locale per aver violato
“l´articolo 17 della legge
numero 633 del 1941. Il
reato che gli è stato contestato è quello di esecuzioni
di opera di ingegno senza
preventiva autorizzazione
dell'autore.” Ossia per aver
intonato una canzone popolare bielorussa “senza aver
chiesto l'autorizzazione a
esibirsi alla Società italiana
degli autori e editori.” Cosa
pensate di questo ente e
delle sue iniziative a difesa
del diritto d’autore?
Fampeg:
Qui non vale nemmeno
rispondere... L'Italia è il paese
dello zelo ingiustificato: la
finanza ha multato anche il
papà barman che ha dato una
pasta al figlio senza scontrino,
quindi no comment.
Carrot:
La SIAE funziona male, e non
per caso, per quanto ne so si
ritrova spesso commissariata.
In quanto al fatto citato non ne
sapevo niente, ma se è vero
si commenta da solo. In passato hanno preteso royalties
per manifestazioni a scopo di
beneficenza, sono pignoli fino
all'eccesso ed al ridicolo.
Concordo che fare bene il
proprio lavoro è sempre da
elogiare, ma le norme che
devono difendere (a parte gli
illeciti ed i favoritismi di cui si
sono resi protagonisti) e le
linee guida che dovrebbero
seguire meritano una profonda revisione. In quanto ai singoli immagino che facciano
solo il proprio dovere, con i
distinguo detti prima.
Zampetta:
Vedi sopra. Ora mi aspetto
che mi mandino un controllo a
casa... ohi ohi....
Unip@c:
Poi ci lamentiamo che i gruppi
italiani emergenti “non sfondano”... se non si è neanche
liberi di suonare un paio di
cover senza essere multati...
Chissà dove andremmo a finire...
Prestige:
Non conosco bene quest'organismo, ma mi sembra che
la normativa attuale permetta
alla SIAE di fare un po' quello
che vuole.
10) Quali consigli, in base
all’esperienza vissuta vi
sentireste di dare agli organizzatori per la prossima
riunione?
Fampeg:
Continuate così; dove abbiamo mancato lo sappiamo,
dove possiamo migliorare lo
abbiamo individuato, vale la
legge dei piccoli passi.
Carrot:
Iniziare molto prima, coinvolgere di più, premere sui politici per farsi sentire, in primis
su chi ha maggiore accesso ai
media, cercare di creare maggiore interesse in questi ultimi;
forse anche farla altrove,
magari a Roma, sarebbe stato
meglio.
Zampetta:
Qualche mese di preparazione e meno fancazzisti e pallonari!
Unip@c:
L'unico consiglio è di far circolare la voce un po prima, tutto
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La gazzetta del Pirata
qua. "Io ci sarò sempre".
Prestige:
Io li pregherei di continuare
con l'entusiasmo che li ha
sostenuti fino ad oggi!
11) In tre punti, cercate di
convincere chi non c’è stato
ieri ad esserci domani:
Fampeg:
a) Non ci ha mangiato nessuno;
b) Ci siamo incontrati e divertiti;
c) Quindi perché non vieni a
divertirti con noi la prossima
volta? Quantomeno vedi chi
c'è dietro quei pittoreschi nick
che tutti usiamo in rete.
Ciao! Fampeg.
Carrot:
La legge attuale è un'ingiustizia ed è giusto cercare di
cambiarla. Farlo è importante
anche per voi. E' necessario
far capire che esiste anche chi
va su Internet senza essere
un criminale, dato che è questo che tramite i media vien
fatto pensare alla gente.
Zampetta:
Volete continuare a scaricare
e a conoscere cosa succede
nel mondo?
- Alzate il ***** dal vostro computer, nerd che non siete
altro!
- Mettetevi qualcosa addosso
che non vi faccia assomigliare
troppo all'uomo medio, quindi
via felpe Cazzi e Mazzi, scusate volevo dire Baci e
Abbracci!
- Uscite ad urlare “Scaricare
non è reato, a meno che non
vogliate intasare il cesso!”
Unip@c:
La gente che ha bisogno di
farsi convincere non crede
nella causa per cui stiamo lottando, "Speriamo sia una
minima parte".
Francesco Bersani aka
Unip@c.
Prestige:
Non sono capace, questa
domanda mi ha messo in crisi.
Così in tre punti sintetici sono
veramente in difficoltà.
Ma se volete, possiamo incontrarci per parlarne davanti ad
una birra...
C’è anche chi ha preso
spunto dalle domande proposte per fare un suo sunto
su quelle che sono state le
impressioni ed esperienze
personali vissute in questa
giornata. Un altro utente del
TNT Village ci racconta:
Micillina:
Cercherò di rispondere alle
tue domande tramite le sensazioni raccolte durante tutta la
giornata della manifestazione.
Si sa che uno dei motti preferiti della storia italiana è
"armiamoci e partite". Il gruppo trovato a Milano mi è sembrato composto da tutta gente
molto determinata nel manifestare una presenza, portandosi dietro parte della propria
vita impegnata a cercare di
trasformare le proprie idee in
realtà per il bene di tutta la
collettività (scusa la rima ma è
venuta da sola!), spostando
equilibri ed interessi, anche
economici, ma secondo me
anche molto sociali. Forse per
questo non tutti sono disposti
a condividere queste idee o a
cavalcare il cavallo prima che
sia domato. Il fatto di aver gettato un sasso nel mare non
significa voler a tutti i costi
creare un maremoto, ma creare un onda che bagni il solco
tracciato dagli ideali di queste
persone, nella speranza che
qualcun altro coltivi quel
solco. Da come ho visto Pino
Lallo e Dilling dialogare con
dei ragazzi e dal modo di
avvicinarsi delle persone che
alla mattina si son trovate al
banchetto allestito in piazza
Santo Stefano, ho avuto l'impressione che quegli individui
più che radunarsi per manifestare un dissenso, sembravano essere lì per testimoniare
fisicamente una realtà che e'
sempre viva nella naturalezza
dell'uomo, la libertà, mi sembravano tutti alla ricerca di
una stessa cosa , una legalità,
parola che ben si accomoda
con libertà. Abbi pazienza, a
tutte le domande non saprei
rispondere, ma ti assicuro che
il pezzo di strada fatto col furgone dietro a tutte quelle persone era reale e son sicuro
che la strada non è finita in
Piazza della Scala, ma continuerà a lungo grazie a tanta
gente libera. Il modo? Come
diceva un grande artista "lo
scopriremo solo vivendo".
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La gazzetta del Pirata
Passiamo ora alle risposte
date da Nicola Bassan a
nome di tutti i partecipanti
del Coordinamento regionale dei DS
Innanzitutto un benvenuto
in redazione e un ringraziamento per aver accettato la
nostra intervista a Nicola
Bassan, coordinatore della
segreteria regionale, per la
Lombardia dei giovani DS,
intervenuta anch’essa a
sostegno della manifestazione di Scambiotetico del
10 dicembre 2006 .
Prima di tutto una precisazione, non siamo solo “i giovani
DS”, fra di noi ci sono anche
ragazzi e ragazze che non
sono iscritti ai DS. Per questo
lo statuto del partito ci riconosce un ampio margine di autonomia, soprattutto nella definizione delle nostre scelte politiche.
1) Da cosa nasce la vostra
iniziativa di supporto alla
manifestazione che si è
tenuta a Milano lo scorso
10/12/2006? Un decisione
spontanea o una richiesta
esplicita da parte degli organizzatori?
La decisione è stata spontanea. Avevamo letto dell'iniziativa su Punto Informatico.
Partendo dall'articolo e da
quello che avevamo letto sul
sito di Scambioetico ne abbiamo discusso coinvolgendo i
delegati nella nostra direzione
regionale, che un po' impropriamente si potrebbe definire
come il nostro piccolo parlamento. Dopo qualche giorno
di discussione abbiamo deciso di aderire.
2) Questa iniziativa, la prima
nel suo genere, è stata organizzata fondamentalmente
con un “passaparola” via
web; al di la del dato meramente numerico, oggettivamente scarso, che bilancio
trarreste da questo primo
evento?
Crediamo sia stato un fatto
positivo che, al di là, della partecipazione alla manifestazione, si sia comunque riusciti a
costituire Scambioetico. Fra la
manifestazione e l'assemblea
costitutiva, a nostro parere,
era la seconda iniziativa a
meritare più attenzione.
Questo perché un'associazione è sintomo della costruzione
di un gruppo di persone desiderose di impegnarsi a lungo
termine per cambiare lo status
quo e, soprattutto, è indice
della disponibilità a dialogare
e a continuare il confronto con
il resto del paese. Un secondo
insegnamento che secondo
noi si può trarre dall'evento è
che il web in Italia è ancora
immaturo. Non dimentichiamoci che il fenomeno del P2P
è fortemente diffuso in Italia
eppure la manifestazione non
ha avuto i risultati sperati.
Abbiamo avuto l'impressione
che, nonostante gli sforzi dell'organizzazione, qualcosa nel
meccanismo del passaparola
non abbia funzionato, che gli
utenti dei sistemi P2P o non
siano stati raggiunti dalla noti-
zia oppure non se ne siano
sentiti coinvolti. In entrambi i
casi, secondo noi, il web italiano dimostra un minimo di
immaturità. Viene ancora visto
come un “luogo” dove l'informazione viene considerata
interessante solo se proveniente dai canali considerati
più “ufficiali”, come i siti internet di giornali e agenzie di
stampa, e meno se proviene
da siti non immediatamente
riconducibili a un'entità che
opera nel “mondo reale” oppure da altre persone. Ci sembra
che manchi la coscienza del
fatto che la rete sia prima di
tutto uno strumento che permette la diffusione delle idee
dei singoli e del dibattito.
3) Tra i commenti successivi all’evento letti su vari
forum come ad esempio
Punto Informatico, molti
hanno detto “50 in piazza 56
milioni a casa tanto non vi
fila nessuno” cosa rispondereste per convincerli del
contrario malgrado sia
molto difficile?
La retorica degli X milioni
rimasti a casa non è nuova.
L'abbiamo sentita tante volte.
Non pensiamo sia possibile
convincere coloro che sono
intervenuti nei forum se c'è
scarso interesse per i temi
della manifestazione.
Probabilmente un minimo di
interesse, per chi ha una minima conoscenza della legge
sul diritto d'autore c'era, ma
non c'è stata la percezione
dell'urgenza di chiedere la
modifica di quella norma. In
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La gazzetta del Pirata
Italia, purtroppo, le battaglie
per l'affermazione di principi
generali non hanno molto successo da qualche anno a questa parte, e si preferisce esercitare il principio di delega
ogniqualvolta sia possibile.
Solo quando una norma cambia radicalmente lo status quo
si sente l'urgenza di manifestare in prima persona. Se si
unisce questo fatto, l'esiguo
numero di casi di effettiva
applicazione della legge e,
soprattutto, il fatto che il diritto
d'autore è una tematica che
non è conosciuta dalla maggioranza della popolazione e
le considerazioni di prima sul
Web .it si capisce che era
ammissibile aspettarsi una
bassa partecipazione.Tuttavia,
è bene ricordarlo, non è sul
“grado di interesse” che si
misurano né la bontà della
proposta che l'ha suscitato né
l'effettiva possibilità di metterla
in pratica.
del fatto che l'influenza reciproca che organi di informazione e opinione pubblica
esercitano uno sull'altra è
viziata da queste considerazioni. Il pubblico che si informa attraverso i media “tradizionali” riceve stimoli di riflessione solo sui temi trattati
dalla stampa che sono, a loro
volta, selezionati in modo che
“a priori” si sia sicuri che interessino la maggior parte del
pubblico possibile e non sulla
base di valutazioni più legate
all'oggettiva importanza della
notizia per la società. Basta
pensare a come è trattata l'informazione scientifica in Italia.
Viene spesso trattata come
cenerentola, in coda ad altre
notizie più “mondane” e spesso commettendo errori madornali nel riferire le notizie. E
questo si verifica in una società il cui apparato produttivo si
basa interamente sulla scienza.
4) Ovviamente si parla di un
tema relativamente “settoriale”, che quindi può non
avere presa sul grande pubblico o sull’uomo della strada, ma come mai, sempre
secondo voi, gli organi di
informazione hanno dato
una copertura pari a zero
malgrado siano stati avvertiti con ampio anticipo?
5) Cosa pensate di iniziative
di questo genere? Secondo
voi possono costituire un
primo passo verso un cambiamento della cosiddetta
Legge Urbani?
Gli organi di informazione in
Italia seguono molto la logica
del venduto e dell'audience
televisiva. Consideriamo un
successo il fatto che l'ANSA
abbia battuto la notizia.
Bisogna tenere conto anche
Bisogna continuare a cercare
di far conoscere il problema e
l'esistenza di iniziative per
risolverlo sia sulla rete sia
fuori. Dal confronto possono
nascere nuove idee e, soprattutto, può nascere l'interesse
di non voler per forza delegare ad altri la decisione sulla
materia in questione. Tuttavia,
senza questa convinzione, iniziative del genere hanno la
possibilità di cambiare una
legge solo se riescono a portare ad un dialogo con gli
interlocutori giusti. In questo
caso con il Governo e il
Parlamento. Se non è pensabile aspettarsi grandi manifestazioni di massa è però possibile cambiare l'opinione di
chi, nel nostro paese, ha la
possibilità, per il suo ruolo, di
proporre e far approvare una
nuova legge. Non diciamo che
sia semplice, anche perché in
tutti i partiti, compresi i DS, c'è
scarsa consapevolezza relativamente alla rete e alle nuove
tecnologie. Però crediamo che
sia possibile e sia l'unica strada oggi percorribile.
6) In caso di altri eventi
simili, sareste disposti
ancora a offrire sostegno?
E, se si, sempre come
sostegno esterno e “solitario” o puntereste a una partecipazione più attiva e/o
tentereste di coinvolgere
altre forze politiche?
Crediamo che sia nostro compito essere sempre attenti a
tutto quello che accade nella
nostra società. Per questo,
condividendone i fini, abbiamo
appoggiato volentieri la manifestazione del 10 e appoggeremmo allo stesso modo
eventi simili. Al di là della contingenza, che ci ha permesso
solo di partecipare come
un'esigua delegazione, voglio
ricordare che la nostra è stata
un'adesione di tutta l'associazione e non un atto portato
avanti singolarmente da una o
due persone. La nostra parte-
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La gazzetta del Pirata
cipazione agli eventi a cui
aderiamo è sempre la massima che riusciamo a garantire,
tenuto conto che siamo tutti
studenti o lavoratori e che la
nostra organizzazione lavora
principalmente su base
“volontaristica” sottraendo il
tempo che dedichiamo all'attività politica al tempo che dedicheremmo allo studio o al
nostro tempo libero, e facciamo tutto questo con un bilancio esiguo.
7) Qual è la vostra posizione
per cosi dire “ufficiale” in
merito rapporto tra file sharing e tutela dei diritti d’autore?
Il diritto dell'autore va tutelato.
Non ci sono dubbi. Così come
non ci sono dubbi che l'attuale
normativa da un lato tutela
troppo gli editori e dall'altro
punisce le violazioni in modo
sproporzionato rispetto al
valore di quello che tutela.
Pensiamo che si debba trovare il giusto compromesso fra
alcuni diritti fondamentali: il
diritto alla tutela del proprio
lavoro, il diritto alla privacy
delle persone e il diritto al
libero accesso alla conoscenza. Oggi la legge è decisamente sbilanciata verso il
primo di questi diritti e non
tiene in debita considerazione
gli altri. Crediamo che sia
necessario fare una riflessione
sull'ammissibilità delle tecnologie che limitano la copia privata o sulla proposta di introdurre un canone forfettario
sugli abbonamenti internet da
versare a compensazione del
file sharing senza scopo di
lucro. Secondo noi bisogna
prestare attenzione a credere
che il tema possa rimanere
senza una legge, o con una
legge vaga. Ci sono interessi
troppo forti in gioco.
Crediamo, quindi che puntare
sul dialogo, sulla definizione
condivisa di quali debbano
essere i diritti e i doveri degli
utenti della rete, prima che
nuove leggi più restrittive possano venire proposte, sia la
strada giusta.
8) Qual è, se c’è, il confine
tra “cultura libera e circolazione delle idee” e pirateria
vera e propria?
Secondo noi il confine sta nel
mancato rispetto del diritto
alla tutela del lavoro di chi ha
prodotto un'opera. La libera
circolazione delle idee è
importante sia perché permette la formazione sia perché, in
alcuni contesti, permette la
nascita di nuove idee. Ma la
libera circolazione delle idee
può realizzarsi solo perché
sono gli stessi autori ad essere convinti che può essere più
utile far circolare il loro lavoro.
Lo stato ha il diritto di aspettarsi che il lavoro di ognuno
contribuisca allo sviluppo della
comunità e non solo allo sviluppo del singolo, ma ha
anche il dovere di tutelare,
almeno per un certo periodo
di tempo, il diritto del singolo a
godere dei frutti del proprio
lavoro intellettuale.
9) Quale potrebbe essere,
secondo voi, un punto di
equilibrio ragionevole tra
detentori dei diritti e “scaricatori”?
Bisogna distinguere fra ciò
che è “teoricamente possibile”
e ciò che è sia tecnicamente
che praticamente possibile. In
teoria il giusto compromesso,
dopo una revisione della
legge sul diritto d'autore,
sarebbe che ciascuno potesse
scaricare liberamente e per
ogni download di materiale
coperto dal diritto accettasse
di versare un contributo all'artista. In questo modo non ci
sarebbe bisogno di violare la
privacy di nessuno e ciascuno
potrebbe trarre beneficio dalle
opere prodotte dall'ingegno o
dalla sensibilità artistica.
Tuttavia, parlando pragmaticamente, sarebbe la stessa
cosa aspettarsi che improvvisamente l'evasione fiscale si
annullasse. Dovrebbe nascere
improvvisamente una coscienza dei diritti degli “altri” che
non è molto presente. Per
questo pensiamo che sia
necessaria una soluzione
pragmatica che violi la privacy
il meno possibile, che permetta di non criminalizzare chi fa
file sharing senza scopo di
lucro e che garantisca il riconoscimento del diritto d'autore. La proposta del canone
forfettario può essere un'idea
ma andrebbe valutata assieme ai provider e agli utenti.
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La gazzetta del Pirata
10) Cosa pensate delle
leggi, italiane ed estere, a
difesa dei diritti d’autore?
Dovrebbero essere cambiate?
Sì, come abbiamo già detto
andrebbero cambiate.
11) Come mai allora il
vostro partito di riferimento,
i Democratici di Sinistra, al
momento del varo della
Urbani ha scelto l’astensione e non il voto contrario
come invece hanno fatto
molti partiti della coalizione? La legge sarebbe passata comunque, avendo
dalla sua i voti della precedente maggioranza di
governo, ma non sarebbe
stato meglio esprimere un
dissenso più marcato?
Ammettiamo che ci siamo
dovuti andare a rileggere le
dichiarazioni di voto alla
Camera e al Senato dei DS.
In entrambi ci si riferiva al problema della pirateria, dichiarandosi generalmente favorevoli alla lotta alla diffusione e
motivando l'astensione con la
condivisione della parte del
decreto che riguardava il
finanziamento del cinema italiano. Un'astensione quindi
estremamente pragmatica e
motivata, come tante altre,
dalla non completa contrarietà
alle norme. Probabilmente
avremmo fatto lo stesso.
Nell'intervento, pronunciato
dall'attuale sottosegretario
Luciano Modica, all'epoca
Senatore si legge:
“Ci vede invece totalmente
contrari il contenuto dell'articolo 1 di questo provvedimento
[...] riguardante il problema
delicatissimo ed attuale [...]
della proprietà intellettuale su
Internet. Nella sostanza è
questo. E' un tema cruciale
non per il futuro della rete, ma
della cultura. Se viviamo già
oggi, e sempre più vivremo in
una società dell'informazione
e della conoscenza, questo è
dovuto alla disponibilità sulla
rete di un deposito enorme di
conoscenza distribuita e libera. Questa è una novità veramente epocale della nostra
civiltà. E noi non possiamo
pensare di affrontare una
novità epocale [...] con norme
non meditate, e di carattere
poliziesco.”
Al di là di questa dichiarazione
abbiamo già ammesso che in
tutti i partiti, compresi i DS,
non c'è una profonda consapevolezza dei problemi legati
alla rete.
12) Ci sono varie associazioni, principalmente americane (RIAA, MPA, BSE) che,
sostenendo di tutelare i
diritti dei creatori delle
cosiddette “opere d’ingegno”, lanciano vere e proprie crociate nei confronti
del “popolo del p2p”, avvalendosi della collaborazione
delle forze dell’ordine di
molti paesi e ricorrendo
spessissimo a denunce “a
tappeto” senza discriminare
tra il ragazzino che scarica
qualche mp3 e chi magari
trae un profitto dalla vendita
di materiale contraffatto.
Qual è il vostro pensiero in
merito?
Assolutamente contrari. Le
crociate dovrebbero farle contro chi diffonde a pagamento
le copie delle opere tutelate
dal diritto d'autore. Ma, anche
se è ipotizzabile un danno
economico per le major, crediamo che sia sbagliata la loro
politica legale del richiedere
sanzioni esemplari a scopo
dissuasivo. Fortunatamente
nei paesi di diritto latino questa pratica non ha la stessa
forza che nei paesi anglosassoni dove vige il “precedente
obbligatorio” ovvero l'obbligatorietà per i giudici di attenersi
strettamente ai precedenti giudiziari. Nei paesi latini al giudice, fortunatamente, è concesso valutare attentamente lo
specifico di ogni singolo caso,
e tutti i fattori che hanno concorso al “reato” prima di emettere la sentenza.
13) In Italia l’organismo preposto alla tutela dei diritti
d’autore è la SIAE, che
periodicamente è al centro
di polemiche per delle iniziative che possono suonare per lo meno bislacche;
basti ricordare, uno per
tutti, il caso dei bimbi bielorussi di Martina Franca (TA)
multati da un solerte funzionario locale per aver violato
“l'articolo 17 della legge
numero 633 del 1941. Il
reato che gli è stato contestato è quello di esecuzioni
di opera di ingegno senza
preventiva autorizzazione
dell'autore.” Ossia per aver
intonato una canzone popo-
i In
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g
sa lia
s
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M ttig
Bo
La gazzetta del Pirata
lare bielorussa “senza aver
chiesto l'autorizzazione a
esibirsi alla Società italiana
degli autori e editori.”
Cosa pensate di questo
ente e delle sue iniziative a
difesa del “diritto d’autore?”
La SIAE andrebbe completamente riformata. Adesso è
una specie di piovra che
spesso, invece di tutelare gli
autori ne soffoca la creatività
privandoli dell'effettivo equo
compenso e della possibilità
di disporre della propria
opera.
Concludiamo pubblicando la scansione dell'Intervista all'On. Cappato:
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sa lia
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Bo
La gazzetta del Pirata
A questo punto tentiamo di tirare le somme; è senz’altro vero che come inizio non abbia del
tutto soddisfatto le aspettative che si erano create, ma, in ogni caso, quello che emerge dall’analisi delle risposte e degli interventi di chi ha partecipato fisicamente a questo evento è che
una piccola vittoria è stata portata a casa.
In termini calcistici, tanto amati da noi italiani, possiamo dire che la partita è ancora all'inizio e
forse si dovrà arrivare ai supplementari ed ai rigori, ma è pur sempre un buon inizio.
E visto che il calcio in Italia è una sorta di culto quello che chiediamo agli internauti è di dare
semplicemente il loro contributo per questa causa, dare un loro apporto, anche se dalla panchina, ma comunque lottare per vincere una partita che non riguarda solo una squadra, ma tutto il
popolo della rete. Ogni commento in merito è, come sempre, il benvenuto…
Buona lettura!
A Cura di Stegosauro.
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Tutti i diritti su questa intervista appartengono a La gazzetta del Pirata.
La presente opera è rilasciata per volontà del detentore dei diritti sotto la disciplina della licenza
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La gazzetta del Pirata
Notizie dai porti
News sui vari forum P2P!
Radio Elativo:
w e b - r a d i o e c o p y l e ft s i i n c o n t r a n o
Novità anche nell'etere! Questo mese abbiamo intervistato i ragazzi che sono dietro una
nuova giovane web-radio: Radio Elativo.
Radio Elativo, come le altre sue "sorelle" web-radio, è quello che si potrebbe definire
"p2p-on-air". Si tratta di realtà che danno spazio e diffusione a materiali tutelati dal Copyleft e ad
artisti e produzioni che, fuori dal giro del business classico, non troverebbero forse spazio o che
comunque dovrebbero faticare non poco per passare tra le forche caudine dei canali tradizionali. I responsabili di questo interessante progetto hanno accettato di rispondere alle nostre
domande e quindi ecco a voi....
1)Salve, potreste spiegare brevemente
cosa è e perché esiste Radio Elativo?
Quando è partita l'idea di mettere su una
radio online?
Radio Elativo è un progetto che sposa la filosofia della diffusione libera e legale delle
opere artistiche legate al mondo sonoro siano
esse musica, audiolibri, testate giornalistiche.
Attraverso un programma radiofonico in diretta (OpenSound, ogni mercoledì alle 18) cerchiamo di approfondire le band all’interno
della nostra playlist citandone la storia, i links
e quant’altro possa aiutare la promozione dei
loro progetti musicali.
Ma Radio Elativo è anche “entertainment”, il
sabato pomeriggio, sempre in diretta alle 16,
va in onda un programma satirico durante il
quale, attraverso notizie divertenti, imitazioni,
personaggi, si continua l’opera di diffusione
musicale.
Nasce nell’aprile del 2006 per iniziativa di
Antonio Quinci come costola di una comunità
online (www.elativo.com), ma ben presto riesce a ritagliarsi un’autonomia e a delinearsi
come una vera e propria web-radio. Il progetto, sempre in fieri, ha in organico 4 WebJay
(Antonio Quinci, Sergio Lamiani, Paolo Riela
e Francesco Bonaccorso), ma presto si auspica possa allargare il suo “parco speaker”
anche attraverso l’utilizzo di un software come
Skype.
2)Come è nato il vostro rapporto con la
ie
z
i
t
No orti
P
Dai
La gazzetta del Pirata
musica copyleft e come siete entrati in contatto con questa tipologie di licenze più
libere?
Inizialmente dall’esigenza, neanche troppo
profonda, di risparmiare sulla gestione considerati i costi delle licenze necessarie a trasmettere musica coperta da diritti d’autore.
Più avanti, come spesso accade, di necessità
si è fatta virtù: abbiamo approfondito il concetto COPYLEFT e soprattuto lo abbiamo sposato come artisti o pseudo tali. Attraverso siti
come p2pforum.it, copyleft-italia.it,
anomolo.com siamo venuti a conoscenza della
notevole produzione artistica copyleft (qualitativa e quantitativa) e dello spazio “tecnico” entro
cui realizzare il nostro progetto. Sul nostro sito
(www.radioelativo.com) è possibile scaricare
un’intervista realizzata nel mese di Ottobre a
Simone Aliprandi che ci ha aiutato, mentre la
realizzavamo, ad approfondire ulteriormente
l’argomento. Contestualmente approfittiamo
dello spazio all’interno di questa intervista per
ringraziare Simone Aliprandi per la cortesia
accordataci e Old_Glory per il supporto all’interno delle pagine del P2Pforum.
3)Le radio online sono diventate un fenomeno abbastanza diffuso. La scelta della
musica copyleft secondo voi, come vi posiziona in confronto agli altri dj del web? Vi
sentite ghettizzati in un limbo di nicchia
oppure è un modo per offrire musica nuova
per un pubblico sempre più ampio?
Beh, sicuramente in una posizione svantaggiata, almeno in fase di partenza. Non foss’altro
che il reperire musica Copyleft di qualità
necessità ore ed ore di ascolto, downloading e
catalogazione che nel caso di musica copyrighted può essere agevolata dalla sua previa
diffusione attraverso i canonici canali di diffusione musicale. Ma questo è anche il bello!
Quelle ore di ascolto, di navigazione sul web e
di selezione permettono di accrescere la qualità della nostra diffusione e grazie all’opera certosina del nostro esperto, Rielax, anche di
conoscere la storia delle band e degli artisti
più approfonditamente.
4)La rete, spesso viene demonizzata o
attaccata come un qualcosa di pericoloso
per la creatività degli autori e degli artisti.
Data la vostra esperienza, come vi sentite
di giudicare tali informazioni?
E’ una visione ristretta. Per quanto riguarda la
diffusione musicale è, innegabilmente, il futuro
e prima si comprende meglio sarà per l’industria che sta dietro. Invece di combattere contro i mulini a vento attraverso multe o tentativi
di repressione si dovrebbe cercare di cambiare
la filosofia che sta alla base dell’opera d’arte:
non è un oggetto da vendere, ma è cultura da
diffondere. Chi abbraccia quest’idea non avrà
paura di essere “derubato”. Questo non vuol
dire rinunciare al lavoro di musicista, ma attraverso la diversificazione dei mezzi di diffusione
garantire diversi livelli di fruibilità.
5)P2P e copyleft. Che tipo di rapporto avete
con il P2P e come considerate questo strumento visto come bacino per poter catturare musica copyleft? Pensate che la vostra
radio e gli artisti che suonano con licenze
copyleft ne possano giovare?
Un connubio inevitabile e auspicabile anche e
soprattutto per sottolineare l’importanza e la
presenza della legalità del P2P, considerato,
spesso a ragione, esclusivo veicolo di illegalità. E gli artisti non possono che giovarsene:
una biblioteca infinita di musica! Che c’è di più
esaltante e di più funzionale per diffondere la
propria opera?
ie
z
i
t
No orti
P
Dai
La gazzetta del Pirata
6)Ora una domanda difficile: cosa prevedete per questo 2007 dal punto di vista della
fruibilità dei contenuti su internet?
questo fenomeno contagi l’Italia in maniera
significativa dato che, anche in questo, stiamo
un paio di passi indietro rispetto agli altri
paesi.
Più che prevedere, nutriamo la speranza che
A Cura di Old Glory
Note Legali
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La gazzetta del Pirata
Legalmente
Quattro chiacchiere con Simone
Aliprandi
C o p y r i g h t e C o p y l e ft
Simone Aliprandi è il responsabile del progetto Copyleft-italia.it e si occupa ormai da alcuni anni
di diritto delle Information and Comunication Tecnologies e più specificamente di copyright e
copyleft. Ha partecipato a convegni di un certo rilievo e pubblicato alcuni interessanti libri su
questi argomenti, rilasciando tutte le sue opere anche in rete sotto copyleft. Grazie a questo
costante impegno nella ricerca indipendente e nella divulgazione della cultura open, si è creato
una crescente credibilità nel settore, essendo così coinvolto in vari progetti di formazione e di
editoria.
1) Cominciamo dalle basi;
ritengo che spesso la disinformazione sia una delle
cause principali delle inesattezze che si possono leggere in rete, quindi un piccolo sunto sulla differenza
tra copyright e copyleft
potrebbe essere un buon
inizio...
Precisiamo subito una cosa,
onde evitare di cadere in equivoci concettuali e pericolose
semplificazioni: il copyleft non
è il contrario del copyright,
quanto piuttosto un nuovo
modello di gestione del diritto
d’autore. Quindi non è un’alternativa al copyright e tanto
meno un rifiuto del copyright,
ma possiamo in un certo
senso dire che esso nasce da
una costola del copyright e si
fonda giuridicamente proprio
sui principi essenziali del diritto d’autore. La filosofia di
fondo è questa: nel modello di
copyright tradizionale, tutti i
diritti sono riservati e vengono
gestiti in modo tendenzialmente standardizzato da chi li
detiene; nell’innovativo modello copyleft invece solo alcuni
diritti sono riservati e rimangono nella sfera di gestione del
detentore, mentre gli altri diritti
vengono concessi ai fruitori
dell’opera attraverso lo strumento delle licenze d’uso.
2) A questo discorso si pos-
sono legare le famose licenze Creative Commons,
ormai ampiamente diffuse.
Spessissimo vengono
richiamate sui vari
forum/blog/portali internet,
ma molti le confondono o
addirittura non sanno specificatamente a cosa servano,
ti va di darci delle delucidazioni in merito al loro utilizzo corretto?
Appunto… le licenze Creative
Commons sono attualmente lo
strumento più famoso e statisticamente più diffuso (ma
non sono le uniche disponibili)
con cui attuare il modello
copyleft su opere non software. Esse sono state escogitate
nte
La gazzetta del Pirata
e
alm
g
e
L
da un gruppo di illuminati giuristi statunitensi e sono poi
state tradotte e adattate ai vari
ordinamenti giuridici di quasi
tutto il mondo. Usarle è davvero semplicissimo, basta
seguire le indicazioni offerte
dal sito ufficiale di Creative
Commons ( www.creativecommons.org ). Quindi se ogni
tanto si verificano qua e là
errori nel loro utilizzo, ciò a
mio avviso deriva solo dalla
pigrizia di alcuni utenti che
spesso non hanno la pazienza
e la buona volontà di leggersi
con calma ed attenzione la
ormai folta documentazione
esplicativa che circola in rete.
3) In caso di violazione delle
licenze CC? Un caso è capitato a noi, ovvero un file
rilasciato liberamente sotto
licenza CC di tipo “non
commerciale” che viene poi
inserito in un cd di cui si
rivendono copie in giro per
le strade, traendone quindi
profitto non il proprietario
dell'opera stessa, ma un
terzo. In casi come questi
cosa sarebbe opportuno
fare? E come evitare simili
spiacevoli incidenti?
La prima cosa da NON fare è
quella di sollevare polveroni
nelle varie mailing list che si
occupano di argomenti simili
prima di aver esaminato la
questione con l’adeguata
competenza di un giurista: in
questo modo infatti si rischia
di diffondere solo FUD (Fear,
Uncertainty, Doubt cioè timore, incertezza e dubbio NdC)
e di non aiutare lo sviluppo
del modello copyleft. Lo stesso vale anche nei confronti
delle mailing list ufficiali di
Creative Commons: infatti
esse hanno principalmente lo
scopo di creare un dibattito
costruttivo fra studiosi, creatori
o semplici appassionati/curiosi
e non di fornire consulenze
legali online. Si ricordi tra l’altro che – come ben specificato nel sito e nel preambolo
delle licenze - Creative
Commons “non è uno studio
legale e non fornisce servizi di
consulenza legale”, ma è solo
un ente no-profit dedito alla
promozione di nuovi paradigmi per il diritto d’autore.
Detto questo, dunque, nel
caso di una conclamata e
appurata violazione, colui che
detiene i diritti sull’opera (l’autore, l’editore, il produttore,
etc.) e si sente illegittimamente violato non deve far altro
che rivolgersi ad un legale
(possibilmente specializzato in
diritto d’autore) e avviare una
normale azione giudiziaria
civile nei confronti del responsabile della violazione, per
sospenderne gli effetti ed
eventualmente chiedere il
risarcimento del danno subito.
Una volta “ottenuta giustizia”,
ecco che forse diventa opportuno “sollevare un po’ di polvere”, nel senso che diffondere notizie sullo svolgimento
della causa e sulla decisione
del giudice può di sicuro aiutare tutta la comunità degli utenti delle licenze a capire meglio
come esse funzionano sul
piano giudiziale e non sola-
mente contrattuale (ricordiamoci infatti che le licenze
copyleft sono dei normali contratti di diritto d’autore).
4) Oltre ad essere un esperto di copyleft e di diritto in
generale, sei anche uno
scrittore, non solo di
manuali tecnico/legali, ma
anche di poesie. Come fai a
far convivere queste due
passioni?
Beh, non la vedo una cosa
così strana. Ho un amico che
fa il chimico e nello stesso
tempo fa il musicista. Anzi, a
dire il vero anch’io più che
poeta sarei musicista, tant’è
che da molto tempo medito
l’idea di rilasciare in rete
anche qualche mio brano
musicale. Poi, a ben vedere,
si può dire che sono stato
molto prima artista che giurista; la passione per il diritto
d’autore e dell’informatica è
arrivata negli ultimi anni dell’università; la passione per la
poesia e la musica mi accompagnavano fin da bambino. E
poi… provate a pensare ad
una vita fatta solo di codici e
licenze… L’arte in fondo mi
permette di sopravvivere. ;-)
Tra l’altro, una curiosità che
pochi sanno: la prima pubblicazione cartacea rilasciata in
Italia sotto una licenza
Creative Commons non è propriamente il mio libro “Copyleft
& opencontent” del marzo
2005, ma un piccolo libretto di
poesia e arte grafica digitale
da me curato e risalente
all’aprile 2004, quando le
nte
La gazzetta del Pirata
e
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g
e
L
licenze Creative Commons
italiane non esistevano ancora
(infatti sul libro è riportata la
licenza in inglese). L’opera
s’intitola “…e intanto crebbe
fra pixel e pellicole” e la trovate online alla pagina
www.copyleft-italia.it/libri .
5) In Italia, in tempi abbastanza recenti, si è provveduto a inasprire le sanzioni
a carico degli utenti del
cosiddetto file sharing,
mentre, a livello internazionale si continuano a vedere
le major farla da padroni;
secondo te sarà possibile
un giorno arrivare attraverso l'uso di queste licenze ad
un metodo di condivisione e
scambio di opere dell'ingegno senza dover incappare
nell'illegalità?
Beh… le major non sono così
cattive come le si vuole disegnare. Nel senso che esse
fanno solo il loro lavoro. E
visto che è da quando esistono che vivono vietando la
copia o la diffusione delle loro
produzioni, è comprensibile
che si trovino spiazzate ora
che la tecnologia ha reso
obsoleto il concetto di “copia
materiale di un opera”. Il problema è che appunto i governi
degli stati industrializzati si
lasciano troppo “tirare per la
giacca” dalle pressioni di questi soggetti imprenditoriali e
quindi spesso approvano normative anacronistiche e in
certi casi contrarie alle libertà
fondamentali (oltre che al
buon senso).
In questo panorama possiamo
dire che in effetti il copyleft ha
iniziato ad aprire una breccia
e ha dare un po’ di aria fresca
alla circolazione di opere dell’ingegno nel cyberspazio. Ma
come già detto… il copyleft si
fonda sui principi del copyright, dunque il problema è a
monte e continua a sussistere.
6) Diffondere in modo indiscriminato opere protette è
un reato e fin qui ci siamo;
molti utenti a volte si lamentano dei prezzi troppo alti
sui cd e dvd originali e preferiscono magari in clandestinità entrare in possesso
di queste opere attraverso
sistemi e reti p2p. Quello
che ci interessa sapere è
questo: sarebbe possibile
far diventare gli attuali programmi p2p perfettamente
legali ed utilizzabili da chi
vuole distribuire le sue
opere non solo vendendole
attraverso le case di produzione, ma anche via internet, magari intervenendo
sugli stessi server e sui programmi utilizzati?
Allora… innanzitutto i programmi di file sharing non
sono affatto illegali di per sé,
ma più propriamente sono illegali alcuni usi che ne vengono
comunemente fatti. Ad esempio, non è illegale condividere
attraverso reti p2p materiale
non coperto da copyright (si
pensi all’immensità delle
opere degli autori classici
cadute nel pubblico dominio)
o materiale la cui condivisione
è esplicitamente concessa
dall’autore (si pensi appunto
alle opere in regime di copyleft); oppure anche materiale
coperto da copyright ma liberamente condivisibile per alcuni motivi eccezionali (si pensi
al materiale diffuso a scopo
meramente didattico o per
motivi di ricerca). E le eccezioni non si fermano qui: è
anche pienamente legittimo
usare un programma di file
sharing, ad esempio, per condividere files con se stessi
anche se si tratta di contenuti
protetti da copyright (si pensi
al caso di un pc che ho in ufficio su cui ho dei file regolarmente scaricati da siti autorizzati e che voglio trasferire sul
mio pc di casa per effettuare
un back-up); infine è legittimo
scambiare file coperti da
copyright regolarmente scaricati con un mio amico, parente conoscente a scopo - per
così dire - dimostrativo e
senza scopo di profitto, al pari
del prestare un libro o un cd.
Io non sono un mago dell’informatica applicata, ma penso
che già le attuali versioni dei
più diffusi software di file sharing permettano di settare il
programma in modo tale che
vengano messi in condivisione solo file liberamente scaricabili o per fare in modo che
non tutti gli utenti possano
accedere in modo indiscriminato al mio archivio personale. E’ chiaro che in questo
modo il file sharing come
nuova forma di rete telematica
(il cosiddetto web 2.0) perde
nte
La gazzetta del Pirata
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L
buona parte del suo fascino e
della sua forza innovativa. Ma
– come detto – non sempre le
leggi seguono di pari passo il
progresso culturale e tecnologico.
7) E pensare ad esempio al
pagamento dei diritti al
detentore tramite la connessione ai server, versando un
canone di abbonamento
mensile potrebbe in qualche
modo servire o è proprio
improponibile come soluzione?
Ormai è da anni che giuristi ed
economisti d’indiscussa fama
si stanno confrontando per
escogitare una forma di tutela
della creatività diversa dal
copyright tradizionale. E
appunto fra le proposte più
accreditate c’è proprio un
sistema basato sul pagamento
di un canone fisso per accesso ai contenuti protetti e un
sistema di metadati che consente di rilevare quali file sono
stati più o meno diffusi, così
da poter poi ripartire adeguatamente il compenso agli autori e produttori. Sono però
ancora ipotesi meramente
sperimentali e non so dire se
vedranno mai la luce.
l'attuale mondo delle comunicazioni multimediali sia necessario "rivedere" l'impostazione
di alcuni principi di proprietà
intellettuale.»
Mi spiegheresti meglio cosa
intendi con la frase riportata:
lo trovo molto interessante
come concetto.
8) Ultima ma non meno importante; riporto dal sito di cui sei
responsabile questa piccola
parte riguardante lo spirito di
www.copyleft-italia.it: «Il motto
del sito “All rights revised”
vuole riecheggiare il provocatorio gioco di parole “all rights
reversed” nato nell'ambito del
progetto GNU, ambito in cui
hanno visto la luce le prime
forme di copyleft vero e proprio. Nel nostro caso però non
si parla di "diritti rovesciati" ma
di "diritti rivisti", poiché la
nostra non è una posizione né
radicale né propagandistica;
siamo solo dell'idea che nel-
Nulla di più di quanto già
accennato nelle ultime risposte. L’attuale panorama della
comunicazione digitale e telematica ci pone ogni giorno di
fronte alle debolezze di un
sistema di copyright ispirato
ancora al concetto di copia
materiale dell’opera e basato
sul modello rigido e standardizzato del “tutti diritti riservati”. E in quella pagina tratta dal
mio sito ci tenevo a fare luce
su quale fosse l’intento (scientifico/divulgativo più che propagandistico/ideologico) del
progetto Copyleft-italia da me
personalmente inaugurato
ormai tre anni fa.
A cura di Rat Man
Note Legali
Tutti i diritti su questa intervista appartengono a Simone Aliprandi.
La presente opera è rilasciata per volontà del detentore dei diritti sotto la disciplina della licenza
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La gazzetta del Pirata
LE Vignette di Torny
La gazzetta del Pirata
LE Vignette di Torny
"La vignetta di questo mese e' un po' particolare come avrete notato ,
perche' lo e' ? beh per il semplice motivo che mi son trovato nella situazione di dover fare qualcosa di originale in pochissimo tempo , perche'
stegosaura e' realmente in quel modo.... vi spiego come funziona la
gazzetta del pirata visto che io sono uno dei piu' sgarrupati di quelli
che ci stanno , in pratica ogni mese c'e' la continua ricerca di articoli
(che i redattori pro' chiamano "Pezzi" ... io spesso mi domando "de che
? " ) nuovi e sempre interessanti , ora il punto qual'e' ? a inizio mese
quando la data di uscita e' lontana e' una pacchia si lavora si va' a
cena fuori con le donne, hobby da coltivare ecc.ecc. ma quando si arriva a pochi giorni dall'uscita c'e' la metamorfosi , atmosfera febricitante
, stegosaura che si trasforma in un FeldMaresciallo del reich , si vede
gente sparire , altra arriva , i cazziatoni sono all'ordine del giorno (mio
nuovo record credo sia 4 solo che questa settimana) , ma non sono ufficialmente "cazziatoni" sono semplicemente degli innocenti "promemoria"
per sapere articoli\vignette a che punto stanno , e dato che stegosaura
e' furba usa il terrore psicologico per mantenere le date di uscita
decenti ........ esci dalla doccia ? accendi il pc ? spunta lei a chiedere
"Ma le vignette sono fatte veeeero ?" , accendi msn per salutare qualcuno e...."Son pronte le vignette ? " , ti connetti per sbaglio mentre avvii
il pc "Son prooooOooonte le vignetteeeEEeee ? e allora son due le cose
, o dici di si' e le fai la notte stessa (nemmeno quando andavo ancora a
scuola facevo cose del genere) o dici di no , ti becchi il "richiamo" e
cerchi di prendere tempo in qualunque modo possibile e immaginabile ,
improvvisamente devi presenziare a cerimonie di vario tipo "Ehm ma sai
stegosaura ho un matrimonio" ..."Ehm ma sai stegosaura stasera ho una
cena " "Ehm ma sai stegosaura oggi non mi sento tanto bene" , a questo
punto si ottiene un jolly di qualche giorno , anche 2-3 nella migliore
delle ipotesi , ma che succede ? scatta il ragionamento "Vabbeh tanto
ho 3 giorni avoglia , m'e' andata bene questo mese dai ..." intanto il
tempo passa .... e si ritorna al punto di doverle fare la sera prima . Con
questo cosa voglio dire non lo so' , pero' c'ho ragione e benche' i fatti
non mi cosino vi lancio il mio personalissimo messaggio subliminale che
e' "Formattate" perche' i computer sono viscidi esseri che stanno sempre piu' prendendo la consapevolezza del loro peso nella societa'
La gazzetta del Pirata
LE Vignette di Torny
moderna , e solo il format regolare e' in grado di spersonalizzarli facendoli tornare le macchine da lavoro o da gioco che dovrebbero essere .
HEIL STEGOSAURA ! Vi prego non notate gli accenti e apostrofi mancanti per causa del font particolare che ho usato che non li visualizza
senno' passo i guai ! "
Note Legali
Tu t t i i d i r i t t i s u q u e s t a i n t e r v i s t a a p p a r t e n g o n o a L a g a z z e t t a d e l P i r a t a .
La presente opera è rilasciata per volontà del detentore dei diritti sotto
la disciplina della licenza Creative Commons Attribuzione - Non Opere
Derivate 2.5 Italia.
Ogni utente dell'opera è tenuto ad informarsi sui termini della suddetta
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Qualsiasi copia, cartacea o digitale, della presente opera priva di questo
disclaimer è da ritenersi contraffatta.
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