Mirko Riazzoli
http://www.alterhistory.altervista.org/
1
Dino Campana
Il poeta Carlo Giuseppe Campana,1 detto Dino, nacque il 20 agosto 1885 a Marradi,
un comune in provincia di Firenze nella Valle del Lamene nell'Appennino toscoromagnolo al confine con la Romagna. Alla
sua terra natia dedicò in seguito un suo
componimento:
Il mattino arride sulle cime dei monti.
In alto sulle cuspidi di un triangolo
desolato si illumina il castello, più alto
e lontano. Venere passa in barroccio
accoccolata
per
la
strada
conventuale. Il fiume si snoda per la
valle: rotto e ruggente a tratti canta e
riposa in larghi specchi d’azzurro: e
più veloce trascorre le mura nere (una
cupola rossa ride lontana con il suo leone) e i campanili si
affollano e nel nereggiare inquieto dei tetti al sole una
lunga veranda che ha messo un commento variopinto di
archi!
(Marradi (Antica Volta, Specchio Velato), Canti Orfici)
Il padre Giovanni fu prima insegnante di scuola elementare per poi divenire
direttore didattico mentre la madre Francesca Luti (detta Fanny) era una casalinga.
La sua casa natale era in via Celestino Bianchi, nel quartiere nei pressi del fiume
detto l’Inferno: verrà poi bombardata e distrutta durante la seconda guerra
mondiale. Dino visse gran parte dei suoi giorni marradesi nella casa “Campana” di
Via Pescetti.
I rapporti con la madre divennero problematici nell’anno 1888, quando nacque suo
fratello Manlio (detto Nini), il secondogenito della coppia, come testimonia una
lettera della zia del poeta Giovanna Diletti Campana. “Dopo la nascita di Manlio, il
Cocco”, scrisse Giovanna Diletti Campana,
“Dino passò in seconda, o per meglio dire in terza linea.
Ninni (Manlio), sempre Ninni, solo Ninni”2.
Frequentò le scuole elementari a Marradi, dopo di che frequentò la terza, quarta e
quinta ginnasio presso il collegio dei Salesiani di Faenza (Ravenna) e nel 1899-1900
sostenne gli esami di licenza nel locale ginnasio-liceo “E. Torricelli”. L'anno
successivo divenne allievo di prima liceo presso lo stesso “Torriccelli” e cominciò a
dare i primi segni di quello squilibrio mentale con manifestazioni di aggressività
verso la madre che lo affliggerà fino alla morte. Gli studi liceali li svolse in parte a
Ravenna presso il Liceo “Torricelli”, in parte a Carmagnola (Torino), in Piemonte,
presso il Regio Liceo “Baldessano”, dove conseguì la maturità nel luglio del 1903.
Durante questi anni il rendimento scolastico divenne incerto e saltuario.
Nella sua formazione contò molto la lettura di poeti e scrittori moderni. Lui stesso
infatti affermò: “Leggevo molto qua e là. Carducci mi piaceva molto, Pascoli,
D’Annunzio, Poe anche; l’ho letto molto Poe. Dei musicisti ammiravo molto
1
Versioni digitalizzate di documenti e foto della vita di Dino Campana sono visionabili all'indirizzo
http://www.campanadino.it/index.php?
option=com_content&view=category&layout=blog&id=33&Itemid=58
2
G. Turchetta, Dino Campana: biografia di un poeta, pag. 25
2
Beethoven, Mozart, Schumann. Verdi anche mi piace; Spontini, Rossini.”3. Accanto
a queste passioni si interessò anche di pittura.
Durante questo periodo ebbe a che fare per la prima volta, secondo una sua
testimonianza purtroppo abbastanza vaga, con la giustizia: sarebbe stato rinchiuso
per un mese in un carcere di Parma, probabilmente durante una delle pause della
vita di collegio. Il motivo è ignoto, ma è probabile che la motivazione sia
riconducibile a una di quelle che nel resto della sua vita gli causarono innumerevoli
problemi: l'ubriachezza, l'irascibilità e lo squilibrio nervoso.
Dal 4 gennaio al 4 agosto 1904, a diciannove anni, anticipando di due anni il
servizio di leva Campana entrò nella scuola per ufficiali di complemento di Ravenna
(40° Reggimento di fanteria): non superò però l'esame per divenire sergente e
venne espulso per “comprovata inidoneità”4. Si iscrisse quindi il 22 novembre 1905
il primo anno della facoltà di chimica pura presso l'Università di Bologna, per
passare l'anno seguente alla facoltà di chimica farmaceutica a Firenze.
La sua presenza a Bologna sarà importante per la sua formazione letteraria: qui
infatti frequentò le lezioni della facoltà di lettere e intrattenne rapporti di amicizia
con i gruppi di goliardi e con i giovani appassionati di letteratura. Nel 1905, durante
la frequentazione dell’università, venne regolarmente chiamato alle armi ma rinviò
il servizio a causa degli studi. Nel 1906 venne congedato a causa della sua
infermità di mente. A quest’anno risale appunto una lettera, del 13 settembre,
inviata al prof. A. Bruglia, direttore del manicomio di Imola, dal padre:
"Nel 1900 incominciò [Dino Campana] a dar prova di
impulsività brutale, morbosa, in famiglia e specialmente
con la mamma".
Nel 1905-1906 frequentò chimica farmaceutica di nuovo a Bologna, nel 1906-1907
restò a Bologna, ma passando di nuovo a chimica pura.
Nel 1906, mentre era ancora a Bologna, il padre lo fece visitare dal prof. G. Vitali
che in una sua lettera inviata a Brugia scrisse:
"Si tratta di una forma psichica a base di esaltazione, per
cui si rende necessario il riposo intellettuale, l'isolamento
affettivo e morale, e l'uso di preparati bromici. Con tali si
otterranno vantaggi; ma quali? E fino a qual punto?"...5
Il 4 settembre venne ricoverato nel manicomio di Imola, dove restò fino al 31
ottobre, quando il padre, contro il parere dei sanitari, decise di farlo uscire. Nei
mesi successivi Campana migliorò, ma l'ombra della pazzia e della demenza non lo
lascerà mai più.
Probabilmente nel 1907, trovandosi un giorno alla stazione di Bologna fu preso da
un improvviso desiderio di partire e, infilatosi in un treno, raggiunse con pochi soldi
Milano: di qui attraverso Domodossola passò in Svizzera, poi in Francia, dove arrivò
fino a Parigi. Il 1908 fu l'anno dei grandi viaggi. A quella data, infatti, va fatto
risalire (secondo la ricostruzione fatta da G. Gerola) l'inizio di una lunga
peregrinazione di cui vi sono varie testimonianze nei suoi componimenti.
S'imbarcò di lì a poco a Genova e raggiunse Buenos Aires. Nei mesi successivi,
girovagando quasi sempre a piedi, si recò a Bahia Blanca, Montevideo, Rosario,
Santa Rosa e Mendoza. Esercitò nel contempo innumerevoli mestieri per ottenere
abbastanza da mantenersi e continuare la peregrinazione: il suonatore di triangolo
nella marina argentina, lo sterratore, il garzone, lo stalliere, il portiere in un circolo,
il poliziotto (ossia "pompiere"). Di questi suoi viaggi si trova traccia nei
componimenti intitolati appunto Pampa e Genova.
3
4
5
http://www.dinocampana.it/
G. Turchetta, Dino Campana: biografia di un poeta, pag. 46
Ibid. pag. 41
3
Per ritornare in Italia, s'imbarcò clandestinamente su una nave ma venne scoperto
e dovette così lavorare come marinaio per pagare la traversata. Giunse ad Odessa,
dove la nave fece un lungo scalo.
Campana riprese a girovagare, si aggregò ad una compagnia di bossiaki, sorta di
zingari, con i quali si recò in varie fiere a vendere stelle filanti. Ripartito, raggiunse
Anversa, dove visitò diversi musei e vide il quadro da cui trarrà ispirazione per Il
cappello alla Rembrandt. A causa delle sue stravaganze, venne messo in prigione a
Saint Gilles (Belgio) e poi rinchiuso nel manicomio di Tournay (dove incontrò la
figura che lo ispirò nella stesura de Il russo). Rilasciato, passò a Parigi e di lì tornò
infine a Marradi, dove era già giunto in marzo, quando il sindaco comunica al
procuratore del Re la notizia di aver emesso un’ordinanza per il suo ricovero. Dal
ritorno fin verso il 1912 continuò a condurre un'esistenza di vagabondaggio e di
inquietudine. Dal 9 aprile 1909 fu ricoverato in una clinica fiorentina per malattie
nervose e mentali, da cui venne dimesso il 26 del mese. Nel 1910 compì un lungo
pellegrinaggio a piedi da Marradi al Monte Falterona e alla Verna (Arezzo).
All'incirca nello stesso periodo si trasferì, pare per parecchi mesi, presso un
contadino delle montagne di Marradi, molto probabilmente alla ricerca di una pace
che doveva essere propizia alla manifestazione della sua poesia. Fra il 1911 e il
1912 rimise insieme, molto probabilmente in più riprese, i frutti di un'attività
poetica che doveva aver cominciato intorno ai venti anni. I suoi primi lavori letterari
risalgono infatti a quel periodo, per la precisione al 1907: si tratta di quei
quarantatré componimenti che, essendo stati trascritti su di un quaderno scolastico
ritrovato in casa sua molti anni dopo la morte, compongono quella sezione delle
liriche che è nota sotto il nome di Quaderno. I suoi esperimenti poetici raccolti nel
Quaderno vennero poi accantonati, presumibilmente nel 1912, quando iniziò la
stesura dei Canti Orfici.
L’8 dicembre pubblicò nel foglio goliardico bolognese Papiro alcune delle sue opere:
La chimera, Le cafard e Dualismo. A metà febbraio del 1913 pubblicò nel Goliardo,
un altro foglio universitario bolognese, Torre rossa - Scorcio (i primi otto capoversi
de La notte). In questo stesso periodo si trasferì presso l'università di Genova, ma
verso la primavera s'imbarcò, raggiunse La Spezia e di lì la Sardegna. Verso
l'autunno del 1913 la composizione della raccolta delle sue opere doveva essere
terminata. Nel dicembre 1913 Campana si recò da Marradi a Firenze e si presentò a
Giovanni Papini (1881-1956) e Ardengo Soffici (1879-1964), allora direttori di
Lacerba (una rivista letteraria fiorentina per avanguardie fondata il 1° gennaio
1913) per avere un giudizio sul proprio lavoro letterario.
La storia dei suoi rapporti con l'ambiente della giovane cultura fiorentina fu
alquanto complessa e controversa. Campana consegnò a Papini e Soffici il
manoscritto de II più lungo giorno (il primo titolo dell’opera Canti Orfici) che Soffici,
in un trasloco, smarrisce, causando la furia dell’autore che in una lettera scrisse:
“Caro Cecchi, le dò parola d'onore che le dico ora pura
verità. Non so come fare a descrivere quei fiorentini. Li ho
mandati a sfidare 4 volte in due anni senza risultato [...] Un
mese fa ho scritto a Papini che andavo a Firenze con un
buon coltello per lui e mi ha risposto gentilmente. Volevo
bastonarlo a morte. Se provocava un processo non
m'importava. La sua vigliaccheria risultava evidente [...]
Posso provare che Papini e Soffici sono ladri spie venduti e
vigliacchi soprattutto.6”
Anche successivamente non dette segni di essersi ripreso e infatti scrisse “mi
decisi a riscriverlo, giurando di vendicarmi se avevo vita”. Il manoscritto
rappresenta una fase di avvicinamento ai Canti Orfici che la leggenda, assecondata
dallo stesso poeta, vuole riscritti a memoria anche se più probabilmente utilizzò gli
appunti e le bozze per ricostruire i componimenti.
6
Cfr. http://www.railibro.rai.it/articoli.asp?id=329
4
Dai contatti con il poeta Vincenzo Cardarelli (1887-1959, vero nome Nazareno
Cardarelli) e il critico d’arte e letterario Emilio Cecchi (1884-1966) nacque il
progetto di fondare una nuova rivista, Il diario della nuova Italia, un organo di
"umanesimo integrale", "la realtà come dimostrazione dell'attuazione dello spirito",
capace di collocarsi al livello europeo.
Nel 1914, ultimata la stampa della prima edizione dei Canti Orfici, l’autore si recò a
Firenze a più riprese, vendendo le copie per le strade e ai frequentatori dei caffè.
Nell'autunno del 1914 componeva il Canto proletario italo-francese, pubblicato nel
novembre '14 sul foglio goliardico bolognese Il cannone e poi nel 1916 sulla rivista
La Riviera ligure di Mario Novaro (1868-1944). A dicembre era a Torino, da dove
venne rinviato a Marradi dalla polizia. All'inizio della primavera del '15 ritornò
nuovamente a Torino e poi, attraverso Domodossola, raggiunse Ginevra dove
lavorò, come operaio straordinario, presso il Comitato delle società italiane fino al 6
maggio, quando fu licenziato. Rientrato in Italia, ormai scesa in guerra, cercò di
farsi arruolare, ma venne riformato all’Ospedale militare di Firenze. Campana
accusò il colpo, che ufficialmente lo condannava alla sua infermità: nei mesi
successivi fu preso da altri malesseri e da una crescente irrequietezza. Dopo la
pubblicazione dei Canti, continuò a scrivere: Bastimento in viaggio, ArabescoOlimpia, Toscanità.
Si trasferì nell’aprile del 1916 a Lastra a Signa, presso il padre. Qui durante l’estate
conobbe la scrittrice Sibilla Aleramo (1876-1960, vero nome Rina Faccio). Si
innamorarono, anche se i loro sentimenti durarono solo fino all’inverno dell’anno
successivo: ne rimangono testimonianze nella raccolta delle Lettere, raccolte e
pubblicate a cura di N. Gallo (Carteggio con Sibilla Aleramo, Vallecchi, Firenze,
1973).
Conobbe il pittore e incisore Giovanni Costetti (1874-1949) per il quale aveva
posato nel 1913 per un ritratto e fu in buoni rapporti con Primo Conti (1900-1988),
di cui resta una piccola corrispondenza dell’aprile 1918 con Raimondi circa il
ricovero del comune amico poeta a San Salvi (Firenze) e poi a Castelpulci presso
Scandicci (Firenze).
Il 12 gennaio 1918 fu necessario ricoverarlo all'Istituto fiorentino di osservazione
per le malattie mentali. Il 28 fu trasferito all'ospedale psichiatrico di Castel Pulci,
presso Badia a Settimo, da cui non uscì più. Della lunga degenza sappiamo
soprattutto quanto narrò il dottore Emilio Pariani, il suo medico curante per un
certo periodo. Pare Campana non fosse sempre tranquillo, alternasse momenti di
aggressività e di confusione mentale. "Fallacie sensoriali o solo rappresentative,
ossia percepite come idee immesse da altri, generano e rafforzano i deliri". Si
adattava però al trattamento riservato ai più umili fra i ricoverati, mostrava
occasionalmente di conservare coscienza di ciò che era stato. Nel 1928, quando
apparve una nuova edizione dei Canti Orfici, curata dall'amico e poeta Bino Binazzi
(1878 - 1930), rilevò i difetti e le modificazioni apportate rispetto all’originale. Nel
novembre 1931 manifestò un netto miglioramento, ma la speranza del
ristabilimento era effimera infatti nel febbraio 1932 ebbe una ricaduta. Verso la fine
del mese fu preso da una forte febbre, originata probabilmente da setticemia. Morì
così il 1° marzo 1932. Venne dapprima sepolto nel cimitero di S. Colombano a
Badia a Settimo (Firenze). In seguito all'invito per una sistemazione più degna
lanciato dallo scrittore Piero Bargellini (1897- 1980) nel 1938 dalle pagine della sua
rivista Frontespizio (1929-1940), nel 1942 la sua salma fu collocata nella chiesa del
paese di Marradi, ai piedi del campanile romanico. Dopo le distruzioni della
seconda guerra mondiale, fu risistemata sotto il pavimento della ricostruita navata.
Nel 1946 venne posta anche una lapide nella navata della chiesa con il suo nome e
l’indicazione “Poeta”. Il 20 agosto 1954 nel suo comune natale gli venne intestata
una via.7
Come rilevante omaggio al poeta si può citare il film del 1985 che il regista Luigi
Faccini ha dedicato a Campana ed intitolato Inganni (di cui assieme a Sergio
7
R. Jacobbi, Invito alla lettura di Campana, pag.30
5
Vecchio è autore sia del soggetto che della sceneggiatura), pellicola che ha vinto
due Nastri d'argento l'anno successivo. 8
Canti Orfici
Nel giugno 1914 Campana a Marradi, grazie a quarantaquattro sottoscrittori ed ai
suoi amici, in particolare Luigi Bandini (1892-1952) che effettuò un versamento di
110 lire9, si accordò con il locale tipografo Bruno Ravagli per la stampa dei Canti
Orfici. La prima pagina della prima edizione portava nel frontespizio il sottotitolo in
tedesco "Die Tragödie des letzten Germanen in Italien", con la dedica "A Guglielmo
II imperatore dei germani l'autore dedica". Campana vendette lui stesso la prima
edizione nei caffè letterari “Paskosvki” e le “Giubbe Rosse” a Firenze, e “San
Pietro” a Bologna.
La scelta del sottotitolo, oltre a testimoniare il suo essere un poliglotta (conosceva
le lingue francese, inglese, tedesco e spagnolo in maniera sistematica), verrà
spiegata in una sua successiva lettera inviata il 13 marzo a Cecchi in cui scrisse:
Ora io dissi: Die tragödie des lezten germanen in Italien,
mostrando di aver nel libro conservato la purezza del
germano (ideale non reale) che è stata la causa della loro
morte in Italia. Ma io dicevo ciò in senso imperialistico e
idealistico, non naturalistico. (Cercavo idealmente una
patria non avendone). Il germano
preso come
rappresentante del tipo morale superiore (Dante Leopardi
Segantini)". Così invocavo giustizia contro la brutalità
secolare clericale ...10
L'opera Canti orfici, raccolta di componimenti poetici portata a termine
nell’autunno del 1913 in una prima stesura dal titolo Il più lungo giorno, comprende
ventidue componimenti, parte in prosa (le "novelle poetiche"), parte in poesia, cui
vanno aggiunti altri sei componimenti, inseriti dal Binazzi nell'edizione del '28 e
definitivamente portati a dieci dal Falqui nella sezione della raccolta da lui intitolata
dei Versi sparsi.
Nel 1971 Valeria Soffici, figlia di Ardengo Soffici, ritrova il manoscritto affidato da
Campana a Papini e Soffici e ritenuto perduto da quest’ultimo. La notizia del
ritrovamento venne data da Mario Luzi il 17 giugno 1971 sul “Corriere della Sera”
in un articolo intitolato: "Un eccezionale ritrovamento fra le carte di Soffici. Il
quaderno di Dino Campana"11. Il documento era stato trovato mentre venivano
riordinate le carte di Soffici, morto nel 1964, nella sua casa di Poggio a Caiano. La
versione originale, scritta su un quadernetto del Settecento in carta antica
filigranata, era ancora intitolata Il più lungo giorno. L’opera venne poi venduta
all’asta presso Christies: il valore stimato era tra i 180.000 e i 200.000 euro ma alla
fine l'opera è stata venduta per €213,425.12
Nel 1973 questo libretto fu anche pubblicato in edizione anastatica con il titolo Il
più lungo giorno.
8
9
Cfr. http://www.pipernofaccini.it/inganni.html
Cfr. http://www.fondazioneprimoconti.org/archivio/fondi/bandini_luigi.html
10
11
A. Comi, A. Pontzen (a cura di), Italien in Deutschland - Deutschland in Italien, pag. 306
Il testo integrale dell’articolo è consultabile al seguente indirizzo:
http://www.campanadino.it/index.php?option=com_content&view=article&id=110:marioluzi-un-eccezionale-ritrovamento-fra-le-carte-di-soffici-il-quaderno-di-dinocampana&catid=34:eventi&Itemid=59
12
http://www.christies.com/LotFinder/lot_details.aspx?
from=searchresults&intObjectID=4247768&sid=3949bed9-77bc-4f02-8a0a-4792f5840226
6
Opere consultabili on-line
 Canti Orfici: http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_9/t238.pdf
7
Bibliografia
Anna Comi, Alexandra Pontzen (a cura di), Italien in Deutschland - Deutschland in Italien,
Berlin, Erich Schmidt Verlag, 1999
Ruggero Jacobbi, Invito alla lettura di Campana, Milano, Mursia, 1976
Gianni Turchetta, Dino Campana: biografia di un poeta, Feltrinelli, Milano, 2003
8
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Mirko Riazzoli